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  1. L’Openjobmetis crolla sotto il peso delle sue inadeguatezze, regalando ad Attilio Caja un dolcissimo ritorno a Masnago. E nel dopopartita da “day after” anche lo choc delle dimissioni di Andrea Conti dalla carica di general manager, annunciate poco dopo la sirena finale. Toccherà alla società valutare la situazione, ma sicuramente il gesto dell’ex giocatore ha un peso importante. Quarto stop consecutivo per Varese, travolta dalle geometrie di una solida Unahotels (8 in doppia cifra e 27 assist), capace di impartire una severa lezione ad una squadra senza arte né parte. Una figuraccia inspiegabile per una serata da tregenda che fa suonare l’allarme rosso: l’OJM travolta da Reggio Emilia con un passivo da minime al Polo Nord (per la seconda volta in 5 gare dopo il meno 41 di Bologna) dà la sensazione di essere tecnicamente mal assortita e psicologicamente labile. Oggi Varese è di gran lunga la peggior squadra della serie A, e il pur modestissimo Wilson non è certo il problema principale di una squadra che oggi batte in testa nel suo asse portante, se il leader offensivo Gentile va fuori giri e quello difensivo Egbunu è un disvalore che pesa doppio considerando quanto è costato confermarlo. Un disastro totale del quale non si aveva memoria dai tempi dell’anno della retrocessione in LegAdue, o del meno 35 casalingo nel derby contro Cantù costato l’esonero a Giulio Cadeo. La squadra di Vertemati non è semplicemente esistita in ogni aspetto del gioco, a partire da una difesa nuovamente impresentabile come a Cremona. Varese ha concesso di tutto agli esterni ospiti (75% da 2 per l’Unahotels), e sui cambi difensivi ha subito di tutto da distanza ravvicinata. E in attacco, complice la serata no di un Gentile incaponitosi nella sfida contro il mondo, ha mostrato una disarmante pochezza che non può essere giustificabile solo con l’assenza di Anthony Beane (debilitato da una infezione che lo ha tenuto fermo per tutta la settimana). Una sconfitta pesantissima nelle proporzioni e nelle tempistiche, che riapre ovviamente il dialogo sulle scelte su Caja e sul post-Artiglio: la gente di Masnago – peraltro poca, non più di 2000 – fischia già all’intervallo e poi inneggia al coach pavese quando si precipita senza paracadute fino a meno 40. Per Varese è la notte più buia e le riflessioni devono essere profonde per scegliere indirizzi e modalità degli indispensabili correttivi. Giuseppe Sciascia
  2. Se questa doveva essere la partita giusta – dopo i due confronti impossibili con Virtus e Milano – per mostrare il vero volto della Openjobmetis, siamo fritti. A Cremona, come già al PalaDozza, la squadra di Vertemati esce con le ossa rotte e quel che è peggio non lascia neppure spazio a giudizi positivi. Dominata dal primo minuto, burrosa in difesa (il colabrodo è la madre di tutti i problemi), Varese è anche un minestrone insipido in attacco: organizzazione farraginosa, iniziative personali isolate (e forzate), percentuali orrende dall’arco dei 3 punti e via discorrendo. Tutte cose che poi, dicevamo, si riflettono anche in retroguardia perché le palle perse generano azioni rapide degli avversari, perché chi non tocca boccia in avanti non è invogliato a sbucciarsi le ginocchia a guardia del canestro, perché quando nulla funziona – questa è l’impressione – c’è poco da fare. Ne esce un disastroso 94-78, terza sconfitta consecutiva che spazza via pure le belle sensazioni che il popolo biancorosso aveva avvertito sette giorni fa, con la sconfitta in volata contro l’Olimpia. E lancia ombre sinistre sulla squadra, già sul fondo della classifica dopo appena quattro giornate, con all’orizzonte il fantasma di Attilio Caja che farà visita a Masnago tra una settimana. Al PalaRadi -dove tra l’altro non ha giocato Peppe Poeta, leader della Vanoli – non c’è davvero nulla da salvare: i bottini personali che leggete nel tabellino (Gentile 18, Jones 14) sono stati costruiti a partita persa, i lampi di classe mostrati da Kell con l’Armani restano stavolta impigliati tra palle perse e tiri sbilenchi ma, appunto, prima di giudicare l’impatto dei singoli ci preme sottolineare come questa Varese non abbia dato l’impressione di sapere giocare di squadra. E come a Cremona è mancato del tutto anche l’orgoglio: possibile che la OJM abbia preso 29 punti (ventinove!) sia nel primo sia nel terzo periodo? E se sbagliare l’approccio al 1′ può anche succedere, è imperdonabile che la stessa cosa accada a metà gara, dopo aver già preso sculacciate dagli avversari. Dopo una rumba del genere, fa quasi tenerezza doversi occupare di Wilson: la guardia ha combinato qualcosina, ma resta ampiamente inadeguata a questo livello, e lì si potrebbe agire per migliorare la squadra. Ma il Profeta Elijah rischia di essere una foglia di fico, visto il rendimento dei compagni e il non gioco messo in campo dall’allenatore. I campanelli d’allarme, risuonano molto forte. PALLA A DUE Adriano Vertemati prova a variare il quintetto base: c’è Kell dal 1′ dopo la bella prova con Milano e c’è pure Beane che scalza il deludente Wilson tra i titolari confermando poi il trio Gentile-Jones-Egbunu. Dalla parte opposta, Galbiati deve fare fronte alla pesante assenza di Poeta: la regia è affidata a Spagnolo che disputerà una partita maiuscola. Con rotazioni ridotte, il coach Vanoli schiera Harris e Cournooh tenendo di rincorsa Miller. Sotto i tabelloni c’è McNeace a sfidare Egbunu. LA PARTITA Q1 – Ale Gentile risponde da post basso ai primi punti cremonesi ma bastano 3-4 minuti alla Vanoli per scavare il primo solco. Ci pensa Harris a colpire, con la complicità di una difesa che salta per aria al primo blocco avversario. Vertemati ruota il quintetto, trova un briciolo di intensità da De Nicolao ma è poca roba anche perché dall’arco Varese non segna proprio mai (0/7) e in attacco è una forzatura unica. Quando la sirena suona, il tabellone dice 29-18 con il terribile presentimento che il copione sarà quello. Q2 – Nell’arco dei secondi 10′, la OJM rosicchia qualche punto e per un momento scende anche al di sotto della doppia cifra di svantaggio. Ma probabilmente ciò accade più per le forzature e gli errori di Miller che per meriti a tinte biancorosse. Tre liberi di Beane danno un minimo di speranza verso il finale del periodo che termina sul 43-33: dieci punti che paiono un buon viatico visto quel che Varese ha mostrato in campo. Q3 – Ma dopo l’intervallo, si rivede una Cremona al galoppo e una Varese zoppa. Il periodo è dominato da un 18enne di lusso, Matteo Spagnolo, che il Real Madrid ha prestato alla Vanoli. Il giovane talento pugliese le indovina tutte, abbinando spettacolo e concretezza. Cose che Varese non trova mai (degne di nota le prime due triple della serata, firmate Gentile, dopo il 25′) e così il divario torna ad allargarsi sino al 72-53 della terza sirena. IL FINALE Poco da scrivere nell’ultimo quarto: quand’anche Varese trova qualche guizzo con Beane, Jones e Gentile (che ingaggia battaglia con il pubblico dopo un tecnico per proteste), dall’altra parte Cremona restituisce colpo su colpo. Si va verso l’archiviazione senza sussulti, senza rimonte, senza neppure afflosciamenti dei padroni di casa che, anzi, gasati per l’andamento della partita non mollano mai, come è giusto che sia. Finisce 94-78: per Varese la notte è davvero nera. Damiano Franzetti
  3. A tanto così dall’impresa. L’Openjobmetis uscita con le ossa rotte da Bologna sette giorni fa, arriva a un soffio dal sorprendere e battere una Milano che in Eurolega è partita con due vittorie roboanti. Il derby di Masnago finisce 79-82, con l’ultimo pallone arrivato fino al ferro con una tripla di Gentile, purtroppo non andata a bersaglio. Sarebbero stati supplementari tutti da scoprire, da giocare e chissà, da vincere. Non è andata così, e nell’aria del palazzetto aleggia pure un sentimento antico di beffa, per un arbitraggio – diciamolo subito e togliamoci il pensiero – che non è certo scandaloso definire “sbilanciato”. Con tante decisioni dubbie, scivolate a favore degli ospiti. Perdere il derby fa sempre male, e bene fa Vertemati a dirlo subito («Quando non si vince non si può essere soddisfatti») ma allo stesso tempo è giusto dare uno sguardo più ampio, dal quale emerge una Varese diametralmente opposta a quella in formato “agnello sacrificale” di Bologna. L’Openjobmetis che affronta l’Olimpia è un’altra cosa ma ha anche un uomo in più, Trey Kell: il play avrebbe dovuto giocare una decina di minuti e invece è rimasto in campo quasi mezz’ora mostrando ai suoi nuovi tifosi tante giocate da stropicciarsi gli occhi (e 11 punti con 4 assist). Se il buongiorno si vede dal mattino, con Kell possono cambiare gli orizzonti futuri, soprattutto poi se Gentile fa il Gentile (25 punti), se Egbunu vince le battaglie d’area (non tutte, però da lui arriva un’altra doppia-doppia) e via discorrendo. Per battere Milano, purtroppo, tutto ciò non è bastato ma l’AX Exchange ha dovuto davvero spremere minuti e sudore dai suoi uomini più importanti: Rodriguez ha diretto l’orchestra (7 assist) da cui gli assoli migliori sono arrivati da Melli (14), Hall (16) e da uno Shields impreciso ma decisivo nei momenti chiave. Contro tanta qualità però, Varese ha messo in mostra quell’impatto fisico tanto celebrato in sede di mercato (42-34 a rimbalzo) abbinandola a una grande attenzione a livello gestionale, con sole 8 palle perse. A Vertemati è mancato Wilson, per la terza volta su tre, e se giustamente il coach lascia scivolare la domanda in sala stampa sulla guardia americana, è evidente che lì Varese, in questo momento, ha un buco nero. Ora, per certificare il cambio di rotta, si profila all’orizzonte una partita da vincere a tutti i costi, la trasferta a Cremona su un campo troppo spesso ostico. Da martedì bisognerà progettare il sacco del PalaRadi: la Varese di stasera merita un bis. Se poi arrivasse in uno scontro importante come quello contro la Vanoli, tanto tanto meglio. PALLA A DUE Il fattore campo si sente poco prima della contesa. Gli applausi copiosi a Pozzecco ci stanno tutti, ma Milano è accolta dal pubblico quasi con indifferenza e pure la OJM non è che entri circondata dalla bolgia mentre l’impianto tronca a metà l’inno di Mameli, completato a voce dal pubblico. In tribuna anche Carlo Recalcati e l’oro olimpico varesino Federica Cesarini, accolta da un bell’applauso. In campo Vertemati parte con i cinque già visti con Brescia e Virtus ma la notizia più importante è la presenza a referto di Trey Kell, pronto per una manciata di minuti. Messina tiene a riposo Hines (fuori dai 12): il pivot è Tarczewski che affianca il duo azzurro Melli-Datome. Gli esterni del quintetto Olimpia sono Grant e Hall. LA PARTITA Q1 – Milano prova a ruggire nei primi minuti con Hall, ma quando Alessandro Gentile accende il turbo tocca alla OJM fare la partita. L’ex di turno è una furia e va a segno per un totale di 13 punti nei primi 10′. Milano resta comunque vicina con Hall e nel finale passa avanti nonostante un bell’impatto da parte di Kell: al 10′ è 19-21. Q2 – Il secondo bel momento della Openjobmetis è nella prima metà del secondo quarto quando anche Beane si apposta sull’arco e manda a segno una doppietta. Il divario ora è varesino e si allarga sino al 29-21, con il giallo di due punti non assegnati nonostante un’evidente stoppata irregolare su Sorokas. Melli e Ricci ricuciono presto il divario, però Varese non arretra: tripla di Amato e schiacciata di Egbunu su assist di Kell. Purtroppo nel finale è ancora l’Olimpia a segnare e l’intervallo arriva in parità perfetta, 40-40. Q3 – Negli spogliatoi l’AX capisce di dover cambiare marcia e con Rodriguez al volante ci riesce, almeno per un po’: parziale di 4-14 e partita che sembra indirizzata, però l’OJM reagisce e – senza lo spagnolo in campo – ci mette poco a recuperare. Il controsorpasso porta anche la firma di Caruso e Ferrero (3 e 5 punti), mosse che un po’ sorprendono una Milano che continua ad avere “spintarelle” dai fischietti: alla terza sirena Varese conduce a sorpresa 64-60. IL FINALE A questo punto val la pena provarci, anche se l’ingresso nell’ultimo quarto è difficile. Antisportivo (dubbio) a Gentile che si tuffa per recuperare una palla persa; poco dopo gli arbitri vanno al replay per un altro fallo dell’ala che in caso di antisportivo sarebbe espulso. Nulla di fatto e allora ecco il meraviglioso assist per la schiacciata di Egbunu in testa a Datome. Milano si affida a Ricci (tripla pesante) ma anche a Hall (canestro in entrata) e Shields, a lungo impreciso ma capace di aggiungere due punti molto utili: Varese non si arrende, entra nella volata finale con leggero svantaggio ma trova di nuovo Gentile. Canestro dalla media e poi, dopo una tripla sputata dal ferro, canestro da 3 a riaprire i giochi a una manciata di secondi dal termine (dopo guizzo precedente di Jones a ridurre ancora il divario). Ricci ha la palla per chiuderla ma Jones si allunga e lo stoppa, la OJM può imbastire un ultimo attacco nel quale Beane rifiuta la tripla e serve Gentile. L’ex ci prova e arriva a pochi centimetri dall’impresa, ma alla fine fa festa Milano. Alla squadra di Vertemati restano gli applausi dei 1.700 di Masnago, e pure un certo amaro in bocca. Damiano Franzetti
  4. Quarantuno punti sul groppone, 97-56. Prima di ogni analisi tecnica, considerazione tattica o comunque prima di qualsiasi lettura “normale” di una partita, è necessario leggere il risultato finale di Virtus Bologna – Varese e dire, chiaro e tondo, che un verdetto del genere è indigeribile e non giustificabile. La Openjobmetis perde la partita ma anche un po’ la faccia, travolta da una Segafredo che prima ancora di essere su un altro pianeta dal punto di vista del talento, è spinta da un’energia, da un ardore, da una voglia di fare che dovrebbe essere appannaggio di chi ha meno qualità. E che invece è sbattuta dalle Vu Nere sul volto di una Varese molle, sfiduciata, triste anche nel linguaggio del corpo, quasi demotivata. «Andremo a Bologna per essere competitivi» ordinava coach Vertemati in settimana, ma evidentemente il suo appello è caduto nel vuoto. I biancorossi escono triturati dal PalaDozza fin dall’approccio al match (11-0 il parziale nei primi 2′ per la Virtus), non leggono le trappole seminate da Scariolo sulla strada di Gentile ed Egbunu, non colpiscono dall’arco (alla fine il dato sarà lo sconfortante 16%) e gettano al vento, alle ortiche, alla spazzatura camionate di palloni. Alla fine saranno 19 le palle perse da Gentile e compagni contro le 4 recuperate mentre pure a rimbalzo – dove con Brescia i biancorossi avevano dominato – la Segafredo fa a fette gli ospiti (55-36) sprizzando energia e fame da tutti i pori. Ok che lo sponsor è un caffé, ma Varese a questo punto meriterebbe di essere abbinata a un farmaco per la catalessi. E’ chiaro a tutti che per vincere al PalaDozza questa OJM avrebbe avuto bisogno di una impresa d’altri tempi e tutto sommato non era neppure questa la “richiesta”. Però ci si aspettava di vedere una squadra coraggiosa, volenterosa, determinata almeno a rendere la vita difficile a una Virtus che ha sì tanti campioni ed è in forma eccellente, ma ha anche pagato dazio alla sfortuna con tre infortuni pesantissimi. E invece sono Teodosic e Pajola ad accendere la partita, senza che in casa biancorossa ci fosse uno spartito da seguire. A parte una prima reazione (0-10 di parziale) vanificata da medie amatoriali ai tiri liberi, Varese non ha prodotto nulla, accendendo anche un campanello d’allarme alla voce leadership. Senza Kell, né Gentile né Jones (né Ferrero, che però ha minutaggio limitato) né altri hanno preso in mano le redini della squadra. E Wilson, anche stavolta, è stata zavorra pesante. Così, davvero, non va. PALLA A DUE Serata di festa in casa Bologna: è la prima di campionato casalinga e la Virtus deve festeggiare con i propri tifosi sia l’eccezionale scudetto della scorsa primavera, sia la Supercoppa che ha permesso ai bianconeri di superare anche Milano nel ranking di inizio stagione. Varese, ospite di turno, si presenta con Kell in borghese come previsto, e con l’ex Gentile con la caviglia fuori posto. L’ala è comunque in un quintetto diretto da De Nicolao. Scariolo fa esordire Alexander nell’attesa di schierare Simpson e (pare) il francese Cordinier. A gestire la palla, Teodosic e Pajola. LA PARTITA Q1 – Difficile fare peggio della OJM in avvio di gara: tre bombe a segno della Virtus con tre giocatori diversi (e con gli esterni che stanno a guardar), 13-1 di parziale e due falli per De Nicolao e Gentile. Vertemati mescola gli uomini e trova in Sorokas il fattore chiave: l’alona lituana scuote i suoi e Varese costruisce un controbreak di 0-10 che la rimette in partita. Poi però i liberi sono una lamentazione e la Virtus può chiudere avanti 21-16. Q2 – Tutto sommato, anche il secondo periodo è accettabile: la OJM non recupera, però trova qualche lampo qua e là che la tengono in scia a una Virtus nella quale Hervey è implacabile, Pajola un fattore in difesa e Teodosic il solito direttore d’orchestra. Si accende Egbunu, addirittura c’è una bomba di Wilson che rimarrà isolata in un deserto di errori: il divario cresce ma solo di qualche lunghezza sino al 44-35. Q3 – La Virtus decide di dare un’altra spallata a inizio ripresa e trova una resistenza di cartavelina da parte dei biancorossi: comincia così un calvario che nei secondi 20′ parlerà di un parziale di 53-21. Il break di inizio ripresa è di 13-2 con Sorokas autore degli unici punticini lombardi, Gentile infila un canestro di rabbia ma Varese viene infilata da lanci lunghi, contropiedi e canestri di ogni foggia. Alla mezz’ora il match è già in archivio, 72-50, perché anche un minibreak di 0-5 è immediatamente ribaltato. IL FINALE Passano 2′ del quarto periodo e già i tifosi varesini guardano nervosamente il cronometro nella speranza di vederlo correre a zero. Perché dal -20 si passa rapidi al “trentello” con la chiara impressione che lo sprofondo non abbia fine. Ed è così: la Virtus resta vigile in difesa, Varese non fa mai-mai-mai canestro, perde l’impalpabile Jones per falli e si fa infilare anche da un ragazzino – Barbieri – messo in campo da Scariolo per l’esordio in Serie A. Alla fine, anche la fatidica quota 40 viene sbriciolata, in tribuna si fa festa, in casa OJM resterebbe solo da chiedere scusa. Damiano Franzetti
