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  1. Giancarlo Ferrero non vede l'ora di giocarsi un posto ai playoff in un altro "tempio" del basket italiano come il PalaDozza di Bologna. Il capitano dell'Openjobmetis racconta così il momento magico vissuto dalla sua squadra e lo stato d'animo del gruppo in vista dello spareggio di domenica sul campo della Segafredo: «Dopo aver raggiunto aritmeticamente la salvezza ci siamo ulteriormente galvanizzati, sapendo di poter raggiungere un obiettivo che darebbe ulteriore valore a quello che abbiamo costruito tutti insieme, dai giocatori allo staff alla società ed ai tifosi. Sappiamo che le ultime 4 partite saranno tutte decisive a partire da quella di Bologna. Affronteremo una grande squadra che è reduce da una bella impresa a Torino, non sarà facile ma giocare al PalaDozza con in palio un piazzamento playoff è una di quelle partite che qualsiasi giocatore vorrebbe avere la fortuna di disputare». Dal sedicesimo posto di fine andata al settimo a 4 turni al termine: comunque finisca la volata playoff, un'impresa notevole... «La nostra forza, anche nei momenti più difficili del girone d'andata, è stata quella di mantenere la fiducia nel sistema e nel lavoro in palestra che portavamo avanti quotidianamente. Anche quando abbiamo perso 5 partite consecutive, molte delle quali in volata o per episodi avversi, eravamo comunque consapevoli che c'era una identità forte alla quale fare riferimento, e alla fine avrebbe pagato. Sta pagando adesso, e vogliamo continuare su questa strada perché vincere dà una grande spinta per provare ad andare fino in fondo in questa rimonta playoff». Dunque è la compattezza del gruppo a fare la differenza? «La cosa bella è che chiunque entra riesce a dare il suo contributo, proprio perché c'è un sistema ben chiaro in campo e c'è un modo di lavorare altrettanto costante in settimana. Sono le stesse certezze che ci hanno permesso di proseguire senza sbalzi di tensione in occasione dei tanti cambi del roster: la storia di quest'anno è stata travagliata dagli infortuni, però l'importante è il collettivo che portiamo avanti sempre e comunque a prescindere da chi è protagonista a rotazione e chi gioca di più in una singola partita. L'identità della squadra vale più dei singoli, è questo il nostro segreto». Domenica contro Reggio Emila è stata una vittoria più di cuore che di tecnica, quanto conta l'empatia con il PalA2A che vi segue con un calore sempre più vibrante? «Ci ha dato una grossa mano il pubblico: ad un certo punto non si sentiva più nulla in campo, per noi la spinta dei tifosi è importantissima e ci ha stimolato a mettere in campo l'energia necessaria per quelle piccole cose che hanno fatto la differenza. Poi sulla tripla della sicurezza di Larson è esploso letteralmente il PalA2A...». Ora anche il tabù dei finali in volata fatale spesso all'andata sembra superato... «Il meglio di noi riusciamo a darlo quando riusciamo ad imprimere il marchio della nostra difesa, pressando e mettendo in campo la nostra aggressività. Poi capita di avere qualche calo se gli avversari provano a mischiare le carte, ma l'importante è continuare sempre a giocare con le nostre regole: vincere nel finale dopo essere partiti a più 20 ed essere stati sorpassati era già capitato contro Avellino, ci siamo ripetuti contro Reggio Emilia e questo ci dà grande fiducia per questo rush finale». Giuseppe Sciascia
  2. L’Openjobmetis e Tyler Cain sono pronti a dirsi di sì? La trattativa per il rinnovo del contratto del centro statunitense, che la società di piazza Monte Grappa sta portando avanti già da qualche settimana, sembra giunta alla fase decisiva. Domani, domenica 15 aprile, al PalA2A è infatti previsto l’arrivo degli agenti del centro biancorosso, che assisteranno alla partita contro Reggio Emilia: si attendono dunque risposte all’offerta di estensione dell’accordo in scadenza al 30 giugno 2018 che il club varesino ha già recapitato nelle mani dell’atleta. Non è ancora il momento delle firme, essendo in agenda una ulteriore discussione tra il d.g. Claudio Coldebella e i rappresentanti di Cain che dovrà definire i dettagli. Le sensazioni però sembrano indicare la possibilità concreta di una fumata bianca per il giocatore individuato come uno dei pilastri attraverso i quali garantire la continuità futura della versione 2017/’18 di una Openjobmetis entrata a suon di imprese nel cuore dei tifosi. Il centro del Minnesota è l’architrave del sistema difensivo di Attilio Caja che ne apprezza le qualità di uomo-squadra dentro e fuori dal campo al di là dei numeri nudi e crudi (9.0 punti, 9.0 rimbalzi e 1.4 assist; attualmente il lungo statunitense è il terzo rimbalzista e il terzo nella percentuale da 2 – 67,2% - in serie A). Se tutto andrà per il verso giusto si tratterà di un bel segnale in ottica futura per dare sostanza al progetto di costruire una Varese più competitiva sulla base dello zoccolo duro che ha ottenuto risultati superiori alle aspettative in questa stagione. Anche nelle scorse annate la società di piazza Monte Grappa aveva provato a “fermare” i pezzi pregiati delle precedenti rimonte salvezza; ma dal no di Chris Wright del 2016 a quelli di Anosike e soprattutto Eyenga di 12 mesi fa, il club biancorosso è stato sempre costretto a un restyling obbligato nei ruoli chiave del roster. Se come sembra Cain va verso la permanenza in biancorosso, tra un ritocco dell’ingaggio e il comfort offerto dall’ambiente di Varese all’atleta ed alla sua famiglia, sarà un segnale della credibilità - tecnica ma anche economica - dei progetti futuri del club. Più difficile - ma comunque non impossibile - trattenere anche l’altro pilastro Stan Okoye; però il desiderio delle nuove forze pronte ad entrare in società di alzare l’asticella delle ambizioni è certamente una carta in più da giocare anche nelle trattative in corso. Fra i quattro contratti già in essere (Ferrero, Tambone e Natali sul fronte italiani e Avramovic nel parco stranieri) e due offerte presentate agli attuali titolari nei ruoli di ala piccola e centro, la Varese 2018/’19 potrebbe essere già fatta per metà o più; e in ogni caso il rush finale verso il sogno playoff potrebbe dare risposte compiute anche su chi - come Larson e gli attuali ospiti del reparto infermeria Wells e Waller - ha opzioni (di vario genere) per la stagione futura. Se ne parlerà a bocce ferme e in funzione dei riscontri del campo; intanto però l’operazione Cain conferma che c’è un progetto e ci si sta lavorando. Giuseppe Sciascia
  3. Prima giornata varesina per Tomas Dimsa. Il rinforzo scelto dall'Open-jobmetis per sopperire alla perdita di Cameron Wells si è aggregato ieri pomeriggio al gruppo di Attilio Caja. E quindi filata liscia la trafila degli ultimi dettagli burocratici per la rescissione con il Vytautas Prienu e la successiva firma del contratto con la società di piazza Monte Grappa (un mese garantito più un gettone settimanale in caso di conquista dei playoff e prosecuzione del cammino nella post season). La 24enne guardia lituana, sbarcata ieri pomeriggio a Malpensa. ha svolto il primo allenamento con i nuovi compagni ritrovando peraltro Siim Sander Vene e Mario Delas, con i quali aveva militato nello Zalgiris Kaunas. Le prime impressioni sono quelle di un elemento dai buoni fondamentali e votato al gioco di squadra: sicuramente una guardia pura, ruolo occupato stabilmente ieri sera, non una "combo" capace di costruire gioco come il suo precedessore Wells (che ha assistito all'allenamento scambiando battute con coach Caja ed i compagni). Di fatto Dimsa - considerato a dicembre 2017 da Pistoia prima della firma di Kuba Diawara - ha le caratteristiche che cercava Varese, nell'intento di non rubare minuti e fiducia alla guardia serba e a Matteo Tambone sul perimetro; quanto alla qualità si perde qualcosa in termini di trattamento di palla, di sicuro comunque l'esterno lituano è un giocatore disposto ad adattarsi in fretta ad un sistema di gioco che dovrà sopperire con la coralità alla perdita della sua seconda punta. Ieri Dimsa è entrato nel gruppo in punta di piedi, trascorrendo molto tempo ad ascoltare Massimo Bulleri - in versione "tutor" per spiegare schemi e tattiche all'ultimo arrivato - e badando prima di tutto a muoversi e muovere la palla nei tempi giusti. Cosa aspettarsi dall'esterno lituano? 15-20 minuti di buona difesa sull'uomo, qualche tripla aperta sugli scarichi e tanta applicazione per dimostrare di valere un posto in Italia la prossima stagione. «Ma di certo a noi non serviva un giocatore con l'abitudine ad andare per conto proprio: Varese non è proprio una squadra disperata né in difficoltà, serviva un elemento in grado di aiutarci all'interno del sistema e per questo abbiamo scelto un europeo più facilmente adattabile al nostro sistema - spiega Attilio Caja -. E troppo presto per esprimere un giudizio compiuto, sicuramente si tratta di un giocatore che ha buona scuola tecnica, si muove negli spazi giusti e confidiamo possa fare la sua parte». L'auspicio è che l'inserimento di Dimsa possa avvenire in tempi rapidi, d'altro canto Varese, più spesso per necessità che per scelta, è ormai abituata ai cambi di organico visto che il lituano è il quarto nuovo innesto in altrettanti mesi. In precedenza erano arrivati Vene per il "giubilato" Hollis il 5 gennaio, Larson per l'infortunato Waller - che sta fra l'altro continuando il lavoro con Marco Armenise ma non sarà pronto prima dell'estate - il 24 gennaio e Delas per Pelle, finito a Torino, lo scorso 18 febbraio. Teoricamente sono rimasti a disposizione un tesseramento e un visto, ma la speranza è quella di evitare ulteriori cambio obbligati; Dimsa sarà tesserato entro le 11 di domani, e debutterà domenica contro Reggio Emilia col "suo" numero 33. Giuseppe Sciascia
