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  1. Termina forse prima di cominciare il tentativo di “assalto alla vetta” della Openjobmetis in un palasport di Masnago pieno come un uovo. La Virtus Bologna vince e rimane capolista imbattuta al termine di una serata dai punteggi d’altri tempi, 100-108, caratterizzata da una Varese combattiva e mai doma che esce, giustamente, a testa altissima tra gli applausi. Se però la sconfitta non preoccupa, la squadra di Brase è costretta a incassare un infortunio al ginocchio per Justin Reyes avvenuto durante la prima parte del riscaldamento: con un uomo in meno la OJM ci ha provato ma si è dovuta arrendere. Le prime notizie parlano della rottura del menisco anche se lunedì saranno le analisi più approfondite a dare un responso certo. Se così fosse, Varese dovrà fare a meno di O’Rey per un mesetto: è questa la notizia peggiore che rimbalza da Masnago dove, sul campo, si è visto tanto spettacolo. Più forte la Segafredo, senza dubbio: la squadra di Scariolo è stata la prima a controbattere i biancorossi sui loro ritmi, non disdegnando di correre e – in fin dei conti – tirando meglio dei padroni di casa grazie anche a una circolazione di palla resa sopraffina dalla presenza di Teodosic (14 assist del serbo, 32 di squadra). Varese però ci ha provato fino al 40′ minuto: la banda-Brase, finita anche a -21 a un certo punto, ha avuto la grinta, la voglia e il coraggio di tornare fino al -5 palla in mano con una manciata di minuti da giocare. Non è bastato, ma chi pensava che questa squadra fosse solo brillantini e corsa dovrà ricredersi: Ferrero e compagni hanno fondamenta solide e contro qualsiasi avversaria giocheranno tutte le proprie carte prima di arrendersi. Peccato, soprattutto, per le percentuali dall’arco: Varese ha tirato male (9/31, il 29%) e nel contempo ha aperto il fianco agli esterni bianconeri (46%). Tra essi anche Belinelli, decisivo con i 13 punti nell’ultimo periodo che hanno ricacciato indietro ogni tentativo di rimonta lombarda. Per Brase, favolosa la prestazione di Brown che ha sentito aria d’Eurolega e ne ha messi 27 con 38 di valutazione: una partita sensazionale di quello che, probabilmente, è l’uomo più totale a disposizione di Varese. Buone anche le prove di Woldetensae (pur con qualche tripla sbagliata) e tutto sommato di Ross e Johnson mentre i lunghi non hanno convinto del tutto, specie Owens. Ma contro la batteria di Scariolo era obiettivamente complicato svettare. Ora i biancorossi sono attesi da un’altra prova tostissima, la trasferta sul campo di una Pesaro che – come Varese – sta riscoprendo l’antica nobiltà. In riva all’Adriatico sarà una sfida di quelle tutte da gustare. PALLA A DUE Riscaldamento velenosissimo per Varese: Justin Reyes sta facendo ginnastica quando gli si blocca un ginocchio che lo costringe a dare forfait. Doccia ghiacciata per i 4800 di Masnago che speravano in un confronto alla pari contro la corazzata Virtus: Scariolo manda subito in quintetto Teodosic in posizione di guardia (su di lui Brown) con Mannion accanto. Bako è lo straniero sacrificato da Bologna, quintetto solito per Brase. In tribuna oltre al pienone anche volti noti come Martina Colombari e Billy Costacurta e Max Cavallari. LA PARTITA Q1 – Teodosic vuole lasciare subito il segno e nei primi due possessi regala un assist a Cordinier e un canestro in entrata. L’avvio di Varese è durissimo: un solo canestro a fronte di una Virtus già in doppia cifra (2-11) perché dall’arco i biancorossi non ne prendono una. Quando la OJM lo capisce, inizia a risalire con ottimi spunti di Woldetensae e scorribande di Johnson mentre Ross è subito alle prese con i falli. Si vede anche Caruso ma la Virtus non concede rimonte e al 10′ comanda 20-28. Q2 – La squadra di Scariolo sfida addirittura Varese sul suo terreno, specie con Weems che segna due volte in pochi secondi replicando a canestro subito. I biancorossi, con alcune folate di Brown, restano in scia senza tuttavia mai riuscire a pareggiare o sorpassare perché Teodosic manda a canestro pure il massaggiatore. Cordinier è implacabile, gli arbitri lasciano talvolta perplessi e la OJM rischia di chiudere metà gara a -10. Non lo fa perché De Nicolao pesca il canestro al volo di Johnson del 47-56. Q3 – Il rientro dagli spogliatoi però è tremendo: 10-0 di parziale bianconero e Bologna che sembra, addirittura, chiudere la pratica. Non è così perché dopo un timeout di Brase Varese riaccende i motori per merito di Ross – orgoglioso – e Brown a tratti irreale. Il controbreak ridà vigore alla partita tanto che alla terza pausa sono ancora 10 le lunghezze di differenza (69-79) grazie ai lampi di Caruso (stoppata e canestro con fallo) e Librizzi (tripla). IL FINALE Il massimo sforzo Varese lo mette a inizio ultimo quarto di nuovo con Brown, tripla morbidissima, e Ross ormai acceso con il volume al massimo. A meno di 7′ dalla fine il tabellone segna +5 Virtus ma Owens perde un pallone vitale e Belinelli punisce dall’arco. L’ex azzurro inizia così uno show da 13 punti nel periodo e si merita il premio di MVP della partita, cercato con costanza dall’altra “mammasantissima” virtussina, Milos Teodosic. Non basta alla Segafredo per vincere in anticipo: Brown non si ferma più e Varese torna a -8 in più occasioni ma non riesce ad andare oltre. De Nicolao avrebbe ancora la palla del -5 ma il ferro dice no e su Masnago si chiude il sipario. Damiano Franzetti
  2. Prima la Virtus imbattuta, poi Milano a ruota e quindi Varese, con Tortona. La Openjobmetis non si ferma, resta terza in classifica, manda sette uomini in doppia cifra, fa un altro passo avanti verso le Final Eight di Coppa Italia e lancia un incredibile guanto di sfida alla Segafredo che arriverà domenica a Masnago e si troverà di fronte un ambiente più entusiasta che mai. La squadra di Brase passa anche a Verona 98-91, contro una Tezenis mai doma e capace di portare agli ultimi secondi una sfida che a un certo punto pareva decisa. +14 a 9′ dalla fine, ancora +9 dopo le prodezze di Johnson e Brown, ma a quel punto, col cronometro sempre più vicino allo zero, l’attacco di Varese è andato in tilt. Merito di una Verona sempre più convinta di rientrare, demerito di un paio di fischi assassini, fatto sta che anche questa volta il cuore dei tifosi varesini – tanti all’AGSM Forum – è rimbalzato in gola. Quando poi proprio i due americani hanno balbettato dalla lunetta, lo spettro della beffa in extremis si è fatto concreto ma a quel punto Verona non ha avuto la forza dell’ultimo scatto e Brown, con due liberi, ha davvero chiuso la partita. Una gara che la OJM a tratti ha dominato e in altri è scivolata: i biancorossi hanno cavalcato mani caldissime soprattutto nel primo tempo chiuso a quota 59 e hanno tenuto percentuali ottime dall’arco (42% alla fine), un’arma che nelle ultime uscite era un po’ spuntata. Tanto merito ce l’ha Tomas Woldetensae, MVP a mani basse (19 punti e 5/8 da 3 in appena 23′), anche se poi Brase l’ha tenuto a sedere nel finale. L’azzurro è stata una variabile non controllabile dalla Tezenis che, dal canto suo, ha messo in mostra uno scintillante duo formato da Cappelletti e Anderson. Il play italiano ha stravinto il duello con Ross, poi fuori per cinque falli (sul quinto, citofonare Paternicò…) ma non è bastato perché Varese a lungo andare ha trovato risorse un po’ da tutti i suoi uomini. Anche Owens, svagato a lungo, alla fine si è fatto trovare pronto (11 punti), nonostante un Caruso sempre più concreto e protagonista in mezzo all’area. La OJM ha dato l’impressione di poter sempre creare dei parziali pesanti (quello di fine secondo quarto su tutti) e in questo modo ha preso tra le mani l’inerzia della partita sostenuta da un gran tifo della curva e dei varesini sparsi per le tribune. Poi però, come già detto, questa squadra sa essere imprevedibile per gli altri e anche per sé: il bilancio comunque è di nuovo positivo e la classifica scintillante è lì a dimostrarlo. Ah, si è perso ancora a rimbalzo ma come dice Brase, “non diventeremo più alti” in futuro. E comunque, quando ogni possesso si è fatto pesante, dalle parti del ferro i biancorossi si sono fatti rispettare. Brase ha detto anche che non capiterà spesso di vincere con largo margine ma di questo, caro coach, ce n’eravamo già accorti noi e l’ordine dei cardiologi della provincia di Varese. Però almeno si soffre per una giusta causa e, a quanto pare, alla fine si vince pure. Ora la Virtus, a Masnago, domenica prossima: cosa si inventeranno i biancorossi per allungare un sogno? PALLA A DUE Torna dopo vent’anni il match tra Scaligera e Varese in un palasport non molto pieno ma con parecchi tifosi arrivati da Varese, in gruppo o alla spicciolata. In tribuna anche lo sponsor Rosario Rasizza di Openjobmetis. Sul campo coach Matt Brase conferma il quintetto classico con Reyes a partire dalla panchina; Ramagli fa esordire il tiratore Bortolani e affida al regia all’italiano Cappelletti. Holman, in dubbio alla vigilia, è a referto e sarà regolarmente in campo. LA PARTITA Q1 – Primo quarto da mani bollenti e possessi rapidi. La prima a scappare è la Tezenis che tocca il +4 (bene Cappelletti), poi però Varese si scatena dall’arco: 4 triple con 4 uomini diversi e la successiva schiacciata di Reyes vale il 15-20. Verona risale ma c’è nuovo break ospite con 9/9 dalla lunetta e prima della pausa, dopo nuovo rientro gialloblu, è Woldetensae a confezionare il 30-34. Q2 – I ritmi non rallentano alla ripresa del gioco, anzi… Varese tiene la testa avanti (solita tripla di Ferrero in risposta a Holman) ma in difesa concede troppo spazio e così Cappelletti e un bel taglio di X. Johnson ridanno il vantaggio alla Tezenis. La OJM a questo punto capisce l’antifona: Jaron Johnson diventa protagonista a partire dalla retroguardia e dà una spinta anche per l’attacco: negli ultimi minuti i biancorossi accendono il turbo e arrivano al +10 della pausa lunga con – anche – una tripla di Owens e l’ultima serpentina vincente di “Nino”: 49-59. Q3 – Botta e risposta continuo a inizio ripresa e a Varese va bene così perché il divario resta piuttosto consistente. Ross però non è in serata, si carica di falli e soffre Cappelletti che, implacabile riavvicina i suoi con punti e assist. Proprio Colbey però si aggrappa all’orgoglio, guadagna qualche fallo e muove il punteggio dalla lunetta, e pure Reyes aggiunge liberi che tengono la OJM con la testa davanti nonostante i tentativi veneti, quasi un presagio di quanto accadrà più avanti. Alla mezz’ora è 70-78. IL FINALE Varese entra nel quarto periodo alla grandissima: tripla di Wolde e canestro di Ross per il +13. Timeout di Ramagli che da lì a poco ne dovrà chiamare un altro perché anche Ferrero spara e colpisce dall’angolo con la OJM che per un istante tocca pure il massimo vantaggio (74-88). Verona si riorganizza, sfrutta qualche palla persa biancorossa e colpisce con Anderson. Ross lascia il campo per un quinto fallo che appare inventato (cade lui, gli danno sfondamento) e a questo punto Varese tentenna sotto i colpi di Smith. Sul +4 però Johnson (da 3) e Brown dal palleggio compiono due capolavori e questa volta la pratica sembra chiusa. Mai previsione è più sbagliata: la OJM non segna più e subisce Cappelletti e Anderson che, poco dopo, grazia Varese con una palla persa. Quando i biancorossi finalmente si presentano in lunetta è psicodramma: 1 su 2 di Brown, 0 su 2 di Johnson che litiga col pubblico. Quando però Verona spreca un altro attacco, Brown non sbaglia i personali e chiude la serata sul 91-98. Damiano Franzetti
  3. In una cornice da playoff, la Openjobmetis vince (93-90) una partita da playoff contro un’avversaria da playoff. Varese stronca anche la Reyer Venezia, una delle mammasantissime del campionato di Serie A e per una notte sogna insieme al suo poolo. Varese, per qualche ora, è seconda dietro alla Virtus e accanto a Milano e Tortona e in cinquemila fanno festa con lei a Masnago. Roba memorabile, roba poco pronosticabile ma che ancora una volta è vera, tangibile, reale. La squadra di Brase che ci aveva abituato a finali in volata, ora fa ancora meglio: i testa a testa rimangono tali però sono conditi da vittorie. Quattro i successi consecutivi, e alzando il livello dell’avversaria il risultato non cambia. Merito di una squadra capace di reagire al rientro di Venezia (OJM anche a +12 per il massimo vantaggio) e soprattutto di ricucire il +5 lagunare nel momento più complicato della serata. Timeout, palla a Ross e vantaggio ospite evaporato in un amen. In tutto questo, i biancorossi ne infilano ancora 93 a un’avversaria che fa del gran tonnellaggio e del controllo dei ritmi i suoi punti di forza. Ci ha provato, De Raffaele, a viaggiare a regimi più bassi ma l’onda d’urto varesina è stata più forte e ha sfidato l’Umana su punteggi elevati nonostante un’altra serata non così liscia al tiro da 3 punti. Alla fine dall’arco Varese chiude con il 35%, buono ma non decisivo, e dimostra di non vivere di sole triple. Ci sono i blitz interni di Ross, i guizzi di Reyes, le conversioni di Caruso, i tagli di Johnson. Insomma, questa squadra si conferma tutt’altro che monodimensionale e per gli avversari non è facile trovare le contromisure al gioco di Brase. Non basta neppure controllare i rimbalzi, anzi dominare in quel fondamentale: 45-33. Ma la OJM recupera palloni su palloni, tira meglio, fa svanire anche quel vantaggio facendo il più possibile muro in difesa: Venezia non sbaglia tantissimo ma alcuni di quegli errori, alla fine, pesano come piombo. In tutto questo, risulta difficile (ma è bellissimo avere di questi problemi) dare la palma del migliore in campo per la quale rimandiamo alle pagelle. Però cominciamo con il dire che Ross ha avuto sprazzi di capo assoluto e che Reyes risulta sempre meno prevedibile quando ruota a qualche metro dal canestro. Lo stesso Reyes che accetta di fare il pivot in un quintetto bassissimo, e pazienza se si trova a marcare un califfo come Watt. Infine ci sono Woldetensae, a volte folle nel male, a volte nel bene, e i due pivot: Caruso sempre più garanzia e Owens, che fino a 2” dalla fine era sotto la sufficienza, capace di fare la cosa più bella e importante sull’ultima rimessa veneziana. Palla rubata, partita finita, festa per cinquemila sugli spalti. Se non è un miracolo questo. PALLA A DUE Non c’è Michael Bramos sulla lista presentata da coach De Raffaele agli ufficiali di campo: senza il proprio veterano (problema al collo) la Umana rimette in formazione Parks, subito in quintetto e schiera Spissu accanto a quattro marcantoni: Reyer fisicamente superiore e subito a zona match-up. Nessuna novità rilevante in casa OJM: rientra come previsto Justin Reyes, sempre utilizzato dalla panchina da Brase che propone il consueto quintetto base con Ross e Owens ai due estremi e Woldetensae in quota azzurra nel mezzo. Palazzetto vestito a festa come non accadeva dai playoff 2018: alla fine sono 4.767 i paganti, chiamiamolo pure “tutto esaurito”. LA PARTITA Q1 – L’avvio illude chi spera di vedere una partita a ritmo controllato: 4-4 dopo parecchi minuti, errori e difese che reggono l’urto (tre stoppate di Varese). La prima variabile fuori dagli schemi è Reyes che entra e inizia a colpire dando il primo break alla OJM, poi segnano Spissu e Moraschini ma la loro partita finisce lì. La prima tripla, Wolde, e un altro blitz di Reyes firmano il 20-16. Q2 – Sono ancora loro due, Tomas e Justin, a spingere per la prima volta Varese alla doppia cifra di vantaggio; non basta perché la Reyer reagisce ma per lungo tempo il divario rimane su quei binari grazie anche a un Ross sempre più in palla. C’è anche un cesto di Johnson, fino a lì a secco, e così il +8 di metà gara appare pienamente meritato, 47-39. Q3 – Ci mette pochi minuti, Venezia, a ricucire il divario entrando forte nel terzo periodo grazie all’ottimo impatto di Freeman. Quando il sorpasso è nell’aria, una tripla di Brown rilancia la Openjobmetis che a quel punto riallunga sfruttando anche il terzo e quarto fallo di Watt. Il suo sostituto però, Tessitori, dà la marcia in più all’attacco di De Raffaele e così, alla lunga, la Reyer sorpassa. Botta e risposta tra le due squadre, sirena sul 73-69. IL FINALE Tutto da scrivere nell’ultimo periodo: subito break lagunare di 0-5 e nuovo sorpasso, poi Varese deve restare per tre volte aggrappata al minimo divario perché gli ospiti fanno sul serio. Si entra negli ultimi 5′ e gli ospiti toccano il +5, massimo vantaggio: Brase stavolta il timeout lo chiama e affida le chiavi del gioco a Ross. Il play risponde presente e segna subito due volte in entrata facendo tentennare le certezze orogranata; segnano Watt e Johnson (liberi) poi è ancora Reyes a piazzare la tripla del sorpasso (86-85). Caruso ne aggiunge 2, Brown sbaglia – piedi per terra – la tripla della quasi sicurezza e Venezia è ancora a -1. Ross non fallisce in lunetta ma un rimbalzone di Brooks propizia la tripla, facile, di Granger per il 90 pari. Caruso segna due liberi poi Granger (mattonata) non si ripete, però il ferro tradisce un bel tiro da 3 di Reyes. Assalto al ferro di Parks fallito, Caruso fa 1 su 2 e Varese è a +3 con 2” e spiccioli da giocare. Rimessa Reyer in attacco ma Owens fa la magata: mano che devia il passaggio, palla nelle mani di Johnson e Varese chiude 93-90. Damiano Franzetti
