Jump to content

Search the Community

Showing results for tags 'palazzetto'.



More search options

  • Search By Tags

    Type tags separated by commas.
  • Search By Author

Content Type


Forums

  • Solo Basket
    • Varese e il campionato di Basket
    • Il basket dalla B in giù...passando dalle giovanili
    • Archivio articoli
  • Gruppo Vfb.it
    • Divertiti col gruppo di Vfb.it
    • FantaVFB
    • Il gioco dei pronostici

Find results in...

Find results that contain...


Date Created

  • Start

    End


Last Updated

  • Start

    End


Filter by number of...

Joined

  • Start

    End


Group


AIM


MSN


Website URL


ICQ


Yahoo


Jabber


Skype


Location


Interests

Found 10 results

  1. La Pallacanestro Varese prova a portare l’Italbasket all’Enerxenia Arena in occasione della sfida contro l’Ungheria che potrebbe valere la qualificazione ai Mondiali del 2019 in Cina. La società di piazza Monte Grappa, che gestisce l’impianto di piazzale Gramsci in virtù della convenzione con il Comune, ha presentato la candidatura per ospitare la gara in calendario per giovedì 22 febbraio che completerà il percorso casalingo degli azzurri nel girone eliminatorio per l’accesso alla rassegna iridata. L’evento era stato già assegnato al PalaMacchia di Livorno, ma la concomitanza con il concerto di Emma Marrone (in programma martedì 20, ma le regole FIBA impongono che il campo sia disponibile da 48 ore prima della palla a due) ha costretto la FIP a cercare alternative in tempo rapidi. Varese si era già fatta avanti nei mesi scorsi, proponendosi per i prossimi eventi - a partire dalle qualificazioni per gli Europei del 2021 in programma dall’autunno 2019 all’inverno 2021 - dell’attività della Nazionale durante le finestre nel corso della stagione. Ma l’opportunità spalancatasi dopo il no di Livorno ha indotto il club biancorosso a provare ad anticipare i tempi. È stato il consigliere Toto Bulgheroni a muoversi con il presidente federale Gianni Petrucci, offrendo la disponibilità del palasport di Masnago per un evento che costituirebbe una novità assoluta nella pur gloriosa storia del “Lino Oldrini” datato 1964. Varese ha già ospitato una partita della Nazionale nell’agosto 2003, con gli azzurri di Carlo Recalcati che sfidarono la Grecia in un’amichevole di preparazione agli Europei di Svezia. Ma l’eventuale assegnazione di Italia-Ungheria sarebbe la prima assoluta dell’Enerxenia Arena in una manifestazione ufficiale FIBA. «Sarebbe un evento eccezionale che ci terremmo moltissimo ad ospitare a Varese - conferma Bulgheroni -. Una richiesta formale è stata presentata, servono verifiche a livello strutturale per capire se la nostra casa è idonea, ma se ci fossero le condizioni saremmo ovviamente lietissimi di ospitare l’Italia a Varese, Meglio ancora se contro l’Ungheria, con la chance di festeggiare in casa l’accesso ai Mondiali». E a confermare lo spessore della candidatura è il fatto che oggi è previsto il sopralluogo dei tecnici di Master Group - la società che detiene i diritti organizzativi delle manifestazioni della Nazionale - per verificare la piena rispondenza dell’impianto ai criteri richiesti per ospitare l’Italbasket. Non è questione di capienza - la FIBA impone un minimo di cinquemila posti, Masnago è omologato per 5.107 - né di strutture, ma di spazi per sponsor e TV. Se non ci saranno ostacoli di natura logistica, Varese sembra la favorita naturale rispetto al ritorno nelle ultime due locationdi Bologna e Brescia. Di sicuro sarebbe una sede oltremodo gradita per Meo Sacchetti: il c.t. dell’Italbasket sarebbe un grande richiamo per i tifosi della città dove risiede tuttora dopo essere stato capitano e bandiera dal 1984 al 1992 del club biancorosso. La decisione finale spetterà al Consiglio Federale in programma giovedì a Roma, ma se le verifiche accenderanno il semaforo verde le chance di vedere l’Italbasket a Varese saranno altissime. Giuseppe Sciascia
  2. Qualche abbonato in meno rispetto al passato, ma più biglietti venduti al botteghino. La passione non si spegne facilmente, specialmente quella per la Pallacanestro Varese, che pur nei momenti difficili è sempre in grado di richiamare al suo fianco una tifoseria che ha sempre risposto presente. Siamo andati ad analizzare dunque il dato delle presenze al PalA2A nelle ultime due stagioni e mezza, compreso dunque questo abbrivio di 2017/2018. E sono confortanti, se si pensa alla stagione in corso. La scia verso Chalon Partiamo proprio da quest’ultima, analizzando qualche dato: gli abbonati totali, registrati a settembre al termine della terza ed ultima fase di campagna abbonamenti, sono 2701, un numero che risulta più basso rispetto alle due stagioni precedenti che prendiamo in analisi. Nel 2016/2017, annata iniziata con Paolo Moretti in panchina e conclusa con Attilio Caja, gli abbonati erano 2876, anche sulla scia del buon finale di stagione precedente con la finale di Fiba Europe Cup. L’anno precedente ancora, 2015/2016, erano state 2813 le sottoscrizioni stagionali a Masnago. In