  4. È Tomas Dimsa il rinforzo individuato dall’Openjobmetis per supportare le ambizioni playoff nel rush finale del campionato 2017-18. La 24enne guardia-ala lituana è l’elemento che dovrà allungare le rotazioni della formazione di Attilio Caja, agendo da cambio di guardia ed ala piccola alle spalle di Aleksa Avramovic e Stan Okoye. La fumata bianca ancora non c’è, perchè serve il placet definitivo del Vytautas Prienu, la formazione lituana nelle cui file sta giocando (11,7 punti e 3.8 assist in 29,8 minuti di media), ma se non ci saranno intoppi dell’ultima ora nelle formalità burocratiche della mattinata, l’atleta baltico arriverà nel pomeriggio all’aeroporto di Malpensa, e dopo la visita medica di rito si allenerà con il gruppo già nel pomeriggio al PalA2A. Dunque la possibilità concreta, a meno di colpi di scena in extremis, è che Varese possa giocare con 7 stranieri domenica contro Reggio Emilia: Dimsa è cittadino UE e come tale non ha bisogno di visto per il tesseramento da depositare entro venerdì alle 11. Un giocatore pronto, rodato, allenato e disponibile ad accettare la proposta di Varese per dare una mano alla truppa di Attilio Caja nella sua rincorsa playoff: Dimsa è l’unico ad aver sposato la causa biancorossa con tutte le caratteristiche di cui sopra, dopo due giorni di febbrili sondaggi da parte del d.g. Claudio Coldebella (no dell’ex imolese Karvel Anderson, non liberato dai francesi del Bouzalac, mentre l’ex veneziano Dulkys – che ha un contrattone ad Istanbul – era fermo da 4 mesi). Rispetto al suo predecessore Cameron Wells, Dimsa ha caratteristiche più da finalizzatore che da costruttore del gioco; ma proprio questo andava cercando Attilio Caja, desideroso di aggiungere un esterno con capacità realizzative dall’arco in grado di dare minuti anche da ala piccola anziché un altro elemento perimetrale che potesse togliere minuti al trio Larson, Tambone e Avramovic. Mentre l’esterno statuntense sta concordando con la società il percorso per risolvere il problema al polso sinistro (prevista un’artroscopia per valutare l’entità del danno al di là della microfrattura emersa dagli ultimi esami): Wells resta infatti un capitale della società visto il contratto in essere anche per il 2018-19 sia pur con uscita per il club. Nel frattempo però Dimsa darà una mano a Varese per provare a coronare il sogno playoff, mettendosi subito a disposizione di Attilio Caja se il blitz in 48 ore di Claudio Coldebella andrà a segno in mattinata. Vista la necessità di ambientarsi in fretta in 5 partite dal margine di errore ristrettissimo (ai biancorossi serviranno 4 vittorie per centrare il posto tra le 8 protagoniste della corsa Scudetto), un europeo “affamato” con tanta voglia di mettersi in vetrina è stato preferito – e con tutte le ragioni del caso – alla scommessa su un “americanino” mai visto in Europa e bisognoso di ambientarsi nel sistema-Caja. Chiaro che Wells era un titolare dal rendimento garantito – quantomeno in difesa, non sempre in attacco – e Dimsa è un’aggiunta alle rotazioni dall’impatto tecnico diverso, responsabilizzando ulteriormente Avramovic che in queste ultime 5 gare dovrà dimostrare in maniera definitiva di valere il ruolo da guardia titolare per il 2018-19. In ogni caso Varese ha compiuto un extra sforzo economico (non certo imponente, ma comunque significativo aggiungendo i 6250 euro del tesseramento) a conferma del fatto che la dirigenza crede nei playoff e non vuole lasciare nulla di intentato per garantire ad Attilio Caja un roster almeno numericamente sostanzioso nella rincorsa finale all’ottavo posto. Giuseppe Sciascia
  5. Wells ko, OJM sul mercato

    L’Openjobmetis apre ufficialmente la caccia al sostituto di Cameron Wells. La guardia statunitense ha purtroppo gettato la spugna: il problema al polso sinistro che l’ha tenuto ai box per la seconda volta a Capo d’Orlando - dopo aver saltato la gara dell’11 febbraio contro Brescia - ne ha sostanzialmente chiuso anzitempo la stagione a Varese. L’atleta del 1989 avrebbe optato per un intervento in artroscopia con l’obiettivo di risolvere una volta per tutte l’infortunio - frutto di un colpo subìto nel secondo tempo del derby del 5 febbraio a Desio - con cui ha convissuto negli ultimi due mesi. Dunque, la società di piazza Monte Grappa dovrà rivolgersi nuovamente al mercato in cerca di un sostituto: il team biancorosso ha ancora a disposizione due tesseramenti e un visto extracomunitario, ma si muove in spazi regolamentari assai angusti potendo ingaggiare soltanto giocatori provenienti dall’estero. Con appena cinque giornate da disputare (più eventuali playoff) serve un giocatore rodato e pronto all’uso, non solo sul piano della forma ma soprattutto per la capacità di entrare in fretta nel sistema Caja. Ciò esclude la lunga lista di talentuosi “sparatutto palla in mano” senza esperienza in Europa in uscita dalla G-League. Questione di adattamento, alla luce dei quasi due mesi impiegati da Tyler Larsonper ritagliarsi un suo spazio nel contesto del sistema, ma anche di gerarchie interne: l’evoluzione della stagione ha promosso sul campo Aleksa Avramovic come guardia titolare e allo stesso modo ha promosso Matteo Tambone come affidabile alter ego di Larson in regia. In pratica, il terzo e il quarto esterno nella rotazione a quattro per due posti sul perimetro hanno dimostrato con i fatti di poter scalare di una posizione. Quindi al posto di Wells si scandaglia il mercato per un giocatore dalla panchina che possa allungare le rotazioni dietro Avramovic e Okoye: più una guardia-ala che una guardia-play, in grado di garantire una ventina di minuti di sostanza e pericolosità balistica. La preferenza sarebbe per un giocatore europeo, meglio ancora se cittadino UE - dunque senza visto - con la possibilità di anticipare i tempi di tesseramento e inserirlo in extremis già per la sfida di domenica contro Reggio Emilia. Ma si tratta di un comparto poverissimo di piste praticabili, con la stragrande maggioranza di elementi non liberabili dai club che ne detengono i diritti contrattuali fino al termine della stagione (l’unico free agent, il tiratore anglo-australiano Chris Goulding, non brillò nel 2015/16 a Torino). Altrimenti si valuteranno statunitensi con esperienza europea, meglio ancora se italiana, tra i free agent della G-League, lega di sviluppo della NBA, e i campionati finiti o in fase conclusiva (già... saccheggiata l’Australia, qualcosa potrebbe uscire da Corea del Sud e Libano, mentre l’ex pistoiese Preston Knowles- che comunque non convinceva del tutto - ha firmato in Francia). Se non si riuscirà a compiere un’operazione lampo con un cestista europeo, le tempistiche del rilascio del visto faranno slittare l’arrivo del rinforzo per la gara del 22 aprile sul campo della Virtus Bologna. Giuseppe Sciascia
  6. Rosario Rasizza è pronto a raddoppiare il suo impegno a sostegno della Pallacanestro Varese. L'a.d. di Openjobmetis annuncia un ingresso diretto nella società di piazza Monte Grappa, lanciando il progetto Orgoglio Varese che vuole raccogliere un pool di sponsor per alzare l'asticella delle ambizioni. E lo stesso imprenditore varesino a confermare la doppia veste di main sponsor e catalizzatore di nuove risorse. «Quest'anno non ci sarà melina sul rinnovo della sponsorizzazione: incontrerò Claudio Coldebella per i dettagli ma siamo ragionevolmente tranquilli di proseguire a fianco della Pallacanestro Varese. E non ci saremo solo noi: c'è un gruppo di imprenditori desiderosi di condividere questa avventura. La nuova struttura, che si chiamerà Orgoglio Varese, darà un contribuito al club con un progetto almeno triennale: è giunto il momento di essere più ambiziosi, ci sono aziende della zona che hanno capito quanto sia importante per la città avere una squadra di vertice». L'iniziativa prevede dunque l'ingresso diretto nel capitale azionario del club? «Il progetto è a 360 gradi e comprende anche l'acquisto di quote della Spa affiancando il consorzio. Chi fosse interessato non esiti a contattarmi, l'idea è costruire un gruppo di imprenditori locali che ci permetta di lottare per vincere lo scudetto. Varese non dista molto da Milano sul piano geografico, l'obiettivo è riuscire a ridurre la distanza anche sul piano delle ambizioni cestistiche». Come giudica la stagione attuale? Spera ancora nei playoff? «Mi diverto ma ho ancora molta fame, non voglio essere lo sponsor di una squadra che si salva. L'ho detto anche ad Attui o Caja dopo la partita di sabato scorso: dobbiamo continuare a credere nei playoff e inseguire sino in fondo questo obiettivo. Di sicuro la squadra non aveva sulla carta le qualità tecniche delle prime 4-5 avversarie, però il carisma del coach, il carattere del gruppo e la voglia di emergere hanno fatto la differenza». Il progetto futuro ripartirà da Attilio Caja, allenatore che lei stima tantissimo. «A suo tempo non avevamo capito le decisioni del precedente CdA, che una volta raggiunta la salvezza nel 2014/15 non aveva confermato il coach. Ma come sponsor non entriamo mai nelle decisioni del consiglio. Ora, però, esprimendo la presidenza con la figura di Marco Vittorelli, e avvalendoci di un grande esperto come Toto Bulgheroni, è stata presa una decisione della quale siamo pienamente soddisfatti». Come valuta l'impatto di Claudio Coldebella nella gestione dirigenziale? «E' una persona con molta voglia di fare e tanta determinazione. Non mi esprimo sulle scelte tecniche, ma come direttore generale ha un incarico molto più ampio. Rispetto alla sua ottima carriera da giocatore, ritengo che debba ancora raggiungere la piena maturità in quel ruolo, continuando a lavorare sulla strada intrapresa. Però è una figura competente che si sta impegnando tanto; ci sentiamo spesso e chiacchieriamo molto, mi chiede consigli sugli aspetti imprenditoriali della gestione dell'azienda Pallacanestro Varese che mi sento di potergli dare». Per il progetto "Orgoglio Varese" quanto è importante poter contare sul PaIA2A reso più accogliente tra Led Cube e divanetti a bordo campo? «Per un' azienda della zona poter utilizzare il tempio della grande Ignis è una grande opportunità e una bella emozione da poter offrire ai propri clienti. La filosofia è quella dello Juventus Stadium: dobbiamo e migliorare ancora, ma ora il PaIA2A è accogliente ed elegante e ci aiuterà come richiamo per nuovi Sponsor. Faccio infine un appello al sindaco Galimberti e al neogovernatore della Lombardia, Attilio Fontana, grande tifoso biancorosso: per Varese e la provincia il basket rappresenta la storia, confido nell'attenzione delle istituzioni nei confronti della massima eccellenza sportiva affinché aiuti la città in termini di visibilità e accoglienza turistica». Giuseppe Sciascia
