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  1. La Pallacanestro Varese non finisce di stupire. La compagine di Attilio Caja cala un esaltante tris di vittorie, sbancando il campo della Red October Cantù con una scintillante prestazione balistica (13/27 da 3) a sorreggere il predominio sotto i tabelloni. Biancorossi micidiali in fase offensiva per 30 minuti, alternando triple e soluzioni interne sul campo del miglior attacco della serie A (penalizzato dalla perdita di Culpepper, out per un infortunio alla mano destra al 28'). Ma quando finisce la benzina in attacco (11 punti con 4/17 dal campo negli ultimi 10') Ferrero e compagni si aggrappano alle certezze di una difesa di granito, che esalta un Tyler Cain padrone assoluto delle aree colorate (18 rimbalzi e 4 assist per un sontuoso 32 di valutazione). Nella sparatoria a fari spenti degli ultimi 2' è un rimbalzo d'attacco convertito dal centro del Minnesota a regalare a Varese il terzo hurrà consecutivo. Cain MVP assoluto con la sua capacità di spremere il massimo con intelligenza ed applicazione da un talento fisico e tecnico non di prim'ordine come paradigma di una squadra cresciuta in maniera esponenziale rispetto al girone d'andata nella qualità delle letture offensive. Anche stavolta piace il Cameron Wells in versione guardia, ben supportato da un Tambone ormai certezza non solo in regia ma anche al tiro; e tra le due correzioni in corsa è Siim Sander Vene ad aver garantito per ora il vero salto di qualità, mentre Larson - intraprendente ma ancora intimorito dal clima delle aree italiane - era troppo sintonizzato sul "run&gun" amato da Cantù per guadagnare spazi. Il primo quarto è da stropicciarsi gli occhi per qualità delle esecuzioni e fluidità della manovra, ma i 33 punti con 5/6 da 3 fatturati al primo intervallo - con un picco di 13 lunghezze di margine - non bastano per creare uno strappo deciso visto che Cantù replica con un 6/11 dall'arco alle puntuali chiusure dell'area della difesa varesina. Analogo il copione tattico del secondo quarto con Cantù che segnano 30 dei primi 41 punti dal perimetro (10/17 da 3 nei primi 14' ) e cancella la partenza a spron battuto della squadra di Caja con un 12-0 firmato dagli atipici Buins e Thomas. Poi però i biancorossi azionano di nuovo il freno, e a ritmi più bassi Ferrero e soci piazzano il controbreak di 4-16 che concretizza il nuovo affondo dopo l'intervallo. Parziali e controparziali senza soluzione di continuità a seconda che l'inerzia la impongano le giocate di talento puro di Cantù (freccia in avvio del terzo quarto con l'unica fiammata di Culpepper, tenuto a stecchetto per 20' ) o il control-game di Varese (nuovo affondo con la trazione posteriore Tambone-Avra-movic e un pizzico di zona). Dopo 30' scintillanti però l'attacco ospite va in bambola quando non aggredisce più il ferro e smette di punire i cambi dei quintetti naniformi scelti da Sodini; ma proprio in quel momento Varese dimostra di aver fatto tesoro delle sconfitte in serie nelle volate tra dicembre e gennaio, aggrappandosi alla difesa e cercando soluzioni lucide per mantenere il ritmo sulle cadenze più adatte al basket corale di Caja. Cavalcando il quale Varese si risveglia più vicina alla zona playoff rispetto all'area salvezza (4 punti da recuperare sull'ottavo posto ma 6 di vantaggio sull'ultimo); e dopo l'inatteso quanto meritalo tris Venezia-Milano-Cantù, domenica al PalA2A l'altro big match contro la capolista Brescia darà la misura dei progressi dei biancorossi, che al rientro nella notte sono stati accolti e festeggiati dai tifosi alla Schiranna Giuseppe Sciascia
  2. La Pallacanestro Varese va in cerca di un'altra impresa. Stasera a Desio (palla a due alle 20.45; diletta su Eurosport2) la compagine di Attilio Caja sarà ospite della Red October Cantù nel secondo dei tre derby lombardi consecutivi previsti dal calendario (il ciclo si chiuderà domenica al PalA2A contro la capolista Brescia). Morale alto per i biancorossi dopo i colpacci a spese delle big Venezia e Milano: Ferrero e soci proveranno ad allungare a quota 3 la serie positiva in avvio del girone di ritorno. Partita ricca di insidie per Varese sul campo di un'avversaria trasformata rispetto al meno 31 dell'andata; il messaggio forte e chiaro del coach pavese riguardo la necessità di non rilassarsi fino a salvezza acquisita scongiura il rischio di un calo di tensione dopo le imprese contro Umana ed EA7. E il clima sempre particolare del derby, pur senza la spinta dei tifosi al seguito visto il divieto di trasferta imposto dalle autorità, garantirà motivazioni forti alla squadra in vista di una sfida su un campo difficile (6-2 il record interno della Red October). Il tema tattico della partita sembra scontato: Cantù vanta allo stesso tempo il miglior attacco e la peggior difesa della serie A (87,8 punti segnati e 87,6 subiti), due facce della stessa medaglia per una squadra dal grande talento individuale, votata a spingere stabilmente sull'acceleratore per esaltare il suo potenziale atletico e nascondere un tasso di fisicità non elevatissimo. Il canovaccio del match per la truppa di Caja sarà dunque analogo a quello già utilizzato per battere Venezia e Milano: priorità assoluta il controllo del ritmo, facendo valere la capacità di imporsi nelle battaglie a rimbalzo (Varese è prima a 38,9 di media, la Red October è quella che ne concede di più in serie A, oltre 41 a partita) per evitare di far scatenare le temibili folate della stella Culpepper (18,3 punti di media) e dei compagni di reparto Smith (13.7 punti col 40% da 3) e Chappell (13,2 punti e 6,6 rimbalzi). I padroni di casa recupereranno l'azzurro Burns, assente nelle ultime due gaie a causa di un fastidio al piede destro, ma di nuovo a disposizione di coach Sodini per la sfida di stasera; l'italo-americano (14.3 punti e 9.6 rimbalzi) può giostrare da ala forte a fianco del massiccio Crosariol o da centro insieme al duttile Thomas. Come già accaduto contro Milano però il duello chiave sarà quello di "centrocampo": servono conferme da parte di Cameron Wells e progressi da parte di Tyler Larson - in settimana più coinvolto in prima persona dopo il primo approccio in punta di piedi - per ribadire l'efficacia della nuova trazione posteriore biancorossa nella seconda metà della stagione. Il derby di Desio è un test oltremodo significativo per definire il valore assoluto della Varese riveduta e corretta con le aggiunte di Vene e Larson: se anche una squadra da playoff come l'attuale Cantù, neppure lontana parente della scombinata accozzaglia travolta all'andata dai biancorossi, dovrà inchinarsi al mix di intensità e lucidità prodotta dalla squadra di Caja, allora non è impossibile sognare un filotto come quello post Coppa Italia del 2016-17 che portò alla salvezza anticipata Ferrero e soci. Giuseppe Sciascia
