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  1. La sorte ti accarezza o ti schiaffeggia, dipende da come l'affronti nel suo compiersi. La cronaca di Avellino consegna agli archivi un 'occasione persa malamente dagli uomini di Caja trafitti nell'atto decisivo dall'unico "uomo della provvidenza" che vantava la sofferente formazione irpina: Rich, temibile per le sue capacità risolutive nonostante una prova disastrosa. Questo tipo di "folletto" che toglie la squadra da impacci e impicci, Varese non l'ha ma fa nulla, lo si sapeva, puntando piuttosto sulle qualità d'un collettivo che si fa rispettare ben oltre le apparenze e che è capace di intimorire i più spavaldi avversari, avendo bisogno, ovviamente, per piazzare colpi vincenti, di ogni apporto degno di tal nome, soprattutto da parte di un play che non sia circolante a targhe alterne. Come sta accadendo a Wells, piombato, se non nel buio totale delle prime giornate, in una penombra abbastanza inattesa nonché preoccupante dopo le luci della ribalta contro Pistoia e Trento. Cameron, meno comparsa insignificante rispetto agli esordi non essendosi nascosto, stavolta di fronte alle proprie responsabilità, in verità, ha "tappato" nove conclusioni su dieci alla stregua di un "amatore" del torneo CTL che tradotto significa comitato tempo ibero. E quando viene a mancare un elemento su cui si fa grande affidamento per la propria economia di gruppo, si finisce per smarrire alla distanza anche le certezze già acquisite non senza un 'atroce recriminazione. Alla squadra, secondo Caja, è mancata quell'inerzia favorevole per evitare brutte sorprese alla distanza, probabilmente possibile con ben altra presenza e ben altro contributo di punti da parte di un vero leader. Visto il risultato, inevitabilmente torna in alto mare ogni aspettativa "buonista " nei confronti di Wells, non tutto sbagliato sin qui ma tutto da rifare o meglio da rivedere per l'avvenire. Che l'americano, forse troppo introverso e pensoso, soffra di improvvise "paturnie", per insicurezza o paura di sbagliare? Sicuramente inquietano la sua padronanza di gioco e la sua personalità sin qui, però, come eccezioni se accostate a un 'inconsistenza e a una pochezza di rendimento disarmanti. Valente o mediocre, protagonista o comparsa: qual è il vero Wells? Lasciamo lavorare Caja nel ricomporre un "pezzo" controverso a beneficio del collettivo biancorosso, pur sempre encomiabile ed ammirevole contro il quale, esclusa Venezia e in parte Brescia, stanno sbattendo il muso e terribilmente le sue avversarie. Altro argomento sensibile riguarda Damian Hollis. Alla vigilia ci siamo chiesti se l'ala di scuola americana non fosse uno "spreco" quando, a lungo o quasi in panchina, s'aggiunge agli spettatori nonostante il suo valore offensivo. Il tutto pur capendo le necessità dell'allenatore al fine di garantire una difesa vigorosa e compatta come fonte di gioco, non avendo l'interessato la grinta di un rugbysta, in ogni caso da capitalizzare in attacco, laddove l'ungherese di passaporto sa il fatto suo, come ha dimostrato ad Avellino dove, sguinzagliato in campo (quasi sette minuti in più rispetto alla sua media di impiego), è risultato il "puntero" che ci si aspetta. Se la perfezione vien dall'osservazione, confidiamo nella consapevolezza di disdette evitabili per rimediarle e di virtù da consolidare già pensando al prossimo match di Masnago contro una più che battibile Sassari. Un successo spingerebbe Varese ancor più su con annessi e connessi di entusiasmo. Giancarlo Pigionatti
