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  1. Bicchiere mezzo vuoto per aver perso l’occasione di conquistare due punti pregustati o bicchiere mezzo pieno per aver portato “all’ultimo tiro” Avellino, confermando la valenza della squadra? Claudio Coldebella, come forse la maggior parte dei tifosi biancorossi, ci ha ragionato. Tanto. Domenica e per tutta la giornata di ieri: capita, quando i dilemmi dell’anima sono sospesi tra un desiderio irrealizzato e la realtà. La sua risposta, però, arriva scevra da ogni dubbio: ripensare a Sidigas-Openjobmetis significa guardare un bicchiere mezzo pieno. «Inevitabile ammettere che ci sia venuta l’acquolina in bocca sul +2 a un minuto dalla fine - attacca il direttore generale della Pallacanestro Varese - ma nello sport ci sono anche gli avversari (chiaro il riferimento alla bomba di Rich che ha “aiutato” a scompaginare le carte biancorosse ndr) e gli episodi. La riflessione che vorrei fare è questa: c’è ovviamente un enorme differenza tra vincere e perdere, ma la stessa differenza intercorre anche tra crearsi delle occasione o non crearsele affatto. Avellino e Milano sono due occasioni che Varese si è creata e ciò mi lascia soddisfatto». Per coglierle al volo manca ancora un pizzico di malizia? Al di là degli argomenti tecnici sui quali ogni partita (e ogni contendente affrontata) fa storia a sè, l’analisi fatta a caldo da coach Attilio Caja trova d’accordo anche il dirigente biancorosso: «Ci è mancata malizia, è vero, ma la malizia te la crei solo con un vissuto comune. Guardate come sta andando Brescia, per esempio, che ha giocatori che giocano insieme da un anno e non da pochi mesi. O Venezia». Dal particolare (la partita del Pala Del Mauro) al generale (l’intero cammino) il passo è breve. E parte da una considerazione: l’applicazione difensiva sta garantendo alla squadra dell’Artiglio un plateau di competitività spendibile contro chiunque, ma i punti in classifica incassati sono arrivati quando all’applicazione dietro si è aggiunta anche una determinata produttività offensiva. «Sono d’accordo. La difesa è una base per noi - argomenta Coldebella in riferimento alla qualità mai mancata in queste prime sette partite - È un biglietto da visita che diamo a chi ci incontra, che sa che si deve sbattere per riuscire a rubarci i due punti. La difesa è mentalità e applicazione, ed è soprattutto lavoro: penso vada detto grazie in primis ad Attilio Caja per quello che sta facendo da questo punto di vista. E poi va elogiato il gruppo: è unito, senza prime donne, composto di persone che stanno bene fra loro e che si supportano». Il bilancio complessivo, dunque, è positivo? «Sì lo è: non mi fermo a guardare solo ai punti guadagnati o a quelli che ci mancano. Il nostro traguardo è quello di salvarci senza affanni e stiamo lavorando bene. Non solo in campo: anche in società c’è una volontà comune nel portare avanti gli obiettivi, c’è un cda che rema nella stessa direzione e c’è una parte organizzativa che va d’accordo con quella sportiva. Ho delle buone sensazioni». Bicchiere mezzo pieno. Fabio Gandini
  2. Claudio Coldebella vede il bicchiere mezzo pieno nonostante la sconfitta in volata di Avellino dopo una partita condotta per più di 20' . Il g.m. bianco-rosso si complimenta con Attilio Caja e il suo staff per la preparazione tattica del match: «Riflettendoci razionalmente è mezzo pieno: nel basket non c'è il pareggio e sicuramente spiace non aver concretizzato l'occasione di conquistare due punti su un campo difficilissimo dopo una partita molto solida». «Siamo stati a lungo in vantaggio - argomenta il dirigente - poi abbiamo recuperato sorpassando nel finale e avendo anche il possesso per allungare sul più 2; peccato per non aver raccolto i frutti di una buonissima prestazione, però è stata la riprova di una squadra che lavora molto bene. Grandi complimenti al coach che mette sempre in campo i ragazzi con l'atteggiamento giusto, e al suo staff che insieme ad Attilio studia benissimo gli avversari per preparare le partite». Al di là del risultato finale è arrivata un'altra conferma della solidità dell'impianto di gioco... «Le occasioni a volte si sfruttano e a volte no, ma l'importante è crearle; abbiamo perso in tre trasferte sul campo di altrettante big, ma anche ad Avellino abbiamo dimostrato di riuscire ad imporre la nostra identità. Sono contento di come stanno andando le cose, e non mi riferisco soltanto al campo: oltre alla squadra che funziona sta muovendosi