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  1. C’è poco da ridere, in casa Openjobmetis, nonostante la vittoria su Roma che permette ai biancorossi di interrompere a quota cinque la serie di sconfitte consecutive. 98-88 il risultato che è la miglior cosa di una serata faticosa, per certi aspetti surreale e soprattutto molto triste: Jalen Jones, il giocatore appena acquistato per ridare vigore alla squadra si è infatti infortunato in modo grave subito dopo aver esordito. Poco dopo la metà del primo periodo, e dopo 31” di gioco effettivo, Jones è ricaduto in modo strano sulla gamba sinistra e ha subito segnalato un guaio: la prima occhiata si è rivelata (quasi certamente) quella giusta, ovvero la rottura del tendine d’Achille che mette già fine alla sua stagione. Una tegola pesantissima per un’Openjobmetis che anche contro Roma ha faticato tantissimo a trovare una identità e che è riuscita a vincere soprattutto per la situazione difficilissima in casa capitolina. Pur con un paio di ragazzini in campo, la squadra di Bucchi ha lottato fino all’ultimo evitando fughe in avanti di Varese e chiudendo con un divario davvero ridotto. Il giudizio sui singoli varesini non è malvagio: sei giocatori in doppia cifra, con spunti positivi anche da quegli uomini come Ruzzier e Douglas che vengono da un periodo davvero complicato. Bene anche Morse, forse il migliore in campo, mentre Scola ha chiuso con un eccellente 19+15 senza brillare in modo particolare. Varese però chiude con il minimo sindacale, perché in difesa – quella che per anni è stata l’arma in più dei biancorossi – la OJM subisce quasi 90 punti da un’avversaria che di fatto ha avuto tre bocche da fuoco e null’altro. Insomma, la gara di Masnago non induce all’ottimismo tanto più che ora si va incontro a due partite dalle difficoltà altissime, contro Trento e contro Milano, prima della pausa per le nazionali. A questo punto la società dovrebbe trattenere Denzel Andersson, che era in procinto di salire sul primo aereo per la Svezia, prima di prendere altre decisioni. Se già lo spazio di manovra, a livello economico, era assai ridotta prima di chiamare il povero Jones, l’operazione più logica è quella di tergiversare con l’ala nordica e poi cercare di capire dove e come intervenire. La classifica, almeno, si è mossa ma le sensazioni venute dal campo sono tutt’altro che positive e crediamo che questa squadra sia in netta difficoltà, anche se naturalmente speriamo di sbagliarci. PALLA A DUE Nella partita delle assenze, è assolutamente inconsueto il quintetto base proposto da Bulleri che manda in campo tre playmaker, ovvero De Nicolao, Ruzzier e Douglas, accanto a Strautins e Scola. L’esordiente Jones quindi comincia in panchina, dove siede anche De Vico, inutilizzabile. Out anche Ferrero, come previsto. Un grintoso Bucchi si ritrova senza Robinson e Hunt; l’ex Cervi va in panchina senza giocare, il pivot è quindi Biordi, nazionale sanmarinese. LA PARTITA Q1 – Avvio faticoso per Varese che non riesce ad accendersi e concede anche il +6 ai giallorossi sostenuti dalle scorribande di Campogrande. Bulleri resta con il quintetto basso anche quando Ruzzier esce per un leggero infortunio ma è ben peggio quel che accade a Jones, appena entrato: penetrazione da sinistra, ricaduta strana e mani nei capelli. La sua partita – e non solo – finisce qui. Prima della sirena del 10′, almeno, Varese si scuote grazie all’iniezione di energia apportata da Morse: alla pausa è 20-17. Q2 – Superato lo shock per Jones, la Openjobmetis sembra correre più tranquilla e il secondo periodo è di gran lunga il migliore perché Varese colpisce dall’arco con Jakovics e con un buon Ruzzier, brillante in questa frazione. Il vantaggio sale sino al +18 (45-27) che resterà il massimo vantaggio della gara; squadre negli spogliatoi sul 48-33. Q3 – Come di consueto però, il rientro dalla pausa lunga è difficoltoso: Roma capisce che la OJM è ingolfata e prende vigore col solito Campogrande ma anche con Beane e Wilson. Per fortuna, stavolta, Douglas c’è e si fa sentire: 11 nel periodo con tre triple che tengono a distanza i testardi giallorossi, 71-61. IL FINALE Dopo la seconda “scavigliata” di Ruzzier, Roma si avvicina fino al -7 e crea apprensione ma anche imbarazzo per una Varese poco brillante. I biancorossi però ritrovano in tempo la mira; Douglas segna dalla media, Scola e Jakovics dall’arco, e il margine torna a lievitare. Bastano però due passaggi a vuoto in attacco per tornare a un risicato +10 perché la difesa di Bulleri concede troppo; Roma trova anche una tripla di tabella sui 24” (Hadzic) e non si arrende mai. Tocca allora a Strautins trovare gloria mentre Morse e Scola dominano l’area avversaria: non c’è il rischio di perderla, però Varese non riesce a ristabilire un distacco più netto su una Roma che dà oltre 11′ al 17enne Ticic e 4 al 18enne Iannicelli (un canestro ciascuno). Alla fine Bulleri concede 7” d’esordio a Librizzi, Van Velsen e Virginio, forse gli unici a ricordare per sempre in positivo questa serata. Damiano Franzetti
  2. Il contatore delle battute d’arresto arriva a cinque, con la terribile prospettiva di non volersi fermare. La trasferta di Pesaro finisce come tutte le precedenti partite da un mese a questa parte per la Openjobmetis, con una sconfitta sulla quale c’è poco da recriminare: il punteggio finale premia regolarmente gli avversari (85-78 il risultato per la Carpegna Prosciutto) e lascia solo l’amaro in bocca per gli appassionati di fede varesina. Che sono, ancora una volta, costretti a interrogarsi sul rendimento di una squadra dove continuano a emergere i difetti di costruzione a partire – stavolta è particolarmente evidente – da un Toney Douglas arrivato con grandi speranze e sempre più zavorra come sottolinea il suo score: 9 punti con 1 su 9 nel tiro da 3 punti, quella che dovrebbe essere la specialità della casa. Ma, per carità, non stiamo cercando il capro espiatorio perché i problemi sono tanti e un po’ in tutti i reparti. Come contro Cantù, Varese non è stata capace di sfruttare l’assenza (per Covid) dell’uomo chiave degli avversari: allora toccò a Jaime Smith, stavolta al grande ex Tyler Cain, miglior rimbalzista della Serie A e architrave della formazione marchigiana. E proprio come contro Cantù la Openjobmetis non è riuscita a difendere un discreto vantaggio maturato nella prima parte di gara (-12 a un certo punto), facendosi recuperare e sorpassare subito dopo l’intervallo lungo. Certo, squadra accorciata dalle assenze di De Vico e di Ferrero – ma è altrettanto evidente come siano troppe le mancanze attuali per pensare di battere una squadra in cui l’esperienza di Repesa (in panchina), Delfino e Filloy (in campo), le giocate di Robinson, l’atletismo di Filipovity e la voglia di rivalsa di Tambone hanno fatto la differenza. A stupire in negativo ci sono diversi spunti: da una difesa che non riesce a contenere gli uno-contro-uno avversari a un attacco che spreca (nei momenti clou) anche canestri banali in terzo tempo sino al linguaggio del corpo di un Bulleri che appare in continua difficoltà nel tenere le redini di un gruppo spaesato. Oggi, tra l’altro, c’è un Morse impiegato meno di 3′ senza un perché e c’è un Ruzzier partito con buon piglio ma presto tornato a una partita piatta. Qualche segnale di risveglio si è visto da Andersson, che però si appresta a lasciare il posto a Jalen Jones in arrivo dagli States, speriamo con qualche potere divino che fino a oggi non si è ancora palesato. Altrimenti non basterà a dare la sterzata a un veicolo malconcio e col motore ingolfato. PALLA A DUE Varese si presenta in riva all’Adriatico senza Giancarlo Ferrero e con Niccolò De Vico in organico ma solo per fare numero, senza la possibilità di scendere in campo per via dell’infortunio. Una grande assenza anche tra i padroni di casa, quella di Tyler Cain, fermato dal tampone covid risultato positivo. Il centro titolare pesarese è quindi Zanotti mentre l’altro ex Tambone esce dalla panchina alle spalle di Robinson e Massenat; c’è subito la sfida argentina Scola-Delfino; quintetto confermato per Bulleri che ha poche alternative. LA PARTITA Q1 – Buon avvio di Varese che si giova di un Ruzzier finalmente intraprendente e di un Andersson che combina un paio di buone cose. Scola dà presto solidità a un break dal quale Pesaro risale con le triple di Robinson, senza tuttavia raggiungere la Openjobmetis nel punteggio. Si vede anche Morse per il +9 (poi non metterà più piede in campo…) anche se la Carpegna risale prima della pausa, giunta sul 16-21. Q2 – Si va a strappi nella seconda frazione: Varese prova a strappare con qualche tiro da fuori ma perde troppi palloni e non si scrolla di dosso i padroni di casa. Si accende Strautins anche se con minor impatto rispetto a Sassari, tuttavia gli ospiti toccano il +12 con una rara bomba di Ruzzier. Il finale di quarto però non induce a pensare positivo: la Vuelle imbastisce un parziale firmato Robinson per il 34-39. Q3 – Le avvisaglie diventano realtà a inizio ripresa: ancora Robinson ottiene subito il pareggio, poi Pesaro mette il naso avanti e ci resta nonostante le due triple firmate Scola e Andersson. Sale di tono anche Delfino che chiuderà con un tabellino sontuoso anche se, un po’ a sorpresa, la OJM imbastisce un controsorpasso (55-56) con Scola e Jakovics. Ancora una volta però, nel finale di periodo Varese si scioglie: la sirena suona sul 61-57. IL FINALE A questo punto, Pesaro fa quello che deve fare una squadra che vuole completare l’opera: in pochi minuti consolida il vantaggio sugli ospiti trovando in Tambone uno degli uomini fondamentali. Dalla parte opposta Douglas continua nella sua recita tragica dall’arco e così la Carpegna tocca il +11: la reazione varesina è del solito Scola che mette in campo 3′ di classe assoluta ma poi viene tradito dal ferro sulla quinta tripla della serata (dopo averne segnate 4). I punti del General valgono comunque la scia di Pesaro che però non balbetta ai liberi (al contrario della OJM) e non commette errori non forzati: Varese resta lì ma è chiaro che solo l’inerzia la tiene viva. Quando anche Filipovity imbuca dall’arco e quando Tambone piazza due punti in faccia a Jakovics, la partita è decisa. Ingus ha il tempo per riaprirla con una tripla, ma è sempre lui a fallire il tiro disperato per provare a confezionare un miracolo in extremis. Damiano Franzetti