  2. Dalla polvere all'altare in soli sei giorni. Cameron Wells ha fugato i dubbi emersi sulle sue qualità dopo la scialba prova di Brescia grazie al finale da protagonista assoluto che ha portato Varese al successo su Pistoia. L'eroe di giornata racconta così la svolta legata ai colloqui settimanali con il coach, con una diversa interpretazione della gestione della squadra nel ruolo nevralgico del playmaker. «Ho provato ad essere sempre aggressivo in ogni possesso: il coach mi ha chiesto di prendere più iniziative e ho cercato di mettere in pratica i suoi dettami in una partita nella quale avevo la possibilità di far valere le mie qualità. La vittoria è stata comunque della squadra e non solo mia: anche domenica abbiamo cercato di eseguire insieme e, soprattutto, abbiamo difeso di squadra nei momenti decisivi. Lo facciamo sempre, lo abbiamo fatto contro Pistoia e proveremo a farlo anche sabato contro Trento per ottenere un altro successo in casa». Solo una questione mentale, dunque, nel suo cambio di stile nell'attaccare il canestro con più libertà e meno pensieri sulle esecuzioni... «La chiave è stata proprio la spinta ad attaccare con energia ogni volta che ne ho avuto la possibilità; mi sentivo in forma, ci ho provato con più fiducia e più costanza e i risultati sono stati decisamente positivi. Ho avuto alcune partite problematiche nelle gare precedenti, ma ho cercato di lavorare sempre al massimo in allenamento per migliorare il mio inserimento nel sistema e trovale il mio ritmo nel flusso del gioco». Dopo Brescia l'ambiente si aspettava da lei dei segnali diversi: la sua risposta sul campo è stata perfetta. «Contro Pistoia è stata una buona partenza di quella che spero possa diventare l'abitudine. Ho fatto quel che Varese s'aspettava? Ma anch'io avevo la stessa richiesta: in realtà mi considero molto esigente con me stesso, dunque mi aspetto di ripetermi in ogni partita sui livelli di domenica. Continuo a dare il massimo ogni giorno per progredire e garantire alla squadra quella leadership che auspico di riuscire a esercitare con continuità». Vittoria sofferta ma comunque importante per dare continuità all'impresa nel derby contro Cantù. «È stata una partita impegnativa, tirata dal primo al-l'ultimo possesso: Pistoia ci ha messo in difficoltà con una difesa energica, siamo stati bravi a reggere tutti insieme e stare uniti anche nei momenti peggiori, alzando il livello dell' intensità nel finale. Una grande gara e una vittoria importante che conferma il valore del nostro collettivo». Come si sta trovando a Varese dopo tre stagioni consecutive a Giessen, dov'era diventato anche capitano dei 46Ers? «Sto ancora completando l'ambientamento (l'atleta statunitense vive con la compagna 20enne conosciuta in Germania - ndr), ma qui mi sento bene: è normale che serva del tempo dopo tre anni consecutivi nella stessa città per trasformare Varese nella mia casa. Però, credo che nel giro di qualche mese avrò lo stesso tipo di feeling che avevo creato in Germania». Giuseppe Sciascia
  3. Cameron Wells? Sono anche le nude cifre a bocciare il suo rendimento in questo inizio di campionato. Nessun regista da starting five delle altre 15 squadre di Serie A ha prodotto numeri meno significativi dell’ex Giessen, ad eccezione di Federico Mussini. Ma non solo: se confrontato con quello dei playmaker titolari che l’hanno preceduto in maglia biancorossa, il suo impatto nelle prime quattro giornate di Serie A è il peggiore nella storia recente della Pallacanestro Varese. Wells peggio di Spissu (o Stipcevic), di Atsur, di Forray, di Garrett, di Barber, di Smith, di Lafayette, di Fitipaldo, di Dallas e Ronald Moore, di Haynes e di Ruzzier. Ma anche, almeno a livello statistico, peggio di Maynor, Waynes (meglio: Ukic), Robinson, Clark, Green, Stipcevic, Goss, Childress, Passera, Keys, Collins, Becirovic, Mc Cullough, La Rue e Pozzecco, tanto per restare agli ultimi 20 anni. Premessa doverosa Premessa doverosa: nessuna chiamata sul banco degli imputati per Cameron. Come già scritto ieri su queste