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  1. L'Openjobmetis cala il tris contro Pesaro e prova ad alzaie l'asticella degli obiettivi stagionali. La truppa di Caja festeggia davanti ai 4.365 tifosi del PalA2A la certezza aritmetica della permanenza in serie A, abbattendo con un avvio a tutto gas la resistenza dell'ultima della classe Vuelle. Varese ribadisce la forma smagliante ritrovata dopo gli stop contro Pistoia e Trento sulla base della solita ricetta fatta di intensità difensiva e scelte lucide in attacco. L'appeal inferiore dell'avversaria di turno rispetto alle big Avellino e Sassari non spegne la fame di gloria della formazione biancorossa, che indirizza la partita con un perentorio 26-12 nel primo quarto frutto del consueto mix di aggressività e gestione oculata dei ritmi. Di fatto Ferrerò e compagni "regalano" al fanalino di coda soltanto i primi 5' della ripresa, rientrando molli dagli spogliatoi dopo il rotondo +20 della pausa lunga; ma dopo uno 0-15 scioccante, la compagine di Caja cala nuovamente la saracinesca in difesa (8 punti subiti tra il 24' e il 34' ) e sfrutta appieno la vena balistica dello scatenato Avramovic (10/13 al tiro e 31 di valutazione in 25 ' ) per regalale un'altra serata piacevole ad un PalA2A ormai stabilmente oltre le 4.000 presenze. Anche nella giornata normale di Okoye (9 nei primi 7', poi frenato dai falli) l'Openjobmetis ha saputo trovare protagonisti alternativi in una prova comunque all'insegna della coralità (21 assist col 58% da 2 e il 43% da 3). Conferma importante per l'importanza di Vene negli equilibri tecnici sui due lati del campo (più 33 di plus/mì-nus in 20' per l'estone, limitato nel finale dai postumi del problema ad una caviglia accusata in settimana), mentre Larson e Delas hanno confermato di essersi definitivamente ritagliati la loro nicchia nel sistema di gioco biancoros-so. Il play del Nevada ha saputo alternate bene i tempi della manovra risultando anche pungente al tiro, mentre il lungo croato è stato un efficace regista occulto (5 assist) alimentando la vena offensiva di Avramovic (20 punti nella ripresa) per il break che ha chiuso il match tra terzo e quarto periodo. Vittoria nitida e mai in discussione che premia la serietà del gruppo di Caja nell'interpretare il match con la medesima concentrazione rispetto a sfide più stimolanti. Il tecnico pavese sorride a 32 denti per la salvezza aritmetica conseguita in largo anticipo e premia i giocatori concedendo tre giorni di vacanza. Ma di certo Varese non ha alcuna intenzione di staccale la spina una volta tagliato il traguardo stagionale indicato dalla società. Le 7 vittorie ottenute in 9 gare del girone di ritorno fotografano una squadra in piena salute tecnica e mentale. E i 2 soli punti di svantaggio dalla zona playoff aumentano sogni di gloria impensabili tornando con la mente all' ultimo posto al giro di boa del 14 gennaio. La trasferta sul campo dell' altro fanalino di coda Capo d'Orlando sarà un altro test importante per capire se Ferrerò e soci saranno in grado di alimentare ulteriormente il magic moment in vista dei successivi scontri-verità contro Reggio Emilia e Bologna. Messa al sicuro la serie A anche per il 2018-19, ora l'OJM ha la possibilità di divertire e divertirsi ancora senza affanni. Considerando quota 32 come minima per l'accesso ai playoff, il margine di errore nelle ultime 6 partite è quasi azzerato, ma la fame di questa Varese sembra insaziabile... Giuseppe Sciascia
  2. L'Openjobmetis torna a ruggire lontano dal PalA2A. La truppa di Attilio Caja innalza nuovamente il vessillo corsaro e sbanca il campo di Sassari con una prova scintillante sul piano del gioco (62% da 2 e 58% da 3 con un 107 di valutazione totale). Varese si impone al Pa-laSerradimigni con le armi preferite della Dinamo, giocando una partita sontuosa sul piano offensivo per rispondere a tono alla pioggia di triple dei padroni di casa (17/33 da 3!). biancorossi mettono in difesa le basi dell'impresa, togliendo fluidità nei primi 15' ad un Banco Sardegna in affanno contro l'aggressività e le ripartenze (già 26-40 a metà secondo quarto) con un Okoye a tratti onnipotente (4/6 da 2, 5/8 da 3 e 17 punti a metà gara gara). Poi la squadra di Pasquini sceglie la via della cavalleria leggera, giocando tutta la ripresa con due play e quasi tutto il quarto periodo senza centri. Aprendo il campo per i suoi arcieri fa soffrire più volte la Varese della ripresa, meno frizzante rispetto ai 52 punti dei primi 20' ma comunque sostanziosa nella gestione dei ritmi e delle soluzioni interne per un Cain (3/6 da 2, 6/8 ai liberi e 13 rimbalzi) in versione signore degli anelli. Il valore del colpaccio è acuito dalla qualità della prova di Sassari, che cancella con un 14-0 a suon di triple il nuovo ampio vantaggio ospite (dal 48-62 del 25' al 62-62 del 29'). La maturità dell'Openjobmetis riveduta e corretta, ma soprattutto cresciuta nel corso della stagione facendo tesoro degli errori del girone d'andata, sta nella capacità di non incassare il colpo reagendo sull'asse portante Okoye-Cain (62-70 al 33') e facendo sempre la scelta giusta in attacco con 5 preziosi punti di Ferrerò (73-82 al 37'), mentre il punto esclamativo arriva grazie ad un Wells di inusitata efficacia (8/10 e 4 assist) nello spot di guardia. Il finale è ancora palpitante con Avramovic che fa e disfa in difesa e in lunetta. Alla fine però Varese arriva al traguardo con pieno merito con una vittoria che cancella la "magra" casalinga dell'andata, passando dal meno 21 (peggior sconfitta dell'anno e record negativo di punti segnati) al maggior bottino offensivo stagionale in trasferta. Una conferma che la versione completa della squadra di Caja, con Ferrero ormai recuperato con Delas e Larson inseriti nei meccanismi del collettivo, è ormai in grado di sviluppare stabilmente un volume di gioco di assoluta qualità. Nel girone di ritorno Varese ha totalizzato 12 punti, seconda forza a braccetto di Venezia dietro solo ai 14 di Milano: probabilmente è tardi per sognare i playoff, visto che i punti da recuperare restano 4 con 7 partite ancora in calendario. Caja si concentra sulla possibilità di festeggiare la salvezza a 6 giornate dal termine se i biancorossi batteranno Pesaro con almeno 4 punti di scarto nel turno pre-pasquale. Ma la permanenza in serie A è ormai un risultato acquisito per una Openjobmetis che dopo l'apprendistato del girone d'andata ha ingranato il turbo nella fase discendente. Oggi valgono le emozioni in serie che questa squadra sta continuando a regalare con un basket capace di coniugare organizzazione e divertimento. Sarebbe bello provarle ancora per le 7 giornate rimanenti, sarebbe ancor più bello continuare a provarle anche nel 2018-19 capitalizzando in termini di risorse fresche l'entusiasmo creato da questa Openjobmetis da vertice del girone di ritorno. Giuseppe Sciascia
  3. Attilio Caja indica la rotta alla sua Openjobmetis in vista della trasferta di Sassari. L'ultimo allenatore capace di guidare Varese ad espugnare il PalaSerradimigni (aprile 2015, finì 74-69 con dosi omeopatiche di zona contro i futuri campioni d'Italia guidati da Meo Sacchetti) punta come sempre sulla difesa per non far esaltare il potenziale offensivo del Banco Sardegna. «La ricetta sarà la solita - annuncia il coach biancorosso - servirà una prestazione difensivamente molto attenta, basandoci principalmente sul lavoro di squadra, per evitare di esaltare le loro doti offensive che soprattutto in casa consentono a Sassari di esprimere grandi picchi di rendimento. Non potendo limitarli dovremo contenerli, cercando di resistere ai loro momenti migliori pensando di stare il più possibile agganciati alla partita. Di sicuro non potremo sfidare la Dinamo sul piano del ritmo o di chi segna un canestro più dell'altro; dovremo giocare con la testa scegliendo con lucidità le soluzioni». I biancorossi, annunciati al gran completo al pari del Banco Sardegna che recupera il centrane croato Planinic (assente nelle ultime due uscite), sono attesi da un impegno ricco di insidie sul campo di una Dinamo che davanti al suo pubblico ha vinto 9 partite su 11 : «Ci aspetta un test su un campo impegnativo - aggiunge Caja - Sassari si gioca in casa propria le ambizioni di playoff e dunque sappiamo che ci aspetterà con grandi motivazioni. È comunque una squadra costruita per disputare le coppe, dunque con un organico profondo e competitivo per disputare una stagione di vertice». II tecnico pavese teme soprattutto le doti balistiche di una Dinamo che all'andata sbancò il PaIA2A con un brillante 12/28 da 3: «Gli elementi da tenere d'occhio - sottolinea il tecnico - sono in particolare Bamforth, Stipcevic e Spissu, ma anche Hatcher è un attaccante che ti mette sempre sotto pressione, mentre la recente aggiunta di Bostic sta dando ottimi risultati. Da ala forte c'è un elemento di valore come Polonara che ha dinamicità e tiro e in Italia è uno dei giocatori migliori, mentre sotto canestro Planinic e Jones alternano stazza ed esplosività. Il roster è chiaramente di alto livello». Giuseppe Sciascia