  3. È uno schianto di proporzioni bibliche, quello della Openjobmetis in terra di Sardegna. Uno sfascio che lascia sgomenti e preoccupati i tifosi, increduli davanti a una squadra che viene completamente travolta nei primi 20′ di gioco da una avversaria sì forte – ci mancherebbe – ma pure mutilata, il Banco di Sardegna, presentatosi in campo senza tre giocatori (due infortunati e uno positivo al Covid), senza allenatore (Pozzecco) e che ha pure perso un titolare – Burnell – espulso nel terzo periodo. Certo, che a basket si possa giocare e vincere anche in sette/otto ce lo aveva già dimostrato Cremona due settimane fa, ma ciò non toglie che Varese non abbia saputo approfittare della situazione e anzi, sia stata travolta senza neppure organizzare un tentativo di riscossa. Inutile commentare una difesa che in 20′ ha concesso 67 punti agli avversari, andati a segno con l’81,2% nel tiro da 3, ogni volta con un giocatore libero o comunque in grado di avere spazio per la conclusione. Inutile commentare un attacco con troppo tiro pesante in relazione ai risultati, senza altre soluzioni, con molti giocatori per nulla incisivi quando c’è da colpire. La partita, di fatto, si è chiusa alla prima accelerazione del Banco, a metà primo tempo, dopo un timido vantaggio binancorosso: 20-1 di parziale sardo, Varese moribonda e avversari inferociti e implacabili. Poi il secondo periodo, ancora peggiore mentre dopo l’intervallo si è proseguiti alla pari senza mai dare neppure l’idea di un rientro parziale della squadra di Bulleri. E proprio l’allenatore, che a caldo si è preso tutta la responsabilità della disfatta, è il primo a finire sulla graticola per le mancanze tattiche e tecniche palesate nelle ultime uscite, ma non rischia il posto. Certo, però, non può essere l’unico capro espiatorio della situazione visto che anche i giocatori in campo hanno tonnellate di colpe. Che dire di Ruzzier? E di Douglas? E di Jakovics? Su Andersson inutile sparare, visto che arriverà Jones a rimpiazzarlo, ma ancora una volta non si salva quasi nessuno. Togliamo dal mazzo un generoso Strautins, prendiamo per buoni i 33 (!) punti di uno Scola per altro inerme nella prima metà di gara e poco altro. Con questa situazione, stasera, la Openjobmetis è la candidata numero uno al titolo di peggior squadra della Serie A. Urge una inversione di tendenza immediata, altrimenti sono guai seri. PALLA A DUE Se Varese, al netto dell’assenza di De Vico, scende in campo al completo e con lo stesso quintetto delle volte precedenti, il Banco Sardegna deve fare i conti con ben quattro defezioni a partire da quella inattesa di Gianmarco Pozzecco: per la Mosca Atomica tampone negativo ma uno stato di malessere che ha consigliato di non essere presente al match. Tra i giocatori, Kruslin è quello con problemi legati al Covid mentre Gentile e Treier sono out per infortunio: il quintetto di Edoardo Casalone è quindi varato con due italiani in guardia, Spissu e Devecchi. LA PARTITA Q1 – Strautins appare fin da subito il biancorosso più in palla, quello che reagisce al primo sprint sassarese (7-2) e che confeziona – insieme a Scola – un paio di vantaggi nelle battute iniziali. Sul 13-14 varesino però, arriva il primo ciclone: parziale di 20-1 (un libero di De Nicolao) che diventa di 23-4 prima della sirena. Di fatto, Sassari segna sempre (6/8 da 2, 7/8 da 3) con Spissu a quota 13: il gong suona sul 36-18 per una Openjobmetis già suonata. Q2 – Se si può fare peggio, Varese ci riesce nel secondo parziale: nessuna scossa, nessun ruggito, neppure un cambio di intensità. La Dinamo continua a bombardare implacabile con tanti uomini diversi e con un Bendzius immarcabile: il punteggio vola, con il Banco che passa in carrozza i 40 e i 50 punti realizzati, poi pure i 60 per assestarsi a 67 mentre dall’altra parte c’è una miseria (appena 32), nonostante uno Strautins commovente. Q3 – Luis Scola esce dallo spogliatoio con la volontà di non crollare ulteriormente a picco e inizia uno show offensivo che lo porterà a segnare in tutto 33 punti, nonostante trappole o raddoppi. Ma a parte Strautins, non avrà molte imitazioni: il lettone riesce a eliminare Burnell a cui saltano i nervi, ma Sassari cede solo qualche piccolo scampolo di un vantaggio infinito: alla sirena è 84-58. IL FINALE Quell’84 è significativo: Varese non raggiungerà quella quota nemmeno al termine della partita. L’ultimo periodo è una passeggiata per i padroni di casa, punzecchiati qua e là da Scola che trova tanti modi per fare canestro senza tuttavia poter incidere sull’inerzia del match. Qua e là la OJM trova una giocata decente ma in difesa riesce a concedere canestri semplici con impressionante continuità: da Pusica che arriva palleggiando al ferro a Tillman servito in profondità per diversi cesti semplici. La squadra di Casalone, qua e là, sbaglia qualcosa ma può ugualmente far giocare il 20enne Re e il 17enne Sanna senza perdere terreno. Finisce 104-82, punteggio quasi “tenero” per chi era meritatamente finito ben oltre i 30 di distacco e che non cambia di una virgola il giudizio sulla partita. Damiano Franzetti
  4. La terza sconfitta consecutiva della Openjobmetis in campionato è, tutto sommato, la più accettabile vista la caratura dell’avversaria di turno, una Virtus Bologna costruita per fare strada in Europa e per provare a insidiare Milano in Italia. Ma non per questo, il KO dei biancorossi di Bulleri fa meno male (72-85 il risultato), vista la rivalità storica con le Vu Nere e la necessità di fare punti per una classifica che da magica si è presto trasformata in preoccupante. Per battere la Segafredo, Varese avrebbe avuto bisogno di una partita con i motori al massimo, o comunque di una prova regolare e con poche sbavature, e invece Strautins e soci hanno pagato a caro prezzo un primo tempo in cui l’esperienza e la qualità degli uomini di Djordjevic hanno fatto la differenza. Certo, la Openjobmetis ha saputo reagire, dimostrando di saper ascoltare le richieste del proprio coach che alla vigilia aveva predicato un altro atteggiamento rispetto alle ultime uscite; con la grinta e con i nervi, però, si può arrivare vicini ad avversari del genere ma poi servirebbe anche qualcosa di più. Per esempio il cinismo e la precisione nei momenti cruciali, e invece quando Varese è rientrata sino al meno 5 con tutto ancora da decidere, sono arrivati errori al tiro, palle perse e scelte forzate che hanno permesso agli ospiti di tirare il classico sospiro di sollievo, tanto poi dall’altra parte c’è uno – Milos Teodosic – che nel momento del bisogno sa come si chiudono i conti. Il serbo è stato il migliore in campo non solo per i 21 punti (23 quelli di Scola, top scorer) e i 7 assist, ma anche per la sensazione di avere sempre le mani sul match. A margine della gara in sé, fa piacere vedere un duello a distanza tra due stelle indiscusse della storia recente del basket, una chicca di cui godere in un momento assai complicato. Scola, purtroppo, è un fattore su un solo lato del campo, quello offensivo: dietro fatica nelle chiusure e deve subire i contatti e i muscoli di Gamble. L’argentino resta comunque un “plus” per la squadra di Bulleri che stavolta ha ritrovato Jakovics – 13 punti, il tentativo di rallentare l’impatto di Teodosic – e avuto sprazzi dal solito Strautins. I problemi albergano altrove e battono bandiera svedese, statunitense e italiana, nel senso che Andersson si conferma zavorra a questo livello (3 punti, poi incertezze, amnesie difensive e via discorrendo), che Douglas tradisce la fiducia con un’altra prova pessima al tiro (1/7) e che Ruzzier prosegue nel suo cammino faticoso. Tanto che, quando sul parquet si vede la garra di De Nicolao, ci si chiede se in futuro non si possano invertire i ruoli. Da invertire, di certo, c’è la rotta di una squadra che ora dovrà viaggiare due volte, in direzione di Sassari e di Pesaro. Chissà che il club non intervenga, nel frattempo, sul mercato: fosse per noi il primo intervento sarebbe sull’ala alta, ma poi bisognerà fare i conti con la realtà di quel che c’è in giro e di dove trovare i soldi. Al solito. PALLA A DUE Inconsueto “tutto esaurito” a Masnago, dove però i biglietti venduti sono appena 200 per le ovvie restrizioni in atto. Praticamente c’è il pubblico di uno di quegli scrimmage che talvolta si giocano a metà settimana, magari con squadre svizzere o di A2. Salvo De Vico, coach Bulleri ha la sua Varese al completo e conferma in toto il quintetto base, quindi con Andersson ala forte. Tutti disponibili anche in casa Virtus, con Teodosic pronto a uscire dalla panchina alle spalle di Markovic e Adams. Sotto canestro, Djordjevic comincia con Gamble affiancato da Ricci. LA PARTITA Q1 – Le bombe di Scola (2) e Andersson (!) permettono alla OJM di replicare a una Virtus partita forte in attacco, ma quando Varese non segna gli ospiti prendono margine e costringono Bulleri allo stop. I biancorossi reggono col tiro pesante (6/9 nel periodo), restano aggrappati al match ma due triple finali di Teodosic e Pajola scavano il solco: 23-29. Q2 – La difesa e i rimbalzi d’attacco concessi sono i talloni d’Achille di una Openjobmetis che soffre i ritmi alti della Virtus, sempre pronta a correre in attacco e piuttosto precisa da sotto. Jakovics non riesce a contenere Teodosic, ma Ingus regala lampi in attacco; il fattore per gli ospiti diventa Gamble, ruvido su Scola e martellante in area. Varese reagisce al primo +10 bianconero, poi però subisce un nuovo parziale e alla pausa lunga è sotto di 14, 39-53. Q3 – Dopo la pausa, Varese spreme un periodo bifronte: da un lato rimonta qualche punto con un basket più convinto, dall’altro lascia per strada qualche occasione per fare ancora meglio. Scola guida i suoi: punzecchiato da Gamble segna i canestri che riavvicinano Varese che ha qualcosina da Douglas e una sferzata anche da De Nicolao, attivo in difesa su Teodosic e a segno sul finire del quarto che si conclude sotto la doppia cifra di svantaggio (60-68). IL FINALE Quel “68” bianconero per alcuni minuti sembra la linea del Piave per la Openjobmetis: Bologna pasticcia in attacco, anche infastidita dalla difesa tutta nervi degli uomini di Bulleri che rosicchiano ancora qualcosa con un triplone di Jakovics che costringe Djordjevic al timeout. La Segafredo, tuttavia, non riesce a colpire subito ma Varese ha il torto di sprecare un paio di possessi pesanti con Denik e Strautins mentre a Jakovics non riesce il bis dall’arco. Una schiacciata di Hunter e un cesto del solito Teodosic ridanno colore all’attacco ospite mentre per la OJM c’è anche un pizzico di sfortuna quando la bomba di Strautins si infila nel ferro, e poi salta fuori beffarda, prendendo la rincorsa sul cerchio. L’ultimo cesto di Scola – che riesce a stare in campo con 4 falli – vale anche l’ultimo riavvicinamento (-6) ma oltre a quello Varese non riuscirà a fare anche perché Douglas resta impantanato nella propria cattiva gestione della palla. E anche il timeout conclusivo non riesce a imbastire il miracolo: finisce 73-85, giusto così, anche se resta la triste sensazione che con questo secondo tempo, Varese non avrebbe perso con Cantù e Cremona. Vere zavorre per la classifica biancorossa. Damiano Franzetti