queste prime sei partite casalinghe disputate il totale dei biglietti venduti è sensibilmente superiore rispetto al totale nelle prime sei partite delle due stagioni precedenti prese in esame: da Varese-Venezia a Varese-Capo d’Orlando sono stati venduti 6512 biglietti, una media di 1085 a partita. Un dato in netta crescita se paragonato al recente passato: allo stesso punto della stagione, quindi dopo sei partite casalinghe, l’anno scorso i biglietti venduti erano 5827, e nel 2015/2016 addirittura 4947. In tema di biglietteria, dunque, la crescita è evidente. La media spettatori (abbonati più biglietti) della stagione in corso è di 3786 presenze per partita, di poco inferiore 3847 dell’anno scorso e superiore al 3636 dell’annata ancora precedente. Questo, lo ricordiamo, è un dato che si riferisce soltanto alle prime sei partite casalinghe della stagione, perché se si vanno a valutare i dati di fine stagione, le presenze medie al palazzetto aumentano in maniera direttamente proporzionale al migliorare dei risultati. Nel 2015/2016, anno che si chiuse in maniera positiva con una bella striscia di vittorie in campionato ed il cammino fino alle Final Four di Chalon, la media degli spettatori si alzò da 3636 presenze dopo sei partite fino a 3759 di fine stagione. Il picco di Varese-Sassari Stesso discorso vale per l’annata scorsa, anche perché dal 27 febbraio in poi, dalla partita con Pistoia, Varese vinse e basta in casa (cinque successi consecutivi): se per le prime sei partite erano 3847 le presenze di media al PalA2A, nel finale si raggiunse un picco di media di 3921. Entriamo in un’analisi ancora più dettagliata, sempre tenendo come campione le prime sei partite casalinghe: Varese-Sassari, una delle due sconfitte tra le mura amiche di questa stagione, è stata la partita con più partecipazione, ben 4160 spettatori. Varese-Venezia, match d’esordio in campionato, è stato al contrario quello più “snobbato”, con soli 3550 sostenitori. Il picco massimo supera già quello della stagione passata nelle prime sei giornate, quando a Varese-Brescia, un’altra sconfitta, furono presenti 4100 persone, mentre il punto più alto di tutta l’annata in generale è stato raggiunto contro Pesaro, con 4474 presenze. In una vittoria invece è stato registrato il picco minimo, contro Reggio Emilia l’11 dicembre 2016, con “soli” 3443 spettatori, rimasto anche come punto più basso in termini di spettatori di tutto l’anno. Anche l’ultima partita casalinga del 2015/2016 registrò il massimo stagionale di spettatori, contro Reggio Emilia, con 4312, quasi 400 in più rispetto al picco più alto delle prime sei giornate, i 3947 contro Avellino. Il punto più basso, nel 2015/16, fu contro Pesaro alla seconda giornata: 3412. Tanti numeri che confermano che questa Varese semplice, operaia e faticatrice incontra il favore del pubblico, che continua a rispondere presente, sperando di chiudere l’anno con il botto contro la Virtus Bologna, il 26 dicembre. Alberto Coriele
  3. All’inizio di settimana prossima, subito dopo Varese-Sassari, ultima partita di campionato prima della pausa di due settimane che la Serie A osserverà per dare spazio alle qualificazioni ai Mondiali 2019, il PalA2A sarà interessato dai lavori necessari a eseguire due migliorie annunciate ormai da tempo. Si tratta dell’installazione del nuovo tabellone (o cubo, che dir si voglia) e dell’allestimento del nuovo parterre vip che occuperà il lato lungo del rettangolo di gioco dalla parte opposta rispetto alle panchine. La prima opera, realizzata dall’azienda comasca Bertelé Sport, sarà tutt’altro che rapida nella sua esecuzione: il tabellone verrà montato a terra e poi installato sopra il centro del campo tramite uso di argani; una volta issato si dovrà poi procedere ai collegamenti elettronici per metterlo in funzione. Tali passaggi richiederanno alcuni giorni, durante i quali il Lino Oldrini non potrà essere utilizzato per gli allenamenti e l’attività della squadra di Attilio Caja si trasferirà allora al Campus. I tifosi potranno ammirare il cubo - finanziato con il supporto dello sponsor-partner Tigros - in Openjobmetis Varese-Betaland Capo d’Orlando, prima partita casalinga dopo lo stop e in programma il 10 dicembre. La seconda opera, invece, ha contorni temporali più sfumati per ciò che riguarda la sua portata a compimento (vista la necessità di richiedere ancora alcuni permessi i tempi potrebbero essere assai più lunghi rispetto ai 15 giorni senza partite) e nei particolari della sua esecuzione. A grandi linee si tratterà di aggiungere una o più file di posti a sedere a stretto contatto con il parquet, come comune in alcune arene italiane (il Forum di Assago, per esempio) europee ed NBA. I nuovi posti (pare che alcuni siano già stati opzionati) verranno “venduti” insieme a una serie di benefit esclusivi a beneficio degli spettatori che li occuperanno. L’idea è stata caldeggiata, approvata e sostenuta dal main sponsor Openjobmetis. Fabio Gandini