colonne, la Openjobmetis ha il dovere di accordare ancora fiducia al suo playmaker, per tante ragioni: perchè è all’esordio negli italici confini, per quello che è stato il suo valido passato in Germania, per il fatto che una squadra che deve (solo) salvarsi non può permettersi di mettere in discussione un proprio giocatore dopo così poco tempo e infine per un esame di realtà che deve ricordare a tutti quelle che sono le possibilità economiche di piazza Monte Grappa, la quale mai e poi mai potrebbe permettersi di uscire a cuor leggero dal contratto biennale più costoso fra quelli nel roster. I conti, quelli veri, si faranno alla fine, insomma. Quelli parziali, parzialissimi (scriviamo di appena 4 giornate), però, “dicono” parecchio di chi e cosa (e soprattutto quanto) sta mancando alla Varese di Attilio Caja in questo inizio di stagione. E visto che il raffronto con le aspettative estive (quelle che cucivano addosso al regista di Houston abilità tecniche e produttive non ancora messe in mostra) non è praticabile perché sprovvisto di elementi concretamente misurabili, il termine di paragone con gli altri omologhi del campionato, e con i suoi predecessori, può soccorrere. Maynor e Childress Per trovare cifre peggiori di quelle di Wells (ovvero: 5 punti in 25,5 minuti di media col 20% da 2, il 50% da 3, il 50% ai liberi, 4,3 assist e 2,8 di valutazione) bisogna andare a Reggio Emilia e a Federico Mussini, scelto per quattro partite su quattro nello starting five da coach Menetti: il giovane classe 1996 fa peggio di Wells nella valutazione (2,3 contro 2,8) ma lo fa in 17,3 minuti di impiego contro i 25,5 del “varesino”. Lontani gli altri: dopo Mussini (che sta segnando 5 punti a partita) e Wells, il peggiore per quantità di canestri segnati a referto è Toto Forray (6,5 punti di media), mentre per valutazione complessiva il terzo giocatore che va dietro la lavagna dopo i titolari di Grissin Bon e Varese è la guida della Betaland Capo d’Orlando Engin Atsur, con 7,3. Come già anticipato nell’incipit, il fatturato di Wells è anche il peggiore tra i titolari della regia nella recente storia varesina. Il vituperato Eric Maynor di inizio 2016/2017, tanto per scrivere, si issava a quota 9,8 punti di media e 6 di valutazione: meglio di Cameron in entrambe le voci. C’è chi negli ultimi 20 anni ha segnato addirittura meno dell’attuale numero 22 biancorosso nelle prime quattro giornate: si tratta del Randolph Childress della stagione 2009/2010 (4,5 punti di media a partita), che però aveva ottenuto una valutazione media superiore (5,3). Delle due una, anche davanti a questi illustri precedenti: o Varese ha pescato davvero male a questo giro nel scegliere la propria guida e il giocatore più importante del suo quintetto, oppure i margini di miglioramento della squadra allenata da Attilio Caja sono ancora grandi. Anzi, enormi: perché coincidono con quelli di Cameron Wells. Fabio Gandini
  4. La Pallacanestro Varese chiede un cambio di passo a Cameron Wells per fugare i dubbi relativi al giocatore cardine del suo mercato estivo. La prova incolore del PalaGeorge (4 punti e meno 16 plus/minus in 22') ha certificato le difficoltà del playmaker statunitense nel prendere in mano la bacchetta del comando della squadra di Attilio Caja. Nelle prime 4 gare il regista ex Giessen ha prodotto solo 5.0 punti col 25% da 2 e 2 soli liberi tentati in 102 minuti di gioco: rendimento individuale largamente insufficiente - unico indicatore positivo i 4,3 assist - pur nelle pieghe di un collettivo funzionante. In discussione non c'è una squadra che si è presa nettamente il derby con Cantù (comunque vittoriosa con Cremona e Trento al di là degli evidenti problemi extracampo) e perso contro le tre imbattute capolista. Ma l'impatto del giocatore dal quale ci si