  5. Oltre ventun’anni dopo, la Pallacanestro Varese torna a vincere sul parquet della Fortitudo Bologna. Certo, i biancoblu per lungo tempo non sono stati in Serie A, ma fa una piacevole impressione accostare il successo di allora – con i Meneghin, i Pozzecco, i Mrsic e i De Pol in campo – a quello di stasera. 83-88 il risultato, con la Openjobmetis che riesce a mettere nel sacco la Lavoropiù (beh, ci starebbe un premio partita dello sponsor…!) risalendo anche da uno svantaggio rilevante, 67-58 a 11′ dalla fine. L’impresa, tra l’altro, arriva in una serata non certo scintillante per Scola (favoloso in avvio, poi basta): una delle firme principali è dell’altro veterano, Toney Douglas (20 punti), però è con le ali che i biancorossi spiccano il volo decisivo. Arturs Strautins e Niccolò De Vico sono protagonisti, ognuno a modo proprio, dello sprint vincente: il primo gira l’inerzia a rimbalzo, il secondo pianta due proiettili da 3 punti nel cuore di una Fortitudo che, quando la palla si è fatta bollente, ha iniziato a balbettare, vedi anche il misero 52% ai tiri liberi. A proposito di numeri, va subito sottolineato che la squadra dell’esordiente Bulleri riesce a cavarsela nonostante due statistiche negative, evidenti anche senza avere in mano il foglio con i dati. La prima è quella dei rimbalzi offensivi, specialità in cui Bologna domina (18-8) e motivo per cui l’Aquila prima regge l’urto, poi scappa in avanti. La seconda è quella delle palle perse: troppe le 16 concesse (a dai biancorossi che anche nel finale offrono un paio di regali con cui la Lavoropiù resta in vita, doni per altro non sfruttati a pieno. E allora come ha fatto la Openjobmetis a “girare” il match a proprio favore? Senz’altro tirando molto bene dall’arco (17 su 34), selezionando anche in modo eccellente le conclusioni: è difficile ricordarsi una forzatura al tiro pesante, segno che la palla sta viaggiando molto bene tra le mani dei Bulleriani. E poi chiudendo bene la difesa, almeno nel quarto finale: appena 16 i punti concessi all’attacco biancoblu, privo del bomber Banks ma ugualmente ricco di punti nelle mani. Insomma, quando è suonata la campana dell’ultimo giro, Varese non ha fatto sconti ed è andata a prendersi un successo meritato, che la proietta incredibilmente (visto anche il valore delle avversarie) in testa alla classifica dopo due turni. E il prossimo è quello da non fallire per antonomasia, perché a Masnago arriva Cantù: non vediamo l’ora. PALLA A DUE Un migliaio abbondante di tifosi in tribuna alla Unipol Arena per una sfida dal sapore storico e dalle tante storie incrociate. Un peccato non avere uno dei protagonisti designati, Adrian Banks, a referto ma senza nemmeno togliere la tuta per la forte botta alla mano patita con Roma. E chissà quando avrà sofferto da casa Giancarlo Ferrero, rimasto a Varese dopo il tampone positivo al coronavirus così come il vice allenatore Cavazzana. Sul parquet, sfida tutta italiana in regia con Fantinelli e Ruzzier. Affascinante il duello sotto i tabelloni tra Scola e Happ, tutti abili e arruolati gli altri. LA PARTITA Q1 – Un meraviglioso Luis Scola firma il periodo di apertura, con 10 punti tutti di classe e con una leadership che i compagni percepiscono e sfruttano. La Openjobmetis è una macchina perfetta al tiro: 29 punti in 10′ con due rasoiate di Jakovics per l’allungo, cui replica Whiters. Il parziale è quasi stretto, 22-29 alla sirena numero 1. Q2 – Il tiro pesante è caratteristica che rimane nel secondo periodo, quello in cui Varese prima scappa al massimo vantaggio (Scola per il 28-37 del 14′) con bell’impatto di De Nicolao, e poi si fa risucchiare con un parziale di 10-0 immediato, nel quale spicca la netta superiorità a rimbalzo d’attacco dei felsinei. Di buono c’è che la OJM non si fa scappare i rivali, chiudendo sotto di 2 alla pausa, 45-43. Q3 – Questo è il periodo in cui la Lavoropiù prova ad agguantare il match: si va avanti spalla a spalla per lungo tempo (lampi di Douglas, Strautins e bel cesto di Ruzzier), poi però Whiters e soci trovano un altro break di 7-0 con cui consolidano un vantaggio arrivato anche a +9. Ancora Toney, nel finale, limita i danni: 67-62 IL FINALE I ragazzi di Bulleri riescono a non perdere l’aggancio grazie a un tap in schiacciato di Morse e ai tiri da lontano di De Nicolao e Douglas. Il pareggio non è un sogno, Douglas e Ruzzier lo acciuffano con altre triple a segno (76-76): è qui che Varese riesce anche ad aumentare i giri in difesa, concedendo anche qualche libero che peraltro la Fortitudo non riesce a sfruttare. Strautins a rimbalzo fa la voce grossa e aggiunge anche punti, ma sono soprattutto due bombe di un glaciale De Vico a dare la spallata alla partita. La Effe si incarta, trova qualcosa – ma non tantissimo – da Happ che pure irretisce Scola, da Aradori arrivano più forzature che punti e così Varese può respirare nonostante un paio di palle perse sanguinose. Quando però i biancorossi saltano il pressing bolognese e Strautins può infilare i liberi della sicurezza, nella ridotta comitiva della Openjobmetis può scatenarsi la festa. Damiano Franzetti
  6. L’Openjobmetis prova a regalarsi una serata da grande nel turno inaugurale della stagione 2020/21. Oltre otto mesi dopo l’ultima partita di campionato giocata in casa, le porte dell’Enerxenia Arena si riaprono - sia pure con ingressi rigidamente contingentati - per la sfida contro la quotata Germani Brescia. Palla a due alle 17 (diretta streaming su Eurosport Player) per il primo derby lombardo di un campionato tutto da decifrare, tra gli 8 volti nuovi affidati al debuttante Massimo Bulleri e la situazione sempre più indecifrabile degli accessi dei palasport. Il mini sold out dei 700 spettatori ammessi a Masnago è già un successo dopo le risposte tiepide dei supporters biancorossi per la Supercoppa. Ma è chiaro che la spinta di un «Lino Oldrini» aperto al 13 per cento sarà totalmente differente rispetto a quella degli oltre 4.100 tifosi di media delle ultime tre stagioni. Ma il nuovo coach dell’OJM detta una linea basata sul coinvolgimento dei tifosi per caricare il gruppo in vista del match odierno: «Vogliamo far innamorare il pubblico mettendo in campo sin da oggi impegno, determinazione e grinta: ci aspetta un impegno complicato contro un’avversaria di alto livello, ma daremo tutto per provare l’impresa» le parole del «Bullo» alla vigilia dell’esordio. Le due sfide nella fase eliminatoria della Supercoppa, con Varese beffata allo scadere sul campo della Germani e vittoriosa al ritorno nella prima da head coach del tecnico di Cecina, hanno valore relativo. Rispetto al precampionato infatti Brescia ha aggiunto i due lunghi titolari Cline e Ristic, assenti per motivi di tesseramento, completando un roster profondissimo e ricco di alternative con le stelle Chery e Crawford come punti di riferimento sul perimetro. Se l’OJM ha tagliato del 30% il budget post-Covid 19, la Leonessa - passata nelle mani dello sponsor Mauro Ferrari, che ha acquisito il 66% delle quote - lo ha aumentato del 30%, con l’obiettivo di puntare alle semifinali in Italia e ai playoff di Eurocup. A Varese servirà un’impresa per mettere sotto la squadra di Esposito, e in passato la spinta dell’Enerxenia Arena avrebbe potuto amplificare la carica agonistica di Ferrero e compagni verso il primo scalpo nobile della stagione. Il test di stasera avrà valenze molteplici: c’è l’interesse per verificare l’impronta che Massimo Bulleri avrà saputo lasciare nelle due settimane di lavoro pieno dopo la Supercoppa, riconvertendo in parte il sistema Caja. Poi la capacità dei veterani Scola e Douglas di prendere per mano i compagni sopperendo all’ambiente in modalità distanziamento sociale. La curiosità per la prima dell’OJM è elevata, i biancorossi sapranno stupire subito per inaugurare al meglio questo 2020/21 ricco di incognite? Giuseppe Sciascia
  7. Fip e Lega Basket mettono la parola fine sul campionato di serie A 2019/20. Ufficiale la conclusione della stagione del massimo torneo di basket: l’assemblea dei 17 club professionistici ha trasmesso a Gianni Petrucci le valutazioni sulle prospettive di una eventuale ripresa dell’attività, e in seguito alle indicazioni ricevute dall’organismo presieduto da Umberto Gandini, il numero 1 della pallacanestro italiana ha definitivamente detto stop. «Considerato che dai DPCM e dalle ordinanze emesse non emergono date certe circa la possibilità di ripresa dell’attività sportiva in condizioni di totale sicurezza, non si può pensare che si svolgano gare di basket sul territorio nazionale, ed in particolare nelle zone geografiche più colpite dall’epidemia - scrive il presidente della Fip -. Dalla scienza, inoltre, arrivano precise e stringenti indicazioni che riguardano il distanziamento sociale, impossibili da attuare per uno sport di contatto come la pallacanestro». La missiva con la quale ieri la Federazione dei Medici Sportivi Italiani dettava protocolli rigidissimi anche per i soli allenamenti collettivi ha chiarito a tutte le parti in causa l’oggettiva impossibilità di riprendere l’attività anche con le tempistiche dell’ultima opzione rimasta sul piatto (allenamenti dal 16 maggio e partite dal 30 maggio al 30 giugno). E l’iter procedurale adottato, con la Fip che ha recepito le indicazioni di Lba agendo nelle sue prerogative di organo con poteri decisionali su ogni campionato, ha placato anche Virtus e Fortitudo Bologna, che hanno aderito alla volontà unanime dell’assemblea una volta ricevute rassicurazioni sui passaggi formali per arrivare alla neutralizzazione del campionato. «Dichiarare conclusa l’attuale stagione sportiva permette ai club ed ai tesserati di adottare tutti quei comportamenti necessari ad evitare ulteriori costi da sostenere in assenza di attività – è il passaggio finale di Petrucci - La Fip ritiene di adottare questo provvedimento anche in considerazione dell’impossibilità di disputare le gare alla presenza di migliaia di appassionati, patrimonio fondante del movimento cestistico italiano». Prima dell’assemblea di Lba Petrucci e Gandini avevano incontrato il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora per esprimere le richieste del basket - professionistico ma non solo - in grado di attutire l’impatto economico legato all’emergenza coronavirus. Le rassicurazioni ricevute in merito a crediti d’imposta per le sponsorizzazioni della stagione corrente e futura e ulteriori agevolazioni per la pallacanestro (da prestiti a tasso agevolato con la garanzia del Credito Sportivo alla possibilità di ottenere la cassa integrazione per il personale tecnico ed extratecnico con contratti fino a 50mila euro lordi) sono state recepite positivamente dai club professionistici. Ora l’attenzione si sposta sulla stagione 2020/21, alla quale Gandini guarda come quella della rinascita: «Lba condivide le motivazioni di fondo che hanno portato la FIP a deliberare la conclusione della stagione. Ora la Lega concentrerà tutti gli sforzi sulla programmazione della stagione 2020/21, auspicando di poter riprendere a giocare in totale sicurezza ed augurandosi di avere da parte di tutte le istituzioni coinvolte un quadro normativo di sostegno alle società stesse e alle attività imprenditoriali collegate alla pratica della pallacanestro, presupposto imprescindibile per affrontare il momento di straordinaria difficoltà che il nostro sport sta attraversando» scrive il manager varesino nel comunicato ufficiale di Lba. FIP e LBA non hanno anticipato nulla sui verdetti della stagione 2019/20: toccherà al consiglio federale del 15 aprile esprimersi ufficialmente. NIENTE SCUDETTO: Non sarà assegnato, per la sesta volta in 98 anni di storia del basket italiano, ma la terza - dopo il 1944 e 1945 per la guerra - per cause di forza maggiore (nel 1929 e 1943 per controversie legali, nel 2012 e 2013 revocato a Siena). RETROCESSIONI: Tutte e 17 le società della serie A potranno iscriversi al prossimo campionato. Dichiarata conclusa anche l'A2, che non prevederà promozioni; tavolo LBA-LNP per eventuali ripescaggi. COPPE EUROPEE: Per gli accessi in Eurocup e Champions League varrà la classifica al termine del girone d'andata, l’ultima in cui le squadre avevano disputato lo stesso numero di partite. Per effetto della quale Varese chiude virtualmente al nono posto. Giuseppe Sciascia
