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  1. Gianfranco Ponti è pronto a raddoppiare gli sforzi per costruire un settore giovanile di altissimo livello. Il "Ministro" del vivaio biancorosso prepara una nuova missione in Serbia per la prossima settimana. L'obiettivo è quello di definire una partnership formale con il Partizan Belgrado e chiudere l'accordo con un responsabile tecnico professionista (nelle scorse settimane è stato a Varese Milos Jokic, assistente della Nazonale Under 16 serba e tecnico del Flash Belgrado) che dalla stagione 2018-19 affianchi gli allenatori già in organico - a partire da Dodo Rusconi e Giulio Besio - per un progetto di alto livello internazionale. L'idea è quella di reclutale non soltanto nei Balcani - rinviata al 2018-19 per motivi burocratici l'aggiunta degli stranieri nelle categorie Under 15 e Under 16 - ma anche in Italia, avvalendosi di uno scout a tempo pieno oltre al nuovo responsabile professionista che giri la Penisola in cerca di talenti. «A regime il progetto è quello di aggiungere ai 2 o 3 elementi locali di valore che già abbiamo oggi in ogni gruppo 2 stranieri e altri 2 o 3 italiani per tutte le categorie, senza vincoli di varesinità o reclutamento da fuori provincia - spiega Ponti -. Ci dovremo lavorare nel tempo aumentando gli investimenti sul reclutamento e sulla struttura che coinvolga anche scout e preparatore atletico oltre agli allenatori. Però per creare una struttura di livello europeo che ogni anno produca elementi validi per la prima squadra non possiamo prescindere da questo percorso». Puntare su prospetti di alto livello da mettere in foresteria e tecnici professionisti significa ovviamente aumentare l'entità dell'investimento passando dai circa 250mi-la euro della stagione in corso a 350mila per il 2018-19, con l'obiettivo di arrivare a 450mila a pieno regime; si tratta comunque di risorse personali - o reperite - che non incidono minimamente sul bilancio della serie A. Allo stesso modo non saranno legati alla prima squadra gli investimenti sulla struttura - palestra principale e secondaria e palazzina per la foresteria - che Ponti vorrebbe costruire a Calcinate degli Orrigoni (ma ci sono problemi legati alle dimensioni dell'area, si attendono proposte alternative dal Comune): «Nulla di quello che vogliamo fare sarà effettuato con risorse sottratte alla prima squadra, si tratta di investimenti miei e di persone che mi appoggiano oltre a sponsor interessati a questo progetto - conferma l'imprenditore di Angera -. Per ora mi limito a seguire la squadra di Caja in qualità di tifoso; come tale, avendo a cuore la Pallacanestro Varese, ho contribuito personalmente al risanamento del bilancio (si parla di un extra "una tantum " da 250mila euro ndr). Logico che per i nostri progetti però è prioritario che la squadra resti in serie A; noi in ogni caso continuiamo a portare avanti iniziative che in ottica futura saranno fondamentali per la continuità a buoni livelli del club». Al momento dunque Ponti mantiene il suo ruolo di "appoggio esterno" alla Pallacanestro Varese, pur dall'interno del CdA della società di piazza Monte Grappa, senza aver ancora esercitato l'opzione di acquisto entro due anni del 20 per cento delle quote del club, prevista dall'accordo stipulato a luglio 2017: «Al momento porto avanti le iniziative legate al mio mandato sulle giovanili; su questo tema non ci sono novità, se ne parlerà dopo il 30 giugno o comunque al termine della stagione in corso» conferma il consigliere biancorosso. Giuseppe Sciascia
  2. C’è una Varese da vertice - per ora in Lombardia, l’obiettivo è di diventarlo in Italia - nel panorama cestistico giovanile. È l’Under 18 biancorossa, capace di schiantare l’Olimpia Milano con un perentorio 74-46 (Parravicini 20, Ivanaj 18, Montano 12, Garbarini 4, Besio 2, Seck 4, Van Velsen , Brotto, Nidola 3, Buzzi Reschini 8, Galbiati 1, Marson 2 i marcatori del gruppo guidato da Rusconi, Grati e Zambelli) nel match di esordio della seconda fase Gold del campionato Eccellenza. Un risultato eclatante nelle proporzioni, che ribalta i rapporti di forza acquisiti non solo a livello di serie A (Varese non batte Milano dal 2012-13, l’anno degli Indimenticabili) ma anche giovanile, considerando che nella fascia più alta dell’attività del vivaio i prealpini non battevano imeneghini dal lontano 2003-04 (era la squadra dei vari Bolzonella, Matteo Canavesi e Brian Sacchetti). Ma questo non basta a Gianfranco Ponti nell’ambito della sua iniziativa ad ampio raggio per la costruzione di un settore giovanile all’avanguardia in Italia e in Europa: «Bravissimi i ragazzi e lo staff tecnico che in tutte le categorie, oltre ai successi dell’Under 18, stanno ottenendo risultati eccellenti - afferma l’imprenditore di Angera - Però per arrivare a produrre i campioni del futuro per la serie A questo deve essere il punto di partenza e non di arrivo, l’obiettivo non è primeggiare in Lombardia ma in Italia». Proprio per questo motivo è così fondamentale il reclutamento - non soltanto quello estero, che per motivi legati alla frequenza scolastica slitterà a giugno 2018 con “innesto” dal 2018-19 dei tre prospetti individuati nei Balcani - per aumentare il livello di fisicità, e di conseguenza di competitività, dei gruppi attuali. «Il vivaio ha uno scopo sociale che vogliamo ovviamente mantenere: la base delle squadre giovanili resterà sempre composta da atleti varesini. Per conciliare gli obiettivi sportivi e quelli sociali serve una forte base locale sulla quale innestare qualche prospetto fisico e tecnico italiano o straniero a seconda delle opportunità. Gli elementi che vogliamo inserire servono ad integrare e non a sostituire i ragazzi locali; per costruire la Varese del futuro non conta la