  3. Dopo la sesta vittoria in fila pensate che siano finiti gli aggettivi? Tranquilli, per questo capolavoro di derby li troviamo, eccome se li troviamo. Per questi dodici giocatori vestiti di rosso e per il loro condottiero tutto d’un pezzo in giacca e cravatta: per quelli che dopo 10 anni 10 sono stati capaci di espugnare la Brianza, riportando ai tifosi obbligati ingiustamente a rimanere a casa una gioia immensa. Impagabile. Agognata. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un maestro che ha insegnato a una squadra perdente, clamorosamente perdente, come si diventa spietata. Un maestro che legge le partite come nessuno, che motiva come nessuno, che dà disciplina come nessuno. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un leader ritornato a essere un giocatore che l’Italia cestistica intera ci invidia: si chiama Eric Maynor e ieri sera ha scherzato chiunque si parasse sulla sua strada (24 punti, 7 assist). Al Pala Desio vince la Openjobmetis unita, compatta, ricca che la cura dell’Artiglio ha restituito a chi la ama: nella giornata difficile di un Johnson “saldato” dagli avversari, esce un Eyenga attaccante (25 punti) mostruoso e inarrestabile, con vicino un Anosike professore sotto i tabelloni (10 punti, 13 rimbalzi e un JJ Johnson contenuto), e un Pelle maturo e utile (10 punti e 6 rimbalzi). Al Pala Desio vince la Openjobmetis che gioca bene a pallacanestro, che diverte, che si impone sui contendenti a rimbalzo, che dà il ritmo e ti obbliga a seguirla. Vince una magia di squadra che ti chiedi come abbia fatto a nascere dalle ceneri di un ultimo posto. Vince un sogno. Ora alla salvezza manca solo l’aritmetica (Cremona dovrebbe fare 5/5 per raggiungerci), il cielo (ovvero i playoff, dove faremmo la nostra porca figura con un esercito così) è a due punti (ma anche a tanti doppi confronti persi…). Vada come vada, l’importante è fermare il momento: una Varese così non si vedeva da anni. La cronaca. La dimensione interna dei padroni di casa fa il pieno nei primi minuti di gara: JJ Johnson segna e arma gli esterni per il primo strappo biancoblù, subito ricucito da un canestro e fallo di Eyenga in velocità. Se l’ala-centro americana di Cantù è e rimane un problema per la difesa biancorossa (10 punti nei primi sei minuti per lui), vero è che gli uomini di Caja in attacco riescono a leggere bene la difesa schierata e corrono appena ne hanno l’occasione. La summa è una partita veloce e divertente e un parziale di 8-15 da parte di Varese, nel quale si segnalano i cesti di Eyenga, Maynor e Pelle (15-23 al 7’). Recalcati ferma la partita e ne viene fuori una Mia più combattiva in difesa e concreta in attacco: Dowdell e Calathes ricuciono così il parziale (24-26 al 10’). Le bombe di Cournooh e Calathes inaugurano la seconda frazione e spingono avanti Cantù (33-28), mentre tra le file varesine si rivede Avramovic dopo tanti “n.e”. Ferrero scrive il 33-32, ma la serie firmata da Dowdell e Pilepic (in mezzo un tecnico rifilato a Caja per proteste) mette le ali alla squadra dell’ex ct italiano, che vola fino al +7 (42-35 al 15’). La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece reagisce: prima è Maynor a salire in cattedra (14 punti segnati al 19’), poi è la corsa libera di un clamoroso (anche in difesa) Eyenga a riassorbire il margine dei padroni di casa e a far rimettere la testa avanti agli ospiti (8-0 di parziale, 42-43 al 18’). Dopo il timeout di Recalcati è di nuovo il congolese a timbrare, prima di un canestro di Acker e del libero di Pelle a fissare il 44-46 di metà gara. Botta e risposta dopo la pausa lunga (46-48), poi Varese decide di girare il match dietro e di essere sinfonia davanti: la Mia si blocca contro la dura uomo di Caja, mentre dall’altra parte della luna sono i pregevoli assist di Johnson per Anosike, di Eyenga per lo stesso centro e di Maynor per Johnson a suonare una musica che vale 50-56 del 25’. Non è finita: Eyenga va a schiacciare il + 10 (50-60 al 26’), Maynor addirittura il +12 (50-62). Tutto troppo facile? Infatti: Darden, Calathes e Quaglia reagiscono e in un amen riaccendono il PalaDesio (58-63 al 29’). La folata biancorossa sul finire del terzo quarto è tuttavia perentoria e ha la faccia scanzonata di Eyenga: 6-0 e di nuovo +11 (58-69). Su questo slancio gli ospiti chiudono il match: Johnson trova una tripla mai trovata prima, Maynor insegna basket e incanta, Eyenga è in un’estasi che gli permette di fare quello che vuole, Anosike umilia Johnson e non gli fa più vedere la boccia. Devastanti. In sei minuti si vola a +16 (63-79) e non ci si volta più. Finisce 72-85, ribaltato anche il parziale dell’andata (-10). Fabio Gandini
  4. L'Openjobmetis si regala una sera da grande. La compagine di Attilio Caja allunga a quota 6 la striscia vincente, sfatando dopo 10 anni il tabù esterno nel derby contro Cantù. Pur senza il supporto dei tifosi (che hanno però caricato la squadra presentandosi alla partenza da Masnago), Varese ribadisce la sua stellare condizione psicofisica imponendo la legge del suo atletismo sul campo di una Mia schiacciata dal predominio fisico biancorosso. Se la sconfitta dell'andata aveva consacrato lo psicodramma di una squadra in crisi di identità, l'imperioso successo del PalaDesio legittima la "resurrezione" di quella che al momento attuale è senza tema di smentita la miglior Varese delle 4 stagioni post-Indimenticabili. L'OJM conduce il match con grande lucidità, punendo la cavalleria leggera di Cantù con soluzioni ad altissima percentuale (58% da 2 alla fine) nei secondi finali dell'azione, mentre in retroguardia - con Anosike e Pelle che riducono ai minimi termini lo spauracchio JaJuan Johnson - la graffiante aggressività biancorossa e decisiva per accendere il motore del contropiede e spaccare la partita dopo l'intervallo. Varese aveva già provato ad affondare i colpi nel primo quarto ( 15-23 all'8' dopo il 7-2 iniziale) con un Maynor cattedratico ad innescare Anosike ed un Eyenga incontenibile in penetrazione e irresistibile in difesa a spingere in campo aperto. Ma la pioggia di triple costruite dalla Mia a cavallo tra primo e secondo quarto aveva creato un contro-break pericoloso (33-28 al 14' e ancora 42-35 al 16'), col duello Dowdell-Maynor a scaldare le retine. Importante lo 0-10 nel finale del secondo quarto per ridare a Varese l'inerzia a metà gara. E poi la squadra di Caja ha calato la saracinesca, concedendo solo 17 punti in 15' a Cantù con Eyenga e Johnson a garantire benzina per le ripartenze di Maynor (anche 7 assist): partita spaccata in