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  1. Dopo 5 anni di attesa, l’Openjobmetis conquista i playoff con una meritata vittoria: la squadra è riuscita ad interpretare con la giusta intensità ogni situazione, spinta dai tifosi del PALA2A. Ottima partita per Avramovic, autore di una prestazione da 17 punti, 3 assist e 3 rimbalzi, che gli è valsa il titolo di MPV. Non passano in secondo piano i 22 punti dell’americano Okoye e i 16 dell’estone Vene. I 21 assist di Varese rappresentano la forte coesione e il profondo legame tra i giocatori e a nulla sono serviti i 23 punti di Johnson-Odom, che ha cercato di motivare i suoi fino alla fine. Dopo l’ultimo secondo di partita, l’entusiasmo del pubblico del PALA2A è esploso di fronte a questo risultato tanto atteso, non solo dai giocatori, ma anche e sopratutto da tutti noi tifosi. Solo la grinta e la “ferocia” dei nostri giocatori, come è stata definita dall’allenatore, hanno reso possibile il realizzarsi di questa impresa, ma ora la squadra di Attilio Caja non dovrà montarsi la testa, arrivando ben preparata ai playoff e non dimenticando l’ultimo impegno di campionato con il Torino. Tuttavia, in questo momento, è anche giusto festeggiare un fantastico fine di stagione e complimentarsi con i nostri giocatori per il loro impegno. Durante la conferenza stampa, l’allenatore del Cremona ha sottolineato la resistenza della sua squadra, ma allo stesso tempo la potente aggressività dei giocatori di Varese, che gli ha permesso di vincere, perché nel basket come negli altri sport è solo la squadra più energica a trionfare sull’avversario. Inoltre, Romeo Sacchetti ha assicurato che Ruzzier Michele, il numero 10 dei suoi giocatori si sta riprendendo dalla botta, ma che ha preferito non rimetterlo in campo e lasciarlo a riposo. Attilio Caja invece ha l’impressione di essersi appena risvegliato da un sogno: è ancora incredulo dell'eccellente risultato raggiunto dai suoi giocatori, che ha definito “feroci e solidi” e ha ricordato a noi tifosi di essere soddisfatti del loro lavoro, ringraziarli per questo e mettere da parte ogni altra aspettativa. Matteo Molinari, Elisa Romano, Luca Gigliotti e Margherita, progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 06-05-2018
  2. Openjobmetis Varese 80 - 73 Grissin Bon Reggio Emilia Non si ferma più la Pallacanestro Varese, che contro Reggio Emilia trova la quinta vittoria di fila e un posto di diritto tra le squadre in lotta per i PlayOff. Al PalA2A di Masnago si svolge una partita divertente e combattuta: il primo quarto si apre con un buon gioco di squadra da parte della formazione di Coach Caja, che porta i giocatori emiliani a commettere subito due falli e regalare prima un possesso, poi due liberi ai padroni di casa, realizzati senza problemi da Siim-Sander Vene. Il controllo della partita sembra essere nelle mani di Varese, grazie a diversi spunti vincenti dei soliti Okoye e Avramovic, che, oltre a segnare punti su punti, riescono a far innervosire gli avversari e far commettere loro dei falli; se ne accorge Coach Menetti, costretto a far uscire Riccardo Cervi, reo di aver commesso due falli in due minuti, e a chiamare un time-out subito dopo, su punteggio di 12 - 4 per Varese. La breve pausa non sembra aver schiarito le idee alla formazione ospite: a 5:05 dalla fine del quarto subiscono da Okoye i punti del +10 Varesino. La Grissin Bon fa molta fatica e commette tanti errori al tiro, forse sentendo la mancanza della loro punta di diamante, Amedeo Della Valle, rimasto fuori per infortunio, e Massimiliano Menetti chiama il secondo time-out a 2:48 dalla sirena. Questa manciata di minuti risulta essere molto caotica: Caja sceglie di far assaggiare il parquet al nuovo arrivato Tomas Dimsa, un centro molto fisico e non troppo tecnico, ma il 24enne lituano fatica ad entrare in gioco, complici le diverse interruzioni dovute agli svariati falli commessi da entrambe le parti; spicca tra i giocatori più fallosi James White, mentre Ferrero sembra un astronauta da tutte le volte che va in lunetta. Varese domina per il resto del quarto, ma a 3'' dalla fine del primo periodo di gioco viene fischiato un antisportivo a Tambone e White realizza i due liberi che fissano così il risultato parziale: Varese 28 - 10 Reggio Emilia. Dopo il breve cool-down, i ragazzi di coach Menetti partono in quarta: si sveglia Julian Wright che va subito a canestro dopo una buona azione di squadra, a cui risponde Aleksa Avramovic con un appoggio sulla tabella facile facile. A questo punto Varese inizia a subire un calo fisiologico: molti tiri finiscono sul ferro, mentre gli avversari fanno alzare diverse volte pollice, indice e medio agli arbitri, prima con Julian Wright e poi con l'ex-biancorosso Chris Wright. Dopo 3:13 di gioco, Attilio Caja richiama i suoi in panchina con un time-out, ma, dopo la ripresa del gioco, i Varesini sono ancora bloccati: il problema principale sembra essere il play-making: Tyler Larson non riesce a trovare i compagni e i suoi passaggi diventano spesso e volentieri delle palle perse, anzi, regalate a Reggio (si sente la mancanza di Cameron Wells). A 5:29 dalla sirena ci si trova ad osservare un gioco ancora una volta spezzato da diversi falli e caratterizzato da molti errori al tiro di Varese, che vuole a tutti i costi far scendere le fin lì ottime percentuali dal campo e da tre punti. A 59'' dalla fine del primo tempo, gli Emiliani si portano a -10 e, in panchina, coach Caja sembra una furia. Allo scadere del tempo, Okoye si inventa un canestro che riaccende il palA2A, ma, dopo la revisione video, il buzzer-beater non viene convalidato: Varese 43 - 35 Reggio Emilia. All'inizio del secondo tempo si aspetta ancora una reazione varesina agli attacchi di Reggio Emilia, che con un bella rete di passaggi riesce a liberare più volte i suoi tiratori sull'arco. Dopo 4' la situazione non cambia: la OJM è dominata sia in attacco che in difesa, nel pitturato e sull'arco, quindi Caja ricorre ad un time-out, che non risolve però nulla: pochi istanti dopo, un Julian Wright in ottima condizione firma la tripla del sorpasso. Il Varese resta a galla grazie ai canestri di Okoye, Avramovic e capitan Ferrero, ma gli errori al tiro restano troppi, mentre i due Wright affondano i loro colpi senza difficoltà. Degna di nota è la prestazione difensiva della guardia più cacofonica della lega, Manuchar Markoishvili, che diventa spesso un muro su cui sbattono i giocatori varesini. Un fallo di Cervi sul finire del quarto riaccende Varese, che trova due punti grazie ai liberi di Cain, ma poi entrambe le squadre sbagliano molto e, alla sirena, il risultato rimane