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  1. Una Openjobmetis “buona a metà” regola l’Urania Milano nel terz’ultimo test amichevole prima del campionato, l’unico giocato davanti al pubblico di Masnago. Non inganni però il punteggio, larghissimo (110-69), della sirena finale: per mezza partita i biancorossi hanno fatto preoccupare i propri tifosi. Al 20′ infatti il tabellone recitava un risicato +1 (49-48) ma soprattutto a non convincere era l’atteggiamento in campo: molle, superficiale, inadatto a una squadra che tra 10 giorni dovrà sfidare un’avversaria come Sassari. L’Urania, buona squadra di A2, si è presentata a Masnago senza il play Amato (ex di turno) e senza uno dei due americani (Potts) ma nonostante questa situazione ha messo in costante difficoltà la difesa di Brase. Fatta troppo spesso di aiuti confusionari, di avversari lasciati liberi sul perimetro, di corridoi facili da imboccare per i milanesi. Insomma, un colabrodo compensato in attacco dalle giocate dei singoli (Brown, Caruso, tratti di Reyes) più che dal gioco collettivo. Nella seconda parte di gara, per fortuna, l’Openjobmetis ha immediatamente ingranato, non solo con un attacco più affamato ma anche con una difesa più efficace ed attenta: in pratica la ripresa è stata una formalità perché quando Johnson ha acceso i reattori il divario si è immediatamente allargato con i Wildcats che a quel punto hanno presto alzato bandiera bianca. Citati i migliori di serata (Brown, probabilmente, il più bravo), bisogna segnalare anche qualche nota poco scintillante a livello di singoli: Ross, che piace quando accelera, non sembra aver ancora trovato l’intesa con i compagni e anche Woldetensae ha ripetuto la brutta serata al tiro già vista con Trento. Ma le perplessità di stasera, solo in parte soffiate via dalla ripresa, non riguardano questo o quel giocatore quanto la collettività soprattutto in difesa. Se non si metteranno pezze rapide, Varese partirà sempre ad handicap. LA PARTITA Un Caruso reattivo annulla subito il mini-vantaggio Urania e dà a Varese il primo allungo e quindi – poco dopo 3′ – lascia spazio all’esordio di Tariq Owens. C’è anche Reyes a quota 9 in un amen, ma il divario è poco perché i milanesi trovano gloria con il giovane Cavallero che è accoppiato a Librizzi (ma è alto oltre 2 metri) e riporta i suoi a -2 prima che Caruso e Reyes ridanno una fiammata. Al 10′ è 27-22. Al rientro Ross fa una cosa bella in penetrazione ma in difesa Varese continua a regalare punti facili. Tocca allora a Brown con tre triple simili a dare il +6 ma anche l’Urania martella da lontano. Si scatena l’ex Fortitudo Montano per -1, poi è il solito Brown a colpire da fuori. A 3.24 dalla sirena, dopo l’ennesima prova di maggiore reattività dei Wildcats, Brase scuote la testa e chiama timeout senza alcun miglioramento. Anzi: due cesti facili portano Milano al -1 che è il punteggio di metà gara, 49-48. L’intervallo porta consiglio, per fortuna: 9 punti in 1’32” della ripresa aprono improvvisamente il punteggio a favore di Varese, in testa 58-48 sul timeout chiamato da Villa. La scossa biancorosso però prosegue con Johnson presto in doppia cifra: “Nino” è in trance agonistica e ne segna 15 in meno di 5′ portando la OJM intorno ai 15 di margine. Finalmente anche Owens infila 2 punti (tap in) seguito da Ferrero (tripla: 79-62); la differenza di atteggiamento si vede anche quando Reyes prima si fa stoppare su un’azione di forza, poi è caparbio a riprendere palla, subire fallo e infilare i liberi. La terza sirena giunge su tripla al bacio di Brown: 20 punti di Markell e +20 per Varese (84-64). Si riparte con copione simile e con un punteggio ormai alla deriva, come ci si augurava fin da subito: Brase regala un applausone a Brown con oltre 6′ da giocare, Reyes regala un numerissimo (palleggio dietro schiena e assist a Owens nel traffico), Virginio entra e stoppa Valsecchi e arriva anche quota 100 con un canestro “dell’aggregato” Elisee Assui. Infine ci sono Virginio e Librizzi a rifinire il 110-69 che chiama applausi dai 500 della Enerxenia Arena. BRASE: MEGLIO QUANDO CI SIAMO PASSATI LA PALLA «Il primo tempo non è stato il nostro migliore, perché in attacco non stavamo muovendo la palla e i ragazzi non stavano prendendo tiri naturali, inoltre non tutti toccavano la palla. Nel secondo tempo ho detto ai ragazzi di stoppare, correre per il campo: più si va, più si segna e più ci si diverte. Nel primo tempo invece non siamo andati bene come gruppo; le spaziature erano buone ma non ci siamo passati abbastanza la palla; invece nella ripresa abbiamo trovato compagni liberi, trovato un buon “prendi e tira” e conclusioni aperte. Owens deve crescere, non ha giocato nell’ultimo periodo e lo scorso anno è stato fermo però ha messo energia e ha dieci giorni per prepararsi al meglio al campionato». Damiano Franzetti
  2. L’Openjobmetis finisce la benzina nel rush finale del Memorial Brusinelli. Secondo posto a Trento per la formazione di Matt Brase, sconfitta in rimonta dai padroni di casa con un blackout finale (solo 11 punti nell’ultimo quarto) che non corona una frizzante prima frazione. Copione rovesciato rispetto alla semifinale contro Verona per una Varese ancora priva di Tariq Owens, atteso al rientro in occasione dell’amichevole casalinga di mercoledì 21 settembre contro l’Urania Milano. Ai biancorossi non basta l’ottimo lavoro di Guglielmo Caruso (9/14 da 2 e 9 rimbalzi): il calo della produzione offensiva è tutto nelle medie dall’arco (7/17 nei primi 20’, 1/11 nella ripresa). LA PARTITA Partenza favorevole ai padroni di casa che cavalcano l’esplosività interna di Darion Atkins. Già 12 punti alla prima sirena per il centro ex Chemnitz, che firma il vantaggio dell’Aquila (21-17 al 10’) nonostante la vena balistica di Jaron Johnson (8 per l’ala ex Kazan). Nel secondo quarto però l’OJM aumenta i giri in difesa lavorando meglio per proteggere l’area, e di conseguenza trova più fluidità anche in attacco, producendo una frazione da 33 punti con tante ripartenze in velocità. Due triple di capitan Ferrero portano al comando gli ospiti (32-34 al 20’). La formazione di Brase è padrona del campo nel finale di tempo: altra scarica di Johnson (14 a metà gara) e tanto impatto interno per Caruso per l’allungo fino al 38-50 del 20’. Dopo la pausa lunga però si rivede Trento, con le iniziative di Graziulis e un solido Spagnolo: Varese risponde con l’ottima produzione interna di Caruso (52-62 al 25’), ma nel finale di tempo l’inerzia cambia e il gap è dimezzato (64-70 al 30’). La Dolomiti Energia ha più benzina nel motore, con l’OJM che cala visibilmente alla distanza: sorpasso e allungo vincente per i padroni di casa (89-81 al 39’) grazie alle iniziative di Flaccadori. IL TABELLINO Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trento 81-89 (17-21; 50-38; 70-64) VARESE: Ross 13, Woldetensae 11, De Nicolao, Reyes 7, Librizzi, Virginio, Ferrero 9, Brown 3, Caruso 20, Johnson 18. All. Matt Brase. TRENTO: Gaye ne, Morina ne, Conti 4, Spagnolo 13, Forray 8, Zangheri ne, Flaccadori 20, Calamita ne, Dell’Anna ne, Graziulis 16, Atkins 14, Lockett 14. All. Molin. Arbitri: Bartoli, Borgo, Bettini. Note – Tiri liberi: Trento 27/33, Varese 15/19. Rimbalzi: Trento 40 (Graziulis 8), Varese 34 (Caruso 9). Totali al tiro: Trento 22/41 da 2, 6/24 da 3; Varese 21/38 da 2, 8/28 da 3. Giuseppe Sciascia
