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  1. L'Openjobmetis torna a mani vuote dal secondo atto dei quarti. La compagine di Attilio Caja non raccoglie i frutti di una partita comandata per 38 minuti abbondanti e lascia il punto del 2-0 ad una Germani trascinata al sorpasso dai veterani Moss e Landry. Una sospensione frontale a meno 7" dell'Mvp della stagione 2016/17 firma l'ultimo vantaggio per la Leonessa che piazza un 6-0 negli ultimi 100 secondi di una gara a tratti dominata da Varese (più 15 dopo 7' e più 14 al secondo quarto). Fatale per gli ospiti il quinto fallo a l'40" dal termine di Siim Sander Vene che sull'asse con Cain aveva riportato al comando i biancorossi dopo il vantaggio costruito a suon di triple dai padroni di casa. Senza più il suo uomo d'equilibrio sui due lati del campo, Landry si è acceso con il pareggio e il sorpasso negli ultimi 58", e l'attacco varesino è andato a vuoto negli ultimi quattro assalti affidati stabilmente a sospensioni perimetrali nei secondi finali dell'azione. Davvero un peccato per l'OJM che raccoglie un secco "zero al quoto" dalle due trasferte inaugurali della serie nonostante quasi 70 minuti su 80 in vantaggio. Rispetto al primo atto di Verona, la compagine di Caja legge meglio le caratteristiche degli avversari cercando con maggior continuità Cain prima e Vene poi, contro i cambi difensivi o gli assetti nani-formi della Leonessa. La costante cosmica tra il primo e il secondo atto rimane però la sterilità dal perimetro (6/28 da 3 di cui 2/11 nella ripresa dopo il 7/32 di gara-1 al PalaOlimpia); e quando Varese non trova più spazi per graffiare in contropiede dopo 30 minuti abbondanti di grande difesa, la manovra diventa troppo prevedibile se la scatola non si apre dall'arco. Al contrario la Germani trova ritmo dall'arco quando conta e il quarto periodo da 5/8 da 3 - compresi tre guizzi di un Moss decisivo sul meno 9 e un'invenzone di Luca Vitali allo scadere dei 24 secondi - è un altro fattore chiave per il successo della squadra di Andrea Diana. Così come in gara-1, l'altro aspetto fondamentale per il successo dei padroni di casa è il differente impatto della panchina: 28-7 il computo dei punti dei cambi in favore di Brescia che ha avuto spunti di grande peso da Brian Sacchetti. Insomma Varese ha fatto la partita e la Leonessa l'ha vinta, con l'ultimo quarto -nel quale si è fischiato tantissimo - che ha condizionato alla lunga la squadra più aggressiva alla luce delle rotazioni più limitate degli ospiti. Il rammarico è consistente, perchè comunque il team di Caja aveva corretto le sbavature del primo atto sia in attacco che in difesa, con la sua aggressività a tutto campo che aveva spesso costretto Brescia ad eseguire con affanno i suoi giochi. Ora l'importante è non deprimersi per l'occasione non capitalizzata ieri e confidare nella spinta di un Pa-1A2A che si annuncia infuocato per il terzo atto di domani sera. Tra Germani e Openjobmetis, come anticipato da Attilio Caja in sede di analisi, la differenza finora l'ha fatta più che altro l'esperienza dei veterani della Leonessa nel "sentire" i momenti chiave della partita. Il fattore campo di Masnago dovrà permettere a Varese di alzare il ritmo e le percentuali da fuori: per riguadagnarsi un'altra occasione nell'eventuale gara-5 a Montichiari serviranno due assalti all'arma bianca sullo stile del 100-72 della regular season. Ma ora l'OJM non può più sbagliare. Giuseppe Sciascia
  2. La Pallacanestro Openjobmetis Varese esce sconfitta dal primo round contro Brescia in occasione di gara-1 dei quarti di playoff per 68 a 61. Un risultato pesantemente condizionato da un secondo tempo estremamente povero di canestri per la compagine biancorossa nonostante una prima frazione molto positiva. Ferrero e compagni, però, non disperino: tra due giorni (lunedì 14 maggio ore 20:45) le due squadre si affronteranno per il secondo atto; sarà questa l’occasione ideale per rifarsi e ribaltare le sorti della serie Okoye rompe il ghiaccio con una precisa tripla che indirizza il match in favore della Openjobmetis che, in pochi minuti, si ritrova sull’8 a 2. Luca Vitali suona la carica per la Germani che accorcia successivamente con Landry; la risposta biancorossa non tarda ad arrivare e passa dalle mani di Avramovic e Tambone che, praticamente da soli, firmano il +7 (13-20) di fine primo quarto. Cotton inaugura il secondo periodo con quattro punti di fila “tamponati”, subito