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Gerry

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  1. Avremmo così un grande candidato all'utilizzo improprio dello spazzolone: http://www.basketnet.it/news/?id=73590 Se ala atletica deve essere, meglio di così non si trova. Morandais detiene il discutibile primato di miglior giocatore che salta prima di aver deciso cosa fare: impareggiabile! Certo che in una squadra che manca di difesa, fosforo e forse grinta, andare a prendere questo scapestrato del gioco... Intanto l'accordo con Crispin è ancora lì ed il giocatore è ancora bloccato da Varese, ma entro due giorni si deve decidere o salta tutto.
  2. Perfetta ricostruzione, ed aggiungerei le inevitabili novità che sono subentrate sul piano emotivo a seguito delle sconfitte: - paura di vincere - paura di gestire il vantaggio - incapacità di reagire ad una rimonta All'inizio il peso della partita era sulle spalle di Cantù che giocava in casa e non era poi così più in crisi di noi, e siamo andati in fuga. Poi, la sindrome di Milano: "oddio, siamo in vantaggio di tanto in trasferta, vuoi che vedere che vinciamo?". Panico. Che Bianchini sia arrivato da poco si è visto paurosamente quando disperato è ricorso ad una orrenda 2-3 improvvisata (stile Milano a Salonicco) per fermare i layup comodi di Wood e soci, ottenendo il risultato peggiore, ovvero la valanga di canestri da 3 che ci è costato il break decisivo. Ma meglio così, prima il dottore trova le cause della malattia, prima arriva la cura e la guarigione. In attacco, nonostante l'assenza di playmaking, ci sono almeno 7-8 squadre che battono molto più in testa di noi!
  3. Perfetto perfetto perfetto! E' stato scelto dai Clippers al draft di quest'anno, poi girato a New York ma in quella gabbia di matti guidata da Isiah Thomas è durato meno di un mese, tagliato. In un mondo USA che non crea più play puri ma solo combo guard, Jordan è l'unico vero play di scuola a stelle e strisce disponibile. E' stato definito - non a torto - la cosa più vicina a Steve Nash dell'intera NCAA dell'anno scorso, in particolare per visioni, letture e tempi di passaggio (leader NCAA col secondo distante anni luce), ma anche per il campionario di finte, esitazioni ed invenzioni in palleggio per conclusioni personali, oltre infine per le doti fisiche totalmente inadeguate a livello NBA. E' più pulito di Gianmarco, meno folle ma non meno creativo. Sicuramente ha meno tiro. L'unico guaio è che difensivamente siamo alla rivisitazione del casello di Gallarate, non coprendo così il nostro grande problema attuale: chi marca il Wood di turno?
  4. Davvero non saprei, difficile indagare le sue volontà intime, ma allora perchè fare questro pastrocchio con Mrsic che resta come vice? Prova a spiegarcelo lui nella prima intervista da nuovo coach: Le prime parole di Bianchini, dopo aver assistito all’allenamento della Cimberio. «Domenica a Cantù? Bene, il mio motto è proprio “Bruceremo Cantù”» Ha iniziato nello stesso posto – il Campus – in cui arrivò in quel freddo Santo Stefano del 1999. Allora Valerio Bianchini fu chiamato a sostituire Cedro Galli e a prendere in mano una squadra con lo scudetto cucito sulla maglia ma incapace di trovare risultati e continuità dopo la Supercoppa e l’incredibile prestazione a Milano, contro i San Antonio Spurs, nel McDonald’s Open. Finì con la qualificazione ai playoff. Oggi pomeriggio l’allenatore bergamasco è tornato a sedersi sulle sedie rosse del centro sportivo di via Pirandello, ad assistere con il taccuino in mano alla seduta di una Cimberio in profonda crisi. Sul parquet la squadra al completo, con l’infortunato Melvin ad assistere e soprattutto con il trio di allenatori Mrsic-Vescovi-Meneghin ancora al suo posto. Il tempo di salutare e di parlare brevemente con i giocatori prima della doccia, poi Bianchini si presenta a taccuini e telecamere con la consueta naturalità, viste le doti di grande comunicatore che gli sono sempre state riconosciute a prescindere dai risultati ottenuti. «Ho il grande piacere di tornare in un posto dove sono già stato, e dove ho commesso un errore enorme nel 2000, quello di andarmene via» è la frase d’acchito del 64enne coach, che poi regala un monologo dei suoi. «Vengo da fuori, non ho vissuto l’evolversi di una situazione grave per la squadra. Però io ho visto la Cimberio dal vivo a Roma, l’ho rivista contro Milano: due partite con luci e ombre. Poi ho letto dell’ultima gara con Pesaro notando come la squadra abbia lottato: ebbene, questo è un segnale incoraggiante». Bianchini va a ruota libera, spiega i motivi della scelta di tornare sotto il Sacro Monte tirando in ballo la storia della pallacanestro nostrana: «Varese è un santuario del basket, una società storicamente ottima, ha giocatori validi ed è stata cresciuta in questo periodo da Mrsic, un ragazzo che stimo molto e che forse ha solo bisogno di fare un po’ di gavetta in panchina come accadde a suo tempo a Recalcati. Vale quindi la pena di venire qui? Certo, perché salvare Varese