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  1. Mercato senza gita a Las Vegas per l'Openjobmetis. Mentre la stragrande maggioranza di dirigenti e agenti si prepara alla partenza per il Nevada, dove da domani fino al 18 luglio è in programma la Summer League NBA più importante, il nuovo d.g. biancorosso Andrea Conti e il coach Attilio Caja proseguono il lavoro di cesello delle svariate piste aperte per il molo di ala piccola titolare nell'ambito dell'usato sicuro. Scelta di campo sulla quale il coach pavese non ha mai avuto dubbi sin dall'inizio del mercato, indicando a Claudio Coldebella gli obiettivi poi acquisiti Dominque Archie e Roland Moore. Inutile volare a Las Vegas a caccia di superatleti mai visti in Europa (sempre che i nuovi stipendi della G-League, ormai molto vicini ad un contratto medio in serie A, li rendano avvicinabili...): il basket di Artiglio è all'insegna di organizzazione e solidità, il doppio impegno campionato e FIBA Europe Cup del 2018/19 darà meno tempo per costruire in allenamento nella preparazione tattica settimanale le basi del collettivo, dunque elementi rodati e affidabili sono l'unico target plausibile per esaltare il sistema di lavoro del coach biancorosso. D'altra parte, Varese ha lavorato in anticipo sui profili adatti alle necessità di Caja e non ha bisogno di azioni di scouting per ampliare una gamma già ampia di candidati al vaglio. A partire da Thomas Scrubb: la 26enne ala canadese appena liberata da Avellino (9,2 punti e 4,4 rimbalzi col 53% da 3 nel 2017-18), già inseguita nell'estate 2017 prima della firma alla Sidigas costringendo i biancorossi a virare su Damian Hollis, avrebbe le caratteristiche giuste per conoscenza del gioco e capacità di stare in un sistema per completare il puzzle biancorosso. Di mezzo, però, c'è il problema della Nazionale: se il Canada dovesse chiamarlo per la finestra di settembre, facendogli saltare 20 giorni di lavoro, così come rischia di fare Aleksa Avramovic con la Serbia, c'è rischio di un precampionato condizionato dalle assenze che Attilio Caja dovrà digerire per non cambiare obiettivo. Ma al vaglio ci sono anche altri profili, ad iniziare dall'ex Sassari e Caserta Josh Bostic, 31enne ala piccola con stazza e tiro (13.3 punti col 37% da 3 nel 2017/18 alla Dinamo): l'atleta del 1987 vuole restare in Italia e l'opzione Varese non sarebbe sgradita anche se c'è distanza economica. Stesso discorso per Kelvin Martin, che Andrea Conti ha avuto nel 2017/18 a Cremona: un mese fa l'ala del 1988 era del 40% sopra le possibilità del club biancorosso, ora il gap si è ridotto al 25% e la tattica attendista potrebbe avvicinare ulteriormente la forbice. Alla portata ci sarebbe invece Lance Harris, vecchia conoscenza di Caja e Conti (nel 2012/13 a Cremona prima di un brutto infortunio): si tratta di un atleta ancora competitivo (12,6 punti nel 2017/18 in Francia a Chalon), ma lasciano qualche dubbio i 34 anni con il doppio impegno. Più suggestiva ma al momento fuori portata l'ipotesi Dominique Johnson, più guardia che ala piccola ma comunque adattabile alla bisogna visto il fisico e la propensione a finalizzare: l'uomo salvezza del 2016/17 non ha al momento interessi concreti in Italia, gradirebbe il ritorno a Varese ma attualmente è troppo caro e difficilmente arriverà a tiro per il club biancorosso. Giuseppe Sciascia
  2. Tyler Cain non si sbilancia in maniera definitiva sulla sua permanenza nelle file dell'Openjobmetis 2018/19. Leggendo però tra le righe l'apprezzamento per coach, sistema di gioco e città, si coglie più di quanto non dica il centro del Minnesota: le trattative per il rinnovo del contratto che ne farebbero la prima certezza straniera per la prossima stagione sembrano ormai vicine alla fumata bianca. «Restare a Varese? È possibile, ne stiamo parlando ormai da tempo - spiega - vediamo cosa succederà nelle prossime settimane ma il dialogo è serrato. Qui mi sono trovato molto bene, ho trovato un ambiente e un sistema perfetto per esaltare le mie caratteristiche e un'organizzazione ottimale per me e la mia famiglia. Io il più importante nello stile di gioco di Attilio Caja? Il basket è uno sport di squadra e ciascuno di noi ha fatto la sua parte per il successo corale in questa stagione. Però non c'è dubbio sul fatto che mi sono sentito a mio agio». Di sicuro lei è in cima alla lista delle preferenze dei tifosi nell'elenco delle conferme desiderate... «Ci sarebbe piaciuto chiudere la stagione in modo diverso rispetto ad uno 0-3 che comunque ci ha punito oltremisura rispetto a quello che abbiamo saputo mettere in campo nella serie contro Brescia. Però l'apprezzamento e l'entusiasmo dei nostri tifosi, che ci hanno sostenuto per tutta la stagione con grandissima passione, testimonia che la gente di Varese ha apprezzato gli sforzi che abbiamo compiuto per provare a regalare loro ulteriori soddisfazioni». L'Openjobmetis è stata una squadra con un clima familiare all'interno del gruppo: quanto ha contribuito l'unità dello spogliatoio? «Tantissimo, ed è stato così fin dal primo giorno. Senza alcun dubbio è stata una delle chiavi della nostra stagione oltre le aspettative. Abbiamo trascorso moltissimo tempo insieme, non solo in occasione degli allenamenti e delle trasferte, ma anche fuori dal campo; abbiamo imparato a conoscerci ed apprezzarci e questo ha aiutato a costruire una chimica di squadra fondamentale per i nostri risultati. Ci sono stati tanti alti e bassi nel girone di andata, poi dall'ultimo posto siamo riusciti a risalire fino ai playoff; ma al di là dei risultati, ogni persona che ha fatto parte dell'organizzazione, dallo staff tecnico ai giocatori, ha sempre dato il massimo giorno dopo giorno». Lei ha vinto la sua scommessa personale nel dimostrare il suo valore anche in serie A italiana dopo l'esperienza personalmente positiva ma sfortunata a livello di club in LegAdue... «Dopo la mia esperienza nel 2013-14 a Forlì, dove eravamo retrocessi nonostante avessi avuto un rendimento comunque positivo, non avevo più avuto la chance di misurarmi ad un livello superiore. Dopo tre stagioni in Francia ci tenevo moltissimo a verificarmi in un campionato che considero molto competitivo e stimolante. Devo ringraziare Varese per avemi dato questa opportunità ed ho provato a ripagare il club in tutti i modi possibili con impegno e dedizione». Giuseppe Sciascia
  3. A chiusura della seconda giornata di campagna abbonamenti (siamo a quasi 400 tessere), Stan Okoye ringrazia Varese per la sua esplosione fragorosa da scommessa ripescata in A2 a terzo miglior giocatore della serie A 2017-18. Ma chiede tempo prima di parlare del suo futuro, volendo coltivare il sogno NBA con la franchigia che lo ha invitato alla Summer League di Las Vegas a luglio (dovrebbero essere i Denver Nuggets). Il top-scorer biancorosso tira così le somme dell’annata: «Il rammarico per le tre sconfitte in volata con Brescia non cancella la soddisfazione per una stagione bellissima e ricca di emozioni. Avremmo preferito un finale diverso, in tutte e tre le partite di playoff abbiamo condotto almeno per l’80 per cento del tempo e non siamo riusciti a raccogliere i frutti del nostro lavoro. Però il 2017/18 è da considerare positivo sotto ogni aspetto e l’entusiasmo con cui la gente di Varese ci ha salutato ne è una testimonianza tangibile». Dodici mesi fa scelse Varese anziché Udine con un contratto più basso pur di tornare in A: col senno di poi scommessa ampiamente vinta? «Sapevo che tornando a lavorare con Attilio Caja avrei potuto giocare in un sistema che mi era già familiare e con un allenatore che mi avrebbe aiutato molto a crescere. Il coach ha avuto molta pazienza con me, e ha sempre avuto fiducia nelle mie qualità anche quando nelle prime partite ho avuto un rendimento alterno. Questo e il supporto dei tifosi con l’atmosfera magica che hanno sempre creato al PalA2A mi hanno aiutato tantissimo». Da 5.1 punti e 3.9 rimbalzi di tre anni fa ai 15.1 e 7.8 col 39% da 3 del 2017/18 valso il terzo posto nella graduatoria dell’Mvp della serie A: un salto di qualità enorme. «Un grande riconoscimento per il quale, oltre al coach, devo ringraziare i miei compagni che ogni giorno mi spingevano a dare il massimo in allenamento e a progredire nell’arco della stagione. Credo di avere sfruttato al meglio le due stagioni in A2 per migliorare sul piano mentale e arrivare pronto a questa opportunità che ho provato a utilizzare al massimo delle mie possibilità». Quali sono i suoi programmi per l’estate? «Ho un accordo con una squadra NBA per giocare con loro la Summer League; per questo motivo non so se sarò in grado di rispondere ad una eventuale chiamata della Nigeria per le qualificazioni ai Mondiali 2019. Sarà comunque una estate con il pallone in mano, in ogni caso non prenderò decisioni relative al mio futuro prima di aver esaurito gli impegni a Las Vegas (finirà il 17 luglio, ndr). Appena uscito dal college nel 2013 avevo svolto qualche workout ma senza prospettive, stavolta mi sento più pronto e voglio giocarmi le mie carte». Possibilità di rivederla a Varese con coach Caja? «Questo sistema è stato perfetto per esaltare le mie qualità: essere il primo terminale dell’attacco e avere tanta fiducia dell’allenatore e dei compagni mi ha aiutato tantissimo. Vedremo se saprò adattarmi anche ad un livello più alto, ma sono stato contentissimo di questa stagione; in ogni caso non voglio prendere impegni prima di avere esplorato a fondo le mie possibilità. Il mio obiettivo è giocare al più alto livello possibile e la Nba è ovviamente il sogno di qualsiasi giocatore del mondo; Varese sarà sempre un posto speciale per me e un pezzo del mio cuore resterà sempre qui. Vedremo cosa succederà a luglio». Giuseppe Sciascia