  4. Una vittoria di carattere. Lo abbiamo messo nel titolo e lo riscriviamo qui, perché non ci viene in mente parola più adatta per descrivere il terzo successo consecutivo della Openjobmetis, questa volta ai danni di una Givova Scafati (93-101) che ha venduto la pelle a carissimo prezzo. E per poco, la pelle, non l’ha fatta ai biancorossi risalendo da -13 (massimo vantaggio) al -1 nell’ultimo periodo. Carattere, appunto: nel momento più difficile, con la squadra falcidiata dai falli e senza più il pivot titolare, la squadra di Brase ha respinto ogni assalto gialloblu chiudendo poi il discorso con due triple decisive di Caruso e Ross a meno di 4′ dalla fine. Nel titolo abbiamo messo anche un dato notevole: 101 punti segnati in trasferta, perché anche in questo numero sta la portata dell’impresa biancorossa. Ferrero e compagni hanno esportato, di nuovo, la loro frizzantezza offensiva rischiando qualcosa – quando le percentuali dall’arco sono crollate nella ripresa – ma trovando sempre e comunque risorse da dentro l’area. Un po’ il bis del successo su Treviso perché da 2 punti la OJM ha segnato con uno stratosferico 76% mandando in tilt la difesa dei padroni di casa. Insomma, questa Varese sta dimostrando di essere davvero cresciuta e ha sfruttato al meglio due turni sulla carta un filo meno duri dei precedenti. Pur in assenza di Reyes – tornerà contro Venezia sabato 19, ora il campionato si ferma per la nazionale – i biancorossi hanno messo fieno in cascina salendo a quota 8 punti in classifica, appena dietro alle due corazzate Virtus e Milano e alla sorpresa (relativa, e comunque ricca) Tortona. Niente male per una squadra che era per tutti una incognita alla vigilia del campionato, ricca di atletismo e leggerezza ma con anche diverse incertezze. Il gioco di Brase – e di Scola e Arcieri – sta pagando anche grazie alla crescita pazzesca di Guglielmo Caruso, 23 punti nel derby personale (lui napoletano) contro i salernitani. Ma se le prodezze del giovane pivot sono evidenti anche a un cieco, quelle di un altrettanto importante Markel Brown vanno ricercate tra le pieghe del gioco. Fantastico, l’americano, in retroguardia e nel ruolo di collante e pazienza se il tabellino non è scintillante. Difficile comunque trovare lati negativi questa sera, al di fuori di un Tariq Owens fatto fuori dai falli e dalle proteste con un quarto e mezzo da giocare. Certo, la direzione dei grigi ha lasciato numerose perplessità (ben 53 falli fischiati in tutto!) ma il pivot americano ci ha messo tanto del suo. Ma per fortuna, il finale non ne ha risentito e ora Varese annusa aria d’alta quota. PALLA A DUE Riapre i battenti il PalaMangano di Scafati ma l’impatto è meno temibile del previsto: diversi spazi vuoti sugli spalti, cinque tifosi presenti da Varese per l’occasione. Brase non tocca il quintetto base, sempre uguale, e non ha Justin Reyes rimasto a casa per curare il guaio muscolare al polpaccio. Il giovane coach campano Rossi recupera Myke Henry e lo mette subito in quintetto; regia iniziale a Monaldi per preservare Logan. Twin Towers – ovvero Pinkins e Thompson – sotto canestro contro Owens. LA PARTITA Q1 – Subito grattacapo per Brase che deve togliere Owens con due falli. Scafati parte bene e scappa 6-0 ma appena Ross, Johnson e i lunghi (prima lo stesso Owens e poi Caruso) accendo i motori, Varese passa a condurre. Punteggi e percentuali altissime con tanti sorpassi e controsorpassi: la Givova trova tantissimo da Lamb e alla sirena del 10′ è avanti di un soffio, 33-31. Q2 – Il secondo periodo vive anche sulle prodezze di due “piccoli” italiani, De Nicolao e Rossato con quest’ultimo che si conferma grande sorpresa di questo inizio di stagione. Il punteggio continua a crescere ma a spiccare tra i 10 in campo è soprattutto Markel Brown che fa della difesa il suo punto di forza. L’americano sfianca Logan, stoppa anche il pivot Thompson, strappa due palloni dalle mani avversarie e consente ai compagni di allungare a suon di punti. Johnson colpisce e nel finale di periodo si vede anche Woldetensae che sulla sirena firma il 48-59. Q3 – La Givova però accorcia subito: parziale di 6-0 appena tornati in campo ma Varese pronta a riallungare perché Brown colpisce da lontano e Caruso continua a farsi trovare pronto in area. C’è anche Owens a segno sopra al ferro ma quando il treno biancorosso sembra lanciatissimo (+13 di massimo vantaggio) è proprio il pivot a farlo deragliare. Fallo in attacco seguito da un tecnico per proteste, quarta e quinta penalità che fanno anche scattare l’espulsione (non comporterà squalifica) perché in avvio Tariq aveva commesso anche un antisportivo. Nel finale di quarto Brase è costretto a disegnare quintetti inediti – dentro anche Virginio – per preservare l’unica torre rimasta, Caruso. Varese sbanda ma gira la boa della mezz’ora avanti 68-76 anche grazie a tre liberi di Jaron. IL FINALE Il pubblico di casa spinge ancora di più Logan e soci che aprono ancora bene il periodo e si portano sino al -1 con Stone e Lamb. Capitan Ferrero, fino a lì poco utilizzato, centra la tripla e poi guadagna uno sfondamento: Varese respira e riprende margine nonostante i punti di Rossato e Logan che però fallisce il tiro del sorpasso. Si entra nel quart’ultimo minuto e per Varese è il momento cruciale: prima Caruso segna da tre dal lato, liberato da un assist di Ross, poi è lo stesso Colbey a centrare una fiondata dall’arco. Due sberloni che ridanno il +8 a Varese e che di fatto decidono il match: la OJM spreca anche un pallone su un lancio lungo ma i gialloblu rendono il favore sbagliando una rimessa. E Johnson negli ultimi possessi fissa il 93-101 conclusivo. Damiano Franzetti
  5. La Openjobmetis si scrolla di dosso la “bestia nera” Treviso, vincente nelle ultime due partite a Masnago con un successo sulla Nutribullet arrivato al termine dell’ennesima partita da infarto. Altro che brividi di Halloween, prima della sirena che ha certificato l’87-85 finale gli oltre 4mila di Masnago hanno sudato freddo a più riprese in una partita che ha riservato – tabellino alla mano – 15 sorpassi e controsorpassi e che ha tenuto tutti con il fiato sospeso sino all’ultimissimo secondo, quando Sokolowski da centro area ha sbagliato il tiro che avrebbe mandato il match al supplementare. Per la prima volta in cinque gare, quindi, la Openjobmetis non è riuscita a imporre il proprio gioco dalla palla a due, riuscendo però a impattare nel punteggio (20-20) l’ultimo parziale del match, quello più importante. Merito di Treviso, che ha tirato in modo sontuoso dall’arco (50% al 30′, 41 alla fine) a differenza di una Varese che da lontano non ha trovato le consuete certezze. Quello che i biancorossi non hanno incassato dall’arco però, è arrivato attaccando il ferro: 73% abbondante da 2 con un Jaron Johnson fantastico nel trovare varchi e tagliare in due la difesa ospite. L’ala americana, con una caviglia non al 100% è stato il trascinatore della squadra non solo con i punti (28) ma anche risultando il migliore per rimbalzi e assist: mica male per un mezzo zoppo. La sua prestazione, ma anche l’applicazione dei compagni, ha permesso a Brase di superare indenne l’assenza di Reyes fermato da un problema al polpaccio che, probabilmente, lo terrà fuori anche dalla partita di Scafati. Anche per questo, mettere due punti in tasca oggi era importante e alla fine Varese ci è riuscita. Detto di Johnson, che ha avuto il solo torto di fallire la tripla del +4 a mezzo minuto dalla fine (avrebbe forse chiuso i conti), vanno sottolineate altre situazioni: De Nicolao non farà canestro ma è stato determinante in difesa nel gestire la squadra anche per via dei cinque falli di Ross. Bravo ancora l’americanino ma per la seconda volta la sua partita finisce troppo presto. Chi non tradisce è Brown mentre Owens e Caruso continuano a darsi il cambio e a “spremere” giocate positive, l’uno volando e l’altro danzando sul perno. Devono migliorare a rimbalzo, come tutti (anche Treviso vince questo duello), ma c’è da dire che la OJM è sempre abile a prendersi altrove quel che lascia sotto i tabelloni: appena 8 le palle perse (tanto per fare un esempio), indice di grande attenzione e concentrazione collettiva. Con il secondo successo consecutivo (dopo il blitz di Reggio Emilia) per Varese c’è quindi la prima mini-striscia positiva di questo campionato. Ci voleva dopo le beffe delle scorse settimane, in un torneo dove a ogni giornata salta fuori qualche sorpresa: attenzione però a pensare che si possa vincere facilmente a Scafati dove la Givova dell’eterno Logan giocherà per la prima volta nel palasport di casa (le prime uscite erano avvenute a Napoli). Insomma, per la Banda Brase gli esami non finiscono mai. PALLA A DUE Justin Reyes non indossa neppure la divisa: il problema muscolare al polpaccio è più serio di quanto si sperasse e Matt Brase deve fare a meno del suo jolly dalla panchina. Il quintetto è ovviamente il solito mentre Marcelo Nicola (solita bordata di fischi per lui) tiene a sedere all’inizio i due acclamatissimi ex Banks e Sorokas. Tutto straniero lo starting five dei veneti, con Cooke opposto a Owens sotto canestro. Atmosfera di nuovo calda a Masnago dove si festeggiano Halloween (parecchi bambini travestiti) ma anche le 200 presenze in A con Varese di Giancarlo Ferrero. LA PARTITA Q1 – Avvio contratto di Varese: Owens è subito pronto ma le mani degli esterni sono fredde e Treviso breakka subito sino al 2-9 ma poi trova la reazione dei padroni di casa che ci mettono ben poco a pareggiare con Ross e Johnson. Qui si inizia a correre affiancati: la OJM prova un “allunghino” con Caruso e Jaron ma il primo parziale si chiude 24-23. Q2 – Varese ci riprova in avvio di secondo periodo toccando per un attimo il +6, ma Banks e Iroegbu hanno altri programmi e ricuciono subito. Capita l’antifona, è la Nutribullet a provare l’allungo nel finale della frazione con i punti di Jantunen e Cooke: bravo Librizzi (tripla appena entrato) a contenere i danni ma la sirena suona sul 41-46 ospite. Q3 – Ross comincia con brio la terza frazione ma Treviso riesce per qualche minuto a tenere i biancorossi a distanza, almeno fino a quando Jaron Johnson decide di accendere i razzi. L’ala segna 12 punti nel quarto trovando a più riprese il corridoio giusto per battere la difesa e depositare a canestro. Sulla sua spinta Varese ritrova il vantaggio e potrebbe allungare nel finale ma Denik sbaglia l’entrata del +6 a 5” dalla fine mentre Iroegbu segna sul ribaltamento con l’aiuto del ferro: 67-65. IL FINALE Si gioca un “supplementare di 10’” per assegnare la vittoria: colpiscono Sorokas e Ross, poi anche Brown da 3 punti ma Banks non ha perso l’antico talento e replica un paio di volte. Caruso continua a farsi notare in attacco ma non basta, con Brase che deve incassare il quinto fallo di Ross ed è costretto a riproporre un Woldetensae in serata piuttosto buia. Da Brown (tripla) e Johnson arrivano i punti del pareggio e sorpasso cui risponde subito Sorokas dall’arco. Owens, 2/2 ai liberi, crea un piccolissimo solco che si rivelerà decisivo, 86-85, poi Johnson ha il tiro della staffa ma prende il ferro. La Nutri ha però finito i Bullets: due errori di fila e fallo su De Nicolao a 24” dalla fine. Girandola di timeout, 1 su 2 del playmaker (sorvoliamo sul fallo ciclopico su Johnson a rimbalzo, non fischiato) e ultimo pallone per i veneti. Ci prova Zanelli, lo chiudono in tre (decisivo Wolde, qui): rimessa con 2”2. Palla sotto a Sokolowski, la difesa si chiude a morsa con Wolde protagonista e il tiretto del polacco è impreciso. Owens vola a rimbalzo: a Varese il dolcetto, a Treviso lo scherzetto, 87-85. Damiano Franzetti
  6. La Openjobmetis si scrolla di dosso le paure emerse dopo le ultime due sconfitte e va a strappare due punti pesanti su un campo difficile come quello di Reggio Emilia, con una partita condotta da cima a fondo nella quale la temuta rimonta finale degli avversari non si concretizza. 81-87 il risultato finale in un sabato sera dolce per i ragazzi di Matt Brase che possono festeggiare fino in fondo il compleanno di Colbey Ross, uno dei grandi protagonisti del PalaBigi. Nulla da dire sulla prestazione dei biancorossi, attenti fin da subito non solo ad accelerare i ritmi ma anche bravi e concreti nella protezione del canestro. I raddoppi su Cinciarini hanno tolto un po di aria alla Unahotels che ha anche faticato a trovare gloria nel gioco interno perché Owens e Caruso, in collaborazione con i compagni, hanno limitato l’impatto di Hopkins e soci. Così facendo, Varese ha evitato spesso (non sempre) di concedere canestri facili agli avversari, una situazione chiave nel mantenere sempre la “testa della corsa”. In difesa il merito principale lo assegniamo a Markel Brown, uomo ovunque specie nel primo tempo quando ha letteralmente dettato i tempi da direttore d’orchestra, chiudendo su ogni attaccante avversario. In attacco invece i principali protagonisti sono stati Ross e Reyes: il play ha vinto il duello sul sempreverde (e sempre pericoloso) Cinciarini trovando diverse soluzioni vincenti in slalom ma anche dalla media distanza. Reyes invece, tra i consueti alti e bassi, si è letteralmente inventato alcuni canestri che hanno ricacciato indietro i tentativi della Reggiana nell’ultimo periodo: certo, anche questa volta la Openjobmetis ha offerto il fianco alla rimonta riuscendo però a gestirla con un certo margine. Il +6 finale, infatti, è stato il minimo vantaggio dopo molto tempo. Nel gruppo degli ottimi (quello degli insufficienti è vuoto) troviamo anche un Tomas Woldetensae rinfrancato, seppure azzoppato da una situazione falli da gestire. L’ex Chieti ha rispolverato la balestra dall’arco dei tre punti chiudendo a quota 14 con 4 triple messe a segno: soluzioni decisive in una serata in cui Varese ha colpito meno di altre volte con quest’arma. Come a dire: si è vinto, ma con margine e forse questa cosa ha la stessa importanza del successo in sé. PALLA A DUE Matt Brase tiene il medesimo quintetto base già adottato nelle altre partite, quindi con Woldetensae e Johnson ali, Owens pivot e Reyes dalla panca. Il coach americano però sceglie un accorgimento difensivo con Brown inizialmente sul temuto Cinciarini. Menetti non ha ancora a referto Strautins e deve rinunciare, alla fine, anche a Vitali: il pivot partente è Hopkins. Buona affluenza di pubblico nel rinnovato PalaBigi, con rappresentanza solida anche dei tifosi arrivati nel pomeriggio da Varese. LA PARTITA Q1 – Tariq Owens comincia molto bene la sua partita, non solo per la schiacciatona iniziale ma per la buona presenza offerta nei primi minuti nei quali Varese mette subito la testa avanti anche a +7 con Wolde che colpisce dall’arco. La Unahotels resta lì ma fallisce il riaggancio e al 10′ la OJM comanda 14-18. Q2 – Brown con il passare dei minuti diventa un gigante in difesa facendo crescere anche il livello collettivo a protezione dell’area. E così Varese, che pure stavolta tira male da 3 punti, regge al comando della gara e supera anche un periodo in cui nessuno segna (21-28 a lungo sul tabellone). Ferrero guadagna due giri in lunetta con le triple (5 su 6), Reyes aggiunge un importante 2+1 e a metà gara è 34-43. Q3 – Attorno alla panchina biancorossa aleggia una certa serenità perché anche al rientro dagli spogliatoi Varese trova conclusioni redditizie, con la vivacità di Ross che manda in panchina prima Cinciarini e poi Cipolla con quattro falli. Il divario si stabilizza in doppia cifra perché il play USA prosegue a segnare affiancato da Woldetensae (dall’arco) e da Reyes con i suoi galleggiamenti in area. La terza sirena suona con la OJM a condurre 56-67. IL FINALE Tutti i tifosi varesini nel mondo approcciano l’ultimo periodo con – come si dice – gli olii santi in tasca visti i precedenti e in effetti è proprio nei 10′ finali che arrivano le sbavature più evidenti, con Brown e Wolde che regalano un paio di palloni in modo maldestro. Però stavolta c’è Reyes pronto a respingere diversi tentativi di una Reggio ben guidata da Robertson ma incapace di guadagnare molto margine in area perché Owens è attento su Hopkins. A un certo punto c’è la sensazione che sia finita, anche se con 3′ sul tabellone: Reggio un po’ ci prova, poi ritarda i tiri e forse si mangia le mani perché quando torna a -6 non c’è più tempo di chiuderla. Vince Varese 81-87 e lo fa con pienissimo merito, per la festa della cinquantina di tifosi a bordo campo mentre dall’altra parte piove qualche fischio. Damiano Franzetti
