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  1. Toto Bulgheroni ribadisce la fiducia nel gruppo dell’Openjobmetis e allontana almeno per ora “sirene” di mercato per modificare il roster attuale. Il consigliere delegato all’area tecnica biancorossa fa il punto della situazione dopo lo stop esterno di Reggio Emilia: «Non siamo certo nelle condizioni di chi come Brescia e Trento si trova nella necessità di cambiare per esigenze di classifica. Abbiamo 6 punti e sappiamo benissimo la nostra collocazione nel ranking del campionato; a mio giudizio abbiamo disputato 2 partite molto buone all’Enerxenia Arena, e dunque ho fiducia nella crescita del gruppo che deve solo sbloccarsi in trasferta». Dunque la ricetta è quella di affidarsi al lavoro in palestra, specialità della casa del coach? «Sono convinto che il lavoro paga, e la nostra squadra non è seconda a nessuno in questo aspetto vista la presenza di un comandante come Attilio Caja che ha la preparazione necessaria per affrontare queste situazioni in un campionato molto duro come quello che si sta profilando. La chimica del gruppo è buona ed è quello che conta; ci sono giocatori che non hanno ancora reso secondo le aspettative, ma il coach ha grande esperienza e saprà trovare il modo giusto per sfruttare al meglio il potenziale di tutti». In questo momento la differenza tra l’OJM formato Enerxenia Arena e quella da trasferta pare però notevole... «Evidentemente è così: fuori casa non riusciamo a concretizzare tutto il lavoro difensivo che svolgiamo. La squadra si applica e gioca con il massimo dell’impegno, ma non riesce a monetizzare in attacco tutta la mole di fatica. Le 16 palle perse di domenica sono troppe e sono indice della fatica a scioglierci un po’ in fase offensiva. Sembra che viaggiamo col freno a mano tirato rispetto alle gare casalinghe, dove invece riuscendo ad essere più aggressivi troviamo punti da situazioni di contropiede e rimbalzi d’attacco che ci aiutano ad acquisire sicurezza». Fiducia nel sistema e nel gruppo in attesa della scintilla per invertire il trend esterno? «Il sistema è valido e solido, dobbiamo solo sbloccarci in trasferta con una prestazione brillante che ci garantisca anche il risultato. Ho in mente la vittoria esterna di Venezia nella prima giornata del ritorno: fu il segnale della svolta dopo un girone di andata nel quale andammo più volte vicini alla vittoria esterna perdendo più volte per episodi finali dopo tante prestazioni positive». Domenica contro Avellino (che cerca un sostituto europeo dell’infortunato Costello, c’è l’ipotesi Ortner, ndr) sarà un test importante... «Ci aspetta una sfida delicata, al di là della coppa che potrebbe darci la certezza della qualificazione: per me la Sidigas è una delle prime quattro squadre del campionato. Sarà una partita delicata perché molto difficile contro un’avversaria dal grandissimo talento offensivo, un test molto significativo per noi, ma preparandoci al meglio e con la giusta carica del pubblico potremo misurare il nostro spessore». Giuseppe Sciascia
  2. Toto Bulgheroni sottolinea la necessità di stare vicini ad una Pallacanestro Varese in grande affanno, ma non certo per mancanza di impegno. Il consigliere delegato all'area tecnica del club di piazza Monte Grappa ribadisce la massima disponibilità della società ad aiutare la squadra con un innesto sul mercato: «A rischio di farmi considerare ottenebrato dall'amore per la squadra, ribadisco che i giocatori hanno dato il mille per mille anche domenica. Come già accaduto contro Bologna abbiamo condotto a lungo contro un'avversaria nettamente più forte di noi, perchè in grado di esprimere maggior equilibrio nei 40 minuti. E siamo arrivati alla fine in affanno perchè mancando un giocatore importante nelle rotazioni abbiamo annaspato senza più risorse. Anche stavolta abbiamo avuto la sfortuna di subire un errore arbitrale in un momento critico; dispiace tantissimo e faremo di tutto per aiutare con un'aggiunta di qualità i ragazzi che meritano di essere sostenuti». La caccia al rinforzo continua, ma il mercato non si sblocca... «Escludo