dopo, da una bomba di Okoye per il momentaneo 17-23. La Germani risponde con Moss, che trova il pareggio a quota 23, ma Varese ribatte con un parziale di 7-0 (Cain e Okoye) che costringe coach Diana al timeout. Al rientro, Vene piazza un altro “cesto”, preludio allo show di Avramovic che, con sei punti di fila, trascina i biancorossi sul +9 (31-40) del 20′. L’inizio della Leonessa è devastante e si traduce con un parziale di 7 a 0 (Michele Vitali e Landry) che vale il momentaneo -2 (38-40). Dopo il timeout di coach Caja, la Openjobmetis si sblocca con i liberi di Okoye ed il contropiede di Avramovic, ma Brescia torno nuovamente sul -1 (43-44) grazie ai canestri in serie di Landry. Okoye ed Avramovic firmano il nuovo +7 (43-50), ma la Germani torna a farsi sotto con maggior decisione fino al primo vantaggio di serata che rimane anche al 30′: 55-52. Dopo oltre 3′ di errori da una parte e dall’altra, Ortner apre gli ultimi 10′ di gioco con il canestro del +5 (57-52) e viene seguito dalla bomba di Landry al cospetto di una Openjobmetis incapace di fare canestro. Luca Vitali fa il +10, con Varese che si sblocca con Natali quando ormai è troppo tardi. Al 40′ festeggiano i padroni di casa: 68-61. GERMANI BASKET BRESCIA-PALLACANESTRO OPENJOBMETIS VARESE: 68-61 Germani Basket Brescia: Moore 3, Mastellari ne, L. Vitali 8, Landry 21, Ortner 4, Cotton 9, Fall, Traini, M. Vitali 13, Moss 5, Sacchetti 5. Coach: Andrea Diana. Pallacanestro Openjobmetis Varese: Avramovic 16, Bergamaschi ne, Natali 3, Vene 5, Okoye 18, Tambone 4, Cain 8, Delas 1, Ivanaj ne, Ferrero 2, Dimša, Larson 4. Coach: Attilio Caja.
  3. L’Openjobmetis prova a stupire ancora. Stasera a Verona (palla a due alle 20.45; diretta su RaiSport) la compagine di Attilio Caja inizierà il cammino nei playoff 2017-18 sfidando la terza forza Germani Brescia nella gara inaugurale dei quarti di finale al meglio di cinque partite (secondo atto lunedì a Montichiari, l’esordio al PalaA2A è previsto per mercoledì prossimo). Dopo cinque anni di digiuno, Varese torna tra le otto protagoniste della rincorsa scudetto grazie a un girone di ritorno da prima della classe che ha permesso ai biancorossi di scalare 10 posizioni in classifica in 15 giornate. Raggiunto un traguardo inaspettato ma meritatissimo per il mix di coralità, spirito di sacrificio ed impegno espressi sul campo, ora Ferrero e soci vogliono onorare al meglio una stagione che ha già prodotto risultati brillantissimi. Tra le big della serie A 2017-18, la Germani è quella sulla carta meno inarrivabile per una formazione biancorossa dal roster non certo infinito dopo l’infortunio di Cameron Wells. Ma la continuità ad alto livello espressa dalla Leonessa, che in due anni è passata dalla vittoria della A2 al terzo posto in stagione regolare più la finale di Coppa Italia, sarà un test impegnativo per valutare lo spessore dell’Openjobmetis al cambio del clima agonistico vibrante dei playoff: Brescia ha un roster con cinque “Over 30” che alla distanza di una serie dove si giocherà ogni 48 ore al meglio di 5 gare (saranno 72 solo tra l’eventuale quarta e quinta gara) potrebbero pagare dazio. Al contrario però il gap di esperienza tra Leonessa e Varese è enorme in favore dei padroni di casa: «A differenza nostra, Brescia ha tanti veterani dei playoff; noi ci metteremo l’entusiasmo e il coraggio degli esordienti, le armi che ci hanno sempre sostenuto in stagione regolare – spiega “Artiglio” - Per noi i playoff sono un premio: ci siamo guadagnati l’invito a questo party di fine stagione con imprese strepitose e l’obiettivo è quello di fare bella figura». Se c’è una occasione da cogliere per sovvertire il pronostico favorevole a Brescia può essere proprio quella del match inaugurale. La concomitanza con il concerto di Biagio Antonacci fissato da quasi un anno toglierà alla Germani il vantaggio del fattore-campo abituale a Montichiari, costringendo la squadra di Diana a spostarsi in un impianto spazioso ed accogliente come quello di Verona nel quale la spinta del pubblico amico (11-4 il record della Leonessa al PalaGeorge) potrebbe essere meno incisiva. A sostenere la squadra di Caja sono comunque annunciati 300 tifosi da Varese, con l’obiettivo di dare la carica ai biancorossi per giocare una partita arrembante ed aggressiva contro un’avversaria amante dei ritmi sincopati come la Germani. In regular season l'1-1 dei precedenti (73-67 a Montichiari e 100-72 al PalA2A) è stato figlio di partite diametralmente opposte tra due squadre dall'analogo coefficiente difensivo (Brescia seconda e OJM terza del campionato), ma dalla diversa interpretazione offensiva. Togliere lucidità alla mente Luca Vitali (miglior assistman della serie A a quota 6.2 di media) e disinnescare i bomber Landry e Michele Vitali sono le prime priorità tecniche nel piano gara di Varese, che dovrà puntare tutto sul controllo dei rimbalzi (prima contro decima nelle statistiche del 2017-18) per sorprendere i veterani della Leonessa con una partita giocata a tutto gas. Giuseppe Sciascia
