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  1. A vederlo oggi, quando si mette in posa dopo aver fatto piovere nei canestri avversari, più che tre mesi sembrano passati tre anni. Quindici dicembre 2016, Galliate Lombardo, Fattoria “Il Gaggio”, presentazione ufficiale del nostro: fuori una nebbia che cancella addirittura il lago, dentro una tristezza da funerale del basket. Dominique abbozza un sorriso davanti ai flash, poi viene sommerso dalle domande “nere” dei cronisti: «Ma lo sai che sei arrivato in una squadra che continua a perdere?». E quel sorriso scompare, come il lago in una giornata di nebbia. Riapparirà, eccome se apparirà. Dopo cinque vittorie consecutive all’attivo, un ruolino di marcia da capocannoniere e la primavera che bussa alle porte di Masnago. Storia di DJ, o Dom, o Nique: se volete farvelo amico non parlategli del suo recente passato («No, sull’Alba Berlino non vi dico nulla...»), né del suo prossimo futuro («Rimanere? Come faccio a dirlo ora?»). Basta il presente, basta un sorriso. Johnson, partiamo da un “fotogramma” che ci ha incuriosito: domenica, quando ha messo il canestro decisivo (la penetrazione con il fallo subito intorno al 40’) si è girato e lo ha dedicato alla panchina. Come mai? Il coach mi aveva detto nel time-out di pochi secondi prima che avevamo bisogno di un canestro e io mi sono concentrato per realizzarlo, per trovare quei due punti decisivi. Così mi sono girato e ho voluto dedicarglielo. Com’è il suo rapporto con Caja? Buono, da lui sto imparando molto. Si complimenta quando faccio bene, ma allo stesso tempo mi corregge ed è puntuale nell’aiutarmi quando sbaglio. Io prendo tutti i suoi insegnamenti ed i suoi consigli nella maniera giusta, perché so che con lui posso solo migliorare. È arrivato in un momento difficilissimo per la squadra e per la società, con un ambiente dimesso e risultati che non arrivavano. Lei stesso inizialmente pareva confuso, incapace di incidere. Ora è tutto diverso, è tutto cambiato... Era proprio l’inizio, avevo tante cose in testa e stavo cercando di abituarmi ad una nuova città e ad un nuovo gruppo. È cosi quando arrivi: hai nuovi rapporti da instaurare e cerchi di trovare un feeling con tutto e tutti. Ora ogni cosa va a gonfie vele, davvero. Anche il rapporto con i suoi compagni di squadra, dentro e fuori dal campo? Sì, siamo un funny team, una squadra divertente. Ci sono tantissime personalità diverse e spesso non è semplice conciliare tutte queste differenze. Però vedo uno spogliatoio unito: tutti comunicano e stanno bene insieme, anche fuori dal campo. C’è una bella chimica anche quando usciamo dal palazzetto, e quando c’è un bel rapporto fuori dal parquet non puoi che trovarti bene anche dentro. Cinque vittorie consecutive (Pistoia, Avellino, Pesaro, Brescia e Capo d’Orlando): qual è stata la più complicata a suo giudizio? Direi Brescia, soprattutto perché dopo il blocco del cronometro loro sono rientrati, ci hanno recuperato diversi punti ed erano molto vicini quando mancavano due minuti al termine. Potevamo chiudere facilmente quella gara, però si è trasformata nella più difficile quando il tabellone si è fermato e li ha fatti rientrare. I tifosi ammirano la sua capacità di segnare, ma allo stesso tempo la sua abilità difensiva: quanto è importante nel suo gioco l’applicazione in retroguardia? La difesa è parte del mio gioco ed ogni gara disputata qui è una dura prova: non è semplice marcare le guardie avversarie. Cerco di metterci energia: nella partita casalinga contro Pesaro, ad esempio, sono riuscito a concludere una bella giocata difensiva, costringendo il mio avversario oltre i 24”. Mi ha motivato, mi ha caricato parecchio quell’azione. Come si trova a Varese dopo questi primi tre mesi? Sono già passati tre mesi? Il tempo passa in fretta. Per ora molto bene. È stata dura all’inizio, ma mi trovo davvero molto bene. Dopo un periodo di adattamento ha preso le misure con il gioco ed il ritmo italiano: cosa ne pensa del nostro campionato? Sto acquistando familiarità, mi sto abituando, anche per quanto riguarda il metro arbitrale. Sono “quello nuovo”, e devo tanto ringraziare Massimo Bulleri che mi aiuta ogni giorno e mi riempie di consigli. Il “Bullo” ha esperienza, mi dice «quello lo puoi fare, quello no», è come un mentore, è un coach in campo. Ha chiaramente più familiarità di me con il campionato e mi guida in ogni azione. Comunque mi piace la lega italiana, devo dire: è più veloce di altre. Ecco: ha giocato anche in Polonia, Israele e Germania. Differenze? Come detto, quello italiano è il campionato più veloce. Quello turco non si adatta propriamente alle mie caratteristiche, in Germania il gioco è un po’ più controllato mentre qui riesco a giocare al mio ritmo. Il più fisico è sicuramente quello polacco, in Israele - infine - mi è sembrato di essere come a casa... Com’è stata la sua infanzia? Sono nato e