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  1. Il basket ma non solo. Lo sbarco degli investitori australiani a Varese contempla un intervento che – quando sarà a regime – dovrà dare un volto nuovo, moderno e innovativo a una parte della Città Giardino, quella che gira intorno al grande complesso sportivo di Masnago (stadio e palasport) destinato a essere implementato, se tutto si compirà, da altre strutture utili alla collettività. Che potranno essere commerciali, ricreative, ricettive e via dicendo, a seconda di quel che Varese, i varesini e i varesotti avranno bisogno. Il Salone Estense si è riempito “in ogni ordine di posti” per dare il benvenuto a Ross Pelligra, l’imprenditore di origini siciliane a capo di un grande gruppo con interessi nell’edilizia e nell’immobiliare. Pelligra è stato affiancato, per la sua parte, da Giovanni “John” Caniglia, il tessitore di questa trama attraverso la Camera di Commercio Italiana a Melbourne, ma anche dal rappresentante dello Stato del Victoria. Già perché, come abbiamo detto, in questa storia non c’è solo lo sport: a livello politico il Victoria – dove vivono circa 350mila discendenti di italiani – ha stretto a sua volta un’alleanza commerciale con la Regione Lombardia, un passo quest’ultimo che ha favorito il corteggiamento tra Varese, la sua squadra di basket, il suo tessuto imprenditoriale (in prima fila i presidenti e i direttore di Unione Industriali e Camera di Commercio: Roberto Grassi con Silvia Pagani, Fabio Lunghi con Mauro Temperelli) e i Pelligra. Attilio Fontana oggi non c’era, il suo zampino sì. POLITICA BIPARTISAN – E c’era anche Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico che ha sdoganato rapidamente il lavoro bipartisan della politica cittadina: «Quando Varese chiama, io rispondo a prescindere da chi amministra la città». Carineria ricambiata dal sindaco Davide Galimberti, un altro dei tessitori dell’accordo “intercontinentale”, ma pure da Giacomo Cosentino che ha sostituito Fontana in quota Regione quest’oggi. Tra gli altri, sono arrivati in Comune anche l’onorevole Maria Chiara Gadda e il consigliere regionale Samuele Astuti in un raro momento ecumenico a livello di politica. BASKET: PELLIGRA NEL CDA – Nella lunga presentazione di oggi non sono stati mostrati progetti («Non abbiamo rendering» ha ribadito Galimberti) né snocciolate cifre, neppure riguardo all’impegno nel basket. Ma Luis Scola – altro uomo chiave – oltre a ringraziare Toto Bulgheroni e il presidente Marco Vittorelli ha annunciato l’ingresso di Ross Pelligra in persona nel CdA di Pallacanestro Varese. «Non abbiamo definito un importo ma il Pelligra Group ha la capacità finanziaria per intervenire e migliorare la squadra – ha spiegato l’imprenditore – Sappiamo quanto il basket sia importante per la città e le persone che vivono qui». Scola ha ribadito che anche un eventuale passaggio di quote sarà da valutare nei dettagli («E noi come Consorzio ci saremo sempre» ha ribadito Alberto Castelli, «a prescindere dal nostro peso in società»), lasciando per ora cadere le ipotesi di percentuali “sparate” in questi giorni su altri giornali. Ma l’ottimismo sotto questo aspetto è solido e, anzi, l’impressione è proprio che il basket e il palazzetto siano i primi due punti fermi del matrimonio Varese-Melbourne. Una sorta di laboratorio per poi proseguire anche su altri livelli e su altri spazi, con la “benedizione” del varesino Umberto Gandini, presidente di Legabasket e in prima fila ad ascoltare gli interventi odierni. IMPIANTI, IL MODELLO PALAGHIACCIO – Che in Italia la burocrazia regni sovrana è cosa certa e per questo non è mancato un po’ di scetticismo riguardo alla possibilità di intervenire sulle arene sportive. A soffiar via qualche nube ci hanno pensato sia Galimberti sia Caniglia: il sindaco ha portato come esempio il palaghiaccio (che sarà completato a fine agosto) sottolineando come le normative consentano di stabilire un rapporto pubblico-privato per questo genere di interventi. Piuttosto, chi si aspettava un impegno finanziario diretto per il completamento della riqualificazione del palazzetto ha ricevuto risposta diversa dalle attese: il costo totale dei lavori è di poco superiore ai 4 milioni, 2 dei quali già certi dalla