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  1. La Pallacanestro Varese allunga il suo digiuno esterno anche a Pesaro. Una clamorosa prodezza balistica di Dallas Moore punisce la prestazione dai due volti della truppa di Attilio Caja, che incassa il terzo stop consecutivo - e quarto stagionale lontano da Masnago - finendo risucchiata nella zona bassa della classifica. Due partite in una per Ferrero e soci, invischiati per 25 minuti dalle cadenze sincopate di una Vuelle capace di graffiare a ripetizione dall'arco (7/15 alla pausa lunga) e di nuovo vittime del male oscuro nel tiro dal perimetro (1/11 all' intervallo) che aveva già fatto scattare il campanello d'allarme dopo l'amichevole di Gallarate. Varese rischia il tracollo precipitando fino a meno 17 a suon di ferri ed errori banali nelle esecuzioni offensive; poi gioca 15' con il coltello tra i denti, con l'aggressività sul portatore di palla e la chiusura costante dell'area che manda fuori giri l'attacco avversario (13 triple e soli 3 tiri da 2 nei 10' finali). La scintilla l'accende la verve di Alexsa Avramovic, e quando la squadra di Caja può correre si esalta il mix di forza fisica ed atletica di Stan Okoye (7/14 al tiro, 4/5 ai liberi e 8 rimbalzi). E dopo 30' decisamente opachi entra in partita anche Cameron Wells, giocando un quarto periodo da leader che riporta i biancorossi da meno 17 in parità; peccato che a Varese manchi il colpo del kappaò, tra prodezze dei padroni di casa e qualche rimbalzo offensivo di troppo - compresi i 3 decisivi nei possessi precedenti la magia di Moore - che impediscono agli ospiti di mettere la testa avanti nel momento migliore (più volte in parità ma mai in vantaggio negli ultimi 7' giocati in equilibrio). Alla fine decide una invenzione assoluta del play di casa, che spezza un ottimo raddoppio portato da Ferrera con un tiro in salto che centra il tabellone e si spegne in fondo alla retina; un colpo da biliardo (pur col forte dubbio del cambio del piede perno dopo l'arresto) che regala due punti a Pesaro, sempre al comando nell'arco del match. Ma il rammarico del clan ospite riguarda la remissività mostrata nei primi 25', senza aggredire la partita col piglio necessario per esaltare le qualità agonistiche e nascondere i limiti tecnici del gruppo. Se l'apriscatole designato Waller continua a sparare a salve (3/13 totale), l'unico talentuoso senza "tigna" difensiva Hollis resta un lusso se serve la grinta (solo 13' per l'ungherese) e il centro a due teste Pelle-Cain totalizza 2 tiri dal campo su rimbalzo offensivo, è chiaro che giocare a ritmi bassi è un lusso che Varese non può concedersi. Specialmente contro una Vuelle dal tasso tecnico superiore se lasciata libera di esprimersi, ma palesemente in difficoltà quando la difesa bianco-rossa ha graffiato con energia. Peccato che la truppa di Caja abbia saputo cambiare volto quando la partita sembrava già compromessa; bravi Ferrero e soci a rivoltarla come un calzino in pochi minuti, però anziché recriminare sulla sfortuna per il jackpot allo scadere di Moore o su qualche fischio casalingo nelle bagarre a rimbalzo degli ultimi 2', mettere in campo un piglio deciso già in avvio avrebbe probabilmente evitato la volata finale. Ora arriva Capo d'Orlando trasformata da zucca in carrozza dalla bacchetta magica dell'ex Maynor: domenica al PalA2A servirà rompere un digiuno che dura dal 3 novembre per non scivolare in piena zona rossa... Giuseppe Sciascia
  2. ... una squadra in preda agli errori perda totalmente fiducia, diventando l’ombra di se stessa. E poi succede che la stessa ritorni in sè, sfiorando un miracolo “ucciso” da un miracolo degli avversari. A Pesaro finisce 74-71 Succede che il basket sia lo sport più bello del mondo. Ma anche uno dei più spietati nel colpire dove fa male davvero. Succede che la definizione dello sport più bello del mondo abbia una postilla nel finale: “…scopo del gioco è che ogni squadra riesca a mandare il pallone nel canestro avversario”. Succede che quando una squadra, un gruppo di esseri umani prima che di atleti, incontra enormi difficoltà a portare a termine lo scopo di cui sopra (quello che viene prima di ogni altra cosa, prima dell’impegno, prima dell’attitudine difensiva, prima della bravura in qualsiasi altro aspetto del gioco), i singoli che la compongono perdano fiducia in sé stessi. Progressivamente, consumando ogni energia mentale e fisica nell’errore ripetuto. Succede che questa squadra, questo gruppo di esseri umani prima che di atleti, sia la Openjobmetis Varese. Una squadra che fatica a fare canestro e che viene sistematicamente punita, come ovvio che sia, da questa mancanza. Nonostante brilli in molti altri aspetti del gioco più bello del mondo. Succede che la partita di Pesaro, con il passare dei minuti, inizi sempre di più ad assomigliare a quella contro Venezia. E poi a quella contro Brescia. E poi a quella contro Avellino. E poi a quella contro Sassari. Punizioni esemplari di una squadra che non riesce a portare a termine lo scopo del gioco: mettere la palla in quel benedetto cesto fornito di retina forata sul fondo. Succede che gli errori generino insicurezza, insinuandosi nell’anima e nella testa. Perché ormai troppo frequenti, troppo numerosi, troppo gravi. Fiaccando la resistenza psicologica e la concentrazione dei giocatori. E la testa e il cuore sono il motore di tutto. Sempre. Succede che in Pesaro-Varese il motore della squadra di Attilio Caja, ingrippato da quegli sdengsenza soluzione di continuità, si fermi. E che in quei pistoni ormai inermi Varese lasci anche quelle qualità che finora non aveva quasi mai smarrito: l’attenzione, la grinta in difesa, la presenza a rimbalzo, la consapevolezza di dover spendere ogni volta una goccia in più dell’avversario per sopravvivere, eterna condanna di chi di innato ha soprattutto la buona volontà. Succede che la domenica in riva all’Adriatico si trasformi allora in un mezzo incubo, contro dei padroni di casa non certo baciati dal talento o dalle stigmate dei campioni, ma senza dubbio più bravi a portare a termine lo scopo del gioco più bello del mondo (“mandare il pallone nel canestro avversario”). Succede che gli sdeng di cui sopra diventino 10 in fila, ad ogni tentativo da oltre l’arco. E poi 3 su 20 tentativi, che cambia pressoché nulla. Succede che quel motore ingrippato produca palle perse sciagurate, rimbalzi lasciati agli avversari, attacchi sconsiderati, difese di pietra. Succede che un -7 diventi un -11, poi un -13, poi addirittura un -17. Contro Pesaro. Non Sassari, non Avellino, non Brescia. Contro Pesaro è più grave. Poi succede che all’improvviso qualcosa cambi. Senza avvisaglie. Cambi quando un allenatore che le ha provate davvero tutte trovi inaspettatamente un quintetto che funziona, zeppo di seconde linee. Avramovic, Cain, Hollis, Tambone: in campo ci sono loro, ma per disperazione. Per disperazione davanti a un Wells indisponente, a un Waller ininfluente, a un Pelle ancora troppo ragazzino ai piani superiori. Ci sono loro, ma è come una scommessa di un giocatore d’azzardo che ha deciso di perdere tutti i suoi soldi. Succede che i tiri inizino a entrare. Uno dopo l’altro? Sarebbe scrivere troppo. Diciamo con frequenza, come gli errori di prima. Succede che quelle retine finalmente smosse da un torpore che sembrava