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  1. La parola alla difesa

    Difesa, rimbalzi e spirito di gruppo. Anche i numeri confermano che i punti di forza della Varese operaia stanno nell'applicazione in retroguardia e nella capacità del collettivo di esaltare i valori dei singoli. Statistiche individuali e di squadra come cartine di tornasole: solo tre i giocatori biancorossi nella "Top Ten" delle nove voci principali - Tyler Cain quinto nei rimbalzi, Norvel Pelle terzo nelle stoppate e Cameron Wells nono negli assist - mentre nei dati aggregati offensivi la squadra di Caja è ottava nei punti segnati, undicesima nella percentuale da 2 punti e ottava in quella da tre punti. Le voci positive nelle quali Varese eccelle sono due: i rimbalzi di squadra, con il secondo posto assoluto a 40,6 di media e un differenziale di 6 palloni in più rispetto ai 34,3 concessi agli avversari, e le palle perse, 12,7 di media per un quarto posto totale. Ma il pezzo forte della sporca dozzina biancorossa è la difesa: non soltanto per quanto riguarda i punti subiti (71,2, terzi dietro Brescia e Milano) ma anche nella percentuale concessa agli avversari (46,8% da 2 e 47,3% totale, solo un battito di ciglia dietro al 47% dell'EA7) e nelle stoppate (seconda a 3.5). Cosa esprimono in soldoni questi numeri? Che Varese non concede mai canestri facili agli avversari, e che il sistema di aiuti e rotazioni protegge efficacemente il pitturato, prima di tutto dalle soluzioni principali dell'attacco e in seconda battuta nei duelli sotto i tabelloni, sfruttando l'atipicità di Okoye e la capacità sui rimbalzi lunghi di Waller e Wells oltre ai centri propriamente detti. Una difesa non particolarmente aggressiva sulla palla (dodicesimo posto per palle perse forzate agli avversari a quota 12,8) ma molto efficace nella sua tenuta d'insieme. E quando funziona la retroguardia, anche l'attacco si mette in moto: nel gruppo biancorosso non ci sono punte designate (Waller sedicesimo e Okoye diciassettesimo i primi varesini in classifica marcatori), ma il predominio aereo che la squadra di Caja ha esercitato quattro volte su 6 partite è il principale innesco di un contropiede che permette di esaltare le qualità atletiche comuni alla maggior parte del roster. Se Varese difende l'area e recupera i palloni vaganti, poi in campo aperto può fare malissimo: se ne sono accorte a loro spese Cantù e Trento, e l'aspetto determinante del più sofferto match contro Pistoia è stato il duello a rimbalzo "girato" nel quarto periodo risolutivo. In tutto ciò comunque i biancorossi stanno mostrando progressi significativi anche in attacco: rispetto alle prime 4 gare nelle quali il tiro da 3 punti era l'unico sbocco del gioco a metà campo (con il 2/21 contro Venezia e l'8/31 di Brescia a sancire prove stentate sul piano offensivo), nelle ultime due gare Varese ha cercato di più e meglio il gioco dentro l'arco, tra le sospensioni dalla media di Wells e qualche soluzione interna in più per Pelle e Cain. Ma applicazione in retroguardia e fame di palloni vaganti restano la priorità assoluta. Giuseppe Sciascia
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