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  1. L’Openjobmetis sbatte contro il ferro del PalaCarrara e chiude a quota 4 la sua serie positiva del girone di ritorno. La truppa di Attilio Caja paga la ruggine accumulata nella lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali, segnando il passo contro una The Flexx affamata di punti salvezza. La sfida tra due squadre simili per volume a rimbalzo (match sostanzialmente pari tra le due regine della specialità) e propensione difensiva è risolta dalle prodezze individuali di Tyus McGee: l’ex campione d’Italia con Venezia, assente all’andata per un infortunio al polso sinistro, respinge la rimonta di Varese con una magia insensata ma vincente da oltre 8 metri. La corsa biancorossa si ferma per via delle modeste percentuali dal perimetro (25% da 3 contro l’11/24 del secondo tempo dei padroni di casa): non basta un super Okoye (9/18 al tiro, 10 rimbalzi e 4 assist) per nascondere le molte insufficienze (Wells e Vene su tutti) e l’esordio decisamente opaco dell’ultimo arrivato Delas. Sicuramente è mancato l’apporto di capitan Ferrero, specialmente in una serata così povera di qualità dalle sue alternative (1/9 in due per Vene e Natali), così come solo nel secondo tempo il volume di gioco prodotto dalle guardie è stato accettabile dopo gli 11 punti totali con 4/15 dal campo dei primi 20’ del poker di esterni di Attilio Caja. Sicuramente non si è vista una bella Varese, soprattutto nel primo tempo dove i tanti errori banali da distanza ravvicinata (40% da 2 nonostante i reiterati tentativi di sfruttare i mis-match dentro l’area) hanno impedito agli ospiti di raccogliere i frutti di una difesa attenta sul perimetro. Altrettanto sicuramente non si è vista una Varese paga delle quattro vittorie consecutive contro le big: la difesa biancorossa è stata all’altezza della situazione, venendo punita prevalentemente in transizione dalle triple di Gaspardo e Moore. E anche stavolta la compagine di Caja non si è mai arresa nonostante un paio di brutte imbarcate (55-48 al 30’ e 64-55 al 36’), rientrando due volte in partita ma venendo due volte respinta dalle triple realizzate dai padroni di casa (a segno due volte allo scadere dei 24 secondi con gli ex Diawara e Mian). Si è però tornati ad un copione classico delle trasferte dei primi due mesi di stagione: buona costruzione della manovra non convertita dall’arco con percentuali troppo basse anche su tiri aperti che hanno impedito a Varese di raccogliere i frutti del volume di gioco prodotto. Va anche detto che la produzione alterna delle guardie ha costretto Caja a ruotarle freneticamente in cerca di continuità giunta solo dopo 25’ da Tambone prima, da Avramovic poi e da Larson nel finale. Insomma una prestazione di tutt’altro spessore rispetto alle imprese precedenti alla pausa; ma di fronte c’era ovviamente un’avversaria affamata di punti e capace di pareggiare l’aggressività messa in campo da Cain e compagni, che invece avevano spesso e volentieri sorpreso squadre più quotate con un approccio mentale graffiante. Le contemporanee sconfitte di Capo d’Orlando e Pesaro (che domenica saranno opposte in un vero e proprio spareggio salvezza) non mutano le distanze rassicuranti dalla zona retrocessione; ora serve recuperare capitan Ferrero e provare a tirare a lucido Delas in vista della trasferta di Trento (squadra di rango ma con due assenze pesanti nell’anticipo di sabato), sarà un test probante per capire quanta fame di gloria ha ancora Varese. Giuseppe Sciascia
  2. Il grande freddo segue l'Openjobmetis dalla Lituania alla Toscana. Dopo il meno 34 di Klaipeda, arriva un altro stop pesantissimo nei modi e nelle proporzioni sul campo di una The Flexx in emergenza (out l'infortunato Antonutti). Varese non entra mai in partita, travolta dall'aggressività profusa da Pistoia che si limita a ricalcare il copione utilizzato dal Neptunas nel mandare in cortocircuito l'imballatissimo attacco biancorosso. Troppo facile staccare i fili di un gioco prevedibile, farraginoso e povero di soluzioni se Maynor - more solito "azzannato" dall'avversario di turno - inanella palle perse e azioni senza costruire nulla per sé e per gli altri. La mossa di Moretti nell'affiancare in quintetto un costruttore di gioco come Cavaliero (l'unico da assolvere per