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  1. C’è un aggettivo che, nella sua duplice valenza, incornicia alla perfezione l’Openjobmetis sconfitta – ancora, di nuovo in volata (101-94) – sul campo della Fortitudo Bologna: “generosa”. Generosa, perché la squadra di Vertemati ci prova fino all’ultimo mettendo sul parquet tutto il fiato rimasto nonostante addii, covid e allenamenti ridotti a zero. Generosa, perché ancora una volta i biancorossi concedono 100 punti all’avversaria di turno mandando in scena una fase difensiva troppo, troppo, troppo morbida per tre quarti di gara. E così, a nulla valgono le prodezze dell’attacco, capace di metterne 94 nonostante il tremendo “down” di uno dei bomber più accreditati, Keene: il tentativo di impresa di Varese si ferma sul più bello, nel testa a testa dell’ultimo minuto, stoppato dalle magie del lungo tedesco Benzing autore di un paio di prodezze proprio nel momento in cui la Openjobmetis ha esaurito le cartucce. Il KO del PalaDozza porta con sé un’ulteriore problematica: da stasera Varese è solitaria all’ultimo posto in classifica, visto che oltre alla Kigili avversaria diretta ha vinto (e convinto) anche Cremona su Sassari. C’è anche una ventata di sfortuna, senza dubbio, perché nel testa a testa finale un ciclonico Beane si è visto respingere dal ferro una tripla decisiva (poco prima però era stato aiutato dal tabellone), mentre dalla parte opposta il già citato Benzing ha messo canestri di difficoltà notevole. E se la tripla dell’americano biancorosso fosse entrata, la Effe si sarebbe forse disunita. Ma queste sono considerazioni di pura cronaca che non cambiano l’ordine dei fatti. Certo dispiace, perché sul fronte offensivo Varese aveva spremuto l’impossibile da Gentile (28, notevole in diversi momenti) a cui si era accodato Beane. E poi Sorokas, monumentale per efficacia nella sua doppia-doppia nonostante un gap fisico pazzesco con gli avversari diretti. Tutti, chi più chi meno, hanno contribuito a tenere la OJM in partita anche se poi Vertemati è stato tradito da Marcus Keene. Il play, apprezzabile nel primo tempo in regia (8 assist), dopo l’intervallo ha smesso di trovare i passaggi giusti e soprattutto non ha mai rotto il ghiaccio al tiro (1/9 dal campo), perdendo poi in modo goffo uno degli ultimi, decisivi possessi e affossando così Varese. Che sabato torna finalmente a giocare in casa dopo oltre un mese, trovando però sulla sua strada una Venezia che anche incompleta rappresenta un ostacolo di quelli tostissimi. Vedremo se, nel frattempo, ci sarà almeno qualche innesto che – per fortuna – non dovrebbe essere Brandon Ashley. PALLA A DUE Con gli uomini contati, dopo le uscite di tre stranieri rimpiazzate parzialmente dal solo arrivo di Vene, Adriano Vertemati fa il quintetto con quel che gli rimane. L’estone è subito tra i primi cinque, accanto a Sorokas che rende 10 cm al pivot titolare biancoblu, Groselle. Gentile e Procida si fronteggiano in ala, Beane va sulle tracce di Aradori. Un intoppo anche per Martino che non può schierare Feldeine per un dolore lombare; c’è invece il nuovo acquisto Frazier, dalla panchina. LA PARTITA Q1 – La mano calda di Beane caratterizza l’avvio e permette a Varese di restare avanti per 5′, fino al pareggio firmato da Benzing dall’arco. Qui la Effe mette la testa avanti e la tiene sino alla prima pausa anche perché da parte biancorossa arrivano troppe palle perse e qualche forzatura. Ferrero e Beane limitano i danni per il -5 della sirena, 25-20. Q2 – La difesa continua a essere latitante nel secondo quarto, aperto da uno scatto in avanti della Effe sino al +11. Nel momento peggiore però la OJM sfodera uno 0-7 di parziale che ha anche il merito di svegliare un Gentile fino a quel momento fuori gara. C’è anche Keene che non segna ma regala assist a Sorokas, e così Varese resta vicina ai padroni di casa che hanno un ottimo contributo dal nuovo arrivato Frazier. All’intervallo lungo, sono però 8 i punti di divario, 56-48, con la zona che è coperta corta e con la uomo che non aiuta anche per il divario fisico in area. Q3 – Dopo la pausa c’è il miglior momento di Varese anche perché nel terzo quarto si vede anche la difesa. Prima arriva uno strattone di Gentile, poi – dopo il nuovo -11 successivo all’antisportivo di Vene – ecco un break di 0-10 con Sorokas preciso da lontano. Il sorpasso è di De Nicolao ma la Kigili reagisce e torna avanti con Charampopoulos, però il finale si tinge di biancorosso con i liberi di Keene e un’altra bomba del lungo lituano. Peccato per un cesto un po’ fortunoso di Toté: alla mezz’ora è 70-73. IL FINALE La Openjobmetis regge il primo urto del periodo finale con Gentile, poi trova un canestro da De Nicolao che però spreca per poca pazienza la tripla successiva. Dal possibile +8 si passa al controsorpasso emiliano firmato dai lunghi Benzing e Groselle e rifinito da Aradori con Varese in rottura prolungata. Ma non è finita: Gentile inventa di nuovo un paio di gran canestri mentre Beane replica alla bomba di Benzing. L’ultimo vantaggio ospite è ancora con Beane, tripla di tabella e 90-91 a poco più di 1′ dalla fine; Frazier – freddissimo – segna subito in entrata e poi di nuovo Anthony prova dall’arco con il pallone che gira sul ferro ed esce. Dalla parte opposta capolavoro dall’arco di Benzing, poi Keene offre un assist al tabellone nel tentativo di servire Sorokas. Si chiude qui, perché Aradori fa 3 su 4 dalla lunetta: Varese prova a salvare la differenza canestri con un triplone di Sorokas ma sulla sirena di nuovo Benzing segna da lontano in uscita dal blocco: 101-94. Damiano Franzetti
  2. Per la seconda domenica di fila, la Openjobmetis è costretta a piangere per una partita persa in volata. Dal supplementare con Napoli al testa a testa durato 40′ senza interruzione sul campo di Sassari, con i sardi che alla fine la spuntano 104-99 lasciando con l’ennesimo pugno di mosche in mano (9a sconfitta in 12 partite) la squadra di Vertemati. Un verdetto duro da digerire soprattutto perché Varese, che era senza lo squalificato Gentile, è tornata a fare quadrato con rotazioni ridotte ed era anche riuscita a salire a +10 in apertura di ultima frazione. Da lì in avanti però il Banco Sardegna ha cambiato marcia, risalendo nel giro di pochi possessi con un parzialone di 16-0 e reagendo al successivo controbreak biancorosso. Come con Napoli, il punto di svolta è stato il quinto fallo di De Nicolao: fuori lui, gli avversari hanno trovato i colpi giusti con il solito Logan – troppo libero – capace di siglare la tripla che ha sparigliato i conti e poi altri 4 punti a suggellare il risultato finale. Per passare a Sassari quindi non è bastato un attacco da 99 punti, sospinto dall’accoppiata Keene-Kell: il nuovo acquisto ne ha messi 33 con percentuali sontuose scrollandosi di dosso le critiche per le prime due uscite, il “polacco” ne ha aggiunti 28 permettendo così ai tifosi biancorossi di sognare a lungo. Ma il risveglio è stato il solito, quello della sconfitta, perché Varese è stata letteralmente tradita da due giocatori chiave, Anthony Beane e John Egbunu. Tre falli in un amen per il primo che poi ha collezionato tante forzature e – vedremo poi – non è stato in grado di contenere Burnell; un tabellino completamente deficitario per il pivot che aveva tutto per essere un fattore positivo e invece si è rivelato una zavorra per il già fragile scafo varesino. I due sono correi anche per il clamoroso naufragio a rimbalzo: la Openjobmetis ne ha raccolti 13 in meno concedendo 21 carambole in attacco al Banco Sardegna. Su quelle situazioni, in cui Burnell è stato un iradiddio, la squadra di Bucchi ha costruito il successo, tirandosi così fuori dal pantano del fondo classifica. Quello in cui è bloccata Varese, che ha perso l’occasione di lasciarsi alle spalle Cremona e Fortitudo confermando – ahinoi – tutti i propri problemi difensivi. Il quintetto di Vertemati, partito a uomo, è stato presto costretto a rifugiarsi nella zona trafitto da Robinson e Kruslin. Con la 2-3 le cose sono andate meglio (meglio, non bene) ma i 104 punti raccolti in fondo alla retina sono esplicativi di quelle che sono le difficoltà della squadra a proteggere il canestro. E così, la vecchia volpe Logan (ma pure Bendzius e altri ancora) non ha esitato ad approfittarne: i 35 punti concessi nell’ultimo periodo di gioco – quando cioè le maglie dovrebbero stringersi al massimo – sono l’ennesima condanna al lavoro di Vertemati, che continua a non trovare le mosse giuste per strappare una vittoria necessaria come l’ossigeno. Un successo che, a furia di prenderne100 a serata, chissà quando arriverà. PALLA A DUE Senza Alessandro Gentile – che salta il derby con il fratello Stefano alle 200 in Serie A – tocca ad Anthony Beane occupare il ruolo di ala piccola nel quintetto base. Keene è il play opposto a Robinson nella sfida tra nuovi acquisti, duello nigeriano sotto i tabelloni tra Mekowulu ed Egbunu che ha finalmente Caruso alle spalle. LA PARTITA Q1 – Il primo periodo ha un protagonista assoluto, Marcus Keene, che scalda subito la mano e manda avanti Varese fino al +5 nel primo tratto di partita. La difesa biancorossa però non è altrettanto brillante: Robinson e Kruslin si infilano a più riprese e quando i sardi iniziano a martellare da 3 punti il controbreak è piuttosto netto. Vertemati perde anche Beane, autore di tre falli con tanto di antisportivo, però nel finale di quarto trova il recupero con Keene e Ferrero e si riaggancia (28-25). Q2 – Bucchi manda allora Logan sulle tracce dello scatenato Keene e la mossa funziona perché il folletto biancorosso fatica a mantenere i ritmi iniziali. Si vede Egbunu ma è un fuoco di paglia, ben più potente quello di Treier che segna due volte da lontano ma stavolta la OJM trova pronto Jones. Il suo break dà il vantaggio a metà gara, 48-50. Q3 – Kell e Keene tornano a giocare a “chi ne fa di più”, replicano alla tripla di Bendzius e costruiscono un +6 biancorosso che in qualche modo regge. Anche il finale di periodo sorride agli ospiti, nonostante tutto, perché stavolta i tiri liberi entrano: ne approfitta prima Sorokas e poi Kell che ne converte tre dopo un fallo di Gentile. Alla mezz’ora è 68-76 anche se per Sassari Burnell ha iniziato a farsi notare a rimbalzo. IL FINALE Un’entrata vincente di Kell regala il +10 a Varese in avvio di ultimo periodo: sembra la spallata giusta e invece è Sassari a reagire in modo violento. I biancorossi smettono di segnare, i sardi invece colpiscono da vicino e da lontano, correggendo a suon di rimbalzi anche gli errori. Vertemati chiama due timeout ma il parziale casalingo arriva a 16-0 con annesso sorpasso. Un cesto di Jones però cambia l’inerzia e stavolta è Varese a riportarsi in vantaggio 85-86. A quel punto pare arrivare la svolta con De Nicolao: tripla e contropiede su palla rubata dalla difesa per l’87-91, ma sull’azione successiva il play commette il quinto fallo (non così evidente) su Logan e così Vertemati perde l’uomo simbolo della difesa. La parità regge sino al 96 (liberi di Jones) ma poi Logan sfrutta il cambio difensivo e sbatte in faccia a Sorokas una tripla che Varese non avrebbe dovuto concedere per nulla al mondo. Poi il ferro non è benevolo con Jones, sputando la bomba del pareggio ma dopo l’1-2 di Gentile in lunetta ancora Keene riavvicina gli avversari con tre liberi. Ma Logan non sbaglia un colpo a differenza di Keene che, per evitare di subire un fallo “da due liberi” prova il miracolo da 8 metri senza riuscire nell’intento. E ancora Logan la chiude, a fil di sirena 104-99. Damiano Franzetti
  3. La partita dai mille volti esprime lo stesso verdetto di quella – pessima ma monocorde – di Pesaro: Varese, infatti perde di nuovo e a caldo non sappiamo se annoverare l’ennesimo KO stagionale tra le “belle sconfitte” (tipo Milano) o tra le disfatte (vedi Virtus o Reggio). Si può considerare buona una partita che nella prima metà ha visto la Openjobmetis subire 56 punti in casa concedendo il 62% al tiro agli avversari? Si può guardare con fiducia in avanti dopo una rimonta a tratti furiosa ed esaltante ma nata più dalla reazione di rabbia e orgoglio che da un sistema di gioco efficace? A costo di passare per pessimisti, al termine della partita che Varese perde 89-98 con Napoli dopo un tempo supplementare, propendiamo più per mettere anche questo KO nell’elenco delle partite da dimenticare. Non è possibile, dopo Pesaro, avere quello stesso approccio visto in riva all’Adriatico, fatto di difesa inesistente, di tiri concessi alla Gevi dando ai giocatori ospiti la tranquillità che, comunque, le loro conclusioni sarebbero state semplici. Mai un raddoppio su chi stava facendo male (Rich), mai la zona che invece ha avuto risultati nella ripresa (e Vertemati si è affrettato a dire che la chiave della rimonta è stata un’altra, la pressione sulla palla di De Nicolao e degli altri esterni). Mai neppure quel fallo o quella “sbroccata” che può accendere la miccia dell’orgoglio: sarà un caso ma è stata l’espulsione al 23′ di Gentile a dare finalmente fuoco alle polveri. Perché mentre l’attacco di Napoli demoliva le barricate di cartone biancorosse, Ferrero e soci neppure agitavano gomiti, ginocchia, mani aperte sulle schiene altrui. Con un attacco che dopo essere partito bene, si è impantanato al primo giro di fischi avversi degli arbitri – non apriamo il capitolo – e ha iniziato a infittirsi di forzature (ancora Vertemati è contento dei 41 punti, arrivati però con il 38% al tiro e pochissime costruzioni collettive) e di stoppate subite, ben 6 in 20′. In questo elenco di storture non abbiamo neppure citato quella massima: Varese è andata al supplementare dopo avere sprecato ben 12 tiri liberi (16 su 28 il dato al 40′) compresi quelli che avrebbero potuto dare il colpo di grazia a una Gevi sorpresa dalla veemente rimonta biancorossa. E invece la linea della carità si è dimostrata una pessima alleata e questo continuo balbettare ha dato ai partenopei un po’ di fiducia e un po’ di margine. E così, pur avendo fallito il tiro della vittoria, Napoli ha preso di petto l’overtime – bravi nel frangente gli ospiti, con diversi canestri difficili – mentre Varese è rimasta per lunghissimo tempo su quella quota 83 raggiunta con fatica al 40′ e poi diventata una condanna nel prolungamento. Fa, infine, malissimo leggere che a decidere la partita sia stato Jason Rich (31 punti), traditore di Varese prima ancora di diventarne giocatore sul campo e, oggi, pure giustiziere. La degna conclusione di un’altra serata amarissima da queste parti, dove forse sarebbe necessario – da parte della società – mettere un po’ di pressione su squadra e allenatore. Perché se si deve camminare sul baratro, tutti devono avvertirne il timore, non solo chi sta in tribuna, paga il biglietto e perde la voce nel tentativo di aiutare quelli in canottiera. PALLA A DUE Nei quintetti di Vertemati e Sacripanti ci sono i rispettivi nuovi innesti: Keene da un lato in regia, Lynch dall’altro sotto canestro a fare a sportellate con Egbunu, tornato tra i “primi cinque” dopo la lunga parentesi di Sorokas. Nulla di particolare da segnalare né a livello di disponibilità (Caruso c’è ma non può ancora giocare) né al palazzetto dove comunque si respira un’atmosfera più calda rispetto ad altre partite. LA PARTITA Q1 – Pronti-via e 0-5 Napoli di aperitivo, poi però Varese nella fase centrale del quarto produce qualche minuto di qualità offensiva che regala l’effimero 17-11. Il timeout di Sacripanti rimette in pista gli ospiti che piazzano subito un parziale firmato Rich-Lynch e mettono il turbo. Giusto negli ultimi possessi Beane dà un piccolo strattone biancorosso ma è 23-28. Q2 – I secondi 20′ sarebbero da KO tecnico perché Varese non azzecca una mossa e si prende una scarica di cazzotti sottoforma di canestri da ogni posizione. Perché la difesa di Vertemati lascia sempre gli spazi buoni ai napoletani per armare il braccio: a metà gara la OJM ha 56 punti in saccoccia dopo essere stata anche a -19. Q3 – Dopo una buona difesa su Rich, Alessandro Gentile perde la trebisonda dopo un paio di fischi arbitrali poco potabili. E Varese perde Gentile perché i grigi sventolano falli tecnici e lo espellono. Sembra l’ennesimo problema e invece i biancorossi ritrovano l’orgoglio, magari non subito perché di cose da sistemare se ne vedono ancora. Intanto però Egbunu sale nettamente di tono e De Nicolao (tripla) sigla il -10 con la Gevi che però riallunga. I biancorossi però paiono almeno in partita e alla mezz’ora sono sotto 62-76. Q4 – A poco a poco, l’impensabile prende forma: se Zerini trova ancora gloria da fuori, i suoi compagni stavolta non lo seguono. Denik, Kell e Beane mordono in difesa, Jones si sbuccia le ginocchia ed Egbunu appare quasi feroce. Pian piano Napoli perde il vantaggio e forza anche i tiri, quindi Jones (tripla), Kell (3-3 ai liberi) danno un’ulteriore accorciata che diventa -1 grazie a Egbunu. La Gevi sembra alle strette ma non sbaglia le cose semplici, Varese al contrario getta i tiri liberi e – dopo un sorpasso effimero – è costretta a difendere sull’83 pari. Napoli sbaglia e il tap in di McDuffie è fuori tempo: supplementare. SUPPLEMENTARE Un paio di tiri sfortunati di Varese sono il presagio giusto: Napoli non ingrana subito ma poi il solito Rich trova punti pesanti mentre i biancorossi restano al palo. Quando Egbunu (solito ½ dalla lunetta) sblocca il punteggio la Gevi è già avanti e di fatto l’equilibrio non torna più: Napoli segna pure da nove metri sulla sirena per l’amaro 89-98 finale. Damiano Franzetti
