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  1. Varese non fa 13: la Openjobmetis, nell’ultimo turno di campionato, perde contro una Sassari già focalizzata sui playoff e complice una difesa troppo morbida chiude sul 96-110 a favore dei sardi. Una buona notizia arriva da Marcus Keene: con i 31 punti messi a segno l’americano diventa il capocannoniere della Serie A. Non accadeva, per un varesino, dai tempi di Boris Gorenc. Una piccola consolazione, certo, ma quella più attesa era già accaduta due settimane fa, con il successo sulla Fortitudo e la conseguente salvezza matematica. Le due partite restanti, questa e quella di Brescia, sono servite solo a portare a termine un cammino mai come in questo anno pazzo, dentro e fuori dal campo. Inutile stare qui a riassumere tutto quanto accaduto da agosto in avanti – lo sapete tutti – più logico iniziare a guardare al domani, con una società a sua volta ribaltata e affidata alle mani di Luis Scola. Lo chiamano “General” mica per niente: prenderà decisioni nette come ha già dimostrato in questi mesi. Contro Sassari la squadra di Seravalli ha giocato al di sotto delle proprie possibilità soprattutto in difesa, dove la Dinamo ha affondato a più riprese la lama nel burro segnando l’enormità di 106 punti, da dentro, da sotto, da fuori, dagli angoli. Un po’ troppo remissiva Varese, se possiamo permetterci una critica, ma tant’è. Questa versione della OJM è solo da ringraziare per la seconda metà di stagione, da quando cioè nessuno avrebbe scommesso un euro sulla permanenza in A dei biancorossi. Domani è un altro giorno, domani – mentre Sassari andrà a giocare i playoff da sesta dopo il tiro a segno di Masnago – inizia la prossima annata. Con una preghiera: sia un po’ meno sofferta. Grazie. PALLA A DUE Seravalli torna a proporre il quintetto basso nonostante la presenza del colosso Bilan dall’altra parte: Reyes va a fare l’ala forte, Vene il pivot. Trazione posteriore USA con Beane in marcatura su Logan, l’ala piccola è Woldetensae. Partono dalla panchina i due ex, Sorokas e Gandini (che non giocherà per un leggero infortunio). Bello il momento prima del via dedicato a Marino Zanatta, eletto nella hall of fame della Pallacanestro Varese e accompagnato per l’occasione dalla famiglia. Parole d’amore da parte dell’ex azzurro per il club con cui è diventato grande a suon di trionfi. LA PARTITA Q1 – Avvio piuttosto buono della Openjobmetis che comanda le operazioni per diversi minuti con un Reyes subito tonico e Beane che limita discretamente Logan in difesa. Più difficile arginare il fisico di Bilan e Bendzius sotto canestro: sorpasso sardo ma Varese agganciata, 19-20. Q2 – Il punteggio lievita nel secondo quarto e c’è da dire che per i biancorossi la scelta di rincorrere i ritmi sassaresi non pare particolarmente centrata. Per la verità inizialmente Sorokas spinge anche avanti i suoi (32-27) ma nella seconda metà del periodo la Dinamo mette la freccia con Logan e di nuovo Bilan mentre Keene resta con le polveri bagnate. Una tripla di Woldetensae (l’unica) a fil di sirena regala il -6 di metà gara (43-49) ma la difesa è già balneare. Q3 – L’avvio di terzo periodo chiude i conti: Sassari segna a ripetizione dall’arco con Bendzius che infila 14 punti con 4 triple e senza errori sino a quarto inoltrato. Varese qua e là trova la giocata giusta ma nel mezzo la squadra di Bucchi non sbaglia mai: 8 su 10 nel tiro a segno da lontano per la squadra in blu e punteggio (72-87) che è già una sentenza. IL FINALE Keene intanto è salito a quota 20 e capisce di avere a portata di mano il titolo marcatori. Il texano forza qualcosina ma neppure tanto, viene in parte aiutato dai compagni e riesce in qualche modo a superare i difensori ospiti: su una penetrazione in area arriva il 30° punto, poi ce ne sarà un altro dalla lunetta quando Burnell e Woldetensae bisticciano all’improvviso dando pepe al finale di partita. Sul risultato non ci sono dubbi, Sassari chiude avanti 96-110 ma resta sesta e si troverà di fronte a Brescia. Varese va in vacanza, meritata con questo assetto come già abbiamo sottolineato con i giocatori che non smettono di ringraziare il pubblico, in qualche caso omaggiato con lanci di maglie e scarpe. Tutto è bene quel che finisce bene. Damiano Franzetti
  2. Mezza partita di spessore, mezza partita disastrosa. E la metà “bacata” prevale nettamente al momento del consuntivo finale: la Openjobmetis vede tramontare l’ultima speranza di accedere ai playoff nonostante i risultati favorevoli maturati sugli altri campi. A livello di risultato, per Varese è una vera e propria batosta: 102-71, roba “vertematiana” contro un’avversaria che – va detto – si affaccerà da terza ai playoff con anche una certa voglia di rovinare la festa alle corazzate Virtus e Olimpia. Per vincere al PalaLeonessa sarebbe quindi servita una prova di spessore da parte degli uomini di Seravalli e per 20′ l’impresa è sembrata possibile, perché la OJM ha risposto colpo su colpo all’attacco di casa trovando prodezze soprattutto dalle parti di Caruso e Vene. Poi però Brescia ha cambiato marcia in difesa (Magro ha spiegato di aver voluto provare un “piano” differente dal solito nei primi 20′) e per Ferrero e compagni è arrivata una sagra di palle perse (19 alla fine) e tiri sbagliati (9/38 da 3): appena 22 punti a segno mentre dall’altra parte l’uragano bresciano si è assestato solo sulla sirena finale. 21 vittorie in regular season e record societario per la Germani, cocci sparsi in casa biancorossa. Anche se c’è chi sta peggio: la Fortitudo ha perso anche con Napoli (a Bologna) ed è così retrocessa in A2 con una partita d’anticipo. Tornando in casa Varese, va rimarcata la serata disastrosa di Marcus Keene, osservato speciale dalla difesa di casa determinata a spingere Amedeo Della Valle nel duello diretto per il titolo di capocannoniere. Appena 4 punti del folletto varesino (preso di mira dai difensori di casa), e senza il suo apporto l’attacco di Seravalli è risultato ampiamente spuntato. Una situazione resa ancora più complicata dalle brutte prove di Beane, Woldetensae, De Nicolao e Sorokas: solo tre gli uomini in doppia cifra, quelli che oltre a prendersi responsabilità hanno anche concretizzato. Il migliore è stato Justin Reyes, altra risposta a distanza al silurato Roijakkers, ed è davvero incomprensibile l’ostracismo dell’olandese verso un giocatore comunque capace di rendersi utile in tanti modi. Bene – li abbiamo già nominati – anche Caruso nel primo periodo e Vene nel secondo ma le loro fiammate sono servite ad alimentare solo il fuoco di una speranza spenta dopo l’intervallo. Perso il contatto nel punteggio, la OJM ha dato poi l’impressione di avere finito idee e benzina: la difesa, già così-così nei momenti buoni, non è più riuscita ad arginare le folate bresciane trascinando in basso anche la fase offensiva. Finisce qui, dunque la rincorsa, anche se c’è un’ultima partita da onorare domenica prossima contro Sassari: la salvezza va senz’altro festeggiata, magari però con una prova più solida di quella offerta al PalaLeonessa. Chiudere con una figuraccia non sarebbe il modo migliore per congedarsi. PALLA A DUE Seravalli conferma lo starting five già visto con la Fortitudo, con Keene e Woldetensae guardie, Beane di raccordo, Reyes secondo lungo accanto a Vene. Di là è un concentrato di talento con Moss tra i primi 5 con l’ultimo acquisto Brown e con Della Valle che contende al 45 biancorosso il titolo di capocannoniere. Appena discereto il contorno di pubblico (circa 2.600 persone) per una squadra – la Germani – che sta veleggiando al terzo posto in una stagione notevole. LA PARTITA Q1 – La squadra di Magro inizia subito con grande aggressività ma trova buone risposte da Vene e Reyes. Keene segna da 3 in contropiede ma sarà l’unico canestro dal campo. Poi si scatena Caruso: due schiacciate e due triple del pivot permettono ai biancorossi di restare agganciati alla Germani sospinta fin da subito di Mitrou-Long (24-21). Q2 – Nel secondo periodo la Openjobmetis fa ancora meglio: stavolta è Vene a vestirsi da Superman con una tripletta consecutiva dalla lunga distanza a spaventare i padroni di casa (bene Laquintana). In assenza di Keene – già a tre falli oltre alle basse percentuali – tocca a Reyes affiancare l’estone sino al sorpasso nel finale di frazione. Alla pausa lunga il tabellone segna 47-49. Q3 – Vincere in trasferta a Brescia giocando ai 100 punti però si rivela ben presto impresa impossibile: al rientro i biancoblu sono subito determinati ad allungare con un Mitrou-Long immarcabile. Al canadese si affianca Gabriel – non certo il primo violino bresciano – mentre Varese ha ancora due sussulti sulle triple di Sorokas e De Nicolao per il -6. Il lungo però fallisce i due tentativi successivi, Brescia ringrazia e scappa chiudendo 72-63 alla mezz’ora. IL FINALE Da qui in avanti, Varese non c’è più: nei 10′ finali la Openjobmetis mette a referto più palle perse (9) che punti (8) e per qualche minuto si ha l’impressione di guardare una partita di minibasket tra la squadretta di paese e quella figlia della grande società. Da una parte si fatica a fare due passaggi, dall’altra si corre e segna a raffica. Solo Della Valle (14 punti) sbaglia qualche conclusione tenendo ancora viva la sfida marcatori con Keene; la partita invece si incammina su un trentello triste per Varese che alla fine perde 102-71 con tanto di canestro miracoloso del giovane Mobio appena entrato. Brescia si giocherà addirittura lo scudetto, per Varese l’anno finisce (quasi) qui. Damiano Franzetti
  3. Quello che non era arrivato il giorno della Resurrezione, è accaduto in quello della Liberazione. Varese è salva, Varese resta in Serie A, Varese centra un obiettivo che sembrava tornato difficile dopo 28 gare in cui è accaduto di tutto. Varese trionfa, in un certo senso, prendendosi anche un po’ di lussi: quello di segnare 103 punti in una partita, quello di segnare da tre punti con il 56%, quello di mandare a referto sette uomini in doppia cifra. Quello di inguaiare una avversaria storica, la Fortitudo Bologna, ancor più sull’orlo del baratro dopo il 101-92 incassato in una Masnago che riassapora la gioia di fare festa. Ci voleva, una serata del genere, addirittura con un finale “tranquillo” dopo che per quasi mezz’ora il testa-a-testa era stato snervante. Canestro da una parte, prodezza dall’altra, rimbalzo d’attacco di qua, assist di là senza che nessuna delle due contendenti riuscisse a forzare un vantaggio solido. Poi però la partita della Openjobmetis è sbocciata definitivamente: in occasione di un paio d’incertezze biancoblu, la squadra di Seravalli ha capito di poter scappare trovando mani bollenti tra i suoi tiratori. Keene, certo (26 punti), Woldetensae pure, i baltici ovviamente e addirittura De Nicolao che nella serata più importante chiude con 3 su 3 dall’arco. Il segnale che per Bologna la spallata era troppo forte, e così nei minuti finali i biancorossi sono volati sino al +17 imbucando il pallone da ogni punto del campo. Ma anche Reyes merita una sottolineatura: il giocatore “meno amato” dell’era Roijakkers si prende una rivincita con una gara da urlo, 15 punti e 26 di valutazione. E anche chi non ha fatto canestro – i soli Caruso e Librizzi – hanno trovato il modo di dare il proprio contributo alla causa. Vittoria corale se ce n’è una. Intorno, dicevamo, si scatenava la festa salvezza con ben oltre 4mila tifosi bollenti e impegnati in un duello “vocale” (ma anche molto corretto) con i tanti fans arrivati dalla città emiliana. Tanti, tantissimi i bambini e i ragazzi delle scuole e dei centri minibasket sugli spalti, cornice ancora più bella anche per questo in chiave futura. Un domani che ora Luis Scola e i suoi collaboratori potranno prendere di petto fin da subito, senza patemi d’animo particolari dovuti alle ultime due giornate di campionato. Partite molto molto difficili – a Brescia e in casa con Sassari – ma da giocare liberi di testa e di cuore: chissà mai che arrivi qualche altra soddisfazione (e un piazzamento da spendere sul tavolo europeo). Intanto però, è tempo di tirare il fiato, rilassarsi, gioire e prendere appunti, per non ripetere un domani una stagione totalmente folle come questa. PALLA A DUE Quintetto rivoluzionato per Alberto Seravalli che tiene seduti De Nicolao e Sorokas, dando a Keene la regia, a Wolde e Reyes il quintetto e a Vene il compito di marcare il gigante Groselle, una mossa che ha ricordato quella di Brindisi su Perkins. La Effe è senza l’infortunato Feldeine e si presenta in campo con quattro stranieri accanto ad Aradori, accompagnata da circa 300 tifosi (3 i pullman della “Fossa”). Masnago caldissima, cornice d’altri tempi, ma tutto nel segno della correttezza. LA PARTITA Q1 – Naso avanti di Varese nelle prime battute ma Kigili subito agile a rientrare e passare davanti con un Charalampopoulos subito molto caldo (sarà una costante). Gli attacchi hanno la meglio sulle difese, Reyes si fa vedere, consueto buon avvio di Beane e punti distribuiti. Alla prima pausa è 24-25. Q2 – Nel secondo quarto la Fortitudo appare un po’ più concreta e in un paio di occasioni prova ad avere uno spunto migliore toccando il +5. Brava, nella circostanza, anche la OJM ad avere la pazienza di rientrare nonostante un terzo fallo di De Nicolao arrivato prestissimo (poco più di 13′). Piace Reyes sui due lati del parquet, piace ancora di più Keene che scalda la mano e piazza un controbreak con cui Varese torna a condurre. Un vantaggio che non dura perché proprio il play si palleggia sui piedi sull’ultimo possesso e permette il contropiede di Charalampopoulos per il 45-45. Q3 – Nel terzo periodo arriva anche la raffica firmata da Woldetensae, zero punti nei primi 20′, 11 nella frazione successiva all’intervallo lungo. Neppure questo, però, basta a staccare una Kigili che risponde colpo su colpo, almeno fino al 28′ quando De Nicolao sigla il 68-66 con una tripla dall’angolo. Poi il play commette quarto fallo e manda Procida in lunetta: l’ex canturino però fa solo 1/3 e Varese capisce che, forse, la Effe non è così salda come si temeva. Negli ultimi 2′ Varese costruisce un +7 (76-69) che vale platino con prodezze di Wolde e del solito Keene. IL FINALE E qui, altro capolavoro Openjobmetis: con il primo possesso del quarto Reyes allunga a +9 e toglie un altro pezzetto di sicurezza alla Effe che a quel punto inizia a forzare al tiro e fatica a trovare punti. Masnago è un pandemonio ed esplode quando i biancorossi aprono le ali: segna da 3 Sorokas (dopo rimbalzo offensivo di Librizzi), segna di nuovo Keene da lontanissimo e in poche mosse il punteggio arriva addirittura a +17, massimo vantaggio (94-77). Non può finire così, perché gli ospiti hanno qualche colpo di coda ancora in serbo per riavvicinarsi ma il divario è troppo grande per creare brividi. E quando Beane inchioda una schiacciatona delle sue, per Varese è solo festa. Damiano Franzetti