  4. Segnali negativi più dal botteghino che dal campo in occasione nell'esordio stagionale casalingo contro Venezia. I 3550 spettatori che hanno assistito al match di domenica rappresentano il peggior dato delle ultime 28 gare di campionato al PalA2A: un'affluenza così bassa non si registrava dai 3412 paganti del 18 ottobre 2015, in occasione della Varese-Pesaro che seguiva lo choccante debutto negativo di due anni fa con i 51 punti segnati contro Caserta. Oltre 400 presenze in meno della media del 2016-17, quando il dato peggiore fu il posticipo di lunedì 27 febbraio tra Varese e Pistoia: 3665 presenze per la prima delle sei vittorie consecutive che proiettarono verso la salvezza anticipata la truppa di Attilio Caja. Un dato da valutare anche alla luce della diretta TV e dell'orario serale che possono avere inciso sul totale delle presenze. Ma è il numero insolitamente basso dei biglietti staccati - oltre 250 in meno rispetto alla media del 2016-17 - da analizzare con attenzione perché si riflette sull'incasso (circa 51 mila euro lordi compresa la quota abbonati) che da sempre costituisce una voce di primaria importanza nei conti della Pallacanestro Varese. Se l'esordio a Masnago contro i campioni d'Italia in carica suscita un appeal tutt'altro che eclatante, quali saranno le risposte dei tifosi in occasione delle prossime gare casalinghe, considerando anche gli ulteriori cambi di data e orario (il derby contro Cantù è stato posticipato alle 20.45 di lunedì 16 ottobre) per esigenze televisive? La chiave di lettura più immediata riguarda le presenze che rappresentano una fondamentale cartina di tornasole rispetto alle politiche del club. Se da un lato gli abbonati (meno 5,5% rispetto al 2016-17), in qualità di fedelissimi nonché più addentro alle scelte strategiche della dirigenza, hanno condiviso e sposato la scelta obbligata di fare il massimo con le risorse disponibili limitate dal taglio del budget, i paganti più "occasionali" (meno 24,6% all'esordio) hanno preferito la comodità del divano e della diretta TV alla luce del potenziale squilibrio dei valori in campo, poi confermato dal campo. È possibile una inversione di tendenza nella scelta dei big-match, con una predilezione per gli scontri diretti in chiave salvezza (lo scorso anno Varese-Pesaro fu il record di presenze a 4413 paganti) piuttosto che per le sfide contro le grandi? Quel che è chiaro è che una fetta di pubblico fatica a trovare nella Varese operaia almeno un giocatore che valga il prezzo del biglietto. Una situazione che si scontra con la situazione economica attuale e pregresse di un club che per troppi anni, nel tentativo di assecondare il palato fine della piazza, ha inseguito sogni estivi diventati incubi invernali. Quegli errori si pagano oggi in termini di scelte obbligate: il Dominique Johnson di Venezia vale da solo il 30% del monte stipendi della Varese 2017-18, costretta a ripiegare su alternative dal profilo totalmente diverso. L'identità operaia potrà anche non divertire, ma per fai" fruttare le limitate risorse disponibili, è quella che più si confà alla contingenza di un club che ha preferito investire sui BOT dal rendimento limitato ma sicuro (leggi elementi dal talento non elevato ma già esperti del basket europeo) che giocare in borsa in cerca del colpo grosso col rischio di bruciare il capitale (leggi scommesse su rookie e D-Leaguers a basso costo ma senza certezze di ambientamento). Giuseppe Sciascia
  5. Se il tuo obiettivo quotidiano è quello di garantire a una struttura datata 1964 una funzionalità a prova di millennials, la strada che hai scelto di percorrere sarà ogni giorno impervia. E non è nemmeno solo un problema di lustri che si impilano uno dopo l’altro a far passare il tempo e a rendere vecchio ciò che una volta era nuovo: “l’astronave” di Masnago scontra la sua stoica voglia di resistenza e modernità con l’assenza totale di contributi pubblici, con il portafoglio limitato del gestore e con un’inciviltà dilagante che rimane il morbo peggiore, sintomatico di costi ingenti e perfettamente evitabili. Viaggio nel Lino Oldrini a pochi giorni dall’inizio di una nuova stagione sportiva, sullo sfondo di una convenzione che regola i rapporti fra Comune proprietario e Pallacanestro Varese gestore, firmata dalle parti nel 2012 e valida fino al 2030. Speriamo non piova... Un viaggio che ha inizio il 30 agosto, giorno in cui sulla Città Giardino si abbatte un temporale caratterizzato da abbondanti precipitazioni, evenienza non poi così infrequente a queste latitudini, che sia estate, autunno o primavera. Il PalA2A, come spesso accaduto negli anni, “accoglie” l’acqua dai suoi proverbiali talloni d’Achille: gli scivoli alle due entrate parterre e il tetto. A Desio, pochi giorni dopo, il Trofeo Lombardia verrà sospeso in concomitanza con un episodio meteorologico simile: si bagna il parquet, non si può più giocare. Masnago è più fortunata: il 30 agosto non sono in programma eventi sportivi. La pioggia, però, non fa sconti, come sempre: si accumula alle entrate nord e sud del parterre ad un altezza di circa 60 cm (ci sono ancora i segni sulle porte), poi