che si tratti di un problema di soldi: abbiamo provato anche a fare una ricerca senza limiti di danaro, ma non ha portato esiti perchè purtroppo non ci sono soluzioni disponibili. Mi riferisco ai giocatori che ci piacciono: accontentarsi di un ripiego non ci interessa, se dobbiamo fare un sacrificio, lo si effettuerà per un giocatore che faccia la differenza, come è stato lo scorso anno per Dominique Johnson. Adesso abbiamo due partite proibitive contro Venezia e Milano, speriamo che in questo periodo si liberi quel giocatore indispensabile per superare il momento critico. Lo sappiamo tutti che ci manca una pedina; la stiamo cercando ovunque, ma deve darci con sicurezza quel che è chiaro a tutti ci stia mancando. Ossia una quindicina di punti, la giusta leadership e un po' di pericolosità da fuori». Nel frattempo la squadra si batte ma non riesce a vincere... «La cosa che mi preoccupa di più è che Attilio Caja ed i giocatori non si sentano supportati dall'ambiente e che subentri sfiducia e scoramento in persone che stanno dando l'anima per Varese. Compreso Wells, che al di là dell'errore finale, fatto salvo quel contatto più che dubbio tra Vujacic ed Avramovic, non ha disputato la sua miglior partita ma ha messo in campo tutto sé stesso. Evidente che ci manca un giocatore e stiamo facendo il massimo per aiutare la squadra, a partire da Cameron, con un rinforzo sul perimetro». Dunque la ricetta è non abbattersi e continuare a lavorare in palestra? «L'importante è che l'ambiente stia vicino a questi ragazzi che si impegnano alla morte in ogni partita. L'anno scorso il quadro era molto peggiore perchè c'era una situazione interna tra coach e giocatori non tra le migliori; quest'anno l'allenatore è il primo a dare il massimo insieme alla squadra. Io seguo tutti gli allenamenti, so quanto lavorano i ragazzi e come è unito il gruppo; con due o tre vittorie delle 6 perse in volata parleremmo di altro, però purtroppo la classifica ci penalizza oltremisura rispetto agli sforzi quotidiani profusi». Giuseppe Sciascia
  3. La tegola dell’infortunio di Antabia Waller costringe la Openjobmetis Varese ad intervenire sul mercato per cercare un sostituto del 29enne americano, che dovrà essere operato per la lesione del legamento crociato anteriore, riscontrata mercoledì. «Guardia e anche play» Ne abbiamo parlato con Toto Bulgheroni, consigliere con delega all’area tecnica, che ci fa il punto della situazione. «Come è ovvio che sia, siamo dispiaciutissimi per il ragazzo, che è un ottimo ragazzo e che ci stava dando un buon contributo in questa prima parte della stagione. Detto questo siamo obbligati a muoverci sul mercato, avendo però un vincolo di disponibilità che è relativo. Quindi non possiamo pensare di avvicinare giocatori che hanno dei costi proibitivi. Claudio Coldebella ed Attilio Caja si stanno già muovendo nella maniera migliore per trovare un giocatore che possa darci una mano in termini di realizzazione, ma anche difensivi. Di nomi in questo momento non ne abbiamo, perché non siamo sufficientemente sicuri per poter dire che puntiamo un giocatore piuttosto che un altro. Confermo che però siamo costretti a muoverci in questa direzione». Identikit particolari non ce ne sono, anche perché il filtro principale è quello della disponibilità economica e dei giocatori presenti attualmente sul mercato: «Stiamo anzitutto muovendoci cercando di capire quali sono i giocatori disponibili sul mercato e soprattutto ai costi che possiamo permetterci, quindi la scelta non è così facile e non è neanche così scontata. Riuscissimo trovare quella che i tecnici chiamano combo-guard, un termine che a me non piace, ossia una guardia con punti nelle mani e che possa garantire anche qualche minuto da playmaker, potrebbe essere di grande aiuto. Allo stesso tempo però vorremmo un giocatore con delle referenze, che abbia non solo buoni numeri ma anche una buona predisposizione». «Tambone? Non era passi... Detto del mercato, il pensiero torna rapidamente alla sfida persa nel giorno di Santo Stefano contro la Virtus: «Parto da una considerazione: mi dispiace