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  1. L'Openjobmetis si spegne sul più bello nello spareggio per l'ottavo posto sul campo della Fortitudo Bologna. La truppa di Attilio Caja cede in volata contro una Pompea trascinata dai suoi veterani Aradori, Mancinelli e Stipcevic per piegare una Varese bifronte sul piano balistico. I biancorossi giocano un primo tempo offensivamente scintillante (48 punti con 7/9 da 2 e 10/21 da 3) fino a quando Mayo ispira tutti con le sue giocate da regista puro; poi l'ex di turno croato gli fa sentire il fiato sul collo tra raddoppi e malizie, e Josh -nella prestazione tecnicamente migliore dell'ultimo mese - incappa in un'altra serata disastrosa al tiro come a Sassari (3/15 dal campo con 2/12 dall'arco, pur dovendo spesso prendere tiri "impiccati" allo scadere dei 24 secondi). Complice anche il totale fuorigiri di Jakovics, che in una serata da 5 perse getta alle ortiche 4 palloni in 7', l'oliatissimo meccanismo che aveva esaltato la mano calda di Vene (inedito top scorer con 6/10 dal campo) si inceppa clamorosamente tra terzo e quarto periodo. I dati totali dicono 28 punti dopo l'intervallo con un complessivo 8/28 dal campo; il bug fatale all'OJM scatta però tra il minuto 24 e il minuto 33, quando gli ospiti segnano solo 5 miseri punti senza più costruire nulla dalla circolazione di palla. Varese ha la forza e il carattere di non crollare dopo il 5-21 che la porta da più 8 a meno 8, e con un finale arrembante di Ferrero riapre i giochi tornando a meno 1 nell'ultimo giro di lancetta con la possibilità di strappare comunque i due punti al PalaDozza. Ma il jumper corto di Clark - seguito da una tripla ancora più corta sulla sirena dell'ex Francoforte - spegne il sogno di una OJM combattiva e grintosa a dispetto dei suoi atavici limiti. Stavolta non è un problema di personalità, ma di qualità: spenta la luce di Mayo con le maniere forti, nella serata no dell'alternativa Jakovics il sistema offensivo biancorosso non ha trovato più soluzioni corali per armare i suoi fucilieri. Il calo vertiginoso delle percentuali è anche figlio della peggiore qualità della loro preparazione dopo lo show balistico dei primi 20'. Peccato perché l'energia e l'applicazione profusa da Varese avrebbero meritato un finale diverso, anche in una serata nella quale il suo fuciliere principe Mayo ha girato a vuoto ma vivere di percentuali dal perimetro è sempre un azzardo. Ora l'OJM stacca la spina per 32 giorni filati, nei quali Attilio Caja dovrà fare il tagliando alla squadra metabolizzando l'ormai certo addio di L.J. Peak, che per volontà propria uscirà dal gruppo: al suo posto arriverà Justin Carter - oggi la trattativa dovrebbe chiudersi - ossia un veterano di 33 anni con tanto mestiere e un buon vigore atletico che nelle idee dell' area tecnica biancorossa potrebbe aggiungere quel quid in più ad una squadra diligente, grintosa e caparbia. Ma specie in trasferta troppo monocorde e piatta nel suo basket orizzontale senza assalti al ferro. Giuseppe Sciascia
  2. L'Openjobmetis pianta nuovamente il vessillo biancorosso all'Enerxenia Arena. Regola con autorità Trieste inaugurando con un franco successo il cammino casalingo del 2020 e ritrova l'applauso della sua gente al termine di una prestazione mediamente consistente, con il collettivo determinante nel garantire una produzione balistica sostanziosa (64% da 2 e 40% da 3 con un ultimo quarto da 0/6). Varese riempie la gerla con un attacco frizzante a dispetto del fuorigiri degli ultimi 8', ma la spinta decisiva per abbattere un'Allianz ben più competitiva rispetto all'andata arriva quando l'OJM alza il volume in difesa ed esalta i suoi arcieri in transizione. In una gara più scintillante che ruvida la differenza la fa l'energia difensiva prodotta da Jakovics (ancora sopra Mayo per impatto in regia e in retroguardia) e Tambone, micidiale con le sue raffiche dal perimetro ed efficace anche in fase di costruzione del gioco. Ma nel sinfonico collettivo biancorosso spicca la concretezza di L J. Peak, più a suo agio del solito anche nel gioco a difesa schierata cavalcando una serata di grazia dal perimetro. Taglio scongiurato per l'ala del 1997, che ieri ha disputato la prova più solida della stagione nel modo di stare in campo? In realtà si naviga ancora a vista, dato che era stato il giocatore a manifestare propositi di cambiare aria in settimana, inducendo il club biancorosso a prenotare il veterano Justin Carter. Il Peak di ieri è un giocatore sul quale continuare a lavorare per cercare di limarne l'inesperienza; se però l'atleta ex Georgetown - sul quale ci sarebbe l'interesse di Pistoia e Reggio Emilia - non volesse proseguire la cura Caja, bisognerà prenderne atto. Così come si è preso atto della volontà di Riccardo Cervi di cambiare aria: il freschissimo ex di turno ha fatto correre qualche brivido lungo la schiena dei tifosi con gli 8 punti in 7' del primo tempo (uno in più di quelli totalizzati nei suoi 47 giorni a Varese). Poi però l'OJM lo ha costantemente puntato sui cambi del pick& roll e proprio nel momento migliore di Tambone e Jakovics è nata la fuga mixando triple e layup di un terzo quarto da spellarsi le mani (33 punti con 8/12 da 3). Certo il finale è stato rivedibile, con Trieste rientrata da meno 20 a meno 4, fallendo il possibile meno 2 a meno 44" con una giocata di sostanza di Simmons. Tutto sommato, però, i 4.176 presenti all'Enerxenia Arena hanno apprezzato un'OJM sostanziosa e frizzante quanto basta per archiviare definitivamente la pratica salvezza visti gli 8 punti più il 2-0 negli scontri diretti con l'attuale penultima della classe. Ora lo scontro diretto di domenica sul campo della Fortitudo Bologna, dopo il quale la truppa di Caja resterà ai box fino all'1 marzo tra il turno di riposo da calendario e il rinvio della sfida contro la Virtus Bologna (con ogni probabilità non si giocherà né il 2 né il 27 febbraio: il recupero sarà calendarizzato a marzo). Al PalaDozza il roster sarà lo stesso di ieri, poi cinque settimane di stop serviranno a tirare le somme. Giuseppe Sciascia
  3. L'Openjobmetis sfiora soltanto l'impresa sul campo della seconda forza Sassari. Resa in volata per una bella Varese sul parquet del PalaSerradimigni: la truppa di Attilio Caja non corona una rimonta tutta grinta e triple dal-14 del 23'al+2 del 37' subendo un decisivo 2-10 negli ultimi 150 secondi. Ma a fine gara si alza forte la rabbia del clan biancorosso nei confronti della direzione arbitrale: sotto accusa vanno i 18 tiri liberi (a zero ! ) dell'ultimo quarto tirati dal Banco Sardegna, che dal canestro del 79-74 segnato da Bilan a 6'14" dal termine del quarto periodo ha messo punti a tabellone soltanto dalla lunetta. Metro quantomeno squilibrato nella valutazione degli episodi finali (glissata l'ancata di Bilan sulla tripla di Jakovics e fallo ininfluente di Mayo su Spissu, oltre all'antisportivo a Vene sul -2 a 16" dal termine) che ha indotto Andrea Conti a prendere una posizione forte a nome della società nel post-partita. Sassari nasconde l'assenza pesante di Evans (problemi al retto femorale) e McLean spremendo energia dall'esordiente Sorokas e cavalcando la duttilità di Pierre; nel secondo tempo però la difesa biancorossa ferma Bilan dopo i 15 di metà gara, e la circolazione di palla esalta le qualità balistiche dei tiratori ospiti fino al rush finale deciso dai ripetuti viaggi in lunetta convertiti da Gentile. A margine dei grandi meriti di una OJM caratterialmente forte nel non crollare sul -14 ci sono però alcuni piccoli demeriti, dall'occasione del k.o. da Vene (tripla apertissima sul +2 e fallo ingenuo per regalare il pari in lunetta) a due prestazioni negative di elementi chiave come L.J. Peak e Josh Mayo. L'ala brucia 4 falli in 8' finendo travolto troppo spesso da Pierre, e resta in panchina per tutta la ripresa con Attilio Caja che spreme qualità balistica da vendere (14/36 da 3) con la formula dei 3 piccoli nella quale si esalta il miglior Tambone di sempre (record in carriera in serie A per il romano). Con Jason Clark che conferma gli spunti positivi di Treviso - più- col rammarico del quinto fallo precoce nella bagarre finale - ora il livello di attenzione più elevato è nei confronti dell'ex Pistoia. Mayo invece buca completamente la partita, al tiro (polare 2/13 totale) e non solo; e il fatto che Varese sia andata a un niente - o forse a qualche fischio diverso - dal celebrare la seconda vittoria esterna consecutiva è comunque un segnale di solidità complessiva dell'impianto di gioco. L'OJM torna dunque rinfrancata dal doppio viaggio a Treviso e Sassari, e in attesa che si compia l'ormai annunciato divorzio da Riccardo Cervi (ieri 3 falli in 2') prepara il ritorno all'Enerxenia Arena contro l'Allianz che farà debuttare l'ex campione dell'Eurolega Ricky Hickman. Lo sforzo del PalaSerradimigni avrebbe meritato maggior fortuna, ma le prime due gare esterne del 2020 danno la sensazione che il mal di trasferta è ormai debellato. Battere Trieste chiuderebbe la pratica salvezza, poi le sfide con le due bolognesi serviranno a fissare l'asticella delle ambizioni del ritorno. Giuseppe Sciascia