velocità dagli ospiti (48-59 al 27') e poi chiusa da una serie di giocate di classe pura del play ex Oklahoma City e dell'ala congolese (61-74 al 34'). L'OJM ha giocato una gara solida e matura, vincendo a mani basse il duello sotto i tabelloni (43-29 a rimbalzo e 50-28 nei punti in area), con una suddivisione delle responsabilità offensive e una condivisione dell'energia difensiva da squadra di alto livello. Dopo la pausa per la Coppa Italia, qualcosa è scattato dentro lo spogliatoio per dimostrare che la squadra non meritava l'ultimo posto: la Varese delle 6 vittorie consecutive vale ampiamente più dell'attuale undicesima piazza, anche se ora il calendario propone una vera e propria parete di sesto grado (Reggio Emilia, Trento e Venezia) che rende ancora molto difficile il sogno playoff. Però domenica al PalaBigi si potrà giocare a mente sgombra e senza più lo spettro della retrocessione, che per almeno 2 mesi è stata scomoda compagna di viaggio dell'ambiente biancorosso. Servivano 12 punti in 11 partite, e l'OJM trasformata da zucca in carrozza dalla bacchetta magica di Attilio Caja ha messo in cassaforte la quota necessaria in sole 6 gare. Ora è giusto provare ad alzare lo sguardo, senza aspettative eccessive ma con la giusta voglia di alimentare il più a lungo possibile un magic-moment esaltante come la città e l'ambiente non viveva da tanto (troppo) tempo. E per chi deve giocare ora la battaglia del grano per fare in modo che la Varese 2017-18 possa non essere troppo diversa da quella che ogni settimana risale una posizione in classifica, l'esaltante rimonta della truppa di Caja è un assist prezioso per cavalcare l'onda dell'entusiasmo. Giuseppe Sciascia
  5. E adesso sarebbe fin troppo semplice dire le cose che si dicono in questi casi. Che il derby senza tifosi è una porcheria, che la pallacanestro italiana non è ancora morta perché esistono queste sfide - e un po’ di sana rivalità campanilistica - a mantenerla in vita. La realtà è che non ci abbiamo creduto nemmeno per un istante: sapevamo già, ce lo sentivamo, che la trasferta a Cantù per i tifosi di Varese sarebbe stata vietata. Di questi tempi, eliminare il problema alla radice è più semplice che provare in qualche modo a risolverlo. Gli ultimi anni ci hanno raccontato di sfide che, quando sono state aperte alle tifoserie ospiti, si sono portate dietro strascichi di tensione e problemi: dai petardi fuori dal Pianella all’auto di Roberto Cimberio (con famiglia all’interno) presa a calci. Oggettivamente difficile pensare a una soluzione differente. Per cui, evitiamo questa pagliacciata dell’attesa, in futuro. Evitiamo le prevendite aperte su internet, evitiamo i biglietti liberamente acquistati che adesso dovranno essere rimborsati, evitiamo di aspettare fino al venerdì (due giorni prima di una partita calendarizzata da mesi), evitiamo di prendere in giro la gente e diciamolo chiaro e tondo. Varese e Cantù, d’ora in avanti, si giocherà senza i tifosi ospiti. Con buona pace del fatto che a Varese anni fa si siano spesi dei quattrini (li ha spesi la società) per costruire una gabbia a prova di kamikaze dove stipare i teppisti provenienti d’ogni parte del mondo. Con buona pace del fatto che domani sera non si giocherà al Pianella (vetusto, oggettivamente difficile da controllare, e finalmente pensionato) ma a Desio: un impianto moderno, dove gestire l’ordine pubblico dovrebbe essere teoricamente più semplice. Questo è lo sport di oggi: più brutto, e per mille motivi, rispetto a quello di vent’anni fa. E facciamo un sano mea culpa tutti quanti - dirigenti, tifosi, giornalisti, ultras, agenti, giocatori, allenatori - perché una fettina di colpa ce l’abbiamo. Non ci siamo accorti, probabilmente, che stavamo tirando un po’ troppo la corda. E ora, eccoci qua: un derby silenzioso e quindi un “non derby”. Facciamoci l’abitudine, perché il calore di certe sfide resterà sempre di più un ricordo lontano. E per un po’ si canterà ancora il “cata su”: ma a furia di cantarselo da soli, si smetterà di fare pure quello. Francesco Caielli
  6. Attilio Caja chiede l'ultimo colpo di reni alla sua Openjobmetis per raggiungere la fatidica "quota 22" indicata come traguardo salvezza. Riuscirci nel derby contro Cantù sarebbe una doppia soddisfazione per il tecnico pavese: «Siamo sul rettilineo finale ma dobbiamo ancora tagliare il traguardo: contro Capo d'Orlando abbiamo fatto un altro passo importante verso la salvezza, raccogliendo l'entusiasmo di un pubblico che ci ha gratificato tantissimo nel premiare i nostri sforzi. Adesso manca lo sforzo finale, e sarebbe bellissimo coronare la missione salvezza nel derby: è la prima opportunità per chiudere i conti, ma basta ricordare che Varese non vince a Cantù da 10 anni per evidenziare le difficoltà di questo impegno». Artiglio" sottolinea le qualità della Mia e le abituali necessità per allungare a quota 6 la striscia vincente: «Cantù era considerata come una pretendente per i playoff con talenti come Johnson, Darden e Dowdell e tanti giocatori interessanti come Cournooh, Acker e Pilepic. È una squadra temibile con ottime individualità, ma non cambierei nessun giocatore della Mia con quelli della mia squadra attuale, e lo considero un complimento per i miei. Siamo fiduciosi e consapevoli delle nostre possibilità per giocare una partita di grande impatto. Peccato per la mancanza dei tifosi ospiti: noi in campo e i tifosi fuori avrebbero garantito una cornice emotiva in grado di esaltare l'evento». Sul fronte opposto Carlo Recalcati chiede ai suoi una prestazione difensiva importante per compensare il gap atletico: «Varese ha raggiunto la miglior condizione nell'ultimo periodo, dovremo essere pronti a giocare una gara di grande energia. Ci sono tutti i presupposti perché sia una bella partita; al momento il gap atletico è a noi sfavorevole, dovremo compensare con una difesa aggressiva che ci permetta di giocare in campo aperto». Di sicuro Varese avrà la spinta motivazionale supplementare di voler riscattare lo stop dell'andata: «Ci teniamo in particolare per i tifosi, che ci hanno sempre seguito con calore ed affetto. L'impegno sarà massimo come al solito ma riuscire a dar loro una gioia che manca da 10 anni sarà un ulteriore stimolo mentale. Cantù aveva fatto bene al PalA2A e sarebbe bello per noi pareggiare i conti» spiega Attilio Caja, che vivrà il primo derby con i brianzoli sulla panchina biancorossa contro un veterano di lunghissimo corso come Carlo Recalcati, bandiera di Cantù da giocatore (vi ha militato dal 1962 al 1979) che ha guidato Varese dal 1997 al 1999 e dal 2010 al 2012: «Avrò disputato una settantina di derby e la bilancia pende dalla parte di Cantù, ma non dimenticherò mai lo scudetto della Stella, così come non dimenticherò che Varese è la società che mi ha lanciato come allenatore ad altissimo livello». Giuseppe Sciascia