grinta e impatto balistico) al play ex Oklahoma City non paga dividendi: Varese non trova mai chiavi offensive interne né in penetrazione né con i lunghi (40% da 2 e 19 perse), concedendo al contrario contropiedi a raffica alla The Flexx (68% da 2) che si aggrappa alla verve dei suoi italiani (Cournooh imprendibile per tutti gli esterni biancorossi, Magro e Crosariol nettamente vittoriosi nel duello con Anosike e Pelle) per nascondere i problemi di organico. Così l'Openjobmetis deve subito inseguire (17-9 all'8') e l'unico sussulto firmato Avramovic (23-19 al 13') si perde tra palle perse e penetrazioni concesse (34-22 al 16'). La tripla da oltre 20 metri di Petteway allo scadere del primo tempo è una ulteriore tegola (42-28 al 20'), e il secondo tempo è una lenta agonia con un terribile 11-0 nella fase centrale (dal 47-33 del 24' al 58-33 del 26') che fa saltare definitivamente gli argini. Alla base di tutto c'è un problema tecnico evidente, legato alla condizione attuale di Maynor e a un contesto inadatto a supportarlo in questa versione a scartamento ridotto: sin dall'estate era chiaro che le fortune offensive di una Openjobmetis senza un terminale principe sarebbero passate dalle mani di Eric. Ma se Avramovic non ripete gli eroismi anti-Asvel e la difesa - complice un tasso atletico non elevato di tanti elementi -non riesce a innescare il contropiede per esaltare le doti atletiche di Eyenga e quelle balistiche di Johnson, alla luce dei limiti evidenti di pericolosità perimetrale del congolese e dell'incapacità del rookie da VCU di togliere pressione da Maynor, l'attacco a metà campo esprime una insostenibile sterilità anche a causa della totale improduttività spalle a canestro della coppia Anosike-Pelle. Il problema tecnico pare evidente, ma la soluzione è più difficile da individuare: mettere in discussione Maynor cercando un solutore solitario stile Wayns, tipologia di giocatore mal digerita da Moretti? Supportare Maynor con un difensore-atleta-agonista stile Julyan Stone, rinunciando però all'unico tiratore puro Johnson? Cercare un rimbalzista-stoppatore-difensore stile il Johndre Jefferson di due anni fa per proteggere Maynor in difesa ed esaltare le sue doti di "alzatore" per un centro atletico? Ma se comunque i match casalinghi con Salonicco (già domani sera) ed Avellino daranno prove d'appello al roster attuale per valutare se l'effetto Masnago ridarà certezze alla squadra, quel che preoccupa davvero è il cortocircuito mentale che ha portato Varese a sciogliersi due volte consecutive come neve al sole. Un mix di errori puerili (tre rimesse consecutive nelle mani avversarie... ) e contropiedi subiti per tiri forzati e cattivi rientri difensivi che hanno trasmesso segnali di resa senza lottare, in totale contro-tendenza rispetto al gruppo combattivo visto in campo fino a domenica scorsa contro Brindisi. Per questo o si svolta in fretta, con una diversa gerarchia delle risorse interne o con il mercato, oppure il rischio è alto. Giuseppe Sciascia
  3. Paolo Moretti avverte l'Openjobmetis sulle difficoltà ambientali della trasferta di domani a Pistoia. Il tecnico aretino, che per sei stagioni e mezza ha guidato la formazione toscana portandola dai "bassifondi" dell' A2 fino ai playoff del massimo campionato, conosce bene il calore del PalaCarrara. «Tra oggi (ieri, ndr) e domani, avremo preparato la partita di Pistoia di fatto solo in un giorno e mezzo» precisa il coach della OJM che nel pomeriggio partirà per la Toscana. «Siamo al completo e abbiamo avuto comunque l'occasione per lavorare nel modo giusto in vista di una partita molto difficile visto il calore dell'ambiente di una realtà consolidata da ormai tre stagioni. Avremo di fronte una squadra che ha talento e lo sviluppa a ritmi alti, mettendo pressione soprattutto in attacco con una manovra corale e ricchissima di soluzioni». La prima priorità indicata da Moretti è quella relativa alla scelta tattica di non inseguire Pistoia in una gara di corsa, amministrando con lucidità il ritmo: «Cercheremo di gestire il ritmo della gara per non entrare nelle trappole che troveremo se lasceremo libera la The Flexx di esaltare le sue qualità in campo aperto e le sue doti offensive. I toscani sono una squadra del nostro livello, che cercherà di metterci sotto come d'altro canto faremo