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  1. Telegramma per Augusto Ossola (Paradiso, via della Ignis 10): Augusto. Stop. Cantù è stata distrutta. Stop. Ah, se ti serve per il tuo archivio, ti mandiamo anche il tabellino. Stop. Tipo: Okoye 22 punti e 18 rimbalzi. Stop. Diciotto, sì: hai capito bene. Stop. Cain 10 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Stop. Sì, ricordi bene: Cain è un centro. Stop. Waller ne ha messi 18, Ferrero 17. Stop. Han giocato tutti bene. Stop. Cantù non ci ha capito un’acca, davvero Augusto. Stop. Cata su: cantato. Stop. Ah, Augusto: Varese è una squadra. Vera. Stop. Fino agli angeli Un derby giocato così arriva fino agli angeli: la Openjobmetis Varese umilia la Red October Cantù con la forza di un collettivo superlativo, scrivendo la sua prima vittoria stagionale con un netto 95-64. E’ record nella storia della Pallacanestro Varese, che mai aveva battuto i cugini con così tanto scarto (nella storia ci sono stati due +30, nel 1959/60 e nel 1962/63). La squadra di Attilio Caja ci mette un quarto e mezzo ad avere ragione dei singoli avversari, poi sboccia, disintegrandoli con la difesa, la rabbia agonistica, la forza fisica, le triple (38% da 3), i rimbalzi (51-40). Dove la formazione di Sodini è invenzione estemporanea (di Burns o di Chappell, o di Culpepper, i più positivi tra gli ospiti), i padroni di casa sono mutuo soccorso cestistico che commuove (17-11 gli assist), in cui le prove di un clamoroso Stan Okoye, di un indiavolato Antabia Waller e di un grintoso Giancarlo Ferrero sono solo i fiori più profumati di un giardino rigoglioso (per dire: la regia di Wells, la difesa di Avramovic, le stoppate di Pelle). Il segreto? Forse anche un allenatore che è capace di incazzarsi per un errore dei suoi sul +32. Un uomo in missione: l’Artiglio di una squadra di Artigli. La cronaca Partiamo dalla prima sirena: come Varese riesca a tirare fuori il +4 del 10’ è un mistero se si guardano le sole cifre (3/11 da 2, con un paio di errori banali di Cain, e 3/9 da 3). Mistero che si svela se invece si va a pescare nel dna della squadra di Caja: lotta in difesa (anche se con le sbavature dei tagli letali sulla linea di fondo concessi agli esterni canturini), spirito di gruppo e… Waller, l’unico biancorosso per il momento davvero connesso quando si va nella metà campo d’attacco. Ad armarlo un paio di assist di Wells: con Antabia (e capitan Ferrero) i padroni di casa recuperano in un amen il -6 del 4’ e chiudono di slancio il periodo (20-16), anche perché inizia a svegliarsi un certo Stan.… Si potrebbe volare, ma la squadra di Caja è molto poco aquila e tanto piccione nel frangente: tipo che Pelle (due stoppatissime) e compagni riescono a intimidire i brianzoli dietro (difesa aggressiva, tanti errori al tiro per i cugini russi…), volando a +9 (25-16), ma poi sparacchiano l’impossibile dai 6,75 metri. Risparmiando così una Cantù sulle gambe e anzi consentendole di rientrare (25-24 al 15’). Mentre il livello tecnico del match scende come il termometro nei giorni della merla da una parte e dall’altra, la Openjobmetis ha però il merito di registrarsi e di ripartire, guidata da un trio brillante, peraltro già citato in questo pezzo: Waller-Okoye-Ferrero. Il primo è tutto dardi e linguaggio del corpo da leader offensivo, il secondo è rimbalzi, punti (già in doppia-doppia al 20’) corsa, intelligenza, cuore. Il terzo… beh il terzo è il capitano ed è nato pronto per partite così. Morale si vola (stavolta davvero come aquile) a +15 (46-31 al 18’), prima che due numeri di Burns e Smith riducano lo svantaggio al comunque corposo +13 della seconda sirena. «Per giudicare una squadra, guarda come rientra sul parquet dopo l’intervallo…» (cit. Andrea Meneghin). Vero, Menego. E il ritorno sul parquet della Openjobmetis produce un terzo quarto di pura poesia. La difesa (sì, sempre quella, devastante anche quando il divario fra le due squadre diventa esponenziale), annichilisce Culpepper e gli altri folletti senza costrutto con la maglia blu e diventa la bacchetta che dà il la a una sinfonia di corsa, schiacciate, triple. Il coro canta e la sua voce è generosa e bella: ancora Okoye, ancora Ferrero, ma anche Avramovic, Tambone e Hollis, bravi a rimpiazzare chi esce per troppi falli (Waller e Ferrero, con 4 dopo pochi minuti della terza frazione). Il vantaggio lievita, Masnago gode ed è tutta in piedi sul 68-42 del 28’ (sarà 70-45 al 30’: 22-10 di parziale). E l’ultimo quarto? Beh, l’ultimo quarto ci si diverte. Tutti. Tutti insieme. Okoye che arriva a cifre mai viste, Pelle che salta come un canguro felice (e già che c’è salta anche Caja, con i tifosi…), Waller che segna, “Avra” che scorrazza, il pubblico, noi che dovremmo scrivere e invece guardiamo estasiati. Tutti. Più 31. Cata su. Fabio Gandini
  2. La Pallacanestro Varese sceglie il modo più entusiasmante per inaugurare la casella delle vittorie nella stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja straccia una spenta Cantù nel derby numero 140 che entra nella storia anche a livello statistico (massimo di sempre il più 31 finale, cancellato il 102-72 dell'Ignis nel 1959-60). La sfida tra organizzazione e talento esalta il mix di concentrazione, applicazione e intensità profuso da Ferrero e soci. Dopo due mesi di stagione Varese è un collettivo perfetto per distribuzione dei ruoli e capacità di credere nella funzionalità del sistema già rodato in precampionato. E contro un'avversaria in evidente ritardo a causa dei problemi extratecnici del precampionato, la sinfonia biancorossa produce un derby a senso unico che regala una serata memorabile ad un PalA2A caldissimo a dispetto delle presenze limitate dalle disposizioni relative all'ordine pubblico. Dopo i 62 punti contro Venezia e i 73 di Milano, i biancorossi producono una serata scintillante (38% da 3 dopo il 3/16 iniziale e 50% da 2) tra ripartenze e soluzioni a metà campo. Altro che "squadra di terzini": Varese mostra di possedere anche qualità individuali importanti, prima di tutto col fuciliere Waller (16 punti all'intervallo), e poi con uno Stan Okoye che unisce una inesauribile energia su tutti i palloni ad una sontuosa prestazione balistica. Il terzo polo dell'attacco è capitan Ferrero, ormai una certezza per una squadra capace di trovare soluzioni ad alta percentuale per tutti gli effettivi nelle pieghe della sua rodata coralità. La fame di palloni vaganti messa in campo dalla formazione di Caja permette ai biancorossi di accendere spesso il motore del contropiede, e travolgere una Cantù totalmente in balia degli eventi quando le soluzioni individuali di Culpepper e Burns si schiantano contro il viluppo della retroguardia di casa. Nella sinfonia varesina ci sono note di merito anche per la coppia interna Cain-Pelle, con lo statunitense che si fa valere a rimbalzo e il caraibico che distribuisce "stopponi" che accendono il pubblico, e per un Tambone pimpante in regia che produce meglio rispetto ad un Wells comunque diligente (più 20 di plus/minus in 18' per il romano rispetto al più 8 in 22' per lo statunitense). L'eclatante scarto finale nella partita più sentita dai tifosi biancorossi consolida ulteriormente l'empatia già elevata tra la Varese operaia e il suo pubblico. Spazzati via i dubbi evidenziati dalla collezione di ferri dall'arco dell' esordio casalingo contro Venezia, il derby a senso unico nel quale la squadra di Caja ha saputo mettere in campo per 40' la "ferocia" richiesta dal coach pavese in sede di presentazione è il miglior biglietto da visita possibile per convincere l'ambiente della validità delle promesse effettuate due mesi fa da "Artiglio". Non a caso anche stavolta il più applaudito dalla Curva Nord - secondo, a distanza, arriva capitan Ferrero - perché riconosciuto unanimemente come la vera architrave del progetto Varese 2017-18. Caja ha scelto giocatori affamati che mettono in pratica il suo basket "iperorganizzato", rispettando le consegne del piano partita e mettendo energia in ogni aspetto del gioco. Contro una Cantù fragilissima è bastato per cancellare dal campo gli avversari a suon di corse, balzi e triple: esattamente quel che voleva il PalA2A per festeggiare la serata più bella dai tempi degli Indimenticabili di cinque anni fa. Giuseppe Sciascia
  3. Oggi bisogna vincere? Beh, sai che novità: non abbiamo ancora conosciuto una squadra che ogni maledetta domenica (salvo anticipi o posticipi, si intende...) scenda su parquet (o campo, o ghiaccio, o diamante: quel che volete) senza aver fisso nella capoccia l’obiettivo di cui sopra. Ridondante e fin banale dare al derby numero 140 della storia tra Varese e Cantù la didascalia dei “due punti obbligatori”: il campionato non finirà stasera, nemmeno se sotto la casella “lost” dovesse comparire il numero 3. Ben più importante per la Openjobmetis di Attilio Caja sarà testare le proprie qualità (e le proprie mancanze) al cospetto di un avversario diverso rispetto ai primi due incontrati sul cammino. Le sconfitte contro Venezia e Milano sono state due “prove provate” piuttosto scontate della non cittadinanza a certi livelli del collettivo biancorosso, sebbene il match del Forum sia rimasto incerto fino all’ultimo in gran parte per merito della confortante prestazione di Okoye e compagni. La Red October, squadra non certo paragonabile ai campioni d’Italia e ai favoriti d’obbligo della Serie A, rappresenta invece un ignoto termine di paragone: Varese è lì (ovvero se la può giocare?), è sotto (di tanto, di poco?), è più forte (tenderemmo ad escluderlo, almeno a un mero esame delle individualità: poi a basket si gioca in cinque e conta anche l’allenatore...)? E poi, fermandoci ai singoli: quanto i vari Waller, Cain, Okoye, Hollis possono ancora crescere rimpolpando così la somma totale (Wells non lo mettiamo nemmeno in coda: lui deve dare di più, se no son dolori veri...)? I secondi 40 minuti casalinghi della stagione daranno nuove risposte, in un rodaggio che non si esaurirà alle 23 odierne , ma che proseguirà per altre tot giornate e con altri tot avversari. Fino alle risposte definitive. I contendenti di turno sono una gran fregatura, peraltro: dopo un’estate come quella che la Brianza ha dato in pasto ai rotocalchi cestistici (Recalcati che litiga e se ne va, giocatori che si lamentano sui social, proprietario al mare etc etc), uno si sarebbe aspettato una squadra mal costruita e prona a immediate sbandate. E invece no... La guida Sodini (ritenuto, nonostante abbia esordito in massima serie solo domenica scorsa nel rotondo successo contro Cremona, più adatto di Kirill Bolshakov ad affrontare la stagione) ha una trazione anteriore naniforme ma piena di talento: Jaime Smith (play, 190 cm), Randy Culpepper (play-guardia, 182 cm) e Jeremy Chappell (guardia-ala, 191 cm) rendono centimetri ma anche chili al terzetto Wells-Waller-Okoye (che questa sia una probabile chiave tattica, a favore di Varese se ben sfruttata, del match?), ma hanno punti nelle mani, rapidità, tiro e imprevedibilità. Andiamo sotto canestro: Christian Burns, da 4, è giocatore multidimensionale (e con la lotta nel sangue) scoperto dal grande pubblico durante l’ottima scorsa stagione con Brescia: di fianco a lui ci sarà Crosariol, sempre schifato dai supposti palati fini di chi non si accorge che un centro di 210 che sa fare più o meno tutto è meglio averlo con la propria canotta che non con quella di un colore diverso. La rotazione di Sodini sarà a nove: spazio a Cournooh come cambio in regia, a Parrillo e Michael Qualls (aggiunto in corsa e tutt’altro che sprovveduto, sembra...) come back up degli ulteriori esterni e a Charles Thomas (lungo che sa anche tirare da fuori) sotto canestro. L’attacco di Cantù ha venti punti in più nelle mani rispetto a quello biancorosso (o almeno è quello che dicono le statistiche finora: 88,5 contro 67,5): la Openjobmetis dovrà compensare con le armi della difesa, della grinta, della determinazione e della tattica, proprio quelle chieste da Caja nell’anti-vigilia. Ma soprattutto: goditi il derby e il tuo palazzo, cara Varese. Fabio Gandini
