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  1. I protagonisti dell ' area tecnica biancorossa a rapporto da "Varese nel Cuore" per illustrare i temi principali della stagione 2018/19. L'assemblea informale del consorzio svoltasi ieri all'Enerxenia Arena non ha toccato temi relativi alla società, argomento rimandato all'autunno con l'obiettivo di mettere a fuoco l'auspicato ingresso dei famosi "soci forti" a fianco della multiproprietà dei circa 50 membri di "Varese nel Cuore". I protagonisti della serata sono stati principalmente Claudio Coldebella, Andrea Conti e Attilio Caja, tra i saluti dell'ormai ex d.g. col bilancio dei suoi 25 mesi dietro la scrivania di piazza Monte Grappa, e la prima uscita pubblica davanti ai proprietari del suo sostituto ormai operativo da quasi 4 settimane. Un appuntamento che nelle ultime due stagioni si è svolto con cadenza frequente a partire dal febbraio 2017, quando Coldebella e Caja avevano infuso fiducia e serenità all'assemblea dei multiproprietari anticipando la rimonta salvezza poi portata a termine sul campo. Un interscambio ormai costante con i soci tenuti regolarmente informati sugli sviluppi della situazione per squadra e scelte di mercato. Dopo una breve introduzione da parte del presidente Alberto Castelli è stato l'attuale dirigente dell'Unics Kazan ad inaugurare la trafila degli interventi con la parola "Spasiba" (ossia grazie in russo, simboleggiando la sua destinazione futura): «Un saluto doveroso da parte nostra che la gente ha apprezzato: era l'opportunità giusta per congedarci reciprocamente da una figura che ha lasciato un buon ricordo di sé, cosa comunque importante a testimonianza del valore del lavoro svolto» afferma il massimo dirigente del consorzio. Poi è toccato ad Andrea Conti presentarsi davanti all'assemblea dei soci che posseggono il 95 per cento delle quote della Pallacanestro Varese, situazione totalmente diversa rispetto a Cremona dove le figure chiave della società sono soltanto due: «E sotto questo profilo, al di là di pregi e difetti che possono variare rispetto ad altri club, Varese è unica nella sua diversità: le figure che operano in società devono rapportarsi con una cinquantina di soci e il clima è molto diverso» aggiunge Castelli. Infine è toccato a Caja fare il punto sull'esito della campagna acquisti orchestrata da Coldebella e portata a termine da Conti, ribadendo la piena soddisfazione nelle operazioni di mercato effettuate a tempo di record già espressa la scorsa settimana su queste colonne. «Ho sentito il coach molto contento e molto fiducioso: sono tutti contenti della squadra che abbiamo messo insieme, e in funzione del suo ottimismo anche la proprietà nutre fiducia nella possibilità di disputare un'altra stagione ricca di soddisfazioni» afferma il presidente di "Varese nel Cuore". Giuseppe Sciascia
  2. «Apriamoci». Una diagnosi, più che una delibera di qualsivoglia tipo. Una diagnosi che nasce - per restare nella metafora medica - da una visita accurata del paziente, durata sette anni ma mai come oggi arrivata a dare delle risposte facilmente comprensibili. Una su tutte: mandare avanti economicamente la Pallacanestro Varese non è né facile, né scontato. Ma - va specificato subito - non si tratta di sentire la fatica della strada o il peso di qualcosa: il Consorzio non smobilita. Anzi cresce: «La prossima settimana entreranno tre nuovi soci». «Ce la facciamo solo noi?» L’assemblea di Varese nel Cuore tenutasi nel tardo pomeriggio di ieri nella sala Gualco del PalA2A ha attraversato una soglia mai varcata dal 2010. Davanti alla trentina abbondante di consorziati presenti si è parlato - pubblicamente e apertamente - della possibilità di vagliare l’entrata di un investitore terzo nella società di piazza Montegrappa. Al quale, eventualmente, cedere quote e una fetta di comando/gestione dell’orgoglio sportivo cittadino. Due anni fa era stata esaminata al cospetto dei soci la proposta che faceva capo a Gianfranco Ponti (cessione del 50% del capitale con annesso aumento dello stesso, da sottoscrivere congiuntamente al Consorzio, più richiesta di pieni poteri), ma era stata rimandata al mittente. Ieri, invece, non è stata valutata alcuna offerta concreta: è stata semplicemente aperta la strada a un cambio di filosofia. Potenzialmente “epocale” per quello che è ed è stato Varese nel Cuore fino a questo momento. «Dopo sette anni un confronto così con i nostri aderenti era assolutamente appropriato - commenta il presidente