  3. Un canestro di Colbey Ross a 15″ dalla sirena finale regala alla Openjobmetis la prima vittoria del pre-campionato biancorosso e, contemporaneamente, la finale del “Memorial Brusinelli” di Trento. Varese piega di un solo punto, 85-84, la Tezenis Verona, squadra neopromossa in Serie A e rompe il ghiaccio dopo i tre KO con squadre di Eurolega “intascati” fino a ora. Come spiega il risultato, per la squadra di Brase non è stato semplice superare i veneti di coach Ramagli. Anzi, dopo un ottimo inizio varesino (11-3), è stata la Scaligera a fare la partita nei primi 20′ conclusi addirittura sul +10 con ben 54 punti inflitti a una difesa biancorossa ancora da registrare. Anche per la perdurante assenza di Tariq Owens, in Trentino con i compagni e rientrato a fare allenamento, ma tenuto ancora a riposo in partita. Scottati da un primo tempo troppo morbido in retroguardia, Ferrero e compagni hanno alzato il ritmo in difesa dopo l’intervallo concedendo solo 15 punti agli avversari. In attacco invece la squadra di Brase ha trovato un ottimo Woldetensae che ha guidato i compagni; in 5′ la OJM ha pareggiato (Reyes per il 59 pari e 15-4 di parziale) per la prima volta, poi ha tenuto botta sino al 68-68 del 30′. Nell’ultimo periodo è stato Markell Brown a dare ritmo all’attacco di Varese ma il punteggio è rimasto in continuo equilibrio; in volata Jaron Johnson ha fallito i liberi per il +3 e Verona ha reagito con un canestro di Casarin per tornare avanti di un punto. Poi Ross in azione rapida ha realizzato in penetrazione lasciando però 15″ alla Tezenis per l’ultimo tiro, preso da Anderson e finito sul ferro. Anche in questa occasione, Varese ha sofferto a rimbalzo vista anche l’assenza di Owens (per i gialloblu non c’era Selden) ma questa volta ha tirato molto bene da lontano (eccezion fatta per il 2/10 di Johnson). Ross ha dato un ottimo contributo all’attacco con 8 assist mentre la squadra ha fatto cilecca dalla lunetta, appena il 44% che poteva risultare fatale. Domenica sera quindi, la Openjobmetis disputerà la finale del quadrangolare contro la vincente di Trento-Napoli. Damiano Franzetti
  4. Le sue qualità sul parquet sono già state palesate nella trasferta sarda. Nel torneo di Cagliari – concluso dalla Openjobmetis con due sconfitte contro Milano e Panathinaikos – Jaron Johnson ha messo subito in luce le sue qualità mettendo a referto due “ventelli” (20 contro le Scarpette Rosse e 21 contro i greci), ma mostrando anche tante qualità a tutto campo. In difesa sa adattarsi contro avversari più fisicati di lui e in attacco ha dimostrato di non avere timori a prendersi responsabilità da leader. E dopo al buon lavoro svolto sul campo, Johnson si è disimpegnato a dovere anche davanti ai microfoni, presentandosi nella giornata di mercoledì 14 settembre da Agricola Home di via Pisna a Varese. Ad aprire l’incontro è stato il padrone di casa di Agricola, Giacomo Brusa: «Voglio ringraziare Pallacanestro Varese che come sempre sceglie la nostra location per la presentazione dei suoi giocatori. È bello ritrovarci tra le nostre piante che coltiviamo con la stessa passione con cui sosteniamo questa società. Ci ritroviamo negli stessi valori che nutre questa città per il basket». Il general manager della Openjobmetis Micheal Arcieri sottolinea l’importanza dell’arrivo di Johnson: «Vogliamo ringraziare l’Agricola per il loro supporto in questi anni. Jaron è un giocatore completo, di grande talento e che fa grandi cose sui due lati del campo, soprattutto con la sua struttura fisica e il suo atletismo. Siamo entusiasti di averlo qui e anche coach Brase ha dato la sua parola avendolo già allenato». Proprio Matt Brase offre una prima immagine del numero 92 biancorosso: «L’ho già allenato e sono contento di averlo nella mia squadra. È in giocatore talentuoso in avanti e solido in difesa, oltre ad avere grande passione per questo sport. Ci permetterà di alzare il livello della squadra e vedrete il grande apporto che darà anche nella figura di leader. Sono molto contento di averlo qui e non vediamo l’ora di vederlo in campo questa stagione». «Possiamo utilizzare Jaron in tanti modi diversi sul campo – spiega il coach biancorosso -, soprattutto in difesa, cambiando sulle situazioni di blocco, anche perché per me non ci sono ruoli predefiniti in campo. In attacco ha grande talento, ottimi fondamentali e può essere un elemento importante per noi, anche perché sapete che per me non ci sono ruoli predefiniti in campo». Ed infine parola proprio a Jaron Johnson: «Sono onorato di essere qui e di fare parte di questa società. Sono arrivato in Italia dopo altre esperienze all’estero, volevo mettermi alla prova anche con questa lega e non vedo l’ora di iniziare la stagione. Invito tutti al palazzetto a starci vicino. È ovvio che la presenza di coach Brase ha spinto per il mio arrivo qui: sono rimasto in contatto con lui negli anni e questo è stato uno dei punti principali per la mia decisione di venire qui. Contro l’Olimpia è stato un buon test, anche se sappiamo che sono una squadra di livello Eurolega, ma ci siamo comportati bene». «Con il passare degli anni – spiega Jaron spiegando quale sarà il suo ruolo nella squadra – ho maturato la capacità di essere un leader. Penso di essere pronto per ricoprire questo ruolo, dando l’esempio ai compagni. Non ho ancora avuto molto tempo di girare per Varese, ho solo fatto un giro sul lago di Como ma mi riprometto di conoscere meglio la città nei prossimi mesi». Parole quindi già importanti, così come di spessore sono stati i suoi primi minuti in campo. Ora i tifosi biancorossi non vedono l’ora di vedere Johnson all’opera dal vivo, sperando che alle belle parole spese dia seguito con i fatti in campo. Francesco Mazzoleni
  5. Inizia con una prevedibile “imbarcata” il precampionato della Openjobmetis, battuta con 111 punti subiti dall’Olimpia Milano nella prima semifinale del torneo di Cagliari. 111-86 il risultato che mette in evidenza le due notazioni principali ricavate dalla partita. La prima è quella negativa: in fase difensiva la squadra di Brase è ancora troppo indietro. Milano ha prevedibilmente vinto il confronto d’area (non tanto a rimbalzo: 36-29, quanto nel convertire i secondi tiri) ma soprattutto ha tirato molto spesso dall’arco con uomini liberi e letali: 4/4 per Pangos, 53% complessivo. Troppo, per qualsiasi difesa. Per contro, nella metà campo d’attacco la OJM ha dato segnali incoraggianti: Johnson (20) si è rivelato abile a bucare la difesa in vari modi, Woldetensae (17) si è riscattato nella ripresa e in generale Varese ha alimentato piuttosto bene l’area e completato alcune buone transizioni. Brase, tra l’altro, per diversi momenti ha messo in campo quintetti poco probabili, tenendo a riposo per quasi tutto il secondo tempo Colbey Ross. Il play nella prima metà di gara aveva mostrato buone qualità affiancata a qualche sbavatura sfiorando la doppia cifra (9) ma con 4 palle perse. Al contrario di Milano invece, il tiro pesante varesino ha inciso senza troppa continuità: proprio nei momenti in cui la OJM si è inceppata da lontano, l’Olimpia ha piazzato i suoi break. Messa in archivio la “prima” (il match sarà ripetuto giovedì a Desio con in palio la Coppa Lombardia), Varese si appresta a disputare la finalina di Cagliari contro la perdente di Sassari-Panathinaikos, altra gara alla quale Ferrero e soci arriveranno da sfavoriti. Milano invece incrocia le dita per Shavon Shields, uscito nel primo tempo con una distorsione alla caviglia che andrà valutata meglio. LA PARTITA I guizzi di Johnson (tripla) e Ross tengono avanti Varese nelle prime battute ma poi è il tiro pesante a fare la differenza: la OJM va tre volte sul ferro mentre l’Olimpia infila da 3 con Davies, Thomas e Pangos per il 21-10 del 5′. De Nicolao rompe il digiuno prealpino, Milano rallenta in attacco e alla prima pausa comanda 27-18. L’AX riallunga all’inizio della ripresa, poi Brown (3 liberi) e Wolde mettono i primi punti sul tabellino (34-23 al 13′). Poco dopo Shields finisce a terra per una scavigliata ed esce sorretto a braccia ma Milano continua a fare canestro sfruttando Hines sotto i tabelloni. La OJM invece tira davvero male dall’arco e muove il tabellone solo in avvicinamento (45-31 di Ross al 17′). Si vede Caruso, con due canestri ma la difesa collettiva è troppo blanda e il punteggio di metà gara dice 54-38. Nella ripresa il copione è simile e, anzi, forse è ancora più netto: Varese piacevole in determinate situazioni d’attacco, Milano troppo libera di colpire quando ha la palla in mano, da fuori o da vicino. Johnson infiamma la platea con la schiacciata del 69-51 e anche Woldetensae torna a dare segnali di vivacità. Il divario però resta elevato a favore dell’Olimpia perché Mitrou Long ricaccia una OJM risalita a -13 per un attimo. La terza sirena arriva dopo un 1/2 di Brown in lunetta, per l’82-64. All’inizio dell’ultimo periodo un ulteriore strappo porta l’Olimpia sopra i 20 di margine prima di una tripla di Virginio, fino a lì con la mira storta (90-67). I tiratori di Milano – Pangos e Mitrou Long – spingono il vantaggio sino a oltre i 30 punti, poi il giovane Kouassi, ben imbeccato, ne fa 6 di fila e propizia il 111-86 conclusivo. LE PAROLE DI BRASE «Quello di oggi è stato un test importante che ci è servito per fare esperienza. Una sfida contro i migliori: Milano è squadra lunga, competitiva e ben allenata. Noi abbiamo avuto alcuni momenti buoni e altri meno e stiamo imparando. Ci stiamo allenando da poche settimane, proviamo a crescere ogni giorno: l’obiettivo è quello perché Varese è una piazza importante e cerchiamo di fare sempre meglio». Damiano Franzetti
