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  1. È un ruggito strepitoso quello che da Treviso rimbomba fino a Varese. Il ruggito di una squadra, la Openjobmetis, che non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare sul fondo della classifica e che, dunque, piazza una vittoria roboante nell’affollatissima volata per la salvezza. Contro una De’ Longhi intenzionata a dare seguito a una striscia positiva che durava da sei partite, Varese ha la sfrontatezza, il coraggio e gli attributi per segnare 103 punti (a 94) in trasferta, di vincere il testa-a-testa a rimbalzo e di piegare la formazione di Menetti già certa di disputare i playoff. Se Milano è stato il capolavoro speciale, quello sotto tutti i riflettori, questo “sacco” del PalaVerde è una impresa magari meno roboante ma altrettanto bella, anche perché arrivata dopo due sconfitte non certo meritate o comunque non nette. A Treviso la Openjobmetis però non ha avuto paura di nulla: né dei continui cambi di assetto degli avversari, né dell’esperienza di Logan o della forza bruta (con mano morbida) di Mekowulu sotto i tabelloni. Tutt’altro: Varese ha trovato di volta in volta l’uomo giusto a cui affidarsi – Ruzzier in avvio, Scola nel momento del sorpasso, Douglas nel finale ma non solo – e ha confermato quella capacità di rientrare in partita anche dopo break negativi, cosa che la “vecchia Openjobmetis”, quella vista fino a gennaio, non era in grado di fare. E dire che sembrava un errore, specie nella prima metà di gara, l’aver accettato i ritmi tutti corsa-tiro-canestro impostati da Menetti, che ha avuto a lungo in Russell l’uomo di spinta e la coppia Mekowulu-Logan a finalizzare da sotto o da fuori. I biancorossi sono rimasti attaccati nel punteggio, scivolando – è vero – fino al -9 ma non dando mai ai padroni di casa l’impressione di volersi arrendere. Poi, azione dopo azione, Varese ha preso il controllo dei tabelloni – 37-25 il computo finale dei rimbalzi – e quando Treviso ha accusato qualche passaggio a vuoto nel tiro (siamo nel cuore dell’ultimo periodo) ha colpito inesorabilmente. Non con uno o due giocatori – anche se i veterani Scola e Douglas sono stati determinanti: 24 per l’argentino e 12 nella ripresa per Toney – ma davvero con il collettivo. Con gli italiani, perché Ruzzier e De Nicolao si sono alternati nel tagliare in due la difesa trevigiana (anzi, per qualche minuto sono rimasti insieme sul parquet), con le ali perché Ferrero ha aggiunto punti preziosi mentre Strautins si è occupato alla grande di Sokolowski, un po’ pure con i lunghi. Egbunu ha certamente perso il duello diretto con Mekowulu, però in fin dei conti ci ha messo qualche zampino specie nel “contestare” i tiri in area e nel lottare a rimbalzo. La vittoria vale quindi il sorpasso in classifica a Fortitudo e Brescia, KO quest’oggi, e il +4 su Cantù affondata a fil di sirena dalla Reggio Emilia di Caja. La salvezza è vicinissima ma non si può ancora tirare un sospiro di sollievo. Settimana prossima a Masnago arriva Trieste, e servirà un’altra prova di questo livello. PALLA A DUE C’è profumo di finale scudetto al PalaVerde. Non putroppo quello epica dei Roosters del ’99 ma quello della pallavolo femminile visto che sabato, qui, Conegliano ha battuto 3-2 Novara in una gara-1 pazzesca durata tre ore. Una battaglia che Varese vuole replicare per provare a cogliere una vittoria-salvezza: Bulleri comincia con i “soliti 5” pronto a usare Beane dalla panchina come arma tattica in difesa su Logan. Treviso affida la palla al rapido Russell e mette sotto i tabelloni il totem Mekowulu chiamato al duello con Egbunu. LA PARTITA Q1 – Dopo 2′ è già tempo di timeout per Bulleri, irretito dall’avvio morbido dei suoi giocatori tra palle perse e canestri rapidi concessi per il 9-4 senza errori trevigiani. Mekowulu domina Egbunu e poi anche Morse, però Ruzzier prende Varese per mano e – con i canestri di Strautins, Scola e Beane – c’è anche un vantaggio (18-21) anche se dura un amen. Qualche persa di troppo dà alla De’ Longhi i palloni buoni per girare in testa alla prima boa, 28-25. Q2 – Capitan Ferrero piazza subito un gioco da 4 punti ma Menetti pesca dal mazzo Vildera e Chillo che danno un’altra spinta in avanti a Treviso, poi sorretta da un eccellente Russell. L’americano segna e distribuisce assist spingendo sino al +9 i veneti. Scola, dopo aver subito qualche canestro da Akele e Vildera, si risolleva con l’esperienza e la precisione: l’argentino sale a quota 14 mentre Beane, a fil di sirena, trova la correzione giusta per il 52-46. Sotto canestro però Mekowulu ancora molto meglio di Egbunu. Q3 – Un avvio di quarto