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  1. Il collegio permanente di arbitrato e conciliazione della Lega Basket, al quale si era rivolto l’ex coach biancorosso per far valere il terzo anno di contratto stipulato nel 2015, ha respinto l’istanza del tecnico di Arezzo, che aveva richiesto l’intero stipendio della stagione 2017-18 (100mila euro netti più contribuiti, il costo-azienda complessivo si aggirava attorno ai 180mila lordi). La richiesta di Moretti era basata su un ritardo nel versamento della clausola rescissoria da 25mila euro prevista nell’accordo che prevedeva due stagioni garantite con opzione sulla terza con facoltà di recesso a pagamento per entrambe le parti. La questione verteva principalmente sulle righe piccole del contratto: attraverso la tesi difensiva affidata agli avvocati Enrico Cassì e Gian Paolo Valcavi, Varese ha sostenuto la chiara volontà di esercitare la escape, comunicata formalmente entro 15 giorni dal termine del campionato 2016-17. E giustificando il pagamento oltre il termine fissato per il 10 luglio a causa della mancata comunicazione dell’importo preciso (comprensivo anche dell’ultimo stipendio della stagione passata) dopo una contestazione sul netto della mensilità di maggio. L’istanza di Moretti faceva invece leva proprio sui 12 giorni di ritardo con i quali la società di piazza Monte Grappa lo ha liquidato; nella tesi sostenuta dai legali del coach di Arezzo il pagamento fuori termine avrebbe reso nulla la clausola rescissoria. Da qui la richiesta del reintegro nel ruolo di capo allenatore secondo quanto previsto dal contratto, e nel momento in cui Varese rigettò ovviamente la sua richiesta lo scorso autunno, il conseguente ricorso all’arbitrato previsto dalla legislazione sportiva a fine novembre 2017. Dopo due sedute a gennaio e febbraio con l’audizione delle parti in causa, i tre arbitri (la Pall.Varese aveva nominato l’avvocato Mattia Grassani) hanno emesso ieri il loro verdetto: risultato favorevole al club di piazza Monte Grappa. Dunque il caso è chiuso, senza possibilità di ulteriori appelli non previsti dall’arbitrato sportivo: la società biancorossa ha rispettato i termini pattuiti dal contratto con Moretti, al quale nulla è più dovuto, esaurendo il rapporto con il versamento effettuato il 22 luglio 2017. Un bel sospiro di sollievo per la dirigenza varesina: se da un lato le pretese dell’ex coach biancorosso parevano basate su motivazioni apparentemente labili, dall’altro aver definitivamente scongiurato il rischio - sia pur limitato - di far gravare 180mila euro extra sul bilancio della stagione corrente è una notizia indiscutibilmente positiva. La bocciatura dell’istanza di Moretti fa seguito a quella di due anni fa presentata dall’ex d.s. biancorosso Simone Giofrè, che si rivolse ad un giudice del lavoro - seguendo dunque un iter civilistico anziché sportivo - per far valere l’ultima annualità del contratto triennale stipulato nel 2013: anche in quel caso la richiesta fu rigettata. Giuseppe Sciascia
  2. Paolo Moretti fa causa alla Pallacanestro Varese. L’ex allenatore della Openjobmetis, esonerato a fine dicembre 2016, ha adito il Collegio permanente di conciliazione e arbitrato presso la Lega Basket per ottenere dalla società biancorossa gli emolumenti relativi al terzo anno del contratto firmato tra le parti nell’estate 2015. Un breve excursus permette di capire meglio la vicenda. All’inizio del loro rapporto Moretti e Varese si erano detti sì per tre stagioni: nell’accordo era tuttavia stata inserita un clausola d’uscita esercitabile a pagamento alla fine della seconda: quella che viene definita “buyout” o penale (nella fattispecie dell’ammontare di circa 25 mila euro) e che sarebbe servita nel caso in cui uno dei due contraenti avesse voluto disfarsi anticipatamente del vincolo contrattuale. Così ha fatto piazza Monte Grappa: dopo l’esonero, avvenuto a metà della seconda stagione, ha corrisposto al coach toscano il salario dovuto fino al mese di giugno 2017, poi ha manifestato nei termini di legge, tramite raccomandata, l’intenzione di uscire dall’ultimo anno di contratto. Infine ha materialmente pagato il buyout di cui sopra. Su quest’ultimo punto, però, verte l’intera questione diventata legale: i soldi della penale esercitata sono stati elargiti all’ex dodici giorni dopo la scadenza prevista per il 10 luglio 2017. Alla luce di questo ritardo Moretti si considera ancora l’allenatore in carica e - come tale - pretende tutti gli stipendi relativi alla stagione in corso. Non una cifra da poco, considerato anche il “costo azienda”. Fabio Gandini