  7. Perdere fa sempre male, perdere così però è dolorosissimo: per la seconda volta consecutiva la Openjobmetis esce dal campo con il magone e con un pugno di mosche dopo aver messo alle corde un’avversaria più strutturata e costruita per un campionato di alta classifica. Dopo Brescia, l’omaggio targato Varese finisce anche tra le mani di Trento (91-94 dopo un supplementare): se al PalaLeonessa erano stati 16 i punti di vantaggio sfumati nella rimonta della Germani, questa volta sono 11 le lunghezze di margine che i biancorossi non hanno saputo difendere. Perché? Per minore esperienza di sicuro, perché qualche giocatore risulta sottotono (Johnson, Woldetensae), per la difficoltà nel reggere una pressione avversaria più tosta, per qualche errore evitabile, per qualche scelta rivedibile sia dei giocatori sia della panchina. Come quella di togliere il pivot nel finale che poteva anche essere una buona pensata (per avere giocatori più rapidi e prolifici) ma che si è rivelata un boomerang perché Trento ha servito al pivottone Atkins i palloni della rimonta e perché l’attacco varesino si è comunque incartato. La dabbenaggine più grave la commette Johnson: tiro scriteriato a 10” dalla fine dell’overtime e palla che cambia possesso regalando a Trento la possibilità – sfruttata da Grazulis – di segnare da 3 in transizione l’ultimo tiro a fil di sirena. Insomma, l’elenco delle cose da migliorare è lungo e spiace dirlo al termine di una partita in cui Varese ha ancora mostrato tante cose buone. Un attacco esplosivo nella prima parte di gara, qualche bell’adeguamento difensivo per contrastare le giocate trentine, la possibilità di fare canestro con tanti uomini così da non dare troppi punti di riferimento agli avversari. E pure un miglioramento a rimbalzo anche se proprio in quel fondamentale Trento ha acciuffato il pareggio con due caramoble in attacco decisive. In questo contesto brillano in modo particolare Willy Caruso – 20 punti, tante giocate decisive – e Markel Brown che riscatta la serata-no di Brescia con una prova da 31 di valutazione. Ma anche Justin Reyes ha riacceso i motori mentre Ross e Owens, pur alterni, hanno offerto un buon contributo. Resta però un “2” in classifica quando si poteva addirittura farsi largo a quota 6, con all’orizzonte una partita tutt’altro che semplice sul campo di Reggio Emilia. Altra formazione già affrontata in precampionato (proprio come Brescia e Trento) contro la quale sarà obbligatorio limare gli errori di conduzione tecnica e di messa in pratica sul parquet. E soprattutto sarà necessario resettare la testa, non farsi rodere dai fantasmi di quel che poteva essere e che invece non è stato, altrimenti si rischia di appiccicarsi addosso l’etichetta di bella incompiuta. PALLA A DUE Tanta, tanta gente nel catino di Masnago (circa 4.350!) per la seconda casalinga della Openjobmetis di Brase che mantiene il suo quintetto base con Woldetensae in “quota azzurra” e con Reyes di rincorsa. Molin ritrova Spagnolo ma lo tiene seduto in avvio: Flaccadori prende la regia affiancato da Luca Conti, prodotto del vivaio. Prima del via premiato Nicolò Martinenghi, il campione del mondo di nuoto (rana) di Azzate con un passato sottocanestro e un costante tifo biancorosso. Anche “Tete” sommerso dagli applausi. LA PARTITA Q1 – Nel segno di Ross, la OJM è frizzante fin da subito e guadagna a suon di canestri un margine che non si allarga perché pure Trento non sta a guardare. Brase ruota diversi giocatori per tenere alta la tensione, trova un Caruso subito pronto in area ma paga dazio sull’inatteso Conti: la prima sirena suona sul 27-22 dopo 10′ gradevoli e senza sosta, e peccato per la tripla di Reyes fuori tempo massimo. Q2 – Quando Spagnolo, di talento, riporta sotto la Dolomiti, ci pensa Brown (15 nel primo tempo) con due triple in pochi secondi a riaprire il margine a favore di Varese. Il copione è all’incirca sempre quello con punteggio ad elastico ma con la OJM sempre a condurre; c’è anche una tripla di Owens ma l’Aquila non molla. “Rifiatare” al 20′ è il termine giusto dopo due quarti da 51-46. Q3 – Si rientra e si riprende a correre e a segnare. Alla festa non partecipa Woldetensae, seduto con quattro falli, due in rapida successione, e mai in partita. Anche senza di lui e con Johnson a corrente alternata il vantaggio regge e addirittura arriva a +11 quando ancora Caruso si fa largo nella difesa bianconera. Sul più bello però Varese si ferma, paga a caro prezzo qualche brutta scelta arbitrale (“doppio palleggio” non fischiato a Spagnolo, fallo su Crawford sui 24 a palla praticamente persa, tecnico successivo a Caruso: insomma, campionario completo…) e chiude il quarto “solo” a +4, 68-64. Q4 – A differenza di Brescia però gli uomini di Brase sembrano respingere i tentativi di rientro trentini: un triplone di Brown, un gancetto di Owens, il solito canestro di Caruso sono le armi con cui Varese, pur meno brillante, galleggia con qualche punto di margine. Il coach dell’Arizona prova a chiuderla abbassando il quintetto ma Trento fa la cosa giusta: palla sotto ad Atkins, attacco bloccato e recupero ospite. L’Aquila però sbaglia per due volte il tiro del pareggio, ma i rimbalzi sono ospiti e Atkins – ancora lui – infila l’85 pari. Timeout, ma Trento non è in bonus: fallo su Johnson e tiro fuori equilibrio di Caruso, con Reyes che manca di poco la deviazione volante: overtime. IL FINALE Nessuno fa canestro, Trento va avanti di 2 ma Varese ricuce dalla lunetta. Poi sembra Ross l’uomo giusto: pur tra qualche difficoltà di gestione il play imbuca dalla media e in entrata carpiata e rovesciata. Gli ospiti però replicano colpo su colpo: sia arriva all’ultimo possesso a favore della OJM con l’Aquila intenta quasi solo a non subire. E invece Jaron Johnson decide di scagliare un mattone con 10” da giocare, rompendo ogni possibile gioco offensivo: transizione, briciolo di fortuna (Brown vicino alla palla rubata) e triplone di Grazulis per il sipario colorato di bianconero, 91-94. Massimo vantaggio ospite di tutti i 45′. Damiano Franzetti
  8. La bocca è amarissima, dopo essere stata illusa da 35′ di miele e di zucchero. La Openjobmetis spreca una grande occasione di sbancare il PalaLeonessa di Brescia e di regalarsi una notte in cima alla classifica di Serie A. Avanti per 35′, spesso in maniera convincente (massimo vantaggio di 14 punti!) la squadra di Brase si fa rimontare da una Germani guidata da un clamoroso Petrucelli (31) ma soprattutto paga a caro prezzo il momento di sbandamento avuto in occasione del sorpasso. 7 punti in un amen per l’oriundo che sono stati cazzotti dritti in faccia: da quello svantaggio la OJM non è riuscita a risollevarsi pur restando in scia. E la tripla di Gabriel a mezzo minuto dalla fine ha chiuso i conti: 88-83. Come non mancano le note positive, emergono anche quelle negative perché al momento di tirare le somme le sbavature balzano all’occhio. Quelle di coach Brase, in ritardo nel chiamare il timeout in un paio di occasioni e colpevole di aver messo Reyes su Petrucelli quando quest’ultimo ha iniziato a martellare. E poi, a Varese sono mancati diversi contributi: Brown si è spento presto e non si è riacceso, Owens ha sofferto, di nuovo Reyes è andato più volte al di sotto dei suoi standard minimi. La consolazione, quindi, è quella di vedere una Openjobmetis imperfetta contendere fino all’ultimo pallone la vittoria a una Germani che tutti gli osservatori vedono nelle parti altissime del campionato. Varese è riuscita a sfiorare l’impresa per tanti motivi: la scarica di triple iniziale ha messo paura alla Leonessa, le prodezze trovate dai singoli hanno permesso di allungare e mantenere il vantaggio a lungo (Ferrero clamoroso: 5/5 da 3 e 17 punti in 15′). I biancorossi hanno anche avuto coraggio, hanno provato a contestare il gioco in area dei padroni di casa – Johnson, Wolde ci hanno messo tanto fisico – anche se poi la lotta a rimbalzo è stata nettamente appannaggio dei bresciani. Ma forse quel che è mancato nella volata è stato il tiro da 3 punti, l’arma a lungo migliore: 1 su 5 da lontano negli ultimi 10′ quando sarebbe, forse, bastata una prodezza per girare l’inerzia un’altra volta. Pazienza: è andata e non ci si può fare niente. Salvo rimettersi a lavorare: ci sono otto giorni prima della sfida interna a Trento dove le troppe sbavature (16 palle perse!) andranno assolutamente limate. Se così fosse, la Varese del primo tempo – anzi dei primi 25′ – tornerà a farci stropicciare gli occhi. PALLA A DUE Tutto confermato in casa Varese: Librizzi c’è ma non è a disposizione “vera”, Brase schiera lo stesso quintetto di settimana scorsa mettendo Reyes di rincorsa e Johnson ala alta. Magro tiene in panca Petrucelli e inserisce al primo minuto Cournooh; il coach bresciano ruoterà tutti i 12 a disposizione già nel primo tempo. Sotto canestro ci sono Odiase e Owens sui due lati. LA PARTITA Q1 – Il buon avvio bresciano è subito stoppato da due triple di Brown. La Germani ricostruisce ma Varese non ci sta e dà il via a uno spettacolo balistico clamoroso con 6/11 dall’arco, nonostante qualche persa di troppo. Buono l’impatto di Johnson e De Nicolao, così alla prima sirena è +3 esterno con ben 26 punti segnati (23-26). Q2 – Anche il secondo periodo è piacevole: ora è Ferrero a guidare le danze segnando in faccia a chiunque e mandando la OJM a +8. Brescia è tosta e Petrucelli inizia a martellare dall’arco, però la squadra di Brase è attenta a rintuzzare e riscappare (Ross da fuori). Chi mostra subito la serata no è Reyes che gestisce male un possesso sul finale – tiro troppo affrettato – ma la buona difesa successiva tiene avanti Varese 38-44. Q3 – Dopo la pausa ecco Woldetensae: la guardia nel primo tempo aveva sparato a salve ma al rientro trova due triple che consentono agli ospiti di continuare a comandare. E nel momento migliore di scappare addirittura a +14 (40-54), anche se la Germani è brava a reagire subito. Petrucelli demolisce Reyes e spinge i suoi vicino, però la OJM ha la forza di reagire e di chiudere ancora in testa alla mezz’ora, 60-68. IL FINALE Il vantaggio dura ancora 5′ circa nonostante la prima spallata firmata Odiase: il -2 biancoblu è respinto dalla terza tripla di Woldetensae e da una magata di Johnson (70-75). Qui però il black out che nessuno ferma: Petrucelli segna 7 punti in una manciata di secondi approfittando di due palle perse per scoramento e dal 36′ il tabellone vede in vantaggio Brescia. Non cambierà più nonostante dalla lunetta Varese resti aggrappata al punteggio; quando però Brown perderà un pallone in corsa (dopo recupero biancorosso in difesa) e Gabriel segnerà uno dei suoi classici tiri da 3 da posizione intermedia, il verdetto si compie. Finisce 88-83 con ultimo, isolato e pressoché inutile guizzo di Reyes all’unico cesto della sua serata in deficit. Damiano Franzetti
  9. Con il piglio di chi vuole cominciare bene, con la capacità di approfittare dei guai altrui, con un palazzetto carico al punto giusto, la Openjobmetis guadagna con merito i primi due punti della stagione superando 87-81 il Banco di Sardegna Sassari pur con qualche brivido di troppo nei minuti finali. Una Varese frizzante, nella quale si vede senza dubbio un gioco rapido e votato alla corsa senza però che questo diventi un obbligo: i biancorossi sono stati bravi a mettere in pratica questi dettami senza esagerare, accettando anche situazioni a metà campo e cercando in quei casi anche il gioco interno dove Guglielmo Caruso è stato una chiave, nell’attaccare il temuto Oniaku. Il “Bud Spencer” di Sassari ha prodotto tanto, come ci si aspettava, ma è stato anche messo in difficoltà a livello di falli commessi tanto da aver raggiunto quota cinque in anticipo sul 40′. Ed è stato limitato anche da qualche raddoppio attento dei biancorossi, segno che Brase al di là delle frasi fatte (“pensiamo a noi”… “non vince chi è più alto”…) ha preparato bene le tagliole su di lui. La Openjobmetis è stata brava anche ad approfittare del momento della Dinamo, arrivata a un passo dal vincere la Supercoppa ma giunta a Masnago tirata nel fiato (dopo due partite all’ultimo sangue) e soprattutto negli uomini perché Bucchi alla fine ha dovuto rinunciare anche a Stefano Gentile. E il play-guardia campano è uomo importante nell’economia del Banco. Ma ciò naturalmente non sminuisce i meriti di una Varese che dovrà poi “registrare” qualcosa, visti gli ultimi 10′ in apnea. Ai biancorossi, arrivati al 30′ con 15 punti di vantaggio dopo una prodezza di Ferrero, hanno sofferto del classico “braccino” sbagliando diverse scelte in attacco e permettendo a Robinson e soci di risalire addirittura a -3. Poi ci ha pensato Brown, uomo d’esperienza, a inventare la fiondata decisiva da 3 punti per rimettere a posto le cose, mentre Ross ha trovato un paio di serpentine vincenti. Il migliore è stato comunque Jaron Johnson con la prima “doppia doppia” della stagione, 20 punti e 10 rimbalzi: in questo fondamentale, temuto, Varese alla fine ha perso il confronto ma non in modo eclatante. Per i giudizi ai singoli vi rimandiamo alle pagelle, ma oltre al già citato Caruso, sono piaciuti – e molto – anche Ferrero e De Nicolao tra gli italiani. Ora sotto con la prossima: si gioca già sabato sul campo di Brescia, battuta di un sol punto a Milano. Altra giostra tutt’altro che semplice, altra sfida da prendere di petto. PALLA A DUE Scorrono i volti dei beniamini di Varese sui maxischermi prima del match, ma quello su cui tutti applaudono con forza appartiene a Bruno Arena, omaggiato così dalla società che il “Fico” amava e ricordato anche da uno striscione in Curva Nord. In una Masnago tornata piena e incuriosita dalla nuova Openjobmetis, è Bucchi ad avere i maggiori problemi di formazione: oltre a Treier, Devecchi e Chessa deve rinunciare a Stefano Gentile. Brase tiene a sedere Reyes nel primo quintetto, inserisce Woldetensae e piazza Johnson accanto al pivot Owens, subito opposto al totem Onuaku. LA PARTITA Q1 – Avvio da mani ghiacciate; Varese non si sblocca e resta a lungo a quota 4, Sassari fa poco meglio e prova un miniallungo ma quando Brase comincia a cambiare – dentro Caruso e De Nicolao – sono i padroni di casa a fare meglio. I primi squilli di Johnson, una tripla di Ferrero e 5 punti di Denik (con tripla sulla sirena) valgono il primo vantaggio vero, 23-17. Q2 – Alla ripresa del gioco però, Varese non comincia bene e anzi concede un parziale che si allarga sino allo 0-10 per la Dinamo con Onuaku protagonista in attacco. Brase perde Owens con il terzo fallo ma il quintetto super-basso del coach biancorosso tiene la posizione. Si vede finalmente Ross, fino a quel punto fuori bersaglio: due triple del play ridanno vita alla OJM che poi viene letteralmente trascinata da Johnson (7 in fila) al nuovo vantaggio di metà gara, 41-38. Q3 – Dopo l’intervallo si vede la versione migliore di Varese: sfrontata ma anche attenta dietro e precisa nel girar palla e colpire. Ross alza il numero dei colpi, Caruso regge e replica a Onuaku, si vede un lampo di Reyes imbeccato dal playmaker mentre Sassari appare un po’ a corto di idee, con un Bendzius stranamente poco produttivo e la coppia Dowe-Jones un po’ spaesata. La OJM capisce che il momento è propizio e chiude bene con De Nicolao e con la prodezza di Ferrero sulla sirena per il 70-55. IL FINALE Un +15 che però non è una sentenza e i tifosi biancorossi se ne accorgono subito. Varese gestisce male i primi 3-4 possessi, Sassari non ne approfitta subito ma poi viene scossa da una tripla di Robinson per il nuovo -10. Poco dopo una decisione arbitrale discutibile dà canestro buono su una interferenza di Owens che sembra non esserci e il Banco prende nuovo vigore anche perché Bendzius ora fa canestro. Ross e Owens scuotono la OJM così come il quinto fallo di Onuaku, ma due palle perse malamente e i successivi contropiedi di Diop e Kruslin valgono addirittura il -3, 78-75. A quel punto però Markell Brown sfodera il colpo del campione: tripla senza paura e nuovo +6 che non è una polizza ma quasi visto che i sardi non sono sempre precisi mentre Ross ha ancora un cesto da mettere: 87-81, si chiude in bellezza. Damiano Franzetti
  10. Il turbo dell’Openjobmetis fila più veloce della Dinamo. Buona la prima per la squadra di Matt Brase, che strappa applausi ai 4.000 tifosi dell’Enerxenia Arena per un debutto vincente, convincente e divertente. Lo show fatto di corse, balzi, triple e schiacciate messo in scena da Varese piace al pubblico, che si esalta per il talento del creativo Jaron Johnson (votato MVP del match dai presenti), Ma anche per l’anima italiana della squadra, con De Nicolao decisivo nel finale in difesa per respingere la rimonta di Sassari da meno 15 a meno 4. Lo small ball funziona con Owens esplosivo e Caruso ficcante sotto le plance: Varese mette sotto con il suo moto perpetuo una delle big. Qualche affanno iniziale (8-15 al 6’) sbloccato dall’ottimo impatto della panchina italiana: De Nicolao, Caruso e Ferrero danno sostanza ad una difesa graffiante e firmano il 23-17 del 10’ siglato da una tripla del padovano. Unico momento critico dentro l’area l’avvio del secondo quarto, quando il massiccio Onuaku fa valere stazza e mobilità per un 1-12 nei primi 4’ col terzo fallo precoce di Owens che fa sospirare i tifosi (24-29 al 14’). Ma quando l’OJM ingrana le marce alte, Sassari fatica a starle dietro: sono Ross e Brown a ridare gas in campo aperto (34-33 al 16’), E nell’up-and-down prodotto da questi ritmi è una fiammata di Johnson (10 a metà gara) a siglare il 41-38 del 20’. Dopo la pausa lunga Varese esplode tutto il suo atletismo: due schiacciate tornituanti (Owens e Johnson) inaugurano la frazione, la spinta di Ross è travolgente e l’OJM è padrona del campo giocando al triplo dell’intensità di Sassari su tutti i palloni vaganti: la schiacciatisima di Reyes su alley-hoop di Ross (58-46 al 26’) fa esplodere Masnago. Massimo vantaggio prealpino con le scariche dall’arco di Ferrero e De Nicolao (70-55 al 30’), ma Sassari non si dà per vinta nonostante il precoce quinto fallo di Onuaku. La gestione a metà campo non è specialità della casa, buoni guizzi di Owens per il 76-65 del 34’ ma la Dinamo si avvicina coin Bendzius e Kruslin fino all’81-77 del 37’. Decisiva la rubata di De Nicolao per il guizzo in velocità di Brown, poi il padovano concede il bis e il tecnico per proteste a Diop archivia la pratica (85-77 al 39’). Giuseppe Sciascia