Regione per i primi lotti. Per la parte restante i fondi sono ricercati a livello ministeriale e federale, e anche in queste direzioni si professa ottimismo. STADIO, LEGA PRO ATTENTA – Del “Franco Ossola” si è parlato meno, così come di calcio in generale (Pelligra tra l’altro ha praticamente preso il Catania che ripartirà dalla Serie D : grande interesse anche nella città etnea verso le vicende varesine). Anche qui l’impressione è che prima si pensi ai canestri, dove il discorso è ben avviato sia in ambito sportivo (con la Serie A e la presenza di Scola) sia su quello dell’arena. Va però registrato l’intervento in videoconferenza del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, che ha inserito Varese tra le città di medie dimensioni cui si pensa per portare avanti i progetti di impiantistica sportiva cari a questa branca del calcio nazionale. GAVIRATE PONTE TRA I DUE MONDI – Una parte del merito di questo accordo va dato anche al rapporto di lunga data tra Varese e Australia, legato all’hub di Gavirate e non a caso, tra gli interventi, c’è stato quello di Warwick Forbes (in videoconferenza) ovvero del manager ed ex ginnasta che ha diretto la struttura sorta nel 2006 in riva al lago. La presenza della sede europea dell’Australian Institute of Sport è stato un ulteriore catalizzatore per gli Aussie che non escludono di ampliare il numero degli atleti – anche giovani – in transito da Gavirate. E a proposito di giovani, questa è stata un’altra parola ripetuta quando si è trattato di parlar di basket: l’attenzione al vivaio sarà alta, garantiscono un po’ tutti. Damiano Franzetti
  2. L’intesa con Pelligra Group, che fa capo oggi a Ross Pelligra, terza generazione della famiglia di imprenditori immobiliari con origini siciliane (precisamente da Solarino) è stata trovata, tanto che i documenti relativi all’accordo sono stati presentati ieri sera ai membri del consiglio di amministrazione della società biancorossa. Nuovi dettagli stanno emergendo in queste ore a comporre con precisione il mosaico della situazione e dei destini del sodalizio prealpino. Domani sono in programma un altro consiglio di amministrazione seguito da una convocazione dei consorziati: i due appuntamenti saranno propedeutici ai passaggi formali. Che prevedono questo: l’entrata degli investitori australiani, attraverso un aumento immediato di capitale, nel 45% delle quote di Pallacanestro Varese. L’aumento non verrà evidentemente sottoscritto da Varese Nel Cuore, che resterà in possesso del 5% delle quote, mentre Luis Scola scenderà dall’attuale 51% al 45%. Questa dunque la composizione della nuova compagine proprietaria: Scola 45%, Pelligra 45%, Varese Nel Cuore 5% e Il Basket Siamo Noi 5%. Nuova, di conseguenza, anche la composizione dello stesso consiglio di amministrazione: l’amministratore delegato argentino sceglierà due consiglieri, il gruppo australiano ne nominerà altrettanti. Il passaggio su Varese Nel Cuore non è di poco conto: è chiara l’intenzione di far rimanere il club anche varesino. E il consorzio - che ha posseduto la società per undici anni, ha ereditato debiti, ha fatto i conti con una prima parte di gestione (vedi i famosi “Indimenticabili”) completamente sopra le righe, faticando con abnegazione nelle stagioni successive a tenere in vita la Pallacanestro Varese e a diluire (almeno) gli stessi debiti - è proprio (insieme al BSN) quella “varesinità” che non può non comparire nell’organigramma. Capitolo economico. Nell’accordo è espressamente previsto che Pelligra Group verserà subito 2 milioni di euro nelle casse biancorosse, in virtù dell’aumento di capitale, con l’impegno a erogare nuovi contributi - stavolta sotto forma di sponsorizzazione - per i successivi 4 anni. Quanto? L’indicazione dei due milioni a stagione anticipata da VareseNoi non trova né conferme, né smentite ufficiali per il momento, ma alcune fonti societarie la danno come più che verosimile, suggerendo che potrebbe pure essere negoziata, in futuro, al rialzo. Attenzione: i nuovi introiti avranno almeno inizialmente una destinazione ben precisa, il rafforzamento della struttura organizzativa societaria, a partire dal marketing, e l’indispensabile e definitivo ripianamento del debito. Poi, certamente, ci sarà anche