  3. Paolo Moretti e Pallacanestro Varese. Per la società con sede in piazza Monte Grappa, per i tifosi, per lo stesso coach toscano (prima versione) e per il suo penultimo agente un rapporto finito: sul campo il 21 dicembre scorso (sconfitta contro il Paok: l’esonero ufficiale arrivò due giorni dopo), contrattualmente il 30 giugno 2017. Per la seconda versione di Paolo Moretti, per il suo nuovo agente e per un avvocato del foro di Salerno, invece, il rapporto tra uno degli allenatori più perdenti nella storia del sodalizio cestistico cittadino (parlano i numeri) e i suoi ex datori di lavoro sarebbe invece ancora in essere. E come mai? Dodici giorni di ritardo nella corresponsione della buonuscita con la quale Varese ha rinunciato, pagando, al terzo anno di contratto che la legava a quella che era stata la sua guida per una stagione e mezzo. La cronologia degli eventi Facciamo un passo indietro. Moretti, come già scritto, viene sollevato dall’incarico il 23 dicembre 2016, al culmine di una parentesi stagionale dal ruolino disastroso: 17 sconfitte su 24 partite. Rimane in città (nel secondo appartamento fornitogli dalla società, in pieno centro, dopo che il primo era stato giudicato non più idoneo) e usa la macchina societaria fino all’arrivo dell’estate. Come suo diritto. Nei mesi che corrono dall’esonero al termine della stagione i dirigenti biancorossi provano a trovare un accordo con il loro ex dipendente. Non sull’annata in corso, che – come del resto quella precedente – viene pagata a Moretti in toto (ovvero fino al 30 giugno 2017), ma sul terzo anno del contratto firmato nell’estate 2015 che prevedeva una clausola d’uscita esercitabile tramite penale (o buonuscita): con 25 mila euro la Openjobmetis avrebbe potuto disfarsi del vincolo contrattuale. Varese vorrebbe evitare di sborsare una cifra tale, soprattutto alla luce dei pessimi risultati ottenuti, ma il tecnico di Arezzo e il suo agente (all’epoca ancora Florenzo Storelli, oggi Marco Valenza) sono irremovibili. Ci sta. Soluzione inevitabile per piazza Monte Grappa: si paga. Nei termini previsti, ovvero entro 15 giorni dopo l’ultima partita di campionato contro Torino, all’allenatore viene mandata dall’amministratore delegato dell’epoca Fabrizio Fiorini una raccomandata con ricevuta di ritorno poi controfirmata dallo stesso Moretti: nella missiva si esplicita la volontà di uscire dal terzo anno di contratto e quindi di esercitare la clausola di cui sopra. Termine per il pagamento? 10 luglio 2017. Prima ok, poi no... Arriva la fine di giugno, Moretti lascia la casa, la macchina e manda una mail al personale degli uffici amministrativi biancorossi per ringraziare della parentesi passata insieme, ma intanto discute con la società sulle ultime spettanze relative alla stagione appena conclusa. All’approssimarsi del 10 luglio gli viene chiesto di controllare eventuali mancanze, che gli sarebbero state liquidate con la buonuscita, ma il coach temporeggia e il termine scade. Passano 12 giorni dal 10/7: Pallacanestro Varese, non avendo più avuto riscontri, paga quanto per lei dovuto. Moretti – che non ha trovato una nuova squadra da guidare, né a quel tempo, né oggi - allora si rifà vivo e dichiara di rifiutare il pagamento, rendendo noto alla società che, non essendo stata esercitata in tempo la clausola (recte: non essendo stata pagata in tempo la penale della clausola), si considera ancora suo dipendente. Chiara la pretesa: reclamare vecchie pendenze che Pallacanestro Varese considerava già sistemate e ottenere nuovi emolumenti relativi al terzo anno di contratto. Soldi che il cda biancorosso rifiuta categoricamente di riconoscere. La querelle è stata resa pubblica dal consigliere Riccardo Polinelli solo nell’intervista rilasciata alla Provincia di Varese di giovedì scorso, ma va avanti appunto da fine luglio-inizio agosto. Tuttavia, nei mesi successivi che arrivano a oggi, l’allenatore toscano non ha mai optato di rivolgersi al Collegio Permanente di Conciliazione in seno alla Fip, al Bat o alla giustizia ordinaria, come invece fece Attilio Caja due anni fa (lodo al Collegio), sempre nei confronti della Pallacanestro Varese. Ottenendo immediata ragione: forse perché in quel caso carta cantava? Fabio Gandini
  4. Addio Paolo Moretti, bentornato Attilio Caja. La giornata di ieri ha ratificato l'esonero del tecnico già nell'aria prima della trasferta di Salonicco. Il CdA della Pallacanestro Varese, riunitosi ieri mattina al Campus, ha optato per la chiusura anticipata del rapporto con l'allenatore toscano per provare a invertire un trend preoccupante che aveva fatto scivolare l'Openjobmetis al penultimo posto in Italia e all'ultimo in Europa. Il comunicato ufficiale della società con la notizia dell' addio è stato diramato in serata, dopo che il club bianocorosso aveva comunque già raggiunto l'accordo con il suo sostituto. «Sono estremamente dispiaciuto nel salutare Paolo, un allenatore e una persona che stimo molto e che tanto ha fatto per Varese - le parole di commiato affidate al d.g. Claudio Coldebella -. E stata una scelta difficile presa però per il bene della squadra con la speranza che questo cambiamento possa risollevare le sorti della stagione». In realtà, ormai il coach aveva esaurito il credito nei confronti di tutte le componenti dell'ambiente biancorosso. Se due settimane fa il cambio Moretti-Caja era stato bloccato in extremis dopo la sconfitta di Villeurbanne, con la successiva vittoria contro Reggio Emilia che aveva rafforzato la posizione del tecnico toscano, il caso-Neptunas (che aveva indispettito i tifosi) e il pesante tonfo sul campo della Dolomiti Energia nella partita in cui lo stesso Moretti aveva auspicato l'avvio della rimonta per la Coppa Italia hanno indotto la società a chiudere il rapporto, sia pur con modalità irrituali (perché quattro giorni dopo il tonfo di Trento, lasciandolo sulla graticola a Salonicco?). Ora tocca di nuovo a Caja, che ha accettato con entusiasmo di tornare alla guida del club già traghettato verso la salvezza nel 2014/15. L'esperto allenatore pavese, il cui ritorno sarà annunciato in mattinata, ha siglato un accordo biennale