invariato: Varese 55 - 59 Reggio Emilia. Nel quarto quarto Coach Caja dà spazio a Nicola Natali, che però non entra subito in partita: prima costringe Cain al fallo su J. Wright, poi perde una palla in maniera davvero sciocca, ma il numero 8 di Varese si fa perdonare regalando ai suoi il canestro del ritrovato pareggio: 59-59. La Grissin Bon a questo punto arresta il proprio impeto e si fa superare nel punteggio, anche grazie al terzo fallo commesso da Markoishvili che spinge coach Menetti a farlo riposare in panchina. A metà quarto emerge la stanchezza in entrambe le squadre: Okoye si fa stoppare, C. Wright raccoglie palloni ma poi sbaglia le triple, Avramovic prende talmente tanti ferri che potrebbe metter su una bottega da fabbro. A 5:21 dalla fine il tabellone luminoso recita 63-64 per Reggio Emilia, e Varese non sembra riuscire a ribaltare il risultato, essendo i suoi uomini di punta molto stanchi e dovendo fare a meno di un giocatore di sostanza come Vene, che porta sulle spalle il peso di 5 falli. Quando mancano 4:09 dalla fine, succedde una cosa strana: White sbaglia un canestro, mentre Avramovic segna. Ha inizio un botta e risposta, possesso dopo possesso, che rianima Varese ed il PalA2A: alla tripla dall'angolo di C. Wright risponde Tyler Larson, poi Okoye segna tre punti che fanno impazzire il pubblico e Menetti, preoccupato, chiama il time-out, ma al successivo possesso varesino, Avramovic si inventa un assist alla Steve Nash (non sto esagerando) per Okoye e regala entusiasmo extra ai suoi, nonché il 73-69 sul tabellone. Per Reggio il più attivo in questa frazione di gioco è Pedro Llompart, che però è spesso impreciso. La Grissin Bon comunque non molla e Avramovic e Cain spendono diversi falli per contenere gli attacchi di J. Wright e compagni, fino a quando, a 50'' dalla sirena finale, Larson decide che per lui può bastare e infila una tripla pesantissima che spacca la partita. Coach Menetti ricorre ad un time out sul punteggio di 76-69 per Varese, ma i suoi sono davvero stanchi e concedono a Varese dei liberi preziosi a 30'' dalla fine. Cain, invece, è perfetto in difesa e si concede il lusso di segnare l'ultimo canestro della serata, che regala la vittoria ai suoi: Varese 80 - 73 Reggio Emilia Luca Guerrini - Progetto Liceo Classico Cairoli & VareseFansBasket
  3. Susanna El Taher

    Varese trionfa su Reggio Emilia

    Una vittoria importante quella di domenica 15 aprile del Varese contro la squadra di Menetti, "Grissin Bon Reggio Emilia", sia perché avvicina la squadra ai Playoff, sia perché rappresenta la rivincita rispetto al girone di andata. I giocatori di Caja hanno potuto contare sull’incoraggiamento della loro città, che sicuramente ha contribuito alla vittoria: le bandiere varesine sventolano instancabili e il calore del pubblico è palpabile nel corso di tutta la partita e accoglie i giocatori come eroi, giganti buoni. Gli avversari però non sono da meno: il tamburo Reggio-emiliano batte incessantemente e scandisce il tempo e le azioni insieme ai canti e agli applausi di più di 4000 spettatori. La partita si apre con le mosse straordinarie del Varese che, con movimenti veloci e sicuri, conquista il primo quarto con un punteggio di 28 a 10, tra le acclamazioni generali. Il giocatore del Varese Aleksa Avramovic si distingue subito totalizzando ben 15 punti nel primo quarto d’ora, cosa che fa presagire la nomina a miglior giocare ricevuta alla fine della partita. Il secondo quarto è caratterizzato dai colpi di scena: i giocatori varesini scattano e si slanciano come felini, recuperano spesso la palla con salti spettacolari, e arrivano ad avere un vantaggio di 19 punti al quinto minuto, ma Reggio diminuisce progressivamente lo scarto, per finire con un 43 a 35 per Varese. Varese ha bisogno di tutto il supporto possibile: gli avversari si avvicinano sempre di più, al terzo minuto del terzo quarto lo scarto è di soli 5 punti (47 a 42). La squadra si dimostra in grandissima sintonia, come fosse un corpo solo, ma questo non ferma l’avanzata di Reggio Emilia, che finisce il quarto con un vantaggio di 6 punti (53 a 59). C’è tensione nell’ aria: i tifosi si incattiviscono e i cori rimbalzano da una parte all’ altra del campo. Il pubblico comunque non abbandona i suoi eroi e Varese rimonta anche grazie a due importanti canestri da 3 di Larson; a due minuti dalla fine la situazione è 71 a 69 per Varese: neanche il tamburo di Reggio può fare più nulla. La squadra varesina è sempre più unita, la tecnica è grandiosa: la vittoria è del Varese 80 a 73! Anche se altalenante la partita ha dato grandi emozioni e tutto il pubblico alla fine ha acclamato la squadra e l’allenatore, soddisfatto e sorridente. In conferenza stampa Caja si è detto entusiasta della sua squadra e anche l’allenatore avversario Menetti ha lodato la splendida rimonta del Varese. Con questa vittoria Varese fa un ulteriore passo verso i Playoff: riuscirà a farsi valere come in questa partita? Matilde Gerola e Susanna El Taher, Liceo Classico Ernesto Cairoli Varese
  4. Pensando a Parravicini e alla sua tripla fenomenale che ha portato ai 100 punti ricordate un momento della vostra carriera in cui ancora giovanissimi vi siete resi conto che quella era una piccola grande soddisfazione? Ferrero: Per me il grande momento che posso paragonare a quello di Parra è quando ho esordito in Lega2 a Casale Monferrato. Avevo più o meno la sua stessa età quindi 17/18 anni. Ho esordito a Imola ed è stato un momento molto bello, a cui non ero preparato. Di solito l’esordio avviene quando la squadra è molto avanti, invece l’allenatore dell’epoca, Franco Gramenzi, mi ha buttato in campo alla fine del secondo quarto. Quando ho sentito il mio nome è stato un momento molto emozionante: è stata la mia prima volta in un campionato professionistico. Natali: A me è successa una cosa molto simile. Anche io avevo 17 anni e giocavo per la squadra della mia città, Montecatini Terme, all’epoca in A2. Ero aggregato a tutte le trasferte ma non giocavo mai. Un giorno eravamo a una partita a Capo d’Orlando e come per Giancarlo non era una situazione ben definita: non stavamo vincendo o perdendo di tanto. Insomma, non si sa come mai il mio allenatore mi abbia messo dentro ;-). Quello fu il mio esordio. Feci anche un tiro e il mio primo canestro in A2. Fu un’emozione incredibile, molto simile a quella di Parra. Abbiamo perso, ma il giorno dopo a scuola tutti che ti fanno i complimenti… Sempre riguardo al discorso studi e lauree, tu Giancarlo ti stai laureando mentre Nicola tu sei laureato ma so che studi lingue. Come pensate di usare le vostre lauree in futuro? Insomma, cosa volete