un immediato aumento del budget a disposizione del mercato, non tale, oggi come oggi, da modificare radicalmente le possibilità prealpine e di certo oggi non ancora quantificabile con esattezza. Pelligra, come già scritto, è interessato in primo luogo alla gestione del Lino Oldrini: gli investimenti in edilizia sportiva saranno un extra rispetto ai numeri sopra trattati. La questione però è centrale: quali saranno i margini di manovra degli australiani? Qui entrano in gioco il Comune di Varese, assolutamente benevolo verso i nuovi arrivati e verso le loro prospettive, ma anche le leggi della Repubblica Italiana. Varie ipotesi sono in discussione. Pelligra potrebbe inserirsi nel progetto di rigenerazione e completamento del palazzetto già in essere e solo per una parte finanziato. Ma l’Enerxenia Arena è un bene pubblico e come tale ogni intervento sullo stesso è soggetto a procedure amministrative. L’operazione conserverebbe un’alea incompatibile con la volontà investitrice. Piano B: e se il Comune “vendesse” il palazzetto agli stessi australiani, lasciandoli così poi liberi di agire a piacimento? La cifra incassata dalla pubblica amministrazione potrebbe poi essere investita su altre opere pubbliche funzionali alla città. Al gruppo immobiliare aussie, tuttavia, non interessa solo l’arena del basket. Di recente è uscito allo scoperto per l’acquisizione del Calcio Catania, con espresse mire sullo stadio. Il medesimo scenario a Varese: Pelligra vuole un “nuovo” Franco Ossola e avrebbe intenzione di usufruire della cosiddetta “legge stadi” che va a semplificare le procedure per chi intende investire. Sì, ma sarà davvero l’attuale Città di Varese a beneficiare del possibile impianto? Ieri il sindaco Davide Galimberti è andato a Firenze, nella sede della Lega Pro... Sia quel che sia, almeno sulla parte cestistica manca poco: venerdì il progetto verrà presentato nella sua completezza. Fabio Gandini
  3. La distanza tra Varese e Melbourne è pari a quella che sussiste tra le prospettive biancorosse esistenti allo scoccare della primavera 2020 e quelle che invece si stanno aprendo ora. Semplicemente enorme. A coprirla è stato, è e sarà Luis Scola. Luis il campione arrivato all'improvviso, poi amministratore delegato, poi ancora proprietario, con l'acquisizione del 51% delle quote: tutti passaggi intermedi per diventare fautore, oggi e infine, di una svolta epocale. Ad aspettare la Pallacanestro Varese ci sono ben 10 milioni di euro. Due subito, gli altri spalmati in 5 anni. Li garantirà Ross Pelligra, imprenditore australiano chairman di Pelligra Group, colosso immobiliare aussie. Come? È da stabilire: potrebbe avvenire in parte tramite sponsorizzazione e in parte attraverso l’entrata nel capitale, pur senza togliere la maggioranza all’ex giocatore argentino. In cambio di che cosa? Semplice: della completa gestione del palazzetto Lino Oldrini. E nelle mire ci sarebbe - non potrebbe essere altrimenti - anche lo stadio Franco Ossola e quindi la trasformazione dell’intera area sportiva di Masnago. Gli australiani di Pelligra sono arrivati in città: la loro offerta potrebbe essere resa pubblica in modo particolareggiato già nei prossimi giorni, se non ore. Non si vuole perdere tempo, anche se, per la stessa Varese, farsi trovare pronta a ricevere la proposta è di per sé una corsa contro il tempo… Non solo, infatti, c’è un consorzio Varese nel Cuore da avvisare e compattare nella decisione di cedere ulteriori quote. Non solo c’è da presentare adeguatamente l’offerta al cda societario (Scola è tornato mercoledì sera dall’Australia). C’è soprattutto da capire se la strada verso gli investimenti strutturali che il nuovo gruppo ha in mente sia completamente percorribile. E non si tratta tanto di tastare la predisposizione del Comune di Varese proprietario degli impianti, difficilmente non favorevole a un domani così orchestrato, quanto piuttosto di evitare che il progetto si impigli nelle reti burocratiche italiane, purtroppo sempre tese. In soldoni: o a Pelligra viene fatta intravedere la strada dritta davanti, oppure potrebbero sorgere degli intoppi significativi. È il Lino Oldrini il centro del suo interesse, non la Pallacanestro Varese. Quest’ultima, però, godrebbe di un destino