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  1. L’urlo della ventina di tifosi di Varese mentre scendono dalle scale della Unipol Arena squarcia la notte di Bologna. Negli occhi hanno la quinta sinfonia di Roijakkers, l’ennesima magia di una Openjobmetis che sta ribaltando avversari e pronostici uno dopo l’altro. Questa volta a cadere è Reggio Emilia, a fil di sirena, 82-84, ed è bello vedere che a dare il colpo di grazia è uno dei superstiti della prima OJM, quella travolta all’andata di 39 punti: Paulius Sorokas. Un rimbalzo d’attacco a 3” dalla fine, convertito in canestro subito dopo, è stata la zampata che ha chiuso i conti dopo 40′ emozionanti, equilibrati, giocati sul filo del rasoio. Caja, con l’ultima rimessa, ha provato a pareggiare e non a vincere ma chi non risica non rosica, e Hopkins ha fallito l’appoggio nel traffico d’area. Quinta sinfonia, dicevamo, in sei partite con l’unico KO arrivato di un punto contro i campioni d’Italia della Virtus: se non è magia, trovate voi una definizione per una squadra che dal fondo della classifica ha riacceso i motori, e non propulsori normali ma turbo potentissimi che nessuno pensava appartenessero a questo telaio. E se Sorokas è per forza di cose il re per una notte, il suo compare baltico Vene gli sta fedelmente accanto: il grande rimpianto di Caja (lo avrebbe rivoluto a Reggio) è top scorer a quota 23, rivelandosi anche bomber e tiratore come mai lo era stato nei suoi periodi varesini. Per vincere, Varese ha dovuto piegare anche la resistenza infinita di Andrea Cinciarini, monumentale nel tenere in partita la Unahotels e arrivato a un solo rimbalzo di distanza dalla tripla doppia già centrata cinque giorni fa (27+9+11). Roba da americani forti in una serata in cui gli USA in campo non hanno brillato particolarmente. Neppure Keene che però, in fin dei conti, ha fatto cose importanti. Roijakkers lo ha comunque amministrato, dandogli “solo 25’” perché l’energia di Librizzi – oltre alla certezza Denik – ha permesso di allungare le rotazioni tra gli esterni. Dove ha brillato anche Woldetensae, tre bombe nella sua Bologna a certificare di essere pronto, eccome, per la causa biancorossa. Pescata positiva a quanto pare, mentre continua a spegnersi la luce fioca di Reyes, in campo per meno di 3′. Ma non è certo il momento di creare “casi”: nella pausa avrà tempo e modo di risalire dal punto di vista fisico e provare a convincere il coach per un utilizzo diverso. Ora, dicevamo, una domenica di stop: lo staff ha concesso tre giorni di riposo più che mai necessario perchè molti hanno serbatoio vuoto (Beane su tutti). Poi però testa di nuovo al campionato: il 6 marzo arriverà a Masnago la Vanoli Cremona e quello sarà il momento di dare un ulteriore colpo (l’ultimo) alle paure di bassa classifica. Ma intanto la pausa aiuta anche a godersi questo sprazzo – lungo – di magia dopo tante sofferenze negli ultimi due anni. PALLA A DUE Johan Roijakkers non cambia di una virgola il quintetto base della Openjobmetis, spedendo subito Librizzi sulle tracce di Thompson. Sorokas si prende cura di Hopkins mentre c’è l’atteso duello italiano in regia tra Cinciarini e De Nicolao. L’ex Strautins parte dalla panchina per Caja mentre Vene, ex reggiano un po’ particolare (non giocò mai per infortunio) sfida Justin Johnson. Presente anche qualche tifoso varesino in una Unipol Arena con un migliaio di persone. LA PARTITA Q1 – A differenza di Trento e Venezia, la OJM parte bene contro Reggio e appena trova punti dall’arco (Librizzi e Vene a segno) scava un break limitato solo in parte da Cinciarini e Olisevicius. Entra Woldetensae e colpisce a sua volta così Caja deve fermare il gioco dopo il massimo vantaggio (14-26) di Ferrero che precede di poco la sirena (16-26). Q2 – La Unahotels però reagisce subito con un parziale complessivo di 8-0 che riapre subito la gara. Due liberi di De Nicolao muovono Varese che riprende vigore con un Vene formato bomber a sopperire a Keene, Beane e Reyes, impalpabili in attacco (l’ultimo poco usato). Denik, Sorokas e due liberi (su 3) di Librizzi permettono alla OJM di riallungare ma Cinciarini è una furia: 6/7 dal campo nel primo tempo e anche la bomba quasi a fil di sirena per il pareggio (45-45). Ma il “fil di sirena” è di De Nicolao che da metà campo infila il vantaggio ospite di metà gara, 45-48. Q3 – Ferrero e soci sono bravi a non farsi acchiappare da una Reggio che non aspetta altro. Il sorpasso arriva al 25′ con Olisevicius ma De Nicolao replica subito dall’arco. Poi c’è anche uno sprazzo pesanti di Keene – 8 punti con pochi possessi – a riallungare fino al quarto fallo, banale, di Denik su Cinciarini. E proprio l’ex play azzurro ricuce fino al 67-69 della terza pausa. IL FINALE Tutto in 10′ con Woldetensae e Thompson che si rispondono subito da 3 punti, ma è solo l’antipasto. Si segna poco, ma la tensione è enorme: l’ultimo strappetto lo dà Vene ancora da fuori (+5 Varese) ma tocca a Strautins infilare da lontano e sostituire un Cincia ancora efficace ma un po’ stanco. Parità a 77, a 79 e di nuovo a 82. La OJM ha tuttavia il pallone della vittoria: Keene sbaglia la prima tripla, Vene vince il rimbalzo, Wolde sbaglia la seconda ma il guizzo di Sorokas sotto canestro è perfetto. Rimbalzone e appoggio da sotto eludendo la stoppata. E l’ultima rimessa, imperfetta, della Unahotels consente un tiretto di Hopkins che si ferma sul primo ferro. Varese esulta, Varese gode, Varese miracoleggia di nuovo con il suo Olandese Volante (82-84). Damiano Franzetti
