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  1. Centomila euro annui di investimento garantito valgono il 10 per cento delle quote della Pallacanestro Varese. Questo il prezzo fissato dal club di piazza Monte Grappa - più mille euro di valore nominale per l'acquisto di ogni azione che vale 1' 1% del capitale -per gli eventuali nuovi soci interessati ad affiancare "Varese nel Cuore". Il valore è lo stesso dell' opzione concordata con Gianfranco Ponti (200mila euro annui per il 20% delle quote) al momento del suo ingresso nel CdA. I capitali freschi che i vertici del consorzio stanno cercando per aumentare le risorse garantite valgono quanto uno spazio vuoto (non primario) sulla maglia. Ma c'è una differenza sostanziale tra un rapporto di sponsorizzazione, che presuppone un ritorno di immagine e si esaurisce nel pagamento dell'importo pattuito, e un impegno diretto nel capitale societario con l'obbligo di legge di ripianare eventuali perdite. Sotto questo aspetto azzerare le passività invertendo la rotta dopo quattro anni di squilibri finanziari è la priorità per rendere attrattiva la Pallacanestro Varese nei confronti di eventuali investitori. L'opera di CdA e consorzio per coprire le perdite passate e mettere in sicurezza il presente è in costante evoluzione, confidando di risolvere la situazione senza che ne risenta l'ordinaria amministrazione. Ma come si conciliano il bilancio in rosso del 2016/17 e le ristrettezze del 2017/18 con gli investimenti sul reclutamento giovanile di Gianfranco Ponti e il tabellone led cube acquistato tramite lo sponsor Tigros? Intanto si tratta di operazioni mirate attraverso gruzzoli con destinazione specifica e non modificabile, comunque in grado di garantire vantaggi futuri al club. Ma proprio questi nuovi asset potrebbero essere attrattivi per allargare la compagine societaria, necessità assoluta per garantire sostenibilità futura all'attività del club sui livelli attuali. Serve qualcuno che rompa il ghiaccio - sia lo stesso Ponti, attivissimo in questi giorni, o altri appassionati al momento "coperti" - per dare il via ad un effetto domino in grado di aumentare di 3 o 400mila euro l'attuale apporto di "Varese nel Cuore". Che per chiudere il 2016/17 arriverà a un contributo totale superiore a 1,5 milioni di euro, oltre il doppio rispetto a quanto contabilizzato a giugno dello scorso anno solare. Ma, alla prova dei fatti, lo scartamento (anche notevole) fra le entrate presunte sulla carta e quelle reali dopo 12 mesi hanno costretto i proprietari a mettere nuovamente mano al portafogli per coprire le perdite dopo aver versato la quota iniziale prevista dal legame consortile. Troppi cambi merce contabilizzati, troppe promesse non onorate, troppa fiducia nello stimare i ricavi, troppi errori dell'area tecnica? All'atto pratico, nonostante i 4 dirigenti "bruciati" in 4 anni - in ordine cronologico Michele Lo Nero, Cecco Vescovi, Stefano Coppa e Fabrizio Fiorini -dal 2013/14 ad oggi ogni chiusura di bilancio è in modalità profondo rosso. L'ingresso di nuovi azionisti avrebbe proprio la funzione di aumentare le certezze delle entrate nel budget previsionale; in caso contrario serviranno tagli molto più pesanti rispetto al 15 per cento del budget del 2017/18 che si aggira comunque attorno ai 4 milioni. Il modello Pesaro, col 5+5 obbligato e una squadra infarcita di scommesse straniere low cost, dimostra che con circa 2,5 milioni si può allestire una serie A di sopravvivenza. Giuseppe Sciascia
  2. Luca Gregorio, una delle nuove voci del basket italiano su Eurosport, ha avuto modo di commentare diversi finali concitati in questa stagione: per fare due esempi, uno è stato il botta e risposta ad altissimo coefficiente di difficoltà tra Jerrells e Filloy in Milano-Avellino. Un altro, nostro malgrado, quello di Pesaro-Varese di domenica, all’Adriatic Arena, con l’invenzione di tabella di Dallas Moore. Luca sembra quasi abbonato ai “finali clutch”, ed insieme a lui ripercorriamo ciò che è stato Pesaro-Varese, una sconfitta a dir poco bruciante per la formazione di Attilio Caja. Dalla cabina di commento, che Openjobmetis ha visto? Direi che Varese ha giocato un primo tempo abbastanza negativo, in generale ha sbagliato l’approccio, condizionata anche dalle percentuali pessime al tiro di due giocatori come Wells e Waller. Entrambi ci hanno messo più di venti minuti a carburare. Nel secondo tempo però, specie nell’ultimo quarto, le cose sono cambiate perché il tasso tecnico di Varese è indiscutibile. Pesaro a mio parere ha vinto perché ha fatto valere la superiorità sui lunghi, per di più contro una squadra che è seconda a rimbalzo in tutto il campionato, sfruttando Mika ed Omogbo, che sono due lunghi atipici. Quella di Varese è stata una partita spezzata in due, difensivamente ha concesso molto meno nel finale ma il rischio è che se giochi solo gli ultimi minuti può non essere abbastanza. Aveva commentato Varese nella straordinaria vittoria contro Trento, poi sono giunte tre sconfitte consecutive. Se le aspettava? Varese riesce sempre a giocare grandi partite interne, infatti tutte e tre le vittorie sono arrivate a Masnago. Se vogliamo, la squadra di Caja può essere in linea con il campionato di una squadra che cerca la salvezza però in trasferta deve fare di più: le uniche due volte in cui è stata veramente in partita è successo a Milano e ad Avellino, perché a Brescia al di là del risultato finale non c’è mai stata partita. La Openjobmetis ha poca continuità da questo punto di vista, vive di fiammate, è capace di darne e di prenderne venti contro chiunque. Serve tempo per trovare equilibrio, e c’è anche da dire che il gioco di Caja è esigente, dispendioso, e richiedere intensità per quaranta minuti non è mai semplice. Però è una squadra che ha entusiasmo ed individualità importanti. Sotto l’aspetto dei singoli, dove è mancata Varese all’Adriatic Arena? Innanzitutto credo sia mancato il contributo di Pelle sotto il canestro, Hollis si è acceso solo a sprazzi, così come i due esterni. Wells ha giocato e segnato negli ultimi dieci minuti, ma come si è visto non è bastato. Ho visto invece molto bene Avramovic: su Moore in difesa ha svolto un grandissimo lavoro limitandolo per buona parte dell’ultimo periodo. Però Moore è un giocatore di qualità clamorosa e l’ha fatta vedere tutta nell’ultimo canestro. Avendo visto anche le altre squadre, come inserisce Varese all’interno della corsa alla salvezza? Varese non dovrebbe avere problemi a salvarsi, guardando il potenziale delle altre squadre: c’è da dire che questo è veramente un campionato stranissimo, è difficile stabilire chi sia la più debole. Penso che Brindisi sia la meno attrezzata al momento, però all’inizio avevo visto malissimo sia Capo d’Orlando che Cremona. Poi i siciliani hanno vinto 4 delle ultime 6 partite ed hanno anche inserito un giocatore come Maynor. Reggio Emilia è in difficoltà ma ha un roster che le permette di rialzarsi. Ripeto, Varese mi sembra una formazione completa, con atletismo e buoni ricambi per un campionato da una partita a settimana. Alberto Coriele
  3. Tre sconfitte, ok, ma due di esse collezionate più o meno all’ultimo tiro e restando sempre in partita. Tre sconfitte, ok, una pesante di 21 punti ma le altre due rispettivamente di 4 e 3 punti. Tre sconfitte, ok, ma due di queste ricche di episodi di segno negativo (il tiro di Moore, i rimbalzi offensivi lasciati per strada e due “fischi” assurdi al cospetto di Pesaro, la palla persa di Hollis e la prodezza di Rich contro Avellino) a conti fatti determinanti. Eppure i numeri delle ultime tre partite giocate dalla Openjobmetis Varese certificano un decremento nel rendimento collettivo di squadra e singoli ben più evidente di quanto detto dagli scarti finali e dall’andamento dei match sul campo. Un calo evidente Contro Avellino, Sassari e Pesaro Varese è stata una delle peggiori squadre di Serie A in tante voci statistiche. A cominciare dai punti segnati, 64,3: meglio della Openjobmetis hanno fatto tutte le altre quindici formazioni del massimo campionato. E la contrazione della produttività offensiva è evidente anche nel raffronto interno: nelle prime sei gare la formazione di Attilio Caja aveva segnato 78,5 punti di media . Andiamo oltre. Varese nelle ultime tre è stata il fanalino di coda del campionato anche nei falli subiti (14,7 contro i 17,8 delle prime sei partite), nel numero dei tiri liberi tentati (11,7: sono stati 17,7 nelle sei puntate dell’incipit) e nella percentuale del tiro da tre punti (22,7%: la somma dei match contro Venezia, Milano, Cantù, Brescia, Pistoia e Trentino aveva invece fatto segnare il 33,8% di media). Non è andata meglio nella valutazione complessiva (59,3, penultimo dato della Serie A: era stata di 82,3 a gara nelle prime sei), negli assist (9,7, penultimo dato, contro i 13,7 dell’inizio), nelle stoppate subite (3,3 a partita, anche qui da penultimi del torneo, contro le 3 dei primi due mesi) e nella percentuale del tiro da 2 punti (46,5%, 13° posto, contro il 50,8% ottenuto nei sei appuntamenti precedenti). Per la cronaca sono scese anche le stoppate date (2,7 contro 3,5) e diminuite (ma questo è un dato positivo) le palle perse (9,7 contro 12,8). Attenzione: qualcosa è cambiato anche in un aspetto del gioco che aveva visto Ferrero e compagni primeggiare (o quasi) rispetto alla concorrenza. Scriviamo dei rimbalzi. Per quanto riguarda quelli totali il fatturato degli scontri con Sidigas, Banco di Sardegna e Vuelle è stato di 37,7 carambole a gara: se è vero che il dato pone Varese al 7° posto, quindi non malaccio, è vero altrettanto che nelle prime sei i rimbalzi erano stati 40,3 a partita e che gli uomini dell’Artiglio si contendevano la prima piazza nella specifica statistica con la The Flexx Pistoia. A proposito di rimbalzi: sono diminuiti quelli difensivi (24,3 contro 27,7: Varese al 15° posto) e sono aumentati quelli offensivi concessi (13, 4° peggiore, contro i 10,3 delle prime sei) e quelli totali concessi (40, 6a peggiore, contro 34,3). Due osservazioni Un collettivo è fatto di unità: se le cifre della squadra calano è perchè lo fanno quelle dei singoli giocatori. Senza andare a spaccare il capello in quattro, basti notare i punti segnati di media: tutti gli effettivi sono peggiorati tranne Cain, Avramovic, Pelle e Okoye, con Waller nel ruolo di Calimero essendo passato dai 14 punti delle prime sei sfide ai 7 delle ultime tre. E poi le percentuali di tiro: lo stesso Waller ha tirato da 3 con il 17,6% (prima lo faceva con il 41%), e sempre da oltre l’arco Ferrero è passato dal 31,6 al 14,6% e Hollis dal 54,5% al 25%. Si potrebbe anche andare avanti, ma a)le variazioni in altre voci statistiche dei singoli non sono così eclatanti e b)il concetto ormai è chiaro. Osservazioni? Due, forse anche banali ma evidenti. La prima è che nonostante alcuni passaggi a vuoto emersi in controluce in tutte e tre le occasioni, contro Avellino, Sassari e Pesaro la difesa ha continuato a non tradire. Ed è forse questa la ragione principale per la quale due delle tre sconfitte sono maturate solo all’ultimo e, nel caso della partita giocata all’Adriatic Arena, dopo un sostanzioso recupero biancorosso (dal -17).La seconda è che se è vero che dal trittico appena andato in onda sugli schermi cestistici la Openjobmetis esce con zero punti in classifica, qualche dubbio in più rispetto al mese di ottobre e un morale non certo alto (pure dell’ambiente... E a tal proposito ci ripetiamo: obiettivo salvezza significa anche passare da strisce negative del genere), non è certo falso notare che sarebbe bastato fare un poco meglio di quanto ottenuto (ed evidenziato dalle nude e pessime cifre) per portare a casa 2 o 4 punti. E allora staremmo parlando di altro, nonostante i numeri. Fabio Gandini
  4. La Pallacanestro Varese si interroga sulle ricette per uscire dalla crisi di risultati dell'ultimo mese. Tre sconfitte in fila, figlie della costante sterilità offensiva - in particolar modo balistica - di una squadra riscopertasi povera di qualità individuali dopo aver nascosto i limiti dei singoli esaltando le doti corali nel primo positivo scorcio di stagione. E crisi di gioco o di sistema per il team di Caja che, a dispetto del volume di intensità prodotta, fatica terribilmente a mettere punti sul tabellone in assenza di un "go-to guy " designato? La rimonta furente operata domenica in meno di 10 minuti, quando Ferrerò e soci hanno alzato l'aggressività in difesa e di conseguenza il ritmo di gioco, ribadisce che il sistema attuale sia l'unico proponibile con l'attuale personale tecnico. Il problema è la difficoltà a distillare qualità dalla quantità, specialmente da quando Antabia Waller ha smarrito il feeling col canestro. La guardia, che sin dal precampionato aveva rappresentato la certezza principale del gioco a metà campo, ha percentuali in caduta libera (7.0 punti col 31% da 3 e il 17% da 3 nelle ultime tre gare) dopo i 14,0 col 41 % dall'arco delle prime sei giornate. Di riflesso è crollato il fatturato della squadra, precipitato da 78,3 punti col 34% da 3 fino a Trento ai 64,0 punti col 22% dall'arco del trittico Avellino-Sassari-Pesaro. Eppure non è cambiata la preparazione - purtroppo solo l'esito, a causa di una fiducia intaccata dalle ultime sconfitte in volata - effettuata dalla squadra per mettere il suo cecchino nelle condizioni ottimali per colpire. Ma se l'attacco stenta a convertire in punti l'opera di costruzione basata sul collettivo, perchè non cavalcare maggiormente il talento di Damian Hollis? L'ala di passaporto ungherese è al momento il giocatore col miglior rapporto tra punti e minuti giocati (9.0 in 18.7), faticando però a strappare spazio nelle rotazioni, con Artiglio che gli preferisce un giocatore meno talentuoso ma più aggressivo come capitan Ferrero (7.0 in 20.2). Ma la soluzione "più Damian, meno Giancarlo" rischia di essere la più classica delle coperte corte: se Varese non può prescindere dall'aggressività per spingere in contropiede e giocare il meno possibile a metà campo, c'è bisogno di sciabolatori e non di fiorettisti, dunque i rapporti di forza nello spot di ala forte non potranno essere modificati in maniera radicale. A meno di non rimettere in discussione l'intero sistema che, di sicuro, non potrà essere riveduto e corretto attraverso il ricorso al mercato. Se nella scorsa annata i correttivi Dom Johnson e Attilio Caja vennero effettuati a prezzo di sacrifici economici fuori budget, quest'anno gli sforzi extra dovranno essere concentrati sulle chiusure dei bilanci 2016/17 e 2017/18. Di certo Varese è in difficoltà, ma non bisogna buttar via il bambino con l'acqua sporca: in assenza di alternative - per motivi tecnici ed economici - alla ricetta "fiducia, lavoro e più aggressività", occorre concentrarsi su una settimana di allenamenti mirati per invertire la rotta contro Capo d'Orlando ed esorcizzare con l'applicazione dei "terzini" biancorossi lo spauracchio della classe pura del caro ex Eric Maynor. Giuseppe Sciascia