eterno rianimino il cuore dei pretoriani dell’Artiglio. Prima quelli in campo nel momento del cambiamento, poi tutti gli altri. Sì: anche Wells e (parzialmente) Waller. Succede che gli sdeng diventino ciuff. E che con i ciuff tornino anche la difesa, un pizzico di attenzione, una sporta di grinta. Succede che Varese ritorni Varese, una squadra con la consapevolezza di dover spendere sempre una goccia in più dell’avversario per sopravvivere, eterna condanna di chi di innato ha soprattutto la buona volontà. Succede che un -17 diventi un -13, poi un -10, poi ancora un -6, infine un pareggio. Firmato da quello che per 30 minuti era stato il peggiore in campo, uno straniero da rispedire a casa sua direttamente dal pullman del ritorno, se solo qui non si fosse sempre con le pezze al… (e scusate l’uso del francese). Un fantasma dell’oltretomba che diventa un signore vivo, vegeto e nobile, capace di portare a termine lo scopo del gioco con tecnica, audacia. Intelligenza. Classe. Succede che una partita già persa diventi una partita da vincere. Succede che se vuoi vincere una partita, però, oltre allo scopo principale del gioco tu debba stare attento anche a tutti gli altri particolari: non lasciare i rimbalzi offensivi agli avversari, per fare un esempio; non perdere palloni stupidi, per farne un altro; segnare i canestri che possono risultare decisivi, per farne un terzo. Succede che Pesaro conquisti troppi rimbalzi d’attacco per non far male alle ambizioni dei suoi opposti, che Varese butti via qualche pallone in modo stupido e che non segni due canestri fondamentali. Succede che tutto debba cambiare di nuovo. E invece non cambia, perché nonostante ciò che abbiamo appena scritto la Openjobmetis – tornata consona al suo dna – voglia davvero conquistare il match che ha recuperato dalla spazzatura. Succede che a 30 secondi dalla fine si sia ancora pari. 69-69 Succede che se tocchi la palla e non la mano di un avversario, per nessuna ragione un arbitro ti debba fischiare fallo. Succede che a volte un arbitro il fallo te lo fischi lo stesso. Succede che a volte nemmeno un’ingiustizia spenga la voglia di un miracolo. Succede che per spegnere la voglia di un miracolo ci sia bisogno di un altro miracolo. Succede che Dallas Moore lo compia, a un secondo e mezzo, dalla sirena finale, inventandosi un canestro insensato. Improbabile. Irripetibile. Irrispettoso delle leggi fisiche e soprattutto di una difesa praticamente perfetta. Una difesa da Varese. Succede che Pesaro vinca con questa prodezza. Succede che il basket sia lo sport più bello del mondo. Ma anche uno dei più spietati nel colpire dove fa male davvero. Succede che nella vita, anche nel basket quindi, nulla sia tuttavia solo estemporaneità. E che ogni cosa vada analizzata a dovere, oltre il singolo episodio, oltre la bravura degli avversari, oltre la punizione del destino, Succede che, a volte, non si abbia voglia di analizzare alcunché. Fabio Gandini
  3. Pesaro-Varese rientra nella categoria delle partite da non sbagliare: seguendo una ipotetica tabella di marcia, Pesaro è una squadra contro cui Varese può e deve fare punti. Possibilmente quattro da qui al termine della stagione. Alle 18.15 all’Adriatic Arena i biancorossi affrontano per la prima volta in stagione una formazione che sta sotto di loro in classifica, anche se di soli due punti. Si rientra ufficialmente in campo dopo la sosta che ha lasciato spazio agli impegni delle Nazionali, e si rientra con la necessità di mettere un punto, anzi due, e andare a capo dopo la sconfitta casalinga con Sassari, netta e senz’appello. Se si somma quella giunta in volata al Pala Del Mauro di Avellino, sono due le sconfitte consecutive per la formazione di Attilio Caja, contro due formazioni che sulla carta però sono superiori a Varese. Pesaro non lo è. Certo, direte voi, la carta non va in campo: servirà dunque quel fuoco che era mancato al PalA2A contro la Dinamo, quell’energia che è imprescindibile per il gioco di Varese. E, benedetto, serviranno le percentuali al tiro: «La difesa non ci ha mai lasciato a piedi, l’attacco a volte sì, e per attacco intendo proprio le percentuali», ha commentato Attilio Caja in sede di presentazione della partita. Nelle ultime settimane, la Openjobmetis è stata rivedibile proprio in questa fase, nella precisione al tiro. E qui è necessario un upgrade, un passo in avanti. Varese va anche alla ricerca della prima vittoria esterna di questa stagione: le prime tre giocate finora lontano dal PalA2A sono state solo sconfitte. Milano, Brescia e Avellino, tutte potenzialmente fuori portata ma tutte giocate ad ottimi livelli di competitività, segnale che non esiste realmente un “problema trasferta”. Però a Pesaro c’è necessità di vincere, anzitutto per mettere ulteriore spazio tra sé e la zona calda della classifica, che più si allontana e meglio è per Varese. In casa la Vuelle di Spiro Leka, salvatore della patria l’anno scorso dopo l’esonero di Piero Bucchi, ha vinto solo contro Brindisi per 80-75, e poi ha sofferto molto: questa settimana si è aggiunto al roster Rihard Kuksiks, cecchino lettone che il pubblico di Varese si ricorda bene per aver giocato ai piedi del Sacro Monte fino alla finale di Fiba Europe Cup. E il lettone avrà un ruolo di primo piano nell’attacco dei marchigiani, come ha confermato lo stesso coach Leka: «Kuksiks sarà la prima opzione offensiva, potranno cambiare un po’ le gerarchie nella squadra; Rihards dovrebbe essere già pronto, era abituato a giocare 22-23 minuti a partita». In settimana, la Openjobmetis ha giocato e perso in amichevole a Gallarate contro la Vanoli Cremona: in questi giorni c’è stato tempo per lavorare, per migliorare, per incanalare i pensieri sull’obiettivo. Ci aspettiamo la solita Varese, che porti a casa il primo scalpo esterno della stagione. Alberto Coriele
  4. Questione di percentuali. Percentuali di vittoria, percentuali di tiro. Le prime sono un azzardo di chi ama predire il futuro o di chi, come Attilio Caja, a domanda deve rispondere. Le seconde, basse, sono una realtà con cui Varese convive e che punta a modificare: ne va del suo futuro. A partire da quello immediato che ha un nome e un cognome: Victoria Libertas Pesaro. «Una squadra che mi ha fatto una buona impressione, indipendentemente dalla classifica che ha in questo momento - spiega Attilio Caja nella classica conferenza stampa del venerdì - Ha vinto solo due partite? In quelle che ha perso, Capo d’Orlando a parte, è sempre stata in partita. E poi ha dei giocatori estremamente interessanti. Non conoscevo l’argentino Bertone e l’ho studiato: sa giocare bene a pallacanestro, sa passare la palla e trovare gli uomini al posto giusto e al momento giusto. Interessante è anche Mika, lungo solido e concreto, con buoni movimenti e buona mano: non è appariscente ma è molto concreto» Quintetto e panchina L’analisi del roster marchigiano continua: «Moore (il play, leader tecnico della squadra ndr) e Omogbo (il centro ndr) sono due altri giocatori non banali: il secondo ha dalle caratteristiche atletiche predominanti e ottiene sempre alte valutazioni grazie ai rimbalzi e ai recuperi; il primo, quando Pesaro ha vinto è stato determinante, ha ottime qualità in uno contro uno ed è un buon realizzatore. Poi c’è l’ultimo arrivato, Kuksiks, che qui conoscete benissimo: grande percentuali da tre punti e giocatore che può essere molto pericoloso all’esordio». Un quintetto valido, una panchina fatta di italiani con fame nei polsi e nelle gambe: «Hanno Ceron, che su di lui a livello giovanile ha sempre avuto addosso grandi aspettative e che ha un talento offensivo notevole. Penso che finora gli sia mancata solo la continuità. Poi Monaldi, che ho allenato nella Nazionale Sperimentale: gran tiro e faccia tosta nel prendersi responsabilità. Infine Ancellotti, che viene da stagioni positive. Tutti loro sanno di giocarsi delle grosse chance in questa annata» La morale quindi è: attenzione a Pesaro, come sempre. Pesaro che però non è paragonabile - per livello, per valenza - alla maggior parte delle squadre fin qui incontrate: «La frase corretta in questi casi è una: partita dal pronostico non è chiuso - argomenta l’Artiglio - Se giochi contro l’Armani hai 10 possibilità su 100, contro Avellino ne hai 20 o 30, contro Pesaro ne hai 50. Cinquanta sono poche o sono tante, però?Non si può dire: sono 50, esattamente la metà, quindi non c’è né la certezza di vincere, né quella di perdere. E poi guardate che nelle Marche staranno facendo i nostri stessi discorsi: “Se non vinciamo contro Varese in casa, quando vinciamo?” La verità è che può accadere di tutto e molto dipenderà dalla giornata e dagli episodi». Buoni ma non eccellenti La Openjobmetis viene dall’amichevole giocata in settimana a Gallarate contro Cremona. Nonostante la sconfitta di 2 punti, ripensando alla gara Caja ne ricava considerazioni sia positive che molto lucide su quello che al momento è il vero problema della sua squadra: «Secondo me abbiamo interpretato il match nel modo corretto e mi hanno confortato le dichiarazioni di Meo Sacchetti a fine partita. Ha detto che loro non avevano mai giocato così bene in amichevole quest’anno: se è così, per la proprietà transitiva non è stato malaccio aver perso solo di due punti. La verità è che abbiamo creato delle buone situazioni di gioco, ma le percentuali di tiro sono state basse: i tiri sono sempre buoni, ma sembrano tali solo quando entrano». Ecco il punto: «E’ questo l’aspetto che vorrei andasse meglio. Finora abbiamo fatto 8 partite ufficiali e 12 amichevoli: la difesa non ci ha mai lasciato a piedi, l’attacco a volte sì, e per attacco intendo proprio le percentuali. Come migliorarle? I miei sono buoni tiratori, ma con onestà nessuno di loro è eccellente, alla stregua di un Johnson. I fattori in gioco sono tanti: fisici, emotivi, dipendenti dagli avversari, dal giocare in casa o in trasferta o dal momento della stagione che si sta attraversando. Noi andremo sempre incontro sia a periodi positivi che negativi, ma sono sicuro che certe situazioni miglioreranno. Tambone e Avramovic tirano rispettivamente con il 6,3% e il 5,6% da tre punti: ok, non sono ottimi tiratori, ma non sono nemmeno così scarsi. E scommetto che non finiranno il campionato tirando sempre così male». Fabio Gandini
  5. Massimo Galli respinge l'etichetta di sfida salvezza per il match di domenica tra la sua Pesaro e la sua ex Varese. Il 55enne coach varesino, coach dei Roosters post-Stella che si dimise a Natale del 1999 dopo 4 mesi difficili (ma anche l'ultimo trofeo vinto sul campo e appeso sulle volte del PalA2A), è tornato in serie A nell'estate 2017 come assistant coach della Vuelle, attuale ultima della classe insieme ad altre tre squadre. «Mi sembra prematuro parlare di scontro diretto; di sicuro noi saremo protagonisti fino in fondo della lotta per la salvezza visto che abbiamo il sedicesimo budget della serie A, mentre Varese mi sembra di un livello superiore. Come tutte le squadre che hanno scelto la formula 3+4+5 ha più profondità di rotazioni e di conseguenza più qualità; sicuramente è stata penalizzata dal calendario ma sono convinto che risalirà ben presto in classifica, speriamo non da domenica...». Per Pesaro ci sarà da soffrire anche quest'anno dopo 4 penultimi posti consecutivi? «Abbiamo un roster molto giovane, con 3 rookies e tre Under 20, che tra l'altro non ha mai giocato al completo; in casa comunque ci siamo espressi discretamente, bucando solo la gara contro Cremona. Con l'inserimento di Kuksiks ci aspettiamo una scossa emotiva da parte della squadra; ci siamo allenati bene durante la pausa e sappiamo che non possiamo permetterci un altro passo falso casalingo». Come inciderà la pausa per le Nazionali e quanto potrà dare subito il tiratore lettone? «Sia noi che Varese abbiamo disputato amichevoli per tenere alta la tensione agonistica, non credo che ci saranno scorie da smaltire. A noi la pausa è servita per l'aggiunta di Kuksiks; era comunque un giocatore in attività e dunque confidiamo possa darci subito un contributo importante, specialmente in attacco. Siamo ultimi nel tiro da 3 punti e le sue doti balistiche sono ben note...». Come giudica la squadra di Attilio Caja? «Ho visto giocare diverse volte Varese, finora hanno sbagliato solo la partita con Sassari e in tutte le altre occasioni se la sono giocata fino in fondo. Come da previsioni estive è una squadra che ha un'identità ben definita in termini di coralità e consistenza difensiva; se tutto andrà per il verso giusto potrà provare a competere per i playoff, anche nel caso peggiore però non mi sembra una squadra che rischi di essere invischiata nella lotta per la salvezza». Lei è stato responsabile delle giovanili di una Varese che vinceva scudettini e produceva giocatori, come giudica la situazione attuale? «Constato con piacere che con l'avvento di Gianfranco Ponti ci sia l'intenzione di investire nuovamente sulle giovanili: nel corso degli anni Varese è stata una fucina per lanciare giocatori. Per tanti motivi è più difficile rispetto al passato produrre talenti, però se le disponibilità economiche sono poche costruirsi giocatori in casa, direi almeno 2-3 elementi da inserire nei 12 della serie A, è una soluzione quasi obbligata per ottimizzare le risorse». Giuseppe Sciascia
  6. Cominciamo dalla fine. Ovvero da una delle (poche) buone notizie arrivate sulla riviera adriatica negli ultimi tempi. A Pesaro sta per approdare Rihards Kuksiks, vecchia conoscenza biancorossa con il vizio del canestro (se oltre l’arco da tre punti è meglio: 46% dalla lunga in campionato nella sua parentesi varesina): a ieri mancava ancora il nulla osta della società di provenienza (i lituani del Nevezis) e poi ci saranno anche le visite mediche da superare, ma l’ala lettone potrebbe e dovrebbe fare in tempo a esordire domenica contro la sua ex squadra. L’ormai più che probabile addizione di valore al roster di Spiro Leka (non scriviamo di un campione, certo, ma si tratta comunque di un giocatore affidabile) è stata accolta dall’ambiente che gravita intorno a una delle più storiche e rinomate realtà del nostro basket come un raggio di sole in mezzo a nubi piuttosto dense. Il viaggio nel mondo della prossima avversaria della Openjobmetis di Attilio Caja si deve pertanto fare con l’ombrello ben aperto. Infortuni, mancanza di sponsor, competitività altalenante: piove. Come spesso è accaduto negli ultimi anni prima che un’indomita capacità (dirigenziale e forse addirittura atavica, ripensando ai fasti di un passato rinomato che non muore almeno nella voglia di lottare fino in fondo) rimettesse tutto a posto appena