  4. La legge del PalA2A non fa sconti ad Avellino. L'Openjobmetis stende la terza forza Sidigas con una sontuosa prestazione difensiva abbinata ad una serata da 12/27 da 3, e aggiunge gli irpini alla collezione di vittime illustri (leggi Milano e Brescia) costrette ad inchinarsi a Masnago nel girone di ritorno. La superlativa prova balistica di Stan Okoye (26 punti con 12 tiri e 36 di valutazione: record di giornata per il nigeriano) esalta la coralità della truppa di Attilio Caja, che spreme sostanza anche dai discussi Larson e Delas nel rovente finale di una gara ricca di capovolgimenti di fronte. L'avvio tambureggiante con il nigeriano imprendibile dall'arco (15 punti nei primi 15') e le fiondate di Tambone e Vene (silenzioso ma imprescindibile collante sui due lati del campo) per il perentorio 40-22 iniziale fa sognare un possibile "replay" della cavalcata trionfale con Brescia. Avellino però si conferma squadra di rango e trova l'argine alla marea biancorossa: tra le qualità balistiche di Rich, il talento fisico di Wells e una vischiosa zona 2-3 che toglie impeto all'attacco biancorosso, la formazione di Sacripanti ribalta il corso del match dopo l'intervallo. La Sidigas mette anche la freccia nel quarto periodo quando l'attacco di Varese soffre l'eccessiva "palleggiomania" di Wells; la reazione caratteriale dei padroni di casa ribalta però in maniera definitiva le sorti della gara, con un perentorio 10-2 costruito grazie ad una difesa di granito e alimentato con due triple ad altissimo coefficiente di difficoltà di Larson e Okoye (tuffo in avanti battendo di un niente la sirena dei 24 secondi per il 75 -71 che ha lanciato la fuga vincente dei padroni di casa). La pressione sul perimetro dell'inedita coppia Larson-Avramovic e la presenza sotto entrambi i tabelloni di un Delas più coinvolto ed efficace- specie alla luce dei falli di Cain, già a 4 nel finale del terzo quarto - con una serie di giocate sostanzioso, lanciano l'Openjobmetis verso una meritatissima vittoria casalinga a dispetto del 31% dal campo degli ultimi 10'. Due punti che sanno di salvezza anticipata per la formazione di Attilio Caja, capace di ribadire l'empatia ormai consolidata con i suoi tifosi anche alla luce del record stagionale di paganti (4417 rispetto ai 4393 del derby contro Milano). Dopo 5 settimane di digiuno casalingo e nonostante le sconfitte di Pistoia e Trento, i tifosi di Varese confermano di aver ormai sposato senza riserve il basket operaio di Ferrero e soci. Bravissimi a dare un senso compiuto ad una stagione senza velleità di alta classifica attraverso le loro imprese casalinghe contro le grandi della serie A: se Varese macina gioco e triple (48% dal campo e 95-79 in termini di valutazione statistica) passare al PalA2A diventa impossibile anche per una Sidigas capace di chiudere col 52% da 3 (lasciando sul ferro le ultime 4 triple dopo il 13/21 del 35'). Così la spinta dei supporters biancorossi dà la consueta carica di adrenalina alla squadra nonostante la versione "aventiniana" degli Arditi, che hanno lasciato la Curva Nord pochi minuti prima del match (unico segnale di presenza un coro contro Claudio Coldebella, totalmente fuori sintonia col clima in tribuna). Ora la trasferta di Sassari per provare a lavare l'onta della peggior sconfitta stagionale: girata qualche vite per migliorare l'inserimento di Larson e Delas, Varese saprà stupire ancora anche in trasferta? Giuseppe Sciascia
  5. L'Openjobmetis si affida al fattore PalA2A per ritrovare il sapore della vittoria. La truppa di Attilio Caja torna a giocare davanti al suo pubblico dopo 5 settimane, ricevendo la terza forza Avellino (palla a due alle 17) in una sfida ricca di spunti interessanti. Tra la lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali e il doppio viaggio concluso a mani vuote a Pistoia e Trento, Masnago non ha più potuto vedere all'opera i biancorossi dalla magica serata dell' 11 febbraio chiusa col perentorio più 28 contro Brescia. Il desiderio di rivedere all'opera la squadra di 'Artiglio", è evidenziata dai 4mila posti già occupati in tribuna ancor prima dell'apertura dei botteghini: i tifosi sognano un'altra impresa casalinga contro una big dopo aver già visto crollare Milano e la Germani sotto i colpi di una Varese arrembante grazie alla spinta del pubblico. Il ritorno di Giancarlo Ferrerò, assenza determinante nell'accorciare le rotazioni nelle ultime due trasferte, sarà una carta importante in più da giocare per il tecnico pavese in una sfida che nell'immaginario dei supporters potrà far rivivere altre emozioni forti. Il sogno playoff scaturito grazie al poker di vittorie che ha inaugurato il girone di ritorno è stato soffocato dal ritorno alla realtà delle ultime due sconfitte, fighe anche del "trapianto" ancora parziale degli ultimi arrivati Larson e Delas sull'oliato telaio del collettivo biancorosso. Ma il pubblico del PalA2A sogna comunque una Varese da corsa e da battaglia fino al termine della stagione, a prescindere dagli obiettivi di classifica che comunque sono ancora ben fissati nella testa della compagine di Caja. Aggiungere un altro scalpo nobile come quello della Sidigas, reduce dalla sudata vittoria di mercoledì in Bielorussia e alla vigilia della partenza per la Lituania per i quarti di FIBA Europe Cup di mercoledì sul campo di Utena, significherebbe un altro passo lungo e ben disteso verso la fatidica quota 22 fissata come determinante per garantirsi la salvezza, togliendo pathos al match casalingo che fra due settimane vedrà comparire a Masnago il fanalino di coda Pesaro. Di sicuro il match di stasera andrà vinto principalmente in difesa, come indicato in sede di presentazione da parte di Attilio Caja impostando una partita a punteggio basso. La Sidigas guida infatti la classifica della precisione sia da 2 che da 3 punti (rispettivamente 57% e 40%) sulla scorta di un roster che nella sua versione completa sembra in grado di farne una delle più credibili antagoniste di Milano nella lotta per lo scudetto. Al momento però gli irpini sono ancora alle prese con l'emergenza nel reparto centri: dei tre uomini d'area a disposizione di Pino Sacripanti, il mastodontico Fesenko è acciaccato, il suo alter ego Ndiaye è out fino a Pasqua e il rientrante Shane Lawal non può certo essere al 100 per cento dopo 20 mesi di stop. La priorità di Varese sarà quella di tenere a stecchetto il capocannoniere Jason Rich (19,6 punti col 40% da 3 per l'ex allievo di Caja a Cremona) e in generale di togliere fluidità alla circolazione di palla irpina con la sua aggressività. Il PalA2A ha voglia di impresa, e Ferrerò e compagni bramano l'abbraccio del pubblico: se squadra e tifosi sapranno esaltarsi a vicenda, abbattere i campioni d'inverno non sarà impresa impossibile. Giuseppe Sciascia
  6. L'Openjobmetis segna ancora il passo lontano dal PalA2A. Secondo assalto esterno a vuoto per la truppa di Attilio Caja: dopo Pistoia anche Trento mette alle corde una Varese ancora priva di capitan Ferrero (solo due scampoli nel secondo quarto prima del forfait imposto dal dolore perdurante alla caviglia destra ammaccata). Tra l'infortunio del capitano e il cambio Delas-Pelle ancora da metabolizzare, evidente l'impatto negativo della lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali sul rendimento della compagine biancorossa. Che ha girato a vuoto per 15 lunghi minuti dopo un avvio tutto sommato promettente, pagando a caro prezzo i 37 punti concessi tra il secondo e la prima metà del terzo quarto ad un'avversaria in gran forma come la Dolomiti Energia (vittoria consecutiva numero 4 per la formazione di Buscaglia pur senza il play titolare Gutierrez). Fatale il passaggio a vuoto di un secondo quarto senza pericolosità interna con 10 errori su altrettanti tiri da 2 punti in una gara nella quale invece l'attacco di Varese ha fatturato col 62%, 53% e 60% nelle altre tre frazioni. La chiave di lettura del primo tempo dai due volti sta tutta nel duello a rimbalzo: Varese comanda nel primo quarto (5-10) e amministra il match su ritmi cadenzati, raccogliendo comunque meno di quanto prodotto con troppi tiri aperti sul ferro per un "misero" più 3 a dispetto del 62% contro 33% nelle percentuali dal campo. Poi Trento sfrutta l'atipicità dei suoi quintetti senza ruoli definiti ma con un eguale tasso atletico: decisivo il 15 -8 a rimbalzo del secondo quarto e la qualità elevata delle conclusioni prese dagli arcieri locali contro gli affanni varesini senza più le soluzioni interne di Cain. Nel complesso Varese ha alzato l'asticella della qualità del gioco rispetto a Pistoia, trovando conferme da un Okoye ormai terminale principe grazie ad un'affidabilità perimetrale costante. E anche stavolta i biancorossi hanno ribadito la forza mentale di una squadra capace di non arrendersi mai, anche quando Trento aveva sparato a raffica dall'arco con i duttili Gomes e Silins per arrivare a più 16 a metà del terzo quarto. Quando Avramovic e Wells hanno preso per mano la squadra sul perimetro, innescando un Vene pungente nei 15' finali, Varese ha ricucito due volte sulla base del suo sistema corale che ha trovato soluzioni alternative al solo Okoye. Alla fine però l'Aquila ha pescato maggior qualità dalla panchina (36 punti contro i 17 del secondo quintetto ospite) con il pungente Franke a piazzare stilettate velenose. Sconfitta complessivamente "onesta" sul campo di una squadra superiore a Pistoia che ribadisce alcuni concetti chiave in vista delle ultime 9 partite della regular season. Prima di tutto, i playoff sono una chimera: per rincorrere i primi 8 posti serve una qualità diffusa che l'attuale Varese - con Larson e Delas fuori fase e il collante Ferrero ancora ai box - non è in grado di esprimere con la sufficiente continuità nel corso dei mesi. In seconda istanza, l'OJM è troppo solida-per spessore caratteriale e volume di gioco corale - per farsi risucchiare nuovamente dalla bagarre salvezza. E dopo un mese esatto di digiuno (ultimo hurrà l' 11 febbraio contro Brescia) utilizzerà i prossimi 7 giorni per andare all'assalto della quotata Avellino, che arriverà al PalA2A reduce dalla battaglia europea di mercoledì a Minsk. Riscatto obbligato? Di sicuro la volontà è quella di voltare subito pagina... Giuseppe Sciascia
  7. L’Openjobmetis prova a sfatare il tabù esterno sul campo della Dolomiti Energia. A Trento (ore 20.30, diretta Eurosport2) la formazione di Attilio Caja farà visita alla lanciata Aquila per cercare di violare l’unico parquet sul quale non ha mai vinto tra i 15 dell’attuale serie A. Missione complicata per i biancorossi contro un’avversaria in serie positiva da 3 turni con due imprese di prestigio pre e post Coppa Italia (vittorie esterne a Brescia e Reggio Emilia) a dimostrare la svolta dopo i travagli iniziali legati al doppio impegno tra campionato ed Eurocup. Varese recupererà capitan Giancarlo Ferrero, assente domenica scorsa a Pistoia in una partita povera di qualità balistica a dispetto della consueta applicazione: il ritorno dell’ala mancina permetterà al coach pavese di avere a disposizione tutti gli effettivi in vista di un match oltremodo impegnativo anche a livello fisico. «Trento è una squadra che gioca con grande energia, aggredendo le linee di passaggio per correre in campo aperto – avverte “Artiglio” - Dovremo essere molto attenti nell’eseguire gli schemi e sulla loro grande intensità che mettono a rimbalzo in attacco. Sarà fondamentale occupare l’area e non concedere canestri facili ad una squadra che può schierare tanti tiratori pericolosi». Di sicuro non ci si deve aspettare un replay della partita di andata, quando Varese schiacciò Trento con un avvio al fulmicotone, imponendosi con un oceanico 93-66 in una gara a senso unico. Rispetto all’andata la Dolomiti Energia ha riabbracciato Dustin Hogue, il piccolo ma potente centro che lo scorso anno fu uno dei protagonisti verso la finale scudetto conquistata sorprendendo la superfavorita Milano. La coppia Hogue-Sutton garantisce alla squadra di Maurizio Buscaglia un importante coefficiente atletico che i biancorossi dovranno limitare anche senza più Norvel Pelle, che nella gara del PalA2A fu un fattore chiave per i padroni di casa. Dunque l’Openjobmetis proverà a dimostrare la sua competitività anche contro una squadra in piena rimonta playoff che non può più permettersi passi falsi al PalaTrento (4 sconfitte finora): «La Dolomiti Energia ci ha abituato già lo scorso anno ad una partenza incerta alla quale ha fatto seguito un girone di ritorno di altissimo livello; sono una squadra, dovremo giocare una partita molto accorta» è la ricetta indicata da Caja. I padroni di casa saranno ancora senza il play messicano Gutierrez; spazio in regia alla bandiera Forray e ruolo da protagonista sul perimetro per il neoazzurro Flaccadori, mentre è recuperata l’esperta ala portoghese Beto Gomes dopo il lieve infortunio al ginocchio di sabato scorso a Reggio Emilia. «Servirà una gara attenta, pareggiando la loro energia e fisicità con una difesa di squadra, mentre in attacco dovremo muovere bene la palla»: così Attilio Caja detta la hnea alla squadra, chiedendo una prestazione più di cervello che di gambe per respingere il prevedibile arrembaggio dei padroni di casa. Giuseppe Sciascia