bene anche la società, dove ci sono ruoli ben definiti e una strategia ben delineata per il futuro». Qual è la situazione attuale dell'extra-campo? «Vedo un ambiente dove tutti si muovono nella stessa direzione - dice Coldebella - cosa che può sembrare scontata ma non è così semplice. Proprietà e CdA sono molto affiatati, l'area tecnica, quella organizzativa e gli uffici funzionano bene, le iniziative che Gianfranco Ponti sta portando avanti con le giovanili meritano grandi complimenti e durante la pausa installeremo il nuovo tabellone a cubo. In un basket italiano in crisi di idee, qui ci sono progetti che non si esauriscono solo nel quotidiano». Una sorta di anno zero per provare a rilanciare le ambizioni in futuro? «Qualsiasi progetto dovrà essere supportato dai risultati sportivi; quest'anno l'obiettivo è vivere una stagione tranquilla per metabolizzare queste idee e alzare l'asticella nelle prossime stagioni. Le scelte estive stanno pagando: stiamo vivendo in trincea stando sempre coperti e con il coltello tra i denti, ma questa può essere una squadra alla quale dare continuità. Sarà una stagione importante in tanti aspetti, perchè abbiamo messo basi nuove dalle giovanili alla struttura societaria che dovranno dare frutti». Domenica arriva Sassari, il fattore campo del PalA2A potrà essere nuovamente decisivo come nelle ultime tre uscite? «Ospiteremo una squadra che ha obiettivi diversi dai nostri, dovremo giocare anche stavolta al 101 per cento perché siamo troppo nuovi per permetterci di sottovalutare chiunque. Su questo aspetto però sono tranquillo: vedo la squadra lavorare tutti i giorni e Caja cura ogni dettaglio in maniera meticolosa. Il fatto di stare sempre sul pezzo fa sentire ai giocatori la presenza della società». Giuseppe Sciascia
  3. Sensazioni contrastanti dopo la sconfitta maturata per un misero punto sul parquet del Forum di Assago. Varese ha solo sfiorato l’impresa contro la corazzata Armani, ma ha lanciato ai tifosi e all’ambiente segnali davvero importanti. La squadra c’è, sta crescendo e con essa anche i singoli iniziano ad aumentare i giri del motore, nonostante la casellina dei punti in classifica segni ancora lo zero. Era plausibile che ciò accadesse visto il calendario, Venezia prima e Milano poi, ma se non sono solo i risultati a raccontare una storia, allora possiamo dire che sì, Varese è sul sentiero giusto. Ne parliamo con Claudio Coldebella, alla sua seconda stagione da direttore generale in piazza Monte Grappa. Analizzando la sconfitta del Forum, quanto è grande la soddisfazione di essersela giocata e quanto il rammarico per aver perso di un solo punto? C’è la soddisfazione di essere arrivati vicini al vincerla, ma penso sia normale dire che c’è mancato veramente poco, ci è mancata fortuna in un po’ di occasioni. Nel finale abbiamo preso e sbagliato alcuni tiri aperti, non siamo stati impeccabili ai liberi e la vittoria non è arrivata. Però ripeto, c’è soddisfazione per come la squadra sia andata a Milano a giocare con un atteggiamento che comunque dimostra quotidianamente in allenamento. Io che ho la fortuna di osservarli ogni giorno, li vedo lavorare in maniera molto seria, ascoltano e si fidano di coach Caja, perciò credo che non sia un caso poi disputare una partita così. Poi ripeto, peccato non averla vinta perché con una vittoria si lavora meglio a livello di clima e di fiducia. La crescita rispetto all’esordio contro Venezia è sotto gli occhi di tutti.. Assolutamente, contro Venezia si sono visti sedici minuti buoni prima della loro grandinata di triple. Sedici minuti di applicazione che a Milano sono diventati quaranta minuti; poi devi essere sempre aiutato dalle percentuali da tre perché il basket di oggi le richiede. La testa libera in una partita a “pronostico chiuso” può aver aiutato la squadra nel giocarsela a viso aperto contro Milano? Arrivare da non favorito può essere utile ma anche un peso, perché Milano ha una percentuale di vittorie che nelle ultime stagioni poche altre squadre hanno portato a casa, specialmente in regular season. Rischi di prendere botte da venti o trenta punti di margine, quindi può essere che la tesa libera abbia aiutato ma non completamente. Le statistiche di domenica dicono: tutti e dieci i giocatori a punti, quattro in doppia cifra. Una coralità che sembra funzionare, insomma. Con Attilio e Toto Bulgheroni, in fase di costruzione della squadra, abbiamo spesso ragionato se fare il 5+5 oppure il 3+4+5, partendo dal presupposto che