  6. Giovanni De Nicolao è pronto a prendere in mano il volante dell’Openjobmetis dal giorno 1 della nuova stagione. Il 26enne playmaker padovano, passato da riserva a titolare fisso nel cambio d’identità della rimonta salvezza dell’era Roijakkers, sposa volentieri la causa di un basket che ricalcherà sotto molti aspetti quello visto dal gennaio 2022. «Lo stile di gioco sarà lo stesso rispetto alla seconda metà della stagione passata. Il concetto chiave è quello di correre tanto sì, però con la testa: non è un “run&gun” senza regole, anzi il sistema ha regole ben precise che prevedono di attaccare molto l’area per creare vantaggi e situazioni di tiri aperti sul perimetro. Di fatto non c’è soluzione intermedia: o si va al ferro con una penetrazione o uno scarico, oppure si tira da 3 punti, l’importante è prendere una soluzione ad alta percentuale». Dunque, De Nicolao ripartirà dal compito di essere architrave della difesa e motore dell’attacco che ha interpretato al meglio nella seconda metà del 2021/22? «Quel che mi viene chiesto coincide con quel che voglio fare: dare il ritmo alla difesa iniziando a pressare l’uomo e in attacco avere il controllo della manovra, o iniziando il gioco per battere l’uomo per creare un vantaggio o aprendo uno schema. Di fatto significa riprendere il discorso esattamente dove l’avevo lasciato alla fine della stagione passata». È stato questo il motivo che l’ha portata a restare all’OJM senza sfruttare l’escape prevista dal suo contratto? «Il ruolo è stato determinante: avrò tante responsabilità in quella che per me sarà la prima annata da titolare. Mi ero prefissato un percorso del genere quando due anni fa avevo firmato per Varese. In questo contesto tornerò al ruolo che avevo già rivestito a San Antonio, negli Usa, e ad Agrigento: è quel mi viene meglio perché riesco a imprimere la mia impronta». Com’è stato il primo impatto con Matt Brase? «È una persona molto disponibile e tranquilla, sempre pronto ad aiutarti in tutte le situazioni. Ha un carattere molto aperto, utilizza molto il dialogo ed è coinvolgente negli allenamenti». Lei, Caruso e Woldetensae avete esperienza di gioco negli Stati Uniti a livello universitario: vi aiuta a sposare meglio la mentalità americaneggiante del nuovo corso? «A mio avviso è un bene che ci siano così tanti italiani che hanno giocato e vissuto negli Stati Uniti. In tal modo è più facile adattarci alla nuova mentalità. In un gruppo con più veterani, come ad esempio la Reyer Venezia di mio fratello Andrea, sarebbe stato più complicato cambiare certe abitudini acquisite». Com’è stato l’approccio con i nuovi metodi di lavoro? E possono funzionare anche in Italia? «Stiamo ancora prendendo il ritmo, perché la settimana di Gressoney non è indicativa del programma abituale. Sicuramente c’è molto da lavorare. Può funzionare se c’è disponibilità da parte dei giocatori e tutti condividono l’importanza di questo tipo di lavoro». Impressioni sui quattro nuovi arrivati? «Sono tutti bravissimi ragazzi con i quali è nato subito un buon feeling. Ross ha un ottimo primo passo e una buona visione di gioco, Brown è un gran tiratore e ha le stimmate del leader perché parla tanto anche in difesa. Owens è un grande atleta e ci darà una gran mano in difesa, e Johnson è forte: grande talento, silenzioso, ma fa canestro in tanti modi». Il g.m. Mike Arcieri ha parlato di obiettivo playoff: è un traguardo plausibile? «Non confermo né smentisco; vedremo giorno per giorno dove ci porteranno mentalità, identità e lavoro. Quel che è certo è che il campionato è salito ancora di livello: sono arrivati giocatori fortissimi e tutte le squadre sulla carta sembrano competitive. Noi dovremo correre più degli altri ed essere più intensi degli altri». Giuseppe Sciascia
  7. Se non ha già stabilito due record, poco ci manca. Con i suoi 198 centimetri di altezza e i 40 anni appena compiuti, Matt Brase è uno dei più alti e dei più giovani allenatori nella storia della Pallacanestro Varese. Parlata fluente, inglese-americano tuttavia ben comprensibile, polo della società, sorriso stampato in volto e calzini rivedibili, il nuovo tecnico della Openjobmetis si è presentato nella sala stampa di Masnago, a una settimana dal suo arrivo in città. Con lui Paolo Galbiati, il coach lombardo (le sue parole in un altro articolo) che la società ha preso con il compito di allenatore associato così da accompagnare Brase in un torneo e in un mondo a lui sconosciuto. Brase, tra le consuete parole di circostanza (tutte le domande e le risposte sono disponibili nel liveblog raccolto in diretta dal nostro giornale) ha segnalato anche qualche concetto interessante, soprattutto per quanto riguarda la Openjobmetis che vedremo correre – e, si spera – vincere sul parquet. «Non giocheremo a small-ball, giocheremo a pallacanestro» spiega il 40enne di Tucson, Arizona, per rafforzare un concetto ripetuto due volte. La prima quando gli viene chiesto del rapporto con Mike D’Antoni che fu suo “capo” ai Rockets e che è un profeta del gioco “a mille all’ora”. La seconda quando arriva l’obiezione più classica di questa estate: «Non teme di avere una squadra troppo leggera nel reparto lunghi?». «Non sono per nulla preoccupato di ciò e sono contento del roster che abbiamo creato – dice Brase – Attenzione però: non giocheremo a small-ball ma giocheremo a pallacanestro. I nostri cinque uomini in campo proveranno a eseguire quello che avremo preventivato in sede di preparazione della partita e innanzitutto partiremo dall’aspetto difensivo che è importante e che servirà per costruire la successiva azione in attacco. Abbiamo questa etichetta di “small ball” ma non ci dobbiamo fermare a un tipo solo di gioco». Per realizzare le proprie idee (e quelle di Scola e Arcieri), il tecnico conferma l’importanza dell’uso di strumenti innovativi. «Utilizzeremo metodi nuovi, moderni, basati sull’analisi delle statistiche per migliorare i risultati del club e di tutta l’organizzazione» prosegue riprendendo discorsi sentiti un anno fa dalla voce di Luis Scola. «Quando Scola e Arcieri mi hanno contattato e mi hanno chiesto la mia disponibilità mi hanno spiegato come era organizzata la società e quali sono gli obiettivi in questo senso, mi hanno spiegato dove vogliamo andare. Avevo già un accordo per tornare a lavorare con Portland ma alla fine ho scelto di venire qui a Varese, sono felice di questa esperienza tanto più che nel frattempo ho conosciuto la grande storia di questo club». Della Serie A Brase conosce diversi aspetti grazie all’amicizia con Joseph Blair, il pittoresco (e forte) pivot visto a Biella, Pesaro e Milano. «Lo conosco da quando avevo 12 anni, abbiamo lavorato insieme e mi ha sempre parlato del basket italiano, da molto prima che io ricevessi questa proposta. Poi come detto ho fatto da assistente a D’Antoni che è un coach straordinario e sono stato qui in occasione di camp o per visionare giocatori in passato. Dopo la chiamata di Varese ho iniziato a guardare i filmati di molte partite per conoscere atleti, allenatori e squadre, al netto del fatto che ogni estate i roster cambiano». Infine Brase dà una mezza risposta sulla possibilità di riaprire le porte al pubblico per gli allenamenti, una antica tradizione varesina “interrotta” dal covid e praticamente mai ripristinata (e a prima vista scartata dalla attuale dirigenza). «Ne abbiamo parlato con il club e ne discuteremo ancora – si smarca Brase – Io credo che apriremo in alcune circostanze, o apriremo parte delle sedute». Aspettiamo, quindi, decisioni in merito. Damiano Franzetti