  4. Aleksa Avramovic ricambia l’affetto che Varese gli ha tributato in occasione della festa di fine stagione di lunedì scorso. L’esterno serbo ha confermato il suo ruolo di preferito dai fans biancorossi nell’applausometro al momento della presentazione e nella caccia a selfie e autografi: «Una festa che ha confermato l’amore per il basket di questa città: vedere tanta gente che è venuta a salutarci è stato un momento speciale e un bellissimo coronamento di una annata che ci ha dato sensazioni fortissime. Credo che a caldo tutti noi vorremmo restare in una piazza dove c’è questo tipo di supporto, vedremo quali saranno i programmi futuri». Varese ha chiuso sesta partendo da sedicesima, ma se ci fosse stato uno scudetto per il lavoro lo avrebbe vinto a mani basse... «Abbiamo scritto una pagina di storia con una rimonta dall’ultimo posto ai playoff mai accaduta nel basket italiano. Questo dimostra il carattere di un gruppo che ha lavorato tantissimo sin dal 18 agosto: anche quando perdevamo all’andata eravamo convinti di essere sulla strada giusta. Ero certo che Dio ci avrebbe restituito quell’impegno; siamo contenti di aver riportato Varese ai playoff dopo 5 anni». Una delle chiavi della rimonta di Varese è stata la sua esplosione fragorosa negli ultimi due mesi: come racconta la sua stagione? «Sono partito da cambio di Waller, poi ho avuto spazio da titolare quando si è infortunato. È arrivato Larson e sono tornato ad uscire dalla panchina dietro Wells; in quel momento però avevo preso fiducia ma ho continuato a disputare buone prestazioni. Nel finale di stagione ho avuto nuovamente la chance di partire in quintetto; avere un ruolo da protagonista ed essere uno dei leader è la cosa che più amo fare. Ho sempre voluto avere le responsabilità in tutta la mia carriera, mi piace avere la palla in mano e la squadra che gioca per me, e ho cercato di sfruttare al meglio questa occasione». Dagli 8,1 punti col 17% da 3 dell’andata ai 15,5 col 35% del ritorno con la ciliegina dei 20 punti di media della serie contro Brescia: un progresso clamoroso... «Mi sono confrontato con Claudio Coldebella e mi ha detto di non essere sorpreso: è sempre stato convinto delle mie qualità e sapeva che potevo esprimermi su quei livelli. Ma ogni cosa richiede tempo: sono arrivato nell’estate 2016 dalla serie A serba, il primo anno è servito per adattarmi a un livello più alto, questa stagione sono cresciuto tantissimo grazie al coach che mi ha dato fiducia anche quando all’inizio le percentuali da fuori non erano buone». Cosa le riserverà l’estate 2018? Il suo futuro sarà ancora a Varese? «Spero di avere un’altra chiamata dalla Nazionale e aspetto di capire quali saranno le prospettive future. Ho un altro anno di contratto: mi sono confrontato con la società e spero di restare, ma al momento è troppo presto per dire qualcosa di definitivo. Sarebbe bello giocare da protagonista in Europa con Varese; vediamo cosa succederà, sicuramente amo questo posto che è e resterà sempre nel mio cuore». Giuseppe Sciascia
  5. Tyler Cain punta sulla difesa per portare l’Openjobmetis ai playoff. Il 29enne centro biancorosso, pilastro della retroguardia costruita da Attilio Caja attorno alle sue doti di rimbalzista e protettore dell’area colorata, sottolinea la necessità di giocare una partita di sacrificio per fermare il temibile attacco della Vanoli nello spareggio di domenica. «Cremona è una squadra dal grande talento offensivo, dovremo stare attenti e imporre la solidità del nostro impianto difensivo. La Vanoli ha molta facilità nel segnare punti con il suo stile di gioco sfrontato, sicuramente è un gruppo molto bene allenato che ha un’identità ben definita, praticamente opposta alla nostra che basiamo tutto il nostro gioco sulla difesa. Ci stiamo preparando con la massima attenzione in allenamento e vogliamo difendere l’attuale piazzamento in zona playoff». Per domenica si prevede il tutto esaurito. Quanto è effettivamente importante l’aiuto che può darvi il vostro pubblico? «A Varese i tifosi sono straordinari: ci hanno sempre sostenuto con entusiasmo e passione, ora la spinta del PalA2A è ulteriormente aumentata e anche domenica scorsa, quando all’inizio abbiamo fatto fatica, ci hanno trasmesso sicurezza col loro supporto. Giocare a Masnago sarà un vantaggio che dovremo sfruttare, siamo grati per tutto quello che ci hanno dato durante la stagione e se domenica il palazzetto sarà esaurito avremo un motivo in più per provare a regalare un’altra soddisfazione alla gente di Varese». Quale potrà essere la chiave della sfida decisiva contro la Vanoli? «Dovremo fare le nostre cose che ci hanno portato fino a questa partita chiave: la partita contro Brindisi è un esempio concreto di come la difesa resti sempre la nostra certezza alla quale aggrapparci in ogni circostanza. Domenica l’Happy Casa ha tolto ritmo alle nostre esecuzioni, ma anche quando la palla non entrava abbiamo continuato a batterci con l’abituale intensità. Il nostro è un lavoro di squadra del quale condividiamo l’importanza e la necessità della massima applicazione in ogni momento del match». Varese è in serie positiva da 7 gare ma la lotta per gli ultimi 3 posti playoff è ancora tutta da delineare negli ultimi 80 minuti... «Noi abbiamo sempre vissuto sulla base di una partita alla volta, ora siamo arrivati al rush finale e sentiamo che le nostre avversarie provano a metterci pressione a suon di risultati. Avvertiamo l’importanza del momento e ci stiamo preparando con l’abituale impegno al rush finale delle ultime due partite decisive. Ma nell’ultimo mese ogni partita aveva già un clima da playoff perché il nostro margine di errore era ridottissimo». Giuseppe Sciascia
  6. Sì al tifo caldo, corretto e colorato di famiglie e bambini. No, forte e chiaro, ai sedicenti tifosi che macchiano l'immagine della Pallacanestro Varese con atti di violenza. Inequivocabile il messaggio della società di piazza Monte Grappa nel prendere le distanze da quanto accaduto all'esterno del PalaDozza prima della gara di domenica - con la Questura di Bologna che ha denunciato ventotto supporter - e nel tributare un meritato plauso ai 150 veri tifosi al seguito che hanno ridipinto di biancorosso uno spicchio comunque "caliente" del Madison di Piazza Azzarita (vedi i ringraziamenti per il supporto espressi lunedì su queste colonne da Aleksa Avramovic). La dirigenza ha indicato chiaramente qual è il modello di tifo che chiede al suo pubblico, peraltro praticato dalla quasi totalità del PalA2A in occasione delle ultime gare casalinghe. Un sostegno positivo che crei un'atmosfera calda ma allo stesso tempo vivibile e che attragga famiglie e bambini a contomo di un grande spettacolo come deve essere un evento sportivo. La violenza non può e non deve far parte della cultura sportiva di cui la Pallacanestro Varese è portatrice tra i suoi valori fondanti e tutto l'ambiente che gravita attorno ai colori biancorossi è compatto nel sostenere che la misura è colma. Dunque episodi come quello del pre-partita del PalaDozza, così come l'aggressione subita da Claudio Coldebella al rientro dalla trasferta del 7 gennaio a Cremona, creano una immediata reazione di rifiuto da parte di tutto il sistema basket varesino che, giustamente, non vuole veder intaccato il bel momento della squadra da episodi che distolgono l'attenzione di media e appassionati dal tanto di buono che Ferrero e soci stanno facendo nel 2018. Chiarissimo il «basta» di un ambiente che non è più intenzionato a sopportare. Due le conseguenze oggettive che contribuiscono a rendere ancora più negativa la valenza di episodi del genere. Il primo è, come detto, la capacità di offuscare i risultati esaltanti ottenuti sul campo dalla Openjobmetis, spostando l'attenzione dalle imprese ottenute dalla truppa di Attilio Caja ai "fattacci" di cronaca extrasportiva. La giornata del PalaDozza avrebbe dovuto essere vissuta come una grande festa per la sesta vittoria consecutiva e per l'entusiasmo dei circa 230 tifosi che hanno occupato il settore ospiti gioendo per il colpaccio di Avramovic e soci; invece a livello nazionale si è parlato più dei 30 "tifosi" violenti denunciati che del successo esterno in grado di spianare la rotta verso i playoff. La Varese che tifa Varese non vuole farsi togliere il sorriso. Il secondo, e più grave, è il conseguente danno di immagine che ne ricava la Pallacanestro Varese: atti come quelli di domenica - ultimo capitolo di una reiterata serie di "imprese" - non contribuiscono ad alimentare l'immagine positiva generata dai risultati che hanno portato alla nascita del progetto "Orgoglio Varese". Nel momento in cui la ricerca di nuove risorse sta entrando nel vivo, ad una decina di giorni dell'inizio della negoziazione tra "Varese nel Cuore" e le nuove forze capitanate da Rosario Rasizza per il passaggio di una parte delle quote della società, la presa di posizione del club di piazza Monte Grappa è una condanna ferma e nettissima di una concezione di supporto alla squadra rifiutata in egual misura dall'intero ambiente varesino. Che condivide il concetto di fondo del messaggio della società: per attirare investitori ma anche famiglie, il PalA2A deve essere un salotto accogliente e confortevole, e dunque per la violenza - verbale e non - non può esserci posto. Giuseppe Sciascia