  5. La Pallacanestro Varese cerca nuovamente risorse fresche per chiudere il bilancio della stragione 2016-17. Il CdA bianco-rosso, i proprietari e il Trust "Il Basket Siamo Noi" stanno lavorando per trovare la liquidità necessaria alla copertura di un deficit stimabile attorno ai 250mila euro in vista dell'approvazione definitiva del documento contabile atteso entro fine anno solare. Per trovare la quadra definitiva dei conti dell'annata scorsa, non è dunque bastato il maxi-ripianamento da oltre 500mila euro effettuato ai primi di luglio per rientrare nei parametri economici richiesti dalla Com.Te.C. per l'ammissione al campionato. La situazione non desta preoccupazione immediata, se come già accaduto in passato ogni componente della famiglia allargata che regge le sorti del club di piazza Monte Grappa contribuirà - chi più e chi meno - a riportare in equilibrio i conti. Ma il problema si ripete ormai da troppi anni (il bilancio è in rosso dall'esercizio 2013-14) perché si debba sempre contare sulla passione dei soliti noti chiamati a mettere mano al portafogli. E diventa anche difficile attribuire le colpe: siano di chi è preposto a far di conto, ossia Stefano Coppa fino al maggio 2016 o Fabrizio Fiorini nella stagione passata. Infatti, i ricavi - stimabili nell'esercizio in chiusura tra i 3,7 e i 3,8 milioni di euro - non sono sufficienti a coprire i costi (conto finale superiore a 4,6 milioni partendo dalla previsione di 4,3 ampliata dalle aggiunte di Dominique Johnson e Attilio Caja). Solo che i costi sono già sostanzialmente certi negli importi e nelle scadenze quando si lavora sul budget previsionale ad inizio stagione, mentre i ricavi (quanto amplificati dalle fatturazioni dei cosiddetti cambio merce che però non portano liquidità?) sono soggetti a mille scartamenti in corso d'opera: dai risultati che si riflettono sulla biglietteria a ritardi vari nei pagamenti di contratti o fatture. Così, puntualmente, si rivelano insufficienti per coprire le spese. La soluzione adottata per il 2017-18 è stata di tagliare il budget (circa il 15 per cento portandolo a 4 milioni) per rendere più sostenibile l'attività del club. Ma anche la spending review potrebbe non bastare alla luce della contrazione dei ricavi dagli sponsor, di maglia e non. L'unica via d'uscita dall'attuale spirale negativa - l'austerity rischia di ingenerare un effetto depressivo anche sulle entrate - è quella indicata qualche giorno fa su queste colonne da Alberto Castelli: cercare nuovi soci forti che affianchino Gianfranco Ponti e rafforzino l'attuale compagine societaria di "Varese nel Cuore", sempre più appesantita dai ripetuti extrabudget. L'obiettivo strategico è trovare altri due o tre azionisti che affianchino consorzio e Trust in modalità "50 e 50", eliminando gli attuali squilibri finanziari nei flussi di cassa e garantendo alla società risorse certe per stabilizzarsi lontano dalla zona salvezza. Una necessità inderogabile per evitare una navigazione a vista ancor più affannosa rispetto a quella del 2017-18 che preoccupa il club ben più dell' affaire Moretti: la società nutre fiducia nella correttezza del proprio operato e in virtù della forza delle sue ragioni confida di uscire vittoriosa dal lodo arbitrale depositato dal coach aretino che ha chiesto il riconoscimento dei 100mila euro netti più contributi previdenziali previsti dal terzo anno del suo contratto. Giuseppe Sciascia
  6. Giocatori e strutture, reclutamento e principi etici, budget e accoglienza: il nuovo progetto giovani della Pallacanestro Varese spiegato con dovizia di particolari e direttamente dalle parole di chi lo edificherà. Gianfranco Ponti, consigliere d’amministrazione con delega al settore giovanile, Fabio Colombo, responsabile del settore giovanile e del minibasket, e Dodo Rusconi, responsabile tecnico, dopo aver illustrato al cda biancorosso le linee guida di quella che sarà la loro azione futura, raccontano anche pubblicamente quello che hanno in mente per la base agonistica del settantennale sodalizio cestistico cittadino. Il percorso è iniziato a luglio, con il subentro di Ponti: dove vuole arrivare lo scoprirete nelle righe seguenti. I primi risultati Cominciamo da un risultato che ha dato plasticità ai primi mesi di lavoro, tecnico più che societario nel caso specifico. L’under 18 della Pallacanestro Varese allenata da coach Rusconi ha superato brillantemente la prima fase del campionato, qualifincandosi per quella interregionale. Un traguardo non scontato, soprattutto perché arrivato dopo un incipit non promettente: -23 in casa contro i cugini della Robur, che per la cronaca alla fine del girone sono arrivati dietro ai virgulti biancorossi. «Abbiamo iniziato per forza di cose tardi e in mezzo a diverse difficoltà, con un gruppo di 16 ragazzi che si è ridotto subito a 14 per il passaggio di due giocatori alla Robur (Iaquinta e Calzavara ndr) – spiega Dodo Rusconi - Siamo entrati sapendo che il focus dell’attività era quello di preparare i nostri giovani a un possibile futuro in serie A e quindi con l’esigenza di allenarli in modo diverso rispetto al passato. Come? Come si allenano i professionisti. La differenza sta nell’approccio, nell’insistere sull’attitudine difensiva, perché è la difesa che ti insegna a giocare in attacco. E poi, prima di ogni altro aspetto, conta la preparazione atletica: bisogna correre più degli altri, nel basket come in quasi tutti gli altri sport. Credo in questo fin da quando allenavo in Serie A: potevano darmi giocatori anche modesti tecnicamente, ma attraverso il lavoro sulla preparazione riuscivo a portarli a un livello superiore». Per l’under 18, e per tutte le altre selezioni, il percorso di crescita attraverso la nuova filosofia non sarà breve: «Il lavoro è stato per il momento impostato sull’ultima selezione – continua Rusconi - ma si cercherà di estenderlo anche alle under più verdi con la collaborazione degli altri allenatori: sarà un processo che richiederà tempo e punterà a dare un’organizzazione tecnica coordinata dalla base fino al vertice del settore giovanile». «Grazie a Rusconi e Colombo – interviene Ponti - il progresso dell’under 18 è stato rapido: partire da quel -23 e arrivare alla partita contro Legnano di questa settimana con la qualificazione già in tasca, eliminando Cantù e Robur, per me rimane una grande soddisfazione. Aggiungo che non ci siamo pianti addosso dopo aver perso Iaquinta e Calzavara, ma anzi abbiamo dato il benestare affinché gli stessi giocassero contro di noi durante la prima gara. Per ciò che concerne il lavoro societario mi preme ringraziare anche Claudio Coldebella, Toto Bulgheroni e Attilio Caja, sempre disponibili a venirci incontro nelle necessità della nostra attività». L’idea da sviluppare Entriamo nel vivo del progetto. Prima la meta dichiarata, poi la strada: «L’ambizione è di creare un settore giovanile che risponda agli standard di club blasonati come Real Madrid, Barcellona, Stella Rossa e Partizan, società con la quale a breve annunceremo un accordo di collaborazione – afferma l’imprenditore angerese - Non sarà facile, ma non saremo contenti se Varese non sarà almeno tra i primi tre vivai in Italia». Quattro le parole chiave: soldi, strutture, persone e conoscenza. Le ultime due afferiscono sia al capitale umano già in dote, sia a quello che verrà aggiunto tramite proficue collaborazioni con l’area della ex Jugoslavia. La base è stata posta: tre viaggi in Serbia, una spedizione slava a Varese di cui i giornali hanno già dato conto. «I vertici della nostra struttura hanno fatto un’ottima impressione agli addetti ai lavori che abbiamo incontrato. In Serbia ci hanno detto: “Avete un vero diamante e si tratta di Rusconi: allena come un allenatore serbo”. Loro conoscono il nostro passato e considerano Varese un brand ancora importante. Pertanto ci aiuteranno non solo permettendoci di avere dei loro giocatori da crescere, ma anche attraverso un interscambio di conoscenze, metodi e abilità, in particolare nel campo della preparazione atletica nel quale - per cura dei dettagli e professionalità - non sono secondi a nessuno. La strada è molto lunga ma ha un punto di arrivo: presentare a qualunque ragazzo, italiano o straniero, che dovesse scegliere la Pallacanestro Varese per costruire il suo futuro agonistico un’organizzazione pari alle squadre sopracitate». I giocatori stranieri Perché puntare anche (e sull’anche si veda il prossimo punto) sugli atleti stranieri? È sempre Ponti a ragionare a voce alta: «Perché attraverso la “contaminazione” con giocatori esteri che siano competitivi potremo far crescere meglio anche quelli italiani. L’obiettivo sarà di avere due stranieri per squadra (che è anche il limite imposto dal regolamento ndr) in ogni selezione, dall’under 13 all’under 18. Ci guadagniamo noi, ci guadagnano loro: con quattro anni di formazione trascorsi in Italia, questi giovani potranno diventare sportivamente italiani e avere prospettive più ampie per la loro carriera. Abbiamo appena raggiunto degli accordi di massima e contiamo di portare a Varese già due ragazzi nei primi mesi del 2018 (il termine ultimo per i tesseramenti è il 18 febbraio, ndr), in modo tale da non perdere la possibilità di iniziare il lavoro a partire da questa stagione agonistica. I tempi, però, sono corti e gli aspetti burocratici da affrontare sono molteplici. Aggiungo che non punteremo solo sugli atleti serbi o dell’area della ex Jugoslavia, ma anche al mondo ex sovietico e altrove». I giocatori italiani Estero ma anche Italia, perché le mire del reclutamento non saranno solo “esotiche”. Lo dimostrano due colpi già andati in porto. Il primo, quest’estate, risponde al nome di Lorenzo Naldini, prelevato da Cernusco sul Naviglio. Il secondo è Benjamin Noble, prospetto classe 2004 fresco di convocazione nel programma del Centro Tecnico Regionale curato da coach Guido Saibene, acquistato da Malnate: «Siamo riusciti a trovare un accordo con loro – afferma Fabio Colombo – Siamo contenti noi e sono contenti loro: è importante anche contare sulla soddisfazione delle società di provenienza». La scuola Il reclutamento, però, è un processo che non ha a che fare solo con il parquet. Dietro a un ragazzo, soprattutto straniero, che si trasferisce per iniziare una parabola nel basket ci sono tanti aspetti delicati da considerare. In primis la scuola: «L’aspetto scolastico per noi è e sarà fondamentale – continua Colombo - Siamo stati all’istituto Daverio Casula e abbiamo parlato con la preside Pizzato, la quale a braccia aperte ha sposato la nostra causa. Ciò significa che i giocatori che verranno da noi potranno frequentare questa scuola e anche il progetto che la stessa ha intrapreso con gli studenti stranieri in Italia. Stare in una classe con i pari età italiani può, almeno all’inizio, essere controproducente per un giovane straniero: il primo obiettivo deve essere quello di imparare l’italiano e tramite tale percorso specifico i nostri ragazzi saranno facilitati nel farlo. Al Daverio abbiamo trovato la collaborazione cercata, ma siamo in contatto anche con altre scuole con le quali avanzeremo il nostro progetto». L’accoglienza in famiglia Altra domanda di precipua importanza: dove andranno ad abitare i ragazzi reclutati e chi si occuperà di loro? Nel futuro c’è la creazione di una foresteria, nell’immediato il coinvolgimento delle famiglie: «Strada che considero migliore almeno per quanto riguarda i primi tempi del trasferimento – argomenta Gianfranco Ponti – Una volta ambientati possono anche andare in foresteria, ma ritengo che anche per un genitore sia più tranquillizzante l’accoglienza in famiglia». C’è un altro elemento da non sottovalutare: «Un punto a nostro favore sono le dimensioni di Varese. Per un padre o una madre è meglio mandare un figlio di 14 anni in una metropoli come Madrid, Barcellona o Milano o in una cittadina a misura d’uomo come la nostra?». L’etica nelle trattative Andiamo oltre. Rapporti con le società terze ed etica nelle trattative è un altro argomento evidenziato dalla nuova triade a capo del settore giovanile biancorosso: «A volte il problema sono i genitori, che si intromettono tra le società - è di nuovo Colombo a parlare – Non va bene: i genitori facciano semplicemente i genitori. Trovo assurdo che un padre venga da noi a dire “mio figlio gioca in un’altra squadra e vogliamo portarlo da voi”, cercando un accordo. E considero alla stessa stregua il contrario, cosa che abbiamo subìto sulla nostra pelle. Bisogna eliminare queste pratiche. Se a noi piace un giocatore, parliamo con la sua società: la famiglia poi deciderà, ma non sarà il primo interlocutore. Il cambiamento etico è fondamentale, anche per evitare gli screzi che ci sono stati negli ultimi anni». Le strutture Quello delle strutture è capitolo da cerchiare in rosso, perché «la loro disponibilità e qualità rendono credibile un progetto. E chi collaborerà con noi dall’estero pretende un upgrade importante sotto questa prospettiva» dice Ponti. Attualmente a Varese non esistono luoghi per fare sport in linea con le nuove ambizioni della Pallacanestro Varese: bisogna costruire. La zona sarà quella di Calcinate degli Orrigoni, vicino alla “cittadella sportiva” che al momento conta campi da calcio, di atletica e da beach volley: «Abbiamo più volte incontrato il Comune – afferma il “ministro” dell’attività giovanile varesina - e stiamo aspettando una conferma sugli spazi che avremo a disposizione per realizzare le nostre idee, che sono in primis quelle di edificare una palestra che sia anche la nostra sede e una foresteria vicino a essa. Serve una superficie ampia e dalla risposta del Comune capiremo se quello individuato è il posto adatto. Il progetto degli architetti è già nero su bianco, abbiamo avuto contatti con una banca per un finanziamento e l’intenzione è coinvolgerne anche un altro paio: dal giorno in cui ci daranno le autorizzazioni contiamo di realizzare l’opera entro 18/24 mesi». Qualche settimana fa si era parlato anche dei costi: 2,5 milioni circa per palestra, uffici e un campo esterno. Il budget A proposito di costi: per crescere bisogna spendere. Lo si è scritto prima ed è lo stesso Ponti a dichiararlo: «Noi oggi abbiamo un budget su base annuale di circa 250/300 mila euro, difficilmente comprimibile. L’idea è quella di arrivare più o meno al doppio. Se partiamo con il nostro progetto è perché i soldi ci sono: i miei e quelli che garantirò tramite gli sponsor». Fabio Gandini