  5. In Legabasket lo hanno capito: mettere Varese-Brescia alla prima di campionato è garanzia di emozioni e di partite punto a punto. Il bello è che per la terza volta su tre, in pochi anni, a festeggiare in casa è la Openjobmetis seppure con scarto minimo, 75-72: la squadra di Vertemati compie così un primo passo bello lungo nel cammino del campionato, una vittoria importante in vista di due scontri ai limiti dell’impossibile con Virtus (a Bologna) e Milano (a Masnago). Un match che Varese si prende meritatamente, ma solo allo scadere dei 40′: Ferrero e compagni hanno condotto per quasi tutto l’incontro, partendo a razzo e poi facendosi rimontare senza però mai andare sotto (se non per un paio di punti in un paio di occasioni). Insomma, contro un’avversaria con esperienza, talento e… tanto budget, la Openjobmetis ha risposto colpo su colpo, si è riportata avanti e sul rettilineo finale ha retto nonostante qualche episodio nefasto, un po’ autoinflitto (la palla persa di Beane), un po’ indotto dagli arbitri (l’incredibile fallo non fischiato su Sorokas a 1” dalla fine). La gara di Masnago – con 1.600 tifosi – ha messo contro due squadre ancora lontane dall’avere meccanismi ben rodati, ma sicuramente volenterose e desiderose di strappare un successo. Varese lo ha dimostrato anche nella lotta in area, con 44 rimbalzi (a 31) conquistati di cui 14 in attacco. E poi lo ha messo in luce almeno nella difesa sull’uomo, con Brescia che sperava di correre il campo e invece ha avuto percentuali basse con i suoi esterni braccati dai difensori diretti. Detto questo, in retroguardia si sono aperte anche alcune voragini su cui Vertemati e lo staff dovranno lavorare sodo, ma per intanto i biancorossi hanno mosso la classifica. Merito anche delle prove da trascinatori di Jones e Gentile (16 e 18 punti) e di quella da variabile impazzita di Beane che nel terzo periodo ha tenuto in piedi da solo Varese. Male il suo alter-ego in guardia, Wilson, e del resto si sapeva che potesse essere un anello debole. E poi la regia: De Nicolao e Amato non hanno incantato ma vista la situazione d’emergenza hanno portato il loro contributo: meglio Denik, specie nel contenere le folate del temuto Mitrou. Anche qui, è chiaro che Varese paghi caro l’assenza di Kell, però è stato trovato un compromesso che ha “tenuto”, permettendo di festeggiare a fine gara. E di pensare a Bologna con la mente sgombra. PALLA A DUE Varese si presenta “crociata” all’appuntamento con la Serie A, con la nuova maglia che ricorda quella del calcio nell’anno di Pavoletti e che ha in sottofondo il disegno dei Giardini Estensi. Circa 1.600 persone a Masnago, poche rispetto a una volta, ma è un piacere ritrovare gente, colori, calore e tutto ciò che è contorno al match. Senza Kell, la Openjobmetis schiera il quintetto con De Nicolao; Magro invece tiene di rincorsa il fischiatissimo Moss e lancia tra i cinque Della Valle. LA PARTITA Q1 – Alessandro Gentile ci tiene a farsi applaudire dai suoi nuovi tifosi: il suo avvio ruggente – 5 punti contro Petrucelli – trascina i compagni e per 8′ è un piacere vedere Varese volare. Jones attacca bene il canestro, De Nicolao esplode la prima tripla per il 13-4 del 4′. Magro chiama un timeout, poi replica pochi minuti dopo perchè nel frattempo la OJM tocca il massimo vantaggio, 27-8 con tripla anche di Amato. Negli ultimi 2′ però arriva un calo che è, preludio al cattivo secondo periodo; la sirena è generosa, 27-12. Q2 – Le crepe intraviste sul finire del primo quarto vengono fuori alla ripartenza: il parziale per Brescia è di 1-12 e l’impressione è che Varese non abbia troppe idee dopo quella partenza razzo. I biancorossi balbettano in lunetta, anche, e così la Germani dopo metà periodo è già negli specchietti. Il tempo di un assist memorabile di Gentile a Egbunu (passaggio rimbalzato dietro schiena per la schiacciata del pivot) e poi c’è ancora da soffrire anche perché Vertemati spende un solo timeout e quando usa il secondo (a 16” dalla fine) Beane riesce a farsi rubare palla e subire il 2+1 da Moss: all’intervallo è 38-37. Tutto da rifare. Q3 – Brescia fiuta di poter forzare ancora per prendere il comando e in avvio ci prova e arriva prima al pareggio e poi al sorpasso ma non ha fatto i conti con Beane. La guardia, dopo un primo tempo disastroso, infila 11 punti in una manciata di minuti, addomestica la Leonessa e riporta entusiasmo tra la gente di Masnago. Nel mezzo anche sprazzi di ottimo Jones ma non basta: dopo il +8 i biancorossi subiscono una tripla di Gabriel, un’entrata di Mitrou e il -1 di Petrucelli: 59-58. IL FINALE Si decide tutto all’ultimo dei quattro giri con Varese che tiene la testa della corsa con Jones e Gentile, ma è questione di una manciatina di punti perché dall’altra parte Cobbins è sveglio e gli esterni producono. Passata indenne la metà del quarto, la OJM prova l’allungo su un’altra prodezza al tiro di Beane che però vale due punti (69-62): Brescia allora si riorganizza e risale di nuovo a -2 salvo sprecare poi la palla del pareggio. Varese respira con Gentile e Beane ma De Nicolao (sui 24”) non riesce a dare il colpo decisivo e poco dopo esce per 5 falli. Della Valle accorcia dalla lunetta, poi Beane impazzisce di colpo, proponendo un passaggio folle per Egbunu al posto di tenere la palla. Gabriel ringrazia e imbuca la bomba del -1, Varese fa ancora peggio con un’infrazione di 5” sulla rimessa. Ci prova – mancano 16” – Della Valle in entrata ma Gentile regge in difesa e l’azzurro sbaglia: rimbalzo di Sorokas e fallo antisportivo. Il lituano segna i liberi e sul possesso successivo viene spintonato fuori da Burns. Gli arbitri, incredibilmente, ingoiano il fischietto e danno “rimessa blu” aggiungendo pure mezzo secondo. Ma subire un canestro a quel punto sarebbe troppo beffardo: Brescia sbaglia, la Openjobmetis festeggia. Damiano Franzetti
  6. Contro una squadra pensata per fare i playoff da outsider di lusso, non basta presentarsi in campo parlando di buoni propositi. La Openjobmetis, senza più nulla da chiedere al campionato, viene battuta nettamente a Brindisi (108-84), lottando al minimo sindacale e accompagnando la banda di Frank Vitucci al secondo posto – meritato – in classifica quando per la stagione regolare suona il gong. Il risultato del PalaPentassuglia è inappellabile e duro: certo, non ci si aspettava da Varese una resistenza all’ultimo sangue, anche perché la differenza di motivazioni era netta al momento della contesa iniziale. Ma neppure ci si attendeva una partita in cui per lungo tempo Brindisi ha segnato tre punti al minuto (61 nei primi 20′) e la Openjobmetis ha perso un pallone ogni 120”. Cifre che da sole bastano a spiegare la differenza di grinta, caparbietà e fame messa sul parquet dalle due contendenti con i padroni di casa pronti a spendere falli duri per evitare un canestro facile anche con un vantaggio larghissimo sul tabellone. Un po’ di merito a Varese va ugualmente dato, almeno per aver provato a risalire in un momento – dal finire del terzo quarto alle prime battute dell’ultimo – in cui nessuno si aspettava un risveglio. La squadra di Bulleri è tornata invece sino al -9 con qualche giocata coraggiosa della coppia Ruzzier-Douglas ma poi è stata ricacciata indietro di nuovo da una Happy Casa sempre pronta a correre a velocità doppia dalla difesa all’attacco, dopo palla recuperata o rimbalzo catturato. E poi, una volta schierati, gli uomini di Vitucci hanno tirato divinamente dall’arco e trovato soluzioni vincenti un po’ con tutti i giocatori schierati. Anche Varese ha distribuito bene i suoi punti – 84 sono un bel bottino, per lo meno – ma certi rientri pigri, certi palloni gettati alle ortiche, certe scelte di comodo che non hanno dato frutto hanno permesso ai padroni di casa di scavare un solco incolmabile. E adesso? Mentre le prime otto si daranno a un playoff folle, con il rischio di giocare una partita ogni due giorni con tante “doppiette” una via l’altra, in casa Varese bisogna necessariamente iniziare a pensare al domani. Capendo innanzitutto le reali intenzioni di Rosario Rasizza e della Openjobmetis spa e agendo di conseguenza, provando a recuperare risorse sul territorio e altrove e lavorando di cesello sulla squadra che verrà. All’ordine del giorno ci sono anche due decisioni attese che verranno prese – crediamo – piuttosto rapidamente: quella sulla guida tecnica (Bulleri) e quella unilaterale di Luis Scola sul prosieguo della sua attività sportiva. Messi a posto quei due tasselli poi si passerà a costruire, sperando di non dover affrontare ulteriori fatiche finanziarie. Il tempo per lavorare, per lo meno, non manca. Si cominci immediatamente, e arrivederci al prossimo campionato di Serie A. PALLA A DUE È una Varese al completo quella che si presenta – con i 10 senior – al PalaPentassuglia di Brindisi, impianto intitolato a un allenatore che, come Vitucci e Bulleri, ha unito le due città con il proprio lavoro. Il coach biancorosso sceglie i “soliti 5” per dare il via alla partita; l’ex Vitucci invece sceglie di tenere fuori Krubally, il meno pericoloso dei suoi sette stranieri (uno va per forza in panchina) e schiera un quintetto alto in cui Gaspardo è la guardia e Bostic l’ala piccola. In area il duello iniziale è Egbunu-Perkins. LA PARTITA Q1 – L’avvio di Varese è da panico. Dopo un bel canestro in entrata di Ruzzier, la Openjobmetis stende il tappeto rosso davanti a Brindisi che da 2 o da 3 la butta sempre dentro (10-2). Scola è impacciato e i compagni non fanno meglio: per avere una scossa Bulleri deve ribaltare tutto il quintetto e trovare due triple con De Vico e Beane. L’americano però poco dopo si fa male lasciando una caviglia sotto al corpo di un avversario e deve uscire: alla prima sirena il tabellone è impetoso, 30-16 (e solo perché nell’ultimo minuto Varese trova due cesti). Q2 – Il secondo quarto è indubbiamente più equilibrato anche se la sensazione è che Brindisi sia in totale controllo sul match. Varese per lo meno segna perché i veterani hanno un moto d’orgoglio e regalano sprazzi di classe (15 punti tra Scola e Douglas, si torna sino a -12). Classe che arriva a piene mani anche da Harrison che trova sempre e comunque la maniera di colpire. E non è l’unico, perché nel finale di periodo tocca a Gaspardo ritoccare un punteggio monstre, 61-45. Q3 – Dopo l’intervallo Brindisi allunga di nuovo mettendo in campo reattività in difesa e sprint in transizione: Thompson si esalta, Gaspardo conferma una mano calda e per Varese è notte fonda con il tabellone che arriva sino al -23. Una “linea del Piave” su cui un quintetto di emergenza di Bulleri prova a costruire un argine e, col passare dei minuti, ci riesce anche: Ruzzier è forse il migliore in questo momento e con i suoi punti consente una risalita che prima della terza pausa porta un parziale di 0-11 per i biancorossi. Ci pensa Bell, con una gran tripla a 5” dalla mezz’ora, a siglare l’81-68. IL FINALE Varese non ci sta, ha ancora qualche cartuccia e la spara in avvio di ultimo quarto quando riesce a spingersi sotto le 10 lunghezze di ritardo. Douglas ruba palla, subisce fallo e dalla lunetta fa -9 con il primo libero ma fallisce la replica e allora di nuovo Bell, pur molto nervoso, infila la bomba che ridà certezze ai pugliesi. Poi ci pensa Willis a riaccendere il turbo alla Happy Casa che torna a segnare con regolarità arrivando sino a 108 punti, contro gli 84 di una OJM comparsa nello spettacolo altrui. Damiano Franzetti
  7. L’Openjobmetis è tornata in palestra per preparare l’ultimo atto della stagione 2020/21. Obiettivo ancora lontano quello di lunedì 10 maggio a Brindisi, e pertanto riattivazione oltre la metà della settimana con 3 giorni di lavoro - oggi data segnata col circoletto rosso per le 41 candeline spente da Luis Scola - in vista del ritorno al regime normale da martedì prossimo. Ma nel turno finale della regular season c’è in palio la pur piccola “speranziella” di conquistare l’accesso ai playoff, rimontando in soli 40 minuti dall’attuale quattordicesimo all’ottavo posto. Ovviamente questa possibilità, più aritmetica che reale, non può prescindere dal segno 2 del match del PalaPentassuglia: attualmente la quota playoff è a 22 punti, dove Cremona e Trento stanno un gradino sopra i 20 di Varese. Le congiunzioni astrali perché si verifichi questa eventualità però sono molteplici, legate non solo alla conditio sine qua non della vittoria esterna dei biancorossi. Se l’OJM sbancherà il parquet della squadra di Vitucci, si qualificherà da ottava in un derby di spessore contro Milano solo con la seguente coincidenza di risultati favorevoli. Prima di tutto la sconfitta di Reggio Emilia (che vanta un 2-0 negli scontri diretti con la “Bullo’s Band”) sul campo di Venezia, chiamata a vincere per giocarsi ancora il quarto posto. Poi lo stop di Cremona, attuale detentrice dell’ottavo posto, sul campo dell’Olimpia che ha bisogno di punti per chiudere al primo posto la stagione regolare. Serve inoltre lo stop della Fortitudo Bologna a Trieste, mentre è irrilevante l’esito della sfida tra Brescia e Pesaro, entrambe già aritmeticamente fuori dalla volata per l’ottavo posto. Ma la squadra legata a filo doppio alle residue chances playoff è Trento, ossia l’unica contro la quale Varese abbia scontri diretti favorevoli (il 2-0 conquistato tra il 77-74 dell’andata e l’88-70 del ritorno). La Dolomiti Energia giocherà venerdì 7 maggio il recupero della sfida contro Brindisi originalmente in programma nel turno del 25 aprile e poi il 10 maggio sul campo della Virtus Bologna. Nel caso di vittoria trentina nel recupero della giornata 29, il sogno playoff dell’OJM tramonterà definitivamente prima della sera del 10 maggio. Ma se Trento non dovesse farcela, lo scenario di un maxi-arrivo a 22 punti con 4 squadre (Varese, Dolomiti Energia e Cremona più una tra Brescia e Pesaro) potrebbe davvero lanciare Ferrero e compagni nella post-season grazie agli 8 punti in classifica avulsa con le altre tre compagne di viaggio. Quindi l’Ojm dovrà tifare Brindisi e poi batterla per guadagnarsi una possibilità aritmetica, legata comunque alle notizie dagli altri campi. Le chances sono ridottissime, ma finchè l’aritmetica lascia aperti spazi per sognare... Giuseppe Sciascia