  7. Giancarlo Ferrero non vede l'ora di giocarsi un posto ai playoff in un altro "tempio" del basket italiano come il PalaDozza di Bologna. Il capitano dell'Openjobmetis racconta così il momento magico vissuto dalla sua squadra e lo stato d'animo del gruppo in vista dello spareggio di domenica sul campo della Segafredo: «Dopo aver raggiunto aritmeticamente la salvezza ci siamo ulteriormente galvanizzati, sapendo di poter raggiungere un obiettivo che darebbe ulteriore valore a quello che abbiamo costruito tutti insieme, dai giocatori allo staff alla società ed ai tifosi. Sappiamo che le ultime 4 partite saranno tutte decisive a partire da quella di Bologna. Affronteremo una grande squadra che è reduce da una bella impresa a Torino, non sarà facile ma giocare al PalaDozza con in palio un piazzamento playoff è una di quelle partite che qualsiasi giocatore vorrebbe avere la fortuna di disputare». Dal sedicesimo posto di fine andata al settimo a 4 turni al termine: comunque finisca la volata playoff, un'impresa notevole... «La nostra forza, anche nei momenti più difficili del girone d'andata, è stata quella di mantenere la fiducia nel sistema e nel lavoro in palestra che portavamo avanti quotidianamente. Anche quando abbiamo perso 5 partite consecutive, molte delle quali in volata o per episodi avversi, eravamo comunque consapevoli che c'era una identità forte alla quale fare riferimento, e alla fine avrebbe pagato. Sta pagando adesso, e vogliamo continuare su questa strada perché vincere dà una grande spinta per provare ad andare fino in fondo in questa rimonta playoff». Dunque è la compattezza del gruppo a fare la differenza? «La cosa bella è che chiunque entra riesce a dare il suo contributo, proprio perché c'è un sistema ben chiaro in campo e c'è un modo di lavorare altrettanto costante in settimana. Sono le stesse certezze che ci hanno permesso di proseguire senza sbalzi di tensione in occasione dei tanti cambi del roster: la storia di quest'anno è stata travagliata dagli infortuni, però l'importante è il collettivo che portiamo avanti sempre e comunque a prescindere da chi è protagonista a rotazione e chi gioca di più in una singola partita. L'identità della squadra vale più dei singoli, è questo il nostro segreto». Domenica contro Reggio Emila è stata una vittoria più di cuore che di tecnica, quanto conta l'empatia con il PalA2A che vi segue con un calore sempre più vibrante? «Ci ha dato una grossa mano il pubblico: ad un certo punto non si sentiva più nulla in campo, per noi la spinta dei tifosi è importantissima e ci ha stimolato a mettere in campo l'energia necessaria per quelle piccole cose che hanno fatto la differenza. Poi sulla tripla della sicurezza di Larson è esploso letteralmente il PalA2A...». Ora anche il tabù dei finali in volata fatale spesso all'andata sembra superato... «Il meglio di noi riusciamo a darlo quando riusciamo ad imprimere il marchio della nostra difesa, pressando e mettendo in campo la nostra aggressività. Poi capita di avere qualche calo se gli avversari provano a mischiare le carte, ma l'importante è continuare sempre a giocare con le nostre regole: vincere nel finale dopo essere partiti a più 20 ed essere stati sorpassati era già capitato contro Avellino, ci siamo ripetuti contro Reggio Emilia e questo ci dà grande fiducia per questo rush finale». Giuseppe Sciascia
  8. L’Openjobmetis e Tyler Cain sono pronti a dirsi di sì? La trattativa per il rinnovo del contratto del centro statunitense, che la società di piazza Monte Grappa sta portando avanti già da qualche settimana, sembra giunta alla fase decisiva. Domani, domenica 15 aprile, al PalA2A è infatti previsto l’arrivo degli agenti del centro biancorosso, che assisteranno alla partita contro Reggio Emilia: si attendono dunque risposte all’offerta di estensione dell’accordo in scadenza al 30 giugno 2018 che il club varesino ha già recapitato nelle mani dell’atleta. Non è ancora il momento delle firme, essendo in agenda una ulteriore discussione tra il d.g. Claudio Coldebella e i rappresentanti di Cain che dovrà definire i dettagli. Le sensazioni però sembrano indicare la possibilità concreta di una fumata bianca per il giocatore individuato come uno dei pilastri attraverso i quali garantire la continuità futura della versione 2017/’18 di una Openjobmetis entrata a suon di imprese nel cuore dei tifosi. Il centro del Minnesota è l’architrave del sistema difensivo di Attilio Caja che ne apprezza le qualità di uomo-squadra dentro e fuori dal campo al di là dei numeri nudi e crudi (9.0 punti, 9.0 rimbalzi e 1.4 assist; attualmente il lungo statunitense è il terzo rimbalzista e il terzo nella percentuale da 2 – 67,2% - in serie A). Se tutto andrà per il verso giusto si tratterà di un bel segnale in ottica futura per dare sostanza al progetto di costruire una Varese più competitiva sulla base dello zoccolo duro che ha ottenuto risultati superiori alle aspettative in questa stagione. Anche nelle scorse annate la società di piazza Monte Grappa aveva provato a “fermare” i pezzi pregiati delle precedenti rimonte salvezza; ma dal no di Chris Wright del 2016 a quelli di Anosike e soprattutto Eyenga di 12 mesi fa, il club biancorosso è stato sempre costretto a un restyling obbligato nei ruoli chiave del roster. Se come sembra Cain va verso la permanenza in biancorosso, tra un ritocco dell’ingaggio e il comfort offerto dall’ambiente di Varese all’atleta ed alla sua famiglia, sarà un segnale della credibilità - tecnica ma anche economica - dei progetti futuri del club. Più difficile - ma comunque non impossibile - trattenere anche l’altro pilastro Stan Okoye; però il desiderio delle nuove forze pronte ad entrare in società di alzare l’asticella delle ambizioni è certamente una carta in più da giocare anche nelle trattative in corso. Fra i quattro contratti già in essere (Ferrero, Tambone e Natali sul fronte italiani e Avramovic nel parco stranieri) e due offerte presentate agli attuali titolari nei ruoli di ala piccola e centro, la Varese 2018/’19 potrebbe essere già fatta per metà o più; e in ogni caso il rush finale verso il sogno playoff potrebbe dare risposte compiute anche su chi - come Larson e gli attuali ospiti del reparto infermeria Wells e Waller - ha opzioni (di vario genere) per la stagione futura. Se ne parlerà a bocce ferme e in funzione dei riscontri del campo; intanto però l’operazione Cain conferma che c’è un progetto e ci si sta lavorando. Giuseppe Sciascia
  9. Prima giornata varesina per Tomas Dimsa. Il rinforzo scelto dall'Open-jobmetis per sopperire alla perdita di Cameron Wells si è aggregato ieri pomeriggio al gruppo di Attilio Caja. E quindi filata liscia la trafila degli ultimi dettagli burocratici per la rescissione con il Vytautas Prienu e la successiva firma del contratto con la società di piazza Monte Grappa (un mese garantito più un gettone settimanale in caso di conquista dei playoff e prosecuzione del cammino nella post season). La 24enne guardia lituana, sbarcata ieri pomeriggio a Malpensa. ha svolto il primo allenamento con i nuovi compagni ritrovando peraltro Siim Sander Vene e Mario Delas, con i quali aveva militato nello Zalgiris Kaunas. Le prime impressioni sono quelle di un elemento dai buoni fondamentali e votato al gioco di squadra: sicuramente una guardia pura, ruolo occupato stabilmente ieri sera, non una "combo" capace di costruire gioco come il suo precedessore Wells (che ha assistito all'allenamento scambiando battute con coach Caja ed i compagni). Di fatto Dimsa - considerato a dicembre 2017 da Pistoia prima della firma di Kuba Diawara - ha le caratteristiche che cercava Varese, nell'intento di non rubare minuti e fiducia alla guardia serba e a Matteo Tambone sul perimetro; quanto alla qualità si perde qualcosa in termini di trattamento di palla, di sicuro comunque l'esterno lituano è un giocatore disposto ad adattarsi in fretta ad un sistema di gioco che dovrà sopperire con la coralità alla perdita della sua seconda punta. Ieri Dimsa è entrato nel gruppo in punta di piedi, trascorrendo molto tempo ad ascoltare Massimo Bulleri - in versione "tutor" per spiegare schemi e tattiche all'ultimo arrivato - e badando prima di tutto a muoversi e muovere la palla nei tempi giusti. Cosa aspettarsi dall'esterno lituano? 15-20 minuti di buona difesa sull'uomo, qualche tripla aperta sugli scarichi e tanta applicazione per dimostrare di valere un posto in Italia la prossima stagione. «Ma di certo a noi non serviva un giocatore con l'abitudine ad andare per conto proprio: Varese non è proprio una squadra disperata né in difficoltà, serviva un elemento in grado di aiutarci all'interno del sistema e per questo abbiamo scelto un europeo più facilmente adattabile al nostro sistema - spiega Attilio Caja -. E troppo presto per esprimere un giudizio compiuto, sicuramente si tratta di un giocatore che ha buona scuola tecnica, si muove negli spazi giusti e confidiamo possa fare la sua parte». L'auspicio è che l'inserimento di Dimsa possa avvenire in tempi rapidi, d'altro canto Varese, più spesso per necessità che per scelta, è ormai abituata ai cambi di organico visto che il lituano è il quarto nuovo innesto in altrettanti mesi. In precedenza erano arrivati Vene per il "giubilato" Hollis il 5 gennaio, Larson per l'infortunato Waller - che sta fra l'altro continuando il lavoro con Marco Armenise ma non sarà pronto prima dell'estate - il 24 gennaio e Delas per Pelle, finito a Torino, lo scorso 18 febbraio. Teoricamente sono rimasti a disposizione un tesseramento e un visto, ma la speranza è quella di evitare ulteriori cambio obbligati; Dimsa sarà tesserato entro le 11 di domani, e debutterà domenica contro Reggio Emilia col "suo" numero 33. Giuseppe Sciascia