con escape a pagamento in favore della società entro fine maggio del 2017. Il sostituto di Moretti sarà tesserato entro le 11 di oggi, termine ultimo necessario per farlo debuttare il 27 dicembre nell'anticipo televisivo contro Venezia, e svolgerà il primo allenamento nel pomeriggio al PalA2A dopo la rituale conferenza stampa di presentazione. Il match contro l'Umana sarà una vera e propria prova del fuoco, con Caja che sfrutterà appieno le festività (il programma pre-esonero prevedeva comunque allenamenti a Natale e Santo Stefano) per prepararsi al ritorno sulla panchina che occupò dopo la chiusura traumatica dell'era Pozzecco a febbraio 2015. Per i prossimi sei mesi la Pallacanestro Varese avrà dunque due allenatori sotto contratto: improbabile che la società di piazza Monte Grappa riesca a trovare un accordo con Moretti per la transazione dell'accordo valido fino al 30 giugno 2017 (più i 25mila euro di escape previsti per entrambe le parti come clausola rescissoria del "+1" concordato 18 mesi fa), anche alla luce del fatto che il tecnico toscano aveva spostato la famiglia in estate (e il secondogenito Nicolò frequenta le scuole medie in città). Un altro extrabudget importante - il conto complessivo delle correzioni si aggirerà attorno ai 200mila euro - dopo quello già stanziato per Dominique Johnson, sebbene l'arrivo della guardia ex Alba Berlino sia coinciso con la maggior esposizione del marchio Tigros, comparso da qualche settimana sui pantaloncini da gioco dei biancorossi, oltre ai supporti dei canestri griffati a Masnago. Giuseppe Sciascia
  5. Come da indiscrezioni la Pallacanestro Varese ha sollevato dall'incarico il tecnico toscano, che lascia così la panchina biancorossa dopo un anno e mezzo. Si attende ora l'ufficialità del sostituto che domani dirigerà la ripresa degli allenamenti. Sembra probabile il ritorno di Attilio Caja. Questo il comunicato del club: La Pallacanestro Openjobmetis Varese comunica con dispiacere di aver sollevato Paolo Moretti dall’incarico di capoallenatore della prima squadra. Il club biancorosso nel ringraziare Paolo Moretti per il lavoro svolto alla guida della Pallacanestro Varese gli augura le migliori fortune per il prosieguo della sua carriera. Claudio Coldebella, direttore generale Pallacanestro Openjobmetis Varese: «Sono estremamente dispiaciuto nel salutare Paolo, un allenatore e una persona che stimo molto e che tanto ha fatto per Varese. È stata una scelta difficile presa però per il bene della squadra con la speranza che questo cambiamento possa risollevare le sorti della stagione».
  6. Sarà Paolo Moretti o Attilio Caja a dirigere domani l'allenamento di riattivazione dell'Openjobmetis in vista di trascorrere in palestra Natale e Santo Stefano per preparare il match del 27 dicembre contro Venezia? Solo oggi la società di piazza Monte Grappa deciderà se chiudere l'era Moretti con la sconfitta di Salonicco, oppure prendere spunto dall'impegno profuso dalla Varese acciaccata ma grintosa vista ieri sera sul campo del PAOK e dare ancora una prova d'appello al tecnico toscano. Che avrebbe infatti almeno un sostenitore nella "stanza dei bottoni" del club, deciso ad attendere i riscontri della trasferta in Grecia prima di stabilire se unirsi al generalizzato "pollice verso". Dalla riunione odierna arriverà la decisione finale, anche se la rotta da seguire perché Moretti mantenga il posto è impervia. Per scongiurare un esonero che a oggi resta l'ipotesi più probabile, servirà superare le "forche caudine" del CdA odierno, che già lo aveva salvato 15 giorni fa dopo la sconfitta sul campo di Villeurbanne. E compito forse più complicato, servirà un'impresa casalinga contro l'Umana seconda forza della serie A per evitare che la "mannaia" cali comunque in caso di sconfitta contro Venezia. Dopo il preoccupante kappaò di Trento, i segnali provenienti dalla Grecia non hanno ribadito uno "scollamento" irreparabile tra squadra e allenatore: le tre assenze hanno compattato e responsabilizzato i superstiti nel più classico dei "less is more", oppure il gruppo ha provato a battersi - comunque senza fare risultato - per salvare Moretti? L'ultima parola spetterà ai dirigenti, che prima del match di ieri sera parevano orientati quasi all'unamimità a scegliere la via dell'esonero per provare ad usufruire in occasione del delicato match contro la Reyer dell'effetto-scossa decisivo per Cantù in occasione del derby del PalA2A. Tuttavia una decisione così strategica deve derivare da convinzioni profonde e non arrivare "di pancia" sulla base di sensazioni legate a una partita. Se si crede ancora nel coach toscano, lo si aiuti a ricostruire il feeling con l'ambiente e a trovare le soluzioni giuste per "aggiustare" la squadra. Altrimenti si ammetta senza ulteriori indugi che il progetto Moretti si considera fallito, e si affidi il timone all'uomo del "pronto soccorso" Attilio Caja. Giuseppe Sciascia