  7. Cinque vittorie in 6 giornate, tra cui 4 scontri diretti, per coronare un sogno playoff alimentato a forza di imprese compiute nella corsa a perdifiato guardandosi le spalle per mettersi al sicuro. L’Openjobmetis ormai certa del posto in serie A per il 2018-19 può celebrare la salvezza più veloce degli ultimi 4 anni: la pratica archiviata a livello aritmetico dopo 24 turni significa aver fatto meglio del Caja I (2014-15, festa alla giornata 27), del Caja II (2016-17, analogamente giornata 26) e dell’era Moretti I (2015-16, giornata 26). Dalla ripresa odierna con la doppia seduta di allenamento per riattivarsi dopo 3 giorni di vacanza si alza l’asticella, pur con un margine di errore limitato vista la necessità di rimontare 2 punti e 3 posizioni in classifica in una bagarre che coinvolge 8 squadre per 4 posti. Sulla carta il calendario può aiutare Varese, che ha già esaurito le sfide contro le 4 grandi Milano, Venezia, Brescia e Avellino. Il percorso delle ultime 6 gare partirà domenica da Capo d’Orlando, snodo cruciale per alimentare l’attuale serie positiva a preludio di due scontri diretti decisivi. Il 15 aprile la squadra di Caja riceverà al PalA2A la Grissin Bon Reggio Emilia, che dopo l’eliminazione dall’Eurocup insegue a sua volta la rimonta playoff contando anche su due recuperi casalinghi (uno dei quali in programma stasera). Partita da vincere con un occhio rivolto anche alla differenza canestri (all’andata -10 al PalaBigi) per presentarsi col vento in poppa il 22 aprile al PalaDozza sul campo della Virtus Bologna, all’andata corsara con beffa a Masnago (+5 all’overtime). Poi il doppio impegno casalingo contro una Brindisi ormai salva (29 aprile) e lo scontro diretto del 5 maggio con Cremona (si parte dal -8 dell’andata) prima della chiusura di mercoledì 9 maggio a Torino (-3 al Pala2A). In pratica la rimonta playoff passa dalle vendette rispetto alle cinque sconfitte consecutive di fine girone d’andata, e dalla necessità di guadagnare un quadro favorevole negli scontri diretti oltre a quello attuale che prevede un 2-0 su Cantù e un 1-1 svantaggioso con Sassari (meno 17 nel doppio confronto). Anche se la quota 32 punti raggiungibile con 5 vittorie - lasciando dunque un margine di errore su uno dei due scontri diretti esterni - potrebbe bastare senza bisogno di classifiche avulse e differenze canestri. Presto per studiare tabelle di marcia parametrate agli avversari visto l’alto numero di scontri diretti ancora da disputare negli ultimi 6 turni. Però il “giochino” della stima dei calendari sommando i punti delle avversarie da incontrare indica che il cammino di Varese è sulla carta il più favorevole (120 punti contro i 122 di Cantù e i 138 di Bologna: Trento ne ha 140, Sassari 154, Cremona 158 e Torino 164). Se la squadra di Caja avrà ancora benzina fisica e psicologica da gettare in campo dopo le 7 vittorie nelle prime 9 giornate del girone di ritorno, la rimonta playoff è difficile ma non impossibile... Giuseppe Sciascia
  8. L'Openjobmetis si gode la stella nascente Stan Okoye, auspicando che le prodezze del suo leader conclamato non attirino attenzioni eccessive sul primo giocatore da cui ripartire dopo la conferma di Attilio Caja. La stellare prestazione contro Avellino (26 punti con 9/12 al tiro di cui 6/8 da 3 e 36 di valutazione) è valsa all'atleta del 1991 la palma di MVP assoluto della giornata numero 22; ma che l'atleta cresciuto a Virginia Military Institute sia l'elemento di maggior spicco del collettivo biancorosso balza all'occhio attraverso le classifiche di rendimento della serie A. Oggi la 26enne ala di passaporto nigeriano è presente tra i primi 10 in tre voci statistiche fondamentali: è il decimo marcatore della serie A (15.3 punti di media) e il quinto rimbalzista (8.0), ma soprattutto il quarto nella percentuale da 3 punti (42,1% su 5,5 tentativi a partita). Altrettanto evidente che sia proprio Okoye il giocatore sul quale la società di piazza Monte Grappa vuole provare a basare la continuità del roster, da aggiungere a quella dell' area tecnica Attilio Caja-Claudio Coldebella (il contratto del g.m. prevede escape a favore di entrambi al termine del 2017-18, ma la società non sembra avere alcuna intenzione di esercitare la sua facoltà). E proprio sull'ottimo rapporto tra il tecnico pavese e l'atleta statunitense si punterà per convincerlo a far parte della Varese 2018-19. È stato proprio "Artiglio" a voler fortemente puntare su Okoye, primo giocatore ingaggiato nella campagna acquisti della scorsa estate scommettendo sui due anni di maturazione in A2 e sulla voglia di emergere attraverso il lavoro del giocatore del 1991. Bravo dunque Okoye a cavalcare l'opportunità offerta da Varese, rinunciando al più lucroso rinnovo contrattuale proposto da Udine in A2 ed accettando un salario inferiore del 30% pur di giocarsi nuovamente la carta della serie A. Ma le ultime prodezze non rischiano di attirare attenzioni di club più munifici rispetto a Varese su un giocatore che con le attuali statistiche potrebbe far gola a realtà di livello più elevato? Intanto il passaporto nigeriano di Stan - che gli permette di giocare in quota europei con lo status di Cotonou player sarà meno pregiato nella prossima estate, viste le nuove regole di eleggibilità senza più vincoli di passaporto nella scelta dei 5 o 6 stranieri. Di sicuro l'OJM farà la sua mossa nelle prossime settimane, facendo una proposta che adegui il valore salariale di Okoye al suo rendimento sul campo. L'ala nigeriana era il meno pagato dei 7 stranieri di inizio stagione (ora ha "scalato" davanti a Vene, Larson e Delas), per trattenerlo servirà un adeguato ritocco dell' ingaggio mettendo sul piatto compiti da primattore che altrove potrebbe non avere. E ricordando il primo Stan del 2014-15, al netto dei progressi nel tiro e nella personalità, l'atleta nigeriano sembra più adatto ad un ruolo di quantità con responsabilità elevate piuttosto che ad un ruolo da cambio di lusso "sparando" tutto in pochi minuti. Ossia quelle mansioni da stella che la Varese del futuro sarebbe ben lieta di riaffidargli anche per il 2018-19. Giuseppe Sciascia
  9. Il ritorno del capitano

    Giancarlo Ferrero non vede l’ora di tornare in campo dopo lo stop forzato a causa dell’infortunio alla caviglia destra riportato durante la pausa per Coppa Italia e Nazionali. Il capitano biancorosso vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo le assenze contro Pistoia e Trento. «Stare fuori è stato bruttissimo, ma finalmente è finita: la settimana scorsa avevo fatto qualcosina ma la caviglia era ancora un po’ gonfia e per Trento non ero arruolabile. Ora la penitenza si è conclusa: sto riuscendo ad allenarmi con gli altri e sarò pronto per domenica. Tengo a ringraziare i dottori, i fisioterapisti e il preparatore Marco Armenise per l’aiuto e la disponibilità che mi hanno dimostrato in questo periodo». La sua assenza è risultata fatale nelle ultime due trasferte. «Ma alla fine erano due partite difficili contro squadre che in casa danno il meglio; Pistoia è un ambiente caldissimo mentre Trento è in ottima forma come dimostrano le 4 vittorie consecutive. Mi sarebbe piaciuto dare un contributo, non è stato possibile ma non sono comunque state partite negative, anzi in diversi sprazzi ci siamo espressi a buon livello e siamo sempre stati attaccati». Domenica torna Ferrero, ma soprattutto torna il fattore campo del PalA2A a ben 5 settimane dal trionfo contro Brescia: quanto è mancata la spinta dei tifosi? «Il PalA2A ci è mancato tantissimo e non vediamo l’ora di ritrovare la sua atmosfera. Quando il palazzo è caldo e pieno ci divertiamo noi in campo e si diverte la gente in tribuna; cinque settimane di digiuno state lunghe, io poi avrò ancora più adrenalina con la voglia di rientrare. Si è creato un clima positivo con la squadra che gasa il pubblico e viceversa; la “Ola” che ho visto contro Brescia mi è rimasta impressa, l’avevo vista solo una volta in tre anni a Varese e mi dà ancora grande carica». Varese lavora da lunedì per preparare l’impegno, la Sidigas ha giocato ieri a Minsk una dura battaglia in FIBA Cup: può essere un vantaggio? «Concentriamoci su noi stessi pensando a giocare con il coltello tra i denti: se scendiamo in campo con la giusta fame ed aggressività sia in attacco che in difesa possiamo dire la nostra contro chiunque. Pensare ad una Avellino stanca per la coppa sarebbe presuntuoso; dedichiamoci alla necessità di mettere in campo le nostre energie. Vincere in casa dà una goduria particolare e ci darebbe energia per le ultime 8 partite; di certo non siamo appagati perché non c’è motivo per esserlo, il campionato è aperto in tutte le direzioni e vogliamo dare il massimo fino alla fine». Intanto la conferma di Attilio Caja è stato un segnale evidente che l’identità attuale basata su intensità ed aggressività resterà tale anche nelle prossime due stagioni. «Il messaggio è stato chiaro: ogni società attraversa periodi storici diversi, il marchio di fabbrica attuale della Pallacanestro Varese è basato su energia e voglia di lottare. Qui quando dai tutto sul campo la gente ti applaude anche se non vinci; personalmente sento mio questo tipo di identità, la risposta del pubblico e l’attaccamento che ha mostrato nei confronti della squadra indica che i tifosi hanno capito la situazione ed apprezzano il nostro stile di gioco». Giuseppe Sciascia