  4. La Pallacanestro Varese va in cerca dei primi punti stagionali nell'edizione numero 140 della classicissima contro Cantù. Stasera al PalA2A (palla a due alle ore 20.45, diretta tv su Eurosport 2) la formazione di Attilio Caja ospiterà i "cugini" brianzoli con l'obiettivo di inaugurare la casella delle vittorie dopo i preventivabili stop nelle prime due uscite contro le big Venezia e Milano. Per Ferrero e compagni il campionato s'inizia dunque stasera, ossia dalla prima partita a pronostico aperto nella quale Varese dovrà mostrare concretamente l'efficacia del suo impianto di gioco basato su difesa e coralità. Organizzazione contro talento: così il derby di stasera è stato etichettato dopo gli esiti dell' ultimo turno, nel quale la "sporca dozzina" di Caja ha messo in difficoltà fino all'ultimo minuto la favorita EA7, mentre Cantù ha travolto Cremona in una partita da 97 punti e 27 assist. I brianzoli di Marco Sodini, con sei americani dal profilo spiccatamente offensivo contando come tale anche l'oriundo Burns, neo-italianizzato dopo aver vestito l'azzurro ad Eurobasket 2017, rappresentano il paradigma degli avversari ideali per testare le basi sulle quali è stata costruita la Varese operaia di Artiglio. Che infatti ha chiesto alla sua squadra di giocare una partita agonisticamente vibrante in tutti gli aspetti - non limitandosi soltanto alla difesa - per esaltare quel sistema collettivo ideale per ottimizzare le qualità d'insieme del gruppo, nascondendo i limiti individuali dei singoli. Per riuscirci servirà anche la spinta del PalA2A: il fattore campo in un derby ha un peso specifico rilevante, da capire se i vincoli relativi all'ordine pubblico che hanno avuto un effetto-freno sulle prevendite (solamente 1.000 biglietti staccati in anticipo, per chi acquisterà oggi varrà il vincolo del tagliando singolo esibendo la carta di identità, con divieto per i residenti in provincia di Como e l'obbligo di presentarsi alle casse prima delle ore 20) avranno anche oggi risultati negativi nell'ambito delle presenze sugli spalti. Per Varese sarà importante imprimere subito il marchio della sua coralità su una partita che potrebbe diventare complicata se gli attaccanti brianzoli prenderanno ritmo e fiducia. Cantù ha vissuto un precampionato travagliato per motivi societari, tra la corsa contro il tempo per evitare guai con la Com.Te.C. (alla fine si è trattato soltanto di una multa da 8mila euro) e le frizioni crescenti tra la piazza e la proprietà della famiglia Gerasimenko che ha indotto gli Eagles a disertare la trasferta di Masnago (solo 12 i tifosi ospiti nella "gabbia"). Il lavoro di normalizzazione effettuato in campo da Marco Sodini (promosso la settimana scorsa head coach dopo il passo indietro di Bolshakov) e fuori dal campo dal veteranissimo Toni Cappellari cerca di trovare la quadra in termini tecnici e organizzativi per esaltare il talento dei bomber Smith e Culpepper, le doti perimetrali di Chappell e l'impatto fisico del trio Thomas-Burns-Crosariol sotto le plance. Problemi extratecnici a parte, Cantù è una squadra da playoff e profonda in tutti i reparti: per batterla, Varese dovrà andare all'assalto con gambe, cuore e testa, capitalizzando l'effetto PalA2A con una prova lucida e grintosa. Una vittoria da inseguire con determinazione ma senza angoscia, confidando nella qualità dei due mesi di lavoro svolti per prepararsi al primo appuntamento da circoletto rosso con i due punti. Giuseppe Sciascia
  5. «Aggressivi e feroci»

    Rompere il ghiaccio in campionato facendo leva su una grande carica agonistica alimentata dalla spinta dei tifosi del PalA2A. Chiarissimo il piano preparato da Attilio Caja in vista del match di lunedì contro Cantù, il primo disputato con l'ausilio del fattore campo nella sua avventura sulla panchina di Varese. «Vogliamo ottenere al più presto la prima vittoria in campionato e il derby rappresenta una buona occasione: giocheremo in casa, davanti al nostro pubblico, e dobbiamo continuare sulla falsariga di quel che abbiamo messo in mostra domenica scorsa a Milano e proseguito con una buona settimana di allenamenti. Dopodiché dovremo fare i conti con gli avversari, squadra dal notevole talento in diverse individualità». Per limitare le qualità offensive dei tanti attaccanti brianzoli il tecnico pavese traccia una rotta ben precisa dal punto di vista dell'atteggiamento: «Dobbiamo fare di tutto per fare risultato, pertanto serviranno determinazione, aggressività e ferocia. Quando parlo di questo atteggiamento mi riferisco ad entrambi i lati del campo: abitualmente si pensa all'aggressività quando si difende, ma anche in attacco, a rimbalzo e sulla corsa, in tutte le parti del campo e in tutti i momenti della partita dovremo avere questo approccio perchè l'impegno lo richiede». E per dare la carica alla squadra, Artiglio ha chiesto ai superstiti della passata stagione (Avramovic, Pelle e Ferrero) di raccontare ai nuovi arrivati quel che accadde in occasione della partenza per Desio e al ritorno al PalA2A nel derby dello scorso marzo vietato ai tifosi di Varese: «Pensando alla sfida contro Cantù mi tornano in mente le immagini del derby della stagione passata, quando i ragazzi della Curva Nord ci diedero una carica incredibile alla partenza del pullman e ci festeggiarono al ritorno dopo il successo. Dal punto di vista emotivo fu il picco più elevato della stagione passata; mi piacerebbe che chi è rimasto riuscisse a trasmettere quelle emozioni in grado di dare una carica incredibile. Chi conosce il derby sa che cosa è in grado di dare l'atmosfera del contorno: se fai bene in questa partita, vieni ricordato dai tifosi». Il tecnico pavese focalizza infine gli obiettivi difensivi principali del match di lunedì sera: «Cantù è una squadra di talento che ha dichiarato di puntare ai playoff. Dovremo avere un impegno importante sul reparto esterni, con massima attenzione ai vari Smith, Culpepper e Chappell sia nel tuo da 3 punti che in penetrazione, e applicazione costante sotto canestro, dove Burns è in grande crescita e Crosariol è reduce da un grande campionato e quando si esprime al meglio può essere molto importante per i suoi». Giuseppe Sciascia
  6. La ricerca della felicità spesso e volentieri implica l’esercizio della memoria. E non è tanto una questione di confronti con il presente (anche perché la Varese di quest’anno non ha ancora un vero presente da mettere sulla bilancia): è che pescare nei ricordi positivi aiuta a sperare, è una guida calorosa verso l’ignoto, rasserena l’orizzonte almeno nei nostri sogni. Attilio Caja, uomo attento al magistero del vissuto, lo sa. E nel presentare il 140° derby della storia tra Varese e Cantù (i prealpini comandano 84 a 55) l’Artiglio pesca a piene mani dalle emozioni del 2 aprile 2017: il suo primo derby, la prima vittoria dopo 10 anni lontano dal Sacro Monte contro i brianzoli, uno dei momenti più alti della storia minima della scorsa stagione. Felicità, appunto: «Quelle emozioni sono la prima cosa che mi viene in mente: la partenza da Masnago, con i tifosi numerosissimi e capaci di darci una carica incredibile. e poi il ritorno, sempre con i supporter festanti ad aspettarci. Sono le mie due fotografie di Varese-Cantù. Emotivamente quello è stato il punto più alto della scorsa stagione Ho parlato con i giocatori che sono rimasti e spero possano trasmettere a chi è arrivato questo ricordo: certe cose sono capaci di dare una marcia in più». La sua Openjobmetis ne avrà bisogno e l’allenatore pavese non si nasconde: «Dovremo fare risultato, ad ogni costo. Dovremo giocare con ferocia, decisione, determinazione, sia in attacco che in difesa. Perché l’essere “duri” non riguarda solo la difesa: è qualcosa che concerne anche l’attacco, i rimbalzi, la corsa. Dopo le due gare contro Venezia e Milano dobbiamo trovare la prima vittoria e giocare davanti al nostro pubblico è un motivo in più per lottare». Davanti ci sarà una Red October che a dispetto di un’estate da rotocalco del basket (e sempre per “disgrazie”…) ha dimostrato di sapere il fatto suo una volta scesa sul parquet. Questione di talento: «Cantù ne ha tanto a livello individuale - continua il coach - e ha pertanto legittime aspirazioni di arrivare ai playoff. Noi quindi non potremo prescindere dal controllare le loro bocche da fuoco e i loro rimbalzasti: i nostri avversari non sono infatti solo perimetro e i vari Smith, Culpepper e Chappel, ma anche forza sotto canestro. Cito in tal senso Burns, è cresciuto molto, e poi Crosariol, autore di un ottimo campionato lo scorso anno». Si riparte da un altro derby, quello sfuggito per un soffio al Forum di Assago: zero punti in classifica, ma anche tante sensazioni positive: «A quel match ruberei l’atteggiamento, la faccia tosta che abbiamo avuto, l’aggressività profusa in casa della squadra più titolata del nostro campionato. Al Forum abbiamo giocato senza fare passi indietro, mettendoci gambe e braccia e non facendoci intimorire dal loro atletismo». Servirà ripetersi, stavolta contro un contendente più “normale”. Pressione? «Non ho la presunzione di conoscere ancora così bene i miei giocatori per sapere se sentiranno la pressione. In realtà penso che la pressione ci sia da quando abbiamo iniziato la stagione, anzi dal primo giorno di mercato: se devi salvarti è così. Questa partita in più ha solo una rivalità storica. Io garantisco solo le cose che posso controllare, come l’impegno fisico e mentale di chi va in campo: sotto questo aspetto i miei ragazzi sono stati, anche questa settimana, ancora una volta encomiabili». Fabio Gandini