  4. L'Openjobmetis inizia il 2020 con un brillante raid davanti ai 5.000 del Pala Verde. Colpo esterno a Treviso per la formazione di Caja che torna a festeggiare in trasferta celebrando sotto i 60 tifosi al seguito de Il Basket Siamo Noi il secondo acuto esterno del girone d'andata oltre 3 mesi dopo quello inaugurale a Trieste. Il mal di trasferta delle ultime 6 sconfitte in fila lo guarisce un Jason Clark strepitoso, che guida Varese col piglio del bomber di razza al termine di una partita in grado di consacrarne le qualità dopo mesi da oggetto misterioso, tanto da non chiudere del tutto la porta a Tortona che qualche giorno fa ne aveva chiesto la disponibilità al club prealpino. La guardia statunitense scaccia invece tutti gli spettri segnando in ogni modo (7/13 da 2, 2/4 da 3, 10/13 ai liberi) e aggiungendo 9 rimbalzi e 4 recuperi ad una prova super sui due lati del campo; così l'attacco OJM trova finalmente un riferimento in grado di creare dal palleggio e punire i cambi difensivi in una serata nella quale l'asse Simmons-Vene riesce pure a graffiare da sotto. Il team di Caja gioca una partita sostanziosa sul piano tecnico ma soprattutto caratteriale, sfoggiando quella personalità più volte invocata per riuscire a graffiare lontano da Masnago. Solo così avrebbe potuto nascondere il primo tempo fuori giri della coppia Mayo-Jakovics (zero punti e 0/6 dal campo in due) senza deragliare quando Treviso ha sparato a raffica nel secondo quarto volando a suon di triple a più 11. Invece i biancorossi non perdono la calma e si affidano alla difesa, tornata "coperta di Linus" per la Caja's Band: con Peak sentinella su Logan e un sistema di raddoppi per lasciare gli altri a prendersi responsabilità, Varese protegge l'area con efficacia e concede solo 4/14 da 3 alla De' Longhi dopo l'8/20 di metà gara. Nel momento del riaggancio e sorpasso torna protagonista Mayo, ma il finale è tutto di Clark che si prende il proscenio concessogli volentieri dai compagni andandosi a conquistare nel traffico i punti della staffa. E dal raid del PalaVerde arrivano appunti preziosi in chiave futura: se Josh può godere di libertà perché le difese si concentrano altrove, e con altri protagonisti offensivi Vene può dedicarsi a quello che sa fare meglio - ossia agevolare il gioco di squadra - l'OJM può sbancare anche un campo difficile come quello di Treviso senza show balistici ("solo" 9/26 da 3 a fronte del 67% da 2). Peccato che il colpaccio di Villorba non basti a spalancare ai biancorossi le porte della Coppa Italia, con il raid di Cantù a Milano che fa saltare il banco della combinata di risultati necessari facendo chiudere l'andata al nono posto per peggior quoziente canestri dell'Umana nell'arrivo a tre che coinvolge pure i brianzoli. Ma il dato che guarda Attilio Caja è quello del più 6 mantenuto nei confronti della zona retrocessione grazie a un'andata da 8 vittorie e 8 sconfitte: aver cancellato subito il passo falso di Trento è un segnale fondamentale di solidità mentale per una OJM che si affaccia al 2020 col miglior approccio possibile. Giuseppe Sciascia
  5. II fortino dell'Enerxenia Arena salta sotto la pioggia di missili della Dolomiti Energia. Chiusa a quota 6 la serie positiva casalinga dell'Openjobmetis: il record stagionale di triple realizzato da Trento (17/34 totale di cui 12/24 nei primi 20') permette al team di Brienza di sbancare con merito Masnago. Varese chiude il 2019 senza l'ultimo acuto interno in una partita che fotografa nitidamente i suoi limiti attuali contro una squadra d'alto rango come l'Aquila, sia pure alla sua prima partita stagionale ai livelli del suo potenziale. Il gruppo di Caja sbatte più volte contro il muro di una difesa assai aggressiva sui portatori di palla: con Mayo e Jakovics pressati dalla velenosa energia di Craft e Filloy ed oscurati più volte dai raddoppi sul perimetro, la circolazione non è fluida e per tre quarti le medie dall'arco sono modeste. La palla dentro non arriva mai, complice la serata opaca di Simmons, ma anche la capacità della Dolomiti Energia di chiudere ogni linea di passaggio interna sui giochi a due. Solo negli ultimi 8', quando la difesa graffia sulla spinta della grinta profusa da capitan Ferrero riuscendo ad alzare il ritmo, Varese ritrova il feeling con la retina dall'arco (8/14 da 3 dopo il 5/18 dei primi 20' ) quando migliora la qualità dei passaggi per arrivare ai tiri aperti. In precedenza però Trento l'aveva scardinata ripetutamente con un Gentile super nei panni del play occulto (6 assist a metà gara) punendo i raddoppi in post basso con scarichi al bacio sul lato debole per i fucilieri Blackmon e Mian (prova monstre con 21 punti in 14' per l'ex di turno che prima viaggiava a 2,5 punti col 17% dall'arco). Nello sviluppo tecnico della gara pesa probabilmente anche un metro arbitrale iperpermissivo che, al di là del macroscopico abbaglio costato il tecnico a Caja (Pascolo aveva già alzato il braccio dopo il fallo commesso su Ferrero: quel non-fischio è costato 5 punti a Varese) non ha mai tutelato Mayo nelle sue (rare) avventure in area o sopratuttto sui ripetuti bumping dei lunghi trentini sui cambi difensivi. Ma il totale generale non cambia: la Dolomiti Energia ha punito ciclicamente le scelte difensive dell'OJM e messo a nudo la prevedibilità del suo attacco a metà campo vista la mancanza di un esterno capace di attaccare il ferro creando vantaggi per sé e gli altri. Lo stop deve aprire gli occhi sull'attuale valore di Varese: al di là della classifica cortissima (ci sarebbe ancora uno spiraglio aritmetico perle Final Eight) la truppa di Caja deve guardarsi le spalle e non alzare lo sguardo verso traguardi che non le appartengono per personalità, assortimento, qualità. Serve compattarsi in vista del primo mese del 2020, con una sola gara casalinga contro Trieste e tre trasferte a Treviso, Sassari e Bologna sponda Fortitudo. Ma con tutto l'impegno e la dedizione del mondo, chi nasce tondo non diventa quadrato: fattore campo o no, l'attuale versione dell'OJM non può competere contro squadre ben organizzate, aggressive e in serata dall'arco come la Trento di ieri. Giuseppe Sciascia
  6. L'Openjobmetis impone il marchio di fabbrica della sua versione Enerxenia Arena anche contro Pistoia. Sesta vittoria casalinga consecutiva per la truppa di Attilio Caja, che schianta l'OriOra rifilando il maggior scarto stagionale ai toscani, a digiuno per l'ottava volta in versione viaggiante, e ribadendo l'elevato spessore del suo rendimento casalingo. Questione di aggressività, energia e grinta, con la difesa che concede il 30% dal campo ai toscani grazie a una efficace staffetta in grado di tenere a stecchetto il temuto Petteway. Ma anche questione di qualità nelle esecuzioni, col 59% da 2 e il 52% da 3, figlio della solita coralità ma anche di una efficace distribuzione tra soluzioni interne e perimetrali. L'efficacia sull'asse interno Vene-Simmons con i giochi a due tra i lunghi che danno volume all'attacco all'inizio di primo e terzo quarti confermano che l'OJM in versione Masnago sa anche incidere dentro l'area (30 punti contro i 22 dei toscani); poi la marcia in più la dà un torrido Ingus Jakovics, la cui fiammata da 10 punti nei 3' finali del primo quarto cambia volto alla partita sui due lati del campo. L'esterno lettone non fa bene solo in fase di finalizzazione (6/8 dal campo e 8/9 ai liberi), ma contribuisce a liberare Mayo dai compiti di impostare il gioco in regia: la coppia sul perimetro funziona efficacemente con lo statunitense che trasmette netti segnali di controtendenza (anche 10 rimbalzi oltre ai 5 assist e al 7/14 dal campo) rispetto alla prova opaca di Cremona. Insomma Varese ritrova i suoi protagonisti, compreso un Vene da 6/8 dal campo più 7 rimbalzi e 4 assist, e replica il copione in modalità assolo già visto contro Fortitudo Bologna (più 23), Brindisi (più 24) e Roma (più 30). E i 4.358 paganti per il Boxing Day - come sempre affluenza imponente per le festività natalizie in una partita sulla carta poco stimolante - gradiscono l'atteggiamento con cui l'OJM cancella l'immagine poco brillante di Cremona. Serviva vincere e convincere, e la squadra di Caja ha eseguito nel modo migliore, ribadendo la sua capacità di schiantare gli avversari con il suo mix di energia e qualità corali. La gente di Masnago applaude e festeggia, col coach pavese che riceve il tributo personale dalla Curva Nord al termine di una prova dal volume di gioco davvero sostanzioso in ogni voce statistica (43-28 a rimbalzo, 19-9 negli assist e 105-63 nella valutazione statistica). Domenica si torna nel fortino biancorosso per la chiusura del percorso dell'anno solare 2019 contro Trento: l'obiettivo dell'OJM è replicare il copione decisivo nel match di ieri pur contro un'avversaria dal talento offensivo superiore come la Dolomiti Energia, e regalare un'altra giornata di festa ai suoi tifosi. Per obiettivi di classifica, Final Eight e tabù trasferta da sfatare ci sarà tempo nel 2020 a partire dalla tappa del 5 gennaio a Treviso, per ora godiamoci questa Varese vincente, convincente e divertente (solo) in casa. Giuseppe Sciascia