inaspettato, perché i 10 milioni in 5 anni sarebbero a suo diretto beneficio, aggiuntivi - quindi - rispetto a quanto gli investitori metterebbero sul piatto per le riqualificazioni impiantistiche. E chi lo ha detto che l’Enerxenia Arena verrà semplicemente completata, ovvero che i contributi dei nuovi si limiteranno a “finire” il progetto che i finanziamenti regionali (già da tempo confermati) sono in procinto di impostare? E se venisse invece ricostruita ex novo, così come lo stadio? E se il Comune ne cedesse prima la proprietà - dietro un corrispettivo che verrebbe poi reinvestito in altre opere pubbliche - direttamente in mani australiane? Quel che è già certo è di chi siano queste mani e quali credenziali abbiamo. Pelligra Gruop è una società immobiliare fondata nel 1960 e rimasta sempre in capo alla famiglia Pelligra, di origine siciliane: in azienda, oggi, è appena sbarcata la quarta generazione. Il presidente - il già citato Ross Pelligra, 42 anni - fa parte della terza e insieme ad altri tre fratelli prosegue il lavoro iniziato dal nonno e continuato dal padre, entrambi nati in Italia, precisamente a Solarino, in provincia di Siracusa. La company ha fatto fortuna con proprietà commerciali, industriali e residenziali, principalmente nello stato di Victoria, lo stesso in cui ha peraltro sede, vicino a Melbourne. Ma i suoi affari sono dislocati in tutta l’Australia (così come all’estero, per esempio nelle Filippine e in Cina) e si sono concentrati anche sull’impiantistica sportiva: recentemente Pelligra ha infatti acquisito la Titanium Security Arena di Adelaide, casa degli Adelaide 36ers, promettendo di rivitalizzarla con un piano da 30 milioni di dollari. Sempre nella stessa città, il gruppo è diventato proprietario della franchigia di baseball dei Giants. Sarebbe lungo enucleare tutte le operazioni del sodalizio, ma per quantificare le possibilità dei Pelligra basta citarne una: l’acquisto nel 2019 di due vecchi stabilimenti Ford, sostenuto con un impegno iniziale di riqualificazione di ben 500 milioni di dollari. Fabio Gandini
  4. Il nuovo partner australiano di Pallacanestro Varese sembra avere un nome. Se le indiscrezioni saranno confermate, accanto a Luis Scola – che ha da poche settimane rilevato il 50% del club biancorosso – scenderà in campo il Pelligra Group Pty Ltd di Melbourne, grande azienda con interessi nel mercato edile e immobiliare internazionale. Del Pelligra Group si parla con insistenza anche in Italia in questi giorni, perché la grande azienda “aussie” sta per operare anche sul calcio acquisendo il Catania (Ross Pelligra, il presidente, ha origini di quelle parti) ma secondo una indiscrezione pubblicata sull’edizione online di Tuttosport l’altra società nel mirino è proprio la Pallacanestro Varese. La pista australiana del resto, è calda da tempo e proprio VareseNews ne aveva parlato apertamente dopo la seconda visita a Masnago di John Caniglia, rappresentante della Camera di Commercio Italiana a Melbourne in occasione dell’ultima gara di campionato con Sassari. Di recente poi, Luis Scola è volato dall’altra parte del mondo per definire gli accordi con possibili investitori che, per l’appunto, oggi iniziano ad avere un nome. In questi giorni si sono susseguite le voci, tutte però improntate verso l’ottimismo per l’operazione “segreta” condotta dal dirigente argentino. E il fatto che Pelligra abbia forti interessi anche sul fronte edile e immobiliare, lascia credere che oltre a un apporto finanziario diretto possa anche intervenire sul piano della ristrutturazione del palasport. Non va infatti dimenticato che per cominciare i lavori e compiere i primi interventi ci sono i 2 milioni stanziati dalla regione, ma per completare l’opera così come è stata pensata servono fondi (e a questo punto know how) che Pelligra potrebbe portare in dote. L’impatto degli australiani sarà comunque forte, tanto da pensare anche a un ingresso nel capitale della società accanto a Scola, cosa che ridurrebbe e di molto l’impegno del Consorzio (che dovrebbe rimanere, come ha ribadito spesso il suo presidente Castelli). E non si esclude che oltre al denaro immesso da Pelligra possano arrivare anche sponsor ulteriori (vedremo se di maglia o meno). Ma è possibile che Scola spieghi nei dettagli le novità in un incontro nei prossimi giorni. Damiano Franzetti