  10. È Tomas Dimsa il rinforzo individuato dall’Openjobmetis per supportare le ambizioni playoff nel rush finale del campionato 2017-18. La 24enne guardia-ala lituana è l’elemento che dovrà allungare le rotazioni della formazione di Attilio Caja, agendo da cambio di guardia ed ala piccola alle spalle di Aleksa Avramovic e Stan Okoye. La fumata bianca ancora non c’è, perchè serve il placet definitivo del Vytautas Prienu, la formazione lituana nelle cui file sta giocando (11,7 punti e 3.8 assist in 29,8 minuti di media), ma se non ci saranno intoppi dell’ultima ora nelle formalità burocratiche della mattinata, l’atleta baltico arriverà nel pomeriggio all’aeroporto di Malpensa, e dopo la visita medica di rito si allenerà con il gruppo già nel pomeriggio al PalA2A. Dunque la possibilità concreta, a meno di colpi di scena in extremis, è che Varese possa giocare con 7 stranieri domenica contro Reggio Emilia: Dimsa è cittadino UE e come tale non ha bisogno di visto per il tesseramento da depositare entro venerdì alle 11. Un giocatore pronto, rodato, allenato e disponibile ad accettare la proposta di Varese per dare una mano alla truppa di Attilio Caja nella sua rincorsa playoff: Dimsa è l’unico ad aver sposato la causa biancorossa con tutte le caratteristiche di cui sopra, dopo due giorni di febbrili sondaggi da parte del d.g. Claudio Coldebella (no dell’ex imolese Karvel Anderson, non liberato dai francesi del Bouzalac, mentre l’ex veneziano Dulkys – che ha un contrattone ad Istanbul – era fermo da 4 mesi). Rispetto al suo predecessore Cameron Wells, Dimsa ha caratteristiche più da finalizzatore che da costruttore del gioco; ma proprio questo andava cercando Attilio Caja, desideroso di aggiungere un esterno con capacità realizzative dall’arco in grado di dare minuti anche da ala piccola anziché un altro elemento perimetrale che potesse togliere minuti al trio Larson, Tambone e Avramovic. Mentre l’esterno statuntense sta concordando con la società il percorso per risolvere il problema al polso sinistro (prevista un’artroscopia per valutare l’entità del danno al di là della microfrattura emersa dagli ultimi esami): Wells resta infatti un capitale della società visto il contratto in essere anche per il 2018-19 sia pur con uscita per il club. Nel frattempo però Dimsa darà una mano a Varese per provare a coronare il sogno playoff, mettendosi subito a disposizione di Attilio Caja se il blitz in 48 ore di Claudio Coldebella andrà a segno in mattinata. Vista la necessità di ambientarsi in fretta in 5 partite dal margine di errore ristrettissimo (ai biancorossi serviranno 4 vittorie per centrare il posto tra le 8 protagoniste della corsa Scudetto), un europeo “affamato” con tanta voglia di mettersi in vetrina è stato preferito – e con tutte le ragioni del caso – alla scommessa su un “americanino” mai visto in Europa e bisognoso di ambientarsi nel sistema-Caja. Chiaro che Wells era un titolare dal rendimento garantito – quantomeno in difesa, non sempre in attacco – e Dimsa è un’aggiunta alle rotazioni dall’impatto tecnico diverso, responsabilizzando ulteriormente Avramovic che in queste ultime 5 gare dovrà dimostrare in maniera definitiva di valere il ruolo da guardia titolare per il 2018-19. In ogni caso Varese ha compiuto un extra sforzo economico (non certo imponente, ma comunque significativo aggiungendo i 6250 euro del tesseramento) a conferma del fatto che la dirigenza crede nei playoff e non vuole lasciare nulla di intentato per garantire ad Attilio Caja un roster almeno numericamente sostanzioso nella rincorsa finale all’ottavo posto. Giuseppe Sciascia
  11. simon89

    Wells ko, OJM sul mercato

    L’Openjobmetis apre ufficialmente la caccia al sostituto di Cameron Wells. La guardia statunitense ha purtroppo gettato la spugna: il problema al polso sinistro che l’ha tenuto ai box per la seconda volta a Capo d’Orlando - dopo aver saltato la gara dell’11 febbraio contro Brescia - ne ha sostanzialmente chiuso anzitempo la stagione a Varese. L’atleta del 1989 avrebbe optato per un intervento in artroscopia con l’obiettivo di risolvere una volta per tutte l’infortunio - frutto di un colpo subìto nel secondo tempo del derby del 5 febbraio a Desio - con cui ha convissuto negli ultimi due mesi. Dunque, la società di piazza Monte Grappa dovrà rivolgersi nuovamente al mercato in cerca di un sostituto: il team biancorosso ha ancora a disposizione due tesseramenti e un visto extracomunitario, ma si muove in spazi regolamentari assai angusti potendo ingaggiare soltanto giocatori provenienti dall’estero. Con appena cinque giornate da disputare (più eventuali playoff) serve un giocatore rodato e pronto all’uso, non solo sul piano della forma ma soprattutto per la capacità di entrare in fretta nel sistema Caja. Ciò esclude la lunga lista di talentuosi “sparatutto palla in mano” senza esperienza in Europa in uscita dalla G-League. Questione di adattamento, alla luce dei quasi due mesi impiegati da Tyler Larsonper ritagliarsi un suo spazio nel contesto del sistema, ma anche di gerarchie interne: l’evoluzione della stagione ha promosso sul campo Aleksa Avramovic come guardia titolare e allo stesso modo ha promosso Matteo Tambone come affidabile alter ego di Larson in regia. In pratica, il terzo e il quarto esterno nella rotazione a quattro per due posti sul perimetro hanno dimostrato con i fatti di poter scalare di una posizione. Quindi al posto di Wells si scandaglia il mercato per un giocatore dalla panchina che possa allungare le rotazioni dietro Avramovic e Okoye: più una guardia-ala che una guardia-play, in grado di garantire una ventina di minuti di sostanza e pericolosità balistica. La preferenza sarebbe per un giocatore europeo, meglio ancora se cittadino UE - dunque senza visto - con la possibilità di anticipare i tempi di tesseramento e inserirlo in extremis già per la sfida di domenica contro Reggio Emilia. Ma si tratta di un comparto poverissimo di piste praticabili, con la stragrande maggioranza di elementi non liberabili dai club che ne detengono i diritti contrattuali fino al termine della stagione (l’unico free agent, il tiratore anglo-australiano Chris Goulding, non brillò nel 2015/16 a Torino). Altrimenti si valuteranno statunitensi con esperienza europea, meglio ancora se italiana, tra i free agent della G-League, lega di sviluppo della NBA, e i campionati finiti o in fase conclusiva (già... saccheggiata l’Australia, qualcosa potrebbe uscire da Corea del Sud e Libano, mentre l’ex pistoiese Preston Knowles- che comunque non convinceva del tutto - ha firmato in Francia). Se non si riuscirà a compiere un’operazione lampo con un cestista europeo, le tempistiche del rilascio del visto faranno slittare l’arrivo del rinforzo per la gara del 22 aprile sul campo della Virtus Bologna. Giuseppe Sciascia
  12. Rosario Rasizza è pronto a raddoppiare il suo impegno a sostegno della Pallacanestro Varese. L'a.d. di Openjobmetis annuncia un ingresso diretto nella società di piazza Monte Grappa, lanciando il progetto Orgoglio Varese che vuole raccogliere un pool di sponsor per alzare l'asticella delle ambizioni. E lo stesso imprenditore varesino a confermare la doppia veste di main sponsor e catalizzatore di nuove risorse. «Quest'anno non ci sarà melina sul rinnovo della sponsorizzazione: incontrerò Claudio Coldebella per i dettagli ma siamo ragionevolmente tranquilli di proseguire a fianco della Pallacanestro Varese. E non ci saremo solo noi: c'è un gruppo di imprenditori desiderosi di condividere questa avventura. La nuova struttura, che si chiamerà Orgoglio Varese, darà un contribuito al club con un progetto almeno triennale: è giunto il momento di essere più ambiziosi, ci sono aziende della zona che hanno capito quanto sia importante per la città avere una squadra di vertice». L'iniziativa prevede dunque l'ingresso diretto nel capitale azionario del club? «Il progetto è a 360 gradi e comprende anche l'acquisto di quote della Spa affiancando il consorzio. Chi fosse interessato non esiti a contattarmi, l'idea è costruire un gruppo di imprenditori locali che ci permetta di lottare per vincere lo scudetto. Varese non dista molto da Milano sul piano geografico, l'obiettivo è riuscire a ridurre la distanza anche sul piano delle ambizioni cestistiche». Come giudica la stagione attuale? Spera ancora nei playoff? «Mi diverto ma ho ancora molta fame, non voglio essere lo sponsor di una squadra che si salva. L'ho detto anche ad Attui o Caja dopo la partita di sabato scorso: dobbiamo continuare a credere nei playoff e inseguire sino in fondo questo obiettivo. Di sicuro la squadra non aveva sulla carta le qualità tecniche delle prime 4-5 avversarie, però il carisma del coach, il carattere del gruppo e la voglia di emergere hanno fatto la differenza». Il progetto futuro ripartirà da Attilio Caja, allenatore che lei stima tantissimo. «A suo tempo non avevamo capito le decisioni del precedente CdA, che una volta raggiunta la salvezza nel 2014/15 non aveva confermato il coach. Ma come sponsor non entriamo mai nelle decisioni del consiglio. Ora, però, esprimendo la presidenza con la figura di Marco Vittorelli, e avvalendoci di un grande esperto come Toto Bulgheroni, è stata presa una decisione della quale siamo pienamente soddisfatti». Come valuta l'impatto di Claudio Coldebella nella gestione dirigenziale? «E' una persona con molta voglia di fare e tanta determinazione. Non mi esprimo sulle scelte tecniche, ma come direttore generale ha un incarico molto più ampio. Rispetto alla sua ottima carriera da giocatore, ritengo che debba ancora raggiungere la piena maturità in quel ruolo, continuando a lavorare sulla strada intrapresa. Però è una figura competente che si sta impegnando tanto; ci sentiamo spesso e chiacchieriamo molto, mi chiede consigli sugli aspetti imprenditoriali della gestione dell'azienda Pallacanestro Varese che mi sento di potergli dare». Per il progetto "Orgoglio Varese" quanto è importante poter contare sul PaIA2A reso più accogliente tra Led Cube e divanetti a bordo campo? «Per un' azienda della zona poter utilizzare il tempio della grande Ignis è una grande opportunità e una bella emozione da poter offrire ai propri clienti. La filosofia è quella dello Juventus Stadium: dobbiamo e migliorare ancora, ma ora il PaIA2A è accogliente ed elegante e ci aiuterà come richiamo per nuovi Sponsor. Faccio infine un appello al sindaco Galimberti e al neogovernatore della Lombardia, Attilio Fontana, grande tifoso biancorosso: per Varese e la provincia il basket rappresenta la storia, confido nell'attenzione delle istituzioni nei confronti della massima eccellenza sportiva affinché aiuti la città in termini di visibilità e accoglienza turistica». Giuseppe Sciascia