  8. L'Openjobmetis si spegne sul più bello nello spareggio per l'ottavo posto sul campo della Fortitudo Bologna. La truppa di Attilio Caja cede in volata contro una Pompea trascinata dai suoi veterani Aradori, Mancinelli e Stipcevic per piegare una Varese bifronte sul piano balistico. I biancorossi giocano un primo tempo offensivamente scintillante (48 punti con 7/9 da 2 e 10/21 da 3) fino a quando Mayo ispira tutti con le sue giocate da regista puro; poi l'ex di turno croato gli fa sentire il fiato sul collo tra raddoppi e malizie, e Josh -nella prestazione tecnicamente migliore dell'ultimo mese - incappa in un'altra serata disastrosa al tiro come a Sassari (3/15 dal campo con 2/12 dall'arco, pur dovendo spesso prendere tiri "impiccati" allo scadere dei 24 secondi). Complice anche il totale fuorigiri di Jakovics, che in una serata da 5 perse getta alle ortiche 4 palloni in 7', l'oliatissimo meccanismo che aveva esaltato la mano calda di Vene (inedito top scorer con 6/10 dal campo) si inceppa clamorosamente tra terzo e quarto periodo. I dati totali dicono 28 punti dopo l'intervallo con un complessivo 8/28 dal campo; il bug fatale all'OJM scatta però tra il minuto 24 e il minuto 33, quando gli ospiti segnano solo 5 miseri punti senza più costruire nulla dalla circolazione di palla. Varese ha la forza e il carattere di non crollare dopo il 5-21 che la porta da più 8 a meno 8, e con un finale arrembante di Ferrero riapre i giochi tornando a meno 1 nell'ultimo giro di lancetta con la possibilità di strappare comunque i due punti al PalaDozza. Ma il jumper corto di Clark - seguito da una tripla ancora più corta sulla sirena dell'ex Francoforte - spegne il sogno di una OJM combattiva e grintosa a dispetto dei suoi atavici limiti. Stavolta non è un problema di personalità, ma di qualità: spenta la luce di Mayo con le maniere forti, nella serata no dell'alternativa Jakovics il sistema offensivo biancorosso non ha trovato più soluzioni corali per armare i suoi fucilieri. Il calo vertiginoso delle percentuali è anche figlio della peggiore qualità della loro preparazione dopo lo show balistico dei primi 20'. Peccato perché l'energia e l'applicazione profusa da Varese avrebbero meritato un finale diverso, anche in una serata nella quale il suo fuciliere principe Mayo ha girato a vuoto ma vivere di percentuali dal perimetro è sempre un azzardo. Ora l'OJM stacca la spina per 32 giorni filati, nei quali Attilio Caja dovrà fare il tagliando alla squadra metabolizzando l'ormai certo addio di L.J. Peak, che per volontà propria uscirà dal gruppo: al suo posto arriverà Justin Carter - oggi la trattativa dovrebbe chiudersi - ossia un veterano di 33 anni con tanto mestiere e un buon vigore atletico che nelle idee dell' area tecnica biancorossa potrebbe aggiungere quel quid in più ad una squadra diligente, grintosa e caparbia. Ma specie in trasferta troppo monocorde e piatta nel suo basket orizzontale senza assalti al ferro. Giuseppe Sciascia
  9. L'Openjobmetis pianta nuovamente il vessillo biancorosso all'Enerxenia Arena. Regola con autorità Trieste inaugurando con un franco successo il cammino casalingo del 2020 e ritrova l'applauso della sua gente al termine di una prestazione mediamente consistente, con il collettivo determinante nel garantire una produzione balistica sostanziosa (64% da 2 e 40% da 3 con un ultimo quarto da 0/6). Varese riempie la gerla con un attacco frizzante a dispetto del fuorigiri degli ultimi 8', ma la spinta decisiva per abbattere un'Allianz ben più competitiva rispetto all'andata arriva quando l'OJM alza il volume in difesa ed esalta i suoi arcieri in transizione. In una gara più scintillante che ruvida la differenza la fa l'energia difensiva prodotta da Jakovics (ancora sopra Mayo per impatto in regia e in retroguardia) e Tambone, micidiale con le sue raffiche dal perimetro ed efficace anche in fase di costruzione del gioco. Ma nel sinfonico collettivo biancorosso spicca la concretezza di L J. Peak, più a suo agio del solito anche nel gioco a difesa schierata cavalcando una serata di grazia dal perimetro. Taglio scongiurato per l'ala del 1997, che ieri ha disputato la prova più solida della stagione nel modo di stare in campo? In realtà si naviga ancora a vista, dato che era stato il giocatore a manifestare propositi di cambiare aria in settimana, inducendo il club biancorosso a prenotare il veterano Justin Carter. Il Peak di ieri è un giocatore sul quale continuare a lavorare per cercare di limarne l'inesperienza; se però l'atleta ex Georgetown - sul quale ci sarebbe l'interesse di Pistoia e Reggio Emilia - non volesse proseguire la cura Caja, bisognerà prenderne atto. Così come si è preso atto della volontà di Riccardo Cervi di cambiare aria: il freschissimo ex di turno ha fatto correre qualche brivido lungo la schiena dei tifosi con gli 8 punti in 7' del primo tempo (uno in più di quelli totalizzati nei suoi 47 giorni a Varese). Poi però l'OJM lo ha costantemente puntato sui cambi del pick& roll e proprio nel momento migliore di Tambone e Jakovics è nata la fuga mixando triple e layup di un terzo quarto da spellarsi le mani (33 punti con 8/12 da 3). Certo il finale è stato rivedibile, con Trieste rientrata da meno 20 a meno 4, fallendo il possibile meno 2 a meno 44" con una giocata di sostanza di Simmons. Tutto sommato, però, i 4.176 presenti all'Enerxenia Arena hanno apprezzato un'OJM sostanziosa e frizzante quanto basta per archiviare definitivamente la pratica salvezza visti gli 8 punti più il 2-0 negli scontri diretti con l'attuale penultima della classe. Ora lo scontro diretto di domenica sul campo della Fortitudo Bologna, dopo il quale la truppa di Caja resterà ai box fino all'1 marzo tra il turno di riposo da calendario e il rinvio della sfida contro la Virtus Bologna (con ogni probabilità non si giocherà né il 2 né il 27 febbraio: il recupero sarà calendarizzato a marzo). Al PalaDozza il roster sarà lo stesso di ieri, poi cinque settimane di stop serviranno a tirare le somme. Giuseppe Sciascia
  10. L'Openjobmetis sfiora soltanto l'impresa sul campo della seconda forza Sassari. Resa in volata per una bella Varese sul parquet del PalaSerradimigni: la truppa di Attilio Caja non corona una rimonta tutta grinta e triple dal-14 del 23'al+2 del 37' subendo un decisivo 2-10 negli ultimi 150 secondi. Ma a fine gara si alza forte la rabbia del clan biancorosso nei confronti della direzione arbitrale: sotto accusa vanno i 18 tiri liberi (a zero ! ) dell'ultimo quarto tirati dal Banco Sardegna, che dal canestro del 79-74 segnato da Bilan a 6'14" dal termine del quarto periodo ha messo punti a tabellone soltanto dalla lunetta. Metro quantomeno squilibrato nella valutazione degli episodi finali (glissata l'ancata di Bilan sulla tripla di Jakovics e fallo ininfluente di Mayo su Spissu, oltre all'antisportivo a Vene sul -2 a 16" dal termine) che ha indotto Andrea Conti a prendere una posizione forte a nome della società nel post-partita. Sassari nasconde l'assenza pesante di Evans (problemi al retto femorale) e McLean spremendo energia dall'esordiente Sorokas e cavalcando la duttilità di Pierre; nel secondo tempo però la difesa biancorossa ferma Bilan dopo i 15 di metà gara, e la circolazione di palla esalta le qualità balistiche dei tiratori ospiti fino al rush finale deciso dai ripetuti viaggi in lunetta convertiti da Gentile. A margine dei grandi meriti di una OJM caratterialmente forte nel non crollare sul -14 ci sono però alcuni piccoli demeriti, dall'occasione del k.o. da Vene (tripla apertissima sul +2 e fallo ingenuo per regalare il pari in lunetta) a due prestazioni negative di elementi chiave come L.J. Peak e Josh Mayo. L'ala brucia 4 falli in 8' finendo travolto troppo spesso da Pierre, e resta in panchina per tutta la ripresa con Attilio Caja che spreme qualità balistica da vendere (14/36 da 3) con la formula dei 3 piccoli nella quale si esalta il miglior Tambone di sempre (record in carriera in serie A per il romano). Con Jason Clark che conferma gli spunti positivi di Treviso - più- col rammarico del quinto fallo precoce nella bagarre finale - ora il livello di attenzione più elevato è nei confronti dell'ex Pistoia. Mayo invece buca completamente la partita, al tiro (polare 2/13 totale) e non solo; e il fatto che Varese sia andata a un niente - o forse a qualche fischio diverso - dal celebrare la seconda vittoria esterna consecutiva è comunque un segnale di solidità complessiva dell'impianto di gioco. L'OJM torna dunque rinfrancata dal doppio viaggio a Treviso e Sassari, e in attesa che si compia l'ormai annunciato divorzio da Riccardo Cervi (ieri 3 falli in 2') prepara il ritorno all'Enerxenia Arena contro l'Allianz che farà debuttare l'ex campione dell'Eurolega Ricky Hickman. Lo sforzo del PalaSerradimigni avrebbe meritato maggior fortuna, ma le prime due gare esterne del 2020 danno la sensazione che il mal di trasferta è ormai debellato. Battere Trieste chiuderebbe la pratica salvezza, poi le sfide con le due bolognesi serviranno a fissare l'asticella delle ambizioni del ritorno. Giuseppe Sciascia