scivola all’interno, allagando il bar (il Five Cafè) e penetrando nel corridoio che conduce a spogliatoi, uffici e Sala Gualco. A ricordare che non si è trattato di un episodio isolato ci sono i segni della muffa stagionata sul muro bianco, appena all’inizio del tunnel: l’infausta regola nasce non solo dalla morfologia del terreno e da quei due scivoli che colmano il dislivello tra piazzale e palasport, ma anche dall’insufficiente lavoro delle grate dello stesso piazzale (quella dell’entrata nord tra l’altro rotta e da sostituire). Non è tutto. Gli ingenti scrosci del 30 agosto infradiciano anche i seggiolini della galleria C e il relativo accesso, costringendo la società a spiegare un telo blu per convogliare l’acqua ed evitare la sua discesa verso il campo, sensibile di provocare ulteriori danni. Anche qui siamo lontani dall’inedito, ne sanno qualcosa i tifosi che normalmente si accomodano nel settore: se fuori diluvia, allo spettacolo dei canestri fa talvolta compagnia anche uno spiacevole ticchettio di gocce sulla testa. Colpa del tetto dell’astronave, che disegna una V in corrispondenza dei suoi bordi: lì, quando molto abbondante, l’acqua si ferma e non defluisce, sbucando poi all’interno della struttura dalle giunture della copertura. A tal proposito non aiutano gli aghi dei sempreverdi che si innalzano ai confini con la scuola Vidoletti: gli scarti degli alberi si ammassano negli spazi del potenziale deflusso, rendendolo molto più difficoltoso. Gli addetti della Pallacanestro Varese cercano di assicurare una pulizia periodica salendo sul tetto, ma non sempre basta a evitare spiacevoli inconvenienti. Graffiti e e spazzatura Se per comprendere certe situazioni è necessario averne conoscenza diretta attraverso le persone che tutti i giorni le vivono, per verificare lo stato esterno del Lino Oldrini, invece, basta parcheggiare in piazzale Antonio Gramsci e fare un girotondo intorno all’edificio. Primo problema: i graffiti. Onnipresenti su muri e porte, in intensificazione nella parte posteriore del palazzetto in corrispondenza degli ingressi nord di parterre, curva, tribune e galleria. La società pulisce e questi ricompaiono senza soluzione di continuità, anzi sovrapposti l’uno sull’altro ad aumentare la percezione di sciatteria. L’arte del degrado prende forma con l’ausilio delle tenebre: di notte l’area sportiva di Masnago diventa terra di nessuno, mancano i controlli e la videosorveglianza non basta se le immagini non vengono verificate da chi di dovere. Nell’annuario delle sconcezze notturne ai danni del PalA2A ci è finito di tutto e di più, non solo i graffiti: danneggiamenti vari, vetri spaccati, cordoli staccati, porte sfondate con l’intento di entrare nei sotterranei, bisogni degli incontinenti davanti alla biglietteria, improvvisati “coffee shop” in stile Amsterdam nella gabbia esterna costruita davanti al settore ospiti, gente trovata a dormire (non si sa come) nella zona caldaia. Tanti colpevoli, si presume: tutti impuniti. E il club dieci volte campione d’Italia costretto ogni volta a mettere mano alle proprie tasche. Andiamo oltre. Davanti ad aiuole o rampicanti non adeguatamente rasati si potrebbe anche chiudere un occhio, ma è impossibile farlo sulla questione della pulizia esterna. Visitiamo il Lino Oldrini in un lunedì qualunque di settembre, con il campionato di basket ancora fermo: la “fisiologica” sporcizia post-partita qui non c’entra. Lo spettacolo sulle scale e vicino alle entrate, ma anche negli anfratti coperti dai muri tra un varco e l’altro, è indegno: bottiglie di vetro, cartacce, sigarette, plastica e centinaia di residui di fugaci pranzi o cene al McDonald’s. Il Tempio del basket come un enorme contenitore pubblico di “rudo”. Parlando con chi si occupa della manutenzione si scopre che tale distorta visione della civiltà è purtroppo costante (a)normalità. Il ristoro del decoro da parte della società viene garantito una volta alla settimana, prima delle partite: di più, oltre che troppo costoso, sarebbe inutile, visto che praticamente ogni giorno e ogni sera i bivacchi che lasciano tracce di sé si ripetono senza soluzione di continuità. Aspem passa e pulisce - con i consueti turni - il piazzale, ma è un’altra carezza troppo lieve davanti a chi non vede (meglio: non usa perché non vuole usare) i cestini. La convenzione Al lettore attento non sarà sfuggita la menzione piuttosto ricorrente nel racconto del settantennale sodalizio cestistico cittadino: Pallacanestro Varese non è solo l’ovvio inquilino interessato del PalA2A, ne è il gestore diretto. Questo in virtù – coma anticipato a inizio articolo – di una convenzione con il Comune firmata nel 2012 e avente effetti giuridici fino al 2030. Nella stessa la società di piazza Monte Grappa si impegna a pagare a Palazzo Estense un canone di affitto annuale quasi simbolico (1000 euro all’anno), ma in cambio si sobbarca l’intera gestione della struttura. Che costa e non poco: tutto compreso si parla di circa 250 mila euro in ragione di 365 giorni. Solo aprire il palazzetto per lo