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  1. Questa volta è difficile, lo ammettiamo. Eppure, ora che arrivata una sconfitta a spezzare la “monotonia” delle vittorie, trovare le parole dovrebbe essere facile. E invece no. Cosa scriviamo? Che l’assenza di Maynor ha spezzato un incantesimo? Fino al 35’ del match del Pala Bigi, fino al +18 (69-51) Reggio Emilia che sembrava aver mandato in archivio con ampio margine la contesa, il titolo era proprio questo: senza il suo leader Varese è tornata piccola piccola. Poi assisti a un recupero assurdo, che arriva a giocarsi addirittura il -2 con una manciata di secondi da giocare, e perdi di sole 5 lunghezze. E allora cambia tutto. E allora sarebbe bastato qualche errore in meno ai tiri liberi, qualche palla persa gratuita (15 in totale) risparmiata alle statistiche, qualche rimbalzo in più strappato agli avversari, qualche caldo cesto da tre punti in una giornata di mani polari... e staremmo commentando un’altra vittoria. La settima. Anche senza Eric da Raeford, North Carolina. Ci ripetiamo: cosa si scrive oggi? Metabolizzato il finale di cui sei appena stato spettatore, vai a guardare i risultati degli altri campi e scopri che Brindisi, pur a fatica, sta domando Pesaro. Se il Meo si prende i due punti, per l’Openjobmetis è salvezza aritmetica: hai di nuovo un titolo, perché qui nessuno deve scordarsi da dove questa squadra è partita, nessuno deve digerire il passato con sufficienza, nessuno deve prendere in giro tutta la sofferenza che ha provato. La salvezza si deve festeggiare, eccome se si deve. Invece no: M’baye sbaglia due liberi a tempo scaduto, la Consultinvest vince di uno e rimane viva. Come rimane viva Cremona, in virtù di quella maledetta debacle biancorossa al PalaRadi il 2 gennaio scorso. Appesa a un filo. Ma viva. Cosa scriviamo oggi? Di playoff ancora possibili nel combinato della sconfitta di Torino a Caserta e di quella appena raccontata di Brindisi (Pistoia, però, distrugge Capo nel posticipo e se ne va a +4)? No, perché ci scapperebbe qualche imprecazione a sottolineare come quella di ieri, per la Varese dell’Artiglio, sia stata una vera e propria occasione persa. Verità Il 73-68 che dopo tanto tempo nega il foglio rosa va allora narrato senza troppi voli pindarici e partendo dalla poche “verità” disponibili. La prima. In contumacia Maynor la Openjobmetis paga tantissimo a livello psicologico, consegnando agli avversari lo spuntatissimo attacco del primo quarto (e di tanti altri frangenti, a scrivere la verità: solo 45 punti segnati al 30’) che – di fatto – diventa un peso impossibile da smaltire (18-7, subito -11). La tecnica viene dopo, anche se conta: oggettive e palesi le difficoltà a liberare il perimetro senza le penetrazioni del regista Usa, consegnando alla squadra di Menetti la possibilità di restare incollata uomo su uomo e sfavorendo quantitativamente e qualitativamente la prova balistica di Johnson e compagni (1/10 da 3); oggettiva e palese la mancanza di rifornimento nel gioco sotto canestro e sugli scarichi (solo 7 assist di squadra) che lascia soprattutto Anosike e Pelle nudi con i loro limiti; oggettiva e palese la farraginosità nella costruzione delle azioni, testimoniata dalle 15 palle perse ma talvolta anche dall’imbarazzato immobilismo di giocatori abituati ad avere a fianco chi ci pensa per loro, morbo che né il relativo fiato di un comunque stoico Bulleri, né la timidezza iniziale di Avramovic hanno potuto curare. Torniamo alla psicologia: l’assenza di Maynor fa male anche alla difesa. Cosa, cosa? Sì, avete capito bene. Senza l’abituale fluidità offensiva, i pretoriani di Caja provano con abnegazione a resistere in retroguardia, allentando tuttavia la presa con il passare dei minuti quasi per una stanchezza derivante dal fatto di non veder premiati - davanti - i propri sforzi dietro. Contro la Grissin Bon si sono rivisti errori e superficialità (aiuti in ritardo, per esempio), sebbene saltuari, che non si vedevano da tempo, pur nel complesso di una prova difensiva soddisfacente. Negli occhi e nell’anima La seconda verità, giusto per restare sotto al proprio canestro, ha il volto catalettico ma ahinoi efficace di Riccardo Cervi: un’incognita irrisolta per Varese. Un’incognita decisiva, in negativo, per le sorti prealpine. Diciotto punti, 8 rimbalzi, 9/12 da due: i suoi 216 centimetri hanno segnato contro gli anticipi, hanno segnato nel petto contro petto, hanno segnato sempre. Se poi, in aggiunta, si concedono 10 rimbalzi anche a Reynolds, ecco spiegata la debacle nelle carambole e buona parte della sconfitta. C’è vita, triste, oltre Maynor. Giù troppo dura? No. Negli occhi e nell’anima rimangono le prove di cuore di Johnson (17 punti ma con 5/17 al tiro: puoi fare poco meglio se la palla va sempre, sempre, in mano a te…) ed Eyenga (16), così come la generosità dell’intero collettivo e la bravura nello sfruttare la rilassatezza di Reggio Emili negli ultimi cinque minuti, regalando a tutti un finale comunque da gustare. Un – breve - capitolo a parte lo meritano gli arbitri: Filippini, Weidmann, Calbucci. Una terna indisponente, prona agli errori, ricca di inutile superbia. Il doppio tecnico a Kangur e alla panchina varesina dopo un palese fallo di Polonara su Kangur nel primo quarto rimane una chicca dell’orrido. Così come i tanti fischi “ad minchiam”, onestamente da una parte e dall’altra del campo. Così come la cecità davanti agli atteggiamenti da “actor studio” di Della Valle e sodali, motivo per il quale rimane davvero sempre difficile amare la “nazionale” di Reggio Emilia. Fabio Gandini
  2. L'Openjobmetis affronterà il suo esame di maturità sul campo di Reggio Emilia con la virtuale certezza di dover fare a meno di Eric Maynor. Stasera al PalaBigi (palla a due alle 18.15; diretta su Telesettelaghi) la compagine di Attilio Caja farà visita alla Grissin Bon forte dell'entusiasmo generato dalle 6 vittorie consecutive che hanno garantito in largo anticipo l'esito felice della missione-salvezza, aprendo uno spiraglio per una clamorosa rimonta playoff. A meno di sorprese nella rifinitura di stamattina Varese dovrà però rinunciare al suo play titolare: il colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale occorso domenica notte a Milano non dovrebbe consentire a Maynor di scendere in campo stasera. Senza esito tutti i tentativi di recupero effettuati sin da giovedì: il regista statunitense non è praticamente andato oltre la parte di allenamento senza contatti, accusando fastidi ad ogni tentativo di "spingere". Se non ci saranno progressi evidenti in giornata, lo staff tecnico è orientato a preservare Eric dal rischio di peggiorare ulteriormente la situazione, nell'intento di riaverlo a pieni giri sabato prossimo contro Trento. Per l'OJM sarebbe chiaramente un'assenza pesantissima, dato che sulla carta il play ex NBA è l'elemento più insostituibile del sistema di gioco plasmato da Attilio Caja per esaltare le sue doti da "attivatore": i 14,9 punti e i 7,2 assist di media totalizzati nelle 6 vittorie consecutive in cui ha viaggiato a 32,4 minuti a partita illustrano in maniera più che eloquente il suo peso specifico nell'economia dello scacchiere bian-corosso. Per sopperire alla sua più che probabile defezione il tecnico pavese dovrà chiedere gli straor- dinari al 39enne Massimo Bulleri, che non sembra però in grado di offrire più di 15 minuti di qualità. In alternativa dovranno sacrificarsi in regia Dominique Johnson (al prezzo però di ridurre il suo fatturato balistico) e Daniele Cavaliero, oppure sarà l'occasione per concedere una prova di appello ad Aleksa Avramovic. L'esterno serbo ha giocato solo 3 minuti nelle ultime 6 gare dopo la bocciatura rimediata da "vice-Maynor" in assenza di Bulleri, stasera per necessità o per scelta ci saranno minuti anche per lui con la possibilità di dimostrare di poter essere ancora un capitale importante in ottica futura visto il contratto garantito per il 2017-18. Di certo Varese non dovrà aspettarsi sconti da una Grissin Bon tornata a pieno regime dopo 3 mesi di affanni legati agli infortuni. La squadra di Menetti, in serie positiva da 3 turni, punta a vincere per agganciare il terzo posto della regolar season facendo leva su un fattore campo bollente (PalaBigi esaurito in prevendita) e su un organico profondo in tutti i ruoli. Reggio Emilia è squadra votata all'attacco (terzo della serie A a 81,9 di media), con due fucilieri come Aradori (16,0 punti) e Della Valle (15,4 punti) e gli ex di turno De Nicolao e Polonara a recitare da protagonisti nel miglior pacchetto italiani della serie A. Varese ha un potenziale vantaggio a rimbalzo - la Grissin Bon è sedicesima a 33,0 di media - per provare a impostare la partita sui binari giusti dal punto di vista del ritmo. Certo senza Maynor una missione di per sé difficile rischia di diventare impossibile, ma l'OJM vuole provare a stupire anche stavolta. Giuseppe Sciascia
  3. Dopo la sesta vittoria in fila pensate che siano finiti gli aggettivi? Tranquilli, per questo capolavoro di derby li troviamo, eccome se li troviamo. Per questi dodici giocatori vestiti di rosso e per il loro condottiero tutto d’un pezzo in giacca e cravatta: per quelli che dopo 10 anni 10 sono stati capaci di espugnare la Brianza, riportando ai tifosi obbligati ingiustamente a rimanere a casa una gioia immensa. Impagabile. Agognata. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un maestro che ha insegnato a una squadra perdente, clamorosamente perdente, come si diventa spietata. Un maestro che legge le partite come nessuno, che motiva come nessuno, che dà disciplina come nessuno. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un leader ritornato a essere un giocatore che l’Italia cestistica intera ci invidia: si chiama Eric Maynor e ieri sera ha scherzato chiunque si parasse sulla sua strada (24 punti, 7 assist). Al Pala Desio vince la Openjobmetis unita, compatta, ricca che la cura dell’Artiglio ha restituito a chi la ama: nella giornata difficile di un Johnson “saldato” dagli avversari, esce un Eyenga attaccante (25 punti) mostruoso e inarrestabile, con vicino un Anosike professore sotto i tabelloni (10 punti, 13 rimbalzi e un JJ Johnson contenuto), e un Pelle maturo e utile (10 punti e 6 rimbalzi). Al Pala Desio vince la Openjobmetis che gioca bene a pallacanestro, che diverte, che si impone sui contendenti a rimbalzo, che dà il ritmo e ti obbliga a seguirla. Vince una magia di squadra che ti chiedi come abbia fatto a nascere dalle ceneri di un ultimo posto. Vince un sogno. Ora alla salvezza manca solo l’aritmetica (Cremona dovrebbe fare 5/5 per raggiungerci), il cielo (ovvero i playoff, dove faremmo la nostra porca figura con un esercito così) è a due punti (ma anche a tanti doppi confronti persi…). Vada come vada, l’importante è fermare il momento: una Varese così non si vedeva da anni. La cronaca. La dimensione interna dei padroni di casa fa il pieno nei primi minuti di gara: JJ Johnson segna e arma gli esterni per il primo strappo biancoblù, subito ricucito da un canestro e fallo di Eyenga in velocità. Se l’ala-centro americana di Cantù è e rimane un problema per la difesa biancorossa (10 punti nei primi sei minuti per lui), vero è che gli uomini di Caja in attacco riescono a leggere bene la difesa schierata e corrono appena ne hanno l’occasione. La summa è una partita