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  1. Varese fa la partita, la Sidigas la vince. La truppa di Caja si fa sfuggire l'occasione di un colpaccio sull'imbattuto campo di Avellino: i biancorossi non coronano una rimonta furiosa dal meno 10 del 33' al sorpasso dell'ultimo giro di lancetta, finendo infilzati da una tripla di pura classe di Jason Rich, fino a quel momento contenuto alla perfezione dalla difesa ospite (2/14 dal campo, compresala tripla del 62-61 a meno 45"). Legittimi i rimpianti di Varese per non aver raccolto i frutti di una partita tatticamente dominata grazie a un'applicazione in retroguardia oltremodo efficace per togliere dal campo il capocannoniere della serie A (19,3 punti prima della sfida di ieri) e imbrigliare gli irpini con un efficace mix di uomo e zona. Per vincere in trasferta non occorre soltanto distruggere ma anche costruire: e da questo punto di vista la squadra di Caja è mancata all'appello, prima di tutto nel fatturato balistico delle sue punte (4/21 in due per Wells e Waller, che comunque ha saputo farsi valere in altri aspetti del gioco), poi sprecando tante chances tra errori banali da sotto e contropiedi mal gestiti in eccesso di frenesia per coronare l'inerzia favorevole nei primi 20 minuti. A supporto di una difesa praticamente perfetta - impossibile criticarla anche sulla magìa decisiva di Rich, l'unico appunto riguarda i troppi rimbalzi d'attacco concessi - sarebbe occorso qualcosa di meglio rispetto al minimo stagionale dei 61 punti segnati col 43% da 2 e il 27% da 3. Grande opportunità non coronata di sbancare il PalaDelMauro capitalizzando le assenze di Fitipaldo e Fesenko, oppure conferma che il sistema di gioco ha retto al meglio anche allo stress test di un' altra big pur con la necessità di migliorare il rapporto tra quantità e qualità? La verità sta nel mezzo: Varese non avrebbe rubato nulla in caso di vittoria, perchè il team di Caja ha avuto il merito di incanalare la partita sui binari preparati meticolosamente in settimana. Solo a cavallo tra terzo e quarto periodo Avellino ha saputo punire con continuità le scelte difensive biancorosse; e anche in questo caso Ferrero e soci hanno avuto la forza di non crollare sul meno 10 del 33", riannodando i fili del gioco in attacco grazie ad un ottimo Hollis e all'azzeccata mossa dei 3 piccoli proposta da Artiglio. Che solo il precoce quinto fallo di Waller - appena dopo la tripla del sorpasso da parte dell'esterno statunitense - ha disinnescato in un rush finale nel quale i biancorossi hanno pagato dazio sul piano dell'esperienza e della personalità. Se da una parte Rich ha avuto il coraggio di prendersi una forzatura da giocatore di talento puro dopo una partita a dir poco anonima, dall'altro la gestione degli ultimi tre possessi di Varese (passi di Hollis dopo aver rinunciato a una tripla aperta, forzatura di Wells dopo un tiro apertissimo "passato" da Avramovic ed errore da sotto del mancino serbo) è stata quantomeno rivedibile sul piano delle scelte. I prealpini tornano dal PalaDelMauro con tanti complimenti ma con un pugno di mosche in mano; resta però la certezza della solidità dell'impianto di gioco e la volontà di incanalare la voglia di riscatto verso un'altra prova casalinga ruggente. Dopo lo stop in volata coi rimpianti per i 10 liberi sbagliati a Milano, Varese reagì travolgendo Cantù. Domenica arriverà Sassari: Ferrero e soci sapranno fare il bis? Giuseppe Sciascia
  2. Deluso. Ma deluso per il risultato, non da chi ha giocato. Il commento non è nostro: è di un tifoso biancorosso (MarkBuford è il suo “soprannome” online). Lo citiamo perché, anche a distanza di ore, anche a mente raffreddata, non troviamo nulla di più calzante e sensato nel descrivere l’arcobaleno di sensazioni che la sconfitta della Openjobmetis ad Avellino ha lasciato in dote. Delusi da un’occasione persa grande come una casa, non da chi ha mantenuto l’ennesima promessa. Risalire dagli inferi di uno svantaggio in doppia cifra accusato tra le mura di una delle tre squadre più forti del campionato, giocarsela fino alla fine senza vedere il canestro grande come piazza Tienanmen come accaduto invece contro Trento, aver dimostrato di essere ancora una volta competitivi e all’altezza delle aspettative in tutto quello che non si compra al supermercato dell’innato (ovvero grinta, voglia, spirito di sacrificio): sono nodi di fedeltà che questa Varese, per una domenica ancora, non ha sciolto. Constatato questo, pure i bruciori di stomaco degli ultimi 60 secondi della partita di ieri e il conseguente nulla di fatto alla voce “punti in classifica” fanno meno male. Numeri che spiegano Sul maledetto rettilineo finale del match ci si tornerà fra un po’. Prima vale la pena guardare Sidigas-Openjobmetis 65-61 nel suo insieme. E scrivere di una gara offensivamente difficile, a tal punto da essere condizionante. Chi non vuole leggere la sconfitta solo negli episodi conclusivi, la può leggere nelle cifre che sintetizzano la produzione offensiva di squadra: 61 punti segnati (il peggior fatturato varesino di questo 2017/2018), 43,9% da 2 (peggio si è fatto solo a Milano), 27,3% da 3 (in questo caso il 9,5% contro Venezia è - si spera - ineguagliabile). A guardare i numeri dei singoli, poi, non va meglio: 3/11 dal campo per Waller, 1/10 per Wells, 0/4 dai 6,75 combinato di Avramovic e Tambone (tutti tiri aperti). Per pretendere una vittoria esterna i pretoriani dell’Artiglio hanno insomma combinato poco nella metà campo avversaria: se ci sono dei rimpianti, al di là del rush finale, è perché - come sempre - nella propria si sono superati, mettendo alle corde una Scandone che non ha avuto cifre migliori (38,9% da 2, il capocannoniere del campionato Rich lasciato a 2/14, Dezmine Wells a 6/17). Davanti alla costanza offensiva di Ferrero e compagni, Avellino ci ha dovuto mettere la testa per lucrare qualcosa e ha tentato di portare a scuola Varese, girando sapientemente la palla (che ribaltamenti di lato...) nel terzo quarto quando ha capito che talento e balistica non erano sul menu di giornata. Il “memento” di Rich Ci è riuscita ( a tratti hanno colpito le seconde linee segnalate da Caja alla vigilia, su tutti Lorenzo D’Ercole: 3/3 da tre), dall’alto della maggior caratura complessiva. Ma non ci è riuscita fino in fondo e soprattutto non senza cercare di render pan per focaccia quando toccava a lei difendere e andare a rimbalzo (16 quelli offensivi concessi dai biancorossi, mai così tanti in 7 giornate). È stata la Sidigas, insomma, a dover fare la partita della Openjobmetis e non viceversa. È per questo che Varese ha colto la chance di arrivare punto a punto nel finale, trascinata dall’ottima vena di Hollis (14 punti e 6/9 al tiro) e dalla verve di Avramovic, punte di un gruppo ancora una volta bravo a trovare alternative diverse all’interno di se stesso. Quella palla persa dello stesso Damian con poco più di un minuto sul cronometro e avanti di 2 (che giocata difensiva, però, del Wells irpino...), il tiro rifiutato da Avramovic subito dopo (che ha mandato fuori giri l’attacco nella specifica azione) raccontano semplicemente di un paragrafo - decisivo, per l’amor del cielo - di una storia più complessa, più lunga e per l’ennesima volta non certo triste. Poi c’è la bomba di Rich. Quella segnata da un giocatore che fino a quel momento non aveva mai visto il canestro. Quella che ha ribaltato tutto. La giocata del campione. Un memento potente e imperituro per la squadra di Caja, che un uomo solo al comando invece non lo possiede: ogni fortuna, qui, passerà dai tanti che diventano uno, passerà dal lavoro. Continuare così allora, please, senza cedere un centimetro. La cronaca Con Pelle confermato in quintetto, Varese inizia forte: Wells, Waller e Okoye martellano il canestro irpino dalla lunga e dalla media (2-10 al 3’), Avellino risponde lucrando qualche punto con Wells e Leunen davanti alla solita, problematica (per gli avversari) difesa biancorossa. Cameron Wells prende un colpo in entrata e deve tornare in panchina per le medicazioni, Okoye commette il secondo fallo: la Opernjobmetis accusa uno smarrimento (la Scandone rientra: 10-12 al 5’), risolto dalla leadership di Hollis, che serve Cain, va forte a rimbalzo e favorisce il 10-16 della prima sirena. E’ ancora lui a trascinare i suoi al rientro in campo: liberi, entrata, tripla, pregevolezze intervallate dal bel canestro sull’asse Waller-Pelle e dai punti del Wells in maglia verde che scrivono il 19-27 dei primi 5’ della seconda frazione. Gli ospiti, però, con il passare dei minuti non traducono tutto il loro lavoro difensivo: i padroni di casa ringraziano e con un parziale di 8-0 pareggiano, venendo però puniti dalla tripla di Ferrero allo scadere del tempo (27-30 al 20’). Ndyaie fa la voce grossa al ritorno in campo, davanti e dietro: con la collaborazione di Filloy è subito +4 Avellino (34-30). Pelle ed Okoye (da fuori e a rimbalzo) riequilibrano la situazione in difesa, ma in attacco la Openjobmetis spreca tutto ciò che fa di buono dietro: la Scandone, che pure non fa tanto meglio, prova e riprova e alla fine con D’Ercole riesce a scappare (47-41 al 30’). Finita? No: i biancorossi restano all’asciutto anche per i primi 3’ dell’ultima frazione (Zerini da 3: è 53-43 al 33’), ma si ritrovano affidandosi a Hollis e Avramovic e disegnano un parziale di 14-6 (Waller in contropiede e con la bomba, Hollis rubando palla, Avra in penetrazione) che li riporta davanti (59-61) quando manca poco più di un minuto. Qui la palla persa di Hollis, la bomba da campione di Rich e i successivi attacchi non andati a buon fine degli ospiti consegnano la vittoria agli irpini. Finisce 65-61. Fabio Gandini
  3. Avellino: se la conosci… sai cosa ti aspetta. Attilio Caja, forse anche più delle altre volte e più della classica attenzione che va prestata a una delle formazioni sulla carta più forti dell’intero campionato, è ben consapevole del cimento che attende la sua truppa. Alcuni giocatori del roster irpino, infatti, sono passati sotto le sue grinfie da Artiglio nell’arco della carriera: parliamo del capocannoniere del campionato Jason Rich (a Cremona), di Lorenzo D’Ercole (ancora alla Vanoli, sempre del 2011/2012) e parzialmente anche di Benjamin Ortner (uno scampolo di stagione a Udine nel 2008/2009). E se non li ha allenati, avrebbe voluto farlo: è il caso di Ariel Filloy, cercato da Caja per la all’epoca sua Cremona quando il play di Cordoba era il quarto regista a Milano. Un professionista che usa sempre ciò che è stato come magistero, quindi, non può che partire da qui nella sua analisi: «Ho avuto Jason Rich a Cremona dove aveva già dimostrato di essere un giocatore di altissimo livello, tanto da sorprendermi per il fatto che non militasse in squadre più forti. Penso che meriti il palcoscenico del campionato italiano e una realtà di vertice come Avellino: è il capocannoniere della Serie A non a caso. Filloy, invece, non l’ho allenato ma ci sono andato vicino in passato. Oggi è facile parlare bene di lui dopo lo scudetto e l’Europeo: le sue qualità sono evidenti e io sono contento di averle intraviste in passato tanto da volerlo fortemente alla Vanoli. Loro due sono capaci di spostare l’inerzia di una partita: ci vorrà massima attenzione». Le parole su un’avversaria come la Scandone, però, non possono finire con l’elogio a Rich e Filloy: «C’è l’ala Wells, grande uno contro uno e forza fisica in avvicinamento a canestro: un altro giocatore da non sottovalutare. Poi Scrubb, che è un po’ quello che per noi è Okoye: molto dinamico, sempre in movimento, gran tiro da 3 punti, dote che ha aggiunto all’uno contro uno. E a proposito di tiro da 3 c’è anche Leunen, che ha tanto talento individuale. Parlare di tutti questi atleti dà la dimensione delle difficoltà che incontreremo durante la partita. Complimenti al gm Nicola Alberani per la formazione della squadra e a coach Pino Sacripanti per come mette in campo i suoi: penso che Avellino arriverà dove ci si aspetta, cioè nelle prime posizioni». Il primo comandamento davanti a una contendente del genere sarà quello di «controllare le loro bocche da fuoco. La Sidigas tira molto bene da 2 punti (57%, seconda percentuale del campionato dietro Sassari ndr) ed è formata da individualità con un quoziente cestistico molto elevato: questo rende ancora più difficile affrontare una squadra del genere. Hanno gente navigata, con esperienza, dei marpioni che riescono a ritrovarsi anche nelle difficoltà». L’assenza di Fitipaldo? «Possono risentirne a lungo termine - argomenta Caja - ma nelle prime gara, con la panchina lunga che hanno, sarà difficile che ne risentano». E Varese? Varese va avanti per la sua strada, come giusto che sia: «Abbiamo continuato il programma settimanale di lavoro - conclude Caja - Nessun passo indietro dopo la vittoria contro Trento, non ci siamo cullati sugli allori: abbiamo i piedi ben piantati per terra, cerchiamo di migliorarci individualmente, perché sappiamo che ciò comporterà un miglioramento di squadra. Andiamo ad Avellino consapevoli dei loro punti forti, ma anche consapevoli dei nostri e di essere sulla strada giusta: quella cioè di essere competitivi e di potercela giocare con tutti». Fabio Gandini