  7. L'Openjobmetis naufraga malamente sul campo di Cremona e vede allontanarsi il sogno Final Eight. Si allunga a quota 6 la serie negativa lontano da Masnago: la peggior Varese della stagione si fa mettere sotto sul piano atletico, fisico e agonistico da una Vanoli più grintosa a dispetto delle assenze di Diener, Mathews e Stojanovic. L'effimero più 9 d'inizio secondo quarto finisce presto sommerso dalla marea crescente prodotta dal moto perpetuo della squadra di Sacchetti, che toghe completamente fluidità alla manovra biancorossa e impone una supremazia soverchiarne dentro l'area (38-22 i punti nel pitturato, 73% contro 55% le percentuali da sotto e 42-26 l'esito del duello chiave a rimbalzo). Una sconfitta indigesta nelle proporzioni e nel modo in cui è maturata - solare il differenziale in termini di valutazione statistica: 129 contro 64 - che certifica come qualsiasi ambizione di questa OJM, al di là della salvezza tranquilla, sia totalmente mal riposta fino a quando la squadra di Caja produrrà prestazioni esterne così lontane da uno standard accettabile. Ricordate le pesanti sconfitte di Milano e Brescia, giustificate anche in funzione dello spessore fisico delle avversarie? Il trittico Reggio Emilia-Cantù-Cremona spazza via ogni alibi: l'Openjobmetis versione trasferta non è neppure lontana parente di quella capace di schiantare rivali d'alto livello con la sua aggressività. E quella del PalaRadi è stata la versione peggiore per inconsistenza fisica e tenuta mentale, schiacciata dall'energia di una Vanoli capace di nascondere tre defezioni importanti con la verve degli italiani Ruzzier, Akele e De Vico. E di banchettare nel pitturato del team di Caja, più volte trafitta dentro l'area dal fiorettista Happ o dalle serpentine dei piccoli quando le rotazioni difensive non funzionano. Varese è lasciata a piedi dai suoi uomini più rappresentativi, ossia Mayo e Vene, che giocano una partita di grigiore impiegatizio senza mai dare alcuna impronta emotiva. Gli unici spunti degni di nota arrivano da Jakovics e Ferrero, ossia i due sostituti dell'asse portante che si rivela decisamente sbalestrato alla prova del campo: troppo poco per una OJM in costante affanno contro un'avversaria più grintosa e graffiante, esattamente come accade a parti invertite all'Enerxenia Arena quando la truppa di Caja azzanna e sbrana sulla spinta dei suoi tifosi. Che ora avranno due occasioni casalinghe per chiudere il 2019 contro Pistoia e Trento, lasciando l'ultimissima chance per acciuffare il pass per le Final Eight nella prima trasferta del 2020 a Treviso. Ma se la Varese formato esportazione sarà ancora quella del PalaRadi è inutile farsi illusioni. E se Mayo e Vene sono quelli delle ultime due partite è lecito porsi qualche interrogativo, soprattutto sul play del 1987 che sembra spersonalizzato (5 tiri dal campo in 20' impalpabili) rispetto a quello di un mese fa. Di sicuro l'OJM non passerà un Natale sereno... Giuseppe Sciascia
  8. L'Openjobmetis fa cinquina all'Enerxenia Arena e rimane agganciata al treno delle Final Eight. La formazione di Caja allunga la sua striscia vincente casalinga e tiene a quota zero il fanalino di coda Pesaro, domata con un finale all'insegna dell'aggressività e del sacrificio dopo un'inedita versione "sparatoria all'OK Corral" nei primi 28 minuti. Varese gioca una partita leggera per lunghi tratti, affidandosi all'attacco (record stagionale i 103 punti a referto) più che alle abituali certezze difensive: il primo tempo chiuso sul 56-54 concedendo il 73% da 2 è totalmente contrario alle abitudini casalinghe biancorosse. Che girano le viti in retroguardia dopo l'intervallo (2/13 da 2 per gli ospiti nella ripresa...) con Simmons dominante sui due lati del campo (5/6 da 2, 5/7 ai liberi, 10 rimbalzi e 2 stoppate) e la coppia Peak-Clark a sfruttare tutta la loro energia nel gioco in campo aperto. L'eroe della serata è però Giancarlo Ferrero, mattatore sul fronte offensivo per una OJM che manda sul proscenio il meno atteso dei protagonisti nelle pieghe di un collettivo affidabile (6 in doppia cifra). Il primo tempo da 17 punti in 13' del capitano permette a Varese di non deragliare nella sfida tutta punti e triple contro un'avversaria talentuosa in attesa dell'innesto del nuovo straniero Troy Williams. E alla fine le triple della staffa nella ripresa portano ancora la firma dell' ala mancina, che fa le veci di un inconsistente Vene in una prova di rara sostanza al di là del bottino finale (anche 8 rimbalzi e 7 falli subiti oltre al 7/12 totale dal campo). La spinta giusta per l'OJM arriva dalla panchina, un graffiante Jakovics dà ritmo alla manovra ed alla difesa più di Mayo; nella sua versione casalinga la truppa di Caja ribadisce more solito la maggior propensione alla corsa e al gioco interno (42 punti in area contro i 28 di Pesaro). Non solo servendo finalmente qualche pallone giocabile a Simmons, ma anche cercando punti in avvicinamento con le penetrazioni degli esterni (Peak e Clark, ma pure Mayo e Jakovics). Oltre al fattore Enerxenia Arena, c'è anche il fattore della difesa della Carpegna Prosciutti, statisticamente la più battuta del campionato; ma il 68% finale nel tiro da sotto fa tutta la differenza del mondo rispetto al 32% nel derby del PalaDesio. Aspettando ancora un Cervi visibilmente in ritardo di condizione nei primi 128 secondi da giocatore dell'OJM, la vittoria oltre quota 100 contro il fanalino di coda ribadisce le distanze ampie tra Ferrero e soci e la bagarre salvezza. A quattro partite dal termine del girone d'andata, Varese ha sei lunghezze di margine sul penultimo posto e due di ritardo dalla zona Final Eight: per guardare in alto servirà sfatare il tabù esterno nell'anticipo di sabato a Cremona (con l'esordio di Malachi Richardson per sopperire alle tre assenze di Diener, Matthews e Stojanovic). Ma serve anche recuperare l'asse portante Mayo-Vene, ieri poco incisivi e non soltanto perché al servizio di compagni più brillanti... Giuseppe Sciascia
  9. Il clima del derby contro Cantù non guarisce il mal di trasferta dell'Openjobmetis. La truppa di Caja allunga a quota 5 la sua serie negativa lontano da Masnago, subendo la maggior freschezza atletica dell'Acqua San Bernardo che in attesa del talento di Joe Ragland (regalo extra di uno sponsor che impiegherà l'ex Milano come testimonial) abbatte una Varese opaca e poco reattiva in ogni aspetto del gioco. Ossia una squadra diametralmente opposta a quella che aveva schiantato Roma sul piano dell'intensità e dell'energia, mentre ieri si è fatta mettere sotto in ogni situazione legata a vigore e fisicità. Eloquente il dato delle percentuali nel pitturato, dove Cantù ha prodotto il 61 % su 31 tiri dentro l'area conquistando ripetutamente punti sudati con l'accelerazione dei suoi esterni, mentre l'OJM ha totalizzato un più che modesto 32% su 22 tentativi, andando più volte a sbattere in penetrazione e servendo solo una volta dentro l'area Jeremy Simmons. In attesa di Riccardo Cervi, fermato in extremis da un problema alla pianta del piede, i biancorossi hanno ribadito la totale latitanza di risorse interne ripetendo l'ormai abituale tiro al bersaglio obbligato dall'arco. E la squadra reattiva e graffiante che aveva dato spettacolo domenica scorsa all'Enerxenia Arena? Dispersa nel tragitto tra il piazzale di Masnago e Desio, così come già altre volte - ma mai raggiungendo i picchi negativi di ieri - è accaduto quando Ferrerò e soci mettono il naso fuori da Varese. In un derby dal volume di gioco oggettivamente modestissimo sarebbe bastato poco per provare a invertire il trend negativo in trasferta alzando l'asticella delle ambizioni. La sconfitta di ieri, nitida e indiscutibile per i meriti dell'Acqua San Bernardo più assetata di punti in ogni aspetto del gioco, dimostra con i fatti che le ultime esibizioni esterne non dipendevano solo dal valore degli avversari, ma anche e soprattutto dal (dis)valore espresso dall'OJM in formato esportazione. La Varese in versione Masnago aggredisce le partite con un atteggiamento grafitante che ne esalta le qualità difensive e le permette di spingere sull'acceleratore per sfruttare al meglio i suoi atleti e nascondere la taglia limitata in quasi tutti i ruoli. Invece in trasferta l'atteggiamento è di base guardingo, se non remissivo, come apparso nel 9-2 iniziale che ha evidenziato un impatto con la partita molto diverso da quello che sarebbe servito per incatenarla sui binari giusti per la truppa di Caja. Senza la spinta garantita dalla difesa, i biancorossi si sono incartati in un prevedibile "rimescolo" sul perimetro che, col Mayo fuori fase del primo tempo e il Vene giù di corda della ripresa, ha avuto pochi interpreti efficaci. Da salvare solo l'anima italiana di Tambone e Ferrero, che hanno provato a dare un po' di garra a un'OJM decisamente inespressiva. Ma con questo atteggiamento in trasferta non si va da nessuna parte, men che mai alle Final Eight... Giuseppe Sciascia