  7. L'avventura di Paolo Moretti sulla panchina della Pallacanestro Varese sembra ormai arrivata al capolinea. Si fanno sempre più insistenti infatti le voci di un consiglio di amministrazione di piazza Monte Grappa universalmente orientato verso la sostituzione dell'allenatore toscano. Decisive saranno le prossime ore, ma - con la squadra impegnata domani sul parquet del Paok - nessun cambio ufficiale avverrà prima della giornata di giovedì. Il successore sul "pino" biancorosso? I nomi sono quelli di sempre: Caja, Recalcati, Crespi. La "fatal" Trento? Vero, ma solo fino a un certo punto. L'ennesima partita persa malamente tra campionato e coppa (il tassametro, da fine ottobre, non si è mai fermato: siamo a sedici sconfitte su 23 partite ufficiali - 8 in coppa e 8 in campionato - con dodici insuccessi nelle ultime quindici uscite) è stata semplicemente l'ultima conferma di una situazione ormai sotto gli occhi di tutti, anche della società, una situazione pericolosa e scivolosa che si sta incancrenendo verso l'irreversibilità. La gara contro la Dolomiti Energia, seppur non facile (ma non certo proibitiva, viste le condizioni degli avversari e il loro ruolino di marcia) era l'ennesima occasione da non buttare via, uno snodo fondamentale per non abbandonare le speranze di Final Eight o comunque per allontanarsi dall'ultima piazza della classifica. Varese è stata invece ancora una volta uguale, troppo uguale, a se stessa: "solito" parziale incassato a complicare immediatamente il piano partita, dose di mordente ben al di sotto dell'accettabile, reazione tardiva, spaesamento dei giocatori, problemi tecnici conclamati. Trento è stata la trama di un film visto e rivisto la cui stucchevole ripetizione non può non essere addebitata anche (e soprattutto) a chi siede in panchina, evidentemente non in grado (o non più in grado) di agire in modo proficuo per cambiare l'efficacia di quanto prodotto dai suoi giocatori in campo. Lo "dice" l'unica cosa che conta: l'evidenza dei risultati da lui ottenuti. Si è provato fino all'ultimo a salvare l'allenatore portato a Varese l'estate scorsa dall'ex presidente Stefano Coppa e "sposato" - come uno dei cardini principali del progetto - anche dal nuovo corso di piazza Monte Grappa. Ogni atleta che attualmente veste la casacca biancorossa è stato scelto dal coach aretino, accontentato anche nel cambio tra i Johnson (Melvin e Dominique: ma non si vede come anche un giocatore valido come il neo arrivato possa inserirsi in un contesto di squadra che in tre mesi non ha saputo mostrare il ben che minimo progresso sul piano del gioco e dell'identità. Assuefacendosi - ed è l'aspetto più grave - non solo a perdere, ma a prendere sonore imbarcate) Alle porte (sarà il 27 dicembre) c'è Venezia poi si andrà a Cremona (2 gennaio) contro l'ultima in graduatoria. Una sfida cui si dovrà arrivare pronti per non spalancare le porte del baratro: nascerebbe da qui la decisione della società di non avvalersi più di dei servigi dell'ex guida di Pistoia. Una decisione che, se confermata nelle prossime ore (anche chi ha strenuamente difeso Moretti sembra ormai convinto... Peraltro tifosi, arrivati alla saturazione, sponsor e consorziati - quasi tutto l'ambiente, quindi - lo hanno già "scaricato" ), avrà dei tempi tecnici di esecuzione. C'è la Champions da giocare (e pare molto difficile che un eventuale risultato positivo conquistato a Salonicco possa salvare la posizione di chi è in bilico e non da oggi...) e il coach partirà per la Grecia. E poi c'è una transazione da affrontare che non pare missione scontata. Paolo Moretti, a giugno 2015, ha firmato un contratto triennale con la Pallacanestro Varese, con uscita per entrambe le parti, esercitabile tramite buyout, al termine del secondo anno: il classico "2+1" A meno di un passo indietro dell'interessato, che non pare tuttavia nell'aria, o di un accordo, Varese dovrà corrispondere al suo ex allenatore lo stipendio per i mesi restanti della stagione 2016/2017 più appunto il buyout di cui sopra. Capitolo sostituto. Un "nome" vero ancora non c'è, ma alcuni indizi portano ad Attilio Caja, la firma della salvezza varesina di due anni fa malamente cacciato da Coppa poco dopo averla ottenuta, proprio per puntare su Moretti. Caja, oltretutto, conosce bene Maynor ed Eyenga, che con lui hanno dimostrato di essere coppia di stranieri di buon livello per la nostra serie A. Ma Caja non è l'unico appunto sul taccuino: piste tiepide (pronte a riscaldarsi o a raffreddarsi definitivamente) sono anche quelle che porterebbero a un "Recalcati ter" o a Marco Crespi. Fabio Gandini
  8. Fiducia a tempo per Paolo Moretti dopo il pesante stop di Trento che ha spazzato via gli ultimi sogni di rimonta per le Final Eight di Coppa Italia. Con ogni probabilità il tecnico toscano si giocherà la permanenza sulla panchina dell'Openjobmetis nel match di fine anno solare contro l'Umana Venezia: la sfida del 27 dicembre contro la seconda forza della serie A sarà quella decisiva per il suo futuro a Varese. Dunque, il coach toscano mangerà sicuramente il panettone natalizio, ma per il cotechino di Capodanno dipenderà dall'esito di una sfida già carica di significati (cerchiata col circoletto rosso da fine luglio sul calendario del main sponsor Rosario Rasizza, visto il "derby del lavoro interinale" col presidente-sponsor della Reyer, Luigi Brugnaro). La mancanza d'energia mentale costata il fatale meno 15 iniziale nel match di domenica è stato un segnale preoccupante in una partita che ha fatto registrare brutti atteggiamenti anche sul piano extratecnico. Ma il club biancorosso vuole dare al coach una prova d'appello casalinga per consentire all'uomo della svolta Dominique Johnson di proseguire nel suo percorso di integrazione nel "sistema Varese". Anche se il suo esordio a Trento ha destato qualche perplessità