  7. La Varese operaia sfiora il colpaccio sul campo della corazzata EA7. Nonostante l'enorme differenza di tonnellaggio a livello fisico (ed economico), la truppa di Caja si gioca il finale in volata facendo leva sull'identità corale tanto apprezzata in precampionato. Alla fine conta il risultato, e i biancorossi escono dal Forum a mani vuote a dispetto dell'intensità profusa per 40': il rimpianto principale è per il 10 su 20 ai liberi che in una gara persa col minimo scarto è fatalmente determinante, soprattutto perché i ferri in serie li hanno collezionati anche specialisti come Waller e Ferrero. Ma può una sconfitta aumentare comunque fiducia ed autostima? È la domanda che tutto l'ambiente di Varese si pone nel dopogara di Assago: il perentorio "si" pronunciato da Attilio Caja in sala stampa è condiviso da giocatori, dirigenti e tifosi. Perchè Ferrero e compagni, trovando quel ritmo balistico mai mostrato all'esordio contro Venezia (11/25 da 3 contro il 2/21 di domenica scorsa), mostrano che il sistema basato su circolazione di palla e suddivisione dei compiti (4 in doppia cifra e 9 a referto) può pagare dividendi anche contro una squadra di Eurolega. Alla fine Milano la vince con il talento dei singoli, vedi gli assalti al ferro di Goudelock (letale nel ricacciare indietro la prima rimonta biancorossa) e il mix di giocate di talento di Theo-dore, leader non solo emotivo ma anche tecnico che produce i 7 punti decisivi nel rush finale. Al contrario Varese non trova il suo stoccatore nel momento di raccogliere i frutti del lavoro corale: Wells mostra confortanti segnali di ripresa dopo l'esordio, ma il 4/13 al tiro è rivedibile al pari delle padelle di Waller (partito fortissimo ma poi spentosi alla distanza) quando il pallone scottava. Tra le note positive, c'è invece la tenuta del reparto lunghi, con Cain che ancora non brilla in attacco ma si fa sentire dentro l'area, e Hollis che sale di tono alla distanza confermandosi l'elemento di maggior qualità nel quarto periodo quando oltre al collettivo serve la classe. Il bottino delle prime due uscite impossibili contro Venezia e Milano rimane comunque il prevedibile zero che si poteva stimare già il giorno dell'uscita del calendario a fine luglio. Però rispetto alla prima casalinga al PalA2A, il piglio più convincente - quantomeno sul piano del rendimento offensivo -mostrato dalla squadra di Caja è decisamente confortante in vista dei test contro Cantù e Brescia (forse le rivelazioni più eclatanti del secondo turno). La Varese del Forum è molto più simile, a quella del 9-2 in precampionato rispetto a quella stoppata dal ferro di Masnago in occasione dell'esordio casalingo. Certo ieri Ferrero e soci non avevano niente da perdere contro un'EA7 ancora in divenire: out Abass e Pascolo oltre ai 4 stranieri del turnover obbligatorio. Però la capacità di reggere l'urto fisico contro un'avversaria più stazzata, e la fiducia nel sistema mostrata in occasione della rimonta dal meno 12 del 27' con la scossa dei giocatori più umili della panchina, sono gli aspetti più positivi della gara di ieri sera. Ora Varese è pronta ad iniziare il suo campionato, partendo dal derby contro l'esplosiva Cantù dei sei stranieri: la sfida di lunedì prossimo tra l'organizzazione biancorossa e il talento brianzolo sarà un altro test verità. Giuseppe Sciascia
  8. Lo scriviamo subito così ci togliamo il pensiero: se a tabellino ti mancano 10 punti perché hai sbagliato 10 tiri liberi e perdi di uno (1!) un derby nel quale - sulla carta - non avresti dovuto scendere in campo, beh… ti girano... Il punto è che la Openjobmetis Varese che esce dal Forum di Assago permettendosi di avere addirittura il diritto di recriminare sul risultato finale è una squadra che nella settimana “post- ripassata” da Venezia ha fatto sensibili passi avanti: nella coralità, nella fisicità, nella mentalità, nelle individualità. E questo fa davvero ben sperare per il futuro, oltre ad essere l’unica cosa da annotare sul taccuino, l’unica - in fondo - che tutti speravamo. Poi il derby numero 175° della storia se lo aggiudica la corazzata EA7 di Simone Pianigiani. Con il talento individuale, sola voce in cui i meneghini si dimostrano davvero superiori: 7 assist a 15 per i biancorossi delle Prealpi dicono tanto su chi ha costruito e chi no, per esempio. Così come il 15/39 da 2 (39%) dice tanto della difficoltà di Varese nell’attaccare il canestro dei corazzieri di casa (prevedibile) mentre l’11/25 da 3 (29%) lo fa dell’ottima vena balistica degli Artiglio Boys, ispirata anche dalla funzionalità della manovra offensiva. Non finisce nelle cifre ma vale quasi un colpaccio assurdo la difesa: ottima, produttiva, di squadra. Vince Milano perché ha Goudelock e Theodore (21 punti a testa) che fanno quello che vogliono; non sfigura Varese perché trova squilli importanti da tutti (Okoye, 14, e Hollis, 13, in particolare). Fra 8 giorni c’è Cantù: lì non basteranno solo i complimenti. La cronaca Ognuno ha le sue armi, ti vien da pensare nel primo quarto: quelle di Milano sono tante e tutte buone, quelle di Varese son poche e alcune inceppate. Per dire: mentre Theodore segna ogni volta che alza la mano, Varese certifica l’ennesimo zero offensivo nella casella accanto ai nomi di Cain e Wells(zero anche nella costruzione del gioco, costui). Meno male che c’è un Waller con la mano calda (8 punti nei primi 10’, ma anche 2 falli caricatigli da Goudelock), un intraprendente Okoye (7 punti nello stesso tempo) e una difesa più che diligente che si piega solo ai picchi di talento dei padroni di casa. Così, dopo l’effimero vantaggio del 4’ (10-11), la Openjobmetis riesce quantomeno ad essere a ruota quando suona la prima sirena del match (20-15). Gli uomini di Caja continuano a non avere cittadinanza sotto il canestro degli altri (sarà 6/18 da 2 al 20’) anche al rientro sul parquet, ma sono tuttavia bravi a rimanere stoici in retroguardia (sia a uomo che a zona: Milano segna solo con le prodezze) ed ispirati dalla distanza (6/14 da 3 al 20’). E’ sempre Waller il killer, mentre dal pianeta di Wells arrivano una tripla e qualche segno di vita in regia: “l’Olympiakos” del Sacro Monte arriva anche a -1 (25-24, canestro di Hollis), scende a -6 (33-27, Gudaitis mangia in testa a Cain) e risale ancora (33-30, Ferrero da 3), prima di chiudere la seconda frazione con un più che onorevole 39-34. Dopo la pausa la lunga il palcoscenico è tutto di Stan Okoye, capace di far vedere i sorci verdi a Micov e di scrivere per ben due volte un -3 per Varese che però spreca con una banale palla persa di Wells l’attacco del possibile aggancio. Nel calcio si scriverebbe “gol sbagliato, gol subito”: traslate la massima alla palla al cesto e immaginatevi un Theodore che nei minuti successivi violenta Tambone a destra e a manca (Matteo però ha poche colpe davanti al talento straripante dell’americano e soprattutto ha zero aiuti dai suoi centri), con l’Ea7 che raggiunge il primo vantaggio in doppia cifra del match al 27’ (52-42). Finita? Niente affatto: dal mazzo esce tutto lo slavo che c’è in Aleksa Avramovic che si inventa i canestri dell’incredibile -4 del 30’ (56-52). Acquolina in bocca che metà basta: Hollis e sodali continuano a sbagliare l’ira di Dio dalla linea della carità, ma si costruiscono speranze perseverando nel difendere come degli ossessi (e Milano si blocca: 8 punti nei primi 6’ minuti dell’ultimo quarto) e trovando dei jolly offensivi vitali (2 volte Hollis, poi Cain, poi Wells, con quest’ultimo a scrivere il pareggio del 35’, 64-64). Theodore riprende il filo del discorso con una tripla, il play ex Giessen riporta sotto i suoi (67-66), che scrivono ancora la parità con due liberi di Waller (68-68). Qui la Openjobmetis, dopo un’altra invenzione di Theodore, ha 4 “match ball” dai 6,75 ma li spreca tutti: l’ex Bamvit più volte citato in questo pezzo allora segna il 78-62 che chiude fondamentalmente i giochi, nonostante altri 5 punti di Hollis che contribuiscono al 74-73 del finale. E a mangiarsi le mani. Fabio Gandini
  9. Varese prova a sorprendere la superfavorita Milano nel primo dei tre derby lombardi del mese di ottobre. Stasera ad Assago (palla a due alle ore 20.45 ; diretta Tv su RaiSportl ) la compagine di Attilio Caja - con il lutto sulle maglie in memoria di Augusto Ossola - proverà a misurarsi contro l'EA7, regina incontrastata del movimento tricolore che punta a presentarsi in maniera convincente davanti al proprio pubblico. L'edizione numero 175 della classicissima del basket italiano sembra offrire ben poche chances agli ospiti, chiamati comunque a mostrare maggior personalità rispetto all'esordio casalingo contro un'altra avversaria nettamente superiore come Venezia. Ossia la squadra che l'Olimpia ha battuto due settimane fa nella finale della Supercoppa, messa in bacheca per inaugurare al meglio l'era di Simone Pianigiani, tornato su una panchina italiana 5 anni dopo aver chiuso l'epopea dei trionfi a Siena per costruire un progetto vincente a lungo termine in un club che - a dispetto del suo strapotere economico - ha vinto solamente 2 degli ultimi 4 scudetti. Sulla carta il pronostico è totalmente chiuso, alla luce della schiacciante differenza di valori tra l'unica rappresentante italiana di Eurolega e una Varese il cui taglio estivo del budget l'ha portata nell'ultimo quarto della graduatoria del monte stipendi netti. Milano può permettersi di lasciare in tribuna 4 stranieri - Dragic, Tarczewski, Kalnietis e il convalescente Young - che costano quasi quattro volte il totale dei salari della truppa di Caja; l'organico da 16 giocatori con la versione campionato con 5 italiani di area azzurra (stasera ancora out Pascolo, alle prese con i postumi dell'infortunio che lo ha escluso da Eurobasket 2017) e quella Eurolega con 11 stranieri dovrà consentire all'EA7 di tornare a vincere in serie A dopo il clamoroso flop del 2016/'17, e competere in Europa dove negli ultimi due anni ha fatto peggio di avversarie meno ricche. Il talento della trazione posteriore formata da Theodore e Goudelock, la profondità di una panchina da 12 giocatori 12 e la fisicità del reparto lunghi, in cui svetta l'ultimo arrivato Gudaitis (prelevato dal Lietuvos Rytas nel mese di settembre versando un buyout da 350mila euro), sembrano bastare per mettere al riparo Milano da qualsiasi sorpresa possa creargli la "sporca dozzina" di Attilio Caja. Che, comunque, potrà affrontare a mente sgombra un impegno da onorare con il massimo dell'intensità: lo impone la storia di un derby che non è più quello dell'era di Bob Morse (onorato in settimana dai tifosi e presente in tribuna stasera), ma ha ancora il fascino della classicissima. E lo impone la necessità di continuare a crescere per farsi trovare pronti a test più realistici e meno impegnativi come quelli dei prossimi due derby contro Cantù ed a Brescia, dopo i quali si potrà effettivamente valutare lo spessore della Varese operaia costruita in estate. In casa biancorossa occhi puntati soprattutto sull'asse Wells-Cain, con "Artiglio" che ha ribadito la sua fiducia - ma anche le sue aspettative superiori all'esordio - nei confronti del play titolare. Se 0 risultato può sembrare già scritto, l'esame per Ferrero e compagni riguarda la capacità di andare in campo con l'atteggiamento giusto: accettare inconsciamente il verdetto e partire battuti in partenza rischia di creare i presupposti per una brutta figura. Al contrario Milano andrà affrontata a viso aperto, contando su aggressività e senso della sfida per togliere alla squadra di Pianigiani le sue certezze. Giuseppe Sciascia