  13. Cinque vittorie in 6 giornate, tra cui 4 scontri diretti, per coronare un sogno playoff alimentato a forza di imprese compiute nella corsa a perdifiato guardandosi le spalle per mettersi al sicuro. L’Openjobmetis ormai certa del posto in serie A per il 2018-19 può celebrare la salvezza più veloce degli ultimi 4 anni: la pratica archiviata a livello aritmetico dopo 24 turni significa aver fatto meglio del Caja I (2014-15, festa alla giornata 27), del Caja II (2016-17, analogamente giornata 26) e dell’era Moretti I (2015-16, giornata 26). Dalla ripresa odierna con la doppia seduta di allenamento per riattivarsi dopo 3 giorni di vacanza si alza l’asticella, pur con un margine di errore limitato vista la necessità di rimontare 2 punti e 3 posizioni in classifica in una bagarre che coinvolge 8 squadre per 4 posti. Sulla carta il calendario può aiutare Varese, che ha già esaurito le sfide contro le 4 grandi Milano, Venezia, Brescia e Avellino. Il percorso delle ultime 6 gare partirà domenica da Capo d’Orlando, snodo cruciale per alimentare l’attuale serie positiva a preludio di due scontri diretti decisivi. Il 15 aprile la squadra di Caja riceverà al PalA2A la Grissin Bon Reggio Emilia, che dopo l’eliminazione dall’Eurocup insegue a sua volta la rimonta playoff contando anche su due recuperi casalinghi (uno dei quali in programma stasera). Partita da vincere con un occhio rivolto anche alla differenza canestri (all’andata -10 al PalaBigi) per presentarsi col vento in poppa il 22 aprile al PalaDozza sul campo della Virtus Bologna, all’andata corsara con beffa a Masnago (+5 all’overtime). Poi il doppio impegno casalingo contro una Brindisi ormai salva (29 aprile) e lo scontro diretto del 5 maggio con Cremona (si parte dal -8 dell’andata) prima della chiusura di mercoledì 9 maggio a Torino (-3 al Pala2A). In pratica la rimonta playoff passa dalle vendette rispetto alle cinque sconfitte consecutive di fine girone d’andata, e dalla necessità di guadagnare un quadro favorevole negli scontri diretti oltre a quello attuale che prevede un 2-0 su Cantù e un 1-1 svantaggioso con Sassari (meno 17 nel doppio confronto). Anche se la quota 32 punti raggiungibile con 5 vittorie - lasciando dunque un margine di errore su uno dei due scontri diretti esterni - potrebbe bastare senza bisogno di classifiche avulse e differenze canestri. Presto per studiare tabelle di marcia parametrate agli avversari visto l’alto numero di scontri diretti ancora da disputare negli ultimi 6 turni. Però il “giochino” della stima dei calendari sommando i punti delle avversarie da incontrare indica che il cammino di Varese è sulla carta il più favorevole (120 punti contro i 122 di Cantù e i 138 di Bologna: Trento ne ha 140, Sassari 154, Cremona 158 e Torino 164). Se la squadra di Caja avrà ancora benzina fisica e psicologica da gettare in campo dopo le 7 vittorie nelle prime 9 giornate del girone di ritorno, la rimonta playoff è difficile ma non impossibile... Giuseppe Sciascia
  14. L'Openjobmetis si gode la stella nascente Stan Okoye, auspicando che le prodezze del suo leader conclamato non attirino attenzioni eccessive sul primo giocatore da cui ripartire dopo la conferma di Attilio Caja. La stellare prestazione contro Avellino (26 punti con 9/12 al tiro di cui 6/8 da 3 e 36 di valutazione) è valsa all'atleta del 1991 la palma di MVP assoluto della giornata numero 22; ma che l'atleta cresciuto a Virginia Military Institute sia l'elemento di maggior spicco del collettivo biancorosso balza all'occhio attraverso le classifiche di rendimento della serie A. Oggi la 26enne ala di passaporto nigeriano è presente tra i primi 10 in tre voci statistiche fondamentali: è il decimo marcatore della serie A (15.3 punti di media) e il quinto rimbalzista (8.0), ma soprattutto il quarto nella percentuale da 3 punti (42,1% su 5,5 tentativi a partita). Altrettanto evidente che sia proprio Okoye il giocatore sul quale la società di piazza Monte Grappa vuole provare a basare la continuità del roster, da aggiungere a quella dell' area tecnica Attilio Caja-Claudio Coldebella (il contratto del g.m. prevede escape a favore di entrambi al termine del 2017-18, ma la società non sembra avere alcuna intenzione di esercitare la sua facoltà). E proprio sull'ottimo rapporto tra il tecnico pavese e l'atleta statunitense si punterà per convincerlo a far parte della Varese 2018-19. È stato proprio "Artiglio" a voler fortemente puntare su Okoye, primo giocatore ingaggiato nella campagna acquisti della scorsa estate scommettendo sui due anni di maturazione in A2 e sulla voglia di emergere attraverso il lavoro del giocatore del 1991. Bravo dunque Okoye a cavalcare l'opportunità offerta da Varese, rinunciando al più lucroso rinnovo contrattuale proposto da Udine in A2 ed accettando un salario inferiore del 30% pur di giocarsi nuovamente la carta della serie A. Ma le ultime prodezze non rischiano di attirare attenzioni di club più munifici rispetto a Varese su un giocatore che con le attuali statistiche potrebbe far gola a realtà di livello più elevato? Intanto il passaporto nigeriano di Stan - che gli permette di giocare in quota europei con lo status di Cotonou player sarà meno pregiato nella prossima estate, viste le nuove regole di eleggibilità senza più vincoli di passaporto nella scelta dei 5 o 6 stranieri. Di sicuro l'OJM farà la sua mossa nelle prossime settimane, facendo una proposta che adegui il valore salariale di Okoye al suo rendimento sul campo. L'ala nigeriana era il meno pagato dei 7 stranieri di inizio stagione (ora ha "scalato" davanti a Vene, Larson e Delas), per trattenerlo servirà un adeguato ritocco dell' ingaggio mettendo sul piatto compiti da primattore che altrove potrebbe non avere. E ricordando il primo Stan del 2014-15, al netto dei progressi nel tiro e nella personalità, l'atleta nigeriano sembra più adatto ad un ruolo di quantità con responsabilità elevate piuttosto che ad un ruolo da cambio di lusso "sparando" tutto in pochi minuti. Ossia quelle mansioni da stella che la Varese del futuro sarebbe ben lieta di riaffidargli anche per il 2018-19. Giuseppe Sciascia
  15. simon89

    Il ritorno del capitano

    Giancarlo Ferrero non vede l’ora di tornare in campo dopo lo stop forzato a causa dell’infortunio alla caviglia destra riportato durante la pausa per Coppa Italia e Nazionali. Il capitano biancorosso vede finalmente la luce in fondo al tunnel dopo le assenze contro Pistoia e Trento. «Stare fuori è stato bruttissimo, ma finalmente è finita: la settimana scorsa avevo fatto qualcosina ma la caviglia era ancora un po’ gonfia e per Trento non ero arruolabile. Ora la penitenza si è conclusa: sto riuscendo ad allenarmi con gli altri e sarò pronto per domenica. Tengo a ringraziare i dottori, i fisioterapisti e il preparatore Marco Armenise per l’aiuto e la disponibilità che mi hanno dimostrato in questo periodo». La sua assenza è risultata fatale nelle ultime due trasferte. «Ma alla fine erano due partite difficili contro squadre che in casa danno il meglio; Pistoia è un ambiente caldissimo mentre Trento è in ottima forma come dimostrano le 4 vittorie consecutive. Mi sarebbe piaciuto dare un contributo, non è stato possibile ma non sono comunque state partite negative, anzi in diversi sprazzi ci siamo espressi a buon livello e siamo sempre stati attaccati». Domenica torna Ferrero, ma soprattutto torna il fattore campo del PalA2A a ben 5 settimane dal trionfo contro Brescia: quanto è mancata la spinta dei tifosi? «Il PalA2A ci è mancato tantissimo e non vediamo l’ora di ritrovare la sua atmosfera. Quando il palazzo è caldo e pieno ci divertiamo noi in campo e si diverte la gente in tribuna; cinque settimane di digiuno state lunghe, io poi avrò ancora più adrenalina con la voglia di rientrare. Si è creato un clima positivo con la squadra che gasa il pubblico e viceversa; la “Ola” che ho visto contro Brescia mi è rimasta impressa, l’avevo vista solo una volta in tre anni a Varese e mi dà ancora grande carica». Varese lavora da lunedì per preparare l’impegno, la Sidigas ha giocato ieri a Minsk una dura battaglia in FIBA Cup: può essere un vantaggio? «Concentriamoci su noi stessi pensando a giocare con il coltello tra i denti: se scendiamo in campo con la giusta fame ed aggressività sia in attacco che in difesa possiamo dire la nostra contro chiunque. Pensare ad una Avellino stanca per la coppa sarebbe presuntuoso; dedichiamoci alla necessità di mettere in campo le nostre energie. Vincere in casa dà una goduria particolare e ci darebbe energia per le ultime 8 partite; di certo non siamo appagati perché non c’è motivo per esserlo, il campionato è aperto in tutte le direzioni e vogliamo dare il massimo fino alla fine». Intanto la conferma di Attilio Caja è stato un segnale evidente che l’identità attuale basata su intensità ed aggressività resterà tale anche nelle prossime due stagioni. «Il messaggio è stato chiaro: ogni società attraversa periodi storici diversi, il marchio di fabbrica attuale della Pallacanestro Varese è basato su energia e voglia di lottare. Qui quando dai tutto sul campo la gente ti applaude anche se non vinci; personalmente sento mio questo tipo di identità, la risposta del pubblico e l’attaccamento che ha mostrato nei confronti della squadra indica che i tifosi hanno capito la situazione ed apprezzano il nostro stile di gioco». Giuseppe Sciascia