  4. Ci sono prestazioni che ti fanno passare la voglia. Quella offerta dalla Openjobmetis a Pesaro è l’esempio calzante: la squadra di Vertemati non solo va a sbattere pesantemente in una delle partite chiave della lotta salvezza. Lo fa senza lottare, sbranata sul piano della voglia e dell’energia, ovvero quelle caratteristiche che avevano risollevato Varese prima della pausa di campionato, facendo sperare in una svolta positiva di una stagione che invece, a questo punto, proseguirà “con gli oli santi in tasca” per dirla con un vecchi detto. Il tabellino finale è una sentenza di condanna, 94-75, e a differenza di altre occasioni non è neppure bugiardo: i 19 punti di distacco ci stanno tutti e sono lo specchio fedele di un match scivolato subito dalle mani dei biancorossi, completamente incapaci di risalire la corrente dopo il break del secondo quarto che ha lanciato la Carpegna Prosciutto verso i due punti. Qualche scossa qua e là, qualche lampo di luce a livello individuale e nulla più, perché nelle poche circostanze in cui Varese avrebbe potuto costruire qualcosa è arrivato, puntuale l’errore. E i marchigiani (con l’ex Larson scatenato: 23 punti e 5 triple) non ci hanno pensato due volte a punire Ferrero e compagni. La corsa per restare in Serie A quindi, dice che la Openjobmetis in due scontri diretti che potrebbero risultare decisivi (speriamo di no) hanno disputato due gare fotocopia: Pesaro infatti ricalca per mollezza, scarsità di idee e incapacità di reagire, la “recita” già offerta sul parquet di Cremona. E a nulla è servito, stasera, l’innesto del folletto Marcus Keene che non è neppure stato tra i peggiori: la presenza del play tascabile sembra però aver annullato quelle di Beane (completamente impalpabile) e di Gentile, con il solo Kell a brillare con un po’ di continuità. E il rientro di Egbunu ha tolto anche quella compattezza difensiva che la OJM aveva mostrato nelle ultime uscite, con il pivot nigeriano completamente incapace di trovare una posizione in difesa, mentre l’avversario diretto Tyrique Jones lo ha sculacciato a più riprese. Ciò nonostante, Vertemati – che non è un gran sponsor di Long John – ha tenuto fuori a lungo Sorokas, almeno volenteroso, pagando un dazio pesantissimo a rimbalzo, perché Pesaro ha letteralmente banchettato sotto i tabelloni varesini (ben 20 quelli per la Carpegna) in un fondamentale che ha permesso alla squadra di Banchi di guadagnare margine fin dalla prima metà di gara. Tra sette giorni a Masnago ci sarà Napoli, neopromossa che finora ha fatto molto bene; se però l’energia che Varese sa mettere in campo rimarrà questa, non ci sarà tanto da preoccuparsi degli avversari, quanto di se stessi. E la preoccupazione, nel vedere una prestazione simile, si allarga a tutti coloro che hanno nel cuore questi colori. PALLA A DUE Vertemati schiera lo stesso quintetto base messo in campo con Tortona due settimane fa, preferendo usare “di rincorsa” sia il nuovo arrivato Keene sia il rientrante Egbunu. Anche Banchi sceglie di tenere fuori in avvio l’ultimo acquisto Lamb ma anche i due ex, Larson e Tambone. In regia quindi è Kell contro Moretti mentre Sorokas affronta il temuto Tyrique Jones. LA PARTITA Q1 – L’avvio varesino è abbastanza buono: Sorokas segna i primi punti, Kell infila la tripla e Gentile aggiunge un canestro dei suoi. Il secondo fallo del lituano però è un piccolo momento chiave: entra Egbunu che non trova i giusti riferimenti e così Pesaro ne approfitta. Una tripla con fallo (dubbio) di Delfino gira l’inerzia e nel finale di quarto la Carpegna avanza sino al +9, 25-16. Q2 – Sembra una situazione gestibile per Varese che nella prima parte del secondo quarto risale, con Keene che festeggia i primi punti con la OJM grazie a un triplone da lontano. C’è anche la zona e gli ospiti risalgono a -2 (29-27) ma proprio quando sembrano in controllo finiscono per crollare. Parzialone adriatico di 13-0 con i lungi Jones e Demetrio protagonisti e parziale di metà partita devastante, 53-37 con magia di Larson sulla sirena dopo l’ennesimo rimbalzo concesso a Pesaro nel pitturato varesino. Q3 – Banchi, che aveva già trovato cose egregie e inattese dal brasiliano Demetrio, scopre anche le qualità del neoassunto Doron Lamb. Partito male, l’americano comincia a prendere le misure ed è determinante in un terzo periodo aperto da un fallo tecnico al coach pesarese; è Kell il più ispirato tra le fila della OJM che continua ad avere poco-niente dalla coppia Gentile-Beane. L’unica fiammata di quest’ultimo, seguita a una tripla di Keene, ridà un minimo di speranza per il -11 ma è il solito fuoco di paglia: alla mezz’ora è 76-59. IL FINALE L’ex di turno Tyler Larson si prende allora la scena: il play che aiutò la Varese di Caja ad acciuffare i playoff 2018, stavolta bombarda senza pietà i suoi vecchi colori. Vertemati trova qualcosa di buono dalle parti del solito Kell e di Jones mentre anche Keene smette di bucare la retina. La OJM non dà mai l’impressione di poter risalire e così Banchi, vecchia volpe, ne approfitta mai alzando il piede dall’acceleratore. Finisce di 19, con tanto di cesto pesarese allo scadere, punto esclamativo per una prova che dal lato varesino assume i contorni del deprimente. Damiano Franzetti
  5. Senza tra uomini e con le spalle al muro, la Openjobmetis rompe la serie nera (arrivata a sei partite perse) e si risolleva in maniera sorprendente nella trasferta di Trieste. Un ruggito nella notte giuliana, quello che arriva dal parquet dell’Allianz Dome, dove la squadra tornata nelle mani di Vertemati riesce a stringersi a coorte, a radunare tutte le forze a disposizione e a mandare al tappeto i padroni di casa, fino a ora imbattuti sul proprio campo. Un successo netto, 70-86, strameritato, costruito fin dal principio: Varese è infatti rimasta in vantaggio per gran parte della gara, trovando anche la forza per reagire quando (era il terzo periodo) l’Allianz aveva forzato i tempi, bucato la zona con Fernandez e si era spinta in avanti nel punteggio. Ma se in quel momento la reazione è stata immediata, nell’ultimo quarto i biancorossi hanno rotto gli argini, andando a segno a ripetizione mentre dall’altra parte gli uomini di Ciani avevano esaurito la propria spinta. Con gli occhi sorpresi di chi non si aspettava tanta energia dagli avversari, né tanta imprecisione da se stessa. Già l’energia, perché prima di celebrare i singoli va sottolineato quel che tutti gli effettivi di Varese (appena 7, con Virginio a fare l’ottavo per un minuto sul campo) hanno offerto alla causa comune. Contro una Trieste solidissima sotto canestro, la OJM ha strappato ben dieci rimbalzi in più; e dove non è arrivato il tagliafuori, ecco le mani rapide e le gambe reattive per rubare 10 palloni, contro i soli 3 recuperati dai giuliani. Indici di un impatto completamente diverso tra le due compagini (un applauso se lo merita anche Vertemati che ha scelto senza remore la zona a oltranza), a legittimare un risultato che riaccende le speranze dei tifosi varesini, con la squadra che lascia Pesaro da sola all’ultimo posto e che va a riacciuffare almeno la Fortitudo. I singoli dicevamo, vanno citati eccome: Ale Gentile prima di tutto, ai limiti del perfetto nello sfruttare il fisico e ricavare due punti a ogni possesso. 11-14 da 2 punti e 5 assist, con Mian e Campogrande sistematicamente messi in croce. E poi Trey Kell, che ha colpito due volte nello scatto iniziale ma che ha tenuto il meglio per la fine, quando ha (finalmente) fatto il “capo” gestendo al meglio i possessi che hanno allargato il divario. Sotto canestro, con Varese priva dei pivot Egbunu e Caruso, ci ha pensato invece un monumentale Sorokas autore di una doppia doppia da applausi, mentre Beane ha disputato una gara rovinosa per mezz’ora, salvo decollare fino in cielo nell’ultimo periodo di gioco. E forse proprio il suo sblocco, ha dato alla OJM quello sprint in più per staccare i rivali, rimettendosi così in carreggiata per la corsa salvezza che passerà anche dalla sfida interna a Tortona di sabato prossimo. Con l’augurio che i vari ex (Cain e Wright) seguano la stessa strada di Banks e Cavaliero a Trieste, quella di non fare male ai vecchi amici varesini. PALLA A DUE C’è Vertemati che ha smaltito il covid, non Wilson, Egbunu né Caruso tanto che a completare la squadra vengono chiamati Virginio e due giovanissimi, Frangos e Bottelli. Kell inizia da play titolare affiancato da Beane, Sorokas va a fare il pivot di fronte a Konate ma gli abbinamenti di fatto non contano, perché Varese è fin da subito a zona per proteggere l’area. Banks e Mian, ex di turno, sono i due esterni che affiancano il play Sanders nell’Allianz, mentre Cavaliero inizia di rincorsa. LA PARTITA Q1 – La zona ospite funziona: Trieste sparacchia da lontano e viene subito colpita da un Gentile implacabile in avvicinamento: 3-11 e timeout Ciani. L’Allianz prova allora a fornire palla in area e risale, respinta però da una doppietta dall’arco di Kell. Infine, dopo il -5 giuliano, una palla rubata è convertita da De Nicolao sulla sirena nel contropiede del 15-22. Q2 – L’uomo giusto per Ciani è Juan Fernandez che da lontano non sbaglia un colpo: Trieste si avvicina ma viene colpita dall’unica cosa buona di Beane (rubata e contropiede) in mezzo a una serie di errori infinita. Varese tiene quindi il vantaggio, anche perché Gentile continua a infilare canestri mentre Sorokas, pur con qualche amnesia clamorosa, regge l’urto sotto i tabelloni. Trieste con Sanders tocca anche il -2 ma un canestro di Jones e un’altra gestione ottima di Gentile mandano le squadre al riposo sul 36-43. Q3 – L’Allianz comunque è pronta a rientrare e ci riesce a inizio ripresa, quando Varese – tolto l’ennesimo duepunti di Alegent – pasticcia in diverse occasioni. Sulla spinta della rimonta, Trieste passa anche davanti con il solito Fernandez e tocca pure il +4, subito riassorbito dalla fiammata di Kell che rimette subito il match in parità. E parità sarà anche alla mezz’ora, 59-59, con Lever che impatta sulla sirena dopo i primi tentativi andati a buon fine di Beane. IL FINALE Ma proprio Beane, pur con percentuali disastrose al tiro, è quel che serviva a Varese per decollare in attacco. Dopo l’ultimo vantaggio interno (1 su 3 di Campogrande ai liberi), la guardia americana e Sorokas mettono la freccia, col lituano che infila anche un triplone centrale. Qui Trieste barcolla di brutto e allora Beane replica la prodezza dall’arco mentre Gentile e Jones reggono anche a guardia del canestro. Ciani riprova con Banks che finalmente dà un paio di segni di vita ma è troppo poco, perchè l’Allianz è preda della paura e non segna più, concedendo invece a Kell di apparecchiare il gran finale. Tocca a lui chiudere i conti con un paio di triple e una schiacciata in entrata che spazza via gli ultimi dubbi. La Openjobmetis torna a vincere (70-86) e a sperare: ora però si continui così. Damiano Franzetti
  6. Chiude con una sconfitta – la quinta consecutiva in sei gare di campionato – una settimana tremenda per la Pallacanestro Varese, cui non riesce un miracolo in terra trevigiana. Al PalaVerde fa festa la Nutribullet padrona di casa con un punteggio, 96-78, che non racconta nel modo giusto l’accaduto, anche se il successo dei veneti è meritato sull’arco dei 40′ di gioco. La Openjobmetis, questa volta, ha più di un sussulto anche se per il momento non sappiamo se quanto visto sia una vera reazione al momento nero o, soltanto, uno scatto di nervi fine a se stesso. E di certo la prossima partita (in casa contro una Brindisi lanciatissima) non è il miglior banco di prova per stabilire a che punto è Varese. Tuttavia da questa serata si può provare a trarre indicazioni positive: i biancorossi, affidati al duo Cavazzana-Seravalli per l’assenza del contagiato Vertemati, comandano il match per 20′ e, a inizio quarto periodo, trovano anche la forza di risalire sino al -5. Poi però il blackout definitivo, il crollo che concede a Treviso una serie di canestri mentre dall’altra parte arrivano quasi solo palle perse a polverizzare ogni speranza di fare l’impresa. Difficile, obiettivamente, portare a casa la pelle dala PalaVerde viste le condizioni: Varese si è presentata senza pivot (Egbunu con il virus, Caruso dito rotto) e senza l’impalpabile Wilson (anch’egli Covid) che purtroppo pare aver passato il testimone a Kell. Se infatti ogni giocatore della Openjobmetis ha provato a dare il proprio contributo, il play pescato in Polonia è stato insufficiente lungo tutto l’arco del match, dando forse lo strattone decisivo nell’affossare la OJM che forse, con lui in bolla, avrebbe potuto prolungare il testa a testa e togliere qualche certezza alla Nutribullet. Tre punti, 1-6 al tiro, giusto 4 assist per non affondare del tutto: non può essere questo il tabellino di uno che dovrebbe bilanciare la presenza di un giocatore come Gentile nella rosa della squadra. L’ex azzurro ha vissuto una serata a due volti: ottimo nella prima parte quando ha affettato Bortolani ma poi in calo verticale dopo l’intervallo, specie nel terzo periodo, quando Sokolowski lo ha contenuto bene mettendolo anche in croce nella metà campo biancorossa. Perso il suo apporto e sceso anche quello di Jones, Varese si è affidata a un pimpante Beane e a un coraggioso Sorokas ma la varietà di soluzioni trevigiane (dove ha brillato l’ex Dimsa) si è fatta via via incontenibile per una OJM che per un buon periodo si è affidata alla zona cavandone anche diversi risultati positivi, checché ne dica il comandante in capo Vertemati, contrario a questo genere di tattiche. Cavazzana – non impeccabile nella gestione di Gentile e nelle tempistiche dei timeout – non ha invece avuto remore a mixare le difese rallentando a più riprese il gioco di Treviso. Ma alla lunga le trappole si sono esaurite e per i veneti il finale si è messo in discesa. PALLA A DUE De Nicolao in quintetto, Beane dalla panchina e Sorokas pivot: questo il bouquet di scelte iniziali di Vincenzo Cavazzana che in difesa comincia subito a zona 2-3 per rallentare l’impatto di Treviso. Menetti lancia Bortolani e Akele in quintetto con quest’ultimo che affianca Sims, temuto viste le assenze nel pitturato di Varese. Comincia da seduto invece l’ex Dimsa che si dimostrerà decisivo. LA PARTITA Q1 – Buon piglio iniziale della OJM che scatta sul 5-12 (due stoppate di Gentile a Bortolani) vincendo la scommessa sull’arco, da dove i tiratori veneti hanno ancora le mani fredde. Il timeout di Menetti risveglia i suoi ma i balzi di Jones vicino a canestro e una raffica da 3 punti di Beane danno a Varese il vantaggio alla prima boa, 24-30. Q2 – La OJM riparte bene, ancora con Jones, e tocca il +11 ma poco dopo una schiacciata fallita di Beane apre il campo per la tripla di Sokolowski e Treviso è alle spalle. La replica è di Gentile e De Nicolao però per i veneti cresce Akele, una sentenza dalla media distanza; è proprio lui a impattare sul 44-44 poco prima della seconda sirena, con Kell e Gentile che sbagliano gli ultimi due attacchi. Q3 – Il solito tallone d’Achille – l’impatto nella seconda metà di gara – è di nuovo fatale alla OJM che ricomincia la gara con due triple sul groppone per il primo break trevigiano. Stavolta su Gentile c’è Sokolowski e l’ala varesina ne risente, inizia a forzare e fatica anche in difesa. Il periodo si tinge di biancoazzurro con l’accoppiata Akele-Russell a colpire; la OJM va sotto ma riesce almeno a non sbragare: 67-59. IL FINALE La squadra di Menetti prova quindi a dare l’ultima spallata, trovando finalmente maggiore continuità da Sims. Sembra la strada giusta ma intorno al 34′ Varese mette i brividi ai tifosi locali perché Ferrero infila la bomba, Sorokas segna su assist di Gentile e poi ne offre uno a Jones. A 5′ dalla fine Treviso si deve rifugiare in timeout con la Openjobmetis alle costole, ma nel giro di 2′ i biancorossi perdono tre palloni: i veneti ringraziano e non hanno pietà nel colpire a ripetizione. In pochi istanti, il divario si allarga sino alla sirena, con i ragazzini in campo, suonata sul -18, 96-78. Troppo, per quel che si è visto, ma la realtà è questa. Damiano Franzetti