rispetto alla sua effettiva capacità di invertire da solo il trend fortemente negativo dell'Openjobmetis. Il bomber ex Alba Berlino rappresenta certamente un upgrade rispetto al suo predecessore, ma al suo debutto in campionato ha eseguito - con esiti balisticamente migliori - lo stesso copione affidato al suo omonimo Melvin. Che però, dopo il primo mese di stagione era stato retrocesso in panchina: il problema non era l'affidabilità relativa dal perimetro, ma la necessità di affiancare a Maynor un'altra guardia capace di costruire gioco, per evitare che le difese avversarie soffocassero l'attacco di Varese tagliando i fili tra il play ex Oklahoma City ed i compagni. Ossia il copione che si è rivisto spesso domenica, quando Eric è tornato ai tempi in cui teneva troppo ferma la palla in attesa di trovare spazi per i suoi passaggi illuminanti. Questione di caratteristiche tecniche o di modalità di impiego per la 29enne guardia statunitense? Anche a tale quesito dovrà dare risposta il match contro l'Umana, nel quale si auspica un'inversione di tendenza netta ma anche duratura dopo che le imprese anti Pesaro, Oldenburg e Reggio Emilia si sono rivelate sporadiche reazioni d'orgoglio senza la necessaria continuità tecnica. Preoccupa soprattutto il ripetersi dello stesso copione - nella gestione delle partite così come nel rendimento sul campo - che sembra aver lentamente ma inesorabilmente eroso la fiducia dell'allenatore da parte della squadra. In tutto ciò, comunque, c'è da onorare al meglio l'ultimo scorcio dell'avventura in Champions League: oggi l'Openjobmetis partirà alla volta di Salonicco lasciando in città Christian Eyenga e Giancarlo Ferrero. Nessun calcolo, solamente tanta sfortuna: l'ala ex Sassari è stata messa k.o. dall'influenza, l'atleta piemontese è alle prese con una fastidiosa infiammazione agli adduttori che lo terrà probabilmente ai box anche contro l'Umana. Ma visto che "Air Congo" salterà per squalifica il match contro la Reyer, sarà l'occasione di una prova generale di un quintetto più dinamico utilizzando Dom Johnson da ala piccola. Che dalle disgrazie possano nascere anche delle opportunità? Giuseppe Sciascia
  9. L’avventura a Varese di Paolo Moretti arriverà al capolinea già a Salonicco? Il match di stasera sul campo del Paok (palla a due alle 20) potrebbe essere l’ultimo sulla panchina dell’Openjobmetis per il tecnico di Arezzo, anticipando i tempi rispetto all’ipotesi formulata dopo il tonfo di Trento di lasciargli la prova d’appello casalinga del 27 dicembre contro Venezia. Al momento non ci sono certezze che il destino di Moretti sia già segnato a prescindere dal risultato contro i greci, che comunque i biancorossi affronteranno in emergenza (out Eyenga e Ferrero oltre al lungodegente Campani). C’è ancora margine per un ripensamento in extremis in caso di impresa di Cavaliero e compagni? La giornata chiave sarà quella di domani, nella quale - anche alla luce di come Varese interpreterà a livello tecnico e caratteriale la trasferta di Salonicco - si farà il punto della situazione. Ma rispetto a domenica sera, quando l’idea era di rimandare la decisione al post-Umana, sembra essersi ridotto al lumicino - o addirittura azzerato - il numero dei dirigenti che nutrono fiducia nelle possibilità del coach toscano di trovare ancora le giuste soluzioni per invertire una rotta pericolosissima (penultimo posto in Italia e ultimo in Europa). I rimedi tattici adottati per nascondere gli squilibri più evidenti di un roster male assortito - in primis dallo stesso Moretti - non hanno dato le soluzioni auspicate: le sconfitte in fotocopia figlie del medesimo copione (fatta salva la zona anti-Reggio Emilia) hanno progressivamente indotto i giocatori a non credere più al suo sistema (il tweet di Anosike citando Albert Einstein “Follia è ripetere sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi?” era datato 21 novembre…). E il match di Trento ha dimostrato che anche dopo l’innesto di Dominique Johnson sono rimasti i limiti strutturali. Nel frattempo, però, l’ignavia degli ultimi due mesi ha ingigantito le difficoltà, estese dal comparto tecnico a quello caratteriale, con fiducia e autostima azzerate dalle 12 sconfitte nelle ultime 15 gare. Per questo l’esonero di Moretti sembra inevitabile, che arrivi domani o il 28 dicembre, essendo ormai palese che l’intero sistema-Varese - ambiente, squadra e dirigenti - non crede più nella capacità del suo coach di ribaltare un trend così negativo. Dunque, se cosi fosse, meglio staccare la spina a prescindere dall’esito del match di stasera, anticipando i tempi dopo averne già perso tantissimo nel prendere coscienza degli errori di mercato palesati già dopo Klaipeda e Pistoia. Si è rimandato un esonero che pareva già dificilmente evitabile dopo i tonfi casalinghi contro Brescia o Cantù per questioni meramente economiche, visto che cacciare Moretti avrebbe un costo pesantissimo per le casse del club? Sul tavolo ci sono più di 50mila euro netti di mensilità fino al 30 giugno, più i 25mila della clausola rescissoria del 2+1 firmato nel giugno 2015. Ma in questo modo si renderà soltanto più complicata l’opera dell’eventuale successore: che dovrà lavorare con una squadra comunque sbagliata, potendo però contare sul credito di nuove idee tecnico-tattiche rispetto a quelle attuali che i risultati del campo hanno depotenziato agli occhi del gruppo. E visti i rapporti con ambiente e giocatori (Maynor ed Eyenga su tutti, ma anche Bulleri e Cavaliero), il sostituto non potrà che essere Attilio Caja, specialista delle “riparazioni d’emergenza” come già dimostrato due anni fa quando ereditò una situazione ancor più complicata dopo lo choc delle doppie dimissioni di Vescovi e Pozzecco. Giuseppe Sciascia
