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  1. Le voci che si erano succedute nella tarda serata di ieri – lunedì 10 gennaio – hanno trovato conferma questa mattina: Adriano Vertemati è stato esonerato dall’incarico di allenatore della Pallacanestro Varese. Una decisione presa alla luce dei pessimi risultati raccolti dall’allenatore milanese, esordiente in Serie A: 4 vittorie e 13 sconfitte tra campionato (3-10) e supercoppa (1-3) con conseguente ultimo posto in solitaria della Openjobmetis in Serie A dopo lo scontro diretto di domenica sera con la Fortitudo. Una svolta netta, dopo che Vertemati non era mai stato messo pubblicamente in discussione nelle settimane precedenti, fors’anche per via delle varie problematiche che la squadra ha dovuto affrontare tra assenze legate al covid (lo stesso tecnico aveva dovuto saltare due partite) e diverse cessioni dei giocatori del quintetto base. Le continue sconfitte, alcune delle quali con margini imbarazzanti (quella interna con la Reggio di Caja, quella di Bologna contro la Virtus), e le evidenti carenze in fase difensiva hanno infine convinto la società a decidere di cambiare guida tecnica. Lo stesso Vertemati, dopo il KO con Napoli di metà dicembre, aveva detto di “non aver ancora capito qual è il quintetto che ci fa vincere le partite”. Una frase che, già allora, metteva in evidenza problematiche irrisolte nonostante quattro mesi di lavoro. Ora la società dovrà affrontare il seguito della vicenda visto che Vertemati aveva firmato un contratto biennale con opzione per una terza stagione. Il successore non avrà compito facile visto che la Openjobmetis ha solo sei punti e che quest’anno saranno due le squadre retrocesse in Serie A2. Però ci sono all’orizzonte 17 partite e non tutto è perduto: Luis Scola ha deciso di tracciare una rotta netta che dovrebbe completarsi con l’arrivo di due nuovi giocatori. Finalmente, a quanto pare, per il pivot si è deciso di puntare su un giocatore americano a costo di utilizzare l’ultimo visto a disposizione mentre per la guardia ci si rivolgerà al mercato europeo. E il lungo potrebbe essere il veterano Jackie Carmichael, 32 anni e una lunga esperienza nei club e nei campionati europei. Per il tecnico si vedrà: il profilo migliore sulla piazza è quello di Maurizio Buscaglia, artefice delle migliori stagioni di Trento (il suo assistente era Vincenzo Cavazzana, ora vice a Varese) che è stato appena esonerato dall’Hapoel Holon. Un altro nome interessante potrebbe essere quello dell’ex Fortitudo Luca Dalmonte mentre tra gli stranieri c’è l’americano Tom Bialaszewski, già assistente di Messina a Milano nell’anno in cui Scola ha giocato con l’Olimpia. Damiano Franzetti
  2. Come giocherà la prossima Pallacanestro Varese? «Lo vedremo in base ai giocatori che sceglieremo e lo valuteremo dopo averli visti allenarsi insieme». Con che tempi verrà costruito il roster? «Non ci siamo dati scadenze: alcune sono scritte sui contratti dei giocatori con le possibilità di uscita, altri sono già certi di restare. Abbiamo tempo, non ho fretta di andare in vacanza a luglio: da qui in avanti siamo pronti a lavorare». Adriano Vertemati detta così la rotta: non una road-map con punti da rispettare a tutti i costi per costruire la nuova Openjobmetis, ma un foglio (quasi) tutto da scrivere senza però lasciare spazio alla improvvisazione. Il 40enne allenatore milanese ha accumulato esperienze di vario tipo: dal settore giovanile principe in Italia (allora: quello di Treviso) al lungo matrimonio con Treviglio fino alla toccata e fuga in Baviera con quel Bayern di Trinchieri arrivato a tanto così dalle Final Four. E oggi si è presentato alla Enerxenia Arena. «Ho iniziato ad allenare giovanissimo a Milano, a 16-17 anni, e sono cresciuto nel mito delle grandi società lombarde: Varese naturalmente era una di queste e ora quasi non mi sembra vero di essere stato chiamato ad allenare l’Openjobmetis. Pensavo di rimanere a lungo a Monaco ma poi è arrivata la telefonata di Conti e Bulgheroni, che ringrazio, e in me è cresciuta la consapevolezza di non poter dire di no». Vertemati non respinge l’etichetta di “allenatore dei giovani” ma neppure la