  7. Non usa mezze misure Attilio Caja, ed è un bene che si sia espresso in questi termini. Un derby senza tifosi è un mezzo derby, e la scelta di vietare ai tifosi varesini la possibilità di assistere dal vivo è stata tardiva e discutibile: «Peccato per questo divieto, che mi sembra una scelta di comodo, senza senso. Evidentemente per qualcuno è meglio lavarsi le mani. Ci si toglie una responsabilità, ma se tutti facessero così nel proprio lavoro e non si prendessero mai responsabilità, non andremmo da nessuna parte. C’è grande rammarico, perché sarebbe stata una bella pagina di sport. Noi abbiamo un pubblico caloroso, ma da quello che ho visto in questi due anni è un pubblico civile e partecipe. Credo inoltre che giocando a Desio, in un palazzetto grande e con una capienza notevole, le problematiche potevano diminuire. Prendiamo atto con rammarico, perché sarebbe stata una bellissima cornice. Questo è il bello dello sport in Italia, togliere queste rivalità che sono il sale dello sport è un vero peccato. Ho visto spesso dal vivo il derby Roma-Lazio con le curve piene, e vederlo con le curve vuote è invece più triste». Archiviata non senza rammarico la notizia del divieto, il discorso si sposta sul piano tecnico: «La vittoria contro Capo d’Orlando ci ha gratificati del lavoro fatto ed è stato un altro passo verso il nostro obiettivo, la salvezza. Siamo sul rettilineo finale, dobbiamo solo tagliare il traguardo e la prima opportunità per farlo è il derby. È da 10 anni che Varese non lo vince in trasferta, e solo questo dato dimostra quanto sia difficile. Cantù ha grande talento ed è cresciuta molto: Johnson non si discute, poi c’è Darden che all’andata aveva fatto molto bene, Cournooh si è inserito alla grande e sta tirando con medie altissime, anche Acker è in crescita. Poi hanno altri giocatori come Pilepic, di cui Pozzecco mi ha parlato bene, Dowdell che è un grande uomo squadra oppure Callahan che conosco molto bene e Calathes. Noi li rispettiamo ma siamo fiduciosi in ciò che possiamo fare. Non invidio nessuno perché nonostante il talento di Cantù io sono contento dei miei giocatori enon li cambierei con nessuno». Per Caja, oltretutto, è il primo derby con Cantù da inquilino della panchina di Varese: «Ne ho fatti tanti ma contro Cantù, sulla panchina di Varese, è il primo. Loro avevano fatto bene qua, sarebbe bello recuperare quantomeno per fare 1-1». Alberto Coriele
  8. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Come andar via in un sacco e tornare in un baule. Un viaggio breve per un derby compromesso in partenza, per assenze pesanti ed a corto di rotazioni, anche se gli uomini di Sacripanti - non proprio aquile al di là del simbolo sociale - potevano essere impallinate, com'è accaduto in parte pur senza l'esito sperato. Le attenuanti, che si possono invocare a favore di Varese, sono tali da mitigare ogni colpa o imputazione restando dura la sentenza di una sconfitta nel derby più sentito, quindi indigeribile da parte dei tifosi ma, soprattutto, di una classifica che oggi come oggi la condanna a un mortificante quattordicesimo posto.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Fortunatamente non mancheranno atti nuovi e relative sentenze per una riabilitazione piena, a ribaltamento di un campionato sin qui opaco, volendo indulgere nel termine: se certe sensazioni contano, fanno supporre buone prospettive pur avendo l'avvertenza di non vivere (o morire) di illusioni.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Se i tanti se i molti ma susseguitisi sino alla fine del girone di andata, per dire di disappunti a pioggia, hanno reso la verità più amara e sofferta, le recriminazioni del dopo-derby - tingendo il futuro con il colore della speranza - poggiano su un ragionevole fondamento. Regalare Diawara (che fra l'altro salterà altre gare) e Kangur, tanto per citare due pezzi grossi di questa squadra, non può non balzare agli atti come un potente alibi, soprattutto contro Cantù la quale, se non avesse trovato un Jones paranormale (se non soprannaturale), probabilmente sarebbe caduta, trafitta dalla sua pochezza di squadra, che balza all'occhio, anche di un orbo.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Ben diversa, nonostante i fatti avversi, sembra invece l'identità di Varese, capace di trovare squarci di forza e bravura, soprattutto per reazione, salvo prima ficcarsi nello stretto... di tante leggerezze. D'altra parte, se la formazione di Pozzecco non avesse sprecato i suoi ruggiti con belati (prolungati), sicuramente avrebbe mostrato ben altro spessore nei tanti appuntamenti in cui è stata attesa al varco per un cambiamento effettivo di rendimento.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Che il play, come lo si immagina, non fosse l'ideale, lo si sapeva, come non sono mai mancati dissensi sul conto di Daniel, troppo alterno e lunatico per essere stimato compiutamente. Perlomeno, d'ora in poi, sapremo calcolare cause ed effetti d'una nuova regia. Eccoci a Maynor, debuttante alle nostre latitudini (dopo cinque stagioni NBA): ebbene il primo sentore di un progresso nel ruolo-chiave della pallacanestro (ovunque la si giochi) lo si è avuto dopo pochi minuti. Eric ha spaccato la difesa per innescare un volante (o svolazzante) Daniel, poi ha scaricato sul fronte opposto per Rautins (peraltro con qualche polvere bagnata) che ha insaccato dall'arco. Due iniziative in punta di piedi, senza adrenalina agonistica addosso, hanno fatto capire come s'assiste il pivot e un tiratore. Poi, però, Maynor - dopo aver dato un'idea della qualità della sua merce - ha richiuso il campionario e s'è messo un po' in disparte in attesa, essendo nuovo del posto, di capire interlocutori e ambiente. Rieccolo alla distanza, a distribuire palloni puliti e in sicurezza, al di là dei tanti assist attribuitigli (come s'usa oggi definirli tali, anche per semplici rimesse laterali se il destinatario segna dalla distanza), concedendosi anche conclusioni personali. I suoi sono parsi canestri silenziosi, ottenuti senza ardimento, restando identiche le sue movenze, mai tambureggianti, fors'anche poco comprensibili in un finale da caduta libera per Cantù. Più professore che condottiero, così ci è sembrato il nuovo play biancorosso nella sua prima uscita italiana, magari non così fragorosa come a qualcuno è parsa ma, indubbiamente, indicativa di quel benedetto valore di cui Varese aveva bisogno e che egli ha fatto intravedere.[/size][/font][/color]