Alberto Castelli - E la possibilità che abbiamo presentato loro di aprirci a un eventuale nuovo investitore nasce da una diagnosi: ce la fa il Consorzio a reggere con le sue sole forze? Oggi come oggi è stato giusto porsi questa domanda, che non vuole assolutamente dire che Varese nel Cuore stia smobilitando o voglia farlo: la prossima settimana accoglieremo tre nuovi consorziati. E se alla nostra porta non si presentasse alcun interessato, andremmo avanti così, come abbiamo fatto finora». Come scritto l’altro ieri su queste colonne, non è un caso che chi guida la proprietà diffusa abbia fatto un passo del genere ora: l’attenzione ai conti di chi - nell’estate 2017 - è salito al comando in piazza Monte Grappa ha permesso di individuare e (cercare di) risolvere i problemi economici pregressi e di avere un’idea chiara della quantità di risorse disponibili per affrontare il futuro. Anche più di uno Ma non si tratta solo di “una richiesta di aiuto” meramente economica, per un organismo che attualmente garantisce circa il 20% del budget annuale della Pallacanestro Varese: «Avere qualcuno al nostro fianco potrebbe assumere dei risvolti importanti anche a livello gestionale, nel senso che potrebbe dare la chance a Varese nel Cuore di occuparsi anche di qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto finora». E ora? Da una parte si aspetta e dall’altra si cerca. Si riapriranno i contatti con Gianfranco Ponti? È molto probabile di sì, dopo i primi abboccamenti dei mesi scorsi, ma l’esito non è assolutamente scontato: va scritto che l’imprenditore angerese è in primis concentrato sul progetto giovanile Ignis Varese e sulla costruzione di una struttura polivalente per la sua società e per la città (e le disponibilità economiche non sono infinite per nessuno); e va fatto allo stesso tempo notare come il Consorzio non sia nell’esigenza di accettare qualsiasi offerta gli venga fatta. Ieri al palazzetto non si è parlato di condizioni, nè di modalità, nè di numeri: lo si farà solo in presenza di trattative concrete con eventuali interessati. Plurale voluto: Varese nel Cuore non cerca o aspetta un messia che salvi la Pallacanestro Varese. Varese nel Cuore si apre a chi vuole dare una mano: sia uno, nessuno o centomila lo dirà il futuro. Fabio Gandini
  3. L'assemblea informale dei proprietari, svolta ieri al PalA2A alla presenza di tre quarti dei soci, ha optato per la modifica dell'attuale format della società consortile che regge per intero le sorti della Pallacanestro Varese. Si valutano dunque acquirenti disposti ad acquisire una percentuale azionaria di rilievo - oggi ogni consorziato è socio all'1% - con regole diverse da quelle attuali, dove vale il "voto capitario" (ossia un voto singolo in assemblea a prescindere dalla percentuale di quote possedute). Il consorzio ha retto le sorti del club con passione e disponibilità dal 2010 ad oggi: la nostra non è una smobilitazione, ma una presa di coscienza della situazione attuale nella quale è evidente che il consorzio non è dilatabile all'infinito - spiega il presidente Alberto Castelli -. Per il bene della Pallacanestro Varese prenderemo in considerazione qualsiasi proposta seria che presupponga un progetto solido e duraturo, senza preclusioni nei confronti di nessuno e percorrendo tutte le strade per garantire programmi futuri sostenibili e ambiziosi». L'ipotesi è quella di una sorta di affiancamento - non ponendo limiti alle quote di ingresso di eventuali nuovi soci - all'attuale multiproprietà consortile, in grado di incrementare le risorse di un club destinato per il terzo anno consecutivo a chiudere con un bilancio in rosso (al momento mancano all'appello 300mila euro), con la necessità di razionalizzare i costi per un 2017-18 per il quale servirebbe una riduzione tra il 10 e il 15 per cento senza l'apporto di capitali freschi. Un'apertura senza preclusioni nei confronti di nessuno, primo fra tutti Gianfranco Ponti, ossia l'unica forza "extra-consorzio" ad essersi avvicinata dal 2010 ad oggi con l'intento di entrare a far parte della compagine societaria della Pallacanestro Varese con una forma di affiancamento che potrebbe essere compatibile con l'apertura stabilita da "Varese nel Cuore". Logico ipotizzare che nelle prossime settimane le parti possano sedersi a un tavolo e valutare le rispettive posizioni nell'ottica di una comune passione biancorossa; e d'altra parte l'eventuale impegno con la società di piazza Monte Grappa non confliggerebbe con l'operazione di dare una casa al Basket Ignis 1960 già avviata nelle scorse settimane con il Comune di Varese e uno studio di architettura di Milano («Investirò la somma che mi aveva fatto risparmiare la Pallacanestro Varese due anni fa» chiosò Ponti un mese e mezzo fa il giorno dell'annuncio dell'iniziativa). «Ma dall'assemblea di ieri siamo usciti con un indirizzo generale, e nessuno sa dove potrà portare -spiega Castelli -. È stato solo il primo passo di un percorso lungo che prevede almeno un altro passaggio in assemblea per valutare eventuali proposte». Giuseppe Sciascia