cittadinanza italiana o straniera, ma le qualità e la voglia di imparare». Per la prossima stagione, dunque, sono previsti ulteriori investimenti su tecnici e giocatori - anche di età superiore ai 2003 e 2004 in arrivo dai Balcani - per costruire un serbatoio Under 20 che possa dare immediato supporto alla serie A. Ma come si concilia un vivaio da vertice in Europa con una prima squadra che col budget attuale non può andare oltre le prospettive di una salvezza tranquilla? Ponti, già oggi in prima fila nel processo di risanamento dei conti del club, ribalta invece i termini della questione considerando il vivaio come l’unico mezzo per garantire un futuro importante a Varese: «O troviamo un mecenate che garantisce due milioni di euro all’anno, oppure investire sui giovani è l’unica strada nel medio periodo per mantenerci in serie A senza affanni. La prima squadra ha i suoi obblighi immediati, l’unica strada per crescere è quella di prepararci in casa i campioni di domani, cercando di anticipare i tempi rispetto ai 4 anni ipotizzati all’inizio del progetto per i primi prospetti in serie A. Per questo l’anno prossimo vorremmo tornare a fare l’Under 20 reclutando giocatori in grado di poter essere subito utili». Giuseppe Sciascia
  3. Giocatori e strutture, reclutamento e principi etici, budget e accoglienza: il nuovo progetto giovani della Pallacanestro Varese spiegato con dovizia di particolari e direttamente dalle parole di chi lo edificherà. Gianfranco Ponti, consigliere d’amministrazione con delega al settore giovanile, Fabio Colombo, responsabile del settore giovanile e del minibasket, e Dodo Rusconi, responsabile tecnico, dopo aver illustrato al cda biancorosso le linee guida di quella che sarà la loro azione futura, raccontano anche pubblicamente quello che hanno in mente per la base agonistica del settantennale sodalizio cestistico cittadino. Il percorso è iniziato a luglio, con il subentro di Ponti: dove vuole arrivare lo scoprirete nelle righe seguenti. I primi risultati Cominciamo da un risultato che ha dato plasticità ai primi mesi di lavoro, tecnico più che societario nel caso specifico. L’under 18 della Pallacanestro Varese allenata da coach Rusconi ha superato brillantemente la prima fase del campionato, qualifincandosi per quella interregionale. Un traguardo non scontato, soprattutto perché arrivato dopo un incipit non promettente: -23 in casa contro i cugini della Robur, che per la cronaca alla fine del girone sono arrivati dietro ai virgulti biancorossi. «Abbiamo iniziato per forza di cose tardi e in mezzo a diverse difficoltà, con un gruppo di 16 ragazzi che si è ridotto subito a 14 per il passaggio di due giocatori alla Robur (Iaquinta e Calzavara ndr) – spiega Dodo Rusconi - Siamo entrati sapendo che il focus dell’attività era quello di preparare i nostri giovani a un possibile futuro in serie A e quindi con l’esigenza di allenarli in modo diverso rispetto al passato. Come? Come si allenano i professionisti. La differenza sta nell’approccio, nell’insistere sull’attitudine difensiva, perché è la difesa che ti insegna a giocare in attacco. E poi, prima di ogni altro aspetto, conta la preparazione atletica: bisogna correre più degli altri, nel basket come in quasi tutti gli altri sport. Credo in questo fin da quando allenavo in Serie A: potevano darmi giocatori anche modesti tecnicamente, ma attraverso il lavoro sulla preparazione riuscivo a portarli a un livello superiore». Per l’under 18, e per tutte le altre selezioni, il percorso di crescita attraverso la nuova filosofia non sarà breve: «Il lavoro è stato per il momento impostato sull’ultima selezione – continua Rusconi - ma si cercherà di estenderlo anche alle under più verdi con la collaborazione degli altri allenatori: sarà un processo che richiederà tempo e punterà a dare un’organizzazione tecnica coordinata dalla base fino al vertice del settore giovanile». «Grazie a Rusconi e Colombo – interviene Ponti - il progresso dell’under 18 è stato rapido: partire da quel -23 e arrivare alla partita contro Legnano di questa settimana con la qualificazione già in tasca, eliminando Cantù e Robur, per me rimane una grande soddisfazione. Aggiungo che non ci siamo pianti addosso dopo aver perso Iaquinta e Calzavara, ma anzi abbiamo dato il benestare affinché gli stessi giocassero contro di noi durante la prima gara. Per ciò che concerne il lavoro societario mi preme ringraziare anche Claudio Coldebella, Toto Bulgheroni e Attilio Caja, sempre disponibili a venirci incontro nelle necessità della nostra attività». L’idea da sviluppare Entriamo nel vivo del progetto. Prima la meta dichiarata, poi la strada: «L’ambizione è di creare un settore giovanile che risponda agli standard di club blasonati come Real Madrid, Barcellona, Stella Rossa e Partizan, società con la quale a breve annunceremo un accordo di collaborazione – afferma l’imprenditore angerese - Non sarà facile, ma non saremo contenti se Varese non sarà almeno tra i primi tre vivai in Italia». Quattro le parole chiave: soldi, strutture, persone e conoscenza. Le ultime due afferiscono sia al capitale umano già in dote, sia a quello che verrà aggiunto tramite proficue collaborazioni con l’area della ex Jugoslavia. La base è stata posta: tre viaggi in Serbia, una spedizione slava a Varese di cui i giornali hanno già dato conto. «I vertici della nostra struttura hanno fatto un’ottima impressione agli addetti ai lavori che abbiamo incontrato. In Serbia ci hanno detto: “Avete un vero diamante e si tratta di Rusconi: allena come un allenatore serbo”. Loro conoscono il nostro passato e considerano Varese un brand ancora importante. Pertanto ci aiuteranno non solo permettendoci di avere dei loro giocatori da crescere, ma anche attraverso un