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  1. La Pallacanestro Varese spazza via la capolista Brescia facendo spellare le mani al PalA2A. Prestazione corale superlativa per la truppa di Attilio Caja, che allunga a quota 4 la serie positiva a dispetto della defezione del suo terminale principe Cameron Wells (dolorante alla mano destra "ammaccata" lunedì al PalaDesio). I biancorossi regalano spettacolo puro ai tifosi in visibilio per il "centello" casalingo contro la seconda miglior difesa del campionato: se all'andata Ferrero e soci raggiunsero a stento quota 67 in 40 minuti, i 63 punti fatturati nei primi 20' stellari confermano il momento magico di una squadra con la "S" maiuscola a prescindere dalle prestazioni dei singoli. L'eroe della serata è Aleksa Avramovic, che stabilisce record in carriera in serie A per punti e triple realizzate; i 20 minuti "spiritati" della guardia mancina, per la prima volta capace di mettere in campo una personalità da serbo, nascondono l'assenza di Wells insieme alla regia accorta di Tyler Larson, che costruisce per i compagni (5 assist) non disdegnando punture velenose dall'arco. Prestazioni di altissimo livello anche per Stan Okoye ( 11 rimbalzi, 4 assist e una costante presenza sui palloni vaganti oltre al 4/7 da 3) e Norvel Pelle, con ogni probabilità alla sua ultima uscita a Masnago (la partenza potrebbe non essere contemporanea all'arrivo di Delas per questioni burocratiche non legate a Varese, ma si tratta solo di formalità) ma comunque determinato a dare il suo contributo fattivo alla causa. Vittoria mai in discussione per la miglior Varese della stagione, capace di interpretare in maniera efficace un piano partita diametralmente opposto rispetto alle tre gare precedenti. Se Venezia, Milano e Cantù erano state messe "nel sacco" con esecuzioni e control game, stavolta i biancorossi hanno sfruttato appieno i giocatori dalle gambe più fresche (non a caso Avramovic, Okoye e Pelle) per mandare fuori ritmo la compassata Germani con cinque Over 30 nel roster. La zona 2-3 utilizzata a lungo da Caja ha tagliato l'asse portante tra Luca Vitali e Dario Hunt; e grazie ad un dominio costante ed incontrastato sotto i tabelloni (Brescia doppiata sul 46-21 ) i padroni di casa hanno trovato svariate soluzioni in velocità. Poi c'è il fattore delle percentuali dall'arco, che ormai per Varese stanno diventando una certezza (47% da 3 nell'esaltante poker di vittorie dopo il 34% del girone d'andata). Alla distanza la fiducia di società, ambiente e dello stesso coach nei confronti dei giocatori che lo hanno seguito (ossia la quasi totalità, eccetto Hollis) viene ripagata ora da una squadra cresciuta nella qualità del gioco rispetto alla fase ascendente della stagione. Così i bian corossi regalano un'altra serata da ricordare ai quasi 4300 tifosi del PalA2A, e veleggiano a più 8 sulla zona salvezza riducendo invece a 2 sole lunghezze lo svantaggio nei confronti dei playoff. Sognare è lecito? Se ne parlerà dopo la pausa, foriera di un altro piccolo re-styling, che comunque non si vedrà in palestra prima della prossima settimana: aver travolto Brescia ha fruttato 7 giorni di riposo assoluto che Attilio Caja ha concesso volentieri alla squadra per tirare il fiato. Poi da martedì prossimo Varese tornerà sul pezzo per preparare la doppia trasferta di Pistoia e Trento: se lo stop non arrugginirà i meccanismi perfetti dei biancorossi di inizio ritorno, allora si potrà davvero guardare in alto. Giuseppe Sciascia
  2. La Pallacanestro Varese va in cerca del poker di imprese nel derby contro la capolista Brescia. Stasera al PalA2A (palla a due alle 20.45 ; diretta Rai-Sport) la formazione di Attilio Caja riceverà la rivelazione Germani nell'impegno che concluderà il ciclo terribile in avvio del girone di ritorno. Dopo tre esaltanti vittorie sovvertendo ogni pronostico, Ferrerò e soci proveranno ad alimentare il magic-moment contro un'altra squadra di vertice. Arrivare a quota 16 al "pit-stop" di 3 settimane per Coppa Italia e Nazionale significherebbe aver già messo in tasca più di mezza salvezza, potendo lavorare senza patemi per completare l'inserimento di Tyler Larson e mettere a punto quello di Mario Delas, che da domani prenderà il posto di Norvel Pelle nello scacchiere tattico biancorosso. Impresa comunque difficile per una Varese che auspica di recuperare Ca-meron Wells, il suo stoc-catore principe nelle ultime tre imprese (19.3 punti di media contro i 10.6 del girone d'andata): l'atleta statunitense, frenato in settimana da un colpo alla mano destra subito nel derby di lunedì a Desio, ha provato ad allenarsi nella seduta pomeridiana di ieri e riproverà nella seduta mattutina. Sicura la sua presenza a referto stasera, da valutare però il suo utilizzo - e in ogni caso la sua autonomia - in funzione delle risposte degli ultimi test pre-partita. Dunque Varese chiederà nuovamente a Matteo Tambone ed Alexsa Avramovic di recitare da protagonisti, come peraltro già accaduto a Venezia e Desio per il play romano e contro Milano per l'esterno serbo, auspicando che Larson possa essersi calato maggiormente nel sistema Caja dopo la prova poco brillante contro Cantù. Sul fronte bresciano resta il punto interrogativo sulla presenza di David Moss: l'ala statunitense, pilastro della difesa che è il reparto migliore della Germani (seconda della serie A a 73,3 punti concessi), è alle prese con una contrattura al bicipite femorale della coscia destra, il suo eventuale impiego al PalA2A sarà decisa in extremis ragionando anche sulla Coppa Italia in programma da venerdì a domenica che vedrà la Leonessa tra le protagoniste. Per Varese il copione tattico sarà sempre il solito delle gare casalinghe: esecuzioni lucide in attacco, ma soprattutto tanta aggressività per spingere sull'acceleratore ed evita- re di "impastoiarsi" contro l'alternanza di difese proposta da coach Diana, che all'andata mandò fuori giri i biancorossi con una vischiosa zona 3-2. Per superare una squadra ricca di veterani come Brescia servirà una Varese arrembante, capace di spegnere la luce del metronomo Luca Vitali e di conseguenza tagliare i rifornimenti all'esplosivo pivot Hunt, mentre sul perimetro oltre al bomber Landry l'emergente Michele Vitali (rivelazione del 2017-18 premiato con la chiamata azzurra per le prossime gare contro Olanda e Romania) sono i punti di riferimento principali. Il PalA2A prepara un ambiente caldo da oltre 4mila spettatori, alimentare l'entusiasmo e scalare un altro gradino in classifica sarebbe il modo migliore per affrontare i lavori in corso in vista nella pausa. Giuseppe Sciascia
  3. Dalle stalle alle stelle nel giro di 3 settimane, con due "Cata Su" consecutivi a spese di Milano e Cantù intonati a 7 giorni di distanza l'uno dall'altro. La colonna sonora della Pallacanestro Varese dopo le prime tre giornate del girone di ritorno è ovviamente Momenti di Gloria: le vittorie contro i campioni in carica di Venezia e le due rivali più tradizionali hanno riacceso emozioni sopite da (troppo) tempo in città. Non è trascorso neppure un mese dalla burrascosa notte dopo la sconfitta di Cremona ai festeggiamenti di lunedì notte alla Schiranna al ritorno vittorioso da Desio della truppa di Attilio Caja. Merito di quel campo che dall'undicesima alla quindicesima di andata ha ripetutamente dato torto a Varese anche quando avrebbe meritato miglior fortuna - vedi le sconfitte beffa contro Bologna e Torino - ma che nelle ultime 3 settimane ha dato ragione a società e staff tecnico su tutte, ma proprio tutte, le strategie di costruzione della squadra e del mercato di riparazione. I cattivi risultati e il caso-Hollis avevano messo in dubbio molte scelte estive, partendo da quella di Wells; alla prova dei fatti però, il sistema Caja ha ribadito tutta la sua efficacia, sia nell'utilizzo della cultura del lavoro quotidiano come punto di riferimento a prescindere dai risultati, che nell'impostazione di una solida organizzazione corale in grado di esaltare le qualità di giocatori scelti da Artiglio perchè adatti al suo modo di lavorare in palestra. Merito anche della società nel non farsi prendere dagli isterismi e forzare i tempi del mercato anche quando la classifica iniziava a diventare preoccupante e nel tempismo nel cogliere l'occasione Vene per rimpiazzare un Hollis ormai corpo estraneo. Come nell'attesa del profilo ad hoc per sostituire Antabia Waller. Sul valore assoluto di Tyler Larson c'è ancora un punto interrogativo; di sicuro però la lunga attesa del nuovo esterno è servita a Tambone ed Avramovic, cresciuti in fretta grazie alle maggiori responsabilità (il romano è passato dai 3,6 punti e 1,1 assist col 10% da 3 delle prime 11 gare ai 7,1 punti e 2,5 assist col 46% da 3 delle ultime 7; il serbo da 7,2 punti col 13% da 3 a 10,1 col 38%). E un Tambone più maturo, con qualche sprazzo di Larson, ha letteralmente rigenerato un Cameron Wells finalmente all' altezza delle aspettative sul piano del rendimento tecnico e della personalità nello spot di guardia. Questa Varese trasformata da zucca in carrozza non certo con la bacchetta magica ma con tanto lavoro e alcuni aggiustamenti, può sognare in grande? Attilio Caja fa giustamente il pompiere e ribadisce la necessità di cogliere il più in fretta possibile le 3 vittorie necessarie per tagliare la fatidica quota 20 punti necessaria per la salvezza. Però l'entusiasmo generato dall'ultimo tris di imprese va capitalizzato fuori dal campo: prima di tutto sotto forma di presenze al PalA2A, tornate stabilmente oltre quota 4000 spettatori di media dopo l'iniziale approccio incerto del pubblico (nei primi due mesi le presenze erano inferiori di 300 unità rispetto al 2016-17) nei confronti dell'indole operaia della squadra di Caja. Ma l'empatia della città nei confronti della squadra dovrà servire da volano anche per il reperimento delle risorse future: i segnali di interesse per un quinto rinnovo del main sponsor Openjobmetis sono un primo effetto significativo prodotto dai risultati del campo, mentre non è legata alle recenti vittorie l'attenzione mostrata da Gianfranco Ponti per la gestione extra-sportiva del club, oltre ai progetti per un settore giovanile di valore internazionale. Ma squadra e società sono strettamente interconnesse: più la truppa di Caja riuscirà ad alimentare l'attuale entusiasmo e ad anticipare la salvezza, prima ci si potrà concentrare sul futuro relativamente alle possibili evoluzioni dell'assetto societario e alle risorse necessarie per far funzionare la macchina biancorossa anche nel 2018-19. Giuseppe Sciascia