  10. C’è Milano, la montagna più alta del nostrano massimo campionato di basket. Ma c’è soprattutto Varese, c’è sempre Varese. Prima di ogni avversario c’è una strada da percorrere, che non può prescindere dalle tappe (anche quelle proibitive) ma che alle tappe non si ferma. Più corsa, più malizia Questa, sempre restando dentro la metafora, è la sempiterna mappa di Attilio Caja, che nel presentare il derby numero 175° della storia parte dalla sua di squadra. Parte da quello che stanno facendo i suoi giocatori, dai loro miglioramenti, dalle loro pecche, dalle loro sensazioni. Parte dalla ricerca della meta. Non da come affrontare la tappa più vicina: «E’ stata una settimana in cui abbiamo cercato di puntualizzare alcune cose che erano andate meno bene contro Venezia. E di pensare a qualche aggiustamento per trovare situazioni in più in campo aperto, tramutando il lavoro difensivo in contropiede, che ci è mancato molto contro la Reyer. A difesa schierata abbiamo certe armi, a volte limitate: dobbiamo quindi cercare quelle in transizione per non essere sempre 5 vs 5. Vale non solo per domenica, ma per tutto il campionato». Caja continua: «Abbiamo anche insistito sull’aggressività difensiva, che deve tenere presente delle caratteristiche individuali degli avversari. Ci vuole grande attenzione al piano partita, bisogna essere più smaliziati: se un giocatore ha il tiro da tre punti come arma, per esempio, si può forse rischiare di più di lasciargli l’uno contro uno. E’ tutta una questione di conoscenza: un Goudelock non è un Micov… Un buon bagaglio tattico ci servirà per crescere». Nell’analisi l’Artiglio si sofferma anche su un singolo: «Wells può fare di più, penetrando e creando vantaggi per i compagni. Il suo precampionato è stato sfortunato, perché è stato vittima di qualche problema fisico che lo ha limitato e fatto rimanere più indietro degli altri. Questa settimana, però, l’ho visto meglio. Per noi è imprescindibile: abbiamo bisogno di tutti, ma lui è il playmaker…». I numeri degli altri Ecco Milano, alla fine: «Affrontiamo questa partita con la consapevolezza che sia molto difficile. Non abbiamo una pressione particolare, ma abbiamo il dovere di fare del nostro meglio. Milano ha classe, atletismo, dinamismo: Theodore è come se avesse un “motorino”, Goudelock è stato l’anno scorso il terzo miglior marcatore di Eurolega, Gudaitis ha preso 8 rimbalzi offensivi contro Cremona. Sono in primis i numeri a spiegare la forza dei nostri prossimi avversari. Però è bello incontrare la squadra migliore d’Italia, con un allenatore importante (e che io conosco bene) e in un palazzo in cui è sempre emozionante giocare. Tutto ciò sia da stimolo per affrontare la gara con voglia e la con carica giusta». L’allenatore pavese è un ex di turno, avendo guidato la squadra meneghina in due parentesi diverse (dal 2002 al 2004 e nel 2007/2008: «La Milano della prima volta aveva budget limitati (c’erano gli sponsor Pippo e Breil ndr), ma sono state stagioni molto belle. Importante è stato anche il 20007/2008, con Armani non ancora proprietario (era solo sponsor) ma una grande passione. Per esempio: se oggi l’Ea7 ha un pubblico numeroso è perché ha lavorato sulla promozione fin da quegli anni». L’ultima battuta è su Bob Morse, che giovedì sera all’evento de Il Basket siamo Noi (ma anche il giorno antecedente, prima dell’allenamento) ha parlato ad Avramovic e compagni: «E’ stata una cosa molto piacevole, ho visto i miei ragazzi interessati: nel capire chi fosse Morse e cosa abbia rappresentato per Varese». Fabio Gandini
  11. Si può racchiudere una partita finita tanto a poco in due sole azioni? Si può. Anzi, già che ci siamo ci richiudiamo potenzialmente un’intera stagione. Varese-Venezia, minuto 17: i padroni di casa sono avanti di 4 punti, coach De Raffaele ha appena chiamato timeout, Varese sta reggendo l’urto dei Campioni d’Italia soprattutto grazie a una difesa grintosa e nel complesso efficace, al netto di qualche errore. Si ritorna sul parquet dopo la sospensione, attacca la Reyer e la squadra di Caja aggredisce ogni passaggio come fatto poc’anzi, contenendo un paio di tentativi di uno contro uno e cristallizzando la manovra di Venezia. La palla capita ad Haynes, marcato a più di 7 metri dal canestro con il cronometro dei 24” in procinto di terminare la sua corsa: con la mano dell’avversario in faccia, l’esterno Usa si alza, tira e segna. Varese torna dall’altra parte del rettangolo, sbaglia, altro attacco Reyer: le modalità di esecuzione sono diverse, ma identico è il risultato. Altra bomba di Haynes. Game, set and match ospite: da +4 a -2 in un minuto, la Openjobmetis – per mille ragioni già pluri-commentate - non si riprenderà più. E, giusto per la cronaca, quelli appena raccontati saranno gli unici punti della partita scritti a referto da MarQuez Haynes. Arriviamo al dunque? La giocata del solista, quella che esce dallo spartito, è imprevedibile, indifendibile, sa scavare differenze. Sempre o quasi. E non stiamo analizzando l’algoritmo dal lato passivo (come limitare il solista), lo analizziamo da quello attivo: la squadra di Caja il solista non lo ha o non l’ha ancora trovato. “Epperò” ogni squadra deve averlo: che poi sia Haynes, Michael Jordan o Wells (o Hollis) marca la differenza tra Venezia, i Chicago Bulls e la Varese che vuole darsi qualche chance di non soccombere (e che poi il solista sia accompagnato da seconde voci in quantità marca altre gradazioni di competitività). Il concetto è comunque uno: vivere di solo “coro” assomiglia tanto a una (bella) chimera. Fabio Gandini
  12. Manifesta inferiorità, il primo verdetto s'intona alla realtà tanto temuta per un'obiettiva differenza di valori in campo in rapporto alle individualità delle squadre. Fors'anche il tifoso, per amore di parte, seppur preparato a quel sofferto realismo che lo accompagnerà nella stagione, sperava in un divario meno pesante e impietoso in casa propria certo dell'energia quale unico bene del collettivo biancorosso, costretto all'ardore dai limiti di cui i suoi uomini, a dire dello stesso Caja, sono ben consci. Limiti spaventosi allorquando l'intensità di Varese si è sgretolata di fronte all'enorme e profonda qualità di Venezia campione e pure potenziata da permettersi due formazioni per dire di una panchina, probabilmente, superiore ai titolari biancorossi. La storia di Varese in questo campionato, con la salvezza come obiettivo massimo, comincerà quando affronterà determinate avversarie, peraltro e grosso modo, già identificabili in Cremona, Brindisi e Pesaro, perdenti al debutto cui vanno aggiunte Pistoia e Capo d'Orlando. Solo in questi confronti, molto terreni, si capirà l'effettiva competitività di Varese. Sempre che non la si scopra mediocre "vita naturai durante" (in campionato) nonostante tanta applicazione. Certo è che di fronte a una grande, si diceva, la formazione biancorossa ha mostrato una disarmante pocnezza tecnica nelle sue individualità: hai voglia di batterti con generosità ma se non hai confidenza con il canestro restia mani vuote. Caja, nei giorni scorsi, ammetteva con onestà la mancanza di un elemento di talento e di personalità, capace di prendersi iniziative personali d'assalto allorquando diventano prevedibili e "parabili" le soluzioni di squadra. Ebbene, questa assenza è parsa vistosa e scoraggiante per il gruppo, senza risorse né spinte dopo nemmeno venti minuti. Non solo ma ben altre incognite incuriosivano alla vigilia ben sapendo come siano importanti le voci relative al rendimento dell'asse play-pivot, al tiro dall'arco, ai punti nelle mani e ai rimbalzi. Se dovessimo tener conto dell'impatto con Venezia, non avremmo altra scelta che bocciare il play e il centro il cui rendimento è risultato pari a zero. Wells non ha mostrato alcuna prodezza, nemmeno mezza di quelle che un play di scuola americana dovrebbe possedere in partenza: ha solo distribuito palloni elementari mentre un atleta, pur grezzo, ma esplosivo come Pelle andrebbe innescato sotto i tabelloni, laddove il titolare Cain non ha mai svettato. Eppure già qualcuno lo lodava per quell'etichetta di "gran passatore" che importa un fico secco dovendo un cestista segnare. In ogni caso la squadra, nonostante sconfortanti impressioni, è rivedibile contro avversarie della sua dimensione: staremo a vedere. Così come dovremo valutare in gare più pertinenti per livello tecnico i punti nelle mani e il tiro da tre punti (nell'occasione 62 con 2/21 dall'arco, nemmeno il 10% in precisione, una vera miseria). Senza un regista che dia un 'impronta e un 'identità al collettivo e senza un cannoniere come Dominque Johnson, non a caso catturato da Venezia, in sintesi senza un vero leader, il cammino di Varese sarà difficile e sofferto ma non impossibile per la sua onesta aspirazione, d'altra parte ne è ben conscia la tifoseria, ammirevole nell'incitamento verso la squadra pur sotto di venti punti. La cognizione della realtà aiuta, l'ambiente è maturo, aspettiamo giorni migliori. Giancarlo Pigionatti
  13. Varese sbatte contro la dura realtà del campionato, alzando bandiera bianca sotto la pioggia di triple di Venezia. Le certezze costruite in precampionato svaniscono alla prima prova del campo: la compagine di Attilio Caja accompagna solo nei primi 15' il piglio graffiante ad un attacco illuminato. Poi emergono tutti i limiti di talento che la coralità non riesce più a nascondere, e lo show dei solisti del mitra dell'Umana piega rapidamente le ginocchia ad una squadra mai fuori partita dal punto di vista dell'intensità, ma troppo remissiva in attacco per tenere il passo delle triple in serie degli avversari. Clamorosa la differenza finale nelle percentuali dall'arco (16/30, compresi gli ultimi 4 errori, per gli ospiti a fronte del glaciale 2/21 di Varese), prima chiave di interpretazione di una gara nella quale Varese ha esaurito presto la benzina mentale garantita dai canestri costruiti di squadra. Troppi i fucilieri col colpo in canna - dall'applauditissimo ma pungente ex Johnson fino al duttile Orelik - nelle file dell'Umana nella serata in cui invece troppi elementi importanti hanno steccato la prima casalinga. Male soprattutto Wells, ordinato in regia ma totalmente assente all'appello alla voce punti segnati; lo 0/11 complessivo dell'asse play-pivot (male anche Cain sbattendo contro i muscoli protesi dei lunghi ospiti) è stato un altro fattore chiave del match. Deciso comunque dalla capacità di Venezia di creare punti anche a giochi rotti con le invenzioni dei singoli (vedi la prima doppietta dall'arco di Haynes) quando l'attacco di Varese - dopo i 32 punti segnati nei primi 15' - è andato in bambola in assenza di soluzioni garantite, realizzandone soltanto 7 a cavallo tra secondo e terzo quarto. Altro dato saliente riguarda gli assist: 23 per Venezia contro i soli 7 dei padroni di casa, che rispetto alle fluide esecuzioni del precampionato hanno progressivamente sofferto l'aggressività difensiva profusa dall'Umana per rompere i suoi giochi a metà campo. L'unica fiammata di talento è stata prodotta nel secondo quarto da Damian Hollis, autore di 12 punti quasi consecutivi; ma l'ala di passaporto ungherese ha giocato solo 3' nella ripresa, con Attilio Caja che ha preferito la garra di Ferrero (inedito top-scorer biancorosso) ai colpi di classe dell'atleta del 1988. A fine gara il coach pavese predica l'ottimismo della ragione di chi ha visto la squadra lavorare per sei settimane e sa che è in grado di esprimere certamente qualcosa di meglio rispetto al match di ieri sera. Di certo il prossimo ostacolo è il peggiore possibile per cercare riscatto, visto che domenica Varese farà visita alla supercorazzata EA7, pur nella versione campionato con soli 7 degli 11 stranieri sotto contratto. Per questo è necessario tornare alle considerazioni precampionato di Claudio Coldebella, che chiedeva pazienza prima di giudicare la nuova Varese: Venezia e, verosimilmente, Milano sono test poco credibili per misurare lo spessore dei biancorossi, i primi bilanci andranno stilati dopo i derby contro le più abbordabili Cantù e Brescia. La dirigenza era stata chiarissima in estate: ci sarà da soffrire per conquistare la salvezza. Il primo impatto con la serie A è stato traumatico; il tempo dirà se per merito di Venezia o demerito di Varese, ma l'unica cosa che può fare la squadra è continuare a lavorare per nascondere meglio un talento offensivo limitato come dimostrano i 62 punti col 36% dal campo dell'esordio. Giuseppe Sciascia