  4. Senza più il discusso Roijakkers in panchina, Varese non è una squadra alla deriva, anzi. Chi temeva il crollo dopo l’ennesimo shock in settimana ha tirato un sospiro di sollievo, perché i biancorossi sono vivi e pronti a lottare anche se ciò non è bastato per strappare una vittoria-salvezza sul parquet della Bertram Tortona. La sensazione è che, contro un’altra avversaria, la Openjobmetis avrebbe anche potuto completare un’impresa, ma i piemontesi non hanno avuto tremori quando si è trattato di chiudere i conti. Ovvero quando una rimonta furiosa nell’ultimo periodo, caratterizzata soprattutto dalle prodezze di Sorokas, aveva riportato Varese in parità dal -19. Una rincorsa notevole cui hanno partecipato a vario titolo anche Librizzi e Woldetensae, Reyes e Keene, giunta fino all’89 pari. Ma non è bastato contro un’avversaria che ha tirato a tratti con percentuali divine, il 54% da 3 alla fine. E contro un giocatore, Mike Daum, che di punti ne ha messi 33 con 7/9 nelle triple e 11 rimbalzi: prestazione mostruosa (46 di valutazione) per di più contro Vene (una delle certezze biancorosse, stasera demolito). Senza l’americano staremmo parlando d’altro, ma il basket è anche questo. Varese ha anche pagato a caro prezzo qualche amnesia difensiva, specie nel secondo periodo, quando i bianconeri hanno creato il break che poi si è trascinato per il resto della partita. E anche dopo l’intervallo qualche meccanismo è saltato, con palle perse in modo banale. Però su quegli errori è stata anche costruita una risalita che, fosse arrivata con Treviso o Trieste, avrebbe portato a ben altri risultati. Ora i biancorossi dovranno conservare quello spirito di lotta e quella volontà di reagire al caso-Roijakkers, lavorando inoltre su quei dettagli che hanno permesso a Tortona di punire la difesa. Contro la Fortitudo sarà una finale: Seravalli (oggi in tribuna) dovrà ricaricare due giocatori chiave come De Nicolao e Vene, oggi in crisi netta, e magari anche Beane che si è acceso all’inizio per poi sparire lentamente. Chi invece ha dato prova di voler lasciare il segno è stato Justin Reyes: il “casus belli” principale dell’esonero di Roijakkers ha portato in campo voglia, energia e punti (al di là di una schiacciata fallita nel momento decisivo). Servirà di nuovo così nelle tre partite mancanti. PALLA A DUE Senza più Roijakkers e con Seravalli che non può sedersi in panchina per motivi burocratici, la scelta del tandem Ferrero-Jemoli in panchina è quella di mandare in campo fin da subito Marcus Keene con Librizzi dalla panchina. Per il resto non ci sono variazioni in quintetto: sotto canestro sfida tra due ex di turno, Sorokas e Cain. Tortona affida la regia a un altro “passato biancorosso”, Wright. Non troppi i tifosi sugli spalti in questo caldo Sabato Santo, folta però la rappresentanza da Varese. LA PARTITA Q1 – Varese parte contratta e il Derthona ne approfitta spingendo fino al 14-6 (due triple, Keene e Sorokas). La OJM mescola il quintetto ma è Beane a dare la scossa: tripla, due liberi e canestro in entrata per tornare a contatto. C’è anche il sorpasso di Keene, mentre Reyes ha un impatto ottimo in difesa, anche su Daum. Quest’ultimo, con una tripla permette ai suoi di mantenersi avanti dopo 10′ vivaci, 21-22. Q2 – Il secondo periodo è la fiere degli attacchi, anche se quello piemontese gira meglio. La Bertram si rimette avanti con Filloy, subito ficcante, però deve fare i conti con la replica di un Woldetensae salito nettamente di tono (10 punti nel periodo). La OJM però concede troppo in difesa – Caruso spesso in ritardo – e se da un lato riesce a restare in scia, dall’altro perde il contatto diretto perché Daum è una sentenza. Al contrario di Vene che va al riposo a quota zero, con Varese sotto 54-45 e troppi canestri subiti. Q3 – Dopo l’intervallo, Varese vede i fantasmi: 2-3 palle perse consecutive, anche in maniera banale, portano il divario sino al 72-53 a favore di un Derthona che ha in Daum e Macura le sue principali bocche da fuoco. Quando la partita sembra però chiudersi in anticipo, la OJM piazza uno 0-11 di parziale con Reyes e con una tripla di Librizzi che vale l’improvviso -6. Arriva un aiutino ai “Leoni” (fallo dubbissimo del Libro sulla tripla di Filloy) che fa respirare i padroni di casa ma la partita è riaperta: la sirena arriva sul 78-68. IL FINALE Se Caruso era il lungo in campo nella prima parte del recupero, Paulius Sorokas è l’uomo imprescindibile nel finale: prima Daum replica per due volte ai tentativi biancorossi, poi il lituano si carica sulle spalle Varese e – con un canestro e fallo seguito da una tripla – riesce a raggiungere anche la parità a quota 89. Il timeout di Ramondino però funziona, la Bertram trova due canestri rapidi (Cain, Sanders) e non perde più il vantaggio nonostante una Varese sempre lì. Keene però forza un paio di occasioni, Reyes sbaglia una schiacciata (fino a lì era stato impeccabile) e così Daum dice 33 e insieme ai compagni chiude il match sul 104-99. Damiano Franzetti
  5. La Openjobmetis spreca malamente anche il terzo “match point” interno sulla strada per la salvezza e a questo punto torna ad avere paura. Dopo i KO con Pesaro e Treviso, i biancorossi perdono malamente anche con Trieste (76-92), restano impantanati a quota 22 e ora devono affrontare un calendario che da agevole è diventato tenebroso. Benzina finita, nel serbatoio di Varese: questo è il dato più lampante, e del resto era complicato riuscire a fare il pieno nel giro di tre soli giorni. Rispetto alla partita con la Nutribullet, la squadra di Roijakkers tira un po’ meno da tre (ma sempre troppo) e continua a non essere assistita dalle percentuali, appena 9/37 da 3, con giocatori come Woldetensae in rottura continua (1/7). Per contro, proprio dall’arco l’Allianz costruisce un bel pezzo del proprio successo, il 42% per Banks e compagni abili a tenere sempre calda la mano per respingere sul nascere i timidi tentativi di riavvicinamento nella seconda metà di gara. Già, perché i primi 20′, pur difficoltosi, erano filati via in equilibrio: dopo un brutto avvio Varese aveva anche guadagnato il vantaggio alla prima sirena e, a ridosso dell’intervallo, aveva sprecato la bomba del pareggio prima di finire a -5. Poi però il buio: la OJM ha faticato tantissimo ad andare a segno, affidandosi per disperazione al solito Keene (comunque più che sufficiente) e a un Librizzi straordinario (13, 100% al tiro). Mancata la produzione in attacco, anche la lucidità mentale è andata via via spegnendosi. Con Vene e Denik ai minimi termini, Sorokas evidentemente stanco e Beane poco incisivo, per Varese non c’è stato niente da fare, salvo pareggiare (minuscola consolazione) la differenza canestri rispetto al successo dell’andata. Roijakkers, tra l’altro, ha usato il pugno duro con Reyes, entrato in quintetto e subito tolto dal parquet. Una “operazione” poi bissata al secondo giro in campo del bostoniano, che evidentemente ha tradito la fiducia del coach, inflessibile nel imbullonarlo alla panchina. Qualcosa di simile è avvenuto anche con Virginio (schiacciata e fallo concessi a Konate alla prima azione: ritorno in panca e mai più usato) con modalità abbastanza burbere che stridono con la lettura fatta dal coach dopo gara. L’olandese volante, giustamente, ricorda quanto fatto in tre mesi e sottolinea come la squadra non debba avere paura, tornando immediatamente a pensare al prossimo impegno. Il problema è che questo arriverà tra soli tre giorni (sabato) su un campo difficile come quello del Derthona a Casale Monferrato. Lontano da Masnago sono arrivate già cinque imprese: ne serve una sesta per mettersi tranquilli. PALLA A DUE L’orario delle 19,30 non è dei migliori per avere un palazzetto pieno a Masnago anche se a partita iniziata gli spalti vanno riempiendosi. Applausi dal pubblico per Banks e Cavaliero, ex ancora amati: l’americano è in quintetto con Mian mentre in panchina c’è un altro biancorosso del recente passato, Jason Clark. Roijakkers rimette Librizzi in quintetto base accanto a Beane, ma deve tenere fuori inizialmente Vene per un problemino: parte Reyes che dopo 1’30” sarà già in panchina. Tra gli ospiti il pivot e Konate, con Delia a referto ma indisponibile per un leggero infortunio. LA PARTITA Q1 – Inizio freddo per Varese, con Roijakkers che inserisce subito Keene e Vene dopo il 2-9 iniziale (canestro di Librizzi). La OJM tira piuttosto male da fuori, ma una tripla di De Nicolao e le folate di Keene permettono ai biancorossi di recuperare (nonostante un paio di errori di Sorokas, meglio Caruso) e di chiudere avanti di uno, 19-18. Q2 – Per mezzo periodo si procede appaiati: Varese perde un paio d’occasione per allungare ma con Keene è ancora avanti al 25′ (28-27), poi però le fatiche offensive si fanno sentire e Trieste ringrazia con un break di Konate e Banks sempre presente. Librizzi e Wolde replicano ma quest’ultimo spreca il tiro del pareggio, piedi per terra e un fallo contestato di Vene dà a Trieste due liberi convertiti da Grazulis per il 39-44. Q3 – Al rientro però, Trieste gira fin da subito a velocità doppia: Konate dà un primo strappo, Sorokas fallisce la schiacciata di rabbia e immediatamente dopo Grazulis colpisce da 3, frontalmente. In poche azioni il panorama cambia del tutto: l’Allianz mette una prateria fra sé e gli inseguitori. In poche mosse sono 14 i punti di distacco, poi Wolde trova l’unico canestro pesante della nottata ma il divario resta eloquente, 54-67. IL FINALE A Varese servirebbe ricucire subito lo strappo: c’è, in effetti, una tripla di Librizzi con il numero 13 che replica un paio di minuti dopo, ma nel frattempo sono andati a segno sia Cavaliero sia Clark, ex senza cuore. Sotto di 15 si comincia a pensare alla differenza canestri, anche se a un certo punto Roijakkers perde la trebisonda e mette Zhao per un istante. Due liberi di Keene valgono il -16 che sarà il finale, perché Banks almeno sull’ultima azione grazia i colori biancorossi, prima di prendersi un applauso affettuoso. Applauso che Masnago replica, convinta, anche per i giocatori di Varese dimostrando grande maturità. Pesaro, nel frattempo, batte (di 1) la Fortitudo e consente di respirare un po’ in tarda serata. Ma per la salvezza serve un successo. Damiano Franzetti
  6. Lo scorso anno, di questi tempi, la Openjobmetis strappava una insperata vittoria-salvezza sul campo di Treviso, con un’impresa che rivitalizzò la classifica e l’ambiente biancorosso. Oggi i veneti hanno restituito lo sgarbo (80-89) in un contesto simile: la classica scossa data dal cambio di allenatore premia la Nutribullet e complica il cammino di Varese, corsara lontano dalla Enerxenia Arena ma non così brillante tra le mura amiche. Non così brillante ma soprattutto stanca e poco paziente, una lettura che dà anche coach Roijakkers al termine di un match che, dopo quasi mezz’ora di rincorsa, sembrava essersi tinto di biancorosso. E invece, proprio quando Varese ha operato il sorpasso e fatto sperare in un finale galoppante, Vene e compagni sono andati in riserva d’energia e di lucidità. A quel punto l’attacco si è affidato a conclusioni precipitose, forzate, sbilenche e le percentuali sono crollate, permettendo agli ospiti di piazzare l’allungo (con 7 punti in fila di Bortolani) dal quale la OJM non si è più ripresa. Un inciampo doloroso, che ovviamente non cancella quanto di buono fatto fino a questo momento ma che rende più difficile sia la rincorsa a una salvezza ampiamente anticipata sia – a maggior ragione – quella alla zona playoff. Per il primo obiettivo tra tre giorni ci sarà una seconda occasione, perché a Masnago arriverà un’Allianz Trieste che è tornata al successo contro Reggio dopo due supplementari. Sarà dura, ugualmente, perché si arriverà alla partita nelle stesse condizioni di oggi, ma a questo punto è necessario strappare un successo per mettersi tranquilli. Ritrovando fluidità in attacco, perché è vero che Varese ha distribuito 22 assist, ma è altrettanto vero che molti canestri realizzati sono comunque stati opera di qualche magia – le triple di Keene, qualche guizzo di Vene, qualche decollo di Beane. I 43 tiri pesanti tentati (solo 13 andati a segno) sono il metro di giudizio di una partita nata e morta storta, nonostante la reazione e qualche momento di brillantezza al centro. La OJM però ha patito troppo Sims (che era in rotta con Menetti e stavolta è stato determinante), classico pivot che gioca “sopra al ferro” dove l’eroico Sorokas non può arrivare. E in attacco Varese ha avuto troppo poco da De Nicolao e Woldetensae, le due guardie del quintetto: ci avevano abituato ai miracoli, stavolta sono tornati sulla terra e tutta la squadra ne ha risentito. PALLA A DUE Gara alle insegna delle novità a Masnago. C’è il nuovo allenatore sulla panchina di Treviso, Marcelo Nicola (beccato a più riprese dal pubblico biancorosso), c’è – appunto – il pubblico con affluenza normale dopo oltre due anni segnati dal covid (bandierone a coprire la curva, autorità – sindaco e prefetto – bambini delle scuole). C’è pure una variazione nel quintetto base di Roijakkers. Tra De Nicolao e Beane prende infatti posto Woldetensae per via della caviglia malconcia di Librizzi, comunque arruolato. Nicola piazza due italiani in quintetto, Bortolani e Akele, con l’ex Dimsa, dando poi fiducia a Sims – che era in rotta con Menetti – sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – Non è la solita Openjobmetis quella che approccia la partita: pigra in attacco dove sbaglia tanto da 3 (dopo il primo centro di Vene), molle in difesa. La Nutribullet ne approfitta sia attaccando l’area con Sims che può giocare sopra al ferro, sia cercando canestri rapidi dopo i rimbalzi in difesa. Gli ospiti (8 punti Bortolani) aprono un break che tocca gli 11 punti per poi assestarsi sul 16-26 al suono della prima sirena. Q2 – A rivitalizzare l’attacco ci pensa allora Keene: il texano scalda la mano, infila tre triple (e Vene lo imita) riportando in scia una Openjobmetis che – non troppo rapidamente – comincia anche ad applicarsi in difesa. La risalita si ferma sul -1 perché Sorokas fa 1 su 2 ai liberi nel momento del possibile pareggio, la Nutribullet respira e chiude a +4 (44-48) con bel canestro di Bortolani, nonostante uno sprazzo importante anche di Beane sui due lati del rettangolo. Q3 – Dagli spogliatoi Varese è brava a riportare in campo le buone sensazioni del secondo periodo: i biancorossi capiscono che il riaggancio è fattibile. Ci pensa Beane impattando il punteggio e recuperando il pallone che porta al sorpasso firmato da Reyes usato a intermittenza da Roijakkers. Treviso è brava a reggere l’urto: va sotto ma non crolla perché Sokolowski, Imbrò e compagnia cantante trovano comunque le repliche ai canestri di Vene e Sorokas. Ancora Reyes trova il +6, massimo vantaggio ma negli ultimi possessi i veneti riducono lo svantaggio alle briciole, 67-65. IL FINALE Nelle prime battute dell’ultimo quarto c’è ancora la sensazione che Varese possa ripartire a razzo (rara tripla di Woldetensae, canestro di Reyes da sotto) ma poco dopo Bortolani cancella ogni illusione. L’esterno ex Legnano elimina per falli Beane e con una tripletta dall’arco segna 7 punti in fila che sparigliano il punteggio in via definitiva. La OJM ci mette lunghi minuti a ripartire, conditi da forzature e scelte macchinose che permettono ai biancoazzurri di gestire con attenzione il vantaggio. Russell, in particolare, non sbaglia le mosse in regia e quando il solito Sorokas rompe il digiuno biancorosso, la partita è segnata irrimediabilmente: 80-89. Damiano Franzetti
  7. In una serata nata grigia, come le nuvole che scaricano pioggia all’ingresso del PalaPentassuglia, la Openjobmetis di Roijakkers riesce a fare uscire un arcobaleno brillante. I biancorossi interrompono la breve striscia negativa di due sconfitte e ricacciano con grande personalità i timori di un ritorno nella zona medio-bassa della classifica: 72-75 per Varese in un finale con parecchia suspance nel quale però gli ospiti hanno ben capito di avere un briciolo di inerzia dalla propria parte. Merito di una scelta tattica intelligente e non scontata: per fermare un Perkins difficile da arginare, Roijakkers ha fatto la mossa diametralmente opposta. Basta pivot (Sorokas e Caruso) e al loro posto Siim-Sander Vene (con accanto Reyes) che ha limitato il totem di Vitucci con agilità ed esperienza, caricandosi così anche per l’attacco. “Volevo che Perkins a quel punto trovasse di fronte un giocatore diverso e così ho usato un quintetto che avevo varato quando Caruso era fuori per infortunio” spiega l’olandese volante della panchina biancorossa. Confermando che anche in serate non sempre perfette, il colpo di fantasia può fare la differenza. Vene dicevamo: è toccato a lui infilare le due triple che hanno riportato Varese avanti, ma anche un canestro fondamentale da sotto in un finale in cui si sono alternati canestri veloci ed errori da matita blu. Ma se SSV (dopo mezza partita deficitaria) ha potuto collezionare i punti decisivi, il merito è anche di Marcus Keene: un ritorno da 23 punti segnati per il folletto texano, con percentuali non esaltanti ma con la costante necessità della difesa di tenere alta la guardia su di lui. Con conseguenti spazi maggiori per gli altri. E poi pure una palla rubata a 5″ dalla fine dalle mani di Perkins. Non la miglior Varese, ribadiamo, quella che decolla da Papola-Casale con due punti pesanti nella stiva, ma è chiaro che la cosa più importante è il risultato finale, specie su un campo non semplice (Brindisi cercava la scossa) e in una serata ricca di trappole. Da un’Happy Casa accorciata per le assenze di Gentile e Clark a un arbitraggio che ha scontentato tutti a più riprese, sino a un attacco davvero asfittico per metà gara. Situazioni affrontate magari con fatica, ma per le quali alla fine Varese ha trovato le giuste soluzioni. Al termine del match, quindi, la Openjobmetis esce rinfrancata dal confronto e torna a guardare la classifica a testa alta. Una iniezione di fiducia per la doppia gara casalinga – Treviso e Trieste nel giro di tre giorni – che dovrà dare una definitiva indicazione per il cammino