  4. La Pallacanestro Varese non finisce di stupire. La compagine di Attilio Caja cala un esaltante tris di vittorie, sbancando il campo della Red October Cantù con una scintillante prestazione balistica (13/27 da 3) a sorreggere il predominio sotto i tabelloni. Biancorossi micidiali in fase offensiva per 30 minuti, alternando triple e soluzioni interne sul campo del miglior attacco della serie A (penalizzato dalla perdita di Culpepper, out per un infortunio alla mano destra al 28'). Ma quando finisce la benzina in attacco (11 punti con 4/17 dal campo negli ultimi 10') Ferrero e compagni si aggrappano alle certezze di una difesa di granito, che esalta un Tyler Cain padrone assoluto delle aree colorate (18 rimbalzi e 4 assist per un sontuoso 32 di valutazione). Nella sparatoria a fari spenti degli ultimi 2' è un rimbalzo d'attacco convertito dal centro del Minnesota a regalare a Varese il terzo hurrà consecutivo. Cain MVP assoluto con la sua capacità di spremere il massimo con intelligenza ed applicazione da un talento fisico e tecnico non di prim'ordine come paradigma di una squadra cresciuta in maniera esponenziale rispetto al girone d'andata nella qualità delle letture offensive. Anche stavolta piace il Cameron Wells in versione guardia, ben supportato da un Tambone ormai certezza non solo in regia ma anche al tiro; e tra le due correzioni in corsa è Siim Sander Vene ad aver garantito per ora il vero salto di qualità, mentre Larson - intraprendente ma ancora intimorito dal clima delle aree italiane - era troppo sintonizzato sul "run&gun" amato da Cantù per guadagnare spazi. Il primo quarto è da stropicciarsi gli occhi per qualità delle esecuzioni e fluidità della manovra, ma i 33 punti con 5/6 da 3 fatturati al primo intervallo - con un picco di 13 lunghezze di margine - non bastano per creare uno strappo deciso visto che Cantù replica con un 6/11 dall'arco alle puntuali chiusure dell'area della difesa varesina. Analogo il copione tattico del secondo quarto con Cantù che segnano 30 dei primi 41 punti dal perimetro (10/17 da 3 nei primi 14' ) e cancella la partenza a spron battuto della squadra di Caja con un 12-0 firmato dagli atipici Buins e Thomas. Poi però i biancorossi azionano di nuovo il freno, e a ritmi più bassi Ferrero e soci piazzano il controbreak di 4-16 che concretizza il nuovo affondo dopo l'intervallo. Parziali e controparziali senza soluzione di continuità a seconda che l'inerzia la impongano le giocate di talento puro di Cantù (freccia in avvio del terzo quarto con l'unica fiammata di Culpepper, tenuto a stecchetto per 20' ) o il control-game di Varese (nuovo affondo con la trazione posteriore Tambone-Avra-movic e un pizzico di zona). Dopo 30' scintillanti però l'attacco ospite va in bambola quando non aggredisce più il ferro e smette di punire i cambi dei quintetti naniformi scelti da Sodini; ma proprio in quel momento Varese dimostra di aver fatto tesoro delle sconfitte in serie nelle volate tra dicembre e gennaio, aggrappandosi alla difesa e cercando soluzioni lucide per mantenere il ritmo sulle cadenze più adatte al basket corale di Caja. Cavalcando il quale Varese si risveglia più vicina alla zona playoff rispetto all'area salvezza (4 punti da recuperare sull'ottavo posto ma 6 di vantaggio sull'ultimo); e dopo l'inatteso quanto meritalo tris Venezia-Milano-Cantù, domenica al PalA2A l'altro big match contro la capolista Brescia darà la misura dei progressi dei biancorossi, che al rientro nella notte sono stati accolti e festeggiati dai tifosi alla Schiranna Giuseppe Sciascia
  5. La Pallacanestro Varese va in cerca di un'altra impresa. Stasera a Desio (palla a due alle 20.45; diletta su Eurosport2) la compagine di Attilio Caja sarà ospite della Red October Cantù nel secondo dei tre derby lombardi consecutivi previsti dal calendario (il ciclo si chiuderà domenica al PalA2A contro la capolista Brescia). Morale alto per i biancorossi dopo i colpacci a spese delle big Venezia e Milano: Ferrero e soci proveranno ad allungare a quota 3 la serie positiva in avvio del girone di ritorno. Partita ricca di insidie per Varese sul campo di un'avversaria trasformata rispetto al meno 31 dell'andata; il messaggio forte e chiaro del coach pavese riguardo la necessità di non rilassarsi fino a salvezza acquisita scongiura il rischio di un calo di tensione dopo le imprese contro Umana ed EA7. E il clima sempre particolare del derby, pur senza la spinta dei tifosi al seguito visto il divieto di trasferta imposto dalle autorità, garantirà motivazioni forti alla squadra in vista di una sfida su un campo difficile (6-2 il record interno della Red October). Il tema tattico della partita sembra scontato: Cantù vanta allo stesso tempo il miglior attacco e la peggior difesa della serie A (87,8 punti segnati e 87,6 subiti), due facce della stessa medaglia per una squadra dal grande talento individuale, votata a spingere stabilmente sull'acceleratore per esaltare il suo potenziale atletico e nascondere un tasso di fisicità non elevatissimo. Il canovaccio del match per la truppa di Caja sarà dunque analogo a quello già utilizzato per battere Venezia e Milano: priorità assoluta il controllo del ritmo, facendo valere la capacità di imporsi nelle battaglie a rimbalzo (Varese è prima a 38,9 di media, la Red October è quella che ne concede di più in serie A, oltre 41 a partita) per evitare di far scatenare le temibili folate della stella Culpepper (18,3 punti di media) e dei compagni di reparto Smith (13.7 punti col 40% da 3) e Chappell (13,2 punti e 6,6 rimbalzi). I padroni di casa recupereranno l'azzurro Burns, assente nelle ultime due gaie a causa di un fastidio al piede destro, ma di nuovo a disposizione di coach Sodini per la sfida di stasera; l'italo-americano (14.3 punti e 9.6 rimbalzi) può giostrare da ala forte a fianco del massiccio Crosariol o da centro insieme al duttile Thomas. Come già accaduto contro Milano però il duello chiave sarà quello di "centrocampo": servono conferme da parte di Cameron Wells e progressi da parte di Tyler Larson - in settimana più coinvolto in prima persona dopo il primo approccio in punta di piedi - per ribadire l'efficacia della nuova trazione posteriore biancorossa nella seconda metà della stagione. Il derby di Desio è un test oltremodo significativo per definire il valore assoluto della Varese riveduta e corretta con le aggiunte di Vene e Larson: se anche una squadra da playoff come l'attuale Cantù, neppure lontana parente della scombinata accozzaglia travolta all'andata dai biancorossi, dovrà inchinarsi al mix di intensità e lucidità prodotta dalla squadra di Caja, allora non è impossibile sognare un filotto come quello post Coppa Italia del 2016-17 che portò alla salvezza anticipata Ferrero e soci. Giuseppe Sciascia
  6. Varese conferma la sua vocazione da ammazzagrandi. Dopo il raid di Venezia, concede il bis imponendo il suo mix di aggressività difensiva e lucidità offensiva alla corazzata EA7. Dopo 50 giorni di digiuno, un PalA2A rovente (record stagionale: 4.393 paganti) vive una serata da ricordare a lungo per le emozioni forti che Ferrero e compagni riescono a trasmettere in 40 minuti adrenalinici. I biancorossi dominano tatticamente il derby contro una Milano inespressiva e conquistano un'altra vittoria tanto insperata quanto meritatissima che permette loro di veleggiare verso acque più tranquille in classifica. Un grigiore acuito dalla rinuncia per turnover a Kuzminskas (preservato per la sfida contro Barcellona) che fa a pugni con la verve riversata in campo da una Varese capace di riprodurre in salsa cestistica l'esito finale del biblico duello tra Davide e Golia. Partita condotta in maniera perfetta da Attilio Caja che spegne le punte ospiti fermando le incursioni di Theodore e Goudelock e imposta una gara in modalità control-game concedendo 72 punti a un'EA7 reduce dai 102 fatturati venerdì scorso contro il Maccabi Tel Aviv. Gara ben impostata sulla carta ma anche giocata con grande energia e lucidità sul campo: le quattro guardie di Varese vincono nettamente il duello di "centrocampo" con i più conclamati avversari e le geometrie oliatissime costruite dagli esterni di casa garantiscono equilibrio ed efficacia alla manovra rispetto alla reiterata staticità di un'EA7 costretta ripetutamente a girare al largo dal pitturato con un modestissimo 10/36 da 3. L'eroe della serata è Cameron Wells che dopo 16 partite da bruco si libera dal bozzolo mentale di dover giocare per i compagni grazie all'arrivo di Tyler Larson e si libra in volo come una splendida farfalla illuminando il PalA2A con una prestazione di rara solidità (8/13 al tiro, 6/6 ai liberi, 7 rimbalzi, 5 assist e 34 di valutazione). I giochi a due tra l'esterno texano e un sostanziosissimo Cain sono la principale risorsa per Varese che trova però spunti decisivi anche da Aleksa Avramovic: tornato nel suo molo ideale di sesto uomo, il serbo incendia Masnago con 11 punti in 4' nel primo affondo del secondo quarto, sfruttando la trazione posteriore con tre guardie per liberare la sua ritrovata capacità di colpire dal perimetro. Attacco solido limitando gli errori a dispetto di un paio di passaggi a vuoto nel finale del terzo quarto e negli ultimi 5', ma soprattutto difesa di granito per negare incursioni al ferro ad una Milano incapace di sfruttare appieno il suo maggior potenziale fisico. Così Varese incassa l'applauso a scena aperta del PalA2A - con tanto di "cata su" finale - per una vittoria in grado di svoltare definitivamente la sua stagione dopo l'acuto del Taliercio. Dopo tante settimane frustranti nel coniugare tanto impegno ma zero punti in classifica, la squadra di Caja ha fatto en plein nelle due partite sulla carta più proibitive. A conferma del fatto che per questa squadra non esistono partite perse in partenza: se Ferrero e compagni riescono a dare il 100 per cento e gli avversari non pareggiano la loro energia, nessuna impresa è preclusa. Soprattutto dopo i correttivi Vene e Larson, più funzionali al sistema rispetto ai predecessori Hollis e Waller. Ora Varese ha imparato a coniugare cuore e testa, e può regalare altre serate esaltanti ai suoi tifosi. Giuseppe Sciascia