  11. Dopo aver vissuto due stagioni incredibilmente travagliate, concluse con la salvezza dopo aver temuto a lungo di retrocedere, la Pallacanestro Varese si ripropone al via della Serie A di basket con un impianto societario e tecnico tutto nuovo. La rosa invece è stata rinnovata ma non stravolta, grazie alla conferma del gruppo italiano e di un solo straniero, Justin Reyes. La Openjobmetis ha dichiarato fin da subito che squadra vuole essere, anzi lo ha fatto già a gennaio quando Luis Scola prese in mano le operazioni ingaggiando il g.m. Michael Arcieri e l’allenatore olandese Johan Roijakkers. Cambiata la guida in panchina (oggi c’è l’americano Matt Brase), non variano le direttive: giocatori rapidi, pronti a correre, aggressivi in difesa e portati a concludere le azioni in pochi secondi, magari in transizione o in contropiede. La coperta si accorcia sul piano fisico e proprio qui starà la scommessa della società e di Brase: far sì che i lati positivi siano superiori ai difetti anche con l’aiuto copioso dei dati, delle statistiche e del lavoro fitto sul miglioramento dei singoli giocatori. La speranza di tutti i tifosi (e della stessa società) è che la Openjobmetis torni fin da subito ad affacciarsi ai playoff che mancano dal 2018: un’ambizione giusta da coltivare ma tutt’altro che semplice perché, sulla carta, almeno 6 posizioni di vertice sembrano già assegnate. Il primo step è senza dubbio quello di non soffrire come nei due anni recenti, tenersi lontana la zona bassa e cogliere qualche soddisfazione “piratesca” contro avversarie più attrezzate. Ora, però, concentriamoci sui giocatori: ecco il nostro classico schema di inizio campionato nel quale cerchiamo di descrivervi pregi e difetti degli undici uomini in biancorosso. 4 – Colbey ROSS (Play – 1,85 – 1998 – Usa) ▲– Al college di Pepperdine, Colbey ha un passato da leader e da stella. All’esordio in Europa, l’anno scorso, ha vinto il titolo seppure in una lega minore (in Repubblica Ceca). Alla Summer League di quest’estate si è messo in luce con la canotta di Portland proprio davanti agli occhi di Matt Brase. Rapido nel palleggio e nel cambio di velocità, capace anche di attaccare l’area a dispetto della taglia ridotta, abile a cercare il lungo in area, anche sopra al ferro. Il giovane play americano è stato preso “quasi a occhi chiusi” perché considerato adatto per l’impianto della nuova Openjobmetis. ▼– Nel pre-campionato Colbey non ha sempre fatto strabuzzare gli occhi: qualche forzatura, qualche palleggio “pompato” troppo a lungo, un tiro meno affidabile del previsto dall’arco dei 3 punti. Ruggine? Preparazione pesante? Può darsi, e lo speriamo, anche perché per diverse gare gli è mancato il partner in crime prediletto, Tariq Owens. 8 – Tomas WOLDETENSAE (Guardia-ala – 1,96 – 1998 – Ita) ▲– Pescato a sorpresa dall’A2 dove non stava facendo miracoli (a Chieti), “Wolde” si è rivelato un giocatore già pronto per il “piano di sopra” tanto da finire nel giro della nazionale di Pozzecco (ma la prima chiamata fu di Sacchetti). Versatile – può giocare in… tre ruoli e mezzo -, ottimo tiratore dall’arco, dotato di un buon bagaglio tecnico che gli permette di scegliere di volta in volta la giocata giusta, è caratterizzato da occhio e mani rapidissime nella difesa sull’uomo. Citofonare Luka Doncic, “scippato” da Tomas (in Italia-Slovenia) che poi andò a segnare in contropiede. ▼– L’impressione, a fine stagione, è stata che gli avversari abbiano imparato a conoscerlo e che abbiano iniziato a prendergli le contromisure. Dovrà essere pronto a variare e velocizzare il proprio gioco e ridurre ai minimi qualche passaggio a vuoto che talvolta – al tiro, nella gestione della palla, nella concentrazione – c’è stato. 10 – Giovanni DE NICOLAO (Play – 1,91 – 1996 – Ita) ▲– Should I Stay or Should I Go? Ha sempre dichiarato di voler restare a Varese per disputare la terza stagione del contratto e alla fine è rimasto con ruoli di responsabilità. Nell’era Roijakkers Denik ha ripagato la fiducia disputando diverse prestazioni ottime grazie alle sue doti di regista e di difensore aggressivo alle quali ha talvolta aggiunto buone prove realizzative. Con Owens, ma anche Caruso, può sbizzarrirsi nel servire palla vicino a canestro e scalare la classifica degli assistmen; con Ross dovrà trovare equilibrio e minuti eventualmente anche in coppia nei quintetti bassi. ▼– Cosa si sia detto con Scola e Arcieri non lo possiamo sapere ma ci pare strano che gli sia stato promesso un “posto da titolare garantito”, vista la presenza di Ross. Importante che Denik non si demoralizzi in questo senso perché il suo ruolo in squadra sarà importante al di là del minutaggio. L’altro tallone d’Achille è il tiro: nei (pochi) allenamenti aperti al pubblico aveva mostrato buone percentuali da fuori; non così però nelle amichevoli. Confidiamo sul player development che la società intende mettere in atto. Se Giovanni raddrizzasse la mira da fuori, moltiplicherebbe la sua pericolosità. 12 – Justin REYES (Ala – 1,93 – 1995 – Usa/Pur) ▲– È ritornato dai Panamericani e dall’esperienza con la nazionale di Porto Rico tirato estremamente a lucido, come da accordi presi a giugno – ha rivelato Arcieri – con la società. Sa fare canestro in tanti modi: da tre punti, nel traffico, con azioni spettacolari. E sa anche andare bene a rimbalzo, magari senza grande continuità ma con efficacia. Dovrà giocare da ala forte ed è sottopeso per il ruolo, ma dopo aver superato il rapporto con Roijakkers, Justin non si spaventa di certo per qualche chilo in più degli avversari… ▼– La difesa non è solo stare davanti al proprio uomo, piegato sulle ginocchia, per evitare una penetrazione o un tiro frontale. La difesa è fatta di meccanismi, di posizionamento, di intuizioni ma tutte queste cose non sembrano abitare nel bagaglio tecnico di Reyes. Ricordate il canestro subito con Trento a pochi secondi dalla fine? Ecco, qualcosa di simile è avvenuto con Porto Rico, beffata dagli USA a fil di sirena dall’avversario diretto di Justin. Lavoro, insomma, ce n’è parecchio. L’altro dubbio riguarda la tenuta fisica in un ruolo – quello delle ali forti – dove partirà sempre con deficit di chili e centimetri: reggerà l’urto di una intera annata in Serie A? 13 – Matteo LIBRIZZI (Play – 1,80 – 2002 – Ita) ▲– Catapultato all’improvviso nel quintetto base da Roijakkers, Librizzi si è guadagnato minuti veri con la sua difesa aggressiva e sfrontata, anche contro giocatori di taglia ed esperienza ben superiori alla sua. Buon tiratore da fuori (ma ha margini), ha un atletismo notevole e la capacità di limitare errori marchiani e palle perse. In più, nel corso di una stagione infinita, ha fatto anche esperienza internazionale agli Europei U20 dove è stato tra gli azzurri più affidabili. ▼– Nonostante il buon lavoro fisico, il “telaio” di Matteo è per forza di cose ridotto e questo resta un limite sia quando deve contenere playmaker più stazzati, sia – ancora di più – sui tanti cambi difensivi che la Openjobmetis effettua. E poi, impressione personale: ci pare che “Libro” possa essere più efficace se usato “alla Roijakkers” (anche in quintetto, e comunque per mettere pressione pura) piuttosto che come quarto esterno tradizionale, con i suoi minuti da gestire. 18 – Nicolò VIRGINIO (Ala – 2,06 – 2003 – Ita) ▲– Alto, dotato di buona tecnica di base, capace di correre il campo e di colpire dalla distanza. Tra l’altro tira senza tante remore, a differenza di molti coetanei. Caratteristiche che fanno tenere in grande considerazione il giovane di Besozzo, ormai una presenza costante in prima squadra (vedremo se sarà impiegato anche in Serie B dove, nel caso, sarebbe uno dei punti di riferimento). ▼– Deve necessariamente costruire un’alternativa al tiro pesante che non è sempre affidabile, anche perché avvicinandosi a canestro (sui due lati) può migliorare anche il suo impatto a rimbalzo. In difesa paga dazio a livello di chili, con la sua struttura lineare e slanciata. Ha margine, deve lavorare tanto. 21 – Giancarlo FERRERO (Ala– 1,98 – 1988 – Ita) ▲– Bandiera vera, ormai, della squadra e della città dove ha preso casa, Giancarlo è chiamato per l’ennesima volta a fare da uomo spogliatoio ma anche a ritagliarsi spazi di gioco utili all’economia di squadra. In un basket con tanti possessi, avrà a disposizione diversi tiri a partita soprattutto dall’arco, zona dalla quale Gianca può colpire. Lo si è visto in qualche amichevole. Dovrà coprire le spalle a Reyes in ala forte e magari dargli qualche “indicazione pratica” su come provare a difendere contro avversari più grossi. ▼– Avesse un po’ più di continuità con quel tiro di cui parlavamo prima, diventerebbe un pericolo costante. Fisico e velocità sono normali, rispetto agli zompatori che si aggirano dalle sue parti: per contenerli, spesso, l’esperienza e la durezza non sono sufficienti. 22 – Markell BROWN (Guardia-ala – 1,91 – 1992 – Usa) ▲– Se il connazionale Johnson è il primo attaccante designato, una sorta di assaltatore, Brown sembra il giocatore destinato a colpire con minore frequenza ma con maggiore peso specifico. In precampionato, ad esempio, si è preso alcune volte il tiro sulle sirene o è stato l’uomo (vedi Urania) che ha provato a dare l’esempio in momenti negativi. Ha una carriera notevole (NCAA di livello, scelta al draft, 113 partite NBA, assaggi di Eurolega ed Eurocup…) che dovrebbe essere una garanzia. ▼– Due cose da tenere d’occhio: Brown in attacco è ottimo se messo in condizione di tirare o di correre a canestro, ma ha poche soluzioni per “mettersi in proprio”. Necessario che Ross e Denik si ricordino anche di lui e non solo dei lunghi. E poi è il più “fumantino” con gli arbitri e già al Trofeo Lombardia ha perso le staffe: speriamo che le amichevoli siano servite a prendere le misure anche sotto questo aspetto. 30 – Guglielmo CARUSO (Pivot – 2,08 – 1999 – Ita) ▲– Lo scorso anno, in questo articolo, lo indicavamo come “ala-centro” perché ha buona mano da fuori e sembrava potersi allontanare dall’area per colpire. Nel frattempo però Willy si è trasformato sempre più in pivot: nel pitturato può sfruttare al meglio il proprio fisico sui due lati del campo e chiudere a canestro gli assist dei compagni, cosa puntualmente avvenuta in precampionato. Ha buon bagaglio tecnico, stazza, gioventù e conoscenza del basket internazionale. Da lui ci si aspetta una gran stagione. ▼– Lo scorso anno collezionò ben due fratture che ne rovinarono la prima annata in LBA. Da migliorare l’impatto a rimbalzo (non è certo un Cain) aggiungendo reattività ai suoi interventi e il posizionamento difensivo perché a differenza di Owens non ha l’atletismo per recuperare ritardi o mancate chiusure. Talvolta commette errori grossolani che sono un po’ tipici dei giovani lunghi e per questo appaiono più evidenti. 41 – Tariq OWENS (Pivot – 2,06 – 1995 – Usa) ▲– Pivot filiforme ma con garretti esplosivi, dovrà mettere le sue qualità a disposizione della fase difensiva, prima di tutto. Perché “il ballerino” Tariq – appena parte la musica attacca a danzare – ha piedi rapidi per accettare i cambi con i piccoli e la verticalità per proteggere il canestro. Sembra rapido a correre il campo (ottimo, per andare in transizione) e pronto alle giocate sopra al ferro dove i play amano servirlo. Attenzione perché ha anche un’ottima mano al tiro e può colpire dalla media, se lasciato libero. ▼– Il primo dubbio è talmente palese che non serve nemmeno sottolinearlo. Può un pivot di 95-98 Kg reggere l’urto di un campionato tosto come la Serie A? E in seconda battuta: quando sarà a regime il vero Owens, che è rimasto ai box per oltre un anno prima di venire a Varese e che si è fermato per un guaio muscolare durante la preparazione? Da verificare anche il contributo a rimbalzo: dovrà garantire qualcosa in più di quanto fatto in carriera, altrimenti la OJM partirà sempre di rincorsa. Tagliafuori, Tariq, non solo balzi. 92 – Jaron JOHNSON (Ala – 1,98 – 1992 – Usa) ▲– Investimento monetario importante, il treccioluto Jaron avrà probabilmente il compito di essere la prima punta dell’attacco biancorosso. Già inserito nel “sistema Houston” cui si ispira Varese (ha giocato a Rio Grande Valley, squadra di sviluppo dei Rockets), Johnson sembra in grado di fare canestro in molti modi diversi: buon tiro, fisico strano ma movimenti agili, utili anche a cercare la giocata in velocità o a difesa schierata. Viene da un livello superiore (Saratov, Kazan) e dovrà aiutare la OJM ad innalzare il proprio ranking. ▼– Non ha paura a prendersi un certo numero di tiri per partita: bene, ma il rovescio della medaglia insegna che in questi casi c’è pericolo di esagerare (e nelle serate no di far crollare le percentuali). Più portato a seguire l’istinto rispetto alla tattica, potrebbe andare a sbattere in qualche situazione di basket più complessa. Damiano Franzetti
  12. Varese non fa 13: la Openjobmetis, nell’ultimo turno di campionato, perde contro una Sassari già focalizzata sui playoff e complice una difesa troppo morbida chiude sul 96-110 a favore dei sardi. Una buona notizia arriva da Marcus Keene: con i 31 punti messi a segno l’americano diventa il capocannoniere della Serie A. Non accadeva, per un varesino, dai tempi di Boris Gorenc. Una piccola consolazione, certo, ma quella più attesa era già accaduta due settimane fa, con il successo sulla Fortitudo e la conseguente salvezza matematica. Le due partite restanti, questa e quella di Brescia, sono servite solo a portare a termine un cammino mai come in questo anno pazzo, dentro e fuori dal campo. Inutile stare qui a riassumere tutto quanto accaduto da agosto in avanti – lo sapete tutti – più logico iniziare a guardare al domani, con una società a sua volta ribaltata e affidata alle mani di Luis Scola. Lo chiamano “General” mica per niente: prenderà decisioni nette come ha già dimostrato in questi mesi. Contro Sassari la squadra di Seravalli ha giocato al di sotto delle proprie possibilità soprattutto in difesa, dove la Dinamo ha affondato a più riprese la lama nel burro segnando l’enormità di 106 punti, da dentro, da sotto, da fuori, dagli angoli. Un po’ troppo remissiva Varese, se possiamo permetterci una critica, ma tant’è. Questa versione della OJM è solo da ringraziare per la seconda metà di stagione, da quando cioè nessuno avrebbe scommesso un euro sulla permanenza in A dei biancorossi. Domani è un altro giorno, domani – mentre Sassari andrà a giocare i playoff da sesta dopo il tiro a segno di Masnago – inizia la prossima annata. Con una preghiera: sia un po’ meno sofferta. Grazie. PALLA A DUE Seravalli torna a proporre il quintetto basso nonostante la presenza del colosso Bilan dall’altra parte: Reyes va a fare l’ala forte, Vene il pivot. Trazione posteriore USA con Beane in marcatura su Logan, l’ala piccola è Woldetensae. Partono dalla panchina i due ex, Sorokas e Gandini (che non giocherà per un leggero infortunio). Bello il momento prima del via dedicato a Marino Zanatta, eletto nella hall of fame della Pallacanestro Varese e accompagnato per l’occasione dalla famiglia. Parole d’amore da parte dell’ex azzurro per il club con cui è diventato grande a suon di trionfi. LA PARTITA Q1 – Avvio piuttosto buono della Openjobmetis che comanda le operazioni per diversi minuti con un Reyes subito tonico e Beane che limita discretamente Logan in difesa. Più difficile arginare il fisico di Bilan e Bendzius sotto canestro: sorpasso sardo ma Varese agganciata, 19-20. Q2 – Il punteggio lievita nel secondo quarto e c’è da dire che per i biancorossi la scelta di rincorrere i ritmi sassaresi non pare particolarmente centrata. Per la verità inizialmente Sorokas spinge anche avanti i suoi (32-27) ma nella seconda metà del periodo la Dinamo mette la freccia con Logan e di nuovo Bilan mentre Keene resta con le polveri bagnate. Una tripla di Woldetensae (l’unica) a fil di sirena regala il -6 di metà gara (43-49) ma la difesa è già balneare. Q3 – L’avvio di terzo periodo chiude i conti: Sassari segna a ripetizione dall’arco con Bendzius che infila 14 punti con 4 triple e senza errori sino a quarto inoltrato. Varese qua e là trova la giocata giusta ma nel mezzo la squadra di Bucchi non sbaglia mai: 8 su 10 nel tiro a segno da lontano per la squadra in blu e punteggio (72-87) che è già una sentenza. IL FINALE Keene intanto è salito a quota 20 e capisce di avere a portata di mano il titolo marcatori. Il texano forza qualcosina ma neppure tanto, viene in parte aiutato dai compagni e riesce in qualche modo a superare i difensori ospiti: su una penetrazione in area arriva il 30° punto, poi ce ne sarà un altro dalla lunetta quando Burnell e Woldetensae bisticciano all’improvviso dando pepe al finale di partita. Sul risultato non ci sono dubbi, Sassari chiude avanti 96-110 ma resta sesta e si troverà di fronte a Brescia. Varese va in vacanza, meritata con questo assetto come già abbiamo sottolineato con i giocatori che non smettono di ringraziare il pubblico, in qualche caso omaggiato con lanci di maglie e scarpe. Tutto è bene quel che finisce bene. Damiano Franzetti