fare "da grandi"? Ferrero: Onestamente non ho ancora ben capito che cosa vorrei fare ma sto studiando Economia e Managment. Si tratta di un settore a cui sono interessato e che posso applicare al basket oppure no. La mia formazione, come per Nicola, è una formazione che aiuta a crescere, ad aprire gli orizzonti, a vedere le cose in modo diverso, ti dà gli strumenti per affrontare il post carriera. Quando finiremo di giocare avremo degli strumenti in più. Natali: Riallacciandomi al suo discorso, neanche io so esattamente quale sarà la mia professione nel momento in cui smetterò di giocare. Ritengo comunque fondamentale, e con questo mi rivolgo soprattutto a voi giovani, il cercare di capire il prima possibile che cosa vi piace fare. Puntate tutto su quello! Leggete, informatevi, non solo in ambito scolastico, ma nel tempo libero. Oggi con internet c'è modo di approfondire e imparare moltissime cose anche da soli, a casa. Facendo questo tipo di lavoro, noi abbiamo la fortuna di non avere avuto la necessità immediata di capire che lavoro volessimo fare. Normalmente, possiamo permetterci di giocare fino ai 35 anni, così abbiamo approfittato di questi 15 anni di carriera per costruirci un futuro basato sulle nostre passioni e su quello che ci piacerebbe fare. Io mi sono laureato in Management dello Sport e adesso sto studiando la lingua cinese. Anche se non so esattamente quello che farò mi piacerebbe stare nel mondo del business, del management e dello sport. Conto nel giro di magari cinque anni di imparare il cinese. Basta leggere i giornali per rendersi conto che la Cina sta entrando nel mondo dello sport in maniera dominante. Sono tutti strumenti che spero mi serviranno in futuro. Chiedendo ai giocatori che aria si respirasse in spogliatoio hanno aggiunto che vivono serenamente l'esperienza a Varese perché tra compagni si è instaurata una forte amicizia. Hanno detto di stare bene assieme, di scherzare e spesso di prendersi in giro, com'è giusto che sia. Sicuramente il compagno più irrequieto è Aleksa, definito come una "trottola" carica di energia sempre pronta a saltare e cantare incomprensibili canzoni in serbo. Stando in tema di musica anche gli americani fanno la loro parte, portandosi sempre dietro le loro casse hip-pop. I compagni allora, scherzosamente: “Tyler, metti un po’ di musica?” “In che senso, volete che alzi il volume?” “No no, metti musica vera, questa non è musica!” Progetto VareseFansBasket con Liceo Classico Ernesto Cairoli, Elisa Romano e Martina Rossato
  5. Valeria Franco

    Una grande vittoria

    Nella 24° giornata di Campionato, Varese si è trovata ad affrontare la squadra di Pesaro, allenata dal coach Massimo Galli e famosa per la sua insoddisfacente posizione nella classifica (sedicesima in un elenco di sedici). Nonostante la “cattiva fama” che circonda questa squadra, essa può vantare di possedere alcuni elementi molto validi, ovvero i due americani Rotnei Clarke e Eric Mika. Questi due giocatori sono riusciti a emergere e a farsi notare, anche se non sono stati in grado di ribaltare a loro favore l’esito della serata. Tornando alla partita, lo squilibrio fra le due squadre era evidente. Esse inizialmente hanno utilizzato il medesimo schema difensivo: la difesa a zona, ma sebbene quella di Varese fosse inscalfibile, quella di Pesaro ha concesso molte opportunità alla squadra avversaria, che le ha colte e sfruttate per segnare numerose volte. Al contrario, per quanto gli attaccanti di Pesaro si sforzassero di spezzare la difesa avversaria ci sono riusciti soltanto in rare occasioni. Varese si è trovata per tutta la partita in forte vantaggio grazie alla sua forte difesa e ai suoi aggressivi attaccanti, che sono stati in grado di mettere in risalto fin da subito le loro abilità, portando gran beneficio alla squadra. Il giocatore che più è riuscito a emergere, vincitore del titolo MVP, è stato il serbo Aleksa Avramovic: numero 4 e guardia di Varese. Avramovic ha dato mostra delle sue abilità sia in attacco che in difesa esibendo molteplici assist e numerose barricate difensive ben riuscite e regalando alla squadra la bellezza di 29 punti. A metà partita si poteva già intuire il futuro successo della squadra varesina, infatti il tabellone segnava: 48 a 28. Nonostante il vantaggio, però, i Bianchi di Caja hanno deciso di modificare il proprio schema difensivo nel mezzo della partita e di trasformarlo in una marcatura a uomo, più diretta e aggressiva contro i singoli attaccanti. Sebbene questo modello inizialmente sembrava funzionare a breve ha lasciato spazio a Pesaro per una lieve ripresa, soprattutto durante il penultimo atto. In questo tempo la squadra di Varese ha perso l’energia con la quale era entrata in campo, forse perché dava già per scontata l’imminente vittoria. Resta di fatto che gli attaccanti di Pesaro hanno colto l’occasione per risanare un poco il loro risultato, anche se non sono riusciti ad affiancare quello avversario. Alla fine del terzo tempo si sono trovati con un punteggio di 62 a 47 per Varese. La partita si è conclusa con un 88 a 68, decretando così la vittoria di Varese che, dopo una breve parentesi, è riuscita a ristabilire il proprio prestigio e a sopraffare definitivamente l’avversario. Progetto Varesefansbasket con Liceo Classico “Ernesto Cairoli”, Valeria Franco
  6. 1) Oltre al basket hai qualche altra passione e come riesci a conciliarla con il basket e la tua vita privata? FERRERO: Una mia grande passione è il tennis, fino a tre o quattro anni fa lo guardavo semplicemente e poi durante un’estate con un maestro e qualche amico “scarso come me” ho iniziato a giocare. Ovviamente posso giocare a tennis soltanto durante l’estate per evitare infortuni, ma quando pratico anche quest’altro sport mi diverto moltissimo e è un modo per trascorrere del tempo con i miei amici. Il tennis quindi è per me un piacevole svago. Per riuscire a conciliare sia il basket che quest’altra mia passione all’interno della mia vita privata ho capito che ci vuole molto equilibrio ed una persona che stia accanto a te, sostenendoti emotivamente e nel mio caso posso ritenermi fortunato perché accanto a me ho la mia ragazza. Dopo una partita, non si ritorna a casa sempre con il sorriso, è quindi importante tenere a mente un obbiettivo fisso e saper mantenere il giusto equilibrio anche nei momenti difficili. Oltre alla mia ragazza, molto importante per me è anche la mia famiglia, che mi permette di “performare” nel modo migliore la partita della domenica, che è solo l’ultima parte di una lunga preparazione vista e attesa dai tifosi. Ho scelto queste persone, perché con loro sto molto bene e riescono