  7. La Pallacanestro Varese prova a regalarsi un'altra serata da grande. Dopo il raid scacciacrisi sul campo di Venezia, la truppa di Attilio Caja riceverà stasera (palla a due alle ore 20.45; diretta Tv su Eurosport2) la visita della storica rivale Milano, una delle tre capoliste della serie A e unica rappresentante italiana in Eurolega. Sulla carta il pronostico sembra ancora più chiuso rispetto a domenica scorsa, considerando la schiacciante differenza fisica che la squadra di Simone Pianigiani può esercitare nei confronti di Ferrero e compagni. «Milano ha taglia superiore alla nostra in ogni ruolo; a punteggio alto non possiamo competere, serviranno sacrificio e difesa di squadra per giocare una partita ai 70 punti come all'andata»: così Artiglio indirizza tatticamente il derby numero 176, nel quale una delle attrazioni per i padroni di casa sarà l'esordio del nuovo straniero Tyler Larson. Dopo cinque partite senza la guardia titolare, Varese ha nuovamente ristabilito le rotazioni con 10-uomini-10 grazie all'innesto dell'esterno prelevato da Liegi. «Ma saranno i compagni a dover aiutare Tyler e non viceversa: noi lavoriamo insieme da 4 mesi, lui è qui da qualche giorno e dovrà misurarsi contro una difesa da Eurolega» afferma Caja, a sua volta curioso di scoprire l'impatto del rinforzo. «Il suo primo impatto è da scoprire anche per noi, però mi sento di dire che nelle 13 partite successive al derby di stasera ci sarà utile perchè aggiunge caratteristiche che a noi mancavano». Di certo il cambio tra il campionato belga (secondo marcatore e primo negli assist e nei recuperi) e la miglior difesa della serie A italiana (Milano concede 72,0 punti di media-gara) sarà un test significativo per il nuovo esterno biancorosso. Possibilità che Varese rompa il digiuno casalingo che dura ormai da un mese e mezzo (ultima vittoria al PalA2A il 10 dicembre contro Capo d'Orlando)? Oggettivamente limitate, alla luce del valore complessivo del roster di un'EA7 che, rispetto all'andata, ha aggunto un altro big come Mindaugas Kuzminskas. Il gap non è soltanto tecnico e fisico ma anche economico: Milano lascerà in tribuna i tre stranieri di coppa Tarczewski, M'Baye e Kalnietis più l'infortunato Young, per un costo totale più che doppio rispetto al monte stipendi netti complessivo di Varese. Eppure l'EA7 in Italia comanda ma non domina, vivendo principalmente del talento delle sue punte perimetrali Theodore, Goudelock e Jerrells e del volume a rimbalzo dei lunghi, con Gudaitis come primo riferimento in un duello che si annuncia gustoso con Cain e Pelle. Per la squadra di Caja l'obiettivo è giocare una partita di cuore e testa, come al Taliercio: Milano si può battere solo con una prestazione all'insegna di intensità agonistica ma anche lucidità, facendo valere la coralità offensiva di una Varese operaia contro una collezione di grandi talenti che non sempre riescono a fare sistema come l'attuale Milano. Serve un'impresa ancor più clamorosa rispetto a domenica scorsa, ma Ferrero e soci vogliono onorare l'impegno e il grande pubblico annunciato in tribuna regalando emozioni forti ai tifosi. Giuseppe Sciascia
  8. Varese risorge a Venezia. Dopo cinque stop consecutivi, la truppa di Attilio Caja sbanca con autorità il Taliercio e rompe un digiuno di 42 giorni (ultimo urrà il 10 dicembre 2017 contro Capo d'Orlando) abbandonando l'ultimo posto della classifica. La vittoria che non ti aspetti, frutto di una prestazione corale di altissimo livello sui due lati del campo di una squadra capace di applicare alla perfezione il piano gara preparato da Artiglio. Biancorossi tatticamente perfetti nell'imporre la propria superiorità fisica a rimbalzo (37-27 ma 22-11 a metà gara) e impostare una partita su ritmi cadenzatissimi che tolgono ai campioni in carica l'arma principale delle triple in transizione. Varese cavalca con lucidità i mis-match prodotti dai cambi difensivi dei padroni di casa, coinvolgendo nel pitturato un Cain sostanziosissimo (8/9 da 2 e 8 rimbalzi). Però l'eroe di giornata è Matteo Tambone che in attesa del rinforzo in arrivo - Tyler Larson è vicinissimo, ma c'è ancora da smussare l'ultimo spigolo della resistenza di Liegi - si scopre cecchino di lusso (5/10 al tiro di cui 4/7 da 3). L'esterno romano disputa una prova di grande sicurezza in regia, ruolo che potrebbe dividere dal derby del 29 gennaio con l'esterno in arrivo dal Belgio. Liberato dalle incombenze di costruire il gioco, anche Cameron Wells pare più a suo agio, nota positiva in chiave futura alla luce della scelta di sostituire Waller con un elemento maggiormente votato al playmaking. Nonostante l'ormai cronica mancanza della guardia titolare, Varese impone contro ogni pronostico la profondità delle sue rotazioni (40 punti dalla panchina!) ad una Reyer che nonostante i 12 giocatori 12 gettati nella mischia da coach De Raffaele non trova mai il bandolo della matassa. Merito comunque della gestione del match da parte degli ospiti, che costringono Venezia a pensare: senza più il collante Orelik e con Peric visibilmente condizionato dalla maschera sul naso rotto, la squadra di casa si incarta a ripetizione contro una difesa di granito che nega ripetutamente l'area sfidando i veneziani al tuo al bersaglio dall'arco (33 triple contro soli 20 tiri da 2). E i 63 punti complessivi col 36% dal campo più 17 perse fatturati dalla Reyer sono il dato saliente di una partita vinta col cuore ma anche con la testa; insomma esattamente quel che chiedeva Caja alla vigilia di un match nel quale Varese ha iniziato ad apprezzare anche l'apporto di Siim Sander Vene. L'ala estone ha dato grande sostanza su entrambi i lati del campo, fungendo da primo attivatore per Cain (5 assist) e da efficacissimo baluardo difensivo (4 recuperi) con chiusure puntuali nelle rotazioni. Dopo tante prestazioni ricche di spunti positive ma senza il corroborante supporto dei due punti, stavolta il clan biancorosso può festeggiare la meritata posta in palio caricata sul pullman di ritorno verso Varese. Solo il primo passo verso la salvezza, ma certamente lungo e ben disteso per una squadra che ha dimostrato con i fatti di essere perfettamente sintonizzata sulla lunghezza d'onda di coach Artiglio. Ora i due derby contro Milano e Cantù, sperando di sbrogliare l'ultimo nodo della matassa Larsen e di tornare al completo col quid in più di un elemento che dovrà aggiungere un pizzico di sale (leggi talento) per insaporire la pietanza dell'attacco varesino. Giuseppe Sciascia
  9. La Pallacanestro Varese va in cerca dell'impresa sul campo dei campioni in carica. Stasera a Mestre (palla a due alle ore 19) la compagine di Attilio Caja sarà ospite dell' Umana Venezia, provando a invertire il trend negativo delle cinque sconfitte consecutive che l'hanno fatta scivolare in fondo alla classifica. Sulla carta è una missione impossibile tra il valore della seconda forza Reyer e l'emergenza perdurante ormai da un mese nel ruolo di guardia. La prossima settimana porterà certamente un rinforzo e dal derby con Milano l'organico biancorosso tornerà numericamente al completo, mentre nel giro di tre - quattro giorni si sbroglierà anche la matassa Hollis (vicino l'accordo con Bergamo, a meno di rilanci in extremis di Orzinuovi; a Varese non importa la destinazione futura ma la chiusura del rapporto). Ma stasera al Taliercio i biancorossi avranno ancora risorse ridotte al cospetto di un'avversaria dall'organico profondissimo come l'Umana, a sua volta in affanno avendo perso Oreik mentre la sua alternativa Peric giocherà con una maschera protettiva a causa di una frattura al setto nasale riportata mercoledì. Venezia stasera e Milano lunedì prossimo sembrano impegni proibitivi per una Varese combattiva nonostante i rovesci in serie (sono otto nelle ultime nove gare). Per questo Attilio Caja ha ribadito la sua fiducia nelle capacità del gruppo di non perdersi d'animo e continuare a lottare anche dopo sconfitte pesanti da digerire come quella di domenica con Torino. Ma l'attuale versione di Varese, senza un americano per la quinta partita di fila e con un tasso tecnico oggettivamente limitato a dispetto dell'impegno profuso, può ragionevolmente pensare di sorprendere una Reyer che domenica scorsa ha violato con merito il Forum di Assago? La differenza in termine di potenziale tecnico e la difficoltà di Varese di esprimere anche in trasferta il basket graffiante e aggressivo della sua versione Masnago, non lasciano molto spazio alla speranza. Per ottenere l'agognata salvezza però la squadra di Caja dovrà prima o poi riuscire a violare quello zero nella casella delle vittorie esterne che l'ha accompagnata nelle sette trasferte del girone di andata. E se tutte le avversarie dei biancorossi sono riuscite prima o poi a piazzare un acuto a sorpresa, significa che Ferrerò e soci non potranno restare in Serie A soltanto a suon di scontri diretti. Certo il compito è improbo, contando il tasso di talento di una Reyer ricchissima di attaccanti anche senza più il suo ago della bilancia nello spot di ala forte. L'osservato speciale sarà ovviamente l'ex di turno Dominique Johnson, decisivo insieme a Caja nella missione salvezza nel 2016-17 con la vetrina di Varese che gli è valsa la chiamata di una big come Venezia; stavolta non arriverà un giocatore dallo stesso pedigree dell'ex Alba Berlino, che stasera sarà solo uno degli elementi da contenere per una difesa chiamata alla massima attenzione anche sul play Hajnes e sull'azzurro Tonut (assente all'andata). Varese dovrà giocare una partita di sacrificio e di attenzione difensiva per imporre la sua legge a rimbalzo contro la cavalleria leggera di un'Umana che ha lunghi pericolosi dal perimetro come Watt e Biligha. Ritmo, punteggio basso e un mix di intensità e lucidità sono le chiavi per sognare un'impresa contro ogni pronostico. Più del risultato finale conterà però l'atteggiamento: per salvarsi è obbligatorio lottare su ogni campo, anche quello sul quale in partenza non sembrano esserci chances. Giuseppe Sciascia