  16. Stan Okoye suona la carica in vista del ritorno al PalA2A contro Avellino per voltare pagina dopo l'esito negativo delle ultime due trasferte. L'attuale MVP della stagione torna sulla sconfitta di sabato a Trento individuando nel "fuorigiri" offensivo del secondo quarto la causa prima del risultato: «Difficile vincere fuori casa quando le percentuali di tiro non ti aiutano. Noi ci siamo espressi bene per 30 minuti - aggiunge -, ma quel secondo quarto senza segnare da 2 punti è stato fatale: Trento ha sfruttato bene i nostri errori punendoli con triple difficili in transizione. Poi abbiamo provato a reagire, ma la loro esperienza ci ha impedito di recuperare tutto il divario accumulato anche se abbiamo vinto il terzo quarto e pareggiato il quarto». Finalmente domenica si torna al PalA2A: cinque settimane dopo aver travolto Brescia vi aspetta un'altra sfida contro una big come Avellino... «I tifosi ci hanno sempre dato grande energia con la loro carica - spiega - in casa abbiamo ottenuto vittorie importanti e giocato partite di grande valore. Non giochiamo davanti a loro da troppo tempo e non vediamo l'ora di ritrovare la loro spinta, confidando che ci seguiranno numerosi e calorosi come sempre. Impariamo dagli errori commessi sabato e prepariamoci al meglio per la sfida contro Avellino». Anche al PalaTrento però Varese non si è data per vinta ed ha lottato per 40 minuti, il carattere è il punto di forza del gruppo? «Si tratta della nostra qualità principale: anche sotto di 16 punti non abbiamo mollato - aggiunge - siamo tornati a fare le nostre cose e siamo riusciti a riaorire la partita. In trasferta ci è capitato spesso di accusare momenti di difficoltà, ma la storia di questa squadra dimostra che non siamo mai disposti ad arrenderci e combattiamo fino all'ultimo. Il concetto di fondo resta basato sulla capacità di imporre il più possibile la nostra identità». Quanto ha pesato la pausa per la Coppa Italia nelle ultime due sconfitte? «Il nostro sistema è rodato, lo portiamo avanti fin dal precampionato cercando di farlo fruttare contro qualsiasi avversario. Non siamo appagati per le 4 vittorie ottenute prima della Coppa Italia: anche a Pistoia e Trento abbiamo avuto sprazzi nei quali il nostro basket ha funzionato bene. Però dobbiamo essere più lucidi: ogni volta che siamo indisciplinati gli avversari ci puniscono. La realtà è che le tre settimane di stop hanno frenato il flusso positivo che stavamo attraversando; riposare a volte fa bene ma per noi è stato negativo. Dobbiamo tornare a fare meglio e più a lungo le nostre cose per chiudere subito la striscia negativa». Le ultime prove balistiche a Pistoia e Trento l'hanno portata a sfiorare il 40% da 3 su oltre 5 tentativi a partita: cosa è cambiato rispetto a 3 anni fa quando chiuse con 4/12 nell'intera stagione? «Ho sempre creduto nelle mie qualità dal perimetro, ma quest'anno sicuramente ho guadagnato molta fiducia in questa soluzione che nel mio primo anno a Varese sceglievo con molta meno frequenza. Lavoro molto in allenamento sul mio tiro; in partita le soluzioni sono le stesse che prendo durante la settimana, la squadra mi cerca spesso e io provo a ripagare questa fiducia». Giuseppe Sciascia
  17. Tre certezze italiane, due (auspicabili) certezze straniere, e 10 partite per riflettere sulle altre posizioni della Varese che verrà. Ultimo terzo di stagione 2017-18 utile anche per calibrare le scelte future nell'ottica della continuità fortemente voluta dalla "troika" Tota Bulgheroni, Claudio Coldebella e Attilio Caja. Regole e contratti alla mano, le posizioni più solide sono quelle dei tre italiani Giancarlo Ferrero, Matteo Tambone e Nicola Natali. Il capitano ha ulteriormente ribadito il suo valore da "mezzo titolare" (8,5 punti col 37% da 3 in 22,7 minuti) e la sua etica del lavoro ne fa un perfetto "leader by example". Il play romano, in forte ascesa per personalità e rendimento negli ultimi due mesi, è sin d'ora una scommessa vinta (5,1 punti e 1,6 assist in 16,2 minuti), mentre l'ala toscana dà garanzie in termini di affidabilità nel lavoro quotidiano. Sul fronte estero invece sono Stan Okoye e Tyler Cain i due elementi in cima alla lista dei rinnovi da discutere: l'ala nigeriana è stato finora l'MVP stagionale non solo nel rapporto aspettative-rendimento (14,6 punti e 8,2 rimbalzi col 38% da 3), la nuova regola senza più vincoli di passaporto sugli stranieri rende meno appetibile il suo status da Cotonou anche se per trattenerlo sarà necessario un adeguamento salariale (quest' anno era il meno pagato dei 7 stranieri). L'apporto del pivot del Minnesota va oltre statistiche comunque sostanziose (8,6 punti più 9,1 rimbalzi, 1,2 assist e 0.7 stoppate col 66% da 2) trattandosi del leader del sistema difensivo biancorosso e spesso e volentieri il regista occulto dell'attacco. E gli altri elementi del roster attuale? Qualsiasi scelta ulteriore passa dalle strategie di costruzione del roster tra 5+5 e 6+6: per adottare la prima formula che permette l'accesso al premio italiani non si potrà prescindere dall'aggiunta di un lungo "nostrano", nel secondo basterebbe un'altra scommessa italiana dalla panchina ma con l'aggravio di 40mila euro di luxury tax per il sesto straniero. Sulla base dello zoccolo duro di cui sopra e al netto della necessità di esplorare con attenzione lo spessore degli ultimi arrivati Vene e Delas, l'ideale sarebbe aggiungere qualità e soprattutto continuità sul perimetro. Cosa che finora nessuno tra Wells, Avramovic e Larson - tutti e tre con escape a fine stagione - ha saputo garantire. Eccessivo lo spread tra i 4-5 picchi di valore e le (troppe) prove in- colori per l'ex Giessen, mentre per guadagnarsi i galloni da titolale nello spot di guardia il mancino serbo dovrà stabilizzare il rendimento tra casa e trasferta (12,1 punti col 33% da 3 al PalA2A; 6.9 col 16% dall'arco in trasferta). E l'esterno prelevato da Liegi dovrà dimostrale il suo valore anche al cambio di un campionato più fisico come quello italiano (3.6 assist ma 6.4 punti col 28% da 2 contro i 18.1 col 55% del Belgio). Molto dipenderà però dalle risorse a disposizione: la Varese 2018-19 potrà permettersi uno o due investimenti da 150mila dollari in su per andare all'assalto del Tyrus McGee di turno, tanto per citare il nome di una guardia dal fatturato offensivo garantito? Giuseppe Sciascia
  18. Il collegio permanente di arbitrato e conciliazione della Lega Basket, al quale si era rivolto l’ex coach biancorosso per far valere il terzo anno di contratto stipulato nel 2015, ha respinto l’istanza del tecnico di Arezzo, che aveva richiesto l’intero stipendio della stagione 2017-18 (100mila euro netti più contribuiti, il costo-azienda complessivo si aggirava attorno ai 180mila lordi). La richiesta di Moretti era basata su un ritardo nel versamento della clausola rescissoria da 25mila euro prevista nell’accordo che prevedeva due stagioni garantite con opzione sulla terza con facoltà di recesso a pagamento per entrambe le parti. La questione verteva principalmente sulle righe piccole del contratto: attraverso la tesi difensiva affidata agli avvocati Enrico Cassì e Gian Paolo Valcavi, Varese ha sostenuto la chiara volontà di esercitare la escape, comunicata formalmente entro 15 giorni dal termine del campionato 2016-17. E giustificando il pagamento oltre il termine fissato per il 10 luglio a causa della mancata comunicazione dell’importo preciso (comprensivo anche dell’ultimo stipendio della stagione passata) dopo una contestazione sul netto della mensilità di maggio. L’istanza di Moretti faceva invece leva proprio sui 12 giorni di ritardo con i quali la società di piazza Monte Grappa lo ha liquidato; nella tesi sostenuta dai legali del coach di Arezzo il pagamento fuori termine avrebbe reso nulla la clausola rescissoria. Da qui la richiesta del reintegro nel ruolo di capo allenatore secondo quanto previsto dal contratto, e nel momento in cui Varese rigettò ovviamente la sua richiesta lo scorso autunno, il conseguente ricorso all’arbitrato previsto dalla legislazione sportiva a fine novembre 2017. Dopo due sedute a gennaio e febbraio con l’audizione delle parti in causa, i tre arbitri (la Pall.Varese aveva nominato l’avvocato Mattia Grassani) hanno emesso ieri il loro verdetto: risultato favorevole al club di piazza Monte Grappa. Dunque il caso è chiuso, senza possibilità di ulteriori appelli non previsti dall’arbitrato sportivo: la società biancorossa ha rispettato i termini pattuiti dal contratto con Moretti, al quale nulla è più dovuto, esaurendo il rapporto con il versamento effettuato il 22 luglio 2017. Un bel sospiro di sollievo per la dirigenza varesina: se da un lato le pretese dell’ex coach biancorosso parevano basate su motivazioni apparentemente labili, dall’altro aver definitivamente scongiurato il rischio - sia pur limitato - di far gravare 180mila euro extra sul bilancio della stagione corrente è una notizia indiscutibilmente positiva. La bocciatura dell’istanza di Moretti fa seguito a quella di due anni fa presentata dall’ex d.s. biancorosso Simone Giofrè, che si rivolse ad un giudice del lavoro - seguendo dunque un iter civilistico anziché sportivo - per far valere l’ultima annualità del contratto triennale stipulato nel 2013: anche in quel caso la richiesta fu rigettata. Giuseppe Sciascia
  19. Mario Delas è pronto a fare la sua parte per cavalcare il momento magico dell'Openjobmetis. Il centro croato che ha preso il posto di Norvel Pelle nelle rotazioni di Attilio Caja, racconta così le sensazioni della sua prima settimana a Varese e le ragioni che lo hanno spinto a cambiare casacca durante la pausa per la Coppa Italia e le Nazionali. «Sapevo di venire in una società ottimamente organizzata e dalle grandi tradizioni - attacca - non ci ho pensato un attimo quando il mio agente mi ha esposto la possibilità di approdare a Varese: Capo d'Orlando ha dato il via libera e ho accettato al volo. Quando sono arrivato ho toccato con mano lo spessore di questo club: la prima settimana è stata utile per fare conoscenza con i compagni o lo staff tecnico. La squadra sta attraversando un ottimo momento, spero di poter entrare in fretta nel sistema e contribuire ad alimentare il momento positivo» Rispetto a Pelle ha caratteristiche opposte, ma essendo giocatore di sistema inserirsi in una squadra che vive di organizzazione potrebbe essere relativamente facile? «Sulla carta è cosi, poi non sempre il basket è una scienza esatta, ma farò del mio meglio per rendere le cose semplici. Apprezzo lavorare in squadre che giocano un basket organizzato e di sistema, credo di potermi adattare in fretta alle esigenze del coach: non ci sono state richieste specifiche da parte di Attilio Caja, conosco già quel che gli serve nel mio ruolo, l'unica richiesta è stata quella di integrarmi in fretta». Cosa è cambiato nel passare dal ritmo di allenamento di una squadra che giocava campionato e coppa come Capo d'Orlando a quello di Varese senza impegni infrasettimanali? «La prima settimana di lavoro è stata abbastanza diversa da quelle della parte precedente della stagione: giocando due volte a settimana visto l'impegno in Champions League che ci costringeva a viaggiare molto anche per ragioni logistiche era da settembre che non svolgevo una settimana di allenamenti completi. Il ritmo è stato molto intenso, magari servirà un minimo di tempo per adeguarmi ma arriverà anche quello». Cosa è cambiato invece nel passare da uno spogliatoio dove l'ultima vittoria risaliva al 17 dicembre a quello di una Varese che non perde dal 14 gennaio? «Ecco, così se poi non vinciamo la colpa sarà mia (in italiano, ndr)... Scherzi a parte, gli ultimi due mesi sono stati molto duri per tutto l'ambiente a causa della mancanza di vittorie; qui il clima è molto diverso ma da domenica vediamo cosa riusciremo a fare, siamo desiderosi di far vedere il nostro valore con l'auspicio di partire subito con un risultato positivo a Pistoia». Che obiettivi si prefigge e cosa le ha raccontato di Varese Gianmarco Pozzecco suo ex tecnico? «Gli obiettivi sono quelli della squadra, ma li focalizzeremo una partita alla volta: oggi penso solo alla trasferta di domenica, vedremo dove riusciremo ad arrivare a fine stagione. Il Poz? E stato molto positivo nei confronti di Varese, ma ha esordito dicendomi che per essere al suo livello nel passaggio tra Capo d'Orlando e Varese avrei prima dovuto segnare 30 punti a partita per poterne parlare. Come sempre scherzava...». Giuseppe Sciascia
