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  1. Rompere il ghiaccio nel derby contro Cantù per prendere fiducia dopo due sconfitte annunciate. Dopo le aspettative del prepartita, l'apoteosi finale con l'abbraccio del PalA2A ha regalato emozioni forti a Stan Okoye, eroe di serata con la super-prestazione da 22 punti, 18 rimbalzi e 35 di valutazione. «Avevamo bisogno di una vittoria del genere: all'esordio contro Venezia non avevamo giocato benissimo, a Milano ci eravamo espressi bene perdendo però in volata. Sono stati due test importanti, ma il campionato per noi è iniziato alla terza giornata. Era una partita cruciale al di là della rivalità con Cantù: ci siamo concentrati sulla necessità di mettere in campo il massimo dell'energia per 40 minuti. Poi s'è aggiunta l'atmosfera speciale del derby: questa è una sfida con grandissime tradizioni, credo che lunedì sera abbiamo rappresentato Varese nel miglior modo possibile». Tre anni fa esordiva a Masnago battendo Cantù ma senza entrare in campo, lunedì di nuovo una vittoria da protagonista: un bel salto di qualità... «È esattamente il motivo per il quale ho fortemente voluto tornare a Varese. Tutti dicono che non abbiamo grande talento, ma quando la squadra è preparata da un coach che insiste ogni allenamento sul fatto di giocare con energia e applicazione, sono queste le cose che aiutano a vincere. Il derby ha evidenziato quel che siamo in grado di esprimere quando mettiamo in pratica in maniera costante i dettami del coach». Varese contro Cantù era stata presentata come la sfida tra organizzazione e talento: la prova del campo ha fotografato limpidamente quale dei due aspetti ha prevalso. «Il lavoro duro resta sempre la chiave. Se il talento rimane fine a se stesso, l'organizzazione avrà sempre la meglio. Abbiamo eseguito alla perfezione il piano partita che era stato preparato meticolosamente: abbiamo lavorato per tutta la settimana per giocare una partita come quella di lunedì. Non ci aspettavamo di vincere in maniera così larga, ma l'intensità in difesa ed a rimbalzo ha alimentato stabilmente l'arma del contropiede, quella che sappiamo sfruttare meglio». Dopo un precampionato da top scorer le prestazioni contro Milano e Cantù la consacrano come certezza importante per questa Varese. «Spero che possa essere sempre così: il tipo di gioco che pratichiamo è perfetto per le mie caratteristiche. Cerco sempre di mettere energia in ogni situazione e sono supportato da un grande gruppo. Non è soltanto merito mio, sono anche il coach e i compagni a mettermi nelle condizioni di rendere al meglio». Lunedì prossimo arriverà il terzo derby consecutivo contro la capolista rivelazione Brescia. «Ci aspetta un compito impegnativo contro un team che abbiamo già affrontato in precampionato. Sappiamo che cosa può fare. Al Trofeo Lombardia giocammo una gara negativa, ma sono convinto che il coach avrà un piano eccellente anche per questa occasione. Brescia ha grande talento, ma se replicheremo l'intensità difensiva del derby con Cantù potremo fare l'impresa». Giuseppe Sciascia
  2. Una notte stupenda, di esaltazione, di gioia, di euforia. Perché spesso basta poco (oddio, non proprio poco in questo caso) ad illuminare gli occhi dei tifosi, a riaccendere una piazza e con essa l’entusiasmo, la fiducia. Un derby vinto così vale molto, in termini di umore e di confidenza, e conferma l’attitudine di una squadra che sta bene insieme, che cresce e che migliora di partita in partita. Però, per quanto indimenticabile, la partita è già in archivio perché la stagione è appena iniziata e non c’è tempo per fermarsi a pensare, a guardarsi indietro. Lunedì si va al Pala George di Brescia, un altro banco di prova ad elevatissimo coefficiente di difficoltà, e la concentrazione non va dispersa in alcun caso. A commentare il derby con noi interviene Toto Bulgheroni, soddisfatto da quanto visto contro Cantù ma già proiettato, forse per “deformazione professionale”, sul prossimo impegno di Brescia. Bulgheroni, torniamo a parlare di una notte che ha confermato in pieno l’attitudine e la bontà di questa squadra: come l’ha vissuta? Ormai mi conoscete bene, io sono una persona che cerca di non abbattersi quando le cose vanno meno bene, come nella scorsa stagione, e che cerca di non esagerare nell’euforia quando le cose vanno bene. Questa è una squadra che dà sempre il massimo e sta plasmando una sua identità, che man mano vediamo formarsi, partendo dalla difesa che è la cosa più importante, quella da cui si è sicuri di non essere traditi una volta in campo. Alla fine questo atteggiamento paga sempre e sono contento come sono contenti i tifosi per quanto visto contro Cantù e per alcune conferme importanti. Parlo di Stan Okoye, di Tyler Cain, dei ragazzi italiani che partono dalla panchina e che hanno dato un bel contributo. So e sono sicuro che Caja sa dove lavorare per poter migliorare ancora. La sconfitta con Milano e la straordinaria vittoria con Cantù hanno dimostrato quanto sia evidente su questo gruppo la mano dell’allenatore e quanto sia stato produttivo il lavoro estivo, è d’accordo? Ripeto una frase che mi avete sentito pronunciare molto volte durante l’annata scorsa: il lavoro paga, sempre. Attilio sa sicuramente come e su chi lavorare per ottenere il meglio, il minimo comune denominatore di questo lavoro è la difesa, l’applicazione, il cercare di eseguire al meglio tutti i giochi in attacco ed in difesa. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto e sono convinto che abbiamo molti margini di miglioramento in alcuni uomini soprattutto. Sono certo ad esempio che Wells prenderà sempre più confidenza con la squadra e con il suo tiro, sono convinto che Hollis saprà portare un contributo maggiore, sono convinto che l’entusiasmo di Pelle avrà un impatto sicuramente molto positivo per la squadra. Sono ancora convinto che con il lavoro miglioreremo ancora di più, abbiamo affrontato una squadra come Cantù che ha buone individualità ma non è ancora squadra. E la vera differenza tra noi e loro al momento è questa. Parliamo un po’ di singoli, o meglio di un singolo: Stan Okoye. La scelta di andarlo a riprendere un po’ a sorpresa in A2 sta regalando i suoi frutti. In questo discorso dobbiamo dire che Claudio Coldebella e Caja hanno sempre seguito molti giocatori, come altrettanti li stiamo seguendo adesso, e avere la prova sul campo che non ci si è sbagliati è la conferma delle buone intenzioni e del buon lavoro svolto. Ora Brescia: che risposte si attende lei da Varese? Non sono sicuramente io che lo evidenzio, ma ci sono squadre che hanno un potenziale di uomini superiore a noi. Il grande vantaggio di Brescia è di essere la squadra che ha cambiato meno rispetto all’anno scorso: ha dei giocatori collaudati, che giocano veramente per la squadra come Moss e Vitali, poi ottimi finalizzatori, hanno aggiunto Sacchetti che sicuramente porta un’esperienza, una solidità ed una versatilità notevole. Per noi è un grande banco di prova, Brescia ha anche un supporto molto forte dai tifosi, è sicuramente un buon test per capire che cosa possiamo ancora fare. Quanto può aiutare averci giocato - e perso - in precampionato? Il lavoro di Caja e del suo staff non è solo quello sul campo ma comprende anche lo studio e l’analisi delle squadre avversarie, sono certo che saranno in grado di dare alla squadra le direttive e le strategie più utili per limitare il loro gioco. Alberto Coriele
  3. Nicola Natali a 29 anni ha scelto di capovolgere il suo mondo. Ha scelto la Serie A, ha scelto di rischiare, ha scelto una via, ammettiamolo, non facile. Perché dopo una carriera intera trascorsa in Serie A2, mettere per la prima volta il naso al piano di sopra a quest’età comporta diversi cambiamenti. E il motivo per cui non lo avesse mai fatto prima, nonostante le offerte ci fossero, lo aveva spiegato ai primi di settembre durante la sua presentazione ufficiale. Con queste parole: «Ci sono state occasioni in passato di provare la Serie A ma non me la sono mai sentita, non mi sentivo pronto a buttarmi all’arrembaggio in una categoria con molti stranieri e con gli italiani un po’ sacrificati. Ho sempre avuto una mancanza di fiducia in me stesso, negli ultimi anni avevo anche abbandonato il sogno della A, mi ero trovato una dimensione gratificante in LegaDue. Poi questa estate è cambiata la prospettiva con la proposta inaspettata di Varese, grazie ad un allenatore come Caja che mi conosce da anni. Varese è stata impossibile da rifiutare». Ora la Serie A e Varese sono il suo presente: il piede sul parquet l’ha messo con costrutto in entrambe le prime uscite di campionato ed insieme ai compagni si sta preparando ad un altro derby, contro Cantù. Nicola, come valuta questi primi scampoli di esperienza in massima serie? Sinceramente aspettative non ne avevo, per me questa è una nuova avventura e non sapevo bene a cosa andavo incontro. Sapevo però, fin dall’inizio, di dovermi guadagnare ogni singolo secondo e minuto di gioco durante gli allenamenti ed il precampionato. Le aspettative più che altro le avevo e le ho su me stesso: voglio dimostrare di potermi giocare questa sfida che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare prima. Grazie al coach ho toccato il campo sia con Venezia sia a Milano, è stata una grande emozione. Una volta superata l’emozione, ho potuto dare una mano alla squadra. E mi sono sentito subito inserito in un sistema che funziona: forse per il fatto che ho una discreta esperienza, a 29 anni è tanto che gioco, ma anche perché abbiamo svolto tante amichevoli e tornei estivi in cui il coach ha dato tanti minuti a tutti. Contro Milano è arrivata una sconfitta di un solo punto e qui ripetiamo un quesito sottoposto anche a Coldebella: quanto è grande il rammarico per la sconfitta e quanto grande la consapevolezza di essersela giocata con i migliori? Sono entrambe grandi. Chiaramente appena finita la partita, personalmente, vedevo