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  1. Se non ha già stabilito due record, poco ci manca. Con i suoi 198 centimetri di altezza e i 40 anni appena compiuti, Matt Brase è uno dei più alti e dei più giovani allenatori nella storia della Pallacanestro Varese. Parlata fluente, inglese-americano tuttavia ben comprensibile, polo della società, sorriso stampato in volto e calzini rivedibili, il nuovo tecnico della Openjobmetis si è presentato nella sala stampa di Masnago, a una settimana dal suo arrivo in città. Con lui Paolo Galbiati, il coach lombardo (le sue parole in un altro articolo) che la società ha preso con il compito di allenatore associato così da accompagnare Brase in un torneo e in un mondo a lui sconosciuto. Brase, tra le consuete parole di circostanza (tutte le domande e le risposte sono disponibili nel liveblog raccolto in diretta dal nostro giornale) ha segnalato anche qualche concetto interessante, soprattutto per quanto riguarda la Openjobmetis che vedremo correre – e, si spera – vincere sul parquet. «Non giocheremo a small-ball, giocheremo a pallacanestro» spiega il 40enne di Tucson, Arizona, per rafforzare un concetto ripetuto due volte. La prima quando gli viene chiesto del rapporto con Mike D’Antoni che fu suo “capo” ai Rockets e che è un profeta del gioco “a mille all’ora”. La seconda quando arriva l’obiezione più classica di questa estate: «Non teme di avere una squadra troppo leggera nel reparto lunghi?». «Non sono per nulla preoccupato di ciò e sono contento del roster che abbiamo creato – dice Brase – Attenzione però: non giocheremo a small-ball ma giocheremo a pallacanestro. I nostri cinque uomini in campo proveranno a eseguire quello che avremo preventivato in sede di preparazione della partita e innanzitutto partiremo dall’aspetto difensivo che è importante e che servirà per costruire la successiva azione in attacco. Abbiamo questa etichetta di “small ball” ma non ci dobbiamo fermare a un tipo solo di gioco». Per realizzare le proprie idee (e quelle di Scola e Arcieri), il tecnico conferma l’importanza dell’uso di strumenti innovativi. «Utilizzeremo metodi nuovi, moderni, basati sull’analisi delle statistiche per migliorare i risultati del club e di tutta l’organizzazione» prosegue riprendendo discorsi sentiti un anno fa dalla voce di Luis Scola. «Quando Scola e Arcieri mi hanno contattato e mi hanno chiesto la mia disponibilità mi hanno spiegato come era organizzata la società e quali sono gli obiettivi in questo senso, mi hanno spiegato dove vogliamo andare. Avevo già un accordo per tornare a lavorare con Portland ma alla fine ho scelto di venire qui a Varese, sono felice di questa esperienza tanto più che nel frattempo ho conosciuto la grande storia di questo club». Della Serie A Brase conosce diversi aspetti grazie all’amicizia con Joseph Blair, il pittoresco (e forte) pivot visto a Biella, Pesaro e Milano. «Lo conosco da quando avevo 12 anni, abbiamo lavorato insieme e mi ha sempre parlato del basket italiano, da molto prima che io ricevessi questa proposta. Poi come detto ho fatto da assistente a D’Antoni che è un coach straordinario e sono stato qui in occasione di camp o per visionare giocatori in passato. Dopo la chiamata di Varese ho iniziato a guardare i filmati di molte partite per conoscere atleti, allenatori e squadre, al netto del fatto che ogni estate i roster cambiano». Infine Brase dà una mezza risposta sulla possibilità di riaprire le porte al pubblico per gli allenamenti, una antica tradizione varesina “interrotta” dal covid e praticamente mai ripristinata (e a prima vista scartata dalla attuale dirigenza). «Ne abbiamo parlato con il club e ne discuteremo ancora – si smarca Brase – Io credo che apriremo in alcune circostanze, o apriremo parte delle sedute». Aspettiamo, quindi, decisioni in merito. Damiano Franzetti
  2. Matt Brase e Paolo Galbiati si presentano al popolo biancorosso confermando le idee innovative del progetto tecnico affidato allla coppia di nuovi coach biancorossi. Il tecnico di Tucson sarà il capo allenatore, l’ex Cremona sarà il suo “associato” - qualcosa più di un semplice assistente – nel contesto di uno staff tecnico chiamato ad allenare non solo la squadra, ma anche i singoli nel contesto dell’importanza del concetto del player development. Brase e Galbiati saranno coloro che dovranno tradurre sul campo le idee tecniche della coppia Scola-Arcieri. I CONCETTI DI ARCIERI «La Pallacanesto Varese ha alle spalle una grande storia, ora vogliamo costruire una cultura fatta di rapporti tra giocatori, tifosi e società, e duro lavoro che ci porti a migliorare ogni giorno, con uno stile di gioco moderno – ha spiegato il g.m. biancorosso - Cercando un capo allenatore ed uno staff adatto alle nostre idee, siamo stati fortunati a trovare Brase e Galbiati che hanno vissuto il processo di miglioramento di giocatori, ed abbracciano la nostra filosofia». LE PAROLE DI BRASE Le prime parole di Brase evidenziano il suo entusiasmo per questa opportunità: «E’ una importantissima opportunità per la mia carriera, sono onorato della chiamata da un club con grandi tradizioni come Varese. I risultati non si vedranno dal primo giorno ma il processo sarà lungo, coinvolgendo anche il settore giovanile col concetto del player development che dovrà portare ogni giorno ad essere meglio del precedente. Utilizzeremo metodi moderni come le statistiche avanzate (i cosiddetti “analytics” NdR) per lo sviluppo del club e dell’organizzazione. Confido che sarà un viaggio piacevole e stimolante per riportare questo club ai fasti di un tempo. Potevo rimanere a Portland perchè avevo un contratto, ma ho scelto Varese perchè c’è un progetto intrigante». GLI STIMOLI DI GALBIATI Galbiati spiega invece quanto il nuovo progetto OJM sia risultato stimolante per la sua decisione: «Da lombardo conosco bene questo club: mio padre tifa Varese, da giovane playmaker sognavo Pozzecco e ricordo Komazec al Campus con la sua routine di 200 canestri segnati. Si vuole fare una cosa diversa che in Italia non si è mai vista: il progetto è nuovo, non vedo l’ora di iniziare, c’è tanto da fare, ma condivido il feeling positivo di Matt: qui si sta veramente bene, ed un percorso stimolante». Giuseppe Sciascia
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