  10. Stan Okoye suona la carica in vista del ritorno al PalA2A contro Avellino per voltare pagina dopo l'esito negativo delle ultime due trasferte. L'attuale MVP della stagione torna sulla sconfitta di sabato a Trento individuando nel "fuorigiri" offensivo del secondo quarto la causa prima del risultato: «Difficile vincere fuori casa quando le percentuali di tiro non ti aiutano. Noi ci siamo espressi bene per 30 minuti - aggiunge -, ma quel secondo quarto senza segnare da 2 punti è stato fatale: Trento ha sfruttato bene i nostri errori punendoli con triple difficili in transizione. Poi abbiamo provato a reagire, ma la loro esperienza ci ha impedito di recuperare tutto il divario accumulato anche se abbiamo vinto il terzo quarto e pareggiato il quarto». Finalmente domenica si torna al PalA2A: cinque settimane dopo aver travolto Brescia vi aspetta un'altra sfida contro una big come Avellino... «I tifosi ci hanno sempre dato grande energia con la loro carica - spiega - in casa abbiamo ottenuto vittorie importanti e giocato partite di grande valore. Non giochiamo davanti a loro da troppo tempo e non vediamo l'ora di ritrovare la loro spinta, confidando che ci seguiranno numerosi e calorosi come sempre. Impariamo dagli errori commessi sabato e prepariamoci al meglio per la sfida contro Avellino». Anche al PalaTrento però Varese non si è data per vinta ed ha lottato per 40 minuti, il carattere è il punto di forza del gruppo? «Si tratta della nostra qualità principale: anche sotto di 16 punti non abbiamo mollato - aggiunge - siamo tornati a fare le nostre cose e siamo riusciti a riaorire la partita. In trasferta ci è capitato spesso di accusare momenti di difficoltà, ma la storia di questa squadra dimostra che non siamo mai disposti ad arrenderci e combattiamo fino all'ultimo. Il concetto di fondo resta basato sulla capacità di imporre il più possibile la nostra identità». Quanto ha pesato la pausa per la Coppa Italia nelle ultime due sconfitte? «Il nostro sistema è rodato, lo portiamo avanti fin dal precampionato cercando di farlo fruttare contro qualsiasi avversario. Non siamo appagati per le 4 vittorie ottenute prima della Coppa Italia: anche a Pistoia e Trento abbiamo avuto sprazzi nei quali il nostro basket ha funzionato bene. Però dobbiamo essere più lucidi: ogni volta che siamo indisciplinati gli avversari ci puniscono. La realtà è che le tre settimane di stop hanno frenato il flusso positivo che stavamo attraversando; riposare a volte fa bene ma per noi è stato negativo. Dobbiamo tornare a fare meglio e più a lungo le nostre cose per chiudere subito la striscia negativa». Le ultime prove balistiche a Pistoia e Trento l'hanno portata a sfiorare il 40% da 3 su oltre 5 tentativi a partita: cosa è cambiato rispetto a 3 anni fa quando chiuse con 4/12 nell'intera stagione? «Ho sempre creduto nelle mie qualità dal perimetro, ma quest'anno sicuramente ho guadagnato molta fiducia in questa soluzione che nel mio primo anno a Varese sceglievo con molta meno frequenza. Lavoro molto in allenamento sul mio tiro; in partita le soluzioni sono le stesse che prendo durante la settimana, la squadra mi cerca spesso e io provo a ripagare questa fiducia». Giuseppe Sciascia
  11. Tre certezze italiane, due (auspicabili) certezze straniere, e 10 partite per riflettere sulle altre posizioni della Varese che verrà. Ultimo terzo di stagione 2017-18 utile anche per calibrare le scelte future nell'ottica della continuità fortemente voluta dalla "troika" Tota Bulgheroni, Claudio Coldebella e Attilio Caja. Regole e contratti alla mano, le posizioni più solide sono quelle dei tre italiani Giancarlo Ferrero, Matteo Tambone e Nicola Natali. Il capitano ha ulteriormente ribadito il suo valore da "mezzo titolare" (8,5 punti col 37% da 3 in 22,7 minuti) e la sua etica del lavoro ne fa un perfetto "leader by example". Il play romano, in forte ascesa per personalità e rendimento negli ultimi due mesi, è sin d'ora una scommessa vinta (5,1 punti e 1,6 assist in 16,2 minuti), mentre l'ala toscana dà garanzie in termini di affidabilità nel lavoro quotidiano. Sul fronte estero invece sono Stan Okoye e Tyler Cain i due elementi in cima alla lista dei rinnovi da discutere: l'ala nigeriana è stato finora l'MVP stagionale non solo nel rapporto aspettative-rendimento (14,6 punti e 8,2 rimbalzi col 38% da 3), la nuova regola senza più vincoli di passaporto sugli stranieri rende meno appetibile il suo status da Cotonou anche se per trattenerlo sarà necessario un adeguamento salariale (quest' anno era il meno pagato dei 7 stranieri). L'apporto del pivot del Minnesota va oltre statistiche comunque sostanziose (8,6 punti più 9,1 rimbalzi, 1,2 assist e 0.7 stoppate col 66% da 2) trattandosi del leader del sistema difensivo biancorosso e spesso e volentieri il regista occulto dell'attacco. E gli altri elementi del roster attuale? Qualsiasi scelta ulteriore passa dalle strategie di costruzione del roster tra 5+5 e 6+6: per adottare la prima formula che permette l'accesso al premio italiani non si potrà prescindere dall'aggiunta di un lungo "nostrano", nel secondo basterebbe un'altra scommessa italiana dalla panchina ma con l'aggravio di 40mila euro di luxury tax per il sesto straniero. Sulla base dello zoccolo duro di cui sopra e al netto della necessità di esplorare con attenzione lo spessore degli ultimi arrivati Vene e Delas, l'ideale sarebbe aggiungere qualità e soprattutto continuità sul perimetro. Cosa che finora nessuno tra Wells, Avramovic e Larson - tutti e tre con escape a fine stagione - ha saputo garantire. Eccessivo lo spread tra i 4-5 picchi di valore e le (troppe) prove in- colori per l'ex Giessen, mentre per guadagnarsi i galloni da titolale nello spot di guardia il mancino serbo dovrà stabilizzare il rendimento tra casa e trasferta (12,1 punti col 33% da 3 al PalA2A; 6.9 col 16% dall'arco in trasferta). E l'esterno prelevato da Liegi dovrà dimostrale il suo valore anche al cambio di un campionato più fisico come quello italiano (3.6 assist ma 6.4 punti col 28% da 2 contro i 18.1 col 55% del Belgio). Molto dipenderà però dalle risorse a disposizione: la Varese 2018-19 potrà permettersi uno o due investimenti da 150mila dollari in su per andare all'assalto del Tyrus McGee di turno, tanto per citare il nome di una guardia dal fatturato offensivo garantito? Giuseppe Sciascia
  12. Il collegio permanente di arbitrato e conciliazione della Lega Basket, al quale si era rivolto l’ex coach biancorosso per far valere il terzo anno di contratto stipulato nel 2015, ha respinto l’istanza del tecnico di Arezzo, che aveva richiesto l’intero stipendio della stagione 2017-18 (100mila euro netti più contribuiti, il costo-azienda complessivo si aggirava attorno ai 180mila lordi). La richiesta di Moretti era basata su un ritardo nel versamento della clausola rescissoria da 25mila euro prevista nell’accordo che prevedeva due stagioni garantite con opzione sulla terza con facoltà di recesso a pagamento per entrambe le parti. La questione verteva principalmente sulle righe piccole del contratto: attraverso la tesi difensiva affidata agli avvocati Enrico Cassì e Gian Paolo Valcavi, Varese ha sostenuto la chiara volontà di esercitare la escape, comunicata formalmente entro 15 giorni dal termine del campionato 2016-17. E giustificando il pagamento oltre il termine fissato per il 10 luglio a causa della mancata comunicazione dell’importo preciso (comprensivo anche dell’ultimo stipendio della stagione passata) dopo una contestazione sul netto della mensilità di maggio. L’istanza di Moretti faceva invece leva proprio sui 12 giorni di ritardo con i quali la società di piazza Monte Grappa lo ha liquidato; nella tesi sostenuta dai legali del coach di Arezzo il pagamento fuori termine avrebbe reso nulla la clausola rescissoria. Da qui la richiesta del reintegro nel ruolo di capo allenatore secondo quanto previsto dal contratto, e nel momento in cui Varese rigettò ovviamente la sua richiesta lo scorso autunno, il conseguente ricorso all’arbitrato previsto dalla legislazione sportiva a fine novembre 2017. Dopo due sedute a gennaio e febbraio con l’audizione delle parti in causa, i tre arbitri (la Pall.Varese aveva nominato l’avvocato Mattia Grassani) hanno emesso ieri il loro verdetto: risultato favorevole al club di piazza Monte Grappa. Dunque il caso è chiuso, senza possibilità di ulteriori appelli non previsti dall’arbitrato sportivo: la società biancorossa ha rispettato i termini pattuiti dal contratto con Moretti, al quale nulla è più dovuto, esaurendo il rapporto con il versamento effettuato il 22 luglio 2017. Un bel sospiro di sollievo per la dirigenza varesina: se da un lato le pretese dell’ex coach biancorosso parevano basate su motivazioni apparentemente labili, dall’altro aver definitivamente scongiurato il rischio - sia pur limitato - di far gravare 180mila euro extra sul bilancio della stagione corrente è una notizia indiscutibilmente positiva. La bocciatura dell’istanza di Moretti fa seguito a quella di due anni fa presentata dall’ex d.s. biancorosso Simone Giofrè, che si rivolse ad un giudice del lavoro - seguendo dunque un iter civilistico anziché sportivo - per far valere l’ultima annualità del contratto triennale stipulato nel 2013: anche in quel caso la richiesta fu rigettata. Giuseppe Sciascia