interscambio di conoscenze, metodi e abilità, in particolare nel campo della preparazione atletica nel quale - per cura dei dettagli e professionalità - non sono secondi a nessuno. La strada è molto lunga ma ha un punto di arrivo: presentare a qualunque ragazzo, italiano o straniero, che dovesse scegliere la Pallacanestro Varese per costruire il suo futuro agonistico un’organizzazione pari alle squadre sopracitate». I giocatori stranieri Perché puntare anche (e sull’anche si veda il prossimo punto) sugli atleti stranieri? È sempre Ponti a ragionare a voce alta: «Perché attraverso la “contaminazione” con giocatori esteri che siano competitivi potremo far crescere meglio anche quelli italiani. L’obiettivo sarà di avere due stranieri per squadra (che è anche il limite imposto dal regolamento ndr) in ogni selezione, dall’under 13 all’under 18. Ci guadagniamo noi, ci guadagnano loro: con quattro anni di formazione trascorsi in Italia, questi giovani potranno diventare sportivamente italiani e avere prospettive più ampie per la loro carriera. Abbiamo appena raggiunto degli accordi di massima e contiamo di portare a Varese già due ragazzi nei primi mesi del 2018 (il termine ultimo per i tesseramenti è il 18 febbraio, ndr), in modo tale da non perdere la possibilità di iniziare il lavoro a partire da questa stagione agonistica. I tempi, però, sono corti e gli aspetti burocratici da affrontare sono molteplici. Aggiungo che non punteremo solo sugli atleti serbi o dell’area della ex Jugoslavia, ma anche al mondo ex sovietico e altrove». I giocatori italiani Estero ma anche Italia, perché le mire del reclutamento non saranno solo “esotiche”. Lo dimostrano due colpi già andati in porto. Il primo, quest’estate, risponde al nome di Lorenzo Naldini, prelevato da Cernusco sul Naviglio. Il secondo è Benjamin Noble, prospetto classe 2004 fresco di convocazione nel programma del Centro Tecnico Regionale curato da coach Guido Saibene, acquistato da Malnate: «Siamo riusciti a trovare un accordo con loro – afferma Fabio Colombo – Siamo contenti noi e sono contenti loro: è importante anche contare sulla soddisfazione delle società di provenienza». La scuola Il reclutamento, però, è un processo che non ha a che fare solo con il parquet. Dietro a un ragazzo, soprattutto straniero, che si trasferisce per iniziare una parabola nel basket ci sono tanti aspetti delicati da considerare. In primis la scuola: «L’aspetto scolastico per noi è e sarà fondamentale – continua Colombo - Siamo stati all’istituto Daverio Casula e abbiamo parlato con la preside Pizzato, la quale a braccia aperte ha sposato la nostra causa. Ciò significa che i giocatori che verranno da noi potranno frequentare questa scuola e anche il progetto che la stessa ha intrapreso con gli studenti stranieri in Italia. Stare in una classe con i pari età italiani può, almeno all’inizio, essere controproducente per un giovane straniero: il primo obiettivo deve essere quello di imparare l’italiano e tramite tale percorso specifico i nostri ragazzi saranno facilitati nel farlo. Al Daverio abbiamo trovato la collaborazione cercata, ma siamo in contatto anche con altre scuole con le quali avanzeremo il nostro progetto». L’accoglienza in famiglia Altra domanda di precipua importanza: dove andranno ad abitare i ragazzi reclutati e chi si occuperà di loro? Nel futuro c’è la creazione di una foresteria, nell’immediato il coinvolgimento delle famiglie: «Strada che considero migliore almeno per quanto riguarda i primi tempi del trasferimento – argomenta Gianfranco Ponti – Una volta ambientati possono anche andare in foresteria, ma ritengo che anche per un genitore sia più tranquillizzante l’accoglienza in famiglia». C’è un altro elemento da non sottovalutare: «Un punto a nostro favore sono le dimensioni di Varese. Per un padre o una madre è meglio mandare un figlio di 14 anni in una metropoli come Madrid, Barcellona o Milano o in una cittadina a misura d’uomo come la nostra?». L’etica nelle trattative Andiamo oltre. Rapporti con le società terze ed etica nelle trattative è un altro argomento evidenziato dalla nuova triade a capo del settore giovanile biancorosso: «A volte il problema sono i genitori, che si intromettono tra le società - è di nuovo Colombo a parlare – Non va bene: i genitori facciano semplicemente i genitori. Trovo assurdo che un padre venga da noi a dire “mio figlio gioca in un’altra squadra e vogliamo portarlo da voi”, cercando un accordo. E considero alla stessa stregua il contrario, cosa che abbiamo subìto sulla nostra pelle. Bisogna eliminare queste pratiche. Se a noi piace un giocatore, parliamo con la sua società: la famiglia poi deciderà, ma non sarà il primo interlocutore. Il cambiamento etico è fondamentale, anche per evitare gli screzi che ci sono stati negli ultimi anni». Le strutture Quello delle strutture è capitolo da cerchiare in rosso, perché «la loro disponibilità e qualità rendono credibile un progetto. E chi collaborerà con noi dall’estero pretende un upgrade importante sotto questa prospettiva» dice Ponti. Attualmente a Varese non esistono luoghi per fare sport in linea con le nuove ambizioni della Pallacanestro Varese: bisogna costruire. La zona sarà quella di Calcinate degli Orrigoni, vicino alla “cittadella sportiva” che al momento conta campi da calcio, di atletica e da beach volley: «Abbiamo più volte incontrato il Comune – afferma il “ministro” dell’attività giovanile varesina - e stiamo aspettando una conferma sugli spazi che avremo a disposizione per realizzare le nostre idee, che sono in primis quelle di edificare una palestra che sia anche la nostra sede e una foresteria vicino a essa. Serve una superficie ampia e dalla risposta del Comune capiremo se quello individuato è il posto adatto. Il progetto degli architetti è già nero su bianco, abbiamo avuto contatti con una banca per un finanziamento e l’intenzione è coinvolgerne anche un altro paio: dal giorno in cui ci daranno le autorizzazioni contiamo di realizzare l’opera entro 18/24 mesi». Qualche settimana fa si era parlato anche dei costi: 2,5 milioni circa per palestra, uffici e un campo esterno. Il budget A proposito di costi: per crescere bisogna spendere. Lo si è scritto prima ed è lo stesso Ponti a dichiararlo: «Noi oggi abbiamo un budget su base annuale di circa 250/300 mila euro, difficilmente comprimibile. L’idea è quella di arrivare più o meno al doppio. Se partiamo con il nostro progetto è perché i soldi ci sono: i miei e quelli che garantirò tramite gli sponsor». Fabio Gandini