  8. L’Openjobmetis sbatte contro il ferro del PalaCarrara e chiude a quota 4 la sua serie positiva del girone di ritorno. La truppa di Attilio Caja paga la ruggine accumulata nella lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali, segnando il passo contro una The Flexx affamata di punti salvezza. La sfida tra due squadre simili per volume a rimbalzo (match sostanzialmente pari tra le due regine della specialità) e propensione difensiva è risolta dalle prodezze individuali di Tyus McGee: l’ex campione d’Italia con Venezia, assente all’andata per un infortunio al polso sinistro, respinge la rimonta di Varese con una magia insensata ma vincente da oltre 8 metri. La corsa biancorossa si ferma per via delle modeste percentuali dal perimetro (25% da 3 contro l’11/24 del secondo tempo dei padroni di casa): non basta un super Okoye (9/18 al tiro, 10 rimbalzi e 4 assist) per nascondere le molte insufficienze (Wells e Vene su tutti) e l’esordio decisamente opaco dell’ultimo arrivato Delas. Sicuramente è mancato l’apporto di capitan Ferrero, specialmente in una serata così povera di qualità dalle sue alternative (1/9 in due per Vene e Natali), così come solo nel secondo tempo il volume di gioco prodotto dalle guardie è stato accettabile dopo gli 11 punti totali con 4/15 dal campo dei primi 20’ del poker di esterni di Attilio Caja. Sicuramente non si è vista una bella Varese, soprattutto nel primo tempo dove i tanti errori banali da distanza ravvicinata (40% da 2 nonostante i reiterati tentativi di sfruttare i mis-match dentro l’area) hanno impedito agli ospiti di raccogliere i frutti di una difesa attenta sul perimetro. Altrettanto sicuramente non si è vista una Varese paga delle quattro vittorie consecutive contro le big: la difesa biancorossa è stata all’altezza della situazione, venendo punita prevalentemente in transizione dalle triple di Gaspardo e Moore. E anche stavolta la compagine di Caja non si è mai arresa nonostante un paio di brutte imbarcate (55-48 al 30’ e 64-55 al 36’), rientrando due volte in partita ma venendo due volte respinta dalle triple realizzate dai padroni di casa (a segno due volte allo scadere dei 24 secondi con gli ex Diawara e Mian). Si è però tornati ad un copione classico delle trasferte dei primi due mesi di stagione: buona costruzione della manovra non convertita dall’arco con percentuali troppo basse anche su tiri aperti che hanno impedito a Varese di raccogliere i frutti del volume di gioco prodotto. Va anche detto che la produzione alterna delle guardie ha costretto Caja a ruotarle freneticamente in cerca di continuità giunta solo dopo 25’ da Tambone prima, da Avramovic poi e da Larson nel finale. Insomma una prestazione di tutt’altro spessore rispetto alle imprese precedenti alla pausa; ma di fronte c’era ovviamente un’avversaria affamata di punti e capace di pareggiare l’aggressività messa in campo da Cain e compagni, che invece avevano spesso e volentieri sorpreso squadre più quotate con un approccio mentale graffiante. Le contemporanee sconfitte di Capo d’Orlando e Pesaro (che domenica saranno opposte in un vero e proprio spareggio salvezza) non mutano le distanze rassicuranti dalla zona retrocessione; ora serve recuperare capitan Ferrero e provare a tirare a lucido Delas in vista della trasferta di Trento (squadra di rango ma con due assenze pesanti nell’anticipo di sabato), sarà un test probante per capire quanta fame di gloria ha ancora Varese. Giuseppe Sciascia
  9. La Pallacanestro Varese spazza via la capolista Brescia facendo spellare le mani al PalA2A. Prestazione corale superlativa per la truppa di Attilio Caja, che allunga a quota 4 la serie positiva a dispetto della defezione del suo terminale principe Cameron Wells (dolorante alla mano destra "ammaccata" lunedì al PalaDesio). I biancorossi regalano spettacolo puro ai tifosi in visibilio per il "centello" casalingo contro la seconda miglior difesa del campionato: se all'andata Ferrero e soci raggiunsero a stento quota 67 in 40 minuti, i 63 punti fatturati nei primi 20' stellari confermano il momento magico di una squadra con la "S" maiuscola a prescindere dalle prestazioni dei singoli. L'eroe della serata è Aleksa Avramovic, che stabilisce record in carriera in serie A per punti e triple realizzate; i 20 minuti "spiritati" della guardia mancina, per la prima volta capace di mettere in campo una personalità da serbo, nascondono l'assenza di Wells insieme alla regia accorta di Tyler Larson, che costruisce per i compagni (5 assist) non disdegnando punture velenose dall'arco. Prestazioni di altissimo livello anche per Stan Okoye ( 11 rimbalzi, 4 assist e una costante presenza sui palloni vaganti oltre al 4/7 da 3) e Norvel Pelle, con ogni probabilità alla sua ultima uscita a Masnago (la partenza potrebbe non essere contemporanea all'arrivo di Delas per questioni burocratiche non legate a Varese, ma si tratta solo di formalità) ma comunque determinato a dare il suo contributo fattivo alla causa. Vittoria mai in discussione per la miglior Varese della stagione, capace di interpretare in maniera efficace un piano partita diametralmente opposto rispetto alle tre gare precedenti. Se Venezia, Milano e Cantù erano state messe "nel sacco" con esecuzioni e control game, stavolta i biancorossi hanno sfruttato appieno i giocatori dalle gambe più fresche (non a caso Avramovic, Okoye e Pelle) per mandare fuori ritmo la compassata Germani con cinque Over 30 nel roster. La zona 2-3 utilizzata a lungo da Caja ha tagliato l'asse portante tra Luca Vitali e Dario Hunt; e grazie ad un dominio costante ed incontrastato sotto i tabelloni (Brescia doppiata sul 46-21 ) i padroni di casa hanno trovato svariate soluzioni in velocità. Poi c'è il fattore delle percentuali dall'arco, che ormai per Varese stanno diventando una certezza (47% da 3 nell'esaltante poker di vittorie dopo il 34% del girone d'andata). Alla distanza la fiducia di società, ambiente e dello stesso coach nei confronti dei giocatori che lo hanno seguito (ossia la quasi totalità, eccetto Hollis) viene ripagata ora da una squadra cresciuta nella qualità del gioco rispetto alla fase ascendente della stagione. Così i bian corossi regalano un'altra serata da ricordare ai quasi 4300 tifosi del PalA2A, e veleggiano a più 8 sulla zona salvezza riducendo invece a 2 sole lunghezze lo svantaggio nei confronti dei playoff. Sognare è lecito? Se ne parlerà dopo la pausa, foriera di un altro piccolo re-styling, che comunque non si vedrà in palestra prima della prossima settimana: aver travolto Brescia ha fruttato 7 giorni di riposo assoluto che Attilio Caja ha concesso volentieri alla squadra per tirare il fiato. Poi da martedì prossimo Varese tornerà sul pezzo per preparare la doppia trasferta di Pistoia e Trento: se lo stop non arrugginirà i meccanismi perfetti dei biancorossi di inizio ritorno, allora si potrà davvero guardare in alto. Giuseppe Sciascia
  10. La Pallacanestro Varese va in cerca del poker di imprese nel derby contro la capolista Brescia. Stasera al PalA2A (palla a due alle 20.45 ; diretta Rai-Sport) la formazione di Attilio Caja riceverà la rivelazione Germani nell'impegno che concluderà il ciclo terribile in avvio del girone di ritorno. Dopo tre esaltanti vittorie sovvertendo ogni pronostico, Ferrerò e soci proveranno ad alimentare il magic-moment contro un'altra squadra di vertice. Arrivare a quota 16 al "pit-stop" di 3 settimane per Coppa Italia e Nazionale significherebbe aver già messo in tasca più di mezza salvezza, potendo lavorare senza patemi per completare l'inserimento di Tyler Larson e mettere a punto quello di Mario Delas, che da domani prenderà il posto di Norvel Pelle nello scacchiere tattico biancorosso. Impresa comunque difficile per una Varese che auspica di recuperare Ca-meron Wells, il suo stoc-catore principe nelle ultime tre imprese (19.3 punti di media contro i 10.6 del girone d'andata): l'atleta statunitense, frenato in settimana da un colpo alla mano destra subito nel derby di lunedì a Desio, ha provato ad allenarsi nella seduta pomeridiana di ieri e riproverà nella seduta mattutina. Sicura la sua presenza a referto stasera, da valutare però il suo utilizzo - e in ogni caso la sua autonomia - in funzione delle risposte degli ultimi test pre-partita. Dunque Varese chiederà nuovamente a Matteo Tambone ed Alexsa Avramovic di recitare da protagonisti, come peraltro già accaduto a Venezia e Desio per il play romano e contro Milano per l'esterno serbo, auspicando che Larson possa essersi calato maggiormente nel sistema Caja dopo la prova poco brillante contro Cantù. Sul fronte bresciano resta il punto interrogativo sulla presenza di David Moss: l'ala statunitense, pilastro della difesa che è il reparto migliore della Germani (seconda della serie A a 73,3 punti concessi), è alle prese con una contrattura al bicipite femorale della coscia destra, il suo eventuale impiego al PalA2A sarà decisa in extremis ragionando anche sulla Coppa Italia in programma da venerdì a domenica che vedrà la Leonessa tra le protagoniste. Per Varese il copione tattico sarà sempre il solito delle gare casalinghe: esecuzioni lucide in attacco, ma soprattutto tanta aggressività per spingere sull'acceleratore ed evita- re di "impastoiarsi" contro l'alternanza di difese proposta da coach Diana, che all'andata mandò fuori giri i biancorossi con una vischiosa zona 3-2. Per superare una squadra ricca di veterani come Brescia servirà una Varese arrembante, capace di spegnere la luce del metronomo Luca Vitali e di conseguenza tagliare i rifornimenti all'esplosivo pivot Hunt, mentre sul perimetro oltre al bomber Landry l'emergente Michele Vitali (rivelazione del 2017-18 premiato con la chiamata azzurra per le prossime gare contro Olanda e Romania) sono i punti di riferimento principali. Il PalA2A prepara un ambiente caldo da oltre 4mila spettatori, alimentare l'entusiasmo e scalare un altro gradino in classifica sarebbe il modo migliore per affrontare i lavori in corso in vista nella pausa. Giuseppe Sciascia