sposa al cento per cento: «Credo sia necessario stringere un buon rapporto con tutti i giocatori, non solo con i giovani. Io ho avuto la fortuna di aver allenato il vivaio della Benetton, un’esperienza molto formativa, e poi a Treviglio dove per scelta c’era l’idea di lanciare ogni due anni qualcuno nei campionati senior. Però un allenatore deve far sì che i giocatori si fidino di lui a prescindere dalla loro età. Funziona come per gli insegnanti a scuola: oggi non è scontato avere il rispetto perché ci si siede su una panchina, va guadagnato ogni giorno facendo in modo che le persone si fidino di te. E capiscano che tu sei quello che li conduce». Sulla squadra che verrà, Vertemati si destreggia bene per non dare punti di riferimento di mercato. Loda il gruppo degli italiani («Godono del mio apprezzamento, è un gruppo idoneo alla Serie A che ha già dato tanto al club l’anno scorso. E il club è stato lungimirante a costruire questo zoccolo duro») parla del colloquio avuto con Scola confermando le intenzioni di ritiro dell’argentino («ma se le cambierà idea non sarò certo io a oppormi. Non sono stupido») ed è pronto a compire le mosse necessarie per costruire il roster. E poi ribadisce il suo approccio: «Prima di parlare su come giocheremo, dovremo avere tutti i nomi e poi iniziare ad allenarli in palestra. La prestagione serve a quello: io non ho “una” idea di gioco, voglio mettere tutti nelle condizioni di dare il meglio. Poi è chiaro che ci siano dei valori dei singoli, ma sull’etica del lavoro non c’è spazio di discussione. So perfettamente che l’equilibrio, nel basket come nella vita, è la chiave: per questo avremo sì alcune scommesse, giocatori che partiranno da un livello ma andranno portati a uno superiore accanto a uomini che diano maggiori garanzie». Infine due sguardi al passato, uno a Monaco e uno a Treviglio. «La Germania è stata per me una grande esperienza formativa: basti pensare alla disputa dell’Eurolega con il Bayern. Là ci sono una Lega con un’organizzazione di buon livello e un prodotto televisivo ottimo oltre che arene nuove e funzionali, però in generale anche in Italia su molti aspetti siamo preparati e in alcuni, come l’arbitraggio, siamo più bravi. Nel complesso, certe situazioni mi hanno aiutato ad aprire gli occhi come la gestione di una società sportiva vista sempre più come azienda. Qui comunque il mio ruolo è quello di allenatore e resto conscio di essere stato chiamato prima di tutto per quello». Infine, dal lungo rapporto con Treviglio, Vertemati ha tratto un altro passaggio che può rappresentare bene quella che è la sua filosofia. «Alla Blubasket ho trovato persone serie che non hanno mai messo in discussione il mio ruolo e che con me hanno sempre condiviso i rischi. Non abbiamo mai rinnegato le decisioni durante la stagione: gli errori si possono fare, ma vanno ammessi e condivisi così da trovare insieme una soluzione». E al netto che sarebbe farne meglio commettere pochi sbagli, sarebbe importante che questa sintonia si sviluppi anche sotto la volta di Masnago. Damiano Franzetti
  3. L’Openjobmetis inaugura ufficialmente l’era Adriano Vertemati. Dopo l’annuncio del Bayern Monaco della conclusione del rapporto con l’ormai ex assistente di Andrea Trinchieri, la società del presidente Vittorelli ha potuto comunicare la firma del 40enne tecnico di Cornaredo, che guiderà il nuovo progetto triennale della compagine biancorossa con un accordo garantito per due stagioni più opzione per una terza. Vertemati esordirà su una panchina di serie A alla guida dell’Openjobmetis dopo una lunghissima militanza da capo allenatore in A2 a Treviglio (9 stagioni consecutive prima di lasciare per la chiamata di Andrea Trinchieri nell’estate 2020). In precedenza aveva lavorato come capo allenatore in serie B a Monza e aveva guidato le giovanili della Benetton Treviso vincendo due Scudetti giovanili. Nell’autunno 2019 la FIP lo aveva nominato alla guida della Nazionale Under 20, anche se il Covid ha cancellato la possibilità di vederlo all’opera con il Settore Squadre Nazionali. Il nuovo coach dell’OJM dovrebbe arrivare giovedì 17 giugno in città per la presentazione ufficiale (da capire se sarà possibile un primo contatto con i tifosi) e prendersi carico di tutti i dossier aperti sul fronte mercato: dal ballottaggio Strautins-De Vico alla conferma di Beane e Jones, fino alla scelta degli altri stranieri del quintetto. Giuseppe Sciascia
