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  1. L'Openjobmetis segna ancora il passo lontano dal PalA2A. Secondo assalto esterno a vuoto per la truppa di Attilio Caja: dopo Pistoia anche Trento mette alle corde una Varese ancora priva di capitan Ferrero (solo due scampoli nel secondo quarto prima del forfait imposto dal dolore perdurante alla caviglia destra ammaccata). Tra l'infortunio del capitano e il cambio Delas-Pelle ancora da metabolizzare, evidente l'impatto negativo della lunga pausa per Coppa Italia e Nazionali sul rendimento della compagine biancorossa. Che ha girato a vuoto per 15 lunghi minuti dopo un avvio tutto sommato promettente, pagando a caro prezzo i 37 punti concessi tra il secondo e la prima metà del terzo quarto ad un'avversaria in gran forma come la Dolomiti Energia (vittoria consecutiva numero 4 per la formazione di Buscaglia pur senza il play titolare Gutierrez). Fatale il passaggio a vuoto di un secondo quarto senza pericolosità interna con 10 errori su altrettanti tiri da 2 punti in una gara nella quale invece l'attacco di Varese ha fatturato col 62%, 53% e 60% nelle altre tre frazioni. La chiave di lettura del primo tempo dai due volti sta tutta nel duello a rimbalzo: Varese comanda nel primo quarto (5-10) e amministra il match su ritmi cadenzati, raccogliendo comunque meno di quanto prodotto con troppi tiri aperti sul ferro per un "misero" più 3 a dispetto del 62% contro 33% nelle percentuali dal campo. Poi Trento sfrutta l'atipicità dei suoi quintetti senza ruoli definiti ma con un eguale tasso atletico: decisivo il 15 -8 a rimbalzo del secondo quarto e la qualità elevata delle conclusioni prese dagli arcieri locali contro gli affanni varesini senza più le soluzioni interne di Cain. Nel complesso Varese ha alzato l'asticella della qualità del gioco rispetto a Pistoia, trovando conferme da un Okoye ormai terminale principe grazie ad un'affidabilità perimetrale costante. E anche stavolta i biancorossi hanno ribadito la forza mentale di una squadra capace di non arrendersi mai, anche quando Trento aveva sparato a raffica dall'arco con i duttili Gomes e Silins per arrivare a più 16 a metà del terzo quarto. Quando Avramovic e Wells hanno preso per mano la squadra sul perimetro, innescando un Vene pungente nei 15' finali, Varese ha ricucito due volte sulla base del suo sistema corale che ha trovato soluzioni alternative al solo Okoye. Alla fine però l'Aquila ha pescato maggior qualità dalla panchina (36 punti contro i 17 del secondo quintetto ospite) con il pungente Franke a piazzare stilettate velenose. Sconfitta complessivamente "onesta" sul campo di una squadra superiore a Pistoia che ribadisce alcuni concetti chiave in vista delle ultime 9 partite della regular season. Prima di tutto, i playoff sono una chimera: per rincorrere i primi 8 posti serve una qualità diffusa che l'attuale Varese - con Larson e Delas fuori fase e il collante Ferrero ancora ai box - non è in grado di esprimere con la sufficiente continuità nel corso dei mesi. In seconda istanza, l'OJM è troppo solida-per spessore caratteriale e volume di gioco corale - per farsi risucchiare nuovamente dalla bagarre salvezza. E dopo un mese esatto di digiuno (ultimo hurrà l' 11 febbraio contro Brescia) utilizzerà i prossimi 7 giorni per andare all'assalto della quotata Avellino, che arriverà al PalA2A reduce dalla battaglia europea di mercoledì a Minsk. Riscatto obbligato? Di sicuro la volontà è quella di voltare subito pagina... Giuseppe Sciascia