  4. Vento dai Balcani nelle vele della Pallacanestro Varese per dare corpo al progetto di Gianfranco Ponti indirizzato al potenziamento il vivaio con l'innesto di giovani prospetti stranieri da fidelizzare e "italianizzare" in ottica futura per la serie A. La collaborazione instaurata con l'agente serbo Alexsandar Raskovic, ospite nelle scorse settimane dal PalA2A, porterà nei prossimi giorni in città un totale di 7 atleti delle annate 2002, 2003 e 2004 che proveranno con la società di piazza Monte Grappa. Ad inaugurare l'elenco degli sbarchi sarà oggi Balsa Jokic, 14enne ala montenegrina del KK Kotor (ossia Cattaro, storico porto della Repubblica di Venezia) che ha già vestito la maglia della sua Nazionale allo Slovenia Ball 2017. Tra domani e la prossima settimana arriveranno altri sei elementi di varia estrazione tra le diverse repubbliche dell'ex Jugoslavia: in parte si tratta di atleti già visionati da Dodo Rusconi, Fabio Colombo e Gianfranco Ponti in occasione della missione del mese scorso a Belgrado, cui si aggiungeranno altri "rinforzi" che saranno visionati al PalA2A per stabilirne le potenzialità future. I talenti balcanici svolgeranno inizialmente un lavoro individuale con Dodo Rusconi e Andrea Meneghin e poi effettueranno alcuni allenamenti con i gruppi Under 18 e Under 16. Dopodiché staff tecnico e dirigenza del vivaio tireranno le somme, valutando quali e quante operazioni portare a termine: le formalità burocratiche - tra le opportune pratiche per il trasferimento internazionale presso la FIBA, e le iscrizioni scolastiche per ottenere il visto indispensabile per il tessaramento FIP - sono corpose e non immediate. E c'è un vincolo temporale ineludibile da tenere presente nell'iter dell' acquisizione della formazione sportiva che permetterebbe in futuro a Varese di schierare in quota italiani in serie A i giovani prospetti stranieri cresciuti nel proprio vivaio. L'italianizzazione tecnica è acquisibile secondo le regole FIP disputando 4 stagioni nei campionati giovanili tricolori, con un minimo di 14 partite a referto nell'annata sportiva: se le pratiche per il tesseramento saranno sbrigate entro Natale, ci sarà ancora tempo per sfruttare il 2017-18 come "anno uno", altrimenti si dovrà rimandare al 2018-19. «Si tratta di un mix eterogeneo tra lunghi, ali ed esterni di diverse annate e nazionalità che valuteremo con attenzione nelle prossime settimane - spiega Gianfranco Ponti - Dovremo andare di corsa per riuscire a portare a termine l'operazione già quest'anno, al massimo comunque inseriremo due elementi per ogni gruppo per non mandare cattivi messaggi ai ragazzi che stanno facendo molto bene già ora». Il "ministro" delle giovanili biancorosse esprime la sua soddisfazione per i primi tre mesi di lavoro del nuovo corso: «Allenatori e atleti si stanno dando molto da fare: ogni 15 giorni i tecnici si riuniscono per discutere e confrontarsi, c'è un clima di entusiasmo che accomuna vecchi e nuovi, vedremo se gli eventuali nuovi innesti porteranno ulteriore linfa». Giuseppe Sciascia
  5. Il progetto Varese ha convinto Alexander Raskovic, rinomato agente serbo (nella sua scuderia giocatori del calibro di Bogdan Bogdanovic, stella della nazionale balcanica e dei Sacramento Kings) e vice presidente dell’agenzia Wasserman. Vantaggi reciproci Per il settore giovanile biancorosso è pronta una decina di ragazzi serbi, che arriveranno sotto al Sacro Monte – in diverse tranche – a partire dai prossimi giorni e verranno valutati dall’area tecnica: i più meritevoli entreranno a far parte del vivaio della Pallacanestro Varese e ivi proseguiranno nella crescita. Con vantaggi per ambo le parti: per Varese la possibilità di allargare i propri orizzonti e di “farsi” un nuovo nome all’estero, nonché in prospettiva di poter godere dei diritti di formazione (anche economici) di giocatori eventualmente pronti per il campionato italiano o per altri campionati europei, senza sottovalutare l’impatto e lo stimolo positivo di una “contaminazione” sugli atleti autoctoni del settore giovanile; per l’agente soprattutto la chance di dare una “scuola” italiana ai suoi giocatori con potenziali benefici anche sul passaporto degli stessi e quindi un mercato più ampio una volta diventati professionisti. I nomi dello staff (a partire da quello di Andrea Meneghin), le volontà di investimento di Ponti e l’intenzione di dotare la città di una nuova palestra e di una foresteria (progetto già messo nero su bianco e sul tavolo del Comune, come già anticipato sulle nostre colonne): sono questi gli elementi che hanno convinto Raskovic, che ieri era al PalA2A in compagnia dell’imprenditore di Angera, di coach Dodo Rusconi, di Fabio Colombo e Massimo Ferraiulo: «Quando Ponti (che è un amico con cui sono entrato in contatto tramite amici comuni) mi ha detto che avrebbe iniziato un nuovo progetto giovanile con Varese ho deciso di conoscere tutti gli aspetti dello stesso, ed è anche per questo che sono qui – ha dichiarato l’agente - Sono molto