  14. Il basket, signori, è una delle scienze più esatte che esistono. E le statistiche sono il compendio migliore per studiarla. Or dunque: 9% da 3 contro 52%, 7 assist contro 23, 3 quarti su 4 persi nel punteggio. Statistiche dei singoli, ancora più importanti: Wells virgola e Cain quasi virgola contro Johnson 22 e Orelik 17 (tanto per dire, perché poi si potrebbe anche citare l’impatto quasi nullo di Avramovic e Tambone e la comparsata di un solo quarto di Hollis contro la solidità di Watt e Biligha e i punti capaci di dare il là alla fuga ospite di Haynes). E visto che, da ultimo, anche la storia è importante finiamo con “Campioni d’Italia” contro “squadra che deve salvarsi”. Partita perfetta. Degli altri Openjobmetis Varese-Reyer Venezia (62-80 il finale) è tutta nelle righe che avete appena letto. Serviva la partita perfetta nell’esordio più difficile possibile e la partita (quasi) perfetta l’hanno fatta gli altri. Con tante nullità offensive figlie di difficoltà a creare gioco quasi insormontabili, a Varese non è bastata l’applicazione difensiva, spesso peraltro frustrata dal talento dei campioni e non sempre efficace (prima linea biancorossa battuta con troppa frequenza a creare grande vantaggio per i tiratori lagunari). Che gli “Artiglio boys” avessero dei limiti era arcinoto: se questi vengono fuori tutti insieme e contro una prima della classe, nemmeno sognare di vincere è lecito. A corrente alternata La cronaca di una partita che dura 17 minuti. “Jump shots” e fesserie: l’attacco biancorosso dei primi dieci minuti è riassumibile così. Ovvero bene quando un Waller ispirato buca la retina da media e lunga distanza, male quando più di un soldato di Caja si produce in palle perse evitabilissime. Anche dall’altra parte del campo le fortune sono inizialmente alterne: a una buona difesa sulla palla e sulle linee di passaggio fanno da contraltare alcune ingenuità (tipo sui giochi a due che liberano l’ex Johnson) che lasciano spazio al talento di Venezia. Fino al 10’ le due squadre si alternano nei vantaggi, poi è proprio DJ (già a quota 11) a firmare il 17-20 della prima sirena. Hollis ci prova, poi la Reyer va Caja ordina la zona: ne escono due recuperi e un doppio Hollis (21-20 al 11’). Doppio? Triplo, quadruplo, quintuplo: quello dell’ex Brescia e Benfica è un monologo offensivo che tiene in vita la Openjobmetis (sono 15 punti quasi in fila per Damian). Anche dietro si cresce, almeno finché Haynes non decide di inventarsi due triple dal nulla (e da lontanissimo) vanificando il +4 di casa (da 32-28 al 16’ al 32-36 del 17’). Varese accusa il colpo e si ferma, subendo una grandinata che in un amen scava un sensibile divario (parziale di 1-16): al 20’ è 33-44. Non è un momento, è una tendenza che diventa moda: si ritorna sul parquet e gli ora scioltissimi campioni d’Italia piazzano un altro break di quelli pesanti (c’è ancora Johnson sugli scudi: da 33-44 a 35-54). E il problema non è diventato nemmeno quanto segnano gli altri, anche perché la squadra di Caja - dopo lo smarrimento post intervallo - ritorna anche a difendere con grinta (leggi palle recuperate a iosa) sebbene spesso e volentieri debba inchinarsi a percentuali reyerine che restano mostruose: il problema vero è che nel canestro quelli vestiti di bianco non la buttano mai. Ma proprio mai. E A volte non riescono nemmeno a concludere l’azione (14 perse in 30 minuti, 15 in totale) E allora hai voglia a difendere: il +21 alla terza sirena (46-67) è logica. Applausi che serviranno L’ulteriore cronaca di una partita già morta non aggiungerebbe nulla all’insieme. Andiamo di semplici particolari: il cuore di capitan Ferrero che continua a battere forte, l’impegno collettivo che non cede di un millimetro alla depressione e alla frustrazione, l’applauso ritmato di un palazzetto (con Varese sotto di 20) che capisce i limiti, apprezza la voglia e concede (giusta) fiducia. Tutte cose che serviranno quando si giocherà per strappare vitali punti in classifica. Fabio Gandini
  15. Attilio Caja ricorre ad una immagine della sua amatissima atletica leggera per introdurre il match inaugurale della stagione della serie A 2017-18: Varese si è preparata coscienziosamente ad una gara di salto in alto, ma l'entry level la costringerà a partire con una impresa superiore al suo standard abituale. «L'asticella sarà subito molto alta ospitando i campioni d'Italia in carica: a luglio l'obiettivo era quello di svolgere una preparazione omogenea per arrivare pronti all'appuntamento con il campionato, e provare a sorprendere qualche avversaria di livello medio non altrettanto pronta. La premessa si è avverata, il calendario però non è dipeso da noi: è come se ci fossimo preparati in maniera costante e meticolosa per una gara di salto in alto, e poi per entrare in gara servirebbe fare il record personale come misura d'apertura». Dunque servirà subito una grande impresa per sovvertire il pronostico? «Ci aspetta un compito estremamente difficile, dovremo farci trovare pronti a dare fondo a tutte le nostre risorse tecniche, emotive e caratteriali, e disputare la miglior partita possibile facendo ancor meglio di un precampionato comunque ottimo. Se ci riusciremo sarà stata un' impresa grandissima, in caso contrario resteremo convinti della nostra buona preparazione, consapevoli di non essere al livello della Reyer». Come vede gli avversari di domenica? «Al gruppo campione d'Italia hanno aggiunto un super giocatore come Dominique Johnson, al quale rinnovo la mia gratitudine per quel che ha fatto l'anno scorso, e tanti altri elementi di valore come Biliigha, De Nicolao, Orelik e Watt. Non so se sarà poco meglio o poco meno della stagione passata, però il valore è indiscutibile». Quale sarà lo spirito giusto con cui scendere in campo? «L'obiettivo è giocare la miglior partita possibile senza rimpianti se ci troveremo di fronte una squadra più forte. Noi vogliamo mettere sempre in campo il 100 per cento: lo auspicavo il primo giorno del raduno e finora è stato così, dovremo essere pronti a farlo sempre sapendo che fisiologicamente qualche volta non accadrà. Dal punto di vista della combattività e dell'impegno non ho dubbi, e il ghiaccio rotto mercoledì scorso in casa contro Lugano sarà utile anche per togliere pressione». In quali condizioni psicofisiche arrivate all'appuntamento con il campionato? «Siamo vogliosi e desiderosi di iniziare, un sentimento che accomuna giocatori, staff, società e pubblico. Il campionato è salito di livello nella fascia media, e siamo curiosi di confrontarci contro avversarie che sulla carta ci sono superiori. Questa voglia di misurarci dovrà essere un grande stimolo e darci motivazioni per provare a competere contro tutte». Quale sarà il ruolo di Varese nel campionato ai nastri di partenza? «La serie A 2017-18 è divisa in due blocchi: ci sono 10 squadre che vantano legittime ambizioni di playoff sulla base della campagna acquisti, e le restanti 6 che hanno come obiettivo di evitare l'ultimo posto in classifica. Noi siamo iscritti a questo secondo campionato, con l'obiettivo di piazzarci nei primi posti del secondo blocco, ma siamo decisi a metterci alla prova per capire quanto valgono i nostri giocatori all'esordio in serie A rispetto a chi ha scelto i veterani. Risposte che dovrà darci il campo, noi non vediamo l'ora di metterci alla prova». Giuseppe Sciascia
  16. La prima partita dell’anno porta con sé attesa e fermento, tensione e voglia di rivedere quel palazzetto pieno, possibilmente per rivivere le medesime emozioni del finale di stagione scorso. La Openjobmetis Varese di Attlio Caja comincerà la sua stagione in casa contro i campioni d’Italia della Umana Reyer Venezia, che a giugno ha superato in finale la Dolomiti Energia Trento. L’attesa la vive anche il coach, che per la prima volta inizia la stagione sulla panchina di Varese dopo essere subentrato per due volte: «Non vediamo l’ora di iniziare, tutti quanti. Ho letto le dichiarazioni di alcuni miei giocatori che sono vogliosi di iniziare, ma penso che sia una sensazione comune a tutte le 16 squadre del campionato. Abbiamo voglia di affrontare questo campionato che è cresciuto di livello nella fase media, e siamo curiosi di andarci a confrontare con quelle squadre che almeno sulla carta sono superiori alla nostra. C’è curiosità che deve essere per noi stimolo e voglia di competere». Una Serie A divisa in due blocchi secondo Caja: «È un campionato diviso in due blocchi: 10 squadre che hanno fatto un mercato per entrare nei playoff e le restanti 6 squadre che puntano ad evitare l’ultimo posto: noi siamo iscritti al secondo campionato e vogliamo arrivare ai primi posti. Però solo il campo ci può dare le giuste risposte. L’asticella contro Venezia è subito molto alta, ci siamo preparati bene però dovremo superarci. Sarà molto difficile per noi, la nostra preparazione è stata tarata sui nostri limiti: dovremo dar fondo a tutte le nostre risorse, tecniche e caratteriali, cercare di far la miglior partita possibile e sperare in un po’ di fortuna». Due parole sull’avversaria, Venezia: «È una squadra campione d’Italia tre mesi fa, ha inserito Dominique Johnson che conosciamo bene e che rivedo con piacere dal punto di vista personale. L’anno scorso ci ha dato una grande mano, speriamo non sia nella sua miglior giornata al tiro. Hanno avuto altri inserimenti importanti come Orelik, Biligha e De Nicolao, che sa farsi rispettare». Parlando dell’approccio di Varese, Caja si esprime così: «Ho fatto più volte i complimenti ai miei per il precampionato, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare per prepararci. Il campo ci darà risposte. Dovremo giocare bene la nostra pallacanestro, con serenità, e se poi gli avversari si dimostreranno più forti accetteremo il verdetto. Dovremo giocare tutte le partite con il giusto atteggiamento e la giusta aggressività, è stato importante rompere il ghiaccio in casa contro Lugano, per essere meno frenati. Ritroveremo il calore del pubblico, degli abbonati e della curva: è tutta energia positiva per noi». L’accento del coach si pone anche sulla questione delle nuove regole: «Più che sull’infrazione di passi, che tocca situazioni più dinamiche che statiche, cambierà di molto la situazione del fallo antisportivo che è molto importante. Il fallo tattico è abolito, è antisportivo senza se e senza ma. È uno stravolgimento totale, è preoccupante e non c’è stata una giusta spiegazione, non so cosa accadrà nelle prime partite». Alberto Coriele