  10. La Pallacanestro Varese allunga la lista dei rimpianti per le occasioni perdute. La truppa di Attilio Caja gioca una gara gagliarda contro la quotata Torino, ma non interrompe la serie negativa giunta a quota 5 e scivola all'ultimo posto della classifica della serie A al giro di boa della stagione. Ai biancorossi non bastano 25 minuti di grande energia, speculando su un assoluto predominio a rimbalzo (41-31 di cui 18 offensivi in assenza del pivot titolare ospite Mbakwe) garantito dalle doti acrobatiche di Okoye e Pelle. Varese allunga due volte a più 14 (48-34all8' e 59-45 al 23'), ma consuma progressivamente le sue risorse limitate con la guardia titolare ancora da reperire e Siim Sander Vene con pochissima benzina nelle gambe. Anche stavolta però Varese ha qualcosa da rimproverarsi e qualcosa su cui recriminare: negli ultimi 15', quando l'aggressività scende sotto il 100 per cento, i biancorossi commettono troppi errori difensivi che Torino comunque punisce con micidiale puntualità dall'arco. E come già accaduto contro la Virtus Bologna, c'è un episodio discutibile che penalizza i biancorossi: sulla decisiva infrazione di 5 secondi a meno 19" il contatto Vujacic-Avramovic è procurato d'esperienza dallo sloveno, sulla scivolata "procurata" di Aleksa Wells non ha più linee di passaggio e Varese perde un pallone esiziale con gli arbitri che ingoiano il fischietto (e a norma di regolamento sarebbe stato un fallo antisportivo perché a gioco fermo...). «Oltre ad una guardia, a questa squadra serve un rimedio contro il malocchio» osserva qualche tifoso sconsolato al termine di una gara segnata dal clamoroso 6/8 da 3 dell'implacabile Patterson (decisivo il 2+1 inventato da terra per 1'88-89 a meno 34"), arrivato a Masnago con un modesto 12/42 in 14 giornate. Di certo però serve un giocatore al quale affidare i possessi decisivi, alla luce della sesta sconfitta su altrettanti finali in volata (Milano, Avellino, Pesaro, Virtus Bologna e Brindisi i precedenti con analogo unhappy ending). Più dell'assenza di Waller - ben surrogata stavolta dalla verve di Avramovic e Tambone - stavolta per Varese ha pesato in maniera decisiva la prova insufficiente di Cameron Wells. Eloquente il 2/11 dal campo, compresa la tripla del possibile più 5 a meno 48" e quella del pareggio a meno 10" lasciate sul ferro, per quello che doveva essere il giocatore di riferimento nei momenti caldi. Ed invece si è rivelato un giocatore nulla più che diligente, ma con personalità limitata e rendimento offensivo inaffidabile. L'ennesima beffa in volata pur avendo disputato una partita per larghi tratti positiva può rappresentare una tegola pesante a livello psicologico per un ambiente dove a caldo prevaleva lo scoramento? L'auspicio è che la squadra non smetta di lottare nonostante le sfide impossibili alle porte contro Venezia e Milano, in attesa che radio-mercato dia finalmen te quei segnali positivi indispensabili per la missione salvezza. Se dare il massimo non basta, è necessario aiuto dall'esterno: a Varese serve come l'aria un rinforzo con punti nelle mani e personalità. E con l'uomo giusto, tuttavia ancora da reperire, la squadra può ripartire di slancio come nel ritorno del 2016-17; altrimenti tutta la garra di questo mondo non sarà sufficiente a invertire la rotta, come dimostrano le sconfitte in fotocopia del girone d'andata a dispetto dell'impegno costante profuso dalla squadra di Caja. Giuseppe Sciascia
  11. La Pallacanestro Varese fa appello ai suoi tifosi per superare il momento no e invertire la rotta dopo 4 stop consecutivi. Stasera al PalA2A (palla a due alle 18; diretta su Eurosport2) la formazione di Attilio Caja ospiterà la quotata Fiat Torino nella gara che chiuderà il girone d'andata. Biancorossi ancora in emergenza con la quarta partita consecutiva affrontata senza la guardia titolare: la perdita di Antabia Waller, ha ulteriormente abbassato la cifra tecnica di un gruppo la cui encomiabile disponibilità al lavoro non è supportata da analoghe qualità balistiche e offensive. Il ruolino di marcia di Varese parla di 7 sconfitte nelle ultime 8 gare, 4 delle quali consecutive (ultimo hurrà datato 10 dicembre a Masnago contro Capo d'Orlando); evidente la necessità di un innesto di qualità per sostituire Waller e aumentare il potenziale offensivo, rappresentata da Attilio Caja sia ai consorziati nell'assemblea di mercoledì che in pubblico in occasione della presentazione della gaia contro Torino. Emergenza ben chiara a tutti gli elementi della società che si scontra però con la realtà di un mercato asfittico, costringendo il club di piazza Monte Grappa ad attendere (e non certo per scelta) che si crei la giusta opportunità per quel rinforzo di qualità necessario per tramutare in punti la mole di lavoro prodotta dalla squadra di Caja. Che stasera presenterà per la prima volta a Masnago il primo innesto in corsa Siim Sander Vene, pur condizionato dalle fatiche della cura Artiglio dopo 9 mesi di inattività agonistica. Aspettando Godot però si rischia di compromettere una classifica da ieri sera più allarmante per l'inopinata vittoria di Pesaro che porta Varese all'ultimo posto in compagnia di due squadre. Per questo il coach pavese ha esortato la squadra ad andare a mente sgombra all'assalto di una avversaria di rango come Torino: sulla carta i valori in campo stasera sono decisamente in favore della Fiat, con un trittico di attaccanti di razza come il play Garrett, la potente ala Patterson e l'ex stella NBA Vu-jacic (due titoli con i Lakers in 11 stagioni tra i professionisti per il 33enne tiratore sloveno) e un roster lunghissimo che ha italiani emergenti come il pivot Iannuzzi e il 19enne prospetto Okeke. Nonostante l'assenza del centro titolare Mbakwe, nelle ultime due settimane l'Auxilium le ha suonate in casa a Bayern Monaco e Brescia, e mercoledì ha segnato 58 punti nel primo tempo a San Pietroburgo prima di cedere alla rimonta della seconda forza della VTB League. L'aspetto sul quale Varese può provare a far leva è proprio il peso del doppio impegno per i piemontesi, reduci dal viaggio in Russia senza Mbakwe e con un elemento d'ordine come Deron Washington condizionato da una caviglia malconcia. Al contrario i biancorossi hanno lavorato a ranghi completi per tutta la settimana in vista di un match da affrontare con il massimo dell'intensità e dell'aggressività, provando a sorprendere la talentuosa squadra di Banchi con una prestazione di grande energia. Varese chiederà al PalA2A la solita spinta extra per gettare il cuore oltre l'ostacolo e provare a chiudere la serie negativa anche con le forze attuali in attesa che arrivino buone notizie dalle frequenze di "radio-mercato". Giuseppe Sciascia
  12. Replicare la rimonta salvezza del 2016-17 dopo aver percorso la stessa rotta, sia pur con protagonisti e modalità (ma soprattutto costi) differenti rispetto alla stagione passata. La Pallacanestro Varese 2017-18 ha lo stesso bilancio rispetto a 12 mesi fa - 4 vittorie su 14 gare - e un trend sostanzialmente analogo con 7 stop nelle ultime 8 gare rispetto alle 6 delle ultime 7 dell' annata scorsa. Eppure la situazione desta meno preoccupazione rispetto a quando la società di piazza Monte Grappa fu costretta a correre doppiamente ai ripari - prima con il cambio Dominique per Melvin Johnson e poi con lo choc tecnico Caja per Moretti - per far ripartire una macchina "grippata". Oggi la situazione è totalmente diversa: Varese è criticabile per i risultati ma non certo per l'impegno, e con tutti i suoi limiti evidenzia un sistema oliato e un gruppo coeso. Per questo, rispetto alla svolta tecnica del 2016-17, nessuno prende minimamente in considerazione di mettere in discussione la conduzione di Attilio Caja (al contrario per il coach pavese spirerebbe vento di rinnovo del contratto, ovviamente quando la classifica sarà meno preoccupante). Dopo il subentro, l'anno scorso "Artiglio" ebbe bisogno di due mesi di cura a suon di allenamenti e sedute video per far sposare la causa della coralità ad un gruppo di stranieri dall'indole individualistica. Oggi, con molta meno qualità (riflesso del taglio del 25% del monte stipendi) l'ossatura e 0 sistema sono già rodati, ma è evidente la necessità di aggiungere una prima punta per finalizzare una manovra troppo spesso arenatasi sul ferro. La volontà dell'area tecnica c'è, mentre la società ha messo a disposizione discrete risorse (non illimitate, ma mensilmente simili a quelle stanziate per Dominique Johnson); resta la necessità di individuare un profilo "ad hoc" che garantisca una svolta sicura senza farsi prendere dalla frenesia di inserire sulla spinta delle sconfitte in serie. Il d.g. Claudio Coldebella sta lavorando su alcune piste "europee" con l'obiettivo di aggiungere un rinforzo per la partita contro Venezia. Ma c'era bisogno di investire risorse su Siim Sander Vene quando il principale "buco" da colmare è quello della guardia titolare? Domanda lecita da "tifoso della strada", con una risposta doppiamente affermativa: troppo ghiotto il mix di scuola tecnica e doti balistiche dell'ala estone, a condizioni economiche oltremodo vantaggiose dopo la transazione con Reggio Emilia, per lasciarsi sfuggire l'occasione di aggiungere qualità nello spot di ala forte e nello stesso tempo archiviare l'equivoco Hollis (in calo le quotazioni di Bergamo, possibile la pista Jesi), ormai corpo estraneo non solo per sua responsabilità ma innegabilmente troppo distante per indole dagli altri 9 "operai" del gruppo. Vene potrà essere utile col tempo quando migliorerà la sua condizione; il vero uomo della svolta dovrà essere il secondo acquisto, per il quale - dopo svariati tentativi senza esito - potrebbe arrivare l'input giusto entro fine settimana. Per questo la società predica calma anche se il trittico Torino-Venezia-Milano non induce certo alla fiducia: il campionato di Varese in versione riveduta e corretta - con Vene al 100% e un attaccante perimetrale da inserire al meglio - dovrà iniziare dal 5 febbraio a Cantù. Auspicando che i rush finali post Coppa Italia del 2015-16 (da quindicesimi a noni) e 2016-17 (da ultimi a dodicesimi) trovino continuità anche nel 2017-18, viste le tre settimane di stop dall'11 febbraio al 4 marzo che permetteranno di completare il restyling. Giuseppe Sciascia
  13. La Pallacanestro Varese non inverte la rotta sul campo della tonica Vanoli di Meo Sacchetti. Quarta sconfitta in fila e settima nelle ultime 8 gare per la compagine di Attilio Caja, che paga dazio ai suoi limiti offensivi anche sul campo della lanciata Cremona (terza vittoria in fila e sogno di aggancio in extremis alle Final Eight di Coppa Italia). Destino per certi versi annunciato per i biancorossi, costretti per la terza partita consecutiva a regalare la guardia titolare in attesa di pescare il jolly giusto su un mercato asfittico. In verità anche i padroni di casa hanno dovuto rinunciare a Drake Diener; ma la Vanoli ha due stelle conclamate come il mitragliere Johnson Odom e l'azzurro Fontecchio, ai quali chiedere fatturato offensivo "per sé" nelle pieghe del consueto basket "arioso" impostato da Meo Sacchetti. Al contrario a Varese manca una punta designata in una serata nella quale il top-scorer ospite finisce a quota 12: la costruzione del gioco non è disprezzabile, ma tanti errori banali - in contropiede e nella finalizzazione a difesa schierata - indicano che il problema non è strutturale, ma congiunturale. La truppa di Caja paga lo "zero al quoto" del suo punto di riferimento Stan Okoye, che chiude con 0/8 al tiro (di cui 0/6 all'intervallo) una gara condizionata dall'infortunio al mignolo della mano destra nell'azione inaugurale che ha portato alla schiacciata del 2-0 di Sims. Senza il fatturato dell'ala nigeriana e con l'imperscrutabile Wells che torna a giocare in modo anonimo, all'attacco di Varese mancano semplicemente gli uomini per finalizzare tutto il lavoro compiuto senza staccare la spina anche nei momenti peggiori dalla squadra. In questa versione senza Waller e con i due eroi di Brindisi fuori fase, semplicemente troppo povera di talento per reggere alle folate di una Vanoli che nel secondo tempo ha pescato eroi a sorpresa come i vari Ruzzier, Portannese e Ricci. Tra le note positive per i biancorossi, oltre alle prove di sostanza di Tambone a fianco di capitan Ferrero, ci sono gli spunti promettenti mostrati da Siim Sander Vene, col quale la truppa di Caja ha ricucito dal meno 13 del 20' al meno 3 del 28'. Poi l'estone ha finito la benzina (lunga inattività agonistica) e la Vanoli ha trovato lo spunto vincente quando Sacchetti ha schierato un quintetto senza pivot che ha prodotto un clamoroso 5/5 da 3 consecutivo a cavallo tra terzo e quarto periodo. La vera Varese è quella dei primi 6', capace di servire Cain contro Sims e leggere bene le situazioni, oppure quella capace di produrre 26 punti in 9'del terzo quarto con difesa aggressiva, campo aperto e buone spaziature offensive? Oppure è quella dei due clamorosi "vuoti d'aria" (leggi 16-0 in 7' tra primo e secondo quarto e 14-0 tra terzo e quarto periodo) tra tiri apertissimi lasciati sul ferro e affanni nella copertura difensiva contro un'avversaria con tante mani buone? La sintesi dei due volti visti al PalaRadi è oggi insufficiente per poter vincere (quasi) contro chiunque; però la squadra è viva, anche se oggettivamente modesta, e questo dà fiducia a dispetto di una classifica sempre più preoccupante e di un calendario modello parete di sesto grado. Il primo aiuto dal mercato, cioè Vene, promette di dare molto di più; evidente che ne serva un altro capace di monetizzare il volume di gioco prodotto attualmente dalla squadra. Ma l'unica cartuccia a disposizione andrà sparata a colpo sicuro, anche se dovessero servire altre 2 o 3 settimane, e non alla cieca... Giuseppe Sciascia