  8. Matt Brase e Paolo Galbiati si presentano al popolo biancorosso confermando le idee innovative del progetto tecnico affidato allla coppia di nuovi coach biancorossi. Il tecnico di Tucson sarà il capo allenatore, l’ex Cremona sarà il suo “associato” - qualcosa più di un semplice assistente – nel contesto di uno staff tecnico chiamato ad allenare non solo la squadra, ma anche i singoli nel contesto dell’importanza del concetto del player development. Brase e Galbiati saranno coloro che dovranno tradurre sul campo le idee tecniche della coppia Scola-Arcieri. I CONCETTI DI ARCIERI «La Pallacanesto Varese ha alle spalle una grande storia, ora vogliamo costruire una cultura fatta di rapporti tra giocatori, tifosi e società, e duro lavoro che ci porti a migliorare ogni giorno, con uno stile di gioco moderno – ha spiegato il g.m. biancorosso - Cercando un capo allenatore ed uno staff adatto alle nostre idee, siamo stati fortunati a trovare Brase e Galbiati che hanno vissuto il processo di miglioramento di giocatori, ed abbracciano la nostra filosofia». LE PAROLE DI BRASE Le prime parole di Brase evidenziano il suo entusiasmo per questa opportunità: «E’ una importantissima opportunità per la mia carriera, sono onorato della chiamata da un club con grandi tradizioni come Varese. I risultati non si vedranno dal primo giorno ma il processo sarà lungo, coinvolgendo anche il settore giovanile col concetto del player development che dovrà portare ogni giorno ad essere meglio del precedente. Utilizzeremo metodi moderni come le statistiche avanzate (i cosiddetti “analytics” NdR) per lo sviluppo del club e dell’organizzazione. Confido che sarà un viaggio piacevole e stimolante per riportare questo club ai fasti di un tempo. Potevo rimanere a Portland perchè avevo un contratto, ma ho scelto Varese perchè c’è un progetto intrigante». GLI STIMOLI DI GALBIATI Galbiati spiega invece quanto il nuovo progetto OJM sia risultato stimolante per la sua decisione: «Da lombardo conosco bene questo club: mio padre tifa Varese, da giovane playmaker sognavo Pozzecco e ricordo Komazec al Campus con la sua routine di 200 canestri segnati. Si vuole fare una cosa diversa che in Italia non si è mai vista: il progetto è nuovo, non vedo l’ora di iniziare, c’è tanto da fare, ma condivido il feeling positivo di Matt: qui si sta veramente bene, ed un percorso stimolante». Giuseppe Sciascia
  9. In attesa che alla Malpensa sbarchino i giocatori americani, è tempo di bilancio per Michael Arcieri. Il general manager della Pallacanestro Varese ha portato a termine la sua prima estate biancorossa, con la conseguente costruzione di una squadra cambiata poco nei numeri (quattro giocatori e l’allenatore) ma tanto nella sostanza visto che la Openjobmetis avrà un quintetto base praticamente rifatto rispetto a quello che aveva terminato la stagione scorsa. Arcieri, italo-americano con una solida esperienza in diverse franchigie NBA, è il “braccio” di Luis Scola nella formazione di una squadra che nelle intenzioni dovrà correre tanto, tirare, aggredire l’avversario e – perché no – attaccare il ferro. Cercando di reggere in difesa nonostante qualche deficit in chili e centimetri. È l’obiezione più comune, in questi giorni, ma anche quella su cui Arcieri – che ha incontrato la stampa alla Enerxenia Arena – era più preparato. Davanti a lui c’è un foglio con i nomi dei giocatori e con accanto altezza, peso e dato di apertura delle braccia, sia in centimetri sia in piedi: numeri che lo aiutano a spiegare perché questa squadra è completa così com’è. «Tariq Owens, il nostro nuovo pivot, ha un’apertura di braccia di 224 centimetri, è atletico e sa giocare “sopra” al ferro. Johnson stesso e Brown hanno una ampia apertura delle braccia per il loro ruolo: la nostra idea di base era quella di essere i più atletici possibile, con giocatori in grado di occupare più ruoli e poter quindi cambiare marcatore in difesa. Lo stesso Owens, sul pick’n’roll, può difendere sui play avversari. Mancano, è vero, chili e centimetri se facciamo il totale però siamo molto contenti di come abbiamo costruito la nuova Varese». PRESI GLI UOMINI CHE AVEVAMO IN MENTE «Di cosa sono più soddisfatto? – spiega Arcieri nel suo buon italiano – Quando, “alla fine del giorno”, hai preso i giocatori che avevi in testa. Seguivamo Ross e Owens fin da gennaio: Tariq era infortunato ma anche durante la riabilitazione ci siamo informati sul suo recupero. Poi è stato bello prendere due talenti del calibro di Brown e Johnson e confermare tutto il gruppo italiano: era un obiettivo ripartire da loro perché danno continuità al lavoro di squadra e società e inoltre hanno potenzialità per il futuro come dimostrano le convocazioni in nazionale di Woldetensae e Caruso con la maggiore e di Virginio e Librizzi con l’under 20. Insomma, è stata un’estate produttiva». Tra le varie trattative, quella con Colbey Ross a un certo punto sembrava sfumata: «Ha giocato “troppo bene” le sue partite alla Summer League e lui, giustamente, inseguiva il sogno di entrare nella NBA così abbiamo dovuto aspettare per qualche giorno la sua firma. Personalmente sono felice di entrambe le cose: che abbia giocato bene con Portland e che abbia deciso di firmare con Varese. Per lui questa è una grande occasione ma non dimentichiamo che in squadra abbiamo anche Giovanni De Nicolao a fargli concorrenza: ne approfitto per dire che a ogni allenamento vedremo grande competitività. A Varese il posto da titolare si guadagna ogni giorno in allenamento: qui non promettiamo minuti a nessuno». BRASE? UN CURRICULUM ECCELLENTE Se la filosofia di gioco è la stessa annunciata da Arcieri (e Scola) al suo arrivo a gennaio – corsa, velocità, aggressività – e si è già vista con in panchina Johan Roijakkers, la scelta del direttore d’orchestra è andata ancor più in quella direzione. «Abbiamo iniziato a maggio la selezione per il nuovo allenatore e nel gruppo c’erano italiani, europei ma anche coach con esperienza NBA. Tra essi anche Matt Brase che ha un passato sulle panchine di college, di G-League e appunto di NBA: ha un curriculum che ci ha impressionato, accanto a un carattere aperto e scherzoso. È bravo anche a tenere i rapporti con i giocatori e a Houston è stato l’uomo cui affidarono la crescita di un all-star come James Harden. Ha tutto quello che cercavamo per la figura del nostro allenatore. Accanto a Matt ci sarà Paolo Galbiati e per noi è incredibile avere un assistente del suo livello: ha esperienza, carattere e personalità ed è molto bravo nel rapporto con i giocatori, specialmente con i più giovani». IL MANCATO RITORNO DI SIIM SANDER VENE Ci si ricollega alla perplessità iniziale – l’assenza di un’ala forte di ruolo – per parlare di Siim-Sander Vene che un po’ tutti avrebbero rivisto volentieri a Masnago. «Non abbiamo rinunciato ad avere con noi Vene: abbiamo offerto un contratto già a maggio e avevamo buone speranze di riaverlo con noi. Poi però non abbiamo trovato l’accordo economico nonostante un contatto costante con la sua agenzia. Questo per me è la parte di lavoro più difficile, non è bello veder andare via giocatori che sono stati parte di una famiglia; non posso che augurargli una fantastica stagione in Israele». A proposito di “numeri 4”, Arcieri ha grande fiducia in Justin Reyes: «Quando è finito il campionato gli abbiamo chiesto di migliorare la sua condizione fisica: ha lavorato molto quest’estate e ora è in grande forma. Restando in quel ruolo abbiamo anche Virginio che nel nostro sistema, secondo me, può crescere tanto». EUROPA DA COGLIERE Varese aveva fatto richiesta di disputare la FIBA Champions League ma non è stata accontentata dal “governo dei canestri” europei. «Un dispiacere, anche se non ho compreso del tutto i criteri di ammissione che hanno adottato – spiega Arcieri che arriva dal sistema USA – Però il nostro obiettivo di quest’anno è proprio quello di poter tornare a disputare le coppe grazie ai nostri risultati sul campo. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno: non giocheremo al mercoledì e avremo più tempo di preparare le partite della domenica». Secondo il dirigente biancorosso, la mancanza di una coppa non ha inciso più di tanto sul mercato anche se, ammette, «Marcus Keene voleva disputare una competizione internazionale, quindi non abbiamo avuto la possibilità di ingaggiarlo di nuovo». IL MERCATO NBA E QUELLO ITALIANO Arcieri ha tracciato un parallelo tra le caratteristiche del basket-mercato americano e quello italiano in cui è di fatto un esordiente. «A livello numerico costruire la Openjobmetis non è stato tanto diverso da quanto si fa in NBA: laggiù si parte di solito da una buona base di giocatori sotto contratto cui vanno aggiunti i giocatori scelti al draft, un paio, e infine due o tre free-agent (quelli liberi da vincoli contrattuali ndr). A Varese partivamo da sette uomini, gli italiani più Reyes, e quindi eravamo in una situazione simile. Però guardo con curiosità alle squadre italiane che hanno cambiato sette-otto effettivi per capire come si riesce a creare un gruppo partendo da tante novità, in un tempo limitato. Piuttosto, in NBA hai in mano con costanza la lista dei giocatori liberi e sono in numero limitato: in Europa invece ci sono centinaia di nomi la cui disponibilità cambia di continuo: bisogna sperare che quelli nella tua lista siano liberi nel momento in cui formuli l’offerta». Arcieri spiega che la proposta tecnica di Varese è stata stuzzicante: «Noi ovviamente abbiamo un budget definito e al colloquio con giocatori e agenti abbiamo sempre spiegato quale fosse il range in cui ci potevamo muovere. Però credo che, qualsiasi siano i tuoi soldi, ci sia sempre la possibilità di trovare giocatori validi. Se non disponi di certe cifre devi giocare altre carte e devo dire che il gioco proposto dalla nostra squadra, fatto di tiro da 3 e attacco al ferro, ha interessato tanti giocatori». Damiano Franzetti
  10. Da coach Paolo Moretti a Matt Brase. Dal pivot Brandon Davies a Tariq Owens. Dal presidente Stefano Coppa a Marco Vittorelli. Dal gm Bruno Arrigoni a Michael Arcieri. Dall’estate del 2015 alla Pallacanestro Varese, è cambiato quasi tutto: tra le poche costanti, oltre allo sponsor Openjobmetis, c’è la presenza in rosa di Giancarlo Ferrero, il capitano della squadra che si appresta a iniziare la sua ottava stagione in maglia biancorossa. Piemontese di Bra, 34 anni da compiere tra qualche giorno, due lauree nel cassetto (anzi, sulla scrivania visto che sta avviando un’attività di consulenza finanziaria), Ferrero conosce più di ogni altro giocatore l’ambiente varesino e può tracciare il quadro della situazione alla vigilia dell’inizio del nuovo anno sportivo che comincerà venerdì con le visite mediche dei nuovi acquisti (difficile un appuntamento a porte aperte che sarà organizzato più avanti). Terminate le vacanze, è tempo di riaccendere i motori. E in attesa degli stranieri qualcuno di voi è già in palestra. «Esatto: si sono radunati i più giovani e naturalmente non potevo mancare. Sono stato in Puglia e qualche giorno in montagna ma ora ho ripreso gli allenamenti in vista del raduno ufficiale; nelle scorse settimane comunque io e altri abbiamo effettuato periodi di allenamento e adesso mi sento carico e curioso per la nuova stagione che si preannuncia ricca di novità». Il nuovo allenatore, Matt Brase, è arrivato a Varese martedì. Vi siete già incontrati? «Sì, al Campus poco dopo il suo arrivo. Ho avuto subito l’impressione di una persona carica per la nuova avventura e desiderosa di mettersi alla prova, con le sue idee di gioco, in una realtà per lui inedita. Mi aspetto che dia alla squadra una filosofia nuova fatta di velocità, corsa e aggressività: sarà una sfida per noi giocatori ma anche per lui. Brase ha una grande occasione in Italia e vorrà fare bene». A quale allenatore del suo passato a Varese possiamo paragonare lo stile di gioco che ci si attende da Brase? «Di sicuro, quando è arrivato Johan Roijakkers, abbiamo messo in pratica qualcosa di simile. Johan chiedeva aggressività fin dai primi secondi dell’azione, voleva un gioco veloce e via dicendo: mi aspetto qualcosa del genere anche da Matt». Una volta tanto, la Openjobmetis ha confermato oltre metà squadra. Una novità anche questa. «La società ha scelto la strada della continuità e ne sono felice. Il gruppo italiano è formato da ragazzi che, per un motivo o per l’altro, si trovano in un momento decisivo della carriera, nel quale possono cercare di alzare ancora l’asticella della qualità. Poi è restato Reyes e mi fa piacere perché credo che Justin non abbia ancora espresso in Italia tutto il suo potenziale. La base è solida, ora conosceremo gli altri». Sono stati presi quattro americani: Owens, Ross, Brown e Johnson. Cosa si attende da loro? «Premessa: li conosco solo di riflesso, dai filmati, dalle statistiche, da quel che si dice in giro e sono contento di incontrarli di persona tra poche ore. I miei compagni che hanno giocato in NCAA – Giovanni, Tomas e Willy – invece li conoscono meglio e con qualcuno si sono anche affrontati in campo. Conoscendo Michael Arcieri credo che abbia guardato sia al giocatore sia alla persona: mi aspetto un gruppo di ragazzi che abbia voglia di lavorare insieme. Saranno tutti all’esordio in Serie A e anche per loro questa sarà un’opportunità da cogliere». Il dubbio di molti è che alla Openjobmetis possa mancare un’ala forte di ruolo. Visto che in posizione di 4 ci sono “solo” Reyes e Ferrero, come affronta questa situazione? «A me piacciono le sfide e quindi dovrò rispondere sul campo come ho sempre cercato di fare nella mia carriera. Questa è una perplessità che si può capire, ma credo che la squadra vada valutata guardando alla sua potenzialità e al tipo di basket che vogliamo portare sul parquet. Le prime amichevoli serviranno a dare qualche indicazione». È già il momento di ipotizzare quali saranno gli obiettivi stagionali di Varese? «No, è ancora presto perché gli stranieri non sono fisicamente qui, non ci conosciamo ancora e ci vorrà un po’ di tempo per avvicinarci. Però non abbiamo fretta: l’obiettivo è quello di arrivare pronti alla prima di campionato e per farlo avremo una serie di amichevoli e di allenamenti per capire i nostri punti di forza e quelli in cui migliorare. Ogni giorno dovremo mettere un “mattoncino” in più per costruire la squadra e il gruppo». Tra le tante innovazioni di questa estate c’è anche l’alleanza tra Pallacanestro e Robur che potrebbe allargarsi ad altre realtà (carrozzina, femminile…). Scola l’ha coinvolta su questo fronte? «Con Luis e Michael il rapporto è ottimo e il confronto è continuo anche su questi temi. Credo sia il momento dell’unità e non della divisione, quindi sono contento che le due realtà si siano avvicinate in questo modo. E anche strutture e risorse devono essere ottimizzate sotto il nome di Varese. In un certo senso sono stato precursore perché lo scorso anno incontrai i ragazzi delle giovanili della Robur, al Campus prima di una partita, per parlare di tifo. Se serve, sono disponibile a dare il mio contributo». Damiano Franzetti