  7. Paolo Moretti fa causa alla Pallacanestro Varese. L’ex allenatore della Openjobmetis, esonerato a fine dicembre 2016, ha adito il Collegio permanente di conciliazione e arbitrato presso la Lega Basket per ottenere dalla società biancorossa gli emolumenti relativi al terzo anno del contratto firmato tra le parti nell’estate 2015. Un breve excursus permette di capire meglio la vicenda. All’inizio del loro rapporto Moretti e Varese si erano detti sì per tre stagioni: nell’accordo era tuttavia stata inserita un clausola d’uscita esercitabile a pagamento alla fine della seconda: quella che viene definita “buyout” o penale (nella fattispecie dell’ammontare di circa 25 mila euro) e che sarebbe servita nel caso in cui uno dei due contraenti avesse voluto disfarsi anticipatamente del vincolo contrattuale. Così ha fatto piazza Monte Grappa: dopo l’esonero, avvenuto a metà della seconda stagione, ha corrisposto al coach toscano il salario dovuto fino al mese di giugno 2017, poi ha manifestato nei termini di legge, tramite raccomandata, l’intenzione di uscire dall’ultimo anno di contratto. Infine ha materialmente pagato il buyout di cui sopra. Su quest’ultimo punto, però, verte l’intera questione diventata legale: i soldi della penale esercitata sono stati elargiti all’ex dodici giorni dopo la scadenza prevista per il 10 luglio 2017. Alla luce di questo ritardo Moretti si considera ancora l’allenatore in carica e - come tale - pretende tutti gli stipendi relativi alla stagione in corso. Non una cifra da poco, considerato anche il “costo azienda”. Fabio Gandini
  8. La Pallacanestro Varese ha ripreso la normale routine di lavoro in vista della trasferta di domenica a Pesaro. Doppia seduta ieri a Masna-go per la truppa di Attilio Caja, rimasta a riposo sabato e domenica in coincidenza con la prima pausa della serie A riservata alle attività delle Nazionali (il campionato si fermerà di nuovo dall'11 febbraio al 4 marzo tra Final Eight di Coppa Italia e seconda franche delle qualificazioni ai Mondiali 2019 in Cina). Ranghi pressoché completi per il tecnico pavese in attesa del ritorno di Aleksa Avramovic dalla Serbia: la guardia del 1994 tornerà in gruppo oggi pomeriggio dopo l'esperienza in Nazionale (solo allenamenti senza scendere in campo per l'atleta biancorosso) e sarà a disposizione di Artiglio nell'amichevole ufficiale prevista per domani a Gallarate (palestra di via Sottocosta, ore 18.30) contro la Vanoli Cremona di Meo Sacchetti. Un test agonistico per non perdere l'abitudine al basket giocato e prepararsi al meglio alla sfida sul campo della Vuelle, una dei quattro fanalini di coda della classifica attuale, e potenzialmente prima avversaria sulla quale fare corsa per allontanarsi dalla zona retrocessione. Ma mentre Varese si affida al lavoro in palestra per preparare la trasferta sul parquet dell'Adriatic Arena, nelle Marche c'è agitazione sul fronte mercato. E sul cammino dei biancorossi ci sarà anche l'ex Rihards Kuksiks: il 29enne tiratore lettone che giocò a Varese nel 2015/' 16 ha firmato con Pesaro per tamponare la doppia falla sul perimetro aperta dagli infortuni di Mario Little e Patricio Bertone. L'ala statunitense è ai box da ormai un mese; la Vuelle ha provato a rimpiazzarlo con Guido Rosselli in uscita dalla Virtus Bologna ma l'ala di Empoli ha scelto di tornare in A2 alla Fortitudo. La guardia argentina s'è invece infortunata sabato alla caviglia destra nell'amichevole disputata dalla Vuelle contro la Segafredo; al momento non è certo il suo recupero per la gara contro Varese, pertanto Pesaro s'è lanciata sul mercato in cerca di un rinforzo. E ha riaperto il canale con Kuksiks, già sondato senza esito qualche settimana fa, fino a portarlo alla positiva conclusione con la firma di un accordo di un mese più uno successivo. L'atleta del 1988, che era in Lituania al Nevezis (14.2 punti e 4.8 rimbalzi di media), sbarcherà domani nelle Marche in modo da essere tesserato nei tempi previsti (entro le ore 11 di venerdì) per debuttare proprio contro il team di Caja. Che poi aspetta l'altro grande ex Eric Maynor nel match del 10 dicembre al PalA2A contro Capo d'Orlando in occasione dell'inaugurazione del nuovo tabellone led cube. Giuseppe Sciascia
  9. Qual è stata la sorte e come stanno giocando alcuni dei “nomi” valutati o addirittura concretamente trattati dalla Openjobmetis durante l’ultimo mercato estivo? Breve viaggio nella Varese che poteva essere e invece non è stata: italiani o stranieri, possibili upgrade rispetto a ciò che la realtà sta decretando sul campo o “pericoli scampati” che siano stati, un po’ di curiosità è rimasta. Cerchiamo di soddisfarla, premettendo di non avere alcuna pretesa di completezza o di esattezza senza macchie: fino a prova contraria il mercato lo fanno i dirigenti e non i giornalisti. E a dividere i primi dai secondi – per fortuna, oseremmo scrivere – permangono ancora dei segreti. Il mancato arrivo più eclatante risponde alla figura di Jake Odum, non tanto per la concretezza della trattativa (che comunque è stata più che intavolata) quanto per l’ipotetica valenza del giocatore, peraltro tutta da verificare alla prova del parquet. Il regista ex Wurzburg è stato insomma una concreta alternativa a Cameron Wells, prima di prendere l’aereo per la Turchia e accasarsi nell’ambizioso e di certo economicamente più potente Banvit. Dove sembrava esser stato celebrato un matrimonio d’amore e di reciproca soddisfazione: tre partite di campionato a 16,6 punti di media con il 50% da 3 e tre partite di Basketball Champions League a 9,3 punti media in 25 minuti di utilizzo. Sembrava: il play ha lasciato l’Anatolia cestistica lo scorso 17 novembre per approdare al Nizhny Novgorod, spiegando che troppi problemi intercorrevano con il club turco. A proposito di “1”: è stato in ballottaggio per alcune settimane con Matteo Tambone per il ruolo di regista di riserva. Scriviamo di Marco Spanghero, classe 1991 con trascorsi a Trento, Verona e Brindisi. Alla fine il giocatore triestino è approdato a Tortona nel campionato di serie A2 Ovest: con la Bertram, oggi come oggi ottava in graduatoria, sta segnando 11,6 punti di media in 30,3 minuti, con il 38% sia da 2 che da 3. L’atleta non arrivato alla corte di Caja che però ci è andato più vicino a farlo è stato Niccolò De Vico. La spedizione sul parquet di Biella per vederlo giocare, i contatti con l’agente, la concorrenza delle altre squadre che sembrava battuta: trattativa più che avanzata, si dice in questi casi. L’ala del 1994 ha però scelto Reggio Emilia, squadra dall’inizio di stagione tribolato nella quale l’impatto del giovane ex capitano piemontese – chiamato al primo salto di categoria della carriera - si è finora percepito poco: 2,5 punti segnati in 13 minuti di media, con il 50% da 2 e il 12,5% da 3. Non fa meglio in Eurocup: 2,3 punti in 15 minuti con 0/5 complessivo da 2, 18% da 3 e l’83,3% ai liberi. Non si è andati lontanissimi dalla firma nemmeno di Stefano Masciadri, una delle opzioni per chiudere il roster insieme al poi effettivamente acquistato Nicola Natali. L’ala del 1989, 2 metri di altezza, è rimasto a Ravenna (serie A2 Est) dove sta giocando discretamente: segna 7,8 punti in 22,7 minuti e tira con il 60% da 2 e il 53% da 3. Nella categoria analizzata in questo articolo dovrebbero entrare a pieno titolo anche Oderah Anosike e Christian Eyenga, i due ex che – rispetto agli altri compagni della stagione 2016/2017 – è stato più probabile rivedere in biancorosso (per onestà va anche scritto che, tra i due, solo Air Congo è quello che ci è andato piuttosto vicino). Il pivot e l’ala, come noto, oggi militano in Spagna, rispettivamente a Siviglia e al Fuenlabrada: il centro viaggia a 11,2 punti e 6 rimbalzi con il 61% da 2 (e la sua squadra sta recuperando terreno dopo aver assaggiato l’ultimo posto); il 3 galoppa a 12 punti di media con il 47% da 2, il 34% da 3 e 4,9 rimbalzi. Infine ce n’è un’altra di categoria, ben diversa da quella fin qui lumata, a scrivere il vero piuttosto scivolosa e dai contorni non ben definiti: è quella dei giocatori offerti dagli agenti (o auto-offertisi, anche…), che una chiamata qui e là per sondare il terreno giustamente non se la negano mai. Di questa sezione facciamo solo tre esempi: Brian Sacchetti, Andrea De Nicolao e l’ex Orlandina Dominique Archie. Il primo ora impreziosisce la Brescia capolista (6,4 punti in 21 minuti uniti a 4,3 rimbalzi); il secondo sta trovando il suo spazio nella Reyer Venezia campione d’Italia (3,8 punti in 14 minuti e 3,3 assist in campionato, 2,7 punti in 15,2 minuti e 3,2 assist in Champions League); il terzo è finito in Israele, al Bnei Rav Bariach Herzliya (10,1 punti in 26 minuti con il 65% da 2 e il 28% da 3). Tre atleti stimabilissimi, ma non certo delle trattative fattibili per Varese. Fabio Gandini
  10. Dalla A di A2 (dove il nostro si è fatto le ossa per tornare sul luogo del delitto) alla V di… ovviamente Varese: (quasi) tutto l’alfabeto di Stanley Okoye da Raleigh, North Carolina. Ovvero la pietra fondante della Openjobmetis 2017/2018, il primo a essere chiamato per far parte del nuovo roster, una delle scommesse più ardite giocate dal trio Caja-Coldebella-Bulgheroni. Mentre il campo ha già parzialmente dato il suo responso (ma attende milioni di conferme ancora) questo ragazzo dall’aria buona e dai modi gentili si racconta a tutto tondo: si passa dalla C di Caja alla R di rimbalzi (e di record), dalla M di mamma alla T di Trump (che ha trovato un altro sportivo americano che – eufemismo - non lo ama). Si passa, insomma, dal giocatore all’uomo che sempre si nasconde dietro a un tiro in sospensione. È felice di come sta andando la stagione fino ad ora, Stan? Direi di sì, sono contento della nostra posizione in classifica, stiamo disputando un buon campionato. Ci sono un paio di partite che abbiamo perso e che avremmo potuto e dovuto vincere, come quella contro Milano e quella contro Avellino. In entrambi i casi abbiamo giocato molto bene e potevamo portare a casa i due punti. Però come squadra siamo in forma ed abbiamo mostrato una crescita evidente rispetto al precampionato. E riguardo alla sua di stagione, cosa può dirci? Parlavo recentemente con il coach delle mie percentuali: entrambi pensiamo che ci sia ancora un ampio margine di miglioramento. Posso fare molto meglio rispetto a ciò che sto facendo adesso, sia da due che da tre. E poi a rimbalzo, dove comunque i numeri sono buoni. Crede che la pausa della Serie A possa giovarvi dopo un inizio molto intenso? Credo di sì, penso che la pausa possa essere proficua: dopo le ultime gare perse abbiamo bisogno di un break, anche per avere tempo in palestra da dedicare a ulteriori miglioramenti. Sarà un’opportunità per tirare il fiato e lavorare, quindi. Come si trova con coach Caja? È dura lavorare con lui? Sì, è dura: lo ammetto. Ma tutti noi prima di arrivare qui sapevamo a cosa andavamo incontro. E’ importante che lui ci sia, perché ci aiuta a spingere costantemente fino a che non arriviamo ad eseguire correttamente ciò che ci chiede. Conosciamo il suo stile, ci prepara nel miglior modo possibile ad una stagione che non sarà semplice per noi che siamo una squadra giovane: è un bene che sia così. Lei è stato il primo giocatore ad essere chiamato da Varese la scorsa estate: com’è andata la trattativa? Sì, Caja e Claudio Coldebella mi hanno chiamato presto. Ma con il coach a dir la verità parlavo già durante le stagioni scorse: siamo sempre rimasti in contatto dopo la prima esperienza qui e mi ha sempre detto che mi avrebbe ripreso con lui una volta tornato in Serie A. Quando è stato confermato dalla Openjobmetis anche per questa stagione mi ha telefonato e per me dire di sì è stata una decisione semplicissima: volevo dimostrare di essermi meritato una seconda chance per i miglioramenti che ho fatto nei due anni in A2. Quella di Varese è una situazione ottimale per il sottoscritto: so cosa vuole il coach da me e so che mi conosce molto bene. Ecco, l’A2… Quanto le sono servite le esperienze di Matera, Trapani ed Udine? Molto, tutte e tre. Ho adorato la gente di Matera ma non militavo in una squadra forte: ho imparato molto in quei mesi ma non è stato facile giocare lì. A Trapani con Ugo (Ducarello) e Matteo (Jemoli) mi sono trovato benissimo, anche se giocavo da quattro che non è proprio il mio ruolo. Ad Udine, infine, ritengo di aver avuto la crescita più significativa: ho fatto il tre tutta la stagione, è il ruolo in cui ho sempre voluto esprimermi, fin dal college. I 18 rimbalzi da lei catturati contro Cantù rappresentano l’ottava prestazione di sempre a rimbalzo per un giocatore di Varese. Per di più, nessuno