  7. Il disastro tecnico, la disfatta tattica e, infine, la spaccatura interna alla società. La Pallacanestro Varese non si fa mancare niente in una serata da tregenda, un anticipo di Halloween dove di arancione non c’è una zucca ma un pallone che si ostina a entrare nel canestro difeso (parola grossa…) dalla Openjobmetis mentre non infila mai il cerchio dall’altra parte del campo. A Masnago, suo vecchio feudo, torna a fare festa Attilio Caja che conduce senza incertezze una Reggio Emilia già bella di suo e resa scintillante dalla mancata opposizione di quella che sarebbe dovuta essere l’avversaria di turno. Per l’ennesima volta infatti, Varese neppure ci prova a evitare di farsi travolgere e il cattivo approccio alla gara si trasforma in resa incondizionata con il passare dei minuti fino al disastroso -39 della sirena, 67-106, una delle maggiori umiliazioni ricordate da queste parti in tanti anni. Un crollo completo, imbarazzante, difficile anche da commentare e che – è la cosa peggiore – fa scopa con il -41 di Bologna e il -16 di settimana scorsa a Cremona, proporzione differente ma stessa identica matrice. E la rumba prosegue nel dopo gara, quando Caja – che prova a lungo a parlare solo dei suoi – non rinuncia a sganciare un siluro verso Andrea Conti («il rapporto con lui è stato pessimo fin dal primo giorno») e con lo stesso Conti che pochi minuti dopo, commosso, spiega come da domani non sarà più direttore generale. Una decisione covata da tempo per «scarsa chiarezza» e il riferimento (lo dice lui stesso) è al ruolo assunto da Luis Scola in società, di fatto sovrapponibile a quello del dirigente nato a Rho. Una situazione su cui in molti si erano interrogati che, però, probabilmente non avrebbe creato problemi nel breve se la squadra avesse avuto un cammino normale. «Non sono qui a rubare lo stipendio e non sono un codardo – chiude Conti – La scelta non viene dalla partita di stasera, reputo Vertemati un grande allenatore che va sostenuto e credo che l’instabilità in società si sia riflessa anche sulla squadra». Nel mezzo tra Caja e Conti ha invece parlato Vertemati che ha potuto fare poco per difendere l’indifendibile Openjobmetis di oggi e non solo, ma che ha anche detto a chiare lettere di non avere paura di perdere il posto. «Non sono abituato a vivere così il mio mestiere, non posso allenare se ho paura, poi sta ad altri prendere decisioni». “Altri” che però da questa sera sono soltanto Toto Bulgheroni e lo stesso Luis Scola, visto l’addio del dg: a prima vista è difficile pensare a una sterzata anche in panchina (un inattivo ci sarebbe, ha i baffi e si chiama Romeo) ma è chiaro che questa squadra debba trovare immediatamente una scossa. A oggi è per distacco la peggiore della Serie A, con il lato “mentale” preoccupante tanto quanto quello sportivo, atletico e tecnico. Vertemati stesso spiega che in queste situazioni, talvolta, la soluzione sia più vicina a quello che si creda e vorremmo credergli. Ma in questo momento – con ancora le immagini di 3-4-5 rimesse sbagliate dai suoi giocatori – non ce la facciamo proprio. PALLA A DUE Tanti applausi e qualche sporadico fischio per Attilio Caja alla “prima volta” a Masnago dopo il burrascoso divorzio di 13 mesi fa. Troppo profondo il segno lasciato dall’Artiglio a Varese per raccogliere zizzania al suo ritorno. Applausi anche per l’altro ex Arturs Strautins che in avvio resta in panchina perché nel ruolo Caja schiera il temuto Olisevicius, opposto a Gentile. Vertemati deve rinunciare a Beane che non si è allnenato per via di un doloroso problema dentale: in quintetto torna quindi Wilson. LA PARTITA Q1 – Caja mette Reggio a zona per la primissima azione della gara. Poi torna a uomo ma lancia subito un avvertimento: possiamo provare con ogni modo a rompervi gli schemi. Varese prende canestro ogni volta che Reggio tira, poi riesce a darsi una raddrizzata e a sorpassare grazie a qualche tripla. Nel finale però, i biancorossi balbettano in lunetta, Cinciarini regala assist a tutti e Reggio conduce 19-25. Q2 – Un divario che va subito in doppia cifra a causa di Crawford ma anche di palle perse in modo imbarazzante dai giocatori di casa, che regalano la sfera anche sulle rimesse ai dirimpettai. Lo stesso Crawford è una furia, mette in croce De Nicolao e conduce i suoi sino al 30-49 di metà gara. Q3 – «Almeno stavolta, in casa, vedremo una reazione» ci si racconta nell’intervallo e invece le speranze vanno immediatamente in fumo. Il tempo di un canestro di Gentile, poi la UnaHotels prende di nuovo il sopravvento con estrema facilità bucando a ripetizione la difesa. Strautins si “gasa”, segna 11 punti nel periodo ed è il protagonista dell’ennesimo strappo che porta a +26 i suoi (50-76). IL FINALE Gli argini sono ormai rotti. Jones prova almeno a fare bottino per sé (non lo consideriamo un complimento…) ma è l’unico con Egbunu a dare segnali di vita. Reggio invece non si ferma e fa proseliti perché i tifosi varesini, stufi di fischiare i proprio giocatori, si mettono ad applaudire gli avversari con convinzione. Olisevicius e festeggiato al raggiungimento di “quota 100”, poi tocca a Caja prendersi cori e applausi sempre più forti. Suona la sirena, 67-106, Vertemati esce a spron battuto dal campo nonostante Egbunu lo richiami per il saluto finale. Non funziona nulla. E il dopo gara riserverà una ulteriore sorpresa. Damiano Franzetti
  8. L’Openjobmetis crolla sotto il peso delle sue inadeguatezze, regalando ad Attilio Caja un dolcissimo ritorno a Masnago. E nel dopopartita da “day after” anche lo choc delle dimissioni di Andrea Conti dalla carica di general manager, annunciate poco dopo la sirena finale. Toccherà alla società valutare la situazione, ma sicuramente il gesto dell’ex giocatore ha un peso importante. Quarto stop consecutivo per Varese, travolta dalle geometrie di una solida Unahotels (8 in doppia cifra e 27 assist), capace di impartire una severa lezione ad una squadra senza arte né parte. Una figuraccia inspiegabile per una serata da tregenda che fa suonare l’allarme rosso: l’OJM travolta da Reggio Emilia con un passivo da minime al Polo Nord (per la seconda volta in 5 gare dopo il meno 41 di Bologna) dà la sensazione di essere tecnicamente mal assortita e psicologicamente labile. Oggi Varese è di gran lunga la peggior squadra della serie A, e il pur modestissimo Wilson non è certo il problema principale di una squadra che oggi batte in testa nel suo asse portante, se il leader offensivo Gentile va fuori giri e quello difensivo Egbunu è un disvalore che pesa doppio considerando quanto è costato confermarlo. Un disastro totale del quale non si aveva memoria dai tempi dell’anno della retrocessione in LegAdue, o del meno 35 casalingo nel derby contro Cantù costato l’esonero a Giulio Cadeo. La squadra di Vertemati non è semplicemente esistita in ogni aspetto del gioco, a partire da una difesa nuovamente impresentabile come a Cremona. Varese ha concesso di tutto agli esterni ospiti (75% da 2 per l’Unahotels), e sui cambi difensivi ha subito di tutto da distanza ravvicinata. E in attacco, complice la serata no di un Gentile incaponitosi nella sfida contro il mondo, ha mostrato una disarmante pochezza che non può essere giustificabile solo con l’assenza di Anthony Beane (debilitato da una infezione che lo ha tenuto fermo per tutta la settimana). Una sconfitta pesantissima nelle proporzioni e nelle tempistiche, che riapre ovviamente il dialogo sulle scelte su Caja e sul post-Artiglio: la gente di Masnago – peraltro poca, non più di 2000 – fischia già all’intervallo e poi inneggia al coach pavese quando si precipita senza paracadute fino a meno 40. Per Varese è la notte più buia e le riflessioni devono essere profonde per scegliere indirizzi e modalità degli indispensabili correttivi. Giuseppe Sciascia
  9. Se questa doveva essere la partita giusta – dopo i due confronti impossibili con Virtus e Milano – per mostrare il vero volto della Openjobmetis, siamo fritti. A Cremona, come già al PalaDozza, la squadra di Vertemati esce con le ossa rotte e quel che è peggio non lascia neppure spazio a giudizi positivi. Dominata dal primo minuto, burrosa in difesa (il colabrodo è la madre di tutti i problemi), Varese è anche un minestrone insipido in attacco: organizzazione farraginosa, iniziative personali isolate (e forzate), percentuali orrende dall’arco dei 3 punti e via discorrendo. Tutte cose che poi, dicevamo, si riflettono anche in retroguardia perché le palle perse generano azioni rapide degli avversari, perché chi non tocca boccia in avanti non è invogliato a sbucciarsi le ginocchia a guardia del canestro, perché quando nulla funziona – questa è l’impressione – c’è poco da fare. Ne esce un disastroso 94-78, terza sconfitta consecutiva che spazza via pure le belle sensazioni che il popolo biancorosso aveva avvertito sette giorni fa, con la sconfitta in volata contro l’Olimpia. E lancia ombre sinistre sulla squadra, già sul fondo della classifica dopo appena quattro giornate, con all’orizzonte il fantasma di Attilio Caja che farà visita a Masnago tra una settimana. Al PalaRadi -dove tra l’altro non ha giocato Peppe Poeta, leader della Vanoli – non c’è davvero nulla da salvare: i bottini personali che leggete nel tabellino (Gentile 18, Jones 14) sono stati costruiti a partita persa, i lampi di classe mostrati da Kell con l’Armani restano stavolta impigliati tra palle perse e tiri sbilenchi ma, appunto, prima di giudicare l’impatto dei singoli ci preme sottolineare come questa Varese non abbia dato l’impressione di sapere giocare di squadra. E come a Cremona è mancato del tutto anche l’orgoglio: possibile che la OJM abbia preso 29 punti (ventinove!) sia nel primo sia nel terzo periodo? E se sbagliare l’approccio al 1′ può anche succedere, è imperdonabile che la stessa cosa accada a metà gara, dopo aver già preso sculacciate dagli avversari. Dopo una rumba del genere, fa quasi tenerezza doversi occupare di Wilson: la guardia ha combinato qualcosina, ma resta ampiamente inadeguata a questo livello, e lì si potrebbe agire per migliorare la squadra. Ma il Profeta Elijah rischia di essere una foglia di fico, visto il rendimento dei compagni e il non gioco messo in campo dall’allenatore. I campanelli d’allarme, risuonano molto forte. PALLA A DUE Adriano Vertemati prova a variare il quintetto base: c’è Kell dal 1′ dopo la bella prova con Milano e c’è pure Beane che scalza il deludente Wilson tra i titolari confermando poi il trio Gentile-Jones-Egbunu. Dalla parte opposta, Galbiati deve fare fronte alla pesante assenza di Poeta: la regia è affidata a Spagnolo che disputerà una partita maiuscola. Con rotazioni ridotte, il coach Vanoli schiera Harris e Cournooh tenendo di rincorsa Miller. Sotto i tabelloni c’è McNeace a sfidare Egbunu. LA PARTITA Q1 – Ale Gentile risponde da post basso ai primi punti cremonesi ma bastano 3-4 minuti alla Vanoli per scavare il primo solco. Ci pensa Harris a colpire, con la complicità di una difesa che salta per aria al primo blocco avversario. Vertemati ruota il quintetto, trova un briciolo di intensità da De Nicolao ma è poca roba anche perché dall’arco Varese non segna proprio mai (0/7) e in attacco è una forzatura unica. Quando la sirena suona, il tabellone dice 29-18 con il terribile presentimento che il copione sarà quello. Q2 – Nell’arco dei secondi 10′, la OJM rosicchia qualche punto e per un momento scende anche al di sotto della doppia cifra di svantaggio. Ma probabilmente ciò accade più per le forzature e gli errori di Miller che per meriti a tinte biancorosse. Tre liberi di Beane danno un minimo di speranza verso il finale del periodo che termina sul 43-33: dieci punti che paiono un buon viatico visto quel che Varese ha mostrato in campo. Q3 – Ma dopo l’intervallo, si rivede una Cremona al galoppo e una Varese zoppa. Il periodo è dominato da un 18enne di lusso, Matteo Spagnolo, che il Real Madrid ha prestato alla Vanoli. Il giovane talento pugliese le indovina tutte, abbinando spettacolo e concretezza. Cose che Varese non trova mai (degne di nota le prime due triple della serata, firmate Gentile, dopo il 25′) e così il divario torna ad allargarsi sino al 72-53 della terza sirena. IL FINALE Poco da scrivere nell’ultimo quarto: quand’anche Varese trova qualche guizzo con Beane, Jones e Gentile (che ingaggia battaglia con il pubblico dopo un tecnico per proteste), dall’altra parte Cremona restituisce colpo su colpo. Si va verso l’archiviazione senza sussulti, senza rimonte, senza neppure afflosciamenti dei padroni di casa che, anzi, gasati per l’andamento della partita non mollano mai, come è giusto che sia. Finisce 94-78: per Varese la notte è davvero nera. Damiano Franzetti
  10. A tanto così dall’impresa. L’Openjobmetis uscita con le ossa rotte da Bologna sette giorni fa, arriva a un soffio dal sorprendere e battere una Milano che in Eurolega è partita con due vittorie roboanti. Il derby di Masnago finisce 79-82, con l’ultimo pallone arrivato fino al ferro con una tripla di Gentile, purtroppo non andata a bersaglio. Sarebbero stati supplementari tutti da scoprire, da giocare e chissà, da vincere. Non è andata così, e nell’aria del palazzetto aleggia pure un sentimento antico di beffa, per un arbitraggio – diciamolo subito e togliamoci il pensiero – che non è certo scandaloso definire “sbilanciato”. Con tante decisioni dubbie, scivolate a favore degli ospiti. Perdere il derby fa sempre male, e bene fa Vertemati a dirlo subito («Quando non si vince non si può essere soddisfatti») ma allo stesso tempo è giusto dare uno sguardo più ampio, dal quale emerge una Varese diametralmente opposta a quella in formato “agnello sacrificale” di Bologna. L’Openjobmetis che affronta l’Olimpia è un’altra cosa ma ha anche un uomo in più, Trey Kell: il play avrebbe dovuto giocare una decina di minuti e invece è rimasto in campo quasi mezz’ora mostrando ai suoi nuovi tifosi tante giocate da stropicciarsi gli occhi (e 11 punti con 4 assist). Se il buongiorno si vede dal mattino, con Kell possono cambiare gli orizzonti futuri, soprattutto poi se Gentile fa il Gentile (25 punti), se Egbunu vince le battaglie d’area (non tutte, però da lui arriva un’altra doppia-doppia) e via discorrendo. Per battere Milano, purtroppo, tutto ciò non è bastato ma l’AX Exchange ha dovuto davvero spremere minuti e sudore dai suoi uomini più importanti: Rodriguez ha diretto l’orchestra (7 assist) da cui gli assoli migliori sono arrivati da Melli (14), Hall (16) e da uno Shields impreciso ma decisivo nei momenti chiave. Contro tanta qualità però, Varese ha messo in mostra quell’impatto fisico tanto celebrato in sede di mercato (42-34 a rimbalzo) abbinandola a una grande attenzione a livello gestionale, con sole 8 palle perse. A Vertemati è mancato Wilson, per la terza volta su tre, e se giustamente il coach lascia scivolare la domanda in sala stampa sulla guardia americana, è evidente che lì Varese, in questo momento, ha un buco nero. Ora, per certificare il cambio di rotta, si profila all’orizzonte una partita da vincere a tutti i costi, la trasferta a Cremona su un campo troppo spesso ostico. Da martedì bisognerà progettare il sacco del PalaRadi: la Varese di stasera merita un bis. Se poi arrivasse in uno scontro importante come quello contro la Vanoli, tanto tanto meglio. PALLA A DUE Il fattore campo si sente poco prima della contesa. Gli applausi copiosi a Pozzecco ci stanno tutti, ma Milano è accolta dal pubblico quasi con indifferenza e pure la OJM non è che entri circondata dalla bolgia mentre l’impianto tronca a metà l’inno di Mameli, completato a voce dal pubblico. In tribuna anche Carlo Recalcati e l’oro olimpico varesino Federica Cesarini, accolta da un bell’applauso. In campo Vertemati parte con i cinque già visti con Brescia e Virtus ma la notizia più importante è la presenza a referto di Trey Kell, pronto per una manciata di minuti. Messina tiene