  13. Mezza partita di spessore, mezza partita disastrosa. E la metà “bacata” prevale nettamente al momento del consuntivo finale: la Openjobmetis vede tramontare l’ultima speranza di accedere ai playoff nonostante i risultati favorevoli maturati sugli altri campi. A livello di risultato, per Varese è una vera e propria batosta: 102-71, roba “vertematiana” contro un’avversaria che – va detto – si affaccerà da terza ai playoff con anche una certa voglia di rovinare la festa alle corazzate Virtus e Olimpia. Per vincere al PalaLeonessa sarebbe quindi servita una prova di spessore da parte degli uomini di Seravalli e per 20′ l’impresa è sembrata possibile, perché la OJM ha risposto colpo su colpo all’attacco di casa trovando prodezze soprattutto dalle parti di Caruso e Vene. Poi però Brescia ha cambiato marcia in difesa (Magro ha spiegato di aver voluto provare un “piano” differente dal solito nei primi 20′) e per Ferrero e compagni è arrivata una sagra di palle perse (19 alla fine) e tiri sbagliati (9/38 da 3): appena 22 punti a segno mentre dall’altra parte l’uragano bresciano si è assestato solo sulla sirena finale. 21 vittorie in regular season e record societario per la Germani, cocci sparsi in casa biancorossa. Anche se c’è chi sta peggio: la Fortitudo ha perso anche con Napoli (a Bologna) ed è così retrocessa in A2 con una partita d’anticipo. Tornando in casa Varese, va rimarcata la serata disastrosa di Marcus Keene, osservato speciale dalla difesa di casa determinata a spingere Amedeo Della Valle nel duello diretto per il titolo di capocannoniere. Appena 4 punti del folletto varesino (preso di mira dai difensori di casa), e senza il suo apporto l’attacco di Seravalli è risultato ampiamente spuntato. Una situazione resa ancora più complicata dalle brutte prove di Beane, Woldetensae, De Nicolao e Sorokas: solo tre gli uomini in doppia cifra, quelli che oltre a prendersi responsabilità hanno anche concretizzato. Il migliore è stato Justin Reyes, altra risposta a distanza al silurato Roijakkers, ed è davvero incomprensibile l’ostracismo dell’olandese verso un giocatore comunque capace di rendersi utile in tanti modi. Bene – li abbiamo già nominati – anche Caruso nel primo periodo e Vene nel secondo ma le loro fiammate sono servite ad alimentare solo il fuoco di una speranza spenta dopo l’intervallo. Perso il contatto nel punteggio, la OJM ha dato poi l’impressione di avere finito idee e benzina: la difesa, già così-così nei momenti buoni, non è più riuscita ad arginare le folate bresciane trascinando in basso anche la fase offensiva. Finisce qui, dunque la rincorsa, anche se c’è un’ultima partita da onorare domenica prossima contro Sassari: la salvezza va senz’altro festeggiata, magari però con una prova più solida di quella offerta al PalaLeonessa. Chiudere con una figuraccia non sarebbe il modo migliore per congedarsi. PALLA A DUE Seravalli conferma lo starting five già visto con la Fortitudo, con Keene e Woldetensae guardie, Beane di raccordo, Reyes secondo lungo accanto a Vene. Di là è un concentrato di talento con Moss tra i primi 5 con l’ultimo acquisto Brown e con Della Valle che contende al 45 biancorosso il titolo di capocannoniere. Appena discereto il contorno di pubblico (circa 2.600 persone) per una squadra – la Germani – che sta veleggiando al terzo posto in una stagione notevole. LA PARTITA Q1 – La squadra di Magro inizia subito con grande aggressività ma trova buone risposte da Vene e Reyes. Keene segna da 3 in contropiede ma sarà l’unico canestro dal campo. Poi si scatena Caruso: due schiacciate e due triple del pivot permettono ai biancorossi di restare agganciati alla Germani sospinta fin da subito di Mitrou-Long (24-21). Q2 – Nel secondo periodo la Openjobmetis fa ancora meglio: stavolta è Vene a vestirsi da Superman con una tripletta consecutiva dalla lunga distanza a spaventare i padroni di casa (bene Laquintana). In assenza di Keene – già a tre falli oltre alle basse percentuali – tocca a Reyes affiancare l’estone sino al sorpasso nel finale di frazione. Alla pausa lunga il tabellone segna 47-49. Q3 – Vincere in trasferta a Brescia giocando ai 100 punti però si rivela ben presto impresa impossibile: al rientro i biancoblu sono subito determinati ad allungare con un Mitrou-Long immarcabile. Al canadese si affianca Gabriel – non certo il primo violino bresciano – mentre Varese ha ancora due sussulti sulle triple di Sorokas e De Nicolao per il -6. Il lungo però fallisce i due tentativi successivi, Brescia ringrazia e scappa chiudendo 72-63 alla mezz’ora. IL FINALE Da qui in avanti, Varese non c’è più: nei 10′ finali la Openjobmetis mette a referto più palle perse (9) che punti (8) e per qualche minuto si ha l’impressione di guardare una partita di minibasket tra la squadretta di paese e quella figlia della grande società. Da una parte si fatica a fare due passaggi, dall’altra si corre e segna a raffica. Solo Della Valle (14 punti) sbaglia qualche conclusione tenendo ancora viva la sfida marcatori con Keene; la partita invece si incammina su un trentello triste per Varese che alla fine perde 102-71 con tanto di canestro miracoloso del giovane Mobio appena entrato. Brescia si giocherà addirittura lo scudetto, per Varese l’anno finisce (quasi) qui. Damiano Franzetti
  14. Quello che non era arrivato il giorno della Resurrezione, è accaduto in quello della Liberazione. Varese è salva, Varese resta in Serie A, Varese centra un obiettivo che sembrava tornato difficile dopo 28 gare in cui è accaduto di tutto. Varese trionfa, in un certo senso, prendendosi anche un po’ di lussi: quello di segnare 103 punti in una partita, quello di segnare da tre punti con il 56%, quello di mandare a referto sette uomini in doppia cifra. Quello di inguaiare una avversaria storica, la Fortitudo Bologna, ancor più sull’orlo del baratro dopo il 101-92 incassato in una Masnago che riassapora la gioia di fare festa. Ci voleva, una serata del genere, addirittura con un finale “tranquillo” dopo che per quasi mezz’ora il testa-a-testa era stato snervante. Canestro da una parte, prodezza dall’altra, rimbalzo d’attacco di qua, assist di là senza che nessuna delle due contendenti riuscisse a forzare un vantaggio solido. Poi però la partita della Openjobmetis è sbocciata definitivamente: in occasione di un paio d’incertezze biancoblu, la squadra di Seravalli ha capito di poter scappare trovando mani bollenti tra i suoi tiratori. Keene, certo (26 punti), Woldetensae pure, i baltici ovviamente e addirittura De Nicolao che nella serata più importante chiude con 3 su 3 dall’arco. Il segnale che per Bologna la spallata era troppo forte, e così nei minuti finali i biancorossi sono volati sino al +17 imbucando il pallone da ogni punto del campo. Ma anche Reyes merita una sottolineatura: il giocatore “meno amato” dell’era Roijakkers si prende una rivincita con una gara da urlo, 15 punti e 26 di valutazione. E anche chi non ha fatto canestro – i soli Caruso e Librizzi – hanno trovato il modo di dare il proprio contributo alla causa. Vittoria corale se ce n’è una. Intorno, dicevamo, si scatenava la festa salvezza con ben oltre 4mila tifosi bollenti e impegnati in un duello “vocale” (ma anche molto corretto) con i tanti fans arrivati dalla città emiliana. Tanti, tantissimi i bambini e i ragazzi delle scuole e dei centri minibasket sugli spalti, cornice ancora più bella anche per questo in chiave futura. Un domani che ora Luis Scola e i suoi collaboratori potranno prendere di petto fin da subito, senza patemi d’animo particolari dovuti alle ultime due giornate di campionato. Partite molto molto difficili – a Brescia e in casa con Sassari – ma da giocare liberi di testa e di cuore: chissà mai che arrivi qualche altra soddisfazione (e un piazzamento da spendere sul tavolo europeo). Intanto però, è tempo di tirare il fiato, rilassarsi, gioire e prendere appunti, per non ripetere un domani una stagione totalmente folle come questa. PALLA A DUE Quintetto rivoluzionato per Alberto Seravalli che tiene seduti De Nicolao e Sorokas, dando a Keene la regia, a Wolde e Reyes il quintetto e a Vene il compito di marcare il gigante Groselle, una mossa che ha ricordato quella di Brindisi su Perkins. La Effe è senza l’infortunato Feldeine e si presenta in campo con quattro stranieri accanto ad Aradori, accompagnata da circa 300 tifosi (3 i pullman della “Fossa”). Masnago caldissima, cornice d’altri tempi, ma tutto nel segno della correttezza. LA PARTITA Q1 – Naso avanti di Varese nelle prime battute ma Kigili subito agile a rientrare e passare davanti con un Charalampopoulos subito molto caldo (sarà una costante). Gli attacchi hanno la meglio sulle difese, Reyes si fa vedere, consueto buon avvio di Beane e punti distribuiti. Alla prima pausa è 24-25. Q2 – Nel secondo quarto la Fortitudo appare un po’ più concreta e in un paio di occasioni prova ad avere uno spunto migliore toccando il +5. Brava, nella circostanza, anche la OJM ad avere la pazienza di rientrare nonostante un terzo fallo di De Nicolao arrivato prestissimo (poco più di 13′). Piace Reyes sui due lati del parquet, piace ancora di più Keene che scalda la mano e piazza un controbreak con cui Varese torna a condurre. Un vantaggio che non dura perché proprio il play si palleggia sui piedi sull’ultimo possesso e permette il contropiede di Charalampopoulos per il 45-45. Q3 – Nel terzo periodo arriva anche la raffica firmata da Woldetensae, zero punti nei primi 20′, 11 nella frazione successiva all’intervallo lungo. Neppure questo, però, basta a staccare una Kigili che risponde colpo su colpo, almeno fino al 28′ quando De Nicolao sigla il 68-66 con una tripla dall’angolo. Poi il play commette quarto fallo e manda Procida in lunetta: l’ex canturino però fa solo 1/3 e Varese capisce che, forse, la Effe non è così salda come si temeva. Negli ultimi 2′ Varese costruisce un +7 (76-69) che vale platino con prodezze di Wolde e del solito Keene. IL FINALE E qui, altro capolavoro Openjobmetis: con il primo possesso del quarto Reyes allunga a +9 e toglie un altro pezzetto di sicurezza alla Effe che a quel punto inizia a forzare al tiro e fatica a trovare punti. Masnago è un pandemonio ed esplode quando i biancorossi aprono le ali: segna da 3 Sorokas (dopo rimbalzo offensivo di Librizzi), segna di nuovo Keene da lontanissimo e in poche mosse il punteggio arriva addirittura a +17, massimo vantaggio (94-77). Non può finire così, perché gli ospiti hanno qualche colpo di coda ancora in serbo per riavvicinarsi ma il divario è troppo grande per creare brividi. E quando Beane inchioda una schiacciatona delle sue, per Varese è solo festa. Damiano Franzetti
  15. Senza più il discusso Roijakkers in panchina, Varese non è una squadra alla deriva, anzi. Chi temeva il crollo dopo l’ennesimo shock in settimana ha tirato un sospiro di sollievo, perché i biancorossi sono vivi e pronti a lottare anche se ciò non è bastato per strappare una vittoria-salvezza sul parquet della Bertram Tortona. La sensazione è che, contro un’altra avversaria, la Openjobmetis avrebbe anche potuto completare un’impresa, ma i piemontesi non hanno avuto tremori quando si è trattato di chiudere i conti. Ovvero quando una rimonta furiosa nell’ultimo periodo, caratterizzata soprattutto dalle prodezze di Sorokas, aveva riportato Varese in parità dal -19. Una rincorsa notevole cui hanno partecipato a vario titolo anche Librizzi e Woldetensae, Reyes e Keene, giunta fino all’89 pari. Ma non è bastato contro un’avversaria che ha tirato a tratti con percentuali divine, il 54% da 3 alla fine. E contro un giocatore, Mike Daum, che di punti ne ha messi 33 con 7/9 nelle triple e 11 rimbalzi: prestazione mostruosa (46 di valutazione) per di più contro Vene (una delle certezze biancorosse, stasera demolito). Senza l’americano staremmo parlando d’altro, ma il basket è anche questo. Varese ha anche pagato a caro prezzo qualche amnesia difensiva, specie nel secondo periodo, quando i bianconeri hanno creato il break che poi si è trascinato per il resto della partita. E anche dopo l’intervallo qualche meccanismo è saltato, con palle perse in modo banale. Però su quegli errori è stata anche costruita una risalita che, fosse arrivata con Treviso o Trieste, avrebbe portato a ben altri risultati. Ora i biancorossi dovranno conservare quello spirito di lotta e quella volontà di reagire al caso-Roijakkers, lavorando inoltre su quei dettagli che hanno permesso a Tortona di punire la difesa. Contro la Fortitudo sarà una finale: Seravalli (oggi in tribuna) dovrà ricaricare due giocatori chiave come De Nicolao e Vene, oggi in crisi netta, e magari anche Beane che si è acceso all’inizio per poi sparire lentamente. Chi invece ha dato prova di voler lasciare il segno è stato Justin Reyes: il “casus belli” principale dell’esonero di Roijakkers ha portato in campo voglia, energia e punti (al di là di una schiacciata fallita nel momento decisivo). Servirà di nuovo così nelle tre partite mancanti. PALLA A DUE Senza più Roijakkers e con Seravalli che non può sedersi in panchina per motivi burocratici, la scelta del tandem Ferrero-Jemoli in panchina è quella di mandare in campo fin da subito Marcus Keene con Librizzi dalla panchina. Per il resto non ci sono variazioni in quintetto: sotto canestro sfida tra due ex di turno, Sorokas e Cain. Tortona affida la regia a un altro “passato biancorosso”, Wright. Non troppi i tifosi sugli spalti in questo caldo Sabato Santo, folta però la rappresentanza da Varese. LA PARTITA Q1 – Varese parte contratta e il Derthona ne approfitta spingendo fino al 14-6 (due triple, Keene e Sorokas). La OJM mescola il quintetto ma è Beane a dare la scossa: tripla, due liberi e canestro in entrata per tornare a contatto. C’è anche il sorpasso di Keene, mentre Reyes ha un impatto ottimo in difesa, anche su Daum. Quest’ultimo, con una tripla permette ai suoi di mantenersi avanti dopo 10′ vivaci, 21-22. Q2 – Il secondo periodo è la fiere degli attacchi, anche se quello piemontese gira meglio. La Bertram si rimette avanti con Filloy, subito ficcante, però deve fare i conti con la replica di un Woldetensae salito nettamente di tono (10 punti nel periodo). La OJM però concede troppo in difesa – Caruso spesso in ritardo – e se da un lato riesce a restare in scia, dall’altro perde il contatto diretto perché Daum è una sentenza. Al contrario di Vene che va al riposo a quota zero, con Varese sotto 54-45 e troppi canestri subiti. Q3 – Dopo l’intervallo, Varese vede i fantasmi: 2-3 palle perse consecutive, anche in maniera banale, portano il divario sino al 72-53 a favore di un Derthona che ha in Daum e Macura le sue principali bocche da fuoco. Quando la partita sembra però chiudersi in anticipo, la OJM piazza uno 0-11 di parziale con Reyes e con una tripla di Librizzi che vale l’improvviso -6. Arriva un aiutino ai “Leoni” (fallo dubbissimo del Libro sulla tripla di Filloy) che fa respirare i padroni di casa ma la partita è riaperta: la sirena arriva sul 78-68. IL FINALE Se Caruso era il lungo in campo nella prima parte del recupero, Paulius Sorokas è l’uomo imprescindibile nel finale: prima Daum replica per due volte ai tentativi biancorossi, poi il lituano si carica sulle spalle Varese e – con un canestro e fallo seguito da una tripla – riesce a raggiungere anche la parità a quota 89. Il timeout di Ramondino però funziona, la Bertram trova due canestri rapidi (Cain, Sanders) e non perde più il vantaggio nonostante una Varese sempre lì. Keene però forza un paio di occasioni, Reyes sbaglia una schiacciata (fino a lì era stato impeccabile) e così Daum dice 33 e insieme ai compagni chiude il match sul 104-99. Damiano Franzetti