e sentivo soltanto grosso rammarico, avevo la sensazione che sarebbe bastato veramente poco per vincere e fare un’impresa che sarebbe rimasta. Per noi e per i nostri tifosi. Analizzandola dopo ti rendi conto di aver giocato contro una squadra da Eurolega, e riesci con il tempo a vedere le cose positive da riproporre per le prossime partite. Se riusciamo a ripetere questa difesa, questa aggressività, con la voglia di lanciarci su ogni pallone vagante e di cancellare gli avversari talentuosi, possiamo far bene. Come state vivendo l’avvicinamento al derby con Cantù? Capitanati da coach Attilio, in gruppo c’è talmente tanta professionalità nel lavoro di ogni giorno che non viene fatta distinzione nel preparare le partite. Anche le amichevoli in precampionato venivano impostate in maniera minuziosa e questo lavoro va al di là che sia un derby o no. Oltre a questo, percepisco un forte desiderio di vincere ed allo stesso tempo una grande rivalità tra Varese e Cantù, più accesa che con Milano. Sarà un elemento da mettere in più nel bagaglio lunedì. C’è qualcosa che teme in particolare degli avversari di lunedì? Avremo modo in questi giorni di studiarla ancora, però sicuramente dovremo stare attenti al loro talento offensivo, hanno un buon roster formato da giocatori stranieri ed italiani di alto livello, ad esempio Crosariol, Cournooh e Burns. Arrivarci a quota zero punti vi pesa in qualche modo? Sicuramente il fatto che Cantù venga da una vittoria importante può essere una spinta per loro. Per le nostre caratteristiche di lavoratori e di difensori essere a zero punti è uno stimolo ed un motivo di fame ulteriore. Sarà un bello scontro. Come procede l’ambientamento in squadra ed in città? Non potevo aspettarmi di meglio, sia sulla squadra che sul calore della città. Avevo il timore, venendo dalla A2, di trovarmi in un gruppo di tanti stranieri che fanno vita a parte. Abbiamo invece puntato molto fin da subito sul creare gruppo solido al di fuori dal campo. Per quanto riguarda la città sono stato accolto con grandi messaggi di benvenuto e di sostegno anche dopo la sconfitta con Milano. Sentiamo il calore ogni giorno. Ultima cosa: suo padre Gino, uomo navigato nella pallacanestro italiana, le ha dato qualche consiglio per questa avventura varesina? Io e lui abbiamo un rapporto speciale, ci scambiamo spesso opinioni, lui mi sprona mi dà diversi consigli. È la persona che maggiormente ha spinto affinché io provassi questo enorme salto di categoria, mi ha consigliato di dare l’anima in allenamento perché, conoscendo bene coach Caja, sa che al di là del talento e della nazionalità, lui premia chi difende e ci mette l’anima. Alberto Coriele
  4. Damian Hollis promuove Varese nonostante la sconfitta in volata nel derby di Milano. L'ala di passaporto ungherese plaude alla qualità del gioco messo in campo a livello tecnico e tattico che ha permesso ai biancorossi di giocarsi le sue chances fino in fondo. «Usciamo dal Forum con tante indicazioni positive: Milano è un'ottima squadra, ha vinto la Supercoppa e sta preparandosi per l'Eurolega, ha tanti giocatori di talento eppure abbiamo perso in volata sul loro campo. Ciò deve darci ulteriore fiducia nel lavoro che stiamo svolgendo e la spinta per eliminare gli errori». Varese ha prodotto il miglior sforzo corale possibile, tiri liberi a parte... «Abbiamo disputato un'eccellente partita sul piano della coralità; in settimana coach e staff tecnico ci avevano dato istruzioni perfette sugli aspetti tattici da mettere in campo. I tiri liberi sono stati un fattore, ma fanno parte del gioco; non è detto che segnando con percentuali migliori avremmo sicuramente vinto, di certo avremmo avuto maggiori possibilità». Comunque si è vista una compagine più convincente rispetto alla prova d'esordio nella quale Varese si era spenta dopo quindici minuti... «Rispetto alla domenica precedente abbiamo avuto più continuità offensiva, in particolar modo dall'arco. Ma questa è una squadra nuova e relativamente giovane; stiamo crescendo partita dopo partita, dobbiamo proseguire a lavorare forte in allenamento e prepararci in base alle indicazioni di coach Caja, mantenendo la concentrazione e l'energia che abbiamo mostrato a Milano anche in vista dei prossimi impegni». Due sconfitte se pur diverse ma sulla carta prevedibili contro le big annunciate: quali indicazioni si possono trarre? «Ogni squadra è battibile a dispetto dei valori sulla carta; Venezia è venuta al PalA2A molto ben preparata, mentre al Forum eravamo noi più preparati di Milano in una partita nella quale abbiamo messo in campo tanta intensità. Se continueremo su questa strada avremo la possibilità di fare bene contro chiunque». Lunedì prossimo ci sarà l'atteso derby contro Cantù, partita speciale per lei nei panni dell'ex di turno... «Sarà particolare ritrovare come avversaria la squadra che mi aveva fatto debuttare in serie A; conosco bene la rivalità tra i due club e so quanto i tifosi tengano al derby. Non vedo l'ora di giocare la prossima partita per il clima che si crea attorno a questo tipo di eventi. Dall'entusiasmo del pubblico dovremo trovare l'energia per dare il massimo, per un giocatore non c'è occasione migliore di un'atmosfera calda per esaltarsi». Come si sta trovando nel ruolo di sesto uomo? «Per me l'importante è vincere tutti insieme, quindi cerco di dare il massimo per il bene della squadra facendo quel che mi chiede il coach. Se c'è bisogno di rimbalzi o di marcare l'avversario più forte sono pronto a mettermi a disposizione, e allo stesso modo non c'è alcun problema ad uscire dalla panchina: conta trovare il modo migliore per arrivare al successo». Giuseppe Sciascia
  5. Sensazioni contrastanti dopo la sconfitta maturata per un misero punto sul parquet del Forum di Assago. Varese ha solo sfiorato l’impresa contro la corazzata Armani, ma ha lanciato ai tifosi e all’ambiente segnali davvero importanti. La squadra c’è, sta crescendo e con essa anche i singoli iniziano ad aumentare i giri del motore, nonostante la casellina dei punti in classifica segni ancora lo zero. Era plausibile che ciò accadesse visto il calendario, Venezia prima e Milano poi, ma se non sono solo i risultati a raccontare una storia, allora possiamo dire che sì, Varese è sul sentiero giusto. Ne parliamo con Claudio Coldebella, alla sua seconda stagione da direttore generale in piazza Monte Grappa. Analizzando la sconfitta del Forum, quanto è grande la soddisfazione di essersela giocata e quanto il rammarico per aver perso di un solo punto? C’è la soddisfazione di essere arrivati vicini al vincerla, ma penso sia normale dire che c’è mancato veramente poco, ci è mancata fortuna in un po’ di occasioni. Nel finale abbiamo preso e sbagliato alcuni tiri aperti, non siamo stati impeccabili ai liberi e la vittoria non è arrivata. Però ripeto, c’è soddisfazione per come la squadra sia andata a Milano a giocare con un atteggiamento che comunque dimostra quotidianamente in allenamento. Io che ho la fortuna di osservarli ogni giorno, li vedo lavorare in maniera molto seria, ascoltano e si fidano di coach Caja, perciò credo che non sia un caso poi disputare una partita così. Poi ripeto, peccato non averla vinta perché con una vittoria si lavora meglio a livello di clima e di fiducia. La crescita rispetto all’esordio contro Venezia è sotto gli occhi di tutti.. Assolutamente, contro Venezia si sono visti sedici minuti buoni prima della loro grandinata di triple. Sedici minuti di applicazione che a Milano sono diventati quaranta minuti; poi devi essere sempre aiutato dalle percentuali da tre perché il basket di oggi le richiede. La testa libera in una partita a “pronostico chiuso” può aver aiutato la squadra nel giocarsela a viso aperto contro Milano? Arrivare da non favorito può essere utile ma anche un peso, perché Milano ha una percentuale di vittorie che nelle ultime stagioni poche altre squadre hanno portato a casa, specialmente in regular season. Rischi di prendere botte da venti o trenta punti di margine, quindi può essere che la tesa libera abbia aiutato ma non completamente. Le statistiche di domenica dicono: tutti e dieci i giocatori a punti, quattro in doppia cifra. Una coralità che sembra funzionare, insomma. Con Attilio e Toto Bulgheroni, in fase di costruzione della squadra, abbiamo spesso ragionato se fare il 5+5 oppure il 3+4+5, partendo dal presupposto che la nostra è una pallacanestro dispendiosa in attacco ed in difesa. È durante la settimana che noi andremo a costruire la nostra stagione, in base agli allenamenti con i giovani e con gli aggregati, per poter poi avere dieci giocatori intercambiabili durante la partita. E questo è importante quando devi marcare giocatori come Goudelock: è impensabile giocare 35 minuti nel basket di Attilio, per essere poi lucidi anche in avanti. Così è stata la nostra pre-season: nessuno ha mai giocato più di 25 minuti a partita. Poi è bello vedere debuttanti come Tambone e Natali che, inseriti in un contesto, riescono a rendere bene. Ora, però, nonostante le buone sensazioni la classifica segna zero punti: è un problema in vista del derby di lunedì sera contro Cantù? Noi la pressione ce la creiamo perché fa parte del nostro lavoro, però sotto questo aspetto preferisco toglierla: parlare di una partita da vincere in base allo 0/2 iniziale sarebbe sbagliato partendo dal concetto che ci sono state due partite contro Venezia e Milano. La pressione non è nel dover vincere ma nel voler vincere, specialmente un derby che sarà difficilissimo. Perché Cantù ha talento atletico e cestistico ed è stata costruita con investimenti importanti. In chiusura, usciamo dal parquet: come procede il discorso sponsor e quello relativo al cubo del PalA2A? Per quanto riguarda il cubo ci stiamo lavorando e speriamo, entro fine novembre o al massimo agli inizi di dicembre, di poterlo avere, in base a tutti i vari permessi. Questione sponsor: siamo in trattativa con diverse aziende, alcune in stato avanzato: siamo in grande attività e speriamo di annunciare qualche accordo a breve. Alberto Coriele