  11. Dalle stalle alle stelle nel giro di 3 settimane, con due "Cata Su" consecutivi a spese di Milano e Cantù intonati a 7 giorni di distanza l'uno dall'altro. La colonna sonora della Pallacanestro Varese dopo le prime tre giornate del girone di ritorno è ovviamente Momenti di Gloria: le vittorie contro i campioni in carica di Venezia e le due rivali più tradizionali hanno riacceso emozioni sopite da (troppo) tempo in città. Non è trascorso neppure un mese dalla burrascosa notte dopo la sconfitta di Cremona ai festeggiamenti di lunedì notte alla Schiranna al ritorno vittorioso da Desio della truppa di Attilio Caja. Merito di quel campo che dall'undicesima alla quindicesima di andata ha ripetutamente dato torto a Varese anche quando avrebbe meritato miglior fortuna - vedi le sconfitte beffa contro Bologna e Torino - ma che nelle ultime 3 settimane ha dato ragione a società e staff tecnico su tutte, ma proprio tutte, le strategie di costruzione della squadra e del mercato di riparazione. I cattivi risultati e il caso-Hollis avevano messo in dubbio molte scelte estive, partendo da quella di Wells; alla prova dei fatti però, il sistema Caja ha ribadito tutta la sua efficacia, sia nell'utilizzo della cultura del lavoro quotidiano come punto di riferimento a prescindere dai risultati, che nell'impostazione di una solida organizzazione corale in grado di esaltare le qualità di giocatori scelti da Artiglio perchè adatti al suo modo di lavorare in palestra. Merito anche della società nel non farsi prendere dagli isterismi e forzare i tempi del mercato anche quando la classifica iniziava a diventare preoccupante e nel tempismo nel cogliere l'occasione Vene per rimpiazzare un Hollis ormai corpo estraneo. Come nell'attesa del profilo ad hoc per sostituire Antabia Waller. Sul valore assoluto di Tyler Larson c'è ancora un punto interrogativo; di sicuro però la lunga attesa del nuovo esterno è servita a Tambone ed Avramovic, cresciuti in fretta grazie alle maggiori responsabilità (il romano è passato dai 3,6 punti e 1,1 assist col 10% da 3 delle prime 11 gare ai 7,1 punti e 2,5 assist col 46% da 3 delle ultime 7; il serbo da 7,2 punti col 13% da 3 a 10,1 col 38%). E un Tambone più maturo, con qualche sprazzo di Larson, ha letteralmente rigenerato un Cameron Wells finalmente all' altezza delle aspettative sul piano del rendimento tecnico e della personalità nello spot di guardia. Questa Varese trasformata da zucca in carrozza non certo con la bacchetta magica ma con tanto lavoro e alcuni aggiustamenti, può sognare in grande? Attilio Caja fa giustamente il pompiere e ribadisce la necessità di cogliere il più in fretta possibile le 3 vittorie necessarie per tagliare la fatidica quota 20 punti necessaria per la salvezza. Però l'entusiasmo generato dall'ultimo tris di imprese va capitalizzato fuori dal campo: prima di tutto sotto forma di presenze al PalA2A, tornate stabilmente oltre quota 4000 spettatori di media dopo l'iniziale approccio incerto del pubblico (nei primi due mesi le presenze erano inferiori di 300 unità rispetto al 2016-17) nei confronti dell'indole operaia della squadra di Caja. Ma l'empatia della città nei confronti della squadra dovrà servire da volano anche per il reperimento delle risorse future: i segnali di interesse per un quinto rinnovo del main sponsor Openjobmetis sono un primo effetto significativo prodotto dai risultati del campo, mentre non è legata alle recenti vittorie l'attenzione mostrata da Gianfranco Ponti per la gestione extra-sportiva del club, oltre ai progetti per un settore giovanile di valore internazionale. Ma squadra e società sono strettamente interconnesse: più la truppa di Caja riuscirà ad alimentare l'attuale entusiasmo e ad anticipare la salvezza, prima ci si potrà concentrare sul futuro relativamente alle possibili evoluzioni dell'assetto societario e alle risorse necessarie per far funzionare la macchina biancorossa anche nel 2018-19. Giuseppe Sciascia
  12. La Pallacanestro Varese non finisce di stupire. La compagine di Attilio Caja cala un esaltante tris di vittorie, sbancando il campo della Red October Cantù con una scintillante prestazione balistica (13/27 da 3) a sorreggere il predominio sotto i tabelloni. Biancorossi micidiali in fase offensiva per 30 minuti, alternando triple e soluzioni interne sul campo del miglior attacco della serie A (penalizzato dalla perdita di Culpepper, out per un infortunio alla mano destra al 28'). Ma quando finisce la benzina in attacco (11 punti con 4/17 dal campo negli ultimi 10') Ferrero e compagni si aggrappano alle certezze di una difesa di granito, che esalta un Tyler Cain padrone assoluto delle aree colorate (18 rimbalzi e 4 assist per un sontuoso 32 di valutazione). Nella sparatoria a fari spenti degli ultimi 2' è un rimbalzo d'attacco convertito dal centro del Minnesota a regalare a Varese il terzo hurrà consecutivo. Cain MVP assoluto con la sua capacità di spremere il massimo con intelligenza ed applicazione da un talento fisico e tecnico non di prim'ordine come paradigma di una squadra cresciuta in maniera esponenziale rispetto al girone d'andata nella qualità delle letture offensive. Anche stavolta piace il Cameron Wells in versione guardia, ben supportato da un Tambone ormai certezza non solo in regia ma anche al tiro; e tra le due correzioni in corsa è Siim Sander Vene ad aver garantito per ora il vero salto di qualità, mentre Larson - intraprendente ma ancora intimorito dal clima delle aree italiane - era troppo sintonizzato sul "run&gun" amato da Cantù per guadagnare spazi. Il primo quarto è da stropicciarsi gli occhi per qualità delle esecuzioni e fluidità della manovra, ma i 33 punti con 5/6 da 3 fatturati al primo intervallo - con un picco di 13 lunghezze di margine - non bastano per creare uno strappo deciso visto che Cantù replica con un 6/11 dall'arco alle puntuali chiusure dell'area della difesa varesina. Analogo il copione tattico del secondo quarto con Cantù che segnano 30 dei primi 41 punti dal perimetro (10/17 da 3 nei primi 14' ) e cancella la partenza a spron battuto della squadra di Caja con un 12-0 firmato dagli atipici Buins e Thomas. Poi però i biancorossi azionano di nuovo il freno, e a ritmi più bassi Ferrero e soci piazzano il controbreak di 4-16 che concretizza il nuovo affondo dopo l'intervallo. Parziali e controparziali senza soluzione di continuità a seconda che l'inerzia la impongano le giocate di talento puro di Cantù (freccia in avvio del terzo quarto con l'unica fiammata di Culpepper, tenuto a stecchetto per 20' ) o il control-game di Varese (nuovo affondo con la trazione posteriore Tambone-Avra-movic e un pizzico di zona). Dopo 30' scintillanti però l'attacco ospite va in bambola quando non aggredisce più il ferro e smette di punire i cambi dei quintetti naniformi scelti da Sodini; ma proprio in quel momento Varese dimostra di aver fatto tesoro delle sconfitte in serie nelle volate tra dicembre e gennaio, aggrappandosi alla difesa e cercando soluzioni lucide per mantenere il ritmo sulle cadenze più adatte al basket corale di Caja. Cavalcando il quale Varese si risveglia più vicina alla zona playoff rispetto all'area salvezza (4 punti da recuperare sull'ottavo posto ma 6 di vantaggio sull'ultimo); e dopo l'inatteso quanto meritalo tris Venezia-Milano-Cantù, domenica al PalA2A l'altro big match contro la capolista Brescia darà la misura dei progressi dei biancorossi, che al rientro nella notte sono stati accolti e festeggiati dai tifosi alla Schiranna Giuseppe Sciascia
  13. La Pallacanestro Varese va in cerca di un'altra impresa. Stasera a Desio (palla a due alle 20.45; diletta su Eurosport2) la compagine di Attilio Caja sarà ospite della Red October Cantù nel secondo dei tre derby lombardi consecutivi previsti dal calendario (il ciclo si chiuderà domenica al PalA2A contro la capolista Brescia). Morale alto per i biancorossi dopo i colpacci a spese delle big Venezia e Milano: Ferrero e soci proveranno ad allungare a quota 3 la serie positiva in avvio del girone di ritorno. Partita ricca di insidie per Varese sul campo di un'avversaria trasformata rispetto al meno 31 dell'andata; il messaggio forte e chiaro del coach pavese riguardo la necessità di non rilassarsi fino a salvezza acquisita scongiura il rischio di un calo di tensione dopo le imprese contro Umana ed EA7. E il clima sempre particolare del derby, pur senza la spinta dei tifosi al seguito visto il divieto di trasferta imposto dalle autorità, garantirà motivazioni forti alla squadra in vista di una sfida su un campo difficile (6-2 il record interno della Red October). Il tema tattico della partita sembra scontato: Cantù vanta allo stesso tempo il miglior attacco e la peggior difesa della serie A (87,8 punti segnati e 87,6 subiti), due facce della stessa medaglia per una squadra dal grande talento individuale, votata a spingere stabilmente sull'acceleratore per esaltare il suo potenziale atletico e nascondere un tasso di fisicità non elevatissimo. Il canovaccio del match per la truppa di Caja sarà dunque analogo a quello già utilizzato per battere Venezia e Milano: priorità assoluta il controllo del ritmo, facendo valere la capacità di imporsi nelle battaglie a rimbalzo (Varese è prima a 38,9 di media, la Red October è quella che ne concede di più in serie A, oltre 41 a partita) per evitare di far scatenare le temibili folate della stella Culpepper (18,3 punti di media) e dei compagni di reparto Smith (13.7 punti col 40% da 3) e Chappell (13,2 punti e 6,6 rimbalzi). I padroni di casa recupereranno l'azzurro Burns, assente nelle ultime due gaie a causa di un fastidio al piede destro, ma di nuovo a disposizione di coach Sodini per la sfida di stasera; l'italo-americano (14.3 punti e 9.6 rimbalzi) può giostrare da ala forte a fianco del massiccio Crosariol o da centro insieme al duttile Thomas. Come già accaduto contro Milano però il duello chiave sarà quello di "centrocampo": servono conferme da parte di Cameron Wells e progressi da parte di Tyler Larson - in settimana più coinvolto in prima persona dopo il primo approccio in punta di piedi - per ribadire l'efficacia della nuova trazione posteriore biancorossa nella seconda metà della stagione. Il derby di Desio è un test oltremodo significativo per definire il valore assoluto della Varese riveduta e corretta con le aggiunte di Vene e Larson: se anche una squadra da playoff come l'attuale Cantù, neppure lontana parente della scombinata accozzaglia travolta all'andata dai biancorossi, dovrà inchinarsi al mix di intensità e lucidità prodotta dalla squadra di Caja, allora non è impossibile sognare un filotto come quello post Coppa Italia del 2016-17 che portò alla salvezza anticipata Ferrero e soci. Giuseppe Sciascia