svolgimento di ogni gara, per esempio, grava sulle casse per 5000 euro, poi ci sono le utenze, delle quali Pallacanestro Varese è diretta intestataria: 50-60 mila euro di luce annui, 130 mila di gas. Il resto sono interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria: la competenza del Comune riguarda solo piazzale Gramsci, a distanza da quelle che sono considerate pertinenze del palasport (quindi, per esempio, scale ed entrate). Alla firma del documento regolante i rapporti tra ente pubblico e privato Pallacanestro Varese si era impegnata ad eseguire lavori di riammodernamento per 1 milione di euro, con l’ente pubblico chiamato alla sola garanzia del finanziamento richiesto per eseguirli. La società è andata ben oltre tale soglia quantitativa. Negli ultimi sette anni sono stati sistemati gli spogliatoi (compresi quelli destinati agli ospiti e quelli degli arbitri) e il relativo tunnel, gli uffici del settore giovanile e le biglietterie, l’impianto luci e i bagni. Poi sono state costruite due nuove sale (la sala hospitality e la sala Gualco per le conferenze) e il negozio del club che ha visto la luce lo scorso anno (e presto arriverà il “cubo” che sostituirà il vetusto tabellone attuale). Non è finita: è stato messo mano all’impianto wifi (oggi uno dei più potenti d’Italia se si parla di palazzetti dello sport) e sono state cablate le porte con la creazione degli “access point”, garantendo tra l’altro un controllo biglietti tramite palmari che è un’altra funzionalità che non esiste dappertutto. Da ultimo, senza contare le numerose altre modifiche fatte per esigenze regolamentari o per ottemperare alle norme di sicurezza sugli eventi pubblici, una delle migliorie più importanti è stata la creazione della postazione assegnata agli utenti disabili, rialzata rispetto al parterre per consentire loro una visione adeguata dello spettacolo sportivo. Quanto conviene? In sintesi, centinaia di migliaia di euro spesi per permettere a una struttura vecchia di lavorare in modernità. Ma anche centinaia di migliaia di euro spesi per un qualcosa che rimarrà sempre di altri e non proprio. Contributi pubblici? 160 mila euro all’anno dal Comune per i primi tre anni, quindi dal 2012 al 2015, zero dal 2015 in poi: la Corte dei Conti ha dettato lo stop a Palazzo Estense. E zero, giusto per farsi un’idea completa, è anche il numero accanto alla voce “contributi dalla Provincia di Varese” (inteso come Villa Recalcati). Quanto conviene a Pallacanestro Varese dipendere da una convenzione simile? Non sarebbe meglio pagare il semplice “noleggio” del palazzetto per le partite (che sarebbe ovviamente superiore all’attuale, simbolica cifra di 1000 euro) e non soggiacere alla “schiavitù” di una costosissima gestione diretta? Dallo status quo derivano alcuni vantaggi (poter usare la struttura a piacimento - ovvero potersi allenare in maniera esclusiva e a qualunque orario, giovanili comprese - e godere degli affitti per gli eventi extra basket che si tengono al Lino Oldrini, eventi che tuttavia sono molto rari e non possono essere programmati od organizzati dalla società) ma il bilancio complessivo appare in negativo e forse nemmeno di poco. Probabile che da piazza Monte Grappa venga lanciata nei prossimi mesi (è già successo con la precedente amministrazione comunale) un’istanza di revisione dei rapporti, eventualità che potrebbe risolvere una parte di “imbarazzi” economici ma non tutti i problemi alla radice. Rimarrebbero, per esempio, i costi esorbitanti delle utenze. A tal proposito il Comune proprietario – che a “La Provincia” e per bocca dell’assessore allo Sport Dino De Simone ha affermato l’assoluta volontà di collaborazione con Pallacanestro Varese, «società che rappresenta un valore aggiunto per la città, perché ingenera cultura e indotto» - ha un’idea: mettere mano agli impianti energetici coinvolgendo operatori privati, nazionali e internazionali. Si tratterebbe di effettuare lavori di efficientamento in “project financing”, tramite aziende che li eseguirebbero rivalendosi poi sui costi della fornitura (l’intero progetto potrebbe essere esteso anche agli altri edifici pubblici della zona, scuole comprese). Sarebbe un inizio. Per cambiare un contesto generale che non può durare, almeno per come si presenta oggi. Fabio Gandini
  6. Il parquet del PalA2A diventa un maxi-schermo per dare la carica all'Openjobmetis. Il derby di domenica contro l'EA7 sancirà il debutto della nuova presentazione ali 'americana dei giocatori biancorossi. Uno show fatto di immagini proiettate sul campo in un gioco di luci ed ombre attraverso il sistema creato da Archè, azienda gallaratese che ha già messo a punto lo stesso spettacolo per le gare casalinghe del Legnano Basket, club di cui è anche sponsor di maglia. Lavori in corso tra ieri e oggi a Masnago - con la truppa di Attilio Caja trasferitasi al Campus per gli allenamenti - per installare il nuovo impianto di illuminazione necessario per la messa a punto della nuova presentazione. Lo spettacolo che ha rappresentato un interessante valore