aspettavano qualità individuali da solutore per sopperire a eventuali criticità del sistema corale. Problemi di adattamento nel passaggio da un "player's coach" che gli lasciava le briglie sul collo come l'ex varesino Dennis Wucherer (suo allenatore al Giessen) a un tecnico amante del gioco organizzato come Attilio Caja? In realtà il coach pavese chiede sin dal precampionato al regista ex Citadel di spingere maggiormente e prendere più iniziative. E in questo senso l'aspetto più preoccupante è legato alla poca personalità che Wells sta palesando nell'interpretazione del ruolo di pilota del gioco. Il rendimento sufficiente o superiore alle attese degli altri elementi del roster sta però nascondendo il fatturato finora insufficiente del play titolare. Nel dopo-partita di lunedì sera Caja ha formalizzato la necessità di un passo avanti da parte di Wells («Lampante l'esigenza che ci dia di più»). Ma il tecnico smorza qualsiasi velleità "interventistica" dando ancora fiducia al suo regista titolale: «Cameron va aspettato con pazienza, anche perché attualmente la squadra, andando benino nell'insieme delle prime 4 gare, lo ha sorretto e protetto - spiega "Artiglio" - Non dobbiamo pretendere da lui un rendimento alla Tony Parker, però un minimo di impatto ci serve; abbiamo fiducia nelle sue qualità, speriamo che sappia darci i segnali auspicati a partire da domenica». Insomma nessun caso Wells per una Varese decisa a seguire la rotta tracciata dal d.g. Claudio Coldebella nel chiedere pazienza ai tifosi ad inizio stagione, e a mettere in pratica i consigli estivi di Andrea Trinchieri dopo la scelta del play suo avversario in Germania («Sarà una buona presa se Varese lo sosterrà anche qualora dovesse fare male in trasferta all'inizio: se le critiche iniziano a novembre si rischia di farsi molto male...»). Wells è partito male, ma non c'è alcuna intenzione di metterlo sotto esame o sulla graticola dopo sole 4 partite. A patto che i risultati del campo diano ragione a Varese: servirà difendere il fortino di Masnago nelle prossime due gare con Pistoia e Trento con un rendimento quantomeno sufficiente del suo play per proseguire senza deviazioni sull'attuale rotta improntata alla fiducia. Giuseppe Sciascia
  5. Last but not least, è stato Cameron Wells l’ultimo acquisto presentato dalla Pallacanestro Varese, a metà della settimana che conduce all’esordio in campionato contro la Reyer Venezia. Il playmaker americano, classe 1988, è alla prima stagione in Italia dopo una esperienza consolidata in Bundesliga tedesca, con le ultime tre annate tra le fila dei Giessen 46ers. Dopo i problemi al polpaccio patiti durante le prime fasi del pre-campionato, si è gradualmente inserito in squadra e le sue condizioni sono ora ottimali: «Il problema al polpaccio mi ha un po’ rallentato il ritmo, ma ora penso di essere al 100%». Wells, che aveva confermato la sua firma con Varese su Instagram durante l’estate, ancora prima che arrivassero i comunicati ufficiali, si definisce pronto per l’esordio in Serie A: «Siamo pronti per cominciare e ci stiamo preparando all’esordio nel modo migliore. Penso che quello italiano sia un campionato molto competitivo e che ogni partita andrà sudata e sarà dura. Sono emozionato nel dare il via a questo campionato, non vedo l’ora che la stagione abbia inizio e soprattutto non vedo l’ora, non vediamo l’ora tutti quanti, di giocare la partita di domenica. Il precampionato è andato bene, abbiamo vinto molto, ma è da domenica che si inizia a fare sul serio. Abbiamo sempre lavorato bene insieme, si è creato subito un bel rapporto tra di noi, dentro e fuori dal campo. Ci vediamo anche dopo gli allenamenti e questo aiuta a cementare un bel gruppo. Vorremmo dimostrare tutti insieme di poterci esprimere ad alto livello». Coach Caja, ma