  17. Nella tarda mattinata di oggi, lunedì 31 luglio 2017, la Lega Basket ha diramato il calendario della Serie A Poste Mobile 2017/18 che prenderà ufficialmente il via domenica 1 ottobre. I biancorossi di coach Attilio Caja faranno il loro esordio casalingo contro i Campioni d’Italia dell’Umana Reyer Venezia. Alla seconda giornata è già tempo di derby con la Openjobmetis di scena al Mediolanum Forum contro l’EA7 Emporio Armani Milano. Alla terza di andata il secondo derby della stagione con Varese che ospiterà al PALA2A la Red October Cantù. Subito dopo a Brescia quindi doppio turno casalingo alla quinta e alla sesta di campionato rispettivamente contro Pistoia e Trento. Poi ad Avellino e subito dopo in casa contro Sassari. Alla nona i biancorossi di coach Attilio Caja giocheranno a Pesaro mentre alla decima sarà il turno di Capo D’Orlando al PALA2A. Undicesima in trasferta a Reggio Emilia. Il 26 dicembre partita natalizia in casa contro Bologna mentre il 2 gennaio prima trasferta del 2018 a Brindisi. Penultima giornata di andata a Cremona quindi ultima in casa contro Torino. Il girone di andata si chiuderà il 14 gennaio con l’assegnazione degli 8 posti per l’accesso alla Coppa Italia in programma dal 15 al 18 febbraio. La stagione regolare terminerà invece mercoledì 9 maggio mentre i playoff partiranno sabato 12 maggio. Ecco il commento di coach Attilio Caja sul calendario 2017/18 della Openjobmetis Varese: «Si tratta di un inizio difficile ma altrettanto stimolante. Cercheremo di lavorare al meglio fin da subito per farci trovare pronti, insieme ai nostri tifosi, in vista dell’inizio della nuova stagione che ci propone delle sfide affascinanti». Il calendario della Pallacanestro Varese: Girone d’Andata 1° Giornata 01/10/2017 Varese - Venezia 2° Giornata 08/10/2017 Milano - Varese 3° Giornata 15/10/2017 Varese - Cantù 4° Giornata 22/10/2017 Brescia - Varese 5° Giornata 29/10/2017 Varese - Pistoia 6° Giornata 05/11/2017 Varese - Trento 7° Giornata 12/11/2017 Avellino - Varese 8° Giornata 19/11/2017 Varese - Sassari 9° Giornata 03/12/2017 Pesaro - Varese 10° Giornata 10/12/2017 Varese - Capo d’Orlando 11° Giornata 17/12/2017 Reggio Emilia - Varese 12° Giornata 26/12/2017 Varese - Virtus Bologna 13° Giornata 02/01/2018 Brindisi - Varese 14° Giornata 07/01/2018 Cremona - Varese 15° Giornata 14/01/2018 Varese - Torino Girone di Ritorno 16° Giornata 21/01/2018 Venezia - Varese 17° Giornata 28/01/2018 Varese - Milano 18° Giornata 04/02/2018 Cantù - Varese 19° Giornata 11/02/2018 Varese - Brescia 20° Giornata 04/03/2018 Pistoia - Varese 21° Giornata 11/03/2018 Trento - Varese 22° Giornata 18/03/2018 Varese - Avellino 23° Giornata 25/03/2018 Sassari - Varese 24° Giornata 31/03/2018 Varese - Pesaro 25° Giornata 08/04/2018 Capo d’Orlando - Varese 26° Giornata 15/04/2018 Varese - Reggio Emilia 27° Giornata 22/04/2018 Virtus Bologna - Varese 28 Giornata 29/04/2018 Varese - Brindisi 29° Giornata 06/05/2018 Varese - Cremona 30° Giornata 09/05/2018 Torino - Varese
  18. L'Openjobmetis lascia il "punto della bandiera" a Torino e chiude con una sconfitta il percorso della stagione 2016-17. La compagine di Attilio Caja si congeda dal campionato cedendo il passo ad una Fiat più motivata dal desiderio di dare una soddisfazione ai suoi tifosi do- po 5 stop consecutivi. La terza sconfitta esterna consecutiva dopo Reggio Emilia e Venezia è del tutto ininfluente ai fini della classifica: Varese chiude dodicesima a 4 punti dai playoff, arrivando con pochissime gocce di benzina nel serbatoio all'ultima tappa di un'annata lunghissima e logorante sul piano mentale più che fisico. Partita vera per lunghi tratti nonostante motivazioni azzerate su entrambi i fronti, onorata particolarmente dai veterani biancorossi Kangur e Bulleri (applausi a scena aperta anche a Torino, superando in extremis il muro dei 5000 punti in carriera) e dall'ex di turno Eyenga. Poi alla lunga le percentuali dall'arco (13/27 per la Fiat contro il 5/19 di Varese) fanno la differenza insieme al maggior tonnellaggio dei padroni di casa in una serata "vacanziera" di Anosike (bene solo nel finale Pelle contro i 213 centimetri dell'ex NBA). Di fatto una gara che non sposta nulla rispetto alle valutazioni "bivalenti" già stilate dopo la bella vittoria di domenica scorsa al PalA2A. Si è chiuso ieri un anno sportivo da 46 partite tra Italia ed Europa, con record di 17-29 pari al 37% di vittorie, decisamente peggiore rispetto al 56% del 2015-16 (nono posto a 28 punti - tre posizioni e una vittoria in più rispetto a quest'anno - e 28-22 complessivo nella più abbordabile FIBA Europe Cup). Evidenti però i due volti diametralmente opposti delle due gestioni, con il 7-17 di Paolo Moretti seguito dal 10-12 di Attilio Caja. Compreso il clamoroso 8-3 successivo alla pausa per la Coppa Italia, quando la presa di coscienza dei giocatori della necessità di sposare il sistema corale di " Artiglio" (ricordate il "senso civico" predicato dopo la sconfitta di Brindisi?) ha invertito il trend di una stagione partita con l'obiettivo playoff sui due fronti, e chiusa comunque tra i sorrisi dopo aver rischiato brutto (mai così tanto negli ultimi tre anni...) di depauperare il capitale sportivo più importante di un club come il titolo professionistico. Per la terza stagione consecutiva, Varese ha mostrato le cose migliori dopo la pausa per la Coppa Italia (8-3 quest'anno dopo il 7-4 della stagione passata e il 6-5 della prima era Caja); e anche in questa occasione, il finale brillante - con la ciliegina sulla torta dell'impresa nel derby di Cantù - ha permesso di ricostruire il feeling tra squadra e pubblico dopo due terzi di campionato lontani dalle aspettative iniziali. Un aspetto importante per capitalizzare in termini di risorse economiche l'entusiasmo riacceso grazie alla cura Caja che ha rigenerato la squadra a livello fisico e di conseguenza a livello di rendimento corale. Ossia la chiave per riuscire a non disperdere il capitale umano e tecnico che il coach pavese ha saputo ricostruire attorno al pilastro Eric Maynor. Toccherà ora a Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni costruire la squadra adatta ad un "animale da palestra" come Caja per un 2017-18 che dovrà essere all'insegna della continuità sulle 30 partite, e non più sui recuperi miracolosi stile "secchiata" in extremis dello studente un po' discolo ma comunque dotato. Chi meglio di Coldebella - suo ex allievo ed ex assistente a Milano - potrà scegliere giocatori "ad hoc" per il basket di Caja che richiede allenabilità e conoscenza del gioco? Giuseppe Sciascia
  19. Coi Resuscitabili non ci si annoia mai. Con i Resuscitabili ci si diverte. Con i Resuscitabili ci si incazza, ma sapendo che il perdono arriverà presto. Con i Resuscitabili ci si commuove, davanti al calore di un addio e ai campioni veri che salutano il basket. Con i Resuscitabili ci si mangia anche le mani, infine, pensando a quello che avrebbe potuto essere e invece non sarà. Nell’analisi di Varese-Cremona, l’ultima di Masnago, partiamo proprio da qui: stai a vedere che alla fine dei giochi la Openjobmetis resterà fuori dai playoff per la classifica avulsa... Con il successo contro i cugini della Bassa la squadra di Caja sorpassa anche Torino, issandosi al 10° posto a quota 26: dovesse essere vittoria anche domenica, e dovesse essere accompagnata dalle sconfitte contemporanee di Brindisi, Pistoia e Capo d’Orlando (o due sole di esse), i biancorossi sarebbero condannati a finire la stagione a inizio maggio solo da un quoziente canestri tragico negli scontri diretti (-33 nella parità a quattro squadre, -30 in quella a tre). Quante le occasioni sprecate, quante le debacle della prima parte della stagione, quante le partite buttate via costano ora dei rimpianti veri? Chiodi sulla bara Fermiamoci qui e torniamo alla gioia del PalA2A. Alle ovazioni da brividi prima della palla a due per Bulleri e Ferrero, un vecchio marpione che scrive l’ultima pagina della sua storia e un capitano adrenalinico cui affidare il futuro. Ai cori per Attilio Caja, agli ennesimi due punti conquistati di un ritorno fantastico. Alla morte sportiva di Cremona (una squadra che nella partita dell’anno difende come hanno difeso i pretoriani di Lepore per 35’ non merita la Serie A…) cui Varese mette i chiodi sulla bara. Non in modo scontato: Maynor e compagni a tratti dominano dando spettacolo, a tratti si addormentano, a tratti scompaiono, regalando un finale thrilling quando non se ne sentiva il bisogno. Alla fine, però, sono applausi veri: per il top scorer Johnson (18 punti anche se con un 2/9 da 3), per un Maynor da 16 e 7 assist, per un Avramovic che passa sul parquet 16 minuti di impegno, giudizio, ottimi spunti e qualche errore, per la difesa di Eyenga Per tutti. Arrivederci ragazzacci: ci avete fatto penare, ma sarà un dolore non vedervi più. La cronaca Cinque punti in fila del nuovo capitano Ferrero inaugurano la contesa e vengono conditi dallo strapotere difensivo e a rimbalzo di Oderah Anosike, con Varese che scappa sul 7-2 del 3’. I biancorossi giocano sul velluto, Cremona è ovviamente nervosa: Johnson Odom, marcato da Eyenga, dice qualche parolina di troppo al congolese, che reagisce beccandosi prima un tecnico e poi segnando la tripla del 10-5. Qualche disattenzione difensiva permette alla Vanoli di rientrare fino al 15-13 (liberi di Harris), ma la sinfonia della tranquillità biancorossa rende bene in attacco: le scariche di Johnson, Eyenga e Maynor valgono il +10 del 9’ (25-15), solo temperato dalla tripla di Wojciechowki per il 28-20 del 10’. Il rientro lascia spazio a Bulleri e Avramovic, con il serbo bravo a rompere subito il ghiaccio con una tripla e poi a distinguersi per attenzione difensiva e per le sue brillanti folate in campo aperto. I primi 5 minuti della seconda frazione sono tutti suoi e di una Varese che ricomincia a stringere le maglie anche dietro: conseguenza ne è che al 15’ il vantaggio ritorna ampiamente in doppia cifra (38-25). Dopo aver toccato anche il +15, tuttavia, la squadra di casa si specchia un po’ in se stessa e subisce il rientro dei “cugini”, che si piazzano a zona e scrivono un 8-2 di parziale che riduce il gap fino al +10 (45-35) dell’intervallo. Palle perse ed errori dopo il tè caldo, intervallati da tre lampi, uno varesino e due cremonesi: Johnson punisce dall’arco, la replica sono due canestri impossibili di Johnson-Odom (47-40 al 22’). Qui inizia un quarto a due volti. Il primo è una Varese che corre, difende, piace e diverte, divertendosi: fino al 62-45 del 28’ Masnago è una boutique del basket nella quale si segnalano le pregevolezze di Eyenga, Maynor, Johnson, Pelle e Avramovic. Il secondo è una reazione degli ospiti, punti nell’orgoglio dai cori di disapprovazione dei loro tifosi, che scrive un break di 10 a 0 a fissare il 62-55 del 30’ e a riaprire la partita. Ma per davvero. Perché se la Openjobmetis nei primi minuti del tempo conclusivo sembra tornare in controllo (Cremona dal -5, sul 64-59, viene rispedita da due canestri consecutivi di Johnson a -12, sul 76-64 del 35’), il pensiero di non dover brigare più di tanto per aver ragione alla fine frega gli uomini dell‘Artiglio. Johnson-Odom e Turner iniziano a fare i diavoli e la Vanoli ci crede: il parziale dei viaggianti è di 11-0 e i tre liberi (uno solo segnato) del play-guardia ex Sassari provocano addirittura il -1 (76-75) quando il match è già abbondantemente dentro l’ultimo minuto. Il Dominique ex Alba Berlino prende l’iniziativa e sbaglia, ma il rimbalzo offensivo con canestro di Anosike si rivela provvidenziale: 78-75 con 3” sul cronometro. La replica di Mian e compagni, dopo il timeout, non arriva: finisce così. Fabio Gandini