  16. La Openjobmetis spreca malamente anche il terzo “match point” interno sulla strada per la salvezza e a questo punto torna ad avere paura. Dopo i KO con Pesaro e Treviso, i biancorossi perdono malamente anche con Trieste (76-92), restano impantanati a quota 22 e ora devono affrontare un calendario che da agevole è diventato tenebroso. Benzina finita, nel serbatoio di Varese: questo è il dato più lampante, e del resto era complicato riuscire a fare il pieno nel giro di tre soli giorni. Rispetto alla partita con la Nutribullet, la squadra di Roijakkers tira un po’ meno da tre (ma sempre troppo) e continua a non essere assistita dalle percentuali, appena 9/37 da 3, con giocatori come Woldetensae in rottura continua (1/7). Per contro, proprio dall’arco l’Allianz costruisce un bel pezzo del proprio successo, il 42% per Banks e compagni abili a tenere sempre calda la mano per respingere sul nascere i timidi tentativi di riavvicinamento nella seconda metà di gara. Già, perché i primi 20′, pur difficoltosi, erano filati via in equilibrio: dopo un brutto avvio Varese aveva anche guadagnato il vantaggio alla prima sirena e, a ridosso dell’intervallo, aveva sprecato la bomba del pareggio prima di finire a -5. Poi però il buio: la OJM ha faticato tantissimo ad andare a segno, affidandosi per disperazione al solito Keene (comunque più che sufficiente) e a un Librizzi straordinario (13, 100% al tiro). Mancata la produzione in attacco, anche la lucidità mentale è andata via via spegnendosi. Con Vene e Denik ai minimi termini, Sorokas evidentemente stanco e Beane poco incisivo, per Varese non c’è stato niente da fare, salvo pareggiare (minuscola consolazione) la differenza canestri rispetto al successo dell’andata. Roijakkers, tra l’altro, ha usato il pugno duro con Reyes, entrato in quintetto e subito tolto dal parquet. Una “operazione” poi bissata al secondo giro in campo del bostoniano, che evidentemente ha tradito la fiducia del coach, inflessibile nel imbullonarlo alla panchina. Qualcosa di simile è avvenuto anche con Virginio (schiacciata e fallo concessi a Konate alla prima azione: ritorno in panca e mai più usato) con modalità abbastanza burbere che stridono con la lettura fatta dal coach dopo gara. L’olandese volante, giustamente, ricorda quanto fatto in tre mesi e sottolinea come la squadra non debba avere paura, tornando immediatamente a pensare al prossimo impegno. Il problema è che questo arriverà tra soli tre giorni (sabato) su un campo difficile come quello del Derthona a Casale Monferrato. Lontano da Masnago sono arrivate già cinque imprese: ne serve una sesta per mettersi tranquilli. PALLA A DUE L’orario delle 19,30 non è dei migliori per avere un palazzetto pieno a Masnago anche se a partita iniziata gli spalti vanno riempiendosi. Applausi dal pubblico per Banks e Cavaliero, ex ancora amati: l’americano è in quintetto con Mian mentre in panchina c’è un altro biancorosso del recente passato, Jason Clark. Roijakkers rimette Librizzi in quintetto base accanto a Beane, ma deve tenere fuori inizialmente Vene per un problemino: parte Reyes che dopo 1’30” sarà già in panchina. Tra gli ospiti il pivot e Konate, con Delia a referto ma indisponibile per un leggero infortunio. LA PARTITA Q1 – Inizio freddo per Varese, con Roijakkers che inserisce subito Keene e Vene dopo il 2-9 iniziale (canestro di Librizzi). La OJM tira piuttosto male da fuori, ma una tripla di De Nicolao e le folate di Keene permettono ai biancorossi di recuperare (nonostante un paio di errori di Sorokas, meglio Caruso) e di chiudere avanti di uno, 19-18. Q2 – Per mezzo periodo si procede appaiati: Varese perde un paio d’occasione per allungare ma con Keene è ancora avanti al 25′ (28-27), poi però le fatiche offensive si fanno sentire e Trieste ringrazia con un break di Konate e Banks sempre presente. Librizzi e Wolde replicano ma quest’ultimo spreca il tiro del pareggio, piedi per terra e un fallo contestato di Vene dà a Trieste due liberi convertiti da Grazulis per il 39-44. Q3 – Al rientro però, Trieste gira fin da subito a velocità doppia: Konate dà un primo strappo, Sorokas fallisce la schiacciata di rabbia e immediatamente dopo Grazulis colpisce da 3, frontalmente. In poche azioni il panorama cambia del tutto: l’Allianz mette una prateria fra sé e gli inseguitori. In poche mosse sono 14 i punti di distacco, poi Wolde trova l’unico canestro pesante della nottata ma il divario resta eloquente, 54-67. IL FINALE A Varese servirebbe ricucire subito lo strappo: c’è, in effetti, una tripla di Librizzi con il numero 13 che replica un paio di minuti dopo, ma nel frattempo sono andati a segno sia Cavaliero sia Clark, ex senza cuore. Sotto di 15 si comincia a pensare alla differenza canestri, anche se a un certo punto Roijakkers perde la trebisonda e mette Zhao per un istante. Due liberi di Keene valgono il -16 che sarà il finale, perché Banks almeno sull’ultima azione grazia i colori biancorossi, prima di prendersi un applauso affettuoso. Applauso che Masnago replica, convinta, anche per i giocatori di Varese dimostrando grande maturità. Pesaro, nel frattempo, batte (di 1) la Fortitudo e consente di respirare un po’ in tarda serata. Ma per la salvezza serve un successo. Damiano Franzetti
  17. Lo scorso anno, di questi tempi, la Openjobmetis strappava una insperata vittoria-salvezza sul campo di Treviso, con un’impresa che rivitalizzò la classifica e l’ambiente biancorosso. Oggi i veneti hanno restituito lo sgarbo (80-89) in un contesto simile: la classica scossa data dal cambio di allenatore premia la Nutribullet e complica il cammino di Varese, corsara lontano dalla Enerxenia Arena ma non così brillante tra le mura amiche. Non così brillante ma soprattutto stanca e poco paziente, una lettura che dà anche coach Roijakkers al termine di un match che, dopo quasi mezz’ora di rincorsa, sembrava essersi tinto di biancorosso. E invece, proprio quando Varese ha operato il sorpasso e fatto sperare in un finale galoppante, Vene e compagni sono andati in riserva d’energia e di lucidità. A quel punto l’attacco si è affidato a conclusioni precipitose, forzate, sbilenche e le percentuali sono crollate, permettendo agli ospiti di piazzare l’allungo (con 7 punti in fila di Bortolani) dal quale la OJM non si è più ripresa. Un inciampo doloroso, che ovviamente non cancella quanto di buono fatto fino a questo momento ma che rende più difficile sia la rincorsa a una salvezza ampiamente anticipata sia – a maggior ragione – quella alla zona playoff. Per il primo obiettivo tra tre giorni ci sarà una seconda occasione, perché a Masnago arriverà un’Allianz Trieste che è tornata al successo contro Reggio dopo due supplementari. Sarà dura, ugualmente, perché si arriverà alla partita nelle stesse condizioni di oggi, ma a questo punto è necessario strappare un successo per mettersi tranquilli. Ritrovando fluidità in attacco, perché è vero che Varese ha distribuito 22 assist, ma è altrettanto vero che molti canestri realizzati sono comunque stati opera di qualche magia – le triple di Keene, qualche guizzo di Vene, qualche decollo di Beane. I 43 tiri pesanti tentati (solo 13 andati a segno) sono il metro di giudizio di una partita nata e morta storta, nonostante la reazione e qualche momento di brillantezza al centro. La OJM però ha patito troppo Sims (che era in rotta con Menetti e stavolta è stato determinante), classico pivot che gioca “sopra al ferro” dove l’eroico Sorokas non può arrivare. E in attacco Varese ha avuto troppo poco da De Nicolao e Woldetensae, le due guardie del quintetto: ci avevano abituato ai miracoli, stavolta sono tornati sulla terra e tutta la squadra ne ha risentito. PALLA A DUE Gara alle insegna delle novità a Masnago. C’è il nuovo allenatore sulla panchina di Treviso, Marcelo Nicola (beccato a più riprese dal pubblico biancorosso), c’è – appunto – il pubblico con affluenza normale dopo oltre due anni segnati dal covid (bandierone a coprire la curva, autorità – sindaco e prefetto – bambini delle scuole). C’è pure una variazione nel quintetto base di Roijakkers. Tra De Nicolao e Beane prende infatti posto Woldetensae per via della caviglia malconcia di Librizzi, comunque arruolato. Nicola piazza due italiani in quintetto, Bortolani e Akele, con l’ex Dimsa, dando poi fiducia a Sims – che era in rotta con Menetti – sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – Non è la solita Openjobmetis quella che approccia la partita: pigra in attacco dove sbaglia tanto da 3 (dopo il primo centro di Vene), molle in difesa. La Nutribullet ne approfitta sia attaccando l’area con Sims che può giocare sopra al ferro, sia cercando canestri rapidi dopo i rimbalzi in difesa. Gli ospiti (8 punti Bortolani) aprono un break che tocca gli 11 punti per poi assestarsi sul 16-26 al suono della prima sirena. Q2 – A rivitalizzare l’attacco ci pensa allora Keene: il texano scalda la mano, infila tre triple (e Vene lo imita) riportando in scia una Openjobmetis che – non troppo rapidamente – comincia anche ad applicarsi in difesa. La risalita si ferma sul -1 perché Sorokas fa 1 su 2 ai liberi nel momento del possibile pareggio, la Nutribullet respira e chiude a +4 (44-48) con bel canestro di Bortolani, nonostante uno sprazzo importante anche di Beane sui due lati del rettangolo. Q3 – Dagli spogliatoi Varese è brava a riportare in campo le buone sensazioni del secondo periodo: i biancorossi capiscono che il riaggancio è fattibile. Ci pensa Beane impattando il punteggio e recuperando il pallone che porta al sorpasso firmato da Reyes usato a intermittenza da Roijakkers. Treviso è brava a reggere l’urto: va sotto ma non crolla perché Sokolowski, Imbrò e compagnia cantante trovano comunque le repliche ai canestri di Vene e Sorokas. Ancora Reyes trova il +6, massimo vantaggio ma negli ultimi possessi i veneti riducono lo svantaggio alle briciole, 67-65. IL FINALE Nelle prime battute dell’ultimo quarto c’è ancora la sensazione che Varese possa ripartire a razzo (rara tripla di Woldetensae, canestro di Reyes da sotto) ma poco dopo Bortolani cancella ogni illusione. L’esterno ex Legnano elimina per falli Beane e con una tripletta dall’arco segna 7 punti in fila che sparigliano il punteggio in via definitiva. La OJM ci mette lunghi minuti a ripartire, conditi da forzature e scelte macchinose che permettono ai biancoazzurri di gestire con attenzione il vantaggio. Russell, in particolare, non sbaglia le mosse in regia e quando il solito Sorokas rompe il digiuno biancorosso, la partita è segnata irrimediabilmente: 80-89. Damiano Franzetti
  18. In una serata nata grigia, come le nuvole che scaricano pioggia all’ingresso del PalaPentassuglia, la Openjobmetis di Roijakkers riesce a fare uscire un arcobaleno brillante. I biancorossi interrompono la breve striscia negativa di due sconfitte e ricacciano con grande personalità i timori di un ritorno nella zona medio-bassa della classifica: 72-75 per Varese in un finale con parecchia suspance nel quale però gli ospiti hanno ben capito di avere un briciolo di inerzia dalla propria parte. Merito di una scelta tattica intelligente e non scontata: per fermare un Perkins difficile da arginare, Roijakkers ha fatto la mossa diametralmente opposta. Basta pivot (Sorokas e Caruso) e al loro posto Siim-Sander Vene (con accanto Reyes) che ha limitato il totem di Vitucci con agilità ed esperienza, caricandosi così anche per l’attacco. “Volevo che Perkins a quel punto trovasse di fronte un giocatore diverso e così ho usato un quintetto che avevo varato quando Caruso era fuori per infortunio” spiega l’olandese volante della panchina biancorossa. Confermando che anche in serate non sempre perfette, il colpo di fantasia può fare la differenza. Vene dicevamo: è toccato a lui infilare le due triple che hanno riportato Varese avanti, ma anche un canestro fondamentale da sotto in un finale in cui si sono alternati canestri veloci ed errori da matita blu. Ma se SSV (dopo mezza partita deficitaria) ha potuto collezionare i punti decisivi, il merito è anche di Marcus Keene: un ritorno da 23 punti segnati per il folletto texano, con percentuali non esaltanti ma con la costante necessità della difesa di tenere alta la guardia su di lui. Con conseguenti spazi maggiori per gli altri. E poi pure una palla rubata a 5″ dalla fine dalle mani di Perkins. Non la miglior Varese, ribadiamo, quella che decolla da Papola-Casale con due punti pesanti nella stiva, ma è chiaro che la cosa più importante è il risultato finale, specie su un campo non semplice (Brindisi cercava la scossa) e in una serata ricca di trappole. Da un’Happy Casa accorciata per le assenze di Gentile e Clark a un arbitraggio che ha scontentato tutti a più riprese, sino a un attacco davvero asfittico per metà gara. Situazioni affrontate magari con fatica, ma per le quali alla fine Varese ha trovato le giuste soluzioni. Al termine del match, quindi, la Openjobmetis esce rinfrancata dal confronto e torna a guardare la classifica a testa alta. Una iniezione di fiducia per la doppia gara casalinga – Treviso e Trieste nel giro di tre giorni – che dovrà dare una definitiva indicazione per il cammino futuro dei biancorossi. Che sognano di rispolverare quell’arcobaleno (virtuale) spuntato stasera tra gli ulivi e la terra rossa del Salento. PALLA A DUE Il rientro di Marcus Keene completa le rotazioni di Johan Roijakkers (per lo speaker, “allenatore: Adriano Vertemati”…) che tuttavia non tocca il quintetto base con De Nicolao e Librizzi guardie all’italiana. Sul fronte opposto un Frank Vitucci dato in bilico dalle voci brindisine deve rinunciare – come annunciato da VareseNews – a Wes Clark. Fuori anche Ale Gentile per il problema alla caviglia, recidivo. Regia in mano a Zanelli, uno dei tre italiani in quintetto (ci sono anche Visconti e Udom). Buon pubblico al palasport intitolato a un altro ex coach varesino, “Big Elio” Pentassuglia, dove non manca una piccola e appassionata rappresentanza di tifosi lombardi in parterre oltre a una decina di ultras. LA PARTITA Q1 – 5 di Vene ma 2 triple di Udom che approfitta degli aiuti dell’estone su Perkins per segnare da lontano e dare il primo minibreak. Entra Keene ma senza De Nicolao l’attacco varesino è fermo, così la Happy casa allunga sino al 20-12 ma si ferma su due liberi sbagliati da Perkins. A quel punto la OJM trova un paio di canestri con Reyes e Keene e chiude quasi a contatto, 20-16. Q2 – Il secondo periodo sembra di nuovo sorridere a Brindisi, perché Varese dall’arco non segna mai e a un certo punto smette di provarci. A differenza del primo quarto però, i pugliesi vanno presto in bonus e i giri in lunetta aiutano la Openjobmetis a restare vicina anche perché i padroni di casa sprecano qualcosa di troppo vicino a canestro. Il riaggancio sembra sfumare e invece, dopo un errore da 3 di Redivo a 4” dalla fine, Beane aggancia il rimbalzo, corre in attacco e segna in entrata a fil di sirena. Sorpasso insperato dopo un minibreak di 4-11 in 5′: a metà gara è 34-35. Q3 – Udom apre il periodo con due errori ai liberi ma poi ha un grande impatto sull’avvio di ripresa e crea un parziale nel quale per Varese c’è un’unica tripla di Keene (dopo l’1/11 collettivo dei primi 20′). La Happy Casa però dà l’impressione di non riuscire ad affondare il colpo: Keene approfitta di un fallo di Zanelli con conseguente tecnico a Vitucci per infilare 4 liberi su 4 e riportare in scia la OJM. Nel finale tocca a Perkins attaccare la difesa di Sorokas con due canestri dinamici e un tap in: tutto da rifare per gli ospiti sotto 59-54. IL FINALE Un pezzo di partita si decide subito, ovvero quando Vene carica e segna i due tiri pesanti che rimettono Varese in piena corsa con il fiato sul collo dei padroni di casa. Che replicano con tripla di Zanelli ma subiscono un altro canestro da sotto dell’estone, ormai in piena trance offensiva affiancata al lavoro in retroguardia su Perkins. C’è anche Reyes, a segno in tap in (forse non assegnato nel tabellino) e poi con un cesto rapido. Si apre un break che diventa di 0-7 con la tripla di Keene per il +3. Da quel momento Brindisi accorcerà a -1 ma senza mai tornare avanti, tra errori marchiani (Visconti, De Nicolao), canestri contestati (Perkins, passi di partenza) e tanti brividi. Sul +1 Varese Keene sbaglia un tiro decisivo ma si rifà rubando palla a Perkins in post basso, poi Vene infila i liberi a 4”4 dalla fine e la Happy Casa non riesce a costruire un tiro degno. Festa biancorossa in Salento, 72-75. Damiano Franzetti
  19. Niente da fare, contro una Milano del genere, per un’Openjobmetis che in queste condizioni non può opporsi alla corazzata di Ettore Messina, rigenerata dalla vittoria in Eurolega a Istanbul e capace di proseguire su quella spinta per travolgere Varese nel 185° derby lombardo (95-77). La grande differenza di fisico e di talento tra le due squadre si è vista fin dalla palla a due, acuita anche dall’assenza già nota di Marcus Keene che ha tolto a Roijakkers anche la carta della imprevedibilità, soprattutto dall’arco. Niente da fare, contro una Milano del genere, per un’Openjobmetis che in queste condizioni non può opporsi alla corazzata di Ettore Messina, rigenerata dalla vittoria in Eurolega a Istanbul e capace di proseguire su quella spinta per travolgere Varese nel 185° derby lombardo (95-77). La grande differenza di fisico e di talento tra le due squadre si è vista fin dalla palla a due, acuita anche dall’assenza già nota di Marcus Keene che ha tolto a Roijakkers anche la carta della imprevedibilità, soprattutto dall’arco. Ma sono bastate la precisione dei vari Grant, Daniels e Datome e l’impatto in area di Tarczewski e Mitoglu per dominare una Varese che al contrario ha avuto un De Nicolao in versione “litigio perenne con il ferro” (0 punti, 0/11 dal campo) e un Beane esploso solo nella parte finale del match, quando tutto era ampiamente compiuto. A salvarsi al 100%, ancora una volta, Tomas Woldetensae, l’unico ad avere un impatto sul match a giochi aperti (ammesso che lo siano mai stati), l’unico a tenere percentuali interessanti e a trovare anche qualche taglio vincente in un’area colorata dove i compagni sono stati respinti con perdite (7 stoppate a 0 per Milano, 3 quelle subite da Reyes). Sotto anche di 35, Varese è poi risalita segnando 30 punti nel quarto finale, sfruttando una Milano ormai tranquilla ma anche la voglia di fare dei giovanissimi, con Virginio a sfiorare la doppia cifra (9 punti, 2-2 dall’arco) e con il 2005 Wei Lun Zhao (genitori cinesi, nato a Prato ma nel vivaio biancorosso da tanti anni) a fare il proprio esordio assoluto in Serie A. Nota a margine, mentre i secondi finali scorrevano sul tabellone, pur nella sconfitta netta, i tifosi varesini si sono fatti sentire a ripetizione: un bravo a loro non lo toglie nessuno. Incassata la prevedibile sconfitta milanese (e quella meno attesa, ma comprensibile con Pesaro) per la Openjobmetis è tempo di provare a ripartire. Un piccolo riposo porterà la banda Roijakkers sulla strada per Brindisi, domenica prossima, altro impegno da bollino rosso anche se ovviamente meno impossibile rispetto all’Armani. Gli occhi sono tutti sulla caviglia di Keene: con il suo folletto, Varese ha maggiori sicurezze e può rivestire il volto sfrontato visto negli ultimi due mesi e mezzo. Lo aspettiamo. PALLA A DUE In un Forum caldo dal punto di vista del clima ma quasi soporifero per partecipazione dei tifosi va in scena un derby 185 che avrà poca storia. Roijakkers usa il solito quintetto, compreso un Vene non al meglio per l’influenza, ma dalla panchina non può far uscire la variabile impazzita Keene, in borghese con la caviglia in ristrutturazione. Messina tiene fuori cinque giocatori (per regolamento) che da soli possono fare l’Eurolega – Rodriguez, Kell, Delaneyl, Hines e Bentil – ma i convocati sono altrettanto forti, talentuosi e… grossi per la cavalleria leggera targata Varese. Tanti i tifosi di fede Openjobmetis, che provano anche a farsi sentire dai propri settori. LA PARTITA Q1 – L’avvio di gara è eloquente: la Openjobmetis sbaglia i primi 9 tiri (non tutti difficili) e rompe il ghiaccio solo con un piazzato di Vene, per il resto impreciso. L’Olimpia ringrazia e non scappa del tutto solo perché la squadra di Messina pasticcia un po’ in attacco (5 perse), pur prendendo agilmente e nettamente il comando delle operazioni con i lunghi a stoppare un po’ tutti. Mitoglu, da solo, segna più punti della OJM (7-6) che termina il periodo con un tragico 3-20 dal campo: sul tabellone è 20-6. Q2 – L’avvio di secondo periodo è un po’ più incoraggiante, perché per lo meno Varese muove il punteggio dall’arco, protagonista il solito Woldetensae, tre triple a segno nel periodo. Passata la sfuriata però, l’Armani torna a martellare da lontano (bene Datome) e dominando nel pitturato con un Tarczewski in versione “terminator”. E se la produzione offensiva degli ospiti è buona (26 punti segnati), è in difesa che la OJM non riesce a mettere un argine valicando quota 50 punti subiti in 20′, 54-32. Q3 – Un divario che si allarga ulteriormente dopo l’intervallo, con un canovaccio simile: nemmeno il tempo di illudersi con un miniparziale di 0-5 che l’Olimpia rimette mani e muscoli sulla partita con Daniels a martellare il canestro dall’arco arrivando in doppia cifra. Si rivede Reyes (forse troppo sacrificato dal coach) con un’altra stoppata subita ma almeno con un paio di canestri caparbi. La squadra di Messina però, nel frattempo chiude il quarto col trentello, 77-47. IL FINALE Prima di rialzarsi, Milano arriva sino a +35, massimo vantaggio (85-50), poi comincia a fare qualche concessione sottoforma di tiri sbagliati e di qualche palla persa. Varese, va riconosciuto, è brava almeno a sfruttare l’amnistia concessa dall’Olimpia: Virginio e Beane sono i più pronti (9 punti per l’ala di Besozzo, qualche bel canestro per l’americano), Sorokas si toglie lo sfizio della tripla, Librizzi di rubar palla e segnare in contropiede. Negli ultimi 2′ spazio anche a Zhao mentre, però, Baldasso con un paio di rasoiate da lontano aveva confermato il controllo di Milano sul match. Sipario sul 95-77, nulla da recriminare. Damiano Franzetti