  13. Mario Delas è pronto a fare la sua parte per cavalcare il momento magico dell'Openjobmetis. Il centro croato che ha preso il posto di Norvel Pelle nelle rotazioni di Attilio Caja, racconta così le sensazioni della sua prima settimana a Varese e le ragioni che lo hanno spinto a cambiare casacca durante la pausa per la Coppa Italia e le Nazionali. «Sapevo di venire in una società ottimamente organizzata e dalle grandi tradizioni - attacca - non ci ho pensato un attimo quando il mio agente mi ha esposto la possibilità di approdare a Varese: Capo d'Orlando ha dato il via libera e ho accettato al volo. Quando sono arrivato ho toccato con mano lo spessore di questo club: la prima settimana è stata utile per fare conoscenza con i compagni o lo staff tecnico. La squadra sta attraversando un ottimo momento, spero di poter entrare in fretta nel sistema e contribuire ad alimentare il momento positivo» Rispetto a Pelle ha caratteristiche opposte, ma essendo giocatore di sistema inserirsi in una squadra che vive di organizzazione potrebbe essere relativamente facile? «Sulla carta è cosi, poi non sempre il basket è una scienza esatta, ma farò del mio meglio per rendere le cose semplici. Apprezzo lavorare in squadre che giocano un basket organizzato e di sistema, credo di potermi adattare in fretta alle esigenze del coach: non ci sono state richieste specifiche da parte di Attilio Caja, conosco già quel che gli serve nel mio ruolo, l'unica richiesta è stata quella di integrarmi in fretta». Cosa è cambiato nel passare dal ritmo di allenamento di una squadra che giocava campionato e coppa come Capo d'Orlando a quello di Varese senza impegni infrasettimanali? «La prima settimana di lavoro è stata abbastanza diversa da quelle della parte precedente della stagione: giocando due volte a settimana visto l'impegno in Champions League che ci costringeva a viaggiare molto anche per ragioni logistiche era da settembre che non svolgevo una settimana di allenamenti completi. Il ritmo è stato molto intenso, magari servirà un minimo di tempo per adeguarmi ma arriverà anche quello». Cosa è cambiato invece nel passare da uno spogliatoio dove l'ultima vittoria risaliva al 17 dicembre a quello di una Varese che non perde dal 14 gennaio? «Ecco, così se poi non vinciamo la colpa sarà mia (in italiano, ndr)... Scherzi a parte, gli ultimi due mesi sono stati molto duri per tutto l'ambiente a causa della mancanza di vittorie; qui il clima è molto diverso ma da domenica vediamo cosa riusciremo a fare, siamo desiderosi di far vedere il nostro valore con l'auspicio di partire subito con un risultato positivo a Pistoia». Che obiettivi si prefigge e cosa le ha raccontato di Varese Gianmarco Pozzecco suo ex tecnico? «Gli obiettivi sono quelli della squadra, ma li focalizzeremo una partita alla volta: oggi penso solo alla trasferta di domenica, vedremo dove riusciremo ad arrivare a fine stagione. Il Poz? E stato molto positivo nei confronti di Varese, ma ha esordito dicendomi che per essere al suo livello nel passaggio tra Capo d'Orlando e Varese avrei prima dovuto segnare 30 punti a partita per poterne parlare. Come sempre scherzava...». Giuseppe Sciascia
  14. Claudio Coldebella esprime soddisfazione per il rendimento complessivo di una Openjobmetis capace di tener fede alle premesse estive di squadra capace di farsi amare dai tifosi con il suo atteggiamento da battaglia. «Nel girone di andata, tra sconfitte nei finali punto a punto e all’overtime, abbiamo purtroppo raccolto meno di quel che eravamo riusciti a produrre; le 4 vittorie consecutive di inizio ritorno sono state espressione di un potenziale veramente importante. Stiamo tenendo fede alle basi poste in estate costruendo squadra con un’anima e dei valori; la pasta delle persone è stata fondamentale per la scelta dei giocatori, siamo sempre scesi in campo con una serietà ed un attaccamento che non è facile trovare». Cinque sconfitte in fila e poi 4 vittorie consecutive: c’è stato un momento di preoccupazione durante la serie nera? «Un po’ di preoccupazione c’era per l’umore di una squadra che si è sempre battuta al massimo ma non raccoglieva punti in classifica. Invece la loro forza è stata quella di basarsi sul lavoro quotidiano; abbiamo raccolto frutti grazie a questa forza nei momenti difficili, deve rimanerlo anche nell’attuale momento felice mantenendo il dna di un gruppo che lotta, e sulla base di un sistema di gioco e di una preparazione tattica ottimale cerca sempre di battersi al meglio. I tanti giovani ed esordienti che avevamo scelto si sono messi in gioco ed hanno ascoltato; a prescindere dall’età tutti meritano complimenti perché hanno lavorato per migliorarsi. Poi non è detto che un giocatore di squadra non abbia talento: intelligenza tattica e capacità di mettersi al servizio di un sistema sono doti fondamentali nel basket moderno». Durante la pausa è arrivato il primo segnale di continuità futura con la conferma biennale di Caja. «Attilio lo conosco da una vita, sono stato suo giocatore e suo assistente, merita un bravo per il lavoro compiuto. Ho la fortuna di lavorare a stretto contatto con lui e con un maestro come Toto Bulgheroni; formiamo un trio affiatato che si confronta e lavora insieme. La sua conferma biennale è un segnale importante di continuità che vogliamo estendere all’impronta tecnica ed ai giocatori di quest’anno. Importantissimo è anche l’aspetto del settore giovanile, anche nell’ottica delle nuove regole: per vedere frutti serve pazienza, ma l’aggiunta di una figura come Gianfranco Ponti all’interno del club è un segnale che si sta lavorando nel modo migliore». Quali prospettive per le 11 gare che mancano al termine del 2017-18? «La pausa non ci voleva perché avevamo preso un ottimo ritmo; dovremo essere bravi a mantenere la mentalità con cui abbiamo affrontato finora gli impegni. L’obiettivo è quello di raggiungere prima possibile la salvezza e mantenere questo imprinting basato su mentalità, lavoro e serietà che riflette molto Varese e la sua provincia. Più passa il tempo e più questo spirito permea tutte le aree del club, dalla prima squadra alle giovanili passando per tifosi, consorzio e trust». Qual è invece il suo giudizio sull’attuale situazione del club? «Vedo una società più sana rispetto a quella dove ero arrivato, cosciente delle sue possibilità, e più strutturata con investimenti importanti come il tabellone led cube, lo store per il merchandising e il nuovo court side, unite dall’obiettivo comune di aumentare le entrate future. Oggi fare sport ad alto livello è difficilissimo; tengo a ringraziare Consorzio e Trust che in un momento critico hanno compiuto ancora un grande sforzo in sede di approvazione del bilancio. Molti danno per scontata una Pallacanestro Varese in serie A, ma non è così: qui c’è una tradizione straordinaria, ma a sostenere il club sono sempre gli stessi. I presupposti sono buoni, i dati economici dicono che l’economia della città sta ripartendo, però se si vuole fare un salto di qualità c’è bisogno di nuove forze». Giuseppe Sciascia
  15. FCL Contract e Openjobmetis onorano al meglio la seconda edizione della BCC Cup e regalano una bella serata di basket ai 1.200 spettatori del PalaBorsani (4mila euro l'incasso, raddoppiato dal main sponsor e devoluto alla cooperativa "Il volo del gabbiano"). Rodaggio tutto sommato positivo per Varese alla vigilia dell'ufficialità del rinnovo del contratto con Attilio Caja: atteso per oggi l'annuncio dell'estensione fino al 2020 dell'accordo con "Artiglio", primo importante segnale di continuità in ottica futura per una squadra che con l'ultimo poker di vittorie consecutive ha fatto il pieno di entusiasmo tra i tifosi biancorossi. Senza capitan Ferrero ed Avramovic (partito per la Germania nei 14 convocati da Sasha Djordjevic per la sfida di stasera, possibile esordio con la Serbia nelle qualificazioni ai Mondiali 2019) la squadra di Attilio Caja ha disputato un "galoppo" efficace du- rante la pausa per Coppa Italia e Nazionali (stasera in campo l'Italbasket di Meo Sacchetti contro l'Olanda). Legnano ha onorato al meglio l'impegno (25-31 al 16' e 44-50 al 24') nonostante le rotazioni profonde di coach Ferrari in vista della sfida di domenica contro Trapani. Ancora da rodare l'ultimo arrivato Delas e un po' imballato il rientante Wells (0/3 in 24'), sono stati Stan Okoye (vincitore della gara da 3 punti all'intervallo battendo in finale Rei Pullazi) e Nicola Natali (inedito top scorer con 9/12 al tiro) a sorreggere Varese in una partita comunque più vera del previsto. «Obiettivi centrati in un test comunque utile per rodarci: chi è con noi da inizio stagione ha mantenuto la forma normale, chi è arrivato dopo è in ritardo ma non è certo colpa sua, sono già previsti dei lavori specifici per chi è più indietro» commenta il tecnico pavese. Bilancio finale positivo per la seconda edizione della manifestazione griffata dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate: presenze in crescita (da 1000 a 1.200 spettatori) rispetto all'edizione inaugurale del 2016, interessante anche l'esperimento delle amichevoli delle giovanili (doppia vittoria biancorossa per i 2007 di Andrea Gardini e i 2005 di Cristiano Maino contro i pari età di Legnano ed ABA) in un maxi-contenitore di più di 5 ore che coinvolgendo anche gli eventi collaterali all'intervallo ha comunque divertito il pubblico. «Siamo molto contenti per l'ottimo esito dell'evento: la partita è stata godibile e il ricavato soddisfacente, ringraziamo la BCC che ha già rinnovato il sostegno per l'anno prossimo» conferma il presidente legnanese Marco Tajana. Per l'edizione numero 3 si pensa ad anticipare l'evento a settembre per dare lustro al precampionato; oggi gli Knights torneranno in palestra per preparare il big-match di domenica contro Trapani, mentre Varese riprenderà al Campus la routine degli allenamenti attendendo il 4 marzo per il ritorno in campo contro Pistoia. Giuseppe Sciascia