  20. L'Openjobmetis saluta con una vittoria il pubblico del PalA2A e condanna Cremona alla retrocessione in serie A2. La compagine di Attilo Caja si congeda con un bell'acuto finale dai tifosi biancorossi, onorando il terzo dato di presenze della stagione 2016-17 con una prova gagliarda per 37 minuti nonostante le motivazioni di classifica ormai azzerate. Di sicuro Varese rispetta l'equità competitiva del campionato molto più della capolista Milano, che dopo aver indirizzato il rush finale playoff "regalando" punti a Pistoia e Brindisi, fa pendere la bilancia della volata salvezza in favore di Pesaro con la sconfitta di Masnago che costa alla Vanoli la discesa tra i dilettanti dopo 8 stagioni consecutive nel massimo campionato e solo 12 mesi dopo i primi playoff della sua storia. Ferrero e soci prima dominano (anche più 17 nel terzo quarto) e poi rischiano, con un finale giocato "in surplace" per poche energie fisiche e mentali; 1' 1/3 ai liberi di Johnson Odom, che aveva lucrato un fallo di Avramovic sul tiro del sorpasso a 30" dal termine sul 76-74, costa carissimo alla compagine di Lepore col rimbalzo offensivo convertito da Anosike a mettere il punto esclamativo su una vittoria comunque meritata dai padroni di casa. Che pagano lo 0/7 da 3 nella ripresa dopo 0 sontuoso 8/16 dei primi 20', costruito grazie ad una circolazione di palla sinfonica per il 43-27 del 18'. Alla fine però il successo contro la Vanoli dei "solisti del mirra" Johnson Odom e Turner dà una volta di più ragione ai correttivi in corso d'opera: Varese e Cremona erano entambe ultime a fine girone d'andata, la compagine biancorossa ha puntato sulla ricetta "lavoro e fiducia" impostato da un allenatore di provata esperienza che dopo le Final Eight di Coppa Italia ha trovato le chiavi per dare alla squadra quel gioco d'insieme che per tre quarti abbondanti ha permesso aU'OJM di comandare con autorità (ancora 76-67 al 37' prima del blackout finale). La Vanoli ha invece scommesso sul talento dei singoli, primo fra tutti quel Johnson Odom che qualcuno auspicava come sostituto di Maynor nella fase più buia dell'andata: meglio una coralità rodata con il play statunitense (male nel finale ma per 35' in cattedra con 7 assist e una regia accorta) di un "solutore solitario" fortemente condizionante con le sue lune, che ha sfruttato alla distanza i problemi di falli di Eyenga per piazzare le sue stoccate, fallendo però i liberi del controsorpasso. Così i biancorossi si guadagnano la lode da parte di coach Caja dopo il massimo dei voti con cui il tecnico pavese ha gratificato la squadra per la missione salvezza coronata senza patemi con 4 turni d'antìcipo sulla conclusione della stagione regolare. A conti fatti "rischia" di non acciuffare i playoff per due punti o per differenza canestri; in qualsiasi parità a 28 punti con Pistoia, Capo d'Orlando e Brindisi i biancorossi sarebbero condannati dal doppio confronto negativo. Ora il PalA2A chiuderà i battenti fino ad ottobre col congedo di domenica prossima a Torino che metterà fine a un 2016-17 dai due volti. Viste le aspettative estive, si poteva fare meglio; alla luce dei travagli che hanno accompagnato Varese per due terzi di stagione, poteva andare molto peggio. Toccherà a Bulgheroni, Coldebella e Caja provare a disegnare la squadra del 2017-18 per interrompere il quadriennale digiuno playoff, auspicando di non disperdere per intero la chimica tecnica ed umana del gruppo che nelle ultime 10 giornate ha fatto meglio di tutti in serie A. Giuseppe Sciascia
  21. Si spegne a Venezia il sogno proibito della rimonta playoff per l'Openjobmetis. La compagine di Attilio Caja cede soltanto nel finale sul campo della seconda forza della serie A, onorando comunque al meglio l'impegno contro una big come l'Umana. Anche al Taliercio i biancorossi mostrano la solidità di un impianto di gioco esaltato da un Maynor a lungo incontenibile (11/18 al tiro e 8 assist per il play statunitense). Alla fine, però, la cavalleria leggera della Reyer punisce Varese proprio nel reparto in cui i padroni di casa erano più in affanno viste le assenze sotto le plance di Batista, Hagins e Ress. La vittoria a sorpresa nel duello a rimbalzo degli orogranata (43-41 totale) impedisce agli ospiti di coronare i frutti del contropiede alimentato nella fase migliore di un match ricco di capovolgimenti di fronte. La zona 2-3 mantenuta a lungo da Attilio Caja per non subire il maggior dinamismo degli esterni di casa, travolgenti già in avvio (19-10 al 7' con Tonut già a quota 12) e di nuovo micidiali nell'usare spazi e circolazione di palla per il 43-29 del 15', paga dividendi fino a quando Venezia non affila le armi perimetrali (15/42 da 3 con un 4/9 nel decisivo quarto finale). L'OJM non corona un terzo quarto difensivamente solidissimo (5 punti in 7' dopo averne concessi 43 nei primi 15') che aveva acceso il motore del contropiede esaltando le doti da fuciliere di Dominique Johnson. Il rammarico principale è quello di non aver sferrato il colpo del k.o. ad una Reyer in grande affanno contro la zona: l'esaltante rimonta dal 51-42 dell'19' al 56-62 del 28', costruita a suon di transizioni ed esecuzioni lineari, si è fermata su quattro possessi a vuoto sul più 6 che avrebbero potuto alimentare l'inerzia ospite. Al contrario Venezia, giocando l'azzardo dei quintetti "nani-formi", ha trovato la chiave di sblocco della manovra con lo sgusciante Ejim e Peric a fare bottino da sotto e da fuori. E quando in panne c'è andato l'attacco dell'OJM, con Johnson privato delle munizioni (zero punti e 0/3 nel quarto periodo), è arrivato il sorpasso firmato da Haynes (72-67 al 34' con un 10-0 dopo il 62-67 del 30'). Varese ha reagito impattando di nuovo a quota 74, ma due triple di personalità e talento di Filloy hanno definitivamente spaccato la partita (82-74 al 38'). Si poteva fare meglio? Forse con qualche sbavatura difensiva iniziale in meno e una gestione offensiva più lucida a cavallo tra terzo e quarto periodo l'impresa non sarebbe stata fuori portata. Nel complesso, però, il paragone tra la sconfitta dell'andata (60-73 dopo essere stati a meno 27 al 28' ) dopo 4 giorni di cura-Caja e la partita di ieri, giocando alla pari e senza timori reverenziali sul campo della seconda forza della serie A (che domani partirà per Tenerife per le Final Four di Champions League), la dice lunga sui due volti diametralmente opposti della stagione di Varese. Di certo i playoff non sono sfumati a Venezia, ma in un girone d'andata all'insegna delle occasioni sprecate (vedi le amarissime sconfitte interne con Avellino, Brescia e Cantù) al di là della differente gestione tecnica. Ora vanno comunque onorate le ultime due tappe contro Cremona e Torino, sperando che la coppia Coldebella-Caja possa avere già in mano entro fine maggio le certezze economiche necessarie per costruire la Varese 2017/'18. Auspicando che le risorse disponibili consentano di non disperdere il capitale tecnico e umano costruito in questi ultimi mesi da grande... Giuseppe Sciascia
  22. Varese piegata a Venezia, Pistoia vince in casa contro Pesaro: l’aritmetica, con due giornate ancora in calendario, spegne il sogno della clamorosa rimonta playoff partendo dall’ultimo posto in classifica (sia i toscani che Capo d’Orlando, al momento ottava, sono avanti negli scontri diretti con la Openjobmetis). Non vogliamo sprecare più di una frase nel dare conto del verdetto che chiude, di fatto, il campionato della squadra di Attilio Caja: per un’impresa ai limiti dell’impossibile non ci possono essere grandi rimpianti, soprattutto se la memoria ti ricorda come (e dove) era messo questo gruppo mezzo girone fa. Più opportuno, semmai, è certificare l’ennesima grande dimostrazione di carattere di una squadra andata a un nonnulla dallo sbancare il parquet della seconda in classifica, un avversario forte, talentuoso, profondo, che fa partire dalla panchina gente come Ejim, Stone e McGee che sarebbero titolari ovunque. Al Taliercio l’Artiglio invita gli avversari al tiro al bersaglio (Venezia tira 42, sì quarantadue, volte da 3) e per poco non compie il ratto del secolo: con una zona senza quasi soluzione di continuità, Varese prima subisce la forza della Reyer che fra 5 giorni si giocherà (tanto per dire) la finale di Champions League, poi rientra e sorpassa con la classe offensiva delle sue guardie (da alta Eurolega la prestazione offensiva di Maynor, 27 punti e 8 assist, 31 di valutazione) e con gli importanti contributi da gregari di lusso di Pelle (6 punti, 6 rimbalzi e 3 stoppate), Kangur (6 punti e 4 rimbalzi) e Cavaliero (9 punti con tre triple pesantissime). Peccato per le chance sprecate negli ultimi 5’, con la benzina (soprattutto mentale) che finisce sul più bello, qualche errore di troppo e la tracotanza dei padroni di casa a punire ogni mancanza. Vince Venezia, non perde Varese: per una volta è giusto scrivere così. E se proprio vogliamo trattare di sogni, che dite di quello che materializza una ex ultima della classe che gioca a testa alta su un campo dove hanno vinto solo in 3? La verità è che finiscono oggi due mesi fantastici che hanno restituito il sorriso e l’orgoglio a chi ama il basket sotto al Sacro Monte: accontentiamoci. La cronaca racconta di una sfida che si trasforma subito in un grande duello tra Eric Maynor e Stefano Tonut, entrambi ispiratissimi. Se il play di Raeford è bravo a scardinare la prima linea reyerina e a segnare o servire “cioccolatini” per Anosike, il dirimpettaio classe ’93 fa ammattire tutta la difesa biancorossa, colpendo alternativamente da fuori e in penetrazione e segnando 12 punti in 5’. Sul 19-10 del 6’ Caja chiama timeout: ne esce una Varese capace di rispondere colpo su colpo in attacco (si segnalano i cesti di Johnson e Cavaliero) ma ancora inefficace in retroguardia, bagnata da una grandinata orogranata che sancisce il 29-23 del 10’. Si ritorna in campo e si ritorna - per un attimo - a uomo, con Pelle che sembra in grado di proteggere proficuamente l’area, contribuendo con un paio di altisonanti schiacciate anche a tenere lì Varese nel punteggio (33-27 al 13’). Una prima svolta alla gara la dà un’azione da… 5 punti di Venezia: ennesima tripla di Filloy, fallo di Maynor (veniale) che si becca anche il tecnico e si imbufalisce con arbitri e avversario oriundo. Il tabellone segna 38-27, che diventa presto il massimo svantaggio ospite (43-29) con i canestri di Peric ed Ejim a seguito di una sontuosa circolazione di palla dei locali. La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece risale sulle ali di un Maynor (16 punti nei primi 20’) offensivamente inarrestabile (45-39 al 16’). Quando Venezia riprende a martellare (tripla di Stone 49-39), sono il preziosissimo contributo di Kangur e due bombe (una su “regalo” di Peric allo scadere) di Johnson a ridare una partita vera al Taliercio quando suona la seconda sirena (51-47 al 20’). La faccia biancorossa è quella giusta dopo il riposo lungo: Anosike e Johnson prima pareggiano poi sorpassano, mentre Caja toglie Eyenga che forza un po’ troppo. Varese, che risale a rimbalzo, trova ancora la strana coppia Maynor-Johnson a corroborare il vantaggio (56-62 al 26’), poi con i quintetti piccoli che si sfidano sul parquet (e la zona ancora schierata da ambo le parti) gli uomini di Caja perdono due occasioni buone per scappare e vengono puniti dalla bomba di Ejim (62-64 al 29’), prima che capitan Cavaliero fissi il 62-67 del 30’. Contro una contendente così sicura di sé, però non puoi mai abbassare la guardia. Peric e un Haynes scatenato anche in retroguardia (annullato Johnson nel frangente) piazzano un parziale di 10-0 a inizio ultimo quarto che rivolta ancora una volta le sorti del match (72-67 al 34’) e spezza le gambe ai biancorossi in trasferta. I quali provano anche a rientrare e a resistere per un po’ (tripla di Cavaliero e precisione in lunetta di Kangur e Pelle: 74-74 al 36’), ma poi - buttando al vento un paio di possessi in maniera frettolosa - subiscono un altro scossone Reyer. Decisivo. Filloy ed Ejim mettono i chiodi sulla bara: finisce 87-81. Fabio Gandini