felice che voglia impegnarsi in una strada di sviluppo che in Italia non esiste dai tempi della Benetton Treviso con la Ghirada e in una città come Varese che ha fatto la storia del basket. Alla pallacanestro italiana serve una “scuola” come quella che ha in mente Gianfranco». La presenza del Menego In merito agli accordi tra le parti: «Non la chiamerei una vera partnership, perché un termine del genere si porta dietro il concetto di esclusività: con il mercato aperto, invece, tutti gli agenti dovrebbero poter aver accesso a un’idea come quella di Varese per far crescere i loro giovani, con questo programma e con le persone di esperienza che lo porteranno avanti. Sono molto contento, per esempio, della presenza di Andrea Meneghin tra gli allenatori, per il suo nome, per quello di suo padre e per le qualità che può insegnare ai giovani. E poi uno come lui può dare la possibilità ai ragazzi di identificarsi in una storia e nella pallacanestro italiana. E questa è una cosa fondamentale». Quindi fiducia in Varese? «Sì, anche se niente verrà costruito dal giorno alla notte. Ci vorrà del tempo, forse anni, ma quello della Pallacanestro Varese è un progetto in cui credo». Fabio Gandini
  6. Pallacanestro Varese e Robur et Fides tornano a dialogare nell'ottica di un'efficace "convivenza civile" tra le due maggiori società cittadine. Clima disteso e collaborativo nel primo incontro tra il nuovo "ministro" del settore giovanile Gianfranco Ponti - accompagnato da Fabio Colombo - e la delegazione del club di via Marzorati (composta da Adalberto Tessarolo, Marco Osculati, Angelo Monti e Cecco Vescovi) che si è svolto venerdì scorso. Sul tavolo c'erano le posizioni di vari atleti tesserati per il sodalizio di piazza Monte Grappa che nel 2017/'18 potrebbero giocare con la maglia gialloblù: Varese girerà in prestito 11 atleti di diverse età alla Robur et Fides, che dovrà formulare una proposta economica per l'acquisto a titolo definitivo dei due atleti dell'annata 2001 - Calzavara e Iaquinta - che hanno chiesto il trasferimento in via Marzorati e si stanno allenando con gli Under 18 di Andrea Triacca. All'atto pratico, entrambe le società porteranno avanti i rispettivi progetti giovanili, dialogando sui casi singoli come accadeva stabilmente dal 2015. Non un accordo formale come quello del 2013/'14 sfruttando il "laboratorio Campus", nel quale avevano giocato fianco a fianco i prodotti di entrambi i vivai, ma una partnership "leggera" all'insegna del buon senso che servirà prima di tutto a garantire a ciascun giovane prospetto la possibilità di proseguire l'attività cestistica. «Personalmente non credo nei prestiti, né in entrata né in uscita, al di là degli accordi raggiunti in precedenza, dunque l'idea è ragionare con spirito costruttivo sui definitivi. La regola del nuovo corso sarà questa, assieme ad un codice di comportamento per i genitori. Con la Robur vogliamo comunque mantenere rapporti di buon vicinato» conferma Gianfranco Ponti, che la prossima settimana sarà a Belgrado per provare a stringere i primi accordi internazionali utili sia per le giovanili (con la possibilità di aggiungere elementi futuribili e ancora in grado di conseguire la formazione italiana, dunque dai 16 anni in giù) che eventualmente per la prima squadra. «Da parte nostra la disponibilità è massima valutando interscambi di atleti se entrambe le parti considereranno utile per la crescita tecnica dei singoli - aggiunge Claudio Corti, responsabile della sezione basket del club di via Marzorati -. Di fatto si è ripreso quel discorso instaurato fino a due anni fa, che nella scorsa annata, al di là dei quattro prestiti nostri aggregati alla C Silver biancorossa, non si era potuto portare avanti per diversi motivi». Allo stesso tempo il dirigente della prima squadra della Robur ha instaurato un dialogo costruttivo con Claudio Coldebella in occasione della possibile partnerhsip per l'affare Laganà (poi sfumato per la scelta dell'esterno del 2000 di accasarsi a Capo d'Orlando). Il taglio più giovanilistico della serie B griffata Coelsanus fa del gruppo di Cecco Vescovi lo sbocco naturale dei prodotti del vivaio della Pallacanestro Varese: tra la rivoluzione del 2016 in casa Robur e quella del 2017 delle giovanili biancorosse la scintilla non è potuta scattare, sarà la volta buona nel 2018? Giuseppe Sciascia
  7. «Vogliamo portare in prima squadra i ragazzi che escono dalle giovanili, se non accade avremo fallito». In poche parole, Gianfranco Ponti fissa l’obiettivo e allo stesso tempo il motivo del suo ingresso in Pallacanestro Varese. Da giovedì scorso, è ufficiale l’ingresso nel CdA dell’imprenditore varesino che, dopo un lungo corteggiamento, ora è parte integrante della società biancorossa. In che modalità? Presto spiegate attraverso le parole del presidente del consorzio Alberto Castelli: «Ponti entra in consiglio d’amministrazione sino all’approvazione del bilancio al 20 giugno 2019, ossia la scadenza naturale del consiglio in essere. A fronte di ciò, ha deciso di apportare una sponsorizzazione di 200mila euro per esercizio. Avrà una delega totale al settore giovanile ed il suo apporto economico entrerà in bilancio ma verrà destinato appunto al settore giovanile». E prosegue: «Rimarrà in consiglio con la facoltà di sponsorizzare per due ulteriori anni fino al 2021 (facoltà e non obbligo). Diventerà obbligo qualora Gianfranco decidesse di entrare a far parte della compagine societaria: il Consorzio ha infatti rilasciato un’opzione per l’ingresso in società con una quota del 20%, che se esercitata prolungherebbe automaticamente l’accordo fino al 30 giugno 2021». Lo stesso Castelli, a chiusura del suo intervento, aggiunge alcune personali considerazioni su una trattativa che ha condotto in prima