noi: è da queste partite che riusciremo nel corso del campionato a trovare quei punti indispensabili per scalare le posizioni in classifica e puntare ai playoff. Problemi sotto canestro per i toscani? Sinceramente non mi pare, con Magro e Crosariol stanno tenendo botta senza andare sotto con nessuno». Il tecnico dell'Openjobmetis ritorna poi sulla partita di martedì a Klaipeda e sui tempi di recupero ristretti tra gli impegni di campionato e coppa per l'impossibilità di anticipare le partite contro Brindisi e Pistoia: «Giocare con così poco margine tra una partita e l'altra dà un vantaggio enorme alle nostre avversarie, spiace che contro Brindisi e Pistoia non si sia trovata una soluzione anche se giocando in casa contro Salonicco avremo almeno un giorno in più per prepararci. Ma certi ritmi vanno metabolizzati, e non devono essere una giustificazione per uno stop così pesante: a Klaipeda abbiamo perso nettamente contro una delle migliori squadre nel girone, ma il segnale forte è che la Champions League è una manifestazione di alto livello, e se non si è pronti a livello tecnico, fisico e mentale non si riesce ad essere competitivi». Il coach toscano ribadisce infine la sua piena fiducia nell'organico attuale, confidando che i margini di crescita del gruppo possano eliminare quei passaggi a vuoto offensivi ancora condizionanti sul rendimento della squadra: «Per vedere all'opera la vera Openjobmetis servirà ancora tempo. Confidavamo di sfruttare al meglio un precampionato lungo, ma alla luce della necessità di gestire le situazioni fisiche di Maynor, Kangur, Campani e Cavaliero non è stato possibile lavorale su amalgama e meccanismi per diverse settimane. Non so quanto ci vorrà per arrivare al top, ma sono assolutamente convinto che non ci siano giocatori incompatibili con altri. Voglio portare avanti questo gruppo senza stravolgimenti: la stagione passata è stata complicata fino a quando non ci siamo fermati nella nostra ricerca dell' alchimia migliore, e questa è una lezione della quale fare tesoro. La prima cosa da fare per crescere è migliorare la qualità e le letture dell' attacco per sfruttare al meglio la quantità della nostra produzione». Giuseppe Sciascia
  4. pxg14

    Frates non si tocca

    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Serbatoio in riserva dopo i due viaggi della settimana: così Fabrizio Frates interpreta il calo finale della Cimberio in un quarto periodo davvero povero di intensità di fronte ai balzi della pattuglia acrobatica di Pistoia. «La Giorgio Tesi Group ci ha messo grande energia per 40 minuti, costringendoci a giocare male e perdere parecchi palloni con la sua pressione difensiva. Noi ci siamo battuti con quello che avevamo, ricucendo tre strappi con energia e rientrando ancora a meno 2 a 6’ dalla fine. Ma siamo molto stanchi dopo i due viaggi in pullman a Lione e quello di ieri: forse è stata la settimana più faticosa dall’inizio dell’anno, stiamo giocando ad altissimi ritmi dall’inizio della stagione ed abbiamo fatto fatica nel finale. Nei 5’ finali eravamo proprio sulle ginocchia, tempo ed energie per riprenderli per la quarta volta non ce n’era più». Il tecnico milanese insiste nuovamente sul concetto della difesa da migliorare in vista dei prossimi due impegni casalinghi: «Dobbiamo migliorare in difesa, lo sappiamo e ci stiamo lavorando; soprattutto sulle situazioni dinamiche e sui pick&roll fatichiamo contro giocatori agili come Johnson, che ci costringono a chiuderci dentro l’area liberando i tiratori da 3 punti e la coperta diventa un pò corta. Dobbiamo imparare a migliorare la pressione sulla palla per limitare i passaggi dentro. Adesso pensiamo a Valencia per preparare il derby con Cantù, che sarà una gara molto accesa e sentita». Anche Cecco Vescovi guarda avanti senza processi pubblici pur ammettendo la prova davvero scialba della squadra: «Siamo stati decisamente molto brutti, però bisogna andare avanti ed insistere su quello che stiamo facendo. La prossima partita sarà importantissima, pensiamo a quella per provare a risalire la china; mercoledì contro Valencia sarà un allenamento per preparare il derby, dobbiamo continuare a lavorare senza[/size][/font][/color] [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]perdere fiducia». E il GM biancorosso - che giovedì