  4. "Varese nel Cuore" si raduna al PalA2A per decidere la direzione futura del club di piazza Monte Grappa. Anticipati di 24 ore gli "Stati Generali" del consorzio indetti su iniziativa dell'attuale CdA - e in particolare del presidente Alberto Castelli - per fare il punto della situazione dopo 7 anni di multiproprietà, e capire quali sono le strade praticabili per allargare la partecipazione - e di conseguenza le risorse disponibili - ai vertici della società. Il tema centrale sarà l'ipotesi dell'apertura al "socio forte" valutata in modo autonomo già da qualche mese da tanti esponenti della proprietà. L'assemblea informale di oggi sarà l'occasione per confrontare pareri e idee di tutti i proprietari e di mettere a punto una linea definitiva da portare avanti per costruire una Pallacanestro Varese più forte. «Dopo 7 anni abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di fare una sorta di "check-up" del consorzio - così Castelli spiega le ragioni dell'appuntamento di stasera -L'idea iniziale è stata fortemente innovativa, ma ora vogliamo confrontarci e scambiarci opinioni per valutare se esistono possibilità di modificare il format della proprietà, senza buttare via tutto quello che è stato fatto dal 2010 a oggi. Dall'appuntamento di stasera usciremo con una linea condivisa che metteremo in atto con le modalità e le tempistiche adeguate ad agire per il bene della Pallacanestro Varese». Atteso dunque un confronto costruttivo ad ampio raggio che non dovrà arrivare ad una sorta di referendum su chi è favorevole o contrario a riallacciare i rapporti con Gianfranco Ponti, in 7 anni di proprietà consortile l'unico a essersi fatto avanti con una proposta di affrancamento a "Varese nel Cuore". La novità del trust "Il Basket Siamo Noi" - entrato nell'asse societario prima con l'1 e poi con il 5 per cento delle quote - è stato un primo segnale di apertura; ora il consorzio dovrà decidere se proseguire sulla strada attuale della ricerca costante di nuovi soci per aumentare il peso all'interno del budget complessivo della Pall.Varese (nel 2015-16 circa 680mila euro dalla proprietà rispetto ai 2 milioni e 230 mila di sponsorizzazioni e circa 700mila di ricavi dal botteghino). Ma il problema principale è scaturito dalla necessità dei proprietari di farsi carico delle passività del bilancio di Pallacanestro Varese delle ultime due stagioni. Dopo l'esborso di 400mila euro nel 2014-15. lo scorso gennaio è stato chiesto ai soci uno sforzo da 150mila per coprire parte del deficit del bilancio 2015-16, nel quale sono emersi tutti i debiti del post-Indimenticabili - tra crediti inesigibili ed extrabudget per i correttivi di mercato - sin dalla stagione 2013-14. In soldoni: nelle ultime 4 stagioni la Pallacanestro Varese - per necessità contingenti legate alla classifica -ha speso più e incassato meno del previsto, e l'assemblea di stasera dovrà indicare la soluzione più efficace per disegnare un futuro sostenibile e invertire il trend dei bilanci in rosso. Di certo la serenità garantita dal filotto di vittorie consecutive conquistate dalla truppa di Attilio Caja sarà la base per impostare qualsiasi ragionamelo senza la spada di Damocle della retrocessione in A2 a condizionare gli umori dei proprietari. Giuseppe Sciascia