  20. Claudio Coldebella esprime soddisfazione per il rendimento complessivo di una Openjobmetis capace di tener fede alle premesse estive di squadra capace di farsi amare dai tifosi con il suo atteggiamento da battaglia. «Nel girone di andata, tra sconfitte nei finali punto a punto e all’overtime, abbiamo purtroppo raccolto meno di quel che eravamo riusciti a produrre; le 4 vittorie consecutive di inizio ritorno sono state espressione di un potenziale veramente importante. Stiamo tenendo fede alle basi poste in estate costruendo squadra con un’anima e dei valori; la pasta delle persone è stata fondamentale per la scelta dei giocatori, siamo sempre scesi in campo con una serietà ed un attaccamento che non è facile trovare». Cinque sconfitte in fila e poi 4 vittorie consecutive: c’è stato un momento di preoccupazione durante la serie nera? «Un po’ di preoccupazione c’era per l’umore di una squadra che si è sempre battuta al massimo ma non raccoglieva punti in classifica. Invece la loro forza è stata quella di basarsi sul lavoro quotidiano; abbiamo raccolto frutti grazie a questa forza nei momenti difficili, deve rimanerlo anche nell’attuale momento felice mantenendo il dna di un gruppo che lotta, e sulla base di un sistema di gioco e di una preparazione tattica ottimale cerca sempre di battersi al meglio. I tanti giovani ed esordienti che avevamo scelto si sono messi in gioco ed hanno ascoltato; a prescindere dall’età tutti meritano complimenti perché hanno lavorato per migliorarsi. Poi non è detto che un giocatore di squadra non abbia talento: intelligenza tattica e capacità di mettersi al servizio di un sistema sono doti fondamentali nel basket moderno». Durante la pausa è arrivato il primo segnale di continuità futura con la conferma biennale di Caja. «Attilio lo conosco da una vita, sono stato suo giocatore e suo assistente, merita un bravo per il lavoro compiuto. Ho la fortuna di lavorare a stretto contatto con lui e con un maestro come Toto Bulgheroni; formiamo un trio affiatato che si confronta e lavora insieme. La sua conferma biennale è un segnale importante di continuità che vogliamo estendere all’impronta tecnica ed ai giocatori di quest’anno. Importantissimo è anche l’aspetto del settore giovanile, anche nell’ottica delle nuove regole: per vedere frutti serve pazienza, ma l’aggiunta di una figura come Gianfranco Ponti all’interno del club è un segnale che si sta lavorando nel modo migliore». Quali prospettive per le 11 gare che mancano al termine del 2017-18? «La pausa non ci voleva perché avevamo preso un ottimo ritmo; dovremo essere bravi a mantenere la mentalità con cui abbiamo affrontato finora gli impegni. L’obiettivo è quello di raggiungere prima possibile la salvezza e mantenere questo imprinting basato su mentalità, lavoro e serietà che riflette molto Varese e la sua provincia. Più passa il tempo e più questo spirito permea tutte le aree del club, dalla prima squadra alle giovanili passando per tifosi, consorzio e trust». Qual è invece il suo giudizio sull’attuale situazione del club? «Vedo una società più sana rispetto a quella dove ero arrivato, cosciente delle sue possibilità, e più strutturata con investimenti importanti come il tabellone led cube, lo store per il merchandising e il nuovo court side, unite dall’obiettivo comune di aumentare le entrate future. Oggi fare sport ad alto livello è difficilissimo; tengo a ringraziare Consorzio e Trust che in un momento critico hanno compiuto ancora un grande sforzo in sede di approvazione del bilancio. Molti danno per scontata una Pallacanestro Varese in serie A, ma non è così: qui c’è una tradizione straordinaria, ma a sostenere il club sono sempre gli stessi. I presupposti sono buoni, i dati economici dicono che l’economia della città sta ripartendo, però se si vuole fare un salto di qualità c’è bisogno di nuove forze». Giuseppe Sciascia
  21. FCL Contract e Openjobmetis onorano al meglio la seconda edizione della BCC Cup e regalano una bella serata di basket ai 1.200 spettatori del PalaBorsani (4mila euro l'incasso, raddoppiato dal main sponsor e devoluto alla cooperativa "Il volo del gabbiano"). Rodaggio tutto sommato positivo per Varese alla vigilia dell'ufficialità del rinnovo del contratto con Attilio Caja: atteso per oggi l'annuncio dell'estensione fino al 2020 dell'accordo con "Artiglio", primo importante segnale di continuità in ottica futura per una squadra che con l'ultimo poker di vittorie consecutive ha fatto il pieno di entusiasmo tra i tifosi biancorossi. Senza capitan Ferrero ed Avramovic (partito per la Germania nei 14 convocati da Sasha Djordjevic per la sfida di stasera, possibile esordio con la Serbia nelle qualificazioni ai Mondiali 2019) la squadra di Attilio Caja ha disputato un "galoppo" efficace du- rante la pausa per Coppa Italia e Nazionali (stasera in campo l'Italbasket di Meo Sacchetti contro l'Olanda). Legnano ha onorato al meglio l'impegno (25-31 al 16' e 44-50 al 24') nonostante le rotazioni profonde di coach Ferrari in vista della sfida di domenica contro Trapani. Ancora da rodare l'ultimo arrivato Delas e un po' imballato il rientante Wells (0/3 in 24'), sono stati Stan Okoye (vincitore della gara da 3 punti all'intervallo battendo in finale Rei Pullazi) e Nicola Natali (inedito top scorer con 9/12 al tiro) a sorreggere Varese in una partita comunque più vera del previsto. «Obiettivi centrati in un test comunque utile per rodarci: chi è con noi da inizio stagione ha mantenuto la forma normale, chi è arrivato dopo è in ritardo ma non è certo colpa sua, sono già previsti dei lavori specifici per chi è più indietro» commenta il tecnico pavese. Bilancio finale positivo per la seconda edizione della manifestazione griffata dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate: presenze in crescita (da 1000 a 1.200 spettatori) rispetto all'edizione inaugurale del 2016, interessante anche l'esperimento delle amichevoli delle giovanili (doppia vittoria biancorossa per i 2007 di Andrea Gardini e i 2005 di Cristiano Maino contro i pari età di Legnano ed ABA) in un maxi-contenitore di più di 5 ore che coinvolgendo anche gli eventi collaterali all'intervallo ha comunque divertito il pubblico. «Siamo molto contenti per l'ottimo esito dell'evento: la partita è stata godibile e il ricavato soddisfacente, ringraziamo la BCC che ha già rinnovato il sostegno per l'anno prossimo» conferma il presidente legnanese Marco Tajana. Per l'edizione numero 3 si pensa ad anticipare l'evento a settembre per dare lustro al precampionato; oggi gli Knights torneranno in palestra per preparare il big-match di domenica contro Trapani, mentre Varese riprenderà al Campus la routine degli allenamenti attendendo il 4 marzo per il ritorno in campo contro Pistoia. Giuseppe Sciascia
  22. Legnano e Varese indossano l'abito di gala in occasione della BCC Cup. Stasera a Castellarla (palla a due alle 20.30 al PalaBorsani) le due maggiori realtà cestistiche della zona scenderanno in campo nella seconda edizione dell'amichevole ufficiale griffata dalla Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate. Sarà prima di rutto un grande happening benefico, con il ricavato della vendita dei biglietti devoluto alla cooperativa "Il Volo del Gabbiano" che sarà raddoppiato dal main sponsor. L'evento agonistico in quanto tale sarà utile principalmente alla Openjobmetis che potrà rodare il nuovo acquisto Mario Delas durante la pausa del campionato di serie A: al ritorno in campo a Pistoia mancano ancora 11 giorni, per i biancorossi il match di stasera un test interessante per mantenere il tono agonistico durante il lungo stop per Coppa Italia e Nazionali. «La valenza principale dell'evento è legata alla beneficienza, ma sarà comunque un'occasione per tenerci in forma verificando il recupero di Wells e cercando di inserire Delas nei meccanismi» - spiega Attilio Caj a alla viglia dell'amichevole del PalaBorsani. Curiosità soprattutto nel vedere all'opera il sostituto di Norvel Pelle pur contro un'avversaria di categoria inferiore che schiera però un centro esplosivo come Mosley: «Rispetto ai nostri ritmi è un po' indietro, come era normale aspettarsi da un giocatore che quest'anno ha giocato campionato e Champions League e dunque si è allenato con carichi diversi rispetto a chi come noi disputa una sola partita a settimana - così Caja valuta le condizioni di Delas - Ma sono convinto che gli basterà poco tempo per inserirsi senza problemi nel nostro sistema». In casa biancorossa mancheranno Aleksa Avramovic, che oggi saprà se il et. della Serbia Sasha Djordjevic lo inserirà tra i 12 a referto domani in Germania, e l'infortunato Giancarlo Ferrero. Legnano sarà al gran completo, ma dovendo giocare domenica un vitale scontro diretto in chiave playoff contro Trapani, il coach Mattia Ferrari dovrà dosaie le forze e ruotare gli effettivi: «Per noi la BCC Cup è prima di tutto un grande evento vista la possibilità di mostrare ai nostri tifosi una squadra di serie A come Varese - spiega il presidente Marco Tajana - Sul piano agonistico sarà un allenamento utile nel quale giocheranno un po' tutti, ci teniamo però alla miglior riuscita possibile della serata visto lo scopo benefico dell'iniziativa». La sfida delle 20.30 sarà infatti il clou di un programma molto denso di avvenimenti che prenderà il via dalle 17 con le amichevoli delle giovanili di Legnano e Varese (coinvolte le annate 2007 e 2005). Prima del match sarà finalmente utilizzata la nuova tecnologia modello Staples Center di Los Angeles per la presentazione all'americana; poi tanto spazio agli eventi collaterali, tra la gara delle mascotte Albertino e GianGallo e il denso programma di iniziative all'intervallo. La BCC Cup vuole essere una festa per i vertici cestistici del movimento nostrano, l'obiettivo è battere i 10mila euro di raccolta benefica dell'edizione 2017 in un evento al quale sia Legnano che Varese vogliono dare continuità a lungo termine. Giuseppe Sciascia