  2. L’Openjobmetis prova a sfatare il tabù esterno sul campo della Dolomiti Energia. A Trento (ore 20.30, diretta Eurosport2) la formazione di Attilio Caja farà visita alla lanciata Aquila per cercare di violare l’unico parquet sul quale non ha mai vinto tra i 15 dell’attuale serie A. Missione complicata per i biancorossi contro un’avversaria in serie positiva da 3 turni con due imprese di prestigio pre e post Coppa Italia (vittorie esterne a Brescia e Reggio Emilia) a dimostrare la svolta dopo i travagli iniziali legati al doppio impegno tra campionato ed Eurocup. Varese recupererà capitan Giancarlo Ferrero, assente domenica scorsa a Pistoia in una partita povera di qualità balistica a dispetto della consueta applicazione: il ritorno dell’ala mancina permetterà al coach pavese di avere a disposizione tutti gli effettivi in vista di un match oltremodo impegnativo anche a livello fisico. «Trento è una squadra che gioca con grande energia, aggredendo le linee di passaggio per correre in campo aperto – avverte “Artiglio” - Dovremo essere molto attenti nell’eseguire gli schemi e sulla loro grande intensità che mettono a rimbalzo in attacco. Sarà fondamentale occupare l’area e non concedere canestri facili ad una squadra che può schierare tanti tiratori pericolosi». Di sicuro non ci si deve aspettare un replay della partita di andata, quando Varese schiacciò Trento con un avvio al fulmicotone, imponendosi con un oceanico 93-66 in una gara a senso unico. Rispetto all’andata la Dolomiti Energia ha riabbracciato Dustin Hogue, il piccolo ma potente centro che lo scorso anno fu uno dei protagonisti verso la finale scudetto conquistata sorprendendo la superfavorita Milano. La coppia Hogue-Sutton garantisce alla squadra di Maurizio Buscaglia un importante coefficiente atletico che i biancorossi dovranno limitare anche senza più Norvel Pelle, che nella gara del PalA2A fu un fattore chiave per i padroni di casa. Dunque l’Openjobmetis proverà a dimostrare la sua competitività anche contro una squadra in piena rimonta playoff che non può più permettersi passi falsi al PalaTrento (4 sconfitte finora): «La Dolomiti Energia ci ha abituato già lo scorso anno ad una partenza incerta alla quale ha fatto seguito un girone di ritorno di altissimo livello; sono una squadra, dovremo giocare una partita molto accorta» è la ricetta indicata da Caja. I padroni di casa saranno ancora senza il play messicano Gutierrez; spazio in regia alla bandiera Forray e ruolo da protagonista sul perimetro per il neoazzurro Flaccadori, mentre è recuperata l’esperta ala portoghese Beto Gomes dopo il lieve infortunio al ginocchio di sabato scorso a Reggio Emilia. «Servirà una gara attenta, pareggiando la loro energia e fisicità con una difesa di squadra, mentre in attacco dovremo muovere bene la palla»: così Attilio Caja detta la hnea alla squadra, chiedendo una prestazione più di cervello che di gambe per respingere il prevedibile arrembaggio dei padroni di casa. Giuseppe Sciascia
  3. L'Openjobmetis ruzzola nel modo peggiore sul primo gradino dell'auspicata scalata alla Coppa Italia. La truppa di Moretti fallisce malamente il test verità sul campo di Trento, schiantata dalla voglia di riscatto di una Dolomiti Energia che rompe un digiuno casalingo di quasi 2 mesi "sbranando" la tenerissima Varese con una partenza travolgente. La formazione di Busca-glia aggredisce ogni pallone vagante e manda in tilt i meccanismi ospiti con una difesa ruvida che costa 11 palle perse nel solo primo quarto (saranno 23 alla fine) alla svaporata manovra di Cavaliero e soci. Il travolgente parziale di 23-4 a suon di contropiede e rimbalzi d'attacco che fa decollare l'Aquila sul 28-13 spacca il match già dopo 12' ; e la partita della svolta dopo l'aggiunta di Dominique Johnson ribadisce invece i mali profondi di una Openjobmetis che nel giro di 4 giorni ripone nel cassetto il secondo obiettivo stagionale dopo i playoff di Champions. Il fuciliere ex Alba Berlino conferma le sue qualità balistiche, ma un finalizzatore non modifica - anzi per certi versi acuisce - la strutturalità dei problemi tecnici della squadra di Moretti, di nuovo costretta a "tirare il collo" a Maynor come unico creatore di gioco. La pesante sconfitta di Trento nasce prima di tutto a livello mentale: l'approccio molle e leggero è stato un errore imperdonabile contro un'avversaria affamata e senza stelle come la Dolomiti Energia, che grazie alla partenza a razzo ha preso fiducia trovando canestri impossibili da Flaccadori (8 in fila per il 46-31 del 19' dopo che Varese aveva