veloce e divertente e un parziale di 8-15 da parte di Varese, nel quale si segnalano i cesti di Eyenga, Maynor e Pelle (15-23 al 7’). Recalcati ferma la partita e ne viene fuori una Mia più combattiva in difesa e concreta in attacco: Dowdell e Calathes ricuciono così il parziale (24-26 al 10’). Le bombe di Cournooh e Calathes inaugurano la seconda frazione e spingono avanti Cantù (33-28), mentre tra le file varesine si rivede Avramovic dopo tanti “n.e”. Ferrero scrive il 33-32, ma la serie firmata da Dowdell e Pilepic (in mezzo un tecnico rifilato a Caja per proteste) mette le ali alla squadra dell’ex ct italiano, che vola fino al +7 (42-35 al 15’). La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece reagisce: prima è Maynor a salire in cattedra (14 punti segnati al 19’), poi è la corsa libera di un clamoroso (anche in difesa) Eyenga a riassorbire il margine dei padroni di casa e a far rimettere la testa avanti agli ospiti (8-0 di parziale, 42-43 al 18’). Dopo il timeout di Recalcati è di nuovo il congolese a timbrare, prima di un canestro di Acker e del libero di Pelle a fissare il 44-46 di metà gara. Botta e risposta dopo la pausa lunga (46-48), poi Varese decide di girare il match dietro e di essere sinfonia davanti: la Mia si blocca contro la dura uomo di Caja, mentre dall’altra parte della luna sono i pregevoli assist di Johnson per Anosike, di Eyenga per lo stesso centro e di Maynor per Johnson a suonare una musica che vale 50-56 del 25’. Non è finita: Eyenga va a schiacciare il + 10 (50-60 al 26’), Maynor addirittura il +12 (50-62). Tutto troppo facile? Infatti: Darden, Calathes e Quaglia reagiscono e in un amen riaccendono il PalaDesio (58-63 al 29’). La folata biancorossa sul finire del terzo quarto è tuttavia perentoria e ha la faccia scanzonata di Eyenga: 6-0 e di nuovo +11 (58-69). Su questo slancio gli ospiti chiudono il match: Johnson trova una tripla mai trovata prima, Maynor insegna basket e incanta, Eyenga è in un’estasi che gli permette di fare quello che vuole, Anosike umilia Johnson e non gli fa più vedere la boccia. Devastanti. In sei minuti si vola a +16 (63-79) e non ci si volta più. Finisce 72-85, ribaltato anche il parziale dell’andata (-10). Fabio Gandini
  4. L'Openjobmetis si regala una sera da grande. La compagine di Attilio Caja allunga a quota 6 la striscia vincente, sfatando dopo 10 anni il tabù esterno nel derby contro Cantù. Pur senza il supporto dei tifosi (che hanno però caricato la squadra presentandosi alla partenza da Masnago), Varese ribadisce la sua stellare condizione psicofisica imponendo la legge del suo atletismo sul campo di una Mia schiacciata dal predominio fisico biancorosso. Se la sconfitta dell'andata aveva consacrato lo psicodramma di una squadra in crisi di identità, l'imperioso successo del PalaDesio legittima la "resurrezione" di quella che al momento attuale è senza tema di smentita la miglior Varese delle 4 stagioni post-Indimenticabili. L'OJM conduce il match con grande lucidità, punendo la cavalleria leggera di Cantù con soluzioni ad altissima percentuale (58% da 2 alla fine) nei secondi finali dell'azione, mentre in retroguardia - con Anosike e Pelle che riducono ai minimi termini lo spauracchio JaJuan Johnson - la graffiante aggressività biancorossa e decisiva per accendere il motore del contropiede e spaccare la partita dopo l'intervallo. Varese aveva già provato ad affondare i colpi nel primo quarto ( 15-23 all'8' dopo il 7-2 iniziale) con un Maynor cattedratico ad innescare Anosike ed un Eyenga incontenibile in penetrazione e irresistibile in difesa a spingere in campo aperto. Ma la pioggia di triple costruite dalla Mia a cavallo tra primo e secondo quarto aveva creato un contro-break pericoloso (33-28 al 14' e ancora 42-35 al 16'), col duello Dowdell-Maynor a scaldare le retine. Importante lo 0-10 nel finale del secondo quarto per ridare a Varese l'inerzia a metà gara. E poi la squadra di Caja ha calato la saracinesca, concedendo solo 17 punti in 15' a Cantù con Eyenga e Johnson a garantire benzina per le ripartenze di Maynor (anche 7 assist): partita spaccata in velocità dagli ospiti (48-59 al 27') e poi chiusa da una serie di giocate di classe pura del play ex Oklahoma City e dell'ala congolese (61-74 al 34'). L'OJM ha giocato una gara solida e matura, vincendo a mani basse il duello sotto i tabelloni (43-29 a rimbalzo e 50-28 nei punti in area), con una suddivisione delle responsabilità offensive e una condivisione dell'energia difensiva da squadra di alto livello. Dopo la pausa per la Coppa Italia, qualcosa è scattato dentro lo spogliatoio per dimostrare che la squadra non meritava l'ultimo posto: la Varese delle 6 vittorie consecutive vale ampiamente più dell'attuale undicesima piazza, anche se ora il calendario propone una vera e propria parete di sesto grado (Reggio Emilia, Trento e Venezia) che rende ancora molto difficile il sogno playoff. Però domenica al PalaBigi si potrà giocare a mente sgombra e senza più lo spettro della retrocessione, che per almeno 2 mesi è stata scomoda compagna di viaggio dell'ambiente biancorosso. Servivano 12 punti in 11 partite, e l'OJM trasformata da zucca in carrozza dalla bacchetta magica di Attilio Caja ha messo in cassaforte la quota necessaria in sole 6 gare. Ora è giusto provare ad alzare lo sguardo, senza aspettative eccessive ma con la giusta voglia di alimentare il più a lungo possibile un magic-moment esaltante come la città e l'ambiente non viveva da tanto (troppo) tempo. E per chi deve giocare ora la battaglia del grano per fare in modo che la Varese 2017-18 possa non essere troppo diversa da quella che ogni settimana risale una posizione in classifica, l'esaltante rimonta della truppa di Caja è un assist prezioso per cavalcare l'onda dell'entusiasmo. Giuseppe Sciascia
  5. E adesso sarebbe fin troppo semplice dire le cose che si dicono in questi casi. Che il derby senza tifosi è una porcheria, che la pallacanestro italiana non è ancora morta perché esistono queste sfide - e un po’ di sana rivalità campanilistica - a mantenerla in vita. La realtà è che non ci abbiamo creduto nemmeno per un istante: sapevamo già, ce lo sentivamo, che la trasferta a Cantù per i tifosi di Varese sarebbe stata vietata. Di questi tempi, eliminare il problema alla radice è più semplice che provare in qualche modo a risolverlo. Gli ultimi anni ci hanno raccontato di sfide che, quando sono state aperte alle tifoserie ospiti, si sono portate dietro strascichi di tensione e problemi: dai petardi fuori dal Pianella all’auto di Roberto Cimberio (con famiglia all’interno) presa a calci. Oggettivamente difficile pensare a una soluzione differente. Per cui, evitiamo questa pagliacciata dell’attesa, in futuro. Evitiamo le prevendite aperte su internet, evitiamo i biglietti liberamente acquistati che adesso dovranno essere rimborsati, evitiamo di aspettare fino al venerdì (due giorni prima di una partita calendarizzata da mesi), evitiamo di prendere in giro la gente e diciamolo chiaro e tondo. Varese e Cantù, d’ora in avanti, si giocherà senza i tifosi ospiti. Con buona pace del fatto che a Varese anni fa si siano spesi dei quattrini (li ha spesi la società) per costruire una gabbia a prova di kamikaze dove stipare i teppisti provenienti d’ogni parte del mondo. Con buona pace del fatto che domani sera non si giocherà al Pianella (vetusto, oggettivamente difficile da controllare, e finalmente pensionato) ma a Desio: un impianto moderno, dove gestire l’ordine pubblico dovrebbe essere teoricamente più semplice. Questo è lo sport di oggi: più brutto, e per mille motivi, rispetto a quello di vent’anni fa. E facciamo un sano mea culpa tutti quanti - dirigenti, tifosi, giornalisti, ultras, agenti, giocatori, allenatori - perché una fettina di colpa ce l’abbiamo. Non ci siamo accorti, probabilmente, che stavamo tirando un po’ troppo la corda. E ora, eccoci qua: un derby silenzioso e quindi un “non derby”. Facciamoci l’abitudine, perché il calore di certe sfide resterà sempre di più un ricordo lontano. E per un po’ si canterà ancora il “cata su”: ma a furia di cantarselo da soli, si smetterà di fare pure quello. Francesco Caielli
  6. Attilio Caja chiede l'ultimo colpo di reni alla sua Openjobmetis per raggiungere la fatidica "quota 22" indicata come traguardo salvezza. Riuscirci nel derby contro Cantù sarebbe una doppia soddisfazione per il tecnico pavese: «Siamo sul rettilineo finale ma dobbiamo ancora tagliare il traguardo: contro Capo d'Orlando abbiamo fatto un altro passo importante verso la salvezza, raccogliendo l'entusiasmo di un pubblico che ci ha gratificato tantissimo nel premiare i nostri sforzi. Adesso manca lo sforzo finale, e sarebbe bellissimo coronare la missione salvezza nel derby: è la prima opportunità per chiudere i conti, ma basta ricordare che Varese non vince a Cantù da 10 anni per evidenziare le difficoltà di questo impegno». Artiglio" sottolinea le qualità della Mia e le abituali necessità per allungare a quota 6 la striscia vincente: «Cantù era considerata come una pretendente per i playoff con talenti come Johnson, Darden e Dowdell e tanti giocatori interessanti come Cournooh, Acker e Pilepic. È una squadra temibile con ottime individualità, ma non cambierei nessun giocatore della Mia con quelli della mia squadra attuale, e lo considero un complimento per i miei. Siamo fiduciosi e consapevoli delle nostre possibilità per giocare una partita di grande impatto. Peccato per la mancanza dei tifosi ospiti: noi in campo e i tifosi fuori avrebbero garantito una cornice emotiva in grado di esaltare l'evento». Sul fronte opposto Carlo Recalcati chiede ai suoi una prestazione difensiva importante per compensare il gap atletico: «Varese ha raggiunto la miglior condizione nell'ultimo periodo, dovremo essere pronti a giocare una gara di grande energia. Ci sono tutti i presupposti perché sia una bella partita; al momento il gap atletico è a noi sfavorevole, dovremo compensare con una difesa aggressiva che ci permetta di giocare in campo aperto». Di sicuro Varese avrà la spinta motivazionale supplementare di voler riscattare lo stop dell'andata: «Ci teniamo in particolare per i tifosi, che ci hanno sempre seguito con calore ed affetto. L'impegno sarà massimo come al solito ma riuscire a dar loro una gioia che manca da 10 anni sarà un ulteriore stimolo mentale. Cantù aveva fatto bene al PalA2A e sarebbe bello per noi pareggiare i conti» spiega Attilio Caja, che vivrà il primo derby con i brianzoli sulla panchina biancorossa contro un veterano di lunghissimo corso come Carlo Recalcati, bandiera di Cantù da giocatore (vi ha militato dal 1962 al 1979) che ha guidato Varese dal 1997 al 1999 e dal 2010 al 2012: «Avrò disputato una settantina di derby e la bilancia pende dalla parte di Cantù, ma non dimenticherò mai lo scudetto della Stella, così come non dimenticherò che Varese è la società che mi ha lanciato come allenatore ad altissimo livello». Giuseppe Sciascia