la nostra è una pallacanestro dispendiosa in attacco ed in difesa. È durante la settimana che noi andremo a costruire la nostra stagione, in base agli allenamenti con i giovani e con gli aggregati, per poter poi avere dieci giocatori intercambiabili durante la partita. E questo è importante quando devi marcare giocatori come Goudelock: è impensabile giocare 35 minuti nel basket di Attilio, per essere poi lucidi anche in avanti. Così è stata la nostra pre-season: nessuno ha mai giocato più di 25 minuti a partita. Poi è bello vedere debuttanti come Tambone e Natali che, inseriti in un contesto, riescono a rendere bene. Ora, però, nonostante le buone sensazioni la classifica segna zero punti: è un problema in vista del derby di lunedì sera contro Cantù? Noi la pressione ce la creiamo perché fa parte del nostro lavoro, però sotto questo aspetto preferisco toglierla: parlare di una partita da vincere in base allo 0/2 iniziale sarebbe sbagliato partendo dal concetto che ci sono state due partite contro Venezia e Milano. La pressione non è nel dover vincere ma nel voler vincere, specialmente un derby che sarà difficilissimo. Perché Cantù ha talento atletico e cestistico ed è stata costruita con investimenti importanti. In chiusura, usciamo dal parquet: come procede il discorso sponsor e quello relativo al cubo del PalA2A? Per quanto riguarda il cubo ci stiamo lavorando e speriamo, entro fine novembre o al massimo agli inizi di dicembre, di poterlo avere, in base a tutti i vari permessi. Questione sponsor: siamo in trattativa con diverse aziende, alcune in stato avanzato: siamo in grande attività e speriamo di annunciare qualche accordo a breve. Alberto Coriele
  4. Un Coldebella più realista del Re. Senza proclami, senza pretese, senza obiettivi sparati al cielo a furor di popolo. Nell'incontro con la stampa locale, convocata in centro città alle 11, il direttore generale della Pallacanestro Varese ha ieri voluto fare un punto sul mercato, prima di tutto, ma anche sulle aspettative per la prossima stagione. Partendo da un punto fermo, ossia la compattezza: «Dovremo essere brutti, sporchi e cattivi, tutti quanti», come se fosse un mantra, ripetuto diverse volte durante la chiacchierata. Fare la differenza Perché il budget sarà uno dei più bassi di tutta la Serie A - ma di questo lo stesso Coldebella non fa un problema - ma servirà forse di più l'unità, la commistione tra squadra. staff, società, tifosi e la stessa stampa. Sotto questo aspetto, non è mancato il ringraziamento ai supporter per la straordinaria prova di attaccamento mostrata durante la prima fase della campagna abbonamenti. Si cercherà una chiara e precisa identità di gioco, si punterà sul lavoro e sullo spirito di sacrificio: nel fare questo, di certo, coach Attilio Caja è un maestro. Coldebella ha poi ribadito la necessità di rispettare il budget a disposizione e di non voler gravare sulle casse societarie, dopo che la proprietà è già stata chiamata nei mesi scorsi a mettere una pezza sulla situazione economica. Nei limiti del possibile si cercherà di "avanzare" un gruzzoletto per eventuali interventi a stagione in corso. Citati più volte gli esempi della Dolomiti Energia Trentino e di Pistoia, in quanto a energia ed idee, sul campo e fuori, il direttore generale ha più volte ribadito la sua assoluta fiducia e tranquillità in vista della prossima annata: «Le idee, l'atteggiamento e la compattezza dell'ambiente possono fare la differenza nel campionato italiano. È successo a Trento quest'anno, sono rimasti fuori dalle Final Eight di Coppa Italia, ma hanno avuto la pazienza di andare avanti e tutti abbiamo visto dove sono arrivati. Allo stesso modo Pistoia, sanno di non aver tanta disponibilità economica ma andare a vincere a casa loro è difficilissimo». Pelle? Nostro se... Il mirino del discorso si è poi spostato inevitabilmente sul mercato, con un focus sulle conferme: Chris Eyenga ed Oderah Anosike, due protagonisti dell'ultima stagione, si allontanano sensibilmente dalla Openjobmetis Varese. Le richieste economiche dei due giocatori, presentate alla società dai rispettivi agenti, sono al momento troppo elevate ed insostenibili per le casse di piazza Monte Grappa. Sempre fedelmente al discorso di prima, non si fanno follie. Al 75/80% .perciò, le trattative con loro sono chiuse. Lo stesso discorso si può estendere ad Eric Maynor: «Un giocatore abituato a viaggiare a 300mila euro a stagione, può accettare per una sola stagione un terzo di questo