  2. Si ferma a quattro la più lunga striscia vincente della Openjobmetis in questa stagione ed è uno stop doloroso e amaro. Doloroso perché a battere Varese è una diretta concorrente per la lotta per non retrocedere, Reggio Emilia (che tra l’altro ha il 2-0 nel confronto diretto), amara perché la sconfitta arriva per mano di Attilio Caja, tecnico della Unahotels con il dente avvelenatissimo da ex di turno (tanto da non salutare lo staff varesino prima e dopo l’incontro, a quanto spiegano i presenti). Clamorosa, la prova balistica dei reggiani, trascinati dalla vecchia volpe Petteri Koponen: ben 22 le triple messe a segno (su 37 tentativi) record della società emiliana in Serie A per questa statistica. Otto quelle del finlandese, 6 di Leo Candi, 3 per Johnson e via discorrendo. Bravi loro, senza dubbio, ma Varese si deve interrogare per aver subito così tante conclusioni da lontano, molte delle quali ben costruite. Che per Caja questa fosse la prima opzione era una notizia quasi scontata, che Reggio avesse la mano torrido lo si è visto fin dal quarto iniziale. E allora, qualche demerito ce l’ha per forza anche una Openjobmetis che è sembrata meno aggressiva e affamata rispetto alle ultime uscite, e pure con qualche idea in meno sui due lati del campo. Ne è nata una partita di rincorsa, per Ferrero e compagni, sempre in scia, sempre vicini ma mai in grado di riagganciare Reggio e tanto meno di superarla (eccezion fatta per le battute iniziali). Paradossalmente, quando Varese sembrava davvero sul punto di ribaltare l’inerzia, a 3′ dalla fine (meno 3 grazie a Douglas), ha emesso il canto del cigno. Nelle battute finali infatti, la Unahotels ha segnato cinque volte consecutive dall’arco sino all’oceanico +18 conclusivo. Un punteggio che ovviamente non ricalca l’andamento della gara, anche se ciò non cambia le carte in tavola. Le note negative, al momento di tirare le somme, sono quindi maggiori rispetto a quelle buone. Cominciando da John Egbunu, attesissimo dopo la prova pazzesca del Forum e altrettanto deludente davanti a un Elegar marpione e molto più concreto. E poi Scola, battuto nel duello da Baldi Rossi, così come tra i battuti ci va Beane messo in croce da Koponen. Bene, di nuovo, Ruzzier, forse il miglior varesino anche in questa circostanza, ma le sue zingarate vincenti non sono bastate. E così la Openjobmetis è ancora lì sospesa di poco sopra al baratro, a interrogarsi dello 0-4 complessivo con le due squadre (Cantù e Reggio) che prima di questo turno erano alle sue spalle. Quattro le partite da qui alla fine, tutte complicate, nessuna impossibile: mercoledì c’è Venezia a Masnago, e sarà imperativo cercare un’impresa. PALLA A DUE Per l’incrocio con la sua ex squadra, Attilio Caja muove una pedina a sorpresa: rientra Elegar – e si sapeba – ma resta fuori Sims per il turnover tra gli stranieri. C’è infatti l’ex pistoiese Johnson, messo in quintetto, subito su Scola. Confermati invece gli altri accoppiamenti previsti alla vigilia, con Lemar di fronte a Douglas e Kyzlink accoppiato a Strautins, anche perché per Bulleri c’è lo stesso quintetto con cui ha rimontato la classifica nell’ultimo mese. LA PARTITA Q1 – Proprio Strautins è tra i primi a lasciare il segno in avvio, quando Varese prova un paio di strappetti (bene Ruzzier) senza tuttavia riuscire a guadagnare terreno anche perché i padroni di casa appaiono reattivi in difesa e precisi in attacco. Col passare dei minuti Reggio avanza dopo un antisportivo a De Nicolao e a una clamorosa precisione dall’arco: 5/6 al 10′ e la sirena che dice Unahotels avanti 23-19. Q2 – Una magia di Douglas apre la seconda frazione (23-22) però Varese non è ermetica in difesa e lascia spazio da 3 punti a Reggio che scappa con due triple in serie di Koponen e Candi. Scola fatica contro Baldi Rossi, Beane trova un bel canestro ma poi forza troppo e così le raffiche reggiane continuano a fare male. La Unahotels arriva ad avere 9/10 dall’arco prima di sbagliare qualche conclusione (salendo però di tono a rimbalzo). Che Varese sia meno riattiva del solito lo si vede sull’ultimo possesso: tiro cortissimo di Koponen e canestro di Baldi Rossi, unico a seguire con lo sguardo la traiettoria, abile a infilare da sotto il 46-38 a fil di sirena. Q3 – Quando finalmente, dopo l’intervallo, l’indemoniato finlandese si prende qualche minuto di digiuno, sono gli altri “panchinari” reggiani a spingere la squadra di Caja. Baldi Rossi rende difficile la serata di Scola, Candi e Johnson colpiscono da lontano e pazienza se Taylor e Lemar non riescano a incidere. Varese avrebbe bisogno di punti dai suoi leader e invece ne mette insieme solo 17, con un paio di rasoiate di Ruzzier a tenere viva la squadra (67-55). IL FINALE Serve un segnale forte per risalire, e a darlo è Toney Douglas. L’americano, fino a quel momento altalenante, accende il turbo dall’arco e colpisce con due triple pazzesche. C’è anche Ruzzier, ma è di nuovo Douglas a confezionare addirittura il -3, 80-77 a circa 3′ dalla fine. Tutto sembra apparecchiato per un testa a testa finale, e invece Varese si perde: prima lascia spazio al solito Koponen, poi regala palla ai padroni di casa con un ingenuissimo fallo di Egbunu in attacco su Elegar, infine concede un rimbalzo offensivo pesantissimo. Tre sberloni che chiudono i conti: nei minuti finali la OJM si rialza, Reggio invece no e con cinque bombe a segno finisce per trionfare (95-77). Damiano Franzetti
  3. La classe dei veterani della Grissin Bon condanna la solite Varese troppo sterile in versione trasferta. Gli over 30 di lusso Manuchar Markoishvili e James White salgono in cattedra nella ripresa facendo saltare la zona utilizzata da Attilio Caja per 20' buoni, e puniscono la difesa biancorossa concentrate per togliere ritmo alla prima punta reggiana Amedeo Della Valle. Ma la quinta sconfitta su altrettante gare disputate lontano dal PalA2A è figlia dell'ennesima prestazione balistica largamente insufficiente (13% da 3 contro i 36% - ma 6/13 nella ripresa dopo il 5/18 dei primi 20') della squadra di Caja. Le prove sotto tono di Waller (5/13 dal campo) e Okoye (2/11 e male anche in difesa) inchiodano l'attacco biancorosso su livelli di produttività decisamente modesta: sole qualche incursione di Wells (alterno ma quantomeno intraprendente chiudende con 5/11 e 7 assist) e Avramovic dà ossigeno alla manovra che non trova mai spazi per liberare Cain e Pelle (10 punti con 5 tiri dal campo in due per i centri biancorossi). Eppure Varese aveva provato a sorprendere la Grissin Bon con una vischiosa zona 2-3, che nei primi 15' aveva pagate buoni dividendi forzando un iniziale 3/14 dall'arco per i padroni di casa. Ma l'inerzia favorevole è stata convertita solo in minima parte (9-13 all'8', 14-19 al 14') lasciando sul ferro occasioni ghiotte pei acuire le difficoltà psicologiche di una Grissin Bon ferita dallo stop casalingo in Eurocup conno il Lietikabelis. Ferrero e soci non hanno avuto la forza di affondare i colpi, ritrovando vigore dalla zona nel finale del secondo quarto (33-34 al 19' dopo il 30-25 del 17' sulle scariche di Mussini e Candì) ma scollandosi progressivamente dopo l'intervallo quando Reggio Emilie ha aggiustato la mira. Saltato l'arrocco con la tripletta iniziale di Chris Wright (recuperato a sorpresa con un mese d'anticipo) e Markoishvili (44-39 al 23 ' ), la squadra di Menetti ha punito con la classe del georgiano e dell'altro veterano White gli assetti con 3 piccoli scelti ripetutamente da Caja tra la necessità di sbloccare l'attacco e quella di trovare alternative ad un Okoye fuori partita. Così Reggio ha allungato a poco a poco (53-45 al 28', 62-52 al 32') punendo le difficoltà dell'attacco ospite nel trovare ritmo perimetrale. Copione noto e stranoto per la Varese in formato esportazione che si è ulteriormente acutizzato alla luce della bocciatura (definitiva?) rifilata da Caja a Damian Hollis. L'ala di passaporto ungherese, che almeno a Milano ed Avellino era stato incisivo in attacco, è partito in quintetto come contro Capo d'Orlando, ma la sua partita è durata solo 3'21" a seguito di due palle perse consecutive: "Artiglio" lo ha cambiato inchiodandolo in panchina per i successivi 36'19", e preferendogli Okoye come alternativa a Ferrero. Se il coach pavese considera l'ex Brescia come un corpo estraneo, alla luce di un attitudine difensiva troppo diversa rispetto agli altri 9 compagni, sembra però impossibile ricorrere al mercato per uscire dall'impasse, alla luce della necessità di mettere in sicurezza i conti tra la chiusura del bilancio 2016-17 e trovare le risorse necessarie per arrivare in fondo al 2017-18. Di sicuro però il problema c'è e va risolto: Hollis doveva essere un valore aggiunto in attacco ma lo si boccia per non rischiare di vanificare l'atteggiamento difensivo del gruppo. Encomiabile ma non sufficiente per risolvere il problema del tasso tecnico insufficiente per vincere in trasferta: dovunque la si tiri, la coperta è troppo corta. Giuseppe Sciascia