  7. Non usa mezze misure Attilio Caja, ed è un bene che si sia espresso in questi termini. Un derby senza tifosi è un mezzo derby, e la scelta di vietare ai tifosi varesini la possibilità di assistere dal vivo è stata tardiva e discutibile: «Peccato per questo divieto, che mi sembra una scelta di comodo, senza senso. Evidentemente per qualcuno è meglio lavarsi le mani. Ci si toglie una responsabilità, ma se tutti facessero così nel proprio lavoro e non si prendessero mai responsabilità, non andremmo da nessuna parte. C’è grande rammarico, perché sarebbe stata una bella pagina di sport. Noi abbiamo un pubblico caloroso, ma da quello che ho visto in questi due anni è un pubblico civile e partecipe. Credo inoltre che giocando a Desio, in un palazzetto grande e con una capienza notevole, le problematiche potevano diminuire. Prendiamo atto con rammarico, perché sarebbe stata una bellissima cornice. Questo è il bello dello sport in Italia, togliere queste rivalità che sono il sale dello sport è un vero peccato. Ho visto spesso dal vivo il derby Roma-Lazio con le curve piene, e vederlo con le curve vuote è invece più triste». Archiviata non senza rammarico la notizia del divieto, il discorso si sposta sul piano tecnico: «La vittoria contro Capo d’Orlando ci ha gratificati del lavoro fatto ed è stato un altro passo verso il nostro obiettivo, la salvezza. Siamo sul rettilineo finale, dobbiamo solo tagliare il traguardo e la prima opportunità per farlo è il derby. È da 10 anni che Varese non lo vince in trasferta, e solo questo dato dimostra quanto sia difficile. Cantù ha grande talento ed è cresciuta molto: Johnson non si discute, poi c’è Darden che all’andata aveva fatto molto bene, Cournooh si è inserito alla grande e sta tirando con medie altissime, anche Acker è in crescita. Poi hanno altri giocatori come Pilepic, di cui Pozzecco mi ha parlato bene, Dowdell che è un grande uomo squadra oppure Callahan che conosco molto bene e Calathes. Noi li rispettiamo ma siamo fiduciosi in ciò che possiamo fare. Non invidio nessuno perché nonostante il talento di Cantù io sono contento dei miei giocatori enon li cambierei con nessuno». Per Caja, oltretutto, è il primo derby con Cantù da inquilino della panchina di Varese: «Ne ho fatti tanti ma contro Cantù, sulla panchina di Varese, è il primo. Loro avevano fatto bene qua, sarebbe bello recuperare quantomeno per fare 1-1». Alberto Coriele
  8. E ora che guardare indietro fa meno paura, ora che i fantasmi sono spariti, ora che i magoni sono dimenticati, ora che l’adrenalina ti ha messo le ali, l’unico limite diventa il cielo. Pazza idea di fare i playoff con lui, Attilio Caja. Anzi con loro, lui e il suo esercito spartano (fu Armata Brancaleone), protagonisti di una della metamorfosi più improbabili della storia del basket: là dove c’era la sconfitta, ora ci sono i sogni. Pazza idea di fare i playoff con Varese. Quando un obiettivo sembra conquistato (e lo è, quasi...) bisogna porsene subito un altro, ancorché difficile se non impossibile: è il sale della vita. Facciamo due conti, prima di raccontare la quinta perla che Varese costruisce ai danni della Capo d’Orlando (74-72 il finale) quarta in classifica. Cremona perde al fotofinish contro Sassari in casa, Pesaro rimane al palo a Trento: l’ultima piazza ora dista 8 punti dai 20 della Openjobmetis, con sei giornate ancora da giocare. Ragionevolmente parrebbe mancare una sola vittoria alla sicurezza. Giriamoci e guardiamo avanti, perché non è più peccato farlo: la settima e l’ottava piazza - in attesa di Reggio Emilia-Brescia di oggi - sono a quota 24, ma tra i biancorossi e la realizzazione di un autentico miracolo c’è una pletora di squadre (Cantù, Brescia, Pistoia, Brindisi e Torino) da superare. Servirebbe allungare il filotto e di molto, servirebbe fare la voce grossa negli scontri diretti (Cantù, Reggio Emilia e Torino), servirebbe un’impresa. Il solo poterla immaginare ad alta voce senza benedire la legge Basaglia che ha chiuso i manicomi in Italia, rende l’idea del percorso fatto dall’Artiglio e dai suoi insospettabili giocatori. Quattro problemi Capo d’Orlando, un problema in quattro parti. La prima: la forza intrinseca della sporca (è il caso di scriverlo) dozzina di Di Carlo. La bidimensionalità di Archie (26 punti con solo tre errori al tiro...) e l’imprevedibilità di Diener sono conferme della vigilia, le mani addosso, la garra, la “tignosità” difensiva e vocale (a portare gli arbitri dalla propria parte) sono una sorpresa. La seconda: la giornata no in attacco dei padroni di casa. Dopo la scorpacciata di Brescia (51% da tre), Varese torna a percentuali “morettiane” (22%) dall’arco e si intestardisce in area (40%), con il suo principale cannoniere Johnson francobollato da Tepic & company, un Maynor prima impreciso poi stordito dal colpo subito nei pressi dell’intervallo e un Eyenga con il motore offensivo spesso e volentieri fuori giri. La terza: i “grigi”. Quelli di giornata sono della peggior categoria possibile tra le tante contemplate dal mondo arbitrale: quella dei protagonisti a tutti i costi. I tre direttori di gara (Mazzoni, Quarta, Bettini) perdono subito il contatto con la realtà di una partita maschia, “cannano” due/tre fischi letali e favoriscono un nervosismo che si traduce in rissa, per la quale fanno le spese Cavaliero e Stojanovic, entrambi espulsi. Non contente, le grandi “A” appioppano tecnici a destra e a manca, fanno perdere il paradiso a Caja e a tre quarti del palazzetto e non riesco a trovare un’uniformità di giudizio nei fischi. Rovinando il match. La quarta: i falli dei lunghi. All’inizio del seconde tempo Pelle commette la quarta penalità, Anosike passa 20 minuti a doversi gestire con tre e Caja è costretto ad andare per molti tratti con il quintetto piccolo (Kangur e Ferrero), tirando il collo all’estone e privandosi - gioco forza - di armi decisive nel recente passato. Una soluzione di gruppo La risposta del gruppo è da campioni, ispirata da un’Artiglio “talebano” nel suo credo (Avramovic non si alza dalla panchina nemmeno stavolta, nonostante la mancanza in itinere del capitano). Come al solito, ha ragione lui. La Varese che non riesce a segnare dall’arco e che un po’ si specchia nella propria ritrovata bravura (tiri costruiti ariosamente ma con qualche fronzolo di troppo) tiene un vantaggio costante grazie a una retroguardia assatanata (11 recuperi e 5 punti concessi a Capo nei primi otto minuti dell’ultimo quarto), nella quale si segnala il sacrificio dello stopper Eyenga, soprattutto su Diener. Dall’altra parte della luna, invece, a decidere sono l’intelligenza del Johnson “spuntato”, che trova buone penetrazioni e poche forzature (15 punti e 7/7 ai liberi), la clamorosa prestazione a rimbalzo di Kangur (10 carambole da chi, un mese fa, non riusciva più a saltare la Gazzetta), l’entusiasmante cammeo di Bulleri (9 punti e un paio di canestri salvifici) e un Ferrero nato pronto da 11 punti in soli 16 minuti di permanenza sul parquet. Una menzione la merita anche Anosike (12 punti e 9 rimbalzi in 18 minuti), che nel “ciapa no” dell’ultimo quarto - e contro un bruttissimo cliente come Delas - segna cesti di lotta e di governo, importanti come una bombola d’ossigeno sull’Everest. Quindi? Quindi prima si respira e poi si sogna. Regalandosi una serata in cui cullarsi al pensiero che una squadra che vince cinque partite di fila, in cinque modi diversi (l’ultima di nervi, con la faccia brutta e cattiva) e contro cinque avversari che non le hanno regalato nulla, ora appartenga più al cielo che agli inferi. Comunque vada a finire. Fabio Gandini
  9. L'Openjobmetis supera a pieni voti anche l'esame di maturità contro Capo d'Orlando. La compagine di Attilio Caja allunga a quota 5 la sua serie positiva (record personale per il tecnico pavese sulla panchina biancorossa), fermando a quota 4 la striscia della quarta forza Betaland, e compie un passo decisivo verso la salvezza visti gli 8 punti di margine a 6 giornate dal termine nei confronti dell'ultima della classe Cremona. Vittoria tanto sofferta quanto significativa per una Varese capace di indossare la tuta blu in un match dai toni agonistici oltremodo vibranti, tra la doppia espulsione per Cavaliero e Stojanovic - mani al collo del capitano al serbo dopo uno spintone con ceffone a rimbalzo; gli arbitri hanno ricorso all'instant replay per decidere la sanzione - e mille contatti ruvidi tollerati sotto entrambi i canestri. La quinta meraviglia dell' OJM arriva in modalità sudore e lacrime in difesa, nascondendo una serata opaca dall'arco (4/18 da 3) e un complessivo 36% dal campo in una gara ruvida e sporca dopo il brillante 65% da 2 del primo affondo (35-25 al 16' prima della scaramuccia costata l'uscita anticipata del capitano). Per tre volte i biancorossi hanno provato la fuga (60-49 al 28' e ancora 69-58 al 34'), capitalizzando il predominio a rimbalzo (41-34 con 17 secondi tiri) e la capacità di creare tiri comunque equilibrati. Ma Capo d'Orlando non si è mai data per vinta, rientrando sempre in scia della squadra di Caja con un finale palpitante risolto dall'ennesima palla rubata dalla difesa di casa (11 recuperi contro 9 perse e 18 "turnovers" per la Betaland) e trasformato nel canestro della staffa da Eyenga (74-70 a meno 3"). Vittoria da squadra vera, capace di nascondere una serata non scintillante in attacco e i problemi di falli dei lunghi (4 per Pelle al 21' e Anosike al 29') con la disponibilità a sacrificarsi di tutti gli effettivi per la causa comune. Nelle pieghe del match è stato fondamentale l'apporto dei veterani Kangur e Bulleri: l'estone -schierato anche da pivot vista l'emergenza - è stato un muro invalicabile in ogni situazione difensiva, mentre il 39enne playmaker di Cecina - preferito da guardia ad un Avramovic ormai "inchiodato" alla panchina per la quinta partita in fila - ha dato punti e verve all'attacco, nascondendo lo 0/7 dal campo di Maynor. Alla fine il punto esclamativo lo ha messo ancora "Dom" Johnson con il 2+1 del 72-67 a meno 1' prodotto eseguendo alla perfezione lo schema chiamato da Caja nel time-out precedente, e tuffandosi sul pallone vagante poi trasformato in contropiede da Eyenga sull'ultimo assalto a meno 2 della Betaland. Alla fine entusiasmo alle stelle per la sinfonia intonata dalla difesa tutta cuore e intensità di Varese al termine di un match da play off per fisicità e livello emotivo di partecipazione in tribuna. La "cinquina" calata contro Capo d'Orlando esorcizza in maniera stabile e definitivo lo spettro della retrocessione: col tonfo di Milano a Pistoia, oggi è l'OJM a vantare la striscia positiva più lunga di tutta la serie A. E i 4500 spettatori in tribuna applaudono a scena aperta l'ulteriore capitolo della "resurrezione" biancorossa griffata da Attilio Caja: Varese è tornata ad amare una squadra che ha saputo ricompattarsi attorno a un'identità forte, e ora spera di vivere altre domeniche esaltanti come quella di ieri. C'è ancora margine per sognare una clamorosa rimonta playoff? Il calendario dice no viste le 4 trasferte nelle ultime 6 gare, partendo dalle due consecutive a Cantù e Reggio Emilia. Ma il derby di domenica a Desio può essere un ulteriore trampolino di lancio verso un finale di stagione intrigante. Giuseppe Sciascia
