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  1. Matteo Tambone si presta volentieri al ruolo di Cicerone dei sette nuovi compagni per aiutarli a metabolizzare in fretta il sistema Caja. Il play romano, alla sua terza stagione in maglia OJM, spiega i compiti supplementari del gruppo dei 3 confermati italiani in questa fase iniziale della stagione: «Avendo cambiato tutti gli stranieri dobbiamo lavorare più dell'anno scorso, riprendendo il copione dei due anni precedenti a Varese: tanta collaborazione difensiva ed offensiva, giocare di squadra e dare il massimo ogni giorno. A noi confermati spetta dare l'esempio giusto nel modo di stare in palestra e in campo, ma i nuovi arrivati sono sulla stessa lunghezza d'onda e nessuno si sta tirando indietro». Di sicuro la prima sgambata a Gressoney ha mostrato un'OJM già coesa... «La prima uscita di sabato non è stata troppo impegnativa per la differenza di categoria nei confronti della Robur et Fides, però il test è stato quello giusto tenendo sempre alto il livello di intensità a dispetto della differenza di valori e del punteggio. Le sensazioni sono positive, certo non c'è più Cain che teneva uniti gli americani ed era come un secondo capitano in campo, quindi dovremo essere ancora più bravi a fare gruppo». Insomma nuovi orchestrali ma lo spartito sarà lo stesso? «La nostra identità sarà la stessa anche con giocatori diversi. Non si può certo affermare che Varese sia una squadra costruita per vincere il campionato: corazzate come Milano e Venezia in partenza non sono al nostro livello. Ma come dice sempre il coach, dando il massimo si può cercare di sorprendere qualsiasi avversaria, anche chi al momento pare fuori portata». Quale sarà la ricetta per provare a stupire? «Due anni fa eravamo partiti male e poi a suon di imprese siamo arrivati ai playoff, mentre lo scorso anno siamo stati stabilmente tra le prime otto e solo nel finale siamo usciti dalla zona playoff. Con l'impegno e la coralità si può andare oltre le aspettative: i nomi altisonanti non bastano da soli a fare la differenza, con la coralità e il sistema Varese può ancora fare bene». Come vivrà le sfide nel suo ruolo con gli acquisti bomba di Milano e Virtus Bologna Rodriguez e Teodosic? «Sarà un grande stimolo confrontarmi contro giocatori di quel livello, quando non ero ancora professionista 5-6 anni fa li ammiravo in TV. Ora giocarci contro è un sogno che si avvera: lo scorso anno ho marcato James, ora ce ne sono due ancora più forti...». Ci racconta le sue sensazioni sui nuovi stranieri? «Parto da Peak, è molto giovane ma ha un grande atletismo, se si mette lì con la testa potrà dare grandi soddisfazioni. Mayo ha grandissima esperienza ad alti livelli e conosce la pallacanestro, mentre Simmons è molto più verticale di Cain, forse fa più fatica nei movimenti difensivi ma è solo questione di abitudini, è più simile a Pelle che a Tyler. Vene lo conosciamo già: fa sempre la scelta giusta ed è un buonissimo giocatore; Tepic ha giocato nei top club europei ed ha una conoscenza del basket infinita. Clark? Dobbiamo ancora scoprirlo perché l'abbiamo visto poco, sicuramente non avremo una scheggia impazzita come Avramovic che lo scorso anno ci risolveva le partite ma sono convinto che anche Jason saprà rendersi utile alla causa». Giuseppe Sciascia
  2. Ci è voluto del tempo, però ora Matteo Tambone sta gradualmente carburando. Ha compreso i canoni del campionato, ha preso le misure, ed il suo rendimento sta lievitando dopo qualche tappa intermedia di crescita. Il playmaker classe 1994 cresciuto tra la Virtus Roma e Ravenna è alla prima vera esperienza in Serie A: l’adattamento alla categoria non è stato poi così semplice ma ora i primi frutti sono maturi. Come valuta questo suo abbrivio di stagione in Serie A? Devo dire che personalmente sono molto contento, sono partito bene in precampionato perché nelle prime tre partite sono riuscito a fare buone cose. Poi ho vissuto un periodo più faticoso, che secondo me ci sta per essere il primo anno. Anche perché entrare in partita dalla panchina non è sempre facile. Però devo dire che giorno dopo giorno, grazie ai miei compagni ma anche ai consigli del coach e di Bullo sto migliorando: il gruppo