  4. Attilio Caja punta sulla difesa come chiave di volta della trasferta di domani ad Avellino: contro la Sidigas del capocannoniere Jason Rich la tenuta della retroguardia biancorossa sarà determinante per le chances di conquistare la prima vittoria esterna stagionale. «Ci attende un banco di prova importante per la consistenza della nostra difesa che rappresenta una componente fondamentale del nostro gioco. Ci siamo preparati bene in una settimana di lavoro al livello di quelle precedenti; le ultime due vittorie casalinghe non hanno cambiato la nostra applicazione, abbiamo tenuto i piedi ben piantati per terra». Il tecnico pavese ribadisce la sua fiducia nell'identità corale della sua Varese, in grado di renderla competitiva su ogni campo. «Più va avanti il campionato e più sarà necessario alzare la qualità delle prestazioni corali per fare risultato. Andiamo al PalaDelMauro consapevoli che ci aspetta un test esterno impegnativo: massimo rispetto per i loro punti forti, ma anche fiducia nel nostro sistema che ha già dimostrato la sua solidità nelle partite precedenti. Siamo sulla via giusta, il che non vuol dire vincere o perdere, ma essere competitivi e poter giocare la posta in palio contro qualsiasi squadra». Il coach biancorosso sottolinea comunque la difficoltà dell'impegno di domani contro un'avversaria che considera tra le protagoniste. «Dopo Milano, Venezia e Brescia ce la vedremo con un' altra squadra da vertice. Conosco personalmente molti giocatori della Sidigas per averli allenati nel corso degli anni, e ne apprezzo le qualità tecniche e umane. C'è da fare di nuovo i complimenti a Nicola Alberani per la costruzione del roster ed a Pino Sacripanti per come fa esprimere i suoi giocatori sul campo; se all'inizio Avellino ha avuto qualche difficoltà derivante dai tanti giocatori nuovi, sono certo che il team campano arriverà anche in questa stagione dove gli compete». Infine Artiglio indica in Rich e Filloy gli elementi chiave della Sidigas. «Ho allenato Jason a Cremona e mi era parso un giocatore di grandissima qualità; lo sta confermando in questo scorcio iniziale di campionato nel quale è capocannoniere; inoltre apprezzo tantissimo Ariel che avrei voluto a Cremona quand'era il terzo play di Milano. Si tratta di due giocatori che hanno talento ma soprattutto capacità di risolvere una partita nei momenti chiave. Proprio su loro due dovremo prestare tantissima attenzione e in generale gli esterni avranno grandi sollecitazioni difensive. L'assenza di Fitipaldo? Sul lungo periodo potrà essere un problema, ma Avellino ha comunque tante alternative». Giuseppe Sciascia
  5. La sesta giornata di Serie A ha portato in dote risultati inediti, sorprendenti. Difficile ammettere che la larga vittoria della Openjobmetis di Attilio Caja fosse preventivabile, non tanto nell’esito quanto nelle proporzioni con cui è giunta. Rimandare a casa i vice-campioni d’Italia con quasi trenta punti sul groppone non era sicuramente tra le attese opzioni iniziali. E, ripensandoci, nel caso specifico non è neanche così spendibile la teoria della stanchezza da coppe europee della Dolomiti Energia, che ha raggiunto Varese nella giornata di giovedì direttamente da Gran Canaria, avendo così due giorni completi a disposizione per preparare la partita. Varese stessa sa molto bene, per esperienza diretta nelle due stagioni precedenti, quanto l’impegno infrasettimanale pesi sul rendimento in campionato. E quest’anno, paradossalmente, può permettersi di sfruttare l’empasse di tutte quelle squadre che stanno faticando per via degli impegni europei. Un esempio? Il calendario, nelle prossime due settimane, mette i biancorossi di fronte a due formazioni di caratura sicuramente superiore all’organico di Caja: prima la Sidigas Avellino poi il Banco di Sardegna Sassari. Domenica all’ora di pranzo la Openjobmetis sarà al Pala Del Mauro contro la Sidigas di Pino Sacripanti, che mercoledì sarà impegnata sempre in casa contro il Cez Nymburk, formazione della Repubblica Ceca. La sconfitta in Polonia contro lo Zielona Gora ha aperto una mini-serie negativa per la Scandone di due sconfitte consecutive dopo quella ai supplementari con Brindisi, che rientra a pieno titolo nel faldone delle sorprese di quest’ultima giornata. Il “peso” della competizione europea, almeno in questo inizio di stagione, si sta facendo sentire anche in roster lunghi e completi come quelli di Avellino e Sassari, che domenica è crollata sul campo della Vanoli Cremona al cospetto dei grandi ex Sacchetti e i cugini Diener, e anche questa partita è da catalogare allo stesso modo di Brindisi-Avellino. La Openjobmetis incontrerà entrambe in seguito a un impegno casalingo europeo: per Avellino, come detto, mercoledì contro Nymburk; mentre Sassari mercoledì prossimo (15/11) ospiterà l’Hapoel Holon, prima di viaggiare a Varese per la sfida delle 18.15 di domenica 19 nobembre. Varrà lo stesso anche per le sfide con Orlandina e Reggio Emilia, che Varese incontrerà rispettivamente il 10 e il 16 dicembre senza che sulle avversarie pesino i chilometri di una trasferta (Reggio arriverà dalla partita casalinga con i lituani del Lietkabelis, Capo d’Orlando prima di Varese affronterà al Pala Fantozzi Ludwigsburg). La stessa Reggio Emilia domenica ha annunciato l’arrivo dell’ex Varese Chris Wright in cabina di regia e a dicembre potrebbe rivelarsi una squadra già diversa da quella attuale. Nel caso specifico, dunque, potrebbe al contrario non rivelarsi così valida la carta della stanchezza da coppe nell’immediato, che può però essere spendibile sul lungo periodo. I gironi di Champions League e Eurocup si protrarranno fino a fine dicembre o ai primi di gennaio, e ciò potrebbe comunque regalare qualche sorpresa. Sono otto le formazioni italiane impegnate nelle varie competizioni europee (Milano, Reggio, Torino, Avellino, Sassari, Orlandina, Venezia e Trento) e questo abbrivio di campionato sta confermando la teoria che qualche punto per strada viene sempre lasciato: sarà compito di squadre come Brescia (che visto l’inizio di campionato meriterebbe però un capitolo a parte), Varese, Bologna e Cantù saperlo sfruttare, per sperare perché no in qualche interessante exploit. Alberto Coriele
  6. Bastano sei partite - tra le quali due trionfi casalinghi strappa-applausi - per attribuire alla Varese operaia di Attilio Caja la patente di miglior squadra degli ultimi 5 anni? La prova del campo ha promosso senza riserve tutte le premesse estive sulle quali era stata costruito il roster della stagione 2017-18, e già questo basta e avanza per evitare gli equivoci e le correzioni in corsa forzose ripetutesi senza soluzione di continuità dal 2013-14 al 2016-17. I numeri puri e semplici dicono che dopo 6 giornate solo la Varese di Frates aveva un bilancio analogo a quella di "Artiglio" con tre vittorie e tre sconfitte. Ma quella era una squadra fortemente sbagliata - vedi l'asse sbilenco Clark-Hassell - nonché costosa - 50mila euro netti in meno degli indimenticabili nonostante il meno 600mila di budget - che inaugurò l'elenco dei mercati di riparazione in corso d'opera e dei cambi di allenatore. La squadra plasmata da "Artiglio" sembra invece fatta ad immagine e somiglianza di un tecnico che ha bisogno di giocatori disponibili a lavorare tanto con le gambe e con la testa (non solo intensità fine a sé stessa, ma anche applicazione dei piani-partita che hanno permesso nelle ultime due settimane di non dipendere più soltanto dal tiro da 3 punti). In buona sostanza la versione 2017-18 di Varese è una squadra pensata bene in sede di mercato, e poi bene - oltre che molto - allenata in palestra: puntare su giocatori "affamati" provenienti dal sommerso delle leghe minori europee e dall'A2, il roster lungo di 10 giocatori 10, gli abbinamenti complementari Ferrero-Hollis e Cain-Pelle nei ruoli interni si sono rivelate scelte vincenti per far fruttare i (pochi) talenti disponibili in termini di risorse da investire. Il classico caso nel quale il valore complessivo del gruppo è superiore alla somma di quello dei singoli, perché tutti gli ingranaggi del sistema -l'area tecnica che ha scelto i giocatori, l'allenatore che li mette in campo e gli atleti stessi che profondono il 101 per cento dell'intensità e dell'applicazione - hanno girato, e continuano a farlo, in maniera sincronica. Il primo mese abbondante di stagione ha certificato due dati di fatto importanti: Varese ha saputo concretizzare sul campo le strategie sulle quali ha costruito il roster, ed è in grado di produrre un volume di gioco sufficiente per mantenersi a distanza dalla zona retrocessione. Ricordate le premesse estive? Vivere una stagione tranquilla, togliersi belle soddisfazioni in casa per regalare emozioni importanti al pubblico del PalA2A, evitare le partenze false delle ultime 4 stagioni con conseguenti necessità di correttivi sul mercato, e in ultima analisi fare meglio del dodicesimo posto del 2016-17. Il risultato finale è lontanissimo, ma fino a questo momento le promesse del 18 agosto sono state rispettate appieno da Attilio Caja e dal suo gruppo di operai col coltello tra i denti. Ora toccherà al match di Avellino rispondere alla domanda su quanto vale Varese al cambio della trasferta sul campo di una big: la fame e la voglia di stupire saranno le stesse anche dopo due vittorie consecutive al PalA2A? Giuseppe Sciascia