  10. Una mossa ci voleva, ma nel "dramma" sportivo che attanaglia la Pallacanestro Varese nulla è davvero scontato. O giusto, o pienamente salvifico. Arriva Dominique Johnson, giocatore di livello per i parquet d'Europa, guardia che solo l'anno scorso veniva ricoperto di dollari in quel di Banvit, atleta capace - sulla carta e analizzandone il passato agonistico - di garantire una pericolosità offensiva innata e non derivata (leggi sapersi costruire un tiro da solo e non dipendere in tal senso dal gioco di squadra: dovrebbe essere questa la differenza principale con il suo omonimo Melvin). Il suo avvento significa soprattutto una cosa: la rinnovata fiducia nel "manovratore" Paolo Moretti. Sul quale, in questo momento, scottati da un inizio di stagione peggiore di quello dello scorso anno (non sembrava possibile, nemmeno in una realtà parallela e tragica, ma purtroppo è così...) e da una figuraccia stereofonica nel derby, viene voglia di tracciare un bilancio parziale, sperando che arrivino - postumi - altri "fatti" in grado di migliorarlo. I conti, attualmente, non tornano. Non bastano due mesi e mezzo di gioco (marzo-aprile 2016) piacevole, razionale, non ridondante e non cervellotico a cancellarne sette (ottobre 2015-febbraio 2016 più i primi due di questa stagione) di stenti, quadre lontane, carenze offensive e difensive e caos "fin troppo organizzato" in cui si sono smarriti in tanti. Non basta aver regalato due notti (le Final Four di Chalon) da sogno a una città che respira basket per togliere dalla mente lo spiacevole ricordo di 32 sconfitte in 9 mesi, alcune delle quali da appuntare all'albo d'oro degli incubi (Caserta, Pistoia, Cantù l'altro ieri, Sodertalje, Pesaro...). Non basta attaccare i giornalisti davanti alle domande "scomode", dividendoli tra capaci e incapaci, come un mister pallonaro qualunque, per abortire nella loro penna critiche sacrosante. Nonostante questo, coach Moretti ha ancora tutto dalla sua: ha il tempo, ha l'appoggio della società e avrà un giocatore che andrà a migliorare - a costo di enormi sacrifici economici che la Pallacanestro Varese fa fatica a permettersi a cuor leggero - la rosa che lui stesso ha costruito l'estate scorsa. Ha "figli" in campo che lo seguono, che non gli giocano contro (menomale eh), che provano a sacrificarsi per le sue idee. Gli manca solo vincere, la cosa più importante, una mancanza che pare piuttosto grave. O no? Fabio Gandini
  11. Esiste un problema Moretti per l'Openjobmetis avvitatasi nella spirale della crisi di gioco che si è riverberata sui risultati alla luce di una fiducia ridotta al lumicino causa improduttività acclarata dell'attacco? Anche dopo la settima sconfitta nelle ultime 8 gare, la società non mette giustamente -in discussione la posizione del coach toscano: il problema da risolvere riguarda la composizione dell'organico e non la gestione degli effettivi, dato che qualsiasi altro tecnico sarebbe incartato - come ora risulta Moretti - negli incastri disfunzionali che paralizzano la squadra quando gioca a difesa schierata. Evidente però la necessità da parte della dirigenza di riprendere in mano le redini dell'area tecnica, mettendo paletti ben precisi che mettano il coach dell'Openjobmetis nelle condizioni ottimali per lavorare in palestra. Evitando però che il desiderio di sentirsi al centro del progetto permetta all'allenatore di sostituirsi alla società nel dettare linee guida e strategie. Sin dal suo arrivo a Varese, Moretti ha avuto un ruolo importantissimo in tutti gli snodi nevralgici, partendo dall'indicare in Bruno Arrigoni il suo complemento ideale dietro la scrivania senza aspettare ulteriormente lo sbroglio della matassa Alberarli. E di nuovo è stato determinante nel contribuire a disegnare il nuovo modello di governance poi sposato lo scorso maggio dal consorzio, che al nuovo d.g. Claudio Coldebella ha affidato il mandato di mettere il coach nelle condizioni migliori per poter operare. E in estate Moretti è stato il dominus di tutte le scelte di mercato, partendo da quelle legate alla costruzione del roster. Se la decisione di puntare sulla Champions League è stata fortemente voluta dalla società, il 3+4+5 e la squadra con 12 giocatori sono state il contrapasso chiesto - e ottenuto - dal coach per affrontare il doppio impegno. Così come il coach ha chiesto - e ottenuto - una squadra basata sull'usato sicuro di giocatori già rodati in Italia per evitare la lunga gestazione dei Davies e dei Wayns all'esordio in serie A. Però attribuire implicitamente in sala stampa le ragioni della crisi attuale alla partecipazione alla Champions League vuol dire smarcarsi da una scelta a suo tempo condivisa con la società: se Moretti ritiene che la coppa sia un peso e non un'opportunità di crescita per il club, è lecito che quest'ultima si interroghi se il coach toscano sia ancora in linea con progetto iniziale, e tragga le opportune conseguenze. Doveroso a questo punto un confronto tra dirigenza e allenatore per chiarire le rispettive posizioni: era già accaduto lo scorso anno, dopo la sconfitta interna contro Capo d'Orlando, con la promozione sul campo Max Ferraiuolo da team manager a d.s. che aveva piazzato un filtro più efficace tra allenatore e squadra. Senza arrivare agli estremi "Alleno quelli che il club mi manda in palestra" di dodorusconiana memoria, che sia la società a scegliere il correttivo necessario sul mercato, e rimetta Moretti nelle condizioni di svolgere al meglio quel che sa fare meglio. Cioè allenare, lasciando a Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni le responsabilità strategiche. Giuseppe Sciascia