ricucito sul 36-28 del 17'). Così l'OJM, che riaccendendo la luce sull'asse Maynor-Anosike e trovando qualche dardo di Johnson si era avvicinata sul 63-55 del 30', è stata più volte punita sui cambi difensivi anche a metà campo, finendo travolta dall'uragano Lighty (ripresa da 21 punti e 3/3 da 3) per l'81-61 del 38'. Solite criticità della Varese formato esportazione, acuite dall'aver totalmente rinnegato l'anima italiana (11' totali "tricolori" pur contando l'indisponibilità di Campani e Ferrero) utile lo scorso anno per superare i momenti più critici, che alimentano un senso di frustrazione e scoramento. E mentre i tifosi al seguito (un centinaio tra Arditi, "Il Basket Siamo Noi" e il settore giovanile) si rifugiano nell'ironia amara («Ce ne andiamo a Chalon» e «Tutti all'Hollywood» i cori a fine gara), sembra evidente la necessità di una svolta per uscire da un trend negativo che costringe Varese a pensare alla salvezza e non certo ai playoff, ultimo possibile obiettivo residuo dopo i primi due fallmenti per Coppa Italia e Champions League. La società ha ribadito anche dopo ieri sera che Paolo Moretti non è in discussione; ma non intervenire in maniera decisa dopo l'inaccettabile prova senza nerbo di ieri sarebbe la peggior "non-scelta" possibile, lasciando sulla graticola il coach toscano fino a quando (ultima chance il 27 dicembre con Venezia?) non ci saranno alternative al cambio di rotta. Se si crede ancora in Moretti, lo si supporti e lo si aiuti ora nel cercare le strade - e non sul mercato - per invertire la rotta. Altrimenti è meglio staccare subito la spina: al di là del discorso economico, se si trattasse di accanimento terapeutico, c'è rischio di estremizzare i problemi sul piano mentale in un gruppo che ha manifestato segnali di nervosismo e assuefazione alla sconfitta. D'altra parte il bilancio è in profondo rosso (7 vittorie in 23 gare tra campionato e coppa), e il conto degli ultimi due mesi aumenta a 14 stop in 17 gare... Giuseppe Sciascia
  4. L’Openjobmetis chiede strada a Trento per agganciare l’ultimo treno per la Coppa Italia. La truppa di Paolo Moretti proverà oggi (ore 18.15; diretta tv su Telesettelaghi) a dar seguito all’impresa contro Reggio Emilia sul campo della “compagna di crisi” Dolomiti Energia (una sola vittoria nelle ultime 7 gare rispetto alle 2 ottenute dai biancorossi). Varese sfoggerà per la prima volta in campionato il rinforzo di lusso Dominique Johnson, scelto per risolvere i problemi di produttività offensiva che troppe volte hanno frenato Cavaliero e soci. Al bomber ex Alba Berlino si chiederà un impatto da protagonista per guarire i tremori esterni (finora solo 2 vittorie - Lisbona e Pesaro - su 10 viaggi) in un match spartiacque per le prospettive di classifica e il morale dell’ambiente. Espugnare il PalaTrento rimetterebbe l’Openjobmetis in corsa per l’obiettivo Final Eight, visto un finale di andata potenzialmente in discesa (Venezia e Torino in casa, in mezzo la trasferta sul campo del fanalino di coda Cremona), soprattutto se l’innesto del nuovo straniero garantirà alla formazione di Moretti l’auspicato cambio di marcia. Ma una sconfitta all’esordio dell’esterno statunitense individuato come uomo della svolta da società e staff tecnico farebbe svanire definitivamente il secondo obiettivo stagionale delle Final Eight, dopo aver virtualmente detto addio alle velleità di playoff in Champions League. Il coach toscano ha recisamente negato volontà rinunciatarie nelle rotazioni del secondo tempo contro Klaipeda; resta però il malcontento diffuso tra i tifosi - illustri e semplici - per una gestione delle risorse tecniche interpretata in chiave conservativa in vista dell’importanza della posta in palio a Trento; e solamente una vittoria odierna archivierebbe definitivamente il caso. Di certo l’occasione sembra ghiotta per una Openjobmetis rinfrancata dalla spinta della vittoria contro Reggio Emilia e con un fuciliere come Johnson in più. Soprattutto alla luce del momento difficile vissuto da Trento, che sta arrancando