  14. Varese conferma la sua vocazione da ammazzagrandi. Dopo il raid di Venezia, concede il bis imponendo il suo mix di aggressività difensiva e lucidità offensiva alla corazzata EA7. Dopo 50 giorni di digiuno, un PalA2A rovente (record stagionale: 4.393 paganti) vive una serata da ricordare a lungo per le emozioni forti che Ferrero e compagni riescono a trasmettere in 40 minuti adrenalinici. I biancorossi dominano tatticamente il derby contro una Milano inespressiva e conquistano un'altra vittoria tanto insperata quanto meritatissima che permette loro di veleggiare verso acque più tranquille in classifica. Un grigiore acuito dalla rinuncia per turnover a Kuzminskas (preservato per la sfida contro Barcellona) che fa a pugni con la verve riversata in campo da una Varese capace di riprodurre in salsa cestistica l'esito finale del biblico duello tra Davide e Golia. Partita condotta in maniera perfetta da Attilio Caja che spegne le punte ospiti fermando le incursioni di Theodore e Goudelock e imposta una gara in modalità control-game concedendo 72 punti a un'EA7 reduce dai 102 fatturati venerdì scorso contro il Maccabi Tel Aviv. Gara ben impostata sulla carta ma anche giocata con grande energia e lucidità sul campo: le quattro guardie di Varese vincono nettamente il duello di "centrocampo" con i più conclamati avversari e le geometrie oliatissime costruite dagli esterni di casa garantiscono equilibrio ed efficacia alla manovra rispetto alla reiterata staticità di un'EA7 costretta ripetutamente a girare al largo dal pitturato con un modestissimo 10/36 da 3. L'eroe della serata è Cameron Wells che dopo 16 partite da bruco si libera dal bozzolo mentale di dover giocare per i compagni grazie all'arrivo di Tyler Larson e si libra in volo come una splendida farfalla illuminando il PalA2A con una prestazione di rara solidità (8/13 al tiro, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e 34 di valutazione). I giochi a due tra l'esterno texano e un sostanziosissimo Cain sono la principale risorsa per Varese che trova però spunti decisivi anche da Aleksa Avramovic: tornato nel suo molo ideale di sesto uomo, il serbo incendia Masnago con 11 punti in 4' nel primo affondo del secondo quarto, sfruttando la trazione posteriore con tre guardie per liberare la sua ritrovata capacità di colpire dal perimetro. Attacco solido limitando gli errori a dispetto di un paio di passaggi a vuoto nel finale del terzo quarto e negli ultimi 5', ma soprattutto difesa di granito per negare incursioni al ferro ad una Milano incapace di sfruttare appieno il suo maggior potenziale fisico. Così Varese incassa l'applauso a scena aperta del PalA2A - con tanto di "cata su" finale - per una vittoria in grado di svoltare definitivamente la sua stagione dopo l'acuto del Taliercio. Dopo tante settimane frustranti nel coniugare tanto impegno ma zero punti in classifica, la squadra di Caja ha fatto en plein nelle due partite sulla carta più proibitive. A conferma del fatto che per questa squadra non esistono partite perse in partenza: se Ferrero e compagni riescono a dare il 100 per cento e gli avversari non pareggiano la loro energia, nessuna impresa è preclusa. Soprattutto dopo i correttivi Vene e Larson, più funzionali al sistema rispetto ai predecessori Hollis e Waller. Ora Varese ha imparato a coniugare cuore e testa, e può regalare altre serate esaltanti ai suoi tifosi. Giuseppe Sciascia
  15. La Pallacanestro Varese prova a regalarsi un'altra serata da grande. Dopo il raid scacciacrisi sul campo di Venezia, la truppa di Attilio Caja riceverà stasera (palla a due alle ore 20.45; diretta Tv su Eurosport2) la visita della storica rivale Milano, una delle tre capoliste della serie A e unica rappresentante italiana in Eurolega. Sulla carta il pronostico sembra ancora più chiuso rispetto a domenica scorsa, considerando la schiacciante differenza fisica che la squadra di Simone Pianigiani può esercitare nei confronti di Ferrero e compagni. «Milano ha taglia superiore alla nostra in ogni ruolo; a punteggio alto non possiamo competere, serviranno sacrificio e difesa di squadra per giocare una partita ai 70 punti come all'andata»: così Artiglio indirizza tatticamente il derby numero 176, nel quale una delle attrazioni per i padroni di casa sarà l'esordio del nuovo straniero Tyler Larson. Dopo cinque partite senza la guardia titolare, Varese ha nuovamente ristabilito le rotazioni con 10-uomini-10 grazie all'innesto dell'esterno prelevato da Liegi. «Ma saranno i compagni a dover aiutare Tyler e non viceversa: noi lavoriamo insieme da 4 mesi, lui è qui da qualche giorno e dovrà misurarsi contro una difesa da Eurolega» afferma Caja, a sua volta curioso di scoprire l'impatto del rinforzo. «Il suo primo impatto è da scoprire anche per noi, però mi sento di dire che nelle 13 partite successive al derby di stasera ci sarà utile perchè aggiunge caratteristiche che a noi mancavano». Di certo il cambio tra il campionato belga (secondo marcatore e primo negli assist e nei recuperi) e la miglior difesa della serie A italiana (Milano concede 72,0 punti di media-gara) sarà un test significativo per il nuovo esterno biancorosso. Possibilità che Varese rompa il digiuno casalingo che dura ormai da un mese e mezzo (ultima vittoria al PalA2A il 10 dicembre contro Capo d'Orlando)? Oggettivamente limitate, alla luce del valore complessivo del roster di un'EA7 che, rispetto all'andata, ha aggunto un altro big come Mindaugas Kuzminskas. Il gap non è soltanto tecnico e fisico ma anche economico: Milano lascerà in tribuna i tre stranieri di coppa Tarczewski, M'Baye e Kalnietis più l'infortunato Young, per un costo totale più che doppio rispetto al monte stipendi netti complessivo di Varese. Eppure l'EA7 in Italia comanda ma non domina, vivendo principalmente del talento delle sue punte perimetrali Theodore, Goudelock e Jerrells e del volume a rimbalzo dei lunghi, con Gudaitis come primo riferimento in un duello che si annuncia gustoso con Cain e Pelle. Per la squadra di Caja l'obiettivo è giocare una partita di cuore e testa, come al Taliercio: Milano si può battere solo con una prestazione all'insegna di intensità agonistica ma anche lucidità, facendo valere la coralità offensiva di una Varese operaia contro una collezione di grandi talenti che non sempre riescono a fare sistema come l'attuale Milano. Serve un'impresa ancor più clamorosa rispetto a domenica scorsa, ma Ferrero e soci vogliono onorare l'impegno e il grande pubblico annunciato in tribuna regalando emozioni forti ai tifosi. Giuseppe Sciascia
  16. Varese risorge a Venezia. Dopo cinque stop consecutivi, la truppa di Attilio Caja sbanca con autorità il Taliercio e rompe un digiuno di 42 giorni (ultimo urrà il 10 dicembre 2017 contro Capo d'Orlando) abbandonando l'ultimo posto della classifica. La vittoria che non ti aspetti, frutto di una prestazione corale di altissimo livello sui due lati del campo di una squadra capace di applicare alla perfezione il piano gara preparato da Artiglio. Biancorossi tatticamente perfetti nell'imporre la propria superiorità fisica a rimbalzo (37-27 ma 22-11 a metà gara) e impostare una partita su ritmi cadenzatissimi che tolgono ai campioni in carica l'arma principale delle triple in transizione. Varese cavalca con lucidità i mis-match prodotti dai cambi difensivi dei padroni di casa, coinvolgendo nel pitturato un Cain sostanziosissimo (8/9 da 2 e 8 rimbalzi). Però l'eroe di giornata è Matteo Tambone che in attesa del rinforzo in arrivo - Tyler Larson è vicinissimo, ma c'è ancora da smussare l'ultimo spigolo della resistenza di Liegi - si scopre cecchino di lusso (5/10 al tiro di cui 4/7 da 3). L'esterno romano disputa una prova di grande sicurezza in regia, ruolo che potrebbe dividere dal derby del 29 gennaio con l'esterno in arrivo dal Belgio. Liberato dalle incombenze di costruire il gioco, anche Cameron Wells pare più a suo agio, nota positiva in chiave futura alla luce della scelta di sostituire Waller con un elemento maggiormente votato al playmaking. Nonostante l'ormai cronica mancanza della guardia titolare, Varese impone contro ogni pronostico la profondità delle sue rotazioni (40 punti dalla panchina!) ad una Reyer che nonostante i 12 giocatori 12 gettati nella mischia da coach De Raffaele non trova mai il bandolo della matassa. Merito comunque della gestione del match da parte degli ospiti, che costringono Venezia a pensare: senza più il collante Orelik e con Peric visibilmente condizionato dalla maschera sul naso rotto, la squadra di casa si incarta a ripetizione contro una difesa di granito che nega ripetutamente l'area sfidando i veneziani al tuo al bersaglio dall'arco (33 triple contro soli 20 tiri da 2). E i 63 punti complessivi col 36% dal campo più 17 perse fatturati dalla Reyer sono il dato saliente di una partita vinta col cuore ma anche con la testa; insomma esattamente quel che chiedeva Caja alla vigilia di un match nel quale Varese ha iniziato ad apprezzare anche l'apporto di Siim Sander Vene. L'ala estone ha dato grande sostanza su entrambi i lati del campo, fungendo da primo attivatore per Cain (5 assist) e da efficacissimo baluardo difensivo (4 recuperi) con chiusure puntuali nelle rotazioni. Dopo tante prestazioni ricche di spunti positive ma senza il corroborante supporto dei due punti, stavolta il clan biancorosso può festeggiare la meritata posta in palio caricata sul pullman di ritorno verso Varese. Solo il primo passo verso la salvezza, ma certamente lungo e ben disteso per una squadra che ha dimostrato con i fatti di essere perfettamente sintonizzata sulla lunghezza d'onda di coach Artiglio. Ora i due derby contro Milano e Cantù, sperando di sbrogliare l'ultimo nodo della matassa Larsen e di tornare al completo col quid in più di un elemento che dovrà aggiungere un pizzico di sale (leggi talento) per insaporire la pietanza dell'attacco varesino. Giuseppe Sciascia