  11. L'Openjobmetis inizia il 2020 con un brillante raid davanti ai 5.000 del Pala Verde. Colpo esterno a Treviso per la formazione di Caja che torna a festeggiare in trasferta celebrando sotto i 60 tifosi al seguito de Il Basket Siamo Noi il secondo acuto esterno del girone d'andata oltre 3 mesi dopo quello inaugurale a Trieste. Il mal di trasferta delle ultime 6 sconfitte in fila lo guarisce un Jason Clark strepitoso, che guida Varese col piglio del bomber di razza al termine di una partita in grado di consacrarne le qualità dopo mesi da oggetto misterioso, tanto da non chiudere del tutto la porta a Tortona che qualche giorno fa ne aveva chiesto la disponibilità al club prealpino. La guardia statunitense scaccia invece tutti gli spettri segnando in ogni modo (7/13 da 2, 2/4 da 3, 10/13 ai liberi) e aggiungendo 9 rimbalzi e 4 recuperi ad una prova super sui due lati del campo; così l'attacco OJM trova finalmente un riferimento in grado di creare dal palleggio e punire i cambi difensivi in una serata nella quale l'asse Simmons-Vene riesce pure a graffiare da sotto. Il team di Caja gioca una partita sostanziosa sul piano tecnico ma soprattutto caratteriale, sfoggiando quella personalità più volte invocata per riuscire a graffiare lontano da Masnago. Solo così avrebbe potuto nascondere il primo tempo fuori giri della coppia Mayo-Jakovics (zero punti e 0/6 dal campo in due) senza deragliare quando Treviso ha sparato a raffica nel secondo quarto volando a suon di triple a più 11. Invece i biancorossi non perdono la calma e si affidano alla difesa, tornata "coperta di Linus" per la Caja's Band: con Peak sentinella su Logan e un sistema di raddoppi per lasciare gli altri a prendersi responsabilità, Varese protegge l'area con efficacia e concede solo 4/14 da 3 alla De' Longhi dopo l'8/20 di metà gara. Nel momento del riaggancio e sorpasso torna protagonista Mayo, ma il finale è tutto di Clark che si prende il proscenio concessogli volentieri dai compagni andandosi a conquistare nel traffico i punti della staffa. E dal raid del PalaVerde arrivano appunti preziosi in chiave futura: se Josh può godere di libertà perché le difese si concentrano altrove, e con altri protagonisti offensivi Vene può dedicarsi a quello che sa fare meglio - ossia agevolare il gioco di squadra - l'OJM può sbancare anche un campo difficile come quello di Treviso senza show balistici ("solo" 9/26 da 3 a fronte del 67% da 2). Peccato che il colpaccio di Villorba non basti a spalancare ai biancorossi le porte della Coppa Italia, con il raid di Cantù a Milano che fa saltare il banco della combinata di risultati necessari facendo chiudere l'andata al nono posto per peggior quoziente canestri dell'Umana nell'arrivo a tre che coinvolge pure i brianzoli. Ma il dato che guarda Attilio Caja è quello del più 6 mantenuto nei confronti della zona retrocessione grazie a un'andata da 8 vittorie e 8 sconfitte: aver cancellato subito il passo falso di Trento è un segnale fondamentale di solidità mentale per una OJM che si affaccia al 2020 col miglior approccio possibile. Giuseppe Sciascia
  12. II fortino dell'Enerxenia Arena salta sotto la pioggia di missili della Dolomiti Energia. Chiusa a quota 6 la serie positiva casalinga dell'Openjobmetis: il record stagionale di triple realizzato da Trento (17/34 totale di cui 12/24 nei primi 20') permette al team di Brienza di sbancare con merito Masnago. Varese chiude il 2019 senza l'ultimo acuto interno in una partita che fotografa nitidamente i suoi limiti attuali contro una squadra d'alto rango come l'Aquila, sia pure alla sua prima partita stagionale ai livelli del suo potenziale. Il gruppo di Caja sbatte più volte contro il muro di una difesa assai aggressiva sui portatori di palla: con Mayo e Jakovics pressati dalla velenosa energia di Craft e Filloy ed oscurati più volte dai raddoppi sul perimetro, la circolazione non è fluida e per tre quarti le medie dall'arco sono modeste. La palla dentro non arriva mai, complice la serata opaca di Simmons, ma anche la capacità della Dolomiti Energia di chiudere ogni linea di passaggio interna sui giochi a due. Solo negli ultimi 8', quando la difesa graffia sulla spinta della grinta profusa da capitan Ferrero riuscendo ad alzare il ritmo, Varese ritrova il feeling con la retina dall'arco (8/14 da 3 dopo il 5/18 dei primi 20' ) quando migliora la qualità dei passaggi per arrivare ai tiri aperti. In precedenza però Trento l'aveva scardinata ripetutamente con un Gentile super nei panni del play occulto (6 assist a metà gara) punendo i raddoppi in post basso con scarichi al bacio sul lato debole per i fucilieri Blackmon e Mian (prova monstre con 21 punti in 14' per l'ex di turno che prima viaggiava a 2,5 punti col 17% dall'arco). Nello sviluppo tecnico della gara pesa probabilmente anche un metro arbitrale iperpermissivo che, al di là del macroscopico abbaglio costato il tecnico a Caja (Pascolo aveva già alzato il braccio dopo il fallo commesso su Ferrero: quel non-fischio è costato 5 punti a Varese) non ha mai tutelato Mayo nelle sue (rare) avventure in area o sopratuttto sui ripetuti bumping dei lunghi trentini sui cambi difensivi. Ma il totale generale non cambia: la Dolomiti Energia ha punito ciclicamente le scelte difensive dell'OJM e messo a nudo la prevedibilità del suo attacco a metà campo vista la mancanza di un esterno capace di attaccare il ferro creando vantaggi per sé e gli altri. Lo stop deve aprire gli occhi sull'attuale valore di Varese: al di là della classifica cortissima (ci sarebbe ancora uno spiraglio aritmetico perle Final Eight) la truppa di Caja deve guardarsi le spalle e non alzare lo sguardo verso traguardi che non le appartengono per personalità, assortimento, qualità. Serve compattarsi in vista del primo mese del 2020, con una sola gara casalinga contro Trieste e tre trasferte a Treviso, Sassari e Bologna sponda Fortitudo. Ma con tutto l'impegno e la dedizione del mondo, chi nasce tondo non diventa quadrato: fattore campo o no, l'attuale versione dell'OJM non può competere contro squadre ben organizzate, aggressive e in serata dall'arco come la Trento di ieri. Giuseppe Sciascia
  13. L'Openjobmetis impone il marchio di fabbrica della sua versione Enerxenia Arena anche contro Pistoia. Sesta vittoria casalinga consecutiva per la truppa di Attilio Caja, che schianta l'OriOra rifilando il maggior scarto stagionale ai toscani, a digiuno per l'ottava volta in versione viaggiante, e ribadendo l'elevato spessore del suo rendimento casalingo. Questione di aggressività, energia e grinta, con la difesa che concede il 30% dal campo ai toscani grazie a una efficace staffetta in grado di tenere a stecchetto il temuto Petteway. Ma anche questione di qualità nelle esecuzioni, col 59% da 2 e il 52% da 3, figlio della solita coralità ma anche di una efficace distribuzione tra soluzioni interne e perimetrali. L'efficacia sull'asse interno Vene-Simmons con i giochi a due tra i lunghi che danno volume all'attacco all'inizio di primo e terzo quarti confermano che l'OJM in versione Masnago sa anche incidere dentro l'area (30 punti contro i 22 dei toscani); poi la marcia in più la dà un torrido Ingus Jakovics, la cui fiammata da 10 punti nei 3' finali del primo quarto cambia volto alla partita sui due lati del campo. L'esterno lettone non fa bene solo in fase di finalizzazione (6/8 dal campo e 8/9 ai liberi), ma contribuisce a liberare Mayo dai compiti di impostare il gioco in regia: la coppia sul perimetro funziona efficacemente con lo statunitense che trasmette netti segnali di controtendenza (anche 10 rimbalzi oltre ai 5 assist e al 7/14 dal campo) rispetto alla prova opaca di Cremona. Insomma Varese ritrova i suoi protagonisti, compreso un Vene da 6/8 dal campo più 7 rimbalzi e 4 assist, e replica il copione in modalità assolo già visto contro Fortitudo Bologna (più 23), Brindisi (più 24) e Roma (più 30). E i 4.358 paganti per il Boxing Day - come sempre affluenza imponente per le festività natalizie in una partita sulla carta poco stimolante - gradiscono l'atteggiamento con cui l'OJM cancella l'immagine poco brillante di Cremona. Serviva vincere e convincere, e la squadra di Caja ha eseguito nel modo migliore, ribadendo la sua capacità di schiantare gli avversari con il suo mix di energia e qualità corali. La gente di Masnago applaude e festeggia, col coach pavese che riceve il tributo personale dalla Curva Nord al termine di una prova dal volume di gioco davvero sostanzioso in ogni voce statistica (43-28 a rimbalzo, 19-9 negli assist e 105-63 nella valutazione statistica). Domenica si torna nel fortino biancorosso per la chiusura del percorso dell'anno solare 2019 contro Trento: l'obiettivo dell'OJM è replicare il copione decisivo nel match di ieri pur contro un'avversaria dal talento offensivo superiore come la Dolomiti Energia, e regalare un'altra giornata di festa ai suoi tifosi. Per obiettivi di classifica, Final Eight e tabù trasferta da sfatare ci sarà tempo nel 2020 a partire dalla tappa del 5 gennaio a Treviso, per ora godiamoci questa Varese vincente, convincente e divertente (solo) in casa. Giuseppe Sciascia
  14. L'Openjobmetis naufraga malamente sul campo di Cremona e vede allontanarsi il sogno Final Eight. Si allunga a quota 6 la serie negativa lontano da Masnago: la peggior Varese della stagione si fa mettere sotto sul piano atletico, fisico e agonistico da una Vanoli più grintosa a dispetto delle assenze di Diener, Mathews e Stojanovic. L'effimero più 9 d'inizio secondo quarto finisce presto sommerso dalla marea crescente prodotta dal moto perpetuo della squadra di Sacchetti, che toghe completamente fluidità alla manovra biancorossa e impone una supremazia soverchiarne dentro l'area (38-22 i punti nel pitturato, 73% contro 55% le percentuali da sotto e 42-26 l'esito del duello chiave a rimbalzo). Una sconfitta indigesta nelle proporzioni e nel modo in cui è maturata - solare il differenziale in termini di valutazione statistica: 129 contro 64 - che certifica come qualsiasi ambizione di questa OJM, al di là della salvezza tranquilla, sia totalmente mal riposta fino a quando la squadra di Caja produrrà prestazioni esterne così lontane da uno standard accettabile. Ricordate le pesanti sconfitte di Milano e Brescia, giustificate anche in funzione dello spessore fisico delle avversarie? Il trittico Reggio Emilia-Cantù-Cremona spazza via ogni alibi: l'Openjobmetis versione trasferta non è neppure lontana parente di quella capace di schiantare rivali d'alto livello con la sua aggressività. E quella del PalaRadi è stata la versione peggiore per inconsistenza fisica e tenuta mentale, schiacciata dall'energia di una Vanoli capace di nascondere tre defezioni importanti con la verve degli italiani Ruzzier, Akele e De Vico. E di banchettare nel pitturato del team di Caja, più volte trafitta dentro l'area dal fiorettista Happ o dalle serpentine dei piccoli quando le rotazioni difensive non funzionano. Varese è lasciata a piedi dai suoi uomini più rappresentativi, ossia Mayo e Vene, che giocano una partita di grigiore impiegatizio senza mai dare alcuna impronta emotiva. Gli unici spunti degni di nota arrivano da Jakovics e Ferrero, ossia i due sostituti dell'asse portante che si rivela decisamente sbalestrato alla prova del campo: troppo poco per una OJM in costante affanno contro un'avversaria più grintosa e graffiante, esattamente come accade a parti invertite all'Enerxenia Arena quando la truppa di Caja azzanna e sbrana sulla spinta dei suoi tifosi. Che ora avranno due occasioni casalinghe per chiudere il 2019 contro Pistoia e Trento, lasciando l'ultimissima chance per acciuffare il pass per le Final Eight nella prima trasferta del 2020 a Treviso. Ma se la Varese formato esportazione sarà ancora quella del PalaRadi è inutile farsi illusioni. E se Mayo e Vene sono quelli delle ultime due partite è lecito porsi qualche interrogativo, soprattutto sul play del 1987 che sembra spersonalizzato (5 tiri dal campo in 20' impalpabili) rispetto a quello di un mese fa. Di sicuro l'OJM non passerà un Natale sereno... Giuseppe Sciascia