  10. L'Openjobmetis banchetta a suon di triple contro Roma nel lunch match che ribadisce la legge dell'Enerxenia Arena. Quarta vittoria casalinga consecutiva per la compagine di Attilio Caja, che spazza via una inconsistente Virtus grazie alla fiammata iniziale (10/12 da 3 nei primi 13 minuti ! ) e dilaga fino al più 30 finale, quarto scarto oceanico della stagione dopo quelli rifilati a Trieste, Fortitudo Bologna e Brindisi. Match a senso unico dominato per 40 minuti filati da una Varese concentratissima nell'imporre il suo ritmo indiavolato agli avversari. Il marchio di fabbrica è quello abituale della difesa, con Simmons e Vene perfetti nella morsa per disinnescare la produzione interna di Jefferson e la staffetta su Dyson a limitare il bomber ospite dopo gli 8 punti dei primi 6'. E quello della coralità, con cinque uomini in doppia cifra guidati da un ritrovato Peak (8/12 al tiro più 4 rimbalzi e 3 recuperi) a sfiorare i 100 punti con un sinfonico 56% dal campo frutto dell'eccellente 75% finale nel tiro da 2. Dunque stavolta l'OJM non ha vissuto solo di triple, con la grandinata iniziale che ha ridotto la sua frequenza (14/33 finale di cui 4/16 nella ripresa dopo il 10/17 di metà gara) senza veder calare il fatturato offensivo grazie alla capacità di esaltare le doti acrobatiche di Simmons (4 schiacciate su alley-hoop o mis-match sfruttati) e la bravura di Clark e Peak di attaccare il canestro sui ribaltamenti della manovra. Menzione particolare per la panchina, col primo impatto di Jakovics e Ferrero fondamentale per propiziare il 14-0 di fine primo quarto e la costanza ad alto livello di Tambone a dare sostanza sui due lati. I 37 punti prodotti dal secondo quintetto - 18 dei quali dal lettone, graffiante anche nel secondo tempo dal perimetro - hanno fatto la differenza rispetto ai 9 fatturati da Roma, garantendo all'OJM quella capacità di mantenere l'intensità ad alto livello che rappresenta la differenza primaria tra rendimento casalingo ed esterno. La truppa di Caja regala dunque una domenica festosa ai 3.911 presenti (in parterre è spuntato anche l'ex patron di Cantù Dmitry Gerasimenko, che ha avuto parole di apprezzamento per il tecnico pavese) che hanno rinviato il pranzo per dare fiducia alla voglia di riscatto dei biancorossi. Che col solito approccio graffiante e grintoso versione Masnago, hanno mandato fuori partita una Virtus remissiva, con le giocate spettacolari di Peak e Simmons e le sventagliate dall'arco di Mayo e Jakovics ad accompagnare una costante applicazione sui due lati del campo. Così l'OJM inaugura nel modo migliore il cammino di dicembre, riaggancia il gruppone a quota 10 a ridosso della zona Final Eight e attende l'aggiunta di Riccardo Cervi in vista del derby di domenica a Cantù. Ossia il primo punto di svolta - cercando la continuità tanto bramata da Caja - per capire se dovrà accontentarsi delle vittorie da copertina a Masnago, oppure potrà scalare le gerarchie della classifica imparando a graffiare anche in trasferta. Giuseppe Sciascia
  11. Openjobmetis troppo forte per rischiare nella bagarre salvezza ma ancora troppo poco consistente per inserirsi nella volata playoff. Questo il verdetto espresso dalle prime 10 giornate - per Varese 9 gare contando il turno di riposo già scontato - di una serie A dalla classifica solo apparentemente compatta, ma in realtà pronta a spaccarsi in tre tronconi. Da una parte le superbig, partendo da Milano e Bologna ma proseguendo con Sassari e Venezia che pur senza vittorie esterne è destinata a salire di tono; dall'altra il gruppo in coda composto da Cantù, Trieste, Pistoia e Pesaro che per qualità di organico e possibilità di intervento sembrano destinate a giocarsi le due retrocessioni. IL VALORE - Oggi come oggi l'OJM è dodicesima sull'ultimo vagone del secondo troncone, comandato da Brindisi e Brescia nella rincorsa ai playoff. Nel dopo gara del PalaBigi un Attilio Caja visibilmente rammaricato per l'occasione persa dai suoi ha ribadito chiaramente che l'obiettivo stagionale rimane quello di stare lontano dalla zona calda: a oggi Varese sembra avere una marcia in più rispetto al terzo troncone, ma le manca la capacità di dare continuità alle sue prove di alto livello (a Trieste e in casa contro Venezia) garantendosi quello standard di rendimento minimo imprescindibile per un rendimento costante da metà alta della classifica. CALENDARIO TERRIBILE - Il percorso della prima metà abbondante del girone d'andata ha proposto una lunga serie di test impegnativi a Ferrero e compagni. In 9 partite disputate, i biancorossi hanno affrontato Bologna, Brindisi, Sassari, Milano, Fortitudo Bologna, Reggio Emilia e Venezia: si tratta delle prime sei della graduatoria attuale, più due delle cinque squadre a quota 10 punti. Aver chiuso il ciclo terribile con uno zero tondo in media inglese e gli scalpi nobili di Brindisi e Venezia appesi alla cintura non è un ruolino di marcia disprezzabile. Anche se in trasferta il piatto piange tra problemi di taglia e personalità (leggi il meno 41 totale rimediato a Milano e Brescia) e quella di sabato a Reggio Emilia va archiviata alla voce occasioni mancate. MESE DELLA VERITÀ - Dopo il filone di tapponi dolomitici dalla pausa del 12 ottobre alla trasferta del PalaBigi, ora la strada "spiana" sotto le ruote del- l'OJM: il prossimo ciclo di 6 partite ne propone 4 in casa - Roma domenica, Pesaro il 15, poi la doppietta festiva del 26 contro Pistoia e del 29 contro Trento - e due derby lombardi a Cantù (domenica otto) e a Cremona (domenica 22). Tutte squadre che in classifica stanno appena sopra o nettamente sotto la compagine di Caja: per una squadra solida e matura sarebbe l'occasione per mettere fieno in cascina e cambiare decisamente le prospettive di classifica. Se è vero che la quota 18 punti con 16 partite di andata potrebbe valere le Final Eight di Coppa Italia, capitalizzare il poker casalingo ed aggiungere uno degli ultimi tre viaggi (la fase ascendente si chiuderà il 5 gennaio a Treviso) potrebbe mutare completamente il volto della classifica biancorossa... FATTORE CERVI - Per cogliere l'occasione offerta dal calendario l'OJM dovrà però trovare quella consistenza mancata all'appello anche a Reggio Emilia nella solare differenza di rendimento tra primo e secondo tempo. Meno sbalzi di tensione legati agli umori balistici di Mayo, più continuità da un Clark comunque in crescita, un Peak da ritrovare all'interno di un sistema che ancora digerisce a fatica: queste le tre chiavi per alzare l'asticella delle ambizioni. È poi c'è il fattore Cervi: all'ex azzurro non si può chiedere impatto immediato, ma potrà dare quella profondità offensiva alla manovra che due giocatori di rendimento ma non di post basso come Vene e Simmons non sono in grado di garantire. Giuseppe Sciascia
  12. La Leonessa sbrana Varese facendo valere la legge dei muscoli. Secondo viaggio consecutivo a vuoto per la truppa di Attilio Caja, stritolata dall'esperienza della Germani: copione simile a quello del derby di Assago per Ferrero e compagni, spianati dalla fisicità dei padroni di casa in una gara segnata dai precoci problemi di falli di L.J. Peak (solo 16' per l'ala statunitense). Ossia l'unico giocatore biancorosso capace di procurarsi dei vantaggi fisici ed atletici negli 1 contro 1 contro la potente batteria degli esterni di Esposito. E dunque è diventato facile per la difesa di Brescia concentrarsi sull'obiettivo di fermare la mente biancorossa Mayo (solo 1 assist e una serie di errori nel traffico nel secondo quarto) anche alla luce del pessimo impatto di Clark (meno 8 di valutazione in 10'), ossia l'unica alternativa in grado di saltare l'uomo nell'organico di Varese. Che ha ribadito la sua totale dipendenza offensiva dall'esito del tiro dall'arco (36 tentativi da 3 contro soli 28 da 2), soprattutto contro una Germani che come Milano e Sassari non è punibile sui cambi difensivi perchè le sue guardie sono agevolmente in grado di contenere spalle a canestro la cavalleria leggera dei lunghi OJM. Ma più che in attacco, ripresosi dopo 10' di blackout a cavallo tra secondo e terzo quarto, il problema della squadra di Caja è stata la difesa. Troppo passiva nell'aggredire le linee di passaggio, troppo spesso battuta negli 1 contro 1 sul lato debole e troppo fragile a rimbalzo: in definitiva troppo remissiva per annullare il gap in termini di stazza fisica ed esperienza contro un'avversaria di rango come la Germani. Eloquente l'oceanico differenziale di valutazione statìstica complessiva (133-50 per i padroni di casa) con la truppa di Esposito che ha vinto il duello in tutte le voci principali (51% contro 37% al tiro, 39-30 a rimbalzo e 20-10 negli assist). E come già accaduto a Milano, va considerato l'aspetto del differente impatto delle due panchine: la spinta di Abass e Zerini ha dato una marcia in più ai padroni di casa, mentre Caja ha preferito rischiare un Peak con tre falli a carico - che non ha saputo gestirsi commettendo il quarto dopo neppure 3' - per mancanza di alternative in grado di dare supporto atletico all'azione dell'OJM. Così il promettente avvio biancorosso facendo l'andatura nei primi 15' con una buona gestione dei tempi del gioco è stato vanificato in un amen appena Attilio Caja ha dovuto cercare alternative nel secondo quintetto. Più dei 41 punti di scarto subiti nei due derby di Milano e Brescia, preoccupano i 184 punti concessi: ci sono limiti strutturali di fisicità figli di chiare scelte strategiche di costruzione del roster, per nascondere i quali c'è bisogno di un livello elevatissimo di energia che per ora solo il fattore Enerxenia Arena riesce a far sprigionare. Domenica si torna nella tana biancorossa: per battere i campioni in carica di Venezia sarà necessaria la voglia di cancellare le ultime due trasferte povere di adrenalina. Giuseppe Sciascia