  9. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Primo esame di maturità per il nuovo corso dell’Openjobmetis. Il derby numero 135 sul campo della storica rivale Cantù metterà subito alla prova il volto “riveduto e corretto” della squadra di Gianmarco Pozzecco. Stasera nel bollente catino del Pianella (palla a due alle 20, diretta su RaiSport1) Varese inizierà il girone di ritorno con la sfida più attesa dai suoi tifosi, che sognano il bis dell’esaltante vittoria inaugurale per rilanciare alla grande le ambizioni playoff già corroborate dal colpaccio di fine andata ad Avellino. Ma nelle due settimane di pausa agonistica per l’All Star Game i biancorossi hanno cambiato volto per scelta e per necessità: la svolta in regia con l’arrivo di Eric Maynor al posto di Dawan Robinson era auspicata da qualche tempo per dare una guida sicura ad una squadra bisognosa di un regista carismatico e capace di dirigere il gioco con autorità. Certo il derby in un ambiente infuocato come quello del Pianella sarà subito un banco di prova impegnativo per verificare l’impatto del play ex Oklahoma City sul telaio biancorosso: basteranno 10 giorni di lavoro con i nuovi compagni per cancellare 10 mesi di inattività[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(37,39,37)] agonistica per un giocatore che avrà un “battesimo del fuoco” dei più difficili al debutto assoluto nel basket europeo? Non dare riferimenti agli avversari potrebbe essere comunque una carta importante da giocare per Varese, che però dovrà trovare sbocchi offensivi nuovi e diversi rispetto al girone d’andata visto lo stop del suo bomber Diawara. Senza più Robinson e con l’ala francese ai box per almeno un mese (l’auspicio resta quello di riattivarlo in palestra dopo la Coppa Italia) l’attacco dell’Openjobmetis dovrà sfruttare subito l’effetto Maynor come potenziale innesco per Rautins e Callahan sul perimetro ed Eyenga e Daniel in campo aperto. Poi c’è il ritorno - almeno in panchina - di Kristjan Kangur, che esattamente 3 mesi dopo la sua ultima apparizione contro Reggio Emilia tornerà a referto al Pianella nel nuovo ruolo da capitano: resta da capire se ed eventualmente quanto l’ala estone potrà[/color][color=rgb(37,39,37)] dare una mano stasera ad una Varese con le rotazioni corte (7 giocatori più l’ex di turno Casella se l’atleta del 1982 rimanderà contro Pesaro il ritorno in campo). Dunque al di là della rivalità storica sono innumerevoli i motivi di interesse del derby contro una Vitasnella obbligata al riscatto dopo una serie di sconfitte consecutive che ha fatto nuovamente spirare venti di crisi nell’ambiente brianzolo. Il cammino di Cantù nel girone d’andata è stato abbastanza simile a quello di Varese (entrambe fuori dalla Coppa Italia per un rendimento casalingo incerto - 4 stop interni per la squadra di Sacripanti, 5 per l’Openjobmetis). Rispetto ai biancorossi, la Vitasnella può far valere la sua stazza fisica sotto i tabelloni (da temere la coppia Williams- Shermadini) e la sua maggior profondità delle rotazioni con 10-giocatori-10 a disposizione di coach Sacripanti. E il talento dinamico di Johnson Odom e Feldeine,[/color][color=rgb(37,39,37)] oltre alla verve di Gentile (limitato negli ultimi giorni da una contrattura alla schiena), può dare grande spinta perimetrale ai padroni di casa, infarciti di attaccanti (spicca anche il re delle schiacciate Daequan Jones) ma non sempre in grado di capitalizzare appieno il loro potenziale offensivo. Per fermare a quota 6 la sua striscia negativa al Pianella, l’Openjobmetis dovrà giocare una partita accorta, riproponendo i temi tattici già decisivi ad Avellino[/color][color=rgb(37,39,37)] (Callahan “4 tattico” a supporto di Daniel e la zona per nascondere le rotazioni limitate). E poi affidarsi al jolly Maynor: la rimonta playoff di Varese passa dalle mani del suo nuovo regista.[/color][color=rgb(37,39,37)] Giuseppe Sciascia[/color]  [/size][/font][/color]  
  10. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]E’ il giorno del debutto di Maynor ma anche quello del ritorno di Kangur per una Openjobmetis che ritroverà a Cantù la sua “architrave tecnica” della costruzione originale del roster. Si tratterà di un rientro in punta di piedi dopo 3[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3] mesi di inattività agonistica ed a due mesi dall’intervento alla schiena necessario per rimuovere un’ernia discale; ma il ritorno a referto dell’ala estone - che sarà il nuovo capitano biancorosso dopo l’addio doloroso ma inevitabile di Dawan Robinson - apre comunque prospettive importanti per la squadra di “coach Poz”. Di certo il lavoro compiuto dallo staff medico e dalla coppia Armenise-Bianchi per rimettere il giocatore del 1982 nelle condizioni fisiche e mentali “ad hoc” per tornare in campo senza accusare il peso della seconda operazione alla schiena nel giro di 12 mesi è stato davvero egregio, e le sensazioni di chi ha visto all’opera Kangur negli ultimi allenamenti sono quelle di un giocatore ormai prossimo al completo recupero. Ovviamente l’ultima parola sul suo impiego nel match del Pianella toccherà comunque al giocatore: se “KK” si sentirà pronto per garantire qualche minuto per allungare le rotazioni già stasera, allora “coach Poz” potrà contare su un effettivo in più con uno scartamento comunque ancora ridotto («Ma mi piacerebbe utilizzarlo anche solo per 30 secondi per togliergli di dosso la polvere» aveva affermato il tecnico dell’Openjobmetis). Altrimenti il “Dday” per la riattivazione dell’ala estone slitterà a domenica prossima nel match casalingo contro Pesaro, non dimenticando due vitali “istruzioni per l’uso”. La prima è quella relativa all’autonomia: dopo il sovraffaticamento dei 52 minuti anti-Reggio Emilia costato un infortunio che ha condizionato in maniera evidente il cammino ascendente di Varese, soprattutto nelle prime settimane “KK” andrà dosato “con juicio”. La seconda è quella del ruolo: dopo la seconda operazione alla schiena in 12 mesi, probabile che l’atleta estone sia meno mobile sul perimetro, e dunque da “4/3” la sua evoluzione in “4/5” - considerando anche l’aggiunta di Eyenga al reparto ali in sua assenza - possa permettere a “coach Poz” di aggiungerlo alla rotazione dei lunghi con Callahan e Daniel. Varando un quintetto superatipico e interamente frontale per dipendere meno dalle lune (e dai limiti balistici) del centro ex Pistoia[/size][/font][/color]  