  15. L'Openjobmetis fa cinquina all'Enerxenia Arena e rimane agganciata al treno delle Final Eight. La formazione di Caja allunga la sua striscia vincente casalinga e tiene a quota zero il fanalino di coda Pesaro, domata con un finale all'insegna dell'aggressività e del sacrificio dopo un'inedita versione "sparatoria all'OK Corral" nei primi 28 minuti. Varese gioca una partita leggera per lunghi tratti, affidandosi all'attacco (record stagionale i 103 punti a referto) più che alle abituali certezze difensive: il primo tempo chiuso sul 56-54 concedendo il 73% da 2 è totalmente contrario alle abitudini casalinghe biancorosse. Che girano le viti in retroguardia dopo l'intervallo (2/13 da 2 per gli ospiti nella ripresa...) con Simmons dominante sui due lati del campo (5/6 da 2, 5/7 ai liberi, 10 rimbalzi e 2 stoppate) e la coppia Peak-Clark a sfruttare tutta la loro energia nel gioco in campo aperto. L'eroe della serata è però Giancarlo Ferrero, mattatore sul fronte offensivo per una OJM che manda sul proscenio il meno atteso dei protagonisti nelle pieghe di un collettivo affidabile (6 in doppia cifra). Il primo tempo da 17 punti in 13' del capitano permette a Varese di non deragliare nella sfida tutta punti e triple contro un'avversaria talentuosa in attesa dell'innesto del nuovo straniero Troy Williams. E alla fine le triple della staffa nella ripresa portano ancora la firma dell' ala mancina, che fa le veci di un inconsistente Vene in una prova di rara sostanza al di là del bottino finale (anche 8 rimbalzi e 7 falli subiti oltre al 7/12 totale dal campo). La spinta giusta per l'OJM arriva dalla panchina, un graffiante Jakovics dà ritmo alla manovra ed alla difesa più di Mayo; nella sua versione casalinga la truppa di Caja ribadisce more solito la maggior propensione alla corsa e al gioco interno (42 punti in area contro i 28 di Pesaro). Non solo servendo finalmente qualche pallone giocabile a Simmons, ma anche cercando punti in avvicinamento con le penetrazioni degli esterni (Peak e Clark, ma pure Mayo e Jakovics). Oltre al fattore Enerxenia Arena, c'è anche il fattore della difesa della Carpegna Prosciutti, statisticamente la più battuta del campionato; ma il 68% finale nel tiro da sotto fa tutta la differenza del mondo rispetto al 32% nel derby del PalaDesio. Aspettando ancora un Cervi visibilmente in ritardo di condizione nei primi 128 secondi da giocatore dell'OJM, la vittoria oltre quota 100 contro il fanalino di coda ribadisce le distanze ampie tra Ferrero e soci e la bagarre salvezza. A quattro partite dal termine del girone d'andata, Varese ha sei lunghezze di margine sul penultimo posto e due di ritardo dalla zona Final Eight: per guardare in alto servirà sfatare il tabù esterno nell'anticipo di sabato a Cremona (con l'esordio di Malachi Richardson per sopperire alle tre assenze di Diener, Matthews e Stojanovic). Ma serve anche recuperare l'asse portante Mayo-Vene, ieri poco incisivi e non soltanto perché al servizio di compagni più brillanti... Giuseppe Sciascia
  16. Il clima del derby contro Cantù non guarisce il mal di trasferta dell'Openjobmetis. La truppa di Caja allunga a quota 5 la sua serie negativa lontano da Masnago, subendo la maggior freschezza atletica dell'Acqua San Bernardo che in attesa del talento di Joe Ragland (regalo extra di uno sponsor che impiegherà l'ex Milano come testimonial) abbatte una Varese opaca e poco reattiva in ogni aspetto del gioco. Ossia una squadra diametralmente opposta a quella che aveva schiantato Roma sul piano dell'intensità e dell'energia, mentre ieri si è fatta mettere sotto in ogni situazione legata a vigore e fisicità. Eloquente il dato delle percentuali nel pitturato, dove Cantù ha prodotto il 61 % su 31 tiri dentro l'area conquistando ripetutamente punti sudati con l'accelerazione dei suoi esterni, mentre l'OJM ha totalizzato un più che modesto 32% su 22 tentativi, andando più volte a sbattere in penetrazione e servendo solo una volta dentro l'area Jeremy Simmons. In attesa di Riccardo Cervi, fermato in extremis da un problema alla pianta del piede, i biancorossi hanno ribadito la totale latitanza di risorse interne ripetendo l'ormai abituale tiro al bersaglio obbligato dall'arco. E la squadra reattiva e graffiante che aveva dato spettacolo domenica scorsa all'Enerxenia Arena? Dispersa nel tragitto tra il piazzale di Masnago e Desio, così come già altre volte - ma mai raggiungendo i picchi negativi di ieri - è accaduto quando Ferrerò e soci mettono il naso fuori da Varese. In un derby dal volume di gioco oggettivamente modestissimo sarebbe bastato poco per provare a invertire il trend negativo in trasferta alzando l'asticella delle ambizioni. La sconfitta di ieri, nitida e indiscutibile per i meriti dell'Acqua San Bernardo più assetata di punti in ogni aspetto del gioco, dimostra con i fatti che le ultime esibizioni esterne non dipendevano solo dal valore degli avversari, ma anche e soprattutto dal (dis)valore espresso dall'OJM in formato esportazione. La Varese in versione Masnago aggredisce le partite con un atteggiamento grafitante che ne esalta le qualità difensive e le permette di spingere sull'acceleratore per sfruttare al meglio i suoi atleti e nascondere la taglia limitata in quasi tutti i ruoli. Invece in trasferta l'atteggiamento è di base guardingo, se non remissivo, come apparso nel 9-2 iniziale che ha evidenziato un impatto con la partita molto diverso da quello che sarebbe servito per incatenarla sui binari giusti per la truppa di Caja. Senza la spinta garantita dalla difesa, i biancorossi si sono incartati in un prevedibile "rimescolo" sul perimetro che, col Mayo fuori fase del primo tempo e il Vene giù di corda della ripresa, ha avuto pochi interpreti efficaci. Da salvare solo l'anima italiana di Tambone e Ferrero, che hanno provato a dare un po' di garra a un'OJM decisamente inespressiva. Ma con questo atteggiamento in trasferta non si va da nessuna parte, men che mai alle Final Eight... Giuseppe Sciascia
  17. L'Openjobmetis banchetta a suon di triple contro Roma nel lunch match che ribadisce la legge dell'Enerxenia Arena. Quarta vittoria casalinga consecutiva per la compagine di Attilio Caja, che spazza via una inconsistente Virtus grazie alla fiammata iniziale (10/12 da 3 nei primi 13 minuti ! ) e dilaga fino al più 30 finale, quarto scarto oceanico della stagione dopo quelli rifilati a Trieste, Fortitudo Bologna e Brindisi. Match a senso unico dominato per 40 minuti filati da una Varese concentratissima nell'imporre il suo ritmo indiavolato agli avversari. Il marchio di fabbrica è quello abituale della difesa, con Simmons e Vene perfetti nella morsa per disinnescare la produzione interna di Jefferson e la staffetta su Dyson a limitare il bomber ospite dopo gli 8 punti dei primi 6'. E quello della coralità, con cinque uomini in doppia cifra guidati da un ritrovato Peak (8/12 al tiro più 4 rimbalzi e 3 recuperi) a sfiorare i 100 punti con un sinfonico 56% dal campo frutto dell'eccellente 75% finale nel tiro da 2. Dunque stavolta l'OJM non ha vissuto solo di triple, con la grandinata iniziale che ha ridotto la sua frequenza (14/33 finale di cui 4/16 nella ripresa dopo il 10/17 di metà gara) senza veder calare il fatturato offensivo grazie alla capacità di esaltare le doti acrobatiche di Simmons (4 schiacciate su alley-hoop o mis-match sfruttati) e la bravura di Clark e Peak di attaccare il canestro sui ribaltamenti della manovra. Menzione particolare per la panchina, col primo impatto di Jakovics e Ferrero fondamentale per propiziare il 14-0 di fine primo quarto e la costanza ad alto livello di Tambone a dare sostanza sui due lati. I 37 punti prodotti dal secondo quintetto - 18 dei quali dal lettone, graffiante anche nel secondo tempo dal perimetro - hanno fatto la differenza rispetto ai 9 fatturati da Roma, garantendo all'OJM quella capacità di mantenere l'intensità ad alto livello che rappresenta la differenza primaria tra rendimento casalingo ed esterno. La truppa di Caja regala dunque una domenica festosa ai 3.911 presenti (in parterre è spuntato anche l'ex patron di Cantù Dmitry Gerasimenko, che ha avuto parole di apprezzamento per il tecnico pavese) che hanno rinviato il pranzo per dare fiducia alla voglia di riscatto dei biancorossi. Che col solito approccio graffiante e grintoso versione Masnago, hanno mandato fuori partita una Virtus remissiva, con le giocate spettacolari di Peak e Simmons e le sventagliate dall'arco di Mayo e Jakovics ad accompagnare una costante applicazione sui due lati del campo. Così l'OJM inaugura nel modo migliore il cammino di dicembre, riaggancia il gruppone a quota 10 a ridosso della zona Final Eight e attende l'aggiunta di Riccardo Cervi in vista del derby di domenica a Cantù. Ossia il primo punto di svolta - cercando la continuità tanto bramata da Caja - per capire se dovrà accontentarsi delle vittorie da copertina a Masnago, oppure potrà scalare le gerarchie della classifica imparando a graffiare anche in trasferta. Giuseppe Sciascia