  4. La solita Varese, nel bene ma soprattutto nel male. La solita sconfitta, quella che giunge più puntuale delle tasse quando a una difesa degna non corrisponde un attacco che sia tale. A Reggio Emilia arriva il quinto insuccesso su cinque trasferte stagionali per l’esercito cestistico di Attilio Caja, e le lacrime versate sono tutte nel tiro da tre che non entra (2/15) e stavolta anche nelle palle perse (14), voce che sintetizza anche qualche sbavatura evitabile e a conti fatti decisiva quasi quanto la magra balistica (tanti gli errori commessi quando sarebbe stato necessario aggredire il match). Nel 76-66 con cui la Grissin Bon batte (e raggiunge in classifica) la Openjobmetis non basta e non potrebbe bastare nemmeno per sbaglio un Wells più che discreto (14 e 7 assist), quando quelli che dovrebbero accompagnarlo nell’arte del bucare le retine marcano visita: Okoye - 8 punti con 2/12 - e Waller - 11 punti con 1/6 da 3 punti - su tutti. E poi c’è Hollis, punito in modo durissimo dall’Artiglio con 37 minuti di panchina dopo un inizio totalmente inadeguato per concentrazione. E quando uno dei tuoi stranieri gioca solo tre minuti un problema esiste, inutile girarci intorno. Ed esiste da qualunque angolatura si guardi la questione. La solita Varese - punita da un Markoishvili assatanato da oltre l’arco (6/10 dopo i primi sdeng contro la zona) e da un White sartoriale nella sua superiorità tecnica e fisica - e la solita sconfitta. Sulla quale ogni ulteriore ricamo sarebbe inutile e stucchevole da leggere. Fermiamoci, ri-sottolineandola, all’unica cosa importante: 2/15 da 3, 13%. Il gioco in questione si chiama palla a canestro. La cronaca Zona e Hollis nell’incipit dei “cajani” (dall’altra parte c’è la sorpresa Chris Wright, recuperato in extremis e messo al posto di Llompart): una funziona, l’altro no. La prima è un’esigenza visto il gap fisico e ha il suo notevole impatto, perché costringe Reggio a sparacchiare dall’arco (2/11 nei primi 10’ minuti) e le toglie ritmo. Il secondo, cui viene concessa una seconda chance dopo lo starting five contro Capo d’Orlando, è discreto nella 2-3 ma pessimo in attacco: 3 perse e panchina dopo tre minuti. Varese però c’è e c’è Wells: alcune sue sortite e alcuni suoi assist (uno inedito sopra il ferro per Pelle) permettono agli ospiti di stare avanti nel punteggio (pur con risicato margine) fino alla prima sirena, con i canestri anche di Waller, Ferrero e Okoye (14-15 al 10’). Certi “fischi” hanno il potere di cambiare le inerzie delle partite: consuetudine che si manifesta anche al PalaBigi. Un antisportivo inventato dai “grigi” e sanzionato a Ferrero (che cerca la palla su un’entrata di Wright) blocca una Openjobmetis scattata anche a +4 (17-21) nel secondo quarto. La chiamata amica “registra” la Grissin Bon, che ritrova anche un po’ di mira dalla distanza con Markoishvili e Mussini e schizza a +6 dopo un parziale di 12-2. La squadra di Caja ci mette anche del suo, in verità: palle perse (7 in 20 minuti) e canestri già fatti buttati nella spazzatura. La costante difensiva blocca però la possibile fuga dei padroni di casa e da lì Ferrero e compagni ripartono anche davanti - con 4 punti di Wells, con una tripla di Waller e con Okoye - tanto da tornare addirittura in vantaggio (31-32 al 19’) e poi comunque a contatto al 20’ (35-24 dopo il canestro di White). Il ritorno in campo coincide con una grandinata reggiana da oltre l’arco dei 6,75 metri: nel sacco la mettono l’ex Wright, ancora Markoishvili e White. Dall’altra parte della luna risponde solo un Wells sempre più in palla, e nella differenza tra botta e risposta sta quel +5 che la Grissin Bon si porta dietro per diversi minuti. Varese prova a tornare più sotto con Waller (49-45 al 25’), ma si perde progressivamente in un tiro che non entra praticamente mai, trovando punti solo “dalla linea della carità”. Quando poi gli uomini di Menetti ricominciano a far piovere nel canestro avversario dopo qualche minuto di pausa, il crollo diventa plastico: dal 49-45 si passa 60-51 della penultima sirena, con gli dei del basket che paiono tutti fare l’occhiolino ai padroni di casa. E così è. Perché se segni soltanto 5 punti nei primi 6 minuti del quarto decisivo e nel momento in cui dovresti provare il tutto per tutto produci - nell’ordine - una palla persa, un’infrazione di 24” e una di passi, nessuna divinità ti può guardare in modo benevolo. La strada di Reggio Emilia è tutta in discesa ed è lastricata dalle bombe che Markoishvili continua a segnare. Finisce 76-66 dopo un quarto senza speranze per i biancorossi. Finisce - come sempre - che la difesa non basta. Fabio Gandini