a riposo Hines (fuori dai 12): il pivot è Tarczewski che affianca il duo azzurro Melli-Datome. Gli esterni del quintetto Olimpia sono Grant e Hall. LA PARTITA Q1 – Milano prova a ruggire nei primi minuti con Hall, ma quando Alessandro Gentile accende il turbo tocca alla OJM fare la partita. L’ex di turno è una furia e va a segno per un totale di 13 punti nei primi 10′. Milano resta comunque vicina con Hall e nel finale passa avanti nonostante un bell’impatto da parte di Kell: al 10′ è 19-21. Q2 – Il secondo bel momento della Openjobmetis è nella prima metà del secondo quarto quando anche Beane si apposta sull’arco e manda a segno una doppietta. Il divario ora è varesino e si allarga sino al 29-21, con il giallo di due punti non assegnati nonostante un’evidente stoppata irregolare su Sorokas. Melli e Ricci ricuciono presto il divario, però Varese non arretra: tripla di Amato e schiacciata di Egbunu su assist di Kell. Purtroppo nel finale è ancora l’Olimpia a segnare e l’intervallo arriva in parità perfetta, 40-40. Q3 – Negli spogliatoi l’AX capisce di dover cambiare marcia e con Rodriguez al volante ci riesce, almeno per un po’: parziale di 4-14 e partita che sembra indirizzata, però l’OJM reagisce e – senza lo spagnolo in campo – ci mette poco a recuperare. Il controsorpasso porta anche la firma di Caruso e Ferrero (3 e 5 punti), mosse che un po’ sorprendono una Milano che continua ad avere “spintarelle” dai fischietti: alla terza sirena Varese conduce a sorpresa 64-60. IL FINALE A questo punto val la pena provarci, anche se l’ingresso nell’ultimo quarto è difficile. Antisportivo (dubbio) a Gentile che si tuffa per recuperare una palla persa; poco dopo gli arbitri vanno al replay per un altro fallo dell’ala che in caso di antisportivo sarebbe espulso. Nulla di fatto e allora ecco il meraviglioso assist per la schiacciata di Egbunu in testa a Datome. Milano si affida a Ricci (tripla pesante) ma anche a Hall (canestro in entrata) e Shields, a lungo impreciso ma capace di aggiungere due punti molto utili: Varese non si arrende, entra nella volata finale con leggero svantaggio ma trova di nuovo Gentile. Canestro dalla media e poi, dopo una tripla sputata dal ferro, canestro da 3 a riaprire i giochi a una manciata di secondi dal termine (dopo guizzo precedente di Jones a ridurre ancora il divario). Ricci ha la palla per chiuderla ma Jones si allunga e lo stoppa, la OJM può imbastire un ultimo attacco nel quale Beane rifiuta la tripla e serve Gentile. L’ex ci prova e arriva a pochi centimetri dall’impresa, ma alla fine fa festa Milano. Alla squadra di Vertemati restano gli applausi dei 1.700 di Masnago, e pure un certo amaro in bocca. Damiano Franzetti
  11. Quarantuno punti sul groppone, 97-56. Prima di ogni analisi tecnica, considerazione tattica o comunque prima di qualsiasi lettura “normale” di una partita, è necessario leggere il risultato finale di Virtus Bologna – Varese e dire, chiaro e tondo, che un verdetto del genere è indigeribile e non giustificabile. La Openjobmetis perde la partita ma anche un po’ la faccia, travolta da una Segafredo che prima ancora di essere su un altro pianeta dal punto di vista del talento, è spinta da un’energia, da un ardore, da una voglia di fare che dovrebbe essere appannaggio di chi ha meno qualità. E che invece è sbattuta dalle Vu Nere sul volto di una Varese molle, sfiduciata, triste anche nel linguaggio del corpo, quasi demotivata. «Andremo a Bologna per essere competitivi» ordinava coach Vertemati in settimana, ma evidentemente il suo appello è caduto nel vuoto. I biancorossi escono triturati dal PalaDozza fin dall’approccio al match (11-0 il parziale nei primi 2′ per la Virtus), non leggono le trappole seminate da Scariolo sulla strada di Gentile ed Egbunu, non colpiscono dall’arco (alla fine il dato sarà lo sconfortante 16%) e gettano al vento, alle ortiche, alla spazzatura camionate di palloni. Alla fine saranno 19 le palle perse da Gentile e compagni contro le 4 recuperate mentre pure a rimbalzo – dove con Brescia i biancorossi avevano dominato – la Segafredo fa a fette gli ospiti (55-36) sprizzando energia e fame da tutti i pori. Ok che lo sponsor è un caffé, ma Varese a questo punto meriterebbe di essere abbinata a un farmaco per la catalessi. E’ chiaro a tutti che per vincere al PalaDozza questa OJM avrebbe avuto bisogno di una impresa d’altri tempi e tutto sommato non era neppure questa la “richiesta”. Però ci si aspettava di vedere una squadra coraggiosa, volenterosa, determinata almeno a rendere la vita difficile a una Virtus che ha sì tanti campioni ed è in forma eccellente, ma ha anche pagato dazio alla sfortuna con tre infortuni pesantissimi. E invece sono Teodosic e Pajola ad accendere la partita, senza che in casa biancorossa ci fosse uno spartito da seguire. A parte una prima reazione (0-10 di parziale) vanificata da medie amatoriali ai tiri liberi, Varese non ha prodotto nulla, accendendo anche un campanello d’allarme alla voce leadership. Senza Kell, né Gentile né Jones (né Ferrero, che però ha minutaggio limitato) né altri hanno preso in mano le redini della squadra. E Wilson, anche stavolta, è stata zavorra pesante. Così, davvero, non va. PALLA A DUE Serata di festa in casa Bologna: è la prima di campionato casalinga e la Virtus deve festeggiare con i propri tifosi sia l’eccezionale scudetto della scorsa primavera, sia la Supercoppa che ha permesso ai bianconeri di superare anche Milano nel ranking di inizio stagione. Varese, ospite di turno, si presenta con Kell in borghese come previsto, e con l’ex Gentile con la caviglia fuori posto. L’ala è comunque in un quintetto diretto da De Nicolao. Scariolo fa esordire Alexander nell’attesa di schierare Simpson e (pare) il francese Cordinier. A gestire la palla, Teodosic e Pajola. LA PARTITA Q1 – Difficile fare peggio della OJM in avvio di gara: tre bombe a segno della Virtus con tre giocatori diversi (e con gli esterni che stanno a guardar), 13-1 di parziale e due falli per De Nicolao e Gentile. Vertemati mescola gli uomini e trova in Sorokas il fattore chiave: l’alona lituana scuote i suoi e Varese costruisce un controbreak di 0-10 che la rimette in partita. Poi però i liberi sono una lamentazione e la Virtus può chiudere avanti 21-16. Q2 – Tutto sommato, anche il secondo periodo è accettabile: la OJM non recupera, però trova qualche lampo qua e là che la tengono in scia a una Virtus nella quale Hervey è implacabile, Pajola un fattore in difesa e Teodosic il solito direttore d’orchestra. Si accende Egbunu, addirittura c’è una bomba di Wilson che rimarrà isolata in un deserto di errori: il divario cresce ma solo di qualche lunghezza sino al 44-35. Q3 – La Virtus decide di dare un’altra spallata a inizio ripresa e trova una resistenza di cartavelina da parte dei biancorossi: comincia così un calvario che nei secondi 20′ parlerà di un parziale di 53-21. Il break di inizio ripresa è di 13-2 con Sorokas autore degli unici punticini lombardi, Gentile infila un canestro di rabbia ma Varese viene infilata da lanci lunghi, contropiedi e canestri di ogni foggia. Alla mezz’ora il match è già in archivio, 72-50, perché anche un minibreak di 0-5 è immediatamente ribaltato. IL FINALE Passano 2′ del quarto periodo e già i tifosi varesini guardano nervosamente il cronometro nella speranza di vederlo correre a zero. Perché dal -20 si passa rapidi al “trentello” con la chiara impressione che lo sprofondo non abbia fine. Ed è così: la Virtus resta vigile in difesa, Varese non fa mai-mai-mai canestro, perde l’impalpabile Jones per falli e si fa infilare anche da un ragazzino – Barbieri – messo in campo da Scariolo per l’esordio in Serie A. Alla fine, anche la fatidica quota 40 viene sbriciolata, in tribuna si fa festa, in casa OJM resterebbe solo da chiedere scusa. Damiano Franzetti
  12. In Legabasket lo hanno capito: mettere Varese-Brescia alla prima di campionato è garanzia di emozioni e di partite punto a punto. Il bello è che per la terza volta su tre, in pochi anni, a festeggiare in casa è la Openjobmetis seppure con scarto minimo, 75-72: la squadra di Vertemati compie così un primo passo bello lungo nel cammino del campionato, una vittoria importante in vista di due scontri ai limiti dell’impossibile con Virtus (a Bologna) e Milano (a Masnago). Un match che Varese si prende meritatamente, ma solo allo scadere dei 40′: Ferrero e compagni hanno condotto per quasi tutto l’incontro, partendo a razzo e poi facendosi rimontare senza però mai andare sotto (se non per un paio di punti in un paio di occasioni). Insomma, contro un’avversaria con esperienza, talento e… tanto budget, la Openjobmetis ha risposto colpo su colpo, si è riportata avanti e sul rettilineo finale ha retto nonostante qualche episodio nefasto, un po’ autoinflitto (la palla persa di Beane), un po’ indotto dagli arbitri (l’incredibile fallo non fischiato su Sorokas a 1” dalla fine). La gara di Masnago – con 1.600 tifosi – ha messo contro due squadre ancora lontane dall’avere meccanismi ben rodati, ma sicuramente volenterose e desiderose di strappare un successo. Varese lo ha dimostrato anche nella lotta in area, con 44 rimbalzi (a 31) conquistati di cui 14 in attacco. E poi lo ha messo in luce almeno nella difesa sull’uomo, con Brescia che sperava di correre il campo e invece ha avuto percentuali basse con i suoi esterni braccati dai difensori diretti. Detto questo, in retroguardia si sono aperte anche alcune voragini su cui Vertemati e lo staff dovranno lavorare sodo, ma per intanto i biancorossi hanno mosso la classifica. Merito anche delle prove da trascinatori di Jones e Gentile (16 e 18 punti) e di quella da variabile impazzita di Beane che nel terzo periodo ha tenuto in piedi da solo Varese. Male il suo alter-ego in guardia, Wilson, e del resto si sapeva che potesse essere un anello debole. E poi la regia: De Nicolao e Amato non hanno incantato ma vista la situazione d’emergenza hanno portato il loro contributo: meglio Denik, specie nel contenere le folate del temuto Mitrou. Anche qui, è chiaro che Varese paghi caro l’assenza di Kell, però è stato trovato un compromesso che ha “tenuto”, permettendo di festeggiare a fine gara. E di pensare a Bologna con la mente sgombra. PALLA A DUE Varese si presenta “crociata” all’appuntamento con la Serie A, con la nuova maglia che ricorda quella del calcio nell’anno di Pavoletti e che ha in sottofondo il disegno dei Giardini Estensi. Circa 1.600 persone a Masnago, poche rispetto a una volta, ma è un piacere ritrovare gente, colori, calore e tutto ciò che è contorno al match. Senza Kell, la Openjobmetis schiera il quintetto con De Nicolao; Magro invece tiene di rincorsa il fischiatissimo Moss e lancia tra i cinque Della Valle. LA PARTITA Q1 – Alessandro Gentile ci tiene a farsi applaudire dai suoi nuovi tifosi: il suo avvio ruggente – 5 punti contro Petrucelli – trascina i compagni e per 8′ è un piacere vedere Varese volare. Jones attacca bene il canestro, De Nicolao esplode la prima tripla per il 13-4 del 4′. Magro chiama un timeout, poi replica pochi minuti dopo perchè nel frattempo la OJM tocca il massimo vantaggio, 27-8 con tripla anche di Amato. Negli ultimi 2′ però arriva un calo che è, preludio al cattivo secondo periodo; la sirena è generosa, 27-12. Q2 – Le crepe intraviste sul finire del primo quarto vengono fuori alla ripartenza: il parziale per Brescia è di 1-12 e l’impressione è che Varese non abbia troppe idee dopo quella partenza razzo. I biancorossi balbettano in lunetta, anche, e così la Germani dopo metà periodo è già negli specchietti. Il tempo di un assist memorabile di Gentile a Egbunu (passaggio rimbalzato dietro schiena per la schiacciata del pivot) e poi c’è ancora da soffrire anche perché Vertemati spende un solo timeout e quando usa il secondo (a 16” dalla fine) Beane riesce a farsi rubare palla e subire il 2+1 da Moss: all’intervallo è 38-37. Tutto da rifare. Q3 – Brescia fiuta di poter forzare ancora per prendere il comando e in avvio ci prova e arriva prima al pareggio e poi al sorpasso ma non ha fatto i conti con Beane. La guardia, dopo un primo tempo disastroso, infila 11 punti in una manciata di minuti, addomestica la Leonessa e riporta entusiasmo tra la gente di Masnago. Nel mezzo anche sprazzi di ottimo Jones ma non basta: dopo il +8 i biancorossi subiscono una tripla di Gabriel, un’entrata di Mitrou e il -1 di Petrucelli: 59-58. IL FINALE Si decide tutto all’ultimo dei quattro giri con Varese che tiene la testa della corsa con Jones e Gentile, ma è questione di una manciatina di punti perché dall’altra parte Cobbins è sveglio e gli esterni producono. Passata indenne la metà del quarto, la OJM prova l’allungo su un’altra prodezza al tiro di Beane che però vale due punti (69-62): Brescia allora si riorganizza e risale di nuovo a -2 salvo sprecare poi la palla del pareggio. Varese respira con Gentile e Beane ma De Nicolao (sui 24”) non riesce a dare il colpo decisivo e poco dopo esce per 5 falli. Della Valle accorcia dalla lunetta, poi Beane impazzisce di colpo, proponendo un passaggio folle per Egbunu al posto di tenere la palla. Gabriel ringrazia e imbuca la bomba del -1, Varese fa ancora peggio con un’infrazione di 5” sulla rimessa. Ci prova – mancano 16” – Della Valle in entrata ma Gentile regge in difesa e l’azzurro sbaglia: rimbalzo di Sorokas e fallo antisportivo. Il lituano segna i liberi e sul possesso successivo viene spintonato fuori da Burns. Gli arbitri, incredibilmente, ingoiano il fischietto e danno “rimessa blu” aggiungendo pure mezzo secondo. Ma subire un canestro a quel punto sarebbe troppo beffardo: Brescia sbaglia, la Openjobmetis festeggia. Damiano Franzetti
  13. Contro una squadra pensata per fare i playoff da outsider di lusso, non basta presentarsi in campo parlando di buoni propositi. La Openjobmetis, senza più nulla da chiedere al campionato, viene battuta nettamente a Brindisi (108-84), lottando al minimo sindacale e accompagnando la banda di Frank Vitucci al secondo posto – meritato – in classifica quando per la stagione regolare suona il gong. Il risultato del PalaPentassuglia è inappellabile e duro: certo, non ci si aspettava da Varese una resistenza all’ultimo sangue, anche perché la differenza di motivazioni era netta al momento della contesa iniziale. Ma neppure ci si attendeva una partita in cui per lungo tempo Brindisi ha segnato tre punti al minuto (61 nei primi 20′) e la Openjobmetis ha perso un pallone ogni 120”. Cifre che da sole bastano a spiegare la differenza di grinta, caparbietà e fame messa sul parquet dalle due contendenti con i padroni di casa pronti a spendere falli duri per evitare un canestro facile anche con un vantaggio larghissimo sul tabellone. Un po’ di merito a Varese va ugualmente dato, almeno per aver provato a risalire in un momento – dal finire del terzo quarto alle prime battute dell’ultimo – in cui nessuno si aspettava un risveglio. La squadra di Bulleri è tornata invece sino al -9 con qualche giocata coraggiosa della coppia Ruzzier-Douglas ma poi è stata ricacciata indietro di nuovo da una Happy Casa sempre pronta a correre a velocità doppia dalla difesa all’attacco, dopo palla recuperata o rimbalzo catturato. E poi, una volta schierati, gli uomini di Vitucci hanno tirato divinamente dall’arco e trovato soluzioni vincenti un po’ con tutti i giocatori schierati. Anche Varese ha distribuito bene i suoi punti – 84 sono un bel bottino, per lo meno – ma certi rientri pigri, certi palloni gettati alle ortiche, certe scelte di comodo che non hanno dato frutto hanno permesso ai padroni di casa di scavare un solco incolmabile. E adesso? Mentre le prime otto si daranno a un playoff folle, con il rischio di giocare una partita ogni due giorni con tante “doppiette” una via l’altra, in casa Varese bisogna necessariamente iniziare a pensare al domani. Capendo innanzitutto le reali intenzioni di Rosario Rasizza e della Openjobmetis spa e agendo di conseguenza, provando a recuperare risorse sul territorio e altrove e lavorando di cesello sulla squadra che verrà. All’ordine del giorno ci sono anche due decisioni attese che verranno prese – crediamo – piuttosto rapidamente: quella sulla guida tecnica (Bulleri) e quella unilaterale di Luis Scola sul prosieguo della sua attività sportiva. Messi a posto quei due tasselli poi si passerà a costruire, sperando di non dover affrontare ulteriori fatiche finanziarie. Il tempo per lavorare, per lo meno, non manca. Si cominci immediatamente, e arrivederci al prossimo campionato di Serie