  12. Varese esce frastornata dalla finale del Trofeo dei Consorzi, tra infortuni e risultato, ma Moretti vede comunque lati positivi. «Abbiamo avuto un buonissimo approccio alla partita - spiega il coach di Varese - e questo è già un passo avanti rispetto alla gara di venerdì, quando invece, per cinque-sei minuti, siamo stati a dir poco contratti. Oltre a un buon primo quarto, abbiamo disputato anche un buon inizio di terzo quarto quando, nonostante la tristezza per aver subìto così tanto durante il secondo periodo e aver visto la partita virtualmente chiusa, abbiamo avuto almeno le energie mentali per reagire e fare un piccolo break che ci ha riportato sotto i venti punti di scarto. Due buoni segnali e qualche altro buon momento di pallacanestro, anche se la partita, in termini numerici e di competitività, se n’era andata già prima della fine del primo tempo. Trento è molto avanti rispetto a noi, come - secondo me - Pesaro e Siena. Però, al di là di questo, guardando in casa nostra le buone indicazioni ci sono. C’è molto da lavorare dal punto di vista tecnico-organizzativo». Per poter lavorare bene, l’Openjobmetis ha bisogno di tutti i suoi effettivi: «La priorità - prosegue il tecnico della Openjobmetis - è recuperare i giocatori che al momento sono fuori e metterli nelle condizioni di lavorare da qui alla prima gara ufficiale». Alla lunga lista di infortunati, infatti, si aggiungono Avramovic, Eyenga e Anosike, acciaccati durante la gara con Trento. Ma le condizioni di tutti e tre sono difficili da stabilire: «Cercheremo di capire le entità degli infortuni - spiega coach Moretti - ma prima di due-tre giorni non riusciremo a farci un’idea precisa. Di positivo c’è che prestissimo Daniele Cavalierodovrebbe rientrare in gruppo e che Melvin Johnson sta molto bene e forse riusciremo a recuperare qualche giorno rispetto alle tempistiche iniziali. Pensiamo prima di tutto a chi sta rientrando e non a colui che potrebbe uscire». I mille acciacchi potrebbero condizionare e stravolgere il programma delle amichevoli di Varese? «Tecnicamente e agonisticamente - commenta Paolo Moretti - contro Trento abbiamo avuto una dignità. È chiaro che in questo momento le partite le giocano Bulleri, Borsato e i giovani, con tutto il rispetto per loro e per il loro impegno, a noi serve che giochino i giocatori che poi andranno in campo. Abbiamo diversi atleti che devono mettere partite nelle gambe e nella testa. Quelli che ci sono, intanto, Pelle, Anosike, Ferrero e Avramovic (anche se di quest’ultimo non conosciamo le condizioni), devono giocare e accumulare esperienza. Se saremo in grado di essere dignitosi, come lo siamo stati in questa occasione nonostante il punteggio, secondo me è giusto giocare le amichevoli, altrimenti valuteremo nei prossimi giorni». Giovanni Ferrario
  13. Tra passato, presente e un domani ancora da leggere, prima che da scrivere, reincontrare Paolo Moretti con un taccuino in mano ha il sapore di un ritorno a casa, quella lasciata in un inizio di maggio agrodolce vissuto tra Chalon e playoff sfumati. Davanti agli occhi c'è il solito condottiero, c'è l'uomo concentrato di sempre, metà affabile-metà tagliente, innamorato folle della sua professione, preciso, ironico, sentimentale. C'è l'uomo che ha imparato ad amare Varese. Ricambiato, eccome se ricambiato. È passato un mese e mezzo dalla fine della stagione, coach. Le valutazioni sul cammino fatto sono cambiate a freddo? No, la penso ancora allo stesso modo. Mi piacerebbe trarre indicazioni, riuscire a gestire mercato, stagione, tempi, ansie, preoccupazioni ed eventuali dubbi in modo diverso dal passato, facendo tesoro dell'esperienza e non commettendo gli stessi errori dello scorso anno. Quali errori? La scelta degli stranieri, per esempio. In quelli che firmeremo - indipendentemente dal fatto che siano 5 o 7 - cercheremo qualche ora in più di navigazione nel nostro campionato. L'occhio è rivolto quindi all'Italia e agli altri tornei europei: voglio atleti con un certo background e una capacità di adattamento più veloce. Dica la verità: c'è stato un momento nei mesi scorsi in cui ha pensato «chi me lo ha fatto fare di venire qui»? No, nessun momento di ripensamento. Mi sono messo molto in discussione e confrontato tante volte con la società: ci siamo guardati negli occhi, anche per capire se la fiducia tra di noi stesse scricchiolando. Ma non ho mai pensato che fosse stato un errore sposare la causa di Varese. Quando, invece, si è sentito tutt'uno con questo ambiente? Durante il weekend di Chalon, giorni in cui ho percepito una forza incredibile dietro di noi, una spinta che arrivava da tutte le parti. È stato un momento di grande coesione, di interscambio: ho provato una sensazione di appartenenza unica. Veniamo