a capirmi, aiutandomi nei momenti pre e post partita, che sono importanti come la partita vera e propria della domenica. NATALI: Su questa domanda ho molti aspetti simili a lui, che ha fatto il modesto ma in realtà si sta laureando e deve trovare il tempo anche per questo; anche io mi sono laureato due anni fa e ora sto continuando un altro percorso di studio, perché mi è sempre piaciuto imparare cose nuove e lo uso anche come svago, che posso quindi considerare come una passione. Nel momento in cui non sono in palestra, mi piace utilizzare il tempo libero per imparare, leggere e guardare video e posso ritenermi fortunato perché con il lavoro che faccio ho molto tempo a disposizione, visto che non devo stare otto ore al giorno in ufficio. Altre mie passioni sono il marketing e la lettura di biografie; è importante per coltivare queste passioni trovare il tempo, senza sottrarre energie all’allenamento e sopratutto alla partita. Queste mie passioni, come il basket, le ho coltivate sin da quando ero più giovane e dal liceo, io ho fatto quello scientifico, in cui ho iniziato ad organizzarmi per riuscire sia a giocare a basket che a portare avanti lo studio, svegliandomi il mattino presto per ultimare gli ultimi compiti (ne sappiamo qualche cosa anche noi del classico!). Tornando alle biografie, sono molte e diverse quelle che ho letto: l’ultima è stata l’autobiografia di Nelson Mandela, ma anche di alcuni personaggi del business e del marketing e è difficile per me trovarne una migliore dell’altra. 2) Qual è la vostra reazione nei confronti degli errori commessi in campo durante una partita e sopratutto sotto gli occhi dei tifosi? FERRERO: Gli errori fanno parte del gioco, però molto spesso quando sbagli sei tu il primo che si accorge di aver sbagliato. Durante la partita non puoi fermarti a pensare, il basket è un sport così veloce, in cui bisogna essere concentrati sulla cosa dopo: hai sbagliato un tiro, ma c’è una difesa da fare, hai sbagliato una difesa ma c’è un attacco o viceversa. L’errore è bello rivederlo in modo positivo durante i giorni seguenti, ma non immediatamente, perché se ti fermi a pensarci non è utile per te. NATALI: Un aspetto “comico” dell’errore è quello durante l’allenamento, in cui si è in circa dieci compagni e ti viene da pensare che nessuno se ne accorga, in realtà anche se è una minima virgola è impossibile. Come diceva lui, non bisogna soffermarsi sull’errore, ma guardare oltre, perché se no continui a farne altri. Matteo Molinari, progetto liceo classico "E. Cairoli" con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 28-03-2018
  7. Giosuè Ballerio

    Intervista a Ferrero e Natali, pt. 1

    Questo pomeriggio, insieme ai miei colleghi Martina Rossato e Matteo Molinari, tre ragazzi del Liceo Classico Ernesto Cairoli abbiamo avuto l’immenso piacere di poter intervistare Giancarlo Ferrero e Nicola Natali. Nella cornice del PalA2A, siamo stati introdotti nella sala stampa dall’addetto alle pubbliche relazioni della Pallacanestro Varese Minazzi, attraverso i corridoi tappezzati di maglie, foto e trofei che hanno fatto la storia della società biancorossa, da far venire i brividi solo a guardarli. Subito dopo siamo stati introdotti ai due giocatori, apparsi fin da subito molto cordiali e disponibili. Ecco riportate le domande fatte dal sottoscritto ai due giocatori: Siamo ormai verso la fine del campionato, tempo di primi bilanci e sguardi al futuro: cosa dite della squadra in cui avete giocato/state giocando quest’anno e cosa vi aspettate da queste ultime partite? FERRERO: Beh innanzitutto si è creato un bel gruppo, penso sia sotto gli occhi di tutti il fatto che stiamo bene insieme e si vede, si vede che ci divertiamo insieme, e non sempre nelle squadre succede; questa chimica di squadra non è per nulla scontata; quest’anno ci siamo riusciti appieno. Un segnale evidente di questo è che quando succede qualcosa di positivo in campo, una buona difesa o un canestro, c’è tutta la panchina, tutta la squadra che esulta, ci si da il cinque e ci si carica a vicenda, e ripeto, questo non in tutte le squadre succede. Attraverso il lavoro abbiamo creato un bel gruppo, e s vede anche dal rapporto con i tifosi, soprattutto nelle partite in casa, ci danno tanta energia mentre giochiamo, si è creato un bel clima. E per riallacciarmi alla seconda domanda, quello che vorrei dalle prossime sette partite che rimangono (quattro in casa) è proprio questo grande entusiasmo, questo grande scambio di energia con la tanta gente che viene a vederci, noi diamo qualcosa a loro, ma loro danno tanto a noi; e questo ti fa vivere il momento in modo ancora più emozionante. NATALI: Poco da aggiungere, la chimica che si è formata come ho già detto altre volte, è nata innanzitutto dal ritiro di dieci giorni che abbiamo fatto a Chiavenna, quando all’inizio non ci si conosce, hai sette stranieri in squadra, l’allenatore è nuovo, la società è nuova. Escludersi completamente dalla città e dal nucleo famigliare, e stare solo con i compagni ha aiutato sicuramente. E ripeto anch’io, non è scontato questo, anche perché per motivi di infortuni abbiamo dovuto aggiungere tre giocatori, e sembra che siano qui da inizio anno; siamo stati noi a farli integrare e loro ad integrarsi, capire le regole e le gerarchie dentro e fuori dal campo, e i risultati si vedono. Una domanda al capitano Ferrero, cioè come vedi e come vivi questo ruolo, di onore ma anche responsabilità di essere capitano? FERRERO: Penso che la cosa migliore da fare sia quella di cercare di essere di esempio, esempio nel lavoro, negli allenamenti, nella quotidianità, nelle cose che si fanno e nell’atteggiamento. Poi in questo gruppo non c’è questo grande bisogno, perché quando si rema tutti nella stessa direzione tutto diventa più facile. Poi sicuramente come hai detto tu è un onore, una cosa bella che ti rende orgoglioso. Cosa potete dire di Caja, cosa ha portato alla squadra e qual è il vostro pensiero su di lui? FERRERO: Sicuramente un grande lavoratore, e anche lui mette al disopra di tutto il gruppo, prima di parlare di tattica o altro cerca di creare gruppo; è un allenatore che crede molto nel lavoro, e si vede nel nostro modo di essere squadra, si creato nei momenti di duro lavoro e allenamento, ti forma una mentalità che magari ti può anche aiutare a superare momenti difficili che ci sono stati durante la stagione. NATALI: Confermo quanto detto, aggiungo come sia evidente che ogni anno con lui almeno uno/due giocatori esplodono, escono nelle loro piene potenzialità, sintomo di quanto ti aiuti durante l’anno e ti faccia migliorare attraverso il lavoro, soprattutto per quanto riguarda la durezza mentale e l’attenzione psicofisica costante: sempre al 100% della concentrazione fisica e mentale, dopo una partita persa si parla degli errori ma in funzione di un miglioramento con positività, e dopo una partita vinta per non rilassarsi ci si concentra sui dettagli, sempre al 100% di attenzione. Esempio di questo lo stesso Ferro (Ferrero, ndr) che l’anno scorso veniva da una situazione in cui giocava poco e col suo arrivo è esploso, oppure quello che sta facendo quest’anno Okoye è sulla bocca di tutti. Al termine dell’intervista, una foto sul parquet dove i nostri giocatori ci fanno emozionare ha posto termine all’incontro. È stato davvero un piacere avere avuto l’occasione di un’esperienza simile. (negli altri due articoli le risposte alle altre domande J) Giosuè Ballerio, progetto VareseFansBasket con Liceo Classico Cairoli