cresciuto a Detroit, ma uscirne è stata una benedizione. Devo ringraziare mio padre che mi ha portato fuori dalla città, perché non so se sarei vivo in questo momento. Mi ha permesso di andare a scuola e di seguire la mia carriera. I posti che ho visitato lavorando sono incredibili, da piccolo mai avrei pensato che sarei andato all’estero a giocare a pallacanestro... Ora questa è la mia vita e non la cambierei mai. Quali sono i sogni per il prosieguo della sua carriera, Dominique? Mi piacerebbe vincere dei campionati. I traguardi individuali sono belli, ma quelli di squadra hanno un sapore diverso. Ho vinto una coppa in Polonia, sono arrivato alle Final Four in Israele, tutte esperienze che inserisco nel libro dei ricordi. I record individuali si possono superare, cancellare, mentre un campionato che hai conquistato non te lo porta via nessuno. Sarebbe un sogno. Domenica si va a Cantù, una match duro, sentito, storico: cosa sa a riguardo del derby? Me ne hanno parlato ma sinceramente non conosco di preciso la rivalità tra le due squadre. Però in questo momento, nella situazione che stiamo vivendo, ogni partita è importante, non solo quella con Cantù. Per quello che stiamo facendo ora ogni singolo match ha un suo significato. In ogni caso sono pronto e carico per affrontare il derby. Cosa si può fare per tenerla qui anche per la prossima stagione? È presto per parlarne. Ci mancano sei partite di campionato, voglio concludere la stagione al massimo, dando il meglio e cercando di aiutare la squadra a vincere ed a migliorare la classifica attuale. Non sto pensando alla prossima stagione, non lo farò fino a luglio credo. Tornerò a casa e solo a quel punto mi concentrerò su ciò che potrà accadere l’anno prossimo. Alberto Coriele e Fabio Gandini
  2. Sorriso aperto, mano calda e tanta voglia di integrarsi nel sistema Varese. La prima giornata al PalA2A di Dominique Johnson ha portato agli allenamenti biancorossi quella ventata di aria fresca auspicata con l'aggiunta di un volto nuovo all'interno di un gruppo "fiaccato" dalle sconfitte in serie (11 nelle ultime 13 gare). L'esterno ex Alba Berlino è un giocatore rodato e in forma - già tra i più "sprintosi" della seduta di ieri pomeriggio - ed anche se la burocrazia lo terrà ai box contro Reggio Emilia è parso intenzionato a inserirsi in fretta nel gruppo e nei giochi. Dopo le esecuzioni senza difesa degli schemi - con il vice Stefano Vanoncini a illustrargliene i dettagli - Johnson ha preso subito posto sul parquet di Masnago nei 5 contro 5 guidati da Paolo Moretti: prima da guardia, il suo ruolo naturale, nel quintetto delle riserve, e poi da ala piccola in quello dei titolari. «Il giocatore che ci serviva per garantirci punti e atletismo, ma confidiamo abbia anche doti di leadership per risolvere le situazioni nei momenti importanti - così il coach toscano ne illustra le qualità - A lui chiediamo di elevare il livello dei compagni: a fianco di un accentratore offensivo come Dominique ci sono elementi che potranno rendere al meglio. Farlo allenare subito con noi è un bene perché al di là dei problemi burocratici potrà fare conoscenza con i compagni e l'ambente». L'effetto Johnson si potrà infatti misurare soltanto a partire da domenica prossima a Trento, quando la guardia statunitense potrà debuttare in maglia biancorossa dopo aver espletato le formalità necessarie per il tesseramento (lunedì mattina ripartirà per la Germania per ritirare il visto presso il consolato di Francoforte, dovendo assistere dalla tribuna anche al match di Champions League contro Klaipeda). Domani e mercoledì toccherà ancora a Melvin Johnson, ieri utilizzato a sprazzi - fuori dai quintetti iniziali nei 5 contro 5 a tutto campo, tenendo sempre "caldo" sulla cyclette il ginocchio sinistro dolorante da 10 giorni - e certamente non nella condizione psicofisica ottimale per rendere al meglio con la fiducia di coach Moretti nei confronti del rookie di VCU che è progressivamente diminuita fino ai 3'42" disputati a Lione nonostante la partenza in quintetto: «Da qualche partita il suo impatto emotivo è progressivamente diminuito: mi prendo le mie responsabilità perché un allenatore deve mettere sempre i suoi giocatori nelle migliori condizioni per rendere e con lui non mi è riuscito. Resta a nostra disposizione per le prossime due partite, sperando che riesca a darci un impatto mentale più sostanzioso». Concetto che però si può estendere a diversi elementi del gruppo: il contraccolpo psicologico dell'inatteso scivolone nel derby contro Cantù è stata una sorta di assuefazione alla sconfitta manifestata nell'inespressiva prestazione sul campo di Villeurbanne. Senza la ventata di aria fresca portata da Dominique Johnson, l'Openjobmetis riuscirà a mettere in campo l'atteggiamento aggressivo richiesto da Paolo Moretti per fermare i mitraglieri di Reggio Emilia? E se l'encefalogramma dovesse restare piatto causando una ulteriore sconfitta casalinga, si avrà la forza di difendere squadra e soprattutto allenatore da una eventuale e reiterata contestazione da parte del pubblico? Così come già accaduto prima del derby, nessuno vuole pensare all'ipotesi peggiore, sperando di non farsi "tirare la giacca" dal precipitare degli eventi. Giuseppe Sciascia