  16. Legnano e Varese indossano l'abito di gala in occasione della BCC Cup. Stasera a Castellarla (palla a due alle 20.30 al PalaBorsani) le due maggiori realtà cestistiche della zona scenderanno in campo nella seconda edizione dell'amichevole ufficiale griffata dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate. Sarà prima di rutto un grande happening benefico, con il ricavato della vendita dei biglietti devoluto alla cooperativa "Il Volo del Gabbiano" che sarà raddoppiato dal main sponsor. L'evento agonistico in quanto tale sarà utile principalmente alla Openjobmetis che potrà rodare il nuovo acquisto Mario Delas durante la pausa del campionato di serie A: al ritorno in campo a Pistoia mancano ancora 11 giorni, per i biancorossi il match di stasera un test interessante per mantenere il tono agonistico durante il lungo stop per Coppa Italia e Nazionali. «La valenza principale dell'evento è legata alla beneficienza, ma sarà comunque un'occasione per tenerci in forma verificando il recupero di Wells e cercando di inserire Delas nei meccanismi» - spiega Attilio Caj a alla viglia dell'amichevole del PalaBorsani. Curiosità soprattutto nel vedere all'opera il sostituto di Norvel Pelle pur contro un'avversaria di categoria inferiore che schiera però un centro esplosivo come Mosley: «Rispetto ai nostri ritmi è un po' indietro, come era normale aspettarsi da un giocatore che quest'anno ha giocato campionato e Champions League e dunque si è allenato con carichi diversi rispetto a chi come noi disputa una sola partita a settimana - così Caja valuta le condizioni di Delas - Ma sono convinto che gli basterà poco tempo per inserirsi senza problemi nel nostro sistema». In casa biancorossa mancheranno Aleksa Avramovic, che oggi saprà se il et. della Serbia Sasha Djordjevic lo inserirà tra i 12 a referto domani in Germania, e l'infortunato Giancarlo Ferrero. Legnano sarà al gran completo, ma dovendo giocare domenica un vitale scontro diretto in chiave playoff contro Trapani, il coach Mattia Ferrari dovrà dosaie le forze e ruotare gli effettivi: «Per noi la BCC Cup è prima di tutto un grande evento vista la possibilità di mostrare ai nostri tifosi una squadra di serie A come Varese - spiega il presidente Marco Tajana - Sul piano agonistico sarà un allenamento utile nel quale giocheranno un po' tutti, ci teniamo però alla miglior riuscita possibile della serata visto lo scopo benefico dell'iniziativa». La sfida delle 20.30 sarà infatti il clou di un programma molto denso di avvenimenti che prenderà il via dalle 17 con le amichevoli delle giovanili di Legnano e Varese (coinvolte le annate 2007 e 2005). Prima del match sarà finalmente utilizzata la nuova tecnologia modello Staples Center di Los Angeles per la presentazione all'americana; poi tanto spazio agli eventi collaterali, tra la gara delle mascotte Albertino e GianGallo e il denso programma di iniziative all'intervallo. La BCC Cup vuole essere una festa per i vertici cestistici del movimento nostrano, l'obiettivo è battere i 10mila euro di raccolta benefica dell'edizione 2017 in un evento al quale sia Legnano che Varese vogliono dare continuità a lungo termine. Giuseppe Sciascia
  17. La Pallacanestro Varese è pronta a ripartire da Attilio Caja per disegnare il futuro. Prove tecniche di rinnovo del contratto tra la società di piazza Monte Grappa e il tecnico pavese, architrave del progetto squadra della stagione 2017-18 che sta tenendo fede alle aspettative iniziali votate alla salvezza tranquilla. Dialogo in corso tra le parti per estendere l'accordo in scadenza al 30 giugno: l'obiettivo sembra quello di una estensione per le prossime due stagioni, dando continuità all'ottimo feeling sviluppatosi tra "Artiglio" e l'intero ambiente biancorosso negli ultimi 14 mesi. Sarebbe un segnale forte di continuità per un club che nel passato recente ha cambiato spesso in panchina: l'ultimo coach rimasto più di 2 anni sulla panchina di Varese è stato Ruben Magnano (nel riquadro) (dal novembre 2004 al giugno 2007...), mentre nel quinquennio post-Indimenticabili solo Paolo Moretti nel 2015-16 (ed eventualmente Caja nella stagione in corso) ha iniziato e finito la stagione sulla panchina biancorossa. Dopo l'operazione salvezza del 2016-17, Caja era stato il frontman di tutte le attività estive del club, dalla campagna abbonamenti alla promessa solenne di una squadra da battaglia compiuta davanti ai tifosi in occasione del raduno del 18 agosto. E non c'è dubbio che sono state le scelte del coach, di concerto con Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni, a costruire l'Openjob-metis operaia capace di conquistare il cuore di Varese con le sue roboanti prestazioni casalinghe. Evidente che il roster 2017-18 sia figlio della cultura del lavoro tanto cara ad "Artiglio", ed altrettanto evidente il feeling tra il tecnico ed i giocatori, scelti proprio per la loro disponibilità a stare in palestra in un certo modo. Per questo il luogo comune del "Caja bravo solo in subentro" è stato cancellato dalla fortissima identità di un gruppo plasmato dal suo coach per esaltare le qualità dei singoli all'interno del sistema, nel quale però è proprio "Artiglio" il perno centrale del progetto tecnico. Il rinnovo di Caja sarebbe il primo passo in ottica futura per una Varese ancora non aritmeticamente certa della salvezza («Sarebbe un grave errore pensare di essere già salvi», parole e musica del coach proprio ieri su queste colonne) ma indirizzata comunque sulla strada giusta grazie al poker di vittorie precedenti alla pausa per Coppa Italia e Nazionali. Le prospettive future in termini economici sono tutte da verificare, ma l'aziendalismo di Caja nel far rendere al meglio le risorse tecniche ed umane disponibili è una garanzia in qualsiasi congiuntura. Significa altri due anni di vacche magre? Intanto le roboanti imprese deh'ultimo mese, accompagnate da presenze al PalA2A oltre i 4.000 spettatori, dimostrano che si può esprimere un basket divertente e vincente anche con un gruppo di "terzini". Inoltre la programmazione sulla base della continuità - della guida tecnica in primis, di conseguenza anche del gruppo con tanti giocatori già legati per il prossimo anno - è una chiave importante per provare a scalare la classifica costruendo qualcosa di duraturo anche senza investimenti roboanti... Giuseppe Sciascia
  18. Delas domani a Varese

    C'è anche il crisma dell'ufficialità per l'arrivo di Mario Delas a Varese. L'annuncio è arrivato a metà della giornata di ieri per ratificare formalmente l'approdo in maglia biancorossa del 28enne centro croato di 207 centimetri per 100 chili. L'atleta del 1990, grandissima promessa a livello giovanile (fu addirittura MVP dei Mondiali Under 19 del 2009 nei quali portò la Croazia alla medaglia di bronzo) con trascorsi in Eurolega allo Zalgiris Kaunas e al Cedevita Zagabria (per qualche mese nel 2015-16 anche con Gianmarco Pozzecco e Veljko Mrsic prima di trovare squadra al Kalev Cramo in Estonia), arriverà domani in città e sarà a disposizione di Attilio Caja da lunedì pomeriggio. Claudio Coldebella racconta così il motivo che ha portato alla scelta dell'ex capitano di Capo d'Orlando (8.3 punti e 5.0 rimbalzi in 51 partite disputate con la maglia della Betaland: «È un giocatore che avevamo già seguito nell'estate 2017, apprezzandone l'elevata conoscenza del gioco e la capacità di stare all'interno di un sistema. Mario conosce già il nostro campionato, avendo necessità di un elemento per 3 mesi e almeno 11 partite abbiamo puntato su un giocatore pronto, allenato e rodato che per tutte queste ragioni riteniamo possa fare al caso nostro. Sicuramente ha caratteristiche del tutto differenti rispetto a Pelle, ma crediamo che possa rendersi utile alla nostra causa con le sue capacità di stare in campo». Delas ha firmato un accordo fino al 30 giugno, stesso periodo del rapporto che legherà Antonio Iannuzzi a Brindisi: il centro in uscita da Torino, che Varese aveva provato ad ingaggiare al posto di Pelle salvo dover poi ripiegare per motivi burocratici ed economici, andrà in prestito all'Happy Casa (soluzione scartata da Varese, che lo voleva solo nel caso della possibilità di rilevare il contratto per il 2018-19) dove sostituirà Cady Lalanne. Infine l'assemblea della Pallacanestro Varese svolta giovedì ha ratificato formalmente la copertura delle passività per la stagione 2016-17 archiviando definitivamente il bilancio della stagione passata. Giuseppe Sciascia
  19. Manca solo l'annuncio per la firma del lungo croato Manca solo l'annuncio per la firma di Mario Delas con la Pallacanestro Varese. Superati nella serata di ieri gli ultimi ostacoli burocratici per liberare l'atleta croato da Capo d'Orlando: il giocatore del 1990 rescinderà formalmente oggi l'accordo con la Betaland e saia libero di firmare un nuovo contratto (scadenza 30 giugno 2018 ma con opzione per il 2018/19) con il club biancorosso, che potrà ingaggiarlo da free agent senza versare buyout al precedente club. Alla luce dell' impasse per 24 ore nel corso della trattativa, la società di piazza Monte Grappa ha provato a sondare nuovamente la pista Antonio Iannuzzi dopo che il centro avellinese (proprio ieri convocato nuovamente in azzurro dal et. Meo Sacchetti a causa dei problemi fisici di Crosariol) era stato messo fuori rosa dall' Auxilium Torino. La disponibilità a cedere il lungo del 1991 a titolo definitivo, e non solo in prestito, avrebbe potuto cambiare i termini della questione anche dopo la definizione del passaggio di Pelle a Torino dietro versamento di un buyout. Ma i costi dell' operazione, limitatamente all'ingaggio dell'azzurro, erano oggettivamente fuori portata per la società biancorossa. Non tanto per l'importo residuo dello stipendio della stagione 2017/18, che avrebbe comunque portato Iannuzzi ad essere il giocatore più pagato del roster biancorosso; inoltre ci sarebbe stato da considerare anche il costo supplementare per la necessità di tesserare pure uno straniero per rispettare il vincolo dei 7 contratti depositati imposti da un regolamento incredibilmente bizantino. Ma il problema vero era relativo all'entità del contratto per il 2018/19, che tra netto e lordo avrebbe comportato un costo-azienda da un quarto di milione di euro. Troppo per un club come Varese, dopo una lunga serie di risanamenti dei conti alla vigilia di mesi importanti per un riassestamento della governance della società, che al momento impedisce di assumere impegni gravosi oltre l'orizzonte temporale del 30 giugno. Il conto finale del mercato di riparazione, tra il risparmio nel cambio Hollis per Vene, il buyout ottenuto per Pelle (che supera l'entità della cifra versata per liberare Larson da Liegi) rispetto al costo zero del tesseramento di Delas e il risparmio contributivo della transazione per Waller, dovrebbe generare un risultato economico finale in sostanziale parità anche a fronte dell'addizione Larson. Evidente, dunque, che la cessione di Norvel Pelle non è avvenuta per far cassa (la contropartita economica versata dalla Fiat pesa appena più del 6 per mille del budget totale del 2017/18...); ma a fronte della richiesta del giocatore di approdare in una vetrina considerata migliore come Torino, spinto principalmente dalla sua agenzia americana che già nell'estate 2017 lo aveva offerto ai quattro angoli d'Europa, Varese non ha potuto opporsi alla volontà dell'atleta. Di conseguenza Delas, giocatore che non eccita la fantasia dei tifosi ma certamente tagliato dal sarto per entrare senza scossoni nel sistema-Caja, ha rappresentato un'occasione colta al volo in un mercato comunque poverissimo di alternative con passaporto europeo. Giuseppe Sciascia