  13. L'Openjobmetis sbatte contro i muscoli d'acciaio della corazzata Milano. La truppa di Attilio Caja non regge l'urto col roster infinito dell'Ax Exchange, che impone la legge della sua fisicità e della sua coralità ad una Varese tradita dal tiro da fuori. La prima chiave di lettura per un derby numero 179 a senso unico è la differenza nelle percentuali dall'arco: i cambi difensivi dell'OUmpia spengono la luce di Josh Mayo (2/11 dal campo con un solo tiro dentro l'arco), e costringono l'attacco biancorosso all'uso delle soluzioni da 3 punti in assenza di elementi in grado di punire i mis-match o prendere vantaggi nell'1 contro 1 (fatti salvi Clark e Peak, ma solo in corso d'opera). Così l'8/37 da 3 suona come una condanna per Varese al pari del 13/27 della compagine di Messina, che con una circolazione di palla sinfonica ha invece punito una OJM votata alla protezione dell'area per non far pesare gli immediati problemi di falli di Simmons e il gap fisico praticamente in ogni ruolo. L'altro dato saliente riguarda la capacità di Milano di spremere risorse dagli effettivi rimasti a riposo venerdì in Eurolega: il coach dell'Olimpia amministra con sicurezza le forze dei veterani Rodriguez, Micov e Scola alla luce dell'eccellente impatto degli italiani Moraschini (MVP con 5/7 al tiro in 31') e Biligha (4/4 in 21'). Così a dare la spinta ai padroni di casa sono proprio i sei giocatori con passaporto tricolore, che fatturano un bottino totale di 59 punti sui 93 messi a referto; al contrario gli italiani di Varese si fermano a quota 5, e la panchina ne fattura in totale 23 contro i 48 delle rotazioni dell'Olimpia. Contro una Milano così solida, profonda, organizzata e ben orchestrata da un allenatore di caratura europea l'OJM non aveva semplicemente le risorse fisiche e tecniche per battersi alla pari; certo una miglior serata dall'arco avrebbe ridotto il gap, e il match del Forum conferma l'interdipendenza dell'attacco biancorosso dalle soluzioni dall'arco (3 vittorie nette oltre il 40% da 3, una sconfitta onorevole a Bologna col 37% dall'arco e due stop ampi col 19% anti Sassari e il 22% di ieri). Rispetto allo choccante esordio casalingo contro la Dinamo c'è l'analogia della difficoltà di Varese ad approcciarsi ad avversarie molto fisiche dentro l'area; la differenza rispetto ai 52 punti dell'esordio l'hanno fatta la verve dell'intraprendente Clark e l'energia di un Peak pasticcione ma volitivo. A fine gara nessuno del clan biancorosso - a partire da Attilio Caja - ha condannato la prova dell'OJM, esaltando piuttosto una Milano in modalità schiacciasassi capace di completare il percorso netto di 5 vittorie in 9 giorni. Domenica di nuovo in trasferta a Brescia, contro una squadra ruvida e con l'ex Cain a presidiare il pitturato: compito difficile per l'OJM che però può provare a giocarsi le sue chances, cosa apparsa oggettivamente fuori portata al Forum contro un'avversaria che nella versione di ieri - ben diversa da quella di soli 15 giorni fa senza Nedovic, Gudaitis e Brooks - è parsa "ingiocabile"... Giuseppe Sciascia
  14. L'Openjobmetis dà spettacolo all'Enerxenia Arena e ferma la corsa della seconda forza Brindisi. La compagine di Attilio Caja schianta l'Happy Casa con l'abituale mix di energia difensiva e coralità (cinque in doppia cifra), intascando la terza vittoria ben oltre i 20 punti di scarto. Un monologo varesino in una partita nella quale i biancorossi lustrano il cannone (14/32 da 3 e 53% totale dal campo), abbinando eccellenti letture offensive alla solita intensità ferina che concede le briciole al miglior attacco della serie A (78 punti col 23% da 3 per i pugliesi che si erano presentati a Masnago con 87,8 punti e il 43% dall'arco). Quaranta minuti di dominio tecnico e agonistico, vincendo nettamente il duello a rimbalzo contro la cavalleria leggera dell'Happy Casa e scegliendo un ritmo più sostenuto del solito ad esaltare la forza atletica di L. J. Peak, per la prima volta protagonista offensivo (8/12 al tiro con 4/6 da 3). Brava la squadra di Caja ad aggredire la partita con un approccio graffiante, cercando prima il gioco interno sull'asse Simmons-Vene e poi bucando la retroguardia avversaria con l'abituale circolazione di palla (21 assist totali). Tolti gli spazi interni a John Brown e le soluzioni di forza a Martin e Stone, la difesa biancorossa ha protetto egregiamente l'area pur a costo di spendere falli sull'applauditissimo Banks (che a fine gara ha fatto il giro di campo per i saluti al suo ex pubblico). In attacco poi la guida sicura di Mayo e Vene (7 assist) ha trovato soluzioni per tutti, compreso un capitan Ferrero dalla mano rovente (4/4 dal campo in 15'). E il capocannoniere della serie A ha consolidato la sua leadership della classifica marcatori, spaccando la partita nel secondo quarto con una magica serie di tre giocate da 9 punti in 70 secondi. La necessità di dover talvolta togliere le castagne dal fuoco nei secondi finali dell'azione gli ha sporcato le medie (5/15 dal campo) ma il volume complessivo prodotto - 12/12 ai liberi più 8 rimbalzi e 6 assist -ne ha ribadito lo status di frontman dell' OJM. La versione 2019/20 di Varese è la squadra di Mayo così come nel 2018/19 era quella di A vr amo vie. Il tutto in attesa che Jason Clark si tolga di dosso la ruggine accumulata in due mesi d'inattività forzata, anche se nella rotazione a tre teste con Tambone e Jakovics gli equilibri attuali danno sostanza in difesa e le responsabilità extra non sembrano pesare troppo sulle spalle del play ex Bonn. Così Varese si gode una serata esaltante che strappa applausi a scena aperta ai 4.232 paganti e fa il pieno di fiducia in vista del novembre terribile - Milano e Brescia fuori, Venezia in casa, Reggio Emilia fuori - che aspetta i biancorossi. Nella bagarere di una classifica cortissima l'OJM è ancora fra color che sono sospesi; i prossimi test daranno risposte più compiute, il primo passato ieri a pieni voti conferma però che anche quest'anno all'Enerxenia Arena si coniugano vittorie e bel gioco... Giuseppe Sciascia
  15. L'Openjobmetis combatte fino al termine sul campo dell'imbattuta Segafredo. La truppa di Attilio Caja torna senza punti in classifica ma con tanta fiducia dal primo esame contro una big come la capolista di Sasha Djordjevic. Uno stellare Josh Mayo (9/14 al tiro e 4 assist) trascina Varese a duellare fino agli ultimi 90 secondi contro una Virtus sorretta dal suo predominio fisico (42-34 a rimbalzo) e dalle magie di un Teodosic distillato (4/11 al tiro, 9/11 ai liberi e 5 assist in 23' da sesto uomo) per vestire i panni del protagonista nel finale. I biancorossi pagano la serata no al tiro dall'arco di Vene (1/7 a dispetto dell'ampio spazio a disposizione) e un paio di errori banali nel rush finale, giocato però con grande personalità a dispetto della perdita precoce di Mayo (uscito per falli a 2'52” dal termine tra gli applausi di tutto il pubblico) grazie al finale da protagonisti di Jakovics e Clark. La guardia, al debutto, fatica a trovare il ritmo partita nel primo tempo, ma i suoi 8 punti nel quarto conclusivo fanno ben sperare sui suoi margini di crescita da cui passano le prospettive di miglioramento ulteriore dell'OJM. Che pur con qualche sbavatura e qualche errore di misura dal perimetro ha lottato alla pari sul campo di una pretendente per lo Scudetto. Giuseppe Sciascia
  16. L'Openjobmetis imprime il marchio dell'Artiglio per travolgere la Fortitudo. La compagine di Caja festeggia il primo hurrà casalingo stagionale grazie all'identità consolidata basata su difesa e collettivo. I 4037 spettatori dell'Enerxenia Arena applaudono a scena aperta una Varese capace di tenere a stecchetto la Pompea (60 punti dopo gli 89 con i quali domenica scorsa aveva abbattuto i campioni in carica di Venezia) e di schiantarla a suon di triple (14/29 da 3) grazie ad una oliatissima manovra condotta con lucidità dal maestro di cerimonia Josh Mayo. Due le chiavi di volta del nettissimo successo con il quale Ferrero e soci riguadagnano completamente il credito dei tifosi dopo la falsa partenza contro Sassari (ma la classifica attuale attribuisce i giusti meriti alla Dinamo e stempera i demeriti biancorossi...). L'applicazione in retroguardia di tutti gli effettivi, con Simmons padrone dell' area in modalità Tyler Cain per il decisivo 44-30 a rimbalzo che permette all'OJM di imporre le sue cadenze sincopate. E la regia d'autore del suo playmaker, che capitalizza al meglio i possessi armando le mani torride degli uomini che vengono dal freddo. Vittoria griffata dalla coppia del Baltico Vene-Jakovics. terminali principi di Varese per capitalizzare la circolazione di palla che ha visto inedito protagonista offensiva l'ala estone. La marcia in più per i padroni di casa è arrivata dalla vitalità garantita dall'esterno lettone: sospensioni velenose ma anche assalti al ferro vincenti per il sostituto a tempo di Jason Clark. Che marchia a fuoco la partita sorreggendo Mayo e Vene nella quindicina di minuti a cavallo di secondo e terzo quarto durante i quali l'OJM è stata assoluta padrona del campo, toccando anche 29 lunghezze di margine. La scossa di energia pura garantita da Jakovics - bravissimo anche nel pressare la palla in alternativa con Mayo - è quella che coach Caja cercherebbe sempre dal suo sesto uomo; quella che al momento un Tepic strutturalmente più compassato e in chiara crisi di fiducia non riesce a garantire a Varese. Ora il turno di riposo imposto dal calendario consentirà ad Artiglio di inserire al meglio nei meccanismi Clark; ma sarà anche il momento di valutare se Jakovics potrà fare al caso dei biancorossi anche dopo il ritorno della guardia titolare, scalzando Tepic dal ruolo di sesto straniero. Nel frattempo però i 4 punti messi in cassaforte dall'OJM senza un giocatore cardine del progetto tecnico estivo sono un indicatore significativo della solidità dell'impianto di gioco della compagine di Caja. Ora il rodaggio delle prossime settimane con l'aggiunta di Clark servirà a Varese per prepararsi al meglio al ciclo di ferro Virtus Bologna, Brindisi, Milano, Brescia, Venezia e Reggio Emilia: sei partite durissime per capire a quale livello potrà competere la miglior difesa del campionato con un realizzatore in più... Giuseppe Sciascia