futuro dei biancorossi. Che sognano di rispolverare quell’arcobaleno (virtuale) spuntato stasera tra gli ulivi e la terra rossa del Salento. PALLA A DUE Il rientro di Marcus Keene completa le rotazioni di Johan Roijakkers (per lo speaker, “allenatore: Adriano Vertemati”…) che tuttavia non tocca il quintetto base con De Nicolao e Librizzi guardie all’italiana. Sul fronte opposto un Frank Vitucci dato in bilico dalle voci brindisine deve rinunciare – come annunciato da VareseNews – a Wes Clark. Fuori anche Ale Gentile per il problema alla caviglia, recidivo. Regia in mano a Zanelli, uno dei tre italiani in quintetto (ci sono anche Visconti e Udom). Buon pubblico al palasport intitolato a un altro ex coach varesino, “Big Elio” Pentassuglia, dove non manca una piccola e appassionata rappresentanza di tifosi lombardi in parterre oltre a una decina di ultras. LA PARTITA Q1 – 5 di Vene ma 2 triple di Udom che approfitta degli aiuti dell’estone su Perkins per segnare da lontano e dare il primo minibreak. Entra Keene ma senza De Nicolao l’attacco varesino è fermo, così la Happy casa allunga sino al 20-12 ma si ferma su due liberi sbagliati da Perkins. A quel punto la OJM trova un paio di canestri con Reyes e Keene e chiude quasi a contatto, 20-16. Q2 – Il secondo periodo sembra di nuovo sorridere a Brindisi, perché Varese dall’arco non segna mai e a un certo punto smette di provarci. A differenza del primo quarto però, i pugliesi vanno presto in bonus e i giri in lunetta aiutano la Openjobmetis a restare vicina anche perché i padroni di casa sprecano qualcosa di troppo vicino a canestro. Il riaggancio sembra sfumare e invece, dopo un errore da 3 di Redivo a 4” dalla fine, Beane aggancia il rimbalzo, corre in attacco e segna in entrata a fil di sirena. Sorpasso insperato dopo un minibreak di 4-11 in 5′: a metà gara è 34-35. Q3 – Udom apre il periodo con due errori ai liberi ma poi ha un grande impatto sull’avvio di ripresa e crea un parziale nel quale per Varese c’è un’unica tripla di Keene (dopo l’1/11 collettivo dei primi 20′). La Happy Casa però dà l’impressione di non riuscire ad affondare il colpo: Keene approfitta di un fallo di Zanelli con conseguente tecnico a Vitucci per infilare 4 liberi su 4 e riportare in scia la OJM. Nel finale tocca a Perkins attaccare la difesa di Sorokas con due canestri dinamici e un tap in: tutto da rifare per gli ospiti sotto 59-54. IL FINALE Un pezzo di partita si decide subito, ovvero quando Vene carica e segna i due tiri pesanti che rimettono Varese in piena corsa con il fiato sul collo dei padroni di casa. Che replicano con tripla di Zanelli ma subiscono un altro canestro da sotto dell’estone, ormai in piena trance offensiva affiancata al lavoro in retroguardia su Perkins. C’è anche Reyes, a segno in tap in (forse non assegnato nel tabellino) e poi con un cesto rapido. Si apre un break che diventa di 0-7 con la tripla di Keene per il +3. Da quel momento Brindisi accorcerà a -1 ma senza mai tornare avanti, tra errori marchiani (Visconti, De Nicolao), canestri contestati (Perkins, passi di partenza) e tanti brividi. Sul +1 Varese Keene sbaglia un tiro decisivo ma si rifà rubando palla a Perkins in post basso, poi Vene infila i liberi a 4”4 dalla fine e la Happy Casa non riesce a costruire un tiro degno. Festa biancorossa in Salento, 72-75. Damiano Franzetti
  8. Niente da fare, contro una Milano del genere, per un’Openjobmetis che in queste condizioni non può opporsi alla corazzata di Ettore Messina, rigenerata dalla vittoria in Eurolega a Istanbul e capace di proseguire su quella spinta per travolgere Varese nel 185° derby lombardo (95-77). La grande differenza di fisico e di talento tra le due squadre si è vista fin dalla palla a due, acuita anche dall’assenza già nota di Marcus Keene che ha tolto a Roijakkers anche la carta della imprevedibilità, soprattutto dall’arco. Niente da fare, contro una Milano del genere, per un’Openjobmetis che in queste condizioni non può opporsi alla corazzata di Ettore Messina, rigenerata dalla vittoria in Eurolega a Istanbul e capace di proseguire su quella spinta per travolgere Varese nel 185° derby lombardo (95-77). La grande differenza di fisico e di talento tra le due squadre si è vista fin dalla palla a due, acuita anche dall’assenza già nota di Marcus Keene che ha tolto a Roijakkers anche la carta della imprevedibilità, soprattutto dall’arco. Ma sono bastate la precisione dei vari Grant, Daniels e Datome e l’impatto in area di Tarczewski e Mitoglu per dominare una Varese che al contrario ha avuto un De Nicolao in versione “litigio perenne con il ferro” (0 punti, 0/11 dal campo) e un Beane esploso solo nella parte finale del match, quando tutto era ampiamente compiuto. A salvarsi al 100%, ancora una volta, Tomas Woldetensae, l’unico ad avere un impatto sul match a giochi aperti (ammesso che lo siano mai stati), l’unico a tenere percentuali interessanti e a trovare anche qualche taglio vincente in un’area colorata dove i compagni sono stati respinti con perdite (7 stoppate a 0 per Milano, 3 quelle subite da Reyes). Sotto anche di 35, Varese è poi risalita segnando 30 punti nel quarto finale, sfruttando una Milano ormai tranquilla ma anche la voglia di fare dei giovanissimi, con Virginio a sfiorare la doppia cifra (9 punti, 2-2 dall’arco) e con il 2005 Wei Lun Zhao (genitori cinesi, nato a Prato ma nel vivaio biancorosso da tanti anni) a fare il proprio esordio assoluto in Serie A. Nota a margine, mentre i secondi finali scorrevano sul tabellone, pur nella sconfitta netta, i tifosi varesini si sono fatti sentire a ripetizione: un bravo a loro non lo toglie nessuno. Incassata la prevedibile sconfitta milanese (e quella meno attesa, ma comprensibile con Pesaro) per la Openjobmetis è tempo di provare a ripartire. Un piccolo riposo porterà la banda Roijakkers sulla strada per Brindisi, domenica prossima, altro impegno da bollino rosso anche se ovviamente meno impossibile rispetto all’Armani. Gli occhi sono tutti sulla caviglia di Keene: con il suo folletto, Varese ha maggiori sicurezze e può rivestire il volto sfrontato visto negli ultimi due mesi e mezzo. Lo aspettiamo. PALLA A DUE In un Forum caldo dal punto di vista del clima ma quasi soporifero per partecipazione dei tifosi va in scena un derby 185 che avrà poca storia. Roijakkers usa il solito quintetto, compreso un Vene non al meglio per l’influenza, ma dalla panchina non può far uscire la variabile impazzita Keene, in borghese con la caviglia in ristrutturazione. Messina tiene fuori cinque giocatori (per regolamento) che da soli possono fare l’Eurolega – Rodriguez, Kell, Delaneyl, Hines e Bentil – ma i convocati sono altrettanto forti, talentuosi e… grossi per la cavalleria leggera targata Varese. Tanti i tifosi di fede Openjobmetis, che provano anche a farsi sentire dai propri settori. LA PARTITA Q1 – L’avvio di gara è eloquente: la Openjobmetis sbaglia i primi 9 tiri (non tutti difficili) e rompe il ghiaccio solo con un piazzato di Vene, per il resto impreciso. L’Olimpia ringrazia e non scappa del tutto solo perché la squadra di Messina pasticcia un po’ in attacco (5 perse), pur prendendo agilmente e nettamente il comando delle operazioni con i lunghi a stoppare un po’ tutti. Mitoglu, da solo, segna più punti della OJM (7-6) che termina il periodo con un tragico 3-20 dal campo: sul tabellone è 20-6. Q2 – L’avvio di secondo periodo è un po’ più incoraggiante, perché per lo meno Varese muove il punteggio dall’arco, protagonista il solito Woldetensae, tre triple a segno nel periodo. Passata la sfuriata però, l’Armani torna a martellare da lontano (bene Datome) e dominando nel pitturato con un Tarczewski in versione “terminator”. E se la produzione offensiva degli ospiti è buona (26 punti segnati), è in difesa che la OJM non riesce a mettere un argine valicando quota 50 punti subiti in 20′, 54-32. Q3 – Un divario che si allarga ulteriormente dopo l’intervallo, con un canovaccio simile: nemmeno il tempo di illudersi con un miniparziale di 0-5 che l’Olimpia rimette mani e muscoli sulla partita con Daniels a martellare il canestro dall’arco arrivando in doppia cifra. Si rivede Reyes (forse troppo sacrificato dal coach) con un’altra stoppata subita ma almeno con un paio di canestri caparbi. La squadra di Messina però, nel frattempo chiude il quarto col trentello, 77-47. IL FINALE Prima di rialzarsi, Milano arriva sino a +35, massimo vantaggio (85-50), poi comincia a fare qualche concessione sottoforma di tiri sbagliati e di qualche palla persa. Varese, va riconosciuto, è brava almeno a sfruttare l’amnistia concessa dall’Olimpia: Virginio e Beane sono i più pronti (9 punti per l’ala di Besozzo, qualche bel canestro per l’americano), Sorokas si toglie lo sfizio della tripla, Librizzi di rubar palla e segnare in contropiede. Negli ultimi 2′ spazio anche a Zhao mentre, però, Baldasso con un paio di rasoiate da lontano aveva confermato il controllo di Milano sul match. Sipario sul 95-77, nulla da recriminare. Damiano Franzetti
  9. La Openjobmetis dei miracoli non riesce a scatenare la sua bacchetta magica contro il colpo di sfortuna che la ha colpita in settimana. I biancorossi di Roijakkers, privi dell’infortunato Keene e del febbricitante Ferrero, possono opporre una resistenza prolungata ma non definitiva a una Pesaro in cerca di punti salvezza e – per di più – molto precisa al tiro. Uno scenario che dipinge la prima netta sconfitta dell’era olandese di Varese (76-87), anche se a De Nicolao e compagni vanno anche questa volta battute le mani per la tenacia con cui sono rimasti in campo e hanno provato in diversi modi di ribaltare un esito sfavorevole. A spezzare le speranze è stata soprattutto la coppia di esterni americani della Carpegna: Sanford e Lamb (26 e 19 punti) hanno tirato in maniera eccelsa, respingendo tutti i tentativi di rimonta dei padroni di casa, sospinti da un palazzetto ancora una volta caldo e attivo. Varese è tornata in più occasioni in scia ai marchigiani, arrivando sino al -2 intorno al 28′, ma proprio lì è arrivata la mazzata decisiva. Uno 0-11 di parziale esterno che ha definitivamente indirizzato il match verso l’Adriatico (con Roijakkers che ha scelto di non chiamare timeout, sbagliando con il senno di poi). Poco male: la Openjobmetis è arrivata in condizioni davvero precarie, non solo per la doppia assenza (in una squadra che, lo ricordiamo, sta già rinunciando a uno straniero rispetto ai sei possibili in organico) ma anche per i tanti acciacchi. Sorokas ha recuperato all’ultimo dalla febbre, Caruso e Vene erano acciaccati a inizio settimana e tra l’altro – avendo giocato lunedì sera – lo staff ha avuto un giorno in meno per preparare la partita. Scuse non richieste di cui bisogna tenere presente al momento di valutare una sconfitta che purtroppo interrompe un cammino trionfale proprio alla vigilia di due trasferte complicate. Sabato i biancorossi saranno a Milano contro un’Olimpia sorpresa dall’eccellente Brescia di questo periodo mentre a inizio aprile voleranno a Brindisi contro una banda-Vitucci che ha appena riabbracciato il bomber Harrison. Impegni durissimi ai quali bisognerà arrivare senza pressione, sfruttando quell’energia che sta caratterizzando il quintetto di Roijakkers e che questa sera è in realtà venuta un po’ meno. Difficile, comunque, gettare la croce addosso a qualcuno: singolarmente i giocatori biancorossi hanno spremuto quanto possibile, basti pensare a un De Nicolao da 15 punti e 11 assist a un complesso capace di strappare 33 rimbalzi di cui 15 d’attacco. Forse Vene è mancato al tiro, con diverse conclusioni aperte “lasciate” sul ferro. E senza la prova monstre di Lamb-Sanford anche Pesaro avrebbe avuto problemi a centrare il successo in trasferta. Ma i due USA marchigiani non hanno mai sbagliato, consegnando un risultato importante in ottica salvezza. PALLA A DUE Non c’è solo Marcus Keene nella “lista assenti” della Openjobmetis: anche Giancarlo Ferrero resta ai box (direttamente a casa) per la febbre. Con la rosa risicatissima, Roijakkers può comunque usare il quintetto solito perché Sorokas è recuperato dopo il malanno dei giorni scorsi. Pesaro è invece completa: Banchi manda subito in campo l’ultimo arrivato Mejeris accanto al totem Jones, Moretti è il play designato. Tanta gente a Masnago che risponde al massimo possibile alla “chiamata” della formazione biancorossa. LA PARTITA Q1 – L’avvio è subito in salita per Varese: Delfino da post basso non è marcabile da Librizzi, Moretti centra la tripla e dopo una manciata di azioni il punteggio dice 0-9 marchigiano. Varese si scuote con Beane e con l’ingresso di Reyes, energico a rimbalzo: con l’ex Mexico City arriva il -3 ma Pesaro riapre subito il parziale. Si procede a elastico e la prima sirena – dopo tripla super di Woldetensae – suona sul 17-21. Q2 – La sensazione è che Varese sia ripartita, Vene buca la zona ma una raffica di Tambone propizia il nuovo +9 marchigiano. L’estone trova una rara tripla della sua serata così-così, Beane aggiunge dinamite e una schiacciata poderosa: Masnago si infiamma e deve anche protestare per una direzione arbitrale che fa innervosire. Intanto però la coppia Sanford-Lamb inizia a martellare il canestro tenendo Pesaro avanti alla pausa lunga, 36-40. Q3 – La Carpegna cerca subito lo strappo decisivo al rientro sul parquet: il divario però prima si allarga ma poi si riduce grazie ai punti di Reyes e Wolde. Quest’ultimo in contropiede trova anche il minimo svantaggio, 52-54 ma qui la partita varesina si guasta. Timeout Banchi, doppio canestro da 3 di Sanford, Roijakkers rinuncia a fermare il gioco, Varese ha fretta e viene colpita duramente anche da Lamb a fil di sirena. Il parziale dice 0-11 e la sirena è una mezza condanna, 52-65. IL FINALE Servirebbe rimontare più di un punto al minuto ma una tripla di Moretti risponde a un bel canestro di De Nicolao. Il momento è durissimo, la Carpegna tocca addirittura il +16 però Varese non si arrende mai: Denik e Sorokas confezionano un minibreak importante, Wolde è magistrale a rubare palla e mandare a segno Librizzi con un passaggio da terra e per qualche istante a Pesaro tremano le mani. Con soli 7 di margine però, Banchi si affida a Jones e Sanford e fa la scelta migliore, poi quando Delfino trova un canestro pesante iniziano a scorrere i titoli di coda sino al 76-87. Damiano Franzetti