  11. L’Openjobmetis sceglie la linea della continuità per vivere una stagione lontana dai guai. Dopo le porte girevoli di un 2021/22 all’insegna dei correttivi - 3 allenatori e 25 giocatori a referto, compresi gli elementi delle giovanili - il primo mercato dell’era Scola ha fatto registrare il numero minimo di movimenti del terzo millennio: 7 conferme e solo 4 volti nuovi - ieri l’ufficialità della firma di Jaron Johnson, ultimo arrivo dopo Tariq Owens, Markel Brown e Colbey Ross - per una Varese totalmente immutata nel parco italiani rispetto alla seconda metà della stagione passata. Tra le 16 squadre della serie A al via il 2 ottobre, solo Sassari - con 9 rinnovi e sole 3 novità - ha un tasso di conferme più elevato rispetto al 64% del club del presidente Marco Vittorelli. Che mai come quest’anno ha operato così poco sul mercato estivo: il record precedente erano i 5 acquisti a fronte di 5 conferme del 2013/14. Nell’annata successiva, con Pozzecco in panchina, addirittura il roster fu azzerato al 100 per cento. IL PORTAFOGLI CONTRATTI Stavolta l’OJM aveva in cassaforte un robusto “portafogli contratti”: dei 7 confermati solo Matteo Librizzi ha rinnovato durante l’estate, tutti gli altri - da De Nicolao a Ferrero, passando per Woldetensae, Caruso, Virginio e l’unico straniero rinnovato Reyes - avevano un vincolo garantito almeno fino al 30 giugno 2023 (l’unica eccezione era De Nik Jr., con l’opzione d’uscita a suo favore, poi non esercitata). LO STAFF TECNICO Continuità dell’organico uguale potenziale vantaggio in avvio di stagione rispetto a rivali rivoluzionate. E lo staff tecnico tutto nuovo? Vero è che il trio Brase, Galbiati e Mandole dovrà impostare l’identità della nuova OJM. Ma alla rivoluzione del parco allenatori non corrisponderà una rivoluzione dello stile di gioco: le caratteristiche diverse di alcuni singoli (Ross da Keene, Johnson da Vene - ieri accasatosi ufficialmente all’Hapoel Gerusalemme - e Owens da Sorokas) modificheranno alcune situazioni offensive e difensive. L’IDENTITA’ Però l’identità della nuova Varese sarà sostanzialmente analoga a quella di Roijakkers, o meglio ancora di Seravalli: dunque i confermati conoscono già il sistema. E comunque Brase ha scelto due suoi pretoriani dell’era G-League come Markel Brown e Jaron Johnson: giocatori di fiducia e d’esperienza per un rostermediamente giovane, ma anche già rodati nel sistema utilizzato per condurre i Rio Grande Valley Vipers. L’identità della nuova OJM andrà costruita nelle sei settimane di lavoro dal 19 agosto al 2 ottobre, ma la linea della continuità sarà utile sotto due aspetti. Il primo è tecnico: Varese lavorerà a ranghi completi (mentre Vene sarebbe comunque arrivato a metà settembre dopo gli Europei...) per metabolizzare il marchio di Brase su un gruppo che conosce comunque già i tratti del modello “Banda Bassotti” del coach di Tucson. Il secondo è emotivo: continuità con una seconda metà del 2021/22 che ha saputo riaccendere l’entusiasmo di Masnago, pur senza più elementi amati come Keene, Sorokas e Vene, dovrà dare all’OJM la marcia in più per provare a partire forte. E sorprendere qualcuna delle squadre di alto rango - Sassari, Brescia, Trento e Reggio Emilia le prime quattro avversarie in campionato - contro le quali si dovrà testare l’assetto da corsa con i quattro piccoli. Giuseppe Sciascia
  12. Arriva dalla Russia, ha esperienza europea – francese in particolare – ma si è formato da professionista nei “soliti” Rio Grande Valley Vipers, la squadra di sviluppo degli Houston Rockets dalla quale arriva anche l’allenatore Matt Brase. La Openjobmetis ha preso l’ultimo esterno americano del suo mercato estivo, il 30enne Jaron Johnson, uomo che dovrà produrre punti dal ruolo di guardia pur avendo un fisico abbastanza stazzato con i suoi 1,98 centimetri di altezza (fonte Realgm). Il nome di Johnson è spuntato a sorpresa su un sito specializzato ed è stato confermato da fonti vicine alla Pallacanestro Varese che a questo punto ha inserito il tassello mancante tra la coppia di registi – Ross e De Nicolao – e l’ala piccola Brown con il quale l’ultimo arrivato potrà essere intercambiabile. L’impianto rimane quindi quello del “5+5” a meno di cambi di rotta attualmente non annunciati: Varese dunque è fatta ed è tutta a trazione esterna con la coppia Reyes-Ferrero nel ruolo di ali forti e quella Owens-Caruso a reggere l’urto con i pivot avversari. Johnson, dicevamo, arriva dal campionato russo e dalla VTB League avendo vestito la maglia dell’Avtodor Saratov e infine quella dell’Unics Kazan, il team dove l’ex varesino Claudio Coldebella ha lavorato da dirigente fino a quando ha dovuto lasciare il Paese a causa della guerra. Prima di volare a Est però, la guardia nata in Texas il 5 maggio del ’92, ha giocato all’estero in Australia (a Perth), Israele (Ironi Ziona) e soprattutto Francia tra Levallois, Chalon e Digione. Tranne a Digione (e a Kazan dove però ha giocato una manciata di partite) Johnson è sempre andato in doppia cifra per punti segnati, senza stagioni eclatanti ma con una certa costanza di rendimento anche nel tiro da tre punti e un discreto lavoro a rimbalzo. La Openjobmetis ha quindi variato leggermente profilo: dopo aver cercato un bomber puro (la prima scelta era Sean Armand, fuori portata economica) è andata su un uomo che, come Brown, dovrebbe dare garanzie di continuità e reggere l’urto in difesa con i pari ruolo. Johnson è considerato giocatore di talento, abile in attacco soprattutto in situazioni di pick’n’roll ma, in seconda battuta, capace anche di cercare l’uno contro uno o il tiro da fuori. Damiano Franzetti
  13. Esce di scena Sean Armand dal novero degli obiettivi dell’Openjobmetis per la caccia al bomber mancante. La guardia statunitense, capocannoniere del campionato turco 2021/22 con il Petkim, ha trovato nelle ultime ore l’accordo con un club egiziano (possibile siano i campioni in carica dell’Al-Ahly?). Varese aveva dato l’assalto all’esterno del 1991, arrivando a mettere sul piatto una cifra molto importante (si parla di una proposta attorno ai 200mila dollari). Che però non è stata sufficiente per convincere il veterano statunitense: respinta la proposta biancorossa di qualche giorno fa, non c’è stato tempo per preparare un secondo assalto, visto che il club africano ha assecondato la richiesta di Armand, ottenendone il sì. L’OJM prosegue la sua ricerca di un giocatore di alto profilo, cercando di convincere John Jenkins a mettere da parte le sue velleità NBA: il 31enne veterano dei professionisti (171 gare dal 2012 al 2019, nella parte finale della carriera 22 gare ai New York Knicks quando il g.m. biancorosso Mike Arcieri era “Director of Basketball Strategies” della franchigia) vuole infatti cercare un invito a un camp considerando l’Europa solo come piano B, allo stesso modo di quel che accadde 12 mesi fa quando accettò l’11 settembre la proposta dei francesi di Gravelines. Al momento i margini per smuovere in tempi rapidi l’ex Vanderbilt University paiono alquanto ristretti, nel nuovo giro di orizzonti potrebbe riprendere quota l’opzione Matt Mobley, 29enne guardia due volte secondo miglior marcatore del suo campionato nelle ultime tre stagioni (21,6 punti nel 2019/20 in Turchia e 20,2 nel 2020/21 in Germania), in cerca di riscatto dopo un’annata alterna – chiusa anzitempo con una risoluzione contrattuale a metà aprile – con gli spagnoli di Saragozza. Giuseppe Sciascia
  14. Sono due i nomi messi davvero nel mirino dalla Pallacanestro Varese per completare il roster in vista della stagione 2022/2023. Manca una guardia, come noto, e sarà con ogni probabilità l’ultimo acquisto. L’idea di navigare le acque stagionali con una barca settata sul 5+5 risponde agli intendimenti di inizio mercato, in particolare del gm Michael Arcieri, e si è solidificata con il passare del tempo: l’alternativa, ovvero i sei stranieri con un roster più lungo, ogni volta che ha fatto capolino in qualsivoglia brainstorming è stata scartata. Sarà, essa, eventualmente, il sentiero per uscire dalle emergenze in corso d’opera. La rosa dei papali da cui estrarre il 2 titolare, colui che dovrà inserirsi in quintetto base tra Colbey Ross e Markel Brown, si è notevolmente ristretta. Tanto da far pensare che il prescelto possa essere uno tra John Jenkins e Sean Armand. Il primo è classe 1991, è alto 193 cm, e ha alle spalle una carriera vissuta sulla soglia della NBA: 179 le partite disputate tra i Pro in 7 stagioni, tra il 2012 e il 2019, in un viaggio che ha toccato Atlanta, Dallas, Phoenix, Washington e New York. Solo 7 le partenze in quintetto e un continuo dentro e fuori dall’interesse delle franchigie, con periodi di “parcheggio” nelle varie squadre di sviluppo. Quattro le esperienze abroad per il 31enne: in Cina, ai Jiangsu Dragon, e in Israele, all’Hapoel Heliat, entrambe due comparsate, e poi in Spagna a Bilbao e in Francia a Dunkerque, nel 2021/2022. Notabili gli anni trascorsi all’high school e al college: due volte giocatore dell’anno del Tennessee e una volta nell’All-America Team tra le fila di Vanderbilt, dove ha tirato con il 43,8% da 3 di media in tre stagioni. Sì, parliamo di un tiratore. Puro, quasi “assatanato” di triple (in Francia, in 25 partite, 77 tiri da due e 189 da tre…), incline a scegliere la soluzione