aggiunto per le gare casalinghe degli Knights al PalaEuroImmobiliare prevede una routine di circa 80 secondi per lo spegnimento delle luci e l'utilizzo del sistema che farà comparire sul parquet l'immagine di ogni atleta a referto con tanto di numero di maglia e scheda personalizzata. L'esordio in occasione del derby contro la capolista Milano prelude ad una presenza fissa al PalA2A della nuova tecnologia, che sarà utilizzata in versione integrale - ossia per entrambe le squadre - in occasione della BCC Cup in programma il 21 febbraio a Castellanza, nell'amichevole ufficiale benefica tra TWS Legnano ed Openjobmetis Varese che sarà presentata oggi a Busto Garolfo presso la sede dell'istituto di credito che farà da main sponsor per l'iniziativa benefica. Uno spettacolo che ricalca quello ormai da anni in voga nella NBA - dove però la presentazione è abitualmente concentrata sullo startingfive e non su tutti e 12 gli atleti a disposizione - che renderà ancor più moderna la cornice attorno all'evento agonistico. L'iniziativa all'avanguardia per il mondo del basket italiano, rende certamente più fruibile e accattivante il "contenitore" del PalA2A: il case history di successo del Legnano Basket di Marco Tajana dimostra come gli eventi collaterali a supporto della partita rendano attrattivo il "prodotto-basket" per il pubblico ma soprattutto per gli sponsor. E l'investimento effettuato dalla Pallacanestro Varese per la strumentazione necessaria agli effetti ottici prodotti da Archè - in vista di quello più sostanzioso per il tabellone a cubo centrale, che dovrebbe arrivare nel 2017-18 - va nella direzione della valorizzazione del brand. Sarà un motivo in più per seguire dal vivo l'Openjobmetis in un derby sulla carta impossibile come quello contro l'EA7 "punta sul vivo" dalla sconfitta di lunedì ad Avellino, la terza stagionale in Italia per la compagine di Jasmin Repesa, favorita d'obbligo per il Triplete Coppa Italia-campionato dopo aver già vinto la SuperCoppa. Ieri pomeriggio sono state inaugurate le prevendite presso i tradizionali canali (Triple, Giu-liani&Laudi e on line su www.pallacanestrovarese-shop.it); tempo fino alle 19 di sabato per anticipare i botteghini, le casse di Masnago apriranno alle 19.15 di domenica. Per l'occasione il club di piazza Monte Grappa ha indetto una promozione extra con uno sconto del 30 per cento su sciarpe e giacconi "griffati" presso il nuovo Pallacanestro Varese Store situato all'ingresso del parterre. Giuseppe Sciascia
  7. La casa del basket varesino si chiamerà PalA2A per le prossime tre stagioni. Come anticipato ieri mattina su queste colonne, sarà l’azienda multiservizi attiva nel settore energia il nuovo sponsor della Pallacanestro Varese che darà la denominazione al palasport di Masnago. Interrotto il lunghissimo sodalizio con Whirlpool, che dal lontano 1999 deteneva il naming del “Lino Oldrini” (prima col marchio Ignis e dal 2007 con il brand principale), la partnership fino al 2019 con A2A arricchisce con un marchio prestigioso il pool degli sponsor della società di piazza Monte Grappa, rafforzando un rapporto già esistente attraverso il marchio Aspem Energia di proprietà dell’azienda lombarda. «Per noi sarà un’onore dare il nome di un’azienda italiana ben radicata sul territorio alla nostra casa - ha affermato il d.g. biancorosso Claudio Coldebella durante la presentazione di ieri mattina nel Salone Estense -. Il nostro palasport ha una fama importante e diffusa in tutta Europa, mercoledì è andato in diretta Tv in diverse nazioni grazie alla Champions League, la partnership con A2A è una tappa importantissima per sviluppare la struttura». La scelta di puntare sul naming del palasport di Masnago è dipesa da considerazioni puramente commerciali da parte dell’a.d. Andrea Cavallini, che per l’occasione ha messo da parte la storica passione per i colori biancorossi da frequentatore abituale del parterre: «Scindo dal tifo personale per Varese, che mercoledì mi ha fatto esultare per la tripla di Kangur, le motivazioni della nostra scelta - ha spiegato il dirigente milanese -. Abbiamo voluto dimostrare concretamente la nostra appartenenza al territorio: dal 2009 siamo presenti con Aspem, il cui settore energia verrà inglobato dall’1 gennaio 2017 da A2A. L’operazione palasport era una bella opportunità per renderci più riconoscibili dai cittadini; quando attraverso Aspem ci è arrivata la segnalazione che il naming era disponibile, ci siamo detti subito interessati. Sappiamo bene che cosa significhi Masnago per i varesini, che in quell’impianto hanno vissuto momenti storici e indimenticabili». A benedire la nuova intesa tra Pallacanestro Varese e A2A è stato il sindaco Davide Galimberti: «Una dimostrazione concreta del valore che il brand Varese possiede nei confronti di grandi aziende: sport e impresa sono unite da un legame importante in una città come la nostra in cui c’è un forte radicamento nei confronti di una realtà storica come la Pallacanestro Varese». Tra le ricadute concrete dell’accordo tra la società di