A. PALLA A DUE È una Varese al completo quella che si presenta – con i 10 senior – al PalaPentassuglia di Brindisi, impianto intitolato a un allenatore che, come Vitucci e Bulleri, ha unito le due città con il proprio lavoro. Il coach biancorosso sceglie i “soliti 5” per dare il via alla partita; l’ex Vitucci invece sceglie di tenere fuori Krubally, il meno pericoloso dei suoi sette stranieri (uno va per forza in panchina) e schiera un quintetto alto in cui Gaspardo è la guardia e Bostic l’ala piccola. In area il duello iniziale è Egbunu-Perkins. LA PARTITA Q1 – L’avvio di Varese è da panico. Dopo un bel canestro in entrata di Ruzzier, la Openjobmetis stende il tappeto rosso davanti a Brindisi che da 2 o da 3 la butta sempre dentro (10-2). Scola è impacciato e i compagni non fanno meglio: per avere una scossa Bulleri deve ribaltare tutto il quintetto e trovare due triple con De Vico e Beane. L’americano però poco dopo si fa male lasciando una caviglia sotto al corpo di un avversario e deve uscire: alla prima sirena il tabellone è impetoso, 30-16 (e solo perché nell’ultimo minuto Varese trova due cesti). Q2 – Il secondo quarto è indubbiamente più equilibrato anche se la sensazione è che Brindisi sia in totale controllo sul match. Varese per lo meno segna perché i veterani hanno un moto d’orgoglio e regalano sprazzi di classe (15 punti tra Scola e Douglas, si torna sino a -12). Classe che arriva a piene mani anche da Harrison che trova sempre e comunque la maniera di colpire. E non è l’unico, perché nel finale di periodo tocca a Gaspardo ritoccare un punteggio monstre, 61-45. Q3 – Dopo l’intervallo Brindisi allunga di nuovo mettendo in campo reattività in difesa e sprint in transizione: Thompson si esalta, Gaspardo conferma una mano calda e per Varese è notte fonda con il tabellone che arriva sino al -23. Una “linea del Piave” su cui un quintetto di emergenza di Bulleri prova a costruire un argine e, col passare dei minuti, ci riesce anche: Ruzzier è forse il migliore in questo momento e con i suoi punti consente una risalita che prima della terza pausa porta un parziale di 0-11 per i biancorossi. Ci pensa Bell, con una gran tripla a 5” dalla mezz’ora, a siglare l’81-68. IL FINALE Varese non ci sta, ha ancora qualche cartuccia e la spara in avvio di ultimo quarto quando riesce a spingersi sotto le 10 lunghezze di ritardo. Douglas ruba palla, subisce fallo e dalla lunetta fa -9 con il primo libero ma fallisce la replica e allora di nuovo Bell, pur molto nervoso, infila la bomba che ridà certezze ai pugliesi. Poi ci pensa Willis a riaccendere il turbo alla Happy Casa che torna a segnare con regolarità arrivando sino a 108 punti, contro gli 84 di una OJM comparsa nello spettacolo altrui. Damiano Franzetti
  14. L’Openjobmetis è tornata in palestra per preparare l’ultimo atto della stagione 2020/21. Obiettivo ancora lontano quello di lunedì 10 maggio a Brindisi, e pertanto riattivazione oltre la metà della settimana con 3 giorni di lavoro - oggi data segnata col circoletto rosso per le 41 candeline spente da Luis Scola - in vista del ritorno al regime normale da martedì prossimo. Ma nel turno finale della regular season c’è in palio la pur piccola “speranziella” di conquistare l’accesso ai playoff, rimontando in soli 40 minuti dall’attuale quattordicesimo all’ottavo posto. Ovviamente questa possibilità, più aritmetica che reale, non può prescindere dal segno 2 del match del PalaPentassuglia: attualmente la quota playoff è a 22 punti, dove Cremona e Trento stanno un gradino sopra i 20 di Varese. Le congiunzioni astrali perché si verifichi questa eventualità però sono molteplici, legate non solo alla conditio sine qua non della vittoria esterna dei biancorossi. Se l’OJM sbancherà il parquet della squadra di Vitucci, si qualificherà da ottava in un derby di spessore contro Milano solo con la seguente coincidenza di risultati favorevoli. Prima di tutto la sconfitta di Reggio Emilia (che vanta un 2-0 negli scontri diretti con la “Bullo’s Band”) sul campo di Venezia, chiamata a vincere per giocarsi ancora il quarto posto. Poi lo stop di Cremona, attuale detentrice dell’ottavo posto, sul campo dell’Olimpia che ha bisogno di punti per chiudere al primo posto la stagione regolare. Serve inoltre lo stop della Fortitudo Bologna a Trieste, mentre è irrilevante l’esito della sfida tra Brescia e Pesaro, entrambe già aritmeticamente fuori dalla volata per l’ottavo posto. Ma la squadra legata a filo doppio alle residue chances playoff è Trento, ossia l’unica contro la quale Varese abbia scontri diretti favorevoli (il 2-0 conquistato tra il 77-74 dell’andata e l’88-70 del ritorno). La Dolomiti Energia giocherà venerdì 7 maggio il recupero della sfida contro Brindisi originalmente in programma nel turno del 25 aprile e poi il 10 maggio sul campo della Virtus Bologna. Nel caso di vittoria trentina nel recupero della giornata 29, il sogno playoff dell’OJM tramonterà definitivamente prima della sera del 10 maggio. Ma se Trento non dovesse farcela, lo scenario di un maxi-arrivo a 22 punti con 4 squadre (Varese, Dolomiti Energia e Cremona più una tra Brescia e Pesaro) potrebbe davvero lanciare Ferrero e compagni nella post-season grazie agli 8 punti in classifica avulsa con le altre tre compagne di viaggio. Quindi l’Ojm dovrà tifare Brindisi e poi batterla per guadagnarsi una possibilità aritmetica, legata comunque alle notizie dagli altri campi. Le chances sono ridottissime, ma finchè l’aritmetica lascia aperti spazi per sognare... Giuseppe Sciascia
  15. Un po’ un sospiro di sollievo, un po’ una occasione mancata ma l’obiettivo prioritario era la salvezza e questa Openjobmetis l’ha raggiunta al 29° turno, il penultimo, nonostante la sconfitta interna (73-79) contro una Trieste pimpante e aggressiva. La notizia migliore per Varese arriva quindi da Bologna dove la Fortitudo di un ottimo Banks – cuore biancorosso – infilza Cantù in uno spareggio senza ritorno e manda in Serie A2 i brianzoli, almeno in attesa di decisioni a tavolino. Ma la sostanza è quella: sul campo la OJM è salva grazie a tre mesi nella quale la squadra di Bulleri è riuscita a cambiare marcia e a scrollarsi di dosso errori, sfortune e paure. Bene fa il coach di Cecina a ricordarlo nel dopogara: «Il 25 gennaio perdemmo con Trieste, eravamo reduci dal Covid, andammo là con 7 giocatori e avevamo 6 punti in classifica. Se ci avessero detto che il 25 aprile saremmo stati salvi pur perdendo in casa avremmo firmato subito e spero che tutti siano onesti nell’ammetterlo. Diamo atto a questi ragazzi di essere usciti con pieno merito da una situazione sportivamente drammatica». Un messaggio forte, da parte del Bullo, a una squadra che oggi vale ben più di una posizione di rincalzo, ma purtroppo la classifica si fa sull’arco dell’intero anno e gli intoppi e gli sbagli della prima parte della stagione sono una tassa ancora presente. La matematica, nel frattempo, è benevola due volte: oltre alla salvezza raggiunta c’è infatti anche una residua possibilità di andare ai playoff, nonostante tutto. In questo pazzo campionato infatti, l’ammucchiata di squadre appena salve a quota 20 punti sono addirittura in corsa per l’ottava posizione (ma sarà difficilissimo riuscirci). Chi invece ai playoff c’è senza dubbi è proprio l’Allianz che si è lasciata alle spalle i balbettii di poche settimane fa mostrando talento, voglia e aggressività. Non è sbagliato dire che la formazione di Dalmasson abbia meritato anche se nell’ultima frazione (si partiva dal 53 pari) tutto sarebbe potuto accadere. La bilancia negli ultimi 10′ però ha iniziato a pendere dalla parte degli ospiti più precisi e cinici rispetto a una Varese un po’ arruffona e soprattutto poco precisa dall’arco (7 su 30). Proprio da lì i vari Alviti e Doyle hanno infilato i canestri del break da cui Varese non è riuscita a risalire. Troppi i giri a vuoto in casa Openjometis: male Scola, francobollato da Da Ros, malissimo il neo-papà Morse, male pure Strautins mentre Douglas e Ruzzier sono andati un po’ in altalena. A provare a far saltare il banco ci ha pensato di nuovo Beane tra prodezze e boiate (più frequenti le prime, va detto) ma l’assaltatore USA avrebbe avuto bisogno di qualche spalla, di qualche zampata dei veterani che però non è arrivata. E così i due punti hanno preso la strada di Trieste lasciando Varese con tanto tempo libero prima dell’ultimo match del 10 maggio a Brindisi. Si tira il fiato, doppiamente visto il verdetto di coda, ma c’è ancora spazio per una chiusura in bellezza. PALLA A DUE Nessuna novità di rilievo nel pre partita rispetto alle previsioni. Varese, alla ricerca della salvezza, è in campo al completo e con il quintetto ormai consueto, con Scola da “4” accanto a Egbunu. Dalmasson, sulla panchina avversaria, deve rinunciare a Fernandez e va con Doyle playmaker; Grazulis è invece recuperato, pur partendo nel secondo quintetto: accanto al pivot Delia c’è quindi Da Ros. LA PARTITA Q1 – Non è una gran Varese quella che approccia il match. Il punteggio in avvio è equilibrato – bravo Ruzzier nelle prime battute – ma Trieste appare più vivace e aggressiva (tre rimbalzi d’attacco in un amen) e così, dopo la metà del periodo, prova a scappare in avanti sino al +5 (8-13). Bulleri pesca allora dal mazzo Beane ed è lui a ribaltare l’inerzia: 10 punti in 6′ per l’esterno e Openjobmetis che chiude avanti 20-15 il quarto anche con un buon De Nicolao in difesa. Q2 – Al rientro però l’Allianz crede nelle cose buone messe in atto nella prima frazione, tende più di una trappola a Varese (che ci casca mani e piedi) e torna a condurre. Douglas e compagni forzano in attacco, sbagliano con Morse canestri già fatti e concedono azioni troppo rapide ai giuliani. Le percentuali dall’arco, inoltre, si invertono a favore degli ospiti con Doyle che colpisce due volte e la coppia Da Ros-Laquintana a seguirlo. Ne esce un parzialone di 2-16 (il solito Beane a segno) che però non basta a stroncare una Varese abile almeno a limitare i danni e chiudere sotto di 3 alla pausa lunga (37-40). Q3 – La migliore Openjobmetis si vede in avvio di terzo quarto: controbreak biancorosso di 12-0 e massimo vantaggio sul 49-40 fatto di difesa aggressiva e canestri in bello stile sull’asse Douglas-Beane. Qui il bivio: un’altra spallata poteva essere fatale a Trieste che invece si riorganizza e risale grazie a un paio di magie di Henry e alla tripla di Doyle. Anche De Nicolao piazza un paio di giochi di prestigio per tenere avanti Varese finché poco prima della sirena Graziulis mette tutto in equilibrio, 53-53. IL FINALE L’ultimo vantaggio interno è firmato da Ferrero con un blitz in area ma poco dopo tocca ad Alviti spingere i suoi: due triple consecutive in faccia a un deficitario Strautins aprono un solco nel quale anche Doyle passa il proprio aratro. Ruzzier allora attiva Egbunu in area, poi Beane trova anche la tripla fortunosa del -2 ma appena Varese balbetta ai liberi l’Allianz piazza uno scatto. Sotto anche di 7 la OJM non si arrende: Ruzzier fa (canestro in entrata) e disfa (0/2 dalla lunetta), poi scippa un pallone importante ma Douglas dall’arco non centra il bersaglio. Sarebbe stato il tiro del -1 e della riapertura dei giochi, rimarrà invece l’ultimo assalto infruttuoso. Laquintana arrotonda in lunetta (73-79) ma da Bologna arriva la notizia più importante. Salvezza. Damiano Franzetti
  16. È un ruggito strepitoso quello che da Treviso rimbomba fino a Varese. Il ruggito di una squadra, la Openjobmetis, che non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare sul fondo della classifica e che, dunque, piazza una vittoria roboante nell’affollatissima volata per la salvezza. Contro una De’ Longhi intenzionata a dare seguito a una striscia positiva che durava da sei partite, Varese ha la sfrontatezza, il coraggio e gli attributi per segnare 103 punti (a 94) in trasferta, di vincere il testa-a-testa a rimbalzo e di piegare la formazione di Menetti già certa di disputare i playoff. Se Milano è stato il capolavoro speciale, quello sotto tutti i riflettori, questo “sacco” del PalaVerde è una impresa magari meno roboante ma altrettanto bella, anche perché arrivata dopo due sconfitte non certo meritate o comunque non nette. A Treviso la Openjobmetis però non ha avuto paura di nulla: né dei continui cambi di assetto degli avversari, né dell’esperienza di Logan o della forza bruta (con mano morbida) di Mekowulu sotto i tabelloni. Tutt’altro: Varese ha trovato di volta in volta l’uomo giusto a cui affidarsi – Ruzzier in avvio, Scola nel momento del sorpasso, Douglas nel finale ma non solo – e ha confermato quella capacità di rientrare in partita anche dopo break negativi, cosa che la “vecchia Openjobmetis”, quella vista fino a gennaio, non era in grado di fare. E dire che sembrava un errore, specie nella prima metà di gara, l’aver accettato i ritmi tutti corsa-tiro-canestro impostati da Menetti, che ha avuto a lungo in Russell l’uomo di spinta e la coppia Mekowulu-Logan a finalizzare da sotto o da fuori. I biancorossi sono rimasti attaccati nel punteggio, scivolando – è vero – fino al -9 ma non dando mai ai padroni di casa l’impressione di volersi arrendere. Poi, azione dopo azione, Varese ha preso il controllo dei tabelloni – 37-25 il computo finale dei rimbalzi – e quando Treviso ha accusato qualche passaggio a vuoto nel tiro (siamo nel cuore dell’ultimo periodo) ha colpito inesorabilmente. Non con uno o due giocatori – anche se i veterani Scola e Douglas sono stati determinanti: 24 per l’argentino e 12 nella ripresa per Toney – ma davvero con il collettivo. Con gli italiani, perché Ruzzier e De Nicolao si sono alternati nel tagliare in due la difesa trevigiana (anzi, per qualche minuto sono rimasti insieme sul parquet), con le ali perché Ferrero ha aggiunto punti preziosi mentre Strautins si è occupato alla grande di Sokolowski, un po’ pure con i lunghi. Egbunu ha certamente perso il duello diretto con Mekowulu, però in fin dei conti ci ha messo qualche zampino specie nel “contestare” i tiri in area e nel lottare a rimbalzo. La vittoria vale quindi il sorpasso in classifica a Fortitudo e Brescia, KO quest’oggi, e il +4 su Cantù affondata a fil di sirena dalla Reggio Emilia di Caja. La salvezza è vicinissima ma non si può ancora tirare un sospiro di sollievo. Settimana prossima a Masnago arriva Trieste, e servirà un’altra prova di questo livello. PALLA A DUE C’è profumo di finale scudetto al PalaVerde. Non putroppo quello epica dei Roosters del ’99 ma quello della pallavolo femminile visto che sabato, qui, Conegliano ha battuto 3-2 Novara in una gara-1 pazzesca durata tre ore. Una battaglia che Varese vuole replicare per provare a cogliere una vittoria-salvezza: Bulleri comincia con i “soliti 5” pronto a usare Beane dalla panchina come arma tattica in difesa su Logan. Treviso affida la palla al rapido Russell e mette sotto i tabelloni il totem Mekowulu chiamato al duello con Egbunu. LA PARTITA Q1 – Dopo 2′ è già tempo di timeout per Bulleri, irretito dall’avvio morbido dei suoi giocatori tra palle perse e canestri rapidi concessi per il 9-4 senza errori trevigiani. Mekowulu domina Egbunu e poi anche Morse, però Ruzzier prende Varese per mano e – con i canestri di Strautins, Scola e Beane – c’è anche un vantaggio (18-21) anche se dura un amen. Qualche persa di troppo dà alla De’ Longhi i palloni buoni per girare in testa alla prima boa, 28-25. Q2 – Capitan Ferrero piazza subito un gioco da 4 punti ma Menetti pesca dal mazzo Vildera e Chillo che danno un’altra spinta in avanti a Treviso, poi sorretta da un eccellente Russell. L’americano segna e distribuisce assist spingendo sino al +9 i veneti. Scola, dopo aver subito qualche canestro da Akele e Vildera, si risolleva con l’esperienza e la precisione: l’argentino sale a quota 14 mentre Beane, a fil di sirena, trova la correzione giusta per il 52-46. Sotto canestro però Mekowulu ancora molto meglio di Egbunu. Q3 – Un avvio di quarto così così viene presto “mondato” dalla Openjobmetis che si affida a Scola traendone vantaggio nel punteggio. Trovata la fiducia, Varese si prende anche il vantaggio che arriva a +4 con due liberi (su tre) segnati da Ferrero. La De’ Longhi però replica subito e ci mette un paio di possessi per tornare avanti guidata da Logan: parziale di 9-0 che potrebbe stroncare un toro ma non la squadra di Bulleri che chiude il periodo alla grandissima. Varese segna infatti 4 punti in 2”, prima con un dai-e-vai vincente di Douglas e poi con Beane perché Treviso sbaglia la rimessa e mette palla in mano al numero 2 varesino che sigla il 77-79. IL FINALE Colpi simili fanno capire che Varese è pienamente concentrata sull’obiettivo e non è certo una scorribanda di Russell per l’ultimo vantaggio veneto a farla tremare. Anzi, l’84-81 è la molla che fa scattare un meraviglioso parziale di 0-9 in tre possessi con le triple di De Nicolao, Strautins e Douglas a dare alla Openjobmetis la spinta perfetta per il finale di gara. Due liberi di Sokolowski riaccendono il motore di Treviso ma prima arriva una doppietta di Scola dall’arco, poi De Nicolao e Ruzzier trovano gloria in area, infine Douglas infila un tiro favoloso e chirurgico per valicare quota 100. La squadra di Menetti trova ancora qualcosa da Mekowulu, cercato in area e preciso dalla lunetta, ma stavolta si può evitare di soffrire nell’ultimo minuto perché Douglas centra anche i liberi della sicurezza, 94-103. Damiano Franzetti