  5. Luis Scola passa agli acquisti. Non di un nuovo allenatore o di qualche giocatore, per il momento, bensì della maggioranza di Pallacanestro Varese. Il “General” si è presentato al consiglio di amministrazione della società biancorossa convocato per il pomeriggio di oggi – lunedì 16 maggio – e ha comunicato «la volontà di esercitare l’opzione di acquisizione del 51% delle quote societarie, così come previsto dal contratto firmato la scorsa estate». La risposta è stata positiva, o meglio era già contenuta nella opzione medesima: nei mesi scorsi Scola aveva infatti opzionato la possibilità di acquisire o la maggioranza assoluta (appunto il 51%) oppure il 10,2% ogni anno per cinque anni; la terza possibilità era quella di far decadere la stessa opzione ma questa eventualità è tramontata – nei fatti – dal momento in cui il 42enne argentino si è seduto sulla poltrona di general manager biancorosso. Con i documenti firmati, Scola aveva già gettato quindi le basi per diventare il principale proprietario della società e con la dichiarazione odierna ha dato seguito a questa volontà. A cedere le quote sarà il consorzio (formato da imprenditori del terriotorio) denominato “Varese nel Cuore” che in questo momento detiene il 95% e scenderà quindi al 44%, mentre il 5% resterà nelle mani de “Il basket siamo noi”, ovvero il trust formato dai tifosi e presieduto da Umberto Argieri che ha partecipato (da esterno) al Cda odierno. Come e quando Scola diventerà a tutti gli effetti il numero uno del club? Presto, non subito, per via di una serie di passaggi e pratiche burocratiche necessarie in questo genere di operazioni: allora sapremo anche quali saranno i suoi compagni di viaggio all’interno del soggetto (che dovrebbe chiamarsi “Varese Sport and Entertainment”) a cui saranno ricondotte le quote. «Se mi chiedete se sono contento, rispondo senza esitazione di sì» è il commento di Alberto Castelli raccolto da VareseNews al termine del CdA. «Quando concedemmo a Luis l’opzione per l’acquisto delle quote lo facemmo pensando che la sua proposta fosse una possibilità vera e solida arrivata sul nostro tavolo. Concedendo l’opzione allora, noi del Consorzio avevamo già dato il benestare: il suo ingresso permetterà alla società di fare ancora meglio il proprio lavoro. “Varese nel Cuore” ha sempre fatto le cose per bene garantendo continuità, ora resterà accanto a Scola – come ho già spiegato in una intervista a Varesenews – dando il proprio apporto per un club sempre più forte». «Sono estremamente contento di questa possibilità – sono invece le parole di Scola “consegnate” al comunicato ufficiale della Pallacanestro Varese – Sono fiducioso che questa soluzione, presa al fine di dare ancora più corpo al lavoro iniziato durante la stagione, possa portare numerose soddisfazioni in futuro». E al di là dei già citati passaggi burocratici, il primo passo concreto sarà quello di ricercare (e quindi scegliere) l’allenatore cui affidare l’Openjobmetis del prossimo campionato. Damiano Franzetti
  6. L’affaire Rasizza non si risolve ma assume quantomeno contorni più definiti. Ancora nessuna presa di posizione ufficiale a 36 ore dal tweet sibillino che ha scatenato una ridda di ipotesi sul futuro del rapporto tra Openjobmetis e la Pallacanestro Varese, non ci sono prese di posizioni ufficiali. Ma l’a.d. dell’azienda di Gallarate, fuori città per impegni di lavoro in questi giorni, garantisce delucidazioni entro l’inizio della prossima settimana, comunque dopo il consiglio di amministrazione di Openjobmetis fissato per venerdì 14 maggio. Per il momento tutti si muovono nel campo delle ipotesi, compresi i dirigenti della Pallacanestro Varese - spiazzati dal “contropiede” via social networkdi Rosario Rasizza - e gli stessi uomini dell’èntourage dell’imprenditore. C’è davvero aria di divorzio, oppure si tratta di un messaggio forte sotto forma di provocazione per generare una reazione di quel territorio che Rasizza vorrebbe più attento e partecipe alla voglia di rilancio delle ambizioni della squadra biancorossa? Gli esegeti del messaggio dell’a.d. di Openjobmetis propendono per questa interpretazione: l’azienda di Rasizza, insieme