  7. “Gli spietati”. È la prima qualifica che balza alla mente. Oppure “quelli seri”, quelli cioè che non buttano via nemmeno un minuto di partita, nemmeno un grammo del loro impegno. Oppure ancora, “quelli che non possono che giocare così”, ovvero con un’intensità pazzesca dal 1’ al 40’ e senza mai fermarsi, perchè se fossero diversi non vincerebbero nemmeno una gara. Solo 7 volte in 30 anni Davanti alla seconda “goleada” cestistica in sole 6 giornate di campionato, gli aggettivi più appropriati trovateli voi. Noi ci limiteremo a raccontare i numeri e la storia. Varese-Cantù: +31. Varese-Trentino: +27. Era dalla stagione 1998/1999, quella che si concluse con lo Scudetto della Stella, che Varese non vinceva almeno due partite di campionato con uno scarto superiore ai 20 punti. La squadra di Carlo Recalcati ci riuscì 3 volte in 37 partite (26 di regular season e 11 di playoff): all’epoca ci fu un +26 su Pistoia alla 4a di andata e due +25 (contro Gorizia alla 1a di ritorno e contro Rimini all’11a di ritorno). Quella di Caja i suoi 2 “ultra ventelli” li ha piazzati in 6 gare. Partendo dalla stagione 1987/1988 e arrivando a oggi, 2 o più successi con più di 20 punti di scarto nella stessa annata agonistica (abbiamo preso a riferimento solo le partite di campionato) sono capitati solo 7 volte alla Pallacanestro Varese: nel 2017/2018 e nel 1998/1999 come già scritto, poi nel 1997/1998 (un +50 e un +23), nel 1994/1995 (un +37, un +30 e un +27), nel 1991/1992 (un +25 e un +21), nel 1989/1990 (un +29, un +23 e un +21) e nel 1988/1989 (un +40, un +30 e un +20). Nella top ten dall’87/88 Il “quanto” deve poi essere considerato anche da un’altra prospettiva. Prima di Varese-Cantù 95-64 dello scorso 16 ottobre, la vittoria più larga di una Varese in campionato negli ultimi vent’anni era stata Varese-Milano 94-64 (+30) nella stagione 1999/2000. Dopo di essa, e prima del +31 e del +27 recenti, si sono registrati un +22 (Varese-Reggio Calabria nel 2002/2003), un +21 (su Roma nel 2006/2007), una sfilza di +20 e di +19 (massimo scarto positivo stagionale sia l’anno scorso (contro Caserta alla 2° giornata) che nel 2014/2015, nel 2013/2014 e nel 2012/2013, l’anno degli Indimenticabili. Se il raggio di ricerca ritorna trentennale, le due super vittorie di questo 2017/2018 entrano entrambe nella “top ten” dei successi più cospicui. Inarrivabile il +50 su Rimini nei quarti di finale playoff della stagione 1997/1998 (vicino al record storico societario, un +54 segnato in Ignis Varese-Gamma Varese del lontanissimo 11/03/1973), seguito da un +40 su Pesaro (stagione 1988/1989, 10a d’andata) e da un +37 su Reggio Emilia (stagione 1994/1995, 1a di ritorno). Al quarto posto ecco Openjobmetis-Red October della 3a giornata della stagione corrente, mentre Openjobmetis-Dolomiti Energia dell’altro ieri si classifica al 9°posto, a pari merito con Cagiva Varese-Teorematur Roma 92-65 della 5a giornata di ritorno della Serie A 1994/1995. Fabio Gandini
  8. «Dovremo stare attenti alla loro intensità. L’unico modo per farcela contro Trento sarà pareggiare la loro energia». Attilio Caja, 3 novembre 2017, conferenza stampa pre-partita di Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trentino. Parole? Le solite? Ma in effetti cosa vuoi che debba dire un allenatore in questi casi? «Entriamo molli»? Ecco: Varese, questa Varese, è una squadra che alle parole finora ha sempre fatto seguire i fatti. Varese, questa Varese, è una squadra che sa mantenere le promesse. A partire dalla sua guida (che nella fattispecie prende Buscaglia e tatticamente, e nella preparazione della partita, se lo mangia in un solo boccone) fino all’ultimo della panchina. «Pareggiare la loro energia»? I soldati dell’Artiglio sono una barretta di Ovomaltina a effetto prolungato, sono una scarica elettrica a 30 mila volt, sono un Usain Bolt che non si ritira dalle corse: prendono Trento, passeggiano sulla sua stanchezza post-Europa, e la distruggono con le sue stesse armi. Sono dei cannibali del basket. In un PalA2A che si stropiccia gli occhi e assiste a uno dei match più dominati da una Varese degli ultimi 6 anni (contro i vice campioni d’Italia…) finisce 93-66 per la Openjobmetis. È assolo biancorosso: in attacco, dove viene fuori una contesa dai tanti protagonisti e tutti in serata di grazia (difficile avere una preferenza tra Okoye, Pelle e Wells); in difesa, dove - mossa di Pelle a parte - Ferrero e compagni chiudono le frontiere delle plance pur riuscendo ad aggredire sull’arco (e Trentino non ci capisce più nulla); a rimbalzo (finisce con un rotondo 47-28), con un Cain che nel giorno in cui la sua riserva tira il fuori il partitone, riesce a rispondere pan per focaccia. Com’era, com’era? Ah sì: Varese-Trento, non una partita da vincere, ma una partita che, se vinci… Pelle titolare al posto di Cain, messo su Behanan e al centro dell’attacco biancorosso: è il tocco dello chef (Attilio “Cannavacciuolo” Caja) che manda in tilt il suo omologo trentino che si aspettava l’americano contro i 198 cm di Behanan. I 2 metri e 11 del caraibico, che non aspettava altro, diventano così i primi trascinatori della Openjobmetis. Due i motivi. Il primo: Pelle davanti si fa trovare pronto - perché usa benissimo il corpo - come terminale su ingegnosi e utili passaggi a scavalcare il suo avversario. Il secondo: il nostro ci mette qualche minuto a prendere le misure del veloce contendente (e poi di Baldi Rossi), ma piano piano allontana entrambi dal canestro biancorosso. Chiudendolo ermeticamente. Norvel dà il là, ma dietro c’è un orchestra affiata e sul pezzo: Waller caldo al tiro, Wells concreto ragionatore, Okoye con la nitro nelle gambe. Quella varesina è una marea a cui Trento non riesce a opporsi, tanto che una cronaca spiccia del primo quarto sarebbe impossibile da annotare, tante sono le sortite offensive a segno dei padroni di casa. Meglio andare con il riepilogo: al 10’ è 31-12. La formazione di Buscaglia le prova tutte (zona, pressing aggressivo, uomo…) al ritorno sul parquet dopo la prima pausa, ma lo spartito celestiale di Varese viene solo minimamente intaccato da contromisure che non riescono a silenziare il suo poderoso suono collettivo. E la sinfonia è stavolta guidata un Cameron Wells essenziale nella sua capacità di distribuire gioco e accaparrarselo per sé. Il +21 del 14’ (38-17) non può che essere diretta conseguenza di quanto descritto. In mezzo a errori ai liberi, tiri che si spengono sul ferro o affrettati perché magistralmente contestati da una difesa casalinga che cala di intensità, la Dolomiti Energia trova solo uno sporadico break con le invenzioni di Gutierrez (bomba più fallo) e 5 in fila di Franke (41-26 al 15’). Ma è sun intermezzo nel concerto di Okoye e sodali: il nigeriano non si fa pregare né dall’arco, né in entrata, Ferrero pure colpisce dai 6,75, Wells ha la pazienza di servire Cain anche davanti alla spada di Damocle del cronometro dei 24”. La morale? Pur segnando meno di prima, perché contro un’opposizione certamente salita di tono, Varese è esattamente dov’era dieci minuti prima. Anzi, meglio: +20 (49-29). Com’era, com’era? Ah già: se vuoi capire come sia una squadra, guarda come come entra in campo dopo l’intervallo. Ora vi diciamo allora com’è Varese: sopra di venti, dopo il tè negli spogliatoi si ripresenta sul rettangolo come se fosse sotto di 10. Lo capisci soprattutto dalla difesa, nemmeno minimamente intenzionata a cedere giri nel suo potente motore (4 punti concessi alla Dolomiti Energia nei primi 6’ del quarto). Trento resta lì, imbambolata, e si fa pugnalare: Ferrero e Waller da 3, Wells con il solito setoso arresto e tiro, Okoye un po’ con tutto. Com’era, com’era? Ah già: +30, anzi 31 (62-31). E nulla possono i nervi che si accendono, anche per alcuni fischi demenziali degli arbitri. Nulla possono le uscite del capitano e dell’ex Giessen per falli, né la buona vena di Flaccadori: anche quando Trento supera se stessa dietro (e certi frangenti in retroguardia di Forray e soci sono da Eurocup), alla Openjobmetis riesce tanto, riesce tutto. Al 30’ è 77-48: partita finita. C’è giusto il tempo di qualche scorribanda di chi si sa divertire davvero (Hollis, che se il mondo si misurasse solo in tecnica pura sarebbe venerato al pari di una rockstar), di qualche accelerata di Avramovic, di qualche meritata passerella, dell’esordio in Serie A di Seck e Bergamaschi e di qualche shampoo ben distribuito dell’Artiglio come se si fosse ancora punto a punto (e poi ti chiedi se c’è un segreto.…).C’è tempo per applaudire Varese. Fabio Gandini
  9. La Pallacanestro Varese schianta Trento con le armi preferite dei vicecampioni d'Italia in carica e si aggancia per 24 ore ai treno della zona playoff. La miglior Varese dell'anno, ancor più brillante rispetto al più 31 nel derby contro Cantù, travolge con un inizio folgorante una Dolomiti Energia tutt'altro che... energica. Clamorosa la differenza d'intensità nel 31-12 del primo quarto che segna una partita dominata in lungo e in largo dalla formazione di Attilio Caja. Ferrero e compagni sommergono l'Aquila con un mix di letture perfette contro una difesa sul pick&roll impostata contro Wells, che sfrutta per la prima volta i poderosi mezzi atletici di Norvel Pelle (8 nei primi 8'), e di aggressività su tutti i palloni che regala loro un clamoroso e determinante predominio a rimbalzo (47-28 finale per i biancorossi ). Il pubblico del PalA2A - caldo ma finalmente nutrito, record stagionale i 3.903 presenti - si stropiccia gli occhi per il tornituante 19-0 con cui la squadra di Caja imprime il suo marchio alla partita e poi si spella le mani per una prestazione da 58% dal campo e 114 di valutazione. Merito della perfetta preparazione tattica del match da parte di Artiglio e della conseguente interpretazione altrettanto sinfonica del copione da parte di un collettivo capace di trovare anche stavolta protagonisti a rotazione (5 in doppia cifra e 10 a referto per Varese). E merito della capacità dei padroni di casa di mettere sotto sul piano dell'intensità e dell'energia un'avversaria svuotata della gara di mercoledì a Gran Canaria e parsa in riserva sparata al di là dell'assenza di Shields contro una Varese capace di azzannare la partita con un approccio famelico. Dopo il più 19 del primo intervallo, però, i padroni di casa hanno avuto la forza e il merito di non staccare mai il piede dall'acceleratore: anche quando Pelle è stato limitato dai falli, ci ha pensato Cain a presidiare l'area con analoga efficacia. Positiva anche la conferma di Wells nei panni del regista-finalizzatore: il play statunitense è stato abile ad allargare il pick&roll in tanti giochi a tre che hanno garantito tiri ad alta percentuale da sotto e da fuori, e poi a punire in sospensione lo spazio concessogli dalla difesa trentina. Una conferma che ha convinto Masnago - alla luce del crepitante applauso in occasione della passerella concessagli da Caja nel finale - che ha apprezzato anche le invenzioni dall'arco di Waller e le giocate da pianista di Hollis in una serata davvero esaltante per qualità del gioco espresso in funzione della quantità di energia profusa sul parquet. Insomma una vittoria di proporzioni oceaniche, fotografata in maniera eloquente dal 114-55 in termini di valutazione statistica, che dà vigore alla classifica e permette di guardare con serenità alle sfide più impegnative contro Avellino e Sassari. Ossia altre due avversarie che Varese potrà sfidare preparandosi al meglio in settimana (a proposito: la prossima s'inizierà martedì: Artiglio ha premiato la squadra con un giorno in più di riposo) contro rivali reduci dai mercoledì internazionali. La Varese delle prime 6 giornate ha raccolto 6 punti - anche grazie a 4 gare al PalA2A - dimostrando di poter valere più della salvezza; le prossime due gare contro Sidigas e Banco Sardegna dovranno dare un valore più compiuto all'attuale formula "più della salvezza". Giuseppe Sciascia