  4. È un meno sei che frega quello con cui la Openjobmetis viene fermata a Montichiari dalla sempre più capolista Germani Brescia. Il parziale contenuto che blocca Varese per la terza volta in stagione è sintomatico dell’unica verità che il match del PalaGeorge sussurra senza remore: la squadra di Attilio Caja non molla mai, non sbraca, cerca di restare con la testa nella partita fino a quando sente l’ultima sirena. Tutto ciò è indubbiamente positivo e servirà in futuro. Per il resto il dubbio è quello, amletico che Shakespeare spostati, di sempre: quanto Brescia e quanto (quanto poco) Varese in un risultato mai davvero in discussione? L’analisi in sei punti Non diamo una sola risposta ma qualcuna in più, senza la pretesa di essere esaustivi. La prima: i padroni di casa si confermano per la quarta giornata di fila una bellissima e promettente compagine. Il basket creato da Vitali (Luca), il basket segnato da Vitali (Michele), lo strapotere di Hunt, la fastidiosa “giovinezza” anche offensiva di Moss, che dall’altra parte individua in Waller il punto forte e gli tira una riga sopra per diversi tratti di gara. La seconda: ben al di là degli individui, è la loro somma che intrappola i pretoriani dell’Artiglio, che rimangono invischiati nelle difese aggressive e fisiche, che nel primo tempo a volte si distraggono davanti all’ariosa manovra disegnata da Diana e messa in pratica dal talento dei suoi. La terza: Varese, nel secondo quarto, si dimentica in panchina le uniche due qualità che gli possono dare qualche chance di successo, ovvero intensità e attenzione. La partita del PalaGeorge viene persa nei secondi 10 minuti, perché contro le squadre forti non puoi permetterti pause. La quarta: Varese attacca male per almeno 20’, accontentandosi spesso del primo tiro utile trovato e mettendo in soffitta la pazienza. Ed è un male. La quinta: con solo 5 conclusioni segnate su 28 da tre in 36 minuti, non vinci nemmeno contro il Casbeno. La sesta e ultima: in un collettivo che prima cade insieme e poi tutto sommato insieme risorge in un ultimo quarto in crescendo, c’è un’assenza che fa rumore. È quella di Wells, sul parquet bresciano non playmaker, non finalizzatore, non difensore, non leader. In due parole: non utile. Questo, tutto questo, è stata Brescia-Varese 73-67. Punto. La cronaca L’inizio che ti aspetti. Brescia, con coach Diana che mette in quintetto Moss al posto di Moore per limitare Waller e Wells con tanta pressione sulla palla, attende Varese con l’alternanza zona-uomo (e Caja nel corso del primo quarto risponde con la stessa moneta) e con una buona dose di fisicità. La Openjobmetis ci mette un attimo ad ambientarsi, poi trova con Okoye, Ferrero e Waller i canestri che la mettono avanti al primo rilevamento (9-10 al 5’). Dall’altra parte del campo i biancorossi sono come sempre connessi e attenti, anche se emerge il problema Hunt, uso a tirare spesso e volentieri in testa a Cain: quattro canestri del pivot di casa e diverse palle perse degli ospiti (5 in 10’, quasi tutte per infrazioni di passi) permettono alla Leonessa di chiudere il quarto in striscia e con un piccolo margine (17-13). Non che la truppa di Caja si spaventi, o almeno sembra. Il rientro sul parquet dopo la pausa breve vive, per i biancorossi, della verve di un secondo quintetto (Pelle, Natali, Tambone, Hollis e Avra) che resta incollato alla Germani (21-21 al 13’). È che a poco a poco le sliding doors della partita lasciano sfuggire delle spifferi piuttosto indicativi: una bomba di Michele Vitali presa allo scadere dei 24” dopo una gran difesa, tanti rimbalzi offensivi rubati sotto il naso dagli avversari semplicemente perché la palla gli cade in mano, contropiedi buttati al vento dai viaggianti con palle perse banali. Qui Wells e compagni hanno il torto marcio di fermarsi ad osservare la sfiga incombente senza porvi