  5. Reggio Emilia è come la lettera di De André: vera di notte e falsa di giorno. Vera nelle ambizioni e in un roster che le vale tutte, falsa in una classifica che fra qualche mese sarà forse profondamente diversa da quella che oggi vede gli emiliani in piena seconda fascia. Per trovare la verità conviene partire dal recente passato, come fa Attilio Caja: «Il primo pensiero è che ci troveremo davanti a una squadra reduce da due finali scudetto e da un quarto di finale. Una squadra che ha ancora lo stesso allenatore che ha raggiunto questi brillanti risultati e anche qualche giocatore protagonista degli stessi. Non dimentichiamocelo. Reggio ha un suo perché, ha una sua solidità e diversi punti fermi, tutte cose che hanno fatto sì che dopo un inizio di stagione difficile, dovuto anche a cambiamenti e infortuni, sia ripartita. E per capire la sua forza basta guardare il roster». Guardiamolo: «Hanno Della Valle, giocatore di grande talento, ottimo attaccante. Poi Markoishvili, elemento di qualità che ha fatto bene anche in Eurolega nella sua carriera. E se parliamo di qualità non possiamo non citare White, che magari oggi non ha più l’atletismo dei tempi ma rimane sempre un giocatore di prima fascia. Poi Julian Write e Reynolds: quest’ultimo è cresciuto molto rispetto allo scorso anno, ha fatto passi avanti dal punto di vista tecnico e nelle ultime partite della Grissin Bon è stato il miglior realizzatore. E infine Llompard, atleta solido e pieno di esperienza, capace di dare i giusti ritmi alla squadra e di aiutarla a crescere ulteriormente». Insomma, l’elenco è lungo e il primo indizio di bugia è proprio questo: «La classifica di Reggio è bugiarda, è una formazione individualmente molto forte. E ho grande considerazione e rispetto anche per il loro allenatore. Di Max Menetti mi ricordo quando ha iniziato: io ero a Rimini in A2 e lui appena arrivato a Reggio. Per gli emiliani si trattava di un anno travagliato, avevano cambiato quattro allenatori. Lui subentrò a Frates: vennero a Rimini, persero e sembravano spacciati, poi vinsero le ultime due e si salvarono: da lì iniziò la carriera di Menetti e la risalita di Reggio, diventato un club di blasone per il basket italiano. D’altronde due finali scudetto non si fanno per caso: nello sport si parla di progettazione spesso a vanvera, mentre Reggio, come poche altre realtà, ha parlato con i fatti». Tanta stima e considerazione si traducono in un segnale di pericolo. Per sperare al PalaBigi servirà una grande prestazione: «Avremo bisogno di un impatto fisico e atletico importante: loro in ogni ruolo sono fisicamente superiori a noi e potranno crearci dei problemi. Per questo ci vorranno alcuni accorgimenti, come quello di non lasciare Hollis e Ferrero da soli contro White. Dovremo difendere di squadra ed essere pronti a fare una partita valida agonisticamente e mentalmente. Sarà inoltre necessario leggere le loro situazioni difensive, perché con i cambi sono bravi a farti perdere il ritmo». E infine servirà soprattutto una cosa: «Si può fare tanta filosofia, ma conterà soprattutto buttarla dentro. Le percentuali devono crescere ancora, così come le prestazioni individuali: ogni domenica vedo dei miglioramenti e spero che arrivino presto anche questi». Fabio Gandini
  6. La rimonta playoff dell'Openjobmetis si ferma a Reggio Emilia. La truppa di Attilio Caja chiude a quota 6 la sua esaltante serie positiva: il primo stop post-Coppa Italia è figlio dell'assenza obbligata di Eric Maynor, impossibilitato a scendere in campo dai postumi del colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale (da passeggero) nel quale è stato coinvolto nella notte post-derby a Milano. Troppo asfittico l'attacco di Varese senza il suo "Aladino", genio della lampada in grado di creare tiri facili per i lunghi (solo 4 per un Anosike opaco) e tiri aperti per gli esterni (glaciale 1/10 da 3): fatali soprattutto i 4 punti segnati nei 9' iniziali di un primo quarto a fari spenti (2/12 al tiro e 6 perse) per un 18-4 che ha segnato il match. Poi Cavaliero e compagni si sono battuti con grinta, nonostante la costante sofferenza sotto canestro (36-33 per Reggio a rimbalzo dove i 214 centimetri di Cervi e i 207 di Reynolds hanno soverchiato Anosike). L'OJM ha provato a ricucire il gap (26-21 al 15', 33-27 al 18' e ancora 50-41 al 27') con qualche iniziativa di Eyenga e Johnson, finendo però al tappeto a causa delle pessime medie dall'arco (1/10 da 3 con l'unica tripla segnata a 3' dal termine). E alla fine Varese mastica amaro nei confronti di una terna arbitrale dal metro troppo ondivago, che contribuisce notevolmente nel rendere sporca e "cattiva" una partita "imbruttita" dalle interpretazioni dei direttori di gara, totalmente fuori fase in due episodi condizionanti per i biancorossi (manata di Polonara a Kangur a rimbalzo con l'estone sanguinante dietro l'orecchio "giudicata" con fallo al varesino più tecnico per proteste, e sanzione disciplinare costata il quarto fallo al 28' ad un Dom Johnson indispettito dai "trucchetti" da veterano di Kaukenas). Ma all'atto pratico la chiave di volta del match è stata l'assenza di Maynor: i 68 punti col 10% da 3 e i soli 7 assist -minimo stagionale - contro 15 perse fanno a pugni con i dati delle ultime 6 gare (82,7 punti col 