buttarla sempre su questo piano ma abbiamo giocato contro una squadra che ha dichiarato 2 milioni e mezzo di stipendi netti contro una squadra che non arriva a 900mila. E teniamo conto due giocatori non c’erano. Una considerazione che è stata però smentita dal cuore e dalla grinta che la squadra ha avuto nel combattere alla pari con loro che hanno roster lungo, giocatori molto forti, due perni della nazionale come Aradori e Gentile. Ci siamo sbattuti come pochi. C’è rammarico perché è stato fischiato un passi clamoroso, che con le nuove regole non è mai passi. Abbiamo subito un errore del tavolo quando avevamo palla in mano e mancavano cinque secondi. Come detto c’è grande rammarico ma anche grande soddisfazione per aver visto una squadra che ha lottato con otto giocatori e con Ferrero ed Okoye fuori nel supplementare. Deve essere un grosso sprone per noi». Ultima postilla su Damian Hollis: «Sono convinto possa darci ancora molto, perché non ha dato un grande contributo. È un giocatore atipico, che ha bisogno di entrare “in the zone”, in un momento in cui vede il canestro grosso e vede le cose facili. Martedì ci avrebbe dato una mano grossa contro la Virtus. Per di più è un bravissimo ragazzo, non è uguale agli altri, Attilio sa come prenderlo e come plasmarlo, ci vuole del tempo come sempre nella vita. Ci saranno spazi e margini per lui per dimostrare ciò che vale». Alberto Coriele
  4. Toto Bulgheroni invita a non avere la memoria corta Toto Bulgheroni fa appello alla memoria dei tifosi di Varese prima di bocciare la squadra di Attilio Caja dopo il brutto stop casalingo contro Sassari. Il consigliere biancorosso con delega all'area tecnica analizza con lucidità la prova negativa di domenica, considerandola però soltanto un episodio alla luce di quanto espresso in precedenza. «Non è facile analizzare con serenità la situazione dopo una prestazione chiaramente non positiva. Però è anche corretto non avere la memoria corta, cancellando d'improvviso le prestazioni positive delle settimane precedenti. E allo stesso tempo è corretto dare merito a Sassari, squadra di livello superiore al nostro non solo per budget ma anche per profondità e talento. Gli avversari hanno tirato con medie altissime e, seppure possano esserci state anche colpe della nostra difesa, gliene va reso merito. Di sicuro l'approccio non è stato feroce come in altre occasioni; è capitato contro un' avversaria forte che ne ha approfittato, ma è la prima volta che è accaduto in tre mesi di stagione». Dunque c'è fiducia sulla possibilità di una reazione del gruppo? «Sono certo che allenatori e giocatori reagiranno, sono i primi ad accorgersi che le cose sono andate diversamente da quel che ci aspettavamo. Non allarmiamoci e torniamo a lavorare; sono convinto che Caja avesse percepito fin dalle prime battute la serata storta, al punto d'aver cercato di dare la scossa attraverso una girandola di cambi che stimolasse la squadra alla reazione. Egli ha dato il massimo e anche i giocatori hanno messo in campo quel che potevano; purtroppo non si e accesa la miccia per scatenare quell'energia dalla quale non possiamo prescindere». Insomma, se Varese non getta in campo il 100 per cento dell'energia può faticare contro chiunque... « È evidente come intensità, aggressività e voglia di vincere non possano mai mancare a questo gruppo. Se scendiamo in campo con l'intento di sbranare l'avversario abbiamo dimostrato il nostro valore nella prima metà del girone d'andata; con questo atteggiamento possiamo ottenere buoni risultati, se invece ci manca questo tipo di approccio siamo costretti a subire. Ora sono certo che coach Caja possa sfruttare al meglio la pausa per ricaricare quelle pile che domenica sono parse un po' scariche, prestando attenzione all'aspetto psicologico ma facendo di tutto per riportare in campo la squadra capace di farsi apprezzare dai tifosi prima del match contro la Dinamo Sassari». Wells di nuovo sottotono e Hollis poco utilizzato: c'è da preoccuparsi? «Cameron ha già fatto vedere le sue qualità; quella di domenica è stata una serata storta ma non lo vedo come un problema. Allo stesso modo considero Hollis: il coach ha chiesto a tutti attenzione e dedizione difensiva, cosa che non è tanto nel Dna di Damian. Chiaro che se tutti rendono al meglio la squadra può sopperire a qualche sua mancanza difensiva; se il sistema non gira nel suo insieme anche lui non riesce ad essere supportato. Ma questo è in gruppo unito dentro e fuori dal campo, che ha sempre risposto al meglio alle sollecitazioni dell'allenatore». Giuseppe Sciascia