alto come lei si era mai proposto con questi numeri. Lo sapeva? No, non lo sapevo, però è un dato che mi soddisfa molto. Io non sono altissimo ma ho le braccia lunghe e credo che il gesto tecnico del rimbalzo sia legato allo sforzo ed all’attenzione che si presta, non tanto all’altezza. Si aspettava, dopo due stagioni in A2, di avere un impatto importante in massima serie? In realtà non sapevo cosa aspettarmi ma avevo voglia di mettermi alla prova. Nella mia prima parentesi a Varese non avevo mostrato in pieno le mie qualità, non sapevo cosa attendermi in questo ritorno ma sono sempre stato fiducioso nelle mie abilità e nelle mie capacità. Ora sto giocando molto, ho un minutaggio elevato perché il coach crede in me e ciò mi permette di fare di più in campo. Ha lavorato sul suo tiro in questi anni? Al college tiravo molto da tre: in una partita arrivai a segnarne sette. All’estero, invece, ho dovuto adattarmi ad uno stile di gioco e di tiro totalmente diversi. Ammetto che non è stato facile all’inizio comprendere tutte le situazioni ed i ritmi. L’esperienza in A2 mi ha permesso di imparare anche sotto questo aspetto, ho iniziato a prendermi più tiri, anche in allenamento. Ogni estate, poi, dedico parecchio tempo ad esercitare questo fondamentale. Openjobmetis 2014/2015 e Openjobmetis 2017/2018: quante e quali le differenze? Sono due squadre molto diverse l’una dall’altra. Nel roster della prima c’erano davvero dei grandi giocatori, ma purtroppo abbiamo trovato tardi la quadra e non siamo riusciti ad arrivare ai playoff. Quella era una squadra con più talento, questa ha molto più chimica. Ha un sogno per il prosieguo della sua carriera? Il mio sogno è di arrivare passo dopo passo al più alto livello possibile: mi piacerebbe arrivare a giocare le coppe, la Champions League, l’Eurocup, l’Eurolega. Ma è troppo presto per dire se ce la farò. Tifa qualche squadra in Nba? Ha un giocatore di riferimento? Crescendo ho sempre tifato per i Philadelphia 76ers, ma ammiravo anche Kobe Bryant. In epoca più recente, Westbrook e Paul George sono stati i miei modelli: da questa stagione giocano insieme ed è strano che sia accaduto. Poi al momento mi fa impazzire anche Joel Embiid: nessuno si aspettava fosse così completo e potesse giocare in questo modo. Joel è il nuovo Hakeem Olajuwon. Come ama trascorrere il suo tempo libero? Nelle settimane scorse è arrivato qui il mio cane, un bulldog francese, mi tiene molto impegnato. Oltre a questo, mi piace guardare tante serie tv con gli altri compagni di squadra, come Norvel Pelle e Damian Hollis, che sono quelli con i quali trascorro più tempo: ci troviamo spesso anche perché a differenza di altri non abbiamo una famiglia qui con noi. In estate invece mi piace viaggiare per l’America e non solo. Adesso mi sto anche interessando a Bitcoin, che è un sistema di pagamento ed investimento che sta crescendo molto e sta diventando popolare. Nato in America ma di famiglia e nazionalità nigeriana e con un tatuaggio sul braccio (bandiera ed i confini della Nigeria) a ricordare le sue origini: si sente più nigeriano o americano? Sono più nigeriano: i miei genitori quando ero giovane si arrabbiavano sempre quando dicevo in giro di essere americano. Hanno sempre voluto che fossi orgoglioso di essere nigeriano e che mi ricordassi da dove vengo, pur essendo nato negli States. Cerco di andare in Nigeria il più spesso possibile e spero di tornarci anche la prossima estate, per trovare zii e cugini che ancora risiedono lì. Una domanda all’anima americana di Stan: che idea si è fatto di Donald Trump? Non mi piace come presidente. Prima che fosse eletto non facevo particolarmente caso alle sue opinioni, ma ora che è presidente non amo questo suo cercare di dividere la popolazione. Apprezzavo Obama invece, non tanto per le sue caratteristiche o le sue idee, ma perché cercava unione nel popolo. E come lui anche Bush, entrambi erano sinceri nel parlare alla gente nei momenti difficili, Trump non lo è. Legge i discorsi dal foglio, è egoista, finge compassione. C’è molta divisione ora negli Stati Uniti. Ed è un problema. Come se la cava con la lingua italiana? Sono in grado di ordinare il cibo al ristorante, di andare al supermercato e chiedere: in generale riesco a farmi capire e a sviluppare brevi discorsi. Capisco molto, ma devo migliorare nel parlare. Però a Varese mi trovo bene, ho i miei posti preferiti dove mangiare, spesso vado alla Botte, all’Officina del Tram, alla Tana d’Orso e al Bologna. Quanto le manca la sua famiglia? Come vivono i suoi genitori la sua carriera da professionista e il fatto che ormai stia stabilmente all’estero? Papà e mamma mi mancano, non sono mai stati qui e mi piacerebbe che riuscissero a venire a vedere una partita. Mio fratello, invece, è stato a Varese di recente. In certi momenti tutti i componenti della mia famiglia mi mancano da morire: durante la scorsa stagione mia sorella si è sposata, era ottobre, e non sono riuscito ad esserci. Così come il mio migliore amico si è sposato il mese scorso e ho dovuto saltare anche il suo. Però tutti sono orgogliosi di me. E questo mi conforta. Alberto Coriele e Fabio Gandini
  11. Alberto Castelli promuove la Pallacanestro Varese vista sul campo nel primo quarto della stagione 2017-18, ma sottolinea la necessità di capitali freschi per vivere un futuro più sereno. La disamina del presidente di "Varese nel Cuore" parte dal pollice alto nei confronti di quanto espresso sul campo dalla truppa di Attilio Caja. «La squadra deve dare sempre il 100 per cento per puntare alla vittoria, e nello spirito del nostro coach la difesa è un valore supremo. C'è un Dna molto chiaro che trasmette emozioni forti ai tifosi e aiuta a creare compattezza nell'ambiente. La società era stata chiarissima sin da giugno nell'indicare una salvezza con meno patemi possibile come obiettivo stagionale; tutto quello che verrà in più sarà di guadagnato. Sia pur con risultati altalenanti, oggi siamo ottavi... ». Nel frattempo fuori dal campo proseguono gli investimenti con l'arrivo del nuovo tabellone led cube. «È stato l'ultimo sforzo importante negli anni per migliorare la struttura del PalA2A, tutti investimenti imprescindibili per una società moderna che non può fare a meno dei risultati della prima squadra ma neppure di puntare sull'area extrasportiva. Il consorzio prosegue a piccoli passi, puntiamo ad aggiungere altri 7-8 soci entro il 30 giugno; nelle prossime settimane organizzeremo un incontro tra consorziati e membri del Trust per creare un legame più forte tra i proprietari. Inoltre sono molto contento dell'iniziativa degli allenamenti itineranti: Varese è la squadra della provincia e non della città, le tappe ai 4 angoli del territorio aumenteranno l'affezione nei nostri confronti». Ora però l'obiettivo principale è cercare altri "soci forti" oltre a Gianfranco Ponti, riducendo il peso del consorzio rispetto all'attuale 95 per cento delle quote... «Il futuro della Pall. Varese potrà essere più tranquillo nel momento in cui si allargherà la compagine societaria. L'ingresso di Gianfranco Ponti con l'opzione dell'acquisto del 20 per cento delle quote va in questa direzione. Da qui a fine stagione l'auspicio è che a fianco di consorzio e Trust altri privati rilevino una fetta significativa delle azioni, anche il 50 per cento o più. "Varese nel Cuore" ha fatto la propria parte in queste ultime stagioni tra gestione ordinaria e perdite da ripianare compresa quella del 2016-17, ma da solo fa molta fatica a mandare avanti la società». La ricerca di nuovi soci è l'unica via possibile per aumentare il budget? «Oggi chi vuole dare una mano alla Pall.Varese ha solo da scegliere il modo, tra sponsor, consorziato, socio o membro del Trust, e chiunque lo fa in qualsiasi forma è benemerito. Il consorziato è mosso in massima parte dalla passione, e confido possa essere quella la molla anche per nuovi azionisti. La raccolta risorse è sempre più complicata, ma il problema del reperimento fondi attraverso gli sponsor è comune a tutto il basket italiano. In 8 anni di vita il consorzio ha già cambiato pelle qualche volta, ora siamo alle porte di un nuovo passaggio che rappresenta un atto di responsabilità di fronte alla realtà. Io e il mio CdA saremmo contentissimi di traghettare la società verso una situazione migliore attraverso una composizione azionaria più ampia rispetto a quella attuale». Giuseppe Sciascia
  12. È ben più di un bilancio, parola che di primo acchito riporta alla mente cifre nude e fredde con un significato estrapolabile solo dai professionisti dei conti e del diritto commerciale. Attilio Caja spiega, si innamora delle tue virgole per farti capire che in realtà sono punti fermi, esemplifica tirando in mezzo lo sport e la vita: la sua passione per il basket, oltre che per la chiarezza del messaggio, è d’altronde letteraria più che ragionieristica. Il risultato è un compendio filosofico sulla sua Openjobmetis, creatura con pregi e difetti, soluzioni già svelate e problemi sul tavolo, delizia di chi sa valutare l’impegno e croce di chi vorrebbe sempre sognare in grande e non accetta di svegliarsi per nessuna ragione. L’Artiglio ha una riga per tutti e un messaggio finale che riassume il suo pensiero: «Siamo sulla strada giusta». Sarebbe stato più facile fare questa intervista sabato scorso, invece che oggi, Attilio Caja… Non trova? Anche se arriva dopo la sconfitta contro Sassari, il mio bilancio personale non è diverso da quello che avrei fatto prima di scendere in campo. Ed è positivo: onestamente stiamo andando anche meglio delle aspettative, con una squadra formata da giocatori che non si conoscevano fra loro, piena di esordienti in Serie A e a consuntivo di una partenza molto impegnativa dettata dal calendario. Abbiamo trovato molto in fretta un’identità definita, rispettata e apprezzata anche dagli avversari, dai quali abbiamo percepito una considerazione che ci ha fatto piacere. Di tutto ciò va dato merito ai miei ragazzi, al loro impegno quotidiano e al loro spirito di sacrificio sul campo, nei lavori individuali, nelle sedute video e nelle riunioni: se abbiamo fatto passi più lunghi di quello che ci attendevamo è perché loro hanno dedicato più energia al raggiungimento dell’obiettivo. Una sola domenica non può cambiare il giudizio su due mesi interi. Siamo stati troppo cattivi a scrivere, lunedì, che l’ottavo posto è “troppo” per questa squadra? In fin dei conti Varese si trova lì dopo aver già incontrato sei delle prime sette realtà dell’attuale campionato… Guardare oggi la classifica è poco indicativo ed è inutile parlarne: a 6 punti sei ottavo, a 4 sei retrocesso. Le formazioni che abbiamo già incrociato sono universalmente considerate in grado di fare un campionato di vertice e lo stanno dimostrando. Noi facciamo parte “dell’altro” campionato, lo abbiamo sempre detto, ma questo non significa che da qui in poi le vinceremo tutte: non ci sono certezze né quando giochi contro chi è più forte di te, né quando affronti chi è uguale a te. Al massimo si può parlare di probabilità: contro Pesaro avremo le stesse probabilità di vincere della squadra marchigiana, ma la partita è ancora tutta da giocare. E poi bisogna anche mettersi dall’altra parte… Guardate che laggiù sicuramente staranno pensando: “Se non vinciamo in casa contro Varese, quando vinciamo?”. Una delle due, alla fine, sbaglierà… C’è più rimpianto per aver perso di poco contro Avellino e Milano o per la prestazione e per la conseguente pesante sconfitta interna patita al cospetto del Banco di Sardegna? Il rimpianto va alle gare con Avellino e Milano, senza discussioni: quando giochi bene, devi riuscire a vincere. Le partite giocate male sono inevitabili, fisiologiche: non si può pensare di fare un percorso netto, ce ne saranno altre dopo quella di domenica scorsa. Contro l’EA7 e la Sidigas siamo stati all’altezza degli avversari, ma nel basket non ci sono gli handicap come nell’ippica o nel golf, non c’è l’uguaglianza competitiva anche se affronti chi ha speso sul mercato cinque volte quello che hai speso tu: noi abbiamo giocato bene, ma Avellino e Milano sono più forti e attrezzate di noi e quindi hanno vinto. Il rammarico, però, esiste. La pausa arriva opportuna? Sono abituato a pensare che nello sport, se ti alleni nel modo giusto, se conduci una vita professionale con i giusti tempi di lavoro ed i giusti tempi di riposo, senza serate o cose del genere, non ci sia bisogno di grandi pause. Se invece ti alleni poco e male allora sì che hai bisogno di recuperare ogni tanto. Quindi direi che questa pausa ci lascia indifferenti: c’è, ce la prendiamo. Ragioniamo un po’ sui numeri, coach? Partiamo da quelli positivi: i rimbalzi. Varese ne conquista 39,6 a partita ed è la seconda squadra del campionato nella speciale classifica. Le statistiche sono frutto di tante situazioni, non sempre e solo della propria bravura o meno. Per esempio, tenere percentuali non ottimali al tiro ti permette di prendere più rimbalzi offensivi, così come facendo una buona difesa gli altri avversari si trovano a faticare maggiormente per rubarti il rimbalzo. Il dato in ogni caso mi soddisfa, perché evidenzia una qualità di squadra: questo aspetto del gioco non dipende da una persona sola, ognuno porta il suo mattoncino alla causa, dietro c’è applicazione nei fondamentali, c’è il taglia fuori, c’è correttezza nel gesto tecnico. E ciò è evidenziato dal fatto che il nostro miglior rimbalzista è Cain, che non fa certo dell’atletismo il suo punto forte. E dietro di lui c’è Okoye, che non è un lungo: mi sembra un dato molto interessante. Di contro Varese è la quarta peggior squadra nel tiro da tre punti e la terza peggiore in quello da due. Di più: nelle tre vittorie conquistate Varese ha tenuto più del 40% da oltre l’arco, mentre nelle sconfitte scende attorno al 21%, percentuale peraltro “drogata” dal 44% totalizzato nella gara persa contro Milano. Come si spiegano questi numeri? Primo: nel calcio se una punizione la tira Pirlo è una cosa, se la tira Gattuso è un’altra… Ci sono