36% da 3; 10,8 perse e 15,0 assist) con l'attivatore biancorosso sul ponte di comando. Peccato soprattutto per l'alchimia spezzata da un infortunio "extra-tecnico" come quello occorso a Maynor, auspicando quantomeno che il play del 1987-bloccatosi proprio dopo la sua prestazione più brillante al PalaDesio, dopo aver inseguito per 7 mesi la condizione fisica ottimale - possa tornare a disposizione di coach Caja per la sfida di sabato contro la Dolomiti Energia. Chiaro però che l'esame di maturità che la trasferta sul campo di una squadra di vertice come Reggio Emilia doveva rappresentare per l'OJM rigenerata dalla cura Caja assume una valenza relativa proprio alla luce dell'indisponibilità dell'elemento più insostituibile dello scacchiere biancorosso. Apprezzabile comunque il carattere che Varese ha messo in campo nel finale, risalendo dal 69-51 del 34' al 71-68 con 23" sul cronometro con Pelle ed Eyenga protagonisti di una rimonta eclatante ma tardiva. Il 2/2 di Aradori e la tripla fuori misura di Dom Johnson hanno definitvamente sancito la sconfitta biancorossa, pur con il merito di aver lottato fino alla fine a dispetto di una situazione compromessa. Nonostante i tonfi di Brindisi e Torino, ora l'ottavo posto nelle mani di Pistoia (che vanta un più 28 nel doppio confronto con ì biancorossi) scivola a 4 lunghezze, "azzerando" il margine di errore per una Openjobmetis alla quale servirà un poker secco con Trento, Venezia, Cremona e Torino combinato a risultati negativi delle dirette concorrenti. Ma servirà soprattutto ritrovare Maynor e la sua bacchetta magica... Giuseppe Sciascia
  7. Si dice che la miglior difesa sia l’attacco. Si dice. Il principio è stato pedissequamente messo in pratica dal duo Alessandro Frosini-Ivan Paterlini, rispettivamente ds e vicepresidente della Pallacanestro Reggiana, dopo la partita dell’altro ieri tra la Grissin Bon e la Openjobmetis, costituendo la classica goccia capace di far traboccare un vaso già pieno a seguito di quanto accaduto sul parquet. Parola ai due: «È stata una partita sporca - attacca l’ex lungo di Virtus e Fortitudo Bologna - Loro (Varese ndr) sono una squadra che ti mette le mani addosso...». «E’ stata una partita bellissima - corrobora Paterlini - Rovinata dalla troppa aggressività dei nostri avversari... Mi auguro poi che la commissione arbitrale riveda la gara e tragga le sue conclusioni per migliorare». Addirittura? Con buona pace della strana coppia (che dovrebbe mettersi d’accordo: partita sporca o bellissima?), i fatti - corroborati dalle immagini televisive - raccontano davvero un’altra storia, scritta dalla palese scorrettezza dei giocatori allenati da coach Max Menetti con la collaborazione di una terna arbitrale inqualificabile e disastrosa. La sceneggiata di Della Valle Cinque minuti e 40” sul cronometro del primo quarto. Dominique Johnson riceve palla da una rimessa in attacco, palleggia ma non fa i conti con le rapide mani di Amedeo Della Valle, che gli soffia la sfera e si appresta a correre verso il canestro avversario. La guardia biancorossa, vistosi “scippata” e nell’intento di evitare il contropiede, tira per un nanosecondo la canotta dell’avversario: fallo antisportivo. Sacrosanto, da regolamento. Della Valle, però, appena percepisce la “tiratina” stramazza a terra, accentuando il tutto con un innaturale movimento della testa, come se fosse stato colpito da un fulmine. Più che l’errore arbitrale, in questo caso emerge la vergognosa simulazione dell’azzurro di Ettore Messina, un atleta che dovrebbe smettere di rovinare la sua immagine con tali sceneggiate non nuove per il personaggio. La sberla di Polonara Quattro minuti e 40’’ sul cronometro del primo quarto. Al culmine di un’azione confusa, Pietro Aradori sbaglia un tiro vicino a canestro: Polonara e Kangur lottano a rimbalzo, l’ala di Ancona prende il tempo all’estone che lo trattiene per un braccio. Proprio mentre gli arbitri fischiano fallo, Polonara dà a Kangur un’autentica e violenta sberla sotto gli occhi dei direttori di gara, senza che il gesto (passibile sicuramente di antisportivo e ai limiti dell’espulsione diretta) venga sanzionato. Anzi: tecnico a Kangur che semplicemente accenna una reazione, venendo subito fermato da Avramovic, e a Caja, che protesta. La conseguenza sono quattro liberi a favore di Reggio che aiutano la formazione di casa a prendere il largo. «Squadra che ti mette le mani addosso...» Già... Il fallo cattivo di Reynolds Non è finita, a tal proposito. Cinque minuti e 12” sul cronometro dell’ultimo quarto. Eyenga attacca Della Valle spalle a canestro, si alza per tirare e subisce la manata di Reynolds arrivato in aiuto. L’americano colpisce fragorosamente il volto del congolese, in un gesto palesemente violento che sarebbe stato da punire con un altro antisportivo. Gli arbitri fischiano a malapena fallo. Il lungo reggiano va per scusarsi con