è eccezionale e non potevo chiedere di meglio. A livello di adattamento alla categoria, pensava di trovare più o meno difficoltà di quelle riscontrate finora? Mi aspettavo sicuramente un livello alto, al mio primo anno a Roma, quando arrivammo in finale scudetto, avevo osservato il livello e sapevo fosse difficile. Partire così bene all’inizio non me l’aspettavo, poi come detto ho vissuto alcune partite in cui non ho fatto grandi cose, mi manca un po’ di esperienza e non sempre si riesce a dare un contributo subentrando dalla panchina. Sono contento ora di aver ritrovato il ritmo, spero di continuare a migliorare. La convivenza con il compagno di reparto Cameron Wells come procede? Anche lui ha dovuto attraversare qualche difficoltà iniziale. Cameron è un ragazzo super, ha grandi potenzialità e con lui mi trovo bene. Sì, ha faticato un po’ all’inizio, come me, ma entrambi stiamo andando meglio. Si vede che è forte, in allenamento mi migliora, ci marchiamo sempre forte perché fa bene ad entrambi. Ultimamente gioco anche di più con lui in partita, a volte io da guardia a volte lui. Siamo giocatori diversi, lui è più fisico, ma credo che siamo complementari e possiamo stare in campo insieme. Parlava prima dei consigli di Massimo Bulleri: in che modo e quanto la aiuta? Prima di ogni allenamento faccio del lavoro individuale con lui, nel palleggio, nel ball handling, mi aiuta a migliorare. Sia in allenamento che in partita mi segue, mi consiglia, mi dice come mercare meglio la palla, come avere letture migliori. Ascoltandolo ogni giorno posso crescere, avere la possibilità di lavorare con una leggenda come Massimo Bulleri mi fa solo che bene. Da un assistant coach al coach: come si trova a lavorare con Caja? Con lui c’è un buon rapporto, chiede molto alla squadra e chiede molto anche a me per il ruolo che ricopro. Vuole personalità, vuole che si prendano le scelte giuste. Non è facile ma aiuta a migliorare me così come Cameron. Sa tirare fuori il meglio da tutti, ti sprona a tratti anche duramente ma poi se ti impegni giochi, ci tiene sulla corda e tutti cerchiamo di fare il meglio. Sono felice di allenarmi con un coach come Attilio. In campionato, finora, ha fatto molta fatica dall’arco, eppure le sue percentuali precedenti in carriera non sono malvagie: contro Capo d’Orlando la tripla messa a segno può averla sbloccata? Mi accorgo che ogni anno devo scontare un periodo in cui da fuori faccio fatica a segnare. Mi è capitato anche nelle stagioni scorse. Penso sia sempre una questione mentale, perché nel momento in cui mi sblocco poi tutto passa. Spero che anche in questo caso sia una fase momentanea e già aver segnato da fuori contro Capo d’Orlando sia un segnale. Anche perché in allenamento sto tirando bene. In una recente dichiarazione al nostro giornale, il ct della nazionale Meo Sacchetti ha confermato che segue da vicino il suo percorso qui a Varese: cosa rappresenta questo interesse azzurro? Sicuramente mi lusinga e mi sprona a fare di più, arrivare in nazionale è un obiettivo e farò tutto il possibile per arrivarci. Però nel mio ruolo ci sono giocatori fortissimi come Filloy, Vitali ed io devo fare molta strada. Però è un obiettivo, non posso negarlo. Alberto Coriele
  3. Matteo Tambone sotto scrive l'analisi di Attilio Caja nel post-partita del derby contro Brescia. Anche il play romano esprime il rammarico per quel finale del secondo quarto a fari spenti nel quale Varese è precipitata da meno 3 a meno 20. «Nel complesso il parziale del secondo tempo è stato a nostro favore. Nei primi 15 minuti di gioco eravamo stati a contatto, però quei 5' finali del secondo quarto ci sono costati carissimi: non abbiamo trovato ritmo in attacco e Brescia ha fatto valere la sua esperienza per punirci. Deve servirci di lezione: non possiamo mai permetterci di staccare la spina, altrimenti succedono queste cose». Male in attacco contro Venezia e Brescia, bene contro Milano e Cantù: prestazioni complessive legate a filo doppio alle medie nel tiro da 3, positive con EA7 e Red October ma negative con Umana e Germani. «Lunedì abbiamo tirato male da fuori ma, nonostante le brutte percentuali, tra rimbalzi d'attacco e qualche contropiede siamo riusciti a non