  17. La Pallacanestro Varese va in cerca dell'impresa sul campo dei campioni in carica. Stasera a Mestre (palla a due alle ore 19) la compagine di Attilio Caja sarà ospite dell' Umana Venezia, provando a invertire il trend negativo delle cinque sconfitte consecutive che l'hanno fatta scivolare in fondo alla classifica. Sulla carta è una missione impossibile tra il valore della seconda forza Reyer e l'emergenza perdurante ormai da un mese nel ruolo di guardia. La prossima settimana porterà certamente un rinforzo e dal derby con Milano l'organico biancorosso tornerà numericamente al completo, mentre nel giro di tre - quattro giorni si sbroglierà anche la matassa Hollis (vicino l'accordo con Bergamo, a meno di rilanci in extremis di Orzinuovi; a Varese non importa la destinazione futura ma la chiusura del rapporto). Ma stasera al Taliercio i biancorossi avranno ancora risorse ridotte al cospetto di un'avversaria dall'organico profondissimo come l'Umana, a sua volta in affanno avendo perso Oreik mentre la sua alternativa Peric giocherà con una maschera protettiva a causa di una frattura al setto nasale riportata mercoledì. Venezia stasera e Milano lunedì prossimo sembrano impegni proibitivi per una Varese combattiva nonostante i rovesci in serie (sono otto nelle ultime nove gare). Per questo Attilio Caja ha ribadito la sua fiducia nelle capacità del gruppo di non perdersi d'animo e continuare a lottare anche dopo sconfitte pesanti da digerire come quella di domenica con Torino. Ma l'attuale versione di Varese, senza un americano per la quinta partita di fila e con un tasso tecnico oggettivamente limitato a dispetto dell'impegno profuso, può ragionevolmente pensare di sorprendere una Reyer che domenica scorsa ha violato con merito il Forum di Assago? La differenza in termine di potenziale tecnico e la difficoltà di Varese di esprimere anche in trasferta il basket graffiante e aggressivo della sua versione Masnago, non lasciano molto spazio alla speranza. Per ottenere l'agognata salvezza però la squadra di Caja dovrà prima o poi riuscire a violare quello zero nella casella delle vittorie esterne che l'ha accompagnata nelle sette trasferte del girone di andata. E se tutte le avversarie dei biancorossi sono riuscite prima o poi a piazzare un acuto a sorpresa, significa che Ferrerò e soci non potranno restare in Serie A soltanto a suon di scontri diretti. Certo il compito è improbo, contando il tasso di talento di una Reyer ricchissima di attaccanti anche senza più il suo ago della bilancia nello spot di ala forte. L'osservato speciale sarà ovviamente l'ex di turno Dominique Johnson, decisivo insieme a Caja nella missione salvezza nel 2016-17 con la vetrina di Varese che gli è valsa la chiamata di una big come Venezia; stavolta non arriverà un giocatore dallo stesso pedigree dell'ex Alba Berlino, che stasera sarà solo uno degli elementi da contenere per una difesa chiamata alla massima attenzione anche sul play Hajnes e sull'azzurro Tonut (assente all'andata). Varese dovrà giocare una partita di sacrificio e di attenzione difensiva per imporre la sua legge a rimbalzo contro la cavalleria leggera di un'Umana che ha lunghi pericolosi dal perimetro come Watt e Biligha. Ritmo, punteggio basso e un mix di intensità e lucidità sono le chiavi per sognare un'impresa contro ogni pronostico. Più del risultato finale conterà però l'atteggiamento: per salvarsi è obbligatorio lottare su ogni campo, anche quello sul quale in partenza non sembrano esserci chances. Giuseppe Sciascia
  18. La Pallacanestro Varese allunga la lista dei rimpianti per le occasioni perdute. La truppa di Attilio Caja gioca una gara gagliarda contro la quotata Torino, ma non interrompe la serie negativa giunta a quota 5 e scivola all'ultimo posto della classifica della serie A al giro di boa della stagione. Ai biancorossi non bastano 25 minuti di grande energia, speculando su un assoluto predominio a rimbalzo (41-31 di cui 18 offensivi in assenza del pivot titolare ospite Mbakwe) garantito dalle doti acrobatiche di Okoye e Pelle. Varese allunga due volte a più 14 (48-34all8' e 59-45 al 23'), ma consuma progressivamente le sue risorse limitate con la guardia titolare ancora da reperire e Siim Sander Vene con pochissima benzina nelle gambe. Anche stavolta però Varese ha qualcosa da rimproverarsi e qualcosa su cui recriminare: negli ultimi 15', quando l'aggressività scende sotto il 100 per cento, i biancorossi commettono troppi errori difensivi che Torino comunque punisce con micidiale puntualità dall'arco. E come già accaduto contro la Virtus Bologna, c'è un episodio discutibile che penalizza i biancorossi: sulla decisiva infrazione di 5 secondi a meno 19" il contatto Vujacic-Avramovic è procurato d'esperienza dallo sloveno, sulla scivolata "procurata" di Aleksa Wells non ha più linee di passaggio e Varese perde un pallone esiziale con gli arbitri che ingoiano il fischietto (e a norma di regolamento sarebbe stato un fallo antisportivo perché a gioco fermo...). «Oltre ad una guardia, a questa squadra serve un rimedio contro il malocchio» osserva qualche tifoso sconsolato al termine di una gara segnata dal clamoroso 6/8 da 3 dell'implacabile Patterson (decisivo il 2+1 inventato da terra per 1'88-89 a meno 34"), arrivato a Masnago con un modesto 12/42 in 14 giornate. Di certo però serve un giocatore al quale affidare i possessi decisivi, alla luce della sesta sconfitta su altrettanti finali in volata (Milano, Avellino, Pesaro, Virtus Bologna e Brindisi i precedenti con analogo unhappy ending). Più dell'assenza di Waller - ben surrogata stavolta dalla verve di Avramovic e Tambone - stavolta per Varese ha pesato in maniera decisiva la prova insufficiente di Cameron Wells. Eloquente il 2/11 dal campo, compresa la tripla del possibile più 5 a meno 48" e quella del pareggio a meno 10" lasciate sul ferro, per quello che doveva essere il giocatore di riferimento nei momenti caldi. Ed invece si è rivelato un giocatore nulla più che diligente, ma con personalità limitata e rendimento offensivo inaffidabile. L'ennesima beffa in volata pur avendo disputato una partita per larghi tratti positiva può rappresentare una tegola pesante a livello psicologico per un ambiente dove a caldo prevaleva lo scoramento? L'auspicio è che la squadra non smetta di lottare nonostante le sfide impossibili alle porte contro Venezia e Milano, in attesa che radio-mercato dia finalmen te quei segnali positivi indispensabili per la missione salvezza. Se dare il massimo non basta, è necessario aiuto dall'esterno: a Varese serve come l'aria un rinforzo con punti nelle mani e personalità. E con l'uomo giusto, tuttavia ancora da reperire, la squadra può ripartire di slancio come nel ritorno del 2016-17; altrimenti tutta la garra di questo mondo non sarà sufficiente a invertire la rotta, come dimostrano le sconfitte in fotocopia del girone d'andata a dispetto dell'impegno costante profuso dalla squadra di Caja. Giuseppe Sciascia
  19. La Pallacanestro Varese fa appello ai suoi tifosi per superare il momento no e invertire la rotta dopo 4 stop consecutivi. Stasera al PalA2A (palla a due alle 18; diretta su Eurosport2) la formazione di Attilio Caja ospiterà la quotata Fiat Torino nella gara che chiuderà il girone d'andata. Biancorossi ancora in emergenza con la quarta partita consecutiva affrontata senza la guardia titolare: la perdita di Antabia Waller, ha ulteriormente abbassato la cifra tecnica di un gruppo la cui encomiabile disponibilità al lavoro non è supportata da analoghe qualità balistiche e offensive. Il ruolino di marcia di Varese parla di 7 sconfitte nelle ultime 8 gare, 4 delle quali consecutive (ultimo hurrà datato 10 dicembre a Masnago contro Capo d'Orlando); evidente la necessità di un innesto di qualità per sostituire Waller e aumentare il potenziale offensivo, rappresentata da Attilio Caja sia ai consorziati nell'assemblea di mercoledì che in pubblico in occasione della presentazione della gaia contro Torino. Emergenza ben chiara a tutti gli elementi della società che si scontra però con la realtà di un mercato asfittico, costringendo il club di piazza Monte Grappa ad attendere (e non certo per scelta) che si crei la giusta opportunità per quel rinforzo di qualità necessario per tramutare in punti la mole di lavoro prodotta dalla squadra di Caja. Che stasera presenterà per la prima volta a Masnago il primo innesto in corsa Siim Sander Vene, pur condizionato dalle fatiche della cura Artiglio dopo 9 mesi di inattività agonistica. Aspettando Godot però si rischia di compromettere una classifica da ieri sera più allarmante per l'inopinata vittoria di Pesaro che porta Varese all'ultimo posto in compagnia di due squadre. Per questo il coach pavese ha esortato la squadra ad andare a mente sgombra all'assalto di una avversaria di rango come Torino: sulla carta i valori in campo stasera sono decisamente in favore della Fiat, con un trittico di attaccanti di razza come il play Garrett, la potente ala Patterson e l'ex stella NBA Vu-jacic (due titoli con i Lakers in 11 stagioni tra i professionisti per il 33enne tiratore sloveno) e un roster lunghissimo che ha italiani emergenti come il pivot Iannuzzi e il 19enne prospetto Okeke. Nonostante l'assenza del centro titolare Mbakwe, nelle ultime due settimane l'Auxilium le ha suonate in casa a Bayern Monaco e Brescia, e mercoledì ha segnato 58 punti nel primo tempo a San Pietroburgo prima di cedere alla rimonta della seconda forza della VTB League. L'aspetto sul quale Varese può provare a far leva è proprio il peso del doppio impegno per i piemontesi, reduci dal viaggio in Russia senza Mbakwe e con un elemento d'ordine come Deron Washington condizionato da una caviglia malconcia. Al contrario i biancorossi hanno lavorato a ranghi completi per tutta la settimana in vista di un match da affrontare con il massimo dell'intensità e dell'aggressività, provando a sorprendere la talentuosa squadra di Banchi con una prestazione di grande energia. Varese chiederà al PalA2A la solita spinta extra per gettare il cuore oltre l'ostacolo e provare a chiudere la serie negativa anche con le forze attuali in attesa che arrivino buone notizie dalle frequenze di "radio-mercato". Giuseppe Sciascia