  6. Ottanta minuti, una pesante debacle e un colpo inatteso rimasto in canna (la prima prevedibilissima, il secondo molto meno), montagne russe nella pelle, zero punti in classifica. La morale? Non è cambiato nulla rispetto a due settimane fa. Nè rispetto a quanto fatto intuire dal precampionato. Nè rispetto agli auspici in fase di mercato. Varese è questa e sarà questa: nessuna sorpresa. Sì ma: questa quale? Quella vista contro Venezia, durata 20 minuti e poi costretta a inchinarsi al talento e alla profondità degli avversari, o quella di Milano, una Panda capace di resistere fino al traguardo contro una McLaren? Non commettiamo errori di valutazione, nonostante la cangiante apparenza fornita agli occhi. Varese è un insieme di individualità già riconoscibili, cui la rigorosità tattica dell’allenatore sa aggiungere qualità (domenica Milano è rimasta intrappolata in modo scientifico nella partita che voleva Caja, posto che il 44% da 3 ha aiutato a restare incollati agli avversari). Individualità già riconoscibili. Sì: Waller sa mettere punti a referto, ma non ha un killer istinct a prova di bomba; Cain è offensivamente limitato ma è capace di riempire di numeri il tabellino e di far sudare gli avversari (salvo eccezioni) nella propria area; Okoye ha nello storico dei miglioramenti evidenti che sembrano giustificare la presa estiva; Ferrero non è cambiato di una virgola dallo scorso anno (e lo scriviamo in senso positivo); gli altri italiani tengono egregiamente il campo e il futuro sarà per loro maestro di esperienza; Avramovic é genio ma purtroppo anche perenne sregolatezza in dosi sovrabbondanti; Pelle un fattore difensivo in sempiterna lotta con la deconcentrazione e la malavoglia. Solo su un effettivo il giudizio è ancora sospeso: Wells, potenziale ago della bilancia per ottenere fortune o sfortune oltre il preventivato (rivendichiamo la disamina sul leader fatta la scorsa settimana su queste stesse colonne: è una necessità per ogni squadra, di ogni sport). Questa è Varese. E la strada, ci giuriamo, sarà sua amica. La strada che la porterà esattamente dove deve andare: nè un passo in meno, né - forse - un passo in più. Fabio Gandini
  7. "Miracolo a Milano" è un famoso film. Ci è mancato poco che trovasse un seguito sotto i canestri del Forum, laddove Caja e i suoi uomini, semplicemente grandiosi come collettivo, hanno sfiorato quell'impresa che nessuno o quasi credeva oggettivamente realizzabile. Milano come una tempesta? Sì, ma in un bicchier d'acqua per la tenace e ammirevole opposizione di Varese la quale, semmai, può recriminare per un successo mancato in lunetta ai liberi, avendone sprecati tanti. L'EA7 intasca due punti dopo aver tremato sino all'ultimo possesso: la sua gloria pallida la deve ai lampi delle sue due guardie al fulmicotone, sole tra compagni molli e tentennanti, persino presuntuosi ancorché prigionieri dell'energia e dell'intensità di una Varese che, mantenendo fede ai suoi piani di compattezza, ha tolto la polvere dal tempo nell'opporre la sua storica rivalità in un derby diventato proibito nelle ultime stagioni. Caja batte Pianigiani, non vi sono dubbi su strategie e gestioni di gara, l'uno alla guida di una formazione da salvare, l'altro di una squadra che - dichiaratamente candidata al titolo - costa una barcata di denari. Gambe e corsa con pelle da rinoceronte, l'uno al servizio dell'altro in ogni metro del campo: ecco una Varese operaia, vicina al paradiso a dispetto dei santi supponendo tali Pianigiani e i suoi uomini, già belli e beati ancor prima di scendere in campo. Già, una squadra operaia: guai a dimenticarselo, soprattutto contro Cantù in un match fondamentale per il suo futuro. Che il tecnico pavese abbia idee chiare, conscio dei limiti dei suoi uomini di cui essi stessi sono consapevoli, lo si sapeva. Ora abbiamo la prova sul campo, laddove ognuno ha saputo offrire il meglio di sé, aggrappato a una difesa da battaglia e ben studiata (come la zona) per calarsi poi senza complessi in campo opposto. Sarebbe risultata davvero preziosa, in questa Varese la presenza di un elemento di grande personalità, avvezzo a iniziative private e a canestri in serie allorquando si fatica a trovare soluzioni d'assieme. Dallas Moore nelle file di Pesaro, con 24 punti di media a gara, lo dimostra. D'altra parte era stato lo stesso Caja a disquisire su questo limite. Si sarebbe forse potuto sacrificare, in economia, qualche scelta per puntare su un leader certo di riferimento. Nell'occasione è bello però annotare un crescendo nel tiro da tre punti che resta una componente influente sul rendimento, la palpabilità di Wells e il coraggio di Okoye nel mostrare la merce del suo banco, infine la solita animosità di Ferrero e la qualità offensiva, pur discontinua, di Waller. L'intermittenza offensiva di Hollis sta trovando compensazione nel suo incisivo apporto in difesa che sembra coltivare, sorprendendo, ogni giorno in palestra. Cain, che non è una cima tempestosa, ha mostrato la sua utile quadratura così come Tambone e Natali hanno portato il loro mattonano. Varese, con il lutto sulle maglie, ha così onorato la memoria di Augusto Ossola, mitica figura - pur sempre nell'ombra - sin dai tempi dell'lgnis attraverso una collaborazione a dir poco preziosa. In eredità ci ha lasciato due libri sulla nostra Pallacanestro, quale patrimonio di tante storie, da ristampare e divulgare. Giancarlo Pigionatti
  8. I migliori anni della nostra vita. Quelli che il calendario ha già sfogliato, personificati da due signori alti alti, forse un po’ attempati se ce li si rimembra in braghe e pantaloncini a dominare in lungo e in largo il parquet, ma sempre icone di un senso di appartenenza eterno. I migliori anni della nostra vita. Quelli che verranno grazie alla passione di un gruppo di persone che sa stringere i tifosi intorno a un’idea assoluta (la Pallacanestro Varese), che ha capito dove sta il problema (sì, i soldi. Quelli che mancano) e lì è voluto intervenire, che sa organizzare una serata come quella di ieri (un grazie speciale a Benedetta Lodolini, voce, volto e un impegno che è durato un mese) capace di unire magnificamente passato, presente e futuro. I migliori anni della nostra vita, racchiusi nell’evento de “Il Basket siamo Noi” all’Unibirra di Calcinate del Pesce: Bob Morse, Massimo Lucarelli, il Trust. Un fil rouge colorato di biancorosso, valso a presentare la Openjobmetis di Caja (che ha risposto all’appello al completo) ai tanti associati presenti (un centinaio), ad abbracciare due nuovi adepti vip (appunto il grande “Bob mitraglia” e “Lucky Lucarelli”, premiati come soci onorari) e riscoprirsi una grande famiglia, che si stia in campo (o lo sia stati negli anni Settanta) o sugli spalti. Proprio Morse è stato il primo a “benedire” l’iniziativa dei tifosi proprietari: «Penso che “Il Basket siamo Noi” sia un’iniziativa indovinata, perché coinvolge i supporter anche dal punto di vista finanziario, chiamandoli a spendere completamente la loro passione. Il Trust è una base per proiettare nel futuro una Pallacanestro Varese più forte. Oggi come oggi questa è la strada giusta». La parola d’ordine è radici, le stesse che lo straniero più vincente dell’epopea varesina ha coltivato fin dal primo giorno: «Da giocatore (arrivai nel 1972 quando avevo 21 anni) - racconta Morse - mi fecero un contratto di 5 anni. Una cosa impensabile oggi. A Varese sono nate le mie due figlie, qui ho imparato la lingua che poi sono andato a insegnare (e ancora insegno) negli Stati Uniti e qui ho il progetto di portare i turisti americani perché scoprano le bellezze del territorio, il basket italiano e il calore che solo i tifosi varesini sanno dare». Difficile racchiudere una Famiglia, il Mito (anzi i Miti) e la loro serata in poche righe. In mezzo a sorrisi, fotografie che una volta sarebbero andate dritte sui comodini e oggi andranno nei profili Facebook, memoria condivisa, birre e anche un po’ di commozione, forse conviene cristallizzare un solo momento: quello in cui Morse si rivolge ad Avramovic e compagni. Dettando la via: «Siate orgogliosi di giocare per questa squadra. Sempre. Varese è una leggenda, come i Boston Celtics». Fabio Gandini
  9. Segnali negativi più dal botteghino che dal campo in occasione nell'esordio stagionale casalingo contro Venezia. I 3550 spettatori che hanno assistito al match di domenica rappresentano il peggior dato delle ultime 28 gare di campionato al PalA2A: un'affluenza così bassa non si registrava dai 3412 paganti del 18 ottobre 2015, in occasione della Varese-Pesaro che seguiva lo choccante debutto negativo di due anni fa con i 51 punti segnati contro Caserta. Oltre 400 presenze in meno della media del 2016-17, quando il dato peggiore fu il posticipo di lunedì 27 febbraio tra Varese e Pistoia: 3665 presenze per la prima delle sei vittorie consecutive che proiettarono verso la salvezza anticipata la truppa di Attilio Caja. Un dato da valutare anche alla luce della diretta TV e dell'orario serale che possono avere inciso sul totale delle presenze. Ma è il numero insolitamente basso dei biglietti staccati - oltre 250 in meno rispetto alla media del 2016-17 - da analizzare con attenzione perché si riflette sull'incasso (circa 51 mila euro lordi compresa la quota abbonati) che da sempre costituisce una voce di primaria importanza nei conti della Pallacanestro Varese. Se l'esordio a Masnago contro i campioni d'Italia in carica suscita un appeal tutt'altro che eclatante, quali saranno le risposte dei tifosi in occasione delle prossime gare casalinghe, considerando anche gli ulteriori cambi di data e orario (il derby contro Cantù è stato posticipato alle 20.45 di lunedì 16 ottobre) per esigenze televisive? La chiave di lettura più immediata riguarda le presenze che rappresentano una fondamentale