  8. Un po’ un sospiro di sollievo, un po’ una occasione mancata ma l’obiettivo prioritario era la salvezza e questa Openjobmetis l’ha raggiunta al 29° turno, il penultimo, nonostante la sconfitta interna (73-79) contro una Trieste pimpante e aggressiva. La notizia migliore per Varese arriva quindi da Bologna dove la Fortitudo di un ottimo Banks – cuore biancorosso – infilza Cantù in uno spareggio senza ritorno e manda in Serie A2 i brianzoli, almeno in attesa di decisioni a tavolino. Ma la sostanza è quella: sul campo la OJM è salva grazie a tre mesi nella quale la squadra di Bulleri è riuscita a cambiare marcia e a scrollarsi di dosso errori, sfortune e paure. Bene fa il coach di Cecina a ricordarlo nel dopogara: «Il 25 gennaio perdemmo con Trieste, eravamo reduci dal Covid, andammo là con 7 giocatori e avevamo 6 punti in classifica. Se ci avessero detto che il 25 aprile saremmo stati salvi pur perdendo in casa avremmo firmato subito e spero che tutti siano onesti nell’ammetterlo. Diamo atto a questi ragazzi di essere usciti con pieno merito da una situazione sportivamente drammatica». Un messaggio forte, da parte del Bullo, a una squadra che oggi vale ben più di una posizione di rincalzo, ma purtroppo la classifica si fa sull’arco dell’intero anno e gli intoppi e gli sbagli della prima parte della stagione sono una tassa ancora presente. La matematica, nel frattempo, è benevola due volte: oltre alla salvezza raggiunta c’è infatti anche una residua possibilità di andare ai playoff, nonostante tutto. In questo pazzo campionato infatti, l’ammucchiata di squadre appena salve a quota 20 punti sono addirittura in corsa per l’ottava posizione (ma sarà difficilissimo riuscirci). Chi invece ai playoff c’è senza dubbi è proprio l’Allianz che si è lasciata alle spalle i balbettii di poche settimane fa mostrando talento, voglia e aggressività. Non è sbagliato dire che la formazione di Dalmasson abbia meritato anche se nell’ultima frazione (si partiva dal 53 pari) tutto sarebbe potuto accadere. La bilancia negli ultimi 10′ però ha iniziato a pendere dalla parte degli ospiti più precisi e cinici rispetto a una Varese un po’ arruffona e soprattutto poco precisa dall’arco (7 su 30). Proprio da lì i vari Alviti e Doyle hanno infilato i canestri del break da cui Varese non è riuscita a risalire. Troppi i giri a vuoto in casa Openjometis: male Scola, francobollato da Da Ros, malissimo il neo-papà Morse, male pure Strautins mentre Douglas e Ruzzier sono andati un po’ in altalena. A provare a far saltare il banco ci ha pensato di nuovo Beane tra prodezze e boiate (più frequenti le prime, va detto) ma l’assaltatore USA avrebbe avuto bisogno di qualche spalla, di qualche zampata dei veterani che però non è arrivata. E così i due punti hanno preso la strada di Trieste lasciando Varese con tanto tempo libero prima dell’ultimo match del 10 maggio a Brindisi. Si tira il fiato, doppiamente visto il verdetto di coda, ma c’è ancora spazio per una chiusura in bellezza. PALLA A DUE Nessuna novità di rilievo nel pre partita rispetto alle previsioni. Varese, alla ricerca della salvezza, è in campo al completo e con il quintetto ormai consueto, con Scola da “4” accanto a Egbunu. Dalmasson, sulla panchina avversaria, deve rinunciare a Fernandez e va con Doyle playmaker; Grazulis è invece recuperato, pur partendo nel secondo quintetto: accanto al pivot Delia c’è quindi Da Ros. LA PARTITA Q1 – Non è una gran Varese quella che approccia il match. Il punteggio in avvio è equilibrato – bravo Ruzzier nelle prime battute – ma Trieste appare più vivace e aggressiva (tre rimbalzi d’attacco in un amen) e così, dopo la metà del periodo, prova a scappare in avanti sino al +5 (8-13). Bulleri pesca allora dal mazzo Beane ed è lui a ribaltare l’inerzia: 10 punti in 6′ per l’esterno e Openjobmetis che chiude avanti 20-15 il quarto anche con un buon De Nicolao in difesa. Q2 – Al rientro però l’Allianz crede nelle cose buone messe in atto nella prima frazione, tende più di una trappola a Varese (che ci casca mani e piedi) e torna a condurre. Douglas e compagni forzano in attacco, sbagliano con Morse canestri già fatti e concedono azioni troppo rapide ai giuliani. Le percentuali dall’arco, inoltre, si invertono a favore degli ospiti con Doyle che colpisce due volte e la coppia Da Ros-Laquintana a seguirlo. Ne esce un parzialone di 2-16 (il solito Beane a segno) che però non basta a stroncare una Varese abile almeno a limitare i danni e chiudere sotto di 3 alla pausa lunga (37-40). Q3 – La migliore Openjobmetis si vede in avvio di terzo quarto: controbreak biancorosso di 12-0 e massimo vantaggio sul 49-40 fatto di difesa aggressiva e canestri in bello stile sull’asse Douglas-Beane. Qui il bivio: un’altra spallata poteva essere fatale a Trieste che invece si riorganizza e risale grazie a un paio di magie di Henry e alla tripla di Doyle. Anche De Nicolao piazza un paio di giochi di prestigio per tenere avanti Varese finché poco prima della sirena Graziulis mette tutto in equilibrio, 53-53. IL FINALE L’ultimo vantaggio interno è firmato da Ferrero con un blitz in area ma poco dopo tocca ad Alviti spingere i suoi: due triple consecutive in faccia a un deficitario Strautins aprono un solco nel quale anche Doyle passa il proprio aratro. Ruzzier allora attiva Egbunu in area, poi Beane trova anche la tripla fortunosa del -2 ma appena Varese balbetta ai liberi l’Allianz piazza uno scatto. Sotto anche di 7 la OJM non si arrende: Ruzzier fa (canestro in entrata) e disfa (0/2 dalla lunetta), poi scippa un pallone importante ma Douglas dall’arco non centra il bersaglio. Sarebbe stato il tiro del -1 e della riapertura dei giochi, rimarrà invece l’ultimo assalto infruttuoso. Laquintana arrotonda in lunetta (73-79) ma da Bologna arriva la notizia più importante. Salvezza. Damiano Franzetti
  9. È un ruggito strepitoso quello che da Treviso rimbomba fino a Varese. Il ruggito di una squadra, la Openjobmetis, che non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare sul fondo della classifica e che, dunque, piazza una vittoria roboante nell’affollatissima volata per la salvezza. Contro una De’ Longhi intenzionata a dare seguito a una striscia positiva che durava da sei partite, Varese ha la sfrontatezza, il coraggio e gli attributi per segnare 103 punti (a 94) in trasferta, di vincere il testa-a-testa a rimbalzo e di piegare la formazione di Menetti già certa di disputare i playoff. Se Milano è stato il capolavoro speciale, quello sotto tutti i riflettori, questo “sacco” del PalaVerde è una impresa magari meno roboante ma altrettanto bella, anche perché arrivata dopo due sconfitte non certo meritate o comunque non nette. A Treviso la Openjobmetis però non ha avuto paura di nulla: né dei continui cambi di assetto degli avversari, né dell’esperienza di Logan o della forza bruta (con mano morbida) di Mekowulu sotto i tabelloni. Tutt’altro: Varese ha trovato di volta in volta l’uomo giusto a cui affidarsi – Ruzzier in avvio, Scola nel momento del sorpasso, Douglas nel finale ma non solo – e ha confermato quella capacità di rientrare in partita anche dopo break negativi, cosa che la “vecchia Openjobmetis”, quella vista fino a gennaio, non era in grado di fare. E dire che sembrava un errore, specie nella prima metà di gara, l’aver accettato i ritmi tutti corsa-tiro-canestro impostati da Menetti, che ha avuto a lungo in Russell l’uomo di spinta e la coppia Mekowulu-Logan a finalizzare da sotto o da fuori. I biancorossi sono rimasti attaccati nel punteggio, scivolando – è vero – fino al -9 ma non dando mai ai padroni di casa l’impressione di volersi arrendere. Poi, azione dopo azione, Varese ha preso il controllo dei tabelloni – 37-25 il computo finale dei rimbalzi – e quando Treviso ha accusato qualche passaggio a vuoto nel tiro (siamo nel cuore dell’ultimo periodo) ha colpito inesorabilmente. Non con uno o due giocatori – anche se i veterani Scola e Douglas sono stati determinanti: 24 per l’argentino e 12 nella ripresa per Toney – ma davvero con il collettivo. Con gli italiani, perché Ruzzier e De Nicolao si sono alternati nel tagliare in due la difesa trevigiana (anzi, per qualche minuto sono rimasti insieme sul parquet), con le ali perché Ferrero ha aggiunto punti preziosi mentre Strautins si è occupato alla grande di Sokolowski, un po’ pure con i lunghi. Egbunu ha certamente perso il duello diretto con Mekowulu, però in fin dei conti ci ha messo qualche zampino specie nel “contestare” i tiri in area e nel lottare a rimbalzo. La vittoria vale quindi il sorpasso in classifica a Fortitudo e Brescia, KO quest’oggi, e il +4 su Cantù affondata a fil di sirena dalla Reggio Emilia di Caja. La salvezza è vicinissima ma non si può ancora tirare un sospiro di sollievo. Settimana prossima a Masnago arriva Trieste, e servirà un’altra prova di questo livello. PALLA A DUE C’è profumo di finale scudetto al PalaVerde. Non putroppo quello epica dei Roosters del ’99 ma quello della pallavolo femminile visto che sabato, qui, Conegliano ha battuto 3-2 Novara in una gara-1 pazzesca durata tre ore. Una battaglia che Varese vuole replicare per provare a cogliere una vittoria-salvezza: Bulleri comincia con i “soliti 5” pronto a usare Beane dalla panchina come arma tattica in difesa su Logan. Treviso affida la palla al rapido Russell e mette sotto i tabelloni il totem Mekowulu chiamato al duello con Egbunu. LA PARTITA Q1 – Dopo 2′ è già tempo di timeout per Bulleri, irretito dall’avvio morbido dei suoi giocatori tra palle perse e canestri rapidi concessi per il 9-4 senza errori trevigiani. Mekowulu domina Egbunu e poi anche Morse, però Ruzzier prende Varese per mano e – con i canestri di Strautins, Scola e Beane – c’è anche un vantaggio (18-21) anche se dura un amen. Qualche persa di troppo dà alla De’ Longhi i palloni buoni per girare in testa alla prima boa, 28-25. Q2 – Capitan Ferrero piazza subito un gioco da 4 punti ma Menetti pesca dal mazzo Vildera e Chillo che danno un’altra spinta in avanti a Treviso, poi sorretta da un eccellente Russell. L’americano segna e distribuisce assist spingendo sino al +9 i veneti. Scola, dopo aver subito qualche canestro da Akele e Vildera, si risolleva con l’esperienza e la precisione: l’argentino sale a quota 14 mentre Beane, a fil di sirena, trova la correzione giusta per il 52-46. Sotto canestro però Mekowulu ancora molto meglio di Egbunu. Q3 – Un avvio di quarto così così viene presto “mondato” dalla Openjobmetis che si affida a Scola traendone vantaggio nel punteggio. Trovata la fiducia, Varese si prende anche il vantaggio che arriva a +4 con due liberi (su tre) segnati da Ferrero. La De’ Longhi però replica subito e ci mette un paio di possessi per tornare avanti guidata da Logan: parziale di 9-0 che potrebbe stroncare un toro ma non la squadra di Bulleri che chiude il periodo alla grandissima. Varese segna infatti 4 punti in 2”, prima con un dai-e-vai vincente di Douglas e poi con Beane perché Treviso sbaglia la rimessa e mette palla in mano al numero 2 varesino che sigla il 77-79. IL FINALE Colpi simili fanno capire che Varese è pienamente concentrata sull’obiettivo e non è certo una scorribanda di Russell per l’ultimo vantaggio veneto a farla tremare. Anzi, l’84-81 è la molla che fa scattare un meraviglioso parziale di 0-9 in tre possessi con le triple di De Nicolao, Strautins e Douglas a dare alla Openjobmetis la spinta perfetta per il finale di gara. Due liberi di Sokolowski riaccendono il motore di Treviso ma prima arriva una doppietta di Scola dall’arco, poi De Nicolao e Ruzzier trovano gloria in area, infine Douglas infila un tiro favoloso e chirurgico per valicare quota 100. La squadra di Menetti trova ancora qualcosa da Mekowulu, cercato in area e preciso dalla lunetta, ma stavolta si può evitare di soffrire nell’ultimo minuto perché Douglas centra anche i liberi della sicurezza, 94-103. Damiano Franzetti
  10. Sembrava la sceneggiatura perfetta per una vittoria thrilling. Un errore, un’altra occasione, la palla che finisce con i giri giusti a Luis Scola e la tripla dall’angolo scoccata in buon equilibrio dal campione argentino per firmare la vittoria a fil di sirena. Un film intrigante, ma senza il lieto fine: Varese perde in casa con Venezia (75-77) e si ritrova di nuovo a guardarsi le spalle, perché quel tiro di Scola, purtroppo, si spegne sul ferro consegnando il successo ai lagunari di De Raffaele. Un epilogo molto molto amaro al termine di una lunga ed equilibratissima battaglia in cui l’Umana costruisce la sua fortuna nell’unico vero passaggio a vuoto prolungato dalla Openjoibmetis, quello del terzo periodo quando gli ospiti piazzano un 2-17 di parziale con cui rigirano a proprio favore la contesa. Da lì, per Varese, c’è una lunga risalita coronata sì con il ritorno in parità e addirittura al comando, anche a poco più di 2′ dalla fine. Una risalita però anche “bacata” da numerosi errori ai tiri liberi, ben 10 sui 31 tentati, uno spreco eccessivo e determinante nel momento di tirare le somme. Un peccato, perché al di là del risultato la squadra di Bulleri ha giocato di nuovo alla pari con una grande della Serie A italiana: non va dimenticata la caratura della Reyer (il team più vincente degli ultimi anni) come non va dimenticato il punto di classifica in cui si trova Varese. Specie oggi, con Cantù capace di vincere a Brescia e di tornare a ridosso delle formazioni a quota 18. In troppi hanno guardato all’insù dopo Milano, un errore imperdonabile perché la prima battaglia da vincere deve essere quella che si gioca in coda. E finché non sarà risolta quella, non si dovrà alzare gli occhi dall’obiettivo. Venezia – pur con qualche assenza – ha potuto ingabbiare proprio Scola (appena 6 punti), con un giocatore come Stone autore di zero punti ma eccellente nello scombinare le certezze tattiche della OJM e del suo fuoriclasse. Dalla panchina Bulleri, va detto, ha provato a replicare alle mosse del più esperto coach avversario, e tutto sommato ha retto l’urto sul piano tattico (anche se, forse, spostare più spesso l’argentino vicino a canestro sarebbe servito), però Varese in attacco non è riuscita a sopperire del tutto alla situazione del “General” e di Douglas – anche lui sottomedia, 8 punti – braccato in ogni momento. Dal guscio è uscito Beane, utilissimo (20 punti) ma anche tanto ondivago; doppia cifra anche per i play italiani e per Egbunu che però, seppure ai punti, ha sofferto il confronto con Watt. Da salvare, senza dubbio, lo spirito con cui la Openjobmetis ha attraversato i momenti difficili e ha costruito la risalita: domenica si va sul campo di un altro osso duro, Treviso, galvanizzata dalla qualificazione ai playoff. Però Varese avrà il dovere di provarci, perché sarebbe veramente una disdetta incepparsi adesso, sul più bello. PALLA A DUE Il volto di Dodo Colombo, seduto tra Recalcati e Galli, illumina il pre partita dal maxischermo nel minuto di silenzio dedicatogli dalla Pallacanestro Varese che indossa anche il lutto sulle canottiere da gioco. In panchina, intanto, si gioca a scacchi fin da subito con De Raffaele che mette Stone da ala forte per marcare Scola (e viceversa!) e con Clark-Chappell a fare da coppia di guardie in avvio contro Ruzzier-Douglas. Il play varesino è l’unico ex in quintetto: Andrea De Nicolao e Cerella partono dalla panchina. LA PARTITA Q1 – La prima fiammata del match arriva da Ruzzier (legato da grande amicizia a Tonut): tripla, entrata vincente e 7-2 per Varese che però poi paga dazio alla qualità e al fisico di Watt sotto canestro. Il pivot conduce i suoi a ribaltare il punteggio fino al 10-14, ma i biancorossi sono bravi a non perdere fiducia e a rosicchiare punti fino a chiudere avanti al 10′, 18-16. Q2 – Una bella entrata vincente del Denik varesino apre il secondo tratto di gara ma si capisce subito che non ci saranno canestri facili. Nella rumba delle mosse tattiche si rivede Scola da pivot (e forse ci sarebbe stato meglio più a lungo) ma intanto Venezia sorpassa con due azioni da “canestro e fallo”. Beane prima disfa (il 3+1 concesso a Campogrande) ma poi fa: tripla, palla rubata e assist per Douglas in contropiede. In fin dei conti la OJM guadagna qualcosina, 39-35 a metà partita, con un canestro fantasmagorico, alla “Holly e Benji” di Stone che segna tirando da sotto il proprio canestro dando un effetto assurdo alla palla. Purtroppo per lui, a sirena suonata. Q3 – Dopo la pausa però, Varese non riparte: ci prova, per la verità, ma il motore appare ingolfato da una difesa ferrea degli ospiti che demoralizza i biancorossi. La conseguenza è che dall’altra parte del campo arriva qualche canestro facile per l’Umana che trova in Chappell il braccio armato. 2-17 di parziale prima che Beane (8 nel periodo) riesca a dare la scossa per il 56-62. IL FINALE Varese però non si è arresa, tutt’altro: all’ingresso dell’ultimo periodo concede ancora qualcosa ma poi fa muro quando Venezia si ferma a quota 68. Ruzzier ravviva Egbunu che prima schiaccia e poi collezione un paio di 1 su 2 dalla lunetta inframezzati da una tripla di Beane: i liberi di Ruzzier fissano la nuova parità a 69. E qui la speranza di colpaccio si fa concreta perché Varese mette avanti la testa due volte, prima con i liberi di Scola e poi con un piazzato da infarto di Beane. Non basta: Venezia pareggia in entrambi i casi e quando l’ex Roma forza in attacco trova con Watt il +2 che sarà l’ultimo canestro della gara. Sì perché prima Beane la perde, poi sbaglia anche Clark e Varese ha il possesso finale. Rimessa con 4”9 da giocare: il primo tentativo rischia di finire con un’incartata generale, poi Douglas la passa a Egbunu che sceglie il tiro e incastra la sfera tra ferro e tabellone. Altro possesso biancorosso, Ruz libera bene Scola nell’angolo ma nulla da fare. 75-77, e intanto Cantù sbanca – e sbianca – Brescia. Tutto da rifare. Damiano Franzetti