  8. Stefano Sartori

    Varese, "ammazzagrandi" della Serie A

    Torna alla vittoria, dopo due sconfitte esterne, l'Openjobmetis di Attilio Caja, grazie ad una grande prestazione difensiva (specialmente nei primi due quarti), espressa contro Avellino. Varese, trasforma così il PALA2A nel proprio fortino, che ha visto cadere squadre del calibro di Milano, Brescia e, appunto, la stessa Sidigas. Pronti via e Okoye fa subito la voce grossa, mettendo a referto i primi dieci punti dal campo di Varese. Avellino inizialmente tiene botta, grazie alle bombe di Filloy e Rich, ma poi soffre sia l'organizzazione difensiva dei biancorossi, che concedono solo 14 punti agli Irpini nel primo quarto, sia la grandissima percentuale da 3 punti dei padroni di casa, che vanno a segno anche con Tambone due volte e con Vene. Da ciò ne scaturisce un inaspettato 26-14 al termine dei primi 10'. Il secondo quarto sembra iniziare con lo stesso copione con la squadra di Caja che tocca anche il +18 (40-22 al 16'), anche se, in seguito al primo timeout di coach Sacripanti, i biancoverdi prima chiudono il parziale aperto di 12-0 in favore di Varese, e poi, trascinati da un ispirato Rich, riescono a diminuire il passivo con un contro parziale da 0-8. Il timeout per Caja è d'obbligo, e serve a far risvegliare i suoi, che dopo un grande lavoro nei primi 15', hanno leggermente mollato la presa; in particolare è Larson a siglare un buon canestro che ridà fiducia all'ambiente. Nota dolente, il terzo fallo di Cain, autore di una meravigliosa difesa su Fesenko, che non riesce a segnare dal campo fino al 22'. Il 44-33 con cui si va all'intervallo sembra quasi andare stretto per quanto fatto vedere in campo a Ferrero e compagni, tra cui spicca ancora Okoye (15 punti al 20'). Il terzo quarto comincia con la scesa in cattedra del solito Rich e di Dezmine Wells, che fino a quel momento non era stato nel vivo del match, che portano Avellino addirittura sul meno 3 al 24' (51-48) con una Varese in grande difficoltà soprattutto dal punto di vista difensivo. Da notare la scelta tattica di Sacripanti, che decide di non schierare il centone Fesenko, facendo giocare così Leunen nel ruolo dell'ucraino. Scelta azzeccata, dato che costringe Caja al minuto di sospensione. Al ritorno sul parquet le forze dei lombardi sembrano rinvigorite. Infatti, prima grazie ad un mini-parziale di 4-0, firmato Vene e Larson fanno chiamare un timeout agli ospiti, e poi mantengono il risultato sul +8 (65-57 al 30'). Ma i Lupi non si scompongono, riducono lo svantaggio ed addirittura impattano la partita al 33' sul 67-67 per merito di due triple di Fitipaldo, di un gran canestro di Rich, e di una difesa granitica che concede solamente due punti in quattro minuti. I viaggianti, inoltre, hanno l'ardore di mettere il naso avanti con l'ennesimo canestro di Rich che vale il +2. La scossa per Varese arriva dal provvidenziale minuto chiesto dalla panchina biancorossa. Difatti, Wells pareggia allo scadere dei 24" e Larson, con un crossover da capogiro su Leunen, si crea lo spazio per mandare a bersaglio la tripla del +3 a 5 minuti dalla fine. L'ex Cantù non ci sta e riporta i suoi a contatto, ma Okoye, MVP della partita, ha altre idee e lo dimostra con una tripla tirata fuori dal cilindro, che scava il solco decisivo e che fa esplodere i 4417 presenti. Il pallino del gioco, a fine partita passa ad Avramovic, che, con la sua immancabile voglia, lotta, ruba palle e conquista 2 punti fondamentali, nonostante il canestro e fallo dell'infinito Rich, migliore tra le fila ospiti. I falli sistematici sanciscono il definitivo 82-75 che permette a Varese di sognare i playoff. Sarà la volta buona? Sebastiano Carraro, Stefano Sartori
  9. Simone Marcolli

    Varese, cuore e aggressività.

    Varese torna a giocare in casa dopo oltre un mese, e lo fa in grande stile, regalando un'importante vittoria al suo pubblico, che si è presentato in numero ampiamente superiore alla media stagionale, nonostante l'orario inconsueto; un pubblico che, nonostante l'assenza del gruppo ultras (o forse proprio grazie ad essa) si è dimostrato un importante sostegno per la squadra, infondendole calore ed energia. Un'energia che è senza dubbio stata fondamentale per avere la meglio su una squadra del calibro di Avellino, attualmente al terzo posto in campionato e ai quarti di finale di FIBA Europe Cup. Il momento chiave per la vittoria si è rivelato il primo quarto, nel quale la formazione di Attilio Caja si è imposta per 26 a 14, giocando con un'intensità che, come ha detto Sacripanti in conferenza stampa, è stata determinante per la vittoria finale dei biancorossi. Sarebbe però riduttivo affermare che Varese abbia vinto solo grazie al buon primo quarto: la risposta di Avellino, infatti, non si è fatta attendere e la formazione biancoverde si è rimessa in partita, arrivando addirittura al sorpasso a metà del terzo quarto sul 67-69; ed è proprio a questo punto che Varese è tornata a ruggire e lo ha fatto con un ottimo finale, che porta i biancorossi alla vittoria finale per 82-75. In conferenza un largamente soddisfatto Caja loda soprattutto l'interpretazione della partita e la grande forza di un gruppo a sua detta, e penso anche nostra, fantastico dal punto di vista della voglia e dell'aggressività; un'aggressività che ha pagato sia in fase difensiva, limitando l'attacco di Avellino coi vari Rich, Fesenko e Filloy, ma anche in fase offensiva, dove la squadra biancorossa ha raccolto ben dodici rimbalzi in attacco, che hanno senz'altro contribuito al risultato positivo. E chissà che, ormai praticamente certa della salvezza, questa squadra non ci regali qualche altra emozione in chiave play-off... Luca Cortese & Simone Marcolli.
  10. Giosuè Ballerio

    Varese, non fermarti ora!