  17. Sembrava la sceneggiatura perfetta per una vittoria thrilling. Un errore, un’altra occasione, la palla che finisce con i giri giusti a Luis Scola e la tripla dall’angolo scoccata in buon equilibrio dal campione argentino per firmare la vittoria a fil di sirena. Un film intrigante, ma senza il lieto fine: Varese perde in casa con Venezia (75-77) e si ritrova di nuovo a guardarsi le spalle, perché quel tiro di Scola, purtroppo, si spegne sul ferro consegnando il successo ai lagunari di De Raffaele. Un epilogo molto molto amaro al termine di una lunga ed equilibratissima battaglia in cui l’Umana costruisce la sua fortuna nell’unico vero passaggio a vuoto prolungato dalla Openjoibmetis, quello del terzo periodo quando gli ospiti piazzano un 2-17 di parziale con cui rigirano a proprio favore la contesa. Da lì, per Varese, c’è una lunga risalita coronata sì con il ritorno in parità e addirittura al comando, anche a poco più di 2′ dalla fine. Una risalita però anche “bacata” da numerosi errori ai tiri liberi, ben 10 sui 31 tentati, uno spreco eccessivo e determinante nel momento di tirare le somme. Un peccato, perché al di là del risultato la squadra di Bulleri ha giocato di nuovo alla pari con una grande della Serie A italiana: non va dimenticata la caratura della Reyer (il team più vincente degli ultimi anni) come non va dimenticato il punto di classifica in cui si trova Varese. Specie oggi, con Cantù capace di vincere a Brescia e di tornare a ridosso delle formazioni a quota 18. In troppi hanno guardato all’insù dopo Milano, un errore imperdonabile perché la prima battaglia da vincere deve essere quella che si gioca in coda. E finché non sarà risolta quella, non si dovrà alzare gli occhi dall’obiettivo. Venezia – pur con qualche assenza – ha potuto ingabbiare proprio Scola (appena 6 punti), con un giocatore come Stone autore di zero punti ma eccellente nello scombinare le certezze tattiche della OJM e del suo fuoriclasse. Dalla panchina Bulleri, va detto, ha provato a replicare alle mosse del più esperto coach avversario, e tutto sommato ha retto l’urto sul piano tattico (anche se, forse, spostare più spesso l’argentino vicino a canestro sarebbe servito), però Varese in attacco non è riuscita a sopperire del tutto alla situazione del “General” e di Douglas – anche lui sottomedia, 8 punti – braccato in ogni momento. Dal guscio è uscito Beane, utilissimo (20 punti) ma anche tanto ondivago; doppia cifra anche per i play italiani e per Egbunu che però, seppure ai punti, ha sofferto il confronto con Watt. Da salvare, senza dubbio, lo spirito con cui la Openjobmetis ha attraversato i momenti difficili e ha costruito la risalita: domenica si va sul campo di un altro osso duro, Treviso, galvanizzata dalla qualificazione ai playoff. Però Varese avrà il dovere di provarci, perché sarebbe veramente una disdetta incepparsi adesso, sul più bello. PALLA A DUE Il volto di Dodo Colombo, seduto tra Recalcati e Galli, illumina il pre partita dal maxischermo nel minuto di silenzio dedicatogli dalla Pallacanestro Varese che indossa anche il lutto sulle canottiere da gioco. In panchina, intanto, si gioca a scacchi fin da subito con De Raffaele che mette Stone da ala forte per marcare Scola (e viceversa!) e con Clark-Chappell a fare da coppia di guardie in avvio contro Ruzzier-Douglas. Il play varesino è l’unico ex in quintetto: Andrea De Nicolao e Cerella partono dalla panchina. LA PARTITA Q1 – La prima fiammata del match arriva da Ruzzier (legato da grande amicizia a Tonut): tripla, entrata vincente e 7-2 per Varese che però poi paga dazio alla qualità e al fisico di Watt sotto canestro. Il pivot conduce i suoi a ribaltare il punteggio fino al 10-14, ma i biancorossi sono bravi a non perdere fiducia e a rosicchiare punti fino a chiudere avanti al 10′, 18-16. Q2 – Una bella entrata vincente del Denik varesino apre il secondo tratto di gara ma si capisce subito che non ci saranno canestri facili. Nella rumba delle mosse tattiche si rivede Scola da pivot (e forse ci sarebbe stato meglio più a lungo) ma intanto Venezia sorpassa con due azioni da “canestro e fallo”. Beane prima disfa (il 3+1 concesso a Campogrande) ma poi fa: tripla, palla rubata e assist per Douglas in contropiede. In fin dei conti la OJM guadagna qualcosina, 39-35 a metà partita, con un canestro fantasmagorico, alla “Holly e Benji” di Stone che segna tirando da sotto il proprio canestro dando un effetto assurdo alla palla. Purtroppo per lui, a sirena suonata. Q3 – Dopo la pausa però, Varese non riparte: ci prova, per la verità, ma il motore appare ingolfato da una difesa ferrea degli ospiti che demoralizza i biancorossi. La conseguenza è che dall’altra parte del campo arriva qualche canestro facile per l’Umana che trova in Chappell il braccio armato. 2-17 di parziale prima che Beane (8 nel periodo) riesca a dare la scossa per il 56-62. IL FINALE Varese però non si è arresa, tutt’altro: all’ingresso dell’ultimo periodo concede ancora qualcosa ma poi fa muro quando Venezia si ferma a quota 68. Ruzzier ravviva Egbunu che prima schiaccia e poi collezione un paio di 1 su 2 dalla lunetta inframezzati da una tripla di Beane: i liberi di Ruzzier fissano la nuova parità a 69. E qui la speranza di colpaccio si fa concreta perché Varese mette avanti la testa due volte, prima con i liberi di Scola e poi con un piazzato da infarto di Beane. Non basta: Venezia pareggia in entrambi i casi e quando l’ex Roma forza in attacco trova con Watt il +2 che sarà l’ultimo canestro della gara. Sì perché prima Beane la perde, poi sbaglia anche Clark e Varese ha il possesso finale. Rimessa con 4”9 da giocare: il primo tentativo rischia di finire con un’incartata generale, poi Douglas la passa a Egbunu che sceglie il tiro e incastra la sfera tra ferro e tabellone. Altro possesso biancorosso, Ruz libera bene Scola nell’angolo ma nulla da fare. 75-77, e intanto Cantù sbanca – e sbianca – Brescia. Tutto da rifare. Damiano Franzetti
  18. Si ferma a quattro la più lunga striscia vincente della Openjobmetis in questa stagione ed è uno stop doloroso e amaro. Doloroso perché a battere Varese è una diretta concorrente per la lotta per non retrocedere, Reggio Emilia (che tra l’altro ha il 2-0 nel confronto diretto), amara perché la sconfitta arriva per mano di Attilio Caja, tecnico della Unahotels con il dente avvelenatissimo da ex di turno (tanto da non salutare lo staff varesino prima e dopo l’incontro, a quanto spiegano i presenti). Clamorosa, la prova balistica dei reggiani, trascinati dalla vecchia volpe Petteri Koponen: ben 22 le triple messe a segno (su 37 tentativi) record della società emiliana in Serie A per questa statistica. Otto quelle del finlandese, 6 di Leo Candi, 3 per Johnson e via discorrendo. Bravi loro, senza dubbio, ma Varese si deve interrogare per aver subito così tante conclusioni da lontano, molte delle quali ben costruite. Che per Caja questa fosse la prima opzione era una notizia quasi scontata, che Reggio avesse la mano torrido lo si è visto fin dal quarto iniziale. E allora, qualche demerito ce l’ha per forza anche una Openjobmetis che è sembrata meno aggressiva e affamata rispetto alle ultime uscite, e pure con qualche idea in meno sui due lati del campo. Ne è nata una partita di rincorsa, per Ferrero e compagni, sempre in scia, sempre vicini ma mai in grado di riagganciare Reggio e tanto meno di superarla (eccezion fatta per le battute iniziali). Paradossalmente, quando Varese sembrava davvero sul punto di ribaltare l’inerzia, a 3′ dalla fine (meno 3 grazie a Douglas), ha emesso il canto del cigno. Nelle battute finali infatti, la Unahotels ha segnato cinque volte consecutive dall’arco sino all’oceanico +18 conclusivo. Un punteggio che ovviamente non ricalca l’andamento della gara, anche se ciò non cambia le carte in tavola. Le note negative, al momento di tirare le somme, sono quindi maggiori rispetto a quelle buone. Cominciando da John Egbunu, attesissimo dopo la prova pazzesca del Forum e altrettanto deludente davanti a un Elegar marpione e molto più concreto. E poi Scola, battuto nel duello da Baldi Rossi, così come tra i battuti ci va Beane messo in croce da Koponen. Bene, di nuovo, Ruzzier, forse il miglior varesino anche in questa circostanza, ma le sue zingarate vincenti non sono bastate. E così la Openjobmetis è ancora lì sospesa di poco sopra al baratro, a interrogarsi dello 0-4 complessivo con le due squadre (Cantù e Reggio) che prima di questo turno erano alle sue spalle. Quattro le partite da qui alla fine, tutte complicate, nessuna impossibile: mercoledì c’è Venezia a Masnago, e sarà imperativo cercare un’impresa. PALLA A DUE Per l’incrocio con la sua ex squadra, Attilio Caja muove una pedina a sorpresa: rientra Elegar – e si sapeba – ma resta fuori Sims per il turnover tra gli stranieri. C’è infatti l’ex pistoiese Johnson, messo in quintetto, subito su Scola. Confermati invece gli altri accoppiamenti previsti alla vigilia, con Lemar di fronte a Douglas e Kyzlink accoppiato a Strautins, anche perché per Bulleri c’è lo stesso quintetto con cui ha rimontato la classifica nell’ultimo mese. LA PARTITA Q1 – Proprio Strautins è tra i primi a lasciare il segno in avvio, quando Varese prova un paio di strappetti (bene Ruzzier) senza tuttavia riuscire a guadagnare terreno anche perché i padroni di casa appaiono reattivi in difesa e precisi in attacco. Col passare dei minuti Reggio avanza dopo un antisportivo a De Nicolao e a una clamorosa precisione dall’arco: 5/6 al 10′ e la sirena che dice Unahotels avanti 23-19. Q2 – Una magia di Douglas apre la seconda frazione (23-22) però Varese non è ermetica in difesa e lascia spazio da 3 punti a Reggio che scappa con due triple in serie di Koponen e Candi. Scola fatica contro Baldi Rossi, Beane trova un bel canestro ma poi forza troppo e così le raffiche reggiane continuano a fare male. La Unahotels arriva ad avere 9/10 dall’arco prima di sbagliare qualche conclusione (salendo però di tono a rimbalzo). Che Varese sia meno riattiva del solito lo si vede sull’ultimo possesso: tiro cortissimo di Koponen e canestro di Baldi Rossi, unico a seguire con lo sguardo la traiettoria, abile a infilare da sotto il 46-38 a fil di sirena. Q3 – Quando finalmente, dopo l’intervallo, l’indemoniato finlandese si prende qualche minuto di digiuno, sono gli altri “panchinari” reggiani a spingere la squadra di Caja. Baldi Rossi rende difficile la serata di Scola, Candi e Johnson colpiscono da lontano e pazienza se Taylor e Lemar non riescano a incidere. Varese avrebbe bisogno di punti dai suoi leader e invece ne mette insieme solo 17, con un paio di rasoiate di Ruzzier a tenere viva la squadra (67-55). IL FINALE Serve un segnale forte per risalire, e a darlo è Toney Douglas. L’americano, fino a quel momento altalenante, accende il turbo dall’arco e colpisce con due triple pazzesche. C’è anche Ruzzier, ma è di nuovo Douglas a confezionare addirittura il -3, 80-77 a circa 3′ dalla fine. Tutto sembra apparecchiato per un testa a testa finale, e invece Varese si perde: prima lascia spazio al solito Koponen, poi regala palla ai padroni di casa con un ingenuissimo fallo di Egbunu in attacco su Elegar, infine concede un rimbalzo offensivo pesantissimo. Tre sberloni che chiudono i conti: nei minuti finali la OJM si rialza, Reggio invece no e con cinque bombe a segno finisce per trionfare (95-77). Damiano Franzetti
  19. Dall’inferno alla favola in quattro mosse: dopo Sassari, Pesaro e Trento la Openjobmetis cala il poker e lo fa nella maniera più bella, sperata, sognata. Espugnando cioè Milano in un derby pazzesco, emozionante, vibrante fino allo scadere, deciso da una magia di Ruzzier a 8” dalla fine – canestro più fallo, con arbitri in dubbio su cosa assegnare – e da un errore di Gigi Datome sull’ultimissimo assalto milanese al ferro. Sul tabellone luminoso di Assago brillano quattro cifre, 81-83, e c’è da stropicciarsi gli occhi per non restare abbagliati dal risultato finale. Varese vince, Varese vince di nuovo, Varese vince dove non vinceva da otto lunghissimi anni, contro una squadra destinata a mangiarsi tutto – Milano – che, però, sta attraversando un momento difficile. E proprio lì la Openjobmetis è stata bravissima a inserirsi, a reagire ogni volta che l’Olimpia ha provato a mostrare i propri lustrini, ogni volta che qualche campione milanese – Punter, Rodriguez, Hines – ha cercato di sventolare la propria classe davanti ai soldati di Bulleri. Ma questa squadra non si spaventa più, non si scioglie quando viene il difficile e, anzi, ha capito che proprio in situazioni del genere ci si può esaltare. Come di solito accade, in casi del genere, la vittoria ha tanti padri ma è giusto spendere le prime due parole per due uomini che fino a un paio di mesi fa sembravano zavorrati e che invece, anche questa sera, si sono alzati in volo. Uno sta in campo, ed è Michele Ruzzier, MVP della serata e non solo per l’ultima, decisiva giocata vincente; l’altro sta in panchina, si chiama Massimo Bulleri e ha battuto, lui esordiente, il leggendario Messina che tante volte lo ha allenato. Il viso del Bullo, alla fine, si riga di due lacrime significative: ha sbagliato tanto, si è preso una grande dose di critiche, non ha mai mollato e stasera si gode la sua più bella impresa della sua breve carriera da coach. Innegabile come questa Openjobmetis abbia imparato a giocare in modo completamente diverso, innegabile che la presenza di Egbunu in area dia alla squadra un assetto più aggressivo, pericoloso in difesa e variegato in attacco dove “l’alzata” per il nigeriano può essere sempre una opzione. Ruzzier addirittura l’ha utilizzata per provare a chiudere la partita, trovando però l’opposizione del monumentale Hines, ultimo ad arrendersi tra i suoi. Ma nemmeno il pivot che ha dominato in lungo e in largo l’ultimo decennio di Eurolega ha trovato l’opzione giusta per fermare una Varese affamatissima. Che stavolta respira anche guardandosi alle spalle, e sogna osservando quel che c’è più in alto. Ma non è tempo di voli pindarici: domenica si va a fare visita a Reggio e ad Attilio Caja, per salvarsi servono altri punti e prenderli alla Unahotels sarebbe un colpo doppio. Forse definitivo. PALLA A DUE Con Brindisi (e Virtus) vicinissime, a due soli punti, e con la trasferta in Salento di domenica prossima, l’Olimpia di Messina non vuole permettersi distrazioni. Out per infortunio Dealney e Roll, Milano schiera quasi tutti i pezzi grossi, da Rodriguez ad Hines con quest’ultimo affiancato da Wojciechowski sotto canestro e non da Tarczewski, unico “big” a riposo. L’Openjobmetis non ha certo turnover o pretattiche da sfruttare, e così Bulleri – ex di turno insieme a Scola – mette in campo il quintetto base delle recenti march madness, con Egbunu ad affiancare l’argentino. LA PARTITA Q1 – Varese sbatte sul muro difensivo milanese per 3′ e parte ad handicap (7-2) ma trova in Ruzzier l’uomo giusto per darsi una scossa. La Openjobmetis si scalda, pareggia e nella seconda metà del periodo mette addirittura il turbo perché l’Olimpia va in rottura prolungata in attacco: quando Beane e Ferrero colpiscono dall’arco è massimo vantaggio esterno, un clamoroso 13-24. Messina, con due urli, rimette i suoi in bolla (difensiva): negli ultimi minuti l’AX ritrova il canestro per il 18-24 del 10′. Q2 – Anche in questo caso, Varese non esce esplosiva dai blocchi di partenza, ma neppure imbambolata. Di fatto le due squadre si rincorrono, con Milano un po’ più veloce. L’Olimpia, con Leday e i liberi di Punter mette la testa avanti due volte, però Scola punto nell’orgoglio replica dalla parte opposta. Ed Egbunu – canestro in palleggio e stoppatona a Leday – riporta Varese nell’area colorata. Peccato per la “puntura” di Leday quasi sulla sirena, 41-45. Q3 – Dopo l’intervallo si rivede anche in attacco Ruzzier che, lasciato libero, stampa dall’arco il +9. L’Olimpia si affida allora a Punter, aggressivo su Douglas e produttivo in attacco: il duello da Eurolega tra le due guardie è spettacolare, Milano riesce a risalire ma mai a sorpassare perché Varese trova sempre qualcosa di buono. E, addirittura, prova a distendersi con Scola che punisce Leday da lontano e da vicino. Peccato per l’ultimo minuto in cui si scatena Rodriguez: se l’AX è a -6 (63-69) alla mezz’ora il merito è suo. IL FINALE Lo spagnolo inizia così anche il periodo finale nel quale l’Olimpia è ferocissima in difesa contro un quintetto – con Morse, De Nicolao e Beane – un po’ azzardato di Varese. 10-0 di parziale e sorpasso prima di una tripla di Ruzzier e una di Douglas. La OJM si rimette avanti, lucra tre liberi con Strautins ma ne fallisce due (su tre) con Scola e soprattutto, avanti di 4, sbaglia due triple con il lettone e Ruzzier che avrebbero forse chiuso la partita. Così Milano sa di potersela giocare: Ruzzier fa una frittata sbagliando una rimessa e dando a Rodriguez la palla del -2 poi Hines è pazzesco nello stoppare Egbunu servito da Ruzzier sopra il ferro e nel segnare 3 punti (canestro e fallo) per l’81-80 milanese. Ma Ruzzier, sempre lui, brucia il difensore, subisce fallo ma deposita a canestro: la prima decisione sembra per l’annullamento dei due punti ma poi gli arbitri – giustamente – convalidano e danno il libero che Michelino trasforma. Messina chiama il primo timeout della serata e al rientro Milano va per un tiro da due di Datome, ben costruito ma sputato dal ferro. Gli Armani’s restano con gli occhi sgranati a guardare la palla che se ne va, tutta Varese impazzisce di gioia con i giocatori che saltano e si abbracciano di continuo. Manca il “cata sü” per l’assenza dei tifosi, ma siamo sicuri che sui divani e nei salotti di Varese e provincia, sia stata la frase più urlata della settimana. E ora sotto con Reggio Emilia. Damiano Franzetti