  3. Una sola carta, per quanto altissima, per la svolta. Auspicando che si tratti di un asso, ma soprattutto che si combini al meglio con la "mano" che Paolo Moretti si è servito in estate. Dominique Johnson è sbarcato nel tardo pomeriggio di ieri a Linate e ha sostenuto le visite mediche in vista del primo allenamento odierno con i nuovi compagni. Ma per le note ragioni burocratiche dovrà tornare lunedì mattina in Germania per ritirare il visto, lasciando ancora posto a Melvin Johnson nelle due delicate gare casalinghe contro Reggio Emilia e Klaipeda. Per assicurarsi un elemento del valore del 29enne tiratore statunitense la Pallacanestro Varese ha compiuto uno sforzo notevole: quello stanziato per "Dom" - che percepirà un salario mensile pressoché triplo rispetto a quello del rookie da VCU - è stato l'extrabudget più elevato in 7 anni di gestione "Varese nel Cuore". Un costo supplementare che però rappresenta anche un investimento: per un club come quello biancorosso i risultati sportivi generano introiti in forma diretta attraverso gli incassi e in forma indiretta attraverso la promozione nei confronti di sponsor e soci vecchi e nuovi. Ma una volta utilizzato il tesoretto che CdA e consorzio hanno stanziato per risolvere la crisi attraverso un innesto di mercato, sono esclusi ulteriori interventi a titolo oneroso. Tale sarebbe ad esempio un eventuale cambio di allenatore, aggiungendo uno stipendio extra senza possibilità di transare l'accordo già in essere. Mossa comunque esclusa a più riprese e con vigore da tutte le componenti della società a partire dal d.g. Claudio Coldebella. D'altra parte, seguendo la logica dell' intervento correttivo effettuato per aiutare Moretti, non avrebbe senso mettere in discussione il coach toscano prima d'aver verificato l'impatto di Dominique Johnson sul telaio biancorosso. Dunque la società dovrà avere la forza di proteggere squadra e tecnico anche in caso di ulteriori sconfitte casalinghe contro Reggio Emilia e Klaipeda, in attesa che il fuciliere ex Alba Berlino possa debuttare il 18 dicembre a Trento. Poi toccherà all'esterno del 1987 garantire alla causa varesina le qualità annunciate, ossia doti offensive, leadership e personalità, permettendo a Maynor di concentrarsi maggiormente sulla costruzione della manovra, e aprendo spazi per Eyenga che non dovrà più essere prima punta del gioco a metà campo. Inoltre l'atleta congolese potrà spostarsi maggiormente nello spot di ala forte, riducendo l'attuale minutaggio evidentemente indigesto a Kristjan Kangur anche alla luce dell'assenza dell'alternativa Campani (visita di controllo prevista tra 10-15 giorni, difficilmente tornerà prima di metà gennaio). E se l'uomo della svolta non fosse sufficiente? Allora a Coldebella toccherà cercare operazioni a costo zero nel computo tra dismissioni e nuove entrate: al contrario degli allenatori - che hanno diritto a un solo tesseramento per ogni stagione sportiva - i giocatori possono riciclarsi altrove. Ma considerando che prima dell'esordio di Dominique Johnson serviranno altri 10 giorni, se ne parlerà - eventualmente e solo se necessario - nel 2017. Giuseppe Sciascia
  4. Firma sì, tesseramento ancora no. Dominique Johnson arriverà oggi a Varese, ma per il suo debutto in maglia biancorossa bisognerà attendere almeno una settimana. Impossibile superare gli scogli della burocrazia per consentire all'atleta statunitense di ritirare già oggi il visto necessario per poter esordire domenica contro Reggio Emilia. Il primo appuntamento disponibile presso il consolato italiano di Franco-forte non avverrà prima di lunedì: tempistiche ineludibili nonostantegli sforzi effettuati per bruciare le tappe dell'operazione, col rischio concreto che Johnson debba saltare anche il match di Champions League di mercoledì prossimo contro il Klaipeda per i termini alquanto lunghi (3 giorni lavorativi) richiesti dalla FIBA per perfezionare il tesseramento. Nel frattempo però la società di piazza Monte Grappa ha deciso di anticipare i tempi: Johnson si aggregherà già oggi pomeriggio al gruppo di Paolo Moretti, lavorando per inserirsi subito negli schemi e mantenere la condizione atletica dopo qualche giorno di inattività in seguito dal divorzio dall'Alba Berlino (ultima uscita mercoledì scorso in Eurocup), poi lunedì ripartirà per la Germania per espletare le formalità burocratiche. Nel frattempo toccherà ancora a Melvin Johnson, che domenica andrà a referto contro Reggio Emilia. Giuseppe Sciascia
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