Eyenga, che ovviamente non accetta: un intervento così sporco, sul +18 (69-51) Reggio Emilia, risulta assolutamente gratuito. Tre episodi che hanno favorito la Grissin Bon e che ridicolizzano plasticamente le parole spese dai dirigenti reggiani. Ma c’è dell’altro: il match di domenica è disseminato di continue proteste dei giocatori di Menetti davanti a ogni decisione arbitrale avversa. Nel campo si distinguono per bravura gli italiani De Nicolao, Aradori e Cervi, con l’importante cammeo di Kaukenas che poi risulterà l’unico a vedersi sanzionare un fallo tecnico. In poche righe ecco il campionario del brutto di essere Reggio, l’isola dei “panda” della pallacanestro italiana. Qualcosa di diverso per definizione, qualcosa cui tutto è concesso. Compresa - purtroppo - anche la possibilità di dire delle sesquipedali fregnacce. Fabio Gandini
  8. Questa volta è difficile, lo ammettiamo. Eppure, ora che arrivata una sconfitta a spezzare la “monotonia” delle vittorie, trovare le parole dovrebbe essere facile. E invece no. Cosa scriviamo? Che l’assenza di Maynor ha spezzato un incantesimo? Fino al 35’ del match del Pala Bigi, fino al +18 (69-51) Reggio Emilia che sembrava aver mandato in archivio con ampio margine la contesa, il titolo era proprio questo: senza il suo leader Varese è tornata piccola piccola. Poi assisti a un recupero assurdo, che arriva a giocarsi addirittura il -2 con una manciata di secondi da giocare, e perdi di sole 5 lunghezze. E allora cambia tutto. E allora sarebbe bastato qualche errore in meno ai tiri liberi, qualche palla persa gratuita (15 in totale) risparmiata alle statistiche, qualche rimbalzo in più strappato agli avversari, qualche caldo cesto da tre punti in una giornata di mani polari... e staremmo commentando un’altra vittoria. La settima. Anche senza Eric da Raeford, North Carolina. Ci ripetiamo: cosa si scrive oggi? Metabolizzato il finale di cui sei appena stato spettatore, vai a guardare i risultati degli altri campi e scopri che Brindisi, pur a fatica, sta domando Pesaro. Se il Meo si prende i due punti, per l’Openjobmetis è salvezza aritmetica: hai di nuovo un titolo, perché qui nessuno deve scordarsi da dove questa squadra è partita, nessuno deve digerire il passato con sufficienza, nessuno deve prendere in giro tutta la sofferenza che ha provato. La salvezza si deve festeggiare, eccome se si deve. Invece no: M’baye sbaglia due liberi a tempo scaduto, la Consultinvest vince di uno e rimane viva. Come rimane viva Cremona, in virtù di quella maledetta debacle biancorossa al PalaRadi il 2 gennaio scorso. Appesa a un filo. Ma viva. Cosa scriviamo oggi? Di playoff ancora possibili nel combinato della sconfitta di Torino a Caserta e di quella appena raccontata di Brindisi (Pistoia, però, distrugge Capo nel posticipo e se ne va a +4)? No, perché ci scapperebbe qualche imprecazione a sottolineare come quella di ieri, per la Varese dell’Artiglio, sia stata una vera e propria occasione persa. Verità Il 73-68 che dopo tanto tempo nega il foglio rosa va allora narrato senza troppi voli pindarici e partendo dalla poche “verità” disponibili. La prima. In contumacia Maynor la Openjobmetis paga tantissimo a livello psicologico, consegnando agli avversari lo spuntatissimo attacco del primo quarto (e di tanti altri frangenti, a scrivere la verità: solo 45 punti segnati al 30’) che – di fatto – diventa un peso impossibile da smaltire (18-7, subito -11). La tecnica viene dopo, anche se conta: oggettive e palesi le difficoltà a liberare il perimetro senza le penetrazioni del regista Usa, consegnando alla squadra di Menetti la possibilità di restare incollata uomo su uomo e sfavorendo quantitativamente e qualitativamente la prova balistica di Johnson e compagni (1/10 da 3); oggettiva e palese la mancanza di rifornimento nel gioco sotto canestro e sugli scarichi (solo 7 assist di squadra) che lascia soprattutto Anosike e Pelle nudi con i loro limiti; oggettiva e palese la farraginosità nella costruzione delle azioni, testimoniata dalle 15 palle perse ma talvolta anche dall’imbarazzato immobilismo di giocatori abituati ad avere a fianco chi ci pensa per loro, morbo che né il relativo fiato di un comunque stoico Bulleri, né la timidezza iniziale di Avramovic hanno potuto curare. Torniamo alla psicologia: l’assenza di Maynor fa male anche alla difesa. Cosa, cosa? Sì, avete capito bene. Senza l’abituale fluidità offensiva, i pretoriani di Caja provano con abnegazione a resistere in retroguardia, allentando tuttavia la presa con il passare dei minuti quasi per una stanchezza derivante dal fatto di non veder premiati - davanti - i propri sforzi dietro. Contro la Grissin Bon si sono rivisti errori e superficialità (aiuti in ritardo, per esempio), sebbene saltuari, che non si vedevano da tempo, pur nel complesso di una prova difensiva soddisfacente. Negli occhi e nell’anima La seconda