  10. «Dopo la partita di domenica scorsa, l’asticella si alza ancora. Ancora di più». Non fa una grinza e non si tratta solo della qualità degli avversari: il percorso è sempre stato, è e sarà varesino. Contro i propri limiti più che contro l’altro da sè. Pistoia è valsa l’abbaglio di una speranza, Avellino a piazzare il colpo che scompagina le carte, Pesaro a mettere a segno un punto importante nella battaglia salvezza, Brescia a corroborare il concetto di rinascita con una partita di purissima sostanza. Cosa sarà Capo d’Orlando? Se lo chiede anche coach Attilio Caja, nella lunga vigilia che precede l’appuntamento con i siciliani di Di Carlo. Quarti in classifica: «Dopo una vittoria importantissima come quella contro la Leonessa - esordisce il coach in conferenza stampa - ci aspetta un impegno davvero tosto. Capo è 4° in classifica e lo è dopo 23 partite: non c’è nulla di casuale nella posizione che occupa. È una squadra di qualità e sta facendo davvero bene». La disamina degli avversari è lunga e articolata: «Si parta da un grande giocatore come Drake Diener, che a Capo d’Orlando - come, del resto, ovunque abbia giocato - si è dimostrato capace di innalzare il livello dei compagni. Vicino a lui c’è una seconda punta come Dominique Archie, altra costante di una formazione che ha cambiato volto. Archie è molto versatile, ha una doppia dimensione: interna, perchè può far male in avvicinamento a canestro, ed esterna, con un tiro da fuori che dovremo obbligatoriamente tenere d’occhio. Accanto a loro c’è un gruppo di giocatori emergenti e molto interessanti». Quali? «In primis Ivanovic, il sostituto di Fitipaldo, che sta dimostrando di avere grandi qualità offensive e fiuto per il canestro: è un realizzatore e sa tirare anche da molto lontano. Poi c’è Tepic, che non è un terminale d’attacco vero e proprio ma è molto bravo a coinvolgere i compagni. Non dimentico nemmeno atleti come Laquintana, Delas, Stojanovic e Iannuzzi, tutte pedine che sono state in grado di crescere molto nell’arco della stagione». Su Iannuzzi, l’Artiglio spende qualche parola di più: «Lo allenai 5 anni fa nella nazionale sperimentale e mi stupì del fatto che non avesse ancora avuto la possibilità di giocare in serie A. Proprio 2 anni fa, quando ero qui a Varese, parlai di lui con Max Ferraiuolo: “Vai a vederlo ad Omegna - gli dissi - perchè è molto interessante e ne vale la pena». Il coach non lo dice, ma se pochi mesi dopo fosse stato confermato sulla panchina biancorossa, l’ala classe 1991 (208 cm) avrebbe potuto essere uno degli obiettivi di mercato. Tornando al qui e ora, la somma fa un avversario difficile, «da affrontare con una grande attenzione difensiva, rimanendo sempre concentrati su tutte le loro molte opzioni. Dall'altra parte del campo, invece, dovremo essere pronti ad attaccare le diverse difese che ci troveremo davanti». Fabio Gandini
  11. Quattro perle, un unico - vero - filo conduttore: la difesa. Il resto sono modi diversi di vincere, protagonisti che si alternano sul palco, un’affidabilità di fondo di alcune pedine e la fragorosa sorpresa di altre. La somma fa una crescita collettiva che le cifre certificano in maniera evidente: nelle ultime partite Varese ha tirato con il 55,7% da 2, il 41,5% da 3, ha segnato 84,3 punti di media, preso 37,1 rimbalzi, smazzato 16,3 assist, perso 11,5 palloni, conseguito un 94,3 medio di valutazione e subito 75 punti a gara. Prima la situazione era questa: i punti segnati erano 75,6, frutto di un 48% al tiro da 2 e di un 32,9% in quello da 3, corredati dallo stesso numero di rimbalzi (37,1), da 13,2 assist, da 15,6 palle perse, da un misero 73,7 di valutazione media e soprattutto da 81,7 punti subiti ad allacciata di scarpe. Un’altra vita, in un solo mese fa. Riviviamo le 4 vittorie che l’hanno cambiata Pistoia Quello contro Pistoia è un successo sudato al cospetto dei propri fantasmi: la Openjobmetis, prima di entrare in campo nel posticipo del lunedì, è ultimissima, staccata da Pesaro e Cremona. Sul parquet regna la paura, fino al tiro di Johnson che frustra ogni ulteriore tentativo di recupero di una The Flexx risalita fino al -4. Il gioco ne risente: Varese tira con il 26% da 3, segna solo 75 punti, perde 14 palloni ed è vittima di alcuni fuori giri offensivi personali di Eyenga e Maynor. Però difende - a uomo, in modo generoso, cambiando su tutti i blocchi, “volando” sugli aiuti - costruendo in tal modo il suo vantaggio e mantenendolo fino alla sirena. Individualmente spiccano i 15 rimbalzi di Anosike, i 7 assist di Maynor e i 23 cristallini punti del Dominique ex Alba Berlino. Avellino In Campania si va con speranze relative: i segnali di vita mostrati contro i prodi di Esposito confortano, ma non parrebbero sufficienti a spaventare la seconda in classifica. Invece la Openjobmetis riesce a sorprendere, partendo ancora una volta da una retroguardia avvincente. Stavolta è la tattica a farla da padrone: si va a zona e c’è tanta attenzione nelle transizioni difensive. Per la squadra di Sacripanti la trappola è servita: nel secondo tempo la Sidigas segna 26 punti in 20 minuti, subendo un parziale di 3-17 che cambia volto al match. L’attacco è corsa quando possibile e un uso magistrale dei giochi a due, con Maynor (16 punti e soprattutto 9 assist) che innesca la prova offensiva di Anosike (19 punti). Johnson, per una domenica, è spuntato dall’arco: ci pensano i suoi compagni, trovando un clamoroso 60% da 2, conseguito - tra l’altro - contro il centro più ingombrante e temibile della serie A (Fesenko). Pesaro Si ritorna al PalA2A ed arriva la vittoria della consapevolezza. Sudata ma alla fine assai convincente. Chi si aspetta la zona ad asfissiare gli avversari, trova invece una “uomo” che si esalta nelle prestazioni personali di Johnson ed Eyenga e che riduce Pesaro al lumicino nella ripresa: 9 punti concessi nel terzo quarto, 18 nell’ultimo, dopo averne subiti 51 nel primo tempo. Dall’altra parte della luna l’attacco funziona a meraviglia, sull’arco, all’interno di esso, a difesa schierata e in transizione: Varese tira ancora con il 60% da 2, ma stavolta ci aggiunge il 41% da tre e l’incredibile dato di solo 6 perse. Per Johnson sono altri 20, Maynor scrive 15+8 assist, Anosike ne fa 18, Eyenga 15 senza forzature. E mentre il mostruoso Ferrero ritorna semi-normale (ma il suo lo fa sempre in maniera encomiabile) si rivede Kangur, che suona la carica per tutti nel momento della rimonta. Brescia Per il ratto di Montichiari non servono tante parole: il ricordo è ancora fresco. E’ un successo che riassume tutti gli altri, come se Varese, dopo aver studiato, fosse riuscita a superare un esame complesso e multidisciplinare. C’è la zona che si alterna sapientemente alla uomo, c’è la difesa dedicata ad anestetizzare i pick and roll di Vitali con cambi rigorosi e ben portati, c’è l’attacco a due punte (Johnson e Maynor) con tanti piccoli ma importanti cammei a dare supporto. E c’è la solidità mentale acquisita che permette ai biancorossi di scappare prima e di non farsi recuperare del tutto in un palazzetto caldissimo poi. Da sottolineare a dovere, oltre alle “evidenti” 18 “bombe” di una squadra in stato di grazia, anche i 17 assist e i 39 rimbalzi, a vincere - ancora una volta - il duello sotto le plance. Quattro vittorie, quattro grandi Varese: la squadra di Attilio Caja, ora, sa fare (quasi) tutto. Fabio Gandini
  12. L’ultimo dei miracolati di Attilio Caja (vi ricordate il Johnson dell’inizio?) ha la mano torrida, la faccia di bronzo e la tendenza a mettersi in posa dopo aver bucato le retine avversarie, soprattutto quando conta. Si chiama Dominique Johnson e ne ha fatti trenta. Sì trenta. Dietro di lui una squadra vera, che segna, difende, soffre: una squadra di architetti, di scultori, di muratori (non conta chi sei o cosa fai: conta dove arrivi e dove gli altri arrivano grazie a te) che costruisce una casa coi fiocchi. Il capo-cantiere? Già lui: quello che ha preso un gruppo di uomini a terra e li ha portati a vivere una sera così. Si chiama Attilio Caja e queste gioie sono in primis le sue. Altro da scrivere? Sì: Varese batte Brescia dopo una partita vibrante, si allontana ancora di più dal fondo della classifica (+6, perdono sia Cremona che Pesaro) e dimostra al mondo di essere rinata. È la quarta vittoria di fila ed una goduria immensa. La cronaca È un florilegio di triple l’inizio di gara, con un Maynor ispirato da una parte e un Moore in evidenza dall’altra. La difesa della Leonessa, che passa spesso e volentieri a zona, è dura nonché sporca e provoca qualche palla persa di troppo tra i biancorossi, soprattutto in avvicinamento a canestro. È così che Brescia prova a scappare, prima con un altro bel canestro della sua guardia americana (14-10 al 6’), poi con un parziale tutto di Burns (20-15 al 7’). Varese non demorde e colpisce dall’arco con Cavaliero e Kangur, prima che il dardo di Moss “scriva” il 23-21 del 10’. L’inizio del secondo periodo è tutto di Kangur, che pareggia di tocco e trova - due minuti più tardi, ovvero dopo alcune buone difese da entrambe le parti - il vantaggio ospite ancora da sotto (23-27 al 13’). Caja si mette a zona e blocca le bocche da fuoco bresciane dopo il bombardamento del primo quarto, ma la Openjobmetis spreca parecchie occasioni di corroborare il vantaggio sul lato opposto del campo. Dal 13’ al 16’ non si segna, poi Moss risponde a un Pelle vigoroso a rimbalzo e preciso in lunetta (29-31 al 17’), quindi i canestri in successione ancora di Kangur, di Johnson e di Eyenga firmano il primo vero parziale del match (0-8, 31-39 al 18’). Di nuovo Moss prova a rispondere, ma è ancora Johnson sulla sirena a segnare da fuori e a fissare il 34-42 del 20’ (con il secondo quarto che si chiude con un eloquente 11-21 biancorosso). Si ritorna in campo e Dominique J. ricomincia da dove aveva finito: le sue due bombe a stretto giro di posta ampliano il margine di Varese (37-50 al 22’). La 3-2 ospite viene bucata da Landry, un tecnico a Johnson e il 4° fallo di Ferrero danno fiducia ai padroni di casa, ma ancora Johnson insieme a Maynor favoriscono un nuovo vantaggio in doppia cifra (44-55 al 25’). L’ex Alba Berlino è un’ira di Dio e ne mette altri 8 di fila che spingono la Openjobmetis fino al +18 (48-65 al 28’), prima che una sospensione di 15 minuti per un guasto al tabellone dei 24” raffreddi un po’ Varese e permetta alla squadra di Diana di ricucire parte del margine con Burns e Bushati (54-67 al 30’). Solo un antipasto di ciò che succede nel periodo finale: un 2+1 di Vitali e due triple di Burns e Bushati riportano Brescia addirittura a -5 (62-67 al 33’). Il colpo è duro e gli uomini di Caja tremano (66-69 al 35’), ma sanno che c’è solo un giocatore che può farcela a questo punto. Sì, è proprio lui, Johnson: altre due triple, ossigeno puro, per il 70-78 del 38’. Landry e Bushati non si arrendono, ma l’allungo è decisivo: Anosike e Maynor non sbagliano ai personali e dopo l’ultima preghiera di Moss è infine lui - sì, certo, chi volete che sia? - Re Johnson, a mettere la parola fine. Fabio Gandini