  5. Una notte stupenda, di esaltazione, di gioia, di euforia. Perché spesso basta poco (oddio, non proprio poco in questo caso) ad illuminare gli occhi dei tifosi, a riaccendere una piazza e con essa l’entusiasmo, la fiducia. Un derby vinto così vale molto, in termini di umore e di confidenza, e conferma l’attitudine di una squadra che sta bene insieme, che cresce e che migliora di partita in partita. Però, per quanto indimenticabile, la partita è già in archivio perché la stagione è appena iniziata e non c’è tempo per fermarsi a pensare, a guardarsi indietro. Lunedì si va al Pala George di Brescia, un altro banco di prova ad elevatissimo coefficiente di difficoltà, e la concentrazione non va dispersa in alcun caso. A commentare il derby con noi interviene Toto Bulgheroni, soddisfatto da quanto visto contro Cantù ma già proiettato, forse per “deformazione professionale”, sul prossimo impegno di Brescia. Bulgheroni, torniamo a parlare di una notte che ha confermato in pieno l’attitudine e la bontà di questa squadra: come l’ha vissuta? Ormai mi conoscete bene, io sono una persona che cerca di non abbattersi quando le cose vanno meno bene, come nella scorsa stagione, e che cerca di non esagerare nell’euforia quando le cose vanno bene. Questa è una squadra che dà sempre il massimo e sta plasmando una sua identità, che man mano vediamo formarsi, partendo dalla difesa che è la cosa più importante, quella da cui si è sicuri di non essere traditi una volta in campo. Alla fine questo atteggiamento paga sempre e sono contento come sono contenti i tifosi per quanto visto contro Cantù e per alcune conferme importanti. Parlo di Stan Okoye, di Tyler Cain, dei ragazzi italiani che partono dalla panchina e che hanno dato un bel contributo. So e sono sicuro che Caja sa dove lavorare per poter migliorare ancora. La sconfitta con Milano e la straordinaria vittoria con Cantù hanno dimostrato quanto sia evidente su questo gruppo la mano dell’allenatore e quanto sia stato produttivo il lavoro estivo, è d’accordo? Ripeto una frase che mi avete sentito pronunciare molto volte durante l’annata scorsa: il lavoro paga, sempre. Attilio sa sicuramente come e su chi lavorare per ottenere il meglio, il minimo comune denominatore di questo lavoro è la difesa, l’applicazione, il cercare di eseguire al meglio tutti i giochi in attacco ed in difesa. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto e sono convinto che abbiamo molti margini di miglioramento in alcuni uomini soprattutto. Sono certo ad esempio che Wells prenderà sempre più confidenza con la squadra e con il suo tiro, sono convinto che Hollis saprà portare un contributo maggiore, sono convinto che l’entusiasmo di Pelle avrà un impatto sicuramente molto positivo per la squadra. Sono ancora convinto che con il lavoro miglioreremo ancora di più, abbiamo affrontato una squadra come Cantù che ha buone individualità ma non è ancora squadra. E la vera differenza tra noi e loro al momento è questa. Parliamo un po’ di singoli, o meglio di un singolo: Stan Okoye. La scelta di andarlo a riprendere un po’ a sorpresa in A2 sta regalando i suoi frutti. In questo discorso dobbiamo dire che Claudio Coldebella e Caja hanno sempre seguito molti giocatori, come altrettanti li stiamo seguendo adesso, e avere la prova sul campo che non ci si è sbagliati è la conferma delle buone intenzioni e del buon lavoro svolto. Ora Brescia: che risposte si attende lei da Varese? Non sono sicuramente io che lo evidenzio, ma ci sono squadre che hanno un potenziale di uomini superiore a noi. Il grande vantaggio di Brescia è di essere la squadra che ha cambiato