componenti tecniche ma anche emotive. I tiri da tre, nostri e delle altre squadre, sono quasi tutti “aperti”, inutile stare a parlare troppo di tattica: riguardando la partita di domenica si vede che l’80/90% dei tiri da fuori che abbiamo preso era libero, era costruito bene, eppure abbiamo tirato con l’11%... L’aspetto emotivo pesa tantissimo: non è possibile che Avramovic e Tambone abbiano rispettivamente 1/18 ed 1/16 da oltre l’arco, non sono giocatori da queste percentuali. Sui tiri da due, diversamente, può pesare di più una responsabilità difensiva, perché c’entra la fisicità: ci sono giocatori che riescono ad esprimersi anche se subiscono un contatto ed altri che fanno più fatica. Parliamo di singoli, ora. Damian Hollis domenica ha giocato pochissimo (undici minuti) e in generale è stabilmente dietro a Giancarlo Ferrero nelle gerarchie. Perché? Nel nostro sistema la difesa è imprescindibile, non possiamo giocare agli 80/90 punti perché non li abbiamo nelle mani. Perciò dobbiamo impostare ogni partita su questo aspetto, sia a livello tattico che di applicazione: è il nostro marchio e tutti i giocatori vengono considerati in primis in funzione di questo. Nel calcio giochi in undici e certe mancanze possono essere coperte, nel basket giochi cinque contro cinque e serve omogeneità: io aiuto te perché tu hai aiutato lui e lui ha aiutato l’altro. Provo a spiegarmi. Nel basket l’attacco vince sempre sulla difesa perché è un passo avanti ed ha in mano l’iniziativa: la difesa deve rincorrere. L’aiuto crea sempre una superiorità da un’altra parte del campo: se la difesa è stata brava, l’attacco ha comunque come vantaggio un’ultima opzione e può sempre sfruttarla. Però, per ridurre l’attacco all’ultima opzione offensiva serve un sistema difensivo che funzioni, perché se la difesa al secondo step già salta è finita: gli altri hanno fatto canestro... Immaginiamo dove vuole arrivare… Hollis ha marcate caratteristiche offensive, da sfruttare quando c’è bisogno come accaduto in alcune partite. Domenica, negli undici minuti che ha trascorso sul parquet, anche in attacco non ha fatto bene, altrimenti sarebbe rimasto in campo di più. Attenzione: non abbiamo perso per colpa sua, ci mancherebbe. Però quando uno fatica in difesa ed in attacco non produce, lo tolgo. È un discorso di equilibrio, di incastri: avessi tutti scienziati difensivi, ci starebbe inserire uno che può sbagliare. Ma non è così, perché ho anche Pelle che difensivamente non è irreprensibile ed è fisiologico che sia così, perché è giovane ed è al secondo anno di “scuola” qui. Ma io non posso avere troppi buchi dietro, non posso permettermi troppe incognite da coprire in retroguardia: faccio fatica a permettermene una, figuriamoci due. Non reggerebbe più il sistema. A proposito di Pelle, come motiva la scelta di promuoverlo a centro titolare? In allenamento dimostra di darsi da fare e di crescere sempre, ed è una cosa che già avevo notato l’anno scorso. Ma, soprattutto, lui è bravo ad ascoltare e questo lo sta aiutando molto, perché noi puntiamo parecchio sul miglioramento individuale. Il suo inizio di stagione non è stato positivo, dopodiché a metà precampionato si è dato da fare ed è cresciuto: meritava un’opportunità e la squadra gliela poteva dare. La cosa positiva per Norvel poi è avere un compagno di ruolo come Cain: a lui ho detto di ringraziarlo, perché Tyler vive la competizione in senso positivo e, anche partendo dalla panchina, fa la sua partita ed è sempre utile. Aiuta me ed aiuta la squadra: difensivamente fa pochissimi errori e ti permette pure l’accoppiata con Hollis. Queste sono le ragioni per le quali ho messo Pelle in quintetto base. Ed è andata bene con Trento, partita che è arrivata dopo la tranquillità del successo con Pistoia, ma poteva anche essere un rischio: domenica scorsa, per esempio, ha iniziato malissimo e l’ho dovuto togliere subito. Ci sono momenti della stagione in cui ti puoi permettere di rischiare e altre no. Poi c’è un’altra ragione per la quale ho preso determinate scelte… Quale? Avere un Hollis a disposizione di rincalzo, così come un Avramovic, significa avere una risorsa per cambiare inerzia alla partite. Ferrero, che è un giocatore molto più lineare, dalla panchina non riuscirebbe a darmi un vero cambio di ritmo. Quindi ora le gerarchie sono queste e saranno immutabili? No, assolutamente. Il discorso fatto per Pelle vale per tutti, anche per Hollis: Damian si sta impegnando per migliorare, se continuerà a farlo arriverà sicuramente la sua occasione. Altro singolo, Cameron Wells. Dire che stia andando ancora a corrente alternata è un eufemismo: si deve aiutare da solo o la squadra può dargli una mano? E, se sì, in che modo? Certo che la squadra può aiutarlo, semplicemente facendo canestro. Tante volte i giocatori sono aiutati dalla squadra in cui giocano: agli atleti che alleno dico sempre di essere i più grandi tifosi dei propri compagni, perché se loro giocano bene ti permettono di far passare in secondo piano anche una tua brutta prestazione. Sento sempre parlare di Wells e mai di Waller: perché? Contro Pistoia hanno fatto molto bene Avra e Wells, mentre Antabia ha giocato male. Uguale contro Trento. Eppure non si parla mai di Waller, che domenica scorsa ha giocato male ancora una volta. La verità è che nelle due partite in cui Wells ha fatto bene, ha permesso i passaggi a vuoto del suo compagno di reparto. Per rispondere alla domanda, quindi, dico sì: la squadra può aiutare Cameron, coprendo i suoi vuoti. Lui di suo è un po’ introverso e ha un modo tutto suo di gestire l’aspetto emotivo, ma è un ragazzo che ci tiene e lo si vede nel quotidiano. E non bisogna mai sottovalutare il discorso dell’inserimento nel campionato, perché non è uguale per tutti. Lo sapete, a me piace fare esempi: perché un negozio avviato ha un costo di licenza ed uno non avviato ne ha un altro? Un negozio già avviato ha delle certezze su cui puntare, l’altro è un punto di domanda e costa inevitabilmente di meno. Su sedici squadre di Serie A, sette hanno già operato cambi e la Virtus Bologna si appresta ad essere l’ottava. Questo inevitabilmente modifica (e pure di tanto) gli equilibri del campionato. Nella vita si può rimediare a tutto tranne che ad una cosa: la morte. Poi c’è chi si arrende alla prima difficoltà e chi invece prima di darla per persa ci prova, ci riprova in un modo, cerca una strada alternativa e poi ci riprova in un altro modo ancora. Questo significa crederci. Io sono uno che non si arrende alla prima difficoltà: l’anno scorso ci mancava un giocatore da mettere in ala forte e abbiamo inventato Ferrero numero 4. Faccio un altro esempio: c’è stato il periodo del benessere eccessivo e del consumismo. Rompevi una cosa e la ricompravi subito, mica la aggiustavi. I lavori degli artigiani così erano scomparsi ma ora stanno tornando in auge, perché ora si pensa di nuovo a riparare. È la nostra storia. Vi dico poi che io ho una gran fortuna nel lavorare qui: ho la possibilità di confrontarmi giornalmente con Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni, sempre presenti al mio fianco e sempre disponibili a cercare con me le soluzioni per fare un passo avanti. A proposito di artigiani e di qualità: che effetto le fa vedere Eric Maynor a Capo d’Orlando? Fa parte delle logiche del mercato ritrovarlo lì: noi abbiamo cercato Maynor in un momento in cui le nostre volontà e le sue non erano compatibili. A lui va eterna gratitudine, come agli altri ragazzi (Anosike, Eyenga e Dominique Johnson ndr) che erano presenti domenica: mi ha fatto molto piacere la loro visita e il fatto che mi abbiano ringraziato per quello che abbiamo fatto insieme lo scorso anno. Esiste una quota salvezza da tenere in considerazione? Penso che alla fine 20 punti, quindi 10 vittorie, siano un margine o un obiettivo legittimo e realistico da puntare per chi vuole salvarsi. Poi può capitare che in un anno ne servano di più ed in altri anni un po’ meno. La prossima pausa sarà all’11 febbraio: metterebbe la firma per ritrovarsi in quale posizione, coach? Firmerei per non essere all’ultimo posto e nemmeno vicino ad esso. Poi non importa la posizione quanto la distanza di sicurezza dai pericoli, per poter essere sereni e tranquilli e per continuare a fare dei passi avanti. Su questo sono fiducioso: i primi tre mesi mi lasciano dentro la sensazione che la squadra possa continuare il suo processo di miglioramento e di crescita. La strada è quella giusta ma ne abbiamo ancora tanta da fare: saranno le abitudini e la conoscenza reciproca a marcare la differenza, è solo questione di tempo. Ci saranno momenti in cui andremo a 180 all’ora ed altri ad 80. Ma, ripeto, la strada è questa. Alberto Coriele e Fabio Gandini
  13. La Pallacanestro Varese si appella al calendario per guardare con fiducia alla seconda metà del girone d'andata all'insegna degli scontri diretti. Il coefficiente di difficoltà delle prime 8 giornate della regular season è stato decisamente elevato per la truppa di Attilio Caja: lo testimonia anche l'indicatore del totale dei punti "fatturati" in classifica dalle avversarie dei biancorossi. Che avendo sfidato 4 delle prime 5 della classe (Milano, Brescia e Avellino fuori casa e Venezia in casa) hanno un coefficiente di 80, inferiore soltanto a quello di Brindisi (a quota 82) nel maxi-plotone delle nove squadre sospese tra l'ottavo posto a quota 6 punti e l'ultimo a quota 4. Dunque Varese ha avuto un cammino molto più insidioso e "accidentato" delle varie Reggio Emilia (60), Pesaro (62), Pistoia (64), Cremona (66), Capo d'Orlando (68), Virtus Bologna (70) e Trento (72). E sulla carta, avendo affrontato la maggior parte delle big nel primo blocco di impegni prima della pausa per l'Italbasket (l'unica eccezione è Torino, ultima sfida del girone d'andata il 14 gennaio), dopo la salita dovrebbe esserci la discesa. Ossia un ciclo di scontri diretti con le squadre che navigano a fianco o appena al di sotto della truppa di Attilio Caja, che nelle cinque settimane dal 3 dicembre al 7 gennaio prepara un ciclo di impegni decisivi per indirizzare le sue prospettive stagionali. L'attuale classifica corta è in formato "Imprevisti e probabilità", come nel vecchio ma sempre attuale gioco del Monopoli: se Ferrero e soci rimetteranno in campo l'atteggiamento ammirato nelle sfide con Cantù e Trento, ma anche a Milano ed Avellino pur senza punti da mettere in saccoccia, l'attuale situazione ingarbugliata lascerebbe ancora qualche chance nella volata per le Final Eight di Coppa Italia. La Varese pre-Sassari può sognare il colpaccio a Pesaro, oppure più avanti a Reggio Emilia, ed infine a Brindisi o Cremona nella doppia trasferta di inizio 2018? Ed è in grado di sfruttare il fattore campo del PalA2A per "mettere sotto" le prossime avversarie Capo d'Orlando e Virtus Bologna, a a dispetto del rinforzo Maynor e dei grandi nomi del basket europeo sondati dalla Segafredo per potenziare il roster attuale? I valori espressi attualmente dalla classifica potrebbero essere stravolti proprio dal mercato, visti i rinforzi in arrivo alla Grissin Bon (il play spagnolo Llompart per sopperire all'infortunio di Chris Wright) e all'Happy Casa (il lungo americano Donte Greene, 4 stagioni di NBA a Sacramento in uscita dal Libano). Argomento che non riguarderà certamente Varese, per scelta prima ancora che per necessità, con Attilio Caja che sta lavorando durante la pausa (ieri tappa a Vedano Olona, oggi a Gorla Maggiore) per rimettere a punto i meccanismi e soprattutto per ricaricare le batterie del gruppo dopo il passo falso contro Sassari. Per un "animale da palestra" come il coach pavese, la sosta può essere un vantaggio nel momento in cui serve un tagliando: lo scorso anno fu decisiva quella per la Coppa Italia a febbraio, già dalla trasferta di Pesaro del 3 dicembre si capirà se anche nel 2017-18 il pit-stop avrà avuto effetti benefici sulla squadra. Giuseppe Sciascia
  14. La sconfitta subita contro la Dinamo Sassari brucia e lascia il segno. Il giorno dopo, il primo di due settimane di palestra senza sfogo sul campo, il capitano Giancarlo Ferrero lo ha trascorso davanti ai microfoni del Social Show di Eurosport al Mind the Gap di Milano, cercando di sdrammatizzare e di smussare gli angoli di una domenica che gli ha tolto il sonno. All’alba della prima pausa del campionato c’è però materiale sufficiente per fare un primo piccolo bilancio della stagione appena cominciata, partendo inevitabilmente dalla debacle contro la Dinamo di Pasquini: «Mi spiace molto per il modo in cui abbiamo giocato, perché c’era un palazzetto bello carico, con più gente del solito. Avevamo preparato molto bene la partita in settimana, ci è mancata l’energia, che è la base di ogni nostro risultato. Non possiamo iniziare subendo 27 punti nel solo primo quarto, dobbiamo partire dalla difesa cercando poi di correre a tutto campo. C’è stata una buona reazione nel secondo quarto, non sufficiente però a passare avanti. Poi bisogna dar merito anche a loro, che erano in un momento complesso e hanno trovato canestri difficili. Però se una squadra ci deve battere deve dimostrare di essere più forte di noi, non possiamo togliercelo dalla testa, quindi dobbiamo rimetterci subito a lavorare». L’analisi della sconfitta continua su aspetti più tecnici: «Ci è mancata fluidità in attacco, ci sono stati momenti in cui non riuscivamo ad eseguire e ci mancava il nostro ritmo. Lavoriamo sempre per creare tiri aperti, se pensiamo di risolverla nell’uno contro uno diventa dura». Di Cameron Wells, di cui si è parlato anche durante l’intervista con Eurosport, capitan Ferrero parla così: «Non penso di essere io a dover dare valutazioni su un compagno, posso però raccontarvi ciò che vedo, ossia un ragazzo molto serio, che si sbatte in allenamento e che è importante per noi, avendo in mano molti palloni. Ma in una partita come ieri il problema tecnico è secondario. C’era energia nello spogliatoio prima del match, poi quando siamo scesi in campo abbiamo preso subito due pugni e ci abbiamo messo un bel po’ prima di reagire, e senza mai farlo del tutto. Non è una questione di un singolo o dell’altro: quando si perde ciascuno ha una parte di colpa». Alla prima pausa, come dicevamo in apertura, è tempo di un bilancio iniziale dell’annata: «La società ad inizio anno è stata molto chiara, l’obiettivo è quello di salvarsi. Dopo aver vinto con Trento ho sentito parlare di playoff, ma ripeto, dobbiamo pensare a salvarci. Poi è chiaro che chi tifa e chi scende in campo spera sempre di arrivare più in alto possibile, ma il nostro approccio ed il nostro modo di giocare non devono cambiare assolutamente. Solo così, con l’idea di lottare con il coltello tra i denti su ogni pallone, possiamo permetterci magari di raggiungere altri obiettivi. Non possiamo pensare ad altro, dobbiamo essere questa squadra, che se qualcuno la batte è solo perché dimostra sul campo di essere più bravo. In generale penso che l’inizio sia stato buono, se avessimo due punti in più non avremmo rubato niente. Ma non li abbiamo, quindi bisogna lavorare per riprendere subito alla grande contro Pesaro». La pausa può servire a ricaricare le batterie? «Con il coach sicuramente il lavoro in palestra non può mancare, lavoriamo bene e siamo una squadra migliorata rispetto all’inizio della stagione. Dobbiamo continuare su questa strada, con questa identità e riprenderci da questa brutta prestazione». Ultima postilla: Ferrero sperava in una convocazione in nazionale? «È il sogno di tutti, però per indole mi concentro sulle cose che posso controllare ed una chiamata in nazionale dipende da molti fattori. Non mi ha toccato la mancata convocazione, perché sento una grossa responsabilità qui a Varese da capitano ed il mio obiettivo è fare bene qui». Alberto Coriele