persona su mandato dell’assemblea dei proprietari: «Siamo molto contenti del risultato raggiunto. Come sapete la trattativa è iniziata 4/5 mesi fa con i primi contatti. Il 16 marzo ho ricevuto dal Consorzio la delega ad approfondire il discorso sull’ingresso di nuovi soci: da allora è iniziato un lungo lavoro del cui risultato sono molto contento. Ci tengo a sottolineare che Pallacanestro Varese non ha ceduto un ramo d’azienda, perché Ponti entra con delega totale al settore giovanile e di quello si occuperà in qualità di consigliere. Alla base del rilascio dell’opzione per l’ingresso in società c’è l’idea che la base societaria si allarghi progressivamente, tutti noi ci auguriamo di poter parlare tra un anno o più di una compagine societaria più ampia. La condizione fondamentale è che la Pallacanestro Varese possa andare avanti e vivere nel migliore dei modi. Nel prossimo mese Ponti valuterà se esercitare l’opzione, che è unilaterale perché il Consorzio la sua scelta l’ha già fatta». «In tanti al lavoro insieme» La parola, poi, è passata a Gianfranco Ponti: «Quando Castelli parla di Gianfranco Ponti parla di diverse persone, bisognerà riuscire a mettere insieme dal punto di vista operativo le risorse che già ci sono con qualche nuovo inserimento. L’accordo, come raccontato da Castelli, è stato fatto così per questioni di tempo perché l’acquisto di una quota presuppone un bilancio da cui partire ed era impossibile iniziare la stagione senza sapere cosa sarebbe successo. Il “dire si fa” grazie a persone come Vittorelli, Villa (presidente del trust Il Basket Siamo Noi), Bulgheroni, oltre ai consulenti che sono intervenuti da parte mia, Donnini, Salvadè e Armocida. Almeno una ventina di persone hanno lavorato insieme per quattro mesi per arrivare alla conclusione. Penso che tutte le risorse che ci sono vadano valorizzate. Il nostro obiettivo è portare i ragazzi che escono dalle giovanili della Pallacanestro Varese in prima squadra, se questo non accade abbiamo fallito». «Innesto importante» La “benedizione” è giunta anche dal presidente Marco Vittorelli: «Voglio dare il benvenuto a Gianfranco Ponti, siamo contenti di questa decisione. Sarà determinante avere idee chiare e persone che si dedicano a Pallacanestro Varese. Il suo ingresso darà spinta al nostro sviluppo, oltre a liberare qualche risorsa per la prima squadra. Ringrazio tutti perché è stato un lavoro complicato, che porta però ad un innesto importante dal punto di vista qualitativo e quantitativo». Citazione cinematografica per il presidente del trust Luca Villa: «Chiamerei questa occasione “back to the future”, vedo questa tappa come uno snodo tra passato e futuro straordinario. Mi fa onore essere a questo tavolo insieme a dei personaggi straordinari, la figura di Ponti credo dia ulteriore marcia a questo processo di crescita». Last, but not least, Dodo Rusconi che rientra in società dopo tanti anni: «Sono determinato per questo progetto, il mio compito sarà allenare e crescere giocatori che siano nel più breve tempo possibile pronti per la prima squadra. Bisogna trovare le motivazioni giuste per creare una nuova mentalità». Sulle questioni pratiche del settore giovanile è intervenuto di nuovo Ponti: «È presto per il reclutamento, ma potrà essere sia sugli italiani che sugli stranieri, purché si tenga conto della regola dei 4 anni sulla formazione. Io mi impegno a mettere i soldi senza alcun vincolo di maglia, il mio impegno finanziario resta ma sono disposto a mettere sulle maglie delle giovanili il nome di chiunque si faccia avanti». Alberto Coriele
  8. La Pallacanestro Varese spalanca le porte a Gianfranco Ponti, oggi mecenate del settore giovanile per rilanciare la storica tradizione del vivaio biancorosso, ma domani auspicabilmente socio forte a fianco del consorzio. Dopo quasi 5 mesi di trattative, Alberto Castelli, Toto Bulgheroni (al centro col nuovo dirigente) e Luca Thomas Villa - rispettivamente l'artefice dei primi contatti, l'anfitrione degli incontri successivi e colui che ha trovato la formula dell' accordo presentato ieri - hanno potuto festeggiare ufficialmente l'ingresso dell'imprenditore di Angera nella stanza dei bottoni ella società di piazza Monte Grappa. Il presidente di "Varese nel Cuore" ha illustrato i dettagli operativi dell'operazione: l'accordo siglato giovedì scorso è valido fino al 30 giugno 2019, e prevede un contributo annuo di 200mila euro da parte di Gianfranco Ponti (il budget delle giovanili si aggirerà attorno a 250mila - nel 2016-17 erano imputati a bilancio 225mila euro, di cui poco più di 150mila come spese effettive per il vivaio - contando anche altri introiti da quote e camp). L'imprenditore è entrato nel CdA della società di piazza Monte Grappa con delega alla gestione tecnica e finanziaria del settore giovanile; l'accordo prevede una opzione di estensione della gestione del vivaio fino al 30 giugno 2021, che scatterà automaticamente se Ponti eserciterà l'opzione di acquisto del 20 per cento delle quote della Pallacanestro Varese entro i prossimi due anni. Auspicio dei vertici del consorzio è che la ventilata ipotesi dell'ingresso di Ponti in modalità "socio forte" sia soltanto rinviata:«L'opzione è solo in favore di Ponti, la nostra scelta è già fatta: l'idea che la base societaria si allarghi con un socio forte è insita in questa clausola - conferma Castelli - Allargare la base societaria è fondamentale per continuare l'attività nel migliore dei modi». E lo stesso "ministro" delle giovanili a spiegare il tecnicismo che ha fatto slittare il suo ingresso nel capitale societario:: «L'accordo in queste forme nasce per vincoli temporali: l'acquisto di una quota presuppone la presenza di un bilancio ma una società sportiva lo chiude al 30 giugno e avrebbe