  17. L'Openjobmetis spazza via Trieste e cancella gli spettri dell'esordio casalingo contro Sassari. La compagine di Attilio Caja passeggia all'Allianz Dome - dove sette mesi fa aveva banchettato a suon di triple - con una prestazione perfetta sui due lati del campo: trenta punti tondi tondi nel successo più ampio delle 91 partite dirette dal tecnico pavese sulla panchina biancorossa. Da un'OJM da dimenticare a un'OJM da osannare nel giro di tre giorni, quella di Trieste è una Varese da stropicciarsi gli occhi e spellarsi le mani per chi giovedì aveva temuto un'annata all'insegna della paura dopo la falsa partenza contro la Dinamo. Diametralmente opposto il fatturato offensivo, frutto di uno strepitoso Josh Mayo (44 di valutazione fra l'11/15 al tiro, 6/8 ai liberi, 6 rimbalzi, 5 recuperi e 7 assist) che prende per mano l'attacco OJM con un'altra prova da record. Nel collettivo di Artiglio mai un singolo era andato oltre quota 30 punti, i 32 del play ex Bonn sono un primato figlio di un primo quarto da strepitoso solista (20 punti alla prima sirena) e del resto della gara con la bacchetta del direttore d'orchestra a dirigere una sinfonia da applausi (67% da 2 e 43% da 3). Il regista fa reparto da solo con l'ausilio di un concreto Tambone, ma la vittoria biancorossa mai in discussione è figlia di una difesa determinante nel togliere ritmo all'azione di Trieste che, costretta a pensare a metà campo, spacca il ferro come e più della Varese di giovedì (5/27 da 3 di cui 1/14 a metà gara). A mutare radicalmente è l'atteggiamento con cui Ferrero e soci hanno tenuto il campo, mostrando lo spessore caratteriale di una squadra decisa a dimostrare coi fatti che il suo vero volto non è quello di giovedì. L'OJM mostra dunque il suo lato migliore sui due lati del campo di un primo tempo dominato con un'autorità clamorosa e mette sul tabellone 54 punti nei primi 20' dopo averne totalizzati 52 in 40' nel debutto contro Sassari. Ma, oltre al Mayo show, in attacco va elogiato anche l'apporto di Jeremy Sim-mons: l'asse ex Scafati è quello portante per i biancorossi, col pivot che unisce presenza a rimbalzo e intraprendenza offensiva (8/10 da 2 e 10 rimbalzi) per una doppia doppia sostanziosa. Ed è un dato utile anche per leggere la differenza solare fra la Varese di giovedì e quella di ieri al cambio del valore dell'avversario: l'ex Montegranaro ha ballato contro l'esperienza dei pari ruolo della Dinamo, ma ha dominato contro avversari più abbordabili. E altrettanto ha fatto la squadra di Caja, che macinando per 40' il suo basket in termini di applicazione difensiva e lucidità delle esecuzioni ha dimostrato di poter sviluppare un volume di gioco decisamente elevato. Merito anche del lavoro di tessitura e raccordo di Vene e Tambone e della scarica di adrenalina del primo tempo di Jakovics e Ferrero, mentre è piaciuta anche la sostanza di Peak. E ora si cerca continuità contro la Fortitudo Bologna per alzare poi il numero dei giri offensivi col recupero di Clark. Giuseppe Sciascia
  18. L'Openjobmetis crolla malamente nell'esordio casalingo all'Enerxenia Arena. Il varesino onorario Gianmarco Pozzecco è profeta in patria in un debutto nel quale la truppa di Attilio Caja non tiene fede agli auspici espressi ieri su queste colonne da Rosario Rasizza. Una Varese piccola piccola, principalmente nel rendimento offensivo generato da una tremenda collezione di ferri dall'arco (35 errori su 42 tentativi da 3 rispetto ai 25 tiri da 2), ma anche in un atteggiamento troppo remissivo - fatta salva la verve di capitan Ferrero - e figlio della frustrazione per un attacco totalmente improduttivo. OJM troppo brutta per essere vera contro un'avversaria comunque solida nel punire con le sue triple in transizione e sui raddoppi in post basso gli errori dei padroni di casa. La realtà dei fatti dice che a Varese manca la guardia titolare: gli zero punti in due di Jakovics e Tepic sono un dato eloquente, al quale si aggiunge la serata no di Tambone. E senza un supporto efficace sul perimetro Josh Mayo stecca la prima con una prova balistica che ricorda il peggior Ronnie Moore: alla fine il centrocampo biancorosso produce un gelido 5/32 totale dal campo, ma il problema principale è la difficoltà di qualsiasi giocatore dell'organico - eccetto qualche sprazzo di Peak - a guadagnarsi un vantaggio nell'1 contro 1. Così il movimento di palla sul perimetro diventa prevedibile, esaurendosi sistematicamente in un forzoso tiro al bersaglio dall'arco con esiti desolanti anche quando i giocatori dell'OJM avevano ampio spazio a disposizione. Certamente aveva ragione Attilo Caja nell'ammonire l'ambiente sulle difficoltà di messa a punto di un roster rinnovato per 7 decimi; e alla prova del campo l'esordio è stato simile a quello di due anni fa, col meno 21 contro Venezia che aveva denotato limiti evidenti sul piano della messa a punto. Ma all'OJM è mancata anche l'aggressività per provare a reagire quando il clangore del ferro è diventata una colonna sonora sin troppo ripetuta; e questo è un aspetto che i 4.350 presenti per la prima a Masnago non vogliono rivedere in futuro. Presto per far scattare l'allarme pur con la necessità evidente di recuperare Clark (oggi la risonanza per il via libera nel tornare ad allenarsi, ma è un' incognita tecnica e in termini di condizione...) per sbloccare Mayo e aumentare il potenziale offensivo di una OJM parsa davvero povera di risorse pur contro una squadra di alto rango come la Dinamo. Ma domenica si gioca di nuovo a Trieste, sul campo di un'avversaria della stessa fascia di Varese che ieri ha rischiato il colpaccio sul campo dei campioni d'Italia di Venezia. Basteranno tre giorni per girare qualche vite nei meccanismi biancorossi? L'auspicio è che l'OJM fosse contratta per la tensione dell' esordio casalingo, anziché troppo preoccupata di eseguire lo spartito di Caja... Giuseppe Sciascia
  19. L'Openjobmetis inaugura la nuova stagione contro il Banco Sardegna del caro ex Gianmarco Pozzecco. Stasera all'Enerxenia Arena (palla a due alle 20.30) la truppa di Attilio Caja alzerà il sipario provando a sorprendere la Dinamo fresca vincitrice della Supercoppa. Partita carica di significati non soltanto per l'esordio casalingo di Varese in un campionato che si annuncia più competitivo degli anni scorsi e più denso di incognite per i biancorossi reduci da un precampionato condizionato da numerosi travagli. Ma anche per la prima a Masnago sulla panchina avversaria del Poz, amatissimo da giocatore - con tanto di cittadinanza onoraria consegnatagli a gennaio 2018 - che non riuscì a ripagare l'affetto della gente di Varese nei suoi 7 mesi alla guida dell'Openjobmetis. Oggi il coach di Sassari va per la maggiore - due trofei vinti, una finale scudetto, tre anni di contratto e la nomina alla guida della Nazionale Under 23 - alla guida di una big, ma Attilio Caja vuole dimostrare con i fatti che quando proprio il Poz lo indicò a febbraio 2015 come suo sostituto ideale aveva ragione allora, ma anche oggi quando su queste colonne lo ha definito «Un maestro». Sulla carta non si parte ad armi pari, perchè la nuova OJM è tutta da scoprire al di là delle certezze Mayo e Vene, e in attesa di Clark - che tornerà solo fra 4 settimane - c'è bisogno di inventare un titolare fra lo sfrontato ma tenero Jakovics e l'esperto ma arrugginito Tepic. Sassari è squadra di alto livello, che pur avendo dovuto ricostruire quasi per intero il reparto lunghi della finale Scudetto ha pescato veterani di lungo corso come gli ex milanesi Jerrells e McLean come garanzie per la scommessa di affidare il ruolo da titolari sul perimetro agli italiani Spissu e Vitali. Il gap che Varese può pagare è soprattutto in termini di taglia fisica sotto canestro, dove la coppia esordiente Simmons-Gandini sarà chiamata agli straordinari per non pagare dazio contro una batteria interna di grande impatto. I biancorossi vogliono però giocare una partita gagliarda contando sulla spinta emotiva del pubblico, che si annuncia nutrito e caliente grazie alle coreografie messe a punto da società e Trust. «Dovremo cercare di usare tutta la nostra carica ed energia per riuscire ad entrare in simbiosi con il nostro pubblico che è capace di trasmetterci sempre grandi emozioni - così Attilio Caja suona la carica - Quello che possiamo promettere è di lavorare duramente e con serietà, come del resto abbiamo fatto fino ad ora, consapevoli del fatto che in campo daremo sempre tutti noi stessi». Se c'è da individuare una chiave tattica sarà sicuramente la capacità di Ferrerò e compagni di imporre la loro aggressività difensiva per non esaltare un'avversaria dal notevole talento offensivo come Sassari. Le squadre di Caja e Pozzecco rispecchiano la mentalità antitetica dei due condottieri in panchina, e se l'OJM vorrà provare a sorprendere la Dinamo dovrà puntare su controllo del ritmo - tra qualche alchimia tattica e un'applicazione corale a rimbalzo - e capacità di mandare fuori giri gli avversari, confidando che i due supplementari del weekend a Bari e i successivi festeggiamenti per il trionfo possano aver lasciato qualche scoria nella testa e nelle gambe dei sardi. Il risultato finale della stagione dell'OJM dipenderà da quanti scalpi nobili la brigata di Caja riuscirà a strappare nel suo fortino di Masnago: stasera potrà arrivare il primo, o Varese dovrà inchinarsi al suo cittadino onorario? Giuseppe Sciascia