stipendio», sono state circa queste le parole del suo agente recapitate alla squadra mercato biancorossa. Per la sostituzione del regista di Raeford sembra più vicina la firma di Cameron Wells, in vantaggio sull'altro candidato valutato dai biancorossi che risponde al nome di Jake Odum. Una risposta definitiva dai rispettivi agenti non è ancora arrivata, ma la sensazione è che con l'ex guida dei Giessen 46ers l'accordo sia più facile da trovare rispetto al collega nell'ultima stagione in forza al Wuzburg. Questione Norvel Pelle: il giocatore, come noto sotto contratto per un'altra stagione con Varese, disputerà la Summer League di Las Vegas con i Miami Heat. Eventuali acquirenti - disposti a versare il buyout variabile di 50 mila (Nba) o 70 mila euro (Europa) - dovranno palesarsi entro e non oltre il 20/25 luglio. Oltre quella data, si potrà considerare Pelle come giocatore di Varese a tutti gli effetti. Alberto Coriele
  5. ». «Varese, ho imparato molto da te Ora voglio una stagione di successo». II dg biancorosso Claudio Coldebella: «Un bilancio? Non dimentico come eravamo messi a gennaio, ma non sono contento» Claudio Coldebella, sulle scale di ingresso del Twiggy, ci regala le sue sensazioni sulla stagione appena conclusa: «È passata via velocissima, nel senso negativo del termine. Siamo già ai saluti, e la memoria va inevitabilmente ai primi giorni, ed il tempo è volato via. Quest'annata è stata estremamente intensa, interessante, perché abbiamo fatto fatica prima di trovare la quadra con serenità e calma. Io faccio spesso l'esempio del pesciolino dentro la rete: ad un certo punto noi eravamo dentro ad una rete, capita che se ti muovi troppo la rete stessa ti imprigiona o ti strozza. Noi non abbiamo commesso questo errore, qualcuno ci criticava perché nel momento più difficile eravamo immobili, ma c'è una differenza tra l'essere passivi e lo stare sereni ma concentrati. Ciò ha dato forza ad un gruppo che ha avuto inizialmente difficoltà a trovarsi, ha supportato un coach che ha lavorato molto bene. Il finale mi lascia un po' di amaro in bocca perché, essendo stati una delle migliori squadre del girone di ritorno, è un peccato non essere ai playoff». Ora qualche giorno di riposo? Macché: «Non ci sono giorni di riposo, ma il nostro mercato non inizia solo adesso: abbiamo sempre avuto gli occhi aperti durante la stagione, siamo stati obbligati a farlo ma è anche il compito di una società. Non iniziamo ora a far mercato, lavoreremo per rinnovare qualche giocatore ma vogliamo cercare di trovare una quadra di un certo tipo, stiamo cercando giocatori che sposino il progetto. Ci siamo accorti dei valori economici in giro, ma siamo contenti di ciò che abbiamo». Sul piano personale, il primo anno a Varese è stato positivo: «Non si finisce mai di imparare, ed io ho imparato molto grazie a Varese, che è una piazza con molta passione ed un passato importante anche se il mondo è cambiato. Questa annata mi ha confermato che ci vuole poco a rendere felice una piazza, bastano due vittorie ed il pubblico si infiamma. Dopo la vittoria casalinga con Cremona però, in un ambiente molto euforico, non ero felice perché sono stato abituato in passato a vincere. Noi siamo andati bene, non dimentico come eravamo messi, ma io ho fame e voglia di fare una stagione di successo, è il mio obiettivo per il prossimo anno. Quindi sono soddisfatto di alcune cose e meno di altre». Capitolo Europa, l'anno prossimo non è prevista nei programmi: «La nostra stagione non prevederà l'Europa, c'è un chiaro messaggio che giunge dalla Lega: le coppe si giocheranno in base al merito sportivo. Noi non ci saremo». Alberto Coriele
  6. All'alba della pausa per le Final Eight di Coppa Italia, che per la quarta volta consecutiva Varese guarderà dal divano, a Masnago ci si interroga per una sconfitta pesante che ha riportato indietro di qualche settimana la lancetta. Le assenze, è vero, hanno costituito una fetta importante della non prestazione del Pala Pentassuglia, ma allo stesso tempo è impensabile attribuire solo questo aspetto le ragioni della sconfitta contro Meo Sacchetti. Tante cose, che si pensava fossero un po' più consolidate con la cura Caja, sono mancate e hanno gettato nello sconforto il tifo biancorosso. All'indomani del passo falso, è il direttore generale Claudio Coldebella a ragionare con noi sulla situazione della Pallacanestro Varese, cercando di fare chiarezza ma soprattutto di compattare un ambiente che si prepara ad un finale di