  10. La Pallacanestro Varese chiede strada a Trento per consolidarsi in zona tranquillità. L'anticipo serale contro i vicecampioni d'Italia in carica (diretta Tv alle ore 20.45 su Eurosport 2) inaugura il trittico di impegni contro avversarie di caratura internazionale, quantomeno alla luce della partecipazione alle coppe europee versione 2017/'18: le sfide contro Dolomiti Energia, Avellino e Sassari dovranno misurare lo spessore della truppa di Caja al cambio di avversarie con ambizioni playoff. Sulla carta l'impegno è ostico contro una squadra che ha cambiato parte degli effettivi ma non filosofìa - basata su atletismo, energia e intensità difensiva - rispetto alla cavalcata playoff della scorsa annata. Però Varese potrà gettare nella mischia la sua organizzazione tattica affinata nella settimana intera di lavoro per prepararsi all'impegno di stasera; al contrario Trento è scesa campo mercoledì a Gran Canaria, approdando giovedì sera direttamente nella "città giardino". La squadra di Buscaglia s'è allenata ieri pomeriggio al PalA2A preparandosi a far fronte all'assenza di Shields (indisponibile per l'infortunio ad una caviglia nel match di mercoledì). L'obiettivo di Varese è quello di provare a sorprendere gli avversari con una prestazione intensa e allo stesso tempo accorta: la squadra di Caja dovrà cercare di far valere il suo mix di applicazione e intensità per togliere a Trento le sue certezze. «Dovremo pareggiare energia e atletismo, anni fondamentali anche nella scorsa annata della Dolomiti Energia - spiega il tecnico pavese -. A loro piace il contropiede, noi non dovremo andare fuori ritmo e impostare la partita su punteggi bassi; serviranno pure percentuali elevate nel tiro dall'arco contro una squadra molto aggressiva sulla palla e contro cui è difficile trovare soluzioni dentro l'area». I biancorossi dovranno ripartire dai temi difensivi decisivi contro Pistoia, auspicando che Wells e Avramovic si ripetano sui livelli offensivi dell' ultimo impegno: «Dobbiamo portarci dietro la costanza difensiva di domenica scorsa; è fondamentale non farsi mai prendere dall'emozione e continuare a giocare la nostra pallacanestro, specie contro un' avversaria abile a punire i tuoi errori in campo aperto» ricorda Caja che punta a stabilizzare il rendimento dei singoli per aumentare quello del gruppo: «Vogliamo continuare sull'onda delle ultime prestazioni positive, cercando di trovare un equilibrio. Va bene avere ogni volta protagonisti diversi, ma vorremmo avere un contributo costante da ognuno, assestandosi su prestazioni da 6 e mezzo o 7 piuttosto che alternare rendimento da 5 e mezzo a 8». Da tenere d'occhio in particolare l'energia dentro l'area dell' esplosivo Sutton e del piccolo ma potente pivot Behanan, mentre Wells avrà un test probante contro difensori arcigni come Forray e Flaccadori, cui saranno affidate maggiori responsabilità in assenza di Shields. Per battere Trento ci vorranno cuore e gambe, ma soprattutto testa: lecito aspettarsi una partita ruvida: Varese per imporre la legge del PalA2A dovrà difendere il fortino della sua area colorata e gestire con lucidità il ritmo del match. Giuseppe Sciascia
  11. Un intero cammino in due categorie. La prima: le partite da vincere. La seconda: le partite che, se vinci, … Gli esempi possono aiutare. Cantù in casa e Pistoia idem appartengono al primo insieme. Brescia da affrontare lontano dalle mura amiche (e a maggior ragione Milano e Venezia, ovunque incontrate) al secondo. I criteri della scelta? La qualità dei tuoi avversari, in primis, e gli obiettivi che ti sei prefissato poi. Strappare due punti a Red October e The Flexx serve semplicemente a mettere fieno in cascina in una corsa salvezza che non ammette errori: chi li commette, cioè chi si fa sfuggire vittorie alla propria portata perché da conquistare contro squadre dello stesso valore o di un valore non così (tanto) diverso, semplicemente retrocede. Espugnare il Forum, Montichiari o ottenere lo scalpo dei campioni d’Italia serve invece ad ampliare gli orizzonti: ne vinci una, ne vinci un’altra e un 13° posto diventa magari 10°; ne vinci un’altra ancora e diventa 8° o 7°. Come una gara di salto in alto, come una continua verifica della propria forza paragonata a quella altrui. Tutta sta pappardella per significare cosa? Semplice: che Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trentino entra di diritto ne “le partite che, se vinci, …”. E lo stesso varrà contro Avellino e Sassari, i successivi impegni di un calendario che ha tolto dal mirino pezzi da novanta come Ea7 e Umana ma che non può certo definirsi in discesa per la truppa di Attilio Caja. Dalla teoria (vice campioni d’Italia) alla pratica (squadra lunga, attrezzata per prendere parte anche all’Eurocup), l’esame odierno è difficile, soprattutto per un particolare che si tende troppo spesso a sottovalutare: «Trento ha confermato sette giocatori della passata stagione – ha fatto notare l’Artiglio ieri, in sede di presentazione – È un vantaggio incalcolabile rispetto a chi è costretto a cambiare ogni estate. Lo zoccolo duro dei nostri avversari (Forray, Baldi Rossi, Shields, in fortissimo dubbio per stasera, Gomes, Sutton, Flaccadori e Lechthaler ndr) è quello che temo di più». E fosse solo quello: in estate il mercato ha aggiunto un lungo bonsai, atletico e grintoso come Chane Behannan (super carriera al college con Louisville, prima di essere sospeso da Rick Pitino per uso di marijuana), un play che oggi si giocherà il quintetto base con Toto Forray come Jorge Gutiérrez, una perla (soprattutto se in partenza dalla panchina) come Ojars Silins e un altro valido rincalzo come l’olandese Yannis Franke. Il totale fa una squadra «contro la quale ci vuole grande attenzione – ha continuato l’allenatore pavese – Dovremo pareggiare la loro energia e il loro atletismo: grazie a queste due caratteristiche la Dolomiti Energia sa difendere forte (è la formazione seconda nella classifica delle palle recuperate ndr), andare in contropiede, guadagnare tanti falli ed essere molto temibile nell’uno contro uno. Li troveremo agguerriti e consapevoli dei loro mezzi». Chiaro allora il piano partita biancorosso: «Difendere di squadra cercando di non esporci a duelli individuali che ci vedono inferiori. E poi trovare il giusto equilibrio: non dobbiamo andare sotto ritmo ma nemmeno sopra, perché i ritmi altissimi non sono nelle nostre corde e contro Trento potrebbero essere pericolosi». Fabio Gandini
  12. Cameron Wells prende per mano la Pallacanestro Varese e la trascina al successo contro Pistoia. Festa doppia per la formazione di Attilio Caja tra due punti ghiotti per consolidare il suo ruolino di marcia in zona tranquillità e la prestazione sopra le righe del play statunitense, capace di rispondere alla grande alle sollecitazioni settimanali post Brescia. I 14 punti segnati negli ultimi 10 minuti - soprattutto gli 11 nei 4' finali - dal regista ex Giessen risultano determinanti per ribaltare il trend di una partita complicatasi sul meno 8 di inizio quarto periodo. 10-0 decisivo negli ultimi 3'30" per una Varese capace di silenziare il solido attacco toscano nel finale (33% dal campo nella frazione conclusiva) e di affidarsi alla ritrovata leadership del suo condottiero, che si è assunto tutte le responsabilità decisive di una partita comunque sofferta per lunghi tratti. Evidentemente i colloqui settimanali tra il giocatore ed Attilio Caja e tra Claudio Coldebella e i suoi agenti (presenti in parterre ieri sera) hanno trovato la chiave di sblocco necessaria per consentire al regista texano di giocare libero da freni (autoimposti) ed esprimere la sua personalità secondo le aspettative dello staff tecnico e le necessità di trovare un leader capace di mettersi in proprio nei momenti critici della gara. Wells determinante per condurre in porto il risultato nella serata in cui il sistema non ha trovato sbocchi perimetrali per i marcatissimi Walter e Okoye; ma nell'economia del match è stato importantissimo l'impatto di Aleksa Avramovic, con una scarica di adrenalina dalla panchina (6/9 al tiro, 5/6 ai Uberi e 18 punti in 18' scarsi) che esaltando l'assetto arrembante con tre piccoli ha girato le chiavi nel quadro quando l'attacco stava battendo in testa. Nella ripresa infatti Varese ha mostrato il peggio e il meglio del repertorio: manovra statica e ingessata col 23% dal campo e i 9 punti del terzo quarto a favorire il controbreak toscano, ritmo più pimpante e tanta lucidità tra le soluzioni personali di Wells e quelle corali per Cain (altro protagonista del finale sui due lati del campo) per una produzione da 28 punti e 65% al tiro nei 10' conclusivi. Una prestazione alterna in tanti aspetti, primo fra tutti quello della lotta sotto i tabelloni, che Attilio Caja aveva anticipato poter essere determinante alla vigilia. Per lunghi tratti l'urto dei giocatori interni di Pistoia, con la loro propensione al rimbalzo d'attacco, ha messo in difficoltà i padroni di casa togliendo loro tanti spazi per le ripartenze. 11 computo finale premia gli ospiti (33-36 complessivo), ma un altro indice importante nel leggere l'esito dell'ultima frazione è il 12-7 favorevole ai biancorossi. In definitiva però i riscontri del campo premiano il lavoro settimanale svolto da "Artiglio": non solo con la "inversione a U" del modo di gestire la squadra da parte di Wells, ma anche nella maggior ricerca di soluzioni dentro l'area (44 tentativi da 2 contro 16 triple, minimo assoluto nelle prime 5 gare) con le incursioni degli esterni e qualche soluzione anche per Cain e Pelle. Il fortino di Masnago regge dunque nonostante le sollecitazioni di una The Flexx in attesa del sostituto di McGee; ora l'obiettivo è provare a fare bis contro Trento alla vigilia delle impegnative trasferte di Avellino e Sassari prima della pausa per la Nazionale. Giuseppe Sciascia
  13. Chi? Wells? È arrivato, tranquilli. Il play ex Giessen decide di presentarsi finalmente al pubblico di Masnago e Varese conquista due punti d’oro. Al culmine di un match maschio, brutto, fisico, tutt’altro che imprevisto nelle difficoltà incontrate lungo il cammino, la Openjobmetis si disfa della The Flexx e mantiene la “media inglese” tra le mura amiche: vittoria contro Cantù e vittoria contro i toscani. La classifica sorride: 4 punti in saccoccia, ottavo posto. Anzi primo posto, almeno del campionato in cui gioca - come usa sempre dire un maestro di comunicazione come Attilio Caja da Pavia - la truppa varesina. Una squadra che, per ora, sta mantenendo tutte le promesse. La verità dopo le bugie Chi invece finora aveva detto qualche bugia ieri è tornato sincero. E lo ha fatto nel momento più importante della prima parte di stagione, proprio mentre si stava palesando una sconfitta casalinga che avrebbe necessariamente cambiato giudizio e bilancio complessivi. La sveglia di Cameron Wells (23 punti, ovvero 3 in più di quelli che aveva complessivamente segnato nelle 4 contese precedenti) prende in mano Varese e la porta nel cuore dell’area avversaria, colpendo dove più fa male. Prende in mano Varese e le dona canestri estemporanei, di classe pura, quelli che sanno valere mille volte di più di ciò che produce il sistema perché hanno i crismi dell’imprevedibilità. Contro i prodi di Vincenzino serviva l’uomo solo al comando: Varese ne trova ben due. Insieme al redivivo leader designato, la platea è tutta di un Aleksa Avramovic maturo, imprendibile ma anche controllato, come due facce di una moneta finora mai coniata: tutta sua l’iniziativa nel recupero finale, tutta sua la faccia tosta nello sbloccare un collettivo offensivo che gioca troppo con l’on/off e si sente spesso orfano di talento. Talento che invece hanno sia il primo che il secondo giocatore citati in questa introduzione. Vince Varese, vince Attilio Caja, che come spesso gli accade prevede e provvede. Prevede le difficoltà a rimbalzo contro i padroni della specialità (42,5 di media in 4 gare, ieri 36) e provvede intasando l’area, alternando con sapienza Pelle e Cain e portando Pistoia, la squadra che fino a ieri tirava meno da 3 del campionato, ad allontanarsi da canestro e a giostrare su un terreno a lei meno congeniale. Prevede la resurrezione di Wells e Avra e i due diventano gli eroi di giornata. Prevede l’esigenza di un gioco più equilibrato tra conclusioni sotto canestro e tiri da fuori e provvede con la totale applicazione in tal senso dei suoi. Sono due punti con tanti padri questi: in campo (titolari e rincalzi), in panchina, sugli spalti (dove il pubblico non perde mai la