    Dopo la scintillante vittoria contro Brescia, la OJB ha portato a quattro il filotto di vittorie consecutive, vincendo quattro partite sulla carta proibitive e raddoppiando i punti raccolti in classifica fino al 21 gennaio. La squadra è riuscita a rilanciare una stagione che sembrava già un mezzo fallimento, e nonostante Caja stesso predichi umiltà e perseveranza ("pensiamo a raccogliere in fretta i 4-6 punti necessari per la salvezza il prima possibile"- le sue parole nel post partita), non si può non fermarsi a riflettere su ciò che Varese è riuscita a dimostrare in questo mese. Se molti potevano pensare ad una "vittoria occasionale" per quella al Taliercio, già contro Milano, e contro Cantù soprattutto, hanno dovuto ricredersi. In questo periodo abbiamo visto una squadra capace di giocarsela con tutti, anche con formazioni ben più attrezzate e forti, con vittorie sì di cuore e sacrificio (Venezia, Milano), ma mostrando anche un'organizzazione tecnico-tattica compatta e ben preparata (e questo grazie al lavoro quotidiano del coach e del suo staff), oltre che una condizione fisica e un'energia invidiabile. Ieri sera, contro la Leonessa, la consacrazione definitiva. Pur avendo un roster non di primissima qualità in quanto a talento puro (senza nulla togliere ai nostri fantastici giocatori), la squadra ha fatto quadrato su se stessa, e grazie al lavoro di Caja non è più quella quasi da retrocessione che perse contro Sassari, Pesaro, Brindisi e Cremona. Una squadra diversa, che ha trovato fiducia, consapevolezza nei suoi mezzi, che può insidiare qualsiasi formazione, se gioca come sa. In questo contesto vanno ad inserirsi il mese in formato MVP di Avramovic, l'efficienza di Okoye e Wells, la fisicità e il grande QI cestistico di Cain, il potere sul pitturato di Pelle (nel bene e nel male, ci mancherà), il processo di integrazione di Larson (apparso sempre più in confidenza e risorsa importante); ma anche il lavoro sporco dei vari Ferrero, Tambone, Vene, giocatori che quando chiamati in causa si sono sempre dimostrati pronti, e che rappresentano l'anima operaia di questa Varese, magari a tratti non bellissima, ma estremamente efficace e "clutch"; una formazione solida e concreta, sia in difesa, dove si notano grandi miglioramenti, sia nell'uno contro uno che sui cambi in pick'n roll, sia sul pitturato che dall'arco, che in attacco, con grandi percentuali dal tiro pesante e anche una certa sfacciataggine nel prendersi e concretizzare tiri difficili (per info chiedere ad Avramovic). Una squadra che potrebbe far venire qualche rimpianto vista la prima parte di stagione, ma vietato anche montarsi la testa (Caja docet), bisogna continuare su questa lunghezza d'onda, non smettere ora di stare concentrati, non smettere ora di lavorare sodo e aver voglia di far fatica, di sacrificarsi e portare quanto più fieno in cascina. Ora arriva una pausa di due settimane (in programma final eight di Coppa Italia e pausa nazionale), per ricaricare le energie spese (molte), e continuare di questo passo. Nulla è precluso, e se la salvezza è praticamente in tasca, d'altra parte non può scappare l'occhio sui 2-4 punti di distanza dalla zona playoff, che non sembrano più utopia, specie se al rientro ritroveremo la Openjobmetis dove l'abbiamo lasciata. progetto Varesefansbasket con Liceo Classico Ernesto Cairoli, Giosuè Ballerio
  11. Openjobmetis Varese 100 – 72 Germani Brescia Continua la serie di vittorie di Varese, che dopo aver battuto Venezia, Milano e Cantù trova due importantissimi punti anche contro Brescia. Al PalA2A si assiste ad un incontro a senso unico, con la formazione biancorossa avanti già dai primi possessi. Ad aprire le danze è Aleksa Avramovic con due triple (specialità della casa) ed una buona penetrazione con appoggio sulla tabella, mentre in difesa un monumentale Norvel Pelle sembra non sentire la pressione delle voci di mercato che incombono su di lui e si mette in mostra con due stoppate nel giro di due possessi. Grande inizio di Varese, dunque, che si porta a +9 dopo soli due minuti: Brescia arranca sia in attacco che in difesa e coach Diana si vede costretto al time-out dopo l’ennesima tripla Varesina, stavolta targata Larson. Dopo la breve pausa, i fratelli Vitali provano a Ri-Vitalizzare la Leonessa, ma non cessa la tempesta di canestri da tre punti di Varese, che sta giocando con grande intensità e precisione; l’unico biancorosso che fatica in campo è Ferrero, che spreca due falli nel giro di un possesso e viene prontamente chiamato in panchina da un sempre attento Attilio Caja. Dopo 5 minuti prova a risvegliarsi la Leonessa, riorganizzando la difesa e quindi arginando la pioggia di triple, attraverso l’intercettazione di buoni palloni sull’arco da parte di un David Moss che sembra avere due paia di braccia; comunque non basta, e Varese chiude sul +11 il primo quarto. La situazione sembra rimanere in favore di Varese anche nel secondo periodo di gioco, ma dopo un contrasto tra Moss e Avramovic si accende il nervosismo in campo e Brescia riesce a portare il distacco sotto la doppia cifra per la prima volta dopo l’inizio del match con due buone azioni personali di Dario Hunt. Il Varese tiene tuttavia sotto controllo la Leonessa grazie ai costanti canestri di Okoye e Avramovic. Affossatasi la Germani, la formazione di casa si porta sul +17 a 5:24 dalla fine del primo tempo, preoccupando Diana che ricorre al secondo time out. Da sottolineare la buona prestazione di Siim-Sander Vene che fa registrare 8 punti alla metà del secondo quarto: non male per un giocatore che ne fa 5 di media a partita. Dice la sua anche Ferrero, con una tripla che fa imbestialire la Leonessa e costringe Pelle a spendere il secondo fallo per reprimere l’attacco bresciano, diventato rabbioso, ma comunque poco efficace; un paio di minuti dopo, infatti, un catch and shot di Okoye dall’angolo regala il +18 a Varese, che si tramuta in +20 al possesso successivo. Non si fermano più i biancorossi, che non subiscono e continuano a segnare con Avramovic, Ferrero e Okoye. Rimane fondamentale Pelle nel pitturato che non perde un rimbalzo neanche sotto minaccia. Si chiude il primo tempo con Varese avanti di 24 punti sulla Leonessa, 63 – 39. All’inizio del secondo tempo è Brescia a trovare per prima il canestro, con una tripla di Marcus Landry da palla persa di Avramovic, ma un canestro da tre punti di Tyler Larson soffoca immediatamente il ruggito bianco-blu. Dopo 3 minuti dall’inizio del terzo quarto la Leonessa non è ancora in campo e Avramovic, espiando il precedente errore, continua a segnare. Moss prova a scuotere i suoi con una tripla a 6’26’’ dalla fine del quarto ma il gioco del Varese presenta un’intensità a cui gli avversari non riescono ad arrivare. Nel terzo quarto c’è spazio anche per Tyler Cain: rimane fuori Pelle che porta sulle spalle il peso di 3 falli. Brescia prova ad arginare Varese in tutti i modi e cerca di mandare in lunetta i biancorossi, sperando in un errore dai liberi per recuperare qualche punto, ma Cain porta Varese sul +21 a 3’28’’ dalla fine del quarto e induce il coach bresciano