stagione intenso e difficile, delicato. Si torna innanzitutto a parlare della partita di domenica. Cosa non ha funzionato? Non è stata una bella partita. Nel primo tempo abbiamo anche tenuto, però nel terzo periodo abbiamo davvero subito molto. Mi aspettavo sinceramente una partita diversa, e questo perché durante la settimana avevo visto una squadra che si era allenata molto bene, molto duramente. E questo nonostante non fosse stata una settimana semplice, con tre assenze. Però a livello di qualità degli allenamenti era stata buonissima. Anosike è stato risparmiato o non c'era margine per farlo scendere in campo? La sua era una condizione fisica che non gli permetteva di giocare. Anzi, qui lo ringrazio per il tentativo, perché era tanto che non vedevo un giocatore fare terapie a questo livello, per riuscire ad essere pronto comunque. Ma era impensabile che potesse giocare, aveva provato a fare qualcosa in settimana, lo abbiamo curato. Lui ci ha provato fino all'ultimo, ma non era possibile farlo scendere in campo. Durante questa pausa sarà comunque recuperabile? Sì, il ragazzo ha una volontà di ferro, lo sappiamo. Ed uno degli stress più grandi per un giocatore nasce quando vuoi giocare e sei impossibilitato causa problematiche fisiche. Però sono sicuro del fatto che un po' alla volta recupereremo tutti. Compreso Luca Campani? Luca sta seguendo una terapia più lunga, per ora il suo ginocchio sta rispondendo bene. Sta portando avanti la riabilitazione ed i segnali, rispetto ad altre volte, sono positivi. Quanta preoccupazione c'è per la situazione attuale? Siamo ultimi in classifica e penso sia giusto essere preoccupati. Forse "preoccupati" non è la parola giusta, però c'è la sensazione che serva fare qualcosa di più. Serve trasformare in un risultato positivo tutto ciò che di buono viene fatto durante la settimana. E questa è una delle più grandi problematiche di questa nostra stagione. Però c'è serenità, che deriva dalla quotidianità e dal lavoro, dalla serietà della società. La squadra stessa è consapevole di quanto sia delicata la situazione? Sì, assolutamente e di questo ne sono sicuro. I ragazzi non vivono in una campana di vetro. Ne sono a coscienza, ne parliamo spesso perché c'è un dialogo con loro. Non sono menefreghisti da questo punto di vista: questa è una squadra che è insieme dal 10 di agosto, ha attraversato momenti brutti, diverse trasferte europee e anche alcune bastonate non belle da digerire. Sono tutti consapevoli del momento difficile. Ma non è una scusante. Premessa doverosa: la situazione economica della società sconsiglia ulteriori interventi correttivi sul mercato, come abbiamo più volte scritto nelle ultime settimane. Detto questo, la società sta valutando eventuali nuovi innesti? Lo chiarisco subito: io sono contento dei giocatori che abbiamo. Sicuramente possiamo fare e dobbiamo fare tutti di più. Io sono il primo di questa lista a cercare di fare di più, perché puoi sempre farlo. Ma no, non c'è il pensiero di cambiare, con questi giocatori tutti noi ci siamo messi in questa difficoltà. E dobbiamo tutti insieme, e sottolineo insieme perché è fondamentale, uscire da questa situazione. Parlo dei giocatori, dello staff, della società, di tutta la Pallacanestro Varese, dei tifosi. Serve l'aiuto di tutti quanti. Quanto diventa importante avere ora due settimane di sosta? È molto importante, e non parlo solo della parte relativa alla possibilità di allenar- si. Serve per recuperare energie perché, in base alla mia esperienza personale, il mese di marzo è quello decisivo per una squadra. E riesci a fare un buon mese se hai le energie mentali giuste. Questa è stata un'annata faticosa dal punto di vista mentale, forse non eravamo pronti a questo tipo di sforzo. Ora dobbiamo recuperare, abbiamo possibilità di recuperare energie. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo prima, nelle altre due soste, dobbiamo riuscire a farlo ora. Parlare dei singoli non è mai elegante, ma cosa succede a Kangur ed Avramovic? Confermo, non mi va di parlare molto dei singoli, perché devo essere di supporto ai miei giocatori e lo faccio quotidianamente. Con loro c'è confronto, ritengo che entrambi siano due giocatori importanti per ciò che riescono a darci in campo e soprattutto per come vivono la loro professione, sono sicuro che saranno importanti per noi. Siamo a quasi due mesi di gestione Caja, come li giudica? Io di Attilio sono molto contento, estremamente contento. Sta facendo un buonissimo lavoro. Adesso abbiamo undici finali da affrontare e saranno tutte importantissime. Lo ripeto: avremo bisogno dell'apporto di tutti, del coach, del club, dei giocatori, del pubblico, dovremo essere tutti uniti per far sì che siano davvero undici finali. È una situazione che i giocatori conoscono, glielo ripeteremo comunque. Penso che questo sia il momento di ripartire dagli allenamenti. Alberto Coriele