  15. Toto Bulgheroni invita a non avere la memoria corta Toto Bulgheroni fa appello alla memoria dei tifosi di Varese prima di bocciare la squadra di Attilio Caja dopo il brutto stop casalingo contro Sassari. Il consigliere biancorosso con delega all'area tecnica analizza con lucidità la prova negativa di domenica, considerandola però soltanto un episodio alla luce di quanto espresso in precedenza. «Non è facile analizzare con serenità la situazione dopo una prestazione chiaramente non positiva. Però è anche corretto non avere la memoria corta, cancellando d'improvviso le prestazioni positive delle settimane precedenti. E allo stesso tempo è corretto dare merito a Sassari, squadra di livello superiore al nostro non solo per budget ma anche per profondità e talento. Gli avversari hanno tirato con medie altissime e, seppure possano esserci state anche colpe della nostra difesa, gliene va reso merito. Di sicuro l'approccio non è stato feroce come in altre occasioni; è capitato contro un' avversaria forte che ne ha approfittato, ma è la prima volta che è accaduto in tre mesi di stagione». Dunque c'è fiducia sulla possibilità di una reazione del gruppo? «Sono certo che allenatori e giocatori reagiranno, sono i primi ad accorgersi che le cose sono andate diversamente da quel che ci aspettavamo. Non allarmiamoci e torniamo a lavorare; sono convinto che Caja avesse percepito fin dalle prime battute la serata storta, al punto d'aver cercato di dare la scossa attraverso una girandola di cambi che stimolasse la squadra alla reazione. Egli ha dato il massimo e anche i giocatori hanno messo in campo quel che potevano; purtroppo non si e accesa la miccia per scatenare quell'energia dalla quale non possiamo prescindere». Insomma, se Varese non getta in campo il 100 per cento dell'energia può faticare contro chiunque... « È evidente come intensità, aggressività e voglia di vincere non possano mai mancare a questo gruppo. Se scendiamo in campo con l'intento di sbranare l'avversario abbiamo dimostrato il nostro valore nella prima metà del girone d'andata; con questo atteggiamento possiamo ottenere buoni risultati, se invece ci manca questo tipo di approccio siamo costretti a subire. Ora sono certo che coach Caja possa sfruttare al meglio la pausa per ricaricare quelle pile che domenica sono parse un po' scariche, prestando attenzione all'aspetto psicologico ma facendo di tutto per riportare in campo la squadra capace di farsi apprezzare dai tifosi prima del match contro la Dinamo Sassari». Wells di nuovo sottotono e Hollis poco utilizzato: c'è da preoccuparsi? «Cameron ha già fatto vedere le sue qualità; quella di domenica è stata una serata storta ma non lo vedo come un problema. Allo stesso modo considero Hollis: il coach ha chiesto a tutti attenzione e dedizione difensiva, cosa che non è tanto nel Dna di Damian. Chiaro che se tutti rendono al meglio la squadra può sopperire a qualche sua mancanza difensiva; se il sistema non gira nel suo insieme anche lui non riesce ad essere supportato. Ma questo è in gruppo unito dentro e fuori dal campo, che ha sempre risposto al meglio alle sollecitazioni dell'allenatore». Giuseppe Sciascia
  16. Dottor Jeckill e Mister Hyde in versione cestistica? Signore e signori, ecco a voi la Pallacanestro Varese versione 2017-18. O almeno questo si evince analizzando la differenza nettissima per la squadra di Attilio Caja fra il rendimento al PalA2A e quello esterno. Non si tratta soltanto del ruolino di marcia, confrontando le 3 vittorie casalinghe su 4 impegni a Masnago rispetto alle 3 sconfitte esterne su altrettante partite lontano dalla tana biancorossa. La certezza attorno alla quale Varese costruisce le sue fortune resta la difesa, che non presenta invece alcuno scostamento tra casa e trasferta (70.8 contro 70.7). Ma la qualità del gioco espresso in attacco è diametralmente opposta: davanti al pubblico amico, Ferrero e compagni sono uno dei migliori attacchi della A, il quinto, producendo 82,8 punti di media. Mentre in trasferta i biancorossi segnano solo 67,0 punti (quattordicesima assoluta), viaggiando a quasi 10 punti percentuali in meno nel tiro da 2 (53,6% contro 44,2%). Quali le ragioni di questo rendimento così differente a seconda del fattore campo? Si tratta di una somma di concause, tra le quali prima di tutto non va sottovalutata la portata delle avversarie affrontate lontano da Masnago. Varese finora ha fatto visita alla prima della classe Brescia, alla seconda forza Milano e alla quinta Avellino, e dunque risultati e fatturato statistico sono logicamente legati al valore delle controparti. Poi c'è un aspetto tecnico indiscutibile: la squadra di Caja utilizza con più continuità e profitto l'arma del contropiede nella sua versione casalinga. Ciò è frutto di un atteggiamento differente nell'attitudine difensiva, ed è interconnesso alla terza ragione che porta ai dati attuali: davanti ai tifosi di casa Varese riesce ad essere più aggressiva e di conseguenza a trovare più occasioni per spingere sull'acceleratore. Fuori casa, invece, l'atteggiamento della retroguardia - a parità di efficacia - è più contenitivo che graffiante; ed allora, con meno opportunità in campo aperto, emergono quei limiti sul piano del talento puro tipici di una squadra operaia. Non a caso il giocatore di maggior classe ma meno "garra", ossia Damian Hollis, viaggia in assoluta controtendenza tra rendimento interno (8,0 punti in 18,5 minuti) e quello esterno (13,7 punti - top scorer assoluto - in 23,3 minuti). D'altra parte Varese è una squadra nuova e con tanti giocatori all'esordio in Italia o in serie A; per certi versi naturale dunque che la spinta del PalA2A possa aumentare certezze ed energia di elementi che invece fuori casa hanno un approccio meno "ringhiante". E commettono errori banali - come accaduto domenica ad Avellino - per poca esperienza o precipitazione anche nelle poche occasioni in cui il motore del contropiede era riuscito ad accendersi. È un problema grave o irresolubile? Non in assoluto, considerando che l'obiettivo salvezza tranquilla andrà conquistato principalmente in casa. Certo, la sconfitta del PalaDelMauro lascia rimpianti per l'occasione perduta; se però Varese farà tesoro della lezione di domenica, i prossimi viaggi a Pesaro, Reggio Emilia e Brindisi - ad oggi le ultime tre della classe - potranno garantire risultati differenti rispetto alle sconfitte sui campi delle big per un totale di 11 punti di scarto in tre partite. Giuseppe Sciascia
  17. La sorte ti accarezza o ti schiaffeggia, dipende da come l'affronti nel suo compiersi. La cronaca di Avellino consegna agli archivi un 'occasione persa malamente dagli uomini di Caja trafitti nell'atto decisivo dall'unico "uomo della provvidenza" che vantava la sofferente formazione irpina: Rich, temibile per le sue capacità risolutive nonostante una prova disastrosa. Questo tipo di "folletto" che toglie la squadra da impacci e impicci, Varese non l'ha ma fa nulla, lo si sapeva, puntando piuttosto sulle qualità d'un collettivo che si fa rispettare ben oltre le apparenze e che è capace di intimorire i più spavaldi avversari, avendo bisogno, ovviamente, per piazzare colpi vincenti, di ogni apporto degno di tal nome, soprattutto da parte di un play che non sia circolante a targhe alterne. Come sta accadendo a Wells, piombato, se non nel buio totale delle prime giornate, in una penombra abbastanza inattesa nonché preoccupante dopo le luci della ribalta contro Pistoia e Trento. Cameron, meno comparsa insignificante rispetto agli esordi non essendosi nascosto, stavolta di fronte alle proprie responsabilità, in verità, ha "tappato" nove conclusioni su dieci alla stregua di un "amatore" del torneo CTL che tradotto significa comitato tempo ibero. E quando viene a mancare un elemento su cui si fa grande affidamento per la propria economia di gruppo, si finisce per smarrire alla distanza anche le certezze già acquisite non senza un 'atroce recriminazione. Alla squadra, secondo Caja, è mancata quell'inerzia favorevole per evitare brutte sorprese alla distanza, probabilmente possibile con ben altra presenza e ben altro contributo di punti da parte di un vero leader. Visto il risultato, inevitabilmente torna in alto mare ogni aspettativa "buonista " nei confronti di Wells, non tutto sbagliato sin qui ma tutto da rifare o meglio da rivedere per l'avvenire. Che l'americano, forse troppo introverso e pensoso, soffra di improvvise "paturnie", per insicurezza o paura di sbagliare? Sicuramente inquietano la sua padronanza di gioco e la sua personalità sin qui, però, come eccezioni se accostate a un 'inconsistenza e a una pochezza di rendimento disarmanti. Valente o mediocre, protagonista o comparsa: qual è il vero Wells? Lasciamo lavorare Caja nel ricomporre un "pezzo" controverso a beneficio del collettivo biancorosso, pur sempre encomiabile ed ammirevole contro il quale, esclusa Venezia e in parte Brescia, stanno sbattendo il muso e terribilmente le sue avversarie. Altro argomento sensibile riguarda Damian Hollis. Alla vigilia ci siamo chiesti se l'ala di scuola americana non fosse uno "spreco" quando, a lungo o quasi in panchina, s'aggiunge agli spettatori nonostante il suo valore offensivo. Il tutto pur capendo le necessità dell'allenatore al fine di garantire una difesa vigorosa e compatta come fonte di gioco, non avendo l'interessato la grinta di un rugbysta, in ogni caso da capitalizzare in attacco, laddove l'ungherese di passaporto sa il fatto suo, come ha dimostrato ad Avellino dove, sguinzagliato in campo (quasi sette minuti in più rispetto alla sua media di impiego), è risultato il "puntero" che ci si aspetta. Se la perfezione vien dall'osservazione, confidiamo nella consapevolezza di disdette evitabili per rimediarle e di virtù da consolidare già pensando al prossimo match di Masnago contro una più che battibile Sassari. Un successo spingerebbe Varese ancor più su con annessi e connessi di entusiasmo. Giancarlo Pigionatti
  18. Bicchiere mezzo vuoto per aver perso l’occasione di conquistare due punti pregustati o bicchiere mezzo pieno per aver portato “all’ultimo tiro” Avellino, confermando la valenza della squadra? Claudio Coldebella, come forse la maggior parte dei tifosi biancorossi, ci ha ragionato. Tanto. Domenica e per tutta la giornata di ieri: capita, quando i dilemmi dell’anima sono sospesi tra un desiderio irrealizzato e la realtà. La sua risposta, però, arriva scevra da ogni dubbio: ripensare a Sidigas-Openjobmetis significa guardare un bicchiere mezzo pieno. «Inevitabile ammettere che ci sia venuta l’acquolina in bocca sul +2 a un minuto dalla fine - attacca il direttore generale della Pallacanestro Varese - ma nello sport ci sono anche gli avversari (chiaro il riferimento alla bomba di Rich che ha “aiutato” a scompaginare le carte biancorosse ndr) e gli episodi. La riflessione che vorrei fare è questa: c’è ovviamente un enorme differenza tra vincere e perdere, ma la stessa differenza intercorre anche tra crearsi delle occasione o non crearsele affatto. Avellino e Milano sono due occasioni che Varese si è creata e ciò mi lascia soddisfatto». Per coglierle al volo manca ancora un pizzico di malizia? Al di là degli argomenti tecnici sui quali ogni partita (e ogni contendente affrontata) fa storia a sè, l’analisi fatta a caldo da coach Attilio Caja trova d’accordo anche il dirigente biancorosso: «Ci è mancata malizia, è vero, ma la malizia te la crei solo con un vissuto comune. Guardate come sta andando Brescia, per esempio, che ha giocatori che giocano insieme da un anno e non da pochi mesi. O Venezia». Dal particolare (la partita del Pala Del Mauro) al generale (l’intero cammino) il passo è breve. E parte da una considerazione: l’applicazione difensiva sta garantendo alla squadra dell’Artiglio un plateau di competitività spendibile contro chiunque, ma i punti in classifica incassati sono arrivati quando all’applicazione dietro si è aggiunta anche una determinata produttività offensiva. «Sono d’accordo. La difesa è una base per noi - argomenta Coldebella in riferimento alla qualità mai mancata in queste prime sette partite - È un biglietto da visita che diamo a chi ci incontra, che sa che si deve sbattere per riuscire a rubarci i due punti. La difesa è mentalità e applicazione, ed è soprattutto lavoro: penso vada detto grazie in primis ad Attilio Caja per quello che sta facendo da questo punto di vista. E poi va elogiato il gruppo: è unito, senza prime donne, composto di persone che stanno bene fra loro e che si supportano». Il bilancio complessivo, dunque, è positivo? «Sì lo è: non mi fermo a guardare solo ai punti guadagnati o a quelli che ci mancano. Il nostro traguardo è quello di salvarci senza affanni e stiamo lavorando bene. Non solo in campo: anche in società c’è una volontà comune nel portare avanti gli obiettivi, c’è un cda che rema nella stessa direzione e c’è una parte organizzativa che va d’accordo con quella sportiva. Ho delle buone sensazioni». Bicchiere mezzo pieno. Fabio Gandini