dall’arco (con rilascio molto rapido) non solo giocando costantemente in uscita dai blocchi, ma anche costruendosi il tiro da solo oppure colpendo con lo stesso nelle situazioni di transizione o semi-transizione. Un giocatore maturo, con punti nelle mani, sulla carta affidabile: quest’estate si è messo in luce anche con USA Team nelle qualificazioni ai Mondiali indonesiani del 2023. Il secondo, Armand, è anch’egli un classe 1991, ha la stessa altezza di Jenkins ma un passato completamente diverso: per lui le porte del Vecchio Continente si sono aperte subito e non si sono ancora chiuse. Francoforte, İstanbul BŞB, Gaziantep, Zenit, Bahçeşehir, Chalon, Fuenlabrada e Petkim Spor nel suo girovagare iniziato nel 2014. Tre le sue squadre nel 2021/2022: una toccata e fuga in Libano e in Spagna, poi il titolo di capocannoniere a 20 punti di media in Turchia. Anche qui parliamo principalmente di un tiratore, sebbene meno “fissato” di Jenkins: frecce congeniali al suo arco paiono essere anche la creatività dal palleggio, la conduzione del pick and roll e la penetrazione. Nemmeno in questo caso difetterebbero l’esperienza (con conoscenza approfondita della pallacanestro europea) e la maturità. Se la guardia uscirà effettivamente da questo ballottaggio (una firma non dovrebbe tardare), Varese dovrebbe comunque cascare in piedi, completando un reparto esterni variegato, poliedrico e prolifico. Basterà per una stagione scevra di problemi? La domanda è lecita: la Openjobmetis in fieri sta deliberatamente scegliendo di essere “piccola” e “leggera”, di avere un reparto lunghi senza alcuna ala forte di ruolo, di essere “costretta” a giocare un gioco sparagnino, veloce e privo di punti di riferimento per gli avversari e di difendere basandosi solo sull’aggressività degli esterni e sull’atletismo del nuovo centro, Tariq Owens, scartando un difensore “di concetto” come Siim-Sander Vene. Pro e contro (e mettiamoci pure i rimbalzi…), entrambi abbastanza evidenti, verranno soppesati dal campo. Fabio Gandini
  15. La stagione 2022-2023 della Pallacanestro Varese prenderà il via ufficialmente venerdì 19 agosto. Sarà questa la data in cui i ragazzi di coach Matt Brase inizieranno a il loro viaggio con la maglia biancorossa tra visite mediche di rito e prime “sgambate” sul parquet di Masnago. Dal 23 al 27 agosto i biancorossi partiranno alla volta di Gressoney, in Valle d’Aosta, che per il terzo anno consecutivo ospiterà il ritiro della Openjobmetis per poi tornare ai piedi del Sacro Monte dove proseguiranno la preparazione in vista del primo impegno amichevole ufficiale che sarà sabato 10 settembre nel match di apertura dell’International Tournament – City of Cagliari contro Olimpia Milano (ore 18:00). In caso di vittoria i biancorossi giocheranno la finale domenica 11 alle 20:30 contro la vincente di Dinamo Banco di Sardegna Sassari e Panathinaikos Atene; in caso di sconfitta, invece, alle 18 ci sarà la finale per il terzo e quarto posto. Giovedì 15 settembre sarà la volta del Trofeo Lombardia che si terrà a Desio contro l’Olimpia Milano alle ore 21:00. Sabato 17 e domenica 18 settembre la Openjobmetis sarà impegnata a Trento in un quadrangolare che coinvolgerà Verona, Napoli ed i padroni di casa della Dolomiti Energia (orari ed accoppiamenti ancora da stabilire), mentre mercoledì 21 alle 20:30 i biancorossi ospiteranno al Palasport “Lino Oldrini” Urania Milano. Varese chiuderà il suo precampionato sabato 24 e domenica 25 settembre partecipando al Memorial “Matteo Bertolazzi” che si terrà al PalaCiti di Parma e che coinvolgerà anche Brescia, Reggio Emilia e Trento.
  16. A Palazzo Estense esiste una elegante “Sala Matrimoni” ma per celebrare un’unione (sportiva) così speciale sono state addirittura aperte le porte del Salone Estense, il luogo dei consigli comunali e quindi delle decisioni strategiche per la città. All’altare pagano del basket si sono accostate due realtà che in tanti anni si sono prese e scornate, annusate e respinte, avvicinate e sfiorate e che finalmente si sono dette “sì”. Pallacanestro Varese e Robur et Fides hanno celebrato la nascita di Varese Basketball, un unico spazio che nelle intenzioni biancorosse e gialloblu dovrà formare un grande polo giovanile con numeri elevati sia nel settore minibasket sia in quello del vivaio. Come in ogni matrimonio civile, a celebrare le nozze è stato il sindaco Davide Galimberti, ma a rubare l’occhio è stato forse più di tutti il “testimone” che si è fermato per pochi minuti ma che non è voluto mancare. Aldo Ossola è forse il simbolo perfetto per coniugare lo spirito storico delle due società, avendo giocato in entrambe. Una strada percorsa da tanti altri (Dino Meneghin, Cecco Vescovi e poi via via sino a giungere al presente con Virginio e Librizzi) nel corso degli ultimi settant’anni. «Parliamo di accordo storico ma è un formalismo: nella realtà credo che chi mi ha preceduto, e cito tra gli altri mio padre, ha sempre avuto un rapporto trasparente con la Pallacanestro Varese. Con i Borghi, i Gualco, i Bulgheroni non c’erano mai stati problemi» spiega Tommaso Trombetta, presidente della Robur solitamente silente ma autore oggi dell’intervento più lungo e articolato. Le rivalità sul campo, soprattutto giovanile (ma si contano anche sei derby in Serie A, tutti vinti dalla Ignis) ci sono sempre state, inutile negarlo, ma il discorso di Trombetta va a un piano superiore e lì si mantiene. «Questo accordo ha lasciato a tutti le proprie peculiarità e i punti di forza delle due compagini: a noi interessa unire qualità e valori. La Robur ha sempre avuto determinati valori e nella Pallacanestro abbiamo trovato una sponda per proseguire in questo discorso: vogliamo formare uomini a tutto tondo, dal bambino al professionista, mettendo in campo valori tecnici e umani. E non vogliamo lasciare indietro nessuno: l’accordo in realtà è a tre, comprende anche la Associazione Sportiva Campus, proprio per creare il maggior spazio possibile e dare a tutti la possibilità di giocare». A coordinare buona parte delle operazioni congiunte è un altro ex giocatore delle due sponde, Max Ferraiuolo, che conferma la volontà di ampliare i numeri il più possibile. Attualmente tra i due minibasket e i due settori giovanili ci sono oltre 500 tesserati ma l’idea è di crescere sempre di più. «Abbiamo trovato le persone giuste sui due lati e dopo mesi intensi di lavoro dico con orgoglio che ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati a scrivere “Varese Basketball” sulle magliette con i loghi delle due società e in questo modo torneremo a essere un punto di riferimento per tutto il territorio». Resta aperta la questione di una serie di giocatori che sono attualmente tesserati per l’Academy Varese Pallacanestro, tanto che alcuni gruppi (in particolare gli under 17 campioni d’Italia) sono di fatto divisi in due. «Ai ragazzi tesserati da Pallacanestro Varese abbiamo lasciato decidere cosa fare e hanno già chiesto di venire con noi. Per quelli dell’Academy la decisione sarà loro: noi abbiamo dato disponibilità ad accogliere tutti coloro che vogliono giocare a pallacanestro. Questa è l’essenza dell’accordo, non lasciare nessuno indietro, senza basket» è la posizione di Luis Scola, il cui “governo” ha portato all’alleanza storica di oggi. Il campione argentino ha poi confermato l’importanza di avere figure che possano sviluppare i giocatori a ogni livello, dal bambino al veterano: «Io stesso, anche negli ultimi 3-4 anni di carriera, ho lavorato su questo aspetto: quindi avremo un responsabile generale (dovrebbe trattarsi dell’argentino Herman Mandole ndr) e di altre figure simili nel vivaio». L’accordo metterà sotto un unico ombrello le tre squadre senior, oltre dieci formazioni giovanili e tutto il settore minibasket. Oltre alla Openjobmetis in Serie A ci sarà quindi una Serie B marchiata Campus (e non più Robur, per motivi di agilità burocratica) che vedrà confermato lo staff (coach Donati e Manetta) con Marco Allegretti e forse Matteo Maruca a fare da veterani in un gruppo di cui dovrebbero fare parte i vari Virginio, Trentini e Sorrentino ma pure i tricolori U17 Zhao, Bottelli e Golino. Il terzo team senior sarà la Robur in Serie D. Per quanto riguarda le giovanili d’elite le fasce più alte (19, 17 e 15) saranno a marchio Pallacanestro mentre le due in uscita dal minibasket (14 e 13) avranno quello della Robur o del Campus. Campus che – ma qui parliamo come impianto – diventerà progressivamente la casa unica del progetto Varese Basketball con la Openjobmetis che potrebbe spostare in via Pirandello anche una serie di sedute di allenamento. E chissà che al palazzetto non trovi invece un po’ di spazio il minibasket: pensate a quanto può essere bello, per un bambino, calcare ogni settimana il parquet di Serie A. Damiano Franzetti