dopo una partenza sparata (3 vittorie nelle prime 4 gare, compreso un colpaccio a Venezia) con un digiuno casalingo che dura dal 23 ottobre. Attenzione sul perimetro al solido play Craft, che assieme alla bandiera Forray proverà a spegnere la luce di Maynor, all’esplosiva ala Lighty e all’emergente guardia Flaccadori, varesino mancato nel 2014 per un pugno di euro. Ma Trento, penultima in A per punti segnati e percentuali dall’arco, non avrà neppure l’ex biancorosso Jefferson sotto le plance, pur contando su due alternative dinamiche come Hogue e Baldi Rossi. Qualche problema anche per Varese, alle prese con gli acciacchi di Bulleri e Ferrero (ieri mattina a riposo, oggi a referto ma difficilmente in campo); ma se l’OJM vuole rilanciarsi verso la metà alta della classifica, il match odierno dovrà essere il primo gradino da percorrere nella scalata verso Coppa Italia e playoff. Giuseppe Sciascia
  5. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]L’Openjobmetis va in cerca di risposte sul campo della matricola d’assalto Dolomiti Energia. Stasera a Trento (ore 20 con diretta su RaiSport1) i biancorossi affrontano in condizioni precarie una trasferta che presenta però tematiche decisamente “succose” al di là di un pronostico sulla carta decisamente avverso. Dopo il brutto tonfo casalingo contro Venezia, il settimo nelle ultime 8 gare che ha proiettato Varese in piena bagarre salvezza, l’obiettivo era quello di sfruttare la pausa per la Coppa Italia per fare quadrato e recuperare gli acciaccati. Invece nel giro di pochi giorni sono state ammainate due bandiere come Cecco Vescovi e Gianmarco Pozzecco, chiedendo ad uno specialista del “pronto soccorso” come Attilio Caja di curare i mali della squadra biancorossa. Impensabile che al coach pavese bastino solo 5 giorni di lavoro in palestra per dare l’auspicata sterzata, soprattutto alla luce dei problemi di organico con i quali si è trovato a fare i conti nei suoi primi giorni a Masnago. Stasera a Trento l’Openjobmetis avrà un reparto guardie ridotto ai minimi termini, senza più Deane (comunque non certo rimpianto né in campo né dal cassiere…) e con Rautins ai box per un malessere la cui entità è ancora da stabilire con esattezza. Il match odierno dovrà essere una sorta di “prova del nove” per Eric Maynor, sbarcato a Varese con credenziali[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(37,39,37)] importanti ma finora lontano anni luce da quel play di ordine e personalità scelto per sostituire Robinson. Ma chi ha seguito da vicino gli allenamenti biancorossi dell’era Caja sostiene che il maggior beneficiato della cura del coach pavese - organizzazione offensiva, regole difensive e tanta attenzione sui particolari - sia stato proprio l’ex Oklahoma City. Evidentemente il nuovo tecnico biancorosso stima più del suo predecessore il roster attualmente a sua disposizione: se Pozzecco chiedeva un solutore alla Geno Carlisle come Akognon per nascondere limiti del gruppo (ma in questo modo se ne alimentava la sfiducia…), Caja è convinto che l’organico attuale abbia comunque qualità, e per questo ha puntato su un “soldatino” in grado di dare una mano come Antero Lehto (disponibile però solo dal match casalingo contro Roma). Chi avrà ragione? Al campo l’ardua sentenza, partendo da stasera, quando però a fianco di Maynor il coach pavese dovrà schierare “non-tiratori” come Eyenga o Okoye e chiedere minuti a Casella e Lepri. Una Openjobmetis d’assalto, confidando anche nella crescita della condizione di Kangur e Diawara, i due pilastri tecnici e caratteriali della squadra i cui infortuni hanno gravemente condizionato il cammino di “coach Poz” al di là di errori e scelte sbagliate. Stasera a Trento, contro una squadra in salute e in fiducia, pretendere che la cura-Caja paghi dividendi immediati pare francamente utopistico; ma facce, atteggiamento e capacità di fare quadrato attorno ad un sistema di gioco dovranno essere la prima ed eloquente cartina di tornasole per capire se[/color][color=rgb(37,39,37)] il cambio di allenatore ha sortito effetti…[/color][color=rgb(37,39,37)] Giuseppe Sciascia[/color][/size][/font][/color]  