significato rinviare all'autunno. Per quest'anno saremo un po' di corsa, ma l'obiettivo a lungo termine è portare dei ragazzi del nostro vivaio in serie A: se non ci riusciremo avremo fallito il compito». L'impegno finanziario di Ponti sarà diretto, senza alcun vincolo di marchio: possibile dunque la conferma dello sponsor Teva se la multinazionale che compare anche sulle maglie della serie A finalizzerà le operazioni di rinnovo dell'accordo. Con il nuovo consigliere biancorosso arriveranno le varie figure tecniche e dirigenziali che lo accompagnavano nell'avventura al Basket Ignis, a partire da Dodo Rusconi che dopo essere stato giocatore, allenatore della serie A e dirigente della Pall.Varese si rimette in gioco a 71 anni come uomo di punta della nuova area tecnica: «L'idea è produrre nel più breve tempo possibile atleti validi per la prima squadra: Varese ha prodotto centinaia di giocatori, non è possibile che da questa città non escano più prospetti da vertice. Sono cambiati i tempi e dobbiamo trovare le soluzioni giuste per dare mentalità e sviluppare l'aspetto atletico dei ragazzi». Sullo sfondo spuntano ipotesi di reclutamento nazionale e internazionale e creazione di una foresteria; l'auspicio espresso da Castelli e Toto Bulgheroni è che il "virus" della passione biancorossa si propaghi dalle giovanili alla serie A. «Il settore giovanile è una risorsa importante per la Pallacanestro Varese, e la presenza di un budget abbastanza consistente per un vivaio degno di questo club è un'ottima cosa - conferma Toto - Sono fiducioso che Ponti verrà contagiato dalla passione per occuparsi della società, aiutarci a trovare nuovi sponsor e promuovere lo storico brand della Pallacanestro Varese». Giuseppe Sciascia
  9. La notizia in realtà non c’è, soccorre l’ufficialità. Gianfranco Ponti è un nuovo consigliere d’amministrazione della Pallacanestro Varese: ieri le firme dopo la ratifica del cda di piazza Monte Grappa e di quello di Varese nel Cuore. Tutto, nella giornata appena trascorsa, è andato secondo programma, chiudendo una trattativa durata mesi e delineando una svolta importante (nel presente e potenzialmente anche nel futuro: nel contratto tra le parti c’è l’opzione per l’acquisto del 20% delle quote societarie) nella storia del sodalizio cestistico cittadino. Dall’imprenditore di Angera passerà la gestione del settore giovanile, che per alcuni versi assume la forma di uno “spin off” della società madre: indipendenza di costi e investimenti (250 mila euro annui garantiti) dal patrimonio societario, nuovi dirigenti dedicati in entrata, accordo di gestione a scadenza temporale (due anni più opzione per altri due), con l’organicità della struttura assicurata - tuttavia - dalla presenza di Ponti nel consiglio di amministrazione di piazza Monte Grappa. Il nuovo organigramma Con lui spazio anche a Dodo Rusconi - per il coach si tratta di un ritorno lì dove ha fatto la storia sia da giocatore che da allenatore, con l’ultima panchina occupata all’inizio della stagione 2003/2004 - e a Fabio Colombo, anch’egli parte delle Varese leggendarie del passato: il primo sarà direttore tecnico delle giovanili, il secondo agirà da responsabile amministrativo e organizzativo. Rusconi avrà compiti da supervisore, non tanto degli allenatori delle singole selezioni (che almeno per questa stagione, salvo volontarie defezioni, non verranno cambiati) ma della “filosofia” (tecnica, gestionale e afferente alle modalità di allenamento) che connoterà il nuovo corso. Nulla di certo si sa, invece, su destino ed eventuali future mansioni delle figure apicali del settore giovanile attualmente in organigramma, compresi Max Ferraiuolo (che negli ultimi anni ha ricoperto la carica di responsabile generale) e Giulio Besio (quest’anno responsabile tecnico). Il ruolo di trait d’union tra le partizioni societarie sarà in capo a Claudio Coldebella, con cui Ponti e i nuovi dirigenti avranno un confronto continuo. Gli altri dettagli organizzativi verranno svelati lunedì, nel corso di una rassegna stampa cui prenderanno parte il nuovo consigliere e il presidente del Consorzio Varese nel Cuore Alberto Castelli, l’altro protagonista della lunga genesi dell’accordo. Lunedì il primo incontro Sempre lunedì, l’imprenditore di Angera, Rusconi e Colombo si presenteranno in quelli che saranno i loro nuovi uffici nei meandri del PalA2A, iniziando i colloqui con tutti i dipendenti del vivaio varesino: l’obiettivo è quello di iniziare a “capire” la struttura per valutare anche l’opportunità di ulteriori modifiche. Una novità è già sicura: come anticipato da queste stesse colonne, non ci sarà più l’under 20, la squadra più “anziana” del settore giovanile che partecipava al campionato di C regionale. I termini per l’iscrizione al torneo sono scaduti venerdì scorso, e la stessa non è stata rinnovata. Fabio Gandini
  10. Oggi il settore giovanile, entro i prossimi 12 o 24 mesi una quota della società. Il patto in via di definitiva messo a punto tra la Pallacanestro Varese e Gianfranco Ponti prevede una prima tappa immediata relativa alla gestione del vivaio e un secondo step - al momento solo auspicato - con una progressiva condivisione di oneri e onori nella governance del club. La prima parte sarà concretizzata con la firma del contratto pluriennale - due anni garantiti con opzione per altri due - che dovrebbe avvenire già domani una volta sistemati gli ultimi dettagli individuati dai rispettivi professionisti. Di fatto la gestione del settore giovanile sarà interamente trasferita a Gianfranco Ponti, che avrà poteri assoluti sia a livello organizzativo che tecnico nello stabilire le strategie future del vivaio. La dirigenza di piazza Monte Grappa ha indicato nel d.g. Claudio Coldebella il trait d'union tra