  18. Openjobmetis troppo forte per rischiare nella bagarre salvezza ma ancora troppo poco consistente per inserirsi nella volata playoff. Questo il verdetto espresso dalle prime 10 giornate - per Varese 9 gare contando il turno di riposo già scontato - di una serie A dalla classifica solo apparentemente compatta, ma in realtà pronta a spaccarsi in tre tronconi. Da una parte le superbig, partendo da Milano e Bologna ma proseguendo con Sassari e Venezia che pur senza vittorie esterne è destinata a salire di tono; dall'altra il gruppo in coda composto da Cantù, Trieste, Pistoia e Pesaro che per qualità di organico e possibilità di intervento sembrano destinate a giocarsi le due retrocessioni. IL VALORE - Oggi come oggi l'OJM è dodicesima sull'ultimo vagone del secondo troncone, comandato da Brindisi e Brescia nella rincorsa ai playoff. Nel dopo gara del PalaBigi un Attilio Caja visibilmente rammaricato per l'occasione persa dai suoi ha ribadito chiaramente che l'obiettivo stagionale rimane quello di stare lontano dalla zona calda: a oggi Varese sembra avere una marcia in più rispetto al terzo troncone, ma le manca la capacità di dare continuità alle sue prove di alto livello (a Trieste e in casa contro Venezia) garantendosi quello standard di rendimento minimo imprescindibile per un rendimento costante da metà alta della classifica. CALENDARIO TERRIBILE - Il percorso della prima metà abbondante del girone d'andata ha proposto una lunga serie di test impegnativi a Ferrero e compagni. In 9 partite disputate, i biancorossi hanno affrontato Bologna, Brindisi, Sassari, Milano, Fortitudo Bologna, Reggio Emilia e Venezia: si tratta delle prime sei della graduatoria attuale, più due delle cinque squadre a quota 10 punti. Aver chiuso il ciclo terribile con uno zero tondo in media inglese e gli scalpi nobili di Brindisi e Venezia appesi alla cintura non è un ruolino di marcia disprezzabile. Anche se in trasferta il piatto piange tra problemi di taglia e personalità (leggi il meno 41 totale rimediato a Milano e Brescia) e quella di sabato a Reggio Emilia va archiviata alla voce occasioni mancate. MESE DELLA VERITÀ - Dopo il filone di tapponi dolomitici dalla pausa del 12 ottobre alla trasferta del PalaBigi, ora la strada "spiana" sotto le ruote del- l'OJM: il prossimo ciclo di 6 partite ne propone 4 in casa - Roma domenica, Pesaro il 15, poi la doppietta festiva del 26 contro Pistoia e del 29 contro Trento - e due derby lombardi a Cantù (domenica otto) e a Cremona (domenica 22). Tutte squadre che in classifica stanno appena sopra o nettamente sotto la compagine di Caja: per una squadra solida e matura sarebbe l'occasione per mettere fieno in cascina e cambiare decisamente le prospettive di classifica. Se è vero che la quota 18 punti con 16 partite di andata potrebbe valere le Final Eight di Coppa Italia, capitalizzare il poker casalingo ed aggiungere uno degli ultimi tre viaggi (la fase ascendente si chiuderà il 5 gennaio a Treviso) potrebbe mutare completamente il volto della classifica biancorossa... FATTORE CERVI - Per cogliere l'occasione offerta dal calendario l'OJM dovrà però trovare quella consistenza mancata all'appello anche a Reggio Emilia nella solare differenza di rendimento tra primo e secondo tempo. Meno sbalzi di tensione legati agli umori balistici di Mayo, più continuità da un Clark comunque in crescita, un Peak da ritrovare all'interno di un sistema che ancora digerisce a fatica: queste le tre chiavi per alzare l'asticella delle ambizioni. È poi c'è il fattore Cervi: all'ex azzurro non si può chiedere impatto immediato, ma potrà dare quella profondità offensiva alla manovra che due giocatori di rendimento ma non di post basso come Vene e Simmons non sono in grado di garantire. Giuseppe Sciascia
  19. La Leonessa sbrana Varese facendo valere la legge dei muscoli. Secondo viaggio consecutivo a vuoto per la truppa di Attilio Caja, stritolata dall'esperienza della Germani: copione simile a quello del derby di Assago per Ferrero e compagni, spianati dalla fisicità dei padroni di casa in una gara segnata dai precoci problemi di falli di L.J. Peak (solo 16' per l'ala statunitense). Ossia l'unico giocatore biancorosso capace di procurarsi dei vantaggi fisici ed atletici negli 1 contro 1 contro la potente batteria degli esterni di Esposito. E dunque è diventato facile per la difesa di Brescia concentrarsi sull'obiettivo di fermare la mente biancorossa Mayo (solo 1 assist e una serie di errori nel traffico nel secondo quarto) anche alla luce del pessimo impatto di Clark (meno 8 di valutazione in 10'), ossia l'unica alternativa in grado di saltare l'uomo nell'organico di Varese. Che ha ribadito la sua totale dipendenza offensiva dall'esito del tiro dall'arco (36 tentativi da 3 contro soli 28 da 2), soprattutto contro una Germani che come Milano e Sassari non è punibile sui cambi difensivi perchè le sue guardie sono agevolmente in grado di contenere spalle a canestro la cavalleria leggera dei lunghi OJM. Ma più che in attacco, ripresosi dopo 10' di blackout a cavallo tra secondo e terzo quarto, il problema della squadra di Caja è stata la difesa. Troppo passiva nell'aggredire le linee di passaggio, troppo spesso battuta negli 1 contro 1 sul lato debole e troppo fragile a rimbalzo: in definitiva troppo remissiva per annullare il gap in termini di stazza fisica ed esperienza contro un'avversaria di rango come la Germani. Eloquente l'oceanico differenziale di valutazione statìstica complessiva (133-50 per i padroni di casa) con la truppa di Esposito che ha vinto il duello in tutte le voci principali (51% contro 37% al tiro, 39-30 a rimbalzo e 20-10 negli assist). E come già accaduto a Milano, va considerato l'aspetto del differente impatto delle due panchine: la spinta di Abass e Zerini ha dato una marcia in più ai padroni di casa, mentre Caja ha preferito rischiare un Peak con tre falli a carico - che non ha saputo gestirsi commettendo il quarto dopo neppure 3' - per mancanza di alternative in grado di dare supporto atletico all'azione dell'OJM. Così il promettente avvio biancorosso facendo l'andatura nei primi 15' con una buona gestione dei tempi del gioco è stato vanificato in un amen appena Attilio Caja ha dovuto cercare alternative nel secondo quintetto. Più dei 41 punti di scarto subiti nei due derby di Milano e Brescia, preoccupano i 184 punti concessi: ci sono limiti strutturali di fisicità figli di chiare scelte strategiche di costruzione del roster, per nascondere i quali c'è bisogno di un livello elevatissimo di energia che per ora solo il fattore Enerxenia Arena riesce a far sprigionare. Domenica si torna nella tana biancorossa: per battere i campioni in carica di Venezia sarà necessaria la voglia di cancellare le ultime due trasferte povere di adrenalina. Giuseppe Sciascia
  20. L'Openjobmetis sbatte contro i muscoli d'acciaio della corazzata Milano. La truppa di Attilio Caja non regge l'urto col roster infinito dell'Ax Exchange, che impone la legge della sua fisicità e della sua coralità ad una Varese tradita dal tiro da fuori. La prima chiave di lettura per un derby numero 179 a senso unico è la differenza nelle percentuali dall'arco: i cambi difensivi dell'OUmpia spengono la luce di Josh Mayo (2/11 dal campo con un solo tiro dentro l'arco), e costringono l'attacco biancorosso all'uso delle soluzioni da 3 punti in assenza di elementi in grado di punire i mis-match o prendere vantaggi nell'1 contro 1 (fatti salvi Clark e Peak, ma solo in corso d'opera). Così l'8/37 da 3 suona come una condanna per Varese al pari del 13/27 della compagine di Messina, che con una circolazione di palla sinfonica ha invece punito una OJM votata alla protezione dell'area per non far pesare gli immediati problemi di falli di Simmons e il gap fisico praticamente in ogni ruolo. L'altro dato saliente riguarda la capacità di Milano di spremere risorse dagli effettivi rimasti a riposo venerdì in Eurolega: il coach dell'Olimpia amministra con sicurezza le forze dei veterani Rodriguez, Micov e Scola alla luce dell'eccellente impatto degli italiani Moraschini (MVP con 5/7 al tiro in 31') e Biligha (4/4 in 21'). Così a dare la spinta ai padroni di casa sono proprio i sei giocatori con passaporto tricolore, che fatturano un bottino totale di 59 punti sui 93 messi a referto; al contrario gli italiani di Varese si fermano a quota 5, e la panchina ne fattura in totale 23 contro i 48 delle rotazioni dell'Olimpia. Contro una Milano così solida, profonda, organizzata e ben orchestrata da un allenatore di caratura europea l'OJM non aveva semplicemente le risorse fisiche e tecniche per battersi alla pari; certo una miglior serata dall'arco avrebbe ridotto il gap, e il match del Forum conferma l'interdipendenza dell'attacco biancorosso dalle soluzioni dall'arco (3 vittorie nette oltre il 40% da 3, una sconfitta onorevole a Bologna col 37% dall'arco e due stop ampi col 19% anti Sassari e il 22% di ieri). Rispetto allo choccante esordio casalingo contro la Dinamo c'è l'analogia della difficoltà di Varese ad approcciarsi ad avversarie molto fisiche dentro l'area; la differenza rispetto ai 52 punti dell'esordio l'hanno fatta la verve dell'intraprendente Clark e l'energia di un Peak pasticcione ma volitivo. A fine gara nessuno del clan biancorosso - a partire da Attilio Caja - ha condannato la prova dell'OJM, esaltando piuttosto una Milano in modalità schiacciasassi capace di completare il percorso netto di 5 vittorie in 9 giorni. Domenica di nuovo in trasferta a Brescia, contro una squadra ruvida e con l'ex Cain a presidiare il pitturato: compito difficile per l'OJM che però può provare a giocarsi le sue chances, cosa apparsa oggettivamente fuori portata al Forum contro un'avversaria che nella versione di ieri - ben diversa da quella di soli 15 giorni fa senza Nedovic, Gudaitis e Brooks - è parsa "ingiocabile"... Giuseppe Sciascia
  21. L'Openjobmetis dà spettacolo all'Enerxenia Arena e ferma la corsa della seconda forza Brindisi. La compagine di Attilio Caja schianta l'Happy Casa con l'abituale mix di energia difensiva e coralità (cinque in doppia cifra), intascando la terza vittoria ben oltre i 20 punti di scarto. Un monologo varesino in una partita nella quale i biancorossi lustrano il cannone (14/32 da 3 e 53% totale dal campo), abbinando eccellenti letture offensive alla solita intensità ferina che concede le briciole al miglior attacco della serie A (78 punti col 23% da 3 per i pugliesi che si erano presentati a Masnago con 87,8 punti e il 43% dall'arco). Quaranta minuti di dominio tecnico e agonistico, vincendo nettamente il duello a rimbalzo contro la cavalleria leggera dell'Happy Casa e scegliendo un ritmo più sostenuto del solito ad esaltare la forza atletica di L. J. Peak, per la prima volta protagonista offensivo (8/12 al tiro con 4/6 da 3). Brava la squadra di Caja ad aggredire la partita con un approccio graffiante, cercando prima il gioco interno sull'asse Simmons-Vene e poi bucando la retroguardia avversaria con l'abituale circolazione di palla (21 assist totali). Tolti gli spazi interni a John Brown e le soluzioni di forza a Martin e Stone, la difesa biancorossa ha protetto egregiamente l'area pur a costo di spendere falli sull'applauditissimo Banks (che a fine gara ha fatto il giro di campo per i saluti al suo ex pubblico). In attacco poi la guida sicura di Mayo e Vene (7 assist) ha trovato soluzioni per tutti, compreso un capitan Ferrero dalla mano rovente (4/4 dal campo in 15'). E il capocannoniere della serie A ha consolidato la sua leadership della classifica marcatori, spaccando la partita nel secondo quarto con una magica serie di tre giocate da 9 punti in 70 secondi. La necessità di dover talvolta togliere le castagne dal fuoco nei secondi finali dell'azione gli ha sporcato le medie (5/15 dal campo) ma il volume complessivo prodotto - 12/12 ai liberi più 8 rimbalzi e 6 assist -ne ha ribadito lo status di frontman dell' OJM. La versione 2019/20 di Varese è la squadra di Mayo così come nel 2018/19 era quella di A vr amo vie. Il tutto in attesa che Jason Clark si tolga di dosso la ruggine accumulata in due mesi d'inattività forzata, anche se nella rotazione a tre teste con Tambone e Jakovics gli equilibri attuali danno sostanza in difesa e le responsabilità extra non sembrano pesare troppo sulle spalle del play ex Bonn. Così Varese si gode una serata esaltante che strappa applausi a scena aperta ai 4.232 paganti e fa il pieno di fiducia in vista del novembre terribile - Milano e Brescia fuori, Venezia in casa, Reggio Emilia fuori - che aspetta i biancorossi. Nella bagarere di una classifica cortissima l'OJM è ancora fra color che sono sospesi; i prossimi test daranno risposte più compiute, il primo passato ieri a pieni voti conferma però che anche quest'anno all'Enerxenia Arena si coniugano vittorie e bel gioco... Giuseppe Sciascia