in tempo. Piove fuori e piove in campo (anche se non diluvia). Fuori perché la Vuelle è l’unica società tra le sedici che militano in Serie A a non aver trovato un main sponsor: alle chiamate di via Bertozzini sono arrivati solo e soltanto dei gran “no”. La baracca è retta dal Consorzio Pesaro Basket (il precursore della proprietà diffuse, nato nel 2005, 23 aziende sostenitrici attualmente) e da alcuni partner commerciali che però non forniscono il conquibus di uno sponsor. Nemmeno da scrivere che le difficoltà nel reperimento delle risorse si siano riverberate sulla costruzione della squadra, fatta al risparmio (e anche qui ne sappiamo qualcosa) e per di più vittima di fughe (l’ala Zac Irvin se n’è andato a settembre senza nemmeno mettere piede in campo in una gara ufficiale) e infortuni (quello pesante di Mario Little dopo due partite, motivo per il quale è stato cercato Kuksiks che - se tutto va bene - firmerà un contratto mensile estendibile fino a fine stagione). Tre sono le travi portanti della squadra del coach albanese Leka. E sono tre rookie, come da buona tradizione marchigiana o “costiana” (da Ario Costa, presidente) che sugli esordienti tra i professionisti (una necessità anche economica) a volte pecca e a volte ci azzecca: Dallas Moore, prolifica guardia - è il secondo miglior realizzatore del campionato - che nelle dinamiche marchigiane deve però fare anche il play, Eric Mika e il nigeriano Emmanuel Omogbo, punti e rimbalzi in grande quantità in un settore da cerchiare con la matita rossa per qualsiasi avversario. L’asse play-pivot (anzi: play-lunghi) c’è tutta, manca il resto: Pesaro gioca in sette, Pesaro tira malissimo da fuori (26,3%: non c’è chi fa peggio), Pesaro non difende (terza squadra più battuta dopo Cantù e Pistoia) Pesaro vince a Reggio Emilia ma molla di schianto contro Capo d’Orlando e fa suoi solo 2 match su 8. Piove sull’Adriatico, anche se i tifosi rispondono sempre in massa quando c’è da abbonarsi (e quest’anno sono stati pure alzati i prezzi). Piove. Ma a certe latitudini basta poco a rivedere il sereno. Attenta Varese. Fabio Gandini
  7. L'Openjobmetis risorge all'Adriatic Arena. Bella reazione d'orgoglio per la squadra di Moretti che spazza via i venti di crisi delle cinque sconfitte consecutive e della conseguente spirale di tensione con una prova corale di grande spessore tecnico e mentale. Una vittoria del gruppo e dell'allenatore, che cancella l'immagine impiegatizia di Ventspils mettendo in campo con assoluta efficacia tutte le armi del sistema-Moretti. L'eroe di giornata è Aleksa Avramovic, adrenalina pura dalla panchina con le sue incursioni ficcanti e la capacità di mettere pressione sulla palla (21 punti in 21' corredati da 4 rimbalzi, 3 recuperi e 3 assist). E soprattutto le due triple-partita (la prima da 9 metri, la seconda su assist di un sostanziosissimo Evenga) che firmano il primo hurrà esterno stagionale in grado di invertire il trend dei ceffoni lontano da Masnago. Ma la prova di valore assoluto della guardia serba è la punta dell'iceberg di un collettivo mai così oliato nelle scelte di gioco e di tiro tra piccoli e lunghi (bene il "centro a tre teste" Campani-Pelle-Anosike, quest'ultimo rientrato con 21' sostanziosi dopo l'allarme schiena di sabato mattina). Che cosa è cambiato in soli 4 giorni rispetto alla pessima prova in Lettonia? Varese rompe finalmente le pastoie di un attacco non più incollato alle mani di Maynor, e gioca una gara molto lucida per fluidità e scelte di tiro (60% da 2 e 42% da 3 ) tornando a muovere la palla nel modo più efficace per esaltare la coralità del suo attacco. La miglior Varese della stagione sul piano della fluidità del gioco sfrutta appieno tutte le frecce al suo arco, spremendo 50 punti dalla pachina (Avramovic a parte, ottimo pure l'apporto di Campani che produce 10 punti in 15') nelle gerarchie in fase di aggiustamento in corsa. Un caso che la brillante prova offensiva dell'Adriatic Arena coincida con una serata da comprimario del play ex Oklahoma City, stabilmente affiancato da un costruttore di gioco (Avramovic o Cavaliero) e molto meno isolato con la palla in mano? Sicuramente no. E il match di Pesaro - nel quale Eric è parso nuovamente in grande affanno in difesa - potrebbe confermare l'ipotesi di un intervento in regia (possibile interesse di Cremona in caso di divorzio? Al momento però non risultano contatti né nomi caldi di sostituti). Di certo Varese ha cercato - e trovato - soluzioni alternative a quello che doveva essere l'uomo capace di innescare il suo attacco. E lo ha fatto anche chiedendo 10' di esperienza e sacrificio a Massimo BulIeri che, dopo un nuovo avvio a fari spenti (6 punti e 6 perse in 7'...), si mette al servizio della squadra indicando ai compagni la strada da seguire per uscire dalla crisi di gioco e risultati e dare un segnale forte a supporto di Paolo Moretti. Che nelle pieghe delle rotazioni da 10-uomini-10 trova spesso l'assetto o l'accorgimento giusto nel momento giusto, compreso il finale con Pelle a presidiare l'area ed Eyenga "cavalcato" negli 1 contro 1 frontali o spalle a canestro per colpire in lunetta o aprire spazi peri compagni. Certo, non sono mancate le emozioni forti, con Pesaro che ha cancellato due affondi sostanziosi (dal 23-38 del 18'al 42-42 del 23' e dal 56-68 del 33' al 70-71 del 36') punendo qualche incertezza - più difensiva che offensiva - di una squadra che ha però dimostrato compattezza e durezza mentale nei momenti più delicati. Dunque, crisi tecnica e mentale superata e caso Anosike risolto? Ovviamente servono conferme, a partire dalle prossime due gare casalinghe contro Rosa Radom e Brescia. Però dall'Adriatic Arena torna una OJM più unita e non più legata a filo doppio alle lune di Maynor. Viste le plumbee premesse prepartita, meglio di così non poteva andare. Giuseppe Sciascia
  8. L’Openjobmetis va in cerca di risposte sul campo di Pesaro. Stasera all’Adriatic Arena (palla a due alle ore 18.15; diretta tv su Telesettelaghi) la squadra di Paolo Moretti proverà a invertire il trend negativo generato da cinque sconfitte consecutive e dimostrare di poter trovare all’interno del gruppo attuale le risorse per guarire dal mal di trasferta costato tre pesantissime sconfitte a Klaipeda, Pistoia e Ventspils. Proprio per questo si tratta di un esame delicatissimo per tastare il polso alla salute psicologica di una squadra in crisi non soltanto sul piano tecnico - vedi i correttivi all’organico che la società ha iniziato a valutare - ma anche su quello della fiducia. Coach Moretti si aspetta risposte sotto i profili tecnico e caratteriale dalla squadra, chiamata ad una reazione forte e positiva dopo il meno 25 in Lettonia, facendo leva su quel sistema di gioco che mercoledì non ha prodotto risultati sensibili ma che nelle intenzioni del tecnico toscano deve rappresentare la certezza su cui fare affidamento per reggere i ritmi del doppio impegno.Il match sul campo della Consultinvest è un esame per tutti - allenatore compreso - nel verificare la capacità della squadra di uscire dal momento critico evitando il quarto tracollo consecutivo lontano dal PalA2A che aprirebbe scenari di crisi mettendo in discussione i fondamenti del progetto Varese al di là delle ipotesi di intervenire sul mercato. L’ultima puntata della telenovela Anosike (ci sarà o getterà nuovamente la spugna in extremis, stavolta non senza conseguenze?) non contribuisce a dare serenità all’ambiente, prostrato dalle sconfitte in serie e dalle difficoltà della squadra ad invertire la preoccupante deriva negativa delle ultime tre settimane.L’Openjobmetis (Eyenga nella foto Blitz in alto), già alle prese con le cattive condizioni di Campani nel reparto lunghi, dovrà cercare di giocare una partita gagliarda in difesa per non subire l’energia della Consultinvest, che ha una batteria di tre esterni americani già pronta ad “azzannare” Maynor, atteso ad una prova d’appello per evitare il suo sacrificio, anche se l’affaire Anosike potrebbe cambiare le carte in tavola oppure portare la società a modificare per intero l’asse play-pivot.Una vittoria riporterebbe il sereno in campo e fuori, mentre una partita giocata con orgoglio scaccerebbe lo spettro della crisi extratecnica; se però in riva all’Adriatico arrivasse un altro naufragio esterno, allora sarà allarme rosso a 360 gradi. Giuseppe Sciascia