a chiamare un ennesimo time out; Brescia rimane lo stesso completamente nel pallone, indice di questo è anche un Michele Vitali spaesato, che commette addirittura un ingenuo fallo di campo. Al minuto 29 due liberi di Sacchetti rompono il silenzio cestistico della Leonessa (i Bresciani non andavano a canestro da oltre due minuti), che sembra avere un ritorno di fiamma con due trasformazioni di Lee Moore. Varese si prende una boccata d’aria a 5’’ dalla fine con un time-out e chiude il terzo quarto 84 a 56. L’ultimo periodo di gioco si apre con diversi errori al tiro da parte di entrambe le formazioni, probabilmente stanche per la grande prestazione fisica. Brian Sacchetti si mette in luce con una buona tripla dopo una palla persa del protagonista negativo del momento, Matteo Tambone, subito cambiato da coach Caja. Un canestro da tre di Avramovic ridà vigore ai biancorossi e Brescia smette di esistere, perde palloni ingenui e concede il tiro da ogni posizione. I Varesini, tuttavia, non sfruttano l’occasione, abbassando la fino a quel momento buonissima percentuale al tiro di squadra. Caja ributta allora in campo Avramovic, uscito poco prima, vedendo la difficoltà dei suoi, per un finale glorioso: Il Pala2a chiama i 100 punti, ma Varese si fa ingolosire, sconcentrandosi e concedendo punti e possessi a Brescia, o più che altro a Landry, unica zanna della Leonessa che ancora prova a graffiare. Nel finale c'è spazio per i giovanissimi Parravicini e Bergamaschi, rispettivamente classe 2001 e 1998, ed è proprio Matteo Parravicini che regala la tripla cifra sul tabellone ai Biancorossi, facendo esplodere il PalA2A per l’ultima volta nella serata: Varese 100, Brescia 72. Luca Guerrini, progetto liceo classico “E. Cairoli” con Varesefansbasket
  12. M'artagnan

    Openjobmetis 76 - AJ Milano 72

    Progetto VFB-Liceo Classico Cairoli / Giosuè Ballerio e Martina Rossato Nel posticipo della 17esima giornata, Varese riesce a spuntarla su Milano in una partita bella ed equilibrata. A vincerla è stata soprattutto la voglia, l’energia e il cuore che la squadra di casa è riuscita a mettere in campo, contro un’Olimpia apparsa stanca e quasi permissiva. Mattatori i soliti Wells (23 pti. totali per lui) e Avramovic, 18 pti. col 67% da 3). Varese si presenta fin dai nastri di partenza energica e propositiva, trovando facilmente la via del canestro nei primi minuti di gioco. Milano invece trova fluidità nella manovra e solidità in difesa, riportando presto la situazione in parità e anzi riuscendo a portarsi sul più 2 a fine primo quarto. Alla ripresa del gioco Varese piazza un parziale di 8-0 tanto da costringere coach Pianigiani al time out. L’Openjobmetis continua sui propri passi e riesce a toccare il massimo vantaggio di +10, grazie alle triple di Avramovic, ma giungendo alla pausa lunga sul punteggio di 42-36. Alla ripresa continuano i tentativi di assalto di Milano con due bombe di Micov, a cui Varese però riesce a replicare bene, grazie alla buona verve di Okoye, Wells e lo scatenato Avramovic. È un continuo scambio di inerzia, che fa tornare Milano sul -3 a fine terzo quarto. Si entra così nell’ultima frazione in un’atmosfera a dir poco incandescente, dove continuano i tentativi di rimonta dell’EA7, che però la squadra di casa ricaccia indietro grazie all’intraprendenza dall’arco di Okoye e Wells. Nel finale la situazione è tesa e nervosa per gli ultimi attacchi di Milano, ma ci sono tanti errori da una parte e dall’altra del parquet, che portano comunque la squadra di Caja alla vittoria, grazie ai 2 liberi di Wells, costringendo Milano al quarto stop di campionato. Come già detto, serata on fire per Wells (23 punti, 7 rimbalzi, 5 assist) e Avramovic, MVP della partita con 18 punti. Per Milano, che si è affidata troppo al tiro da lontano, da segnalare i 18 punti di Micov e i 14 di Goudelock. Serata speciale anche grazie alla presenza di Gianmarco Pozzecco, sempre rimasto nei cuori dei tifosi, che domani riceverà la cittadinanza onoraria di Varese insieme a Dino Meneghin. Esordio per Tyler Larson, partito in quintetto e apparso con una buona voglia e vivacità. L’ultimo arrivato deve tuttavia ancora entrare nei meccanismi della squadra ed esce dalla serata poco brillante al tiro (20 % dal campo).
  13. Una serata speciale, diversa dal solito, che ha visto grandi campioni essere omaggiati e anche emozionarsi, nel ricordo di quei successi che li hanno resi grandi. Ieri sera, al PalA2A (o meglio, al Lino Oldrini, come quando questi campioni ci giocavano), e non poteva essere altrove, le due leggende del basket varesino e moderno Dino Meneghin e Gianmarco Pozzecco hanno ricevuto dal consiglio comunale e dal sindaco Galimberti la cittadinanza onoraria di Varese, perché “grandi uomini e grandi sportivi, con i loro meriti e le loro imprese sportive hanno scritto pagine indelebili nello sport varesino e italiano”. In un clima nostalgico e famigliare, è stato insignito per primo Dino Meneghin, pivot ed emblema della Ignis dominatrice degli anni sessanta e settanta, in Italia, in Europa e anche nel mondo. Dopo un breve videoclip che ripercorreva le sue giocate, Dino ha pronunciate parole sentite, toccanti, dimostrandosi un grande campione anche a livello umano, queste le sue dichiarazioni: “è un grande onore, per certi versi inaspettato, ma che mi rende felice per ciò che abbiamo fatto. Perché sì, magari io ero il giocatore più rappresentativo, ma tutta la squadra era formata da grandi campioni, davvero un gruppo affiatato. Era il gruppo la nostra arma vincente; quegli stendardi appesi non li ho vinti io, li abbiamo vinti insieme. Non si diventa a caso la squadra che offriva la migliore pallacanestro europea, se non mondiale, la squadra capace di arrivare per dieci anni consecutivi in finale di coppa dei campioni, senza un gruppo, senza giocatori forti, senza allenatori e dirigenti (che colgo l’occasione di ringraziare) capaci, e senza dei tifosi meravigliosi. La cosa più importante era la grande umanità di queste persone, la bellezza delle relazioni, il rispetto, la passione che ci unisce ancora. E non dovete ringraziarmi voi e darmi un premio, ma io ringraziare voi per quello che mi avete fatto vivere, per le emozioni vissute insieme, per le vittorie, per i sacrifici, per i bei momenti passati insieme, grazie di cuore. E se posso, chiederei a voi giunta comunale, un piccolo favore, umilmente: se è possibile dare anche ai miei compagni questo riconoscimento, perché anche loro sono simbolo di quegli anni, sono loro che hanno permesso di scrivere quelle bellissime pagine di storia, sportiva ed umana.” Parole importanti quelle di Meneghin, che ha dimostrato ancora una volta la sua straordinarietà. E anche noi di Varesefansbasket eravamo presenti, e tra skysport, raisport e 7laghi, ci siamo fatti avanti per rivolgere qualche domanda a Dino e al Poz. Queste riportate le domande rivolte a Meneghin, poco prima della cerimonia. Come si sente a ricevere un riconoscimento così speciale e prestigioso? È innanzitutto una grande occasione per vedere persone che non incontravo da anni, e poi è un’onorificenza