  14. Cambia l'anno solare ma non l'esito amaro per Varese trafitta per la seconda volta consecutiva all'overtime nel giro di una settimana. La truppa di Attilio Caja riapre una gara già persa con una veemente rimonta nel finale dei regolamentari (dal 72-82 a 1'25" dalla fine al pari agganciato da Cain a meno 7" dopo una "rubata" di Wells con antisportivo di Moore). Ma senza la guardia titolare - in attesa del sostituto di Antabia Waller - finisce la benzina sul più bello, trafitta dalle giocate di classe di Cady Lalanne e Donta Smith, rispettivamente acquisto estivo e correttivo autunnale da 20mila dollari al mese che regalano il sorriso a Frank Vitucci fermando a quota 4 la serie negativa dei pugliesi. Ai biancorossi non bastano gli eroismi dell'indomito Stan Okoye (12/16 al tiro e 15 rimbalzi) e una prova convincente - più da realizzatore che da costruttore - di Cameron Wells: con i centri dominati dalle mani nobili di Lalanne e la coppia Ferrero-Hollis che perde il duello con le ali forti di casa (per l'ungherese altra bocciatura da matita rossa, stavolta non si può certo accusare Caja di averlo tenuto in campo troppo poco...) l'unico supporting cast di un certo rilievo è quello prodotto da un Nicola Natali in versione bum-bum (4/6 dal campo con 3/5 da 3). Troppo poco per limitare un'avversaria che, a dispetto dell'ultima piazza in classifica, ha mostrato elementi di qualità come il solido Tepic e il vivace Mesicek; al contrario gli ospiti hanno avuto troppo poco da Avramovic e Cain in termini di rendimento offensivo per supportare la vena del play statunitense e dell'ala nigeriana. E poi c'è da tener conto dello sforzo effettuato per rimediare ad un avvio choccante, con l'Happy Casa a punire l'asfitticità dell'attacco ospite con un più 15 dopo 6' e un più 17 in avvio del secondo quarto. Anche stavolta, però, Varese ha avuto la forza mentale di non crollare, affidandosi allo spartito corale per cavalcare la vena delle sue punte. Senza quell'approccio troppo molle - e troppo simile a quello del mese scorso a Pesaro - forse il film della partita avrebbe potuto essere differente. Peccato anche per l'abbrivio non sfruttato dopo la rimonta che ha portato all'overtime, senza riuscire a mettere il naso avanti per acuire le difficoltà psicologiche dei padroni di casa che pensavano già di avere in tasca la posta in palio. I freddi numeri dicono che al PalaPentassuglia è arrivata la sconfitta esterna numero 6 - nonché la sesta nelle ultime sette gare - e che la vittoria dell' Happy Casa ha ridotto a due sole lunghezze il vantaggio sulla zona retrocessione. Di certo il secondo stop consecutivo all'overtime dopo quello contro la Virtus Bologna allunga la lista dei rimpianti per le occasioni perdute o non sfruttate appieno. Resta però la certezza dello spessore morale di un gruppo capace di non smettere mai di battersi, che ora va sorretto e aiutato con l'ausilio del mercato. La doppia assenza di Waller in due gare perse al supplementare (anche) per progressiva consunzione delle forze ha contribuito nell'acuire le difficoltà del momento. Il calendario di gennaio non promette nulla di buono (Cremona e Venezia fuori, Torino e Milano in casa), ma azzeccando il rinforzo sul perimetro, e a seguire il sostituto di un Hollis ormai indifendibile, c'è ancora margine per veleggiare verso acque tranquille. Giuseppe Sciascia
  15. In riferimento a quanto pubblicato oggi da alcuni quotidiani, Pallacanestro Varese comunica che non è sua intenzione proporre ricorso per quanto accaduto ieri, martedì 26 dicembre, in occasione della partita con la Segafredo Virtus Bologna. Valida per la dodicesima giornata del campionato LBA 2017-18. Questa decisione è stata presa per rispetto nei confronti della Società bolognese, cui vanno le congratulazioni per la vittoria ottenuta sul campo, al termine di un’emozionante gara che ha rappresentato uno spot bellissimo per il nostro sport. Uno spettacolo vero, che ha entusiasmato il pubblico del PALA2A, mai così numeroso quest’anno, e i tantissimi sostenitori che, grazie alla diretta TV, hanno potuto apprezzare una sfida vibrante tra due squadre che hanno dato il massimo per riuscire ad avere la meglio. Il tutto, nel pieno rispetto dello spirito e dei valori che solo uno sport come la pallacanestro è capace di veicolare. Parallelamente, e con rammarico autentico, Pallacanestro Varese non può non stigmatizzare l’inadeguato operato della terna arbitrale e degli ufficiali di campo che, nell’occasione, non si sono dimostrati di livello pari a quello delle squadre nella gestione delle situazioni venutasi a creare, come innegabilmente testimoniato dalla stessa diretta televisiva. Le decisioni tecniche che ne sono scaturite hanno condizionato il regolare svolgimento della gara e, si sottolinea, avrebbero potuto penalizzare sia l’una che l’altra parte in campo. In vista del prosieguo del campionato, Pallacanestro Varese si augura che la classe arbitrale dimostri di avere al suo interno qualità, capacità di analisi e critica e che gli stessi arbitri siano considerati parte di un sistema fortemente determinato ad investire risorse importanti per riqualificare la categoria all’eccellenza del passato.
  16. La Pallacanestro Varese chiude l'anno solare con una sconfitta beffarda e gioca la carta delle "vie legali" per far valere le proprie ragioni. La truppa di Attilio Caja, priva dell'infortunato Waller e dell'influenzato Hollis, cede soltanto all'overtime contro la Segafredo Bologna sorretta da un monumentale Alessandro Gentile. Ma la società di piazza Monte Grappa ha presentato istanza di reclamo avverso il risultato contestando un errore tecnico arbitrale durante il tempo supplementare. Ossia l'infrazione di 24 secondi che le ha tolto la palla di mano dopo la consultazione dell'instant replay da parte degli arbitri sull'81-83 a meno 48" dal termine: sul cronometro dell'azione c'erano ancora 5 secondi da giocare per l'attacco di Varese, ma i direttori di gara hanno riscontrato che i 24 secondi erano stati azionati dagli ufficiali di campo con 9 secondi di ritardo rispetto alla ripresa del gioco dopo il canestro del più 2 ospite a meno 1'16". Ma se gli arbitri hanno sanzionato i 24 secondi, andavano recuperati i 4 secondi "fantasma" sul cronometro della partita: così ragiona Varese che ha seguito la prassi regolamentare (firma del referto di capitan Ferrero al termine della partita) e oggi presenterà la sua istanza al giudice sportivo chiedendo la ripetizione della partita perché durata 44 minuti e 56 secondi anziché 45'(40'+5'). Nel basket non è ammessa la prova Tv, dunque - con ogni probabilità - il reclamo sarà respinto perché inammissibile (l'unico errore arbitrale per cui è ammesso il ricorso è per l'errata attribuzione dei punti a referto); però Varese vuole sollevare il caso di una direzione arbitrale non gradita né da Attilio Caja - che in sala stampa ha apertamente accusato la terna di aver indirizzato il risultato nell'overtime - né dalla dirigenza, a partire da Claudio Coldebella che ha dato il "la" alla procedura per il reclamo. Resta la sensazione della beffa per una partita che la truppa biancorossa avrebbe meritato di vincere per l'impegno profuso nonostante l'emergenza. Varese ha giocato una partita gagliarda con capitan Ferrero (7/9 al tiro) leader assoluto e Okoye capace di duellare a lungo alla pari con Alessandro Gentile. Proprio le precoci uscite per falli delle due ali - col capitano a quota 3 al 19' e a 4 al 25', dubbie due interpretazioni finali che gli sono costate il quinto - sono state fatali in un overtime giocato con assetti d'emergenza. Dall'altra parte Bologna - a sua volta senza Lafayette - ha cavalcato le sue individualità lussuose, primo tra tutti un Gentile per la prima volta in carriera oltre quota 30 punti, e poi un Aradori più incisivo quando Ramagli ha giocato la carta dei 4 piccoli nel quarto periodo. Nonostante un fatturato complessivamente insufficiente del reparto guardie (incerto Wells, male Avramovic), l'unico rammarico di una Varese agonisticamente encomiabile riguarda gli otto liberi lasciati sul ferro, le occasioni perdute sul più 6 di inizio quarto periodo e quel "passi" solitario in contropiede (fischio contestato ma il "quarto tempo" di Tambone era palese...) che ha cancellato il possibile +4 nell'overtime. Piccole sbavature che, come a Milano, Avellino e Pesaro, impediscono alla squadra di Caja di raccogliere i frutti del suo impegno. L'inizio del 2018 a Brindisi ed a Cremona con Waller ancora ai box non è foriero di pensieri felici, l'auspicio è che il nuovo anno porti con sé anche un pizzico di fortuna finora mancata costantemente all'appello... Giuseppe Sciascia