cartina di tornasole rispetto alle politiche del club. Se da un lato gli abbonati (meno 5,5% rispetto al 2016-17), in qualità di fedelissimi nonché più addentro alle scelte strategiche della dirigenza, hanno condiviso e sposato la scelta obbligata di fare il massimo con le risorse disponibili limitate dal taglio del budget, i paganti più "occasionali" (meno 24,6% all'esordio) hanno preferito la comodità del divano e della diretta TV alla luce del potenziale squilibrio dei valori in campo, poi confermato dal campo. È possibile una inversione di tendenza nella scelta dei big-match, con una predilezione per gli scontri diretti in chiave salvezza (lo scorso anno Varese-Pesaro fu il record di presenze a 4413 paganti) piuttosto che per le sfide contro le grandi? Quel che è chiaro è che una fetta di pubblico fatica a trovare nella Varese operaia almeno un giocatore che valga il prezzo del biglietto. Una situazione che si scontra con la situazione economica attuale e pregresse di un club che per troppi anni, nel tentativo di assecondare il palato fine della piazza, ha inseguito sogni estivi diventati incubi invernali. Quegli errori si pagano oggi in termini di scelte obbligate: il Dominique Johnson di Venezia vale da solo il 30% del monte stipendi della Varese 2017-18, costretta a ripiegare su alternative dal profilo totalmente diverso. L'identità operaia potrà anche non divertire, ma per fai" fruttare le limitate risorse disponibili, è quella che più si confà alla contingenza di un club che ha preferito investire sui BOT dal rendimento limitato ma sicuro (leggi elementi dal talento non elevato ma già esperti del basket europeo) che giocare in borsa in cerca del colpo grosso col rischio di bruciare il capitale (leggi scommesse su rookie e D-Leaguers a basso costo ma senza certezze di ambientamento). Giuseppe Sciascia
  10. Due soli punti prodotti dall’asse play-pivot titolare? Ad una Varese è successo solo tre volte negli ultimi 18 anni. Tornare sulla sconfitta di domenica scorsa della truppa di Attilio Caja all’esordio in campionato contro i campioni d’Italia di Venezia significa prendere spunto da una statistica risultata - insieme ad altre - decisiva in negativo per le sorti biancorosse. E dare alla stessa la giusta dimensione: quella della rarità assoluta. Play, Cameron Wells: 0 punti in 25 minuti con 0/6 al tiro. Centro, Tyler Cain: 2 punti con 0/5 al tiro e 2/4 ai liberi. Bisogna andare indietro otto stagioni per trovare un’altra prestazione simile. Precisamente alla 5° giornata di ritorno del campionato 2009/2010, Avellino-Varese 76-67. Si scrive della Cimberio di Stefano Pillastrini, neo promossa in Serie A dopo l’anno di purgatorio sempre con il “Pilla” in panchina.È una Varese squadra lunga per esigenza, prona com’è agli infortuni (l’ala Ron Slay starà fuori mesi, per esempio...) e condizionata dall’età non più verdissima di alcuni suoi protagonisti, in primis Galanda e Childress. Pillastrini è spesso costretto ad abbondare nelle rotazioni e a inventarsi quintetti iniziali (d’emergenza) molto diversi tra loro, evenienza che per esempio capita contro gli irpini: il 7 marzo 2010 da playmaker parte James Reynolds, guardia adattata al ruolo entrata nel roster a fine novembre 2009, e da centro c’è spazio per il giovane Riccardo Antonelli (classe 1988). I due insieme combinano due punti (0 l’americano, 2 l’italiano), anche se va fatto legittimamente notare che contro l’Air sotto canestro ci staranno più che altro Tusek e Galanda (19 minuti di impiego il primo, 14 il secondo) e che in regia un Childress non al meglio riuscirà comunque a ricavarsi 22 minuti di gioco. Insomma: quanto appena raccontato non è una situazione in toto paragonabile a quella di domenica, quando sul parquet del PalA2A hanno giostrato due titolari ben definiti (Wells 25 minuti e Cain 26). Per trovare la seconda volta si cerca con profitto nell’anno della retrocessione, il 2007/2008. Anche in questo caso è il 5° turno del girone di ritorno, ovvero un Varese-Teramo che finisce 79-88. I due titolari agli estremi della metà campo sono Passera e Galanda: virgola per “Marchino”, un solo canestro per Jack. Due soli episodi, in 18 anni, antecedenti al “disastro” combinato dai due pretoriani di Caja tre giorni fa. Prima e dopo si sono registrati “al minimo” gli 8 punti della coppia Anosike e Maynor lo scorso anno contro Milano, i 7 dell’asse Stipcevic-Talts e Stipcevic-Fajardo nel 2011/2012 (rispettivamente contro Cremona e contro Siena), ancora 7 punti dal duo Ranniko-Fajardo nel 2010/2011 (Treviso-Varese) e i 5 collezionati di nuovo da Stipcevic-Talts in Varese-Siena 75-91, gara 4 dei playoff 2011/2012. Un viaggio nella storia tutto sommato e paradossalmente consolante: essere così poco incisivi come accaduto a Wells e Cain domenica scorsa è davvero difficile. Di più: talmente raro da poter essere classificato come un semplice episodio (almeno speriamo). Fabio Gandini
  11. Si può racchiudere una partita finita tanto a poco in due sole azioni? Si può. Anzi, già che ci siamo ci richiudiamo potenzialmente un’intera stagione. Varese-Venezia, minuto 17: i padroni di casa sono avanti di 4 punti, coach De Raffaele ha appena chiamato timeout, Varese sta reggendo l’urto dei Campioni d’Italia soprattutto grazie a una difesa grintosa e nel complesso efficace, al netto di qualche errore. Si ritorna sul parquet dopo la sospensione, attacca la Reyer e la squadra di Caja aggredisce ogni passaggio come fatto poc’anzi, contenendo un paio di tentativi di uno contro uno e cristallizzando la manovra di Venezia. La palla capita ad Haynes, marcato a più di 7 metri dal canestro con il cronometro dei 24” in procinto di terminare la sua corsa: con la mano dell’avversario in faccia, l’esterno Usa si alza, tira e segna. Varese torna dall’altra parte del rettangolo, sbaglia, altro attacco Reyer: le modalità di esecuzione sono diverse, ma identico è il risultato. Altra bomba di Haynes. Game, set and match ospite: da +4 a -2 in un minuto, la Openjobmetis – per mille ragioni già pluri-commentate - non si riprenderà più. E, giusto per la cronaca, quelli appena raccontati saranno gli unici punti della partita scritti a referto da MarQuez Haynes. Arriviamo al dunque? La giocata del solista, quella che esce dallo spartito, è imprevedibile, indifendibile, sa scavare differenze. Sempre o quasi. E non stiamo analizzando l’algoritmo dal lato passivo (come limitare il solista), lo analizziamo da quello attivo: la squadra di Caja il solista non lo ha o non l’ha ancora trovato. “Epperò” ogni squadra deve averlo: che poi sia Haynes, Michael Jordan o Wells (o Hollis) marca la differenza tra Venezia, i Chicago Bulls e la Varese che vuole darsi qualche chance di non soccombere (e che poi il solista sia accompagnato da seconde voci in quantità marca altre gradazioni di competitività). Il concetto è comunque uno: vivere di solo “coro” assomiglia tanto a una (bella) chimera. Fabio Gandini
  12. Manifesta inferiorità, il primo verdetto s'intona alla realtà tanto temuta per un'obiettiva differenza di valori in campo in rapporto alle individualità delle squadre. Fors'anche il tifoso, per amore di parte, seppur preparato a quel sofferto realismo che lo accompagnerà nella stagione, sperava in un divario meno pesante e impietoso in casa propria certo dell'energia quale unico bene del collettivo biancorosso, costretto all'ardore dai limiti di cui i suoi uomini, a dire dello stesso Caja, sono ben consci. Limiti spaventosi allorquando l'intensità di Varese si è sgretolata di fronte all'enorme e profonda qualità di Venezia campione e pure potenziata da permettersi due formazioni per dire di una panchina, probabilmente, superiore ai titolari biancorossi. La storia di Varese in questo campionato, con la salvezza come obiettivo massimo, comincerà quando affronterà determinate avversarie, peraltro e grosso modo, già identificabili in Cremona, Brindisi e Pesaro, perdenti al debutto cui vanno aggiunte Pistoia e Capo d'Orlando. Solo in questi confronti, molto terreni, si capirà l'effettiva competitività di Varese. Sempre che non la si scopra mediocre "vita naturai durante" (in campionato) nonostante tanta applicazione. Certo è che di fronte a una grande, si diceva, la formazione biancorossa ha mostrato una disarmante pocnezza tecnica nelle sue individualità: hai voglia di batterti con generosità ma se non hai confidenza con il canestro restia mani vuote. Caja, nei giorni scorsi, ammetteva con onestà la mancanza di un elemento di talento e di personalità, capace di prendersi iniziative personali d'assalto allorquando diventano prevedibili e "parabili" le soluzioni di squadra. Ebbene, questa assenza è parsa vistosa e scoraggiante per il gruppo, senza risorse né spinte dopo nemmeno venti minuti. Non solo ma ben altre incognite incuriosivano alla vigilia ben sapendo come siano importanti le voci relative al rendimento dell'asse play-pivot, al tiro dall'arco, ai punti nelle mani e ai rimbalzi. Se dovessimo tener conto dell'impatto con Venezia, non avremmo altra scelta che bocciare il play e il centro il cui rendimento è risultato pari a zero. Wells non ha mostrato alcuna prodezza, nemmeno mezza di quelle che un play di scuola americana dovrebbe possedere in partenza: ha solo distribuito palloni elementari mentre un atleta, pur grezzo, ma esplosivo come Pelle andrebbe innescato sotto i tabelloni, laddove il titolare Cain non ha mai svettato. Eppure già qualcuno lo lodava per quell'etichetta di "gran passatore" che importa un fico secco dovendo un cestista segnare. In ogni caso la squadra, nonostante sconfortanti impressioni, è rivedibile contro avversarie della sua dimensione: staremo a vedere. Così come dovremo valutare in gare più pertinenti per livello tecnico i punti nelle mani e il tiro da tre punti (nell'occasione 62 con 2/21 dall'arco, nemmeno il 10% in precisione, una vera miseria). Senza un regista che dia un 'impronta e un 'identità al collettivo e senza un cannoniere come Dominque Johnson, non a caso catturato da Venezia, in sintesi senza un vero leader, il cammino di Varese sarà difficile e sofferto ma non impossibile per la sua onesta aspirazione, d'altra parte ne è ben conscia la tifoseria, ammirevole nell'incitamento verso la squadra pur sotto di venti punti. La cognizione della realtà aiuta, l'ambiente è maturo, aspettiamo giorni migliori. Giancarlo Pigionatti