  11. [font=verdana][size=3]La pausa è finita. Per dire di un All Star Game tipo sagra patronale d'un tempo che, guarda caso, s'incentrava sull'incanto dei canestri a definizione di un'asta, in piazza o sul sagrato di una chiesa, imbandita di torte, spumanti, tovaglie, centrini di pizzo e via dicendo a scopo benefico. Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda quelle ricorrenze vissute nelle nostre castellanze in bonaria allegria, così ci è parsa questa manifestazione nel rispetto di un rito che si ripete per tradizione, ora e giocoforza specchio di una pallacanestro abbastanza povera di talenti a discapito dello spettacolo.[/size][/font] [size=3][font=verdana]In ogni caso una festa è stata, divertente e gaia, soprattutto ideale per le famiglie da attrarre sotto i canestri: in questo senso si giustifica l'offerta. In ogni caso Varese s'è elevata dallo scanzonato baraccone distinguendosi per alcuni suoi valori, innanzitutto con Gianmarco Pozzecco, acclamato ovunque vada (a spasso) dalle folle, quindi con Rautins, formidabile artigliere, verosimilmente e in assoluto il migliore specialista in circolazione, da tenerselo stretto con riguardo, come si fa con un brillante che non va immiserito in comuni faccende, e infine con Eyenga che, strano ma vero, ha scaldato il cotone con continuità, risultando sorprendente rispetto alle sue usuali segnature.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Ora però i tifosi aspettano i biancorossi al varco, cioè in partite vere con punti in palio e non con targhe e coppette, soprattutto in un derby che, come tinto di rosso, li fa infuriare come tori. In un solo monito: guai a perdere in Brianza dove, in un certo periodo, vincere era come rubare in chiesa come ve ne furono altri meno radiosi ricordando uno scudetto buttato al vento.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Chiuso il girone di andata con gli stessi punti della scorsa stagione, motivo per il quale chi ha messo testa e voce nel rifare la squadra non può andarne fiero, adesso ogni proposito è da conta generale, tutti insieme appassionatamente nel voltare pagina. In verità Varese, nonostante le mille e una incompiuta, può ancora ambire a una chance playoff, visto che due soli punti dividono la nobiltà dalla plebe. A Kangur (assente da tempo, quindi poco presentabile nell'occasione) s'è aggiunto un Diawara cui, sin qui, mancava solo di fare le pulizie, reggendo quasi in proprio le sorti biancorosse. Hai detto niente? Già immaginiamo il sollievo di coach Sacripanti il quale, senza più la vecchia aureola di beato in casa sua, può sistemare classifica e consensi con un così gradito omaggio (dal destino) che, a calcoli fatti, spoglia letteralmente Varese di almeno 45 punti, tanti quanti risultano, segnatura più, segnatura meno, dalla somma delle medie di realizzazione di Diawara, Kangur e Robinson (foto Blitz), protagonisti nella gara di andata. Inutile fingere scendendo dal pero: senza punti potenziali nelle mani non ci si può inventare grande pericolosità offensiva, anche se nel caso di Robinson (messo alla porta per inadeguatezza al ruolo) non c'è avversità che tenga, trattandosi semplicemente di una scempiaggine di mercato. La questione è sepolta tra le carte di una partenza obbligata per far posto al tesseramento di Eric Maynor che debutta fuori della NBA e sul quale si punta come regista ideale, soprattutto in funzione di Daniel da imbeccare sotto i tabelloni e di Rautins da liberare al tiro, al di là di quanti canestri personali porterà in dote. Dunque, un atleta tutto da scoprire invece di tre noti. Partita persa domani a Cantù? Per nulla di fronte a una formazione che spesso ha peccato proprio in regia, di più o peggio di Varese, cioè laddove ha origine l'anarchia di alcuni suoi americani.[/font][/size]  
  12. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco anticipa i temi tecnici ed agonistici del derby di lunedì tra Cantù e Varese. Limitare lo spirito di rivalsa della Vitasnella dopo lo stop dell'andata e non subire l'urto fisico dei lunghi brianzoli le priorità indicate dal coach biancorosso: «Sarà una partita speciale, anche se non come quella di andata che, a mio avviso, è da annoverare tra le partite storiche della Pallacanestro Varese e considero personalmente l'emozione più bella da quando sono al mondo. Non avrà le stesse coincidenze ma farà vivere emozioni forti a tutti, anche perché Cantù vorrà vendicarsi sportivamente della sconfitta dell'esordio. La chiave per noi sarà quella di opporre la giusta resistenza alla loro fisicità sotto canestro, giocando una partita tatticamente accorta come quella di Avellino».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] In casa dell'Openjobmetis l'attenzione generale sarà puntata sull'esordio di Eric Maynor, chiamato subito ad un ruolo da protagonista: «Sono un po' incuriosito ed allo stesso tempo preoccupato dalla necessità di far esordire Maynor in una sfida così accesa come il derby. In NBA non si giocano partite di questo livello agonistico, almeno fino ai playoff, e forse ha vissuto solamente al college il clima che troverà al Pianella. Il mio obiettivo è quello di fargli capire che partita sarà per evitargli un impatto traumatico; d'altra parte i derby sono sfide da giocare prima di tutto sul piano emotivo, poi tecnica e tattica hanno il loro valore ma la chiave è l'aspetto mentale». Dunque una Varese completamente diversa rispetto a quella capace di espugnare il PalaDelMauro nell'ultima gara di andata: «Ad Avellino abbiamo giocato la nostra miglior partita stagionale con un assetto tattico diverso dal solito, utilizzando Callahan e Daniel in coppia: ci ha permesso di aprire il campo e lo riproporremo contro squadre con le caratteristiche adatte. La novità principale sarà in regia: ringrazio Robinson per la professionalità, la disponibilità e l'umanità dimostrate in questi cinque mesi, e la situazione che si era creata dopo l'infortunio di Kangur non lo vedeva come unico responsabile. Però, in determinate circostanze in cui serviva creare soluzioni efficaci non riuscivamo a gestire le cose in maniera efficace. È stato davvero molto difficile per me comunicargli l'arrivo di Maynor, ha pagato per tutti ma ha dimostrato anche alla fine di essere un grande uomo». Ma, al di là del cambio in cabina di regia, coach Poz dovrà nuovamente convivere con l'emergenza infortuni in virtù dell'assenza di un uomo cardine Diawara: «La tegola di Kuba rappresenta un ulteriore banco di prova per vedere come riusciremo a reagire in situazione d'emergenza: purtroppo in quest'annata ci è già capitato più volte di dover cambiare assetto per necessità legate agli infortuni. Volendo cercare l'aspetto positivo nella situazione di Diawara, è evidente come il suo attaccamento per Varese e la sua fisicità nel modo di giocare hanno fatto sì che lo stesso giocatore sottovalutasse il suo problema all'occhio: da dopo la partita contro Milano non ci vedeva più dalla metà inferiore dell'occhio destro, ma non mi è capitato molto spesso di avere giocatori che continuavano ad allenarsi e giocare sul dolore. Una testimonianza di quanto Kuba sia entusiasta di giocare per Varese». Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]  