  20. Non sappiamo dove sia sparita la Openjobmetis impacciata, sprecona, timida di cui vi abbiamo parlato fino a qualche tempo fa. Non lo sappiamo e non ci interessa perché questa nuova versione biancorossa riesce a regalare emozioni che parevano sopite e soprattutto è capace di correre un po’ più in alto rispetto al precipizio chiamato retrocessione. Varese travolge anche Trento (88-70), riservando ai bianconeri un trattamento ancora più potente di quanto fatto con Sassari e Pesaro, intasca il terzo successo consecutivo – tutti in casa – e almeno per questa volta non chiuderà la giornata nel drappello di coda. Ciò non significa che la lotta salvezza sia alle spalle: la bagarre è sempre molto aperta e sarebbe un errore madornale pensare di essere fuori dalle sabbie mobili con una classifica così corta. Però, dal punto di vista del morale, Varese in questo momento sta benissimo, e sta benissimo anche sul piano del gioco e dell’intensità. La Openjobmetis ha piegato una Trento che sulla carta è più potente, feroce e completa e lo ha fatto sfidandola proprio sul discorso della energia, prima ancora che su quello dei punti fatti. Non è un caso che poi, negli ultimi 6/7 minuti, il divario si sia ampliato fino a toccare il +24: quando i bianconeri sono stati respinti per l’ultima volta, le loro difese sono letteralmente crollate lasciando ai ragazzi di Bulleri lo spazio per i colpi di grazia. Un trionfo, in fin dei conti, che dà ai biancorossi pure il 2-0 negli scontri diretti, anche se l’impressione è che Trento alla fine non resterà impigliata nella battaglia per l’ultimo posto. A firmare il tutto, la prestazione clamorosa del terzetto Ruzzier-Douglas-Beane che sono stati veri e propri motori fuoribordo. Il playmaker ha messo a referto una prova da 20 punti e 6 assist, l’esperto americano ha aggiunto 18 punti (6 bombe) arricchite da una difesa rocciosissima, una costante dell’ultimo periodo. E poi l’esterno ex Roma, sempre un po’ solista ma capace di salire nel tabellino sino a diventare il top scorer del match con 21 punti che hanno fatto ammattire la difesa di Molin. Il tutto condito dalla nuova prestazione da stopper di Egbunu, la cui presenza continua a essere debordante in area colorata (10 punti e 11 rimbalzi) anche contro un lungo celebrato come Williams. Una situazione che permette a Scola di passare una serata “normale” e comunque produttiva. E ora? Ora si va a Milano nel giorno di Pasquetta, appuntamento sulla carta impossibile che però potrà servire a testare ulteriormente la condizione e il nuovo assetto dei varesini, La AX Exchange ha perso, intanto, il big match con Venezia e non vorrà lasciare altro spazio alle inseguitrici, ma è chiaro che avrà un po’ di pressione sulle spalle. Serviranno miracoli, ma a quelli nel caso penseremo da domani. Oggi è tempo di celebrare un’altra vittoria davvero convincente della banda Bulleri, coach che – giustamente – oggi va applaudito dopo le tante fatiche dei mesi precedenti. PALLA A DUE Oltre 20mila euro di incasso per una partita senza spettatori: piccolo record per la Enerxenia Arena grazie all’iniziativa de “Il basket siamo noi” e della società chiamata “Sold out di passione” con quasi mille aderenti che hanno dato il proprio nome alle sagome-tifoso sparse sugli spalti. A referto non ci sono particolari segnalazioni: Bulleri va con il nuovo assetto che prevede Scola da “4” accanto a Egbunu; Molin recupera Martin (non in quintetto) e si affida ai guastatori Browne e Forray e alla potenza di Williams sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – Michele Ruzzier domina i primi minuti di gioco con i primi 7 punti di Varese che scatta forte sul 7-2 e corre sino al 15-4 mostrando i denti in difesa prima ancora che in fase realizzativa. Williams ci mette un po’ a superare Egbunu ma Trento dà segnali sul finale di quarto, 21-13. Q2 – Gli ospiti poi esplodono il parziale a inizio ripresa con uno 0-10 che vale il sorpasso, suggellato da una tripla di Sanders. Presa una sberla però, la Openjobmetis la restituisce con un contro-break di 7-0 in cui brilla Beane, un po’ fuori dai giochi ma efficace palla in mano. Ripreso il vantaggio, Varese non lo molla sino alla pausa lunga con la Dolomiti (benissimo Sanders) sempre incollata: il divario del 20′ (41-36) arriva da due triple di Douglas, poi sfortunato sull’ultimo tiro sputato dal ferro. Q3 – Un passo alla volta, la marcia di Varese si fa importante. Certo, c’è da soffrire perché Morgan mette in croce Strautins e riavvicina i suoi (46-43), però i biancorossi rispondono ai colpi ospiti con un cameo di Scola e qualche folata dei due esterni USA, Douglas e Beane, sempre più in partita e nel frattempo sporcano le percentuali trentine mettendo nel frattempo le mani sulla lotta a rimbalzo. La terza sirena risuona sul 62-50 e lascia spazio a un certo ottimismo. IL FINALE La Dolomiti però non si arrende e replica proprio con il suo capitano, Toto Forray, autore dell’ultima carica della cavalleria ospite. Passata la buriana (2-8 di parziale dopo un cesto iniziale di Beane) Varese però riprende in mano la partita e questa volta in via definitiva. Anche perché, quando Trento comincia a barcollare e a forzare dall’arco, i biancorossi scelgono di dare il colpo finale con i lunghi. L’assist di Beane per l’affondata di Morse è solo l’aperitivo, poi sarà Egbunu l’uomo più cercato e a quel punto i bianconeri chiedono la resa. La OJM tocca anche il +24 con un paio di pezzi di bravura dall’arco di Douglas, poi regala qualche punto a Williams che arrotonda le statistiche. Ma quella che più conta è il risultato finale: 88-70. Olé. Damiano Franzetti
  21. La metamorfosi è completa sia per quanto riguarda il gioco sia (speriamo vada avanti così) per i risultati. La Openjobmetis replica il bel successo ottenuto con Sassari battendo anche Pesaro (81-68) con una certa autorevolezza, soprattutto respingendo ogni tentativo di rientro dei marchigiani, bravi in più occasioni a provare la rimonta ma costantemente stoppati dalla squadra di Bulleri. “Stoppati” è il termine giusto visto che Varese ha fortificato la propria difesa, fino a poche partite fa grande tallone d’Achille, ed è evidente che la presenza di Egbunu in mezzo all’area stia dando parecchi frutti sui due lati del campo. Basti vedere i soli 68 punti segnati dalla Carpegna – con tanto di 6 stoppate rifilate agli attaccanti ospiti (ben 4 di Long John) – oppure il netto cambiamento nella selezione dei tiri: solo 17 conclusioni dall’arco tentate dalla OJM (41% a segno) contro le 41 da dentro l’arco con ben 42 punti segnati in area colorata. Insomma, una squadra completamente diversa nel modo di stare in campo rispetto a un mese fa, e anche meno. Con il nuovo assetto sono in tanti a brillare: Morse è quasi implacabile, Ruzzier sta ritrovando quella sicurezza che forse non aveva mai avuto fino a qui mentre il nuovo arrivo Egbunu lascia più e più volte il segno anche contro un giocatore forte e temuto come Tyler Cain. E poi ci sono i veterani: Scola, dopo due partite complicate dal punto di vista personale, ha ritrovato punti (20) e una sorta di doppia dimensione tra il perimetro e le tacche, Douglas ha segnato poco (3 punti nei primi 39′) giocando ugualmente da leader, per poi prendersi la scena sulla tripla che ha definitivamente abbattuto Pesaro. Chi paga dazio è, invece, ancora De Vico al secondo match consecutivo senza mettere piede in campo, ma gli spazi per lui (e Ferrero) sono forzatamente ridotti in questo momento. Un successo quindi ancora pesante per una Openjobmetis che sta dimostrando nei fatti di voler provare a salvarsi a tutti i costi. Ed è quasi un peccato che domenica prossima i biancorossi restino a guardare le rivali per via del “buco di calendario” causato dalla sparizione di Roma. L’augurio è che Ferrero e soci non perdano l’abbrivio anche perché al ritorno sul parquet – domenica 28, sempre a Masnago – ci sarà una diretta rivale della zona calda, Trento, oggi ferma per lo stop imposto al Banco Sardegna (causa Covid). La strada per restare in Serie A è ovviamente ancora lunga, ma è assolutamente reale e concreta. Sta a Varese percorrerla fino in fondo, con partite del genere che sono senza dubbio corroboranti. PALLA A DUE Nessuna novità in casa varesina al momento di scendere in campo: Egbunu resta titolare dello spot numero 5 affiancato da Scola in ala alta, con l’argentino impegnato in un duello generazionale con Henri Drell, vent’anni esatti in meno. Ruzzier e Douglas sono le guardie anche se la marcatura dei diretti avversari (Robinson e Filloy) non è sempre speculare. Gli ex: Cain se la vede con Egbunu, Tambone parte di rincorsa su indicazione di Paolo Calbini che sostituisce Repesa in panchina. Note a margine: in parterre anche Andrea De Nicolao a tifare il fratello Giovanni; in società rientra nel consiglio di amministrazione Fabrizio Fiorini che sostituisce Marcello Laudi (la “famiglia” è sempre quella del consorzio). LA PARTITA Q1 – Luis Scola si prende la scena del primo quarto: l’argentino è una sentenza sia perché segna 13 dei 26 punti biancorossi, sia perché elimina Filipovity, presto seduto con tre falli. Pesaro inizia meglio ma trova la rapida risposta di Strautins, poi Scola apre il fuoco ben assistito dai compagni e la Openjobmetis scappa anche a +11. La sirena arriva sul 26-18 che sembra quasi risicato. Q2 – L’attacco fluido visto nella prima fase non si ripete al rientro: Pesaro stringe le maglie dietro, la OJM mostra minori idee ma si tiene davanti nel punteggio, resistendo anche quando Robinson arma la mano dopo un avvio trasparente. Passata la sfuriata, Varese ritrova la via del canestro, chiudendo avanti 40-28 (quindi incrementando il margine) sfruttando anche un Morse presente dentro all’area. Q3 – Dopo l’intervallo è il momento di Egbunu. Il pivottone nigeriano parte con due erroracci (sbaglia schiacciata e appoggio in due azioni) ma poi si rianima, fa canestro con il gancio, riceve e segna sopra al ferro e – soprattutto – riesce a mettere la museruola in difesa a Cain, quasi sorpreso da tanta energia. Come in ogni periodo, anche in questo la Carpegna ci prova con la freschezza di Drell e l’esperienza di Delfino ma non basta: alla sirena è 61-49 interno. IL FINALE Morse allunga subito il margine, Pesaro resta un po’ interdetta forzando qualcosa in attacco e così la Openjobmetis corre sino al massimo vantaggio, +17 (67-51) quando anche Beane taglia in due la difesa. Ma con la Openjobmetis non si può mai stare tranquilli: Robinson arma il braccio da lontano e sigla due triple che costringono Bulleri al timeout. Peggio, perché un pasticcio sulla rimessa dà a Pesaro altri punti facili e la sicurezza di poter affrontare la volata per la vittoria. Lo scatto ospite arriva quando in attacco Varese torna a faticare e così il margine si riduce e diventa pauroso quando gli arbitri assegnano un dubbissimo antisportivo a Ruzzier (con Pesaro a zero falli nel periodo…) che ricorda l’amarissimo finale con Treviso. E quando Filloy sigla il -4 dalla lunetta dopo rimbalzo d’attacco, i biancorossi vedono i fantasmi. Però questa Varese sa anche rinsaldarsi al momento giusto: Ruzzier “elimina” Filipovity (quinto fallo) e converte i liberi, Pesaro forza e sbaglia mentre Douglas, sornione, esplode una tripla “issima”: bellissima, difficilissima e pesantissima. Un colpo secco sul quale la Carpegna piega le ginocchia tanto da perdere anche il vantaggio nel doppio confronto, con gli stessi due – Ruzzier in lunetta e Douglas da lontano – a completare l’opera per l’81-68. Damiano Franzetti
  22. Graffiante in difesa, precisa al tiro, attenta a variare le soluzioni in fase d’attacco: è una Openjobmetis inattesa e per certi versi inedita quella che sorprende Sassari (89-74) e si guadagna due punti d’oro nella corsa salvezza con una partita – finalmente – di grande valore. La squadra di Bulleri, spesso sforacchiata dalle avversarie, tiene a soli 74 punti segnati l’attacco del Banco Sardegna, ovvero il migliore della Serie A, costringendo alla resa il grande ex Gianmarco Pozzecco e una squadra che arrivava da otto successi consecutivi in campionato. Sul match hanno pesato le assenze tra le fila ospiti (Bendzius e Treier) ma questo non deve sminuire la partita di Varese che pur con un avvio non certo roccioso in retroguardia, ha saputo trovare tante contromisure e attutire l’impatto degli attaccanti ospiti. Burnell e Gentile si sono fermati a 7 punti, lo stesso spauracchio Bilan ne ha realizzati 15 sbagliando però molto e pure Spissu – il migliore dei suoi – ha trovato strisce difficili braccato da un Ruzzier decisamente più tonico del solito. Brava a risalire dopo i break sassaresi del primo quarto, la Openjobmetis si è poi messa nelle mani di un poderoso Douglas, e l’ex Knicks stavolta non ha tradito le attese, non solo per i 22 punti segnati ma anche per l’esempio dato in difesa (si è speso spesso su Burnell oltre che sui pari ruolo). Così Varese ha saputo anche “nascondere” le difficoltà di Scola, ancora spaesato dopo il cambio di ruolo, anche perché sotto i tabelloni Egbunu – talvolta ancora “pollo” – ha fatto legna (9 rimbalzi) e messo a disposizione una buona copertura del canestro. Con il passare dei minuti quindi, i biancorossi hanno iniziato a credere nel colpaccio, anche se il vero momento decisivo è arrivato in avvio di ultimo periodo, quando Sassari ha piazzato un break e si è rimessa al comando ma Varese ha reagito con altrettanta veemenza. Un atteggiamento diverso, ringhiante, quasi cinico che ovviamente si spera di ritrovare anche nei prossimi scontri, cruciali per evitare l’ultimo posto. Varese non dovrà viaggiare, perché il calendario metterà prima Pesaro e poi (dopo una pausa) un’altra pericolante, Trento, sulla strada della Enerxenia Arena. “Si può fare”, alla luce del match con Sassari, a patto che la strada intrapresa questa sera venga confermata, imparata e percorsa dalla banda-Bulleri anche nel futuro prossimo. E intanto, un po’ di pressione ora ce l’hanno anche le rivali. PALLA A DUE È un Banco di Sardegna con qualche problema di organico quello che Pozzecco deve schierare a Masnago: Bendzius è infortunato ma anche Treier non fa riscaldamento per un problema muscolare. Ospiti a trazione azzurra con Spissu e Gentile mentre Bulleri ha tutti i suoi effettivi e inizia con il quintetto che prevede Scola da ala forte affiancato da Egbunu. A Long John l’ingrato compito di marcare Bilan. LA PARTITA Q1 – Bulleri chiede timeout dopo pochi minuti per urlare nelle orecchie dei suoi giocatori, troppo morbidi nell’approccio difensivo e poco incisivi in attacco. Dopo una reazione, Varese rischia di finire sotto (11-20, Bilan e Happ 6 a testa) ma l’ingresso di De Nicolao dà una scossa che permette ai biancorossi di riavvicinarsi sino al 18-22 della prima pausa. Q2 – Varese aggiusta (un pochino) la difesa ma soprattutto scalda la mano dall’arco soprattutto con Douglas, che in difesa si spende anche su Burnell e che in attacco guida i biancorossi a suon di triple. Così, dopo uno scatto in avanti di Sassari, la OJM recupera terreno, sorpassa, trova punti da Ruz e Strautins e sembra completare un break. Negli ultimi possessi però l’onda varesina si ferma, Happ accorcia e Gentile segna la prima bomba ospite per il 41-39. Q3 – Al rientro la Dinamo prova subito a spaventare Varese, torna sopra nel punteggio e soprattutto riaccende la mano dall’arco con Kruslin e Spissu che, con due triple, siglano il 47-49. Come prima, e come avverrà poi, la OJM però trova la reazione anche con gli uomini che non ti aspetti: Morse commette qualche baggianata ma è pronto anche a colpire, Ruzzier trova le serpentine giuste, Ferrero esplode la tripla e in fin dei conti è 62-56 biancorosso. IL FINALE Nei primi minuti dell’ultimo periodo, probabilmente, si decide tutto: Sassari piazza un parziale di 0-8 firmato da Spissu e Bilan ma la Openjobmetis replica con veemenza al sorpasso ospite (62-64). Tripla di Ferrero, piazzato di De Nicolao, acrobazia di Beane, schiacciata di Egbunu su assist di Douglas. Sberloni a una Dinamo che forse non si aspettava una reazione simili: stavolta sono gli altri ad affrettare i tempi e a forzare i tiri. Varese regge a rimbalzo, sussulta sui contropiedi di Douglas e Ruzzier e può davvero urlare di gioia quand’anche Scola centra la tripla frontale su un’ultima e disperata difesa sassarese. Un’altra bomba – di Douglas – arriva a partita chiusa, giusto per arrotondare un clamoroso +15 e a dare la palma di migliore alla guardia americana. Damiano Franzetti