  5. Chiuso in una stanza, la sala del palazzetto intitolata a un mito della pallacanestro cittadina, Giancarlo Gualco, questa sera Varese nel Cuore cercherà di immaginare il proprio futuro e quello della sua controllata, la Pallacanestro Varese. Dietro al carattere informale della riunione, che coinvolgerà la totalità degli aderenti al Consorzio, si nasconde l’incontro potenzialmente più importante dell’intera vita della proprietà diffusa varesina. Andare avanti così o cambiare? Aprire la Pallacanestro Varese all’entrata di un socio esterno o detenere ancora il 95% delle azioni (il 5% sono del trust)? Trovare una strada alternativa per sorregge quelle ambizioni che negli ultimi anni sono state sconfessate dai risultati e da difficoltà economiche ripetute (una strada che porti all’aumento del numero dei consorziati o dell’impegno economico di ciascuno di essi) o optare per un esame di realtà che ridimensioni, subito e una volta per tutte fino a nuovo ordine, le ambizioni stesse? Il confronto a tutto tondo tra chi attualmente tiene in vita una delle società più importanti della pallacanestro italiana dovrà partorire idee e risposte a questi interrogativi. Perché il domani è già arrivato. Oggi e non prima Nei prossimi giorni verrà firmato e depositato dal cda di piazza Monte Grappa il bilancio relativo alla stagione 2015/2016, quello che ha richiesto un lavoro di mesi per quadrare alla luce degli 800 mila euro e spicci di buco. Non è un caso che i due appuntamenti - quello formale e interno alla società e quello di oggi di Varese nel Cuore - abbiamo data prossima: grazie al sudore versato sui conti, grazie alla serietà di chi da mesi occupa determinate poltrone, oggi la Pallacanestro Varese può presentare ai consorziati un quadro chiaro del passato, del presente e soprattutto di ciò che servirà per andare avanti. Può, per esempio, spiegare perché sono stati loro richiesti sforzi economici extra per ripianare debiti. Può rivelare agli stessi perché ha avuto le mani legate in determinate scelte strategiche riguardanti la squadra (per esempio nel decidere di non intervenire sul mercato da ultima in classifica). Può, soprattutto, dire loro quanto costa davvero mandare avanti la “baracca” e fare una cernita degli obiettivi: con tot soldi (quelli che garantiscono i consorziati attualmente presenti) si arriverebbe qui, con tot più tot si potrebbe arrivare là. Da qui le domande di cui sopra: come godere della possibilità di spendere quei 300-400 mila euro in più per il roster senza dover rincorrere la quadratura del bilancio (leggi: fare altri debiti) ogni anno o avere le mani legate durante la stagione? Possono metterli i consorziati questi soldi in più (attraverso una crescita numerica - e nel caso bisognerà capire come trovarli davvero altri consorziati - o economica pro quota) o è meglio aprirsi a investitori esterni, cedendo loro - ovviamente - anche una fetta di quote e di comando in un cda che oggi è per 4/5 chiara espressione di Varese nel Cuore (e si tenga conto che il prossimo consiglio d’amministrazione biancorosso dovrà necessariamente avere al suo interno anche un membro eletto dal trust Il Basket Siamo Noi)? Ponti? Ora è un no... Normale chiedersi se, in caso di apertura, qualcuno sia già presente alla porta. Ed è altrettanto normale domandarsi se lo stesso non sia Gianfranco Ponti, l’imprenditore angerese che due anni fa fece una proposta di acquisizione delle quote ma non trovò l’accordo con Varese nel Cuore. Al di là di possibili “abboccamenti” preliminari tra le parti negli ultimi tempi, va scritto che la realtà attuale delle cose dipinge un Ponti in tutt’altre faccende affaccendato. Continua a passare da lui, infatti, il progetto Ignis Varese 1960, quello da più parti definito come il terzo polo giovanile dopo Pallacanestro Varese e Robur et Fides. L’iniziativa è partita ambiziosa e ambiziosa vuole continuare, essendo da mesi concreta l’idea di dotare la società di una struttura che funga da “casa” multidisciplinare, ovvero aperta anche ad eventi culturali e sociali e non solo alla pallacanestro. Lo stato dell’arte è uno stretto dialogo con il Comune di Varese per individuare l’area più idonea a costruire quella che non sarebbe dunque una semplice palestra: si era pensato a Calcinate degli Orrigoni, ma non è detto che la disponibilità di metri quadri lì presenti possa soddisfare le richieste della Ignis. Quel che è certo è che si andrà fino in fondo. Un dialogo tra Ponti e Varese nel Cuore potrebbe anche riaprirsi (e potrebbe anche non riguardare la Pallacanestro Varese in toto quanto solo il suo settore giovanile), ma oggi non esiste nulla di concreto. Per una Varese che ha la chance concreta di ritrovarsi fra pochi mesi anche senza l’attuale main sponsor Openjobmetis, quel che conta - ora come ora - è scegliere che strada prendere, pubblicizzando poi tale scelta all’esterno in modo da attrarre eventuali interessati a entrare in società. Sempre che sia questo il sentiero che si deciderà di intraprendere. La palla, in ogni caso, è solo del Consorzio: oggi inizia la partita. Fabio Gandini
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