  20. L'Openjobmetis non fa il miracolo al PalaDozza e resta fuori di un niente dai playoff. La sconfitta sul campo della Segafredo fa scivolare al nono posto la formazione di Attilio Caja, penalizzata dallo 0-2 contro Avellino nell'avulsa a quattro squadre che premia Trieste e Sidigas e condanna i biancorossi ad una eliminazione beffarda. A Varese non basta lo stesso bottino del 2017/18 per tagliare il traguardo, e le 27 giornate su 30 nelle prime 8 non sono sufficienti a contenere le rimonte di Trento ed Alma, partite dai 14 punti nel girone di andata. Lo stesso bottino totalizzato dall' OJM nel ritorno, dove sono fatali le ultime 5 sconfitte esterne consecutive, compresa quella decisiva ad Avellino dove i 24 punti dilapidati nel secondo tempo della gara di metà marzo, condanna due mesi dopo Ferrero e compagni. L'ultimo show biancorosso di Avramovic (eguagliato il record dei 30 punti all'esordio stagionale con Brescia) non è sufficiente a Varese per sovvertire la superiorità interna della Segafredo, che banchetta in area (69% da 2 contro il 45% biancorosso) e punisce una OJM prevedibile quando l'esterno serbo non trova più la via del canestro (19 punti a metà gara e 23 al 24'). Sufficienza piena solo per Salumu e Cain tra i biancorosi, che evidenziano una cifra tecnica troppo modesta per sbancare il campo di un'avversaria dal potenziale ben superiore al suo undicesimo posto. Varese non ha perso i playoff al PalaDozza, ma nella serie di sconfitte esterne del 2019 (unico hurrà a Trieste il 10 febbraio) quando l'attacco ha battuto in testa per limiti oggettivi di qualità. Ma la scelta di fondo dell'OJM 2018/19 era quella di costruire una squadra con un'identità forte in casa e in grado di soffrire il meno possibile. Per questo le scelte di Moore e Archie, ieri deludenti per impatto offensivo e personalità, non sono da bocciare tout court. Il campo ribadisce che la Varese 2017/18- quella del ritorno, con Larson e Vene - è più forte di quella che ha chiuso ieri la sua stagione pur senza mai venire coinvolta nella bagarre salvezza come 12 mesi fa. Un quarto di finale in Coppa Italia e una semifinale in FIBA Europe Cup valgono un playoff sfumato per differenza canestri? Artiglio fa prevalere nettamente l'orgoglio per i 9 mesi di solidità rispetto al rammarico perii traguardo sfumato in extremis. Nei fatti la continuità espressa dal sistema ha permesso a Ferrero e soci di viaggiare a lungo oltre il loro livello di qualità; le correzioni del mercato dei club più ricchi nel ritorno hanno riassestato i valori, e la partita di ieri ha detto che lo scandalo è Bologna fuori dai playoff, non certo una Varese grintosa ma modesta, Avramovic a parte. Ora in cantiere c'è un saluto alla squadra che si terrà mercoledì in piazza Monte Grappa, poi si ripartirà da Caja, gli italiani e (auspicabilmente) da Cain col primo compito di trovare un nuovo idolo per rimpiazzare l'Avra consacratosi star al PalaDozza. Giuseppe Sciascia
  21. L'Openjobmetis è padrona del proprio destino in vista del turno conclusivo della serie A. Nella volata per assegnare gli ultimi 3 posti nei playoff, la formazione dì Caja è in lizza con altre cinque squadre per bissare l'impresa della passata stagione. A differenza del 2017/18 però, i 32 punti ottenuti dai biancorossi potrebbero non bastare. Ecco tutte le possibilità a seconda dei risultati dell'ultima giornata: secondo i calcoli di Lega Basket, Varese si qualificherà ai playoff nel 75 per cento delle casistiche. COLPO AL PALADOZZA? PLAYOFF ARITMETICI - Ferrero e soci saranno certi dell'accesso alla post season in caso di vittoria esterna sul campo della Segafredo: il colpo a Bologna garantirebbe all'OJM di chiudere almeno sesta (in tal caso sfiderebbe Venezia, già aritmeticamente terza, nei quarti di finale). Il caso migliore per i biancorossi potrebbe portarli al quinto posto nell'ipotesi in cui Cantù vinca a Sassari con meno di 26 punti di scarto, in tal caso Varese se la vedrebbe nei quarti contro l'Happy Casa Brindisi di Frank Vitucci. Due posizioni che in ogni modo permetterebbero a Varese di avere chances di accesso alle coppe europee - nel dettaglio alla Champions League FIBA - come accaduto nel 2017/18, quando la società di piazza Monte Grappa declinò il diritto alla Champions iscrivendosi alla FIBA Europe Cup. SCONFITTA A BOLOGNA? FORZA PISTOIA - In forza dei risultati positivi dagli altri campi nel turno di domenica, l'OJM ha possibilità di qualificarsi anche in caso di ko al PalaDozza. Serviranno però combinazioni di risultati positivi: prima di tutto da Pistoia che ospiterà Avellino. Varese ha bisogno di evitare la parità - anche multipla - con la Sidigas visto lo 0-2 negli scontri diretti con gli irpini, che giocheranno sul campo di una OriOra con il match ball salvezza in mano dopo il meno 6 a carico di Torino. La sconfitta della Scandone in Toscana, e almeno un'altra sconfitta-di una della tre attuali compagne di viaggio di Varese - Trento gioca a Brindisi, Trieste a Milano e Cantù a Sassari - garantirebbe ali'OJM il ticket per la post season oscillando tra il sesto e l'ottavo posto. Se invece Avellino espugnerà il PalaCarrara, la truppa di Caja dovrà sperare che Cantù vinca in Sardegna in contemporanea con le sconfitte di Trento e Trieste: solo in questa parità a quattro i biancorossi si qualificherebbero all'ottavo posto sfidando dunque la testa di serie numero 1, Milano. IL CASO PEGGIORE - Le altre parità a quota 32 che comprendono Avellino penalizzerebbero l'OJM in qualsiasi classifica avulsa nonostante il 2-0 negli scontri diretti con Trieste; nel 25% delle casistiche i biancorossi chiuderebbero noni o decimi, ma ovviamente si tratta solo di un calcolo matematico che non contempla i valori del campo. Per espugnare Bologna e interrompere una serie negativa lontano dall'Enerxenia Arena che dura dal 10 febbraio, servirà comunque un'impresa a dispetto delle motivazioni di classifica azzerate di una Segafredo comunque decisa a celebrare davanti ai propri tifosi la freschissima vittoria della Champions League. Oppure bisognerà sperare nella voglia di salvezza di Pistoia, che però domenica a Masnago non ha esattamente incantato... Giuseppe Sciascia
  22. L'Openjobmetis finisce schiacciata dai cingoli di Cantù e si allontana ulteriormente dal sogno playoff. Prima sconfitta per Attilio Caja in un derby contro i brianzoli: dopo 4 vittorie in fila dei biancorossi, l'Acqua San Bernardo rompe un digiuno che durava dal 3 dicembre 2016 imponendo la sua soverchiarne supremazia fisica ad una Varese insolitamente travolta a rimbalzo. Decisivo d 47-29 con cui la formazione di Nicola Brienza evidenzia la sua fisicità nel pitturato, cavalcando un imprendibile Davon Jefferson (8/8 da 2 e 32 di valutazione) che vince nettamente il duello con TylerCain. All'OJM non basta una partenza a spron battuto (anche più 8 in avvio del secondo quarto) con Scrubb stellare nei primi 10' a sorreggere una manovra ficcante ed efficace. Alla distanza l'attacco ospite paga l'ormai abituale sterilità dall'arco, col 7/32 totale (di cui 3/17 nel secondo tempo) che fa a pugni con la crescita progressiva dei padroni di casa (10/26 dall'arco di cui 6/12 nella ripresa). Lo show individuale di Avramovic è insufficiente per ricucire lo strappo del terzo quarto, figlio della solita sterilità balistica abbinata agli inusitati affanni difensivi nel cuore dell'area a dispetto di un lavoro non disprezzabile fotografato dalle 17 perse di Cantù. Alla fine Varese salvaguarda quantomeno il più 18 dell'andata, ma la quinta sconfitta in fila tra campionato e coppa certifica il momento critico di un team nuovamente lasciato a piedi da Ronnie Moore, condizionante se non riesce a trovare un minimo di ritmo dal perimetro (2/8 totale con 0/5 da 3 per ti play statunitense). Il 38% da 3 delle prime 13 giornate era l'eccezione alla regola e il 18% delle 14 gare del 2019 la normalità? Il campo dice chiaramente che Varese è passato dal 9-4 delle prime 13 gare al 5-9 del nuovo anno solare, con un digiuno esterno che dura dal 10 febbraio a Trieste, quando la truppa di Caja pescò il jolly di una serata da 18/34 da 3. E che nella seconda metà della stagione i biancorossi abbiano evidenziato una chiara Avra-dipendenza quando ti mancino serbo non trova il canestro (Pistoia, secondo tempo di Avellino, Brindisi, Torino) o non trova adeguato supporto dal sistema. Non manca volontà, ma qualità. E se il tiro dall'arco non funziona, mancano alternative valide per dare sbocco all'attacco. Il derby del PalaDesio allontana ulteriormente Varese dall'obiettivo playoff alla luce delle contemporanee vittorie di Trento, Trieste, Avellino e Sassari; ora il margine di errore dell'OJM è azzerato: andrà capitalizzato il fattore campo delle prossime due gare contro Pesaro e Pistoia e poi la trasferta del 12 maggio a Bologna (contro una Segafredo ancora in corsa o tagliata fuori dai playoff?) sarà probabilmente decisiva. Ferrero e soci vogliono crederci ancora, però nel rush finale alla volontà andrà abbinata più qualità, almeno sul piano balistico... Giuseppe Sciascia