meno rispetto all’anno scorso: ha dei giocatori collaudati, che giocano veramente per la squadra come Moss e Vitali, poi ottimi finalizzatori, hanno aggiunto Sacchetti che sicuramente porta un’esperienza, una solidità ed una versatilità notevole. Per noi è un grande banco di prova, Brescia ha anche un supporto molto forte dai tifosi, è sicuramente un buon test per capire che cosa possiamo ancora fare. Quanto può aiutare averci giocato - e perso - in precampionato? Il lavoro di Caja e del suo staff non è solo quello sul campo ma comprende anche lo studio e l’analisi delle squadre avversarie, sono certo che saranno in grado di dare alla squadra le direttive e le strategie più utili per limitare il loro gioco. Alberto Coriele
  6. Toto Bulgheroni plaude al piglio dell'Openjobmetis nel derby contro Milano, confidando che il team di Caja riesca a replicare la prova di domenica contro avversarie meno inarrivabili rispetto alla capolista. «La squadra ha messo in campo il carattere e il temperamento necessario per centrare l'obiettivo salvezza; ci siamo trovati di fronte un'avversaria che ha tirato col 70 per cento dal campo e noi abbiamo chiuso col 40, ma in entrambi i casi è stato merito loro e non demerito nostro. E poi, da squadra di Eurolega, la panchina di Milano ha fatto la differenza. È un punto di partenza: se replicheremo intensità, voglia e determinazione contro avversarie di valore inferiore all'EA7, è molto probabile che ci toglieremo belle soddisfazioni». Insomma la cura-Caja sta dando frutti positivi? «Secondo me sì: si vede chiaramente la mano dell'allenatore, Caja è un tecnico molto esigente in allenamento, però durante la partita incoraggia i ragazzi e li esorta a dare il massimo con un piglio molto costruttivo. In campo i giocatori si aiutano, si parlano e hanno un'espressione molto diversa; difficile essere soddisfatti di una sconfitta, ma se queste sono le premesse c'è fiducia in vista del rush finale». La classifica resta sempre preoccupante, ora servirà sfruttare al meglio le ultime cinque partite casalinghe contro Pistoia, Pesaro, Capo d'Orlando, Trento e Cremona... «Molto dipende dal calendario, ma c'è margine per crescere sfruttando il fattore campo nelle partite casalinghe decisive che abbiamo a disposizione nel girone di ritorno. Sarà molto importante l'apporto del pubblico: domenica la gente ha mostrato di stare vicino alla squadra con un sostegno caloroso; va rimarcata l'importanza di questi scontri diretti per ottenere la stessa spinta. Ma se il piglio è quello del derby non ho dubbi che i tifosi ci staranno vicini». L'unica nota dolente riguarda il rendimento di Kangur: quale strategia seguire per risolvere il problema dell'ala forte? «Il lavoro di Caja e della società sarà improntato al recupero di Kangur: Kristjan dà il suo apporto in difesa, c'è bisogno che lo faccia anche in attacco dove deve sbloccarsi prima di tutto a livello mentale. E poi c'è l'auspicio che dopo la pausa per la Coppa Italia si possa riattivare anche Campani, contando di farlo tornare ad allenarsi col gruppo dopo la prima decade di marzo se le terapie attuali daranno gli esiti sperati: Luca è un elemento importante per noi, se lo recupereremo per il rush finale varrà come un acquisto. Interventi di mercato? Non ne parliamo nemmeno: non ci sono né le premesse né le risorse per effettuare altri cambi». Al di là della contingenza in chiave salvezza, il CdA sta già lavorando sulle strategie relative alla stagione ventura? «Adesso è un po' presto per qualsiasi ragionamento sulla prossima stagione. La priorità è vincere le partite che servono per salvarsi; prima mettiamo al sicuro la permanenza in serie A, poi vedremo che risorse ci saranno a disposizone e valuteremo il da farsi». Giuseppe Sciascia