  9. L'opinione di Giancarlo Pigionatti L’Openjobmetis va in cerca di risposte sul campo di Pesaro. Stasera all’Adriatic Arena (palla a due alle ore 18.15; diretta tv su Telesettelaghi) la squadra di Paolo Moretti proverà a invertire il trend negativo generato da cinque sconfitte consecutive e dimostrare di poter trovare all’interno del gruppo attuale le risorse per guarire dal mal di trasferta costato tre pesantissime sconfitte a Klaipeda, Pistoia e Ventspils. Proprio per questo si tratta di un esame delicatissimo per tastare il polso alla salute psicologica di una squadra in crisi non soltanto sul piano tecnico - vedi i correttivi all’organico che la società ha iniziato a valutare - ma anche su quello della fiducia. Coach Moretti si aspetta risposte sotto i profili tecnico e caratteriale dalla squadra, chiamata ad una reazione forte e positiva dopo il meno 25 in Lettonia, facendo leva su quel sistema di gioco che mercoledì non ha prodotto risultati sensibili ma che nelle intenzioni del tecnico toscano deve rappresentare la certezza su cui fare affidamento per reggere i ritmi del doppio impegno.Il match sul campo della Consultinvest è un esame per tutti - allenatore compreso - nel verificare la capacità della squadra di uscire dal momento critico evitando il quarto tracollo consecutivo lontano dal PalA2A che aprirebbe scenari di crisi mettendo in discussione i fondamenti del progetto Varese al di là delle ipotesi di intervenire sul mercato. L’ultima puntata della telenovela Anosike (ci sarà o getterà nuovamente la spugna in extremis, stavolta non senza conseguenze?) non contribuisce a dare serenità all’ambiente, prostrato dalle sconfitte in serie e dalle difficoltà della squadra ad invertire la preoccupante deriva negativa delle ultime tre settimane.L’Openjobmetis (Eyenga nella foto Blitz in alto), già alle prese con le cattive condizioni di Campani nel reparto lunghi, dovrà cercare di giocare una partita gagliarda in difesa per non subire l’energia della Consultinvest, che ha una batteria di tre esterni americani già pronta ad “azzannare” Maynor, atteso ad una prova d’appello per evitare il suo sacrificio, anche se l’affaire Anosike potrebbe cambiare le carte in tavola oppure portare la società a modificare per intero l’asse play-pivot.Una vittoria riporterebbe il sereno in campo e fuori, mentre una partita giocata con orgoglio scaccerebbe lo spettro della crisi extratecnica; se però in riva all’Adriatico arrivasse un altro naufragio esterno, allora sarà allarme rosso a 360 gradi. Giuseppe Sciascia
  10. Paolo Moretti rinnova la sua fiducia all'Openjobmetis da lui disegnata in estate, pur riservandosi ulteriori valutazioni alla luce di riscontri del campo diversi dalle aspettative di una reazione d'orgoglio dopo le ultime 5 sconfìtte in fila. Alla vigilia della trasferta di Pesaro il coach dell'Openjobmetis risponde così a chi domanda se ha ancora fiducia nel gruppo: «Da parte mia la fiducia è totale, però ogni giorno e partita dopo partita è necessario fare valutazioni, sia da parte di chi sta sopra di me che dei giocatori alle mie dipendenze. Personalmente rivendico ogni scelta compiuta, col diritto e il dovere di essere responsabile di ogni cosa, partendo da come la squadra sta in campo. Questo vale a maggior ragione in una piazza come Varese e in un club che a me ed ai giocatori non fa mancare nulla per potersi esprimere al meglio». Evidente che i risultati del campo facciano sorgere perplessità che potrebbero portare Moretti a rivedere alcune scelte, senza però rinnegarne la paternità: «I dubbi e le perplessità sono legittimi dopo le ultime prestazioni e non solo: già dopo Brindisi avevo detto che non ero soddisfatto della prestazione della squadra; resto però fiducioso sulla qualità del nostro lavoro e sulla capacità dei ragazzi di uscire dalla situazione negativa. Ma rivendico ogni scelta compiuta: se e quando sarà il momento di riconoscere che sono stati commessi errori me ne assumerò le responsabilità. La partita dovrebbe essere l'esame del miglioramento sviluppato in allenamento: nelle ultime 2-3 settimane difficilmente abbiamo potuto farlo, però nonostante le difficoltà del recupero limitato tra una partita e l'altra ci sono sempre esami per tutti, a partire da me. Bisogna dare risposte sul campo: se non le dai o sono sbagliate è giusto che tutti si sentano sotto esame». Il tecnico toscano passa poi all'analisi delle motivazioni che hanno causato gli ultimi tre tonfi pesanti lontano dal PalA2A: «Queste situazioni si sono presentati nelle ultime tre trasferte e vanno esaminate in maniera molto più approfondita del solo aspetto psicologico: ricordo al contrario come esempio positivi le due partite tiratissime contro il Benfica, le reazioni d'orgoglio a Milano e Sassari e le rimonte contro Brindisi e Villeurbanne. La mancanza di reazione non è stata costante, dunque non dipende solo da fattori psicologici». Moretti fa affidamento sul sistema e sull'orgoglio del gruppo per cercale la reazione a Pesaro, dove tornerà anche O.D. Anosike, mentre rimanda alle 4 mura dello spogliatoio la sua analisi su Maynor: «Dobbiamo analizzare gli errori commessi e fare affidamento sul nostro sistema adattandoci alle caratteristiche dei nostri avversari; servirà una reazione forte sul piano psicologico e caratteriale. Anosike? È tornato ad allenarsi ieri sera con il gruppo e siamo molto fiduciosi che potrà essere della partita. Lo stato di forma di Maynor? In generale la tenuta fisica e la gestione dei carichi, insieme al fattore psicologico ed a quello tecnico delle collaborazioni poco efficaci, sono alla base delle nostre difficoltà in trasferta. Però accetto il vostro consiglio: i panni sporchi si lavano in casa, di questo parlerò in spogliatoio». Giuseppe Sciascia