  20. Via Pelle, c’è Delas

    Prima il derby contro la Leonessa, poi l’ultimo atto del mercato di riparazione della stagione 2017-18. La Pallacanestro Varese è pronta ad operare il terzo cambio in corsa dopo il match di domani sera: mancano ancora le firme e i dettagli burocratici che verranno formalizzati lunedì, ma a meno di clamorosi colpi di scena Norvel Pelle si trasferirà a Torino dietro versamento di un buyout, e a sostituirlo arriverà Mario Delas da Capo d’Orlando. Dopo il primo cambio tra Damian Hollis e Siim Sander Vene effettuato per necessità tecniche e il secondo tra Antabia Waller e Tyler Larson a causa di un infortunio, stavolta è stata una situazione non dipendente dalla volontà della società di piazza Monte Grappa a creare i presupposti per modificare il roster. L’offerta della Fiat – tra contratto per il prossimo anno e migliori prospettive di classifica – ha evidentemente allettato Pelle, che debutterebbe in Coppa Italia con il club piemontese ancora lanciato all’inseguimento dei playoff. A questo punto Varese ha cercato di trasformare un potenziale problema in opportunità: a livello economico c’è la contropartita del buyout, che ripagherà virtualmente il costo del suo sostituto. A livello tecnico il cambio Delas per Pelle è quanto di più antitetico possa esistere nell’attuale panorama della serie A; il 27enne lungo croato (8,3 punti e 5,0 rimbalzi in 50 partite disputate in Sicilia) è un giocatore con tecnica e visione di gioco (1,2 assist di media a Capo d’Orlando), dotato di un buon tiro frontale e di intelligenza cestistica che lo rende un “facilitatore” della manovra, ma di certo il coefficiente atletico è opposto a quello del caraibico. Varese perderà il suo miglior intimidatore a centroarea (1,1 stoppate in poco più di 16 minuti) in favore di un giocatore molto meno esplosivo ma anche meno alterno, con molti meno picchi di adrenalina pura ma anche meno sbalzi di rendimento. In un anno e mezzo a Varese Pelle ha mostrato grande potenziale espresso solo in parte, col legittimo dubbio sulla possibilità di evolversi rispetto all’attuale dimensione da specialista di lusso. Per questo potrebbe essere un affare cederlo in cambio di un buyout a 4 mesi dalla scadenza di un contratto che non sarebbe mai stato rinnovato: il giocatore ha aspettative economiche e di vetrina molto superiori già inseguite senza successo nell’estate 2017, d’altro canto però non ha dato sufficienti garanzie a Varese per poterci scommettere come centro titolare. E la soluzione Delas – giocatore di scuola europea con tecnica e conoscenza del gioco – sembra la più funzionale al gruppo attuale, sfruttando le 3 settimane di pausa per Coppa Italia e Nazionali per entrare senza traumi nel sistema Caja. Giuseppe Sciascia
  21. Norvel Pelle resta un giocatore della Pallacanestro Varese. Almeno fino a lunedì prossimo. Respinto l'assalto di Torino, che voleva prelevare immediatamente il giocatore caraibico, tesserarlo già questa mattina e schierarlo domenica a Pesaro per sopperire ai problemi fisici del centro titolare Mbakwe. Questione di necessità tecnica per Attilio Caja in vista del derby contro la capolista Leonessa Brescia, ma anche di esigenze regolamentari: avendo scelto la formula con 7 stranieri, Varese deve sempre avere depositato altrettanti contratti di giocatori non di formazione italiana, e cedendo Pelle senza tesserare un sostituto entro le 11 di oggi (operazione impossibile in meno di 24 ore) sarebbe incorsa in una sanzione di 50mila euro. Dunque tutto rinviato alla pausa per la Coppa Italia, sempre che la Fiat sia ancora interessata e non trovi alternative al lungo di Antigua e Barbuda. Se ne riparlerà eventualmente lunedì, e solo alle condizioni di Varese: ossia un buyout, al momento né discusso né quantificato, perché i rapporti tra le parti li sta tenendo soltanto l'agenzia che rappresenta Pelle. E l'ipotesi di uno scambio tra il caraibico ed Antonio Iannuzzi? Soluzione tanto allettante quanto improponibile, per diversi motivi. Il primo riguarda il sì dell' atleta: Torino ha ventilato l'ipotesi di una contropartita tecnica senza consultare giocatore ed agente, che gradirebbero invece una diversa soluzione con possibilità di un ruolo da titolare (Cremona?). Il secondo è relativo alle differenza dei passaporti, dell'importo e della durata dei due contratti: Iannuzzi ha un salario a sei cifre (rateo mensile superiore circa del 30 per cento rispetto a Pelle) e soprattutto un accordo con stipendio a salire per il prossimo anno con opzione per il 2019-20. Inoltre, le regole FIP vietano il passaggio in corsa dallo schema 3+4+5 al 5+5: per rispettare l'obbligo dei 7 stranieri Varese dovrebbe comunque ingaggiare un altro giocatore non formato in Italia (con relative spese per tesseramento e stipendio). Anche riuscendo a convincere il giocatore attraverso i buoni uffici di Attilio Caja, che lo ebbe con la Nazionale Sperimentale nel 2014-15, l'operazione avrebbe un senso in chiave futura solo nell'ipotesi in cui il club di piazza Monte Grappa fosse in grado di rilevare interamente il suo (oneroso) contratto pluriennale. L'ipotesi di un prestito fino al 30 giugno - se come sembra Torino non è intenzionata a rinunciare a Iannuzzi in chiave futura -non porterebbe alcun vantaggio oltre all'aggravio di costi legato alla necessità "burocratica" del settimo straniero. Pertanto Varese, che non ha fretta né desiderio di cedere Pelle, resta alla finestra in attesa di sviluppi. Il lungo caraibico si è regolarmente allenato con la truppa di Attilio Caja nella doppia seduta di ieri in preparazione della sfida di domenica contro Brescia. Se poi il derby contro la Leonessa sarà la sua ultima partita in maglia biancorossa, dipenderà dalla capacità dell'Auxilium di convincere Varese che la partenza di Pelle (e la relativa sostituzione con Mario Delas, nel riquadro) può essere un affare anziché un problema. Giuseppe Sciascia
  22. Dalle stalle alle stelle nel giro di 3 settimane, con due "Cata Su" consecutivi a spese di Milano e Cantù intonati a 7 giorni di distanza l'uno dall'altro. La colonna sonora della Pallacanestro Varese dopo le prime tre giornate del girone di ritorno è ovviamente Momenti di Gloria: le vittorie contro i campioni in carica di Venezia e le due rivali più tradizionali hanno riacceso emozioni sopite da (troppo) tempo in città. Non è trascorso neppure un mese dalla burrascosa notte dopo la sconfitta di Cremona ai festeggiamenti di lunedì notte alla Schiranna al ritorno vittorioso da Desio della truppa di Attilio Caja. Merito di quel campo che dall'undicesima alla quindicesima di andata ha ripetutamente dato torto a Varese anche quando avrebbe meritato miglior fortuna - vedi le sconfitte beffa contro Bologna e Torino - ma che nelle ultime 3 settimane ha dato ragione a società e staff tecnico su tutte, ma proprio tutte, le strategie di costruzione della squadra e del mercato di riparazione. I cattivi risultati e il caso-Hollis avevano messo in dubbio molte scelte estive, partendo da quella di Wells; alla prova dei fatti però, il sistema Caja ha ribadito tutta la sua efficacia, sia nell'utilizzo della cultura del lavoro quotidiano come punto di riferimento a prescindere dai risultati, che nell'impostazione di una solida organizzazione corale in grado di esaltare le qualità di giocatori scelti da Artiglio perchè adatti al suo modo di lavorare in palestra. Merito anche della società nel non farsi prendere dagli isterismi e forzare i tempi del mercato anche quando la classifica iniziava a diventare preoccupante e nel tempismo nel cogliere l'occasione Vene per rimpiazzare un Hollis ormai corpo estraneo. Come nell'attesa del profilo ad hoc per sostituire Antabia Waller. Sul valore assoluto di Tyler Larson c'è ancora un punto interrogativo; di sicuro però la lunga attesa del nuovo esterno è servita a Tambone ed Avramovic, cresciuti in fretta grazie alle maggiori responsabilità (il romano è passato dai 3,6 punti e 1,1 assist col 10% da 3 delle prime 11 gare ai 7,1 punti e 2,5 assist col 46% da 3 delle ultime 7; il serbo da 7,2 punti col 13% da 3 a 10,1 col 38%). E un Tambone più maturo, con qualche sprazzo di Larson, ha letteralmente rigenerato un Cameron Wells finalmente all' altezza delle aspettative sul piano del rendimento tecnico e della personalità nello spot di guardia. Questa Varese trasformata da zucca in carrozza non certo con la bacchetta magica ma con tanto lavoro e alcuni aggiustamenti, può sognare in grande? Attilio Caja fa giustamente il pompiere e ribadisce la necessità di cogliere il più in fretta possibile le 3 vittorie necessarie per tagliare la fatidica quota 20 punti necessaria per la salvezza. Però l'entusiasmo generato dall'ultimo tris di imprese va capitalizzato fuori dal campo: prima di tutto sotto forma di presenze al PalA2A, tornate stabilmente oltre quota 4000 spettatori di media dopo l'iniziale approccio incerto del pubblico (nei primi due mesi le presenze erano inferiori di 300 unità rispetto al 2016-17) nei confronti dell'indole operaia della squadra di Caja. Ma l'empatia della città nei confronti della squadra dovrà servire da volano anche per il reperimento delle risorse future: i segnali di interesse per un quinto rinnovo del main sponsor Openjobmetis sono un primo effetto significativo prodotto dai risultati del campo, mentre non è legata alle recenti vittorie l'attenzione mostrata da Gianfranco Ponti per la gestione extra-sportiva del club, oltre ai progetti per un settore giovanile di valore internazionale. Ma squadra e società sono strettamente interconnesse: più la truppa di Caja riuscirà ad alimentare l'attuale entusiasmo e ad anticipare la salvezza, prima ci si potrà concentrare sul futuro relativamente alle possibili evoluzioni dell'assetto societario e alle risorse necessarie per far funzionare la macchina biancorossa anche nel 2018-19. Giuseppe Sciascia