  13. Last but not least, è stato Cameron Wells l’ultimo acquisto presentato dalla Pallacanestro Varese, a metà della settimana che conduce all’esordio in campionato contro la Reyer Venezia. Il playmaker americano, classe 1988, è alla prima stagione in Italia dopo una esperienza consolidata in Bundesliga tedesca, con le ultime tre annate tra le fila dei Giessen 46ers. Dopo i problemi al polpaccio patiti durante le prime fasi del pre-campionato, si è gradualmente inserito in squadra e le sue condizioni sono ora ottimali: «Il problema al polpaccio mi ha un po’ rallentato il ritmo, ma ora penso di essere al 100%». Wells, che aveva confermato la sua firma con Varese su Instagram durante l’estate, ancora prima che arrivassero i comunicati ufficiali, si definisce pronto per l’esordio in Serie A: «Siamo pronti per cominciare e ci stiamo preparando all’esordio nel modo migliore. Penso che quello italiano sia un campionato molto competitivo e che ogni partita andrà sudata e sarà dura. Sono emozionato nel dare il via a questo campionato, non vedo l’ora che la stagione abbia inizio e soprattutto non vedo l’ora, non vediamo l’ora tutti quanti, di giocare la partita di domenica. Il precampionato è andato bene, abbiamo vinto molto, ma è da domenica che si inizia a fare sul serio. Abbiamo sempre lavorato bene insieme, si è creato subito un bel rapporto tra di noi, dentro e fuori dal campo. Ci vediamo anche dopo gli allenamenti e questo aiuta a cementare un bel gruppo. Vorremmo dimostrare tutti insieme di poterci esprimere ad alto livello». Coach Caja, ma anche Tyler Cain e tutti i compagni, ha parlato bene di lui esaltando le sue doti di leadership in campo: «Sono contento che abbiano parlato bene di me, io cerco di giocare il mio basket, di essere aggressivo e utile alla squadra, come mi è stato insegnato. Sono pronto a prendermi le mie responsabilità, la stagione scorsa sono stato capitano ai Giessen, penso di averlo fatto bene». In chiusura, le curiosità in risposta alle domande dei tifosi: «Cestisticamente il mio modello è Kobe Bryant, ma il vero punto di riferimento è mio padre, che mi ha sempre insegnato che genere di persona essere». Conclusa la presentazione di Cameron Wells, l’ultima della serie dei nuovi acquisti, c’è da segnalare una nuova avventura per un ex biancorosso. Paolo Conti, assistente allenatore nelle ultime due stagioni sulla panchina della Openjobmetis prima con Moretti e poi con Caja, sarà assistente di Meo Sacchetti in nazionale. Insieme a lui e al Meo, in questa nuova avventura in azzurro, ci saranno Lele Molin, ora assistente a Trento ma con una grandissima esperienza alle spalle, e Massimo Maffezzoli, che ha accompagnato Sacchetti nella straordinaria avventura a Sassari e lo ha seguito anche a Brindisi. Alberto Coriele
  14. Cameron Wells ha solo parole positive per Varese e non vede l'ora di cimentarsi con la serie A italiana, scelta per misurarsi ad un livello superiore dopo le esperienze precedenti in Olanda e Germania. Il nuovo playmaker bianco-rosso racconta così le sue sensazioni: «Il feeling con compagni, staff tecnico, società e tifosi è stato eccellente: le prime cinque settimane trascorse a Varese sono state molto positive, per quel che ho visto in precampionato sarà una stagione molto impegnativa contro squadre forti e ben organizzate. Sarà un campionato molto equilibrato, ci stiamo preparando per competere al massimo in tutte le partite». Di Wells hanno parlato bene tutti i compagni per la capacità di scelta tra costruzione e finalizzazione del gioco, qualità principale per un playmaker d'ordine: «Cerco solo di giocare il basket che mi hanno insegnato: non sono un giocatore egoista, credo di essere in grado di decidere quando scegliere le soluzioni personali e quando invece è più opportuno coinvolgere gli altri; per questo mi fa molto piacere F apprezzamento espresso dai miei compagni. Io leader? E un lavoro che prosegue giorno dopo giorno; l'anno scorso in Germania ero il capitano e avevo responsabilità nella comunicazione con i compagni e l'allenatore, sono contento che il coach mi veda con lo stesso ruolo quest'anno». L'atleta del 1989 è deciso a giocare al meglio le sue carte a Varese, ma è concentrato solo sui destini del team biancorosso per il 2017-18: «Ho sempre cercato di costruire anno per anno la mia carriera; Varese sarà un'esperienza importante in una lega competitiva, ma il mio obiettivo non è quello di cercare un contratto migliore il prossimo anno. Quello che mi interessa, come giocatore e come persona, voglio vincere il maggior numero di partite possibili per me e per la squadra». E dopo un precampionato da protagonisti, la squadra è carica per iniziare al meglio l'avventura stagionale: «Non vediamo l'ora che la stagione cominci; il precampionato è stato positivo e ricco di successi, ma questa settimana in palestra si respira un clima diverso, c'è grande entusiasmo e voglia di iniziare a giocare per i due punti. Vogliamo provare a noi stessi e alla città di poterci stare in questo campionato a partire dalla sfida di domenica contro Venezia». Wells conferma infine l'ottima chimica umana tra i membri della squadra del 2017-18: «Ci siamo trovati subito bene insieme anche fuori dal campo; ci vediamo spesso e parliamo molto tra di noi, questo aiuta per riuscire a comunicare anche sul parquet, e fa molto piacere a tutti noi. L'auspicio è che si possa dare continuità al lavoro che abbiamo iniziato in queste settimane. Per tre anni consecutivi ho militato nel Giessen, ma attorno a me c'erano sempre tante novità; poter proseguire con lo stesso gruppo di lavoro con persone che si conoscono e dei quali ci si fida potrebbe essere utile». Giuseppe Sciascia
  15. Un precampionato da top scorer chiuso col premio di Mvp del torneo di Montichiari per l'acquisto meno pubblicizzato ma al momento più importante dell'estate 2017. Stan Okoye, 26 anni, è il prototipo del giocatore affamato di gloria che vuol far coincidere la sua affermazione personale con quella della nuova Varese: «Lo scorso weekend abbiamo chiuso nel modo migliore un precampionato molto positivo. Non tanto per i risultati, quanto per il cammino che abbiamo svolto per crescere come squadra. Abbiamo dato il massimo ogni giorno e ci siamo preparati molto bene; i successi contro due ottime squadre come Virtus Bologna e Stelmet ZieIona Gora hanno dato la misura di quanto il duro lavoro quotidiano sia servito per raggiungere un livello già elevato di preparazione». Nel nuovo sistema Varese la difesa graffiante è la costante, le percentuali da 3 punti la variabile decisiva: è d'accordo? «La difesa è la chiave di tutto il sistema, ma il tiro dall'arco è fondamentale perché va per esaltare tutta l'intensità che mettiamo in campo in retroguardia. Abbiamo lavorato molto su questa situazione particolare durante il precampionato: ogni allenamento ed ogni partita siamo andati in crescendo, sia dal punto di vista della condizione fisica che dell'intesa di squadra. Abbiamo trovato subito un'eccellente chimica dentro e fuori dal campo ed i risultati positivi hanno aumentato la fiducia e l'autostima del gruppo». La sensazione è che la squadra abbia raggiunto già un livello elevatissimo di affiatamento e condizione. «Lo staff tecnico ha svolto un eccellente lavoro nel prepararci alla nuova stagione: abbiamo visto tantissimi video per migliorare i dettagli richiesti dal coach e questo ci ha aiutato molto. L'allenatore ci ha messo sempre la giusta pressione per crescere, prendendo ogni cosa con la giusta serietà: abbiamo sposato subito il sistema di gioco sul piano tecnico e l'identità corale che ha voluto darci, e tutti i giorni mettiamo in campo questo approccio». Insomma la nuova Varese si ispira al classico slogan "il lavoro duro paga sempre"... «È l'obiettivo finale al quale vogliamo arrivare. La partita perfetta non esiste: ognuno di noi potrà fare errori, ma dovranno essere l'impegno e lo spirito con cui andremo in campo volta per volta a fare la differenza. Gli errori si possono mascherare con l'energia e l'applicazione: aiutarci sempre tra noi, essere fisici in difesa, andare forte a rimbalzo e gettare ogni stilla di energia in retroguardia. Il nostro duro lavoro quotidiano pagherà certamente, vedremo quanto nell'arco della stagione». Nel precampionato si è visto un Okoye inedito soprattutto nella precisione dal perimetro (43% da 3 nelle 11 amichevoli disputate): sembra un giocatore diverso rispetto al 2014-15... «Nella mia prima avventura a Varese giocavo prevalentemente da ala forte; era la mia prima stagione in un campionato di alto livello e non mi sentivo a mio agio nello spot di ala piccola. Da 4 non avevo molte opportunità per tirare da 3 punti; i due anni da protagonista in A2 mi hanno aiutato a migliorare il gioco sul perimetro, ho aumentato le percentuali e la confidenza con le conclusioni da fuori. Ora in questo sistema mi trovo alla perfezione: tutto nasce dall'allenamento, i tiri che ho segnato in partita in precampionato sono quelli che la squadra ha costruito giorno dopo giorno col lavoro in settimana». Cosa ha lasciato il precampionato da 9 vinte e 2 perse in vista dell'esordio di domenica contro Venezia? «Vogliamo portare in campo la mentalità e la fiducia che ci hanno già dato tanta sicurezza nelle amichevoli. Col tipo di difesa e coralità che abbiamo messo in campo nelle amichevoli di settembre, ogni cosa può accadere. Noi garantiamo il massimo impegno e la voglia di lottare contro chiunque, vedremo se basterà contro una delle squadre più forti del campionato». Giuseppe Sciascia