  23. L'Openjobmetis cede il passo alla fame di punti di Torino e rimanda all'Enerxenia Arena l'ultimo step da compiere in chiave playoff. La compagine di Attilio Caja si arrende sotto la pioggia di triple della Fiat (13/25 da 3), che rompe un digiuno di 5 gare e quasi 2 mesi contro una Varese penalizzata dall'assenza di Dominique Archie. Senza la dimensione interna garantita dall'ala ex Capo d'Orlando (oggi altra infiltrazione all'anca dolorante, in funzione delle risposte si capirà se potrà tornare già sabato contro Milano), l'attacco biancorosso non ha alternative al tiro dall'arco per far saltare il banco. E in una partita che l'OJM gioca su ritmi cadenzati e su punteggi bassi, dunque svolgendo more solito i compiti a casa preparati da Attilio Caja, il 9/31 da 3 finale con lo 0/6 di un Avramovic fuori giri dall'arco è un handicap impossibile da superare per Ferrero e soci. Una Varese lineare nell'eseguire il piano partita, ma non efficace per mancanza di precisione balistica: quando nel terzo quarto - l'unico chiuso a 5/9 da 3 - si è inquadrato il bersaglio con continuità, i biancorossi hanno messo la freccia col piglio giusto. Il rammarico è per l'inerzia cavalcata malissimo nel finale del periodo, quando si poteva provare ad amplificare il gap, e per l'avvio incerto dell'ultima frazione quando Torino ha trovato nell'anima italiana dell'asse Poeta-Portannese-Cusin una difesa graffiante in grado di concedere 5 punti in 10' all'attacco ospite. Una sconfitta meritata per una Varese imprecisa al tiro e nel primo tempo in difficoltà anche sotto le plance (meno 8 nel gap a rimbalzo, 36-33 per Torino che era ultima nella classifica di squadra) senza il vigore di Archie. Ma anche stavolta l'OJM, pur sbagliando tanti tiri aperti e non sprigionando certamente un basket scintillante, ha giocato una partita agonisticamente vibrante. Si poteva fare meglio? Certamente sì, pur col fattore Archie ad incidere parecchio; ma la Varese da 66 punti - di cui 12 nell'ultimo quarto - e tante padelle del Pala Vela è la stessa, per sistema e individualità, che domenica scorsa aveva schiantato la seconda forza Venezia. E che con un monte stipendi tra il decimo e l'undicesimo della A naviga dall'inizio dell'annata tra le prime 8 in classifica ed è alla vigilia di un ciclo di partite decisive. Tra mercoledì e sabato, con la spinta dell'Enerxenia Arena a dare maggior vigore all'azione degli uomini di Caja, l'OJM giocherà due match casalinghi dall'enonne peso specifico contro Wurzburg e Milano. La bagarre in classifica, amplificata dalle imprese di Sassari e Trento, avvalora ulteriormente il valore del fattore campo per il rush finale: nelle ultime 5 gare Pesaro e Pistoia sono tappe obbligate all'Enerxenia Arena, quota 32 potrebbe anche bastare per tagliare il traguardo via classifiche avulse. Ma un'altra impresa contro la capolista Ax Exchange (7 stop nelle ultime 8 gare ma ora senza più Eurolega) nel derby di sabato darebbe a Varese la spinta decisiva. Giuseppe Sciascia
  24. L'Openjobmetis più bella della, stagione abbatte la seconda forza Venezia e regala una notte magica ai 4.000 dell'Enerxenia Arena. Prova da applausi per la truppa di Attilio Caja, che ferma a quota 4 la serie positiva dell'Umana e allunga a quota 3 la serie positiva nella sfida più sentita dal main sponsor (e auspicabilmente futuro socio forte) Rosario Rasizza. Varese gioca una partita di grande sostanza a livello tecnico e mentale, mettendo in pratica alla perfezione il piano partita disegnato dal suo coach per imporre la legge di Masnago alla lanciata Reyer. I biancorossi rispondono al meglio all'appello di Artiglio, che aveva chiesto una partita aggressiva e coraggiosa: gli assalti al ferro di un imprendibile Avramovic (10/16 al tiro e 6 assist) e il mix di giocate interne ed esterne di un Archie decisivo in attacco permettono all'OJM di abbattere la miglior difesa del campionato con una gara da 64% da 2 e 50% da 3. In difesa, invece, Ferrero e soci sporcano le linee di passaggio con cui l'Umana costruisce le sue soluzioni perimetrali, e tiene a stecchetto (25% da 3 rispetto al 39% abituale) la miglior formazione della serie A nel tiro dal perimetro. A ciò si aggiunga un predominio assoluto a rimbalzo, con Cain autore di una prova sensazionale per solidità (miglior valutazione a quota 27 pur con soli 4 punti a referto). Il 40-24 finale nel duello aereo permette a Varese di controllare il ritmo di una gara condotta con grande aggressività; e dunque le 17 palle perse - record negativo stagionale - sono tollerate da Artiglio perché indice di quel coraggio nell'attaccare il canestro che aveva chiesto in sede di preparazione della partita. Una vittoria che ribadisce con fragore l'appartenenza dell'OJM al club dell'alta classifica: quest'anno i biancorossi non avevano ancora messo sotto a Masnago una superbig del budget e della graduatoria, la sicurezza del successo di ieri sera pesa molto più dei puri due punti. Che pure valgono un capitale visti i risultati degli altri campi: la compagine di Caja riaggancia il treno del quarto posto e riguadagna 4 punti di vantaggio sulle none. A 6 turni dalla fine è un margine quasi decisivo ma la faccia dell'OJM di ieri è quella in grado di sfidare anche le grandi. A patto che l'infortunio di Archie (distorsione all'anca destra, oggi gli esami del caso) non tolga dal puzzle una pedina chiave per la sua doppia dimensione offensiva: l'unica nota negativa della serata arriva proprio dall'uscita anticipata dell'ala ex Capo d'Orlando, auspicando che non si tratti di un problema serio alla luce del rush finale in campionato e in FIBA Cup (dove comunque i tesseramenti sono chiusi). Ora due giorni di riposo guadagnati dalla squadra grazie alla super prestazione di ieri sera, capace di commuovere anche un veteranissimo come Toto Bulgheroni. E domenica a Torino può essere l'occasione buona per prenotare i play off in largo anticipo apparecchiando la tavola per i derby consecutivi contro Milano e Cantù. Giuseppe Sciascia
  25. L'Openjobmetis si ferma sull'ultimo metro dello spareggio playoff di Brindisi. Seconda volata persa nell'ultimo minuto per la truppa di Attilio Caja, che dopo aver guidato per 35' abbondanti si fa infilzare al fotofinish dalla rimonta a suon di triple dell'Happy Casa. Replay solo apparente della prestazione bifronte di Avellino: Varese gioca per lunghi tratti una partita sostanziosa sui due lati del campo, punisce prima dall'arco e poi da distanza ravvicinata i cambi difensivi di Brindisi, e con una condotta di gara accorta costruisce un solido più 7 all'ingresso del rettilineo finale. A far saltare il banco sono le triple di Rush, Moraschini e Chappell (pezzo di bravura dell'ex Cantù con le dita di Salumu - preferito a Scrubb nei 3' finali - letteralmente negli occhi) con cui la formazione di Vitucci ribalta negli ultimi 180 secondi una partita comandata per lunghi tratti dalla solidità difensiva di Varese. I pugliesi realizzano 27 punti nei 10' finali, ma soprattutto 15 negli ultimi 180 secondi, dopo che lo slow motion biancorosso aveva permesso all'OJM di fare meritatamente l'andatura. Il rammarico maggiore è forse proprio quello di non aver capitalizzato maggiormente l'inerzia gestita quasi stabilmente nei primi 37', lasciando al talento dei veterani di Brindisi (Banks e Chappell su tutti) la chance di ribaltare il risultato. Qualche sbavatura di troppo, tra gli assalti di Avramovic sputati dal ferro e due liberi pesanti non convertiti nel finale, che potevano garantire vantaggi più pingui ad una Varese lasciata a piedi nei possessi finali da Ronnie Moore. Due errori da matita rossa- un passi sul più 1 con una gestione rivedibile e un tiraccio fuori asse sul possibile sorpasso - cancellano un quarto periodo tutto sommato accettabile; i tre precedenti, tra una difesa sospetta su Moraschini ma anche Zanelli (record in carriera in A per l'ex Legnano) e tante padelle dal perimetro, rappresentano un passo indietro lungo e ben disteso rispetto alle ultime prove. I due viaggi in Campania e Puglia lasciano zero punti e tanti rimpianti ad una Varese che ribadisce a tutto tondo la solidità del suo impianto di gioco anche a Brindisi, ma esce sconfitta per la mancanza di uno stoccatore perimetrale in grado di garantire punti sicuri quando la palla scotta. I risultati degli altri campi lasciano sola al sesto posto l'OJM, che guida un plotone di 7 squadre concentrate in 4 punti protese verso la parte finale del tabellone playoff. Però ora servirà almeno una impresa tra le prossime due gare casalinghe con Venezia e Milano - in mezzo la trasferta sul campo della pericolante Torino - per tenersi alle spalle la muta delle rimontanti. Prima però c'è l'appuntamento di mercoledì contro Ostenda, con l'obiettivo semifinali di FIBA Cup da perseguire con massima energia: la sconfitta di Avellino ha generato come reazione d'orgoglio un tris di vittorie contro Prishtina, Cremona e Filou, all'OJM il compito di trasformare la rabbia di Brindisi in carica agonistica per mercoledì e domenica... Giuseppe Sciascia
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