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  1. Alberto Castelli fa il punto della situazione sulle evoluzioni della questione soci forti. Il presidente di Varese nel Cuore esprime piena fiducia sull’esito positivo del dialogo in corso con Rosario Rasizza e Gianfranco Ponti, che considera figure chiave per il presente e il futuro del club di piazza Monte Grappa. Nessuno stallo dunque nell’ambito di una svolta ritenuta indispensabile: «Non c’è stallo in una situazione nella quale sia Rosario Rasizza che Gianfranco Ponti, con i quali sono in costante contatto, hanno dimostrato fattivamente quanto tengano alla Pallacanestro Varese. Parlano i fatti: il primo sponsorizza la squadra dal 2014 e quest’anno ha contribuito sotto forma dell’operazione Orgoglio Varese, il secondo ha fatto e sta facendo tantissimo con la sua Academy giovanile oltre ad ulteriori contributi personali. I rapporti proseguono e confidiamo che entro il 31 dicembre si possa arrivare ad un esito positivo. Se non dovesse accadere? Io sono un inguaribile ottimista e ritengo che ci siano le condizioni perchè le cose possano evolversi nella direzione auspicata». Dunque si tratta solo di tempi tecnici più lunghi del previsto? «Stiamo parlando di due persone che a differente titolo hanno versato in questi anni molti soldi alla Pallacanestro Varese. Cosa della quale vanno ringraziati: nessuno si può dimenticare del fatto che senza di loro difficilmente ce l’avremmo fatta ad andare avanti. L’esistenza della Pallacanestro Varese non è un dogma di fede, in questi ultimi anni abbiamo fatto sforzi importanti per garantire continuità e di questo ringrazio ogni singolo consorziato. Per mandare avanti questo club servono gli sforzi di tante persone: consorziati, sponsor, abbonati e tifosi che pagano il biglietto. Ma all’interno di questa molteplicità Rasizza e Ponti sono figure imprescindibili». Se Rasizza e Ponti contribuiranno nel 2019/20 con un impegno similare a quello del passato, quale differenza farebbe il loro ingresso in società? «Il passaggio che noi auspichiamo è la condivisione della proprietà al di là del loro attuale contributo. Il consorzio da solo non ce la fa più a reggere il peso dei conti, ma la condivisione è anche altro: essere proprietario significa collaborare fattivamente alla vita del club. Allargarci ad altri soci forti porterebbe un circolo virtuoso di nuovi contatti che potrebbero avvicinarsi al club». Non è che spaventano i sei anni consecutivi di bilanci in rosso? «La realtà è a tutti nota, ma la scelta della multiproprietà è stata fatta nel 2010 perchè non c’erano alternative, e in questi anni è stata portata avanti con una certa continuità di risultati per la quale rifiuto il discorso della mediocrità. Lo dimostra l’entusiasmo dei 1059 tifosi che hanno rinnovato alla cieca l’abbonamento e il fatto che a oggi nessun consorziato abbia deciso di uscire al 30 giugno: è la base sulla quale costruire, lo sport vive di emozioni e ci diamo da fare ogni anno per alimentare la passione. L’auspicio è che entro la fine dell’anno solare si possa passare ad una multiproprietà di multiproprietari che darebbe serenità e aprirebbe scenari interessanti». Giuseppe Sciascia
  2. Alberto Castelli promuove la Pallacanestro Varese vista sul campo nel primo quarto della stagione 2017-18, ma sottolinea la necessità di capitali freschi per vivere un futuro più sereno. La disamina del presidente di "Varese nel Cuore" parte dal pollice alto nei confronti di quanto espresso sul campo dalla truppa di Attilio Caja. «La squadra deve dare sempre il 100 per cento per puntare alla vittoria, e nello spirito del nostro coach la difesa è un valore supremo. C'è un Dna molto chiaro che trasmette emozioni forti ai tifosi e aiuta a creare compattezza nell'ambiente. La società era stata chiarissima sin da giugno nell'indicare una salvezza con meno patemi possibile come obiettivo stagionale; tutto quello che verrà in più sarà di guadagnato. Sia pur con risultati altalenanti, oggi siamo ottavi... ». Nel frattempo fuori dal campo proseguono gli investimenti con l'arrivo del nuovo tabellone led cube. «È stato l'ultimo sforzo importante negli anni per migliorare la struttura del PalA2A, tutti investimenti imprescindibili per una società moderna che non può fare a meno dei risultati della prima squadra ma neppure di puntare sull'area extrasportiva. Il consorzio prosegue a piccoli passi, puntiamo ad aggiungere altri 7-8 soci entro il 30 giugno; nelle prossime settimane organizzeremo un incontro tra consorziati e membri del Trust per creare un legame più forte tra i proprietari. Inoltre sono molto contento dell'iniziativa degli allenamenti itineranti: Varese è la squadra della provincia e non della città, le tappe ai 4 angoli del territorio aumenteranno l'affezione nei nostri confronti». Ora però l'obiettivo principale è cercare altri "soci forti" oltre a Gianfranco Ponti, riducendo il peso del consorzio rispetto all'attuale 95 per cento delle quote... «Il futuro della Pall. Varese potrà essere più tranquillo nel momento in cui si allargherà la compagine societaria. L'ingresso di Gianfranco Ponti con l'opzione dell'acquisto del 20 per cento delle quote va in questa direzione. Da qui a fine stagione l'auspicio è che a fianco di consorzio e Trust altri privati rilevino una fetta significativa delle azioni, anche il 50 per cento o più. "Varese nel Cuore" ha fatto la propria parte in queste ultime stagioni tra gestione ordinaria e perdite da ripianare compresa quella del 2016-17, ma da solo fa molta fatica a mandare avanti la società». La ricerca di nuovi soci è l'unica via possibile per aumentare il budget? «Oggi chi vuole dare una mano alla Pall.Varese ha solo da scegliere il modo, tra sponsor, consorziato, socio o membro del Trust, e chiunque lo fa in qualsiasi forma è benemerito. Il consorziato è mosso in massima parte dalla passione, e confido possa essere quella la molla anche per nuovi azionisti. La raccolta risorse è sempre più complicata, ma il problema del reperimento fondi attraverso gli sponsor è comune a tutto il basket italiano. In 8 anni di vita il consorzio ha già cambiato pelle qualche volta, ora siamo alle porte di un nuovo passaggio che rappresenta un atto di responsabilità di fronte alla realtà. Io e il mio CdA saremmo contentissimi di traghettare la società verso una situazione migliore attraverso una composizione azionaria più ampia rispetto a quella attuale». Giuseppe Sciascia
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