  11. Si ferma a quattro la più lunga striscia vincente della Openjobmetis in questa stagione ed è uno stop doloroso e amaro. Doloroso perché a battere Varese è una diretta concorrente per la lotta per non retrocedere, Reggio Emilia (che tra l’altro ha il 2-0 nel confronto diretto), amara perché la sconfitta arriva per mano di Attilio Caja, tecnico della Unahotels con il dente avvelenatissimo da ex di turno (tanto da non salutare lo staff varesino prima e dopo l’incontro, a quanto spiegano i presenti). Clamorosa, la prova balistica dei reggiani, trascinati dalla vecchia volpe Petteri Koponen: ben 22 le triple messe a segno (su 37 tentativi) record della società emiliana in Serie A per questa statistica. Otto quelle del finlandese, 6 di Leo Candi, 3 per Johnson e via discorrendo. Bravi loro, senza dubbio, ma Varese si deve interrogare per aver subito così tante conclusioni da lontano, molte delle quali ben costruite. Che per Caja questa fosse la prima opzione era una notizia quasi scontata, che Reggio avesse la mano torrido lo si è visto fin dal quarto iniziale. E allora, qualche demerito ce l’ha per forza anche una Openjobmetis che è sembrata meno aggressiva e affamata rispetto alle ultime uscite, e pure con qualche idea in meno sui due lati del campo. Ne è nata una partita di rincorsa, per Ferrero e compagni, sempre in scia, sempre vicini ma mai in grado di riagganciare Reggio e tanto meno di superarla (eccezion fatta per le battute iniziali). Paradossalmente, quando Varese sembrava davvero sul punto di ribaltare l’inerzia, a 3′ dalla fine (meno 3 grazie a Douglas), ha emesso il canto del cigno. Nelle battute finali infatti, la Unahotels ha segnato cinque volte consecutive dall’arco sino all’oceanico +18 conclusivo. Un punteggio che ovviamente non ricalca l’andamento della gara, anche se ciò non cambia le carte in tavola. Le note negative, al momento di tirare le somme, sono quindi maggiori rispetto a quelle buone. Cominciando da John Egbunu, attesissimo dopo la prova pazzesca del Forum e altrettanto deludente davanti a un Elegar marpione e molto più concreto. E poi Scola, battuto nel duello da Baldi Rossi, così come tra i battuti ci va Beane messo in croce da Koponen. Bene, di nuovo, Ruzzier, forse il miglior varesino anche in questa circostanza, ma le sue zingarate vincenti non sono bastate. E così la Openjobmetis è ancora lì sospesa di poco sopra al baratro, a interrogarsi dello 0-4 complessivo con le due squadre (Cantù e Reggio) che prima di questo turno erano alle sue spalle. Quattro le partite da qui alla fine, tutte complicate, nessuna impossibile: mercoledì c’è Venezia a Masnago, e sarà imperativo cercare un’impresa. PALLA A DUE Per l’incrocio con la sua ex squadra, Attilio Caja muove una pedina a sorpresa: rientra Elegar – e si sapeba – ma resta fuori Sims per il turnover tra gli stranieri. C’è infatti l’ex pistoiese Johnson, messo in quintetto, subito su Scola. Confermati invece gli altri accoppiamenti previsti alla vigilia, con Lemar di fronte a Douglas e Kyzlink accoppiato a Strautins, anche perché per Bulleri c’è lo stesso quintetto con cui ha rimontato la classifica nell’ultimo mese. LA PARTITA Q1 – Proprio Strautins è tra i primi a lasciare il segno in avvio, quando Varese prova un paio di strappetti (bene Ruzzier) senza tuttavia riuscire a guadagnare terreno anche perché i padroni di casa appaiono reattivi in difesa e precisi in attacco. Col passare dei minuti Reggio avanza dopo un antisportivo a De Nicolao e a una clamorosa precisione dall’arco: 5/6 al 10′ e la sirena che dice Unahotels avanti 23-19. Q2 – Una magia di Douglas apre la seconda frazione (23-22) però Varese non è ermetica in difesa e lascia spazio da 3 punti a Reggio che scappa con due triple in serie di Koponen e Candi. Scola fatica contro Baldi Rossi, Beane trova un bel canestro ma poi forza troppo e così le raffiche reggiane continuano a fare male. La Unahotels arriva ad avere 9/10 dall’arco prima di sbagliare qualche conclusione (salendo però di tono a rimbalzo). Che Varese sia meno riattiva del solito lo si vede sull’ultimo possesso: tiro cortissimo di Koponen e canestro di Baldi Rossi, unico a seguire con lo sguardo la traiettoria, abile a infilare da sotto il 46-38 a fil di sirena. Q3 – Quando finalmente, dopo l’intervallo, l’indemoniato finlandese si prende qualche minuto di digiuno, sono gli altri “panchinari” reggiani a spingere la squadra di Caja. Baldi Rossi rende difficile la serata di Scola, Candi e Johnson colpiscono da lontano e pazienza se Taylor e Lemar non riescano a incidere. Varese avrebbe bisogno di punti dai suoi leader e invece ne mette insieme solo 17, con un paio di rasoiate di Ruzzier a tenere viva la squadra (67-55). IL FINALE Serve un segnale forte per risalire, e a darlo è Toney Douglas. L’americano, fino a quel momento altalenante, accende il turbo dall’arco e colpisce con due triple pazzesche. C’è anche Ruzzier, ma è di nuovo Douglas a confezionare addirittura il -3, 80-77 a circa 3′ dalla fine. Tutto sembra apparecchiato per un testa a testa finale, e invece Varese si perde: prima lascia spazio al solito Koponen, poi regala palla ai padroni di casa con un ingenuissimo fallo di Egbunu in attacco su Elegar, infine concede un rimbalzo offensivo pesantissimo. Tre sberloni che chiudono i conti: nei minuti finali la OJM si rialza, Reggio invece no e con cinque bombe a segno finisce per trionfare (95-77). Damiano Franzetti
  12. Dall’inferno alla favola in quattro mosse: dopo Sassari, Pesaro e Trento la Openjobmetis cala il poker e lo fa nella maniera più bella, sperata, sognata. Espugnando cioè Milano in un derby pazzesco, emozionante, vibrante fino allo scadere, deciso da una magia di Ruzzier a 8” dalla fine – canestro più fallo, con arbitri in dubbio su cosa assegnare – e da un errore di Gigi Datome sull’ultimissimo assalto milanese al ferro. Sul tabellone luminoso di Assago brillano quattro cifre, 81-83, e c’è da stropicciarsi gli occhi per non restare abbagliati dal risultato finale. Varese vince, Varese vince di nuovo, Varese vince dove non vinceva da otto lunghissimi anni, contro una squadra destinata a mangiarsi tutto – Milano – che, però, sta attraversando un momento difficile. E proprio lì la Openjobmetis è stata bravissima a inserirsi, a reagire ogni volta che l’Olimpia ha provato a mostrare i propri lustrini, ogni volta che qualche campione milanese – Punter, Rodriguez, Hines – ha cercato di sventolare la propria classe davanti ai soldati di Bulleri. Ma questa squadra non si spaventa più, non si scioglie quando viene il difficile e, anzi, ha capito che proprio in situazioni del genere ci si può esaltare. Come di solito accade, in casi del genere, la vittoria ha tanti padri ma è giusto spendere le prime due parole per due uomini che fino a un paio di mesi fa sembravano zavorrati e che invece, anche questa sera, si sono alzati in volo. Uno sta in campo, ed è Michele Ruzzier, MVP della serata e non solo per l’ultima, decisiva giocata vincente; l’altro sta in panchina, si chiama Massimo Bulleri e ha battuto, lui esordiente, il leggendario Messina che tante volte lo ha allenato. Il viso del Bullo, alla fine, si riga di due lacrime significative: ha sbagliato tanto, si è preso una grande dose di critiche, non ha mai mollato e stasera si gode la sua più bella impresa della sua breve carriera da coach. Innegabile come questa Openjobmetis abbia imparato a giocare in modo completamente diverso, innegabile che la presenza di Egbunu in area dia alla squadra un assetto più aggressivo, pericoloso in difesa e variegato in attacco dove “l’alzata” per il nigeriano può essere sempre una opzione. Ruzzier addirittura l’ha utilizzata per provare a chiudere la partita, trovando però l’opposizione del monumentale Hines, ultimo ad arrendersi tra i suoi. Ma nemmeno il pivot che ha dominato in lungo e in largo l’ultimo decennio di Eurolega ha trovato l’opzione giusta per fermare una Varese affamatissima. Che stavolta respira anche guardandosi alle spalle, e sogna osservando quel che c’è più in alto. Ma non è tempo di voli pindarici: domenica si va a fare visita a Reggio e ad Attilio Caja, per salvarsi servono altri punti e prenderli alla Unahotels sarebbe un colpo doppio. Forse definitivo. PALLA A DUE Con Brindisi (e Virtus) vicinissime, a due soli punti, e con la trasferta in Salento di domenica prossima, l’Olimpia di Messina non vuole permettersi distrazioni. Out per infortunio Dealney e Roll, Milano schiera quasi tutti i pezzi grossi, da Rodriguez ad Hines con quest’ultimo affiancato da Wojciechowski sotto canestro e non da Tarczewski, unico “big” a riposo. L’Openjobmetis non ha certo turnover o pretattiche da sfruttare, e così Bulleri – ex di turno insieme a Scola – mette in campo il quintetto base delle recenti march madness, con Egbunu ad affiancare l’argentino. LA PARTITA Q1 – Varese sbatte sul muro difensivo milanese per 3′ e parte ad handicap (7-2) ma trova in Ruzzier l’uomo giusto per darsi una scossa. La Openjobmetis si scalda, pareggia e nella seconda metà del periodo mette addirittura il turbo perché l’Olimpia va in rottura prolungata in attacco: quando Beane e Ferrero colpiscono dall’arco è massimo vantaggio esterno, un clamoroso 13-24. Messina, con due urli, rimette i suoi in bolla (difensiva): negli ultimi minuti l’AX ritrova il canestro per il 18-24 del 10′. Q2 – Anche in questo caso, Varese non esce esplosiva dai blocchi di partenza, ma neppure imbambolata. Di fatto le due squadre si rincorrono, con Milano un po’ più veloce. L’Olimpia, con Leday e i liberi di Punter mette la testa avanti due volte, però Scola punto nell’orgoglio replica dalla parte opposta. Ed Egbunu – canestro in palleggio e stoppatona a Leday – riporta Varese nell’area colorata. Peccato per la “puntura” di Leday quasi sulla sirena, 41-45. Q3 – Dopo l’intervallo si rivede anche in attacco Ruzzier che, lasciato libero, stampa dall’arco il +9. L’Olimpia si affida allora a Punter, aggressivo su Douglas e produttivo in attacco: il duello da Eurolega tra le due guardie è spettacolare, Milano riesce a risalire ma mai a sorpassare perché Varese trova sempre qualcosa di buono. E, addirittura, prova a distendersi con Scola che punisce Leday da lontano e da vicino. Peccato per l’ultimo minuto in cui si scatena Rodriguez: se l’AX è a -6 (63-69) alla mezz’ora il merito è suo. IL FINALE Lo spagnolo inizia così anche il periodo finale nel quale l’Olimpia è ferocissima in difesa contro un quintetto – con Morse, De Nicolao e Beane – un po’ azzardato di Varese. 10-0 di parziale e sorpasso prima di una tripla di Ruzzier e una di Douglas. La OJM si rimette avanti, lucra tre liberi con Strautins ma ne fallisce due (su tre) con Scola e soprattutto, avanti di 4, sbaglia due triple con il lettone e Ruzzier che avrebbero forse chiuso la partita. Così Milano sa di potersela giocare: Ruzzier fa una frittata sbagliando una rimessa e dando a Rodriguez la palla del -2 poi Hines è pazzesco nello stoppare Egbunu servito da Ruzzier sopra il ferro e nel segnare 3 punti (canestro e fallo) per l’81-80 milanese. Ma Ruzzier, sempre lui, brucia il difensore, subisce fallo ma deposita a canestro: la prima decisione sembra per l’annullamento dei due punti ma poi gli arbitri – giustamente – convalidano e danno il libero che Michelino trasforma. Messina chiama il primo timeout della serata e al rientro Milano va per un tiro da due di Datome, ben costruito ma sputato dal ferro. Gli Armani’s restano con gli occhi sgranati a guardare la palla che se ne va, tutta Varese impazzisce di gioia con i giocatori che saltano e si abbracciano di continuo. Manca il “cata sü” per l’assenza dei tifosi, ma siamo sicuri che sui divani e nei salotti di Varese e provincia, sia stata la frase più urlata della settimana. E ora sotto con Reggio Emilia. Damiano Franzetti
  13. Non sappiamo dove sia sparita la Openjobmetis impacciata, sprecona, timida di cui vi abbiamo parlato fino a qualche tempo fa. Non lo sappiamo e non ci interessa perché questa nuova versione biancorossa riesce a regalare emozioni che parevano sopite e soprattutto è capace di correre un po’ più in alto rispetto al precipizio chiamato retrocessione. Varese travolge anche Trento (88-70), riservando ai bianconeri un trattamento ancora più potente di quanto fatto con Sassari e Pesaro, intasca il terzo successo consecutivo – tutti in casa – e almeno per questa volta non chiuderà la giornata nel drappello di coda. Ciò non significa che la lotta salvezza sia alle spalle: la bagarre è sempre molto aperta e sarebbe un errore madornale pensare di essere fuori dalle sabbie mobili con una classifica così corta. Però, dal punto di vista del morale, Varese in questo momento sta benissimo, e sta benissimo anche sul piano del gioco e dell’intensità. La Openjobmetis ha piegato una Trento che sulla carta è più potente, feroce e completa e lo ha fatto sfidandola proprio sul discorso della energia, prima ancora che su quello dei punti fatti. Non è un caso che poi, negli ultimi 6/7 minuti, il divario si sia ampliato fino a toccare il +24: quando i bianconeri sono stati respinti per l’ultima volta, le loro difese sono letteralmente crollate lasciando ai ragazzi di Bulleri lo spazio per i colpi di grazia. Un trionfo, in fin dei conti, che dà ai biancorossi pure il 2-0 negli scontri diretti, anche se l’impressione è che Trento alla fine non resterà impigliata nella battaglia per l’ultimo posto. A firmare il tutto, la prestazione clamorosa del terzetto Ruzzier-Douglas-Beane che sono stati veri e propri motori fuoribordo. Il playmaker ha messo a referto una prova da 20 punti e 6 assist, l’esperto americano ha aggiunto 18 punti (6 bombe) arricchite da una difesa rocciosissima, una costante dell’ultimo periodo. E poi l’esterno ex Roma, sempre un po’ solista ma capace di salire nel tabellino sino a diventare il top scorer del match con 21 punti che hanno fatto ammattire la difesa di Molin. Il tutto condito dalla nuova prestazione da stopper di Egbunu, la cui presenza continua a essere debordante in area colorata (10 punti e 11 rimbalzi) anche contro un lungo celebrato come Williams. Una situazione che permette a Scola di passare una serata “normale” e comunque produttiva. E ora? Ora si va a Milano nel giorno di Pasquetta, appuntamento sulla carta impossibile che però potrà servire a testare ulteriormente la condizione e il nuovo assetto dei varesini, La AX Exchange ha perso, intanto, il big match con Venezia e non vorrà lasciare altro spazio alle inseguitrici, ma è chiaro che avrà un po’ di pressione sulle spalle. Serviranno miracoli, ma a quelli nel caso penseremo da domani. Oggi è tempo di celebrare un’altra vittoria davvero convincente della banda Bulleri, coach che – giustamente – oggi va applaudito dopo le tante fatiche dei mesi precedenti. PALLA A DUE Oltre 20mila euro di incasso per una partita senza spettatori: piccolo record per la Enerxenia Arena grazie all’iniziativa de “Il basket siamo noi” e della società chiamata “Sold out di passione” con quasi mille aderenti che hanno dato il proprio nome alle sagome-tifoso sparse sugli spalti. A referto non ci sono particolari segnalazioni: Bulleri va con il nuovo assetto che prevede Scola da “4” accanto a Egbunu; Molin recupera Martin (non in quintetto) e si affida ai guastatori Browne e Forray e alla potenza di Williams sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – Michele Ruzzier domina i primi minuti di gioco con i primi 7 punti di Varese che scatta forte sul 7-2 e corre sino al 15-4 mostrando i denti in difesa prima ancora che in fase realizzativa. Williams ci mette un po’ a superare Egbunu ma Trento dà segnali sul finale di quarto, 21-13. Q2 – Gli ospiti poi esplodono il parziale a inizio ripresa con uno 0-10 che vale il sorpasso, suggellato da una tripla di Sanders. Presa una sberla però, la Openjobmetis la restituisce con un contro-break di 7-0 in cui brilla Beane, un po’ fuori dai giochi ma efficace palla in mano. Ripreso il vantaggio, Varese non lo molla sino alla pausa lunga con la Dolomiti (benissimo Sanders) sempre incollata: il divario del 20′ (41-36) arriva da due triple di Douglas, poi sfortunato sull’ultimo tiro sputato dal ferro. Q3 – Un passo alla volta, la marcia di Varese si fa importante. Certo, c’è da soffrire perché Morgan mette in croce Strautins e riavvicina i suoi (46-43), però i biancorossi rispondono ai colpi ospiti con un cameo di Scola e qualche folata dei due esterni USA, Douglas e Beane, sempre più in partita e nel frattempo sporcano le percentuali trentine mettendo nel frattempo le mani sulla lotta a rimbalzo. La terza sirena risuona sul 62-50 e lascia spazio a un certo ottimismo. IL FINALE La Dolomiti però non si arrende e replica proprio con il suo capitano, Toto Forray, autore dell’ultima carica della cavalleria ospite. Passata la buriana (2-8 di parziale dopo un cesto iniziale di Beane) Varese però riprende in mano la partita e questa volta in via definitiva. Anche perché, quando Trento comincia a barcollare e a forzare dall’arco, i biancorossi scelgono di dare il colpo finale con i lunghi. L’assist di Beane per l’affondata di Morse è solo l’aperitivo, poi sarà Egbunu l’uomo più cercato e a quel punto i bianconeri chiedono la resa. La OJM tocca anche il +24 con un paio di pezzi di bravura dall’arco di Douglas, poi regala qualche punto a Williams che arrotonda le statistiche. Ma quella che più conta è il risultato finale: 88-70. Olé. Damiano Franzetti