  20. Replicare la rimonta salvezza del 2016-17 dopo aver percorso la stessa rotta, sia pur con protagonisti e modalità (ma soprattutto costi) differenti rispetto alla stagione passata. La Pallacanestro Varese 2017-18 ha lo stesso bilancio rispetto a 12 mesi fa - 4 vittorie su 14 gare - e un trend sostanzialmente analogo con 7 stop nelle ultime 8 gare rispetto alle 6 delle ultime 7 dell' annata scorsa. Eppure la situazione desta meno preoccupazione rispetto a quando la società di piazza Monte Grappa fu costretta a correre doppiamente ai ripari - prima con il cambio Dominique per Melvin Johnson e poi con lo choc tecnico Caja per Moretti - per far ripartire una macchina "grippata". Oggi la situazione è totalmente diversa: Varese è criticabile per i risultati ma non certo per l'impegno, e con tutti i suoi limiti evidenzia un sistema oliato e un gruppo coeso. Per questo, rispetto alla svolta tecnica del 2016-17, nessuno prende minimamente in considerazione di mettere in discussione la conduzione di Attilio Caja (al contrario per il coach pavese spirerebbe vento di rinnovo del contratto, ovviamente quando la classifica sarà meno preoccupante). Dopo il subentro, l'anno scorso "Artiglio" ebbe bisogno di due mesi di cura a suon di allenamenti e sedute video per far sposare la causa della coralità ad un gruppo di stranieri dall'indole individualistica. Oggi, con molta meno qualità (riflesso del taglio del 25% del monte stipendi) l'ossatura e 0 sistema sono già rodati, ma è evidente la necessità di aggiungere una prima punta per finalizzare una manovra troppo spesso arenatasi sul ferro. La volontà dell'area tecnica c'è, mentre la società ha messo a disposizione discrete risorse (non illimitate, ma mensilmente simili a quelle stanziate per Dominique Johnson); resta la necessità di individuare un profilo "ad hoc" che garantisca una svolta sicura senza farsi prendere dalla frenesia di inserire sulla spinta delle sconfitte in serie. Il d.g. Claudio Coldebella sta lavorando su alcune piste "europee" con l'obiettivo di aggiungere un rinforzo per la partita contro Venezia. Ma c'era bisogno di investire risorse su Siim Sander Vene quando il principale "buco" da colmare è quello della guardia titolare? Domanda lecita da "tifoso della strada", con una risposta doppiamente affermativa: troppo ghiotto il mix di scuola tecnica e doti balistiche dell'ala estone, a condizioni economiche oltremodo vantaggiose dopo la transazione con Reggio Emilia, per lasciarsi sfuggire l'occasione di aggiungere qualità nello spot di ala forte e nello stesso tempo archiviare l'equivoco Hollis (in calo le quotazioni di Bergamo, possibile la pista Jesi), ormai corpo estraneo non solo per sua responsabilità ma innegabilmente troppo distante per indole dagli altri 9 "operai" del gruppo. Vene potrà essere utile col tempo quando migliorerà la sua condizione; il vero uomo della svolta dovrà essere il secondo acquisto, per il quale - dopo svariati tentativi senza esito - potrebbe arrivare l'input giusto entro fine settimana. Per questo la società predica calma anche se il trittico Torino-Venezia-Milano non induce certo alla fiducia: il campionato di Varese in versione riveduta e corretta - con Vene al 100% e un attaccante perimetrale da inserire al meglio - dovrà iniziare dal 5 febbraio a Cantù. Auspicando che i rush finali post Coppa Italia del 2015-16 (da quindicesimi a noni) e 2016-17 (da ultimi a dodicesimi) trovino continuità anche nel 2017-18, viste le tre settimane di stop dall'11 febbraio al 4 marzo che permetteranno di completare il restyling. Giuseppe Sciascia
  21. La Pallacanestro Varese non inverte la rotta sul campo della tonica Vanoli di Meo Sacchetti. Quarta sconfitta in fila e settima nelle ultime 8 gare per la compagine di Attilio Caja, che paga dazio ai suoi limiti offensivi anche sul campo della lanciata Cremona (terza vittoria in fila e sogno di aggancio in extremis alle Final Eight di Coppa Italia). Destino per certi versi annunciato per i biancorossi, costretti per la terza partita consecutiva a regalare la guardia titolare in attesa di pescare il jolly giusto su un mercato asfittico. In verità anche i padroni di casa hanno dovuto rinunciare a Drake Diener; ma la Vanoli ha due stelle conclamate come il mitragliere Johnson Odom e l'azzurro Fontecchio, ai quali chiedere fatturato offensivo "per sé" nelle pieghe del consueto basket "arioso" impostato da Meo Sacchetti. Al contrario a Varese manca una punta designata in una serata nella quale il top-scorer ospite finisce a quota 12: la costruzione del gioco non è disprezzabile, ma tanti errori banali - in contropiede e nella finalizzazione a difesa schierata - indicano che il problema non è strutturale, ma congiunturale. La truppa di Caja paga lo "zero al quoto" del suo punto di riferimento Stan Okoye, che chiude con 0/8 al tiro (di cui 0/6 all'intervallo) una gara condizionata dall'infortunio al mignolo della mano destra nell'azione inaugurale che ha portato alla schiacciata del 2-0 di Sims. Senza il fatturato dell'ala nigeriana e con l'imperscrutabile Wells che torna a giocare in modo anonimo, all'attacco di Varese mancano semplicemente gli uomini per finalizzare tutto il lavoro compiuto senza staccare la spina anche nei momenti peggiori dalla squadra. In questa versione senza Waller e con i due eroi di Brindisi fuori fase, semplicemente troppo povera di talento per reggere alle folate di una Vanoli che nel secondo tempo ha pescato eroi a sorpresa come i vari Ruzzier, Portannese e Ricci. Tra le note positive per i biancorossi, oltre alle prove di sostanza di Tambone a fianco di capitan Ferrero, ci sono gli spunti promettenti mostrati da Siim Sander Vene, col quale la truppa di Caja ha ricucito dal meno 13 del 20' al meno 3 del 28'. Poi l'estone ha finito la benzina (lunga inattività agonistica) e la Vanoli ha trovato lo spunto vincente quando Sacchetti ha schierato un quintetto senza pivot che ha prodotto un clamoroso 5/5 da 3 consecutivo a cavallo tra terzo e quarto periodo. La vera Varese è quella dei primi 6', capace di servire Cain contro Sims e leggere bene le situazioni, oppure quella capace di produrre 26 punti in 9'del terzo quarto con difesa aggressiva, campo aperto e buone spaziature offensive? Oppure è quella dei due clamorosi "vuoti d'aria" (leggi 16-0 in 7' tra primo e secondo quarto e 14-0 tra terzo e quarto periodo) tra tiri apertissimi lasciati sul ferro e affanni nella copertura difensiva contro un'avversaria con tante mani buone? La sintesi dei due volti visti al PalaRadi è oggi insufficiente per poter vincere (quasi) contro chiunque; però la squadra è viva, anche se oggettivamente modesta, e questo dà fiducia a dispetto di una classifica sempre più preoccupante e di un calendario modello parete di sesto grado. Il primo aiuto dal mercato, cioè Vene, promette di dare molto di più; evidente che ne serva un altro capace di monetizzare il volume di gioco prodotto attualmente dalla squadra. Ma l'unica cartuccia a disposizione andrà sparata a colpo sicuro, anche se dovessero servire altre 2 o 3 settimane, e non alla cieca... Giuseppe Sciascia
  22. Cambia l'anno solare ma non l'esito amaro per Varese trafitta per la seconda volta consecutiva all'overtime nel giro di una settimana. La truppa di Attilio Caja riapre una gara già persa con una veemente rimonta nel finale dei regolamentari (dal 72-82 a 1'25" dalla fine al pari agganciato da Cain a meno 7" dopo una "rubata" di Wells con antisportivo di Moore). Ma senza la guardia titolare - in attesa del sostituto di Antabia Waller - finisce la benzina sul più bello, trafitta dalle giocate di classe di Cady Lalanne e Donta Smith, rispettivamente acquisto estivo e correttivo autunnale da 20mila dollari al mese che regalano il sorriso a Frank Vitucci fermando a quota 4 la serie negativa dei pugliesi. Ai biancorossi non bastano gli eroismi dell'indomito Stan Okoye (12/16 al tiro e 15 rimbalzi) e una prova convincente - più da realizzatore che da costruttore - di Cameron Wells: con i centri dominati dalle mani nobili di Lalanne e la coppia Ferrero-Hollis che perde il duello con le ali forti di casa (per l'ungherese altra bocciatura da matita rossa, stavolta non si può certo accusare Caja di averlo tenuto in campo troppo poco...) l'unico supporting cast di un certo rilievo è quello prodotto da un Nicola Natali in versione bum-bum (4/6 dal campo con 3/5 da 3). Troppo poco per limitare un'avversaria che, a dispetto dell'ultima piazza in classifica, ha mostrato elementi di qualità come il solido Tepic e il vivace Mesicek; al contrario gli ospiti hanno avuto troppo poco da Avramovic e Cain in termini di rendimento offensivo per supportare la vena del play statunitense e dell'ala nigeriana. E poi c'è da tener conto dello sforzo effettuato per rimediare ad un avvio choccante, con l'Happy Casa a punire l'asfitticità dell'attacco ospite con un più 15 dopo 6' e un più 17 in avvio del secondo quarto. Anche stavolta, però, Varese ha avuto la forza mentale di non crollare, affidandosi allo spartito corale per cavalcare la vena delle sue punte. Senza quell'approccio troppo molle - e troppo simile a quello del mese scorso a Pesaro - forse il film della partita avrebbe potuto essere differente. Peccato anche per l'abbrivio non sfruttato dopo la rimonta che ha portato all'overtime, senza riuscire a mettere il naso avanti per acuire le difficoltà psicologiche dei padroni di casa che pensavano già di avere in tasca la posta in palio. I freddi numeri dicono che al PalaPentassuglia è arrivata la sconfitta esterna numero 6 - nonché la sesta nelle ultime sette gare - e che la vittoria dell' Happy Casa ha ridotto a due sole lunghezze il vantaggio sulla zona retrocessione. Di certo il secondo stop consecutivo all'overtime dopo quello contro la Virtus Bologna allunga la lista dei rimpianti per le occasioni perdute o non sfruttate appieno. Resta però la certezza dello spessore morale di un gruppo capace di non smettere mai di battersi, che ora va sorretto e aiutato con l'ausilio del mercato. La doppia assenza di Waller in due gare perse al supplementare (anche) per progressiva consunzione delle forze ha contribuito nell'acuire le difficoltà del momento. Il calendario di gennaio non promette nulla di buono (Cremona e Venezia fuori, Torino e Milano in casa), ma azzeccando il rinforzo sul perimetro, e a seguire il sostituto di un Hollis ormai indifendibile, c'è ancora margine per veleggiare verso acque tranquille. Giuseppe Sciascia