col pugno di “soliti noti” che si è ampliato negli ultimi anni, è stata fondamentale per garantire continuità alla Pallacanestro Varese nelle sette stagioni vissute pericolosamente nei piani bassi della classifica (se si eccettuano il playoff raggiunto nel 2017/18 e la Coppa Italia disputata nel 2018/19). L’imprenditore sognerebbe traguardi più ambiziosi, per raggiungere i quali aveva lanciato nel 2018 su queste colonne il progetto Orgoglio Varese, divenuto ulteriore e prezioso sostegno delle altre forze - dal consorzio al Trust, passando per altri sponsor vicini alla dirigenza come Rasizza e all’Academy - che formano la galassia biancorossa. Ma per alzare l’asticella servono risposte dal territorio: l’a.d. di Openjobmetis le aveva sollecitate a più riprese con appelli che avevano riscontrato risposte soltanto parziali. Stavolta potrebbe aver scelto un altro metodo, ossia quello dell’annuncio choc, per attirare l’attenzione su un aspetto solo apparentemente banale: nessuna sponsorizzazione è eterna, e dunque il refrain«tanto ci pensa Openjobmetis» che Rosario Rasizza parrebbe aver percepito negli ultimi tempi non si può dare per scontato. In buona sostanza, il messaggio dietro il tweet potrebbe essere del tipo «o il territorio risponde, oppure io farò un passo indietro». Il che non significherebbe chiudere completamente il rapporto con il club presieduto dal suo braccio destro Marco Vittorelli, garantendo eventualmente un paracadute se non si troveranno alternative. Insomma, sembrerebbe trattarsi di un passo di lato in cerca di compagni di viaggio, che comunque la società aveva provato a cercare (due anni fa pareva vicinissimo l’arrivo di un nuovo main sponsor, che poi scelse il calcio di serie A con la Fiorentina) e non di un disimpegno totale da una realtà che ha sempre sostenuto per passione e mai per calcolo. E proprio per passione vorrebbe vedere più competitiva, stimolando nuovi investitori ad affiancarlo con risorse fresche per non dover dipendere solo e soltanto dai rinnovi annuali con Openjobmetis. Se cosi fosse, il metodo non è stato dei più ortodossi ma quel che conta è il risultato: il sasso nello stagno è stato gettato, in attesa dei chiarimenti di Rasizza tocca al territorio rispondere. Giuseppe Sciascia
  7. Openjobmetis lascerà libero lo spazio del main sponsor sulle maglie della Pallacanestro Varese? Oppure si tratta di una provocazione per far capire al territorio quanto sia importante che la squadra di pallacanestro abbia bisogno di risorse per proseguire la sua lunga, storica e – perché no – leggendaria storia sportiva? L’ipotesi di un addio è stata ventilata quest’oggi – domenica 9 maggio – a causa di un tweet scritto da Rosario Rasizza, amministratore delegato della importante azienda di Gallarate che è anche il fondatore del gruppo “Orgoglio Varese” attraverso il quale vengono raccolte ulteriori risorse per il club biancorosso e per altre realtà sportive della provincia. «Sono certo che i giocatori della Pallacanestro Varese faranno tutto quello che sarà nel loro cuore per vincere. Per me un onore e piacere avervi sostenuto in tutti questi anni. Good luck per il vostro futuro!» scrive Rasizza sul social network commentando una frase dell’allenatore Massimo Bulleri riferita al match di lunedì sera a Brindisi che sarà anche l’ultimo della stagione biancorossa. Inevitabile il tam tam immediato tra i tifosi biancorossi, preoccupati dall’eventuale perdita di un marchio che campeggia sulle maglie della squadra ormai da sette stagioni e che “esprime” anche il presidente di Pallacanestro Varese, Marco Vittorelli. In effetti il tweet ha lasciato di stucco anche alcuni dirigenti, in prima istanza. Secondo quanto raccolto da VareseNews in serata, però, con quelle parole Rasizza potrebbe avere avuto l’intenzione di smuovere l’attenzione intorno a un tema da non sottovalutare, ovvero il sostegno alla squadra più amata e importante del territorio. Una sorta di ennesima “chiamata alle armi” – magari con metodi non proprio ortodossi – in un momento reso difficile (per tutti) dalle complicazioni economiche dovute alla pandemia e alla mancanza di introiti da botteghino. A confermare questa impressione anche alcuni messaggi “di tranquillità” riportati nelle comunicazioni interne al mondo biancorosso. Vedremo quindi se nelle prossime ore, magari a margine della partita di lunedì sera, sarà lo stesso Rasizza a prendere una posizione più chiara sulla vicenda. E, comunque la si guardi, è bene che tutti coloro che abbiano a cuore Pallacanestro Varese tengano sempre a mente l’importanza che hanno le diverse componenti – sponsor e non solo – che stanno garantendo l’attività del club biancorosso. Damiano Franzetti