  10. Attenta, paziente, aggressiva e cinica al punto giusto. Anche in un PalaBarbuto ricco di trappole (Napoli in rottura prolungata, pubblico pronto a sostenere i suoi beniamini, Keene in battibecco perpetuo con le tribune), la Openjobmetis trova la strada giusta per vincere. 74-82 il finale a favore di Varese che a questo punto “completa” in qualche modo il rimbalzo dal fondo della classifica e – con 20 punti in tasca – aggancia il treno delle squadre in zona playoff. Una sorta di contrappasso per i padroni di casa: all’andata era stata proprio Napoli a mettere in evidenza tutte le contraddizioni di una Varese impantanata da ogni parte. Questa volta i biancorossi hanno reso il favore e a farne le spese è stato Pino Sacripanti, esonerato 5′ dopo la sirena di fine gara mentre il suo collega Johan Roijakkers – uno per cui abbiamo terminato gli aggettivi – raccontava di come si può vincere in tanti modi. Quello scelto stasera ha due punti chiave: la fuga non appena la Gevi ha sbandato nel secondo quarto, e la resistenza quando invece a faticare sono stati Vene e compagni. Nel cuore della terza frazione, con il fiato sul collo dei padroni di casa, Varese ha respinto il tentativo di ribaltone, ha riallungato ed ha apparecchiato per un quarto periodo non facile ma piuttosto in controllo. A fare da comune denominatore di entrambi i momenti un uomo in particolare, Tomas Woldetensae, che esce dal Palabarbuto di nuovo con la palma del miglior marcatore con 19 punti (e del migliore in campo), otto giorni dopo la prova analoga offerta da Cremona. Incredibile come l’ultimo arrivato – giovane, italiano e relativamente inesperto – sia così decisivo nel sistema di Roijakkers. Tanto più in una serata nella quale i leader designati hanno palesato qualche problema: nervoso Keene, impreciso Vene, imperfetto Sorokas, altalenante Beane. Beninteso, tutti hanno dato il proprio contributo, ma in misura meno roboante rispetto al passato. E così è toccato a Wolde fare il veterano, a un gran De Nicolao trovare i ritmi giusti per arrivare in fondo con il naso davanti, a un ritrovato Caruso aggiungere punti al momento buono. E a Justin Reyes guadagnare minuti e ripagare la fiducia con un impatto deciso sull’intera gara. Ingredienti che hanno impedito a Rich di ripetere il beffardo mitragliamento dell’andata, anche se il “mancato ex” ha provato parecchio a far male a Varese. Lui e Parks i migliori di una Gevi che forse per prima ha potuto sfidare Varese sul piano della corsa e della produzione a rimbalzo. Ma per battere la Openjobmetis sarebbero serviti meno errori di impostazione e al tiro. Perché la squadra di Roijakkers non perdona quando capisce di poter colpire. E per la settima volta, il colpo è andato a segno. PALLA A DUE Johan Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto base: Librizzi quindi dentro tra De Nicolao e Beane con i baltici sottocanestro e Keene di rincorsa. C’è Caruso questa volta per davvero, applaudito dalla sua città al momento della presentazione. Non tanta gente sulle tribune del PalaBarbuto anche se a ridosso della contesa il numero di tifosi aumenta per tifare una Gevi che presenta per la prima volta in casa il nuovo pivot Totè. Sacripanti vara un quintetto veloce, con Lombardi e McDuffie lunghi; regia a Velicka con Vitali dalla panca. Una decina, almeno, i tifosi varesini sparsi per le tribune dell’impianto di Fuorigrotta. LA PARTITA Q1 – Corre praticamente tutto in equilibrio il primo quarto di gioco, nel quale Varese non trova gloria da lontano ma costruisce spesso buoni tiri in area (quasi il 70% da 2 nei primi 10′). Un po’ di imprecisione, insolita, di Vene non consente ai biancorossi di portare il break; risponde invece subito bene Caruso, 6 punti in pochi istanti imbeccato da Keene. La Openjobmetis pasticcia un po’ nel finale dopo il +5 di Wolde (tripla) e all’intervallo i biancorossi sono avanti di tre, 22-25. Q2 – Lo strappo riesce però a inizio secondo quarto, propiziato da un Woldetensae in grande spolvero. L’esterno è il primo a salire in doppia cifra e quando va a rifiatare consegna un vantaggio di 10 punti ai biancorossi. Vene si rifà dagli errori precedenti con la solita scienza in difesa, De Nicolao e Beane pungono in entrata e in generale Varese dà l’impressione di punire una Gevi con troppe sbavature. Bravo anche Reyes, che reagisce a un paio di stoppate con canestro da sotto e tripla: i due timeout di Sacripanti servono a poco e all’intervallo la OJM conduce 35-49. Q3 – Il bel gioco visto per 20′, sparisce improvvisamente dagli schermi biancorossi. Napoli rientra aggressiva, la OJM tentenna a lungo e strappa appena 3 punti dalla lunetta con il nervosismo in crescita e le mani in raffreddamento. Quando poi Keene trova la tripla, ecco il battibecco con il pubblico con successivo “tilt” dell’americano che sporcherà le percentuali. La Gevi sente il momento e risale a -3 però trova un Woldetensae ampiamente sul pezzo: doppio canestro pesante e al nuovo intervallo la OJM ha ricostruito gran parte del vantaggio (53-63). IL FINALE Gli ultimi 10′ sono tutt’altro che una passeggiata ma la sensazione è che Varese abbia tutto sommato una mano e mezza sulla partita. Certo c’è da soffrire perché l’attacco non è quello fluido dell’inizio, ma quando Napoli getta alle ortiche un paio di palloni importanti appena regalati dai biancorossi, tutti capiscono che il match è indirizzato. Una schiacciatona in tap-in di Parks è l’ultimo sussulto perché poi De Nicolao segna in solitaria sul lancio di Keene e poco dopo infila i liberi della sicurezza mentre il tiro a segno della Gevi non porta punti. La gente sfolla prima della sirena, qualcuno si lamenta, Sacripanti salta. E Varese sorride una volta di più, 74-82. Damiano Franzetti
  11. Il timore che la pausa di campionato potesse rallentare l’inerzia e l’entusiasmo della nuova Openjobmetis è prontamente fugato. In una partita potenzialmente “trappola”, contro una Cremona alla ricerca di punti salvezza in quello che poteva essere considerato uno scontro salvezza, la banda Roijakkers centra il sesto successo in sette partite e dà forse l’ultimo saluto alla zona bollente della classifica. Graduatoria che spiega come, oggi, i biancorossi siano praticamente a ridosso del treno playoff, una parola che a questo punto non bisogna avere paura di pronunciare, fatto salva la dovuta attenzione per quel che accade alle spalle. 90-78 alla Enerxenia Arena, e dopo tante gare vinte sul filo di lana questa volta Varese si è presa il lusso di evitare infarti e patemi d’animo. La Vanoli non si è mai davvero arresa, ma non è neppure riuscita – salvo rarissimi istanti – a pensare davvero di recuperare un divario che si è fatto via via più solido. Un andamento di gara che la Openjobmetis ha voluto e costruito con tanta intelligenza, oltre alla solita aggressività: Keene, braccato faccia a faccia da Cournooh, ha capito di dover limitare le conclusioni e ha distribuito assist utili. Roijakkers ha di conseguenza trovato altre soluzioni per fare canestro, e a brillare sono stati anche gli ultimi arrivati Woldetensae (eccellente, e non solo per i 21 punti con 4/5 da 3) e Reyes, il meno atteso tra i padroni di casa. Con queste “punte” inconsuete, l’accoppiata Sorokas-Vene è entrata in azione in modo più chirurgico mentre dalla parte opposta, al di là di qualche sprazzo di talento, è mancata continuità ma forse anche quella voglia che dovrebbe caratterizzare le pericolanti. E così, una Masnago tornata “quasi vera” dopo oltre due anni di spalti deserti, ha potuto riabbracciare forte la sua squadra. Tremila i tifosi presenti (tutti quelli possibili), caldi e corretti, arrivati anche per il doveroso omaggio a Sandro Galleani inserito nella hall of fame. Oltre a tanta gente comune, anche un parterre vip inatteso e ricchissimo anche al di fuori del basket (Recalcati, Sacchetti, Zanatta…): da Javier Zanetti al rugbista Diego Dominguez fino a Ivan Basso. Ripensando a un vecchio slogan, Varese piace alla gente che piace. PALLA A DUE La conformazione iniziale della Openjobmetis è quella di sempre: Librizzi va in quintetto nonostante qualche acciacco (sabato sera non entrato con la Robur), Vene e Sorokas presidiano l’area contro i lunghi ospiti che sono Tinkle e Dime. Caruso è a disposizione (ma non giocherà) mentre Galbiati comincia con Poeta, tiene Spagnolo “di rincorsa” e Kohs in tribuna. Rispetto al solito cambia la cornice: 3000 posti disponibili praticamente esauriti, spalti da “partita vera” dopo oltre due anni. Sul cubo (e addosso a qualche giocatore) i colori dell’Ucraina perché là c’è qualcosa di molto più importante della pallacanestro, ahinoi. LA PARTITA Q1 – Un pizzico di “ruggine da pausa” la Openjobmetis ce l’ha, in fase iniziale (troppe palle perse). Non però Sorokas, subito devastante in area: il primo vantaggio è suo (insieme a Beane) ma Harris e Tinkle non sono da meno e il punteggio sale subito sino al 27-23 della prima pausa. Q2 – La Vanoli ha uno sprazzo da Spagnolo ma ormai Varese è a regime: Keene, braccato da Cournooh, non segna ma si rende utile da assistman in assenza di De Nicolao, presto fuori con tre falli. Con la difesa ospite chiusa sui “soliti noti”, tocca a Woldetensae trovare gloria al tiro e allungare, anche se il minibreak che consente il 48-38 dell’intervallo è firmato da Reyes, oggi molto più utilizzato da Roijakkers. Q3 – La pausa lunga non cambia molto le carte in tavola: la OJM inizia un po’ in sordina il terzo periodo ma quando c’è da respingere la Vanoli qualcuno lo si trova sempre. Wolde colpisce di nuovo, ma anche Vene lascia il segno in un bel botta-e-risposta con Tinkle. Verso il 28′ tutti a riposo per diversi minuti a causa di alcuni problemi tecnici al tabellone: c’è il rischio di raffredarsi ma Wolde è bollente. Tripla dall’angolo e il divario della mezz’ora è di 11 lunghezze (68-57). IL FINALE Galbiati chiede allora a Poeta di sfruttare altezza e atletismo di Dime: il pivot ospite, 6 punti in fila, è l’ultimo a mettere in guardia la difesa biancorossa ma le speranze della Vanoli non vanno oltre qualche minibreak. Anche perché Woldetensae non smette di fare canestro e, come in precedenza, anche Reyes sale sulla giostra con due triple dall’angolo che mandano Masnago in paradiso. Keene aggiunge qualche serpentina, elimina per falli Cournooh e negli ultimi 2′ la OJM prova anche ad attaccare la differenza canestri. L’unico obiettivo che sfuma in una serata di gloria, come ne capitano spesso da queste parti. Finalmente. Damiano Franzetti
  12. L’urlo della ventina di tifosi di Varese mentre scendono dalle scale della Unipol Arena squarcia la notte di Bologna. Negli occhi hanno la quinta sinfonia di Roijakkers, l’ennesima magia di una Openjobmetis che sta ribaltando avversari e pronostici uno dopo l’altro. Questa volta a cadere è Reggio Emilia, a fil di sirena, 82-84, ed è bello vedere che a dare il colpo di grazia è uno dei superstiti della prima OJM, quella travolta all’andata di 39 punti: Paulius Sorokas. Un rimbalzo d’attacco a 3” dalla fine, convertito in canestro subito dopo, è stata la zampata che ha chiuso i conti dopo 40′ emozionanti, equilibrati, giocati sul filo del rasoio. Caja, con l’ultima rimessa, ha provato a pareggiare e non a vincere ma chi non risica non rosica, e Hopkins ha fallito l’appoggio nel traffico d’area. Quinta sinfonia, dicevamo, in sei partite con l’unico KO arrivato di un punto contro i campioni d’Italia della Virtus: se non è magia, trovate voi una definizione per una squadra che dal fondo della classifica ha riacceso i motori, e non propulsori normali ma turbo potentissimi che nessuno pensava appartenessero a questo telaio. E se Sorokas è per forza di cose il re per una notte, il suo compare baltico Vene gli sta fedelmente accanto: il grande rimpianto di Caja (lo avrebbe rivoluto a Reggio) è top scorer a quota 23, rivelandosi anche bomber e tiratore come mai lo era stato nei suoi periodi varesini. Per vincere, Varese ha dovuto piegare anche la resistenza infinita di Andrea Cinciarini, monumentale nel tenere in partita la Unahotels e arrivato a un solo rimbalzo di distanza dalla tripla doppia già centrata cinque giorni fa (27+9+11). Roba da americani forti in una serata in cui gli USA in campo non hanno brillato particolarmente. Neppure Keene che però, in fin dei conti, ha fatto cose importanti. Roijakkers lo ha comunque amministrato, dandogli “solo 25’” perché l’energia di Librizzi – oltre alla certezza Denik – ha permesso di allungare le rotazioni tra gli esterni. Dove ha brillato anche Woldetensae, tre bombe nella sua Bologna a certificare di essere pronto, eccome, per la causa biancorossa. Pescata positiva a quanto pare, mentre continua a spegnersi la luce fioca di Reyes, in campo per meno di 3′. Ma non è certo il momento di creare “casi”: nella pausa avrà tempo e modo di risalire dal punto di vista fisico e provare a convincere il coach per un utilizzo diverso. Ora, dicevamo, una domenica di stop: lo staff ha concesso tre giorni di riposo più che mai necessario perchè molti hanno serbatoio vuoto (Beane su tutti). Poi però testa di nuovo al campionato: il 6 marzo arriverà a Masnago la Vanoli Cremona e quello sarà il momento di dare un ulteriore colpo (l’ultimo) alle paure di bassa classifica. Ma intanto la pausa aiuta anche a godersi questo sprazzo – lungo – di magia dopo tante sofferenze negli ultimi due anni. PALLA A DUE Johan Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto base della Openjobmetis, spedendo subito Librizzi sulle tracce di Thompson. Sorokas si prende cura di Hopkins mentre c’è l’atteso duello italiano in regia tra Cinciarini e De Nicolao. L’ex Strautins parte dalla panchina per Caja mentre Vene, ex reggiano un po’ particolare (non giocò mai per infortunio) sfida Justin Johnson. Presente anche qualche tifoso varesino in una Unipol Arena con un migliaio di persone. LA PARTITA Q1 – A differenza di Trento e Venezia, la OJM parte bene contro Reggio e appena trova punti dall’arco (Librizzi e Vene a segno) scava un break limitato solo in parte da Cinciarini e Olisevicius. Entra Woldetensae e colpisce a sua volta così Caja deve fermare il gioco dopo il massimo vantaggio (14-26) di Ferrero che precede di poco la sirena (16-26). Q2 – La Unahotels però reagisce subito con un parziale complessivo di 8-0 che riapre subito la gara. Due liberi di De Nicolao muovono Varese che riprende vigore con un Vene formato bomber a sopperire a Keene, Beane e Reyes, impalpabili in attacco (l’ultimo poco usato). Denik, Sorokas e due liberi (su 3) di Librizzi permettono alla OJM di riallungare ma Cinciarini è una furia: 6/7 dal campo nel primo tempo e anche la bomba quasi a fil di sirena per il pareggio (45-45). Ma il “fil di sirena” è di De Nicolao che da metà campo infila il vantaggio ospite di metà gara, 45-48. Q3 – Ferrero e soci sono bravi a non farsi acchiappare da una Reggio che non aspetta altro. Il sorpasso arriva al 25′ con Olisevicius ma De Nicolao replica subito dall’arco. Poi c’è anche uno sprazzo pesanti di Keene – 8 punti con pochi possessi – a riallungare fino al quarto fallo, banale, di Denik su Cinciarini. E proprio l’ex play azzurro ricuce fino al 67-69 della terza pausa. IL FINALE Tutto in 10′ con Woldetensae e Thompson che si rispondono subito da 3 punti, ma è solo l’antipasto. Si segna poco, ma la tensione è enorme: l’ultimo strappetto lo dà Vene ancora da fuori (+5 Varese) ma tocca a Strautins infilare da lontano e sostituire un Cincia ancora efficace ma un po’ stanco. Parità a 77, a 79 e di nuovo a 82. La OJM ha tuttavia il pallone della vittoria: Keene sbaglia la prima tripla, Vene vince il rimbalzo, Wolde sbaglia la seconda ma il guizzo di Sorokas sotto canestro è perfetto. Rimbalzone e appoggio da sotto eludendo la stoppata. E l’ultima rimessa, imperfetta, della Unahotels consente un tiretto di Hopkins che si ferma sul primo ferro. Varese esulta, Varese gode, Varese miracoleggia di nuovo con il suo Olandese Volante (82-84). Damiano Franzetti
  13. Tra noi varesini presenti al Taliercio, c’è un sentimento addirittura superiore alla felicità per una vittoria strepitosa (82-93) della Openjobmetis: lo stupore. Stupore per una partita che Varese ha saputo vincere in una maniera che fa innamorare: correndo, lottando ma affiancando le qualità tecniche a quelle psicologiche e… cardiache. Nella tana di una delle squadre più forti degli ultimi anni del basket italiano (ok, con qualche problema di amalgama in questo momento), Varese mette a segno 93 punti nonostante un ricorso meno frequente al tiro pesante e alla serata così così di uno dei suoi fari, Beane. E non può che stupire una situazione del genere, quella di una squadra che ha perso il pivot, ha cambiato l’allenatore e il quintetto base, preso un americano di puro complemento e nonostante questo sa mettere in croce anche le corazzate. La vittoria ha la firma di tutti, ma tra i nomi che spiccano ci sono quelli di Giò De Nicolao (meraviglioso: 16 con 11 rimbalzi e 6 assist), di un Ferrero implacabile, del Sorokas che non molla mai, di Virginio e di Librizzi che non fanno canestro ma che azzannano di qua e corrono di là. Un rebus che De Raffaele, due volte campione d’Italia, ha provato a sbrogliare in diversi modi, adattandosi però spesso ai quintetti imprevedibili di Roijakkers, dando così il fianco alle folate biancorosse. Con Vene e Sorokas a punire i lunghi veneziani troppo lenti per inseguirli, con Keene (top scorer: 26) a correre come un pazzo per ubriacare la guardia di Stone e via discorrendo. Una miscela esplosiva, che ha già permesso di schiantare due volte Trento e due volte Venezia, e che non ha funzionato di un soffio solo contro la Virtus tricolore. Un quadro davvero impensabile fino a un mese fa, quando dalla Germania è calato l’Olandese volante che fa volare i suoi giocatori, letteralmente trasformati. Regalando scariche di adrenalina a se stessi e a tutti quelli che tifano davanti a un teleschermo, increduli di tanto spettacolo. Durerà? Lo vedremo, ma di certo adesso ha un senso tornare a soffrire per questa squadra che nel frattempo si è portata a +4 sulla zona retrocessione (Cremona non ha giocato, Fortitudo battuta da Brindisi) con la partita contro Reggio Emilia da recuperare. Appuntamento a venerdì sera in casa-Caja, a Casalecchio di Reno. Non sappiamo come finirà, ma di certo non come nella vergognosa esibizione dell’andata. PALLA A DUE Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto delle ultime uscite: De Nicolao e Librizzi (sabato super con la Robur) guardie, Beane di raccordo con i due baltici. De Raffaele ha l’imbarazzo della scelta, tolto l’infortunato Cerella. Tonut, Vitali e Brooks sono gli italiani in quintetto con Theodore e Watt. Ma ci sono anche i vari Bramos, Daye e Stone dalla panchina. LA PARTITA Q1 – L’avvio dell’Umana spaventa un po’ Varese, che fatica a decollare in attacco (punti solo da Sorokas) e subisce qualche azione rapida di Tonut e Theodore. A metà periodo però la Openjobmetis si ritrova, fondamentalmente sospinta da un De Nicolao spiritato: ruba palla, corre, segna, la passa e così facendo accende anche Keene. 8 punti in pochi minuti del 45 e primo sorpasso: al 10′ è 22-22. Q2 – Un antisportivo a Bramos manda in tilt Venezia e spinge Varese che all’improvviso schiaccia sull’acceleratore e scappa con i punti di un Keene scatenato e desideroso di cancellare gli errori di domenica scorsa. La OJM tocca il +13 ma poi deve respingere il ritorno orogranata propiziato da Theodore: Venezia arriva a -3 ma si ferma lì e allora ecco il nuovo strappo ospite. Tripla di Keene, primo squillo di Vene, bomba anche di Ferrero e +11 alla pausa lunga (39-50). Q3 – Al rientro è subito Umana: 6-0 di parziale e l’impressione che il vantaggio di Varese duri poco. Un’impressione, appunto: anche stavolta il cuore e le gambe spingono gli uomini di Roijakkers, con Virginio che si sacrifica in difesa. Poi tocca a Tonut, implacabile dalla lunetta, riportare vicino i suoi con la OJM che deve anche incassare il quarto fallo di Sorokas. Keene in entrata dà un’altra scossa ma un buon Brooks infila la tripla sulla sirena per il 63-68. IL FINALE Dieci minuti alla fine, Vene colpisce da centro area ma Tonut aggiunge anche una tripla per far tremare i lombardi. Quattro falli anche per Denik, Watt tocca il -3 ma Ferrero replica con una bomba pazzesca. A quel punto Giovanni è in trance totale, guida la squadra sui due lati del campo coadiuvato da un Vene solido e da un utile Sorokas sempre al limite della quinta paletta. Ma Venezia tossisce in attacco, contro una Varese aggressiva ai massimi livelli: Bramos non trova le sue triple, Vitali nemmeno, Daye diventa un fantasma davanti ai mastini in biancorosso. Watt – uno dei pochi a salvarsi – commette un’idiozia (si appende al ferro) e regala a Sorokas due punti con un libero. E’ l’ultimo scatto, dall’altra parte non c’è reazione. Varese stupisce, Varese vince (82-93), Varese trionfa. Damiano Franzetti