  17. Serve passare da un’altra sconfitta per capire quanto sia bella questa Varese. Per capire quanto lo spettacolo di unità, caparbietà, personalità, agonismo e generosità ispirato da Attilio Caja e dipinto dai suoi uomini sia un regalo che va al di là di due punti persi o conquistati. Questo insuccesso verrà recuperato, prima o poi, e i conti torneranno in quello che è sempre stato, rimane e rimarrà l’unico obiettivo stagionale di questa squadra: la salvezza. In merito ci mettiamo la mano sul fuoco. Il cuore e l’impegno, le due parole che riassumono meglio le caratteristiche annotate poc’anzi, sono invece un pane da mangiare subito. E per il quale ringraziare. Si potrebbe riassumere così il match di Santo Stefano nel quale la Virtus Bologna ha espugnato il PalA2A per 85-90 dopo un tempo supplementare. Una gara che entra nell’anima per un’incertezza durata 44 minuti, per la combattività di entrambe le squadre e soprattutto per la prestazione offerta dai padroni di casa. Rimaneggiati (senza Waller fin dalla lunga vigilia e all’ultimo senza Hollis, rimasto ai box per un’influenza intestinale fulminante) Ferrero e compagni hanno tenuto egregiamente testa a una Segafredo (a sua volta senza il play Lafayette: con un roster di 9 “titolari”, però, è un’assenza che pesa indubbiamente meno...) guidata da un Alessandro Gentile in stato di grazia: 32 punti (record in carriera) e 12 su 17 da due punti. La guida spirituale Lo hanno fatto partendo da una difesa grintosa, attenta, mobile, intelligente (raddoppi pensati, rotazioni puntuali, recuperi) e partecipata da ogni “reduce” dell’Artiglio, una difesa che ha fatto sudare ogni canestro al talento degli avversari. E lo hanno fatto con un attacco magari modesto nella percentuale di innato e al solito non sempre preciso nelle esecuzioni, ma di certo giudizioso, generoso quanto la retroguardia e capace - come una sinfonia - di contare su più strumenti: una guida spirituale, che risponde al nome di un Giancarlo Ferrero praticamente perfetto (17 punti: “high in carrier” eguagliato in Serie A) in un serata nella quale dare l’esempio era fondamentale (ma il capitano ormai non sorprende più...), un “go to guy” per elezione come Stan Okoye (18 punti, tanti errori da 3 punti - 7, 3/10 - ma anche tante responsabilità prese), un uomo di sostanza come Cain (14 e 9 rimbalzi) e un mattoncino di tutti gli altri. I due episodi Compreso Wells, capace di portare con una tripla la partita al supplementare, al termine di un percorso personale segnato dalle consuete pause (13 punti, 4 assist e alcune scelte sbagliate): un epilogo naturale per una contesa senza padrone (massimo vantaggio bianconero il 4-11 del 5’, biancorosso il 57-51 del 31’). Qui, una Varese ormai ridotta ai minimi termini per le uscite dal campo - causa raggiunto limite di falli - di Ferrero e Okoye - è stata matata dalle giocate (alcune incredibili) di Ale Gentile e di Aradori, ma anche dagli episodi. Il primo: un passi di Tambone sul contropiede del possibile +4 (infrazione sacrosanta - il giocatore fa effettivamente 4 passi - ma involontaria e forse non così influente). Il secondo, ben più grave: il pasticcio degli ufficiali di campo a 1’16” dalla fine, sull’81-83. Varese ha palla in mano e inizia l’azione d’attacco, ma il timer dei 24” resta fermo per circa 4” e poi viene fatto ripartire senza che l’errore venga segnalato agli arbitri e il gioco di conseguenza fermato. Nessuno si accorge dell’inghippo: l’azione prosegue e Wells viene stoppato da Slaughter con 5” ancora sul cronometro dei 24” (che, senza il temporaneo blocco, avrebbe invece già finito la propria corsa...). Gli arbitri assegnano la rimessa ai biancorossi, ma vengono allertati dalla panchina della Virtus e vanno a controllare all’istant replay: dopo una lunga consultazione la decisione viene cambiata e la palla ritorna agli ospiti. Con Varese, la quale con i riferimenti temporali corretti sul tabellone dei 24” avrebbe attaccato in maniera diversa e che a quel punto chiedeva solo di poter giocare i 5” rimanenti, incolpevole, cornuta e mazziata. Per tutto questo il direttore generale della società Claudio Coldebella ha presentato ricorso direttamente nel referto arbitrale a fine gara, ma le possibilità che lo stesso venga accolto sono praticamente nulle. Fabio Gandini
  18. Le prime volte, per qualcuno le ultime. Forse l’ultima. La prima volta del “Cubo”, l’opera che proietta la società in un futuro dove però l’apparenza dovrà sempre cercare di coniugarsi alla sostanza: sarà una sfida eterna qui sotto al Sacro Monte del basket, da non sottovalutare mai. La prima volta del nuovo inno della Pallacanestro Varese,”Come nella vita”, scritto dal preparatore atletico biancorosso Marco Armenise: non siamo critici musicali e quindi non esprimiamo giudizi qualitativi (che sarebbero strettamente personali); ci auguriamo, semplicemente, che porti un po’ di fortuna, quella che a volte si pesca nei particolari, anche in quelli che paiono inutili. La prima volta di una Varese incompleta, almeno in gare ufficiali nella stagione 2017/2018. E l’assenza di Antabia Waller è una defezione in una truppa cui Attilio Caja - per necessità ma anche per virtù - ha insegnato a giocare insieme, a essere “noi” invece che “io”, ad amarsi vicendevolmente tra i suoi componenti: fa meno male, quindi, che l’assenza di un uomo solo al comando in un gruppo di gregari. Fa meno male non significa che non lo faccia del tutto: sono sempre 11 punti di media che se ne andranno (probabilmente per un mese) uniti all’unico tiratore puro presente nel roster. Ma la creatura dell’Artiglio sa sacrificare ogni cosa sull’altare del “noi”: e la vittima di turno sarà la sfortuna. Pallacanestro Varese-Virtus Bologna, un ’ennesima volta. Rimasta uguale in due nomi che fanno tremare i cuori, soprattutto se uniti da un trattino che le mette insieme su un rettangolo 15x28 metri, anche se tutto è cambiato, dentro e fuori dallo stesso. Bologna pone uno accanto all’altro due dei primi dieci marcatori della Serie A 2017/2018, e il fatto che siano due giocatori italiani fa viaggiare per un attimo su una sorta di macchina del tempo. Sono Alessandro Gentile (17,5 punti a partita) e Pietro Aradori (15,8): chiaro che il focus si concentri su di loro, che assicurano quasi metà del fatturato offensivo virtussino (80,2 punti segnati a partita contro i 73,8 dei biancorossi) e che in due racchiudono un arcobaleno di pericolosità da temere. Dietro di loro un esercito simile a quello varesino, almeno per una sorta di comunismo del gioco d’attacco: Lafayette, Lawson, Slaughter, Umeh, Ndoja e Stefano Gentile: cifre simili, uguali possibilità di colpire come alternativa alle due principali bocche da fuoco. Vaticinare i temi tattici di una gara della Openjobmetis di Attilio Caja ormai è facile: difesa, difesa, difesa. Corsa, corsa, corsa in contropiede per trovare quei punti facili che valgono doppio in assenza di un talento offensivo diffuso. E poi percentuali, percentuali, percentuali, altalenante tallone d’achille di un gruppo che finora ha raccolto meno di quanto ha seminato. Fabio Gandini
  19. La Pallacanestro Varese cerca due punti pesanti per chiudere col sorriso il 2017. Ultima tappa dell' anno solare martedì al Pa- 1A2A (palla a due alle 15; diretta su Eurosport2) per la truppa di Attilio Caja, che riceverà l'ambiziosa matricola Segafredo Bologna in una gara ricca ai motivazioni. Ferrero e soci trascorreranno le festività in palestra - oggi allenamento alle 15 per acclimatarsi con l'inconsueto orario di gara, rifinitura in programma la mattina di Natale - per prepararsi al meglio a dare l'assalto alle rinvigorite "Vu Nere". Partita da affrontare in emergenza per Varese, costretta a fare a meno di Antabia Waller in attesa di scoprire con esattezza l'entità dell'infortunio del suo cecchino designato (ma sembra difficilmente evitabile il ricorso al mercato in cerca di un sostituto). Il team biancorosso non ha alcuna intenzione di piangersi addosso per l'assenza della sua guardia titolare, e prepara la solita partita casalinga in versione arrembante contro un'avversaria di grande talento. «Non dobbiamo essere arrendevoli e pensare di aver perso prima di iniziare; al contrario dobbiamo e vogliamo giocare una gara di grande energia e grande coraggio. Bologna ha tanta qualità, ma noi con tenacia ed aggressività potremo disputare una bella partita»: così Attilio Caja ha stimolato il gruppo in vista del match di martedì. Occasioni in particolare per Aleksa Avramovic, Matteo Tambone e Nicola Natali, che senza Waller avranno più minuti e responsabilità; ma in assoluto tutti gli effettivi biancorossi dovranno dare qualcosa di più per nascondere l'assenza del tiratore ex Mornar Bar. L'obiettivo è quello di conquistare due punti importanti per allontanarsi dalla zona pericolo alla vigilia delle delicate trasferte di inizio 2018 a Brindisi e Cremona. E anche quello di abbinare un ricordo positivo alla storica inaugurazione del tabellone "led cube": la strumentazione acquistata grazie all'impegno diretto dello sponsor Tigros arricchirà il contorno dello spettacolo al PalA2A. Ma il vero spettacolo sarà ovviamente quello del campo, e perriuscire ad esprimersi al meglio Varese non potrà prescindere da un'altra prova arrembante come quelle con cui ha messo alle corde Cantù, Trento e Capo d'Orlando. Se lo aspetta anche Bologna, a sua volta col rischio di dover fare a meno di un elemento cardine come Oliver Lafayette (problemi muscolari nei giorni scorsi, recupero difficile per il 33enne play naturalizzato croato). La Virtus rilanciata dopo la retrocessione del 2015-16 dall'avvento di Massimo Zanetti col marchio Segafredo, ha puntato molto su un nucleo italiano che ha nel capitano azzurro Pietto Aradori e nel mix di talento e fisicità di Alessandro Gentile i pezzi pregiati (rispettivamente 15.8 e 17.4 punti di media-gara). Finora però le "Vu Nere" hanno raccolto meno rispetto alle aspettative, complici numerose sconfitte in volata; il successo di domenica contro Torino ha riportato serenità dopo 5 stop nelle 6 gare precedenti, toccherà a Varese cercare di "tastare" eventuali nervi scoperti andando all'arrembaggio degli ospiti sin dal primo minuto di una gara da giocare col coltello tra i denti. Giuseppe Sciascia