  13. L'Openjobmetis cala il poker sul campo di Brescia e certifica la sua definitiva uscita dalla zona calda. La truppa di Attilio Caja sbanca il PalaGeorge con una prestazione balistica di assoluto rilievo (18/35 da 3 di cui 8/14 del micidiale cecchino Dominique Johnson) e allunga a quota 6 il margine sulla zona retrocessione, oggi equidistante dai playoff. Obiettivo totalmente fuori portata per le occasioni sprecate in serie all'andata; ma oggi Varese merita ben altra posizione in classifica rispetto alla tredicesima attuale (sorpassata anche Caserta grazie al 2-0 negli scontri diretti). L'impresa a Montichiari 30 anni dopo l'ultimo hurrà esterno a Brescia (peraltro lontana dalla A per 28 anni...) è il segnale della consacrazione per la ritrovata solidità di Cavaliero e compagni. Un Maynor rifiorito sui livelli (offensivi) del 2014/15, che apre il fuoco in avvio e poi si dedica a ispirare i compagni, un Johnson letteralmente infuocato che propizia il maxi-break (dal 29-31 del 16' al 48-65 del 28') segnando 19 punti da sotto e da fuori, e un Kangur che lascia solo le briciole al capocannoniere Landry (8 punti sotto media e 2/8 dal campo). Il quarto successo in fila di Varese - non si vedeva una serie così lunga dalla Cimberio di Frank Vitucci - porta la firma dei due veterani in discussione fino al mese scorso, e dell'aggiunta in corsa che sta progressivamente dimostrando di valere fino all'ultimo centesimo lo sforzo - importantissimo - compiuto dal club di piazza Monte Grappa per sostituire il suo omonimo Melvin. Ma anche stavolta è il collettivo ad aver timbrato nel modo più efficace il cartellino per disinnescare i punti forti della Germani, primo tra tutti Luca Vitali che le scelte difensive di Caja (ottimo lavoro corale con i cambi sul pick&roll) hanno saputo limitare in maniera costante. Varese ha sofferto inizialmente la verve di Moore (20-15 al 7'), ma capitalizzando sin dall'avvio la circolazione di palla ben diretta da Maynor è stata agganciata a suon di triple (23-20 con 6/9 da 3 nei primi 10'). Poi, quando la difesa biancorossa - con Pelle a dare tanta sostanza interna - è salita di tono, l'OJM ha preso in mano il pallino del gioco (23-27 al 15') e ha piazzato un affondo bruciante quando il pistolero Johnson ha cominciato la sua micidiale sparatoria (34-42 al 20' con un dardo sulla sirena e poi la fuga progressiva fino al più 17 del 28'). Oltre al grande orgoglio di Brescia, a frenare la corsa a perdifiato di Varese ha contribuito anche uno stop di 10 minuti per un guasto tecnico al cronometro: una pausa che ha "raffreddato" la squadra di Caja e permesso di reagire alla Germani che, sospinta dalle triple di Bushati, è rientrata in scia fino al 66-69 del 35'. Provvidenziale un dardo di Maynor prima delle due magie di Johnson per il 70-78 del 38'; padroni di casa mai domi limando fino al 75-78 del 39', ma un libero di Anosike e un errore frontale dall'arco di Vitali hanno lanciato la fuga vincente dell'OJM, con un rimbalzo d'attacco convertito dal centro nigeriano a far tirare un sospirone di sollievo al centinaio abbondante di tifosi al seguito. Alla fine scambio di applausi tra giocatori e Curva Nord per una vittoria che proietta la squadra di Caja a 4 soli punti della quota salvezza "certi- ficata" dagli addetti ai lavori; ora il calendario si fa difficile (domenica arriva la rivelazione Capo d'Orlando, poi due trasferte a Cantù e Reggio Emilia). Ma, con questo piglio e questo Johnson, Varese inizia a far paura a tutti. Peccato che per i playoff sia tardi, ma meglio tardi che mai. Giuseppe Sciascia
  14. «Giochiamo contro una squadra a tre punte, piena di giocatori di energia e capace di condizionare gli avversari con la sua difesa. Ma non dovremo snaturarci: facciamo la nostra pallacanestro, usiamo le nostre armi». Bello avere un’identità, finalmente. Dopo mesi di sofferenze, dopo che tirare fuori il sangue dalle rape sembrava impresa più facile che dare un senso a questa Openjobmetis 2016/2017. Ed è altrettanto bello saper di potere fare affidamento su di essa nel presentarsi al cospetto di un nuovo, difficile impegno, giocandosi le proprie chance e non partendo necessariamente battuti. C’è Brescia-Varese all’orizzonte: Attilio Caja, come ogni venerdì, mette le carte in tavola. Cercando un collegamento tra ciò che è stato e ciò che sarà: «Della vittoria contro Pesaro va rimarcato il modo - esordisce il coach pavese - I ragazzi sono stati encomiabili nel voler recuperare il risultato e c’è stata da parte di tutti una carica incredibile e un grande spirito. E’ stata un’ottima giornata: le restanti otto partite dovranno seguire questa traccia e ho cercato di sensibilizzare la squadra in proposito. So che domenica ci saranno anche tanti nostri tifosi a Brescia: a loro voglio dire grazie, perché ci stanno dando tanta fiducia e noi vogliamo continuare a contraccambiarla». Il focus sugli avversari: «Non mi faccio ingannare dalle ultime battute d’arresto, la Leonessa nasconde tante insidie. Lo dice ciò che ha fatto nel girone d’andata e quello che ancora sta facendo: se ha perso qualche gara è perchè gli avversari hanno prodotto delle grandi prestazioni e sono stati più bravi, come accaduto con Brindisi. Brescia ha tre punte principali. La prima è Luca Vitali, un playmaker che nel nostro campionato è dominante, un giocatore che sa far rendere al meglio i compagni ma sa anche mettersi in proprio quando c’è bisogno. La seconda è Moss: grande esperienza, un vincente, un atleta che può ricoprire al meglio tutti i ruoli della difesa e trovare punti in modi diversi in attacco. Poi c’è Landry: lo considero fra i tre più forti della serie A. È un “4” con movimenti perimetrali, in grado di colpirti sia avvicinandosi al canestro che da fuori». Il contorno non è da meno: «Penso a Moore, a Burns, a Berggren. Sanno tutti dare una grande energia, fatta apposta per una squadra che corre, prende i rimbalzi e segna molto sugli scarichi. Brescia, oltretutto, è anche una formazione molto tattica: usa la zona “match up”, una zona che ti costringe a riflettere, un’arma che le ha dato tanto nel girone d’andata». E qui sta il punto: «Noi non dovremo comunque snaturarci. Giochiamo la nostra pallacanestro, andiamo in contropiede, pensiamo alla nostra di difesa. E poi stiamo molto attenti a rimbalzo, perché abbiamo dimostrato di poter cambiare le partite proprio con i rimbalzi. Facendolo contro Brescia, riusciremmo anche a spuntare una delle loro armi migliori». Fabio Gandini
  15. Dubbi e certezze. Dubbi: nessuno pensi che la corsa sia finita qui. Perchè ne manca di sofferenza a “far felici” le budella la domenica pomeriggio prima di alzare la bandiera della salvezza. Soprattutto in un campionato, vittima di un livello appiattito verso il basso, in cui non esiste alcunché di scontato. Certezze: la Openjobmetis Varese, all’alba del mese di marzo, ha finalmente trovato un’anima, collettiva come somma di quelle individuali, su cui contare. Non puoi prevedere il momento in cui un insieme di singoli diventa una squadra: ci sono assemblaggi tecnici e umani che ci mettono mezza giornata di ritiro per diventarlo e ce ne sono altri sui quali nemmeno la colla sa far presa. Di certo, quando la metamorfosi si compie, te ne accorgi: vinci contro Pistoia la partita della paura, da ultimissimo (non ultimo) in classifica; poi vai a vincere ad Avellino, contro la seconda della classifica di cui sopra, resistendo ai ritorni di un organico con tecnica e talento superiori; infine batti Pesaro nel match più importante della stagione, in recupero e contro un’avversaria mezza disperata e disastrata e quindi difficilissima da affrontare. Avere un’anima significa non mollare quando sei sotto, significa difendere insieme al compagno quando l’uno non può fare a meno dell’altro, significa essere in grado di tirare fuori una coscienza di gruppo capace di sopperire a qualunque mancanza: di talento, nelle percentuali di tiro, nell’esecuzione dei giochi. Significa svoltare. Più forti delle difficoltà Varese ha la meglio su Pesaro dilagando nel finale (finisce 93-78 con dieci punti a referto nell’ultimo minuto) e si scopre finalmente dentro, per la felicità di un palazzetto pieno (4474 paganti) e di chi la speranza non l’ha mai persa. Ora la graduatoria, si parta da qui, fa meno paura: il confronto diretto con i marchigiani è sul 2-0 e Cremona perde in casa contro Capo d’Orlando, combinazione che regala ai biancorossi il +4 sull’ultimo posto e sulla stessa Consultinvest. Poco sopra, Cantù vince a Caserta, va a 18 (+2 su Varese) e inguaia gli stessi campani nella lotta per evitare la retrocessione. Sì è ancora lunga, ma in compagnia si sta decisamente meglio. Avere ragione di Ceron e compagni non è stato per nulla facile, e non solo per la prevedibile scossa data dal cambio di allenatore avvenuto in settimana (via Bucchi, dentro Leka). Tanti e tanto grandi sono i grattacapi, anche tattici, per i biancorossi, tali da farli sudare per 35 minuti abbondanti, tali da scrivere un +9 Pesaro all’intervallo e un +11 nel terzo quarto. La marcatura di Jones (25 punti e 10 rimbalzi) in primis: Caja prova a chiedere gli anticipi, ma questi vengono facilmente elusi e gli aiuti - talvolta in ritardo - servono a poco. I rimbalzi, poi: Varese soffre maledettamente la presenza fisica degli uomini di Leka e concede quei secondi tiri sui quali gli ospiti costruiscono il loro allungo. Il pick and roll, infine: la bidimensionalità dello stesso Jones diventa un problema enorme per Anosike, costretto a uscire dall’area troppo spesso per i suoi gusti. Maestro Artiglio Se a tutto questo si aggiungono diversi passaggi a vuoto, quantomeno in retroguardia, nei primi venti minuti, ecco sviscerato il resoconto completo di tutte le difficoltà. Dalle quali Cavaliero e sodali escono di squadra nel secondo tempo. Dopo aver subito 29 punti nel secondo quarto (51 al 20’), la pressione sulla palla confonde le idee ai registi Consultinvest e instrada una rimonta più difensiva che offensiva: 18 punti concessi nella terza frazione, addirittura 9 nell’ultima. L’attacco, per nulla disprezzabile nemmeno nei venti minuti inaugurali (60% da 2 e 41% da tre le cifre finali, con l’incredibile dato di sole 6 palle perse), da una retroguardia del genere trova linfa vitale e velocità, sorpassando i marchigiani e completando l’opera nel finale. Un’opera a tante mani. Quelle di Johnson (20 punti, 50% da tre), killer nei momenti decisivi davanti e autore di frangenti monumentali dietro. Quelle di Eyenga, messo sul secondo osservato speciale dei biancorossi rivieraschi, Thornton: il congolese, ben gestito da Caja con i falli, lo cancella dal campo. E fa il suo in attacco (15 punti). Quelle di Anosike, che - in un match difensivamente complicato per lui - tira fuori una prova da 18+11 (recuperando a rimbalzo nel finale) e da 8/8 (!) ai tiri liberi. Quelle di un Kangur in netta ripresa, ieri assai più efficace di Ferrero nel secondo tempo per la conformazione fisica dei contendenti. Quelle di Maynor, infine, comandante in capo con le stellette al petto della classe e del talento: 15 punti, 8 assist, i canestri giusti, una leadership offensiva imprescindibile. Una squadra, insomma. Che in due mesi ha preso il posto del deserto grazie al lavoro (lungo, faticoso, duro) dell’Artiglio da Pavia. Se oggi Varese ha un’anima - là dove c’erano solo egoismi, confusione, incapacità di credere in se stessi e nei compagni - lo deve soprattutto a lui. Fabio Gandini