  14. La metamorfosi è completa sia per quanto riguarda il gioco sia (speriamo vada avanti così) per i risultati. La Openjobmetis replica il bel successo ottenuto con Sassari battendo anche Pesaro (81-68) con una certa autorevolezza, soprattutto respingendo ogni tentativo di rientro dei marchigiani, bravi in più occasioni a provare la rimonta ma costantemente stoppati dalla squadra di Bulleri. “Stoppati” è il termine giusto visto che Varese ha fortificato la propria difesa, fino a poche partite fa grande tallone d’Achille, ed è evidente che la presenza di Egbunu in mezzo all’area stia dando parecchi frutti sui due lati del campo. Basti vedere i soli 68 punti segnati dalla Carpegna – con tanto di 6 stoppate rifilate agli attaccanti ospiti (ben 4 di Long John) – oppure il netto cambiamento nella selezione dei tiri: solo 17 conclusioni dall’arco tentate dalla OJM (41% a segno) contro le 41 da dentro l’arco con ben 42 punti segnati in area colorata. Insomma, una squadra completamente diversa nel modo di stare in campo rispetto a un mese fa, e anche meno. Con il nuovo assetto sono in tanti a brillare: Morse è quasi implacabile, Ruzzier sta ritrovando quella sicurezza che forse non aveva mai avuto fino a qui mentre il nuovo arrivo Egbunu lascia più e più volte il segno anche contro un giocatore forte e temuto come Tyler Cain. E poi ci sono i veterani: Scola, dopo due partite complicate dal punto di vista personale, ha ritrovato punti (20) e una sorta di doppia dimensione tra il perimetro e le tacche, Douglas ha segnato poco (3 punti nei primi 39′) giocando ugualmente da leader, per poi prendersi la scena sulla tripla che ha definitivamente abbattuto Pesaro. Chi paga dazio è, invece, ancora De Vico al secondo match consecutivo senza mettere piede in campo, ma gli spazi per lui (e Ferrero) sono forzatamente ridotti in questo momento. Un successo quindi ancora pesante per una Openjobmetis che sta dimostrando nei fatti di voler provare a salvarsi a tutti i costi. Ed è quasi un peccato che domenica prossima i biancorossi restino a guardare le rivali per via del “buco di calendario” causato dalla sparizione di Roma. L’augurio è che Ferrero e soci non perdano l’abbrivio anche perché al ritorno sul parquet – domenica 28, sempre a Masnago – ci sarà una diretta rivale della zona calda, Trento, oggi ferma per lo stop imposto al Banco Sardegna (causa Covid). La strada per restare in Serie A è ovviamente ancora lunga, ma è assolutamente reale e concreta. Sta a Varese percorrerla fino in fondo, con partite del genere che sono senza dubbio corroboranti. PALLA A DUE Nessuna novità in casa varesina al momento di scendere in campo: Egbunu resta titolare dello spot numero 5 affiancato da Scola in ala alta, con l’argentino impegnato in un duello generazionale con Henri Drell, vent’anni esatti in meno. Ruzzier e Douglas sono le guardie anche se la marcatura dei diretti avversari (Robinson e Filloy) non è sempre speculare. Gli ex: Cain se la vede con Egbunu, Tambone parte di rincorsa su indicazione di Paolo Calbini che sostituisce Repesa in panchina. Note a margine: in parterre anche Andrea De Nicolao a tifare il fratello Giovanni; in società rientra nel consiglio di amministrazione Fabrizio Fiorini che sostituisce Marcello Laudi (la “famiglia” è sempre quella del consorzio). LA PARTITA Q1 – Luis Scola si prende la scena del primo quarto: l’argentino è una sentenza sia perché segna 13 dei 26 punti biancorossi, sia perché elimina Filipovity, presto seduto con tre falli. Pesaro inizia meglio ma trova la rapida risposta di Strautins, poi Scola apre il fuoco ben assistito dai compagni e la Openjobmetis scappa anche a +11. La sirena arriva sul 26-18 che sembra quasi risicato. Q2 – L’attacco fluido visto nella prima fase non si ripete al rientro: Pesaro stringe le maglie dietro, la OJM mostra minori idee ma si tiene davanti nel punteggio, resistendo anche quando Robinson arma la mano dopo un avvio trasparente. Passata la sfuriata, Varese ritrova la via del canestro, chiudendo avanti 40-28 (quindi incrementando il margine) sfruttando anche un Morse presente dentro all’area. Q3 – Dopo l’intervallo è il momento di Egbunu. Il pivottone nigeriano parte con due erroracci (sbaglia schiacciata e appoggio in due azioni) ma poi si rianima, fa canestro con il gancio, riceve e segna sopra al ferro e – soprattutto – riesce a mettere la museruola in difesa a Cain, quasi sorpreso da tanta energia. Come in ogni periodo, anche in questo la Carpegna ci prova con la freschezza di Drell e l’esperienza di Delfino ma non basta: alla sirena è 61-49 interno. IL FINALE Morse allunga subito il margine, Pesaro resta un po’ interdetta forzando qualcosa in attacco e così la Openjobmetis corre sino al massimo vantaggio, +17 (67-51) quando anche Beane taglia in due la difesa. Ma con la Openjobmetis non si può mai stare tranquilli: Robinson arma il braccio da lontano e sigla due triple che costringono Bulleri al timeout. Peggio, perché un pasticcio sulla rimessa dà a Pesaro altri punti facili e la sicurezza di poter affrontare la volata per la vittoria. Lo scatto ospite arriva quando in attacco Varese torna a faticare e così il margine si riduce e diventa pauroso quando gli arbitri assegnano un dubbissimo antisportivo a Ruzzier (con Pesaro a zero falli nel periodo…) che ricorda l’amarissimo finale con Treviso. E quando Filloy sigla il -4 dalla lunetta dopo rimbalzo d’attacco, i biancorossi vedono i fantasmi. Però questa Varese sa anche rinsaldarsi al momento giusto: Ruzzier “elimina” Filipovity (quinto fallo) e converte i liberi, Pesaro forza e sbaglia mentre Douglas, sornione, esplode una tripla “issima”: bellissima, difficilissima e pesantissima. Un colpo secco sul quale la Carpegna piega le ginocchia tanto da perdere anche il vantaggio nel doppio confronto, con gli stessi due – Ruzzier in lunetta e Douglas da lontano – a completare l’opera per l’81-68. Damiano Franzetti
  15. Graffiante in difesa, precisa al tiro, attenta a variare le soluzioni in fase d’attacco: è una Openjobmetis inattesa e per certi versi inedita quella che sorprende Sassari (89-74) e si guadagna due punti d’oro nella corsa salvezza con una partita – finalmente – di grande valore. La squadra di Bulleri, spesso sforacchiata dalle avversarie, tiene a soli 74 punti segnati l’attacco del Banco Sardegna, ovvero il migliore della Serie A, costringendo alla resa il grande ex Gianmarco Pozzecco e una squadra che arrivava da otto successi consecutivi in campionato. Sul match hanno pesato le assenze tra le fila ospiti (Bendzius e Treier) ma questo non deve sminuire la partita di Varese che pur con un avvio non certo roccioso in retroguardia, ha saputo trovare tante contromisure e attutire l’impatto degli attaccanti ospiti. Burnell e Gentile si sono fermati a 7 punti, lo stesso spauracchio Bilan ne ha realizzati 15 sbagliando però molto e pure Spissu – il migliore dei suoi – ha trovato strisce difficili braccato da un Ruzzier decisamente più tonico del solito. Brava a risalire dopo i break sassaresi del primo quarto, la Openjobmetis si è poi messa nelle mani di un poderoso Douglas, e l’ex Knicks stavolta non ha tradito le attese, non solo per i 22 punti segnati ma anche per l’esempio dato in difesa (si è speso spesso su Burnell oltre che sui pari ruolo). Così Varese ha saputo anche “nascondere” le difficoltà di Scola, ancora spaesato dopo il cambio di ruolo, anche perché sotto i tabelloni Egbunu – talvolta ancora “pollo” – ha fatto legna (9 rimbalzi) e messo a disposizione una buona copertura del canestro. Con il passare dei minuti quindi, i biancorossi hanno iniziato a credere nel colpaccio, anche se il vero momento decisivo è arrivato in avvio di ultimo periodo, quando Sassari ha piazzato un break e si è rimessa al comando ma Varese ha reagito con altrettanta veemenza. Un atteggiamento diverso, ringhiante, quasi cinico che ovviamente si spera di ritrovare anche nei prossimi scontri, cruciali per evitare l’ultimo posto. Varese non dovrà viaggiare, perché il calendario metterà prima Pesaro e poi (dopo una pausa) un’altra pericolante, Trento, sulla strada della Enerxenia Arena. “Si può fare”, alla luce del match con Sassari, a patto che la strada intrapresa questa sera venga confermata, imparata e percorsa dalla banda-Bulleri anche nel futuro prossimo. E intanto, un po’ di pressione ora ce l’hanno anche le rivali. PALLA A DUE È un Banco di Sardegna con qualche problema di organico quello che Pozzecco deve schierare a Masnago: Bendzius è infortunato ma anche Treier non fa riscaldamento per un problema muscolare. Ospiti a trazione azzurra con Spissu e Gentile mentre Bulleri ha tutti i suoi effettivi e inizia con il quintetto che prevede Scola da ala forte affiancato da Egbunu. A Long John l’ingrato compito di marcare Bilan. LA PARTITA Q1 – Bulleri chiede timeout dopo pochi minuti per urlare nelle orecchie dei suoi giocatori, troppo morbidi nell’approccio difensivo e poco incisivi in attacco. Dopo una reazione, Varese rischia di finire sotto (11-20, Bilan e Happ 6 a testa) ma l’ingresso di De Nicolao dà una scossa che permette ai biancorossi di riavvicinarsi sino al 18-22 della prima pausa. Q2 – Varese aggiusta (un pochino) la difesa ma soprattutto scalda la mano dall’arco soprattutto con Douglas, che in difesa si spende anche su Burnell e che in attacco guida i biancorossi a suon di triple. Così, dopo uno scatto in avanti di Sassari, la OJM recupera terreno, sorpassa, trova punti da Ruz e Strautins e sembra completare un break. Negli ultimi possessi però l’onda varesina si ferma, Happ accorcia e Gentile segna la prima bomba ospite per il 41-39. Q3 – Al rientro la Dinamo prova subito a spaventare Varese, torna sopra nel punteggio e soprattutto riaccende la mano dall’arco con Kruslin e Spissu che, con due triple, siglano il 47-49. Come prima, e come avverrà poi, la OJM però trova la reazione anche con gli uomini che non ti aspetti: Morse commette qualche baggianata ma è pronto anche a colpire, Ruzzier trova le serpentine giuste, Ferrero esplode la tripla e in fin dei conti è 62-56 biancorosso. IL FINALE Nei primi minuti dell’ultimo periodo, probabilmente, si decide tutto: Sassari piazza un parziale di 0-8 firmato da Spissu e Bilan ma la Openjobmetis replica con veemenza al sorpasso ospite (62-64). Tripla di Ferrero, piazzato di De Nicolao, acrobazia di Beane, schiacciata di Egbunu su assist di Douglas. Sberloni a una Dinamo che forse non si aspettava una reazione simili: stavolta sono gli altri ad affrettare i tempi e a forzare i tiri. Varese regge a rimbalzo, sussulta sui contropiedi di Douglas e Ruzzier e può davvero urlare di gioia quand’anche Scola centra la tripla frontale su un’ultima e disperata difesa sassarese. Un’altra bomba – di Douglas – arriva a partita chiusa, giusto per arrotondare un clamoroso +15 e a dare la palma di migliore alla guardia americana. Damiano Franzetti
  16. La quattordicesima sconfitta in 19 partite della Openjobmetis di quest’anno – mettiamo subito le cifre che fanno malissimo ma forse vanno tenute a mente – arriva sul campo della Virtus Bologna (85-76) ma non è poi tanto diversa da quella di due settimane fa, in casa contro l’altra formazione del capoluogo emiliano, la Fortitudo. Una partenza a razzo, con mani torride e triple ben costruite, seguita da un lungo deserto di idee e di canestri (appena 8 punti nel secondo periodo con 1/11 da 3: è il manifesto della sconfitta) che fanno crollare le – già poche – speranze e permettono all’avversaria di turno di prendere il comando e controllare il match senza troppa fatica. Dopo un lungo periodo in palestra, speso per inserire meglio Egbunu (missione riuscita, questa) e per provare a costruire un gioco nuovo, sul parquet della Segafredo Arena si vede lo stesso, identico vizio di prima: l’abbondanza estrema di tiro da 3 punti, con percentuali troppo altalenanti per essere un’arma decisiva. Tre dati, infatti, non devono ingannare: i 9 punti di distacco finale, il buon 36,8% dall’arco e i 19 punti di Toney Douglas. Tutto vero sulla carta, nulla di più falso per quanto riguarda l’impatto sulla partita perché Bologna è stata a lungo avanti, anche di 20 punti e perché il giocatore americano, con le prodezze dell’ultimo periodo, ha raddrizzato il tabellino proprio e quello di squadra. Ma prima, quando la Virtus scappava senza troppi problemi, Douglas ammaccava ferri a ripetizione, per altro in buona compagnia. Rispetto al recente passato, Varese ha comunque cambiato qualcosa e questo lo si è visto fin dal quintetto base: Egbunu titolare in mezzo all’area e Scola ala forte in avvio e non solo. Il risultato è a due facce: il pivot è stato autore di una buona partita (13 punti, 6 rimbalzi, 4 falli subiti) ed è servito – a intermittenza – a dare un gioco più interno alla squadra. L’argentino, riportato nel suo antico ruolo (più dispendioso), è sembrato un po’ a corto di energie e ha chiuso con 12 punti trovando solo un paio di guizzi da centro area, laddove aveva costruito la sua posizione di capocannoniere. Mosse quindi che andranno riviste contro squadre più alla portata perché questa Segafredo è purtroppo di un altro pianeta: basti pensare che alcune delle stelle bianconere (Markovic, Teodosic, Ricci, Hunter) hanno avuto un impatto limitato sul match che però è stato deciso dalle prodezze degli altri, Adams su tutti. Pagato lo scotto della trasferta bolognese, ora Varese dovrà preparare un’altra gara difficilissima, quella casalinga contro la Sassari di Pozzecco, tradizionale osso molto duro per i biancorossi. Il Banco, tra l’altro, ha vinto stasera la sfida con Venezia nella riedizione della finale 2019, tanto per far capire che i sardi non scherzano. E non scherzeranno nemmeno alla Enerxenia Arena. PALLA A DUE Ci sono diverse annotazioni da fare nel pre-partita. Anzitutto non c’è Sasha Djordjevic sulla panchina bianconera a causa di una indisposizione (non c’entra il Covid-19), con il coach serbo sostituito dal vice Bjedov. Poi c’è Anthony Beane abile e arruolato, come avevamo segnalato alla vigilia: starà in campo metà partita. Infine nel quintetto biancorosso trova posto John Egbunu accanto a Luis Scola utilizzato da ala forte; confermati invece i tre esterni. Bologna va con Belinelli dall’inizio accanto a Markovic in regia mentre Pajola, a referto, non è utilizzabile. LA PARTITA Q1 – L’avvio varesino è davvero buono, seppure dipendente dal tiro pesante. Va detto che la Openjobmetis seleziona bene i tiri e così scappa con le triple: 5 da 5 giocatori diversi. Manca all’appello però Ruzzier che, battezzato, sbaglia a ripetizione. La Virtus, paziente colma il divario con Weems e Alibegovic mentre anche Egbunu si fa notare. Varese tiene il vantaggio, minimo, al decimo: 19-21. Q2 – Quel “21” però rimarrà per altri 6′ sul tabellone, segno di un inceppamento totale in attacco dell’OJM che prosegue nel tiro pesante ma lo fa per mancanza di alternative. Arrivano così tante forzature mentre la Segafredo sorpassa e allunga, ancora non in modo decisivo, con un Adams inarrestabile (10 punti tra entrate spettacolari e triple). Gli arbitri annullano l’ultimo cesto di Hunter ma il divario di metà gara è 39-29. Q3 – La differenza sta nelle guardie: Belinelli, dopo un cattivo avvio, segna 13 punti in un amen mentre Douglas e Ruzzier continuano a non pungere in attacco. Bulleri rispolvera De Nicolao e poi lo rimette a sedere senza un perché; per fortuna Beane trova un paio di raid e, almeno a punti segnati, Varese si muove. La Virtus però va il doppio con Gamble e con il solito Adams che fissa il 68-48 a tre quarti di gara. IL FINALE Il quintetto con Ferrero e Morse rosicchia qualche punto, ma appena Bologna vede una reazione torna a dettare legge almeno fino a metà dell’ultimo periodo, quando i padroni di casa salgono per un’ultima volta a +20 prima di sedersi. Varese, che non ha più nulla da perdere, si affida mani e piedi a Douglas che stavolta – ma è tardissimo – inizia a martellare il canestro avversario. 13 punti e Openjobmetis arrivata anche sotto i 10 di svantaggio, con Ruzzier che completa il suo rapporto conflittuale con il canestro tirando cortissimo il libero del possibile -8. Ma a questo punto, un cesto in più o uno in meno non fa differenza: 85-76, Varese resta ultima. Damiano Franzetti