anche Tyler Cain e tutti i compagni, ha parlato bene di lui esaltando le sue doti di leadership in campo: «Sono contento che abbiano parlato bene di me, io cerco di giocare il mio basket, di essere aggressivo e utile alla squadra, come mi è stato insegnato. Sono pronto a prendermi le mie responsabilità, la stagione scorsa sono stato capitano ai Giessen, penso di averlo fatto bene». In chiusura, le curiosità in risposta alle domande dei tifosi: «Cestisticamente il mio modello è Kobe Bryant, ma il vero punto di riferimento è mio padre, che mi ha sempre insegnato che genere di persona essere». Conclusa la presentazione di Cameron Wells, l’ultima della serie dei nuovi acquisti, c’è da segnalare una nuova avventura per un ex biancorosso. Paolo Conti, assistente allenatore nelle ultime due stagioni sulla panchina della Openjobmetis prima con Moretti e poi con Caja, sarà assistente di Meo Sacchetti in nazionale. Insieme a lui e al Meo, in questa nuova avventura in azzurro, ci saranno Lele Molin, ora assistente a Trento ma con una grandissima esperienza alle spalle, e Massimo Maffezzoli, che ha accompagnato Sacchetti nella straordinaria avventura a Sassari e lo ha seguito anche a Brindisi. Alberto Coriele
  6. Cameron Wells ha solo parole positive per Varese e non vede l'ora di cimentarsi con la serie A italiana, scelta per misurarsi ad un livello superiore dopo le esperienze precedenti in Olanda e Germania. Il nuovo playmaker bianco-rosso racconta così le sue sensazioni: «Il feeling con compagni, staff tecnico, società e tifosi è stato eccellente: le prime cinque settimane trascorse a Varese sono state molto positive, per quel che ho visto in precampionato sarà una stagione molto impegnativa contro squadre forti e ben organizzate. Sarà un campionato molto equilibrato, ci stiamo preparando per competere al massimo in tutte le partite». Di Wells hanno parlato bene tutti i compagni per la capacità di scelta tra costruzione e finalizzazione del gioco, qualità principale per un playmaker d'ordine: «Cerco solo di giocare il basket che mi hanno insegnato: non sono un giocatore egoista, credo di essere in grado di decidere quando scegliere le soluzioni personali e quando invece è più opportuno coinvolgere gli altri; per questo mi fa molto piacere F apprezzamento espresso dai miei compagni. Io leader? E un lavoro che prosegue giorno dopo giorno; l'anno scorso in Germania ero il capitano e avevo responsabilità nella comunicazione con i compagni e l'allenatore, sono contento che il coach mi veda con lo stesso ruolo quest'anno». L'atleta del 1989 è deciso a giocare al meglio le sue carte a Varese, ma è concentrato solo sui destini del team biancorosso per il 2017-18: «Ho sempre cercato di costruire anno per anno la mia carriera; Varese sarà un'esperienza importante in una lega competitiva, ma il mio obiettivo non è quello di cercare un contratto migliore il prossimo anno. Quello che mi interessa, come giocatore e come persona, voglio vincere il maggior numero di partite possibili per me e per la squadra». E dopo un precampionato da protagonisti, la squadra è carica per iniziare al meglio l'avventura stagionale: «Non vediamo l'ora che la stagione cominci; il precampionato è stato positivo e ricco di successi, ma questa settimana in palestra si respira un clima diverso, c'è grande entusiasmo e voglia di iniziare a giocare per i due punti. Vogliamo provare a noi stessi e alla città di poterci stare in questo campionato a partire dalla sfida di domenica contro Venezia». Wells conferma infine l'ottima chimica umana tra i membri della squadra del 2017-18: «Ci siamo trovati subito bene insieme anche fuori dal campo; ci vediamo spesso e parliamo molto tra di noi, questo aiuta per riuscire a comunicare anche sul parquet, e fa molto piacere a tutti noi. L'auspicio è che si possa dare continuità al lavoro che abbiamo iniziato in queste settimane. Per tre anni consecutivi ho militato nel Giessen, ma attorno a me c'erano sempre tante novità; poter proseguire con lo stesso gruppo di lavoro con persone che si conoscono e dei quali ci si fida potrebbe essere utile». Giuseppe Sciascia