  16. L'Openjobmetis abbatte Pesaro con un quarto periodo arrembante e torna a godersi gli applausi scroscianti del PalA2A. La compagine di Attilio Caja ribalta con 15 minuti ad altissimo coefficiente di intensità difensiva (9 punti concessi nel quarto periodo) un match che aveva preso una brutta piega (50-61 al 25') e allunga a quota 3 una serie positiva che allontana finalmente i biancorossi dalla zona retrocessione. Il 2-0 negli scontri diretti con Pesaro è un punto fermo d'importanza capitale nella volata per evitare l'ultimo posto, ora distante 4 lunghezze visto il contemporaneo scivolone casalingo di Cremona contro Capo d'Orlando. Il primo spareggio salvezza contro la Consultinvest evidenzia nel modo più convincente gli effetti ormai stabili della cura-Caja: la matrice della vittoria biancorossa porta la firma della difesa e della coralità, sia pure con modalità differenti rispetto alla partenza rombante contro Pistoia e al largo uso della zona decisivo ad Avellino. Stavolta l'OJM graffia quando trova le contro- misure - prima con Pelle e Kangur, poi con un sontuoso Anosike - contro il poliedrico talento di Jones. E gira il senso del match quando Eyenga calza gli stivali delle sette leghe, monetizzando ripetutamente in contropiede il predominio a rimbalzo dei secondi 20' (12-21 a metà gara per Pesaro ma 23-15 dopo la pausa lunga). Bravi i biancorossi a non disunirsi sotto la pioggia di canestri pescati da situazioni casuali del secondo quarto (33-42 al 16' e 42-51 al 20' con tripla allo scadere di Thornton). Ed a trovare la prima fiammata a suon di giocate di energia e reattività in grado di accendere il PalA2A che ha risposto alla grande all'appello del match-chiave (record stagionale i 4.474 paganti). Johnson e Pelle i protagonisti del break per il primo sorpasso (63-62 al 29' con un 13-1 in 3'), poi Maynor sale in cattedra segnando e facendo segnare (Anosike in primis, ma anche Eyenga). Quarto periodo da 26-9 per Varese capace di strappare applausi a scena aperta ai tifosi con una serie di iniziative vincenti del play ex Oklahoma City per il decisivo affondo dal 74-73 del 34' all'87-77 del 38'. Alla fine entusiasmo alle stelle a Masnago, come non capitava ormai da tantissimo tempo. E meritati cori personalizzati della Curva Nord per Attilio Caja. Il compito di far diventare... tondo un insieme di singoli "quadrati" - per propensione individuale e attitudine difensiva - sembrava impossibile. Ma dopo due mesi e mezzo di lavoro certosino per ottimizzare le risorse disponibili, l'Openjobmetis delle ultime tre settimane è diventata una squadra vera. Con i suoi pregi e i suoi limiti, ma sicuramente con un'identità corale ben radicata che non è abituale vedere in un gruppo nel quale gli stranieri occupano i ruoli chiave. L'ultimo e decisivo tassello inserito nel mosaico è Christian Eyenga, che si è tolto di dosso i panni della prima punta sposando il ruolo di leader difensivo già cucitogli addosso due anni fa da "Artiglio". La strada per la salvezza è ancora lunga con 5 trasferte nelle ultime 8 gare, ma il passo avanti di ieri è fondamentale per alimentare la fiducia dell'ambiente. Ed ora la palla passa alla società in vista degli Stati Generali del consorzio: ieri Gianfranco Ponti era in parterre in qualità di semplice tifoso, qualsiasi evoluzione passa dallo snodo determinante di giovedì. Ma con tre vittorie e mezza salvezza in tasca qualsiasi ragionamento sul futuro format della società si affronterà con molta più serenità. Giuseppe Sciascia
  17. Attilio Caja non cambia la ricetta vincente per l'Openjobmetis a dispetto del peso specifico della posta in palio. La chiave tattica della sfida di domani contro Pesaro sarà la stessa che ha permesso a Varese di conquistare la prima mini-striscia vincente della stagione 2016-17: difesa, coralità e concentrazione sono le priorità richiamate dal coach pavese alla vigilia del primo spareggio-salvezza al PalA2A. «La settimana di lavoro è stata estremamente positiva per arrivare al meglio al match contro Pesaro: siamo consapevoli dell'importanza dell'impegno, trattandosi di uno scontro diretto casalingo. Il copione però non cambia: dovremo giocare una gara consistente sulla falsariga delle ultime due, soprattutto dal punto di vista difensivo, e dovremo avere un approccio difensivo molto importante per limitare il talento offensivo di una squadra che può contare su giocatori come Thornton e Jones». Il tecnico di Varese prova a ipotizzare le possibili evoluzioni tecnico-tattiche in casa pesarese dopo la recentissima svolta in panchina con l'avvicendamento di Piero Bucchi con Spiro Leka: «Le ragioni del cambio le conoscono solo loro dall'interno; sul piano tattico c'è la possibilità che il nuovo coach rimetta in gioco Zavackas o Gazzotti da ala forte dopo che nell'ultimo periodo avevano utilizzato molto due lunghi veri come Jones e Nnoko, e ci prepareremo all'eventuale utilizzo della zona da parte loro. Ma in ogni caso dovremo essere pronti per disputare una partita importante a livello fisico, mettendo grande energia a rimbalzo per impostare un match all'insegna del ritmo. Insomma quel che serve ad una squadra come la mia, che basandosi su una forte impronta difensiva dovrà cercare il più possibile la transizione per far muovere gli avversari e disputare una partita dai contenuti agonistici vibranti». In ogni caso il tecnico pavese evita di pensare troppo alle eventuali novità in casa Consultinvest, preferendo lavorare sulle certezze progressivamente acquisite da Varese: «Dobbiamo concentrarci sulle nostre cose, proseguendo con fiducia sul percorso che stiamo portando avanti da due mesi e mezzo: pensare a quel che fanno gli altri rischia di disperdere energie nervose, guardiamo alle cose concrete cercando di aumentare ulteriormente la continuità difensiva messa in campo a buoni livelli contro Pistoia ed Avellino». E Caja auspica di riuscire a "fare filotto" per alimentare ulteriormente la spirale positiva della fiducia cresciuta dopo le vittorie contro Pistoia e Avellino: «La squadra ha ancora margini di crescita sul piano della fluidità offensiva, ma se domani riusciremo a fare risultato sarà un segnale molto impor- tante: battere Pesaro non significherebbe aver risolto definitivamente i nostri problemi, ma aumentare a quota 3 la striscia aumenterebbe a dismisura la fiducia e la consapevolezza nell'efficacia del sistema. In ogni serie positiva la vittoria successiva vale di più di quella precedente, vogliamo concretizzare e non vanificare quanto di buono fatto nelle ultime settimane». Giuseppe Sciascia
  18. L'Openjobmetis teme l'effetto-scossa in casa Consultinvest dopo la clamorosa svolta sulla panchina marchigiana con la risoluzione consensuale ufficializzata mercoledì con Piero Bucchi e la promozione a capo allenatore dell'assistente Spiro Leka. Il precedente che fa paura a Varese è quello del derby del 2 dicembre contro Cantù: l'allora Red October si presentò al PalA2A in piena crisi dopo le dimissioni di Rimas Kurtinaitis e la promozione ad interim di Kyrill Bolshakov. Ma la scossa per l'addio di un allenatore che evidentemente era poco gradito dal gruppo diede una carica inattesa ai canturini che sbancando Masnago misero in seria difficoltà la posizione di Paolo Moretti (bocciato nel CdA dell'8 dicembre l'avvicendamento con Caja dopo la sconfitta di Villeurbanne, l'operazione slittò di 15 giorni alla mattina del 23). Allo stesso modo l'effetto-scossa, sia pure più "dilatato" nei tempi, fu fatale a Cremona: Paolo Lepore, subentrato il 19 dicembre a Cesare Pancotto, vinse infatti il 2 gennaio la sua prima partita casalinga da head coach contro il suo ex capo allenatore Attilio Caja. Più che altro Varese teme l'imprevedibilità di sfidare una squadra che alla prima uscita col nuovo allenatore non dà punti di riferimento nella preparazione tattica della partita. Di certo l'Openjobmetis, che ha lavorato anche ieri a ranghi completi, avrà due certezze importanti sulle quali fare affidamento per disinnescare l'effetto-scossa. Il primo è il pubblico: le prevendite stanno andando a gonfie vele, sfiorando i mille biglietti già venduti (contando la quota abbonati si viaggia già attorno alle 3800 presenze garantite) a due giorni dalla chiusura. Il secondo è legato all'identità ben definita che la compagine biancorossa ha ormai messo a punto in due mesi e mezzo di "cura-Caja", rispetto ad una Consultinvest che ha inserito da due sole settimane la guardia titolare Hazell, si presenterà domenica a Masnago con la nuova gestione Leka-Cioppi e si accinge da martedì prossimo a inserire il secondo rinforzo Rotnei Clarke per l'attuale play titolare Ryan Harrow. L'auspicio è che il tagliando effettuato da Varese nella pausa per la Coppa Italia abbia lo stesso impatto positivo delle tre precedenti stagioni: il rush finale positivo dopo due terzi di stagione balbettanti è ormai un copione consolidato in casa biancorossa. Si iniziò nel 2013-14, con Stefano Bizzozi subentrato a Fabrizio Frates che chiuse con 5 vittorie su 10 partite dopo le 8 nelle prime 20 del coach milanese. Nel 2014-15 Attilio Caja vinse 6 delle ultime 11 gare traghettando l'OJM alla salvezza dopo il 6-13 del suo predecessore Gianmarco Pozzecco. Lo scorso anno niente svolta in panchina ma in cabina di regina: con Chris Wright sul ponte di comando Varese vinse 7 delle ultime 11 gare dopo il 7-12 totalizzato al pit stop per le Final Eight. Ora la truppa di Caja ha inaugurato il rush finale con 2 vittorie consecutive: fare tris domenica con Pesaro significherebbe accelerare in maniera potenzialmente decisiva verso la salvezza dopo il record di 5 vittorie e 14 sconfitte - il peggiore delle ultime 7 stagioni - con cui si era giunti alla pausa per la Coppa Italia. Giuseppe Sciascia
  19. L'Openjobmetis più bella della stagione sorprende la seconda forza Avellino con un secondo tempo di grandissimo spessore difensivo. Impresa tanto inattesa quanto meritata per la truppa di Attilio Caja, che espugna il PalaDelMauro con una prova di grande spessore tecnico e mentale e lascia l'ultimo posto della classifica in vista del primo spareggio salvezza di domenica contro Pesaro. Dopo 21 giornate di campionato, Varese festeggia la prima striscia vincente stagionale, dando continuità alla vittoria nel posticipo contro Pistoia su un parquet dove un mese e mezzo fa era caduta la corazzata Milano. Successo fortemente voluto dai biancorossi grazie ad una condotta di gara lucida e grintosa: l'alternanza di uomo e zona 2-3 proposte da Attilio Caja spegne la luce per gli irpini, che dopo i 49 punti col 58% dal campo fatturati all'intervallo ne producono solo 26 con il 29% da 2 e il 31 % da 3 nei secondi 20'. OJM letteralmente rigenerata dopo la pausa lunga, con Ferrero ed Eyenga a sprigionare una quantità inesauribile di energia e sviluppare un ficcante contropiede decisivo per il break di 3-19 con il quale i biancorossi hanno girato il senso del match (dal 49-40 del 20' al 52-59 del 27'). Ma già in avvio la truppa di Caja aveva mostrato un piglio efficace, con il filo tessuto con costanza sull'asse Maynor-Anosike (9 assist per il play; 8/10 da 2 per il centro nigeriano) che aveva messo a nudo i limiti difensivi di Fesenko e l'assenza pesante del suo alter ego Cusin. Avellino aveva però scardinato il primo giro di zona biancorossa con i dardi degli atipici Leunen e Zerini e le folate di un Ragland poi limitato dai falli (49-40 al 20'). Ma la vecchia ricetta "difesa&contropiede" ha permesso all'OJM di ripartire di slancio dopo l'intervallo; e i giochi a due tra Maynor e Anosike (o Pelle), croce offensiva dell'era Moretti, sono diventati delizia anche grazie a qualche invenzione dal cilindro del regista statunitense (tripla da 8 metri ad altissimo coefficiente di difficoltà del 63-72 al 35'). Poi nel finale i quattro piccoli proposti da Caja, con Cavaliero di supporto a Maynor ed Eyenga a farsi valere nell'1 contro 1 contro Leunen (canestro della staffa del 73-80 a meno 19" dopo una sanguinosa persa sulla rimessa a metà campo con 31" da giocare), hanno messo il sigillo ad una vittoria dal peso specifico davvero enorme. Prima di tutto perché dimostra con i fatti la crescita tecnica e mentale della squadra nella gestione-Caja: il tagliando nella pausa per la Coppa Italia ha fatto scattare il click giusto all'interno del gruppo, che ha saputo mettere in atto in maniera ottimale il piano partita - attaccare Fesenko sul pick&roll e togliere ritmo alle punte della Sidigas con una zona mobilissima sui lati ma "flottata" a centro area - preparato dallo staff tecnico. E poi ribadisce la solidità di un impianto di gioco nel quale ognuno sembra aver trovato la sua dimensione nelle pieghe di un collettivo ben oliato: il cammino verso la salvezza è ancora lungo, ma la strada è tracciata con chiarezza davanti a Cavaliero e compagni. Ora arrivano due appuntamenti chiave dentro e fuori dal campo: domenica lo spareggio contro Pesaro, e poi il 16 marzo gli "Stati Generali" del consorzio per decidere se aprire le porte al "socio forte" (sia esso Gianfranco Ponti o altre eventuali alternative al momento "coperte"). Ma arrivarci con mezza salvezza in tasca, in caso di filotto di vittorie a quota 3 con tanto di 2-0 negli scontri diretti sulla Consultinvest, sarebbe il miglior viatico per programmare un futuro meno condizionabile dall'alea delle scelte tecniche... Giuseppe Sciascia