  19. Claudio Coldebella vede il bicchiere mezzo pieno nonostante la sconfitta in volata di Avellino dopo una partita condotta per più di 20' . Il g.m. bianco-rosso si complimenta con Attilio Caja e il suo staff per la preparazione tattica del match: «Riflettendoci razionalmente è mezzo pieno: nel basket non c'è il pareggio e sicuramente spiace non aver concretizzato l'occasione di conquistare due punti su un campo difficilissimo dopo una partita molto solida». «Siamo stati a lungo in vantaggio - argomenta il dirigente - poi abbiamo recuperato sorpassando nel finale e avendo anche il possesso per allungare sul più 2; peccato per non aver raccolto i frutti di una buonissima prestazione, però è stata la riprova di una squadra che lavora molto bene. Grandi complimenti al coach che mette sempre in campo i ragazzi con l'atteggiamento giusto, e al suo staff che insieme ad Attilio studia benissimo gli avversari per preparare le partite». Al di là del risultato finale è arrivata un'altra conferma della solidità dell'impianto di gioco... «Le occasioni a volte si sfruttano e a volte no, ma l'importante è crearle; abbiamo perso in tre trasferte sul campo di altrettante big, ma anche ad Avellino abbiamo dimostrato di riuscire ad imporre la nostra identità. Sono contento di come stanno andando le cose, e non mi riferisco soltanto al campo: oltre alla squadra che funziona sta muovendosi bene anche la società, dove ci sono ruoli ben definiti e una strategia ben delineata per il futuro». Qual è la situazione attuale dell'extra-campo? «Vedo un ambiente dove tutti si muovono nella stessa direzione - dice Coldebella - cosa che può sembrare scontata ma non è così semplice. Proprietà e CdA sono molto affiatati, l'area tecnica, quella organizzativa e gli uffici funzionano bene, le iniziative che Gianfranco Ponti sta portando avanti con le giovanili meritano grandi complimenti e durante la pausa installeremo il nuovo tabellone a cubo. In un basket italiano in crisi di idee, qui ci sono progetti che non si esauriscono solo nel quotidiano». Una sorta di anno zero per provare a rilanciare le ambizioni in futuro? «Qualsiasi progetto dovrà essere supportato dai risultati sportivi; quest'anno l'obiettivo è vivere una stagione tranquilla per metabolizzare queste idee e alzare l'asticella nelle prossime stagioni. Le scelte estive stanno pagando: stiamo vivendo in trincea stando sempre coperti e con il coltello tra i denti, ma questa può essere una squadra alla quale dare continuità. Sarà una stagione importante in tanti aspetti, perchè abbiamo messo basi nuove dalle giovanili alla struttura societaria che dovranno dare frutti». Domenica arriva Sassari, il fattore campo del PalA2A potrà essere nuovamente decisivo come nelle ultime tre uscite? «Ospiteremo una squadra che ha obiettivi diversi dai nostri, dovremo giocare anche stavolta al 101 per cento perché siamo troppo nuovi per permetterci di sottovalutare chiunque. Su questo aspetto però sono tranquillo: vedo la squadra lavorare tutti i giorni e Caja cura ogni dettaglio in maniera meticolosa. Il fatto di stare sempre sul pezzo fa sentire ai giocatori la presenza della società». Giuseppe Sciascia
  20. La parola alla difesa

    Difesa, rimbalzi e spirito di gruppo. Anche i numeri confermano che i punti di forza della Varese operaia stanno nell'applicazione in retroguardia e nella capacità del collettivo di esaltare i valori dei singoli. Statistiche individuali e di squadra come cartine di tornasole: solo tre i giocatori biancorossi nella "Top Ten" delle nove voci principali - Tyler Cain quinto nei rimbalzi, Norvel Pelle terzo nelle stoppate e Cameron Wells nono negli assist - mentre nei dati aggregati offensivi la squadra di Caja è ottava nei punti segnati, undicesima nella percentuale da 2 punti e ottava in quella da tre punti. Le voci positive nelle quali Varese eccelle sono due: i rimbalzi di squadra, con il secondo posto assoluto a 40,6 di media e un differenziale di 6 palloni in più rispetto ai 34,3 concessi agli avversari, e le palle perse, 12,7 di media per un quarto posto totale. Ma il pezzo forte della sporca dozzina biancorossa è la difesa: non soltanto per quanto riguarda i punti subiti (71,2, terzi dietro Brescia e Milano) ma anche nella percentuale concessa agli avversari (46,8% da 2 e 47,3% totale, solo un battito di ciglia dietro al 47% dell'EA7) e nelle stoppate (seconda a 3.5). Cosa esprimono in soldoni questi numeri? Che Varese non concede mai canestri facili agli avversari, e che il sistema di aiuti e rotazioni protegge efficacemente il pitturato, prima di tutto dalle soluzioni principali dell'attacco e in seconda battuta nei duelli sotto i tabelloni, sfruttando l'atipicità di Okoye e la capacità sui rimbalzi lunghi di Waller e Wells oltre ai centri propriamente detti. Una difesa non particolarmente aggressiva sulla palla (dodicesimo posto per palle perse forzate agli avversari a quota 12,8) ma molto efficace nella sua tenuta d'insieme. E quando funziona la retroguardia, anche l'attacco si mette in moto: nel gruppo biancorosso non ci sono punte designate (Waller sedicesimo e Okoye diciassettesimo i primi varesini in classifica marcatori), ma il predominio aereo che la squadra di Caja ha esercitato quattro volte su 6 partite è il principale innesco di un contropiede che permette di esaltare le qualità atletiche comuni alla maggior parte del roster. Se Varese difende l'area e recupera i palloni vaganti, poi in campo aperto può fare malissimo: se ne sono accorte a loro spese Cantù e Trento, e l'aspetto determinante del più sofferto match contro Pistoia è stato il duello a rimbalzo "girato" nel quarto periodo risolutivo. In tutto ciò comunque i biancorossi stanno mostrando progressi significativi anche in attacco: rispetto alle prime 4 gare nelle quali il tiro da 3 punti era l'unico sbocco del gioco a metà campo (con il 2/21 contro Venezia e l'8/31 di Brescia a sancire prove stentate sul piano offensivo), nelle ultime due gare Varese ha cercato di più e meglio il gioco dentro l'arco, tra le sospensioni dalla media di Wells e qualche soluzione interna in più per Pelle e Cain. Ma applicazione in retroguardia e fame di palloni vaganti restano la priorità assoluta. Giuseppe Sciascia
  21. Meno stoppate mozzafiato, più aiuti determinanti. Meno giocate adrenaliniche, più sostanza complessiva. Il Norvel Pelle versione 2017/'18 si conferma tra i più amati del PalA2A per la sua capacità di accendere il pubblico con una schiacciata tornituante o un tiro ricacciato in gola ad un avversario. Ma rispetto al 2016/'17 sulle montagne russe di un rendimento alterno tra prodezze eccitanti ed errori banali, il 24enne lungo caraibico pare aver trovato maggior equilibrio: calo di stoppate (1,7 contro 2,1) e schiacciate (nell'annata scorsa il 63% dei suoi canestri dal campo) a fronte di un rendimento più costante. Col picco di assoluto rilievo del match con Trento, nel quale i suoi primi 8 minuti dominanti sui due lati del campo hanno dato l'impronta decisiva alla partita celebrando nel modo migliore la prima presenza nello starting five della nuova annata. «Partire in quintetto mi ha dato una grandissima carica - spiega il lungo di Antigua e Barbuda -. Per entrare dalla panchina serve una mentalità diversa: devi essere abile a entrare in fretta in partita mettendo grande intensità in quel che fai, mentre iniziare la gara ti dà la possibilità di dare un impatto più graduale. Mi sono preparato con grande applicazione per tutta la settimana per tale opportunità e ho cercato di andare in campo concentrato al massimo per prendere rimbalzi, proteggere l'area e sfruttare i servizi dei compagni in attacco. Nel complesso abbiamo disputato una grande gara, travolgendo gli avversari grazie ad una costante intensità». Che differenza c'è tra il Pelle della stagione corrente e quello della prima avventura a Varese? «Nella scorsa annata ero un giocatore meno rifinito, si può dire "selvaggio"? Il mio pezzo forte è la stoppata, per istinto andavo per cercare di stoppare ogni tiro degli avversari. Ora, invece, cerco di prendere il mio tempo ed essere presente negli aiuti, leggendo le scelte dell'attacco e i movimenti dei compagni in difesa; non è cambiata la mia aggressività, gioco sempre al massimo dell'energia, cerco di metterla a frutto con più efficacia». Sabato ha fatto la differenza anche in attacco, forse per la prima volta è stato servito con continuità ricevendo più palloni nei primi 8 minuti che nelle cinque gare precedenti... «Vero, quando ho ricevuto palloni dentro l'area sono riuscito a convertirli bene tra soluzioni interne e tiri liberi. Probabilmente anche i compagni stanno imparando come servirmi gli alley-hoop che nell'annata passata scorso erano il mio pezzo forte grazie ad un ispiratore del livello di Eric Maynor. Stiamo facendo progressivamente conoscenza per trovare l'intesa reciproca, sono certo che migliorerà col passare del tempo». Contro Trento è stata la miglior prestazione stagionale, ora arrivano altri test impegnativi contro Avellino e Sassari. «Siamo stati intensi e determinati per 40 minuti senza mai staccare il piede dall'acceleratore. Il coach ci chiede questo, la mentalità che stiamo acquisendo è quella di restare sempre concentrati nell'eseguire le sue indicazioni. Ci siamo meritati il rispetto di qualsiasi avversaria: vogliamo giocare sempre e contro chiunque al 100 per cento dell'intensità, se di fronte a noi troviamo chi non pareggia la nostra energia vivremo altre serate come quella di sabato». Giuseppe Sciascia
  22. La sesta giornata di Serie A ha portato in dote risultati inediti, sorprendenti. Difficile ammettere che la larga vittoria della Openjobmetis di Attilio Caja fosse preventivabile, non tanto nell’esito quanto nelle proporzioni con cui è giunta. Rimandare a casa i vice-campioni d’Italia con quasi trenta punti sul groppone non era sicuramente tra le attese opzioni iniziali. E, ripensandoci, nel caso specifico non è neanche così spendibile la teoria della stanchezza da coppe europee della Dolomiti Energia, che ha raggiunto Varese nella giornata di giovedì direttamente da Gran Canaria, avendo così due giorni completi a disposizione per preparare la partita. Varese stessa sa molto bene, per esperienza diretta nelle due stagioni precedenti, quanto l’impegno infrasettimanale pesi sul rendimento in campionato. E quest’anno, paradossalmente, può permettersi di sfruttare l’empasse di tutte quelle squadre che stanno faticando per via degli impegni europei. Un esempio? Il calendario, nelle prossime due settimane, mette i biancorossi di fronte a due formazioni di caratura sicuramente superiore all’organico di Caja: prima la Sidigas Avellino poi il Banco di Sardegna Sassari. Domenica all’ora di pranzo la Openjobmetis sarà al Pala Del Mauro contro la Sidigas di Pino Sacripanti, che mercoledì sarà impegnata sempre in casa contro il Cez Nymburk, formazione della Repubblica Ceca. La sconfitta in Polonia contro lo Zielona Gora ha aperto una mini-serie negativa per la Scandone di due sconfitte consecutive dopo quella ai supplementari con Brindisi, che rientra a pieno titolo nel faldone delle sorprese di quest’ultima giornata. Il “peso” della competizione europea, almeno in questo inizio di stagione, si sta facendo sentire anche in roster lunghi e completi come quelli di Avellino e Sassari, che domenica è crollata sul campo della Vanoli Cremona al cospetto dei grandi ex Sacchetti e i cugini Diener, e anche questa partita è da catalogare allo stesso modo di Brindisi-Avellino. La Openjobmetis incontrerà entrambe in seguito a un impegno casalingo europeo: per Avellino, come detto, mercoledì contro Nymburk; mentre Sassari mercoledì prossimo (15/11) ospiterà l’Hapoel Holon, prima di viaggiare a Varese per la sfida delle 18.15 di domenica 19 nobembre. Varrà lo stesso anche per le sfide con Orlandina e Reggio Emilia, che Varese incontrerà rispettivamente il 10 e il 16 dicembre senza che sulle avversarie pesino i chilometri di una trasferta (Reggio arriverà dalla partita casalinga con i lituani del Lietkabelis, Capo d’Orlando prima di Varese affronterà al Pala Fantozzi Ludwigsburg). La stessa Reggio Emilia domenica ha annunciato l’arrivo dell’ex Varese Chris Wright in cabina di regia e a dicembre potrebbe rivelarsi una squadra già diversa da quella attuale. Nel caso specifico, dunque, potrebbe al contrario non rivelarsi così valida la carta della stanchezza da coppe nell’immediato, che può però essere spendibile sul lungo periodo. I gironi di Champions League e Eurocup si protrarranno fino a fine dicembre o ai primi di gennaio, e ciò potrebbe comunque regalare qualche sorpresa. Sono otto le formazioni italiane impegnate nelle varie competizioni europee (Milano, Reggio, Torino, Avellino, Sassari, Orlandina, Venezia e Trento) e questo abbrivio di campionato sta confermando la teoria che qualche punto per strada viene sempre lasciato: sarà compito di squadre come Brescia (che visto l’inizio di campionato meriterebbe però un capitolo a parte), Varese, Bologna e Cantù saperlo sfruttare, per sperare perché no in qualche interessante exploit. Alberto Coriele