  7. Andrea Trinchieri “racconta” Cameron Wells. Il tecnico milanese campione delle ultime tre edizioni della Bundesliga alla guida del Bamberg illustra le caratteristiche del nuovo play di Varese (oggi la firma ufficiale con il club di piazza Monte Grappa), proveniente dal campionato tedesco dove ha militato nelle ultime 4 stagioni tra Tubingen e Giessen 46Ers. «La prima cosa che impressiona è che si tratta di un elemento di grande energia: negli Stati Uniti direbbero “plays bigger than his height”, gioca con una fisicità ed una intensità superiori alla sua stazza. Colpiscono le braccia lunghissime con le quali arriva dappertutto; è molto bravo nel costruire soluzioni dal palleggio, è migliorato nel tiro da 3 punti e ama prendersi i tiri che contano con un raggio di tiro spesso molto ampio. Può anche andare spalle a canestro contro un avversario più piccolo; contro di noi quest’anno ha segnato 30 punti con una gamma variegata di soluzioni». Wells arriva a Varese accompagnato anche da referenze positive sul piano caratteriale… «è un giocatore capo, lo dimostra il fatto che è rimasto per tre anni nello stesso club, diventando anche capitano di una squadra che nelle ultime due stagioni è andata a una sola vittoria dai playoff. La leadership non gli manca, ma è un bravo ragazzo capace di stare al suo posto. Certo non bisogna aspettarsi letture da Aldo Ossola: non è un regista puro ma una combo guard, come peraltro ormai sono la stragrande maggioranza degli esterni americani che arrivano in Europa. Sarà importante come si porrà nei confronti del coach e quali saranno le richieste dello staff, tenendo conto che la lega tedesca, per certi versi migliore di quella italiana, non è così evoluta a livello tattico». Sotto quali aspetti ci sarà maggiormente bisogno di un periodo di adattamento? «In serie A ci sono allenatori molto capaci di complicarti la giornata con una preparazione della partita incentrata sulle caratteristiche individuali, mentre in Germania si gioca un basket più aperto nel quale ogni squadra porta avanti le proprie qualità con un piano partita meno minuzioso. L’importante è consentirgli di adattarsi a questo tipo di situazioni senza buttarlo a mare se dovesse “sbattere il muso” magari in trasferta contro qualche difesa tattica preparata contro di lui». Quale sarà la chiave per farlo rendere al meglio? «Penso che Wells possa essere una buona presa per Varese se l’ambiente sarà in grado di sostenere questa scelta e supportarlo qualora all’inizio dovesse fare male in qualche partita: i giocatori “nati imparati” sono ben pochi e si contendono i 48 posti delle 4 squadre che disputano le finali di Eurolega, tutti gli altri hanno pregi e difetti: vanno esaltati e sfruttati appieno i primi e nascosti i secondi. Altrimenti, se si critica fin dall’inizio a novembre c’è il rischio di avere un problema». Come giudica il momento del basket italiano? «Il secondo posto ai Mondiali Under 19 ribadisce la grande qualità della produzione di giocatori e allenatori del nostro movimento: abbiamo tutto, ma riusciamo a produrre poco. Mancano regole chiare e unità di intenti: servirebbe una figura che possa dire “domani si farà questo e fra 5 anni quest’altro; se non vanno bene le ricette me ne assumerò ogni responsabilità”. Invece prevale la logica del “divide et impera”: un motto non certo coniato a Bonn, né tantomeno a Springfield…». Giuseppe Sciascia
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