  8. La Pallacanestro Varese fissa la rotta verso la salvezza anche fuori dal campo e inizia ad abbozzare le prime basi per l’anno che verrà. Riunione plenaria del CdA aperta anche ad Andrea Conti e al rappresentante della proprietà Alberto Castelli per la chiusura contabile del 2020/21 in vista delle scadenze per l’iscrizione e le prime ipotesi sulla programmazione futura con l’auspicio di dare seguito alla volontà di far tornare il segno “più” alla voce budget (se tornerà il pubblico l’obiettivo è un 10 per cento in più). I conti tornano? La parte principale dell’appuntamento ha riguardato la necessità di far quadrare i conti del 2020/21 penalizzato dall’assenza dei ricavi della biglietteria: come già emerso nei mesi scorsi, la disponibilità di tutti gli attori protagonisti - dirigenza, proprietà, sponsor e Trust - di fare uno sforzo extra renderà meno traumatica la chiusura dell’esercizio finanziario corrente. In più, tra un piccolo ristoro sulle spese dei tamponi e il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sportive esteso sino alla fine del 2021, è in arrivo qualche aiuto dal Decreto Sostegni approvato dal Governo. Pubblico, budget e abbonamenti Meno deficit presente uguale futuro meno sofferto: è la prima buona notizia in vista della programmazione per il 2021/22, dove c’è desiderio e disponibilità per provare a ritoccare al rialzo le disponibilità attraverso un massiccio martellamento sul fronte sponsor. Nulla di scritto né di definito, in attesa di capire se, quando e in che misura il pubblico potrà tornare all’Enerxenia Arena nella prossima stagione. E la voce ricavi da botteghino è strategica per la composizione del budget: l’obiettivo sarebbe quello di provare ad aumentare del 10 per cento le disponibilità per il monte stipendi - in particolare per gli stranieri - rispetto al 2020/21 (in cui c’era stata una riduzione attorno al 20 per cento - da circa 4,4 a circa 3,7 milioni - rispetto all’era pre-Covid). Se ci sarà via libera per il ritorno dei tifosi, c’è l’ipotesi dell’apertura della campagna abbonamenti attorno alla metà di luglio. Il Bullo dopo Brindisi Sul fronte tecnico tutte le decisioni sono state rimandate a dopo la giornata numero 30 sul campo di Brindisi (o dopo gli eventuali playoff, qualora Varese dovesse strappare in extremis l’ottava piazza). Il match di chiusura della regular season era originariamente in programma per domenica 2 maggio, il posticipo a causa dei casi di positività multipla nel Team Squadra dell’Happy Casa ha fatto slittare tutte le valutazioni a dopo la conclusione del campionato in corso. In linea di massima l’idea sarebbe quella di dare continuità al rapporto dopo la salvezza ottenuta (anche) grazie al lavoro di Massimo Bulleri. È necessario, però, un confronto per condividere le strategie generali. L’idea della società è quella di disegnare assieme al coach i piani per il futuro, che però dovrà essere condiviso prima di tuffarsi fianco a fianco in una campagna acquisti dai tempi più dilatati - specie sul fronte straniero - per provare a capitalizzare al meglio possibili saldi di fine serie. La fiducia di Castelli Al termine della riunione ai vertici della società, il parere del presidente del consorzio Alberto Castelli riflette il clima di fiducia che si è percepito per l’oggi e il domani: «Dopo un anno così complicato sul campo e fuori, conforta la ribadita disponibilità a condividere gli sforzi - afferma l’imprenditore di Induno Olona a capo di “Varese nel Cuore” -. Qui la condivisione è imprescindibile e il clima che si respira è stimolante; anche i nuovi arrivati hanno dato una grande mano e non si sono tirati indietro per il futuro. Nell’insieme tutto ciò mi rende più sereno rispetto ad altre volte». Giuseppe Sciascia
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