fiducia). E sono due punti che fanno sorridere. Molto. La cronaca Un tiro segnato su sette tentati e 3 rimbalzi offensivi concessi: le difficoltà varesine nei primi 5 minuti di gioco sono tutte qui. Bond e Kennedy banchettano sulla testa di Cain e Ferrero, vanificando con le carambole rubate alcune difese biancorosse di qualità; dall’altra parte della luna ferri a ripetizione accolgono le iniziative dei pretoriani dell’Artiglio. Che, sul 2-8, corre ai ripari inserendo Pelle: mossa azzeccata, perché con la sua intimidazione strisciante sul parquet i rimbalzi iniziano a prenderli i padroni di casa. Morale: al 7’ un Wells già piuttosto volitivo segna il 9-10, mentre un minuto dopo è Hollis a firmare il primo vantaggio Varese (tripla, 14-12). La bella entrata di Mian e un Avramovic che lucra tre tiri liberi proprio sulla sirena scrivono infine il 18-16 del 10’. Al rientro sul rettangolo di gioco è la Openjobmetis che prova a fare la lepre. Pressione sulla palla, Hollis setoso, Waller centrato dopo i tiri sbilenchi del primo quarto, Okoye in scorribanda a tutto campo: la somma fa il 25-18 del 13’, risultato effimero, perché i toscani riprendono a far male sotto le plance e trovano per la prima volta nel match la vena del loro leader Moore, ben coadiuvato dalla fisicità di Sanadze. Ciò che sembrava una prima fuga, allora, diventa un riaggancio ( 27-27 al 14’) e una seconda metà di quarto con le due squadre a passarsi e “contro-passarsi” senza soluzione di continuità: nel cast della The Flexx ci sono tanti protagonisti diversi (ancora Moore, ancora Sanadze, poi Gaspardo) in quello biancorosso invece la scena è tutta prima di Avramovic (7 punti in fila e tanto ritmo), poi di un Wells che imbarazza Laquintana e stacca da solo gli ospiti in chiusura di frazione (44-39 al 20’). Nel “ciapa no” post intervallo (4-4 il parziale dei primi 5 minuti del terzo quarto: conclusioni su conclusioni sbagliate da una parte e dall’altra, difese che alzano i giri e livello tecnico che si abbassa come la temperatura nel deserto di notte), Varese pare galleggiare con con qualche spunto di Waller, ritrovandosi +6 e palla in mano al 24’ (50-44). Fuga? E’ la volta buona? Domanda retorica: ovvio che no, se la tua produzione offensiva si concretizza solo nell’una tantum. Pianino, pianino, la squadra di Esposito si riprende le plance con Kennedy e addirittura con Magro, pareggia e stacca una Openjobemetis quasi catatonica nel frangente, come dimostrano le crude cifre del parziale (5-16 per i rossi di Esposito). La terza sirena suona quindi sul 53-59: bisogna rincorrere e non era previsto. Il +8 segnato da Moore ha però l’effetto di un cazzotto che sveglia i pugili vestiti a strisce bianche e rosse. I boxeur della riscossa sono gli stessi del secondo quarto: Avramovic e Wells. Il serbo in giornata di grazia riaccende il turbo e prende la pistola: fate otto punti quasi in fila. Il playmaker ex Giessen decide che è il momento di attaccare la prima linea pistoiese e di far applaudire per la prima volta Masnago: fate 10 punti, i liberi decisivi nell’ultimo minuto e tanto, tanto, peperoncino. La The Flexx ci prova a restare in scia, con Mian e Gaspardo soprattutto, ma questa Varese ha deciso di vincere. Fate che è vero: finisce 81-73. Fabio Gandini
  14. Attilio Caja avverte il clima giusto per la sua Varese in vista del match casalingo di domani contro Pistoia che arriva dopo una settimana dedicata a qualche piccolo correttivo per distribuire più efficacemente i temi dell'attacco e non dipendere eccessivamente dal tiro da 3 punti: «Ci siamo preparati in modo intenso per migliorare alcuni dettagli dopo la partita di Brescia - racconta - mi riferisco in particolare all'idea di cercare situazioni alternative al tiro da 3 punti e avere coinvolgimento nel gioco di tutti i giocatori. Come al solito c'è stata grande applicazione da parte di tutti e ciò mi fa andare avanti con fiducia perché vedo quotidianamente la squadra crescere». Il tecnico pavese ha ricevuto le risposte che si aspettava anche da Wells, e confida che domani il play titolare biancorosso saprà esprimersi finalmente sui livelli auspicati: «Cameron ha vissuto una buona settimana: l'ho visto più motivato e coinvolto nel prendere iniziative: tutti segnali positivi che fanno ben sperare. Domani giochiamo in casa e vogliamo fare risultato: una vittoria ci manterrebbe pienamente in linea con i nostri obiettivi di classifica». Il tecnico invita comunque la squadra a prestare massima attenzione alla The Flexx, più volte capace negli ultimi anni di fare molto meglio del previsto nel rapporto budget/rendimento: «Pistoia merita grande rispetto ed attenzione per quel che ha fatto recentemente, vedi 3 plavoff nelle ultime 4 annate. Sono reduci da buonissime stagioni con Enzo Esposito in panchina, sono ripartiti da lui e dal suo uomo di fiducia Ronald Moore, che anno dopo anno aggiunge qualcosa di importante al suo repertorio tecnico ed è l'allenatore in campo dopo 4 stagioni giocate insieme al suo coach». Quindi aggiunge: «Da tenere d'occhio Kennedy che è un rimbalzista eccellente che spicca in un gruppo che ha grandi capacità sui secondi tiri. Dovremo prestare attenzione anche a Bond che ha fiuto per il rimbalzo ed a Gaspardo che ho avuto nella Sperimentale». E Caja indica ai suoi i punti chiave degli avversari da frenare in vista della sfida di domani: «La nostra priorità sarà quella di limitare il loro impatto a rimbalzo d'attacco e il contropiede condotto da Moore: nella capacità di contenere questi punti di forza grazie alla nostra transizione difensiva e alla capacità di occupare l'area, starà gran parte del risultato. A metà campo l'osservato speciale sarà Mian, giocatore che ha ottime doti balistiche: è in crescita ormai da 4 stagioni, al pari di Sanadze che ha fatto bene ad Eurobasket 2017 con la Georgia. Pistoia sarà un'avversaria pericolosa nonostante l'assenza di McGee: i toscani mettono un'intensità che fa felice il loro allenatore: dovremo giocare una partita attenta ed aggressiva». Giuseppe Sciascia
  15. Moore, i rimbalzi offensivi di Pistoia e Wells: tre “macro” argomenti per presentare l’impegno che attende la Openjobmetis Varese domani al PalA2A. Li sceglie, stimolato dalle domande dei giornalisti durante l’abituale conferenza stampa del venerdì, coach Attilio Caja. I primi due aiutano a focalizzare l’attenzione sull’avversario, non banale per un presente capace di rispecchiare uno storico di tante stagioni positive appena alle spalle. Il terzo, invece, riprende la situazione di uno dei giocatori al momento più discussi del roster biancorosso, spiegando - molto meglio di quello che può fare qualsiasi critica - ciò che è stato finora e ciò che potrà essere. «Verso l’impegno contro Pistoia le sensazioni sono buone - attacca il coach - Abbiamo trascorso una settimana di preparazione molto intensa, con l’obiettivo di migliorare alcune cose importanti dopo il match di Brescia: abbiamo bisogno di coinvolgere di più alcuni giocatori e di trovare alternative al tiro da 3 punti. La risposta dei miei è stata quella di sempre: grande applicazione. Domenica giocheremo in casa e una vittoria ci permetterebbe di rimanere in una buona posizione in quello che è il “nostro” campionato». Non sarà facile, ad una prima analisi che deve necessariamente partire dai nomi della The Flexxx. Uno su tutti: Ronald Moore, playmaker, terza stagione in Toscana: «Pistoia è ripartita da lui, uomo di fiducia di coach Esposito che ha saputo aggiungere sempre qualcosa anno dopo anno al proprio bagaglio tecnico. Moore ha leadership, sa trasmettere in campo il volere dell’allenatore ed è stato bravo a inserire i suoi compagni, conoscendo già l’ambiente e le richieste tecniche: queste sono cose che fanno guadagnare tempo a chi allena. E poi sta tirando con il 50% da 3, produce assist, dà ritmo: per lui ci vorrà un’attenzione particolare. Ma non ci sarà solo il regista: «La The Flexx è forte anche sotto canestro. Ha Kennedy, rimbalzista eccellente: ogni suo rimbalzo offensivo conquistato sono due punti segnati, perché sa destreggiarsi con fisicità. Non è l’unico pericoloso sotto questo punto di vista: c’è Gaspardo, che mi piace molto, poi Bond, poi Laquintana, che nonostante l’altezza ne prende parecchi di rimbalzi. Dovremo essere bravi a occupare l’area quindi e, tornando a Moore, ad essere puntuali nelle transizioni difensive. Infine occhio anche a Mian, giocatore di striscia e sempre in crescita. La squadra di Esposito in generale gioca con intensità e ha ottima personalità» Inevitabile una domanda su Cameron Wells, reduce da quattro partite che non hanno convinto fino in fondo. L’Artiglio non si sottrae e spiega: «Cameron percepisce che da lui ci si attende di più. E’ un ragazzo per bene, non è un lavativo, è il primo che sa che deve migliorare il suo contributo. Col tempo lo farà, sono sicuro. Quanto tempo? Non si può sapere: la lunghezza dell’ambientamento può essere variabile, guardate, per esempio, quello che ha fatto l’anno scorso Kalnietis a Milano e ciò che sta facendo quest’anno. Wells sa cosa voglio, fin dal primo giorno: un regista deve per prima cosa essere un attaccante, deve muovere la difesa avversaria e così facendo creare lo spazio per i compagni. Cameron deve quindi attaccare di più, lo sta capendo e come si è allenato questa settimana lo dimostra. Lo stesso vale per Avramovic, che ha un atletismo che può essere molto utile alla squadra. Sarà poi molto importante servire meglio i nostri centri, Cain e Pelle, che stanno facendo un gran lavoro e meritano attenzione». Fabio Gandini
  16. È un meno sei che frega quello con cui la Openjobmetis viene fermata a Montichiari dalla sempre più capolista Germani Brescia. Il parziale contenuto che blocca Varese per la terza volta in stagione è sintomatico dell’unica verità che il match del PalaGeorge sussurra senza remore: la squadra di Attilio Caja non molla mai, non sbraca, cerca di restare con la testa nella partita fino a quando sente l’ultima sirena. Tutto ciò è indubbiamente positivo e servirà in futuro. Per il resto il dubbio è quello, amletico che Shakespeare spostati, di sempre: quanto Brescia e quanto (quanto poco) Varese in un risultato mai davvero in discussione? L’analisi in sei punti Non diamo una sola risposta ma qualcuna in più, senza la pretesa di essere esaustivi. La prima: i padroni di casa si confermano per la quarta giornata di fila una bellissima e promettente compagine. Il basket creato da Vitali (Luca), il basket segnato da Vitali (Michele), lo strapotere di Hunt, la fastidiosa “giovinezza” anche offensiva di Moss, che dall’altra parte individua in Waller il punto forte e gli tira una riga sopra per diversi tratti di gara. La seconda: ben al di là degli individui, è la loro somma che intrappola i pretoriani dell’Artiglio, che rimangono invischiati nelle difese aggressive e fisiche, che nel primo tempo a volte si distraggono davanti all’ariosa manovra disegnata da Diana e messa in pratica dal talento dei suoi. La terza: Varese, nel secondo quarto, si dimentica in panchina le uniche due qualità che gli possono dare qualche chance di successo, ovvero intensità e attenzione. La partita del PalaGeorge viene persa nei secondi 10 minuti, perché contro le squadre forti non puoi permetterti pause. La quarta: Varese attacca male per almeno 20’, accontentandosi spesso del primo tiro utile trovato e mettendo in soffitta la pazienza. Ed è un male. La quinta: con solo 5 conclusioni segnate su 28 da tre in 36 minuti, non vinci nemmeno contro il Casbeno. La sesta e ultima: in un collettivo che prima cade insieme e poi tutto sommato insieme risorge in un ultimo quarto in crescendo, c’è un’assenza che fa rumore. È quella di Wells, sul parquet bresciano non playmaker, non finalizzatore, non