rimedio, venendo letteralmente travolti. In 7 minuti il parziale scritto da Brescia è di 20-4: Moss, Landry, Luca Vitali che trova quattro bombe per lui inusuali, e ancora Hunt piallano la Openjobmetis, anche perché Wells e sodali vengono completamente anestetizzati quando vanno sotto il canestro avversario, tra tiri sul ferro e azioni che si concludono con infrazioni di 24”. Al 20’ il tassametro è corso eccome: 45-27, -18. Il fatto che il terzo quarto arresti l’emorragia (17-17 il parziale dei terzi dieci minuti) non significa che il paziente sia fuori pericolo. Ri-pronti e ri-via e Luca Vitali ri-prende ad insegnare basket, armando alternativamente il fratello Luca, Hunt e Landry: stavolta Varese (che si ripresenta senza Wells, bocciato da Caja) non resta a guardare, ma il massimo che riesce a fare è stare a consuntivo a ruota con le estemporaneità di Tambone, Natali e Okoye e purtroppo anche con un tiro dalla lunga che continua pesantemente a latitare (5/22 al 30’) e non permette nemmeno di sognare una vera rimonta ( 62-44 segna il tabellone alla terza sirena). Nonostante l’esito della contesa ormai poco incerto, gli Artiglio Boys hanno il merito di non mollare sfruttando anche l’impercettibile calo degli avversari. Ne viene allora fuori un’ultima frazione tutto sommato positiva, che inizia con gli unici due segni di vita dell’intera partita di Wells e finisce con la scarica di punti di un Waller che finalmente trova spazio per segnare (8 punti in fila). Lo fa quando è troppo tardi e senza che davvero sul palato sovvenga l’acquolina in bocca del recupero. Varese arriva lentamente fino a -6, ma lo fa solo quando suona l’ultima, inesorabile sirena. Fabio Gandini
  5. Varese chiude a mani vuote il trittico contro le prime della classe. Dopo le big Venezia e Milano, anche la rivelazione Brescia mette sotto la squadra di Attilio Caja che paga a caro prezzo una prestazione offensiva opaca sia al tiro che in fase di costruzione del gioco (38% dal campo e 19 perse). Fatale la dissolutezza dei 5' finali del secondo quarto, quando la vischiosa zona della Germani ha completamente mandato in tilt Cameron Wells, ancora largamente insufficiente al di là delle cifre (2/5 al tiro, 3 stoppate subite e meno 16 di plus/minus in 22'). Un passaggio a vuoto punito duramente dai padroni di casa, con un sontuoso Luca Vitali che ha innescato il contropiede e attivato l'agile Hunt per quel maxi-break che ha spaccato la partita dal meno 3 al meno 20 per gli ospiti. Nell'economia della partita pesano due dati che sono la cartina di tornasole della prova qualitativamente modesta di Varese. Prima di tutto l'8/31 da 3, leggermente "ritoccato" dalla tripletta di Waller negli ultimi 2'30" di una gara nella quale i biancorossi hanno ripetutamente ammaccato il ferro dall'arco. Senza un riferimento interno - né Cain né Pelle possono incidere spalle a canestro - l'attacco della squadra di Caja non può prescindere dalla qualità della sua produzione balistica, e l'1/9 da 3 di Okoye dono la micidiale striscia anti Cantù è il primo segnale negativo della serata. L'altro dato eloquente è quello delle palle perse, ben 19 di cui 14 alla pausa lunga, che Brescia ha spesso capitalizzato in campo aperto con canestri facili, rispetto agli 11 assist totali. Il bicchiere mezzo pieno arriva però dallo spessore caratteriale mostrato da Varese in una serata poverissima di spunti balistici fino al maquillage finale di Waller (11 negli ultimi 3'30"). La formazione di Caja ha tenuto botta a livello mentale nonostante il pesante meno 24 di metà terzo quarto, e ha saputo rimboccarsi le maniche in difesa tra uomo e zona spremendo energia dalla panchina con Tambone, Pelle e Natali. Peccato per quei 4' consecutivi senza mettere punti sul tabellone con l'inerzia favorevole sul meno 14 del 33', con 5 triple consecutive respinte dal ferro che hanno frustrato gli sforzi profusi fino all'ultimo dagli ospiti. Alla fine Artiglio promuove la mentalità da battaglia profusa da una Varese tutt'altro che brillante ma quantomeno mai doma. Chiaro che contro un'avversaria più organizzata non è stato possibile replicare l'arrembaggio difensivo che aveva messo alle corde Cantù. E contro l'arrocco bresciano di fine secondo quarto è emersa chiaramente la mancanza di un faro al quale fare appello quando le difese avversarle tolgono i riferimenti creati dalla circolazione di palla. Con Wells sempre lontanissimo dal giocatore-capo e Hollis bello ma impalpabile anche nei panni del (festeggiato) ex di turno, Varese non ha ancora trovato la sua ancora di salvezza quando le cose si mettono male. Sicuramente è un problema che in trasferta può lasciare il segno, anche se finora la truppa di Caja ha perso senza sprofondare sui campi delle imbattute Milano e Brescia. Ma la salvezza biancorossa va costruita al PalA2A, dove le prossime sfide con Pistoia (alle prese con i guai del bomber McGee, probabilmente assente domenica) e Trento dovranno permettere a Varese di mantenere lo zero in media inglese e le distanze dalla zona retrocessione. Giuseppe Sciascia