a oggi. Lei, insieme al suo staff e a Max Ferraiuolo, è al vertice di un triangolo tecnico che alla base ha Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni. Come sono andati i primi giorni di lavoro con loro? Prima di parlarne vorrei fare ancora un passo indietro. Prego. Lo faccio per ringraziare pubblicamente Stefano Coppa e Bruno Arrigoni. Dopo la fine del campionato gli eventi hanno portato l'attenzione in altre direzioni, ma loro sono stati compagni di viaggio seri e capaci di aiutarmi e proteggermi nei momenti difficili. Mando loro un grande abbraccio, soprattutto a Bruno che non sta attraversando un bel momento a livello personale: gli sono vicino. Giusto e legittimo. E il presente? Sono estremamente orgoglioso e riconoscente al direttivo per aver preso la decisione di reinserire nell'organico tecnico Toto Bulgheroni, uomo di sport, imprenditore serio e riconosciuto in tutto il mondo: ci darà il giusto supporto, forza emotiva e suggerimenti tangibili. Claudio è un professionista preparato e molto motivato: credo che porterà grandissimo entusiasmo, preparazione e spirito per la prossima stagione. Che idee ha per la squadra che verrà. Paolo? È un qualcosa che si sta ancora formando, salvo alcuni capisaldi:ripartiremo dai tre italiani e ne stiamo valutando altri, o un altro, che possano arricchire il nostro roster. Il desiderio di fare la coppa ci sta spingendo a monitorare a ruota anche lunghi e playmaker comunitari, o comunque giocatori che vorremmo avere aldilà del partecipare o meno a una competizione europea. Quindi non avete ancora deciso se seguire la formula del 5+5 o del 3+4+5? Non in modo definitivo, posto che la seconda ti dà dodici contratti contro i dieci dell'altra. Non è escluso che se non dovessimo arrivare ad un italiano importante non si possa davvero seguire la formula dell'anno scorso. Oppure andremo sul 5+5 in Italia, con un comunitario dietro per fare il 6+6 in Europa. Coldebella è stato chiaro: serve calma e raziocinio, perché a giugno i giocatori fanno richieste economiche troppo alte. Concorda? Sì, le pretese ora sono molto alte. Gli agenti hanno richieste fuori mercato, anche perché tutte le squadre sono ancora da fare. Noi stiamo valutando e ascoltando, dando la precedenza a italiani ed europei rispetto agli americani, che consideriamo jolly nei buchi e quindi da scegliere solo in un secondo momento. Tutto, però, può succedere... In che senso? Se seguendo altre piste calde si incrociassero volontà e desideri comuni di atleti americani, non è escluso che non si possano firmare subito. Con Wright e Kangur, auspicabili conferme, niente da fare... Abbiamo un budget che è un buon budget, ma i soldi vanno spesi bene e con attenzione.Sono davvero dispiaciuto che non siamo riusciti a trovare un punto di incontro con Wright prima e con Kangur poi: erano due punti fermi da cui ripartire, ma la distanza con loro in questo momento è incolmabile. Si sono fatti i nomi di Valerio Mazzola e di David Moss. Che ci dice in merito? Mazzola è uno di quei giocatori italiani che potrebbero farmi cambiare idea sul 3+4+5. Però non piace solo a noi: vedremo se la pista può rimanere calda o se si raffredderà a breve. David Moss risponde all'identikit di americano fatto dal sottoscritto a Coldebella, insieme ad altri cinque o sei navigati del nostro campionato. Lo sa che il solo aver accostato il nome dell'ex Siena alla canotta biancorossa ha mandato in subbuglio parte dei tifosi? Che ne pensa? Vi dico questo: io i giocatori di Siena e di Milano li "odio" tutti, perché sono bravi, cattivi, sanno giocare e sanno vincere. E vi faccio un altro esempio: da avversario odiavo anche Kangur. l'avrei messo sotto con la macchina. Poi, quando è arrivato a Varese, in quattro mesi ho imparato ad amarlo e l'avrei rifirmato subito. La morale è che certi avversari -mi vengono in mente anche Ress e Gentile - sono detestati semplicemente perchè vincono e sanno come si sta in campo. Si sta esaurendo la sessione supplementare di allenamenti al Palawhirlpool: che bilancio ne fa? Sono entusiasta di queste tre settimane: la nostra palestra non aveva palloni che rimbalzavano da maggio e mi mancavano il movimento e la vita degli allenamenti. L'intenzione di mettere assieme Robur e Pallacanestro Varese è un seme che può dare frutti straordinari: in queste settimane ho trovato ragazzi senior interessanti che forse oggi non hanno caratteristiche per stare nella nostra prima squadra, ma quella di coinvolgerli è una bella idea che deve andare avanti, a prescindere da quanto resterò qui. È un'iniziativa da studiare un pochino meglio, ma ci potrebbe dare risponde interessanti. E lo stesso vale per i giovani. L'ultima domanda riguarda suo figlio Davide. Da papà, e da uomo di basket, è contento della stagione che ha disputato? Sono molto contento. Davide è un ragazzo che vive solo di basket e anche se ha solo 18 anni è stato protagonista di un campionato straordinario sia a livello individuale che di squadra, perché a Treviso si è ricreato e un ambiente eccellente. Credo che vivere emozioni così da giovani non sia comune e sono molto felice per lui. Quale il suo futuro? Al 99% rimarrà dov'è. Oggi c'è un accordo biennale da rispettare con la società, poi si vedrà. Ma non è il caso di guardare troppo avanti. Alberto Coriele e Fabio Gandini
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