  17. Trovare una logica in sì tante illogicità stasera è davvero un’impresa. Ci proviamo per induzione. 67 punti segnati sono la peggior prestazione offensiva della stagione, al pari di quella esperita a Cremona. Era il 18 ottobre 2020: dopo 4 mesi Varese ha riscoperto cosa voglia dire non avere un’alternativa offensiva a Luis Scola. Lo ha riscoperto contro la valenza in retroguardia più inaspettata delle tante ospitate qui a Masnago: quella di una Fortitudo considerata farfallona quasi per antonomasia. È stata una grande lezione di coach Luca Dalmonte: anche chi non è portato per difendere può cambiare, se vuole. Anzi: se riesce. Trentasei tiri da 3, 20 da due. Anche nella pallacanestro del ciapa e tira il dato evidenzia uno squilibrio non tollerabile, indice di una difficoltà estrema nel trovare soluzioni. Triplicato il Luis olimpionico, alla Effe è bastato osservare come la Openjobmetis riuscisse a complicarsi la vita da sola. Con passaggi molli e facilmente intercettabili (14 palle perse), con esitazioni incredibili, con la lentezza (salvo il primo quarto) della circolazione di palla. Poi hai voglia a non tirare da tre, via di fuga che i mali li nasconde solo quando le conclusioni entrano… Dai tre minuti scarsi di Ferrero ai 33 abbondanti di Douglas, oggi hanno toccato il parquet ben 10 atleti. Bologna nel frattempo ha giocato in otto… Si è abusato dei quintetti piccoli, si è cercato di cavalcare l’opzione Scola-Egbunu, si è provato a spostare Strautins da ala piccola ad ala forte, si sono rispolverati dalla naftalina il capitano e De Nicolao, appurato che per alcuni dei loro compagni non fosse giornata. Ebbene: nessun quintetto stasera ha dato l’impressione di poter essere meglio degli altri. E questo è tragico. I tre piccoli sono stati sovrastati dalla fisicità ospite, l’opzione Scola-Egbunu ha favorito il primo parziale a favore dei biancoblù, Strautins è ormai una causa persa ovunque lo si faccia giocare, il recupero tardivo dei due esodati non poteva che non produrre effetti: la frittata era già fatta. Insomma: dal particolare al generale, le difficoltà che sta incontrando Massimo Bulleri sono davvero enormi. Evidenti. Non più celabili. Le questioni tecniche sul piatto sono sempre le stesse (e oggi non stiamo trattando la difesa, nell’occasione non certo ermetica, infilzata a più non posso sotto canestro e nonostante la Lavoro Più abbia tirato con il 18% da tre… ). Gli acquisti in corsa, indispensabili a concedergli almeno una parte di “materiale” non scelto da altri, hanno cambiato poco o nulla: Beane, pur non malvagio, ha ingolfato il reparto guardie; Egbunu non è un giocatore pronto per giocare in Europa, tantomeno nella squadra più in difficoltà del campionato italiano. In tutto questo le rotazioni sono aumentate a dismisura e il coach toscano ha dato prova di saperne beneficiare finora solo nella battaglia contro Cremona. Per il resto grande confusione: alcuni elementi si sono persi per strada (Strautins sicuramente e De Nicolao in parte), Morse è stato accantonato e la scossa dalla panchina non arriva quasi mai. Una Varese che non riesce a risolvere i propri problemi non potrà mai salvarsi. Cambiare l’allenatore non è mai stata un’opzione contemplabile dalla società e non lo sarà mai più a questo punto. Ora ci sono due settimane per lavorare: la campanella dell’ultimo giro però è suonata stasera. Stasera che Varese è davvero sul fondo. Con le scuse - pure quelle sacrosante, quelle che derivano da 6 partite in 17 giorni - a sfumarsi e poi perdersi nella nebbia del burrone che c’è sotto di lei. Fabio Gandini
  18. Sette giorni dopo la clamorosa e intensissima vittoria su Cremona, la Openjobmetis riveste i panni dimessi già mostrati prima del focolaio di Covid, quelli per intenderci indossati nelle sciagurate sconfitte interne con Reggio Emilia e Treviso. Il teatro è lo stesso di allora, l’Enerxenia Arena, dove questa volta passa la Fortitudo Lavoropiu in modo netto e meritato (67-79): se questa doveva essere una partita-salvezza, beh, basta valutare risultato e andamento per capire quale sia la squadra che rischia pericolosamente la retrocessione e quella che invece è destinata a mesi più sereni (ammesso che nella Bologna biancoblu si possa vivere tranquilli). La Openjobmetis infatti offre una ripresa a dir poco imbarazzante: dopo metà partita alla pari (ma con trend negativo nel secondo periodo), gli uomini di Bulleri restano senza uno straccio di idea nell’attaccare la difesa ospite, realizzano appena 8 punti nel terzo quarto – altra brutalità già vista – ed escono di fatto dalla lotta per la vittoria. Bologna, brava in fase difensiva, si accontenta così di qualche colpo di acceleratore tirando molto bene da dentro l’area e dalla media (sfiorato il 70% da 2) per intascare due punti utili per risalire la classifica. Il contrario di una Varese che torna ultimissima, a pari punti (10) con Cantù ma con doppio confronto negativo, e che appare tornata in grave difficoltà. Scelte incomprensibili nella selezione di tiro (36 tentativi da 3 punti, appena 20 da 2), forzature, palle perse ferali anche in uscita da timeout, scarichi prevedibili, nessuno in grado di mettersi in proprio per dare una sferzata. Chi ci ha provato, come Douglas e in parte Strautins, non ha cavato un ragno dal buco; Scola ha offerto un bello sprint iniziale ricadendo poi nell’antico problema della copertura dell’area mentre Beane non ha ripetuto le recenti prodezze. Bulleri, ancora una volta, non è mai riuscito a variare l’inerzia della gara arrivando anche a ingarbugliare i quintetti (a un certo punto ce n’è stato uno con quattro play-guardia insieme a Egbunu…) e a gettare nella mischia Ferrero e De Nicolao – dopo averli ignorati per 25′ – a partita ampiamente indirizzata. Insomma, confusione anche dalla tolda di comando ad aggiungersi a quella in campo dove tutto sommato il povero Egbunu è stato tra i meno peggio (4 punti, 3 stoppate, 7 rimbalzi). Ma non sembra questo il profilo di giocatore in grado di proteggere Scola – che tanto, da ala forte, può offrire solo qualche minuto – e di dare una svolta al campionato biancorosso, tornato gramo dopo gli exploit della scorsa settimana. Ora c’è la pausa per le nazionali: Varese potrà tirare il fiato – anche questa sera la differenza di energia con Bologna è parsa evidente – e provare a recuperare sia la condizione sia il discorso tattico. Però Bulleri deve cambiare marcia, e i giocatori pure, perché il campionato ripartirà con la sfida impari (ed esterna) con la Virtus di Teodosic e Belinelli. E in saccoccia c’è la misera di cinque vittorie. PALLA A DUE John Egbunu mantiene il proprio posto a referto ai danni di nuovo di Anthony Morse, con Bulleri che preferisce tenere a propria disposizione tutti gli esterni. Il quintetto è quello solito di questa parte di stagione mentre sul fronte opposto c’è l’atteso ex Adrian Banks tra i titolari accanto a Fantinelli. Sotto canestro il primo duello è tra Scola e Hunt. Prima del match si rivedono gli ultras biancorossi che si posizionano all’esterno del palazzetto per cantare qualche coro e accendere un paio di fumogeni, senza comunque creare problemi. LA PARTITA Q1 – Sembra una gran bella Openjobmetis quella che si affaccia alla partita, ma il giudizio positivo sarà limitato al quarto di avvio. Scola colpisce a ripetizione e quando la difesa decide di triplicarlo apre il campo per i compagni. Varese tocca il +10 e sbaglia anche qualche tiro di troppo, così la Effe riesce a risalire restando tuttavia sotto nel punteggio (26-19 alla prima pausa). Q2 – Nel giro di qualche minuto però la Lavoropiu ristabilisce la parità e mette avanti la testa in qualche occasione; la OJM segna con il contagocce (appena 12 punti) complice il tremendo 0/8 dall’arco. Bologna avanza con gli italiani (Fantinelli, Aradori, Baldasso) e chiude in vantaggio a metà gara 38-39, anche perché Douglas scivola sull’ultimo tentativo. Q3 – L’equilibrio però va a farsi benedire fin dai primi possessi del terzo quarto: Bologna ritrova un po’ di mira da tre punti e trascinata da Banks (11 punti in 8’30”!) infila un parziale di 0-14 interrotto da una tripla di Strautins, a sua volta rimasta isolata. Un’altra bomba di Douglas nel finale di quarto e due punti di Scola da sotto canestro – dove Varese non va praticamente mai – concludono il calvario varesino: 46-61. IL FINALE Servirebbe, nei 2′ di intervallo, ritrovare tutto quanto si è perso per strada: precisione, idee, cattiveria agonistica, voglia. E invece Varese torna in campo con la stessa faccia e con le stesse, strampalate, geometrie. Gli unici sussulti arrivano dalle stoppate di Egbunu e da De Nicolao, buttato in campo alla speraindio (rubata, canestro, tripla) da un Bulleri in confusione. Nulla però di continuo, di preparato, di lineare: alla Effe basta proseguire sulla propria strada per tagliare il traguardo senza forzare, 67-79. Damiano Franzetti
  19. Con poca benzina nel motore, la Openjobmetis chiude a due la propria striscia di vittorie senza riuscire a compiere l’impresa sul campo di Brescia. Il recupero della prima giornata di ritorno è vinto senza grossi problemi dalla Germani (98-83) che comanda nel punteggio dall’inizio alla fine e consolida così una classifica che va via via migliorando sotto la guida tecnica di Maurizio Buscaglia. Sarebbe però sbagliato pensare a una partita a senso unico, nel senso che – pur con le armi spuntate – Varese non ha rinunciato a giocare, tenendo il campo con dignità nei primi due periodi e anche aggrappandosi alle prodezze balistiche di Douglas per dare un po’ di pepe alla gara. Sotto anche di 21 punti infatti, gli uomini di Bulleri sono stati in grado di risalire sino al -7 con una serie di triple della guardia americana, ben spalleggiata in attacco da Beane e a tratti da Scola. Quando però la Openjobmetis ha perso due palloni banali, per la Leonessa si è riaperta la strada verso la vittoria, tutto sommato come da pronostico. Ora Varese dovrà provare a recuperare le forze perché domenica 14 a Masnago arriverà la Fortitudo Bologna, una delle squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere: quella, molto più che questa con Brescia, sarà una partita da disputare puntando solo al successo. Certo i biancorossi dovranno puntellare per quanto possibile una difesa collettiva che anche questa sera ha mostrato i propri limiti, concedendo a lungo ai bresciani percentuali alte da lontano con Chery e Burns protagonisti (i dati finali sono un po’ fuorvianti: rimane l’ottima prova dall’arco di Varese). E anche sotto canestro non sono mancati i problemi perché quando la partita era in bilico la Germani ha vinto la lotta a rimbalzo mentre, a protezione del ferro, l’esordiente Egbunu non è certo stato autore di una partita memorabile. Capita, all’esordio assoluto in Europa, ma l’impressione che si è avuta è che Morse in questo frangente potesse essere più utile alla causa: vedremo se sarà ancora tra loro il ballottaggio per domenica. Male, ancora una volta, il pacchetto degli italiani con il solo Ruzzier a tenere discretamente il campo (seppure con una prova da 5,5): De Vico, Ferrero e De Nicolao hanno offerto davvero troppo poco. Così non va: le fortune della Openjobmetis passano anche da loro. PALLA A DUE C’è John Egbunu a referto per la Pallacanestro Varese, esordiente in un campionato europeo e preferito nella circostanza a Morse visto che Bulleri preferisce imbottire come di consueto il reparto esterni. Il quintetto base non cambia rispetto al solito, con De Vico ad affiancare Scola vicino a canestro. Buscaglia dalla parte opposta recupera pienamente Burns (decisivo) e anche Kalinoski nonostante una caviglia non al meglio. Chery è in regia, dentro anche l’ultimo arrivato Wilson. LA PARTITA Scatta subito forte la Germani (3-10) un po’ perché Chery ha mano calda fin dall’inizio, un po’ perché Varese si accontenta di tiri pigri dall’arco. Bulleri ferma il gioco e alla ripresa è Ruzzier a riavvicinare i suoi. La Leonessa però non si fa acchiappare perché Burns risponde a Scola e i biancoblu chiudono 24-16 al 10′. Al rientro Varese ci prova ma non riesce a risalire oltre il -6. Egbunu, entrato già nel primo quarto, sigla i primi 2 punti ma resta spesso “preso in mezzo” in difesa. Tra i padroni di casa piace Willis che non spreca un pallone mentre Brescia continua a dominare a rimbalzo d’attacco. Intanto comincia a scaldarsi Douglas e alla pausa lunga è 48-36. Il terzo periodo però, sembra quello di qualche tempo fa: Varese non riesce praticamente mai a fare canestro e così la Germani, dopo qualche tentennamento, trasforma il suo vantaggio in una fuga. Sono le triple a spingere la formazione di Buscaglia (4/7 nel parziale) con Bortolani, Burns e Chery che si aggiungono a Moss. Quando tutto sembra perso – +21 interno – Douglas decide che è tempo di cambiare marcia: l’americano infila tre bombe su quattro (e quella sbagliata è in corsa, sulla sirena da 9 metri) e riapre la gara, 72-58. IL FINALE C’è ancora un po’ di Douglas in avvio, poi il pallino dell’attacco biancorosso finisce nelle mani di Beane che riprende la vena offensiva mostrata con Cremona. Su una sua tripla (non a segno) c’è il fallo di Moss e dopo quei liberi Varese arriva sino al -7 (76-69 al 33′), risalendo ben 14 “gradini” rispetto al massimo svantaggio. Però, per completare l’opera, servirebbe una prova perfetta che non arriva: Douglas si fa intercettare un passaggio, Ruzzier si crea un buon tiro ma lo sbaglia e così Sacchetti riallunga dall’arco. L’ultimo lampo è ancora di Beane per un effimero -10, poi Burns si prende anche gli ultimi applausi e chiude la contesa, 98-83. Damiano Franzetti