che non mi aspettavo, quindi ancora più gradita, ma sinceramente un po’ fuori luogo, perché il mio non è uno sport singolo, ho fatto uno sport di squadra, e quindi insieme a me, oggi, idealmente, ci sono tutti i miei compagni di squadra, i dirigenti, gli allenatori, il pubblico che ci ha sempre sostenuto, specie nei momenti più difficili; basta vedere gli stendardi che sono appesi lassù. Gente con cui ho avuto il piacere di condividere quegli anni di successi, sensazioni incredibili ed irripetibili. Se non si lavora insieme, se non si ha un unico scopo, un’unica passione senza invidie e gelosie, non si va da nessuna parte. Che cambiamenti hai notato, che evoluzione vedi nel basket, che differenze tra la pallacanestro da te giocata e quella di oggi? Ma guarda, io ho ancora a casa le pellicole in bianco e nero che ogni tanto ho il piacere di guardare… ed è sicuramente uno sport diverso da quello praticato oggi. Il basket di adesso è molto più veloce, tecnico, più forte fisicamente, più rapido, si gioca ad un’intensità diversa. Si gioca per fortuna in palazzetti migliori, parquet migliori, scarpe e attrezzature migliori, la preparazione fisica è molto più mirata e fondamentale. Insomma, è cambiato in meglio in molti aspetti… l’unica cosa che non mi piace tanto del basket odierno è quest’apertura totale a tutti gli stranieri; una volta Varese, Cantù, Milano, erano squadre che vivevano e vincevano grazie al loro vivaio che cresceva in casa, dando tempo di creare un gruppo unito, compatto, la possibilità di affezionarsi. Adesso sembra quasi di essere in un hotel con una porta girevole, dove molti giocatori vanno e vengono, creando anche confusione nei tifosi. Io ho giocato a Varese per 15 anni, e con me altri miei compagni, e la gente aveva modo di affezionarsi e identificarsi con te, gioire e soffrire insieme. Adesso andare a una partita e come andare al cinema, a vedere uno spettacolo, paghi il biglietto e se ti piace applaudi o fischi. Sembra quasi che manchi quest’umanità che c’era ai nostri tempi. Lei ha giocato a livello agonistico dai 16/17 anni fino a 44, tanto da giocare contro suo figlio; qual è stato il segreto di una carriera tanto longeva? Beh innanzitutto ho avuti sì diverse fratture, ma mai decisive, quindi diciamo che il fisico ha retto bene (ride, ndr), con anche un po’ di fortuna, vedendo atleti con un talento straordinario ma stroncati da infortuni; poi ho giocato in squadre che puntavano a vincere, a Varese e Milano, dove se arrivavi secondo era un fallimento, quindi la spinta emotiva e la voglia di fare e la tensione erano sempre quelle di vincere. Ma soprattutto la passione: io ho amato il basket in maniera folle, quindi non mi è mai pesato allenarmi, fare sacrifici o fare fatica per raccogliere le vittorie, anzi era per me una gioia. Adesso per restare in forma devo pagare per andare in palestra, una volta stavo bene, vincevo e mi pagavano anche Tra poco anche le domande e le parole di Pozzecco, a cura del mio collega Matteo Giosuè Ballerio Progetto liceo classico Cairoli con Varesefansbasket
  14. Immancabile secondo protagonista della serata è stato Gianmarco Pozzecco, ex cestista ed allenatore ma anche cronista, insomma un personaggio emblematico di questo fantastico sport. Prima dell’inizio della cerimonia ufficiale anche Gianmarco, come Dino, ha risposto a noi di Varesefansbasket, che immancabilmente siamo andati al palazzetto per assistere a questo evento chiave non solo per i numerosi appassionati di basket, ma anche per l’intera città di Varese. Dopo un iniziale “scontro” con altri cronisti e giornalisti di raisport, skysport e tele7laghi, anche noi di Varesefansbasket siamo quindi riusci ad intervistare Gianmarco, che con la sua spontaneità ed ironia ci ha risposto ad alcune semplici domande. - Inevitabile, è stato iniziare con: “Che sentimenti ed emozioni prova nell’attesa di ricevere la cittadinanza onoraria varesina?” Io sono totalmente, clamorosamente, legato alla città di Varese e da un certo punto di vista mi sono sempre sentito varesino dentro. Da oggi, lo sarà per sempre e questa mia “varesinità” è stata riconosciuta ufficialmente. Questo mi ripaga molto, perché a chi pratica uno sport fa sempre piacere essere riconosciuto come un campione, un fenomeno (… ed ovviamente sto parlando di Dino e non di me!), ma è anche vero che contemporaneamente sei un uomo, un ragazzo che vuole essere apprezzato anche da questo punto di vista. Se nel ‘99 abbiamo vinto lo scudetto, raggiungendo da questo punto di vista un obbiettivo sportivo, oggi invece ricevo un obbiettivo di grande importanza sul piano umano. Un buon sportivo deve essere un esempio anche per i più giovani: io non sono stato un grande esempio per loro, ho fatto anche delle “stronzate” (scusa il termine!), ma alla fine penso ugualmente di esserlo stato. - Di conseguenza, per rimanere in tema con la nostra “città giardino” gli abbiamo chiesto: “Qual è il luogo della nostra città, al quale tu sei maggiormente legato?” Il Sacro Monte, secondo me, è un posto spettacolare, perché mi dava la possibilità di isolarmi: ogni tanto prendevo ed andavo su per (ri)ossigenarmi. Sinceramente però io non sono tanto legato ai luoghi, quanto alle persone ed alle relazioni che ho conosciuto e coltivato in questa città, come i proprietari del ristorante Vela. A me è sempre piaciuto stare in compagnia, socializzare, conoscere persone e trascorre il mio tempo con tutti coloro con i quali mi trovavo bene. - “Quando hai iniziato a giocare a pallacanestro e cosa ti aspetti dal futuro in questo ambito?” A me la pallacanestro piace ed ho iniziato a giocarci a quattro anni; spesso mi fanno questa domanda ed io automaticamente preferisco rispondere da quando ho iniziato a camminare. Ecco, per me la pallacanestro è come camminare, come parlare di mangiare e di bere: la pallacanestro farà sempre parte della mia vita. In questo momento, non so ancora cosa aspettarmi di preciso dal futuro, ma senz’altro la pallacanestro non mi abbandonerà mai. - “Nei giovani di oggi riconosce un "nuovo Pozzecco"?” Secondo me, un nuovo Pozzecco non c’è: oggi purtroppo c’è una sorta di comunismo, in cui tutti i giocatori devono essere uguali. Io invece nel bene e nel male ho sempre cercato di essere un personaggio unico, ecco perché non vedo nessun "nuovo Pozzecco". Matteo Molinari, progetto liceo classico “E. Cairoli” con Varesefansbasket PALA2A Masnago - VA, 30-01-2018
  15. E' in fase di definizione un progetto che convolgerà Varesefansbasket ed il Liceo Classico Cairoli di Varese. Verrà offerta ai ragazzi aderenti al progetto la possibilità di vivere una esperienza da giornalista sportivo. I ragazzi del triennio, a turno, potranno vivere, in occasione delle partite casalinghe , una esperienza come "giornalisti" con la possibilità di redigere la cronaca della partita dalla tribuna stampa e vivere anche le conferenze stampa del dopo partita. Il tutto in accordo con Pallacanestro Varese che si è mostrata molto disponibile verso questo progetto. Un grosso in bocca al lupo ai ragazzi.
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