  20. La Openjobmetis dei miracoli non riesce a scatenare la sua bacchetta magica contro il colpo di sfortuna che la ha colpita in settimana. I biancorossi di Roijakkers, privi dell’infortunato Keene e del febbricitante Ferrero, possono opporre una resistenza prolungata ma non definitiva a una Pesaro in cerca di punti salvezza e – per di più – molto precisa al tiro. Uno scenario che dipinge la prima netta sconfitta dell’era olandese di Varese (76-87), anche se a De Nicolao e compagni vanno anche questa volta battute le mani per la tenacia con cui sono rimasti in campo e hanno provato in diversi modi di ribaltare un esito sfavorevole. A spezzare le speranze è stata soprattutto la coppia di esterni americani della Carpegna: Sanford e Lamb (26 e 19 punti) hanno tirato in maniera eccelsa, respingendo tutti i tentativi di rimonta dei padroni di casa, sospinti da un palazzetto ancora una volta caldo e attivo. Varese è tornata in più occasioni in scia ai marchigiani, arrivando sino al -2 intorno al 28′, ma proprio lì è arrivata la mazzata decisiva. Uno 0-11 di parziale esterno che ha definitivamente indirizzato il match verso l’Adriatico (con Roijakkers che ha scelto di non chiamare timeout, sbagliando con il senno di poi). Poco male: la Openjobmetis è arrivata in condizioni davvero precarie, non solo per la doppia assenza (in una squadra che, lo ricordiamo, sta già rinunciando a uno straniero rispetto ai sei possibili in organico) ma anche per i tanti acciacchi. Sorokas ha recuperato all’ultimo dalla febbre, Caruso e Vene erano acciaccati a inizio settimana e tra l’altro – avendo giocato lunedì sera – lo staff ha avuto un giorno in meno per preparare la partita. Scuse non richieste di cui bisogna tenere presente al momento di valutare una sconfitta che purtroppo interrompe un cammino trionfale proprio alla vigilia di due trasferte complicate. Sabato i biancorossi saranno a Milano contro un’Olimpia sorpresa dall’eccellente Brescia di questo periodo mentre a inizio aprile voleranno a Brindisi contro una banda-Vitucci che ha appena riabbracciato il bomber Harrison. Impegni durissimi ai quali bisognerà arrivare senza pressione, sfruttando quell’energia che sta caratterizzando il quintetto di Roijakkers e che questa sera è in realtà venuta un po’ meno. Difficile, comunque, gettare la croce addosso a qualcuno: singolarmente i giocatori biancorossi hanno spremuto quanto possibile, basti pensare a un De Nicolao da 15 punti e 11 assist a un complesso capace di strappare 33 rimbalzi di cui 15 d’attacco. Forse Vene è mancato al tiro, con diverse conclusioni aperte “lasciate” sul ferro. E senza la prova monstre di Lamb-Sanford anche Pesaro avrebbe avuto problemi a centrare il successo in trasferta. Ma i due USA marchigiani non hanno mai sbagliato, consegnando un risultato importante in ottica salvezza. PALLA A DUE Non c’è solo Marcus Keene nella “lista assenti” della Openjobmetis: anche Giancarlo Ferrero resta ai box (direttamente a casa) per la febbre. Con la rosa risicatissima, Roijakkers può comunque usare il quintetto solito perché Sorokas è recuperato dopo il malanno dei giorni scorsi. Pesaro è invece completa: Banchi manda subito in campo l’ultimo arrivato Mejeris accanto al totem Jones, Moretti è il play designato. Tanta gente a Masnago che risponde al massimo possibile alla “chiamata” della formazione biancorossa. LA PARTITA Q1 – L’avvio è subito in salita per Varese: Delfino da post basso non è marcabile da Librizzi, Moretti centra la tripla e dopo una manciata di azioni il punteggio dice 0-9 marchigiano. Varese si scuote con Beane e con l’ingresso di Reyes, energico a rimbalzo: con l’ex Mexico City arriva il -3 ma Pesaro riapre subito il parziale. Si procede a elastico e la prima sirena – dopo tripla super di Woldetensae – suona sul 17-21. Q2 – La sensazione è che Varese sia ripartita, Vene buca la zona ma una raffica di Tambone propizia il nuovo +9 marchigiano. L’estone trova una rara tripla della sua serata così-così, Beane aggiunge dinamite e una schiacciata poderosa: Masnago si infiamma e deve anche protestare per una direzione arbitrale che fa innervosire. Intanto però la coppia Sanford-Lamb inizia a martellare il canestro tenendo Pesaro avanti alla pausa lunga, 36-40. Q3 – La Carpegna cerca subito lo strappo decisivo al rientro sul parquet: il divario però prima si allarga ma poi si riduce grazie ai punti di Reyes e Wolde. Quest’ultimo in contropiede trova anche il minimo svantaggio, 52-54 ma qui la partita varesina si guasta. Timeout Banchi, doppio canestro da 3 di Sanford, Roijakkers rinuncia a fermare il gioco, Varese ha fretta e viene colpita duramente anche da Lamb a fil di sirena. Il parziale dice 0-11 e la sirena è una mezza condanna, 52-65. IL FINALE Servirebbe rimontare più di un punto al minuto ma una tripla di Moretti risponde a un bel canestro di De Nicolao. Il momento è durissimo, la Carpegna tocca addirittura il +16 però Varese non si arrende mai: Denik e Sorokas confezionano un minibreak importante, Wolde è magistrale a rubare palla e mandare a segno Librizzi con un passaggio da terra e per qualche istante a Pesaro tremano le mani. Con soli 7 di margine però, Banchi si affida a Jones e Sanford e fa la scelta migliore, poi quando Delfino trova un canestro pesante iniziano a scorrere i titoli di coda sino al 76-87. Damiano Franzetti
  21. Attenta, paziente, aggressiva e cinica al punto giusto. Anche in un PalaBarbuto ricco di trappole (Napoli in rottura prolungata, pubblico pronto a sostenere i suoi beniamini, Keene in battibecco perpetuo con le tribune), la Openjobmetis trova la strada giusta per vincere. 74-82 il finale a favore di Varese che a questo punto “completa” in qualche modo il rimbalzo dal fondo della classifica e – con 20 punti in tasca – aggancia il treno delle squadre in zona playoff. Una sorta di contrappasso per i padroni di casa: all’andata era stata proprio Napoli a mettere in evidenza tutte le contraddizioni di una Varese impantanata da ogni parte. Questa volta i biancorossi hanno reso il favore e a farne le spese è stato Pino Sacripanti, esonerato 5′ dopo la sirena di fine gara mentre il suo collega Johan Roijakkers – uno per cui abbiamo terminato gli aggettivi – raccontava di come si può vincere in tanti modi. Quello scelto stasera ha due punti chiave: la fuga non appena la Gevi ha sbandato nel secondo quarto, e la resistenza quando invece a faticare sono stati Vene e compagni. Nel cuore della terza frazione, con il fiato sul collo dei padroni di casa, Varese ha respinto il tentativo di ribaltone, ha riallungato ed ha apparecchiato per un quarto periodo non facile ma piuttosto in controllo. A fare da comune denominatore di entrambi i momenti un uomo in particolare, Tomas Woldetensae, che esce dal Palabarbuto di nuovo con la palma del miglior marcatore con 19 punti (e del migliore in campo), otto giorni dopo la prova analoga offerta da Cremona. Incredibile come l’ultimo arrivato – giovane, italiano e relativamente inesperto – sia così decisivo nel sistema di Roijakkers. Tanto più in una serata nella quale i leader designati hanno palesato qualche problema: nervoso Keene, impreciso Vene, imperfetto Sorokas, altalenante Beane. Beninteso, tutti hanno dato il proprio contributo, ma in misura meno roboante rispetto al passato. E così è toccato a Wolde fare il veterano, a un gran De Nicolao trovare i ritmi giusti per arrivare in fondo con il naso davanti, a un ritrovato Caruso aggiungere punti al momento buono. E a Justin Reyes guadagnare minuti e ripagare la fiducia con un impatto deciso sull’intera gara. Ingredienti che hanno impedito a Rich di ripetere il beffardo mitragliamento dell’andata, anche se il “mancato ex” ha provato parecchio a far male a Varese. Lui e Parks i migliori di una Gevi che forse per prima ha potuto sfidare Varese sul piano della corsa e della produzione a rimbalzo. Ma per battere la Openjobmetis sarebbero serviti meno errori di impostazione e al tiro. Perché la squadra di Roijakkers non perdona quando capisce di poter colpire. E per la settima volta, il colpo è andato a segno. PALLA A DUE Johan Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto base: Librizzi quindi dentro tra De Nicolao e Beane con i baltici sottocanestro e Keene di rincorsa. C’è Caruso questa volta per davvero, applaudito dalla sua città al momento della presentazione. Non tanta gente sulle tribune del PalaBarbuto anche se a ridosso della contesa il numero di tifosi aumenta per tifare una Gevi che presenta per la prima volta in casa il nuovo pivot Totè. Sacripanti vara un quintetto veloce, con Lombardi e McDuffie lunghi; regia a Velicka con Vitali dalla panca. Una decina, almeno, i tifosi varesini sparsi per le tribune dell’impianto di Fuorigrotta. LA PARTITA Q1 – Corre praticamente tutto in equilibrio il primo quarto di gioco, nel quale Varese non trova gloria da lontano ma costruisce spesso buoni tiri in area (quasi il 70% da 2 nei primi 10′). Un po’ di imprecisione, insolita, di Vene non consente ai biancorossi di portare il break; risponde invece subito bene Caruso, 6 punti in pochi istanti imbeccato da Keene. La Openjobmetis pasticcia un po’ nel finale dopo il +5 di Wolde (tripla) e all’intervallo i biancorossi sono avanti di tre, 22-25. Q2 – Lo strappo riesce però a inizio secondo quarto, propiziato da un Woldetensae in grande spolvero. L’esterno è il primo a salire in doppia cifra e quando va a rifiatare consegna un vantaggio di 10 punti ai biancorossi. Vene si rifà dagli errori precedenti con la solita scienza in difesa, De Nicolao e Beane pungono in entrata e in generale Varese dà l’impressione di punire una Gevi con troppe sbavature. Bravo anche Reyes, che reagisce a un paio di stoppate con canestro da sotto e tripla: i due timeout di Sacripanti servono a poco e all’intervallo la OJM conduce 35-49. Q3 – Il bel gioco visto per 20′, sparisce improvvisamente dagli schermi biancorossi. Napoli rientra aggressiva, la OJM tentenna a lungo e strappa appena 3 punti dalla lunetta con il nervosismo in crescita e le mani in raffreddamento. Quando poi Keene trova la tripla, ecco il battibecco con il pubblico con successivo “tilt” dell’americano che sporcherà le percentuali. La Gevi sente il momento e risale a -3 però trova un Woldetensae ampiamente sul pezzo: doppio canestro pesante e al nuovo intervallo la OJM ha ricostruito gran parte del vantaggio (53-63). IL FINALE Gli ultimi 10′ sono tutt’altro che una passeggiata ma la sensazione è che Varese abbia tutto sommato una mano e mezza sulla partita. Certo c’è da soffrire perché l’attacco non è quello fluido dell’inizio, ma quando Napoli getta alle ortiche un paio di palloni importanti appena regalati dai biancorossi, tutti capiscono che il match è indirizzato. Una schiacciatona in tap-in di Parks è l’ultimo sussulto perché poi De Nicolao segna in solitaria sul lancio di Keene e poco dopo infila i liberi della sicurezza mentre il tiro a segno della Gevi non porta punti. La gente sfolla prima della sirena, qualcuno si lamenta, Sacripanti salta. E Varese sorride una volta di più, 74-82. Damiano Franzetti
  22. Il timore che la pausa di campionato potesse rallentare l’inerzia e l’entusiasmo della nuova Openjobmetis è prontamente fugato. In una partita potenzialmente “trappola”, contro una Cremona alla ricerca di punti salvezza in quello che poteva essere considerato uno scontro salvezza, la banda Roijakkers centra il sesto successo in sette partite e dà forse l’ultimo saluto alla zona bollente della classifica. Graduatoria che spiega come, oggi, i biancorossi siano praticamente a ridosso del treno playoff, una parola che a questo punto non bisogna avere paura di pronunciare, fatto salva la dovuta attenzione per quel che accade alle spalle. 90-78 alla Enerxenia Arena, e dopo tante gare vinte sul filo di lana questa volta Varese si è presa il lusso di evitare infarti e patemi d’animo. La Vanoli non si è mai davvero arresa, ma non è neppure riuscita – salvo rarissimi istanti – a pensare davvero di recuperare un divario che si è fatto via via più solido. Un andamento di gara che la Openjobmetis ha voluto e costruito con tanta intelligenza, oltre alla solita aggressività: Keene, braccato faccia a faccia da Cournooh, ha capito di dover limitare le conclusioni e ha distribuito assist utili. Roijakkers ha di conseguenza trovato altre soluzioni per fare canestro, e a brillare sono stati anche gli ultimi arrivati Woldetensae (eccellente, e non solo per i 21 punti con 4/5 da 3) e Reyes, il meno atteso tra i padroni di casa. Con queste “punte” inconsuete, l’accoppiata Sorokas-Vene è entrata in azione in modo più chirurgico mentre dalla parte opposta, al di là di qualche sprazzo di talento, è mancata continuità ma forse anche quella voglia che dovrebbe caratterizzare le pericolanti. E così, una Masnago tornata “quasi vera” dopo oltre due anni di spalti deserti, ha potuto riabbracciare forte la sua squadra. Tremila i tifosi presenti (tutti quelli possibili), caldi e corretti, arrivati anche per il doveroso omaggio a Sandro Galleani inserito nella hall of fame. Oltre a tanta gente comune, anche un parterre vip inatteso e ricchissimo anche al di fuori del basket (Recalcati, Sacchetti, Zanatta…): da Javier Zanetti al rugbista Diego Dominguez fino a Ivan Basso. Ripensando a un vecchio slogan, Varese piace alla gente che piace. PALLA A DUE La conformazione iniziale della Openjobmetis è quella di sempre: Librizzi va in quintetto nonostante qualche acciacco (sabato sera non entrato con la Robur), Vene e Sorokas presidiano l’area contro i lunghi ospiti che sono Tinkle e Dime. Caruso è a disposizione (ma non giocherà) mentre Galbiati comincia con Poeta, tiene Spagnolo “di rincorsa” e Kohs in tribuna. Rispetto al solito cambia la cornice: 3000 posti disponibili praticamente esauriti, spalti da “partita vera” dopo oltre due anni. Sul cubo (e addosso a qualche giocatore) i colori dell’Ucraina perché là c’è qualcosa di molto più importante della pallacanestro, ahinoi. LA PARTITA Q1 – Un pizzico di “ruggine da pausa” la Openjobmetis ce l’ha, in fase iniziale (troppe palle perse). Non però Sorokas, subito devastante in area: il primo vantaggio è suo (insieme a Beane) ma Harris e Tinkle non sono da meno e il punteggio sale subito sino al 27-23 della prima pausa. Q2 – La Vanoli ha uno sprazzo da Spagnolo ma ormai Varese è a regime: Keene, braccato da Cournooh, non segna ma si rende utile da assistman in assenza di De Nicolao, presto fuori con tre falli. Con la difesa ospite chiusa sui “soliti noti”, tocca a Woldetensae trovare gloria al tiro e allungare, anche se il minibreak che consente il 48-38 dell’intervallo è firmato da Reyes, oggi molto più utilizzato da Roijakkers. Q3 – La pausa lunga non cambia molto le carte in tavola: la OJM inizia un po’ in sordina il terzo periodo ma quando c’è da respingere la Vanoli qualcuno lo si trova sempre. Wolde colpisce di nuovo, ma anche Vene lascia il segno in un bel botta-e-risposta con Tinkle. Verso il 28′ tutti a riposo per diversi minuti a causa di alcuni problemi tecnici al tabellone: c’è il rischio di raffredarsi ma Wolde è bollente. Tripla dall’angolo e il divario della mezz’ora è di 11 lunghezze (68-57). IL FINALE Galbiati chiede allora a Poeta di sfruttare altezza e atletismo di Dime: il pivot ospite, 6 punti in fila, è l’ultimo a mettere in guardia la difesa biancorossa ma le speranze della Vanoli non vanno oltre qualche minibreak. Anche perché Woldetensae non smette di fare canestro e, come in precedenza, anche Reyes sale sulla giostra con due triple dall’angolo che mandano Masnago in paradiso. Keene aggiunge qualche serpentina, elimina per falli Cournooh e negli ultimi 2′ la OJM prova anche ad attaccare la differenza canestri. L’unico obiettivo che sfuma in una serata di gloria, come ne capitano spesso da queste parti. Finalmente. Damiano Franzetti