  14. L’ultimo urlo di gioia, quello che avrebbe squarciato la tranquillità della notte di Varese, resta strozzato in gola. L’ultima palla, quella dell’assalto definitivo, esce con un pizzico di anticipo di troppo dalle mani di Marcus Keene e si infrange sul ferro, come i precedenti nove tentativi dall’arco del folletto americano, eroe nelle recenti vittorie della Openjobmetis e invece decisivo nel male (0/10 da 3) contro la Virtus. Che si salva, stremata, all’ultimo secondo: i campioni d’Italia passano all’Enerxenia Arena di un solo punticino, 80-81, arrivando a tanto così da un risultato che sarebbe stato clamoroso. Se è vero che la Segafredo si è presentata a Masnago con diversi assenti, è ancora più lampante come gli uomini di Roijakkers abbiano confezionato un miracolo, mancato per un soffio. Senza pivot di ruolo dopo la seconda frattura stagionale di Caruso, con due posizioni “scoperte” in squadra (quelle lasciate libere da Egbunu e Kell), pure con un piccolo “caso” legato a Reyes, in campo per appena 3′ per scelta tecnica dell’allenatore, Varese ha messo sul parquet una furia incredibile. Un modo di essere che ha dato ai biancorossi la forza di rientrare una, due, tre volte da break bolognesi che avrebbero stroncato un toro (chi avrebbe scommesso un arrivo simile dopo il 60-69 della mezz’ora?) e di provare a dare anche il colpo di grazia. Con un Keene fuori bolla, lo scettro del “re” è passato nelle mani di un meraviglioso Siim-Sander Vene, 27 punti, 9 rimbalzi e 30 di valutazione. Una partita sontuosa che avrebbe meritato un epilogo vincente. Lui e il “compare” Sorokas hanno fatto il possibile per limitare lo strapotere virtussino in area (40-30 i rimbalzi per gli ospiti, 17+9 per Jaiteh con un impensabile 10/11 ai tiri liberi) mentre De Nicolao e, in parte, Beane hanno suonato la carica tra gli esterni. Roijakkers ha provato a cavalcare ancora Librizzi, limitato dai falli, e su questo punto non possiamo che sottolineare un po’ di amarezza per qualche fischio troppo sbilanciato a favore delle Vu Nere. Quando al tirare delle somme “balla” un solo punto, fanno rabbia certi fischi a tutela del Pajola di turno, o certi non-fischi quando Scariolo (o Cordinier o chi volete voi) è libero di protestare a nastro nelle orecchie degli arbitri. Peccato, in fin dei conti, perché Varese avrebbe avuto – e meritato – l’occasione di portarsi a +4 sull’ultimo posto (battute sia Cremona sia la Fortitudo), addirittura con uno scalpo di assoluto prestigio. Invece si resta così, con due trasferte difficili all’orizzonte – Venezia domenica prossima, poi Reggio Emilia venerdì 18) prima della pausa. Vedremo se nel frattempo sarà possibile un qualsiasi movimento sul mercato dei lunghi mentre andrà valutata la situazione di Reyes, escluso a quanto pare per “scarsa difesa”. Ma in questa situazione, tutti devono rendersi utili perché la salvezza è ancora tutta da cogliere. L’onore, in questo momento, invece è salvissimo (soprattutto ripensando alla vergognosa sconfitta dell’andata) e la gente di Masnago lo ha sottolineato inondando di applausi i suoi “ragazzi”. Come una volta. PALLA A DUE Senza Caruso, in tuta ad applaudire i compagni da dietro la panchina, le rotazioni per Roijakkers sono ancora più strette. Il quintetto è lo stesso di settimana scorsa, con De Nicolao e Librizzi, Beane e i due baltici che se la devono vedere subito con Alibegovic e Jaiteh, vero e proprio spauracchio. Fuori dai cinque Keene e Reyes, quest’ultimo lo resterà quasi per sempre. Anche Scariolo tiene qualche pezzo da 90 seduto: Mannion, Cordinier su tutti. Regia a Ruzzier, abbastanza applaudito, accanto a Pajola con Weems a fare da raccordo coi lunghi. LA PARTITA Q1 – Che Vene sia in serata di grazia lo si vede subito: due triple a spingere avanti Varese sino al 13-10. Poi però i biancorossi smettono di segnare e iniziano a sentire la potenza fisica e la difesa di una Virtus pure spinta troppo spesso in lunetta dai fischietti. Parziale di 0-13 limitato da una magata di De Nicolao (2+1) a fil di sirena per il 16-25. Q2 – Dopo la pausa, la Openjobmetis è un uragano: quattro triple a segno (doppietta di Vene, Sorokas e Beane) e inatteso controsorpasso sul 28-27. Varese non si accontenta e dopo un lungo periodo di botta e risposta – bene un po’ tutti, anche Denik e Ferrero – ecco l’allungo firmato Beane: tripla con un balzo laterale e liberi a segno per il 48-41 della pausa lunga. Massimo vantaggio interno. Q3 – La scorpacciata di punti (ben 32) del secondo periodo si esaurisce però con l’intervallo. Al rientro Vene è ancora eroico ma sul tabellino di Keene fioccano gli errori dall’arco. Bologna si muove in maniera un po’ inattesa, ovvero con i liberi di Jaiteh, quasi infallibile a dispetto delle sue medie in campionato. Nel finale del quarto arrivano anche le triple di Alibegovic e una buona “guida” da parte di Mannion e così la Virtus chiude la mezz’ora avanti di 9, 60-69. IL FINALE – La OJM però ha sette vite come i gatti e lo dimostra nell’ultimo quarto. Denik e Sorokas (schiacciata) segnano subito, Ferrero rimette i suoi in scia con una tripla e la partita è riaperta. La Virtus ha un merito, quello di restare col naso avanti in un momento difficile; arrivano i cinque falli sia per Librizzi – dopo un assist – sia per Alibegovic ma siamo ancora a metà dell’ultimo quarto. Poi tocca a Cordinier segnare il +5 e a Keene ricucire dalla lunetta. Weems segna da sotto mentre Beane fallisce un libero ma la Virtus non ne approfitta del tutto perché Pajola e Mannion si fermano sul ferro mentre Keene infila l’80-81 ai liberi. Scariolo ha la palla per chiuderla, Cordinier danza con la sfera ma poi sbaglia il tiro: Varese ha il rimbalzo e l’ultimo possesso. Si va ancora da Keene che però sceglie la tripla, quasi in corsa, al posto di tentare la penetrazione. Ferro, Denik tiene viva la sfera ma suona la sirena sul beffardo 80-81. Damiano Franzetti
  15. Tre su tre. Sempre più difficile, sempre più emozionante ma anche sempre più bello il cammino della Openjobmetis di Roijakkers: l’olandese volante resta imbattuto e dopo Venezia la sua squadra stampa al tappeto per due volte Trento, affidandosi a un collettivo che ha nella durezza, nel coraggio e in un pizzico di follia i proprio capisaldi. E poi ha anche le mani buone, perché Varese mette 90 punti (con 44 tiri da 3!) in fondo alla retina dei bianconeri, con il solito Keene a guidare il gruppo: non è un caso se è proprio lui a infilare i due tiri liberi (su tre) della vittoria a 1” dalla fine (90-89), dopo che i compagni e il coach gli avevano affidato l’ultimo pallone e dopo un fallo evitabile di Saunders commesso sul folletto biancorosso. Ma Keene può fare la punta di diamante perché (e lo aveva detto il coach trentino Molin venerdì sera) ha attorno una squadra che si sacrifica facendo in modo che sia il piccolo bomber americano sia tutti gli altri possano rendere al meglio. Un gruppo solidissimo, divenuto tale nelle difficoltà e completato dai due che meno ci si aspettava, i ragazzini Librizzi e Virginio. Roijakkers continua a usarli (ben 16′ il primo, 9′ il secondo) per dare ritmo, difesa e freschezza e loro si fanno trovare pronti: 4 punti il play, 2 l’ala di fronte a gente ben più scafata. Con questo assetto la OJM ha saputo risalire addirittura dal -12 (83-71) e piazzare un controbreak negli ultimi 4′ di 19-6 con Vene e Sorokas uomini-ovunque e con un De Nicolao eccellente sui due lati del campo per voglia e personalità. Aggiungiamoci un Ferrero bollente nel primo periodo e il quadro è completo. Il pubblico lo ha capito e dopo essere ammutolito nel momento più duro si è riacceso, scaricando con voce e applausi tutta la paura e la rabbia represse degli ultimi mesi. Una spinta che ha dato l’ultima spinta in avanti a una squadra che, dicevamo, ha aggiunto un pizzico di follia come nel caso di un’incredibile tripla di Keene su rimessa effettuata 15 metri più in là. Poi la Dolomiti ci ha messo del suo con una serie di dabbenaggini, tra liberi sbagliati, la stoppata irregolare di Caroline su Reyes e lo stesso ultimo fallo di Saunders sul tiro disperato del 45 biancorosso. Ma la fortuna – perdonateci la frase fatta e banale – aiuta gli audaci e questa Varese ha deciso di meritarsi la buona sorte con il suo comportamento in campo. E di andare anche oltre alla serata difficile di Anthony Beane, in campo nonostante un problema addominale che alla lunga gli ha fatto alzare bandiera bianca. “Ma non mi ha chiesto di stare fuori, di riposare, non si è lamentato. Dobbiamo ringraziarlo per il suo comportamento” conclude Roijakkers, l’uomo che per ora ha capovolto la storia di questo campionato biancorosso. PALLA A DUE Due giorni dopo, Roijakkers e Molin non cambiano i propri quintetti per la seconda sfida ravvicinata tra Varese e Trento. La OJM riparte quindi con il duo italiano in guardia formato da De Nicolao e Librizzi (che in difesa si spenderà su Reynolds), Beane a raccordo e i baltici sotto canestro. Panchina per Reyes e Keene. Trento piazza ancora Flaccadori e Mezzanotte tra i primi cinque, con Saunders a portar palla e Williams pivot. C’è Caroline, ancora out Forray. LA PARTITA Q1 – Come a Trento, c’è un lampo iniziale di Williams per i bianconeri che però stavolta non riescono a scappare, perché la difesa di Varese è molto reattiva e permette anche all’attacco di essere abbastanza fluido. Si vede Beane, si vede (tanto) Caruso ma poi è Ferrero a marchiare a fuoco il periodo: tre bombe (su 3) a segno nel finale e massimo vantaggio varesino sulla sirena, 28-18. Q2 – Al rientro però l’attacco della OJM appare troppo fermo e a riattivarlo non basta un quintetto bassissimo con Denik, Keene (qui in difficoltà anche nel possesso palla) e Librizzi, il quale intanto rompe il ghiaccio con il primo punto dalla lunetta. Nonostante tutto (lampo di Sorokas) i biancorossi mantengono a lungo un vantaggio risicato e solo una delle tante folate di Flaccadori permette il sorpasso a ridosso dell’intervallo: 38-41. Q3 – Al ritorno dagli spogliatoi però è di nuovo una Varese-sprint e quando Keene fa canestro da lontano il punteggio torna a lievitare. A metà periodo anche Librizzi arma il braccio e segna da 3 facendo esplodere Masnago che applaude anche l’inserimento di Virginio, n.e nel primo tempo. Un miracolo di Keene (tripla che si impenna alcuni metri sopra al ferro e poi ricade dentro) è contrastato dalle giocate di classe di Reynolds con cui l’Aquila riduce a -2 il divario della mezz’ora, 67-65. IL FINALE Qui Varese spegne la luce: qualche incertezza, un po’ di stanchezza e tanta difesa della Dolomiti rallentano l’impatto della OJM che perde Beane (problemi fisici) e non trova Reyes, nullo in attacco. Reynolds, Williams e Flaccadori spingono gli ospiti ma sono due triple inattese del lungo Caroline a scavare quel divario che pare irrecuperabile. Trento tocca anche il +12 ma va in tilt: 0-4 in lunetta, la stoppata irregolare e inutile di Caroline che regala i primi 2 punti di Reyes. Varese ci crede, Vene imbuca da lontano, De Nicolao in entrata mentre dall’altra parte non si segna più. Poi tocca a Reyes da 3 e soprattutto a Keene: meraviglioso schema su rimessa e tripla dall’angolo per il sorpasso sull’88-87. Flaccadori sbaglia il pallone del nuovo vantaggio ma nella lotta a rimbalzo è contesa: rimessa Trento con 6” da giocare e canestro di Saunders (contestato: Varese chiedeva infrazione di 5”). Timeout e palla biancorossa: ovviamente si va da Keene, la sua tripla è imperfetta ma lo stesso Saunders gli piomba addosso e commette fallo. Tre liberi, ne bastano due: il primo entra, il secondo esce ma il terzo vale il 90-89 da defibrillatore acceso. Ma ne è valsa la pena. Damiano Franzetti
  16. C’è un aggettivo che, nella sua duplice valenza, incornicia alla perfezione l’Openjobmetis sconfitta – ancora, di nuovo in volata (101-94) – sul campo della Fortitudo Bologna: “generosa”. Generosa, perché la squadra di Vertemati ci prova fino all’ultimo mettendo sul parquet tutto il fiato rimasto nonostante addii, covid e allenamenti ridotti a zero. Generosa, perché ancora una volta i biancorossi concedono 100 punti all’avversaria di turno mandando in scena una fase difensiva troppo, troppo, troppo morbida per tre quarti di gara. E così, a nulla valgono le prodezze dell’attacco, capace di metterne 94 nonostante il tremendo “down” di uno dei bomber più accreditati, Keene: il tentativo di impresa di Varese si ferma sul più bello, nel testa a testa dell’ultimo minuto, stoppato dalle magie del lungo tedesco Benzing autore di un paio di prodezze proprio nel momento in cui la Openjobmetis ha esaurito le cartucce. Il KO del PalaDozza porta con sé un’ulteriore problematica: da stasera Varese è solitaria all’ultimo posto in classifica, visto che oltre alla Kigili avversaria diretta ha vinto (e convinto) anche Cremona su Sassari. C’è anche una ventata di sfortuna, senza dubbio, perché nel testa a testa finale un ciclonico Beane si è visto respingere dal ferro una tripla decisiva (poco prima però era stato aiutato dal tabellone), mentre dalla parte opposta il già citato Benzing ha messo canestri di difficoltà notevole. E se la tripla dell’americano biancorosso fosse entrata, la Effe si sarebbe forse disunita. Ma queste sono considerazioni di pura cronaca che non cambiano l’ordine dei fatti. Certo dispiace, perché sul fronte offensivo Varese aveva spremuto l’impossibile da Gentile (28, notevole in diversi momenti) a cui si era accodato Beane. E poi Sorokas, monumentale per efficacia nella sua doppia-doppia nonostante un gap fisico pazzesco con gli avversari diretti. Tutti, chi più chi meno, hanno contribuito a tenere la OJM in partita anche se poi Vertemati è stato tradito da Marcus Keene. Il play, apprezzabile nel primo tempo in regia (8 assist), dopo l’intervallo ha smesso di trovare i passaggi giusti e soprattutto non ha mai rotto il ghiaccio al tiro (1/9 dal campo), perdendo poi in modo goffo uno degli ultimi, decisivi possessi e affossando così Varese. Che sabato torna finalmente a giocare in casa dopo oltre un mese, trovando però sulla sua strada una Venezia che anche incompleta rappresenta un ostacolo di quelli tostissimi. Vedremo se, nel frattempo, ci sarà almeno qualche innesto che – per fortuna – non dovrebbe essere Brandon Ashley. PALLA A DUE Con gli uomini contati, dopo le uscite di