verità, giusto per restare sotto al proprio canestro, ha il volto catalettico ma ahinoi efficace di Riccardo Cervi: un’incognita irrisolta per Varese. Un’incognita decisiva, in negativo, per le sorti prealpine. Diciotto punti, 8 rimbalzi, 9/12 da due: i suoi 216 centimetri hanno segnato contro gli anticipi, hanno segnato nel petto contro petto, hanno segnato sempre. Se poi, in aggiunta, si concedono 10 rimbalzi anche a Reynolds, ecco spiegata la debacle nelle carambole e buona parte della sconfitta. C’è vita, triste, oltre Maynor. Giù troppo dura? No. Negli occhi e nell’anima rimangono le prove di cuore di Johnson (17 punti ma con 5/17 al tiro: puoi fare poco meglio se la palla va sempre, sempre, in mano a te…) ed Eyenga (16), così come la generosità dell’intero collettivo e la bravura nello sfruttare la rilassatezza di Reggio Emili negli ultimi cinque minuti, regalando a tutti un finale comunque da gustare. Un – breve - capitolo a parte lo meritano gli arbitri: Filippini, Weidmann, Calbucci. Una terna indisponente, prona agli errori, ricca di inutile superbia. Il doppio tecnico a Kangur e alla panchina varesina dopo un palese fallo di Polonara su Kangur nel primo quarto rimane una chicca dell’orrido. Così come i tanti fischi “ad minchiam”, onestamente da una parte e dall’altra del campo. Così come la cecità davanti agli atteggiamenti da “actor studio” di Della Valle e sodali, motivo per il quale rimane davvero sempre difficile amare la “nazionale” di Reggio Emilia. Fabio Gandini
  9. L'Openjobmetis affronterà il suo esame di maturità sul campo di Reggio Emilia con la virtuale certezza di dover fare a meno di Eric Maynor. Stasera al PalaBigi (palla a due alle 18.15; diretta su Telesettelaghi) la compagine di Attilio Caja farà visita alla Grissin Bon forte dell'entusiasmo generato dalle 6 vittorie consecutive che hanno garantito in largo anticipo l'esito felice della missione-salvezza, aprendo uno spiraglio per una clamorosa rimonta playoff. A meno di sorprese nella rifinitura di stamattina Varese dovrà però rinunciare al suo play titolare: il colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale occorso domenica notte a Milano non dovrebbe consentire a Maynor di scendere in campo stasera. Senza esito tutti i tentativi di recupero effettuati sin da giovedì: il regista statunitense non è praticamente andato oltre la parte di allenamento senza contatti, accusando fastidi ad ogni tentativo di "spingere". Se non ci saranno progressi evidenti in giornata, lo staff tecnico è orientato a preservare Eric dal rischio di peggiorare ulteriormente la situazione, nell'intento di riaverlo a pieni giri sabato prossimo contro Trento. Per l'OJM sarebbe chiaramente un'assenza pesantissima, dato che sulla carta il play ex NBA è l'elemento più insostituibile del sistema di gioco plasmato da Attilio Caja per esaltare le sue doti da "attivatore": i 14,9 punti e i 7,2 assist di media totalizzati nelle 6 vittorie consecutive in cui ha viaggiato a 32,4 minuti a partita illustrano in maniera più che eloquente il suo peso specifico nell'economia dello scacchiere bian-corosso. Per sopperire alla sua più che probabile defezione il tecnico pavese dovrà chiedere gli straor- dinari al 39enne Massimo Bulleri, che non sembra però in grado di offrire più di 15 minuti di qualità. In alternativa dovranno sacrificarsi in regia Dominique Johnson (al prezzo però di ridurre il suo fatturato balistico) e Daniele Cavaliero, oppure sarà l'occasione per concedere una prova di appello ad Aleksa Avramovic. L'esterno serbo ha giocato solo 3 minuti nelle ultime 6 gare dopo la bocciatura rimediata da "vice-Maynor" in assenza di Bulleri, stasera per necessità o per scelta ci saranno minuti anche per lui con la possibilità di dimostrare di poter essere ancora un capitale importante in ottica futura visto il contratto garantito per il 2017-18. Di certo Varese non dovrà aspettarsi sconti da una Grissin Bon tornata a pieno regime dopo 3 mesi di affanni legati agli infortuni. La squadra di Menetti, in serie positiva da 3 turni, punta a vincere per agganciare il terzo posto della regolar season facendo leva su un fattore campo bollente (PalaBigi esaurito in prevendita) e su un organico profondo in tutti i ruoli. Reggio Emilia è squadra votata all'attacco (terzo della serie A a 81,9 di media), con due fucilieri come Aradori (16,0 punti) e Della Valle (15,4 punti) e gli ex di turno De Nicolao e Polonara a recitare da protagonisti nel miglior pacchetto italiani della serie A. Varese ha un potenziale vantaggio a rimbalzo - la Grissin Bon è sedicesima a 33,0 di media - per provare a impostare la partita sui binari giusti dal punto di vista del ritmo. Certo senza Maynor una missione di per sé difficile rischia di diventare impossibile, ma l'OJM vuole provare a stupire anche stavolta. Giuseppe Sciascia
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