  22. L'Openjobmetis combatte fino al termine sul campo dell'imbattuta Segafredo. La truppa di Attilio Caja torna senza punti in classifica ma con tanta fiducia dal primo esame contro una big come la capolista di Sasha Djordjevic. Uno stellare Josh Mayo (9/14 al tiro e 4 assist) trascina Varese a duellare fino agli ultimi 90 secondi contro una Virtus sorretta dal suo predominio fisico (42-34 a rimbalzo) e dalle magie di un Teodosic distillato (4/11 al tiro, 9/11 ai liberi e 5 assist in 23' da sesto uomo) per vestire i panni del protagonista nel finale. I biancorossi pagano la serata no al tiro dall'arco di Vene (1/7 a dispetto dell'ampio spazio a disposizione) e un paio di errori banali nel rush finale, giocato però con grande personalità a dispetto della perdita precoce di Mayo (uscito per falli a 2'52” dal termine tra gli applausi di tutto il pubblico) grazie al finale da protagonisti di Jakovics e Clark. La guardia, al debutto, fatica a trovare il ritmo partita nel primo tempo, ma i suoi 8 punti nel quarto conclusivo fanno ben sperare sui suoi margini di crescita da cui passano le prospettive di miglioramento ulteriore dell'OJM. Che pur con qualche sbavatura e qualche errore di misura dal perimetro ha lottato alla pari sul campo di una pretendente per lo Scudetto. Giuseppe Sciascia
  23. L'Openjobmetis imprime il marchio dell'Artiglio per travolgere la Fortitudo. La compagine di Caja festeggia il primo hurrà casalingo stagionale grazie all'identità consolidata basata su difesa e collettivo. I 4037 spettatori dell'Enerxenia Arena applaudono a scena aperta una Varese capace di tenere a stecchetto la Pompea (60 punti dopo gli 89 con i quali domenica scorsa aveva abbattuto i campioni in carica di Venezia) e di schiantarla a suon di triple (14/29 da 3) grazie ad una oliatissima manovra condotta con lucidità dal maestro di cerimonia Josh Mayo. Due le chiavi di volta del nettissimo successo con il quale Ferrero e soci riguadagnano completamente il credito dei tifosi dopo la falsa partenza contro Sassari (ma la classifica attuale attribuisce i giusti meriti alla Dinamo e stempera i demeriti biancorossi...). L'applicazione in retroguardia di tutti gli effettivi, con Simmons padrone dell' area in modalità Tyler Cain per il decisivo 44-30 a rimbalzo che permette all'OJM di imporre le sue cadenze sincopate. E la regia d'autore del suo playmaker, che capitalizza al meglio i possessi armando le mani torride degli uomini che vengono dal freddo. Vittoria griffata dalla coppia del Baltico Vene-Jakovics. terminali principi di Varese per capitalizzare la circolazione di palla che ha visto inedito protagonista offensiva l'ala estone. La marcia in più per i padroni di casa è arrivata dalla vitalità garantita dall'esterno lettone: sospensioni velenose ma anche assalti al ferro vincenti per il sostituto a tempo di Jason Clark. Che marchia a fuoco la partita sorreggendo Mayo e Vene nella quindicina di minuti a cavallo di secondo e terzo quarto durante i quali l'OJM è stata assoluta padrona del campo, toccando anche 29 lunghezze di margine. La scossa di energia pura garantita da Jakovics - bravissimo anche nel pressare la palla in alternativa con Mayo - è quella che coach Caja cercherebbe sempre dal suo sesto uomo; quella che al momento un Tepic strutturalmente più compassato e in chiara crisi di fiducia non riesce a garantire a Varese. Ora il turno di riposo imposto dal calendario consentirà ad Artiglio di inserire al meglio nei meccanismi Clark; ma sarà anche il momento di valutare se Jakovics potrà fare al caso dei biancorossi anche dopo il ritorno della guardia titolare, scalzando Tepic dal ruolo di sesto straniero. Nel frattempo però i 4 punti messi in cassaforte dall'OJM senza un giocatore cardine del progetto tecnico estivo sono un indicatore significativo della solidità dell'impianto di gioco della compagine di Caja. Ora il rodaggio delle prossime settimane con l'aggiunta di Clark servirà a Varese per prepararsi al meglio al ciclo di ferro Virtus Bologna, Brindisi, Milano, Brescia, Venezia e Reggio Emilia: sei partite durissime per capire a quale livello potrà competere la miglior difesa del campionato con un realizzatore in più... Giuseppe Sciascia
  24. L'Openjobmetis spazza via Trieste e cancella gli spettri dell'esordio casalingo contro Sassari. La compagine di Attilio Caja passeggia all'Allianz Dome - dove sette mesi fa aveva banchettato a suon di triple - con una prestazione perfetta sui due lati del campo: trenta punti tondi tondi nel successo più ampio delle 91 partite dirette dal tecnico pavese sulla panchina biancorossa. Da un'OJM da dimenticare a un'OJM da osannare nel giro di tre giorni, quella di Trieste è una Varese da stropicciarsi gli occhi e spellarsi le mani per chi giovedì aveva temuto un'annata all'insegna della paura dopo la falsa partenza contro la Dinamo. Diametralmente opposto il fatturato offensivo, frutto di uno strepitoso Josh Mayo (44 di valutazione fra l'11/15 al tiro, 6/8 ai liberi, 6 rimbalzi, 5 recuperi e 7 assist) che prende per mano l'attacco OJM con un'altra prova da record. Nel collettivo di Artiglio mai un singolo era andato oltre quota 30 punti, i 32 del play ex Bonn sono un primato figlio di un primo quarto da strepitoso solista (20 punti alla prima sirena) e del resto della gara con la bacchetta del direttore d'orchestra a dirigere una sinfonia da applausi (67% da 2 e 43% da 3). Il regista fa reparto da solo con l'ausilio di un concreto Tambone, ma la vittoria biancorossa mai in discussione è figlia di una difesa determinante nel togliere ritmo all'azione di Trieste che, costretta a pensare a metà campo, spacca il ferro come e più della Varese di giovedì (5/27 da 3 di cui 1/14 a metà gara). A mutare radicalmente è l'atteggiamento con cui Ferrero e soci hanno tenuto il campo, mostrando lo spessore caratteriale di una squadra decisa a dimostrare coi fatti che il suo vero volto non è quello di giovedì. L'OJM mostra dunque il suo lato migliore sui due lati del campo di un primo tempo dominato con un'autorità clamorosa e mette sul tabellone 54 punti nei primi 20' dopo averne totalizzati 52 in 40' nel debutto contro Sassari. Ma, oltre al Mayo show, in attacco va elogiato anche l'apporto di Jeremy Sim-mons: l'asse ex Scafati è quello portante per i biancorossi, col pivot che unisce presenza a rimbalzo e intraprendenza offensiva (8/10 da 2 e 10 rimbalzi) per una doppia doppia sostanziosa. Ed è un dato utile anche per leggere la differenza solare fra la Varese di giovedì e quella di ieri al cambio del valore dell'avversario: l'ex Montegranaro ha ballato contro l'esperienza dei pari ruolo della Dinamo, ma ha dominato contro avversari più abbordabili. E altrettanto ha fatto la squadra di Caja, che macinando per 40' il suo basket in termini di applicazione difensiva e lucidità delle esecuzioni ha dimostrato di poter sviluppare un volume di gioco decisamente elevato. Merito anche del lavoro di tessitura e raccordo di Vene e Tambone e della scarica di adrenalina del primo tempo di Jakovics e Ferrero, mentre è piaciuta anche la sostanza di Peak. E ora si cerca continuità contro la Fortitudo Bologna per alzare poi il numero dei giri offensivi col recupero di Clark. Giuseppe Sciascia
  25. L'Openjobmetis crolla malamente nell'esordio casalingo all'Enerxenia Arena. Il varesino onorario Gianmarco Pozzecco è profeta in patria in un debutto nel quale la truppa di Attilio Caja non tiene fede agli auspici espressi ieri su queste colonne da Rosario Rasizza. Una Varese piccola piccola, principalmente nel rendimento offensivo generato da una tremenda collezione di ferri dall'arco (35 errori su 42 tentativi da 3 rispetto ai 25 tiri da 2), ma anche in un atteggiamento troppo remissivo - fatta salva la verve di capitan Ferrero - e figlio della frustrazione per un attacco totalmente improduttivo. OJM troppo brutta per essere vera contro un'avversaria comunque solida nel punire con le sue triple in transizione e sui raddoppi in post basso gli errori dei padroni di casa. La realtà dei fatti dice che a Varese manca la guardia titolare: gli zero punti in due di Jakovics e Tepic sono un dato eloquente, al quale si aggiunge la serata no di Tambone. E senza un supporto efficace sul perimetro Josh Mayo stecca la prima con una prova balistica che ricorda il peggior Ronnie Moore: alla fine il centrocampo biancorosso produce un gelido 5/32 totale dal campo, ma il problema principale è la difficoltà di qualsiasi giocatore dell'organico - eccetto qualche sprazzo di Peak - a guadagnarsi un vantaggio nell'1 contro 1. Così il movimento di palla sul perimetro diventa prevedibile, esaurendosi sistematicamente in un forzoso tiro al bersaglio dall'arco con esiti desolanti anche quando i giocatori dell'OJM avevano ampio spazio a disposizione. Certamente aveva ragione Attilo Caja nell'ammonire l'ambiente sulle difficoltà di messa a punto di un roster rinnovato per 7 decimi; e alla prova del campo l'esordio è stato simile a quello di due anni fa, col meno 21 contro Venezia che aveva denotato limiti evidenti sul piano della messa a punto. Ma all'OJM è mancata anche l'aggressività per provare a reagire quando il clangore del ferro è diventata una colonna sonora sin troppo ripetuta; e questo è un aspetto che i 4.350 presenti per la prima a Masnago non vogliono rivedere in futuro. Presto per far scattare l'allarme pur con la necessità evidente di recuperare Clark (oggi la risonanza per il via libera nel tornare ad allenarsi, ma è un' incognita tecnica e in termini di condizione...) per sbloccare Mayo e aumentare il potenziale offensivo di una OJM parsa davvero povera di risorse pur contro una squadra di alto rango come la Dinamo. Ma domenica si gioca di nuovo a Trieste, sul campo di un'avversaria della stessa fascia di Varese che ieri ha rischiato il colpaccio sul campo dei campioni d'Italia di Venezia. Basteranno tre giorni per girare qualche vite nei meccanismi biancorossi? L'auspicio è che l'OJM fosse contratta per la tensione dell' esordio casalingo, anziché troppo preoccupata di eseguire lo spartito di Caja... Giuseppe Sciascia
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