  23. Bastano sei partite - tra le quali due trionfi casalinghi strappa-applausi - per attribuire alla Varese operaia di Attilio Caja la patente di miglior squadra degli ultimi 5 anni? La prova del campo ha promosso senza riserve tutte le premesse estive sulle quali era stata costruito il roster della stagione 2017-18, e già questo basta e avanza per evitare gli equivoci e le correzioni in corsa forzose ripetutesi senza soluzione di continuità dal 2013-14 al 2016-17. I numeri puri e semplici dicono che dopo 6 giornate solo la Varese di Frates aveva un bilancio analogo a quella di "Artiglio" con tre vittorie e tre sconfitte. Ma quella era una squadra fortemente sbagliata - vedi l'asse sbilenco Clark-Hassell - nonché costosa - 50mila euro netti in meno degli indimenticabili nonostante il meno 600mila di budget - che inaugurò l'elenco dei mercati di riparazione in corso d'opera e dei cambi di allenatore. La squadra plasmata da "Artiglio" sembra invece fatta ad immagine e somiglianza di un tecnico che ha bisogno di giocatori disponibili a lavorare tanto con le gambe e con la testa (non solo intensità fine a sé stessa, ma anche applicazione dei piani-partita che hanno permesso nelle ultime due settimane di non dipendere più soltanto dal tiro da 3 punti). In buona sostanza la versione 2017-18 di Varese è una squadra pensata bene in sede di mercato, e poi bene - oltre che molto - allenata in palestra: puntare su giocatori "affamati" provenienti dal sommerso delle leghe minori europee e dall'A2, il roster lungo di 10 giocatori 10, gli abbinamenti complementari Ferrero-Hollis e Cain-Pelle nei ruoli interni si sono rivelate scelte vincenti per far fruttare i (pochi) talenti disponibili in termini di risorse da investire. Il classico caso nel quale il valore complessivo del gruppo è superiore alla somma di quello dei singoli, perché tutti gli ingranaggi del sistema -l'area tecnica che ha scelto i giocatori, l'allenatore che li mette in campo e gli atleti stessi che profondono il 101 per cento dell'intensità e dell'applicazione - hanno girato, e continuano a farlo, in maniera sincronica. Il primo mese abbondante di stagione ha certificato due dati di fatto importanti: Varese ha saputo concretizzare sul campo le strategie sulle quali ha costruito il roster, ed è in grado di produrre un volume di gioco sufficiente per mantenersi a distanza dalla zona retrocessione. Ricordate le premesse estive? Vivere una stagione tranquilla, togliersi belle soddisfazioni in casa per regalare emozioni importanti al pubblico del PalA2A, evitare le partenze false delle ultime 4 stagioni con conseguenti necessità di correttivi sul mercato, e in ultima analisi fare meglio del dodicesimo posto del 2016-17. Il risultato finale è lontanissimo, ma fino a questo momento le promesse del 18 agosto sono state rispettate appieno da Attilio Caja e dal suo gruppo di operai col coltello tra i denti. Ora toccherà al match di Avellino rispondere alla domanda su quanto vale Varese al cambio della trasferta sul campo di una big: la fame e la voglia di stupire saranno le stesse anche dopo due vittorie consecutive al PalA2A? Giuseppe Sciascia
  24. “Gli spietati”. È la prima qualifica che balza alla mente. Oppure “quelli seri”, quelli cioè che non buttano via nemmeno un minuto di partita, nemmeno un grammo del loro impegno. Oppure ancora, “quelli che non possono che giocare così”, ovvero con un’intensità pazzesca dal 1’ al 40’ e senza mai fermarsi, perchè se fossero diversi non vincerebbero nemmeno una gara. Solo 7 volte in 30 anni Davanti alla seconda “goleada” cestistica in sole 6 giornate di campionato, gli aggettivi più appropriati trovateli voi. Noi ci limiteremo a raccontare i numeri e la storia. Varese-Cantù: +31. Varese-Trentino: +27. Era dalla stagione 1998/1999, quella che si concluse con lo Scudetto della Stella, che Varese non vinceva almeno due partite di campionato con uno scarto superiore ai 20 punti. La squadra di Carlo Recalcati ci riuscì 3 volte in 37 partite (26 di regular season e 11 di playoff): all’epoca ci fu un +26 su Pistoia alla 4a di andata e due +25 (contro Gorizia alla 1a di ritorno e contro Rimini all’11a di ritorno). Quella di Caja i suoi 2 “ultra ventelli” li ha piazzati in 6 gare. Partendo dalla stagione 1987/1988 e arrivando a oggi, 2 o più successi con più di 20 punti di scarto nella stessa annata agonistica (abbiamo preso a riferimento solo le partite di campionato) sono capitati solo 7 volte alla Pallacanestro Varese: nel 2017/2018 e nel 1998/1999 come già scritto, poi nel 1997/1998 (un +50 e un +23), nel 1994/1995 (un +37, un +30 e un +27), nel 1991/1992 (un +25 e un +21), nel 1989/1990 (un +29, un +23 e un +21) e nel 1988/1989 (un +40, un +30 e un +20). Nella top ten dall’87/88 Il “quanto” deve poi essere considerato anche da un’altra prospettiva. Prima di Varese-Cantù 95-64 dello scorso 16 ottobre, la vittoria più larga di una Varese in campionato negli ultimi vent’anni era stata Varese-Milano 94-64 (+30) nella stagione 1999/2000. Dopo di essa, e prima del +31 e del +27 recenti, si sono registrati un +22 (Varese-Reggio Calabria nel 2002/2003), un +21 (su Roma nel 2006/2007), una sfilza di +20 e di +19 (massimo scarto positivo stagionale sia l’anno scorso (contro Caserta alla 2° giornata) che nel 2014/2015, nel 2013/2014 e nel 2012/2013, l’anno degli Indimenticabili. Se il raggio di ricerca ritorna trentennale, le due super vittorie di questo 2017/2018 entrano entrambe nella “top ten” dei successi più cospicui. Inarrivabile il +50 su Rimini nei quarti di finale playoff della stagione 1997/1998 (vicino al record storico societario, un +54 segnato in Ignis Varese-Gamma Varese del lontanissimo 11/03/1973), seguito da un +40 su Pesaro (stagione 1988/1989, 10a d’andata) e da un +37 su Reggio Emilia (stagione 1994/1995, 1a di ritorno). Al quarto posto ecco Openjobmetis-Red October della 3a giornata della stagione corrente, mentre Openjobmetis-Dolomiti Energia dell’altro ieri si classifica al 9°posto, a pari merito con Cagiva Varese-Teorematur Roma 92-65 della 5a giornata di ritorno della Serie A 1994/1995. Fabio Gandini
  25. Tanta difesa e tanto buon attacco. Tecnica, attenzione, applicazione, ripetizione che diventa soluzione alla bisogna, furbizia, coesione, talento dei singoli, protagonisti diversi, gioco di squadra. Il quarto perfetto (o quasi). All’improvviso. Che vale due punti vitali per la classifica e dice tanto della Varese che si sta costruendo mattone dopo mattone. Scriviamo degli ultimi 10’ di Varese-Pistoia, quelli del recupero e del sorpasso sulla squadra di Esposito che nei frangenti precedenti era riuscita a ingarbugliare i piani biancorossi. La frazione di partita migliore nel breve cammino finora di Ferrero e compagni? L’ultimo quarto contro Milano e i secondi venti minuti contro Cantù - pur notabili - non reggono il paragone, sebbene messi in mostra contro la squadra più forte del campionato e contro una compagine nel complesso valida come quella brianzola. Domenica Varese aveva le spalle al muro (in casa non dovresti mai perdere al cospetto di avversari “normali”: a Milano non c’era la stessa pressione...), la The Flexx che si presentava al rush finale era offensivamente in striscia, stava dominando a rimbalzo, arrivava da 9 soli punti concessi nel terzo quarto ed era nella predisposizione mentale migliore per lucrare i due punti in classifica (“gasata” dall’essere in vantaggio, in trasferta, senza avere per di più a disposizione il suo miglior giocatore). Fare una cronaca “postuma” (con l’ausilio di una bella ripassata su Eurosport Player...) sarà pure allora un po’ “paraculo”, ma ben venga se serve a sottolineare aspetti assoluti e ad assegnare quei meriti che nell’immediatezza del racconto si sono un po’ sfumati. Sedici secondi di perfezione Il quarto perfetto (o quasi) inizia dopo una stoppata subita da Avramovic e dopo l’arresto e tiro (incassato dallo stesso serbo praticamente in faccia) con il quale Moore corrobora il vantaggio ospite (30’ e qualche secondo: 53-61 Pistoia). Varese torna in attacco e la The Flexx abbassa le gambe, proprio come nel terzo periodo. “Alto-basso” di Hollis per Cain, scarico ad Avra in angolo, con il serbo che penetra al centro poi scarica a sua volta per Waller, bravo con un accenno di backdoor a disorientare Laquintana. L’esterno italiano ospite però recupera, quindi Antabia ripiega ancora sul suo compagno di reparto che nel frattempo ha completato il taglio dopo la penetrazione. Avramovic, a questo punto, ha un guizzo in più: riattacca Sanadze e trova il pertugio per servire Wells sull’arco, che con quattro secondi ancora sul cronometro dei 24, piazza la tripla solo soletto, con la difesa che era ormai collassata al centro. Sedici secondi netti di basket costruito, di basket ragionato senza frenesia nonostante il canestro appena subito e lo svantaggio che iniziava a diventare corposo. Sedici secondi che farebbero ballare tante difese. Sedici secondi di tecnica, schemi, intelligenza. Sedici secondi di allenamenti che diventano partita. Annullare gli altri Qualche istante dopo, dall’altra parte del campo, Sanadze cerca il pick and roll con Kennedy, ma la difesa di Avramovic e Cain - entrambi bravi a mantenersi sulla stessa linea in un raddoppio perfetto - ritarda e poi annulla il gioco a due. Il georgiano scarica a Bond (con Hollis che quasi intercetta il pallone), il quale ha solo due secondi sul cronometro dei 24 per inventare qualcosa. Non riesce a fare nulla: infrazione e palla a Varese. Un’azione difensiva di automatismi puri, di intelligenza, di grinta. Di squadra che si muove con sincronia. Aspettiamo Damian Trentadue minuti e sedici secondi sul cronometro. Cain ha appena sbagliato due liberi e il “tap-out” di Magro sul rimbalzo viene recuperato da Wells. La palla arriva ad Hollis, controllato in angolo dallo stesso Magro, che ha forse 10 centimetri per andare verso il canestro passando dalla linea di fondo. Impossibile, ma non per l’ex Benfica: finta di tiro rapidissima e partenza fulminante a pescare in fallo l’impercettibile ritardo del centro pistoiese. Palla che resta in mano alla Openjobmetis: erano due punti buttati via... Qui c’è il talento puro nel controllare il corpo e la tecnica cristallina della partenza in palleggio. Qui c’è Hollis e tutta la sua estemporaneità, benedetta per una Varese che ne ha bisogno e che si sta strutturando per poterla attendere senza patemi. Tutto l’Avra che piace Monografica Avramovic. Tre capitoli: il sangue freddo, la velocità, il talento. Primo capitolo: la tripla del -2. È stato il primo tiro da tre segnato in campionato dal nostro dopo dodici tentativi finiti sul ferro o lontano da esso. E’ arrivata dopo un suo scarico sbagliato, recuperato con abilità da Waller un centimetro prima dell’infrazione di campo: significa che non c’è paura, dopo l’errore. Secondo capitolo: il coast to coast del pareggio (61-61). Cain cancella Magro con una stoppata, la palla arriva al serbo: da questo momento a quello in cui lo ritroviamo dall’altra parte del rettangolo a festeggiare il canestro, passano meno di cinque secondi, durante i quali Avra si mangia tre avversari e circa 28 metri. Terzo capitolo: il lay-up del vantaggio (65-63). Avramovic esce a ricciolo dall’area e viene servito al centro da Wells, con tutta l’inerzia del corpo che lo dovrebbe portare a continuare nella direttrice del suo taglio. Lui invece riceve palla, si ferma, si gira con una piroetta dalla parte opposta e, senza prendere il blocco di Cain, accende la moto arrivando fino al canestro. Caja lo aveva chiamato settimana scorsa: queste risposte danno plasticità a una crescita che sotto traccia sta riprendendo dopo il formidabile impatto dell’inizio della scorsa stagione. Un centro anche davanti Monografica Cain. La stoppata su Magro è quasi il meno: dopo due perle, un’altra in difesa e una in attacco. La prima. Con il 63-63 sul tabellone si ritorna in retroguardia: Cain sta controllando Magro sulla parte destra del campo, mentre al centro si sta giocando un pick and roll tra Moore e Gaspardo. La difesa biancorossa decide il cambio, ma Wells e Hollis, i due difensori nell’occasione, si “impastano” e si ostacolano. Risultato? Moore ha la strada libera. Cain, lontano almeno un metro e mezzo, ha la forza, il fiato, la voglia e la reattività per recuperare in aiuto, portarsi sul play di Pistoia e costringerlo all’errore al tiro. La seconda. Attacco Varese, qualche azione dopo: Hollis e Cain salgono a portare un doppio blocco per Wells. Il primo poi si apre sull’arco e riceve palla, mentre il secondo “rolla” al centro dell’area e chiama l’ulteriore passaggio di Hollis: recuperato da Kennedy, Cain è incredibile nel tenerlo dietro con il corpo, arpionare l’assist tagliando fuori l’avversario, girarsi e appoggiare a canestro. Generosità difensiva (e per apprezzare quella sono bastati due allenamenti a Chiavenna...) ma anche esperienza e tecnica offensiva che confermano come il centro di Rochester, se ben servito, sia tutt’altro che sprovveduto sotto le plance avversarie. Le promesse del leader Monografica Wells. Dal 69-71 con 36 minuti e 20” sul cronometro al 78-73 con un minuto e 18 secondi residui, il film di Varese-Pistoia narra di un leader designato che ritrova se stesso e risolve la contesa. Da attaccante puro, da giocatore che fiuta il canestro. Primo passo a battere Moore e a segnare in arresto e tiro. “Zingarata” con circumnavigazione dell’area, giravolta e morbida sospensione. Penetrazione a sinistra dopo finta a destra, centro dell’area, arresto, galleggiamento in aria ad evitare la stoppata, tiro, fate altri due punti. Consegnato di Cain oltre l’arco, Sanadze davanti che viene seduto con una finta in palleggio accompagnata da una spalla che non ha paura del contatto, tiro e fate altri tre. Due minuti e spicci di promesse estive finalmente mantenute, tutte in un’unica soluzione. E di un pensiero: se Wells sa prendersi in mano la squadra in questo modo, la strada potrebbe non essere così in salita. Improvviso? Beh, no... Il quarto (quasi) perfetto. All’improvviso, ma nemmeno poi tanto: basta andare a vedere gli allenamenti in settimana. Fabio Gandini
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