  11. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Un bel raggio di sole a spazzare via la cappa del pessimismo calata sulla Cimberio dopo il tonfo casalingo contro la Sutor (nella foto Ciamillo in alto un'incursione di Adrian Banks).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Il colpo esterno di Pesaro ha riportato il sereno nell'ambiente varesino, ma Cecco Vescovi non si accontenta della vittoria scaccia-crisi e stimola la squadra alla ricerca di continuità per cercare di chiudere la stagione nel miglior modo possibile.  «È arrivata la risposta che ci si aspettava per cancellare la sconfitta contro Montegranaro e toglierci dai guai. Ci siamo levati un pensiero, però non è ancora finita: la matematica non c'è ancora in un senso e nell'altro.  Dunque non abbiamo fatto chissà cosa e la situazione non è ancora risolta; siamo contenti per quello che la squadra ha messo in campo a Pesaro, ma adesso sotto con la partita casalinga contro Pistoia». Dopo quattro sconfitte in fila stavolta Varese ha messo in campo quel piglio e quella determinazione dimenticate durante la pausa per la Coppa Italia che già avevano pagato dividendi elevati a Reggio Emilia e Venezia.  Forse lo smacco dello stop contro Montegranaro ha pungolato a dovere l'orgoglio del gruppo?  «La faccia è stata quella giusta anche se speravamo di vederla senza che fosse necessario uno choc. E comunque prima della sconfitta contro la Sutor ce n'erano già stati diversi, da Avellino a Brindisi. Sicuramente è stato un bel risultato ma è solo uno degli otto che abbiamo la possibilità di cogliere; vediamo se sapremo ripeterci anche in casa». E, facendo tesoro dei mille alti e bassi fatti registrare quest'anno dalla Cimberio, il presidente biancorosso attende conferme dal prossimo impegno casalingo contro Pistoia prima di tirare definitivamente un sospiro di sollievo: «La squadra ci ha abituato quest'anno ad una serie di sbalzi di rendimento davvero eclatanti.  Se siamo estremamente imprevedibili nell'arco di una singola gara, figuriamoci tra una settimana e l'altra. Quindi nessun calcolo e nessuno sguardo al calendario: concentriamoci su una partita alla volta, davanti a noi abbiamo un obiettivo ben preciso e teniamo l'attenzione puntata su quello». Dunque pur senza fare alcun riferimento all'obiettivo playoff, battere Pistoia è in ogni caso indispensabile per avere ancora stimoli di classifica nelle sette giornate che mancano alla conclusione della stagione regolare. «Sicuramente c'è curiosità per capire cosa sapremo tirare fuori dopo la bella prova di domenica. Chiaro che il match contro i toscani è decisivo per capire se saremo ancora in grado di dare un senso al finale di stagione, oppure dovremo limitarci a controllare le squadre che stanno alle nostre spalle. Di passaggi a vuoto con partite giocate in maniera opposta a quella precedente ce ne sono già stati tanti; per chiudere l'annata nella maniera più dignitosa possibile dovremo trovare un minimo di equilibrio e continuità».  E la squadra di Moretti, con i suoi cinque americani giovani, atletici ed affamati, è il prototipo dell'avversaria che la Cimberio di quest'anno ha sempre subito, come dimostra anche il meno 13 dell'andata. Dunque battere i toscani sarebbe un segnale dalla valenza doppiamente positiva per i biancorossi: «Per come è costruita la Giorgio Tesi Group è la classica squadra che quest'anno ci ha sempre messo in difficoltà.  Dunque ci aspetta una sfida non certo agevole: la serenità acquisita con il successo di Pesaro ci permette di prepararci alla sfida senza pressioni eccessive. Però ci vogliono fermezza e determinazione per cercare di dare continuità a quello che abbiamo visto domenica».  Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]  
  12. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Un'altra fulgida figura è scomparsa portando lutto a una leggenda. Quella di una Pall. Varese che diventò potente nel mondo sotto la regia di Giancarlo Gualco astuto e illuminato stratega, impareggiabile e unico nell'intrecciare mirabilmente realtà e sogni, ben oltre le risorse di una famiglia dominante e dichiaratamente ambiziosa come quella dei Borghi. Per vincere non bastava chiedere s'el custa e poi cumprà, avendo i dané, bisognava possedere fiuto nello scovare lo straniero giusto che, in tempi nei quali marketing, scout e comunicazione non esistevano, andava scoperto all'altro mondo, persino tra Messico e nuvole come nel caso di Raga, inimmaginabile come assoluto talento. Anni dopo fu scoperta in Pennsylvania quella formidabile macchina da canestri targata Bob Morse, prescelto sostituto di Raga in campionato per decisione di quel cranio di Nikolic che, incurante delle perplessità della tifoseria , innamorata del messicano, ebbe ragione da vendere. Due scommesse storiche, vinte alla grande da Gualco, un intenditore di uomini, avendo puntato su allenatori che, come lo stesso Nico Messina, un preparatore atletico prestato alla squadra degli juniores, diventarono vincenti. Togliendo un po' di polvere dal tempo dovendo affettuosa riconoscenza a Giancarlo, ci sovviene così la memoria d'un passato che, ancorché irripetibile, collide con l'odierna realtà, fortemente, pressante per incertezza e preoccupazione. Come evoca la gara di oggi tra Pesaro e la Cimberio che, sbrigativamente, qualcuno, per timore di sventure, potrebbe definire una sfida salvezza. In verità se non aleggiasse quel pessimismo, dovuto a mediocrità o pochezza, esibita, senza fine, da De Nicolao (foto Blitz) e soci, apparsi come unArmata Brancaleone nelle ultime giornate, non sarebbe appropriata tanta drammaticità a una situazione che, pur critica, lascia spazio agli scongiuri mancando ancora sette giornate alla conclusione del campionato con ben cinque formazioni che, con Varese, si battono per sottrarsi ad estremi pericoli. La stessa Montegranaro, fors'anche più rassegnata di altre a un certo destino sul campo, a dire di Recalcati, prefigura una salvezza a tavolino per le tante e catastrofiche voci sul conto di Siena che potrebbe essere liquidata al tirar delle somme (del suo bilancio). Nel frattempo la classifica è impietosa per Pesaro e Varese. Se dovessimo valutare il confronto di oggi, soltanto per temperamento e intensità, soprattutto per adeguatezza a una lotta senza quartiere, si rischia di pensare male, tuttavia per discontinuità osiamo confidare in una Cimberio da partita della vita per volgere a suo favore un destino, diventato angosciante. Quattro sconfitte consecutive, non a caso, stanno a testimoniare una mediocrità, parsa senza fine, d'una squadra in caduta libera, priva di un leader e di personalità. Ma, come s'è detto, oggi, ci vuole un bell'atto di fede se non un credo di stampo religioso, pur facendo attenzione a possibili eresie, nelle spettanze di una Cimberio d'impeto, scoppiettante e audace, soprattutto convinta di piazzare un colpo vincente che non le è certo sconosciuto visti i suoi successi a Cremona, Reggio Emilia e Venezia per dire di queste ultime due formazioni, battute pure sul campo neutro di Casale. Restando nel campo delle nostre analisi che, condivise o no, hanno un filo conduttore attraverso il tempo, a differenza di chi segue l'onda passando con disinvoltura dall'esaltazione alla maledizione, non ci sembra Pesaro portatrice di una potenzialità superiore, apparendo battibile, almeno da una Cimberio dignitosa o decorosa qualora talune sue qualità individuali scavalchino quei noti limiti d'insieme, com'è accaduto nelle prove citate e in altre, apprezzate pur nella sconfitta. È altrettanto vero che quelle soddisfacenti esibizioni hanno avuto la tenuta di una bolla di sapone ma, a volte, tornano...[/size][/font][/color]