cederà definitivamente la presidenza della Pallacanestro Varese, "vacante" ormai dal 30 giugno - indica così le priorità sulle quali lavorare: «Prima di tutto dobbiamo fare meglio le nostre cose evitando quei break devastanti che concediamo con troppa nonchalance. Se la squadra non avesse dentro nulla non saremmo rientrati 3 o 4 volte da meno 10, dunque qualcosa c’è in questo gruppo. Di sicuro non la capacità di prendere in mano l’inerzia di una partita perché tutte le volte in cui siamo rientrati abbiamo poi buttato via tutto con grosse ingenuità frutto di cattive esecuzioni». La sconfitta di Pistoia non muta comunque la volontà del responsabile dell’area tecnica di non mettere in discussione Fabrizio Frates, concentrando invece sul mercato dei lunghi il prossimo "target" per il correttivo che dovrà seguire l’innesto di Adrian Banks: «Cambiare l’allenatore è una ricetta fin troppo semplice che non risolverebbe i nostri problemi: avrà anche lui le sue colpe come tutti noi ne abbiamo in questo momento difficile, ma non è il principale imputato. Ci sono problemi strutturali che non dipendono dalla guida tecnica, dobbiamo lavorare per crescere con le risorse attuali e vedere cosa si può fare per cambiare il trend».[/size][/font][/color]  
  5. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3][font=verdana]«Se siamo la squadra che pensiamo di essere, dobbiamo iniziare a vincere in trasferta». Così Adrian Banks "twittava" ieri mattina prima del match di Pistoia: la risposta del campo ha evidenziato che la Cimberio attuale è ben inferiore alle aspettative di tutti: società ed ambiente, ma anche degli stessi giocatori. Ed anche la fiducia dell’ultimo arrivato in casa biancorossa si scontra con una realtà che ribadisce i limiti strutturali della squadra di Frates. Che sarebbero tali anche se in panchina sedesse Marco Calvani o Sasha Djordjevic: perchè purtroppo la realtà del campo - e delle 10 sconfitte esterne su altrettante gare, col ruolino di marcia complessivo aggiornato ad un record di 5-14 - ribadisce che l’attuale versione della Cimberio è piena di problemi strutturali. In due parole, è mal allestita e attualmente non vale i playoff. E allora questo concetto deve essere ben chiaro anche ai tifosi che chiedono a gran voce la testa di Fabrizio Frates e accusano la squadra di scarso impegno e attaccamento ai colori biancorossi. Ma i problemi sono ben altri, ad iniziare da un organico vistosamente squilibrato tra troppi attaccanti e pochi atleti, con Clark ed Hassell ormai palesemente incompatibili sui due lati del campo come problema più lampante di una lunga trafila di "magagne" tecniche (dal ginocchio di Scekic alla sfiducia nei confronti di Sakota) esacerbate dalla cappa di negatività delle ultime settimane. E se Varese è troppo piccola e povera di muscoli per lasciare il segno in Europa, per assurdo la sua taglia più fisica che atletica la condiziona al contrario anche in campionato, dove squadre dinamiche come la Pistoia dei 5 americani "salterini" mettono a nudo tutte le difficoltà di coesione di un gruppo di giocatori di buon livello ma decisamente poco "organici" l’uno all’altro. Il primo correttivo col ritorno di Banks per un Coleman fuori sintonia con l’ambiente può dare una mano ad evitare squilibri eccessivi, ma si è rivelato un palliativo per curare i mali di una squadra che ha bisogno di ulteriori interventi (ora nel mirino c’è Hassell con la necessità di aggiungere atletismo al reparto lunghi) per provare ad invertire un trend negativo davvero preoccupante. Sul piano tecnico è probabilmente il momento peggiore dei quattro anni del progetto "Varese nel Cuore", con i tifosi biancorossi - inebriati dalla stagione 2012/2013 - che chiedono a gran voce interventi per risalire la china; ma il mercato sbagliato d’estate andrà corretto con i residui delle transazioni attuali, perchè le risorse per ribaltare l’organico non ci sono. Però sparare su tutto e su tutti crea solo ulteriori pressioni e negatività: il derby contro Cantù sarà uno snodo decisivo per le strategie a breve termine, però dalla crisi attuale si esce soltanto facendo quadrato tutti insieme. Società, allenatore, giocatori e pubblico. Altrimenti si affonda tutti insieme.[/font][/size][/font][/color]  
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