  23. La Pallacanestro Varese è pronta a ripartire da Attilio Caja per disegnare il futuro. Prove tecniche di rinnovo del contratto tra la società di piazza Monte Grappa e il tecnico pavese, architrave del progetto squadra della stagione 2017-18 che sta tenendo fede alle aspettative iniziali votate alla salvezza tranquilla. Dialogo in corso tra le parti per estendere l'accordo in scadenza al 30 giugno: l'obiettivo sembra quello di una estensione per le prossime due stagioni, dando continuità all'ottimo feeling sviluppatosi tra "Artiglio" e l'intero ambiente biancorosso negli ultimi 14 mesi. Sarebbe un segnale forte di continuità per un club che nel passato recente ha cambiato spesso in panchina: l'ultimo coach rimasto più di 2 anni sulla panchina di Varese è stato Ruben Magnano (nel riquadro) (dal novembre 2004 al giugno 2007...), mentre nel quinquennio post-Indimenticabili solo Paolo Moretti nel 2015-16 (ed eventualmente Caja nella stagione in corso) ha iniziato e finito la stagione sulla panchina biancorossa. Dopo l'operazione salvezza del 2016-17, Caja era stato il frontman di tutte le attività estive del club, dalla campagna abbonamenti alla promessa solenne di una squadra da battaglia compiuta davanti ai tifosi in occasione del raduno del 18 agosto. E non c'è dubbio che sono state le scelte del coach, di concerto con Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni, a costruire l'Openjob-metis operaia capace di conquistare il cuore di Varese con le sue roboanti prestazioni casalinghe. Evidente che il roster 2017-18 sia figlio della cultura del lavoro tanto cara ad "Artiglio", ed altrettanto evidente il feeling tra il tecnico ed i giocatori, scelti proprio per la loro disponibilità a stare in palestra in un certo modo. Per questo il luogo comune del "Caja bravo solo in subentro" è stato cancellato dalla fortissima identità di un gruppo plasmato dal suo coach per esaltare le qualità dei singoli all'interno del sistema, nel quale però è proprio "Artiglio" il perno centrale del progetto tecnico. Il rinnovo di Caja sarebbe il primo passo in ottica futura per una Varese ancora non aritmeticamente certa della salvezza («Sarebbe un grave errore pensare di essere già salvi», parole e musica del coach proprio ieri su queste colonne) ma indirizzata comunque sulla strada giusta grazie al poker di vittorie precedenti alla pausa per Coppa Italia e Nazionali. Le prospettive future in termini economici sono tutte da verificare, ma l'aziendalismo di Caja nel far rendere al meglio le risorse tecniche ed umane disponibili è una garanzia in qualsiasi congiuntura. Significa altri due anni di vacche magre? Intanto le roboanti imprese deh'ultimo mese, accompagnate da presenze al PalA2A oltre i 4.000 spettatori, dimostrano che si può esprimere un basket divertente e vincente anche con un gruppo di "terzini". Inoltre la programmazione sulla base della continuità - della guida tecnica in primis, di conseguenza anche del gruppo con tanti giocatori già legati per il prossimo anno - è una chiave importante per provare a scalare la classifica costruendo qualcosa di duraturo anche senza investimenti roboanti... Giuseppe Sciascia
  24. simon89

    Delas domani a Varese

    C'è anche il crisma dell'ufficialità per l'arrivo di Mario Delas a Varese. L'annuncio è arrivato a metà della giornata di ieri per ratificare formalmente l'approdo in maglia biancorossa del 28enne centro croato di 207 centimetri per 100 chili. L'atleta del 1990, grandissima promessa a livello giovanile (fu addirittura MVP dei Mondiali Under 19 del 2009 nei quali portò la Croazia alla medaglia di bronzo) con trascorsi in Eurolega allo Zalgiris Kaunas e al Cedevita Zagabria (per qualche mese nel 2015-16 anche con Gianmarco Pozzecco e Veljko Mrsic prima di trovare squadra al Kalev Cramo in Estonia), arriverà domani in città e sarà a disposizione di Attilio Caja da lunedì pomeriggio. Claudio Coldebella racconta così il motivo che ha portato alla scelta dell'ex capitano di Capo d'Orlando (8.3 punti e 5.0 rimbalzi in 51 partite disputate con la maglia della Betaland: «È un giocatore che avevamo già seguito nell'estate 2017, apprezzandone l'elevata conoscenza del gioco e la capacità di stare all'interno di un sistema. Mario conosce già il nostro campionato, avendo necessità di un elemento per 3 mesi e almeno 11 partite abbiamo puntato su un giocatore pronto, allenato e rodato che per tutte queste ragioni riteniamo possa fare al caso nostro. Sicuramente ha caratteristiche del tutto differenti rispetto a Pelle, ma crediamo che possa rendersi utile alla nostra causa con le sue capacità di stare in campo». Delas ha firmato un accordo fino al 30 giugno, stesso periodo del rapporto che legherà Antonio Iannuzzi a Brindisi: il centro in uscita da Torino, che Varese aveva provato ad ingaggiare al posto di Pelle salvo dover poi ripiegare per motivi burocratici ed economici, andrà in prestito all'Happy Casa (soluzione scartata da Varese, che lo voleva solo nel caso della possibilità di rilevare il contratto per il 2018-19) dove sostituirà Cady Lalanne. Infine l'assemblea della Pallacanestro Varese svolta giovedì ha ratificato formalmente la copertura delle passività per la stagione 2016-17 archiviando definitivamente il bilancio della stagione passata. Giuseppe Sciascia
  25. Manca solo l'annuncio per la firma del lungo croato Manca solo l'annuncio per la firma di Mario Delas con la Pallacanestro Varese. Superati nella serata di ieri gli ultimi ostacoli burocratici per liberare l'atleta croato da Capo d'Orlando: il giocatore del 1990 rescinderà formalmente oggi l'accordo con la Betaland e saia libero di firmare un nuovo contratto (scadenza 30 giugno 2018 ma con opzione per il 2018/19) con il club biancorosso, che potrà ingaggiarlo da free agent senza versare buyout al precedente club. Alla luce dell' impasse per 24 ore nel corso della trattativa, la società di piazza Monte Grappa ha provato a sondare nuovamente la pista Antonio Iannuzzi dopo che il centro avellinese (proprio ieri convocato nuovamente in azzurro dal et. Meo Sacchetti a causa dei problemi fisici di Crosariol) era stato messo fuori rosa dall' Auxilium Torino. La disponibilità a cedere il lungo del 1991 a titolo definitivo, e non solo in prestito, avrebbe potuto cambiare i termini della questione anche dopo la definizione del passaggio di Pelle a Torino dietro versamento di un buyout. Ma i costi dell' operazione, limitatamente all'ingaggio dell'azzurro, erano oggettivamente fuori portata per la società biancorossa. Non tanto per l'importo residuo dello stipendio della stagione 2017/18, che avrebbe comunque portato Iannuzzi ad essere il giocatore più pagato del roster biancorosso; inoltre ci sarebbe stato da considerare anche il costo supplementare per la necessità di tesserare pure uno straniero per rispettare il vincolo dei 7 contratti depositati imposti da un regolamento incredibilmente bizantino. Ma il problema vero era relativo all'entità del contratto per il 2018/19, che tra netto e lordo avrebbe comportato un costo-azienda da un quarto di milione di euro. Troppo per un club come Varese, dopo una lunga serie di risanamenti dei conti alla vigilia di mesi importanti per un riassestamento della governance della società, che al momento impedisce di assumere impegni gravosi oltre l'orizzonte temporale del 30 giugno. Il conto finale del mercato di riparazione, tra il risparmio nel cambio Hollis per Vene, il buyout ottenuto per Pelle (che supera l'entità della cifra versata per liberare Larson da Liegi) rispetto al costo zero del tesseramento di Delas e il risparmio contributivo della transazione per Waller, dovrebbe generare un risultato economico finale in sostanziale parità anche a fronte dell'addizione Larson. Evidente, dunque, che la cessione di Norvel Pelle non è avvenuta per far cassa (la contropartita economica versata dalla Fiat pesa appena più del 6 per mille del budget totale del 2017/18...); ma a fronte della richiesta del giocatore di approdare in una vetrina considerata migliore come Torino, spinto principalmente dalla sua agenzia americana che già nell'estate 2017 lo aveva offerto ai quattro angoli d'Europa, Varese non ha potuto opporsi alla volontà dell'atleta. Di conseguenza Delas, giocatore che non eccita la fantasia dei tifosi ma certamente tagliato dal sarto per entrare senza scossoni nel sistema-Caja, ha rappresentato un'occasione colta al volo in un mercato comunque poverissimo di alternative con passaporto europeo. Giuseppe Sciascia
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