  13. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] La Cimberio va in cerca della svolta nella delicata trasferta sul campo del fanalino di coda Pesaro. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Dopo che ieri la squadra ha svolto un allenamento alla comunità di San Patrignano (nella foto red a destra assieme al team di Prima Divisione sponsorizzato Cimberio composta dai ragazzi della comunità), stasera all'Adriatic Arena (ore 18.15 con diretta su Rete55) la formazione di Stefano Bizzozi proverà a cercare la vittoria scaccia-crisi per chiudere a quota 4 la serie negativa (ultimo hurrà datato 2 febbraio a Venezia) e archiviare immediatamente il pericolo del coinvolgimento nella lotta per la salvezza. Lo scivolone casalingo contro Montegranaro ha compromesso le residue speranze playoff di una Varese che in caso di sconfitta nel match di stasera rischia di essere coinvolta nella bagarre per evitare la retrocessione in DNA Gold per l'ultima classificata. Il clamoroso blackout costato due punti vitali contro la Sutor ha evidenziato un malessere evidente a livello mentale per un gruppo povero di qualità caratteriali; ora però la situazione di classifica rischia di diventare davvero preoccupante, dunque voltare pagina è indispensabile per evitare di finire risucchiati nelle paludi della bassa classifica. Nelle quali Ere (in una fase della gara d'andata nella foto Blitz in alto) e soci non hannino gli anticorpi necessari per battersi con il giusto piglio agonistico; o almeno così è parso nell'ultimo mese, senza che il cambio di allenatore abbia sortito gli effetti sperati. Dopo una settimana di lavoro proficuo ed a ranghi completi Bizzozi - ex di lungo corso - batte sul tasto mentale e motivazionale: «Dovremo mettere in campo energia e determinazione, dando il 100% individualmente e come gruppo e mantenendo la concentrazione per 40 minuti» la ricetta proposta dal tecnico in vista di un impegno delicatissimo per il morale e la classifica. Se infatti Varese riuscirà a fermare a quota 4 la striscia vincente casalinga di Pesaro, i 6 punti di vantaggio sull'ultima della classe - con il 2-0 negli scontri diretti - metterebbero al riparo i biancorossi da qualsiasi cattivo pensiero. In caso di ulteriore sconfitta, tenendo ben presente il più 14 dell'andata, la zona retrocessione si avvicinerebbe a due soli punti; ed anche se il calendario finale pare in discesa, si acuirebbe l'attuale psicodramma aprendo ipotetici scenari interventistici su roster o staff tecnico. Di certo la Vuelle è decisa a sfruttare l'occasione di coinvolgere un'altra squadra nel discorso salvezza: rispetto all'andata la formazione di Sandro Dell'Agnello ha trovato un equilibrio più efficace con l'aggiunta del play Petty (8,8 punti e 3,0 assist) che ha rimpiazzato il veterano Young. Pesaro è squadra giovane, atletica ed incisiva sotto le plance, ossia tre caratteristiche che la Cimberio 2013/2014 ha dimostrato di digerire male; i pericoli maggiori arrivano dalla guardia Turner (17,5 punti) e dal pivot Anosike (15,9 punti e 12,9 rimbalzi), sul quale Varese si era informata prima di firmare Linton Johnson (operazione sfumata per la richiesta di un buyout a 6 cifre e la mancata disponibilità del lungo di origine nigeriana di firmare un contratto valido fino al 2015). E proprio sotto i tabelloni, dove nelle ultime 4 gare i biancorossi sono stati spazzati via a rimbalzo, i marchigiani hanno il loro punto di forza. Ma per invertire una rotta preoccupante la Cimberio deve prima di tutto cambiare faccia ed atteggiamento.  Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]  
  14. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Basta un imponderabile, come lo è un infortunio, per disseminare interrogativi su un cammino trionfale. L'assenza di Ere equivale, in soldoni, a una perdita di punti pesanti e di solidità difensiva, referenze che sin qui hanno efficacemente contribuito a quell'esaltante equilibrio di squadra cui, per qualche settimana, la Cimberio dovrà opporre rimedi da pronto soccorso. Fortunatamente la miniera biancorossa è varia e ben rifornita di materie prime di valore, già estratte - si fa per dire - in altre occasioni e con un certo successo da Vitucci, quindi adatte all'uso, ancorché più lungo che in passato. [/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Rush, per esempio, non è malaccio: tiro ne ha, fa pure ciuff dall'arco ma, nelle sue apparizioni, lunghe come gli spot in tivù, ha mostrato molto self-control, forse troppo, dando l'impressione di muoversi sul parquet in punta di piedi per non disturbare i conducenti, cioè i titolari più valenti. Ora però a Rush si chiede meno timidezza e più decisione, cioè spregiudicatezza in attacco e aggressività in difesa, insomma dovrà mostrare all'occorrenza il mestiere di un veterano al fronte. Nelle rotazioni, in sovrapposizioni di ruoli, diventerà ancor più attivo Polonara, il quale non avrà bisogno di attimi fuggenti, almeno in testa sua, per far esplodere il proprio spaventoso e noto talento. Insomma ognuno dovrà fare gli straordinari per non accusare quel maltolto dalla sorte, rappresentato da una trascinante intensità difensiva nonché dai 16 punti di media che restano chiusi nella cassaforte di Ere.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Come sta Pesaro, lo si sa: a galla ma in brutte acque, se non che Franco Del Monaco, suo appassionato presidente, è corso ai ripari cambiando carte e mazziere dopo tante mani perse a un gioco come il basket che non è rubamazzetto e al quale non puoi presentarti a casaccio. Non sappiamo come navigasse effettivamente la società marchigiana l'estate scorsa, sicuramente la squadra (persi alcuni spiccati talenti) parve subito raccogliticcia per scelte all'ingrosso, fors'anche obbligate da una pesante revisione di spesa salvo poi, di questi tempi, a campionato tristemente inoltrato per una piazza così folta ed esigente, tagliare e rammendare qua e là.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Oggi la Scavolini ci prova spingendosi in un osare che può persino apparire anacronistico di fronte a una Varese mai più bella di così, da una dozzina d'anni in qua.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Che a Pesaro abbiano smarrito la cognizione della realtà? La domanda è pertinente, anche se immaginiamo l'animosità d'una squadra in aspra lotta per non retrocedere con tutte le implicazioni di circostanza, relative all'assenza del terrificante Ere e all'atteso progresso di Tarence Kinsey e Torey Thomas (11 punti di media a testa ai loro esordi) ma soprattutto al debutto di Stipcevic, arrabbiatissimo (con la Cimberio) e alla riscossa dopo essersi schiodato dalla mortificante panchina di Milano.[/font][/size][/size][/font][/color]