tre stranieri rimpiazzate parzialmente dal solo arrivo di Vene, Adriano Vertemati fa il quintetto con quel che gli rimane. L’estone è subito tra i primi cinque, accanto a Sorokas che rende 10 cm al pivot titolare biancoblu, Groselle. Gentile e Procida si fronteggiano in ala, Beane va sulle tracce di Aradori. Un intoppo anche per Martino che non può schierare Feldeine per un dolore lombare; c’è invece il nuovo acquisto Frazier, dalla panchina. LA PARTITA Q1 – La mano calda di Beane caratterizza l’avvio e permette a Varese di restare avanti per 5′, fino al pareggio firmato da Benzing dall’arco. Qui la Effe mette la testa avanti e la tiene sino alla prima pausa anche perché da parte biancorossa arrivano troppe palle perse e qualche forzatura. Ferrero e Beane limitano i danni per il -5 della sirena, 25-20. Q2 – La difesa continua a essere latitante nel secondo quarto, aperto da uno scatto in avanti della Effe sino al +11. Nel momento peggiore però la OJM sfodera uno 0-7 di parziale che ha anche il merito di svegliare un Gentile fino a quel momento fuori gara. C’è anche Keene che non segna ma regala assist a Sorokas, e così Varese resta vicina ai padroni di casa che hanno un ottimo contributo dal nuovo arrivato Frazier. All’intervallo lungo, sono però 8 i punti di divario, 56-48, con la zona che è coperta corta e con la uomo che non aiuta anche per il divario fisico in area. Q3 – Dopo la pausa c’è il miglior momento di Varese anche perché nel terzo quarto si vede anche la difesa. Prima arriva uno strattone di Gentile, poi – dopo il nuovo -11 successivo all’antisportivo di Vene – ecco un break di 0-10 con Sorokas preciso da lontano. Il sorpasso è di De Nicolao ma la Kigili reagisce e torna avanti con Charampopoulos, però il finale si tinge di biancorosso con i liberi di Keene e un’altra bomba del lungo lituano. Peccato per un cesto un po’ fortunoso di Toté: alla mezz’ora è 70-73. IL FINALE La Openjobmetis regge il primo urto del periodo finale con Gentile, poi trova un canestro da De Nicolao che però spreca per poca pazienza la tripla successiva. Dal possibile +8 si passa al controsorpasso emiliano firmato dai lunghi Benzing e Groselle e rifinito da Aradori con Varese in rottura prolungata. Ma non è finita: Gentile inventa di nuovo un paio di gran canestri mentre Beane replica alla bomba di Benzing. L’ultimo vantaggio ospite è ancora con Beane, tripla di tabella e 90-91 a poco più di 1′ dalla fine; Frazier – freddissimo – segna subito in entrata e poi di nuovo Anthony prova dall’arco con il pallone che gira sul ferro ed esce. Dalla parte opposta capolavoro dall’arco di Benzing, poi Keene offre un assist al tabellone nel tentativo di servire Sorokas. Si chiude qui, perché Aradori fa 3 su 4 dalla lunetta: Varese prova a salvare la differenza canestri con un triplone di Sorokas ma sulla sirena di nuovo Benzing segna da lontano in uscita dal blocco: 101-94. Damiano Franzetti
  17. Per la seconda domenica di fila, la Openjobmetis è costretta a piangere per una partita persa in volata. Dal supplementare con Napoli al testa a testa durato 40′ senza interruzione sul campo di Sassari, con i sardi che alla fine la spuntano 104-99 lasciando con l’ennesimo pugno di mosche in mano (9a sconfitta in 12 partite) la squadra di Vertemati. Un verdetto duro da digerire soprattutto perché Varese, che era senza lo squalificato Gentile, è tornata a fare quadrato con rotazioni ridotte ed era anche riuscita a salire a +10 in apertura di ultima frazione. Da lì in avanti però il Banco Sardegna ha cambiato marcia, risalendo nel giro di pochi possessi con un parzialone di 16-0 e reagendo al successivo controbreak biancorosso. Come con Napoli, il punto di svolta è stato il quinto fallo di De Nicolao: fuori lui, gli avversari hanno trovato i colpi giusti con il solito Logan – troppo libero – capace di siglare la tripla che ha sparigliato i conti e poi altri 4 punti a suggellare il risultato finale. Per passare a Sassari quindi non è bastato un attacco da 99 punti, sospinto dall’accoppiata Keene-Kell: il nuovo acquisto ne ha messi 33 con percentuali sontuose scrollandosi di dosso le critiche per le prime due uscite, il “polacco” ne ha aggiunti 28 permettendo così ai tifosi biancorossi di sognare a lungo. Ma il risveglio è stato il solito, quello della sconfitta, perché Varese è stata letteralmente tradita da due giocatori chiave, Anthony Beane e John Egbunu. Tre falli in un amen per il primo che poi ha collezionato tante forzature e – vedremo poi – non è stato in grado di contenere Burnell; un tabellino completamente deficitario per il pivot che aveva tutto per essere un fattore positivo e invece si è rivelato una zavorra per il già fragile scafo varesino. I due sono correi anche per il clamoroso naufragio a rimbalzo: la Openjobmetis ne ha raccolti 13 in meno concedendo 21 carambole in attacco al Banco Sardegna. Su quelle situazioni, in cui Burnell è stato un iradiddio, la squadra di Bucchi ha costruito il successo, tirandosi così fuori dal pantano del fondo classifica. Quello in cui è bloccata Varese, che ha perso l’occasione di lasciarsi alle spalle Cremona e Fortitudo confermando – ahinoi – tutti i propri problemi difensivi. Il quintetto di Vertemati, partito a uomo, è stato presto costretto a rifugiarsi nella zona trafitto da Robinson e Kruslin. Con la 2-3 le cose sono andate meglio (meglio, non bene) ma i 104 punti raccolti in fondo alla retina sono esplicativi di quelle che sono le difficoltà della squadra a proteggere il canestro. E così, la vecchia volpe Logan (ma pure Bendzius e altri ancora) non ha esitato ad approfittarne: i 35 punti concessi nell’ultimo periodo di gioco – quando cioè le maglie dovrebbero stringersi al massimo – sono l’ennesima condanna al lavoro di Vertemati, che continua a non trovare le mosse giuste per strappare una vittoria necessaria come l’ossigeno. Un successo che, a furia di prenderne100 a serata, chissà quando arriverà. PALLA A DUE Senza Alessandro Gentile – che salta il derby con il fratello Stefano alle 200 in Serie A – tocca ad Anthony Beane occupare il ruolo di ala piccola nel quintetto base. Keene è il play opposto a Robinson nella sfida tra nuovi acquisti, duello nigeriano sotto i tabelloni tra Mekowulu ed Egbunu che ha finalmente Caruso alle spalle. LA PARTITA Q1 – Il primo periodo ha un protagonista assoluto, Marcus Keene, che scalda subito la mano e manda avanti Varese fino al +5 nel primo tratto di partita. La difesa biancorossa però non è altrettanto brillante: Robinson e Kruslin si infilano a più riprese e quando i sardi iniziano a martellare da 3 punti il controbreak è piuttosto netto. Vertemati perde anche Beane, autore di tre falli con tanto di antisportivo, però nel finale di quarto trova il recupero con Keene e Ferrero e si riaggancia (28-25). Q2 – Bucchi manda allora Logan sulle tracce dello scatenato Keene e la mossa funziona perché il folletto biancorosso fatica a mantenere i ritmi iniziali. Si vede Egbunu ma è un fuoco di paglia, ben più potente quello di Treier che segna due volte da lontano ma stavolta la OJM trova pronto Jones. Il suo break dà il vantaggio a metà gara, 48-50. Q3 – Kell e Keene tornano a giocare a “chi ne fa di più”, replicano alla tripla di Bendzius e costruiscono un +6 biancorosso che in qualche modo regge. Anche il finale di periodo sorride agli ospiti, nonostante tutto, perché stavolta i tiri liberi entrano: ne approfitta prima Sorokas e poi Kell che ne converte tre dopo un fallo di Gentile. Alla mezz’ora è 68-76 anche se per Sassari Burnell ha iniziato a farsi notare a rimbalzo. IL FINALE Un’entrata vincente di Kell regala il +10 a Varese in avvio di ultimo periodo: sembra la spallata giusta e invece è Sassari a reagire in modo violento. I biancorossi smettono di segnare, i sardi invece colpiscono da vicino e da lontano, correggendo a suon di rimbalzi anche gli errori. Vertemati chiama due timeout ma il parziale casalingo arriva a 16-0 con annesso sorpasso. Un cesto di Jones però cambia l’inerzia e stavolta è Varese a riportarsi in vantaggio 85-86. A quel punto pare arrivare la svolta con De Nicolao: tripla e contropiede su palla rubata dalla difesa per l’87-91, ma sull’azione successiva il play commette il quinto fallo (non così evidente) su Logan e così Vertemati perde l’uomo simbolo della difesa. La parità regge sino al 96 (liberi di Jones) ma poi Logan sfrutta il cambio difensivo e sbatte in faccia a Sorokas una tripla che Varese non avrebbe dovuto concedere per nulla al mondo. Poi il ferro non è benevolo con Jones, sputando la bomba del pareggio ma dopo l’1-2 di Gentile in lunetta ancora Keene riavvicina gli avversari con tre liberi. Ma Logan non sbaglia un colpo a differenza di Keene che, per evitare di subire un fallo “da due liberi” prova il miracolo da 8 metri senza riuscire nell’intento. E ancora Logan la chiude, a fil di sirena 104-99. Damiano Franzetti
  18. La partita dai mille volti esprime lo stesso verdetto di quella – pessima ma monocorde – di Pesaro: Varese, infatti perde di nuovo e a caldo non sappiamo se annoverare l’ennesimo KO stagionale tra le “belle sconfitte” (tipo Milano) o tra le disfatte (vedi Virtus o Reggio). Si può considerare buona una partita che nella prima metà ha visto la Openjobmetis subire 56 punti in casa concedendo il 62% al tiro agli avversari? Si può guardare con fiducia in avanti dopo una rimonta a tratti furiosa ed esaltante ma nata più dalla reazione di rabbia e orgoglio che da un sistema di gioco efficace? A costo di passare per pessimisti, al termine della partita che Varese perde 89-98 con Napoli dopo un tempo supplementare, propendiamo più per mettere anche questo KO nell’elenco delle partite da dimenticare. Non è possibile, dopo Pesaro, avere quello stesso approccio visto in riva all’Adriatico, fatto di difesa inesistente, di tiri concessi alla Gevi dando ai giocatori ospiti la tranquillità che, comunque, le loro conclusioni sarebbero state semplici. Mai un raddoppio su chi stava facendo male (Rich), mai la zona che invece ha avuto risultati nella ripresa (e Vertemati si è affrettato a dire che la chiave della rimonta è stata un’altra, la pressione sulla palla di De Nicolao e degli altri esterni). Mai neppure quel fallo o quella “sbroccata” che può accendere la miccia dell’orgoglio: sarà un caso ma è stata l’espulsione al 23′ di Gentile a dare finalmente fuoco alle polveri. Perché mentre l’attacco di Napoli demoliva le barricate di cartone biancorosse, Ferrero e soci neppure agitavano gomiti, ginocchia, mani aperte sulle schiene altrui. Con un attacco che dopo essere partito bene, si è impantanato al primo giro di fischi avversi degli arbitri – non apriamo il capitolo – e ha iniziato a infittirsi di forzature (ancora Vertemati è contento dei 41 punti, arrivati però con il 38% al tiro e pochissime costruzioni collettive) e di stoppate subite, ben 6 in 20′. In questo elenco di storture non abbiamo neppure citato quella massima: Varese è andata al supplementare dopo avere sprecato ben 12 tiri liberi (16 su 28 il dato al 40′) compresi quelli che avrebbero potuto dare il colpo di grazia a una Gevi sorpresa dalla veemente rimonta biancorossa. E invece la linea della carità si è dimostrata una pessima alleata e questo continuo balbettare ha dato ai partenopei un po’ di fiducia e un po’ di margine. E così, pur avendo fallito il tiro della vittoria, Napoli ha preso di petto l’overtime – bravi nel frangente gli ospiti, con diversi canestri difficili – mentre Varese è rimasta per lunghissimo tempo su quella quota 83 raggiunta con fatica al 40′ e poi diventata una condanna nel prolungamento. Fa, infine, malissimo leggere che a decidere la partita sia stato Jason Rich (31 punti), traditore di Varese prima ancora di diventarne giocatore sul campo e, oggi, pure giustiziere. La degna conclusione di un’altra serata amarissima da queste parti, dove forse sarebbe necessario – da parte della società – mettere un po’ di pressione su squadra e allenatore. Perché se si deve camminare sul baratro, tutti devono avvertirne il timore, non solo chi sta in tribuna, paga il biglietto e perde la voce nel tentativo di aiutare quelli in canottiera. PALLA A DUE Nei quintetti di Vertemati e Sacripanti ci sono i rispettivi nuovi innesti: Keene da un lato in regia, Lynch dall’altro sotto canestro a fare a sportellate con Egbunu, tornato tra i “primi cinque” dopo la lunga parentesi di Sorokas. Nulla di particolare da segnalare né a livello di disponibilità (Caruso c’è ma non può ancora giocare) né al palazzetto dove comunque si respira un’atmosfera più calda rispetto ad altre partite. LA PARTITA Q1 – Pronti-via e 0-5 Napoli di aperitivo, poi però Varese nella fase centrale del quarto produce qualche minuto di qualità offensiva che regala l’effimero 17-11. Il timeout di Sacripanti rimette in pista gli ospiti che piazzano subito un parziale firmato Rich-Lynch e mettono il turbo. Giusto negli ultimi possessi Beane dà un piccolo strattone biancorosso ma è 23-28. Q2 – I secondi 20′ sarebbero da KO tecnico perché Varese non azzecca una mossa e si prende una scarica di cazzotti sottoforma di canestri da ogni posizione. Perché la difesa di Vertemati lascia sempre gli spazi buoni ai napoletani per armare il braccio: a metà gara la OJM ha 56 punti in saccoccia dopo essere stata anche a -19. Q3 – Dopo una buona difesa su Rich, Alessandro Gentile perde la trebisonda dopo un paio di fischi arbitrali poco potabili. E Varese perde Gentile perché i grigi sventolano falli tecnici e lo espellono. Sembra l’ennesimo problema e invece i biancorossi ritrovano l’orgoglio, magari non subito perché di cose da sistemare se ne vedono ancora. Intanto però Egbunu sale nettamente di tono e De Nicolao (tripla) sigla il -10 con la Gevi che però riallunga. I biancorossi però paiono almeno in partita e alla mezz’ora sono sotto 62-76. Q4 – A poco a poco, l’impensabile prende forma: se Zerini trova ancora gloria da fuori, i suoi compagni stavolta non lo seguono. Denik, Kell e Beane mordono in difesa, Jones si sbuccia le ginocchia ed Egbunu appare quasi feroce. Pian piano Napoli perde il vantaggio e forza anche i tiri, quindi Jones (tripla), Kell (3-3 ai liberi) danno un’ulteriore accorciata che diventa -1 grazie a Egbunu. La Gevi sembra alle strette ma non sbaglia le cose semplici, Varese al contrario getta i tiri liberi e – dopo un sorpasso effimero – è costretta a difendere sull’83 pari. Napoli sbaglia e il tap in di McDuffie è fuori tempo: supplementare. SUPPLEMENTARE Un paio di tiri sfortunati di Varese sono il presagio giusto: Napoli non ingrana subito ma poi il solito Rich trova punti pesanti mentre i biancorossi restano al palo. Quando Egbunu (solito ½ dalla lunetta) sblocca il punteggio la Gevi è già avanti e di fatto l’equilibrio non torna più: Napoli segna pure da nove metri sulla sirena per l’amaro 89-98 finale. Damiano Franzetti