piazza Monte Grappa e A2A (cifre non ufficializzate, ma per la stagione 2016/17 si stima un accordo attorno ai 70mila euro, dunque si va oltre i 200mila per la durata triennale), c’è la possibilità di continuare a investire sul palasport di Masnago da parte del club biancorosso, che sta ultimando i lavori per il nuovo punto vendita del merchandising ed è ormai in procinto di chiudere per l’acquisto del tabellone “a cubo” da posizionare a centrocampo (già spostati di conseguenza gli stendardi commemorativi delle vittorie che ora sono sopra la Curva Nord): «Vediamo nel nostro impianto un asset importantissimo. Negli ultimi anni sono stati già effettuati investimenti importanti e stiamo lavorando per migliorare ulteriormente la struttura - conferma Coldebella -. La partnership con A2A ci aiuterà anche negli aspetti energetici per i quali si richiede massima attenzione. E la pluriennalità dell’accordo è un segnale forte di quanto entrambi crediamo nel progetto». Giuseppe Sciascia
  8. L'Openjobmetis raddoppia sulle maglie, ma ancora non c'è la fumata bianca per il namìng del palasport di Masnago. Il main sponsor della Pallacanestro Varese accompagnerà la squadra di Moretti anche nella seconda avventura internazionale: l'accordo extra per l'Europa è già stato raggiunto, pur su basi diverse da quelle del 2015-16 e garantirà alla società di piazza Monte Grappa la copertura della coppa (con relativo "distinguo" per Champions League o FIBA Europe Cup) dove i marchi consentiti sono soltanto due (nel 2015-16 Openjobmetis e Cimberio) rispetto ai sette tra maglia e pantaloncini ammessi in campionato. Si tratta ancora invece per quanto riguarda la denominazione del palasport dopo la scadenza dell'accordo con Whirlpool che portava nelle casse del club circa 90mila euro all'anno. In occasione della trattativa per il rinnovo della partnership per il 2016-17 Monica Salvestrin e Rosario Rasizza avevano discusso di questa possibilità da concretizzare qualora lo sponsor uscente non avesse rinnovato l'accordo in scadenza al 30 giugno. Così è stato, ma al momento le parti non hanno ancora trovato la quadra: se ne parlerà probabilmente di nuovo col rientro dell' a.d. di Openjobmetis (che ha saltato per le vacanze l'appuntamento con il Trofeo dei Consorzi) per cercare di raggiungere un accordo entro l'inizio del campionato. Legato al discorso del namìng del palasport c'è anche quello del nuovo tabellone di ultima generazione che dovrebbe offrire nuove possibilità di ricavi per quanto riguarda gli spazi commerciali. L'investimento per l'acquisto del cubotto è già stato deliberato, l'obiettivo è quello di riuscire ad installare la nuova e modernissima struttura entro Natale. Con la dotazione di una tecnologia all'avangurardia, il palasport aumenterà il suo appeal anche per chi vorrà investire per dargli il nome. Tutte operazioni in divenire con investimenti mirati per cercare di aumentare l'attrattività per gli sponsor: nell'ambito delle mansioni da direttore generale, Claudio Coldebella ha il compito di provare a far crescere i ricavi affinchè lui stesso - in qualità di capo dell'area tecnica - abbia a disposizione maggiori risorse da investire sul mercato, a partire dall'operazione Bulleri ormai in dirittura d'arrivo per la quale comunque non servirà certo un extra budget impegnativo. Sotto questo profilo però, uno step importantissimo sarà quello dello spareggio di accesso alla Basketball Champions League: tra il bonus di ingresso riservato alle partecipanti alla prima coppa FIBA ed i maggior incassi che la competizione più importante garantirebbe rispetto all'eventuale bis della FIBA Europe Cup. ci sono in gioco almeno 150milaeuro. E siccome il livello più competitivo della nuova manifestazione renderà improbabile il bis degli introiti da oltre 300mila euro raccolti l'anno scorso tra premi di risultato e bonus, sarà il superamento del primo ostacolo a dover garantire la copertura dei costi del bis in Europa. Giuseppe Sciascia
  9. Lavori al via al palasport di Masnago per la creazione di un nuovo punto vendita per il merchandising biancorosso. Nei prossimi giorni partiranno le opere di allestimento per un Red Corner più fruibile e accogliente rispetto a quello attualmente situato nell'angolo sinistro dell'ingresso parterre e aperto soltanto in occasione delle gare casalinghe dell'Openjobmetis. L'intervento, che prevede un costo relativamente basso (stimato al di sotto dei 50mila euro), sfrutterà gli spazi attualmente adibiti ad uso uffici per il settore giovanile: la zona è sempre quella dell'ingresso parterre, con la possibilità di allestire un negozio molto più ampio e visibile rispetto a quello attuale. È il primo passo di un restyling che porterà la Pallacanestro Varese sulle orme del modello Bamberg, il case history più interessante del basket europeo per la capacità del club tedesco allenato da Andrea Trinchieri di capitalizzare in termini di sponsorizzazioni (5 milioni di raccolta pubblicitaria al netto del main sponsor) le commodities logistiche all'interno della Brose