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  1. L'Openjobmetis non porta l'abito di gala nella grande festa della Coppa Italia. Per la quarta volta su cinque partecipazioni dalla versione Final Eight in vigore dal 2000/01 l'avventura di Varese dura soltanto 40 minuti. Cede il passo ad una Vanoli più concentrata e reattiva nell'arco di 40 minuti contrassegnati da due fattori decisivi nel frustrare le velleità dei biancorossi. Il primo è il gelido 6/26 da 3, seconda peggior prestazione stagionale dall'arco appena 4 giorni dopo il record stagionale di Trieste a quota 18/34: brava Cremona a togliere fluidità alla circolazione di palla di Ferrero e soci, ma la maggior parte degli errori dell'attacco OJM sono arrivati su tiri aperti con metri di spazio. Fatale in tal senso la partenza ad handicap in attacco, con un polare 2/15 dal campo nei primi 6' che, oltre ad aver favorito il primo allungo in doppia cifra della truppa di coach Meo, ha tolto ritmo e fiducia agli attaccanti biancorossi. Il secondo fattore decisivo riguarda la prova totalmente negativa di Ronnie Moore e Dominique Archie, ossia i due veterani del gruppo nonché gli unici ad aver già vissuto il clima Final Eight a Pistoia e Capo d'Orlando. Se da un lato lo zoccolo duro degli italiani - trascinati da capitan Ferrero - aveva permesso all'OJM di cancellare la partenza ad handicap e mettere anche il naso avanti nel secondo quarto, l'assenza all'appello di due titolari di garanzia nel sistema di coach Caja è stata letale per una OJM che, come accaduto spesso nelle ultime settimane, ha sbagliato i tiri e non le scelte. E che pur con picchi elevati di qualità difensiva nei momenti del recupero, non è riuscita ad oscurare il genio della lampada Travis Diener (9 assist), subendo la fiammata da superstar di Crawford nel primo tempo e la fisicità da Eurolega di Saunders nella ripresa. Ma come è possibile passare dagli scintillanti 104 punti di Trieste ai 73 striminziti del Mandela Forum? Il candido "Siamo questi" post partita di Attilio Caja è un'analisi spietata ma onesta dei valori che è in grado di esprimere l'Openjobmetis operaia: illogico discutere il sistema, a partire dalle scelte strategiche sull'usato sicuro degli stranieri (dopo ieri sera un po' meno) visto che è proprio quel che ha permesso a Varese di guadagnarsi con merito l'approdo alla grande vetrina di Firenze. Per il basket di Artiglio coesione e organizzazione sono certezze assolute; la variabile impazzita e non dipendente dalla volontà dei giocatori sono le percentuali nel tiro dall'arco. Che non sono la cartina di tornasole della qualità del gioco espresso da Varese, ma della capacità di monetizzare il lavoro d'insieme. E per la stagione biancorossa, se si doveva scegliere una partita in cui giocare il jackpot dall'arco, quella di domenica a Trieste pesava più del match di ieri con Cremona. Resta però tanto rammarico, perché sarebbe bastato solo un pizzico di precisione dall'arco in più per non fare subito le valigie e restare a Firenze per il secondo atto. Giuseppe Sciascia
  2. Attilio Caja carica la sua Openjobmetis alla vigilia del debutto nelle Final Eight di Coppa Italia. Conquistato con merito il ritorno nel salotto buono del basket italiano dal quale Varese mancava dal 2013, il tecnico chiede alla squadra - che scenderà in campo con maglie ad hoc in occasione dell' evento del Mandela Forum - di dare il massimo nel quarto di finale di domani contro la Vanoli: «Per noi la vera finale sarà la gara contro Cremona. Ci troveremo di fronte un'avversaria che non potremo sorprendere: come ha affermato lo stesso Meo Sacchetti, i suoi giocatori si ricordano della sconfitta interna dell'andata. Dovremo essere pronti a dare il massimo e non rischiare di fare brutta figura; nella sfida contro la Vanoli non c'è domani, non siamo quella squadra che può pensare sin d'ora a restare a Firenze per 4 giorni fino all'eventuale finale di domenica». Il ritorno in Coppa Italia dopo un lungo digiuno rappresenta un risultato di per sé positivo, ma Caja sprona i suoi ad onorare al meglio la vetrina delle Final Eight: «Arrivarci non era né atteso né scontato: ce la siamo guadagnati con tanto sudore nel corso di 4 mesi di lavoro, ci siamo arrivati con merito e ora teniamo ad onorare questa bellissima manifestazione che Varese non disputava da 6 anni. Scendere in campo domani a Firenze sarà di per sé motivo di orgoglio; dobbiamo essere pronti a disputale la miglior partita possibile». A dare la carica all'OJM in vista dell'appuntamento del Mandela Forum è l'impresa di domenica sul campo dell' Alma, frutto del record stagionale di segnature a quota 104 punti: «A Trieste abbiamo segnato più del solito, forse anche molto più del solito, ma il gioco espresso è stato lo stesso dei mesi precedenti. Ferrero e Salumu hanno fatto saltare il banco ma ad esempio Archie ed Avramovic hanno fatto meno del solito. La differenza l'ha fatta la panchina, contando anche Iannuzzi, che è cresciuta molto ed è il nostro valore aggiunto a supporto della continuità dei titolari. Di sicuro è una prestazione che ci dà tantissima fiducia; le nostre certezze tecniche non sono mai venute meno, altre volte avevamo tirato peggio, abbiamo scelto il momento migliore per disputare una grande partita prima della grande vetrina di Firenze». Ora il coach pavese guarda al match con la Vanoli senza pensare troppo all'82-79 di quasi 3 mesi fa al PalaRadi e senza badare troppo alle etichette - OJM grande difesa, Cremona grande attacco - appiccicate sulle due contendenti del match inaugurale della Coppa Italia 2019: «Così come noi siamo in grado di produrre tanti punti in attacco - osserva - anche la squadra di Sacchetti non è solo offensiva: hanno lunghi aggressivi e dotati di buona fisicità e in difesa hanno buone qualità. Più che altro sarà questione di ritmo e di scelte di gioco nel numero dei possessi; importante sarà il controllo dei rimbalzi contro una squadra che rispetto allo scontro diretto del campionato ha aggiunto la stazza di Stojanovic per Demps, che però in quella occasione ci aveva fatto male». L'orizzonte di Caja non va comunque oltre la gara contro Cremona, a partire dall'eventuale semifinale con la vincente di Milano-Bologna fino ai prossimi impegni del mese di marzo (campionato fermo fino al 3 con il match casalingo contro Reggio Emilia): «Vogliamo giocarci al meglio la finale che ci aspetta domani; se vinciamo siamo primi e qualsiasi cosa arriverà non ci toglierà quel che avremo ottenuto, altrimenti siamo secondi e torneremo a casa. A tutto il resto, dai playoff di FIBA Cup alle 11 partite di campionato che restano, penseremo dopo: siamo molto contenti della capacità di stare sul pezzo della squadra che ci dà fiducia ogni volta che scendiamo in campo, ma l'attenzione è concentrata interamente su Cremona». Giuseppe Sciascia
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