  7. Varese si affida a Dominique Johnson per dare la svolta alla stagione. La 29enne guardia statunitense sarà negli auspici della società l'uomo della svolta per uscire dalle secche della crisi (11 sconfitte nelle ultime 13 partite): operazione importante sul piano tecnico e di conseguenza anche economico, con i vertici del club che hanno deciso di effettuare un sacrificio importante in termini di extrabudget (stimato poco sopra i 100.000 euro lordi che il Cda si è impegnato a coprire, vincendo le resistenze iniziali dell'uomo dei numeri Fabrizio Fiorini) per ingaggiare il fuciliere in uscita dall'Alba Berlino: «E stato compiuto un grosso sforzo economico per il quale è doveroso ringraziare il CdA della società, il consorzio e il Trust dei tifosi: tutti insieme hanno dimostrato di avere a cuore le sorti della squadra con un impegno importante - spiega il d.g. Claudio Coldebella - Johnson è uno di quegli elementi che non saremmo stati mai in grado di far firmare in estate alla luce dei costi; abbiamo sfruttato l'occasione che si è presentata per acquisire un elemento di sicuro valore». Cosa ci si aspetta dal nuovo straniero? Basterà per risolvere i problemi? «Dominique potrà darci punti, pericolosità da fuori e leadership, esattamente quel che cercavamo per colmare le lacune evidenziate in questo periodo. Abbiamo buttato via occasioni incredibili, a partire dalla sconfitta interna con Cantù che alla luce della rivalità storica dei tifosi ha fatto molto male. Ma anche le partite precedenti contro Avellino, Brescia, Salonicco e Rosa Radom hanno avuto una genesi simile. Basterà per risolvere i problemi? Di sicuro è una bella aggiunta, mi auguro di sì». Chiusa positivamente una trattativa molto laboriosa visti i tempi lunghi della transazione del biennale con il suo club precedente, sono previste altre mosse su organico e guida tecnica? «Abbiamo preso il miglior giocatore disponibile tra quelli già attivi in Europa: elementi già vistati in Italia erano o troppo cari o non in grado di farci compiere un salto di qualità, e puntare su un giocatore inattivo avrebbe richiesto almeno un mese per rimetterlo in forma, cosa che non ci potevamo permettere. Al momento non c'è l'intenzione di compiere ulteriori movimenti, vediamo cosa potrà darci Johnson non solo sul piano tecnico ma anche per la ventata di entusiasmo che dovrà garantirci. La posizione di Paolo Moretti? Ribadiamo la nostra massima fiducia che gli abbiamo dimostrato anche in passato: come tutti si sta impegnando per uscire dal momento difficile, l'aggiunta della nuova guardia è il modo che abbiamo scelto per aiutarlo». Dunque fiducia nell'impatto di Johnson per dare una svolta alla stagione senza ulteriori interventi? «In discussione lo siamo tutti in quanto parte di una squadra: io per primo mi sento responsabile per questo momento difficile. Per questo serve il massimo impegno di ciascuno per uscire da una situazione che mette in secondo piano tante altre cose positive alle quali stiamo lavorando, vedi il recente nuovo punto vendita del merchandising. Ma è chiaro che i risultati sportivi siano la cosa più importante». Giuseppe Sciascia
  8. Tocca a Claudio Coldebella fare il punto dopo il pesante rovescio di Pistoia che ha seguito quello di martedì scorso a Klaipeda. Il d.g. biancorosso evita toni forti, ma analizza in maniera lucida le ragioni che hanno portato al "grande freddo" del meno 67 in due partite, pur distinguendo le due sconfitte: «Preoccuparsi è una parola forte, ma dopo due sconfitte in fila così pesanti è giusto analizzare la situazione. Se lo stop di Klaipeda era legato ad alcuni fattori particolari e in qualche modo c'erano delle spiegazioni, quello di Pistoia è stato una brutta sorpresa per tutti dopo una settimana di buoni allenamenti. In Lituania e in Toscana sono emersi segnali mai visti nelle 8 partite precedenti: la squadra si è disunita senza combattere né reagire, mentre in passato aveva sempre lottato fino in fondo». Concorda sul fatto che in entrambe le gare Varese ha subito la costante aggressività della difesa avversaria su