  7. [font=verdana][size=3]Anche Toto Bulgheroni prova a tastare il polso al basket malato di poca visibilità. L'imprenditore che fu proprietario della Pallacanestro Varese dal 1981 al 2001 spiega così le cause delle attuali difficoltà.[/size][/font] [size=3][font=verdana]«Il movimento non ha saputo adeguarsi a tre eventi abbastanza importanti. Il primo è la scomparsa dei cartellini, che ha inciso in maniera devastante sulle società, private del valore patrimoniale dei giocatori. Il secondo è quello del professionismo, che è stato ampliato troppo togliendo interesse ad investire sui giovani. Il terzo è quello degli impianti: non solo a Varese, dove si gioca in una struttura che ha 50 anni, ma non ci sono stati più investimenti su strutture adeguate alle nuove esigenze di un pubblico che oggi ha un'offerta di partite moltiplicate anche dalla visibilità di 4 o 5 gare della NBA la settimana. Al di là di casi isolati, come Siena, Roma e Milano, dove più che investire i proprietari spendono molti soldi, il resto del movimento soffre perché in questo sistema si crea un'inflazione dei costi difficile da sostenere. E comunque la pallacanestro di vertice sta in piedi se è in grado di avere un palcoscenico televisivo adeguato. Non entro nel merito delle scelte, ma da un punto di vista qualitativo il prodotto non è adeguato agli standard».[/font][/size]   [size=3][font=verdana]A suo avviso quali possono essere le soluzioni per provare ad invertire il trend negativo?[/font][/size] [size=3][font=verdana]«Lunedì sera, per curiosità, sono andato al PalaWhirlpool per assistere al derby della categoria Under 13 e sono rimasto favorevolmente impressionato dal livello di gioco e di fondamentali che sinceramente non pensavo fosse così alto. Fino a 15-16 anni i ragazzi italiani non hanno nulla da invidiare a quelli del resto del mondo; il problema è completare il loro percorso di crescita, per questo ritengo importante una riforma mirata dei campionati affinchè si ridìa stimolo alla produzione di giovani, restringendo ulteriormente il vertice del movimento. E poi perseguire una politica di bilanci certificati, in modo da permettere che solamente chi è in grado di stare su un certo palcoscenico possa effettivamente partecipare ai campionati».[/font][/size]   [size=3][font=verdana]Che importanza riveste la Lega Basket nel rilancio del movimento?[/font][/size] [size=3][font=verdana]«La Lega può fare in funzione delle deleghe che la Fip le dà: dovrebbe avere più autonomia, al limite copiando il modello spagnolo in cui l'Acb gestisce direttamente il campionato. L'elezione di Minucci? Non ho seguito più di tanto la vicenda. Conosco il nuovo presidente solamente per i risultati che ha ottenuto: mi auguro che sappia portare in Lega quella managerialità che ha dimostrato nella sua società. Se i club lo hanno scelto, ritengo sia la persona più adatta. Mi auguro che si allineino con grande spirito di collaborazione».[/font][/size]   [size=3][font=verdana]Dote che, assieme alla capacità di mettere da parte gli interessi privati per fare il bene di tutto il movimento, fu il segreto del successo del basket negli anni in cui lei era proprietario...[/font][/size] [size=3][font=verdana]«Io fui vicepresidente di Lega per tre mandati lavorando con i vari Porelli, Allievi, Prandi e Viola: tutti presidenti di società che però hanno operato nell'interesse generale. Quando fu data la possibilità a certi personaggi di comportarsi in una certa maniera in Lega fu deleterio per tutti. Perché le cose funzionino occorrono buone idee e persone di qualità».[/font][/size]   [size=3][font=verdana]Come vede la situazione di Varese nel quadro del nostro basket?[/font][/size] [size=3][font=verdana]«È un modello eccezionale: hanno aperto una strada, li ammiro e per quel che posso li sostengo. Certo, non bisogna dimenticare che giochiamo nello stesso impianto del 1964, anche se ogni proprietà ha fatto interventi migliorativi. Ma, al di là di quello offerto dai giocatori, ci vuole un'altra qualità di spettacolo per proporre un intrattenimento completo. Però condivido pienamente la politica votata ad assicurare la continuità a buoni livelli della società: i risultati del campo possono essere più o meno positivi, ma in questo momento storico garantire la sopravvivenza del club è basilare».[/font][/size] [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]  
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