  13. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] SCEKIC 6 Parte a razzo (8 punti e 7 rimbalzi nel primo quarto) facendo valere mestiere e opportunismo sul fronte offensivo. Ma l'autonomia è fisiologicamente ridotta ed i 27 minuti imposti dall'indisponibilità di Johnson lasciano spazi invitanti a centroarea che Cantù converte con un ghiotto 62% da 2. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] SAKOTA 5 Prova a battersi dentro l'area con più energia del solito (7 rimbalzi totali), ma se la squadra gli crea 8 triple aperte e lui ne segna soltanto una lasciando sul ferro tutto il resto del lavoro corale diventa impossibile nasconderne i limiti di fisicità.  RUSH 5,5 Prova a limitare i danni nel finale trovando anche qualche guizzo offensivo, ma il suo fatturato arriva quando i buoi sono già scappati dalla stalla.  BANKS 6 Troppo spesso costretto a fare il boia e l'impiccato in fase di impostazione della manovra, non riesce ad incidere nel primo tempo (solo 3 tiri dal campo) ma prova almeno a salvare la faccia nel finale aggiungendo 5 assist al suo bottino offensivo.  DE NICOLAO 5 Litiga costantemente col ferro con le attenzioni difensive del suo ex coach azzurrino Sacripanti che ne mettono nuovamente a nudo i limiti balistici: chiude con 0/8 al tiro e soli 2 assist (ma 0/6 e zero passaggi smarcanti a metà gara), e se l'unico play di ruolo non riesce ad accendere la luce...  MEI 5,5 Comparsata senza impatto nel primo tempo adeguandosi alla difesa generalmente troppo poco intensa dei compagni, sporca il referto nel finale con una tripla.  ERE 5,5 Poco impatto nel primo tempo, è l'unico raggio di luce nella terza frazione dominata da Cantù ma in difesa su Aradori soffre visibilmente. E la zona scelta quasi per necessità da coach Bizzozi non paga dividendi, visto il 6/6 da 3 della Vitasnella nel terzo periodo.  POLONARA 4,5 Che non sia la sua serata lo si intuisce sin dal libero che non tocca neppure il ferro dopo 30 secondi. Il punto dello 0-1 resta l'unico messo a segno in una serata nella quale spara ripetutamente a salve (0/6 dal campo con 5 triple errate). Dopo lo show balistico anti-Pistoia incappa nella peggior serata dell'anno per fatturato offensivo.  CANTU: Abass 6; Uter 6,5; Rullo 6; Leunen 7; Aradori 8; Ragland 7; Cusin 6,5; Gentile 7.  G.S.[/size][/font][/color]  
  14. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] CUCCIAGO (Como) - La Vita sarà anche... Snella per definizione, però qualche centimetro sopra i fianchi, ci sono muscoli guizzanti e reattivi, mani buone, talento diffuso, voglia di giocare una bella pallacanestro corale in attacco ed un cuore che fa battere tanta, tantissima applicazione difensiva. Ripensando al rammarico bruciante della gara d'andata non puoi che ammettere che la differenza in termini di cifra tecnica, fisica, mentale tra Cantù e Varese, col passare dei mesi si sia fatta ampia, netta, solare. Esattamente come quella esistente in classifica tra le due squadre. Troppo forte, carica, intensa, pronta, questa Vitasnella per una Cimberio che senza Linton Johnson - come da previsioni lo statunitense è in panchina ma inutilizzabile - al "Pianella" recita l'attesa parte di vittima sacrificale: uno sprazzo decente, un battito d'ali e poi, irretita in difesa e impallinata in modo pesante in attacco, eccola subito a terra. In un fango, ahinoi, ben rappresentato dalle terrificanti cifre dei suoi italiani guida: De Nicolao e Polonara: 2 punti totali, 0/14 dal campo, un algebrico -2 di valutazione cui aggiungere un -31 totale di plus/minus. Insomma: la fotografia di un disastro. Così citare i varesini che al termine di un derby incolore si sono salvati - Banks, Scekic, Ere - sembra più un esercizio di stile. Superfluo, se non avvilente.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] La Cimberio avvia il match con Scekic, anzi, con uno scintillante Scekic al posto del Presidente. Markone, con i suoi movimenti felpati, prende ripetutamente il tempo a Cusin e con 5 rimbalzi offensivi e 8 punti nel primo quarto, fa secca la difesa canturina per il primo vantaggio ospite: 4-9 al 5'. Peccato che al potere sotto canestro (9-15 i rimbalzi), Varese non riesca ad aggiungere altrettanta efficacia dall'arco, sbagliando triple aperte e soprattutto intensità e gambe per tenere le incursioni di Ragland che costruisce aggancio e assist a Gentile per il sorpasso sulla sirena del primo quarto: 15-14. Varese apre il secondo periodo con due triple (Ere e Sakota) tanto illusorie (15-20), quanto estemporanee perché da lì in avanti la VitaSnella, aumentando i giri in difesa su Banks (0 punti e 0 tiri) e pareggiando il conto ai rimbalzi, apre il gas e con la spinta dei tre piccoli - Ragland, Gentile, Aradori -, autori di 12 punti sui 20 realizzati nel quarto apre l'importante break (18 a 4) che gira il senso del match (33-24 al 19') contro una Cimberio che spreme tutti i suoi punti solo da Ere e Sakota con la coppia italiana De Nicolao-Polonara capace di un agghiacciante 0/10. Varese va al riposo sul -9 e al rientro ti aspetti di rivedere un gruppo all'arma bianca. Roba da risvegli epici, tuta mimetica, baionette, gomiti sbucciati e sangue sul parquet. Invece la Cimberio riprende come fosse in pigiama, latte caldo, biscottini della salute fra le dita e atteggiamento da dopolavoro. Dall'altra parte, al contrario, c'è una Cantù che, tirata allo spasimo, produce tre minuti di tempesta perfetta con Jenkins che apre la rumba con 5 punti fila e Leunen, Aradori e Ragland che, scatenati, completano nel migliore dei modi la musica rutilante. Quando tutto si placa il tabellone segnala un punteggio - 51-32, parziale 16-6 - con accanto un virtuale: partita finita. Per passare da virtuale a realistico basta poco perché a Varese, spentosi strada facendo Scekic, restano gli sporadici sforzi di Ere e Banks e la certezza di una prestazione offensiva decisamente sbiadita con un 36% al tiro (23-64) certamente esaustivo. Ma, di più, appare chiarissimo il senso di una prova difensiva davvero sotto il limite dell'accettabile con i voli plastici di Ragland e quelli di potenza pura di Aradori, splendidi protagonisti della gara, a sancire il dominio canturino. Massimo Turconi[/size][/font][/color]  