  6. La Pallacanestro Varese va in cerca di conferme sul campo della capolista Brescia. Stasera a Montichiari la formazione di Attilio Caja farà visita alla rivelazione Germani - unica in grado di reggere il passo delle big annunciate Venezia e Milano - per mettersi nuovamente alla prova dopo l'esaltante trionfo nel derby contro Cantù. Ferrero e compagni saranno ospiti dell'unica squadra italiana capace di batterli in precampionato (62-82 al Trofeo Lombardia, pur senza Waller e con Wells a mezzo servizio). Per i biancorossi sarà un test impegnativo ma importante su un campo difficile come il Pala-George, dove due settimane fa è caduta una big come Avellino. A differenza di Cantù, schiantata alla distanza dal mix di aggressività e organizzazione messe sul piatto da Varese, la Germani può vantare infatti una messa a punto molto più affidabile rispetto ai brianzoli. La compagine di Andrea Diana ha infatti confermato l'asse portante della squadra che da matricola ha disputato le semifinali di Coppa Italia e perso solo nei 40' finali l'accesso ai playoff. Ossia la mente di Luca Vitali (primo negli assist a 7,7 di media), il braccio del capocannoniere Landry e la spina dorsale del veterano David Moss, più Michele Vitali autore di un sontuoso avvio di stagione (53% da 3 nelle prime tre gare), aggiungendo un centro dinamico come Hunt e un tuttofare d'esperienza come Brian Sacchetti (9,3 punti e 4,1 assist, in entrambe le voci top della carriera). Sorprendere una compagine esperta e rodata come Brescia con la stessa interpretazione arrembante che ha messo alle corde Cantù pare quantomeno utopistico. Dunque, servirà una Varese capace di giocare una partita intensa ma anche lucida, cercando di togliere certezze ad una Germani che ha imparato anche a difendere (67,0 di media, la seconda del campionato). Dal punto di vista mentale, la formazione di Caja avrà soltanto stimoli senza alcuna pressione: le partite da vincere per mantenere il ruolino salvezza sono le prossime due in casa contro Pistoia e Trento. Ma il derby di Montichiari è la classica opportunità che può dare una svolta positiva alla stagione, se Ferrero e compagni sapranno interpretarla con lo spirito e la mentalità giusta, come è accaduto a Milano. Margini per sognare il colpaccio al PalaGeorge? Solo se Varese saprà mettere in difficoltà la Germani, provando a spegnere la luce di Luca Vitali e non subendo le fiammate in campo aperto degli esterni di casa. Le priorità sono quelle di controllare il duello a rimbalzo per non scatenare il contropiede bresciano e sviluppare con lucidità le abituali trame collettive, ripetendo le positive medie dall'arco delle ultime due partite. La truppa di Caja non può certo permettersi di sfidare Brescia a viso aperto. Finora, però, Varese ha sempre risposto positivamente all'appello sul piano dell'agonismo e della presenza mentale: servirà una prova di sacrificio e abnegazione, magari con qualche trucchetto tattico preparato da Artiglio, per provare a spuntare gli artigli della Leonessa. Giuseppe Sciascia
  7. Non basta un derby vinto bene a considerare conclusa la scalata della Openjobmetis Varese 2017/2018 a una montagna chiamata Serie A. A parte il fatto che la colonna sonora dell’uno contro tutti (più belli, più attrezzati, più forti: sì tutti, o quasi...) è stimolante da morire, ci piace altrettanto e a nostro modesto giudizio dovrebbe fare da sottofondo all’intero film stagionale biancorosso, ma poi c’è che davvero stasera al PalaGeorge il pendio sarà ancora una volta irto. Brescia è più talentuosa della truppa di Caja, Brescia è più lunga di Varese, Brescia chiama una musica a metà tra Dreams dei Cranberries e Jump di Van Halen: Brescia è capolista. A sorpresa? Non del tutto. E le ragioni sono tante. La prima: la Germani è lo stesso piatto gustoso dello scorso