  20. L'Openjobmetis misura la solidità del suo impianto di gioco sul campo della seconda forza Avellino. Oggi al PalaDelMauro (palla a due alle ore 18.15) la compagine di Attilio Caja proverà a sfidare la quotata Sidigas di Pino Sacripanti, che guida il plotone delle inseguitrici della fuggitiva Milano nel rush finale verso i migliori piazzamenti del tabellone playoff. Impegno sulla carta proibitivo per Cavaliere e compagni sul campo di un'avversaria che al gran completo avrebbe fisicità e profondità per provare a sfidare la corazzata EA7 ed a correre sino in fondo nell'avventura in Champions League. Però, Varese ha il dovere e la necessità di cercare punti su qualsiasi parquet nella sua volata-salvezza che riparte dall'ultimo posto nonostante la vittoria scacciacrisi nel posticipo contro Pistoia. Dunque, dovrà provare a mettere granelli di sabbia negli ingranaggi di una Sidigas decisa a consolidare il suo ruolo di seconda forza e sfatare il tabù (tre sconfìtte in fila tra Coppa Italia, campionato ed Europa) legato l'innesto ad effetto di David Logan, la guardia già campione d'Italia 2014/'15 con Sassari, prelevata con un investimento massiccio tra ingaggio e buyout dal Lietuvos Rytas. Più che il risultato finale, conterà l'atteggiamento che la squadra di Caja saprà mettere in campo al PalaDelMauro: servono conferme relativamente capacità di esportare anche lontano da Masnago la mentalità operaia decisiva lunedì scorso, spazzando via i dubbi emersi nell'ultima trasferta di Brindisi con una prova che corrobori l'ambiente in vista dello spareggio casalingo di domenica contro Pesaro. Le chances di fare bottino sul parquet della Sidigas sono poche, ma Varese deve dimostrare il suo spessore mentale ancor prima che tecnico. E farsi trovare pronta a cogliere l'occasione, qualora la truppa di Pino Sacripanti dovesse affrontare con sufficienza l'impegno contro l'ultima della classe, spostando l'attenzione verso il retour-match di mercoledì nel derby italiano degli ottavi di Champions League contro Venezia. Di certo l'Openjobmetis si è preparata al meglio per il match di oggi, con una settimana di allenamenti a ranghi completi per impostare una partita all'insegna di applicazione mentale e sacrificio. La Sidigas ha grande potenziale offensivo col talento perimetrale di Ragland e del neoacquisto Logan, cui abbina la freschezza atletica degli esterni Randolph e Thomas e la potenza fisica del mastodontico Fesenko (64,3% da 2 per il centrane ucraino da 216 centimetri per 130 chili). Ma Pino Sacripanti le ha dato un volto più votato alle esecuzioni e alla lucidità che ai punteggi alti (terza difesa della serie A a 74.7 punti di media). Nelle ultime settimane Avellino sta pagando dazio per l'assenza di Marco Cusin, vittima di una frattura alla mano destra che lo terrà ai box sino a fine marzo: senza il centrane azzurro, Sacripanti deve chiedere sforzi extra a Fesenko, per fermare il quale sembra prevedibile un massiccio uso della difesa a zona anche nell'ottica di proteggere Maynor contro il folletto Ragland. Pronostico chiuso per Varese? No, se la squadra di Caja riuscirà a sorprendere la Sidigas alzando i ritmi grazie all'aggressività della difesa e al presidio dei rimbalzi. Altrimenti il destino dei biancorossi rischia di essere segnato... Giuseppe Sciascia
  21. «Dobbiamo cercarlo questo risultato. Mettiamoci il fisico e usiamo la testa: facciamoci trovare pronti». Sull'onda lunga della vittoria ottenuta lunedì scorso contro Pistoia, la Varese di Attilio Caja prova a sognare un colpaccio che scompaginerebbe le carte della corsa salvezza: rubare due punti alla Scandone Avellino, seconda in classifica. La differenza tra le due squadre, la graduatoria stessa e il buon senso al momento non consentono di andare oltre l'irrazionalità del desiderio: per trasformarlo in realtà servirà la partita perfetta. «Veniamo da una settimana di lavoro corta ma positiva - ha detto Caja nella consueta conferenza stampa del venerdì - iniziata con una vittoria che ci ha dato fiducia e morale, dimostrando che stiamo facendo le cose per bene. Contro Pistoia, la prima di undici finali per noi, l'approccio è stato quello giusto, la difesa è stata solida e attenta: siano queste delle indicazioni per il futuro». A cominciare da quello prossimo: «Siamo consapevoli di come Avellino sia un impegno molto difficile da affrontare - continua il coach - Giocheremo contro una squadra che punta ad arrivare seconda in campionato, che ha fatto un'ottima stagione lo scorso anno e, sull'onda lunga di questa, ha concluso un mercato brillante, ben orchestrato da Nicola Alberane. Il ds forlivese, deus ex machina della Sidigas, che proprio ieri - su queste colonne -aveva elogiato il lavoro di Caja con Varese (nota di servizio: i due erano pronti a collaborare due anni fa, poi qualcuno decise di cacciare Caja dal Sacro Monte e il manager non riuscì a liberarsi dal suo contratto con Roma...), prende giusto merito alle propria bravura nelle parole dell'allenatore pavese: «Ci ha visto ancora bene... Ha perso l'mvp del 2015/2016 Nunnally, che si è accasato al Fenerbahce, ma è riuscito lo stesso a costruire una squadra molto competitiva. Ora ha preso anche Logan, a dimostrazione che Avellino non vuole lasciare nulla di intentato». Insomma: in Irpinia sarà dura. «Hanno grande atletismo tra gli esterni e fisicità sottocanestro, con Fesenko. Noi dovremo metterci il fisico ed essere aggressivi, ma anche usare la testa, per sporcare le tante opzioni della formazione di Sacripanti». Si riparte dalla difesa, chiave di volta, anche psicologica, del successo contro la The Flexx: «Quando a livello di talento sei inferiore agli avversari, e ancora di più quando giochi in trasferta, la difesa diventa fondamentale, insieme al controllo dei rimbalzi. Rispetto alla gara contro i toscani, però, mi aspetto dei miglioramenti in attacco, non solo nella costruzione del gioco, ma anche nella sua finalizzazione, che è questione di fiducia. Sarà questo il passo avanti» La Scandone viene da tre sconfitte consecutive (Sassari in coppa Italia, Brescia in campionato e Venezia in Champions) e vivrà la partita contro Varese come intermezzo tra l'andata e il ritorno dei playoff continentali. Un piccolo vantaggio per noi? «Non credo - conclude Caja - Avellino è squadra abituata a questi ritmi». Fabio Gandini
  22. L'Openjobmetis ritrova il sorriso al PalA2A e non fallisce il primo appuntamento col treno-salvezza. La compagine di Attilio Caja interrompe un digiuno casalingo di oltre due mesi e mezzo (ultimo hurrà in campionato datato 10 dicembre), piegando la rivelazione Pistoia con 30 minuti di applicazione difensiva graffiante e un finale da leader di Dominique Johnson (10 punti negli ultimi 3'30" compresa la tripla della staffa sul 71 -64 a meno 1'05"). Vittoria tanto importante quanto sofferta per una Varese costretta a fare bottino dalle imprese delle dirette rivali Pesaro e Cremona: se la necessità di non fallire il colpo ha visibilmente pesato sulla fluidità dei biancorossi (27% da 3 e 60% in lunetta), l'atteggiamento grintoso profuso da Cavaliero e soci è stato all'altezza dell'importanza della posta in palio. Determinante soprattutto l'energia iniziale, con l'ottimo impatto dalla panchina di Pelle e Kangur a creare il primo strappo dopo un avvio a fari spenti sui due fronti (27-13 al 14' dopo il 10-9 dell'8'). Varese ha costruito molto, con un Maynor alterno ma comunque abile nell'innescare a turno Anosike e Pelle, e una supremazia territoriale a rimbalzo che è stata sostanziosa per 30 minuti (44-40 finale, ma 19 punti e 22 "carambole" totali" per i due centri biancorossi) ad accendere spesso e volentieri il motore del contropiede. Brava l'Openjobmetis ad interpretare il match con il piglio richiesto da Caja, con un costante lavoro per spegnere i terminali toscani Boothe e Petteway (3/21 in due e 11 punti rispetto ai quasi 26 di media). Ed è stato comunque lo stesso Maynor, pur sistematicamente punito da Moore dall'arco con una difesa troppo permissiva, a riaccendere la luce con una serie di iniziative pregevoli per respingere il primo assalto toscano (51-36 al 27' dopo il 40-35 del 23'). Ma quando i ragazzi di Esposito hanno allungato la difesa, approfittando del calo di Maynor e dei passaggi a vuoto di un Avramovic totalmente fuori fase, l'inerzia della partita ha rischiato di invertirsi con gli assetti più dinamici scelti dal coach ospite che hanno girato il senso del match a rimbalzo e nei ritmi. Senza più benzina per il contropiede e dovendo attaccare a metà campo contro una difesa aggressiva, Varese ha mostrato ancora tremori evitabili consentendo a Pistoia di tornare in partita dopo aver pressoché dominato per tre quarti. Provvidenziali i 3 minuti di sostanza in regia Bulleri con un jumper prezioso per tenere a distanza gli ospiti (63-54 al 36' ); e quando gli spettri delle sconfitte in serie hanno rischiato di giocare un brutto tiro all'Openjobmetis con Pistoia che ha ricucito fino al 68-64 ameno 1'22", è stato "Dom" Johnson a vestire finalmente i panni del trascinatore (prima vittoria a Masnago in campionato anche per la guardia ex Alba Berlino oltre che per Caja), risolvendo prima in lunetta e poi dall'arco l'impasse della manovra varesina quando Maynor è stato progressivamente soffocato dai toscani. Non certo un Picasso, ma vista l'importanza della posta in palio non c'era da andare troppo per il sottile; e una vittoria figlia di una prova tutta sudore, applicazione e intensità dimostra che l'Openjobmetis ha colto il succo dell'importanza della missione-salvezza, scaldando con il suo atteggiamento combattivo la platea di un PalA2A che ha sostenuto con calore gli sforzi biancorossi. L'auspicio è che l'iniezione di fiducia del ritorno al successo casalingo sblocchi un attacco ancora troppo alterno; ma se Masnago torna ad essere un fortino, l'arduo cammino salvezza avrà trovato una stella polare attraverso la quale orientarsi nella giusta direzione... Giuseppe Sciascia