  19. Ci sono prestazioni che ti fanno passare la voglia. Quella offerta dalla Openjobmetis a Pesaro è l’esempio calzante: la squadra di Vertemati non solo va a sbattere pesantemente in una delle partite chiave della lotta salvezza. Lo fa senza lottare, sbranata sul piano della voglia e dell’energia, ovvero quelle caratteristiche che avevano risollevato Varese prima della pausa di campionato, facendo sperare in una svolta positiva di una stagione che invece, a questo punto, proseguirà “con gli oli santi in tasca” per dirla con un vecchi detto. Il tabellino finale è una sentenza di condanna, 94-75, e a differenza di altre occasioni non è neppure bugiardo: i 19 punti di distacco ci stanno tutti e sono lo specchio fedele di un match scivolato subito dalle mani dei biancorossi, completamente incapaci di risalire la corrente dopo il break del secondo quarto che ha lanciato la Carpegna Prosciutto verso i due punti. Qualche scossa qua e là, qualche lampo di luce a livello individuale e nulla più, perché nelle poche circostanze in cui Varese avrebbe potuto costruire qualcosa è arrivato, puntuale l’errore. E i marchigiani (con l’ex Larson scatenato: 23 punti e 5 triple) non ci hanno pensato due volte a punire Ferrero e compagni. La corsa per restare in Serie A quindi, dice che la Openjobmetis in due scontri diretti che potrebbero risultare decisivi (speriamo di no) hanno disputato due gare fotocopia: Pesaro infatti ricalca per mollezza, scarsità di idee e incapacità di reagire, la “recita” già offerta sul parquet di Cremona. E a nulla è servito, stasera, l’innesto del folletto Marcus Keene che non è neppure stato tra i peggiori: la presenza del play tascabile sembra però aver annullato quelle di Beane (completamente impalpabile) e di Gentile, con il solo Kell a brillare con un po’ di continuità. E il rientro di Egbunu ha tolto anche quella compattezza difensiva che la OJM aveva mostrato nelle ultime uscite, con il pivot nigeriano completamente incapace di trovare una posizione in difesa, mentre l’avversario diretto Tyrique Jones lo ha sculacciato a più riprese. Ciò nonostante, Vertemati – che non è un gran sponsor di Long John – ha tenuto fuori a lungo Sorokas, almeno volenteroso, pagando un dazio pesantissimo a rimbalzo, perché Pesaro ha letteralmente banchettato sotto i tabelloni varesini (ben 20 quelli per la Carpegna) in un fondamentale che ha permesso alla squadra di Banchi di guadagnare margine fin dalla prima metà di gara. Tra sette giorni a Masnago ci sarà Napoli, neopromossa che finora ha fatto molto bene; se però l’energia che Varese sa mettere in campo rimarrà questa, non ci sarà tanto da preoccuparsi degli avversari, quanto di se stessi. E la preoccupazione, nel vedere una prestazione simile, si allarga a tutti coloro che hanno nel cuore questi colori. PALLA A DUE Vertemati schiera lo stesso quintetto base messo in campo con Tortona due settimane fa, preferendo usare “di rincorsa” sia il nuovo arrivato Keene sia il rientrante Egbunu. Anche Banchi sceglie di tenere fuori in avvio l’ultimo acquisto Lamb ma anche i due ex, Larson e Tambone. In regia quindi è Kell contro Moretti mentre Sorokas affronta il temuto Tyrique Jones. LA PARTITA Q1 – L’avvio varesino è abbastanza buono: Sorokas segna i primi punti, Kell infila la tripla e Gentile aggiunge un canestro dei suoi. Il secondo fallo del lituano però è un piccolo momento chiave: entra Egbunu che non trova i giusti riferimenti e così Pesaro ne approfitta. Una tripla con fallo (dubbio) di Delfino gira l’inerzia e nel finale di quarto la Carpegna avanza sino al +9, 25-16. Q2 – Sembra una situazione gestibile per Varese che nella prima parte del secondo quarto risale, con Keene che festeggia i primi punti con la OJM grazie a un triplone da lontano. C’è anche la zona e gli ospiti risalgono a -2 (29-27) ma proprio quando sembrano in controllo finiscono per crollare. Parzialone adriatico di 13-0 con i lungi Jones e Demetrio protagonisti e parziale di metà partita devastante, 53-37 con magia di Larson sulla sirena dopo l’ennesimo rimbalzo concesso a Pesaro nel pitturato varesino. Q3 – Banchi, che aveva già trovato cose egregie e inattese dal brasiliano Demetrio, scopre anche le qualità del neoassunto Doron Lamb. Partito male, l’americano comincia a prendere le misure ed è determinante in un terzo periodo aperto da un fallo tecnico al coach pesarese; è Kell il più ispirato tra le fila della OJM che continua ad avere poco-niente dalla coppia Gentile-Beane. L’unica fiammata di quest’ultimo, seguita a una tripla di Keene, ridà un minimo di speranza per il -11 ma è il solito fuoco di paglia: alla mezz’ora è 76-59. IL FINALE L’ex di turno Tyler Larson si prende allora la scena: il play che aiutò la Varese di Caja ad acciuffare i playoff 2018, stavolta bombarda senza pietà i suoi vecchi colori. Vertemati trova qualcosa di buono dalle parti del solito Kell e di Jones mentre anche Keene smette di bucare la retina. La OJM non dà mai l’impressione di poter risalire e così Banchi, vecchia volpe, ne approfitta mai alzando il piede dall’acceleratore. Finisce di 19, con tanto di cesto pesarese allo scadere, punto esclamativo per una prova che dal lato varesino assume i contorni del deprimente. Damiano Franzetti
  20. Senza tra uomini e con le spalle al muro, la Openjobmetis rompe la serie nera (arrivata a sei partite perse) e si risolleva in maniera sorprendente nella trasferta di Trieste. Un ruggito nella notte giuliana, quello che arriva dal parquet dell’Allianz Dome, dove la squadra tornata nelle mani di Vertemati riesce a stringersi a coorte, a radunare tutte le forze a disposizione e a mandare al tappeto i padroni di casa, fino a ora imbattuti sul proprio campo. Un successo netto, 70-86, strameritato, costruito fin dal principio: Varese è infatti rimasta in vantaggio per gran parte della gara, trovando anche la forza per reagire quando (era il terzo periodo) l’Allianz aveva forzato i tempi, bucato la zona con Fernandez e si era spinta in avanti nel punteggio. Ma se in quel momento la reazione è stata immediata, nell’ultimo quarto i biancorossi hanno rotto gli argini, andando a segno a ripetizione mentre dall’altra parte gli uomini di Ciani avevano esaurito la propria spinta. Con gli occhi sorpresi di chi non si aspettava tanta energia dagli avversari, né tanta imprecisione da se stessa. Già l’energia, perché prima di celebrare i singoli va sottolineato quel che tutti gli effettivi di Varese (appena 7, con Virginio a fare l’ottavo per un minuto sul campo) hanno offerto alla causa comune. Contro una Trieste solidissima sotto canestro, la OJM ha strappato ben dieci rimbalzi in più; e dove non è arrivato il tagliafuori, ecco le mani rapide e le gambe reattive per rubare 10 palloni, contro i soli 3 recuperati dai giuliani. Indici di un impatto completamente diverso tra le due compagini (un applauso se lo merita anche Vertemati che ha scelto senza remore la zona a oltranza), a legittimare un risultato che riaccende le speranze dei tifosi varesini, con la squadra che lascia Pesaro da sola all’ultimo posto e che va a riacciuffare almeno la Fortitudo. I singoli dicevamo, vanno citati eccome: Ale Gentile prima di tutto, ai limiti del perfetto nello sfruttare il fisico e ricavare due punti a ogni possesso. 11-14 da 2 punti e 5 assist, con Mian e Campogrande sistematicamente messi in croce. E poi Trey Kell, che ha colpito due volte nello scatto iniziale ma che ha tenuto il meglio per la fine, quando ha (finalmente) fatto il “capo” gestendo al meglio i possessi che hanno allargato il divario. Sotto canestro, con Varese priva dei pivot Egbunu e Caruso, ci ha pensato invece un monumentale Sorokas autore di una doppia doppia da applausi, mentre Beane ha disputato una gara rovinosa per mezz’ora, salvo decollare fino in cielo nell’ultimo periodo di gioco. E forse proprio il suo sblocco, ha dato alla OJM quello sprint in più per staccare i rivali, rimettendosi così in carreggiata per la corsa salvezza che passerà anche dalla sfida interna a Tortona di sabato prossimo. Con l’augurio che i vari ex (Cain e Wright) seguano la stessa strada di Banks e Cavaliero a Trieste, quella di non fare male ai vecchi amici varesini. PALLA A DUE C’è Vertemati che ha smaltito il covid, non Wilson, Egbunu né Caruso tanto che a completare la squadra vengono chiamati Virginio e due giovanissimi, Frangos e Bottelli. Kell inizia da play titolare affiancato da Beane, Sorokas va a fare il pivot di fronte a Konate ma gli abbinamenti di fatto non contano, perché Varese è fin da subito a zona per proteggere l’area. Banks e Mian, ex di turno, sono i due esterni che affiancano il play Sanders nell’Allianz, mentre Cavaliero inizia di rincorsa. LA PARTITA Q1 – La zona ospite funziona: Trieste sparacchia da lontano e viene subito colpita da un Gentile implacabile in avvicinamento: 3-11 e timeout Ciani. L’Allianz prova allora a fornire palla in area e risale, respinta però da una doppietta dall’arco di Kell. Infine, dopo il -5 giuliano, una palla rubata è convertita da De Nicolao sulla sirena nel contropiede del 15-22. Q2 – L’uomo giusto per Ciani è Juan Fernandez che da lontano non sbaglia un colpo: Trieste si avvicina ma viene colpita dall’unica cosa buona di Beane (rubata e contropiede) in mezzo a una serie di errori infinita. Varese tiene quindi il vantaggio, anche perché Gentile continua a infilare canestri mentre Sorokas, pur con qualche amnesia clamorosa, regge l’urto sotto i tabelloni. Trieste con Sanders tocca anche il -2 ma un canestro di Jones e un’altra gestione ottima di Gentile mandano le squadre al riposo sul 36-43. Q3 – L’Allianz comunque è pronta a rientrare e ci riesce a inizio ripresa, quando Varese – tolto l’ennesimo duepunti di Alegent – pasticcia in diverse occasioni. Sulla spinta della rimonta, Trieste passa anche davanti con il solito Fernandez e tocca pure il +4, subito riassorbito dalla fiammata di Kell che rimette subito il match in parità. E parità sarà anche alla mezz’ora, 59-59, con Lever che impatta sulla sirena dopo i primi tentativi andati a buon fine di Beane. IL FINALE Ma proprio Beane, pur con percentuali disastrose al tiro, è quel che serviva a Varese per decollare in attacco. Dopo l’ultimo vantaggio interno (1 su 3 di Campogrande ai liberi), la guardia americana e Sorokas mettono la freccia, col lituano che infila anche un triplone centrale. Qui Trieste barcolla di brutto e allora Beane replica la prodezza dall’arco mentre Gentile e Jones reggono anche a guardia del canestro. Ciani riprova con Banks che finalmente dà un paio di segni di vita ma è troppo poco, perchè l’Allianz è preda della paura e non segna più, concedendo invece a Kell di apparecchiare il gran finale. Tocca a lui chiudere i conti con un paio di triple e una schiacciata in entrata che spazza via gli ultimi dubbi. La Openjobmetis torna a vincere (70-86) e a sperare: ora però si continui così. Damiano Franzetti
  21. Chiude con una sconfitta – la quinta consecutiva in sei gare di campionato – una settimana tremenda per la Pallacanestro Varese, cui non riesce un miracolo in terra trevigiana. Al PalaVerde fa festa la Nutribullet padrona di casa con un punteggio, 96-78, che non racconta nel modo giusto l’accaduto, anche se il successo dei veneti è meritato sull’arco dei 40′ di gioco. La Openjobmetis, questa volta, ha più di un sussulto anche se per il momento non sappiamo se quanto visto sia una vera reazione al momento nero o, soltanto, uno scatto di nervi fine a se stesso. E di certo la prossima partita (in casa contro una Brindisi lanciatissima) non è il miglior banco di prova per stabilire a che punto è Varese. Tuttavia da questa serata si può provare a trarre indicazioni positive: i biancorossi, affidati al duo Cavazzana-Seravalli per l’assenza del contagiato Vertemati, comandano il match per 20′ e, a inizio quarto periodo, trovano anche la forza di risalire sino al -5. Poi però il blackout definitivo, il crollo che concede a Treviso una serie di canestri mentre dall’altra parte arrivano quasi solo palle perse a polverizzare ogni speranza di fare l’impresa. Difficile, obiettivamente, portare a casa la pelle dala PalaVerde viste le condizioni: Varese si è presentata senza pivot (Egbunu con il virus, Caruso dito rotto) e senza l’impalpabile Wilson (anch’egli Covid) che purtroppo pare aver passato il testimone a Kell. Se infatti ogni giocatore della Openjobmetis ha provato a dare il proprio contributo, il play pescato in Polonia è stato insufficiente lungo tutto l’arco del match, dando forse lo strattone decisivo nell’affossare la OJM che forse, con lui in bolla, avrebbe potuto prolungare il testa a testa e togliere qualche certezza alla Nutribullet. Tre punti, 1-6 al tiro, giusto 4 assist per non affondare del tutto: non può essere questo il tabellino di uno che dovrebbe bilanciare la presenza di un giocatore come Gentile nella rosa della squadra. L’ex azzurro ha vissuto una serata a due volti: ottimo nella prima parte quando ha affettato Bortolani ma poi in calo verticale dopo l’intervallo, specie nel terzo periodo, quando Sokolowski lo ha contenuto bene mettendolo anche in croce nella metà campo biancorossa. Perso il suo apporto e sceso anche quello di Jones, Varese si è affidata a un pimpante Beane e a un coraggioso Sorokas ma la varietà di soluzioni trevigiane (dove ha brillato l’ex Dimsa) si è fatta via via incontenibile per una OJM che per un buon periodo si è affidata alla zona cavandone anche diversi risultati positivi, checché ne dica il comandante in capo Vertemati, contrario a questo genere di tattiche. Cavazzana – non impeccabile nella gestione di Gentile e nelle tempistiche dei timeout – non ha invece avuto remore a mixare le difese rallentando a più riprese il gioco di Treviso. Ma alla lunga le trappole si sono esaurite e per i veneti il finale si è messo in discesa. PALLA A DUE De Nicolao in quintetto, Beane dalla panchina e Sorokas pivot: questo il bouquet di scelte iniziali di Vincenzo Cavazzana che in difesa comincia subito a zona 2-3 per rallentare l’impatto di Treviso. Menetti lancia Bortolani e Akele in quintetto con quest’ultimo che affianca Sims, temuto viste le assenze nel pitturato di Varese. Comincia da seduto invece l’ex Dimsa che si dimostrerà decisivo. LA PARTITA Q1 – Buon piglio iniziale della OJM che scatta sul 5-12 (due stoppate di Gentile a Bortolani) vincendo la scommessa sull’arco, da dove i tiratori veneti hanno ancora le mani fredde. Il timeout di Menetti risveglia i suoi ma i balzi di Jones vicino a canestro e una raffica da 3 punti di Beane danno a Varese il vantaggio alla prima boa, 24-30. Q2 – La OJM riparte bene, ancora con Jones, e tocca il +11 ma poco dopo una schiacciata fallita di Beane apre il campo per la tripla di Sokolowski e Treviso è alle spalle. La replica è di Gentile e De Nicolao però per i veneti cresce Akele, una sentenza dalla media distanza; è proprio lui a impattare sul 44-44 poco prima della seconda sirena, con Kell e Gentile che sbagliano gli ultimi due attacchi. Q3 – Il solito tallone d’Achille – l’impatto nella seconda metà di gara – è di nuovo fatale alla OJM che ricomincia la gara con due triple sul groppone per il primo break trevigiano. Stavolta su Gentile c’è Sokolowski e l’ala varesina ne risente, inizia a forzare e fatica anche in difesa. Il periodo si tinge di biancoazzurro con l’accoppiata Akele-Russell a colpire; la OJM va sotto ma riesce almeno a non sbragare: 67-59. IL FINALE La squadra di Menetti prova quindi a dare l’ultima spallata, trovando finalmente maggiore continuità da Sims. Sembra la strada giusta ma intorno al 34′ Varese mette i brividi ai tifosi locali perché Ferrero infila la bomba, Sorokas segna su assist di Gentile e poi ne offre uno a Jones. A 5′ dalla fine Treviso si deve rifugiare in timeout con la Openjobmetis alle costole, ma nel giro di 2′ i biancorossi perdono tre palloni: i veneti ringraziano e non hanno pietà nel colpire a ripetizione. In pochi istanti, il divario si allarga sino alla sirena, con i ragazzini in campo, suonata sul -18, 96-78. Troppo, per quel che si è visto, ma la realtà è questa. Damiano Franzetti