campionato cui è stato aggiunto un tocco di classe dello chef, come una grattata di tartufo su un piatto di tagliolini già perfetto. Uscendo dalla cucina ed entrando sul parquet: i tagliolini sono Landry, i due Vitali, Moss e Moore, mentre la grattata di tartufo è rappresentata da Brian Sacchetti e Dario Hunt. Qualità sopra qualità e, come ha fatto notare puntualmente l’Artiglio, tale mix di vecchio (tanto) e nuovo vale mesi di vantaggio su chi ad agosto ha ricominciato da zero. La seconda: Brescia assomiglia tanto alla Openjobmetis su un particolare. È una squadra allenata. No, non nel senso di “in forma”: nel senso di un gruppo sul quale la mano dell’allenatore è tangibile e apprezzabile. Siamo troppo assuefatti all’anarchia di compagini che si affidano quasi esclusivamente alle lune e ai guizzi di chi sta in campo: le due contendenti odierne del PalaGeorge sono diverse. Per quello che riguarda i padroni di casa la mano del bravo Andrea Diana si vede innanzitutto dalla difesa, sempre morfologicamente complessa da interpretare, tattica, mista, ben eseguita: spesso e volentieri una fottutissima match-up che ti fa correre il rischio sia di pensare troppo, sia - al contrario - di prenderla troppo di petto staccando il cervello dalle mani (ed è quello che ha fatto Trento settimana scorsa, uscendo con le ossa rotte). Poi lo comprendi dalla pulizia dell’attacco: Brescia perde meno palloni di tutti (11 a partita: indovinate chi c’è subito dietro di lei? Già, Varese: 11,3...), pur creando molto (15,7 assist). La terza: the inner beauty direbbero gli inglesi, che tradotto per i canestri è il talento che viene da dentro, innato. Quello di Luca Vitali, senza alcuna sorpresa leader degli assist (7,7 a gara) e dotato di quei centimetri che sempre lo faranno svettare sui pari ruolo. Quello di suo fratello Michele, un pallino di Caja che sta violentando le retine con il 63,6% da 3: come non sia entrato tra i 24 convocati da Meo Sacchetti per le qualificazioni ai Mondiali davvero si fa fatica a capirlo... Quello di Lee Moore, velocità ma anche rimbalzi a dispetto dell’altezza e del ruolo: 6 di media in 3 partite, carambole che prese da un piccolo significano contropiede immediato. Quello, abbondante, di Marcus Landry, l’mvp della Serie A 2016/2017 sul quale valgono ancora una volta le parole di Caja («è un giocatore che stressa le difese»). Quello, fisico e atletico ma anche tecnico, di Dario Hunt, l’upgrade più significativo per una Leonessa che, con tutto il rispetto, è passata da un onesto mestierante come Berggren a un pivot che può mettere con facilità 15 punti sul tabellino. Quello, totale, di Brian Sacchetti e quello, tutto particolare, di David Moss, che nelle corde ha ancora la possibilità di cambiare una partita mandando offensivamente fuori giri l’avversario diretto. Contro una squadra così si difende a zona. Contro una squadra così serve opporre fiato e lo stesso strapotere atletico che ha annichilito Cantù lunedì scorso (ma i risultati potrebbero non essere gli stessi...). Serve, cara Varese, un’altra prestazione da sogno. Insomma: dream and jump. Fabio Gandini
  8. L’ultimo dei miracolati di Attilio Caja (vi ricordate il Johnson dell’inizio?) ha la mano torrida, la faccia di bronzo e la tendenza a mettersi in posa dopo aver bucato le retine avversarie, soprattutto quando conta. Si chiama Dominique Johnson e ne ha fatti trenta. Sì trenta. Dietro di lui una squadra vera, che segna, difende, soffre: una squadra di architetti, di scultori, di muratori (non conta chi sei o cosa fai: conta dove arrivi e dove gli altri arrivano grazie a te) che costruisce una casa coi fiocchi. Il capo-cantiere? Già lui: quello che ha preso un gruppo di uomini a terra e li ha portati a vivere una sera così. Si chiama Attilio Caja e queste gioie sono in primis le sue. Altro da scrivere? Sì: Varese batte Brescia dopo una partita vibrante, si allontana ancora di più dal fondo della classifica (+6, perdono sia Cremona che Pesaro) e dimostra al mondo di essere rinata. È la quarta vittoria di fila ed una goduria immensa. La cronaca È un florilegio di triple l’inizio di gara, con un Maynor ispirato da una parte e un Moore in evidenza dall’altra. La difesa della Leonessa, che passa spesso e volentieri a zona, è dura nonché sporca e provoca qualche palla persa di troppo tra i biancorossi, soprattutto in avvicinamento a canestro. È così che Brescia prova a scappare, prima con un altro bel canestro