Maynor? «Neptunas e The Flexx sono due squadre diverse unite da un unico denominatore comune: l'aggressività. I lituani lo hanno fatto a livello fisico e i toscani a livello atletico. In questo mondo non sei competitivo se vai sotto a livello di energia: puoi aver giocato più degli altri ma se utilizzi la scusa del doppio impegno hai perso in partenza. Prima di formulare valutazioni sono curioso di vedere la partita di stasera: finora la squadra ha dimostrato di avere una faccia diversa tra casa e trasferta. Vogliamo capire se quello di Pistoia è stato solo un episodio, e se davanti al nostro pubblico certi giocatori che sono più stimolati sapranno mettere in campo un altro atteggiamento e una faccia diversa». La sensazione che dà il gruppo fuori dal campo è di essere molto unito, quali possono essere state le cause delle ultime due prove così negative?«Sull'unità del gruppo posso garantire al 100 per 100, ed anzi invito tutti a seguire gli allenamenti aperti al pubblico della squadra che si allena ogni giorno con dedizione, impegno ed energia. Problemi tecnici? Su questo si può discutere, ma non c'entrano niente con dedizione, voglia, impegno e disponibilità a sbattersi sul campo. Una volta che ritroveremo questo spirito analizzeremo anche il discorso tecnico. Siamo i primi ad essere dispiaciuti di una partita come quella di Pistoia e vogliamo vedere nuovamente il piglio che la squadra ha mostrato fino alla gara contro Brindisi». Dunque la società ha piena fiducia nel roster attuale? «Lo confermo senza riserve: semplicemente abbiamo sbagliato molto male le ultime due partite, vogliamo capire il perché. Tiriamoci su le maniche e torniamo a mettere in campo l'impegno delle prime 8 gare: il nostro è un campionato difficilissimo in cui bisogna sempre gettare in campo il 100 per 100 delle energie, e se non pareggi quantomeno l'intensità dell'avversario in Italia perdi». Contro Salonicco che partita si aspetta? «Il Paok è una squadra solida con un budget piccolo che da diversi anni si gioca i piazzamenti dal terzo al quinto posto e disputa le coppe europee. Hanno un allenatore bravo e un nucleo greco di esperienza integrato da americani emergenti. Sotto il profilo agonistico sono il miglior test possibile per verificare la nostra reazione perché al contrario dei francesi che giocano e lasciano giocare praticano un basket controllato e molto agonistico, per superarli servirà proprio quell'impegno e quello spirito che chiediamo alla squadra». Giuseppe Sciascia
  9. Niente panico in casa Openjobmetis dopo la pesante sconfitta nella finale del Trofeo dei Consorzi contro Trento: troppi i problemi di organico tra assenze e infortuni in casa biancorossa perché si possano esprimere giudizi compiuti sulla nuova Varese. È lo stesso Claudio Coldebella a ribadire come le due serate di Masnago non abbiano offerto riscontri rilevanti alla luce del roster decimato: «In effetti la squadra è stata ingiudicabile perché troppo condizionata dalle assenze- Per quanto riguarda i singoli, portiamo a casa un Avramovic che ha dimostrato di avere carattere, e i lampi di Pelle che pure è ancora molto alterno. Mi piace molto il modo di fare di Paolo Moretti nei suoi confronti, perché ci parla e gli spiega con grande pazienza e disponibilità, così come i giocatori hanno un atteggiamento molto disponibile nei confronti dell'allenatore e questa è una bella cosa». Ma il "niente panico" per la sconfitta contro Trento vale anche per la situazione infortuni del gruppo: quella attuale è una somma di contingenze fisiologiche tra giocatori in recupero da interventi estivi programmati con la società, situazioni già note con necessità di gestioni cautelari e piccoli contrattempi tipici di ogni precampionato che per Coldebella non debbono destare allarmismi. «Sapevamo già che Cavaliero e Campani avrebbero avuto bisogno di qualche settimana in più per riprendere il lavoro al 100 per cento o recuperare la condizione ottimale. Così come sapevamo che Kangur e Maynor andavano gestiti in un certo modo: Eric potrebbe giocare, ma non ha senso tirargli il collo ora, così come non ha senso tirare il collo ai pochi giocatori sani del roster». Il rammarico maggiore è che la squadra ha impiegato due settimane per essere finalmente al completo con l'arrivo di Eyenga, ma proprio quando coach Moretti pregustava la possibilità di iniziare a mettere le basi sul piano tecnico, i vari intoppi -annunciati o no - hanno rallentato il processo di costruzione dell'identità