deragliare ed a tornare in partita nel finale. Sarebbe bastata qualche disattenzione in meno per arrivare con un passivo più contenuto nel rush finale; guardiamo avanti e torniamo a lavorale per prepararci al match contro Pistoia». La nota positiva è stata la capacità della squadra di non disunirsi neppure sul meno 24 di inizio terzo quarto, mostrando che anche nella serata più incolore dell'attacco il sistema è solido. «Anche a Brescia è emersa la solidità della nostra identità difensiva: stiamo sul pezzo per tutta la partita senza mai mollare, lunedì non è bastato perchè non ci hanno supportato le percentuali, ma siamo stati sempre con la testa dentro la partita, anche a meno 24. Però contro squadre forti come la Germani non puoi concederti pause: a Milano, senza alcun passaggio a vuoto, ce la siamo giocata fino all'ultimo». E lunedì, con il ct. Meo Sacchetti in tribuna, lei ha avuto ancora tanto spazio in regia: il ghiaccio in serie A è rotto dopo il primo mese a 5.3 punti (più di Wells che ne segna 5.0 - ndr) e 1.5 assist? «È stata una bella emozione giocare davanti agli ocelli del tecnico della Nazionale. Cerco di fare il massimo possibile ogni giorno in allenamento sfruttando tutte le occasioni che il coach mi dà per mettermi alla prova del campo e migliorarmi. Così ho provato a fare anche a Brescia». Due punti nelle prime quattro gare perdendo contro le tre capoliste: Varese vale più della classifica che ha in vista del doppio impegno casalingo contro Pistoia e Trento? «La classifica va interpretata anche in funzione delle avversarie: contro Venezia abbiamo sentito un po' l'emozione della prima gara in casa, poi al Forum abbiamo sfiorato il colpaccio ed a Brescia abbiamo perso per 5 minuti di appannamento. Però le prossime due partite in casa arrivano nel momento giusto per raccogliere i frutti del nostro lavoro: domenica contro Pistoia ci aspetta un compito impegnativo, però la nostra stagione si basa principalmente sulle gare al PalA2A. Vogliamo fare risultato e poi riprovarci contro Trento». Giuseppe Sciascia
  4. Matteo Tambone è uno dei volti nuovi della Openjobmetis Varese, uno dei giocatori che, in quanto italiano, desta maggior curiosità tra i tifosi biancorossi. Ieri il giovane playmaker di origine romana, classe 1994, si è presentato all’interno dello Store Ufficiale della Pallacanestro Varese, al PalA2A. Le prime parole sono d’orgoglio per questa nuova avventura: «Sono molto contento di far parte di questa squadra e di essere qui a Varese, una società che nel corso degli anni ha vinto molto e ha avuto tra le sue fila grandissimi giocatori che hanno vestito questa maglia. Una maglia che ora sono onorato di indossare». Dopo dieci giorni di ritiro a Chiavenna, le impressioni sono positive: «Questi giorni di ritiro a Chiavenna ci sono serviti principalmente per conoscerci, per lavorare sul sistema di squadra e sul gioco, già dall’amichevole contro la Sam Massagno si è vista una squadra molto unita, a cui piace lottare sui palloni vaganti e che cerca di trovare sempre l’uomo libero e non in azione. Penso che questi siano dei segnali positivi». Parole al miele per coach Attilio Caja, che Matteo già conosce: «Ci siamo conosciuti in nazionale sperimentale, mi trovo molto bene con lui sia a livello di rapporto personale che in termini di sistema di gioco. So che è un coach che ti fa dare il massimo in campo ed anche in allenamento, è dura ma sa tirare fuori il meglio da tutti. Ho conosciuto anche Massimo Bulleri, che ormai mi dà ottimi consigli sul gioco, sul mio ruolo, consigli che cerco di sfruttare al meglio possibile. Ogni volta che sto vicino a lui cerco di captare ogni consiglio, c’è solo da imparare». Un esempio da seguire è sicuramente Giancarlo Ferrero: «Ci siamo conosciuti poco prima che firmasse a Varese, si era fermato a Ravenna per qualche allenamento. Lui mi ha esortato a dare il massimo ogni giorno, a buttarmi su ogni pallone, per avere sempre più possibilità di giocare. Prendo questo spirito come punto di riferimento, tra di noi c’è davvero un bel rapporto». Una carezza anche ai tifosi: «Li abbiamo conosciuti e mi sono sembrati molto carichi per la stagione, si è visto già durante la presentazione ed anche all’amichevole a Chiavenna: c’è grande attaccamento». Dopo quattro anni in costante crescita, è arrivata la chiamata ed il salto in Serie A: «Una chiamata era arrivata anche l’anno scorso ma non mi sentivo pronto, volevo giocare un’altra stagione da titolare in A2. Ora penso di essere pronto al salto, so che non sarà facile il primo periodo, sarà più difficile adeguarsi sul piano tecnico che su quello fisico». Ultima curiosità: «Ho scelto il numero 15 perché lo usava mio padre, e lo usava in onore di Manuel Raga». Alberto Coriele