  20. Assurda, pazzesca, tremenda, favolosa, irreale: scegliete voi l’aggettivo per definire la vittoria della Openjobmetis – la seconda consecutiva, in appena 4 giorni – ai danni della Vanoli Cremona. 110-105 il finale che contiene in sé tanti dei termini di cui sopra: un punteggio per raggiungere il quale sono serviti due tempi supplementari e una infinità di colpi di scena dall’una e dall’altra parte. Alla fine la spunta Varese, tornata così nel giro di un amen in piena lotta-salvezza dopo che la sconfitta di Cantù aveva allontanato la squadra di Bulleri dal gruppo delle altre pericolanti. Nel momento più buio però, ecco arrivare la risalita nonostante una condizione fisica resa approssimativa dal Covid (non dimentichiamolo). Difficile elencare tutto quello che è accaduto all’interno della Enerxenia Arena, dove si sono registrati ben 16 sorpassi al comando del match e 11 situazioni di parità, con entrambe le squadre che hanno avuto l’occasione di chiudere in anticipo i conti. Varese può recriminare sulla serie di liberi sbagliati sul finire del quarto periodo, Cremona invece si flagella per aver concesso a Strautins il rimbalzo-canestro sul filo del 40′ che è valso il prolungamento (87-87). E ancora la Openjobmetis a mangiarsi le mani 5′ dopo con una brutta gestione del possibile pallone della vittoria affidato a Beane, ma l’ex romano non va assolutamente colpevolizzato, anzi. Proprio lui, insieme a Luis Scola, è il grande protagonista del successo: 27 i punti dell’esterno, 30 quelli del “General” argentino pareggiato in questo dato dall’altro veterano in campo, Peppe Poeta, anima di una Vanoli che continua a perdere i finali punto-a-punto e che ora si ritrova invischiata nella zona pericolosa. Bulleri, che ha provato ad accorciare le rotazioni (non entrato De Nicolao), ha avuto poco dagli italiani ma ha trovato belle risposte anche da Jakovics, vedendo così premiata la scelta di imbottire il reparto piccoli invece di sacrificare una guardia per Egbunu. Su questo, il coach di Cecina – spesso nell’occhio del ciclone – ha avuto ragione e gliene va dato atto. Ma la Openjobmetis sembra rinfrancata anche sotto l’aspetto mentale: forse il covid ha tolto pressione a Ferrero e soci, forse l’ultima posizione ha risvegliato l’orgoglio di giocatori che (a quanto si può vedere da fuori) sono stati capaci di fare gruppo per provare la risalita. La strada, ovviamente, è ancora lunghissima e la Openjobmetis resta in fondo al gruppo, però con qualche certezza in più rispetto al recente passato. Ora i biancorossi dovranno mettere in atto un ulteriore sforzo, visto che tra tre giorni saranno di nuovo in campo a Brescia nel recupero della prima di ritorno. E domenica ancora a Masnago contro la Fortitudo in un ritmo folle, ma voluto dalla Legabasket, alla quale la società si è adeguata. Serve dunque un capolavoro fuori dal parquet, nel gestire la fatica, il recupero e allo stesso tempo nel preparare l’incontro del PalaLeonessa dove finalmente esordirà Egbunu. Ma affrontare questa maratona con il sorriso, è già tutta un’altra cosa. PALLA A DUE Confermate le indicazioni della vigilia in casa Openjobmetis dove l’ultimo arrivato John Egbunu torna a sedersi a fondo panchina, fuori dal referto. Bulleri sceglie dunque i cinque stranieri già schierati con Brindisi e non varia il quintetto base classico con i due ex Ruzzier e De Vico. Galbiati sul fronte opposto recupera un acciaccato TJ Williams, schiera l’omonimo Reigarvius (Williams) da 5 al posto di Lee e mette l’ennesimo ex, Mian, sulle tracce di Strautins. LA PARTITA Scatta meglio la Vanoli dai blocchi di partenza, con un parziale di 3-11 che consiglia a Bulleri di fermare il gioco, visto lo sparacchiare sterile di Varese dall’arco dei tre punti. I consigli servono: la OJM mette a segno un parziale di 11-0 e va a comandare con un tonicissimo Jakovics (21-18). I biancorossi provano anche a scappare in avvio di ripresa ma il 28-19 resterà il massimo vantaggio, per altro subito suturato da Mian e dalla mano morbidissima di Hommes. Con la Vanoli in rimonta, Varese si scuote una prima volta con Scola e Beane ma paga dazio quando ancora Hommes e poi Poeta siglano il sorpasso a fil di sirena, 48-49. Poco male, la OJM torna avanti in avvio di terzo periodo, scava un piccolo solco con i tiri liberi mentre le percentuali dal campo scendono da ambo le parti, e trovano Scola piuttosto pronto nonostante i tre falli sul tabellone. Sul fronte opposto però, Poeta inizia a scaldare la mano e a prendersi responsabilità anche se sulla sirena arriva il guizzo di Douglas per il 67-64. IL QUARTO PERIODO Il testa-a-testa perdura anche in quello che dovrebbe essere l’ultimo periodo, con Poeta ormai comandante in capo su tutti i palloni gestiti dagli ospiti. Qualche giro di errori rallenta il punteggio, Douglas trova un gioco da 3 punti ma l’allungo che sembra buono arriva sulla tripla di Jakovics a 4′ dalla fine. Varese però, con un 1 su 4 di Ferrero, ha già svelato la trama che la costringerà a soffrire, il fare cilecca dalla lunetta. Scola farà 0 su 2 in una circostanza ma il passaggio a vuoto più grave è di Douglas, altro 0-2 sull’85-84 quando sembra basti poco per chiudere i conti. Sul rovesciamento di fronte invece Cournooh imbuca dall’angolo la tripla che mette Varese in ginocchio a 5” dalla fine (85-87). L’ultimo assalto è di Douglas che sbaglia in entrata ma Strautins è mostruoso nel cogliere il rimbalzo e segnare, saltando in tempo zero dopo il primo atterraggio: overtime. I SUPPLEMENTARI Cournooh, ancora lui, segna ancora dall’arco e dà nuova speranza a Cremona ma stavolta c’è anche Ruzzier a infilare la tripla e ridare vigore a Masnago. Si pareggia 92 e poi ancora a 95, Varese ha 24” per provare a giocare l’ultimo possesso che però si risolve in un isolamento di Beane in palleggio concluso con un tiro in sospensione poco convinto: 87-87. Lo stesso Beane però brucia la retina dall’arco in avvio del secondo overtime; poco dopo arriva un antisportivo a Morse, con R. Williams che sbaglia i liberi ma con Poeta che non perdona dall’arco. Serve il massimo sforzo possibile, in queste condizioni: Scola segna i liberi poi ancora Beane esplode il tiro da lontano che vale platino, come di platino sono gli ultimi due personali dell’argentino perché nel mezzo Palmi (poco prima autori di un triplone) fallisce l’ennesimo assalto. Termina così 110-105, senza energia ma con tanta, tanta gioia. Damiano Franzetti
  21. Dite la verità: vi ricordavate ancora come si fa a esultare dopo una partita vinta della Openjobmetis? Dopo un digiuno infinito, questa sera quell’antica gioia è tornata d’attualità, perché Varese è riuscita a conquistare i due punti, per di più sul campo amico di Masnago che era tabù dalla prima giornata con Brescia, eccezion fatta per il successo poi cancellato contro Roma. A cadere è la Brindisi di Vitucci, rimontata e superata sino al 76-74 finale, un punteggio rimasto in bilico fino a che l’ultimo tentativo – di Darius Thompson – è andato largamente sbilenco, evitando un’altra beffa ai colori biancorossi. Giusto così tutto sommato, nel senso che Varese si è meritata il successo, evitando di scivolare troppo indietro nei momenti migliori della Happy Casa (arrivata anche a +10 nel secondo periodo) e trovando una scossa anche in difesa, dove era scivolata in tante occasioni precedenti. La squadra di Bulleri, dopo mezza partita faticosa in retroguardia (tanti i tagli a canestro concessi ai salentini), riesce a imporre la propria ragnatela a partire dalla seconda metà del terzo periodo. Nulla di ermetico o di memorabile, ma la ritrovata funzionalità a guardia del proprio canestro ha probabilmente tolto a Brindisi certe sicurezze accumulate in precedenza. Vitucci non ha così ritrovato quei punti dal supporting cast (Zanelli e Udom su tutti) che aveva permesso di allungare nel punteggio. Addirittura la Happy Casa è rimasta pressoché a secco per metà dell’ultimo periodo, quei minuti in cui una Openjobmetis sospinta da Douglas era riuscita a ritrovare la testa della gara. Con il brivido, perché dopo essere corsa sino al +8 del 73-65 Varese si è impantanata con il più classico dei “braccini” consentendo agli ospiti di tornare con il fiato sul collo. E’ pur vero che Brindisi ha avuto bisogno di un tiro fuori ritmo di Bell per dimezzare il distacco, cosa che poi non è riuscita a Thompson con l’ultimo pallone della gara, mal giocato dal play ospite. Nel mezzo un fallo in attacco forse dubbio a Perkins (il migliore dei suoi) a dare l’ultima goccia di fiato a Varese, brava anche a non finire del tutto le energie come era accaduto con Trieste e Cantù. Con questo successo (Brindisi, va ricordato, era senza due uomini importanti come Harrison e Willis) quindi, i biancorossi tornano a sperare di riagganciare il treno salvezza. Per un ultieriore avvicinamento però, sarà oltremodo fondamentale battere anche Cremona, domenica 7 (ore 16). Il rientro di Douglas ha sicuramente portato pericolosità offensiva, con l’ex Knicks che si è preso tante responsabilità; ancora in chiaro-scuro (forse più scuro) Scola, apparso davvero in difficoltà fisica dopo il Covid. Per il resto, salvo un De Vico da polveri fradice, sono arrivate diverse cose utili da tutti gli uomini di Bulleri che contro Cremona avrà a che fare con il turnover: Jakovics e Morse, i due principali indiziati alla panchina, oggi hanno disputato una gara decisamente positiva. Ma a questo ci si penserà domani: ora, per una sera, assaporiamo quel sapore perduto della vittoria. Sperando che spinga tutta Varese a concedere il bis. PALLA A DUE Tutto come previsto alla vigilia. Varese si presenta in campo con quelli che possiamo chiamare “i soliti dieci” pre-focolaio di Covid, quindi con John Egbunu in borghese a bordo campo a fare il tifo per i nuovi compagni. Anche il quintetto è quello tradizionale, con Douglas che al rientro riprende il suo posto nel ruolo di guardia. Vitucci ha lasciato a Brindisi il bomber Harrison e deve rinunciare anche a Willis, bloccato dal mal di schiena; il giovane Visconti inizia in quintetto base così come Udom già protagonista lunedì con Reggio. LA PARTITA L’avvio sembra di buon auspicio per i biancorossi e in particolare per Luis Scola, autore di 8 punti in un amen contro i 2 di tutta Brindisi che però non si scompone e che nel giro di qualche minuto si riporta alla pari. Si procede quindi spalla a spalla con Perkins che rende pan per focaccia all’argentino e con la coppia Udom-Zanelli che sorprende una difesa varesina con qualche falla. Poco male: alla sirena è 24-24 grazie a Morse e De Nicolao. I difetti in retroguardia dei biancorossi però permettono a Brindisi di scappare nel quarto centrale: troppi i tagli in area concessi agli avversari che poi trovano uno Zanelli pimpante. Varese in qualche modo evita il crolla ma Scola in attacco sbaglia tutto, Douglas non si è ancora svegliato così come Ruzzier: il 35-43 del 20′ (canestro sulla sirena di Beane) è giusto e apprezzabile, soprattutto vista la debordanza atletica mostrata dai pugliesi contro gli affaticati biancorossi. Il temuto rientro dall’intervallo non è fatale come in altre occasioni; Varese ci mette un po’ a carburare ma tiene a poca distanza la Happy Casa che poco per volta perde alcune certezze, con Thompson meno efficace del dovuto. Certo, Perkins continua a colpire, seguito da Bell, però Scola trova il secondo sprazzo della serata e anche Douglas si fa vedere. Inoltre Ruzzier centra due ottime triple e così Varese sfiora il pareggio, anche se è ricacciata indietro, per questa volta (59-63). IL FINALE La vera svolta è nei primi possessi dell’ultimo quarto: Brindisi va a sbattere più volte contro la difesa biancorossa, stavolta attiva e precisa, Varese non sbaglia in attacco e con Jakovics trova il sorpasso dall’arco. Il tempo di un cesto di Thompson e poi è ancora Openjobmetis grazie a Douglas abile anche a infilarsi in area e segnare in sottomano. Quando Toney esplode anche la tripla i padroni di casa assaporano la vittoria, +8 a 3′ dalla fine ma la Happy Casa è tutt’altro che domata. Taglio vincente di Thompson, liberi di Zanelli e soprattutto tripla di Bell costruita male ma perfetta nell’esecuzione: Varese fatica a giocare con il cronometro, fa un solo passettino in avanti (1-2 di Douglas ai liberi) e così tutto si decide sul 76-74. Un fallo in attacco di Perkins ridà speranze alla OJM che però in attacco ormai è ferma; alla fine Scola è pescato vicino all’area ma Thompson lo stoppa (e la successiva rimessa non cambia la situazione in un solo secondo). Brindisi però cincischia un momento nel ripartire e così Thompson va con una tripla in transizione troppo brutta per essere anche beffarda: sirena, due punti, festa varesina. Finalmente. Damiano Franzetti
  22. Varese 6, Cantù 10 con lo scontro diretto a favore. Il dato peggiore espresso dal derby (97-82) è quello relativo alla classifica, con i brianzoli che staccano la Openjobmetis e la rendono l’ancor più solida candidata all’ultimo posto della Serie A. Quello che significa retrocessione, per intenderci, se non cambieranno le regole e le decisioni. Il confronto diretto di Desio non fa che confermare i timori della vigilia: una Varese tutto sommato volenterosa non si sottrae al confronto e anzi regge il match praticamente alla pari fino alla terza sirena, come era accaduto mercoledì a Trieste. Poi la benzina finisce nelle gambe di un gruppo che prima della fatica e della delusione deve ancora smaltire il Covid-19, e per Cantù è piuttosto semplice allungare il vantaggio nel quarto conclusivo sino a un +15 che appare il giusto verdetto se pensiamo a quello che si è visto in campo. Paradossalmente, però, la Openjobmetis ha imboccato la strada della sconfitta fin dalla prima metà, palesando – di nuovo – gravi lacune in fase difensiva, soprattutto per quanto riguarda la zona. Troppi i buchi lasciati sul perimetro ai tiratori del neo-coach locale Bucchi, che segnano con il 35% dall’arco nella prima metà di gara e concludono addirittura al 42% al 40′, ennesimo show balistico per una avversaria dei biancorossi. Al contrario, dalla parte opposta, Varese non ha trovato continuità nel tiro pesante e, anzi, proprio quando si è incaponita a provarci da fuori (come sul finire del secondo quarto o anche nel cuore della ripresa) ha offerto il fianco a Cantù che ha avuto maggiore pazienza e alla fine ha trovato anche protagonisti non così attesi come Jazz Johnson o Gabriele Procida, mattatori rispettivamente del terzo e del quarto periodo. La risposta offensiva della Openjobmetis non è stata malvagia, nel complesso, con De Nicolao autore di una prova perfetta al tiro (3-3 sia da 2 sia da 3 sia ai liberi) a fare la parte inconsueta della prima punta. Chi invece è mancato in modo evidente è stato Luis Scola che, al di là del lavoro a rimbalzo, è andato nettamente calando dopo un buon avvio e con una prestazione sotto lo standard ha condizionato i tentativi di rincorsa biancorossa. Maluccio anche Strautins (a un certo punto si è visto un Bulleri infuriato con l’ala) mentre De Vico e Ruzzier ci hanno provato ma alla lunga sono scesi di quota. Ora, con una graduatoria che è una palla al piede, Varese dovrà tornare in campo giovedì contro una Brindisi che abita dall’altra parte della classifica ma che giocherà lunedì sera in campionato e che sarà senza il bomber Harrison. La Openjobmetis dovrebbe schierarsi al completo, visto che Egbunu è in arrivo e che Douglas e Beane potrebbero tornare a disposizione, costringendo così Bulleri a un turnover tra gli stranieri. Non importa come, ma ottenere una vittoria sarebbe necessario, perché la discesa libera non accenna a rallentare. E sotto c’è la Serie A2. PALLA A DUE Massimo Bulleri recupera Ingus Jakovics per il derby con Cantù, anche se il lettone – appena guarito dal Covid-19 – si presenta con la mano destra fasciata per un piccolo incidente domestico. In quintetto le guardie sono Ruzzier e De Nicolao, le ali Strautins e De Vico con Scola sotto i tabelloni. Bucchi, all’esordio in panchina con l’Acqua San Bernardo, sceglie Bayehe per marcarlo, affidandosi poi allo sprint di Smith, Gaines e Procida sugli esterni e all’esperienza di Leunen. LA PARTITA L’avvio di gara è vivace da ambo le parti, anche grazie a difese non certo granitiche: Varese trova gloria in entrata con Ruzzier e alimenta bene Scola sotto i tabelloni (subito due falli per Bayehe), Cantù invece approfitta della zonetta biancorossa per caricare il braccio da lontano, spesso senza contrasto. I padroni di casa prendono il comando dopo diverse alternanze in avvio, però non riescono a scappare: al 10′ è 27-24. Nel secondo quarto il copione è simile; Smith mena bene le danze, i biancorossi replicano con un Morse presente in area. Dietro però è il solito pianto: Varese è costretta a rincorrere la circolazione di palla, la San Bernardo tira spesso coi piedi per terra e trova in Procida un’arma interessante. Il divario però resta ridotto, perché De Vico (che deve farsi perdonare un contropiede fallito per il possibile -1) replica ai cesti avversari: a metà gara è quindi 48-42, tutto aperto. E dopo l’intervallo, stavolta, la Openjobmetis non si perde per strada. I biancorossi provano a colmare il divario, scivolano a -10 ma risalgono con una bomba di Jakovics e con le invenzioni di De Nicolao. Però, come nel secondo quarto, Varese si aggrappa troppo spesso al tiro da lontano ed è un errore perché le mani non sono così calde a differenza di quelle di Johnson che negli ultimi minuti piazza lo show personale che vale il 71-66. IL FINALE Non c’è però il tempo di sognare il miracolo: Smith allunga e a poco servono le repliche di Denik e Jako o il quinto fallo di Bayehe. Bulleri perde le staffe con gli arbitri e si prende tecnico (dopo un passi netto, ignorato dal permaloso Lanzarini, che poi compenserà inventando un fallo su Strautins) ma non è quella la causa del break di casa. Piuttosto, Bucchi può contare su un Procida che gioca con il piglio del veterano, sigla 8 punti nel quarto e mette la firma su un derby per il quale Varese avrebbe avuto bisogno di un miracolo. Ma le grazie – dice il proverbio – ei fann i sant e i tusànn quand hinn grand. Due categorie che non vestono la maglia biancorossa, purtroppo. Damiano Franzetti