  20. «Non arriveremo al match nel nostro momento migliore, perché quella di Waller è un’assenza importante. Durante la stagione questi inconvenienti però ci possono essere e martedì non dovremo essere arrendevoli e credere di aver già perso prima di cominciare: dovremo fare la nostra partita con coraggio ed energia, giocandola nel miglior modo possibile». Davanti alla sfortuna bisogna tirare fuori gli... Artigli. E se c’è uno che lo può fare è proprio coach Attilio Caja, per nulla disposto a partire battuto nonostante la sua Varese sia rimaneggiata. Antabia Waller non ci sarà contro la Virtus Bologna nel match di Santo Stefano e non c’è nemmeno alcun aggiornamento sulle sue condizioni. Dovrà infatti passare ancora del tempo prima che il giocatore possa sottoporsi a determinati accertamenti medici e avere un quadro chiaro della situazione. A breve termine impera il pessimismo: anche nella migliore delle ipotesi due-tre settimane di stop sono purtroppo da mettere in conto e ciò significherebbe la sua assenza anche contro Brindisi e Cremona. Anche nella malasorte, peraltro, guardare troppo in là serve a nulla: meglio concentrarsi sul presente e quindi sulla Virtus. È ciò che fa l’allenatore pavese, presentando una sfida storica e un avversario che la storia, prima o poi, vorrebbe tornare a scriverla: «Bologna è una squadra che ha una netta impronta italiana - esordisce il coach - La società, avendo la possibilità di farlo, è stata brava a seguire questa linea, perché è interessante. Hanno puntato su giocatori nazionali di grande rilievo, come Pietro Aradori, che è forse il cestista italiano con più talento (ed è tra i primi in Europa) perché ha un’abilità nel segnare davvero notevole. Poi hanno puntato sulla “rinascita” sportiva di Alessandro Gentile dopo la sfortunata parentesi dell’anno scorso: lui aveva bisogno di un’opportunità con grandi stimoli e la Virtus glieli ha dati, facendo una scelta interessante e opportuna (e, se ce ne fosse stata la possibilità, anche a me avrebbe fatto piacere allenarlo). E non si può non citare suo fratello Stefano, che a mio giudizio è un giocatore un po’ sottovalutato: ha qualità, carattere e rende molto nei momenti caldi delle gare». Non è finita qui: «Accanto a loro ci sono elementi importanti ed esperti, decisivi lo scorso anno per la vittoria dell’A2: Ndoja, Umeh e Lawson. E a questa somma hanno aggiunto anche due giocatori come Oliver Lafayette e Marcus Slaughter che hanno un’esperienza, anche a livello europeo, molto marcata. Pertanto ritengo che a inizio campionato Bologna sia stata giustamente inserita tra le pretendenti ai playoff e non solo. Quando una squadra è nuova, tuttavia, ha bisogno di tempo per conoscersi e imparare a giocare insieme ed è questo il motivo per cui hanno avuto alti e bassi finora. Noi, dal canto nostro, siamo pronti ad affrontare una squadra di altissimo livello». Con un però: «I nostri avversari hanno grande qualità - conclude Caja - ma con tenacia, aggressività e coraggio possiamo fare la nostra partita. Vedremo se sarà sufficiente per arrivare alla vittoria finale». Fabio Gandini
  21. La tecnica? Conta, eccome se conta. E l’atletismo? Oggi come oggi fa la differenza, è inutile negarlo. E lo stesso si può scrivere delle peculiarità fisiche, che nei singoli determinano di volta in volta vantaggi (da sfruttare) o svantaggi (da colmare) rispetto ai pari-ruolo avversari. C’è però un altro aspetto di rilievo, nel basket e in tutti gli sport (si potrebbe anche dire “nella vita”...). Un aspetto che conta oggi e contava una volta, anche quando la pallacanestro era profondamente diversa: l’esperienza. Quella che ti permette di conoscere e quindi prevedere, mettendoti - a parità di altre condizioni - un passo davanti agli altri. Quella che ti può regalare un canestro in più, un rimbalzo in più, una palla rubata in più e spesso un errore in meno. Che è la cosa più importante. Il pregresso agonistico, il background che ogni giocatore si porta appresso è voce decisiva nella valutazione dello stesso. E la somma dell’esperienza dei singoli concorre, ben più di molti altri valori, nel giudizio su una squadra. La Varese 2017/2018 quanta ne ha? Poca, pochissima: quanta da solo ne ha per esempio il Michele Vitali (tra l’altro un “pallino” di coach Attilio Caja...) della Brescia capolista... Peggio? Solo Pesaro (di poco) La classifica di Serie A riscritta in base alla somma dei minuti giocati nel massimo campionato dai componenti di ogni roster prima dell’inizio della corrente stagione. Sorprese? Nessuna o quasi. E vale subito la pena far notare come la Openjobmetis dell’Artiglio tris si posizioni al penultimo posto della speciale graduatoria, con un totale di 2457 minuti. Il dato è il risultato dell’addizione tra gli 802 di Giancarlo Ferrero (il più “esperto”) , i 454 di Norvel Pelle, i 390 di Damian Hollis, i 370 di Aleksa Avramovic, i 362 di Stan Okoye e i 79 di Matteo Tambone. Quattro su dieci gli “esordienti totali”, per usare un’espressione cara a Fantozzi: Cameron Wells, Antabia Waller, Tyler Cain e Nicola Natali. 2457 minuti, poco più di quelli che - come già accennato - aveva giocato in Serie A prima del dell’1 ottobre 2017 il solo Michele Vitali: 2441. Più inesperta dell’attuale gruppo biancorosso è solo la VL Pesaro, di poco peraltro: la somma del collettivo marchigiano è di 2134 minuti, grazie soprattutto ai 677 giocati nel 2015/2016 dall’ex varesino Rihards Kuksiks. Terz’ultima è l’Enel Brindisi, con 3763 minuti (spiccano i 1529 di Marco Giuri), poi viene Capo d’Orlando con 4050, diventata più scafata anche grazie alla recente addizione di Eric Maynor (866 minuti, anche in questo caso trascorsi sul parquet interamente con la canotta bianca e rossa). Non c’è trucco né inganno La squadra più “sgamata”? Sono i campioni d’Italia in carica della Reyer Venezia, con 38.479 minuti giocati dai componenti del suo roster nella più importante competizione cestistica nazionale. Segue la capolista Brescia (che non ha esordienti in Serie A in organico) con 33.698, poi Milano con 22.458, Avellino con 21.683 e la Virtus Bologna con 20.623 (anche grazie ai 5687 di Alessandro Gentile, i 3625 del fratello Stefano e i 7274 di Pietro Aradori). Scritto che Cremona è sesta a quota 19.977, Torino 7a a 17329 , Reggio Emilia 8a a 16.739 e che di seguito si piazzano Sassari (15.068), Trentino (14.544), Pistoia (14.267) e Cantù (9054), due osservazioni vengono spontanee. La prima sta nel notare l’evidente differenza tra i valori numerici oggetto di analisi: tra le ultime tre (Pesaro, Varese e Brindisi) e le prime undici c’è una sproporzione che diventa abisso (basta mettere a raffronto i 2457 della Openjobmetis penultima con i 14.267 della The Flexx undicesima). La seconda sta nel confrontare la classifica dei minuti giocati con quella reale all’11a giornata del campionato 2017/2018. La peggiore del lotto (cioè quella che perde più posizioni tra una e l’altra) è Cremona, 6a nella prima e 13a nella seconda. Bologna perde 5 piazze, Reggio e Pistoia 3, mentre - al contrario - va finora fatto un plauso a Cantù e a Capo d’Orlando (+5 in entrambi i casi) e a Sassari (+4). E anche a Varese, che di posizioni ne recupera 3: penultima in quella dei minuti giocati, 12a in quella reale. Che la top parade dell’esperienza tendenzialmente non menta lo si capisce infine guardando ai piani alti: Venezia, Brescia, Milano, Avellino le più esperte, Brescia, Avellino, Milano e Torino le prime della classe dopo 11 giornate. Una sola intrusa, la Fiat, in luogo di una Reyer che ha perso qualche partita di troppo ultimamente. Ma si riprenderà, vedrete: in certi numeri non c’è trucco e non c’è inganno. Fabio Gandini
  22. La classe dei veterani della Grissin Bon condanna la solite Varese troppo sterile in versione trasferta. Gli over 30 di lusso Manuchar Markoishvili e James White salgono in cattedra nella ripresa facendo saltare la zona utilizzata da Attilio Caja per 20' buoni, e puniscono la difesa biancorossa concentrate per togliere ritmo alla prima punta reggiana Amedeo Della Valle. Ma la quinta sconfitta su altrettante gare disputate lontano dal PalA2A è figlia dell'ennesima prestazione balistica largamente insufficiente (13% da 3 contro i 36% - ma 6/13 nella ripresa dopo il 5/18 dei primi 20') della squadra di Caja. Le prove sotto tono di Waller (5/13 dal campo) e Okoye (2/11 e male anche in difesa) inchiodano l'attacco biancorosso su livelli di produttività decisamente modesta: sole qualche incursione di Wells (alterno ma quantomeno intraprendente chiudende con 5/11 e 7 assist) e Avramovic dà ossigeno alla manovra che non trova mai spazi per liberare Cain e Pelle (10 punti con 5 tiri dal campo in due per i centri biancorossi). Eppure Varese aveva provato a sorprendere la Grissin Bon con una vischiosa zona 2-3, che nei primi 15' aveva pagate buoni dividendi forzando un iniziale 3/14 dall'arco per i padroni di casa. Ma l'inerzia favorevole è stata convertita solo in minima parte (9-13 all'8', 14-19 al 14') lasciando sul ferro occasioni ghiotte pei acuire le difficoltà psicologiche di una Grissin Bon ferita dallo stop casalingo in Eurocup conno il Lietikabelis. Ferrero e soci non hanno avuto la forza di affondare i colpi, ritrovando vigore dalla zona nel finale del secondo quarto (33-34 al 19' dopo il 30-25 del 17' sulle scariche di Mussini e Candì) ma scollandosi progressivamente dopo l'intervallo quando Reggio Emilie ha aggiustato la mira. Saltato l'arrocco con la tripletta iniziale di Chris Wright (recuperato a sorpresa con un mese d'anticipo) e Markoishvili (44-39 al 23 ' ), la squadra di Menetti ha punito con la classe del georgiano e dell'altro veterano White gli assetti con 3 piccoli scelti ripetutamente da Caja tra la necessità di sbloccare l'attacco e quella di trovare alternative ad un Okoye fuori partita. Così Reggio ha allungato a poco a poco (53-45 al 28', 62-52 al 32') punendo le difficoltà dell'attacco ospite nel trovare ritmo perimetrale. Copione noto e stranoto per la Varese in formato esportazione che si è ulteriormente acutizzato alla luce della bocciatura (definitiva?) rifilata da Caja a Damian Hollis. L'ala di passaporto ungherese, che almeno a Milano ed Avellino era stato incisivo in attacco, è partito in quintetto come contro Capo d'Orlando, ma la sua partita è durata solo 3'21" a seguito di due palle perse consecutive: "Artiglio" lo ha cambiato inchiodandolo in panchina per i successivi 36'19", e preferendogli Okoye come alternativa a Ferrero. Se il coach pavese considera l'ex Brescia come un corpo estraneo, alla luce di un attitudine difensiva troppo diversa rispetto agli altri 9 compagni, sembra però impossibile ricorrere al mercato per uscire dall'impasse, alla luce della necessità di mettere in sicurezza i conti tra la chiusura del bilancio 2016-17 e trovare le risorse necessarie per arrivare in fondo al 2017-18. Di sicuro però il problema c'è e va risolto: Hollis doveva essere un valore aggiunto in attacco ma lo si boccia per non rischiare di vanificare l'atteggiamento difensivo del gruppo. Encomiabile ma non sufficiente per risolvere il problema del tasso tecnico insufficiente per vincere in trasferta: dovunque la si tiri, la coperta è troppo corta. Giuseppe Sciascia