  23. L’urlo della ventina di tifosi di Varese mentre scendono dalle scale della Unipol Arena squarcia la notte di Bologna. Negli occhi hanno la quinta sinfonia di Roijakkers, l’ennesima magia di una Openjobmetis che sta ribaltando avversari e pronostici uno dopo l’altro. Questa volta a cadere è Reggio Emilia, a fil di sirena, 82-84, ed è bello vedere che a dare il colpo di grazia è uno dei superstiti della prima OJM, quella travolta all’andata di 39 punti: Paulius Sorokas. Un rimbalzo d’attacco a 3” dalla fine, convertito in canestro subito dopo, è stata la zampata che ha chiuso i conti dopo 40′ emozionanti, equilibrati, giocati sul filo del rasoio. Caja, con l’ultima rimessa, ha provato a pareggiare e non a vincere ma chi non risica non rosica, e Hopkins ha fallito l’appoggio nel traffico d’area. Quinta sinfonia, dicevamo, in sei partite con l’unico KO arrivato di un punto contro i campioni d’Italia della Virtus: se non è magia, trovate voi una definizione per una squadra che dal fondo della classifica ha riacceso i motori, e non propulsori normali ma turbo potentissimi che nessuno pensava appartenessero a questo telaio. E se Sorokas è per forza di cose il re per una notte, il suo compare baltico Vene gli sta fedelmente accanto: il grande rimpianto di Caja (lo avrebbe rivoluto a Reggio) è top scorer a quota 23, rivelandosi anche bomber e tiratore come mai lo era stato nei suoi periodi varesini. Per vincere, Varese ha dovuto piegare anche la resistenza infinita di Andrea Cinciarini, monumentale nel tenere in partita la Unahotels e arrivato a un solo rimbalzo di distanza dalla tripla doppia già centrata cinque giorni fa (27+9+11). Roba da americani forti in una serata in cui gli USA in campo non hanno brillato particolarmente. Neppure Keene che però, in fin dei conti, ha fatto cose importanti. Roijakkers lo ha comunque amministrato, dandogli “solo 25’” perché l’energia di Librizzi – oltre alla certezza Denik – ha permesso di allungare le rotazioni tra gli esterni. Dove ha brillato anche Woldetensae, tre bombe nella sua Bologna a certificare di essere pronto, eccome, per la causa biancorossa. Pescata positiva a quanto pare, mentre continua a spegnersi la luce fioca di Reyes, in campo per meno di 3′. Ma non è certo il momento di creare “casi”: nella pausa avrà tempo e modo di risalire dal punto di vista fisico e provare a convincere il coach per un utilizzo diverso. Ora, dicevamo, una domenica di stop: lo staff ha concesso tre giorni di riposo più che mai necessario perchè molti hanno serbatoio vuoto (Beane su tutti). Poi però testa di nuovo al campionato: il 6 marzo arriverà a Masnago la Vanoli Cremona e quello sarà il momento di dare un ulteriore colpo (l’ultimo) alle paure di bassa classifica. Ma intanto la pausa aiuta anche a godersi questo sprazzo – lungo – di magia dopo tante sofferenze negli ultimi due anni. PALLA A DUE Johan Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto base della Openjobmetis, spedendo subito Librizzi sulle tracce di Thompson. Sorokas si prende cura di Hopkins mentre c’è l’atteso duello italiano in regia tra Cinciarini e De Nicolao. L’ex Strautins parte dalla panchina per Caja mentre Vene, ex reggiano un po’ particolare (non giocò mai per infortunio) sfida Justin Johnson. Presente anche qualche tifoso varesino in una Unipol Arena con un migliaio di persone. LA PARTITA Q1 – A differenza di Trento e Venezia, la OJM parte bene contro Reggio e appena trova punti dall’arco (Librizzi e Vene a segno) scava un break limitato solo in parte da Cinciarini e Olisevicius. Entra Woldetensae e colpisce a sua volta così Caja deve fermare il gioco dopo il massimo vantaggio (14-26) di Ferrero che precede di poco la sirena (16-26). Q2 – La Unahotels però reagisce subito con un parziale complessivo di 8-0 che riapre subito la gara. Due liberi di De Nicolao muovono Varese che riprende vigore con un Vene formato bomber a sopperire a Keene, Beane e Reyes, impalpabili in attacco (l’ultimo poco usato). Denik, Sorokas e due liberi (su 3) di Librizzi permettono alla OJM di riallungare ma Cinciarini è una furia: 6/7 dal campo nel primo tempo e anche la bomba quasi a fil di sirena per il pareggio (45-45). Ma il “fil di sirena” è di De Nicolao che da metà campo infila il vantaggio ospite di metà gara, 45-48. Q3 – Ferrero e soci sono bravi a non farsi acchiappare da una Reggio che non aspetta altro. Il sorpasso arriva al 25′ con Olisevicius ma De Nicolao replica subito dall’arco. Poi c’è anche uno sprazzo pesanti di Keene – 8 punti con pochi possessi – a riallungare fino al quarto fallo, banale, di Denik su Cinciarini. E proprio l’ex play azzurro ricuce fino al 67-69 della terza pausa. IL FINALE Tutto in 10′ con Woldetensae e Thompson che si rispondono subito da 3 punti, ma è solo l’antipasto. Si segna poco, ma la tensione è enorme: l’ultimo strappetto lo dà Vene ancora da fuori (+5 Varese) ma tocca a Strautins infilare da lontano e sostituire un Cincia ancora efficace ma un po’ stanco. Parità a 77, a 79 e di nuovo a 82. La OJM ha tuttavia il pallone della vittoria: Keene sbaglia la prima tripla, Vene vince il rimbalzo, Wolde sbaglia la seconda ma il guizzo di Sorokas sotto canestro è perfetto. Rimbalzone e appoggio da sotto eludendo la stoppata. E l’ultima rimessa, imperfetta, della Unahotels consente un tiretto di Hopkins che si ferma sul primo ferro. Varese esulta, Varese gode, Varese miracoleggia di nuovo con il suo Olandese Volante (82-84). Damiano Franzetti
  24. Tra noi varesini presenti al Taliercio, c’è un sentimento addirittura superiore alla felicità per una vittoria strepitosa (82-93) della Openjobmetis: lo stupore. Stupore per una partita che Varese ha saputo vincere in una maniera che fa innamorare: correndo, lottando ma affiancando le qualità tecniche a quelle psicologiche e… cardiache. Nella tana di una delle squadre più forti degli ultimi anni del basket italiano (ok, con qualche problema di amalgama in questo momento), Varese mette a segno 93 punti nonostante un ricorso meno frequente al tiro pesante e alla serata così così di uno dei suoi fari, Beane. E non può che stupire una situazione del genere, quella di una squadra che ha perso il pivot, ha cambiato l’allenatore e il quintetto base, preso un americano di puro complemento e nonostante questo sa mettere in croce anche le corazzate. La vittoria ha la firma di tutti, ma tra i nomi che spiccano ci sono quelli di Giò De Nicolao (meraviglioso: 16 con 11 rimbalzi e 6 assist), di un Ferrero implacabile, del Sorokas che non molla mai, di Virginio e di Librizzi che non fanno canestro ma che azzannano di qua e corrono di là. Un rebus che De Raffaele, due volte campione d’Italia, ha provato a sbrogliare in diversi modi, adattandosi però spesso ai quintetti imprevedibili di Roijakkers, dando così il fianco alle folate biancorosse. Con Vene e Sorokas a punire i lunghi veneziani troppo lenti per inseguirli, con Keene (top scorer: 26) a correre come un pazzo per ubriacare la guardia di Stone e via discorrendo. Una miscela esplosiva, che ha già permesso di schiantare due volte Trento e due volte Venezia, e che non ha funzionato di un soffio solo contro la Virtus tricolore. Un quadro davvero impensabile fino a un mese fa, quando dalla Germania è calato l’Olandese volante che fa volare i suoi giocatori, letteralmente trasformati. Regalando scariche di adrenalina a se stessi e a tutti quelli che tifano davanti a un teleschermo, increduli di tanto spettacolo. Durerà? Lo vedremo, ma di certo adesso ha un senso tornare a soffrire per questa squadra che nel frattempo si è portata a +4 sulla zona retrocessione (Cremona non ha giocato, Fortitudo battuta da Brindisi) con la partita contro Reggio Emilia da recuperare. Appuntamento a venerdì sera in casa-Caja, a Casalecchio di Reno. Non sappiamo come finirà, ma di certo non come nella vergognosa esibizione dell’andata. PALLA A DUE Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto delle ultime uscite: De Nicolao e Librizzi (sabato super con la Robur) guardie, Beane di raccordo con i due baltici. De Raffaele ha l’imbarazzo della scelta, tolto l’infortunato Cerella. Tonut, Vitali e Brooks sono gli italiani in quintetto con Theodore e Watt. Ma ci sono anche i vari Bramos, Daye e Stone dalla panchina. LA PARTITA Q1 – L’avvio dell’Umana spaventa un po’ Varese, che fatica a decollare in attacco (punti solo da Sorokas) e subisce qualche azione rapida di Tonut e Theodore. A metà periodo però la Openjobmetis si ritrova, fondamentalmente sospinta da un De Nicolao spiritato: ruba palla, corre, segna, la passa e così facendo accende anche Keene. 8 punti in pochi minuti del 45 e primo sorpasso: al 10′ è 22-22. Q2 – Un antisportivo a Bramos manda in tilt Venezia e spinge Varese che all’improvviso schiaccia sull’acceleratore e scappa con i punti di un Keene scatenato e desideroso di cancellare gli errori di domenica scorsa. La OJM tocca il +13 ma poi deve respingere il ritorno orogranata propiziato da Theodore: Venezia arriva a -3 ma si ferma lì e allora ecco il nuovo strappo ospite. Tripla di Keene, primo squillo di Vene, bomba anche di Ferrero e +11 alla pausa lunga (39-50). Q3 – Al rientro è subito Umana: 6-0 di parziale e l’impressione che il vantaggio di Varese duri poco. Un’impressione, appunto: anche stavolta il cuore e le gambe spingono gli uomini di Roijakkers, con Virginio che si sacrifica in difesa. Poi tocca a Tonut, implacabile dalla lunetta, riportare vicino i suoi con la OJM che deve anche incassare il quarto fallo di Sorokas. Keene in entrata dà un’altra scossa ma un buon Brooks infila la tripla sulla sirena per il 63-68. IL FINALE Dieci minuti alla fine, Vene colpisce da centro area ma Tonut aggiunge anche una tripla per far tremare i lombardi. Quattro falli anche per Denik, Watt tocca il -3 ma Ferrero replica con una bomba pazzesca. A quel punto Giovanni è in trance totale, guida la squadra sui due lati del campo coadiuvato da un Vene solido e da un utile Sorokas sempre al limite della quinta paletta. Ma Venezia tossisce in attacco, contro una Varese aggressiva ai massimi livelli: Bramos non trova le sue triple, Vitali nemmeno, Daye diventa un fantasma davanti ai mastini in biancorosso. Watt – uno dei pochi a salvarsi – commette un’idiozia (si appende al ferro) e regala a Sorokas due punti con un libero. E’ l’ultimo scatto, dall’altra parte non c’è reazione. Varese stupisce, Varese vince (82-93), Varese trionfa. Damiano Franzetti
  25. L’ultimo urlo di gioia, quello che avrebbe squarciato la tranquillità della notte di Varese, resta strozzato in gola. L’ultima palla, quella dell’assalto definitivo, esce con un pizzico di anticipo di troppo dalle mani di Marcus Keene e si infrange sul ferro, come i precedenti nove tentativi dall’arco del folletto americano, eroe nelle recenti vittorie della Openjobmetis e invece decisivo nel male (0/10 da 3) contro la Virtus. Che si salva, stremata, all’ultimo secondo: i campioni d’Italia passano all’Enerxenia Arena di un solo punticino, 80-81, arrivando a tanto così da un risultato che sarebbe stato clamoroso. Se è vero che la Segafredo si è presentata a Masnago con diversi assenti, è ancora più lampante come gli uomini di Roijakkers abbiano confezionato un miracolo, mancato per un soffio. Senza pivot di ruolo dopo la seconda frattura stagionale di Caruso, con due posizioni “scoperte” in squadra (quelle lasciate libere da Egbunu e Kell), pure con un piccolo “caso” legato a Reyes, in campo per appena 3′ per scelta tecnica dell’allenatore, Varese ha messo sul parquet una furia incredibile. Un modo di essere che ha dato ai biancorossi la forza di rientrare una, due, tre volte da break bolognesi che avrebbero stroncato un toro (chi avrebbe scommesso un arrivo simile dopo il 60-69 della mezz’ora?) e di provare a dare anche il colpo di grazia. Con un Keene fuori bolla, lo scettro del “re” è passato nelle mani di un meraviglioso Siim-Sander Vene, 27 punti, 9 rimbalzi e 30 di valutazione. Una partita sontuosa che avrebbe meritato un epilogo vincente. Lui e il “compare” Sorokas hanno fatto il possibile per limitare lo strapotere virtussino in area (40-30 i rimbalzi per gli ospiti, 17+9 per Jaiteh con un impensabile 10/11 ai tiri liberi) mentre De Nicolao e, in parte, Beane hanno suonato la carica tra gli esterni. Roijakkers ha provato a cavalcare ancora Librizzi, limitato dai falli, e su questo punto non possiamo che sottolineare un po’ di amarezza per qualche fischio troppo sbilanciato a favore delle Vu Nere. Quando al tirare delle somme “balla” un solo punto, fanno rabbia certi fischi a tutela del Pajola di turno, o certi non-fischi quando Scariolo (o Cordinier o chi volete voi) è libero di protestare a nastro nelle orecchie degli arbitri. Peccato, in fin dei conti, perché Varese avrebbe avuto – e meritato – l’occasione di portarsi a +4 sull’ultimo posto (battute sia Cremona sia la Fortitudo), addirittura con uno scalpo di assoluto prestigio. Invece si resta così, con due trasferte difficili all’orizzonte – Venezia domenica prossima, poi Reggio Emilia venerdì 18) prima della pausa. Vedremo se nel frattempo sarà possibile un qualsiasi movimento sul mercato dei lunghi mentre andrà valutata la situazione di Reyes, escluso a quanto pare per “scarsa difesa”. Ma in questa situazione, tutti devono rendersi utili perché la salvezza è ancora tutta da cogliere. L’onore, in questo momento, invece è salvissimo (soprattutto ripensando alla vergognosa sconfitta dell’andata) e la gente di Masnago lo ha sottolineato inondando di applausi i suoi “ragazzi”. Come una volta. PALLA A DUE Senza Caruso, in tuta ad applaudire i compagni da dietro la panchina, le rotazioni per Roijakkers sono ancora più strette. Il quintetto è lo stesso di settimana scorsa, con De Nicolao e Librizzi, Beane e i due baltici che se la devono vedere subito con Alibegovic e Jaiteh, vero e proprio spauracchio. Fuori dai cinque Keene e Reyes, quest’ultimo lo resterà quasi per sempre. Anche Scariolo tiene qualche pezzo da 90 seduto: Mannion, Cordinier su tutti. Regia a Ruzzier, abbastanza applaudito, accanto a Pajola con Weems a fare da raccordo coi lunghi. LA PARTITA Q1 – Che Vene sia in serata di grazia lo si vede subito: due triple a spingere avanti Varese sino al 13-10. Poi però i biancorossi smettono di segnare e iniziano a sentire la potenza fisica e la difesa di una Virtus pure spinta troppo spesso in lunetta dai fischietti. Parziale di 0-13 limitato da una magata di De Nicolao (2+1) a fil di sirena per il 16-25. Q2 – Dopo la pausa, la Openjobmetis è un uragano: quattro triple a segno (doppietta di Vene, Sorokas e Beane) e inatteso controsorpasso sul 28-27. Varese non si accontenta e dopo un lungo periodo di botta e risposta – bene un po’ tutti, anche Denik e Ferrero – ecco l’allungo firmato Beane: tripla con un balzo laterale e liberi a segno per il 48-41 della pausa lunga. Massimo vantaggio interno. Q3 – La scorpacciata di punti (ben 32) del secondo periodo si esaurisce però con l’intervallo. Al rientro Vene è ancora eroico ma sul tabellino di Keene fioccano gli errori dall’arco. Bologna si muove in maniera un po’ inattesa, ovvero con i liberi di Jaiteh, quasi infallibile a dispetto delle sue medie in campionato. Nel finale del quarto arrivano anche le triple di Alibegovic e una buona “guida” da parte di Mannion e così la Virtus chiude la mezz’ora avanti di 9, 60-69. IL FINALE – La OJM però ha sette vite come i gatti e lo dimostra nell’ultimo quarto. Denik e Sorokas (schiacciata) segnano subito, Ferrero rimette i suoi in scia con una tripla e la partita è riaperta. La Virtus ha un merito, quello di restare col naso avanti in un momento difficile; arrivano i cinque falli sia per Librizzi – dopo un assist – sia per Alibegovic ma siamo ancora a metà dell’ultimo quarto. Poi tocca a Cordinier segnare il +5 e a Keene ricucire dalla lunetta. Weems segna da sotto mentre Beane fallisce un libero ma la Virtus non ne approfitta del tutto perché Pajola e Mannion si fermano sul ferro mentre Keene infila l’80-81 ai liberi. Scariolo ha la palla per chiuderla, Cordinier danza con la sfera ma poi sbaglia il tiro: Varese ha il rimbalzo e l’ultimo possesso. Si va ancora da Keene che però sceglie la tripla, quasi in corsa, al posto di tentare la penetrazione. Ferro, Denik tiene viva la sfera ma suona la sirena sul beffardo 80-81. Damiano Franzetti
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