  23. Coraggio, volontà, faccia tosta. La Openjobmetis onora al meglio il suo ritorno alle gare ufficiali a un mese dall’ultima apparizione (l’assurdo match con Treviso), perdendo a testa altissima il recupero di campionato con l’Allianz Trieste. Per oltre mezz’ora la squadra di Bulleri resta in partita nonostante condizioni che non si possono neppure definire precarie: sette giocatori senior presenti (nessuna guardia), 25 giorni senza allenamenti di gruppo, cinque uomini appena usciti dal tunnel-coronavirus e tre “under” in campo di cui due utilizzati con minutaggi elevati. Una situazione che Varese ha affrontato con grande onestà e che non ha impedito a Scola e compagni di dar vita a una partita “vera” nonostante le previsioni nefaste della vigilia. Non date retta al risultato, 108-83: per oltre 30 minuti la Openjobmetis ha giocato alla pari con l’Allianz (che, per inciso, disputerà le finali di Coppa Italia) nonostante le percentuali mostruose dei tiratori giuliani, in particolare di Doyle e Alviti. I due esterni di Dalmasson sono anche gli uomini che, alla fine, provocano il crollo varesino sul rettilineo finale con un complessivo 14 su 19 dall’arco dei tre punti per 51 punti complessivi. Ecco, se possiamo muovere un appunto – timido – anche in una serata del genere, consigliamo di rivedere i troppi tiri presi con comodità da Trieste, che ha sfruttato una difesa, spesso a zona, della Openjobmetis che in tante occasioni è apparsa mal posizionata e in ritardo. Detto questo, anche in previsione al derby di domenica (ore 16) a Desio con Cantù, solo applausi ai biancorossi che hanno potuto “battezzare” anche Nicolò Virginio e Matteo Librizzi, 19′ e 14′ rispettivamente in campo. Per loro (e per il figlio d’arte Van Velsen che ha esordito a sua volta nel finale) una soddisfazione ulteriore e la protezione di Luis Scola, attentissimo nel dispensare consigli e incitamenti ai ragazzi con vent’anni di meno. Varese, con oggi, dà il via a un tour de force complicatissimo, tra partite “regolari” e recuperi, tutto da disputare con una preparazione collettiva praticamente nulla, con il fiato da recuperare direttamente in gara, con tre giocatori da rimettere in piedi e uno che forse arriverà a dare manforte (Egbunu). Sperando che il pivot e le sue carte burocratiche non si palesino quando sarà troppo tardi. C’è una salvezza da conquistare a tutti i costi, non dimentichiamolo. PALLA A DUE C’è addirittura l’esordio in quintetto base per Nicolò Virginio, speranza del vivaio biancorosso e azzurrino di classe 2003. Bulleri lo schiera guardia tra Ruzzier e Strautins (due ex triestini), completando il quintetto con De Vico e Scola. L’Allianz, al completo, tiene inizialmente in panchina Alviti e Doyle che saranno decisivi: quintetto con l’altro ex Cavaliero e con Delia a sfidare il connazionale Scola. LA PARTITA Trieste sbaglia i primi tre tiri da lontano e Varese ne approfitta con un Ruzzier subito carico e concreto. Il play e Scola costruiscono un vantaggio iniziale inatteso (6-11). Quando l’Allianz raddrizza la mira da 3 però, arriva un parziale di 8-0 che mette avanti i giuliani che non lasceranno più la vetta. Varese però regge e chiude sotto 28-20 il primo quarto anche per un canestro fortuito di Laquintana sulla sirena. I padroni di casa cercano la fuga, allungano ma trovano Strautins (9 nel periodo) e De Nicolao a fare argine sulle retrovie. Passato il momento peggiore, la OJM – in campo anche Librizzi – risale con De Vico e con Ruzzier che poi sull’ultima azione non commette fallo ma viene graziato dal cronometro che annulla un triplone di Fernandez. 54-47 a metà gara. Stavolta, addirittura, il terzo parziale non è una croce per i biancorossi che trovano prima il -4 e poi addirittura il -3 ma vengono respinti da un antisportivo (che ci poteva stare) a un frizzante De Vico. Peccato per un paio di possessi buoni ma non sfruttati dalla OJM per arrivare ancora più vicina. Dall’arco però l’Allianz continua a martellare la zonetta varesina; tocca ancora a Strautins tenere vicina Varese nel punteggio nonostante un secondo antisportivo, a De Nicolao, questa volta tutt’altro che limpido per come è arrivato (71-64). IL FINALE L’ultimo sussulto della Openjobmetis arriva in apertura di ultimo quarto, quando cioè Ferrero imbuca l’unica tripla della sua serata con l’ultimo -4. A questo punto però, Alviti e Doyle riprendono lo show dall’arco, Strautins trova poca tutela dagli arbitri e Trieste scappa per davvero. Bulleri interrompe due volte il gioco con i timeout nell’arco di due azioni, ma è l’ultimo argine: fiato e gambe non ci sono più e l’Allianz allarga a dismisura il parziale sino al 108-83 del quarantesimo. Damiano Franzetti
  24. Riducendo il tutto ai minimi termini - evitando uno spreco di parole che stasera fanno male, malissimo, che si debba scriverle o leggerle o ascoltarle - tutto si dovrebbe risolvere in una scelta di campo: o pro, o contro. O pro o contro quello che finora è stato fatto da società e squadra nel costruire e gestire questa disgraziata stagione. Sulla pelle di una Varese che rischia seriamente di retrocedere, mandando in fumo il lavoro che viene fatto fuori dal campo da chi da anni mantiene difficoltosamente in vita una gloriosa storia lunga 75 anni (il Consorzio), da chi ogni anno si inventa qualcosa per cambiare il presente (il Trust), dai tifosi che non voltano la faccia nemmeno dopo un’indigestione di bocconi amari, la scelta necessaria - l’unica in grado di salvare il salvabile - è essere contro. Contro gli errori fatti e perseverati, contro le giustificazioni che anche involontariamente, e inconsciamente li coprono. Contro sé stessi, contro la propria buona fede, contro la difficoltà che tutti noi proviamo nel mettere in fila due semplici vocaboli: ho sbagliato. Contro il facile e pericoloso gioco, per esempio, di incolpare - spinti dalla rabbia, dal livore che solo i derubati provano in cuor loro - gli arbitri per la sconfitta, guardando malauguratamente il dito e non la luna, pensando di coprire le proprie magagne di mesi con un errore - pur marchiano - di una frazione di secondo. L’antisportivo fischiato a Scola su Mekowulu è discutibile, per alcuni incredibile, reo di inutile protagonismo, imbarazzante nel senso di opportunità, ai limiti dell’inesistente se si guarda alla normalità di migliaia di finali di partita, di certo assassino a conti fatti: prima di esso, però, abbiamo visto tutti perché è arrivata la nona sconfitta nelle ultime dieci partite. Se prendi un 26-1 di parziale significa che non esisti come squadra. Non importa se poi reagisci, recuperi, rischi di vincere. Quello arrivato oggi da una Treviso già tramortita sotto 15 punti di scarto, banale nel suo approccio alla gara, modesta, è suonato come una sveglia potente, è traboccato come una goccia in un bicchiere già pieno di mille inadeguatezze che è quasi superfluo ri-elencare: l’inadeguatezza difensiva, l’inadeguatezza sotto canestro, l’errore nell’aggiungere una guardia invece di un lungo, la confusione di ruoli e di responsabilità fra gli esterni, la loro inutile sovrabbondanza. Oggi è arrivata la dimostrazione che il conducente non riesce a tenere il pullman in strada. Tutta colpa sua? No, le giustificazioni sono mille e la stima verso Bulleri è doverosa (e quanto speriamo che prima o poi ci schiaffi sotto il naso questo pezzo). Il problema è che qui ci stiamo schiantando. Che arrivi un suo passo indietro o che la società decida di sostituirlo, poco cambia: un allenatore che perde 9 partite su dieci va messo seriamente in discussione. Non perché i giornalisti siano stronzi o perché i tifosi si lamentano: semplicemente perché bisogna evitare il dramma incalcolabile dell’A2 finché si è ancora in tempo. E insieme a questa mossa ne andrebbero fatte altre due, sempre che si riesca a disincagliarsi dalle sabbie mobili economiche, contrattuali e di opportunità: l’aggiunta di un lungo muscolare e lo sfoltimento di un esterno. Queste sono soluzioni - banali, banalissime - che vorrebbero trovare luce nel buio, dinamismo nell’assenza di moto, futuro in un presente che pare annunciare solo morte agonistica. La prima di esse non verrà presa in considerazione almeno per il momento: lo ha fatto capire a chiare lettere la società già mezz’ora dopo la debacle contro la De Longhi (così come si esclude - oggi, domani, sempre - un ritorno dell’Artiglio per motivi etici). Rispettiamo la decisione, ma abbiamo paura. E come noi migliaia di tifosi. C’è un peccato originale da cui tutto è iniziato? È l’esonero di Caja? È l’acquisto di Scola? È una squadra fatta costruire da uno e fatta allenare da un altro? Vi diamo una notizia: non è importante trovarlo adesso. Adesso bisogna solo agire, bandendo ogni scusa. Bisogna essere contro sé stessi e non pro. Fabio Gandini
  25. La Openjobmetis perde di nuovo, lo fa ancora in casa e contro una avversaria non certo stratosferica, la Treviso operaia di Menetti che però sta centrando tutti i successi che le servono per stare tranquilla. A Varese invece, di tranquillità, non ce ne può essere tanto meno dopo l’incredibile ko per 79-80 contro i veneti: la classifica è sempre più drammatica, nonostante manchi oltre mezzo campionato, perché l’elenco delle occasioni perse è sempre più lungo e quella di oggi è davvero di quelle storiche. Nel dopo partita, comunque, il dg Andrea Conti ha escluso che coach Massimo Bulleri rischi il posto e con ancora maggiore forza ha detto che Attilio Caja non verrà richiamato sulla panchina biancorossa, non per motivi tecnici ma etici ai quali la società non intende soprassedere. Quindi nessun cambio all’orizzonte, anche se è fuor di dubbio che in queste circostanze anche l’allenatore abbia una bella fetta di responsabilità. Ma vediamo di inquadrare le due situazioni che hanno portato a questa sconfitta assurda: il crollo nel terzo periodo e il fischio “assassino” di fine partita che ha dato a Treviso i palloni del sorpasso conclusivo. TERZO QUARTO: VARESE CROLLA Ci eravamo indignati per il parziale di 8-24 patito contro Reggio Emilia nel terzo quarto di gara, ma non potevamo pensare (due settimane fa) di vedere qualcosa di ancor più brutto. Questa volta la Openjobmetis rientra negli spogliatoi con 15 punti di vantaggio (erano stati anche 17) ma alla ripresa del gioco subisce un parziale di 0-18 che permette a Treviso di sorpassare. La “striscia” si allunga sino all’1-24 (libero a segno di Jakovics) prima che qualcuno, Ruzzier, ci metta una specie di pezza. Al di là di quanto accaduto dopo (Varese è tornata in partita e ha sfiorato il successo) siamo di fronte all’ennesimo approccio fallimentare dopo la pausa lunga, un costante già vista in numerose occasioni. In quei minuti la squadra smette di giocare, perde palloni banali, fatica a tirare e quando arriva alla conclusione lo fa senza convinzione. Collassando anche in difesa, allo stesso tempo. Bulleri ha chiamato due timeout (questa volta non ha sbagliato i tempi) senza minimamente incidere al rientro sul parquet: non un’azione disegnata per un canestro sicuro, non una alzata di voce forte per rompere l’apatia. IL FISCHIO DECISIVO Prima di commentare questa parte è necessaria una avvertenza: siamo tutti, tutti, tutti d’accordo che la colpa della sconfitta va addebitata alla Openjobmetis per quello sciagurato e lungo passaggio a vuoto del terzo quarto. Detto e ribadito questo concetto, ci troviamo a descrivere un epilogo segnato in modo clamoroso da un fischio “assassino”, quello dell’arbitro Carmelo Paternicò sul fallo di Scola su Mekowulu a 18” dalla fine. Un fallo come mille altri (poco prima la stessa cosa era stata fatta da Treviso per mandare in lunetta Douglas), una scelta logica perché Varese aveva 3 punti di vantaggio e la palla era finita al pivot avversario. Certo, Scola è intervenuto in modo deciso ma comunque sugli avambracci del pivot nigeriano (insomma, non gli ha dato un pugno o una spinta a caso…) ma per l’ineffabile Paternicò – che bontà sua è andato pure all’instant replay… – quell’intervento andava sanzionato con l’antisportivo. A quel punto Mekowulu ha segnato i liberi, Treviso ha avuto un possesso in omaggio e Sokolowski con 4” da giocare ha infilato il +1. Ebbene, parliamo dello stesso arbitro che in precedenza aveva dato antisportivo a Jakovics a fine primo quarto (Varese non era in bonus, normale fallo speso su Logan in palleggio) e dello stesso arbitro che ha sanzionato nell’ultimo quarto un passi a Scola sulla ricezione in post basso e due falli in attacco a Douglas e Ruzzier che stavano proteggendo la palla. La sensazione è che certi fischi, a palazzetto pieno, non sarebbero mai arrivati. E che Varese, probabilmente, ha anche pochissimo peso politico visto che è stata trattata a pesci in faccia, in casa. Tornando alle mancanze biancorosse, perché non sottolineare anche che l’ultimo pallone è stato gestito molto male, pur uscendo da un timeout? La palla è finita a Douglas per un tiro da 3 punti marcato quando, sotto di uno, si poteva ipotizzare una penetrazione per prendere un fallo (magari con quello Strautins rimasto in campo appena 21′ mentre gli avversari banchettavano a rimbalzo d’attacco…) o comunque provare un tiro a più alta percentuale. Mettiamo pure questo sulla pagella della squadra e dell’allenatore, allungando la lista dei rimpianti. Ora Varese è proprio ultima, perché la Fortitudo (come Cantù sabato sera) ha vinto e si è portata a quota 8. Con 6 punti c’è solo Trieste che però ha due gare da recuperare e – udite udite – sarà la prossima avversaria della Openjobmetis domenica 3 gennaio. Si giocherà nella città giuliana con la tensione ai massimi. E sotto pressione Varese quest’anno ha sempre combinato guai. Auguri. LA PARTITA Primo quarto che va a strappi: Varese inizia meglio con due lampi clamorosi di Strautins (schiacciate a difesa schierata) e con Scola a colpire dall’arco contro un Mekowulu troppo pigro. Avanti 17-7 la Openjobmetis però si ferma e lascia un parziale a Logan e soci che riapre subito il discorso. Con Morse in campo la difesa di Bulleri torna a produrre e quando Douglas dà un colpo di gas è ancora parziale biancorosso, 29-16. Nel secondo periodo le mani sono un po’ meno calde ma Varese riesce a tenere sempre a distanza gli ospiti nonostante qualche difficoltà nell’attaccare la zona proposta da Menetti. Bulleri dà tanta fiducia a Morse che non si vede in attacco ma è utile a copertura. Qualche colpo di Beane garantisce punti anche se De Vico, a fil di sirena, spreca una tripla da libero per migliorare il margine: 45-30. Nel terzo periodo, lo abbiamo già descritto, succede l’incredibile: Varese sbaglia tutto quello che può sbagliare e Treviso ne approfitta segnando 18 punti consecutivi per il 45-48. A quel punto Jakovics infila un libero ma il parziale si allarga a 1-24 per la De’Longhi prima che Ruzzier trovi i canestri che tengono un minimo a galla i biancorossi (53-58 al 30′). IL FINALE L’ultimo periodo è punto a punto: Beane fa buona guardia su Logan e Ruzzier trova gloria al tiro ma non basta perché Treviso domina a rimbalzo d’attacco contro tutte le configurazioni del quintetto di Bulleri. Le giocate di Akele ridanno il vantaggio agli ospiti fino a quando Ruz pesca Scola sul perimetro per la tripla del 72-70. Il quinto fallo del play biancorosso permette a Treviso di pareggiare e sorpassare con la bomba di Logan: stessa prodezza per De Vico dalla parte opposta (dopo tanti errori al tiro dell’ala) mentre Douglas dalla lunetta fa 4-4 e riporta avanti Varese di 3. Quasi fatta ma la giocata decisiva è dell’arbitro con l’antisportivo a Scola che frutta quattro punti ai veneti: finisce 79-80. Damiano Franzetti
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