  22. Il disastro tecnico, la disfatta tattica e, infine, la spaccatura interna alla società. La Pallacanestro Varese non si fa mancare niente in una serata da tregenda, un anticipo di Halloween dove di arancione non c’è una zucca ma un pallone che si ostina a entrare nel canestro difeso (parola grossa…) dalla Openjobmetis mentre non infila mai il cerchio dall’altra parte del campo. A Masnago, suo vecchio feudo, torna a fare festa Attilio Caja che conduce senza incertezze una Reggio Emilia già bella di suo e resa scintillante dalla mancata opposizione di quella che sarebbe dovuta essere l’avversaria di turno. Per l’ennesima volta infatti, Varese neppure ci prova a evitare di farsi travolgere e il cattivo approccio alla gara si trasforma in resa incondizionata con il passare dei minuti fino al disastroso -39 della sirena, 67-106, una delle maggiori umiliazioni ricordate da queste parti in tanti anni. Un crollo completo, imbarazzante, difficile anche da commentare e che – è la cosa peggiore – fa scopa con il -41 di Bologna e il -16 di settimana scorsa a Cremona, proporzione differente ma stessa identica matrice. E la rumba prosegue nel dopo gara, quando Caja – che prova a lungo a parlare solo dei suoi – non rinuncia a sganciare un siluro verso Andrea Conti («il rapporto con lui è stato pessimo fin dal primo giorno») e con lo stesso Conti che pochi minuti dopo, commosso, spiega come da domani non sarà più direttore generale. Una decisione covata da tempo per «scarsa chiarezza» e il riferimento (lo dice lui stesso) è al ruolo assunto da Luis Scola in società, di fatto sovrapponibile a quello del dirigente nato a Rho. Una situazione su cui in molti si erano interrogati che, però, probabilmente non avrebbe creato problemi nel breve se la squadra avesse avuto un cammino normale. «Non sono qui a rubare lo stipendio e non sono un codardo – chiude Conti – La scelta non viene dalla partita di stasera, reputo Vertemati un grande allenatore che va sostenuto e credo che l’instabilità in società si sia riflessa anche sulla squadra». Nel mezzo tra Caja e Conti ha invece parlato Vertemati che ha potuto fare poco per difendere l’indifendibile Openjobmetis di oggi e non solo, ma che ha anche detto a chiare lettere di non avere paura di perdere il posto. «Non sono abituato a vivere così il mio mestiere, non posso allenare se ho paura, poi sta ad altri prendere decisioni». “Altri” che però da questa sera sono soltanto Toto Bulgheroni e lo stesso Luis Scola, visto l’addio del dg: a prima vista è difficile pensare a una sterzata anche in panchina (un inattivo ci sarebbe, ha i baffi e si chiama Romeo) ma è chiaro che questa squadra debba trovare immediatamente una scossa. A oggi è per distacco la peggiore della Serie A, con il lato “mentale” preoccupante tanto quanto quello sportivo, atletico e tecnico. Vertemati stesso spiega che in queste situazioni, talvolta, la soluzione sia più vicina a quello che si creda e vorremmo credergli. Ma in questo momento – con ancora le immagini di 3-4-5 rimesse sbagliate dai suoi giocatori – non ce la facciamo proprio. PALLA A DUE Tanti applausi e qualche sporadico fischio per Attilio Caja alla “prima volta” a Masnago dopo il burrascoso divorzio di 13 mesi fa. Troppo profondo il segno lasciato dall’Artiglio a Varese per raccogliere zizzania al suo ritorno. Applausi anche per l’altro ex Arturs Strautins che in avvio resta in panchina perché nel ruolo Caja schiera il temuto Olisevicius, opposto a Gentile. Vertemati deve rinunciare a Beane che non si è allnenato per via di un doloroso problema dentale: in quintetto torna quindi Wilson. LA PARTITA Q1 – Caja mette Reggio a zona per la primissima azione della gara. Poi torna a uomo ma lancia subito un avvertimento: possiamo provare con ogni modo a rompervi gli schemi. Varese prende canestro ogni volta che Reggio tira, poi riesce a darsi una raddrizzata e a sorpassare grazie a qualche tripla. Nel finale però, i biancorossi balbettano in lunetta, Cinciarini regala assist a tutti e Reggio conduce 19-25. Q2 – Un divario che va subito in doppia cifra a causa di Crawford ma anche di palle perse in modo imbarazzante dai giocatori di casa, che regalano la sfera anche sulle rimesse ai dirimpettai. Lo stesso Crawford è una furia, mette in croce De Nicolao e conduce i suoi sino al 30-49 di metà gara. Q3 – «Almeno stavolta, in casa, vedremo una reazione» ci si racconta nell’intervallo e invece le speranze vanno immediatamente in fumo. Il tempo di un canestro di Gentile, poi la UnaHotels prende di nuovo il sopravvento con estrema facilità bucando a ripetizione la difesa. Strautins si “gasa”, segna 11 punti nel periodo ed è il protagonista dell’ennesimo strappo che porta a +26 i suoi (50-76). IL FINALE Gli argini sono ormai rotti. Jones prova almeno a fare bottino per sé (non lo consideriamo un complimento…) ma è l’unico con Egbunu a dare segnali di vita. Reggio invece non si ferma e fa proseliti perché i tifosi varesini, stufi di fischiare i proprio giocatori, si mettono ad applaudire gli avversari con convinzione. Olisevicius e festeggiato al raggiungimento di “quota 100”, poi tocca a Caja prendersi cori e applausi sempre più forti. Suona la sirena, 67-106, Vertemati esce a spron battuto dal campo nonostante Egbunu lo richiami per il saluto finale. Non funziona nulla. E il dopo gara riserverà una ulteriore sorpresa. Damiano Franzetti
  23. L’Openjobmetis crolla sotto il peso delle sue inadeguatezze, regalando ad Attilio Caja un dolcissimo ritorno a Masnago. E nel dopopartita da “day after” anche lo choc delle dimissioni di Andrea Conti dalla carica di general manager, annunciate poco dopo la sirena finale. Toccherà alla società valutare la situazione, ma sicuramente il gesto dell’ex giocatore ha un peso importante. Quarto stop consecutivo per Varese, travolta dalle geometrie di una solida Unahotels (8 in doppia cifra e 27 assist), capace di impartire una severa lezione ad una squadra senza arte né parte. Una figuraccia inspiegabile per una serata da tregenda che fa suonare l’allarme rosso: l’OJM travolta da Reggio Emilia con un passivo da minime al Polo Nord (per la seconda volta in 5 gare dopo il meno 41 di Bologna) dà la sensazione di essere tecnicamente mal assortita e psicologicamente labile. Oggi Varese è di gran lunga la peggior squadra della serie A, e il pur modestissimo Wilson non è certo il problema principale di una squadra che oggi batte in testa nel suo asse portante, se il leader offensivo Gentile va fuori giri e quello difensivo Egbunu è un disvalore che pesa doppio considerando quanto è costato confermarlo. Un disastro totale del quale non si aveva memoria dai tempi dell’anno della retrocessione in LegAdue, o del meno 35 casalingo nel derby contro Cantù costato l’esonero a Giulio Cadeo. La squadra di Vertemati non è semplicemente esistita in ogni aspetto del gioco, a partire da una difesa nuovamente impresentabile come a Cremona. Varese ha concesso di tutto agli esterni ospiti (75% da 2 per l’Unahotels), e sui cambi difensivi ha subito di tutto da distanza ravvicinata. E in attacco, complice la serata no di un Gentile incaponitosi nella sfida contro il mondo, ha mostrato una disarmante pochezza che non può essere giustificabile solo con l’assenza di Anthony Beane (debilitato da una infezione che lo ha tenuto fermo per tutta la settimana). Una sconfitta pesantissima nelle proporzioni e nelle tempistiche, che riapre ovviamente il dialogo sulle scelte su Caja e sul post-Artiglio: la gente di Masnago – peraltro poca, non più di 2000 – fischia già all’intervallo e poi inneggia al coach pavese quando si precipita senza paracadute fino a meno 40. Per Varese è la notte più buia e le riflessioni devono essere profonde per scegliere indirizzi e modalità degli indispensabili correttivi. Giuseppe Sciascia
  24. Se questa doveva essere la partita giusta – dopo i due confronti impossibili con Virtus e Milano – per mostrare il vero volto della Openjobmetis, siamo fritti. A Cremona, come già al PalaDozza, la squadra di Vertemati esce con le ossa rotte e quel che è peggio non lascia neppure spazio a giudizi positivi. Dominata dal primo minuto, burrosa in difesa (il colabrodo è la madre di tutti i problemi), Varese è anche un minestrone insipido in attacco: organizzazione farraginosa, iniziative personali isolate (e forzate), percentuali orrende dall’arco dei 3 punti e via discorrendo. Tutte cose che poi, dicevamo, si riflettono anche in retroguardia perché le palle perse generano azioni rapide degli avversari, perché chi non tocca boccia in avanti non è invogliato a sbucciarsi le ginocchia a guardia del canestro, perché quando nulla funziona – questa è l’impressione – c’è poco da fare. Ne esce un disastroso 94-78, terza sconfitta consecutiva che spazza via pure le belle sensazioni che il popolo biancorosso aveva avvertito sette giorni fa, con la sconfitta in volata contro l’Olimpia. E lancia ombre sinistre sulla squadra, già sul fondo della classifica dopo appena quattro giornate, con all’orizzonte il fantasma di Attilio Caja che farà visita a Masnago tra una settimana. Al PalaRadi -dove tra l’altro non ha giocato Peppe Poeta, leader della Vanoli – non c’è davvero nulla da salvare: i bottini personali che leggete nel tabellino (Gentile 18, Jones 14) sono stati costruiti a partita persa, i lampi di classe mostrati da Kell con l’Armani restano stavolta impigliati tra palle perse e tiri sbilenchi ma, appunto, prima di giudicare l’impatto dei singoli ci preme sottolineare come questa Varese non abbia dato l’impressione di sapere giocare di squadra. E come a Cremona è mancato del tutto anche l’orgoglio: possibile che la OJM abbia preso 29 punti (ventinove!) sia nel primo sia nel terzo periodo? E se sbagliare l’approccio al 1′ può anche succedere, è imperdonabile che la stessa cosa accada a metà gara, dopo aver già preso sculacciate dagli avversari. Dopo una rumba del genere, fa quasi tenerezza doversi occupare di Wilson: la guardia ha combinato qualcosina, ma resta ampiamente inadeguata a questo livello, e lì si potrebbe agire per migliorare la squadra. Ma il Profeta Elijah rischia di essere una foglia di fico, visto il rendimento dei compagni e il non gioco messo in campo dall’allenatore. I campanelli d’allarme, risuonano molto forte. PALLA A DUE Adriano Vertemati prova a variare il quintetto base: c’è Kell dal 1′ dopo la bella prova con Milano e c’è pure Beane che scalza il deludente Wilson tra i titolari confermando poi il trio Gentile-Jones-Egbunu. Dalla parte opposta, Galbiati deve fare fronte alla pesante assenza di Poeta: la regia è affidata a Spagnolo che disputerà una partita maiuscola. Con rotazioni ridotte, il coach Vanoli schiera Harris e Cournooh tenendo di rincorsa Miller. Sotto i tabelloni c’è McNeace a sfidare Egbunu. LA PARTITA Q1 – Ale Gentile risponde da post basso ai primi punti cremonesi ma bastano 3-4 minuti alla Vanoli per scavare il primo solco. Ci pensa Harris a colpire, con la complicità di una difesa che salta per aria al primo blocco avversario. Vertemati ruota il quintetto, trova un briciolo di intensità da De Nicolao ma è poca roba anche perché dall’arco Varese non segna proprio mai (0/7) e in attacco è una forzatura unica. Quando la sirena suona, il tabellone dice 29-18 con il terribile presentimento che il copione sarà quello. Q2 – Nell’arco dei secondi 10′, la OJM rosicchia qualche punto e per un momento scende anche al di sotto della doppia cifra di svantaggio. Ma probabilmente ciò accade più per le forzature e gli errori di Miller che per meriti a tinte biancorosse. Tre liberi di Beane danno un minimo di speranza verso il finale del periodo che termina sul 43-33: dieci punti che paiono un buon viatico visto quel che Varese ha mostrato in campo. Q3 – Ma dopo l’intervallo, si rivede una Cremona al galoppo e una Varese zoppa. Il periodo è dominato da un 18enne di lusso, Matteo Spagnolo, che il Real Madrid ha prestato alla Vanoli. Il giovane talento pugliese le indovina tutte, abbinando spettacolo e concretezza. Cose che Varese non trova mai (degne di nota le prime due triple della serata, firmate Gentile, dopo il 25′) e così il divario torna ad allargarsi sino al 72-53 della terza sirena. IL FINALE Poco da scrivere nell’ultimo quarto: quand’anche Varese trova qualche guizzo con Beane, Jones e Gentile (che ingaggia battaglia con il pubblico dopo un tecnico per proteste), dall’altra parte Cremona restituisce colpo su colpo. Si va verso l’archiviazione senza sussulti, senza rimonte, senza neppure afflosciamenti dei padroni di casa che, anzi, gasati per l’andamento della partita non mollano mai, come è giusto che sia. Finisce 94-78: per Varese la notte è davvero nera. Damiano Franzetti
  25. A tanto così dall’impresa. L’Openjobmetis uscita con le ossa rotte da Bologna sette giorni fa, arriva a un soffio dal sorprendere e battere una Milano che in Eurolega è partita con due vittorie roboanti. Il derby di Masnago finisce 79-82, con l’ultimo pallone arrivato fino al ferro con una tripla di Gentile, purtroppo non andata a bersaglio. Sarebbero stati supplementari tutti da scoprire, da giocare e chissà, da vincere. Non è andata così, e nell’aria del palazzetto aleggia pure un sentimento antico di beffa, per un arbitraggio – diciamolo subito e togliamoci il pensiero – che non è certo scandaloso definire “sbilanciato”. Con tante decisioni dubbie, scivolate a favore degli ospiti. Perdere il derby fa sempre male, e bene fa Vertemati a dirlo subito («Quando non si vince non si può essere soddisfatti») ma allo stesso tempo è giusto dare uno sguardo più ampio, dal quale emerge una Varese diametralmente opposta a quella in formato “agnello sacrificale” di Bologna. L’Openjobmetis che affronta l’Olimpia è un’altra cosa ma ha anche un uomo in più, Trey Kell: il play avrebbe dovuto giocare una decina di minuti e invece è rimasto in campo quasi mezz’ora mostrando ai suoi nuovi tifosi tante giocate da stropicciarsi gli occhi (e 11 punti con 4 assist). Se il buongiorno si vede dal mattino, con Kell possono cambiare gli orizzonti futuri, soprattutto poi se Gentile fa il Gentile (25 punti), se Egbunu vince le battaglie d’area (non tutte, però da lui arriva un’altra doppia-doppia) e via discorrendo. Per battere Milano, purtroppo, tutto ciò non è bastato ma l’AX Exchange ha dovuto davvero spremere minuti e sudore dai suoi uomini più importanti: Rodriguez ha diretto l’orchestra (7 assist) da cui gli assoli migliori sono arrivati da Melli (14), Hall (16) e da uno Shields impreciso ma decisivo nei momenti chiave. Contro tanta qualità però, Varese ha messo in mostra quell’impatto fisico tanto celebrato in sede di mercato (42-34 a rimbalzo) abbinandola a una grande attenzione a livello gestionale, con sole 8 palle perse. A Vertemati è mancato Wilson, per la terza volta su tre, e se giustamente il coach lascia scivolare la domanda in sala stampa sulla guardia americana, è evidente che lì Varese, in questo momento, ha un buco nero. Ora, per certificare il cambio di rotta, si profila all’orizzonte una partita da vincere a tutti i costi, la trasferta a Cremona su un campo troppo spesso ostico. Da martedì bisognerà progettare il sacco del PalaRadi: la Varese di stasera merita un bis. Se poi arrivasse in uno scontro importante come quello contro la Vanoli, tanto tanto meglio. PALLA A DUE Il fattore campo si sente poco prima della contesa. Gli applausi copiosi a Pozzecco ci stanno tutti, ma Milano è accolta dal pubblico quasi con indifferenza e pure la OJM non è che entri circondata dalla bolgia mentre l’impianto tronca a metà l’inno di Mameli, completato a voce dal pubblico. In tribuna anche Carlo Recalcati e l’oro olimpico varesino Federica Cesarini, accolta da un bell’applauso. In campo Vertemati parte con i cinque già visti con Brescia e Virtus ma la notizia più importante è la presenza a referto di Trey Kell, pronto per una manciata di minuti. Messina tiene a riposo Hines (fuori dai 12): il pivot è Tarczewski che affianca il duo azzurro Melli-Datome. Gli esterni del quintetto Olimpia sono Grant e Hall. LA PARTITA Q1 – Milano prova a ruggire nei primi minuti con Hall, ma quando Alessandro Gentile accende il turbo tocca alla OJM fare la partita. L’ex di turno è una furia e va a segno per un totale di 13 punti nei primi 10′. Milano resta comunque vicina con Hall e nel finale passa avanti nonostante un bell’impatto da parte di Kell: al 10′ è 19-21. Q2 – Il secondo bel momento della Openjobmetis è nella prima metà del secondo quarto quando anche Beane si apposta sull’arco e manda a segno una doppietta. Il divario ora è varesino e si allarga sino al 29-21, con il giallo di due punti non assegnati nonostante un’evidente stoppata irregolare su Sorokas. Melli e Ricci ricuciono presto il divario, però Varese non arretra: tripla di Amato e schiacciata di Egbunu su assist di Kell. Purtroppo nel finale è ancora l’Olimpia a segnare e l’intervallo arriva in parità perfetta, 40-40. Q3 – Negli spogliatoi l’AX capisce di dover cambiare marcia e con Rodriguez al volante ci riesce, almeno per un po’: parziale di 4-14 e partita che sembra indirizzata, però l’OJM reagisce e – senza lo spagnolo in campo – ci mette poco a recuperare. Il controsorpasso porta anche la firma di Caruso e Ferrero (3 e 5 punti), mosse che un po’ sorprendono una Milano che continua ad avere “spintarelle” dai fischietti: alla terza sirena Varese conduce a sorpresa 64-60. IL FINALE A questo punto val la pena provarci, anche se l’ingresso nell’ultimo quarto è difficile. Antisportivo (dubbio) a Gentile che si tuffa per recuperare una palla persa; poco dopo gli arbitri vanno al replay per un altro fallo dell’ala che in caso di antisportivo sarebbe espulso. Nulla di fatto e allora ecco il meraviglioso assist per la schiacciata di Egbunu in testa a Datome. Milano si affida a Ricci (tripla pesante) ma anche a Hall (canestro in entrata) e Shields, a lungo impreciso ma capace di aggiungere due punti molto utili: Varese non si arrende, entra nella volata finale con leggero svantaggio ma trova di nuovo Gentile. Canestro dalla media e poi, dopo una tripla sputata dal ferro, canestro da 3 a riaprire i giochi a una manciata di secondi dal termine (dopo guizzo precedente di Jones a ridurre ancora il divario). Ricci ha la palla per chiuderla ma Jones si allunga e lo stoppa, la OJM può imbastire un ultimo attacco nel quale Beane rifiuta la tripla e serve Gentile. L’ex ci prova e arriva a pochi centimetri dall’impresa, ma alla fine fa festa Milano. Alla squadra di Vertemati restano gli applausi dei 1.700 di Masnago, e pure un certo amaro in bocca. Damiano Franzetti
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