  15. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]C'è un primo traguardo parziale da cogliere per la capolista Cimberio in occasione della trasferta di Pesaro che inaugurerà il 2013 biancorosso.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Il testa-coda odierno sul campo dell'ultima della classe Scavolini (ore 18,15 all'Adriatic Arena, diretta su Rete55 Sport) potrebbe regalare con un turno d'anticipo il platonico titolo di campione d'inverno, ma soprattutto lo status di testa di serie numero 1 nel tabellone di partenza delle Final Eight della Coppa Italia che sarà composto dopo l'ultima di andata di domenica prossima. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ma la sfida su un campo tabù da oltre 15 anni (l'ultima vittoria varesina in riva all'Adriatico risale al 14 dicembre 1997) regala tanti spunti di rilievo, a dispetto del pronostico sulla carta "segnato" visti i 20 punti di vantaggio della truppa di Vitucci nei confronti della Vuelle. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]In casa biancorossa il match odierno sarà il primo senza capitan Ebi Ere, fermato per almeno tre settimane da un problema muscolare al polpaccio sinistro nel match di fine 2012 contro Cremona. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Con l'alter ego Bruno Cerella ancora ai box (è slittato di altre due settimane il ritorno in palestra e a questo punto i tempi di recupero dell'oriundo coincideranno probabilmente con quelli dell'ala nigeriana), Varese dovrà sopperire all'assenza pesante del suo giocatore di maggior esperienza pescando in panchina le risorse tecniche e agonistiche per non perdere il ritmo da prima della classe. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Dunque spazio in quintetto a Erik Rush e più minuti per Polonara e De Nicolao, modificando gli assetti radicati per rotazioni e scelte tattiche che tanti dividendi hanno pagato per quasi 4 mesi. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]In settimana coach Vitucci ha provato a lungo le varie soluzioni alternative con relative alchimie tattiche per far tornare i conti su entrambi i lati del campo e lo stesso tecnico veneziano si è detto curioso dell'impatto della squadra nella nuova situazione “forzosa”. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Dall'altra parte ci sarà una Scavolini vogliosa di riscatto, vista una situazione di classifica allarmante (ultimo posto solitario con due sole vittorie in 13 partite e una serie aperta di 10 stop in fila di cui cinque in casa); il restyling dell'organico è tuttora in pieno svolgimento con gli arrivi della guardia-ala Kinsey (un passato tra Nba ed Eurolega) e del play Thomas, preludio dell'innesto dell'ultima ora di Rok Stipcevic, cui il nuovo coach Zare Markovski (subentrato a fine novembre a Ticchi ma ancora senza vittrorie) affiderà compiti da regista titolare e leader del gruppo. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]La versione attuale della Scavolini sembra dunque poter contare su un potenziale superiore a quello fotografato dalla classifica e dai soli 70,2 punti di media, e in particolare il play croato - per la seconda volta in 15 giorni avversario di Varese - ci terrà a lasciare subito il segno pur con soli due giorni di lavoro con i nuovi compagni. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Per la Cimberio il compito da sbrigare è sempre lo stesso, legato alla capacità di imporre aggressività e ritmi elevati per esaltare la sua “cavalleria leggera” contro una squadra che ha ali agili come Barbour e Mack e lunghi di stazza come Crosariol e Bryan. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ma conterà soprattutto l'inizio, nel quale la truppa di Vitucci dovrà far valere la fiducia nei propri mezzi contro un'avversaria decisa a voltare pagina ma ancora priva di una identità ben precisa.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Giuseppe Sciascia[/font][/size][/size][/font][/color]
  16. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Se saremo veramente bravi, domani a Pesaro potremmo sfruttare l'occasione per accrescere le nostre risorse tecniche in chiave futura[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Frank Vitucci parte dall'assenza di Ebi Ere per introdurre il tema della trasferta di domani sul campo di Pesaro. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Per la prima volta la Cimberio si trova ad affrontare una situazione non ottimale in termini di organico, ma il coach biancorosso è convinto che nelle pieghe del gruppo ci siano risorse sufficienti per sopperire alla defezione del capitano: «Per la prima volta dovremo scendere in campo in una situazione diversa rispetto a quella cui siamo abituati. Starà a noi trovare chiavi differenti nel gioco per sopprerire a un'assenza importante; però nel breve periodo siamo in grado di sopperire a una defezione pesante e sono certo di poter contare su elementi capaci di affrontare e superare la problematica contingente». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Tante le possibilità alternative a disposizione di Vitucci per mascherare l'assenza di Ere: dal maggior spazio a Erik Rush (sostituto naturale del nigeriano) allo spostamento di Achille Polonara nello spot di ala piccola, fino all'assetto con 3 piccoli utilizzando Andrea De Nicolao, Mike Green e Adrian Banks in un quintetto "speedy". [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Tutte cose sulle quali Varese ha lavorato in allenamento (in mattinata partenza per Pesaro, rifinitura finale nel pomeriggio nelle Marche). Alla fine comunque il coach veneziano "legge" come una opportunità di crescita la necessità di adeguarsi all'assenza del capitano: «Sono molto incuriosito di scoprire le risposte della squadra: se saremo veramente bravi, potrebbe essere l'occasione per aumentare le nostre risorse in chiave futura. Da una situazione estremamente stabile dovremo forzatamente cercare soluzioni diverse anche a livello tattico: mi piace dare alla squadra l'idea di essere camaleontico, proponendo cose nuove dopo aver messo fondamenta solide. Se siamo svegli a reagire agli stimoli di questa novità forzosa potremo aggiungere qualcosa di nuovo ed utile al nostro bagaglio in vista della seconda parte della stagione». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]E il test Pesaro nasconde comunque delle insidie a dispetto dei 20 punti di differenza tra due squadre che viaggiano agli estremi opposti della classifica: «La Scavolini sta ancora cercando una sua identità dopo aver cambiato allenatore e tre giocatori, ma logicamente sta facendo il possibile per restare in serie A: dobbiamo prepararci ad affrontare una squadra che essendo in piena trasformazione ha molte facce differenti. Dovremo mantenere il più possibile il controllo del ritmo per imporre il nostro basket a prescindere dalle scelte degli avversari». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Frank Vitucci è conscio di trovarsi di fronte un'avversaria decisa ad invertire la rotta dopo 10 sconfitte in fila, ma confida che il mix di fiducia, solidità mentale e concentrazione della Cimberio possa disinnescare sin dall'avvio la voglia di riscatto della Scavolini: «Così come Cremona, anche Pesaro ha un potenziale maggiore rispetto alla classifica: domani inserirà il terzo giocatore nuovo nelle ultime tre gare e tutti i nuovi arrivati sono elementi di buon livello. Sicuramente non ci facilita il compito, ma l'esperienza della partita con Milano ci ha insegnato qualcosa: sappiamo di dover affrontare l'impegno con il cipiglio giusto. Pesaro è squadra dall'elevato potenziale offensivo, sappiamo che ci aspetta una partita faticsa sul piano dell'energia difensiva, ma la zoccolo duro garantito dalla consistenza acquisita nel corso di questi mesi ci dà sicurezza su quello che dobbiamo fare». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Giuseppe Sciascia [/font][/size][/size][/font][/color]
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