della sua guardia americana (14-10 al 6’), poi con un parziale tutto di Burns (20-15 al 7’). Varese non demorde e colpisce dall’arco con Cavaliero e Kangur, prima che il dardo di Moss “scriva” il 23-21 del 10’. L’inizio del secondo periodo è tutto di Kangur, che pareggia di tocco e trova - due minuti più tardi, ovvero dopo alcune buone difese da entrambe le parti - il vantaggio ospite ancora da sotto (23-27 al 13’). Caja si mette a zona e blocca le bocche da fuoco bresciane dopo il bombardamento del primo quarto, ma la Openjobmetis spreca parecchie occasioni di corroborare il vantaggio sul lato opposto del campo. Dal 13’ al 16’ non si segna, poi Moss risponde a un Pelle vigoroso a rimbalzo e preciso in lunetta (29-31 al 17’), quindi i canestri in successione ancora di Kangur, di Johnson e di Eyenga firmano il primo vero parziale del match (0-8, 31-39 al 18’). Di nuovo Moss prova a rispondere, ma è ancora Johnson sulla sirena a segnare da fuori e a fissare il 34-42 del 20’ (con il secondo quarto che si chiude con un eloquente 11-21 biancorosso). Si ritorna in campo e Dominique J. ricomincia da dove aveva finito: le sue due bombe a stretto giro di posta ampliano il margine di Varese (37-50 al 22’). La 3-2 ospite viene bucata da Landry, un tecnico a Johnson e il 4° fallo di Ferrero danno fiducia ai padroni di casa, ma ancora Johnson insieme a Maynor favoriscono un nuovo vantaggio in doppia cifra (44-55 al 25’). L’ex Alba Berlino è un’ira di Dio e ne mette altri 8 di fila che spingono la Openjobmetis fino al +18 (48-65 al 28’), prima che una sospensione di 15 minuti per un guasto al tabellone dei 24” raffreddi un po’ Varese e permetta alla squadra di Diana di ricucire parte del margine con Burns e Bushati (54-67 al 30’). Solo un antipasto di ciò che succede nel periodo finale: un 2+1 di Vitali e due triple di Burns e Bushati riportano Brescia addirittura a -5 (62-67 al 33’). Il colpo è duro e gli uomini di Caja tremano (66-69 al 35’), ma sanno che c’è solo un giocatore che può farcela a questo punto. Sì, è proprio lui, Johnson: altre due triple, ossigeno puro, per il 70-78 del 38’. Landry e Bushati non si arrendono, ma l’allungo è decisivo: Anosike e Maynor non sbagliano ai personali e dopo l’ultima preghiera di Moss è infine lui - sì, certo, chi volete che sia? - Re Johnson, a mettere la parola fine. Fabio Gandini
  9. L'Openjobmetis cala il poker sul campo di Brescia e certifica la sua definitiva uscita dalla zona calda. La truppa di Attilio Caja sbanca il PalaGeorge con una prestazione balistica di assoluto rilievo (18/35 da 3 di cui 8/14 del micidiale cecchino Dominique Johnson) e allunga a quota 6 il margine sulla zona retrocessione, oggi equidistante dai playoff. Obiettivo totalmente fuori portata per le occasioni sprecate in serie all'andata; ma oggi Varese merita ben altra posizione in classifica rispetto alla tredicesima attuale (sorpassata anche Caserta grazie al 2-0 negli scontri diretti). L'impresa a Montichiari 30 anni dopo l'ultimo hurrà esterno a Brescia (peraltro lontana dalla A per 28 anni...) è il segnale della consacrazione per la ritrovata solidità di Cavaliero e compagni. Un Maynor rifiorito sui livelli (offensivi) del 2014/15, che apre il fuoco in avvio e poi si dedica a ispirare i compagni, un Johnson letteralmente infuocato che propizia il maxi-break (dal 29-31 del 16' al 48-65 del 28') segnando 19 punti da sotto e da fuori, e un Kangur che lascia solo le briciole al capocannoniere Landry (8 punti sotto media e 2/8 dal campo). Il quarto successo in fila di Varese - non si vedeva una serie così lunga dalla Cimberio di Frank Vitucci - porta la firma dei due veterani in discussione fino al mese scorso, e dell'aggiunta in corsa che sta progressivamente dimostrando di valere fino all'ultimo centesimo lo sforzo - importantissimo - compiuto dal club di piazza Monte Grappa per sostituire il suo omonimo Melvin. Ma anche stavolta è il collettivo ad aver timbrato nel modo più efficace il cartellino per disinnescare i punti forti della Germani, primo tra tutti Luca Vitali che le scelte difensive di Caja (ottimo lavoro corale con i cambi sul pick&roll) hanno saputo limitare in maniera costante. Varese ha sofferto inizialmente la verve di Moore (20-15 al 7'), ma capitalizzando sin dall'avvio la circolazione di palla ben diretta da Maynor è stata agganciata a suon di triple (23-20 con 6/9 da 3 nei primi 10'). Poi, quando la difesa biancorossa - con Pelle a