  23. La seconda in classifica del girone di ritorno contro la seconda in classifica “reale”: «Vediamo quanto siamo distanti da loro: basta questo come stimolo» I playoff lasciamoli lì dove sono: non pensarci, in fondo, fino adesso ha portato fortuna. E poi, al “cartesiano” Attilio Caja, ciò che dipende anche da fattori esterni al “super io” biancorosso non interessa: così è stato nella rincorsa salvezza, così sarà in questo finale di campionato. “Prima” della classe Sulla strada di una Openjobmetis da 7 vittorie in 8 partite stavolta c’è un esame di quelli da 3 mesi di studio. Al Taliercio, contro la Venezia capace di bagnare il naso al resto della classe (fatta salva Milano), si va però con la salvezza già in tasca. Giusto allora fare un passo indietro: «Trento è valsa l’aritmetica certezza della nostra permanenza in serie A - esordisce il coach nella consueta conferenza stampa del venerdì - Io e i miei giocatori siamo molto contenti, soprattutto del fatto che la salvezza sia arrivata con tre giornate di anticipo, ma vogliamo continuare quest’onda lunga e scendere sul parquet per fare altre partite di livello». Il calendario, in tal senso, serve il piatto giusto: «La Reyer non solo occupa il secondo posto in Serie A, ma ha anche conquistato le final four di Champions League: sta dimostrando tutta la sua forza e non ha lasciato nulla d’intentato nemmeno sul mercato. E poi, tornando al campionato, avere davanti solo Milano, notoriamente fuori portata, significa essere fondamentalmente primi: merito di coach De Raffaele e della società». Insomma: «Sarà una partita dura, che dobbiamo prendere come una verifica: quanto siamo lontani da una squadra così? Penso sia questa la motivazione migliore per i miei giocatori, che anche durante gli allenamenti di questa settimana hanno dimostrato di essere presenti di testa, dopo un primo giorno di ripresa così così. Io sono molto curioso di vedere come andrà a finire contro l’Umana, spero che lo siano anche i ragazzi. Lo status Dall’altra parte del campo la Openjobmetis troverà un organico profondo, che al momento attuale sconta tuttavia delle assenze importanti sotto le plance: contro Varese marcheranno visita Batista (chiamato qualche settimana fa per sostituire Hagins) e Tomas Ress. «Se uno guarda a come gioca la formazione di De Raffaele - ridimensiona Caja - capisce che il “buco” è solo uno, quello di Batista. Loro partono con Ortner in quintetto: l’unico che manca è il suo cambio designato, perché Ress, comunque grande giocatore, entra in campo pochi minuti a gara». Probabile, piuttosto, qualche istante di Melvin Ejim da “5”: «A livello di accoppiamenti questa mossa potrebbe crearci qualche problema, perché Ejim da centro, oltre a dare tanta energia e a non subire a rimbalzo, possiede un’atipicità pericolosa. Avrei preferito giocare contro Ress...». Inevitabile, in un frangente in cui il traguardo vero è già stato conquistato e il resto sono sogni un po’ fumosi, ritornare sul discorso degli stimoli: «Lo sport è competizione sempre - sottolinea l’allenatore pavese - E già questo dovrebbe essere sufficiente: io sono 25 anni che vado in palestra ogni giorno, in primis per imparare e poi per dimostrare qualcosa. Ritengo che i miei giocatori debbano avere delle motivazioni anche individuali, forse persino superiori a quelle collettive: far bene contro la seconda in classifica può accrescere il tuo status, permettendoti magari di strappare un buon contratto per il prossimo anno». Fabio Gandini
  24. Il commento a fine primo quarto, a fine secondo quarto, a fine terzo quarto sempre lo stesso era: hai perso con Reggio Emilia, perderai con Trento, ringrazia di esserti salvato e non sfidare montagne troppo alte per te. Come puoi infatti persino permetterti anche solo di sognare i playoff se i confronti con chi la post season la farà davvero ti vedono sconfitto senza appello (ancorché lottando)? Ecco, meno male che i commenti si devono scrivere alla fine. I Resuscitabili di Attilio Caja non muoiono mai: a farne le spese una Dolomiti Energia convinta di aver già sbancato il Tempio e vittima di una rimonta clamorosa, entusiasmante, da campioni, che diventa la didascalia stagionale di questa squadra di ex morti (ora tostissimi viventi) e del loro allenatore. Dopo 35 minuti di sofferenza - contro una contendente attrezzata, di livello superiore, esperta, “sgamata” - Varese segna 23 punti (sì ventitre…) negli ultimi cinque minuti di gara, ispirata dalla classe di un Maynor fin lì stuprato da Craft (16 punti e 10 assist per il play ospite, 17 più 4 per il “varesino”), da un Johnson che trova i canestri giusti al momento giusto dopo aver mirato alle farfalle (19 ma 3/10 da 3) e da un Pelle di una maturità ed efficacia commoventi rispetto al recente passato (12 punti e 5 rimbalzi in soli 15’). Un trio che scrive un “come back” storico, prezioso, che mette la parola fine alla rincorsa salvezza (Cremona perde anche ad Avellino e non ci può più raggiungere) e lascia aperta una porta alla speranza del miracolo playoff: la Openjobmetis rosicchia due punti a Torino e soprattutto a Pistoia, che rimane a un teorico +4 su Cavaliero e compagni. La gara è tutta da raccontare. Inizio a spron battuto per entrambe le squadre, con Trento che ben presto si fa però preferire ai padroni di casa: un Maynor regolarmente presente nello starting five costruisce per Anosike ed Eyenga (9-6 al 3’), poi però commette due errori che favoriscono la corsa di Trento, con il neo arrivato Shields già in grande spolvero: al 5’ è 9-15 e Caja chiama il primo timeout. Dal quale la Openjobmetis esce con due dardi - del play di Raeford e di Kangur - che rimettono la sfida in parità (15-15), prima che una serie di errori di entrambe le squadre accompagnino la partita fino all’ultimo minuto, in cui due prodezze di Johnson e il libero di Sutton scrivono il 20-18 del 10’. Lo show ad altezze siderali di Pelle apre un quarto in cui il botta e risposta dura fino al 25-25 del 13’, punto in cui la Dolomiti Energia spariglia le carte profittando di palle perse e attacchi poco convinti dei biancorossi: 7-0 di parziale, firmato da Hogue, Gomes ma soprattutto da un ispiratissimo Flaccadori (25-32 al 15’). Maynor, in proprio, prova ad abbozzare una risalita, così la zona che l’Artiglio disegna per i suoi: Trento è però precisa (una sola palla persa nei primi 20’), veloce e fisica, e sfrutta ogni errore casalingo per scappare con Sutton prima a +9 (33-42), poi - sulla seconda sirena - fino a +10 (36-46). Piove, quindi grandina: al rientro in campo Johnson commette terzo e quarto fallo (Caja si gioca Avramovic) e Hogue segna di forza il +12 (38-50 al 22’), con Varese che continua a sbattere contro il muro dolomitico. I fischietti spezzettano la partita facendo infuriare Masnago, Varese è costretta a doversi sudare ogni singolo canestro, con gli estremi del divario che vanno dal -10 segnato da Craft (43-53) al -5 dei liberi di Pelle (50-55 al 28’) dopo la bomba di Cavaliero. Con le unghie e con i denti (e con un quintetto senza Maynor e Anosike, gravato anch’egli di 4 penalità) della difesa la Openjobmetis tuttavia risale, concedendo solo 11 punti in 10’ agli avversari dopo averne lasciati 28 nel secondo quarto: Eyenga prima e il pivot ex Pesaro poi insaccano il -3 (54-57) del 30’. Per recuperare una partita così, sempre sotto, sempre a rincorrere, con avversari tanto tignosi, devi scrivere un ultimo quarto da cineteca. E così sia, anche se Hollywood non è nulla al confronto del Sacro Monte. Il risveglio di Johnson (due bombe in fila) produce infatti il -2 (60-62 al 32’), ma Trento in un amen riscava un margine di 9 (con Craft e Sutton ancora sugli scudi). Sembra che in campo ci sia un gatto che si diverte a giocare con un topo: se i padroni di casa segnano, gli uomini di Buscaglia rispondono (65-72 al 36’). La favola però ha un finale diverso stavolta: i punti di Johnson, la grinta di Pelle, la classe di Maynor sono un uragano che si abbatte su chi crede di aver già vinto. Johnson, ancora lui, nel traffico segna il 76-76: guardi il tabellone e non ci credi. Nel finale punto a punto gli dei premiano la volontà biancorossa: Flaccadori prova l’ultimo ratto, ma Cavaliero non trema ai personali. Finisce 83-80. Fabio Gandini
  25. L'ottava meraviglia di Attilio Caj a regala all'Openjobmetis la certezza aritmetica della permanenza in serie A e alimenta il sogno playoff a tre turni dal termine della regular season. Varese respinge col vigore e l'energia della squadra di rango l'assalto della Dolomiti Energia, ribaltando con un imperioso 13-2 un match che sembrava segnato sul 67-74 del 37'. Una vittoria tutta sudore e grinta che simboleggia perfettamente gli ingredienti chiave della rimonta-salvezza di Cavaliero e soci. Vincenti le scelte tattiche finali del coach pavese, che imbriglia con la zona 2-3 l'agilità e l'energia a rimbalzo d'attacco della Dolomiti Energia e vara l'assetto giusto con un utilissimo Cavaliero a fianco del trascinatore Maynor, adeguandosi alla cavalleria leggera degli assaltatori trentini per evitare di sbattere contro il muro della miglior difesa del campionato (quarto periodo da 29 punti e 62% da 2 dopo gli affanni balistici dei primi 30'). Testa e cuore le armi vincenti per l'OJM, capace di adeguare il suo impatto fisico e atletico alle necessità di una partita da playoff per la durezza mentale mostrata da Trento fino al rush finale. Quando però Varese ha "sfregato" la lampada del suo Aladino: le magie nel traffico di Maynor, che ha dimenticato i dolori al collo per andare nel cuore dell'area a guadagnarsi i punti della rimonta (74 pari al 38') e poi del primo sorpasso (78-76 a meno 42"), hanno evidenziato nuovamente il mix di talento e personalità del regista ex NBA, vincitore al fotofinish nel duello con l'ottimo Craft. Una conferma ulteriore dello spessore caratteriale di una squadra capace di ribaltare con un finale allo stesso tempo lucido e graffiante una partita che l'aveva vista inseguire per 30 minuti abbondanti, pagando un passaggio a vuoto offensivo nel secondo quarto (25-32 al 16' dopo il 24-21 del 12') e un nuovo blackout in avvio della terza frazione (38-50 al 23', massimo vantaggio Aquila). Nonostante i gravi problemi di falli (4 per Johnson, Kangur, Anosrke e Pelle già in avvio della quarta frazione), Varese è sempre rimasta aggrappata alla partita con una fiammata di Johnson a ricucire sul 60-62 del 33'. Poi l'elettrizzante finale, con la zona a togliere efficacia ai fucilieri di Trento che avevano graffiato dall'arco con Sutton (63-72 al 36'), e un Maynor infallibile nella gestione degli ultimi possessi ad esaltare le doti acrobatiche di Pelle (impor-tantisismo il 2+1 in semigancio per il 72-74 del 38'). I risultati degli altri campi riaccendono la fiammella della speranza in chiave playoff: la sconfitta di Pistoia a Cantù riporta l'Openjobmetis a due punti dall'ottavo posto, anche se per alimentare concretamente i sogni servirà un'impresa domenica prossima sul campo della seconda forza Venezia. Serate adrenaliniche come quella di ieri alimentano ovviamente i rammarichi, partendo da quello di Attillo Caja sulla durata ormai limitata della stagione 2016/'17. Ma allo stesso tempo alimentano pure i desideri delia società di cercare di confermare lo zoccolo duro della rimonta-salvezza. Che intanto, con vittorie intrise di emozioni forti come quelle di ieri, alimenta l'entusiasmo dell'ambiente per l'attuale versione dell'OJM: un circolo virtuoso per convincere chi deve mettere benzina economica nel serbatoio a fare uno sforzo per non dover disperdere i protagonisti dei due mesi migliori dei 4 anni post-Indimenticabili... Giuseppe Sciascia
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