Arena, tra ristorante da 500 coperti, Vip Lounge, SkyBox per sponsor e tifosi di alto profilo e punto vendita del merchandising sempre aperto all'interno della struttura. L'attività edilizia in quello che sta per diventare il PalaOpenjobmetis partirà in settimana con l'obiettivo di mettere a disposizione il nuovo Red Corner per il debutto casalingo in campionato ai primi d'ottobre. E intanto proseguono le trattative per l'acquisto del maxi-tabellone a cubo sul quale la società vorrebbe investire per rendere più appetitoso lo spettacolo per il pubblico (la posizione a soffitto sopra il centrocampo renderebbe visibile la struttura da ogni lato del campo) e avere maggiori disponibilità di spazi commerciali con un impianto tecnologicamente all'avanguardia. In questo caso l'investimento sarebbe molto più cospicuo (almeno 250mila euro), ma non è ancora certo che l'acquisto verrà perfezionato durante l'estate: c'è la possibilità che se ne parli eventualmente nel 2017, facendo slittare la seconda tranche dei lavori interni che prevedono l'allestimento di un ristorante (laddove sorge l'attuale bar) e un museo permanente con le memorabilia dei 70 anni della Pallacanestro Varese. Il tutto nell'ottica di vivacizzare Masnago, non più aperto e attivo solo per le partite casalinghe (il punto vendita del merchandising dovrebbe aprire anche negli orari degli allenamenti della serie A); creare movimento - e almeno in parte reddito - attorno alla casa del basket varesino, dando un punto di riferimento ai tifosi non legato a filo doppio all'evento domenicale, è la ragione per cui la società ha deciso l'ulteriore restyting dell'ultracinquantennale struttura di piazzale Gramsci. Giuseppe Sciascia
  10. La Pallacanestro Varese prepara una nuova serie di investimenti sul palasport di Masnago. Tante novità al vaglio in vista del cambio del naming che porterà Openjobmetis anche sulla facciata della casa biancorossa, oltre che sulle maglie della squadra di Paolo Moretti. La novità più importante riguarda l'interesse del club di piazza Monte Grappa per un nuovo tabellone di ultima generazione: un impianto "a cubo" con tanto di megaschermo da posizionare al centro del campo di gioco, in modo da renderlo fruibile agli spettatori di tutti i settori dell'impianto biancorosso. L'idea circolava già da un paio d'anni, ma stavolta sembra esserci la volontà concreta di sostenere un investimento importante (il costo si aggirerebbe tra i 250 e i 300mila euro) che potrebbe però ripagarsi in tempi ragionevolmente limitati grazie al maggior appeal nei confronti degli sponsor. I tempi per l'acquisto e l'installazione non sono comunque brevi, se ne parlerebbe eventualmente per la prossima estate; di certo un tabellone del genere, neppure paragonabile a quello attuale con i nomi dei giocatori ancora "composti" a mano, aiuterebbe la società e il suo main sponsor a valorizzare il brand Pallacanestro Varese attraverso tante nuove iniziative di marketing e comunicazione, nelle quali credono molto sia la coppia Rasizza-Vittorelli che il nuovo d.g. Claudio Coldebella. Nel frattempo però, si lavora su altri progetti per rendere più accogliente la casa del basket varesino, pur con tutti i limiti strutturali di un impianto che con i suoi 52 anni di età è oggi il più vecchio tra i 16 della serie A attuale. Allo studio c'è prima di tutto l'annosa questione del punto vendita per il merchandising, che nell'estate 2015 si pensava di risolvere con l'allestimento di un "gabbiotto" esterno poi sparita dai radar. L'idea sarebbe quella di utilizzare gli spazi degli uffici del settore giovanile, posizionati nell'area di accesso al parterre, creando una struttura che garantisca visibilità all'esterno dei prodotti griffati Pallacanestro Varese più ampia e fruibile dell'attuale "Red Corner" posizionato nell'angolo della parete che si vorrebbe usare per intero per dare la giusta visibilità - anche nei giorni in cui non ci sono partite - al materiale biancorosso, al di là del potenziamento dell' e-commerce grazie al restyling del sito dedicato. Intanto si studia la logistica di Masnago anche per trovare una "location" fissa al museo delle "memorabilia" della Pallacanestro Varese allestito per il compleanno numero 70 lo scorso dicembre: l'iniziativa è lodevole per animare il palasport anche durante la settimana, il problema resta quello degli spazi ormai ridotti all'osso dopo le migliorie già apportate negli ultimi anni (raddoppio degli spogliatoi, sala stampa e area hospitality). E lo stesso problema, acuito dai vincoli burocratici specifici del settore, rende quasi impossibile costruire un ristorante che diventi punto di riferimento per i tifosi nel post-partita, come avviene abitualmente nelle arene di ultima generazione. L'idea di produrre ricavi grazie al palasport è ottima, e chi l'ha percorsa investendo sull'impianto - esempio virtuoso sono i tedeschi del Bamberg - sta ricavandone dividendi copiosi. Ma va ovviamente messa a confronto con la realtà di un impianto datato 1964 come quello di Masnago... Giuseppe Sciascia
×