la Pallacanestro Varese e la sua cantera, la cui resposabilità sotto ogni profilo - a partire da quello finanziario, con un investimento iniziale di 250mila euro - farà capo all'imprenditore di Angera. L'insediamento dovrebbe avvenire entro la fine della prossima settimana, e al momento c'è grande curiosità per capire come verranno definiti incarichi e ruoli del nuovo corso. Ponti si porterà in dote dall'attuale esperienza del Basket Ignis 1960 Dodo Rusconi e Fabio Colombo, rispettivamente responsabile tecnico e organizzativo del sodalizio nato nel 2016 grazie al patrocinio del futuro "socio forte" della Pall. Varese. Che prendendo in carico la gestione del vivaio a luglio inoltrato, partirà dall'idea di dare continuità per il 2017-18 alla struttura già esistente, inserendo però i suoi uomini di fiducia nello staff tecnico e organizzativo al momento composto da Giulio Besio (responsabile delle giovanili sotto contratto per le prossime due stagioni), Paolo Nico-a e Andrea Sterzi cui si aggiungono Gianfranco Pinelli come responsabile Minibasket, e Massimo Ferraiuolo responsabile organizzativo dell'intero settore. Le idee di Ponti per lo sviluppo sono interessanti: la somma stanziata rappresenta un upgrade rispetto al passato (nel 2016-17 a bilancio 225mila euro, contando però voci non del tutto legate all'attività giovanile), e nelle indicazioni dell'imprenditore di Angera ci sono investimenti mirati su prospetti in grado di diventare giocatori di serie A, sfruttando entrature internazionali importanti soprattutto all'Est. Negli ultimi mesi intanto la coppia Ferraiuolo-Besio ha lavorato bene sul territorio, costruendo una interessante rete di contatti (da Verbano a Malnate, passando per Fagnano Olona, Gallarate, Cerro Maggiore e Cassano Magnago) per interscambio di giocatori in uscita dalle giovanili e per talenti fisici delle fasce basse. E inoltre c'è da riaprire il canale con la Robur et Fides che quest'anno non ha dato frutti alla luce delle tempistiche divergenti tra la costruzione della prima squadra della Coelsanus e il passaggio di consegne nel vivaio biancorosso. Tra rapporti con il territorio e definizione dell'organigramma, c'è grande attesa per le prime "scelte di campo" della nuova gestione Ponti... Giuseppe Sciascia
  11. [size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Varese è grande con i piccoli. Ma quando crescono, non riesce a confermarsi e diventa piccola con i grandi. Portare due squadre tra le migliori otto d'Italia a livello Under 15 (oggi a Bassano la sfida Teva-Coelsanus nei quarti), nonostante un bacino d'utenza di poco più di 80mila abitanti, ribadisce l'elevatissima qualità del movimento cestistico di base di quella che si conferma una vera e propria "Basket City". [/color][/font][/size]   [size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]La qualità elevata espressa da Pallacanestro Varese e Robur et Fides con l'annata 2001 non è un caso isolato: dal 1998 a oggi sono arrivati 9 scudettini giovanili, 7 dei quali conquistati nelle categorie più basse, dall'Under 13 all'Under 15. Ma a fronte dei successi, la produzione di giocatori per la serie A è stata relativamente modesta: ad affacciarsi nel massimo campionato dai vivai di Varese sono stati l'ormai 32enne Federico Bolzonella e il 30enne Matteo Canavesi, mentre molti dei prospetti "scudettati" con le giovanili varesine (da Lorenzo Gergati a Niccolò Martinoni, passando per Marco Passera) hanno poi vestito negli anni la maglia della Pallacanestro Varese ma oggi sono scesi in A2, pur con ruoli da protagonisti. [/color][/font][/size]   [size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Per quale ragione la diffusione capillare del basket in provincia di Varese (la migliore d'Italia nel rapporto tra abitanti e tesserati minibasket) non permette poi lo sviluppo di prospetti da serie A? Il supervisore delle giovanili biancorosse Massimo Ferraiuolo scinde la questione in due parti: «Da un lato la qualità del nostro movimento di base è molto elevata e permette di avere gruppi che, nelle categorie in cui il reclutamento è su base locale, sono competitivi per il vertice. Dall'altro, però, non si riesce a sviluppare il talento nella parte finale del percorso giovanile. Proprio per questo confidiamo molto nel nuovo accordo con la Robur et Fides, che permetterà di seguire i prospetti nel periodo decisivo, dai 18 ai 23 anni, accompagnandoli con percorsi personalizzati all'ingresso del mondo senior». Concetto condiviso pienamente dal responsabile delle giovanili della Robur, Giovanni Todisco: «Dalla quantità degli iscritti al minibasket si arriva alla qualità dei gruppi delle prime annate giovanili; ora vogliamo esportare il concetto con questa collaborazione che permetterà a ciascuno di esprimersi nelle 4 prime squadre disponibili tra A, B, C Silver e D al livello più adatto al suo sviluppo, riuscendo a portare ognuno al massimo del suo potenziale». [/color][/font][/size]   [size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Per il nuovo coordinatore del minibasket varesino Gianfranco Pinelli ci sono però anche responsabilità ed errori da parte delle società: «Il minibasket funziona ancora benissimo. Poi, però, negli ultimi 15 anni ci sono stati errori evidenti: ricordo che negli anni '80 una squadra con sei varesini più Sacchetti, B osti li e due stranieri disputò diverse finali, e negli anni '90 Meneghin ma anche Giadini hanno firmato la Stella. Quegli allenatori con i loro metodi non erano così incapaci, ma le società hanno fatto scelte diverse. E i risultati non danno loro ragione...». [/color][/font][/size]   [size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Giuseppe Sciascia[/color][/font][/size]
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