  16. Il precampionato di Varese letto in funzione dei singoli. Ecco i voti ai 10 protagonisti della nuova stagione al termine del percorso delle 11 amichevoli con media punti e percentuali di tiro. AVRAMOVIC (11 giocate, 6,2 punti, 43% da 2, 25% da 3) - voto 6. L'Aleksa di inizio 2017/18 è simile a quello di fine 2016/17: tanto istinto e intraprendenza, non sempre supportato dalla lucidità; sicuramente meglio da guardia col ritorno di Wells che all'inizio in regia. Si è calato con efficacia nei panni dell'uomo di rottura che può dare energia dalla panchina. PELLE (10 g, 8,1 ppg, 63% da 2) - voto 6.5. Approccio positivo nel sottoporsi alla seconda razione di "cura Caja" dopo i sogni estivi senza esito tra NBA e coppe di vertice: riducendo il margine di errore (leggi meno blocchi in movimento e sfarfallate per stoppare) il suo impatto è meno sporadico e più continuo. NATALI (11 g, 4,1 ppg, 34% da 2, 42% da 3) - voto 6.5. impatto superiore alle aspettative in un sistema perfetto per esaltare la sua propensione al gioco di squadra e alla difesa. Getta ogni stilla di energia sul parquet in retroguardia, e quando ha spazio dimostra di saper graffiare dall'arco. OKOYE (11 g, 12,5 ppg, 62% da 2,43% da 3) - voto 8. La sorpresa più lieta tra le scelte estive: due anni da protagonista in A2 hanno aggiunto personalità e pericolosità dall'arco al suo intrigante mix di fisicità ed esplosività. Top scorer biancorosso del precampionato e MVP assoluto nelle imprese di maggior spicco tra Pavia e Montichiari. TAMBONE (10 g, 6.8 ppg, 40% da 2, 34% da 3) - voto 7. Diligente in regia nelle prime uscite in assenza di Wells, bravo a farsi trovare pronto dalla panchina al rientro del titolare. Le due lussuose gare del Memorial Ferrari dimostrano che il salto dalla A2 non fa paura: e se il tiro entra con la frequenza di Montichiari... CAIN (11 g, 7,6 ppg, 60% da 2) - voto 7,5. Si vede poco ma si sente tantissimo: è il vero regista della retroguardia grazie all'innata capacità di lettura su cambi e rotazioni, un collante capace di esaltare doti atletiche normali con l'intelligenza cestistica. FERRERO (11 g, 7,3 ppg, 53% da 2, 24% da 3) - voto 7. Il capitano ormai è una certezza per il suo stile di gioco all'insegna dell'intensità che rispecchia perfettamente l'indole operaia della nuova Varese. WELLS (7 g, 7,6 ppg, 60% da 2, 15% da 3) - voto 6.5. Frenato da un problema al polpaccio, la sua crescita esponenziale dell'ultima settimana fa ben sperare coach Caja che gli ha affidato le chiavi della squadra ma gli chiederebbe ancora più intraprendenza. WALLER (9 g, 11,8 ppg, 47% da 2, 37% da 3) - voto 6,5. Fuciliere designato nella manovra a metà campo, il sistema gli crea tiri aperti in quantità industriale che ha convertito con alterne fortune. Giocatore di striscia nel bene e nel male, la fiducia nel suo tiro è comunque innata e quando va in ritmo può essere devastante. HOLLIS (10 g, 11,5 ppg, 63% da 2, 33% da 3) - voto 7. Classe ma anche concretezza per un elemento capace di adeguarsi in fretta alla mentalità operaia dei compagni: non disdegna di sporcarsi le mani in retroguardia lavorando forte a rimbalzo e negli aiuti. Giuseppe Sciascia
  17. Varese piazza la ciliegina sulla torta del suo precampionato di lusso. La truppa di Attilio Caja schianta lo Stelmet Zielona Gora - vincitrice degli ultimi 3 scudetti polacchi e futura avversaria di Avellino nel girone D della Champions League FIBA - e alza il Trofeo "Roberto Ferrari" messo in palio dalla Leonessa Brescia. Prestazione di altissimo livello per Ferreo e soci, che alla solita difesa graffiante in grado di disinnescare la supremazia fisica dei polacchi aggiungono una scintillante serata al tuo dall'arco (12/25 da 3). Così il percorso delle amichevoli di Varese si chiude con un eccellente record di 9 vittorie su 11 gare (uniche sconfitte contro Brescia in semifinale al "Lombardia" e contro Saratov a Caorie). È solo precampionato e non dà punti in classifica, ma sicuramente dimostra che la squadra è già padrona del "sistema-Caja" con tutti gli effettivi; menzione particolare per l'MVP del torneo Stan Okoye (6/9 al tiro e 5 rimbalzi in 20' ) e un Tambone di nuovo ispiratissimo (6/7 al tiro), ma anche stavolta è stato il collettivo il protagonista assoluto (5 in doppia cifra e 56% totale dal campo). E l'avvio di campionato contro Venezia e Milano fa meno paura. Subito ispirato l'attacco di Varese con Waller pungente dalla lunga ( 10-5 al 3'). Lo Stelmet muove le torri con la coppia Dragicevic-Savovic, ma la difesa biancorossa protegge bene il pitturato e le incursioni del tonico Okoye valgono il rombante 18-9 del 5'. Il pressing polacco toghe fluidità alla manovra "prealpina" e la squadra di Gronek lima sul 20-17 dell'8' speculando sul bonus biancorosso. Caj a schiera la zona per nascondere i problemi di falli e Varese rilancia l'azione con Tambone e Hollis che colpiscono dall'arco: altro affondo a cavallo tra primo e secondo quarto per il 32-19 del 12'. Spettacolo in salsa biancorossa con Okoye che schiaccia a una mano un contropiede orchestrato a perfezione; predominio assoluto (40-24 con un tap-in dell'ispirato Hollis, premiato venerdì sera dalla Leonessa Brescia con una targa per la promozione in serie A del giugno 2016). Allo show varesino si aggiungono anche Wells e Pelle: massimo vantaggio il 48-26 del 18' con la zona che annacqua la superiorità fìsica dello Stelmet e il ritmo sostenuto che produce soluzioni ad alta percentuale (67% da 2 e 45% da 3 all'intervallo). La sostanza non cambia dopo l'intervallo con Okoye e Hollis solutori costanti a metà campo (63-41 al 25'); una scarica di Ferrero e Tambone fa dilagare Varese fino al 71-44 del 28'. Quarto periodo senza sussulti e da lunedì inizierà la preparazione per l'esordio casalingo contro Venezia: il team di Caja vuole preparare subito uno "scherzetto" ai campioni in carica, con la forma evidenziata al Trofeo Ferrari l'impresa non è così fuori portata... Giuseppe Sciascia
  18. Varese piega in rimonta la Virtus Bologna e conferma la sua vocazione da "ammazzagrandi" del suo precampionato. La truppa di Attilio Caja subisce solo in avvio il mix di talento e fisicità della Segafredo: lo choccante 8-23 iniziale sotto la pioggia di triple di Umeh costringe i biancorossi ad adeguare rapidamente il livello di applicazione ed energia per reggere l'urto di un'avversaria con più talento e muscoli. Ma dopo i 53 punti concessi nei primi 20', frutto del superlativo 8/13 da 3 metà gara delle "Vu" nere, la difesa di Varese prende il sopravvento in maniera lenta ma inesorabile (solo 29 punti col 38% al tiro dopo il 66% della pausa lunga). E l'oliatissimo collettivo biancorosso produce soluzioni efficaci per tutti gli effettivi - 5 in doppia cifra e 10 a referto - con menzioni particolari per il sostanzioso Okoye (6/13 dal campo, 6 rimbalzi e un gran lavoro su Ale Gentile) e un Wells in glande ascesa (6/9 e 5 assist in 22'). Anche se il protagonista finale di rimonta e sorpasso negli ultimi 2'30" è Matteo Tambone, in campo nel finale dopo il cambio chiesto da Wells e decisivo con i suoi 10 punti negli ultimi 4'. Stasera alle 20.45 la finalissima contro i polacchi dello Zielona Gora, che ieri hanno sconfitto Brescia, per chiudere un precampionato attualmente da stropicciarsi gli occhi (8-2 il record biancorosso). Dopo l'avvio incerto, la scossa difensiva viene dalla panchina: Varese apre il gas in campo aperto e rientra sul 17-23 dell'8'. La spinta di Wells e le sospensioni di Waller lasciano il segno e i biancorossi limano fino al 25-29 del 13'; la Virtus riprende l'abbrivio con i balzi di Slaughter (31-40 al 16'), ma la zona match up proposta da Caja dà un'altra scossa con capitan Ferrerò che graffia dall'arco per il 40-44 del 17 '. Una doppietta perimetrale di Umeh scardina l'arrocco e la Segafredo rilancia la fuga (42-53 al 18'). Dopo l'intervallo Varese torna in scia con le accelerazioni di Wells e i guizzi di Okoye. Una super schiacciata di Pelle e una tripla di Waller valgono il 56-57 del 24', anche se gli sforzi difensivi costano cari in termini di falli (4 per Okoye e Ferrero). La doppietta dall' arco Umeh-Lafayette fa saltare la zona e dilata nuovamente il gap; i biancorossi calano nuovamente la saracinesca (bene Cain e Hollis dentro l'area) ma 1 ' attacco produce 3 soli punti negli ultimi 5'30" e la Virtus tiene il comando (59-66 al 30'). A sbloccare l'impasse ci pensa Wells, le cui incursioni nel traffico danno gas alla manovra: un 2+1 dell'ex Giessen e una rubata con di Tambone siglano il riaggancio sul 70 pari. Una tripla di tabella di Ndoja e una magia da 8 metri di Umeh riportano al comando Bologna (74-78 al 37'), ma Varese chiude l'area e trova un ispirato Tambone che piazza la doppietta dall'arco della nuova parità (80-80 al 38'). Sorpasso fallito quattro volte con Avramovic, Okoye, Hollis e Tambone, ma Cain "raccatta" altrettanti palloni dalla spazzatura e regala ad "Avra" i 2 liberi del sorpasso; ancora area blindata col ferro che dice no alla tripla di Ndoja, e Okoye allunga sull'84-80 a meno 25". E dopo Torino, anche la Virtus Bologna deve inchinarsi alla Varese operaia. Giuseppe Sciascia