  23. «Voglio essere leader»

    È già innamorato di Varese Tyler Larson. In campo e fuori. Il nuovo straniero biancorosso racconta così le sue prime sensazioni: «Sono molto contento dell'opportunità che mi ha proposto Varese: nei primi 10 giorni è andato tutto per il meglio, compagni e staff tecnico sono molto disponibili nei miei confronti, l'appartamento è il migliore in cui abbia mai vissuto. Le cose sono andate molto bene anche sul campo: non potevo chiedere esordio migliore del derby contro Milano. Sapevo che giocavamo contro una squadra di Eurolega ma non conoscevo la rivalità tra i due club; hanno cercato di spiegarmela compagni e coach, poi però ho ricevuto tantissimi messaggi via social network dai tifosi che mi hanno dato la carica». Come si trova con Wells? «Per quello che ho potuto vedere io e Cameron ci completiamo a vicenda e sembriamo molto adatti a giocale insieme. Mi pare di aver capito che lui avesse molta pressione addosso pensando prima di tutto a guidare la squadra; col mio arrivo può invece concentrarsi sulla produzione di punti o sulla scelta della giocata giusta, mentre io posso aiutarlo ad organizzare il gioco». Quali sono le sue qualità come giocatore? «Ciò che conta più di tutto è far parte di una squadra vincente; non mi importa segnare 5 punti o 30, voglio essere leader, trasmettere positività e dare l'esempio sul campo ai compagni. Conta seguire «lo e Wells? Ci completiamo a vicenda e questo può aiutare lui ad alleggerire la pressione» il piano partita per arrivare al risultato tutti insieme e non le mie statistiche personali; il mio obiettivo qui è fare bene e vincere più partite possibili, sono concentrato solo su Varese». Cosa significa il tatuaggio "They Sleep" (essi dormono) che usa anche come firma sui social? «È un motto che abbiamo iniziato a usare io e il mio grande amico Pierre Jackson (compagno alla Desert Pines High School, oggi al Maccabi Tel Aviv, ndr) per dimostrare a chi non si aspetta molto da te che invece ce la puoi fare. Entrambi giochiamo da professionisti e abbiamo dimostrato di poter coronare il nostro sogno da ragazzi». Giuseppe Sciascia
  24. Adrenalina Avramovic

    Adrenalina a mille per Aleksa Avramovic dopo un derby da protagonista assoluto: se Cameron Wells è stato MVP per continuità ad alto livello della partita contro Milano, la guardia serba è stato il jolly che Attilio Caja ha pescato nella manica da calare in corsa per spaccare la partita con i suoi 18 punti in 23'. Davvero una grande emozione per l'atleta del 1994, che ha ribadito la sua empatia con i tifosi varesini. «Una grandissima serata per noi e per il pubblico: Varese non batteva Milano da quasi 5 anni, la gente ci ha dato una spinta incredibile e noi abbiamo messo in campo un'energia pazzesca. Ma sono i frutti del lavoro fantastico che avevamo svolto in allenamento nelle ultime settimane a dispetto delle sconfitte contro Virtus Bologna, Brindisi e Torino; le ultime due vittorie esaltanti ci ripagano di tante frustrazioni». Vittoria costruita sulle basi della difesa, che resta la vostra certezza principale... «Venezia e Milano sono le due migliori squadre del campionato per talento e fisicità; abbiamo dimostrato con i fatti che possiamo battere chiunque se ci prepariamo con meticolosità in allenamento e poi scendiamo in campo con l'entusiasmo e la passione che abbiamo messo sul piatto nel derby. Ci siamo meritati l'impresa con una grandissima difesa: l'EA7 veniva dai 102 punti segnati contro il Maccabi. noi li abbiamo tenuti a 72, consapevoli che era l'unico modo per provare a batterli». Insomma questa operaia Varese non è poi così scarsa come dice la classifica... «Abbiamo perso male soltanto la prima contro Venezia, nella quale l'emozione ci ha un po' frenato, e poi contro Sassari all'ottava giornata. In tutte le altre partite abbiamo giocato al massimo della nostra energia, al di là di qualche errore che ci ha impedito di raccogliere quanto avremmo meritato; i frutti della nostra crescita si sono visti nelle ultime due partite». Lunedì è tornato ad uscire dalla panchina e la sua scarica di energia è stata determinante: è il ruolo nel quale si sente più efficace? «Chi esce dalla panchina deve dare il massimo e soprattutto riuscire ad avere impatto in fretta, per dare fiato ai titolari ridando loro la carica giusta. E il mio lavoro, ho cercato di entrare subito in partita, ho messo i primi due tiri aperti e ho preso fiducia. Dopo la prima metà di stagione molto negativa al tiro ho ritrovato ritmo da fuori, credo in me stesso e ho iniziato a segnare con continuità. Il tiro da fuori è solo questione di allenamento; qui tutti si fidano di me e nonostante le percentuali negative hanno continuato a ripetermi "tira senza preoccuparti delle statistiche". A Venezia è toccato a Tambone essere protagonista, lunedì è toccato a me». Con che spirito si guarda verso la trasferta di Cantù? «Per noi ogni partita è difficile ma nessuna è persa in partenza: abbiamo battuto i campioni in carica e l'unica italiana in Eurolega, questo aumenta la nostra autostima ma non ci toglie la consapevolezza che dobbiamo affrontare qualsiasi avversaria giocando col 100 per cento dell'intensità e della concentrazione. Se riusciremo a farlo di nuovo lunedì a Desio potremo mettere in difficoltà anche Cantù». Giuseppe Sciascia
  25. Cameron Wells non si prende il centro del palcoscenico dopo la grande prestazione individuale che ha segnato il derby 176° contro Milano. La sensazione generale è che aver giocato stabilmente a fianco di un altro esterno capace di giocare il pick&roll come Larson o Tambone lo abbia sgravato delle responsabilità del regista, aiutandolo ad essere più incisivo; ma il play statunitense gira ai compagni i complimenti a raffica ricevuti dopo una gara da 23 punti, 7 rimbalzi e 5 assist. «Ho semplicemente cercato di essere aggressivo ogni volta che avevo la palla in mano; di fatto nulla di diverso rispetto al passato, ho provato ad attaccare i loro cambi difensivi e a coinvolgere i compagni. Stavolta i tiri sono entrati, ma ho fatto solo la mia parte; i complimenti vanno a tutta la squadra che ha messo in campo un'energia incredibile. Non sento di aver giocato con un atteggiamento diverso dalle e are precedenti; sicuramente il fatto di aver trovato subito ritmo con la partita mi ha aiutato a prendere fiducia e a continuare a segnare con continuità. Ora spero di riuscire a ripetermi anche in futuro». In attacco però lei è parso più aggressivo nell'attaccare i cambi sul pick&roll della difesa di Milano, spesso e volentieri si è avvicinato al ferro. «Sono situazioni sulle quali avevamo lavorato in allenamento; eravamo preparati molto bene ed abbiamo eseguito altrettanto bene il piano partita, mettendo in pratica le soluzioni studiate prima della gara. Abbiamo trovato soluzioni corali per 40 minuti, ha funzionato tutto alla perfezione per me e per i compagni». Wells Mvp e non solo per le statistiche, ma la squadra ha dato tutta insieme una grande dimostrazione di compattezza. «Abbiamo giocato e lottato tutti insieme per ottenere questo grande risultato; venivamo dalla bella impresa di Venezia che ci ha dato fiducia e sicurezza, dopo quella vittoria sapevamo che possiamo battere chiunque esprimendo la nostra pallacanestro corale. E lunedì sera si è avuta la conferma con una prestazione di squadra davvero brillante». Insomma se Varese riesce a mettere in campo il 100 per cento del suo potenziale nessuna partita è persa in partenza, giusto? «Ci credevamo prima della partita contro Milano e ci crediamo con ancor più forza visto il risultato del derby: se riesce ad imporre il suo tipo di basket, questa squadra può competere alla pari anche con realtà di vertice come Umana ed EA7. Nel girone d'andata abbiamo perso tante partite in volata; è stato duro digerire certe sconfìtte, ma credo che sia anche stato utile per crescere e prepararci ad un girone di ritorno nel quale concretizzare tutti gli sforzi, invertire il trend della stagione e mostrare tutte le nostre qualità». Dopo le imprese inaspettate contro Venezia e Milano come vi avvicinate al derby sentitissimo di lunedì prossimo altro derby contro Cantù? «Per noi non sono state vittorie inaspettate; a dispetto delle sconfitte consecutive eravamo certi di poter giocare una partita alla pari contro Venezia e di poter sfidare a viso aperto Milano. Rispettiamo ogni avversario, ma dipende tutto da noi e da alcuni fattori decisivi per la qualità delle nostre prestazioni. Ossia quanto riusciamo ad essere duri in difesa, quanto siamo uniti come squadra nella ricerca delle soluzioni in attacco e quanto siamo in grado di eseguire con lucidità i nostri giochi. Su questi aspetti lavoreremo in settimana in vista di Cantù, cercheremo di arrivare preparati allo stesso modo delle ultime due partite» Giuseppe Sciascia
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