  4. Alla scoperta di Adriano Vertemati con una guida d’eccezione. In attesa di scoprire dal vivo il coach che avrà il timone del progetto triennale per il rilancio di Varese, a raccontare chi è e come lavora il nuovo tecnico dell’OJM è Alberto Mattioli. Ossia colui che lo ha avuto dal 2011 all’estate 2020 in A2 a Treviglio, e lo aveva caldeggiato al Settore Squadre Nazionali per la guida della Nazionale Under 20 (prima della neutralizzazione degli Europei dello scorso anno causa Covid). Trattandosi della persona che dal 1996 al 2008 ha avuto la delega della FIP per lavorare con la Nazionale A, operando di concerto con tecnici del livello di Ettore Messina, Boscia Tanjevic e Carlo Recalcati, l’esperienza e la competenza sono fuori discussione. E nelle parole di Mattioli si coglie tanta stima per un coach che secondo il 75enne dirigente orobico ha fame di dimostrare di valere quella serie A inseguita da qualche anno e ora colta al volo con la proposta di Varese. «Adriano è un grande lavoratore, che con tanta arguzia e tanto ingegno vuole fortemente arrivare al vertice. E’ un ottimo lettore delle partite degli altri, sa cosa fare dal mercoledì alla domenica pomeriggio per poter battere la squadra avversaria con la preparazione tattica» racconta l’ex presidente della FIP lombarda, che approfondisce anche l’aspetto chiave per Varese sulle competenze di Vertemati nel far migliorare i giovani prospetti come i vari Gaspardo, Flaccadori, Pecchia, Mezzanotte e Palumbo, lanciati da Treviglio fino alla Nazionale A. «Con noi ha svezzato e fatto crescere tanti ragazzi, migliorando non solo quelli arrivati in serie A ma anche altri elementi meno dotati che si sono costruiti carriere in A2 come Cesana e Nwohuocha. Nessuno negli ultimi 9 anni ha lanciato tanti giovani come Treviglio, e sicuramente il lavoro di Vertemati è stato fondamentale in tal senso». Ma il tecnico di Cornaredo è pronto per giocarsi una chance in serie A, categoria che non ha mai disputato sia pur con una lunghissima esperienza in A2 e l’avventura oltremodo formativa da assistente in Eurolega al Bayern Monaco? «A mio avviso è assolutamente pronto per la serie A, merita una chance al massimo livello, soprattutto alla luce del fatto che l’A2 è una palestra estremamente formativa per gli allenatori, perché con soli 2 stranieri e 8 italiani il peso della guida tecnica è ben più rilevante che con i 5 o 6 stranieri in serie A. Se come pare il mandato è a lungo termine, potrà avere l’investitura e la serenità per poter incidere davvero, e se avrà continuità nello staff tecnico sarà un vantaggio» è il parere di Mattioli, che aggiunge un dettaglio importante sull’impatto nella gestione di una squadra col 50% di stranieri, fatale invece a Gianmarco Pozzecco al suo primo approccio in A quando venne a Varese dopo l’esperienza a Capo d’Orlando. «Adriano è bravo a studiare gli stranieri; a volte ha corretto in corso d’opera, però conosce i giocatori e comunque parla benissimo l’inglese. Sono certo che si troverà meglio con 5 stranieri in A rispetto ai 2 dell’A2, anche perché ha la capacità di non guardare in faccia a nessuno: a Treviglio ha messo fuori per qualche periodo italiani o stranieri senza pensarci due volte quando serviva per il bene della squadra». L’ultimo aspetto che l’ex consigliere federale della FIP analizza è quello caratteriale: di sicuro al futuro coach di Varese non mancano personalità e carattere, ovviamente dovrà guadagnarsi il credito a dispetto dello status da esordiente. «La sua faccia e le sue espressioni sono sempre molto eloquenti: non è tipo che nasconde le emozioni, sia in partita che in allenamento. Lui è esattamente come lo vedi, esterna in maniera completa i suoi stati d’animo, cosa che oggi non è abituale. E’ un allenatore più sanguigno e meno “paraculo” rispetto alla media della sua generazione». Giuseppe Sciascia
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