  19. È grande Varese al Trofeo Ferrari. Esagerati? È solo precampionato, dite? Vero, ma a Montichiari è stata partita vera, fisica, difficile da interpretare, giocata contro un avversario forte, talentuoso, deciso a non mettere in mostra solo le beltà innate e derivanti dalla classe dei propri singoli ma anche una grinta e una difesa da campionato (a tratti da playoff). L’89-85 che sbatte al tappeto la Virtus Bologna è dunque da celebrare, perché avvalora - al cospetto di una formazione che sulla carta non dovrebbe avere problemi a classificarsi in una delle prime otto posizioni del prossimo campionato - l’ottimo lavoro dell’estate varesina, dando speranza e ottimismo a una settimana dall’incipit autentico della stagione. La sporca dozzina di Attilio Caja ci mette 5-10 minuti a trovare la quadra, spiazzata non solo dalle giocate dei vari Gentile (Alessandro), Slaughter e Umeh, ma soprattutto dall’approccio tosto e concreto della difesa di Ramagli. Dalle difficoltà emerge la Varese migliore del precampionato, vista la contendente con cui ha incrociato le armi: paziente anche sotto di 15, capace di crescere difensivamente e offensivamente con il passare dei minuti, solida mentalmente e tecnicamente preparata. Emerge una Varese rognosa, antipatica da affrontare: la difesa fatica a prendere le misure per 20 minuti (53 punti concessi), poi chiude la saracinesca (32 quelli lasciati nel secondo tempo) nonostante le percentuali dei bolognesi restino abbastanza mostruose (53% da 2 e 52% da 3 al 40’); l’attacco - dal canto suo - abbina alla già citata pazienza (nel cercare la conclusione più appropriata), anche alcuni acuti dei singoli in grado di togliere le castagne dal fuoco alla bisogna, su tutti quelli di un Wells sempre più consapevole della propria importanza offensiva e quelli di un Hollis bravo a concentrare i lampi di classe nei frangenti decisivi. Restiamo sotto il canestro avversario, perché sono altri due i giocatori che meritano menzione: scriviamo di Okoye, macinatore sicuro di canestri per tutti i 40 minuti e freddo nel finale dalla lunetta, e Tambone, ancora una volta sicuro, maturo e nella fattispecie pure “puntero” con le triple che agganciano la Segafredo nell’ultimo quarto. Varese generosa? Lo sapevamo, lo avevamo già visto. Ma segnare 89 punti contro una retroguardia come quella orchestrata da coach Ramagli è suonata come una bella scoperta. Domani (nella fattispecie oggi, quando la Openjobmetis affronterà i polacchi della Stelmet Zielona Gora nella finale delle 20.45) è un altro giorno e così sarà finché una vittoria non varrà due punti. È però sinceramente piacevole veleggiare verso l’inizio di campionato senza le paturnie degli anni scorsi, consapevoli - stavolta tutti - dei limiti (ci mancherebbe…) di una nuova Varese, ma per una volta anche delle sue belle qualità. Poi vada come vada. Torniamo al solo match, la cui cronaca spiccia è presto scritta. Le bombe di Lafayette (iradiddio) e le giocate di Alessandro Gentile sorprendono Wells e compagni (8-23 al 7’) che tuttavia non si scompongono, riuscendo a chiudere il quarto con un accettabile -9 (19-27). Si riparte con le giocate di sostanza di Ferrero e Waller, vanificate da uno strabordante Slaughter sotto le plance e da un Umeh che continua a vedere il canestro grande come una vasca da bagno. 44-53 al 20’ e Virtus sempre avanti anche nel terzo periodo, anche se i biancorossi decidono di dare la prima scossa al match con il marchio di fabbrica della difesa. Il recupero - lento ma con lo zampino di tutti: 10 uomini a segno, 5 in doppia cifra - si compie nell’ultima frazione e diventa vittoria con 2 minuti finali granitici, sia davanti che dietro. Fabio Gandini
  20. Ultima tappa a Montichiari per il lungo percorso precampionato di Varese. Stasera la truppa di Attilio Caja sfiderà la Segafredo Bologna (palla a due alle 18.30) nel match inaugurale del Trofeo Roberto Ferrari, quadrangolare organizzato dalla Leonessa Brescia che scenderà in campo nella seconda semifinale delle 20.45 contro i campioni di Polonia dello Stelmet Zielona Gora. Test oltremodo significativo per Ferrero e soci, che si confronteranno con una delle grandi protagoniste del mercato estivo, per la prima volta al gran completo dopo l'arrivo di Pietro Aradori (aggregatosi mercoledì ai compagni dopo l'avventura azzurra ad Eurobasket 2017). La Virtus è una vera e propria matricola d'assalto, che ha ingaggiato italiani di alto livello-oltre ad Aradori anche Ale Gentile, che ripartirà dal team di Ramagli dopo la conclusione traumatica del rapporto con Milano- e stranieri dal pedigree internazionale di primo livello come il play Lafayette (campione d'Italia 2015-16 con l'Olimpia) e il lungo Slaughter (due volte campione di Spagna con il Real Madrid dove ha vinto l'edizione 2014-15 dell'Eurolega). Insomma una delle big annunciate del campionato alle porte, su un livello sostanzialmente analogo alla Fiat Torino che la settimana scorsa è stata travolta dalla truppa di Caja nel Memorial Di Bella di Pavia. Per questo sarà interessante capire se il sistema corale approntato da Artiglio" saprà aggiungere una ulteriore vittima illustre, aumentando la fiducia nell'impianto di gioco già rodato dal lavoro delle ultime settimane. Il debutto casalingo di mercoledì contro Lugano non è stata una delle prove migliori di una presea-son che in meri termini numerici è stata sinora decisamente positiva: 7 vittorie su 9 gare - pur con due partite contro squadre svizzere e due contro avversarie di A2 - rappresentano il miglior ruolino di marcia dal percorso netto operato 5 anni fa dagli "Indimenticabili" di FrankVitucci. Il Trofeo Ferrari, tra una Virtus Bologna per la prima volta al gran completo e il secondo atto di domani contro i padroni di casa di Brescia o una squadra di Champions League FIBA come Zielona Gora, rappresenta con ogni probabilità il test più impegnativo del mese di settembre, dal quale coach Caja si attende ulteriori riscontri per entrare poi in "clima-campionato". Intanto si rinforza Cantù, che attende lo sbarco nel weekend dell'ala statunitense Michael Qualls (lo scorso anno in Israele all'Hapoel). Giuseppe Sciascia
  21. Un’amichevole ricca di spunti interessanti quella in programma oggi a Montichiari (palla a due ore 18.30: non ci sarà diretta Facebook da parte della società e nemmeno da parte dell’organizzazione del torneo...), a partire da quelli forniti dalla Storia. Dopo due anni torna un Varese-Virtus Bologna, classica patinata del basket italiano “scomparsa” due anni fa con la discesa delle Vu Nere in seconda serie. E torna con gli squilli di tromba che accompagnano un avversaria autentica regina del mercato estivo: gli esterni Pietro Aradori e Alessandro Gentile, il lungo Marcus Slaughter, il regista Oliver Lafayette sono la parte più lucente di una campagna acquisti che ha candidato la squadra di Ramagli come possibile sorpresa nella parte alta della classifica. La prima semifinale del Trofeo Roberto Ferrari (la seconda, ore 20.30, sarà tra i padroni di casa di Brescia e i tre volte campioni di Polonia dello Stelmet Zielona Gora) sarà dunque un test impegnativo e significativo per la Openjobmetis in costruzione di Attilio Caja, reduce dalla vittoria casalinga contro i Lugano Tigers, una partita che - tra bassi (iniziali) e alti (terzo quarto) - ha comunque confermato il buon andamento del lavoro in casa biancorossa e le peculiarità del nascente gruppo. Varese-Virtus, però, oltre a dare conferma o meno della qualità della difesa e della pazienza di un attacco che finora si è pedissequamente attenuto a regole e disciplina schematica, servirà a capire le risultanze dell’impatto contro una formazione di caratura sulla carta superiore, genere contro il quale può essere talvolta necessario anche uscire dai canovacci ed essere presi per mano da un leader. Chi può esserlo in questa Varese? Chi sarà in grado di togliere le castagne dal fuoco quando la palla scotterà? Al di là dell’esercito compatto che costruirà ogni sua fortuna partendo da dietro, si accettano candidati. Fabio Gandini
  22. Varese vince ma convince solo a metà nell'antipasto casalingo della stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja regola Lugano intascando il successo numero 7 in 9 gare di precampionato, ma impiega un quarto abbondante per interpretare il match con la difesa graffiante richiesta da Artìglio. Alla fine i 1100 presenti (con tutti gli atleti del vivaio e lo staff del settore giovanile - a partire da Gianfranco Ponti - in prima fila del parterre) applaudono il cambio di ritmo operato da Ferrero e compagni dopo i 35 punti concessi nei primi 15'. Un avvio incerto, forse per l'emozione dell'esordio davanti al pubblico di casa, ha costretto Varese ad inseguire per buona parte del primo tempo dopo il 6-17 iniziale prodotto dalle triple a pioggia di Lugano. La scossa è arrivata dalla panchina, con Avramovic tonico in attacco e un solido Tambone (5 assist) ad alzare la pressione per accendere il motore del contropiede. Nella serata in cui Waller ha litigato col ferro (0/7 a metà gara), Varese ha ribadito la necessità assoluta di tenere "alta" la difesa per creare soluzioni in campo aperto. Poi nel terzo quarto si è sciolto anche l'attacco (30 punti con 12/18 dal campo nella frazione), cavalcando la vena balistica del frizzante Wells. Così il match ha preso la piega che si aspettava coach Caja. Il dato saliente sono i 7 recuperi dei secondi 20' contro le zero rubate all'intervallo: evidente come il sistema corale, nelle giornate in cui il ferro respinge le numerose soluzioni aperte create dalla circolazione di palla, sia basato su una costante pressione difensiva di tutti e 10 gli effettivi. Motivo per il quale le rotazioni sono così frequenti (10 giocatori a referto con 37 punti dal secondo quintetto) e i minutaggi sono così distribuiti dai 24' di Cain ai 16' di Pelle (come sempre il più adrenalinico con le sue giocate esplosive). Nel progetto-squadra plasmato da Attilio Caja il concetto di titolari e riserve è abbastanza relativo: le gerarchie sono precise con Wells e Waller chiamati a dare un quid maggiore rispetto al primo tempo (ma quando nel terzo periodo la trazione posteriore USA ha funzionato l'attacco ha prodotto con efficacia). In questa Varese egualitaria però non c'è un primo e non c'è un decimo uomo: la difesa feroce è fisiologicamente dispendiosa, e il test con Lugano ha confermato che il coach pavese avrà bisogno dell'apporto costante di tutti gli effettivi. Una squadra che di certo non giocherà mai un basket scintillante, ma starà sempre sul pezzo in termini di concentrazione e intensità, pragmatica e combattiva come vuole Artìglio che l'ha plasmata a sua immagine e somiglianza. Il biglietto da visita mostrato ai tifosi del PalA2A è stato meno scintillante rispetto ad altre precedenti tappe del precampionato (in particolare al rombante più 29 contro Pavia). Ma la Varese versione 2017-18 sarà sostanzialmente quella di ieri sera, auspicando che sia più simile a quella degli ultimi 25' rispetto ai primi 15' dall'atteggiamento difensivo troppo passivo. Domani e sabato l'ultimo rodaggio a Montichiari nel Memorial Ferrari organizzato dalla Germani Brescia: il test contro la Virtus Bologna, che dovrebbe sfoggiare la supercoppia Gentile-Aradori, sarà certamente più indicativo rispetto a quello contro Lugano. Giuseppe Sciascia