  23. L'Openjobmetis lancia la volata salvezza nel posticipo di stasera contro Pistoia. Match delicatissimo per la truppa di Attilio Caja, decisa a rompere il digiuno al PalA2A (che dura dal 10 dicembre) davanti alle telecamere di SkySport 2: palla a due alle ore 20.45. Per i biancorossi sarà una tappa obbligata nella rincorsa alla permanenza in serie A, specie dopo le imprese casalinghe a pronostico avverso di Cremona e Pesaro contro Venezia e Sassari che hanno lasciato Varese sola all'ultimo posto. Il peso specifico della posta in palio è pesantissimo, non solo per i risultati negativi dagli altri campi, ma soprattutto per il rilievo determinante dell'impegno di stasera dopo l'ultimo "tagliando" effettuato durante la pausa per la Coppa Italia. Se il fattore-campo deve essere la certezza assoluta sulla quale fare affidamento nel rush finale delle 11 partite mancanti, la sfida contro la rivelazione The Flexx - che si presenta a Masnago col peggior record esterno della serie A: una sola vittoria su 9 uscite in trasferta - è una partita nella quale l'OJM dovrà dimostrare di possedere le certezze tecniche e mentali necessarie per condurre in porto la difficile missione-salvezza. Solo una vittoria supporterà concretamente l'efficacia della ricetta tutta lavoro e coralità impostata da Caja per guarire i mali di questa Varese cresciuta sul piano del gioco ma ancora troppo alterna e soprattutto fragile sul piano della continuità. I biancorossi giocheranno con le spalle al muro, consapevoli che una eventuale sconfitta brucerebbe il credito acquisito in due mesi di cura-Caja acuendo lo psicodramma di una piazza già sull'orlo di una crisi di nervi per la situazione complicatissima, anche perchè (colpevolmente) sottovalutata quando tra ottobre e novembre c'era margine per rimediare. E renderebbe improcrastinabile quel ricorso al mercato che finora è stato congelato come jolly da utilizzare in caso di estrema necessità. La squadra è al momento della verità, dovendo dimostrare sul campo che vale più dell'attuale classifica e il senso di responsabiltà nei confronti dell'ambiente di Varese sul quale il coach pavese ha fatto leva dopo la sconfìtta contro Brindisi darà al gruppo la motivazione decisiva per evitare la retrocessione in A2. Il rientro di Anosike e Bulleri, assenze pesanti in occasione dello scivolone pre-Final Eight a Brindisi, consentirà a Caja di ristabilire le gerarchie tecniche che avevano prodotto spunti convincenti sul piano del gioco prima del tonfo del PalaPentassuglia. Determinante l'esito del duello a rimbalzo contro una squadra dal "tonnellaggio" elevato come la The Flexx, col lungo tiratore Boothe (12.7 punti e 4.9 rimbalzi) e il massiccio Crosariol (9.7 punti e 5.6 rimbalzi) come punti di riferimento interni. Il motore dei toscani è l'affidabile play Moore ( 10.6 punti e 5.3 assist), il fuciliere è l'agile ma alterno Petteway (13.3 punti) ma in generale Pistoia è temibile per la sua capacità di mordere in difesa e alternare gli assetti tra stazza e dinamismo. La squadra di Esposito, già ben oltre le aspettative e con la chance di rincorrere il sogno playoff, potrà giocare a mente sgombra al contrario di una OJM obbligata alla vittoria. I biancorossi sapranno trasformare la tensione in energia positiva, come richiesto prima del match da Attilio Caja? Se il campo dirà sì, sarà un segnale importante in chiave salvezza. Altrimenti suonerà l'allarme rosso con necessità di rinforzi immediati per evitare il baratro. Giuseppe Sciascia
  24. Attilio Caja punta sulla difesa e sull' importanza della posta in palio per dare la carica all'Openjobmetis in vista del delicato impegno casalingo di lunedì contro Pistoia. «Preparazione molto lunga per una partita importantissima: dovremo impostare la partita sulle basi di una grande energia difensiva. Conoscendo il peso della posta in palio e le qualità di Pistoia, che a sua volta ama correre, sarà fondamentale mettere attenzione costante in retroguardia per prendere poi ritmo e fiducia sul fronte offensivo. Noi saremo in casa, dovremo giocare una partita aggressiva e coraggiosa, trasformando la tensione per la posta in palio in un grande impatto emotivo». Il coach pavese non si fida del ruolino di marcia negativo dei toscani lontano da casa (1-8 in trasferta contro il 9-2 in al PalaCarrara): « È un dato indicativo, come però lo è anche il nostro record negativo in casa. Però, a questo punto contano più l'aspetto mentale, la serietà della preparazione e la consapevolezza del momento del campionato più che l'aspetto tecnico. Servirà grande attenzione, supportata però da buone percentuali: ultimamente abbiamo costruito bene ma tirato male. E questo non ci ha aiutato». Caja confida infine che sbloccare il digiuno a Masnago (ultima vittoria in campionato datata 10 dicembre contro Reggio Emilia) possa aiutare la squadra ad esprimersi meglio: «Dal punto di vista tecnico facciamo cose di buon livello sui due lati del campo. L'aspetto delle percentuali dipende dalla fiducia. Una vittoria ci aiuterebbe a rendere la palla più leggera e guadagnare sicurezze, sbloccandoci a livello offensivo». Giuseppe Sciascia
  25. Concentrazione, controllo dei ritmo, lotta a rimbalzo e pragmatismo per esaltare la coralità ritrovata dall'Openjobmetis sul campo di una squadra votata all'attacco come l'Enel. Brindisi contro Varese significa anche Meo Sacchetti contro Attilio Caja, allenatori che danno identità abbastanza antitetiche alle rispettive squadre; il coach pavese esorta prima di tutto i suoi ad affrontare la trasferta in Puglia con lo stesso piglio di quella di Caserta. «Andremo in campo con l'intento di dare il massimo per fare risultato. A questo punto della stagione non importa se si gioca in casa o fuori: ogni gara può essere quella buona per concretizzare il lavoro che stiamo portando avanti, dunque serviranno concentrazione e convinzione per provare a fare bottino, pur consapevoli del valore dell'Enel che settimana prossima sarà una delle protagoniste delle Final Eight». Brindisi è squadra di grandi attaccanti, per fare il colpaccio servirà una grande difesa... «Giocare una partita molto importante in difesa è la base per provarci: sfideremo il secondo attacco del campionato e la priorità sarà quella di fermare una squadra di grande talento, con un quintetto base che viaggia interamente in doppia cifra. Ci sono giocatori con grande atletismo e qualità offensive, penso soprattutto a M'Baye che è una delle migliori sorprese della serie A, un lungo che gioca come una guardia viste le sue doti in palleggio. Lo stesso Scott è un attaccante di primaria importanza, poi c'è Goss che ha esperienza e leadership oltre che qualità». Altra chiave di volta del match sarà il duello a rimbalzo, ci sarà l'ex di turno Anosike? «O.D. ha accusato problema alla schiena in settimana ma ha dimostrato grande disponibilità (ieri ancora lavoro differenziato ma la situazione è in via di risoluzione dopo terapie specifiche, oggi partirà con la squadra, ndr). Oltre che in difesa dovremo lottare forte sotto i tabelloni, situazione che va al di là dell'aspetto tecnico, ma entra nella sfera caratteriale: l'importanza della partita dovrà darci stimoli importanti, Brindisi è in una situazione di metà classifica con la Coppa Italia già conquistata, mentre noi dobbiamo recuperare e per questo servirà confermare l'atteggiamento pugnace messo in campo nelle partite precedenti. E togliere qualche passaggio a vuoto in termini di continuità fisica e mentale che ci permetterebbe un ulteriore progresso». Dunque cuore e testa per giocare una partita intensa ma soprattutto lucida per non esaltare le doti in campo aperto dell'Enel? «Servirà controllare il ritmo ed essere pragmatici, soprattutto alla luce delle caratteristiche dell'Enel: di sicuro non li sfideremo a chi segna un canestro in più. Difensivamente abbiamo fatto delle buone cose e questo deve darci fiducia, così come dobbiamo avere fiducia nelle nostre capacità di giocare insieme e avere responsabilità divise. Sarà importante il ritmo e di conseguenza il controllo dei rimbalzi, riducendo il numero dei possessi degli avversari: ci saranno momenti in cui Brindisi, spinta dal pubblico, avrà momenti positivi. E noi dovremo essere bravi a farli sbollire». Meo Sacchetti chiede strada a Varese per rilanciare le velleità playoff della sua Brindisi. L'ex capitano di DiVarese e Ranger indica priorità ben precise per la sua squadra in vista del match casalingo di domani contro l'Openjobmetis: «C'è bisogno che i miei giochino una partita migliore rispetto a quella di lunedì a Reggio Emilia. Alcuni sprazzi sono stati positivi, come spesso ci è accaduto nell'arco della stagione, ma serve aumentare molto l'intensità: al di là delle nostre caratteristiche in positivo e in negativo che sono tipiche di ogni squadra, non dobbiamo perdere palloni banali per leggerezza o carenza di aggressività. La serie A di quest' anno non perdona: se giochi senza energia rischi di perdere con chiunque, e questo vale anche per Milano che è nettamente la più forte». Brindisi disputerà le Final Eight di Coppa Italia ed è a 4 punti dal quarto posto, ma a oggi è undicesima pur con 8 punti di margine su Cremona: quale lato della classifica si guarda? «La classifica è cortissima e dà ancora margine per guardare in alto, ma per arrivare ai playoff dovremo trovare continuità: si pensava a 4 o 5 squadre superiori alle altre e poi glande bagarre, ma in realtà il peso del doppio impegno tra campionato e coppa ha via via condizionato le varie Sassari, Avellino e Venezia. La Champions League sembrava una "coppetta", in realtà il livello è più alto del previsto: quando vinci ti dà un bello sprint, ma alla lunga i carichi pesano». Dal mar Tirreno di Sassari all'Adriatico di Brindisi: come sta andando l'avventura alla guida dell'Enel? «Brindisi e una citta dove c'è una passione radicata, difensive viene da tante stagioni di alto livello, l'ambiente è caldo e coinvolgente: qui mi trovo bene, abbiamo costruito una squadra giovane e talentuosa per alimentare questa passione. Nel complesso sono contento, ma lo sarei ancora di più con quelle due vittorie in più che sarebbero state adeguate al potenziale della squadra». Come giudica il momento che sta attraversando l'Openjobmetis? «Varese viene da buone partite al di là dei risultati: l'ho vista dal vivo all'opera contro Sassari, aveva condotto a lungo ma si è trovata di fronte ad un' avversaria che ha trovato un filotto micidiale di triple. Altra questione la partita contro Milano: l'ho analizzata a lungo per preparare la sfida di domani, per reggere l'urto contro l'EA7 devi dare il 101 per cento e trovarli in una serata infelice. L'Openjobmetis ha giocato bene ed ha anche rimontato con un break importante, ma la forza dell'Olimpia è punirti appena tiri il fiato». Che partita si aspetta domani al PalaPentassuglia e cosa dovrete fare per riuscire a battere Varese? «Mi aspetto tante variazioni di difese che noi dovremo affrontare con lucidità: dobbiamo imparare a leggere meglio le partite e le situazioni e mordere un po' di più in difesa quando non facciamo canestro come ci piace. Dunque sarà importante farci trovare pronti e sereni quando Varese passerà da uomo a zona e viceversa, e riuscire a imporre più e meglio dei nostri avversali i ritmi a noi più congeniali». Giuseppe Sciascia
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