  5. Altro acquisto per Varese, che aggiunge al roster Matteo Tambone, reduce da un'ottima stagione a Ravenna dove ha giocato tre delle ultime quattro stagioni. Il play romano del 1994 ha firmato un biennale ed esordirà quindi in Serie A con la maglia biancorossa. Nel roster 2017/2018 sarà il cambio del play straniero che, con ogni probabilità, sarà il giocatore più talentuoso e "di peso" della prossima Varese. Di seguito il comunicato della società: La Pallacanestro Openjobmetis Varese comunica con soddisfazione di aver raggiunto un accordo con il giocatore Matteo Tambone. Nato a Graz il 14 maggio 1994, Tambone ha firmato un contratto che lo legherà al club biancorosso per le prossime due stagioni sportive. Atleta che fa leva su una grande intensità difensiva, Matteo, oltre ad avere un’ottima lettura di gioco, può contare su un buon tiro dal perimetro. Attilio Caja, allenatore Pallacanestro Openjobmetis Varese: «È un ragazzo che conosco dai tempi della Virtus Roma e che poi ho avuto modo di apprezzare anche nella Nazionale sperimentale. Ho seguito il suo percorso in Serie A2 prima a Treviglio quindi a Ravenna e ogni stagione si è migliorato e ha aggiunto qualcosa al suo repertorio. Quest’anno, come la sua squadra, ha giocato un ottimo campionato. Ora penso sia pronto e abbia tutte le carte in regola per fare il salto di categoria. Siamo convinti che Matteo abbia le caratteristiche giuste per dimostrarsi all’altezza della Serie A». Matteo Tambone, playmaker Pallacanestro Openjobmetis Varese: «Sono davvero felicissimo di aver firmato per la Pallacanestro Varese, un club leggendario con una storia incredibile che può contare su un pubblico sempre molto caldo. Ringrazio la società e il coach per avermi dato questa grande opportunità. La Serie A è sicuramente un campionato duro ma penso di essere pronto al salto di categoria. Da parte mia non mancherà mai l’impegno quando scenderò in campo con la maglia di Varese. Non vedo l’ora di arrivare in città, di ritrovare coach Caja che ho già avuto in Nazionale, e di iniziare ad allenarmi con i miei nuovi compagni». La Scheda: Data di nascita: 14 maggio 1994 Luogo di nascita: Graz (Austria) Altezza: 192 cm Ruolo: playmaker La Carriera: Classe 1994, Tambone cresce nelle giovanili della Virtus Roma che lo fa esordire in Serie A nella stagione 2012/13, campionato in cui la squadra capitolina arriva alla finale scudetto. L’anno successivo viene ceduto in prestito a Ravenna in DNA Silver dove, nel suo primo anno da senior, fa registrare 5,3 punti in 18,5 minuti di media tirando con il 45% da 2 e il 25% da 3 contribuendo al raggiungimento dei playoff. Gioca un altro anno a Ravenna migliorando le sue statistiche (8,3 punti, 2,6 rimbalzi in 21 minuti tirando con il 37% dall’arco) poi, nell’estate del 2015, si accorda con Treviglio (Serie A2) dove, in 30 partite, realizza quasi 10 punti di media, 2,9 rimbalzi e 2 assist. Terminata l’esperienza con la squadra bergamasca, la scorsa stagione ritorna a Ravenna in Serie A2 dove diventa il playmaker titolare e uno dei protagonisti della fantastica cavalcata dei giallorossi. Dopo aver chiuso la regular season al quarto posto a 10,8 punti, 3,2 rimbalzi e 2,1 assist in quasi 30 minuti di impiego, dimostra tutta la sua maturità ed affidabilità nei playoff. Con 12,7 punti (41% da 2, 33% da 3), 4,1 rimbalzi e 2,4 assist in 31 minuti, trascina infatti la squadra fino alla semifinale dopo aver battuto squadre molto quotate come Roma e Verona. Tambone nel 2015 ha giocato nella Nazionale sperimentale ed è stato convocato per l’All Star Game di Serie A2 come uno dei migliori Under 23 dell’intero campionato.
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