così così viene presto “mondato” dalla Openjobmetis che si affida a Scola traendone vantaggio nel punteggio. Trovata la fiducia, Varese si prende anche il vantaggio che arriva a +4 con due liberi (su tre) segnati da Ferrero. La De’ Longhi però replica subito e ci mette un paio di possessi per tornare avanti guidata da Logan: parziale di 9-0 che potrebbe stroncare un toro ma non la squadra di Bulleri che chiude il periodo alla grandissima. Varese segna infatti 4 punti in 2”, prima con un dai-e-vai vincente di Douglas e poi con Beane perché Treviso sbaglia la rimessa e mette palla in mano al numero 2 varesino che sigla il 77-79. IL FINALE Colpi simili fanno capire che Varese è pienamente concentrata sull’obiettivo e non è certo una scorribanda di Russell per l’ultimo vantaggio veneto a farla tremare. Anzi, l’84-81 è la molla che fa scattare un meraviglioso parziale di 0-9 in tre possessi con le triple di De Nicolao, Strautins e Douglas a dare alla Openjobmetis la spinta perfetta per il finale di gara. Due liberi di Sokolowski riaccendono il motore di Treviso ma prima arriva una doppietta di Scola dall’arco, poi De Nicolao e Ruzzier trovano gloria in area, infine Douglas infila un tiro favoloso e chirurgico per valicare quota 100. La squadra di Menetti trova ancora qualcosa da Mekowulu, cercato in area e preciso dalla lunetta, ma stavolta si può evitare di soffrire nell’ultimo minuto perché Douglas centra anche i liberi della sicurezza, 94-103. Damiano Franzetti
  2. L'Openjobmetis inizia il 2020 con un brillante raid davanti ai 5.000 del Pala Verde. Colpo esterno a Treviso per la formazione di Caja che torna a festeggiare in trasferta celebrando sotto i 60 tifosi al seguito de Il Basket Siamo Noi il secondo acuto esterno del girone d'andata oltre 3 mesi dopo quello inaugurale a Trieste. Il mal di trasferta delle ultime 6 sconfitte in fila lo guarisce un Jason Clark strepitoso, che guida Varese col piglio del bomber di razza al termine di una partita in grado di consacrarne le qualità dopo mesi da oggetto misterioso, tanto da non chiudere del tutto la porta a Tortona che qualche giorno fa ne aveva chiesto la disponibilità al club prealpino. La guardia statunitense scaccia invece tutti gli spettri segnando in ogni modo (7/13 da 2, 2/4 da 3, 10/13 ai liberi) e aggiungendo 9 rimbalzi e 4 recuperi ad una prova super sui due lati del campo; così l'attacco OJM trova finalmente un riferimento in grado di creare dal palleggio e punire i cambi difensivi in una serata nella quale l'asse Simmons-Vene riesce pure a graffiare da sotto. Il team di Caja gioca una partita sostanziosa sul piano tecnico ma soprattutto caratteriale, sfoggiando quella personalità più volte invocata per riuscire a graffiare lontano da Masnago. Solo così avrebbe potuto nascondere il primo tempo fuori giri della coppia Mayo-Jakovics (zero punti e 0/6 dal campo in due) senza deragliare quando Treviso ha sparato a raffica nel secondo quarto volando a suon di triple a più 11. Invece i biancorossi non perdono la calma e si affidano alla difesa, tornata "coperta di Linus" per la Caja's Band: con Peak sentinella su Logan e un sistema di raddoppi per lasciare gli altri a prendersi responsabilità, Varese protegge l'area con efficacia e concede solo 4/14 da 3 alla De' Longhi dopo l'8/20 di metà gara. Nel momento del riaggancio e sorpasso torna protagonista Mayo, ma il finale è tutto di Clark che si prende il proscenio concessogli volentieri dai compagni andandosi a conquistare nel traffico i punti della staffa. E dal raid del PalaVerde arrivano appunti preziosi in chiave futura: se Josh può godere di libertà perché le difese si concentrano altrove, e con altri protagonisti offensivi Vene può dedicarsi a quello che sa fare meglio - ossia agevolare il gioco di squadra - l'OJM può sbancare anche un campo difficile come quello di Treviso senza show balistici ("solo" 9/26 da 3 a fronte del 67% da 2). Peccato che il colpaccio di Villorba non basti a spalancare ai biancorossi le porte della Coppa Italia, con il raid di Cantù a Milano che fa saltare il banco della combinata di risultati necessari facendo chiudere l'andata al nono posto per peggior quoziente canestri dell'Umana nell'arrivo a tre che coinvolge pure i brianzoli. Ma il dato che guarda Attilio Caja è quello del più 6 mantenuto nei confronti della zona retrocessione grazie a un'andata da 8 vittorie e 8 sconfitte: aver cancellato subito il passo falso di Trento è un segnale fondamentale di solidità mentale per una OJM che si affaccia al 2020 col miglior approccio possibile. Giuseppe Sciascia
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