difensore, non leader. In due parole: non utile. Questo, tutto questo, è stata Brescia-Varese 73-67. Punto. La cronaca L’inizio che ti aspetti. Brescia, con coach Diana che mette in quintetto Moss al posto di Moore per limitare Waller e Wells con tanta pressione sulla palla, attende Varese con l’alternanza zona-uomo (e Caja nel corso del primo quarto risponde con la stessa moneta) e con una buona dose di fisicità. La Openjobmetis ci mette un attimo ad ambientarsi, poi trova con Okoye, Ferrero e Waller i canestri che la mettono avanti al primo rilevamento (9-10 al 5’). Dall’altra parte del campo i biancorossi sono come sempre connessi e attenti, anche se emerge il problema Hunt, uso a tirare spesso e volentieri in testa a Cain: quattro canestri del pivot di casa e diverse palle perse degli ospiti (5 in 10’, quasi tutte per infrazioni di passi) permettono alla Leonessa di chiudere il quarto in striscia e con un piccolo margine (17-13). Non che la truppa di Caja si spaventi, o almeno sembra. Il rientro sul parquet dopo la pausa breve vive, per i biancorossi, della verve di un secondo quintetto (Pelle, Natali, Tambone, Hollis e Avra) che resta incollato alla Germani (21-21 al 13’). È che a poco a poco le sliding doors della partita lasciano sfuggire delle spifferi piuttosto indicativi: una bomba di Michele Vitali presa allo scadere dei 24” dopo una gran difesa, tanti rimbalzi offensivi rubati sotto il naso dagli avversari semplicemente perché la palla gli cade in mano, contropiedi buttati al vento dai viaggianti con palle perse banali. Qui Wells e compagni hanno il torto marcio di fermarsi ad osservare la sfiga incombente senza porvi rimedio, venendo letteralmente travolti. In 7 minuti il parziale scritto da Brescia è di 20-4: Moss, Landry, Luca Vitali che trova quattro bombe per lui inusuali, e ancora Hunt piallano la Openjobmetis, anche perché Wells e sodali vengono completamente anestetizzati quando vanno sotto il canestro avversario, tra tiri sul ferro e azioni che si concludono con infrazioni di 24”. Al 20’ il tassametro è corso eccome: 45-27, -18. Il fatto che il terzo quarto arresti l’emorragia (17-17 il parziale dei terzi dieci minuti) non significa che il paziente sia fuori pericolo. Ri-pronti e ri-via e Luca Vitali ri-prende ad insegnare basket, armando alternativamente il fratello Luca, Hunt e Landry: stavolta Varese (che si ripresenta senza Wells, bocciato da Caja) non resta a guardare, ma il massimo che riesce a fare è stare a consuntivo a ruota con le estemporaneità di Tambone, Natali e Okoye e purtroppo anche con un tiro dalla lunga che continua pesantemente a latitare (5/22 al 30’) e non permette nemmeno di sognare una vera rimonta ( 62-44 segna il tabellone alla terza sirena). Nonostante l’esito della contesa ormai poco incerto, gli Artiglio Boys hanno il merito di non mollare sfruttando anche l’impercettibile calo degli avversari. Ne viene allora fuori un’ultima frazione tutto sommato positiva, che inizia con gli unici due segni di vita dell’intera partita di Wells e finisce con la scarica di punti di un Waller che finalmente trova spazio per segnare (8 punti in fila). Lo fa quando è troppo tardi e senza che davvero sul palato sovvenga l’acquolina in bocca del recupero. Varese arriva lentamente fino a -6, ma lo fa solo quando suona l’ultima, inesorabile sirena. Fabio Gandini
  17. Varese chiude a mani vuote il trittico contro le prime della classe. Dopo le big Venezia e Milano, anche la rivelazione Brescia mette sotto la squadra di Attilio Caja che paga a caro prezzo una prestazione offensiva opaca sia al tiro che in fase di costruzione del gioco (38% dal campo e 19 perse). Fatale la dissolutezza dei 5' finali del secondo quarto, quando la vischiosa zona della Germani ha completamente mandato in tilt Cameron Wells, ancora largamente insufficiente al di là delle cifre (2/5 al tiro, 3 stoppate subite e meno 16 di plus/minus in 22'). Un passaggio a vuoto punito duramente dai padroni di casa, con un sontuoso Luca Vitali che ha innescato il contropiede e attivato l'agile Hunt per quel maxi-break che ha spaccato la partita dal meno 3 al meno 20 per gli ospiti. Nell'economia della partita pesano due dati che sono la cartina di tornasole della prova qualitativamente modesta di Varese. Prima di tutto l'8/31 da 3, leggermente "ritoccato" dalla tripletta di Waller negli ultimi 2'30" di una gara nella quale i biancorossi hanno ripetutamente ammaccato il ferro dall'arco. Senza un riferimento interno - né Cain né Pelle possono incidere spalle a canestro - l'attacco della squadra di Caja non può prescindere dalla qualità della sua produzione balistica, e l'1/9 da 3 di Okoye dono la micidiale striscia anti Cantù è il primo segnale negativo della serata. L'altro dato eloquente è quello delle palle perse, ben 19 di cui 14 alla pausa lunga, che Brescia ha spesso capitalizzato in campo aperto con canestri facili, rispetto agli 11 assist totali. Il bicchiere mezzo pieno arriva però dallo spessore caratteriale mostrato da Varese in una serata poverissima di spunti balistici fino al maquillage finale di Waller (11 negli ultimi 3'30"). La formazione di Caja ha tenuto botta a livello mentale nonostante il pesante meno 24 di metà terzo quarto, e ha saputo rimboccarsi le maniche in difesa tra uomo e zona spremendo energia dalla panchina con Tambone, Pelle e Natali. Peccato per quei 4' consecutivi senza mettere punti sul tabellone con l'inerzia favorevole sul meno 14 del 33', con 5 triple consecutive respinte dal ferro che hanno frustrato gli sforzi profusi fino all'ultimo dagli ospiti. Alla fine Artiglio promuove la mentalità da battaglia profusa da una Varese tutt'altro che brillante ma quantomeno mai doma. Chiaro che contro un'avversaria più organizzata non è stato possibile replicare l'arrembaggio difensivo che aveva messo alle corde Cantù. E contro l'arrocco bresciano di fine secondo quarto è emersa chiaramente la mancanza di un faro al quale fare appello quando le difese avversarle tolgono i riferimenti creati dalla circolazione di palla. Con Wells sempre lontanissimo dal giocatore-capo e Hollis bello ma impalpabile anche nei panni del (festeggiato) ex di turno, Varese non ha ancora trovato la sua ancora di salvezza quando le cose si mettono male. Sicuramente è un problema che in trasferta può lasciare il segno, anche se finora la truppa di Caja ha perso senza sprofondare sui campi delle imbattute Milano e Brescia. Ma la salvezza biancorossa va costruita al PalA2A, dove le prossime sfide con Pistoia (alle prese con i guai del bomber McGee, probabilmente assente domenica) e Trento dovranno permettere a Varese di mantenere lo zero in media inglese e le distanze dalla zona retrocessione. Giuseppe Sciascia
  18. La Pallacanestro Varese va in cerca di conferme sul campo della capolista Brescia. Stasera a Montichiari la formazione di Attilio Caja farà visita alla rivelazione Germani - unica in grado di reggere il passo delle big annunciate Venezia e Milano - per mettersi nuovamente alla prova dopo l'esaltante trionfo nel derby contro Cantù. Ferrero e compagni saranno ospiti dell'unica squadra italiana capace di batterli in precampionato (62-82 al Trofeo Lombardia, pur senza Waller e con Wells a mezzo servizio). Per i biancorossi sarà un test impegnativo ma importante su un campo difficile come il Pala-George, dove due settimane fa è caduta una big come Avellino. A differenza di Cantù, schiantata alla distanza dal mix di aggressività e organizzazione messe sul piatto da Varese, la Germani può vantare infatti una messa a punto molto più affidabile rispetto ai brianzoli. La compagine di Andrea Diana ha infatti confermato l'asse portante della squadra che da matricola ha disputato le semifinali di Coppa Italia e perso solo nei 40' finali l'accesso ai playoff. Ossia la mente di Luca Vitali (primo negli assist a 7,7 di media), il braccio del capocannoniere Landry e la spina dorsale del veterano David Moss, più Michele Vitali autore di un sontuoso avvio di stagione (53% da 3 nelle prime tre gare), aggiungendo un centro dinamico come Hunt e un tuttofare d'esperienza come Brian Sacchetti (9,3 punti e 4,1 assist, in entrambe le voci top della carriera). Sorprendere una compagine esperta e rodata come Brescia con la stessa interpretazione arrembante che ha messo alle corde Cantù pare quantomeno utopistico. Dunque, servirà una Varese capace di giocare una partita intensa ma anche lucida, cercando di togliere certezze ad una Germani che ha imparato anche a difendere (67,0 di media, la seconda del campionato). Dal punto di vista mentale, la formazione di Caja avrà soltanto stimoli senza alcuna pressione: le partite da vincere per mantenere il ruolino salvezza sono le prossime due in casa contro Pistoia e Trento. Ma il derby di Montichiari è la classica opportunità che può dare una svolta positiva alla stagione, se Ferrero e compagni sapranno interpretarla con lo spirito e la mentalità giusta, come è accaduto a Milano. Margini per sognare il colpaccio al PalaGeorge? Solo se Varese saprà mettere in difficoltà la Germani, provando a spegnere la luce di Luca Vitali e non subendo le fiammate in campo aperto degli esterni di casa. Le priorità sono quelle di controllare il duello a rimbalzo per non scatenare il contropiede bresciano e sviluppare con lucidità le abituali trame collettive, ripetendo le positive medie dall'arco delle ultime due partite. La truppa di Caja non può certo permettersi di sfidare Brescia a viso aperto. Finora, però, Varese ha sempre risposto positivamente all'appello sul piano dell'agonismo e della presenza mentale: servirà una prova di sacrificio e abnegazione, magari con qualche trucchetto tattico preparato da Artiglio, per provare a spuntare gli artigli della Leonessa. Giuseppe Sciascia
  19. Non basta un derby vinto bene a considerare conclusa la scalata della Openjobmetis Varese 2017/2018 a una montagna chiamata Serie A. A parte il fatto che la colonna sonora dell’uno contro tutti (più belli, più attrezzati, più forti: sì tutti, o quasi...) è stimolante da morire, ci piace altrettanto e a nostro modesto giudizio dovrebbe fare da sottofondo all’intero film stagionale biancorosso, ma poi c’è che davvero stasera al PalaGeorge il pendio sarà ancora una volta irto. Brescia è più talentuosa della truppa di Caja, Brescia è più lunga di Varese, Brescia chiama una musica a metà tra Dreams dei Cranberries e Jump di Van Halen: Brescia è capolista. A sorpresa? Non del tutto. E le ragioni sono tante. La prima: la Germani è lo stesso piatto gustoso dello scorso campionato cui è stato aggiunto un tocco di classe dello chef, come una grattata di tartufo su un piatto di tagliolini già perfetto. Uscendo dalla cucina ed entrando sul parquet: i tagliolini sono Landry, i due Vitali, Moss e Moore, mentre la grattata di tartufo è rappresentata da Brian Sacchetti e Dario Hunt. Qualità sopra qualità e, come ha fatto notare puntualmente l’Artiglio, tale mix di vecchio (tanto) e nuovo vale mesi di vantaggio su chi ad agosto ha ricominciato da zero. La seconda: Brescia assomiglia tanto alla Openjobmetis su un particolare. È una squadra allenata. No, non nel senso di “in forma”: nel senso di un gruppo sul quale la mano dell’allenatore è tangibile e apprezzabile. Siamo troppo assuefatti all’anarchia di compagini che si affidano quasi esclusivamente alle lune e ai guizzi di chi sta in campo: le due contendenti odierne del PalaGeorge sono diverse. Per quello che riguarda i padroni di casa la mano del bravo Andrea Diana si vede innanzitutto dalla difesa, sempre morfologicamente complessa da interpretare, tattica, mista, ben eseguita: spesso e volentieri una fottutissima match-up che ti fa correre il rischio sia di pensare troppo, sia - al contrario - di prenderla troppo di