  6. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Ancora una volta s’è voltato pagina. Stavolta sono più d’una, di una "belle epoque", finita tra le ceneri di un "dichiarato" fallimento. Le uscite di scena di Cecco Vescovi, diventato una “bandiera senza vento" tra la sua gente dopo centinaia e centinaia di nobili e irripetibili, di là da venire, presenze con la maglia della sua città e, soprattutto, di Gianmarco Pozzecco. Le dimissioni del massimo dirigente e dell’allenatore non sono un atto inconsulto, più verosimilmente hanno rivelato una paura di impotenza a rimedi così urgenti e pressanti. Un "fuggi fuggi"così clamoroso che può anche essere inteso come un sottrarsi ad ancor più critiche responsabilità, fa supporre come non vi fossero rimedi sicuri, almeno, nella continuità di "pezzi grossi" che, facendosi da parte, hanno creduto in un attuabile e beneaugurante scossone. Che cosa farà Pozzecco da grande? Se lo chiedono un po’ tutti, avendo egli due anni[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3] di contratto garantiti, rivedibili nel ruolo, innanzitutto sino al prossimo giugno, probabilmente come messaggero e simbolo di Varese in tutte le sue relazioni pubbliche e private intendendo quell’azione di marketing cui questo club tiene parecchio, persino al di là dei risultati del campo che, spesso, sembrano fare a pugni con le molte iniziative di comunicazione e di intrattenimento che furoreggiano a Masnago. E poi che sarà di lui? Chi vivrà, vedrà al di là di un’immaginazione popolare (fors’anche personale, da parte di Pozzecco) nei piani alti, pure decisionali. A caldo ogni progetto di elevata presa emotiva ha buon gioco nelle prefigurazioni sentimentali ma il tempo, si sa, stempera i dolori ma anche gli amori, ammortizzando, attraverso una fredda razionalità, certe passioni. Ora, tra miti caduti, v’è da salvaguardare il buon nome di Varese, come valore e bene supremo, per il quale battersi sino alla morte sportiva. Sin qui, ogni volta, in cui s’è voltato pagina sono rimasti gli "scarabocchi” di sempre, d’una squadra costituzionalmente poco competitiva in una pallacanestro che pretende aggressioni folgoranti alle difese attraverso[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3] una virtuosa e atletica varietà di soluzioni. Il peccato originale, per alcune scelte di mercato, sembra ormai rivelato a tutti, anche a coloro che credevano in ben altra qualità di squadra, semplicemente per una serie di sconfitte di misura, tutte però con lo stampino, pressoché segnate da profondi limiti ed equivoci, malignamente costanti al di là di tanta e imprecata sfortuna. Basterebbe riflettere sull’ingaggio di Deane (a quanto pare il secondo più alto, dopo quello garantito a Rautins), ora "rispedito al mittente" per riflettere su errori da sottolineare con la matita blu stando alla "grammatica cestistica". Se con il mare in burrasca serve un timoniere navigato o, meglio, un capitano di lungo corso, ecco Attilio Caja che conosciamo dai suoi esordi a Pavia e che abbiamo visto, attraverso una consumata militanza, su diverse panchine, di squadre dichiaratamente ambiziose e di altre meno, se non da "pronto soccorso”, da rasserenare e guarire. La sua prima mossa riguarda Lehto, un playmaker finlandese, atteso in città non senza l’ansia di scoprirlo per "saggiare" le intuizioni del nuovo tecnico che, stasera, s’affaccia a Trento con la lucidità di chi, non coinvolto dal passato, metterà tutta la perizia del suo mestiere, innanzitutto, cercando di "camuffare" pecche e carenze (gravate, peraltro, dall’assenza di Rautins) per far risaltare quei valori che restano. Ci si aspetta uno scossone, almeno nel temperamento, come, solitamente, accade con il cambio di un allenatore. Chiediamo troppo al buon Attilio? Qui è venuto per sollevare Varese dal precipizio e se stesso dall’oblio.[/size][/font][/color]
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