  23. La solita Varese, nel bene ma soprattutto nel male. La solita sconfitta, quella che giunge più puntuale delle tasse quando a una difesa degna non corrisponde un attacco che sia tale. A Reggio Emilia arriva il quinto insuccesso su cinque trasferte stagionali per l’esercito cestistico di Attilio Caja, e le lacrime versate sono tutte nel tiro da tre che non entra (2/15) e stavolta anche nelle palle perse (14), voce che sintetizza anche qualche sbavatura evitabile e a conti fatti decisiva quasi quanto la magra balistica (tanti gli errori commessi quando sarebbe stato necessario aggredire il match). Nel 76-66 con cui la Grissin Bon batte (e raggiunge in classifica) la Openjobmetis non basta e non potrebbe bastare nemmeno per sbaglio un Wells più che discreto (14 e 7 assist), quando quelli che dovrebbero accompagnarlo nell’arte del bucare le retine marcano visita: Okoye - 8 punti con 2/12 - e Waller - 11 punti con 1/6 da 3 punti - su tutti. E poi c’è Hollis, punito in modo durissimo dall’Artiglio con 37 minuti di panchina dopo un inizio totalmente inadeguato per concentrazione. E quando uno dei tuoi stranieri gioca solo tre minuti un problema esiste, inutile girarci intorno. Ed esiste da qualunque angolatura si guardi la questione. La solita Varese - punita da un Markoishvili assatanato da oltre l’arco (6/10 dopo i primi sdeng contro la zona) e da un White sartoriale nella sua superiorità tecnica e fisica - e la solita sconfitta. Sulla quale ogni ulteriore ricamo sarebbe inutile e stucchevole da leggere. Fermiamoci, ri-sottolineandola, all’unica cosa importante: 2/15 da 3, 13%. Il gioco in questione si chiama palla a canestro. La cronaca Zona e Hollis nell’incipit dei “cajani” (dall’altra parte c’è la sorpresa Chris Wright, recuperato in extremis e messo al posto di Llompart): una funziona, l’altro no. La prima è un’esigenza visto il gap fisico e ha il suo notevole impatto, perché costringe Reggio a sparacchiare dall’arco (2/11 nei primi 10’ minuti) e le toglie ritmo. Il secondo, cui viene concessa una seconda chance dopo lo starting five contro Capo d’Orlando, è discreto nella 2-3 ma pessimo in attacco: 3 perse e panchina dopo tre minuti. Varese però c’è e c’è Wells: alcune sue sortite e alcuni suoi assist (uno inedito sopra il ferro per Pelle) permettono agli ospiti di stare avanti nel punteggio (pur con risicato margine) fino alla prima sirena, con i canestri anche di Waller, Ferrero e Okoye (14-15 al 10’). Certi “fischi” hanno il potere di cambiare le inerzie delle partite: consuetudine che si manifesta anche al PalaBigi. Un antisportivo inventato dai “grigi” e sanzionato a Ferrero (che cerca la palla su un’entrata di Wright) blocca una Openjobmetis scattata anche a +4 (17-21) nel secondo quarto. La chiamata amica “registra” la Grissin Bon, che ritrova anche un po’ di mira dalla distanza con Markoishvili e Mussini e schizza a +6 dopo un parziale di 12-2. La squadra di Caja ci mette anche del suo, in verità: palle perse (7 in 20 minuti) e canestri già fatti buttati nella spazzatura. La costante difensiva blocca però la possibile fuga dei padroni di casa e da lì Ferrero e compagni ripartono anche davanti - con 4 punti di Wells, con una tripla di Waller e con Okoye - tanto da tornare addirittura in vantaggio (31-32 al 19’) e poi comunque a contatto al 20’ (35-24 dopo il canestro di White). Il ritorno in campo coincide con una grandinata reggiana da oltre l’arco dei 6,75 metri: nel sacco la mettono l’ex Wright, ancora Markoishvili e White. Dall’altra parte della luna risponde solo un Wells sempre più in palla, e nella differenza tra botta e risposta sta quel +5 che la Grissin Bon si porta dietro per diversi minuti. Varese prova a tornare più sotto con Waller (49-45 al 25’), ma si perde progressivamente in un tiro che non entra praticamente mai, trovando punti solo “dalla linea della carità”. Quando poi gli uomini di Menetti ricominciano a far piovere nel canestro avversario dopo qualche minuto di pausa, il crollo diventa plastico: dal 49-45 si passa 60-51 della penultima sirena, con gli dei del basket che paiono tutti fare l’occhiolino ai padroni di casa. E così è. Perché se segni soltanto 5 punti nei primi 6 minuti del quarto decisivo e nel momento in cui dovresti provare il tutto per tutto produci - nell’ordine - una palla persa, un’infrazione di 24” e una di passi, nessuna divinità ti può guardare in modo benevolo. La strada di Reggio Emilia è tutta in discesa ed è lastricata dalle bombe che Markoishvili continua a segnare. Finisce 76-66 dopo un quarto senza speranze per i biancorossi. Finisce - come sempre - che la difesa non basta. Fabio Gandini
  24. Reggio Emilia è come la lettera di De André: vera di notte e falsa di giorno. Vera nelle ambizioni e in un roster che le vale tutte, falsa in una classifica che fra qualche mese sarà forse profondamente diversa da quella che oggi vede gli emiliani in piena seconda fascia. Per trovare la verità conviene partire dal recente passato, come fa Attilio Caja: «Il primo pensiero è che ci troveremo davanti a una squadra reduce da due finali scudetto e da un quarto di finale. Una squadra che ha ancora lo stesso allenatore che ha raggiunto questi brillanti risultati e anche qualche giocatore protagonista degli stessi. Non dimentichiamocelo. Reggio ha un suo perché, ha una sua solidità e diversi punti fermi, tutte cose che hanno fatto sì che dopo un inizio di stagione difficile, dovuto anche a cambiamenti e infortuni, sia ripartita. E per capire la sua forza basta guardare il roster». Guardiamolo: «Hanno Della Valle, giocatore di grande talento, ottimo attaccante. Poi Markoishvili, elemento di qualità che ha fatto bene anche in Eurolega nella sua carriera. E se parliamo di qualità non possiamo non citare White, che magari oggi non ha più l’atletismo dei tempi ma rimane sempre un giocatore di prima fascia. Poi Julian Write e Reynolds: quest’ultimo è cresciuto molto rispetto allo scorso anno, ha fatto passi avanti dal punto di vista tecnico e nelle ultime partite della Grissin Bon è stato il miglior realizzatore. E infine Llompard, atleta solido e pieno di esperienza, capace di dare i giusti ritmi alla squadra e di aiutarla a crescere ulteriormente». Insomma, l’elenco è lungo e il primo indizio di bugia è proprio questo: «La classifica di Reggio è bugiarda, è una formazione individualmente molto forte. E ho grande considerazione e rispetto anche per il loro allenatore. Di Max Menetti mi ricordo quando ha iniziato: io ero a Rimini in A2 e lui appena arrivato a Reggio. Per gli emiliani si trattava di un anno travagliato, avevano cambiato quattro allenatori. Lui subentrò a Frates: vennero a Rimini, persero e sembravano spacciati, poi vinsero le ultime due e si salvarono: da lì iniziò la carriera di Menetti e la risalita di Reggio, diventato un club di blasone per il basket italiano. D’altronde due finali scudetto non si fanno per caso: nello sport si parla di progettazione spesso a vanvera, mentre Reggio, come poche altre realtà, ha parlato con i fatti». Tanta stima e considerazione si traducono in un segnale di pericolo. Per sperare al PalaBigi servirà una grande prestazione: «Avremo bisogno di un impatto fisico e atletico importante: loro in ogni ruolo sono fisicamente superiori a noi e potranno crearci dei problemi. Per questo ci vorranno alcuni accorgimenti, come quello di non lasciare Hollis e Ferrero da soli contro White. Dovremo difendere di squadra ed essere pronti a fare una partita valida agonisticamente e mentalmente. Sarà inoltre necessario leggere le loro situazioni difensive, perché con i cambi sono bravi a farti perdere il ritmo». E infine servirà soprattutto una cosa: «Si può fare tanta filosofia, ma conterà soprattutto buttarla dentro. Le percentuali devono crescere ancora, così come le prestazioni individuali: ogni domenica vedo dei miglioramenti e spero che arrivino presto anche questi». Fabio Gandini
  25. La Pallacanestro Varese riparte di slancio facendo leva sulle sue certezze. Dopo tre sconfitte in fila e più di un mese di digiuno, la truppa di Attilio Caja torna a ruggire al PalA2A, soffocando una tenera Betaland nelle spire della sua difesa graffiante. Ferrerò e soci cancellano le difficoltà balistiche degli ultimi tempi con una prova tutta ritmo e aggressività, che nasconde i problemi di messa in moto ( 1/9 da 3 nei primi 15' ma 9/24 alla fine) riproponendo la vecchia ma sempre attuale ricetta "difesa&contropiede". La vittoria che serviva alla classifica - di nuovo a più 4 sull'ultimo posto occupato da Brindisi - ottenuta nel modo che serviva per dimostrare che gli ultimi rovesci non erano figli di una crisi di sistema, ma di perdurante sfiducia balistica. Una vittoria ampia, come già accaduto contro Cantù e Trento, frutto proprio dello stile di gioco casalingo della compagine biancorossa: la staffetta Wells-Tambone toghe ossigeno al caro ex Maynor (3/10 al tiro e un solo assist per un Eric lontanissimo dalla migliore condizione), mentre dalla panchina la verve di Avramovic e Ferrero spacca una partita inizialmente "ingessata" dalla zona e dai ritmi lentissimi utilizzati dalla Betaland. Così Varese prende fiducia correndo, con l'assetto a trazione posteriore in modalità tre piccoli che alza il volume ed apre meglio il campo, e poi spacca la partita quando Wells ascolta gli ordini di scuderia attaccando Maynor per un terzo quarto da spellarsi le mani in attacco (26 punti col 73% dal campo). Una vittoria di sistema sulla base di un "egualitarismo" offensivo che permette di raccogliere ruoli da primattori a giocatori votati al lavoro oscuro come Tyler Cain e Giancarlo Ferrero. Uomini di fatica che salgono sul proscenio finalizzando la preparazione della squadra per costruire canestri ad alta percentuale: il centro del Minnesota è dominante sotto i tabelloni contro avversari tecnici ma non fisici, e raccoglie i frutti delle incursioni di Wells e Avramovic convertendo puntualmente ogni scarico. Il mancino di Bra "martella" in contropiede e dal perimetro ribadendo la sua importanza nelle esecuzioni corali di una squadra senza stelle tra scelta e necessità. Wells e Waller si vedono in attacco solo nella ripresa ed Hollis ribadisce la sua difficoltà a sposare la causa di un basket ruvido del quale Varese non può prescindere in casa? Tocca ad altri salire sul proscenio, con i 33 punti prodotti dalla panchina (novità Ferrero e ritorno Pelle col quintetto cambiato riproponendo Cain e lanciando Hollis rispetto alle ultime 4 uscite) che risultano determinanti nell'economia della gara. I discorsi su gerarchie basate sugli stipendi e sui passaporti sono decisamente stucchevoli nel contesto di un sistema che funziona perchè dà ad ognuno la possibilità di essere protagonista a rotazione. La Varese in versione casalinga vince solo se difende tutta insieme, corre il più possibile e cavalca di volta in volta la vena del singolo - Okoye contro Cantù, Wells contro Pistoia, Pelle contro Trento e Cain contro Capo d'Orlando - più avvantaggiato dalla conformazione fisica e tecnica dell'avversario di turno. Squadra operaia con poco talento complessivo e nessuna punta designata? Questo può essere vero in trasferta, al netto di un paio di colpacci andati a vuoto per un nonnulla. Ma in casa i limiti diventano punti di forza se come ieri tutti remano dalla stessa parte, riscuotendo il meritato tributo di applausi del PalA2A. Giuseppe Sciascia
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