equivale a salvare il basket italiano, uno sport che non può fare a meno di questo club come di Milano, della Virtus, di Cantù e poi di Pesaro o Treviso. Altrimenti si finisce come ora, con le italiane che in Europa le prendono di santa ragione e un campionato in cui c’è Siena unica dominatrice. Quindi le grandi società devono risalire, e Varese è una di queste». Domenica intanto c’è da affrontare Cantù, con cui Bianchini in passato vinse scudetto e Coppa dei Campioni. «Sì, ma non preoccupatevi. Il mio motto è “Bruceremo Cantù” fin dai tempi del mio passaggio al Bancoroma, che in Brianza non mi hanno mai perdonato. Al Pianella andremo con questi giocatori e credetemi, ritengo di poter lavorare bene con loro. Nessuno è banale, tutti hanno moltissimo da mettere a disposizione della squadra». La chiusura quindi è più “bianchiniana” che mai: «A basket si gioca in cinque e io penso sempre alle dita della mano. Ognuna ha una forza limitata, da sola è in grado di fare poco. Ma se tutte le dita si riuniscono in un pugno, allora la forza si moltiplica per mille, e un pugno in faccia non lo vuol prendere nessuno. Chiaro?». Damiano Franzetti
  5. Francamente sono d'accordo, la declassazione di un coach di serie A da capo allenatore a vice non credo abbia precedenti, e la modalità con cui ciò è avvenuto è almeno almeno innovativo. Però come dice Cagno qui si tende a far passare in secondo piano l'arrivo prima di ogni altra cosa di una mente di basket enorme, con carisma e cultura da vendere, troppo intelligente per accettare una situazione del genere senza uno stimolo ed una credibilità tecnica per poter salvare la squadra. Non è bollito insomma! Ed infatti è possibile che l'offerta che gli sia stata fatta inizialmente non fosse proprio di capo allenatore (e qualsiasi alternativa resto convinto che sarebbe stata rifiutata dal Vate), ma che alla fine si sia giunti a questo compromessone con due vittime (Cecco+Menego) e mezzo (Mrsic).
  6. Era inteso come tutor o con ruoli del tutto innovativi diversi da quelli di allenatore. Bianchini non sarebbe mai tornato per ruoli dietro la scrivania o per fare da semplice supporto a Mrsic. Giriamola come si vuole, ma Bianchini arriva solo ed unicamente con i pieni poteri tecnici, come già si è intravisto nell'allenamento di oggi: sarà lui ad alzarsi dalla panchina (anche perchè Mrsic non ha comunque una grande propensione), sarà lui a scegliere i quintetti e le rotazioni, sarà lui ad allenare insomma!
  7. Però (o "inoltre" a seconda dei punti di vista) fu lo stesso Virginio a lanciare a Ghiacci l'idea Magnano...
  8. Certo che anche Mrsic dimostra una personalità di difficilissima lettura (oltre all'approccio in panchina per lo meno innovativo), perchè accantonare in questo modo orgoglio ed amor proprio ed accettare una situazione del genere non è da tutti. Come dissi altrove, Bianchini poteva solo accettare la panchina e non certo ibridi o figure innovative tipo tutor. Però vederlo stimolare e motivare Passera, Skelin e Romel Beck citando tuareg, gesuiti cattolici, cristiani maroniti e passi biblici, potrebbe essere impagabile!
  9. L'ultima fermata di Crispin è stata Saragoza, da Gennaio 2007 mi pare, in seconda serie spagnola, e qualche buon ricordo l'ha lasciato: http://www.youtube.com/watch?v=MwIlTX0sUM4 Trovatemi voi uno che ricorda di più Capin...
  10. (Lo scrivo tra parentesi, a bassa voce : occhio che è pur sempre una soffiata, lasciate sempre un 5% di dubbio che la mia fonte abbia cannato, anche se di solito ci prende grazie allo strettissimo contatti con agenti ed addetti. Diciamo che al momento Crispin è ampiamente il più vicino a Varese.) Che ci sia un contatto è fuori di dubbio, io però voglio pensare che il Vate abbia la lucidità di rifiutare un ruolo così ibrido creando una situazione francamente imbarazzante un pò per tutti, accettando solo quello di capo allenatore. E soprattutto ha guadagnato troppo credito ai recenti europei con la sua Slovenia, in Europa è considerato un giocatore se non di primissima fascia almeno subito sotto!
  11. Intanto grazie. E' un clamoroso "pezzone" che rinnega di fatto tutta la campagna acquisti estiva (e fin qui ci siamo), ma cavalca le scelte recenti di Mrsic che è andato spesso con Passera+Capin in campo insieme per giocare piccolo. Si può leggere insomma come un ulteriore attestato di fiducia al coach. Assonanza divertente a parte, se dovessi dire il giocatore più simile a Capin il primo che mi viene in mente è proprio Crispin, così come vale il discorso inverso. E questo, se non proprio il peggio, di sicuro preoccupa. Bianchini francamente non credo possa mai lasciare i suoi libri per imbarcarsi in questa vicenda.
  12. Mio primo messaggio (da tempo mi sono sempre limitato a leggere) per dire che da mia soffiata è fatta per Joe Crispin. Capin&Crispin, manca solo Pinotto da mettere vicino a Gianni Chiapparo, e siamo a posto, ma il giocatore preso in quanto tale ed astratto da chi già c'è è certamente notevole.
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