dare tanta sostanza interna - è salita di tono, l'OJM ha preso in mano il pallino del gioco (23-27 al 15') e ha piazzato un affondo bruciante quando il pistolero Johnson ha cominciato la sua micidiale sparatoria (34-42 al 20' con un dardo sulla sirena e poi la fuga progressiva fino al più 17 del 28'). Oltre al grande orgoglio di Brescia, a frenare la corsa a perdifiato di Varese ha contribuito anche uno stop di 10 minuti per un guasto tecnico al cronometro: una pausa che ha "raffreddato" la squadra di Caja e permesso di reagire alla Germani che, sospinta dalle triple di Bushati, è rientrata in scia fino al 66-69 del 35'. Provvidenziale un dardo di Maynor prima delle due magie di Johnson per il 70-78 del 38'; padroni di casa mai domi limando fino al 75-78 del 39', ma un libero di Anosike e un errore frontale dall'arco di Vitali hanno lanciato la fuga vincente dell'OJM, con un rimbalzo d'attacco convertito dal centro nigeriano a far tirare un sospirone di sollievo al centinaio abbondante di tifosi al seguito. Alla fine scambio di applausi tra giocatori e Curva Nord per una vittoria che proietta la squadra di Caja a 4 soli punti della quota salvezza "certi- ficata" dagli addetti ai lavori; ora il calendario si fa difficile (domenica arriva la rivelazione Capo d'Orlando, poi due trasferte a Cantù e Reggio Emilia). Ma, con questo piglio e questo Johnson, Varese inizia a far paura a tutti. Peccato che per i playoff sia tardi, ma meglio tardi che mai. Giuseppe Sciascia
  10. «Giochiamo contro una squadra a tre punte, piena di giocatori di energia e capace di condizionare gli avversari con la sua difesa. Ma non dovremo snaturarci: facciamo la nostra pallacanestro, usiamo le nostre armi». Bello avere un’identità, finalmente. Dopo mesi di sofferenze, dopo che tirare fuori il sangue dalle rape sembrava impresa più facile che dare un senso a questa Openjobmetis 2016/2017. Ed è altrettanto bello saper di potere fare affidamento su di essa nel presentarsi al cospetto di un nuovo, difficile impegno, giocandosi le proprie chance e non partendo necessariamente battuti. C’è Brescia-Varese all’orizzonte: Attilio Caja, come ogni venerdì, mette le carte in tavola. Cercando un collegamento tra ciò che è stato e ciò che sarà: «Della vittoria contro Pesaro va rimarcato il modo - esordisce il coach pavese - I ragazzi sono stati encomiabili nel voler recuperare il risultato e c’è stata da parte di tutti una carica incredibile e un grande spirito. E’ stata un’ottima giornata: le restanti otto partite dovranno seguire questa traccia e ho cercato di sensibilizzare la squadra in proposito. So che domenica ci saranno anche tanti nostri tifosi a Brescia: a loro voglio dire grazie, perché ci stanno dando tanta fiducia e noi vogliamo continuare a contraccambiarla». Il focus sugli avversari: «Non mi faccio ingannare dalle ultime battute d’arresto, la Leonessa nasconde tante insidie. Lo dice ciò che ha fatto nel girone d’andata e quello che ancora sta facendo: se ha perso qualche gara è perchè gli avversari hanno prodotto delle grandi prestazioni e sono stati più bravi, come accaduto con Brindisi. Brescia ha tre punte principali. La prima è Luca Vitali, un playmaker che nel nostro campionato è dominante, un giocatore che sa far rendere al meglio i compagni ma sa anche mettersi in proprio quando c’è bisogno. La seconda è Moss: grande esperienza, un vincente, un atleta che può ricoprire al meglio tutti i ruoli della difesa e trovare punti in modi diversi in attacco. Poi c’è Landry: lo considero fra i tre più forti della serie A. È un “4” con movimenti perimetrali, in grado di colpirti sia avvicinandosi al canestro che da fuori». Il contorno non è da meno: «Penso a Moore, a Burns, a Berggren. Sanno tutti dare una grande energia, fatta apposta per una squadra che corre, prende i rimbalzi e segna molto sugli scarichi. Brescia, oltretutto, è anche una formazione molto tattica: usa la zona “match up”, una zona che ti costringe a riflettere, un’arma che le ha dato tanto nel girone d’andata». E qui sta il punto: «Noi non dovremo comunque snaturarci. Giochiamo la nostra pallacanestro, andiamo in contropiede, pensiamo alla nostra di difesa. E poi stiamo molto attenti a rimbalzo, perché abbiamo dimostrato di poter cambiare le partite proprio con i rimbalzi. Facendolo contro Brescia, riusciremmo anche a spuntare una delle loro armi migliori». Fabio Gandini
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