petto staccando il cervello dalle mani (ed è quello che ha fatto Trento settimana scorsa, uscendo con le ossa rotte). Poi lo comprendi dalla pulizia dell’attacco: Brescia perde meno palloni di tutti (11 a partita: indovinate chi c’è subito dietro di lei? Già, Varese: 11,3...), pur creando molto (15,7 assist). La terza: the inner beauty direbbero gli inglesi, che tradotto per i canestri è il talento che viene da dentro, innato. Quello di Luca Vitali, senza alcuna sorpresa leader degli assist (7,7 a gara) e dotato di quei centimetri che sempre lo faranno svettare sui pari ruolo. Quello di suo fratello Michele, un pallino di Caja che sta violentando le retine con il 63,6% da 3: come non sia entrato tra i 24 convocati da Meo Sacchetti per le qualificazioni ai Mondiali davvero si fa fatica a capirlo... Quello di Lee Moore, velocità ma anche rimbalzi a dispetto dell’altezza e del ruolo: 6 di media in 3 partite, carambole che prese da un piccolo significano contropiede immediato. Quello, abbondante, di Marcus Landry, l’mvp della Serie A 2016/2017 sul quale valgono ancora una volta le parole di Caja («è un giocatore che stressa le difese»). Quello, fisico e atletico ma anche tecnico, di Dario Hunt, l’upgrade più significativo per una Leonessa che, con tutto il rispetto, è passata da un onesto mestierante come Berggren a un pivot che può mettere con facilità 15 punti sul tabellino. Quello, totale, di Brian Sacchetti e quello, tutto particolare, di David Moss, che nelle corde ha ancora la possibilità di cambiare una partita mandando offensivamente fuori giri l’avversario diretto. Contro una squadra così si difende a zona. Contro una squadra così serve opporre fiato e lo stesso strapotere atletico che ha annichilito Cantù lunedì scorso (ma i risultati potrebbero non essere gli stessi...). Serve, cara Varese, un’altra prestazione da sogno. Insomma: dream and jump. Fabio Gandini
  20. Telegramma per Augusto Ossola (Paradiso, via della Ignis 10): Augusto. Stop. Cantù è stata distrutta. Stop. Ah, se ti serve per il tuo archivio, ti mandiamo anche il tabellino. Stop. Tipo: Okoye 22 punti e 18 rimbalzi. Stop. Diciotto, sì: hai capito bene. Stop. Cain 10 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Stop. Sì, ricordi bene: Cain è un centro. Stop. Waller ne ha messi 18, Ferrero 17. Stop. Han giocato tutti bene. Stop. Cantù non ci ha capito un’acca, davvero Augusto. Stop. Cata su: cantato. Stop. Ah, Augusto: Varese è una squadra. Vera. Stop. Fino agli angeli Un derby giocato così arriva fino agli angeli: la Openjobmetis Varese umilia la Red October Cantù con la forza di un collettivo superlativo, scrivendo la sua prima vittoria stagionale con un netto 95-64. E’ record nella storia della Pallacanestro Varese, che mai aveva battuto i cugini con così tanto scarto (nella storia ci sono stati due +30, nel 1959/60 e nel 1962/63). La squadra di Attilio Caja ci mette un quarto e mezzo ad avere ragione dei singoli avversari, poi sboccia, disintegrandoli con la difesa, la rabbia agonistica, la forza fisica, le triple (38% da 3), i rimbalzi (51-40). Dove la formazione di Sodini è invenzione estemporanea (di Burns o di Chappell, o di Culpepper, i più positivi tra gli ospiti), i padroni di casa sono mutuo soccorso cestistico che commuove (17-11 gli assist), in cui le prove di un clamoroso Stan Okoye, di un indiavolato Antabia Waller e di un grintoso Giancarlo Ferrero sono solo i fiori più profumati di un giardino rigoglioso (per dire: la regia di Wells, la difesa di Avramovic, le stoppate di Pelle). Il segreto? Forse anche un allenatore che è capace di incazzarsi per un errore dei suoi sul +32. Un uomo in missione: l’Artiglio di una squadra di Artigli. La cronaca Partiamo dalla prima sirena: come Varese riesca a tirare fuori il +4 del 10’ è un mistero se si guardano le sole cifre (3/11 da 2, con un paio di errori banali di Cain, e 3/9 da 3). Mistero che si svela se invece si va a pescare nel dna della squadra di Caja: lotta in difesa (anche se con le sbavature dei tagli letali sulla linea di fondo concessi agli esterni canturini), spirito di gruppo e… Waller, l’unico biancorosso per il momento davvero connesso quando si va nella metà campo d’attacco. Ad armarlo un paio di assist di Wells: con Antabia (e capitan Ferrero) i padroni di casa recuperano in un amen il -6 del 4’ e chiudono di slancio il periodo (20-16), anche perché inizia a svegliarsi un certo Stan.… Si potrebbe volare, ma la squadra di Caja è molto poco aquila e tanto piccione nel frangente: tipo che Pelle (due stoppatissime) e compagni riescono a intimidire i brianzoli dietro (difesa aggressiva, tanti errori al tiro per i cugini russi…), volando a +9 (25-16), ma poi sparacchiano l’impossibile dai 6,75 metri. Risparmiando così una Cantù sulle gambe e anzi consentendole di rientrare (25-24 al 15’). Mentre il livello tecnico del match scende come il termometro nei giorni della merla da una parte e dall’altra, la Openjobmetis ha però il merito di registrarsi e di ripartire, guidata da un trio brillante, peraltro già citato in questo pezzo: Waller-Okoye-Ferrero. Il primo è tutto dardi e linguaggio del corpo da leader offensivo, il secondo è rimbalzi, punti (già in doppia-doppia al 20’) corsa, intelligenza, cuore. Il terzo… beh il terzo è il capitano ed è nato pronto per partite così. Morale si vola (stavolta davvero come aquile) a +15 (46-31 al 18’), prima che due numeri di Burns e Smith riducano lo svantaggio al comunque corposo +13 della seconda sirena. «Per giudicare una squadra, guarda come rientra sul parquet dopo l’intervallo…» (cit. Andrea Meneghin). Vero, Menego. E il ritorno sul parquet della Openjobmetis produce un terzo quarto di pura poesia. La difesa (sì, sempre quella, devastante anche quando il divario fra le due squadre diventa esponenziale), annichilisce Culpepper e gli altri folletti senza costrutto con la maglia blu e diventa la bacchetta che dà il la a una sinfonia di corsa, schiacciate, triple. Il coro canta e la sua voce è generosa e bella: ancora Okoye, ancora Ferrero, ma anche Avramovic, Tambone e Hollis, bravi a rimpiazzare chi esce per troppi falli (Waller e Ferrero, con 4 dopo pochi minuti della terza frazione). Il vantaggio lievita, Masnago gode ed è tutta in piedi sul 68-42 del 28’ (sarà 70-45 al 30’: 22-10 di parziale). E l’ultimo quarto? Beh, l’ultimo quarto ci si diverte. Tutti. Tutti insieme. Okoye che arriva a cifre mai viste, Pelle che salta come un canguro felice (e già che c’è salta anche Caja, con i tifosi…), Waller che segna, “Avra” che scorrazza, il pubblico, noi che dovremmo scrivere e invece guardiamo estasiati. Tutti. Più 31. Cata su. Fabio Gandini
  21. La Pallacanestro Varese sceglie il modo più entusiasmante per inaugurare la casella delle vittorie nella stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja straccia una spenta Cantù nel derby numero 140 che entra nella storia anche a livello statistico (massimo di sempre il più 31 finale, cancellato il 102-72 dell'Ignis nel 1959-60). La sfida tra organizzazione e talento esalta il mix di concentrazione, applicazione e intensità profuso da Ferrero e soci. Dopo due mesi di stagione Varese è un collettivo perfetto per distribuzione dei ruoli e capacità di credere nella funzionalità del sistema già rodato in precampionato. E contro un'avversaria in evidente ritardo a causa dei problemi extratecnici del precampionato, la sinfonia biancorossa produce un derby a senso unico che regala una serata memorabile ad un PalA2A caldissimo a dispetto delle presenze limitate dalle disposizioni relative all'ordine pubblico. Dopo i 62 punti contro Venezia e i 73 di Milano, i biancorossi producono una serata scintillante (38% da 3 dopo il 3/16 iniziale e 50% da 2) tra ripartenze e soluzioni a metà campo. Altro che "squadra di terzini": Varese mostra di possedere anche qualità individuali importanti, prima di tutto col fuciliere Waller (16 punti all'intervallo), e poi con uno Stan Okoye che unisce una inesauribile energia su tutti i palloni ad una sontuosa prestazione balistica. Il terzo polo dell'attacco è capitan Ferrero, ormai una certezza per una squadra capace di trovare soluzioni ad alta percentuale per tutti gli effettivi nelle pieghe della sua rodata coralità. La fame di palloni vaganti messa in campo dalla formazione di Caja permette ai biancorossi di accendere spesso il motore del contropiede, e travolgere una Cantù totalmente in balia degli eventi quando le soluzioni individuali di Culpepper e Burns si schiantano contro il viluppo della retroguardia di casa. Nella sinfonia varesina ci sono note di merito anche per la coppia interna Cain-Pelle, con lo statunitense che si fa valere a rimbalzo e il caraibico che distribuisce "stopponi" che accendono il pubblico, e per un Tambone pimpante in regia che produce meglio rispetto ad un Wells comunque diligente (più 20 di plus/minus in 18' per il romano rispetto al più 8 in 22' per lo statunitense). L'eclatante scarto finale nella partita più sentita dai tifosi biancorossi consolida ulteriormente l'empatia già elevata tra la Varese operaia e il suo pubblico. Spazzati via i dubbi evidenziati dalla collezione di ferri dall'arco dell' esordio casalingo contro Venezia, il derby a senso unico nel quale la squadra di Caja ha saputo mettere in campo per 40' la "ferocia" richiesta dal coach pavese in sede di presentazione è il miglior biglietto da visita possibile per convincere l'ambiente della validità delle promesse effettuate due mesi fa da "Artiglio". Non a caso anche stavolta il più applaudito dalla Curva Nord - secondo, a distanza, arriva capitan Ferrero - perché riconosciuto unanimemente come la vera architrave del progetto Varese 2017-18. Caja ha scelto giocatori affamati che mettono in pratica il suo basket "iperorganizzato", rispettando le consegne del piano partita e mettendo energia in ogni aspetto del gioco. Contro una Cantù fragilissima è bastato per cancellare dal campo gli avversari a suon di corse, balzi e triple: esattamente quel che voleva il PalA2A per festeggiare la serata più bella dai tempi degli Indimenticabili di cinque anni fa. Giuseppe Sciascia