  23. Fatta la squadra, adesso tocca alla società. Se i riscontri positivi del precampionato sembrano indicare che la Varese plasmata da Attilio Caja attorno all'identità operaia pare godere di buona salute, gli aspetti extracampo fanno registrare un pressing serrato nelle trattative in corso per aggiungere compagni di viaggio ai due soli sponsor di maglia Openjobmetis e Cimberio. Dei vari contatti aperti da mesi, ce ne sarebbero alcuni (ragionevolmente due o tre) che promettono bene: ossia quel che servirebbe per rimpiazzare Teva, che dopo cinque stagioni di partnership con la società di piazza Monte Grappa ha deciso di non proseguire un rapporto comunque importante (tra il ruolo di secondo sponsor della serie A e quello di partner principale delle giovanili le casse biancorosse sono più vuote di 325mila euro). Il taglio generale dei costi tra il 10 e il 15% operato durante l'estate - "dimagrimento" che ha riguardato anche il monte stipendi netti della serie A, di poco superiore ai 700mila euro con un tesoretto a cui attingere in caso di necessità rispetto ai 950mila di inizio 2016/'17 - era stato messo in preventivo sulla base di numeri non troppo diversi dalla stagione passata in termini di ricavi da sponsorizzazioni. Perciò è importante che le trattative in corso vengano portate a termine con esiti positivi, permettendo la copertura praticamente totale del budget per l'annata sportiva alle porte. Ad oggi la variabile sponsor è l'unica in grado di mutare in maniera sostanziale le voci del bilancio biancorosso: l'apporto del consorzio "Varese nel Cuore" sarà sostanzialmente quello della stagione passata (a regime attorno ai 700mila euro), con il presidente Alberto Castelli già in caccia di nuovi soci dopo la decina di uscite al 30 giugno (nel 2016/'17 gli ingressi sono stati 14, il numero dei multiproprietari oscilla tra 50 e 55). La campagna abbonamenti ha fatto registrare anche nel 2017/'18 numeri importanti: pur con 142 tessere in meno e gli sconti della prima fase in maggio, gli introiti garantiti dalla vendita delle tessere stagionali superano abbondantemente i 500mila euro; dal 2014/'15 ad oggi nessuna voce attiva del bilancio ha numeri superiori a quella garantita dai fedelissimi. Insomma il bilancio sembra più sostenibile rispetto al passato, contando anche i maggiori ricavi dai diritti TV (tra introiti e costi sgravati si parla di 80-85mila euro) e l'operazione Gianfranco Ponti (il nuovo membro del CdA con poteri assoluti sulla gestione del vivaio ha liberato circa 200mila euro di risorse con il suo apporto personale a copertura dell'attività di base). L'auspicio è che l'imprenditore di Angera, almeno fino a Natale interamente concentrato sul settore giovanile, possa essere contagiato dalla passione per il basket "a tutto campo" ed eserciti prima della scadenza del giugno 2019 l'opzione di acquisto del 20 per cento delle quote della società di piazza Monte Grappa, entrando a tutti gli effetti nell'azionariato a fianco di "Varese nel Cuore". E che Ponti sia solo il primo dei potenziali soci forti interessati ad affiancare il consorzio nel sostenere le sorti del club biancorosso. Quel che è certo è il ribaltamento dei ruoli rispetto agli ultimi quattro anni: dal 2013 allo scorso maggio la società ha sempre dovuto aiutare la squadra, attraverso addizioni di denari necessarie per mantenere il posto in serie A. Ora è la squadra chiamata ad aiutare la società nel tenere alto l'entusiasmo di un ambiente votatosi al pragmatismo dopo troppi anni di voli pindarici: i risultati della "sporca dozzina" di Attilio Caja dovranno stimolare nuovi partner - siano essi sponsor oppure soci piccoli o forti - ad entrare a far parte della famiglia biancorossa. Che, per evitare di navigare a vista verso traguardi non superiori ad una salvezza tranquilla, ha assoluto bisogno di forze nuove per allargare gli orizzonti a medio-lungo termine. Giuseppe Sciascia
  24. Un prospetto bosniaco alla corte del settore giovanile biancorosso. Arriva in città Milos Prodanovic, classe 2002, 2 metri circa di altezza, nativo della città di Bosanska Gradiška. Il giovane sosterrà degli allenamenti di prova - sia nella giornata di oggi che in quella di domani - davanti ai tecnici e ai nuovi responsabili del vivaio: si tratta di sedute organizzate con l’obiettivo di valutare le qualità del giocatore e sondare la possibilità di una sua permanenza a Varese. Se segnato, quello di Prodanovic sarebbe il secondo “colpo” in ottica reclutamento segnato dal nuovo corso del settore giovanile, passato nel luglio scorso sotto l’egida del neo consigliere d’amministrazione Gianfranco Ponti: il primo era stato Lorenzo Naldini, prelevato due mesi dalla Dynamica Vimodrone e destinato alla selezione Under 18 della Pallacanestro Varese, quest’anno “l’ultima” squadra del settore giovanile vista la decisione di rinunciare all’Under 20 e alla partecipazione al campionato di C Silver. Capitolo prima squadra. Dopo le luci del Torneo Internazionale Città di Caorle (una vittoria - contro Treviso - e una sconfitta - contro Saratov - ma nel complesso la sensazione di un gruppo che lavora bene e che ha già sviluppato delle valide peculiarità soprattutto difensive...) per gli uomini di Attilio Caja ieri pomeriggio sono ripresi gli allenamenti al PalA2A. In programma un’unica sessione, andata in archivio senza defezioni: tutti presenti agli ordini dello staff tecnico. Oggi si raddoppierà la fatica, con pesi al mattino e campo al pomeriggio, in attesa che la nuova Openjobmetis si sveli - domani - per la prima volta sul parquet di Masnago. Alle 20.30 palla a due contro i Lugano Tigers: i biglietti per l’amichevole sono disponibili online fino alle 23.59 di oggi, oppure presso le biglietterie del PALA2A oggi dalle 16 alle 19, oppure ancora domani ai botteghini dalle 19.30. Sempre ieri, intanto, Wells e compagni sono stati presentati a consorziati e istituzioni presso la sede Nau! di Castiglione Olona. All’evento, oltre ai “padroni di casa” Monica Salvestrin, hanno parlato il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli, i consiglieri d’amministrazione Toto Bulgheroni e Gianfranco Ponti, il presidente del Trust”Il Basket siamo Noi” Luca Thomas Villa e il sindaco di Varese Davide Galimberti. Fabio Gandini
  25. Una sconfitta non scevra da aspetti positivi: la Openjobmetis di Attilio Caja è una squadra capace di difendere sopra la media, tanto da condizionare le partite tramite questo fondamentale. Cantù, Torino, Treviso, Saratov: più indizi fanno ormai una prova, anche se siamo ancora a settembre. Peccato che all’abnegazione – fisica ma soprattutto mentale – dietro, nell’occasione non sia corrisposto un attacco all’altezza, almeno nelle percentuali di tiro: 5/24 da 3 (21%), 15/22 ai liberi e la finalissima del Torneo Internazionale di Caorle va all’Avtodor Saratov di Andrea Mazzon. In Veneto finisce 66-71 per un avversario (che farà il preliminare di Champions League in settimana) fisico, lungo e sicuramente assai più esperto dei tanti incontrati finora dalla compagine biancorossa: va da sé che l’aver giocato ad armi pari sia comunque un’ottima notizia per Wells e compagni. Subito difficile l’impatto con il match per i biancorossi. Le polveri dell’attacco sono fradice e la sofferenza a rimbalzo è una costante dei primi 10 minuti: con queste premesse, nonostante la pressione difensiva non manchi, Saratov scappa via (4-11 al 4’, 9-18 all’8’, 12-22 al 10’), anche se Caja prova a fermare la gara e a parlare con i suoi giocatori. Perseverare è la virtù dei forti: il principio si applica alla retroguardia varesina, che a furia di insistere riesce a sbloccare anche l’attacco e a raddrizzare la contesa. Varese recupera più volte palla e prova ad attaccare di più il canestro, nella perdurante carestia dai 6,75 m: prima con Okoye, che apre la strada, poi con Hollis, che forse per la prima volta nel precampionato prova a vestire i panni da leader offensivo (17 punti alla fine), un parziale di 11-2 riduce il gap fino al -1 del 15’ (23-24). La Openjobmetis già in bonus concede diversi viaggi in lunetta all’ex Caserta Downs (25-31), poi di nuovo Hollis e una penetrazione di Wells firmano il 30-33 del 20’. Il sentiero è ormai tracciato: la si recupera dietro. Così, continuando a piegare le ginocchia con intelligenza, un passo dopo l’altro (in mostra ancora la strana coppia Hollis-Okoye) Varese riprende e addirittura sorpassa (canestro di Pelle dopo recupero: 39-38), in un lampo che segna l’inizio di un perdurante equilibrio. Ferrero spegne l’astinenza da oltre l’arco, Justin Robinson risponde più volte, Tambone e Pelle lucrano dalla linea della carità: al 30’ è 50-52. Qui i russi sono bravi a prendersi un piccolo vantaggio (un +5) che a conti fatti non verrà più recuperato, perché nella metà campo altrui i lombardi trovano due jolly di Waller allo scadere dei 24” ma anche tante, troppe difficoltà. I personali di Clarke stampano sul copione del match un 59-68 che sa di definitivo: la zona di Caja e ancora una volta Waller riaccendono una fiammella con il -2 (66-68) dell’ultimo minuto, ma è davvero troppo tardi. Vince Saratov: 71-66. Fabio Gandini
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