  23. La quattordicesima sconfitta in 19 partite della Openjobmetis di quest’anno – mettiamo subito le cifre che fanno malissimo ma forse vanno tenute a mente – arriva sul campo della Virtus Bologna (85-76) ma non è poi tanto diversa da quella di due settimane fa, in casa contro l’altra formazione del capoluogo emiliano, la Fortitudo. Una partenza a razzo, con mani torride e triple ben costruite, seguita da un lungo deserto di idee e di canestri (appena 8 punti nel secondo periodo con 1/11 da 3: è il manifesto della sconfitta) che fanno crollare le – già poche – speranze e permettono all’avversaria di turno di prendere il comando e controllare il match senza troppa fatica. Dopo un lungo periodo in palestra, speso per inserire meglio Egbunu (missione riuscita, questa) e per provare a costruire un gioco nuovo, sul parquet della Segafredo Arena si vede lo stesso, identico vizio di prima: l’abbondanza estrema di tiro da 3 punti, con percentuali troppo altalenanti per essere un’arma decisiva. Tre dati, infatti, non devono ingannare: i 9 punti di distacco finale, il buon 36,8% dall’arco e i 19 punti di Toney Douglas. Tutto vero sulla carta, nulla di più falso per quanto riguarda l’impatto sulla partita perché Bologna è stata a lungo avanti, anche di 20 punti e perché il giocatore americano, con le prodezze dell’ultimo periodo, ha raddrizzato il tabellino proprio e quello di squadra. Ma prima, quando la Virtus scappava senza troppi problemi, Douglas ammaccava ferri a ripetizione, per altro in buona compagnia. Rispetto al recente passato, Varese ha comunque cambiato qualcosa e questo lo si è visto fin dal quintetto base: Egbunu titolare in mezzo all’area e Scola ala forte in avvio e non solo. Il risultato è a due facce: il pivot è stato autore di una buona partita (13 punti, 6 rimbalzi, 4 falli subiti) ed è servito – a intermittenza – a dare un gioco più interno alla squadra. L’argentino, riportato nel suo antico ruolo (più dispendioso), è sembrato un po’ a corto di energie e ha chiuso con 12 punti trovando solo un paio di guizzi da centro area, laddove aveva costruito la sua posizione di capocannoniere. Mosse quindi che andranno riviste contro squadre più alla portata perché questa Segafredo è purtroppo di un altro pianeta: basti pensare che alcune delle stelle bianconere (Markovic, Teodosic, Ricci, Hunter) hanno avuto un impatto limitato sul match che però è stato deciso dalle prodezze degli altri, Adams su tutti. Pagato lo scotto della trasferta bolognese, ora Varese dovrà preparare un’altra gara difficilissima, quella casalinga contro la Sassari di Pozzecco, tradizionale osso molto duro per i biancorossi. Il Banco, tra l’altro, ha vinto stasera la sfida con Venezia nella riedizione della finale 2019, tanto per far capire che i sardi non scherzano. E non scherzeranno nemmeno alla Enerxenia Arena. PALLA A DUE Ci sono diverse annotazioni da fare nel pre-partita. Anzitutto non c’è Sasha Djordjevic sulla panchina bianconera a causa di una indisposizione (non c’entra il Covid-19), con il coach serbo sostituito dal vice Bjedov. Poi c’è Anthony Beane abile e arruolato, come avevamo segnalato alla vigilia: starà in campo metà partita. Infine nel quintetto biancorosso trova posto John Egbunu accanto a Luis Scola utilizzato da ala forte; confermati invece i tre esterni. Bologna va con Belinelli dall’inizio accanto a Markovic in regia mentre Pajola, a referto, non è utilizzabile. LA PARTITA Q1 – L’avvio varesino è davvero buono, seppure dipendente dal tiro pesante. Va detto che la Openjobmetis seleziona bene i tiri e così scappa con le triple: 5 da 5 giocatori diversi. Manca all’appello però Ruzzier che, battezzato, sbaglia a ripetizione. La Virtus, paziente colma il divario con Weems e Alibegovic mentre anche Egbunu si fa notare. Varese tiene il vantaggio, minimo, al decimo: 19-21. Q2 – Quel “21” però rimarrà per altri 6′ sul tabellone, segno di un inceppamento totale in attacco dell’OJM che prosegue nel tiro pesante ma lo fa per mancanza di alternative. Arrivano così tante forzature mentre la Segafredo sorpassa e allunga, ancora non in modo decisivo, con un Adams inarrestabile (10 punti tra entrate spettacolari e triple). Gli arbitri annullano l’ultimo cesto di Hunter ma il divario di metà gara è 39-29. Q3 – La differenza sta nelle guardie: Belinelli, dopo un cattivo avvio, segna 13 punti in un amen mentre Douglas e Ruzzier continuano a non pungere in attacco. Bulleri rispolvera De Nicolao e poi lo rimette a sedere senza un perché; per fortuna Beane trova un paio di raid e, almeno a punti segnati, Varese si muove. La Virtus però va il doppio con Gamble e con il solito Adams che fissa il 68-48 a tre quarti di gara. IL FINALE Il quintetto con Ferrero e Morse rosicchia qualche punto, ma appena Bologna vede una reazione torna a dettare legge almeno fino a metà dell’ultimo periodo, quando i padroni di casa salgono per un’ultima volta a +20 prima di sedersi. Varese, che non ha più nulla da perdere, si affida mani e piedi a Douglas che stavolta – ma è tardissimo – inizia a martellare il canestro avversario. 13 punti e Openjobmetis arrivata anche sotto i 10 di svantaggio, con Ruzzier che completa il suo rapporto conflittuale con il canestro tirando cortissimo il libero del possibile -8. Ma a questo punto, un cesto in più o uno in meno non fa differenza: 85-76, Varese resta ultima. Damiano Franzetti
  24. Trovare una logica in sì tante illogicità stasera è davvero un’impresa. Ci proviamo per induzione. 67 punti segnati sono la peggior prestazione offensiva della stagione, al pari di quella esperita a Cremona. Era il 18 ottobre 2020: dopo 4 mesi Varese ha riscoperto cosa voglia dire non avere un’alternativa offensiva a Luis Scola. Lo ha riscoperto contro la valenza in retroguardia più inaspettata delle tante ospitate qui a Masnago: quella di una Fortitudo considerata farfallona quasi per antonomasia. È stata una grande lezione di coach Luca Dalmonte: anche chi non è portato per difendere può cambiare, se vuole. Anzi: se riesce. Trentasei tiri da 3, 20 da due. Anche nella pallacanestro del ciapa e tira il dato evidenzia uno squilibrio non tollerabile, indice di una difficoltà estrema nel trovare soluzioni. Triplicato il Luis olimpionico, alla Effe è bastato osservare come la Openjobmetis riuscisse a complicarsi la vita da sola. Con passaggi molli e facilmente intercettabili (14 palle perse), con esitazioni incredibili, con la lentezza (salvo il primo quarto) della circolazione di palla. Poi hai voglia a non tirare da tre, via di fuga che i mali li nasconde solo quando le conclusioni entrano… Dai tre minuti scarsi di Ferrero ai 33 abbondanti di Douglas, oggi hanno toccato il parquet ben 10 atleti. Bologna nel frattempo ha giocato in otto… Si è abusato dei quintetti piccoli, si è cercato di cavalcare l’opzione Scola-Egbunu, si è provato a spostare Strautins da ala piccola ad ala forte, si sono rispolverati dalla naftalina il capitano e De Nicolao, appurato che per alcuni dei loro compagni non fosse giornata. Ebbene: nessun quintetto stasera ha dato l’impressione di poter essere meglio degli altri. E questo è tragico. I tre piccoli sono stati sovrastati dalla fisicità ospite, l’opzione Scola-Egbunu ha favorito il primo parziale a favore dei biancoblù, Strautins è ormai una causa persa ovunque lo si faccia giocare, il recupero tardivo dei due esodati non poteva che non produrre effetti: la frittata era già fatta. Insomma: dal particolare al generale, le difficoltà che sta incontrando Massimo Bulleri sono davvero enormi. Evidenti. Non più celabili. Le questioni tecniche sul piatto sono sempre le stesse (e oggi non stiamo trattando la difesa, nell’occasione non certo ermetica, infilzata a più non posso sotto canestro e nonostante la Lavoro Più abbia tirato con il 18% da tre… ). Gli acquisti in corsa, indispensabili a concedergli almeno una parte di “materiale” non scelto da altri, hanno cambiato poco o nulla: Beane, pur non malvagio, ha ingolfato il reparto guardie; Egbunu non è un giocatore pronto per giocare in Europa, tantomeno nella squadra più in difficoltà del campionato italiano. In tutto questo le rotazioni sono aumentate a dismisura e il coach toscano ha dato prova di saperne beneficiare finora solo nella battaglia contro Cremona. Per il resto grande confusione: alcuni elementi si sono persi per strada (Strautins sicuramente e De Nicolao in parte), Morse è stato accantonato e la scossa dalla panchina non arriva quasi mai. Una Varese che non riesce a risolvere i propri problemi non potrà mai salvarsi. Cambiare l’allenatore non è mai stata un’opzione contemplabile dalla società e non lo sarà mai più a questo punto. Ora ci sono due settimane per lavorare: la campanella dell’ultimo giro però è suonata stasera. Stasera che Varese è davvero sul fondo. Con le scuse - pure quelle sacrosante, quelle che derivano da 6 partite in 17 giorni - a sfumarsi e poi perdersi nella nebbia del burrone che c’è sotto di lei. Fabio Gandini
  25. Sette giorni dopo la clamorosa e intensissima vittoria su Cremona, la Openjobmetis riveste i panni dimessi già mostrati prima del focolaio di Covid, quelli per intenderci indossati nelle sciagurate sconfitte interne con Reggio Emilia e Treviso. Il teatro è lo stesso di allora, l’Enerxenia Arena, dove questa volta passa la Fortitudo Lavoropiu in modo netto e meritato (67-79): se questa doveva essere una partita-salvezza, beh, basta valutare risultato e andamento per capire quale sia la squadra che rischia pericolosamente la retrocessione e quella che invece è destinata a mesi più sereni (ammesso che nella Bologna biancoblu si possa vivere tranquilli). La Openjobmetis infatti offre una ripresa a dir poco imbarazzante: dopo metà partita alla pari (ma con trend negativo nel secondo periodo), gli uomini di Bulleri restano senza uno straccio di idea nell’attaccare la difesa ospite, realizzano appena 8 punti nel terzo quarto – altra brutalità già vista – ed escono di fatto dalla lotta per la vittoria. Bologna, brava in fase difensiva, si accontenta così di qualche colpo di acceleratore tirando molto bene da dentro l’area e dalla media (sfiorato il 70% da 2) per intascare due punti utili per risalire la classifica. Il contrario di una Varese che torna ultimissima, a pari punti (10) con Cantù ma con doppio confronto negativo, e che appare tornata in grave difficoltà. Scelte incomprensibili nella selezione di tiro (36 tentativi da 3 punti, appena 20 da 2), forzature, palle perse ferali anche in uscita da timeout, scarichi prevedibili, nessuno in grado di mettersi in proprio per dare una sferzata. Chi ci ha provato, come Douglas e in parte Strautins, non ha cavato un ragno dal buco; Scola ha offerto un bello sprint iniziale ricadendo poi nell’antico problema della copertura dell’area mentre Beane non ha ripetuto le recenti prodezze. Bulleri, ancora una volta, non è mai riuscito a variare l’inerzia della gara arrivando anche a ingarbugliare i quintetti (a un certo punto ce n’è stato uno con quattro play-guardia insieme a Egbunu…) e a gettare nella mischia Ferrero e De Nicolao – dopo averli ignorati per 25′ – a partita ampiamente indirizzata. Insomma, confusione anche dalla tolda di comando ad aggiungersi a quella in campo dove tutto sommato il povero Egbunu è stato tra i meno peggio (4 punti, 3 stoppate, 7 rimbalzi). Ma non sembra questo il profilo di giocatore in grado di proteggere Scola – che tanto, da ala forte, può offrire solo qualche minuto – e di dare una svolta al campionato biancorosso, tornato gramo dopo gli exploit della scorsa settimana. Ora c’è la pausa per le nazionali: Varese potrà tirare il fiato – anche questa sera la differenza di energia con Bologna è parsa evidente – e provare a recuperare sia la condizione sia il discorso tattico. Però Bulleri deve cambiare marcia, e i giocatori pure, perché il campionato ripartirà con la sfida impari (ed esterna) con la Virtus di Teodosic e Belinelli. E in saccoccia c’è la misera di cinque vittorie. PALLA A DUE John Egbunu mantiene il proprio posto a referto ai danni di nuovo di Anthony Morse, con Bulleri che preferisce tenere a propria disposizione tutti gli esterni. Il quintetto è quello solito di questa parte di stagione mentre sul fronte opposto c’è l’atteso ex Adrian Banks tra i titolari accanto a Fantinelli. Sotto canestro il primo duello è tra Scola e Hunt. Prima del match si rivedono gli ultras biancorossi che si posizionano all’esterno del palazzetto per cantare qualche coro e accendere un paio di fumogeni, senza comunque creare problemi. LA PARTITA Q1 – Sembra una gran bella Openjobmetis quella che si affaccia alla partita, ma il giudizio positivo sarà limitato al quarto di avvio. Scola colpisce a ripetizione e quando la difesa decide di triplicarlo apre il campo per i compagni. Varese tocca il +10 e sbaglia anche qualche tiro di troppo, così la Effe riesce a risalire restando tuttavia sotto nel punteggio (26-19 alla prima pausa). Q2 – Nel giro di qualche minuto però la Lavoropiu ristabilisce la parità e mette avanti la testa in qualche occasione; la OJM segna con il contagocce (appena 12 punti) complice il tremendo 0/8 dall’arco. Bologna avanza con gli italiani (Fantinelli, Aradori, Baldasso) e chiude in vantaggio a metà gara 38-39, anche perché Douglas scivola sull’ultimo tentativo. Q3 – L’equilibrio però va a farsi benedire fin dai primi possessi del terzo quarto: Bologna ritrova un po’ di mira da tre punti e trascinata da Banks (11 punti in 8’30”!) infila un parziale di 0-14 interrotto da una tripla di Strautins, a sua volta rimasta isolata. Un’altra bomba di Douglas nel finale di quarto e due punti di Scola da sotto canestro – dove Varese non va praticamente mai – concludono il calvario varesino: 46-61. IL FINALE Servirebbe, nei 2′ di intervallo, ritrovare tutto quanto si è perso per strada: precisione, idee, cattiveria agonistica, voglia. E invece Varese torna in campo con la stessa faccia e con le stesse, strampalate, geometrie. Gli unici sussulti arrivano dalle stoppate di Egbunu e da De Nicolao, buttato in campo alla speraindio (rubata, canestro, tripla) da un Bulleri in confusione. Nulla però di continuo, di preparato, di lineare: alla Effe basta proseguire sulla propria strada per tagliare il traguardo senza forzare, 67-79. Damiano Franzetti
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