  22. Oggi bisogna vincere? Beh, sai che novità: non abbiamo ancora conosciuto una squadra che ogni maledetta domenica (salvo anticipi o posticipi, si intende...) scenda su parquet (o campo, o ghiaccio, o diamante: quel che volete) senza aver fisso nella capoccia l’obiettivo di cui sopra. Ridondante e fin banale dare al derby numero 140 della storia tra Varese e Cantù la didascalia dei “due punti obbligatori”: il campionato non finirà stasera, nemmeno se sotto la casella “lost” dovesse comparire il numero 3. Ben più importante per la Openjobmetis di Attilio Caja sarà testare le proprie qualità (e le proprie mancanze) al cospetto di un avversario diverso rispetto ai primi due incontrati sul cammino. Le sconfitte contro Venezia e Milano sono state due “prove provate” piuttosto scontate della non cittadinanza a certi livelli del collettivo biancorosso, sebbene il match del Forum sia rimasto incerto fino all’ultimo in gran parte per merito della confortante prestazione di Okoye e compagni. La Red October, squadra non certo paragonabile ai campioni d’Italia e ai favoriti d’obbligo della Serie A, rappresenta invece un ignoto termine di paragone: Varese è lì (ovvero se la può giocare?), è sotto (di tanto, di poco?), è più forte (tenderemmo ad escluderlo, almeno a un mero esame delle individualità: poi a basket si gioca in cinque e conta anche l’allenatore...)? E poi, fermandoci ai singoli: quanto i vari Waller, Cain, Okoye, Hollis possono ancora crescere rimpolpando così la somma totale (Wells non lo mettiamo nemmeno in coda: lui deve dare di più, se no son dolori veri...)? I secondi 40 minuti casalinghi della stagione daranno nuove risposte, in un rodaggio che non si esaurirà alle 23 odierne , ma che proseguirà per altre tot giornate e con altri tot avversari. Fino alle risposte definitive. I contendenti di turno sono una gran fregatura, peraltro: dopo un’estate come quella che la Brianza ha dato in pasto ai rotocalchi cestistici (Recalcati che litiga e se ne va, giocatori che si lamentano sui social, proprietario al mare etc etc), uno si sarebbe aspettato una squadra mal costruita e prona a immediate sbandate. E invece no... La guida Sodini (ritenuto, nonostante abbia esordito in massima serie solo domenica scorsa nel rotondo successo contro Cremona, più adatto di Kirill Bolshakov ad affrontare la stagione) ha una trazione anteriore naniforme ma piena di talento: Jaime Smith (play, 190 cm), Randy Culpepper (play-guardia, 182 cm) e Jeremy Chappell (guardia-ala, 191 cm) rendono centimetri ma anche chili al terzetto Wells-Waller-Okoye (che questa sia una probabile chiave tattica, a favore di Varese se ben sfruttata, del match?), ma hanno punti nelle mani, rapidità, tiro e imprevedibilità. Andiamo sotto canestro: Christian Burns, da 4, è giocatore multidimensionale (e con la lotta nel sangue) scoperto dal grande pubblico durante l’ottima scorsa stagione con Brescia: di fianco a lui ci sarà Crosariol, sempre schifato dai supposti palati fini di chi non si accorge che un centro di 210 che sa fare più o meno tutto è meglio averlo con la propria canotta che non con quella di un colore diverso. La rotazione di Sodini sarà a nove: spazio a Cournooh come cambio in regia, a Parrillo e Michael Qualls (aggiunto in corsa e tutt’altro che sprovveduto, sembra...) come back up degli ulteriori esterni e a Charles Thomas (lungo che sa anche tirare da fuori) sotto canestro. L’attacco di Cantù ha venti punti in più nelle mani rispetto a quello biancorosso (o almeno è quello che dicono le statistiche finora: 88,5 contro 67,5): la Openjobmetis dovrà compensare con le armi della difesa, della grinta, della determinazione e della tattica, proprio quelle chieste da Caja nell’anti-vigilia. Ma soprattutto: goditi il derby e il tuo palazzo, cara Varese. Fabio Gandini
  23. La Pallacanestro Varese va in cerca dei primi punti stagionali nell'edizione numero 140 della classicissima contro Cantù. Stasera al PalA2A (palla a due alle ore 20.45, diretta tv su Eurosport 2) la formazione di Attilio Caja ospiterà i "cugini" brianzoli con l'obiettivo di inaugurare la casella delle vittorie dopo i preventivabili stop nelle prime due uscite contro le big Venezia e Milano. Per Ferrero e compagni il campionato s'inizia dunque stasera, ossia dalla prima partita a pronostico aperto nella quale Varese dovrà mostrare concretamente l'efficacia del suo impianto di gioco basato su difesa e coralità. Organizzazione contro talento: così il derby di stasera è stato etichettato dopo gli esiti dell' ultimo turno, nel quale la "sporca dozzina" di Caja ha messo in difficoltà fino all'ultimo minuto la favorita EA7, mentre Cantù ha travolto Cremona in una partita da 97 punti e 27 assist. I brianzoli di Marco Sodini, con sei americani dal profilo spiccatamente offensivo contando come tale anche l'oriundo Burns, neo-italianizzato dopo aver vestito l'azzurro ad Eurobasket 2017, rappresentano il paradigma degli avversari ideali per testare le basi sulle quali è stata costruita la Varese operaia di Artiglio. Che infatti ha chiesto alla sua squadra di giocare una partita agonisticamente vibrante in tutti gli aspetti - non limitandosi soltanto alla difesa - per esaltare quel sistema collettivo ideale per ottimizzare le qualità d'insieme del gruppo, nascondendo i limiti individuali dei singoli. Per riuscirci servirà anche la spinta del PalA2A: il fattore campo in un derby ha un peso specifico rilevante, da capire se i vincoli relativi all'ordine pubblico che hanno avuto un effetto-freno sulle prevendite (solamente 1.000 biglietti staccati in anticipo, per chi acquisterà oggi varrà il vincolo del tagliando singolo esibendo la carta di identità, con divieto per i residenti in provincia di Como e l'obbligo di presentarsi alle casse prima delle ore 20) avranno anche oggi risultati negativi nell'ambito delle presenze sugli spalti. Per Varese sarà importante imprimere subito il marchio della sua coralità su una partita che potrebbe diventare complicata se gli attaccanti brianzoli prenderanno ritmo e fiducia. Cantù ha vissuto un precampionato travagliato per motivi societari, tra la corsa contro il tempo per evitare guai con la Com.Te.C. (alla fine si è trattato soltanto di una multa da 8mila euro) e le frizioni crescenti tra la piazza e la proprietà della famiglia Gerasimenko che ha indotto gli Eagles a disertare la trasferta di Masnago (solo 12 i tifosi ospiti nella "gabbia"). Il lavoro di normalizzazione effettuato in campo da Marco Sodini (promosso la settimana scorsa head coach dopo il passo indietro di Bolshakov) e fuori dal campo dal veteranissimo Toni Cappellari cerca di trovare la quadra in termini tecnici e organizzativi per esaltare il talento dei bomber Smith e Culpepper, le doti perimetrali di Chappell e l'impatto fisico del trio Thomas-Burns-Crosariol sotto le plance. Problemi extratecnici a parte, Cantù è una squadra da playoff e profonda in tutti i reparti: per batterla, Varese dovrà andare all'assalto con gambe, cuore e testa, capitalizzando l'effetto PalA2A con una prova lucida e grintosa. Una vittoria da inseguire con determinazione ma senza angoscia, confidando nella qualità dei due mesi di lavoro svolti per prepararsi al primo appuntamento da circoletto rosso con i due punti. Giuseppe Sciascia
  24. Rompere il ghiaccio in campionato facendo leva su una grande carica agonistica alimentata dalla spinta dei tifosi del PalA2A. Chiarissimo il piano preparato da Attilio Caja in vista del match di lunedì contro Cantù, il primo disputato con l'ausilio del fattore campo nella sua avventura sulla panchina di Varese. «Vogliamo ottenere al più presto la prima vittoria in campionato e il derby rappresenta una buona occasione: giocheremo in casa, davanti al nostro pubblico, e dobbiamo continuare sulla falsariga di quel che abbiamo messo in mostra domenica scorsa a Milano e proseguito con una buona settimana di allenamenti. Dopodiché dovremo fare i conti con gli avversari, squadra dal notevole talento in diverse individualità». Per limitare le qualità offensive dei tanti attaccanti brianzoli il tecnico pavese traccia una rotta ben precisa dal punto di vista dell'atteggiamento: «Dobbiamo fare di tutto per fare risultato, pertanto serviranno determinazione, aggressività e ferocia. Quando parlo di questo atteggiamento mi riferisco ad entrambi i lati del campo: abitualmente si pensa all'aggressività quando si difende, ma anche in attacco, a rimbalzo e sulla corsa, in tutte le parti del campo e in tutti i momenti della partita dovremo avere questo approccio perchè l'impegno lo richiede». E per dare la carica alla squadra, Artiglio ha chiesto ai superstiti della passata stagione (Avramovic, Pelle e Ferrero) di raccontare ai nuovi arrivati quel che accadde in occasione della partenza per Desio e al ritorno al PalA2A nel derby dello scorso marzo vietato ai tifosi di Varese: «Pensando alla sfida contro Cantù mi tornano in mente le immagini del derby della stagione passata, quando i ragazzi della Curva Nord ci diedero una carica incredibile alla partenza del pullman e ci festeggiarono al ritorno dopo il successo. Dal punto di vista emotivo fu il picco più elevato della stagione passata; mi piacerebbe che chi è rimasto riuscisse a trasmettere quelle emozioni in grado di dare una carica incredibile. Chi conosce il derby sa che cosa è in grado di dare l'atmosfera del contorno: se fai bene in questa partita, vieni ricordato dai tifosi». Il tecnico pavese focalizza infine gli obiettivi difensivi principali del match di lunedì sera: «Cantù è una squadra di talento che ha dichiarato di puntare ai playoff. Dovremo avere un impegno importante sul reparto esterni, con massima attenzione ai vari Smith, Culpepper e Chappell sia nel tuo da 3 punti che in penetrazione, e applicazione costante sotto canestro, dove Burns è in grande crescita e Crosariol è reduce da un grande campionato e quando si esprime al meglio può essere molto importante per i suoi». Giuseppe Sciascia
  25. La ricerca della felicità spesso e volentieri implica l’esercizio della memoria. E non è tanto una questione di confronti con il presente (anche perché la Varese di quest’anno non ha ancora un vero presente da mettere sulla bilancia): è che pescare nei ricordi positivi aiuta a sperare, è una guida calorosa verso l’ignoto, rasserena l’orizzonte almeno nei nostri sogni. Attilio Caja, uomo attento al magistero del vissuto, lo sa. E nel presentare il 140° derby della storia tra Varese e Cantù (i prealpini comandano 84 a 55) l’Artiglio pesca a piene mani dalle emozioni del 2 aprile 2017: il suo primo derby, la prima vittoria dopo 10 anni lontano dal Sacro Monte contro i brianzoli, uno dei momenti più alti della storia minima della scorsa stagione. Felicità, appunto: «Quelle emozioni sono la prima cosa che mi viene in mente: la partenza da Masnago, con i tifosi numerosissimi e capaci di darci una carica incredibile. e poi il ritorno, sempre con i supporter festanti ad aspettarci. Sono le mie due fotografie di Varese-Cantù. Emotivamente quello è stato il punto più alto della scorsa stagione Ho parlato con i giocatori che sono rimasti e spero possano trasmettere a chi è arrivato questo ricordo: certe cose sono capaci di dare una marcia in più». La sua Openjobmetis ne avrà bisogno e l’allenatore pavese non si nasconde: «Dovremo fare risultato, ad ogni costo. Dovremo giocare con ferocia, decisione, determinazione, sia in attacco che in difesa. Perché l’essere “duri” non riguarda solo la difesa: è qualcosa che concerne anche l’attacco, i rimbalzi, la corsa. Dopo le due gare contro Venezia e Milano dobbiamo trovare la prima vittoria e giocare davanti al nostro pubblico è un motivo in più per lottare». Davanti ci sarà una Red October che a dispetto di un’estate da rotocalco del basket (e sempre per “disgrazie”…) ha dimostrato di sapere il fatto suo una volta scesa sul parquet. Questione di talento: «Cantù ne ha tanto a livello individuale - continua il coach - e ha pertanto legittime aspirazioni di arrivare ai playoff. Noi quindi non potremo prescindere dal controllare le loro bocche da fuoco e i loro rimbalzasti: i nostri avversari non sono infatti solo perimetro e i vari Smith, Culpepper e Chappel, ma anche forza sotto canestro. Cito in tal senso Burns, è cresciuto molto, e poi Crosariol, autore di un ottimo campionato lo scorso anno». Si riparte da un altro derby, quello sfuggito per un soffio al Forum di Assago: zero punti in classifica, ma anche tante sensazioni positive: «A quel match ruberei l’atteggiamento, la faccia tosta che abbiamo avuto, l’aggressività profusa in casa della squadra più titolata del nostro campionato. Al Forum abbiamo giocato senza fare passi indietro, mettendoci gambe e braccia e non facendoci intimorire dal loro atletismo». Servirà ripetersi, stavolta contro un contendente più “normale”. Pressione? «Non ho la presunzione di conoscere ancora così bene i miei giocatori per sapere se sentiranno la pressione. In realtà penso che la pressione ci sia da quando abbiamo iniziato la stagione, anzi dal primo giorno di mercato: se devi salvarti è così. Questa partita in più ha solo una rivalità storica. Io garantisco solo le cose che posso controllare, come l’impegno fisico e mentale di chi va in campo: sotto questo aspetto i miei ragazzi sono stati, anche questa settimana, ancora una volta encomiabili». Fabio Gandini
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