corale. Ora bisogna invertire il trend, utilizzando la settimana entrante per svuotare l'infermeria e provare a presentarsi al meglio al prossimo test di sabato e domenica a Casale Monferrato. Per questo il d.g. biancorosso predica serenità in attesa che la squadra possa riprendere a lavorare al completo. «Pur se per motivi diversi, tutti gli infortuni di cui stiamo risentendo sono frutto di situazioni contingenti per le quali non dobbiamo essere preoccupati. Chiaro che si tratta di contrattempi fastidiosi che ci fanno perdere tempo nel processo di costruzione del gioco, al di là del fatto che perdere dà ovviamente fastidio. Mi spiace in particolare non avere Johnson, che aveva mostrato spunti interessanti nelle prime due gare di Malnate e di Chiavenna. Però non c'è bisogno di allarmismi: la priorità attuale è quella di stare tranquilli, recuperare i giocatori e trovare la condizione ottimale nelle prossime tre settimane». Giuseppe Sciascia
  10. Continua senza fretta la caccia all'ala titolare deH"Openjobmetis 2016-17. Il profilo giusto che faccia collimare qualità e costi ancora non si trova, ma la società di piazza Monte Grappa non vuole farsi prendere dal panico e firmare una seconda scella. Dunque si attende un ulteriore calo dei prezzi dei "pezzi pregiati", che però finora non sembrano intenzionati a prendere in considerazione l'Openjobmetis: il "tesoretto" a disposizione del club biancorosso è competitivo per l'Italia...ma quello degli americani è un mercato mondiale, e il nostro campionato è scivolato nelle retrovie della seconda fascia a livello di credibilità internazionale. Però II lavoro "certosino" di scouting effettuato da Claudio Coldebella continua a 360 gradi, e il dirigente biancorosso ribadisce la sua fiducia nella ricerca del profilo ad hoc senza farsi prendere dalla frenesia, anche alla luce dei problemi burocratici sul rilascio dei visti dei giocatori già ingaggiati: «Stiamo lavorando su tante ipotesi, tenendo conto del calo progressivo dei prezzi: la concorrenza internazionale è sempre più nutrita e fare mercato in Italia è sempre più difficile. Però qualcosa potrebbe sbloccarsi anche prima di Ferragosto, in ogni caso non vogliamo avere fretta eccessiva anche alla luce del fatto che le tempistiche dei visti saranno lunghe anche per i giocatori già ingaggiati. Il mercato offre poco? Ma qualcosa di valido ancora c'è, monitoriamo costantemente e con attenzione tutte le situazioni che ci vengono proposte col passare dei giorni. E anche coach Moretti è convinto di attendere il profilo adatto alle nostre necessità». Ad oggi però soluzioni calde all'orizzonte non se ne vedono: l'ipotesi Trent Lockett, considerata come piano B per l'esperienza italiana e le qualità difensive dell'atleta ex Trento, è definitivamente sfumata con la firma a Siviglia dell'ala del 1990. Resta fuori portata D.J.Kennedy, che non valuta offerte sotto i 300mila dollari e in Italia considera solo Cantù (al momento nessuna offerta formale per l'ex Volgograd perché in Brianza si ingaggeranno prima i tre europei, ma l'ala del 1989 resta la prima scelta del patron Gerasimenko); ed anche Devyn Marble, fresco taglio NBA proposto in Europa negli ultimi giorni e sondato dal club biancorosso, viaggia verso l'Aris Salonicco ad una cifra vicina ai 250mila dollari. Tra quelli che potrebbero avvicinarsi dopo Ferragosto c'è Reggie Williams, ma la 30enne ala piccola ex Saratov non sembra in cima alla lista delle preferenze per una propensione balistica limitata. A questo punto però Varese sta progressivamente ampliando il range della ricerca, valutando il miglior giocatore disponibile tra le ali con punti nelle mani e qualità balistiche, o in alternativa riaprendo la caccia ad un giocatore di raccordo con spiccate qualità difensive (in questo senso era da leggere l'assalto per Lockett) che ricalchi le caratteristiche del primo obicttivo mancato David Moss. Intanto il mercato degli altri vede la doppia firma dell'ala forte Delroy James (a Brindisi dal 2013 al 2015) e del lungo croato Sava Lesic che chiude il mercato di Reggio Emilia, settima squadra su 16 a completare il roster. Torino aspetta risposte dal playmaker Quinn Cook, Brescia segue da vicino i lunghi Jerome Jordan (nel 2013-14 alla Virtus Bologna) e Juvonte Reddic (nel 2014-15 tra Pesaro e la Virtus) e sogna la guardia nigeriana Michael Umeh (al momento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro). Giuseppe Sciascia
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