  15. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Se si smontano alcuni pezzi d'un giocattolo, evidentemente, s'è sbagliato nel crederlo funzionante quando lo si è scelto o messo insieme. D'altra parte, rapportandoci nel paragone a questa Cimberio, le bocciature di Coleman, Hassell, Clark e Frates sono vere e proprie ammissioni di colpe, ufficiali e pubbliche. Sin qui, sicuramente, non è stata una piacevole stagione per Vescovi e collaboratori i quali qualche consenso rispetto a quello totale e inebriante, dello scorso campionato lo hanno perso rimandando al futuro un più compiuto giudizio sul proprio operato.[/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Ricordate Coleman? Ingestibile nei suoi recuperi da infortunio, l'americano provocò forti dubbi sulla sua correttezza e credibilità: dopo uno stucchevole dentro e fuori si beccò il foglio di via. E mai scelta fu più sbagliata, ancorché il caso volle bene a Varese facendogli trovare a spasso Banks cui bastò un fischio per volare da noi. L'altra storia, che non andava scritta e che s'è tirata troppo per le lunghe , riguarda l'ultimo giubilato, ovvero Clark il quale ha colpito l'immaginario popolare più per un'assenza, lì per lì giustificata ma non chiara, che per una presenza sul campo, lunga sei, sette mesi di aspettative vane e deluse.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] L'affaire è ormai chiuso, l'ex Venezia è già in patria, a New York, dopo aver pattuito un accordo che prefigura un fine rapporto civile e contrattuale tra le parti, entrambe contente nella versione di chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto (Varese poco e di dannoso attraverso l'equivoco dell'uomo sbagliato nel posto più cruciale). Manca l'ufficializzazione che avverrà allorquando la Cimberio tessererà il ragazzo camerunense aggregato da tempo, sempre che non cambi idea puntando su un elemento più maturo e affidabile nell'eventualità di una pur remota chance playoff.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Morale, altro buco nell'acqua che fa riflettere sul comportamento ultimo di Clark, a quanto pare negatosi a una possibile convocazione per la gara con Pistoia. Ora nello scacchiere di questa Cimberio manca pur sempre un pezzo, dovendo essa affidarsi in toto alla regia del valente De Nicolao, più che mai titolare in un ruolo così delicato e strategico, stasera poi contro avversari che vantano ben altro spessore rispetto agli statunitensi della battuta Pistoia. Se badassimo soltanto alla teoria, dovremmo considerare già segnata la sfida tra Cantù e Varese. Se non che il film di un derby, nella sua classificazione più classica, resta un thrilling dal finale imprevedibile.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Una premessa questa che il tifoso biancorosso sottoscrive volentieri scavalcando la mente con il cuore che apre ad ogni speranza. È pur vero che la realtà non sempre lascia galoppare i sogni diventando inequivocabile come lo fu quella vissuta in un bel tempo che fu da Varese per la quale vincere in Brianza era come rubare in chiesa.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Vitasnella da una parte, vita dura dall'altra, vien da dire nel valutare il campionato che sin qui ha diviso vistosamente i biancorossi dai biancoblù i quali, ritrovato Sacripanti, uno della vecchia amata parrocchia, stanno all'avanguardia con ambizioni, perlomeno, da semifinale scudetto. Ma la Cimberio, liberata dall'assillo del pronostico, ha tanta leggerezza dalla sua parte. E la leggerezza, non intesa per superficialità, diventa un grande valore.[/size][/font][/color]  
  16. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]È una Cimberio senza più patemi legati alla classifica. Ospite sull'imbattuto parquet del Pianella, stasera a Cucciago (palla a due alle 20.30, diretta streaming su www.gazzetta.it) la formazione di Stefano Bizzozi sfiderà la seconda forza Vitasnella Cantù nell'edizione numero 133 del classico derby tra le due storiche regine della provincia lombarda. Un match che Varese potrà finalmente affrontare a mente sgombra dopo le due corroboranti vittorie contro Pesaro e Pistoia, in grado di metterla al riparo da qualsiasi coinvolgimento nella volata salvezza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Le risorse a disposizione dei biancorossi non sono certo infinite dopo il divorzio da Keydren Clark ed alla luce delle precarie condizioni di Linton Johnson: il pivot statunitense ha lavorato a parte anche ieri e sul suo utilizzo - comunque limitato anche nella migliore delle ipotesi - si deciderà soltanto in extremis. Ma la tradizionale rivalità nei confronti dei brianzoli carica comunque di significati un derby che la Cimberio vorrà affrontare al massimo della concentrazione e dell'intensità. Stimoli particolari soprattutto per Andrea De Nicolao, promosso sul campo nel ruolo di regista titolare, e Marko Scekic, che tornerà da avversario a Cantù dove aveva militato dall'aprile 2011 al giugno dello scorso anno. Nonostante le rotazioni limitate e una situazione di classifica meno stimolante rispetto a quella dei padroni di casa, l'ambiente biancorosso crede nella capacità della squadra di Bizzozi di giocare una partita orgogliosa: al seguito di Varese partiranno tre pullman di tifosi nella trasferta organizzata dagli Arditi, sognando di rompere un digiuno al "Pianella" che dura dal gennaio 2007 (i 3.910 posti per il derby numero 133 sono comunque esauriti: le biglietterie saranno aperte solo per il ritiro degli accrediti). Certo, per una Cimberio incompleta ed acciaccata non sarà facile interrompere la striscia vincente casalinga della Vitasnella, imbattuta in stagione nelle 12 gare disputate nella sua tana. Il punto di forza dei brianzoli è la capacità di produrre punti con tutti gli effettivi: la spinta in regia di Ragland (16,0 punti e 3,3 assist), le qualità da attaccante di Aradori (14,4 punti) che pure è annunciato in condizioni precarie dopo un infortunio alla caviglia nel match di domenica scorsa e l'impatto da sesto uomo di lusso di Stefano Gentile (10,5 punti in 22 minuti) fanno di Cantù il secondo attacco della serie A. Sotto canestro il metronomo Leunen e l'alternanza tra i muscoli di Cusin e l'esplosività di Uter (8,9 punti e 4,4 rimbalzi) danno una solida dimensione offensiva ai brianzoli, protesi nell'inseguimento al miglior piazzamento di ingresso in un tabellone playoff che si annuncia equilibratssimo dietro la fuggitiva Milano. Sulla carta i favori del pronostico sono per la Vitasnella, che però ha tutto da perdere in un derby nel quale la Cimberio - dopo settimane di tensioni - potrà finalmente giocare con la testa leggera. E per una squadra che non ha mai fatto della forza mentale il suo punto fermo potrebbe essere un vantaggio in grado di nascondere l'organico ridotto. Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]  
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