  23. La Pallacanestro Varese chiude l'anno solare con una sconfitta beffarda e gioca la carta delle "vie legali" per far valere le proprie ragioni. La truppa di Attilio Caja, priva dell'infortunato Waller e dell'influenzato Hollis, cede soltanto all'overtime contro la Segafredo Bologna sorretta da un monumentale Alessandro Gentile. Ma la società di piazza Monte Grappa ha presentato istanza di reclamo avverso il risultato contestando un errore tecnico arbitrale durante il tempo supplementare. Ossia l'infrazione di 24 secondi che le ha tolto la palla di mano dopo la consultazione dell'instant replay da parte degli arbitri sull'81-83 a meno 48" dal termine: sul cronometro dell'azione c'erano ancora 5 secondi da giocare per l'attacco di Varese, ma i direttori di gara hanno riscontrato che i 24 secondi erano stati azionati dagli ufficiali di campo con 9 secondi di ritardo rispetto alla ripresa del gioco dopo il canestro del più 2 ospite a meno 1'16". Ma se gli arbitri hanno sanzionato i 24 secondi, andavano recuperati i 4 secondi "fantasma" sul cronometro della partita: così ragiona Varese che ha seguito la prassi regolamentare (firma del referto di capitan Ferrero al termine della partita) e oggi presenterà la sua istanza al giudice sportivo chiedendo la ripetizione della partita perché durata 44 minuti e 56 secondi anziché 45'(40'+5'). Nel basket non è ammessa la prova Tv, dunque - con ogni probabilità - il reclamo sarà respinto perché inammissibile (l'unico errore arbitrale per cui è ammesso il ricorso è per l'errata attribuzione dei punti a referto); però Varese vuole sollevare il caso di una direzione arbitrale non gradita né da Attilio Caja - che in sala stampa ha apertamente accusato la terna di aver indirizzato il risultato nell'overtime - né dalla dirigenza, a partire da Claudio Coldebella che ha dato il "la" alla procedura per il reclamo. Resta la sensazione della beffa per una partita che la truppa biancorossa avrebbe meritato di vincere per l'impegno profuso nonostante l'emergenza. Varese ha giocato una partita gagliarda con capitan Ferrero (7/9 al tiro) leader assoluto e Okoye capace di duellare a lungo alla pari con Alessandro Gentile. Proprio le precoci uscite per falli delle due ali - col capitano a quota 3 al 19' e a 4 al 25', dubbie due interpretazioni finali che gli sono costate il quinto - sono state fatali in un overtime giocato con assetti d'emergenza. Dall'altra parte Bologna - a sua volta senza Lafayette - ha cavalcato le sue individualità lussuose, primo tra tutti un Gentile per la prima volta in carriera oltre quota 30 punti, e poi un Aradori più incisivo quando Ramagli ha giocato la carta dei 4 piccoli nel quarto periodo. Nonostante un fatturato complessivamente insufficiente del reparto guardie (incerto Wells, male Avramovic), l'unico rammarico di una Varese agonisticamente encomiabile riguarda gli otto liberi lasciati sul ferro, le occasioni perdute sul più 6 di inizio quarto periodo e quel "passi" solitario in contropiede (fischio contestato ma il "quarto tempo" di Tambone era palese...) che ha cancellato il possibile +4 nell'overtime. Piccole sbavature che, come a Milano, Avellino e Pesaro, impediscono alla squadra di Caja di raccogliere i frutti del suo impegno. L'inizio del 2018 a Brindisi ed a Cremona con Waller ancora ai box non è foriero di pensieri felici, l'auspicio è che il nuovo anno porti con sé anche un pizzico di fortuna finora mancata costantemente all'appello... Giuseppe Sciascia
  24. In riferimento a quanto pubblicato oggi da alcuni quotidiani, Pallacanestro Varese comunica che non è sua intenzione proporre ricorso per quanto accaduto ieri, martedì 26 dicembre, in occasione della partita con la Segafredo Virtus Bologna. Valida per la dodicesima giornata del campionato LBA 2017-18. Questa decisione è stata presa per rispetto nei confronti della Società bolognese, cui vanno le congratulazioni per la vittoria ottenuta sul campo, al termine di un’emozionante gara che ha rappresentato uno spot bellissimo per il nostro sport. Uno spettacolo vero, che ha entusiasmato il pubblico del PALA2A, mai così numeroso quest’anno, e i tantissimi sostenitori che, grazie alla diretta TV, hanno potuto apprezzare una sfida vibrante tra due squadre che hanno dato il massimo per riuscire ad avere la meglio. Il tutto, nel pieno rispetto dello spirito e dei valori che solo uno sport come la pallacanestro è capace di veicolare. Parallelamente, e con rammarico autentico, Pallacanestro Varese non può non stigmatizzare l’inadeguato operato della terna arbitrale e degli ufficiali di campo che, nell’occasione, non si sono dimostrati di livello pari a quello delle squadre nella gestione delle situazioni venutasi a creare, come innegabilmente testimoniato dalla stessa diretta televisiva. Le decisioni tecniche che ne sono scaturite hanno condizionato il regolare svolgimento della gara e, si sottolinea, avrebbero potuto penalizzare sia l’una che l’altra parte in campo. In vista del prosieguo del campionato, Pallacanestro Varese si augura che la classe arbitrale dimostri di avere al suo interno qualità, capacità di analisi e critica e che gli stessi arbitri siano considerati parte di un sistema fortemente determinato ad investire risorse importanti per riqualificare la categoria all’eccellenza del passato.
  25. Serve passare da un’altra sconfitta per capire quanto sia bella questa Varese. Per capire quanto lo spettacolo di unità, caparbietà, personalità, agonismo e generosità ispirato da Attilio Caja e dipinto dai suoi uomini sia un regalo che va al di là di due punti persi o conquistati. Questo insuccesso verrà recuperato, prima o poi, e i conti torneranno in quello che è sempre stato, rimane e rimarrà l’unico obiettivo stagionale di questa squadra: la salvezza. In merito ci mettiamo la mano sul fuoco. Il cuore e l’impegno, le due parole che riassumono meglio le caratteristiche annotate poc’anzi, sono invece un pane da mangiare subito. E per il quale ringraziare. Si potrebbe riassumere così il match di Santo Stefano nel quale la Virtus Bologna ha espugnato il PalA2A per 85-90 dopo un tempo supplementare. Una gara che entra nell’anima per un’incertezza durata 44 minuti, per la combattività di entrambe le squadre e soprattutto per la prestazione offerta dai padroni di casa. Rimaneggiati (senza Waller fin dalla lunga vigilia e all’ultimo senza Hollis, rimasto ai box per un’influenza intestinale fulminante) Ferrero e compagni hanno tenuto egregiamente testa a una Segafredo (a sua volta senza il play Lafayette: con un roster di 9 “titolari”, però, è un’assenza che pesa indubbiamente meno...) guidata da un Alessandro Gentile in stato di grazia: 32 punti (record in carriera) e 12 su 17 da due punti. La guida spirituale Lo hanno fatto partendo da una difesa grintosa, attenta, mobile, intelligente (raddoppi pensati, rotazioni puntuali, recuperi) e partecipata da ogni “reduce” dell’Artiglio, una difesa che ha fatto sudare ogni canestro al talento degli avversari. E lo hanno fatto con un attacco magari modesto nella percentuale di innato e al solito non sempre preciso nelle esecuzioni, ma di certo giudizioso, generoso quanto la retroguardia e capace - come una sinfonia - di contare su più strumenti: una guida spirituale, che risponde al nome di un Giancarlo Ferrero praticamente perfetto (17 punti: “high in carrier” eguagliato in Serie A) in un serata nella quale dare l’esempio era fondamentale (ma il capitano ormai non sorprende più...), un “go to guy” per elezione come Stan Okoye (18 punti, tanti errori da 3 punti - 7, 3/10 - ma anche tante responsabilità prese), un uomo di sostanza come Cain (14 e 9 rimbalzi) e un mattoncino di tutti gli altri. I due episodi Compreso Wells, capace di portare con una tripla la partita al supplementare, al termine di un percorso personale segnato dalle consuete pause (13 punti, 4 assist e alcune scelte sbagliate): un epilogo naturale per una contesa senza padrone (massimo vantaggio bianconero il 4-11 del 5’, biancorosso il 57-51 del 31’). Qui, una Varese ormai ridotta ai minimi termini per le uscite dal campo - causa raggiunto limite di falli - di Ferrero e Okoye - è stata matata dalle giocate (alcune incredibili) di Ale Gentile e di Aradori, ma anche dagli episodi. Il primo: un passi di Tambone sul contropiede del possibile +4 (infrazione sacrosanta - il giocatore fa effettivamente 4 passi - ma involontaria e forse non così influente). Il secondo, ben più grave: il pasticcio degli ufficiali di campo a 1’16” dalla fine, sull’81-83. Varese ha palla in mano e inizia l’azione d’attacco, ma il timer dei 24” resta fermo per circa 4” e poi viene fatto ripartire senza che l’errore venga segnalato agli arbitri e il gioco di conseguenza fermato. Nessuno si accorge dell’inghippo: l’azione prosegue e Wells viene stoppato da Slaughter con 5” ancora sul cronometro dei 24” (che, senza il temporaneo blocco, avrebbe invece già finito la propria corsa...). Gli arbitri assegnano la rimessa ai biancorossi, ma vengono allertati dalla panchina della Virtus e vanno a controllare all’istant replay: dopo una lunga consultazione la decisione viene cambiata e la palla ritorna agli ospiti. Con Varese, la quale con i riferimenti temporali corretti sul tabellone dei 24” avrebbe attaccato in maniera diversa e che a quel punto chiedeva solo di poter giocare i 5” rimanenti, incolpevole, cornuta e mazziata. Per tutto questo il direttore generale della società Claudio Coldebella ha presentato ricorso direttamente nel referto arbitrale a fine gara, ma le possibilità che lo stesso venga accolto sono praticamente nulle. Fabio Gandini
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