  17. Markel Brown è un giocatore dell’Openjobmetis. L’ufficialità è arrivata questa mattina, mercoledì 20 luglio. Sarà la guardia titolare del roster: un tiratore esplosivo con trascorsi in NBA ed Eurolega che sarà il fuciliere e il bomber del gruppo. TERZA FIRMA IN ARRIVO E c’è la terza firma in arrivo dopo l’annuncio di Tariq Owens nella mattinata di lunedì 19 luglio e il colpo Brown: è stato raggiunto l’accordo con Colbey Ross. Il 24enne playmaker uscito nel 2021 dalla Pepperdine University, fresco campione della Summer League di Las Vegas con i Portland Trailblazers (6,2 punti e 2,4 assist in 15,7 minuti di media), sarà il terzo straniero nella nuova Varese contando anche la conferma di Justin Reyes. LA TRATTATIVA La trattativa, anticipata da Prealpina nell’edizione di mercoledì 6 luglio, era avviata ormai da 20 giorni, ancor prima del via della Summer League: tra l’avventura nel Nevada e l’attesa dell’OJM per la chiusura dell’accordo si è andati per le lunghe. Ma il regista che ha debuttato in Europa a Nymburk (14,2 punti e 5,8 assist nel campionato della Repubblica Ceca; 9,2 punti e 6,0 assist in BCL) ha accettato la proposta annuale di Varese: la firma ormai è una formalità. I TRE PICCOLI Dunque Ross dividerà i minuti in regia con Giovanni De Nicolao, potendo giocare anche a fianco del play di Vigodarzere in quintetti veloci che sono particolarmente indicati dal gioco praticato dal nuovo coach Matt Brase. Giostrando anche con 3 piccoli considerando l’arrivo di Brown. Giuseppe Sciascia
  18. Colbey Ross e Markel Brown: con due nuove aggiunte nel giro di poche ore la Pallacanestro Varese 2022-23 va vicina a completare la propria rosa, una squadra a cui ormai manca solo la guardia titolare per essere completa. La notte ha portato consiglio a Colbey Ross: il play campione di Cechia con il Nymburk aveva tempo fino a oggi per accasarsi a Varese altrimenti la Openjobmetis avrebbe cambiato obiettivo. Ross, allora, ha deciso per il “sì” proprio quando le speranze di averlo in biancorosso parevano ai minimi termini: si alternerà a Giovanni De Nicolao in regia sia per concludere in proprio, sia per “alimentare” il nuovo pivot Owens che attende impaziente palloni sopra al ferro. Con il giovane prodotto dell’università di Pepperdine, tenuto d’occhio alla summer league NBA di Las Vegas, arriverà anche un veterano come Markel Brown. 30 anni, un’esperienza solida in NBA con i Nets (venne scelto al numero 44 al draft 2014), il giocatore della Louisiana ha maturato presenze con la nazionale USA (vinse i Giochi Americani in finale con l’Argentina di Scola) ma anche in Eurolega con i turchi del Darussafaka. In passato anche una breve esperienza in quei Rio Grande Valley Vipers di G-League allenati dal nuovo coach biancorosso Matt Brase. Buon tiratore e abile in campo aperto Brown (ultima stagione ad Anversa, in Belgio) non ha ancora firmato ma tutto lascia pensare che la direzione presa dalla società e dal giocatore sia segnata; sarà lui a occupare il ruolo di ala nonostante un’altezza non eccessiva per la posizione (1,91) posizionando così Reyes in posto 4. Con i due esterni, dicevamo, manca ora un solo giocatore per completare la rosa: la guardia titolare per cui si attende un uomo in grado di fare canestro spesso e volentieri. Nelle prossime ore potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Damiano Franzetti
  19. Aspettando Colbey Ross, l’OJM mette le mani su Tariq Owens. Il 27enne lungo di 208 centimetri per 95 chili già accostato ai biancorossi una decina di giorni fa, ha accettato nella serata di ieri, lunedì 18 luglio, la proposta del club biancorosso. E questa mattina è arrivata la conferma da parte del club varesino. Il centro del 1995 sembrava vicino all’accordo con Trieste nel weekend, ma alla fine ha preferito la proposta della società del presidente Vittorelli, dove sarà il pivot titolare potendo eventualmente «slittare» per qualche minuto anche da ala forte a fianco di Guglielmo Caruso. Giuseppe Sciascia
  20. Colbey Ross sarà un nuovo giocatore della Pallacanestro Varese? Se sì, probabilmente, lo sapremo nelle prossime ore: il play americano, “prodotto” dell’università di Pepperdine, ha terminato nella tarda serata di domenica (ora italiana) i propri impegni alla Summer League di Las Vegas e ora è chiamato a decidere se accettare o meno la proposta della Openjobmetis. Per Ross in totale 6,2 punti, 2,2 rimbalzi e 2,6 assist in 15,7 minuti di media nelle cinque partite giocate, con la soddisfazione per Portland di avere vinto il torneo. Una situazione di stallo che non dovrebbe durare a lungo: i dirigenti biancorossi hanno lasciato un paio di giorni per la scelta al giocatore americano, campione in Repubblica Ceca lo scorso anno con la maglia del Nymburk. La trattativa dura da tempo ed è tutta sul tavolo; Ross – che ha 23 anni – come ogni USA della sua età ha il sogno di poter mettere piede nel mondo della NBA, passando magari per un invito ai camp del mese prossimo o per un contratto collegato agli accordi tra le franchigie e le squadre di D-League. Firma quindi sì vicina ma da non dare per scontata, anche se le prove di Ross in Summer League possono essere definite “normali”: buone cifre in relazione al minutaggio ma niente da poter far sobbalzare sulla sedia i dirigenti delle squadre NBA, insomma. Se il giocatore sceglierà Varese, bene, altrimenti per la Openjobmetis si potrebbero – andiamo a intuito – aprire due strade: o puntare un giocatore con caratteristiche simili (soprattutto a livello anagrafico, di ruolo e… monetario) oppure cercare un giocatore che possa occupare sia il ruolo di play sia quello di guardia, capace di fare canestro anche da fuori (un qualcosa di simile a Marcus Keene, per quanto l’ex numero 45 sia piuttosto unico vista la taglia fisica). Il termine della Summer League dovrebbe anche far calare il listino prezzi in mano a ogni agente: chi può spendere tanto lo fa prima, per assicurarsi i giocatori considerati imprescindibili. Tutti gli altri possono ora agire “con lo sconto”, in operazioni che ricordano quel che accade in borsa, dove si può fare affari a prezzo migliore se si arriva al momento giusto. E vista la necessaria attenzione al bilancio in casa Openjobmetis, questa dovrebbe essere la strada seguita. Intanto sia Luis Scola sia Mike Arcieri, per vie differenti, sono di rientro a Varese nei prossimi giorni con El General che sarà impegnato anche a chiudere in via definitiva l’accordo storico con la Robur et Fides, il quale sarà presentato verso il fine settimana a Palazzo Estense. Vedremo se, nella circostanza, ci sarà anche qualche annuncio relativo alla prima squadra. Damiano Franzetti
  21. Il mercato della Pallacanestro Varese sta per decollare. Dopo i primi annunci di coach Matt Brase e del suo assistente Paolo Galbiati, questa settimana dovrebbero iniziare a riempirsi anche le 4 caselle mancanti del roster, ovvero tutto il pacchetto stranieri della prossima stagione, a cui va aggiunto il già arruolato Justin Reyes. Così, dopo giorni di silenzi e tanto lavoro per Scola e Arcieri negli Stati Uniti, passando da una sede all’altra della Summer League, con snodo principale a Las Vegas, l’AD e il GM biancorossi sono pronti per dare forma e sostanza allo studio e alle ricerche di queste ultime due settimane. Il ritorno dagli USA, previsto tra oggi e domani dei due uomini forti biancorossi, aprirà così il mercato in entrata di Varese che dovrebbe partire dalla regia, con il nome di Colbey Ross caldissimo, sia per caratteristiche tecniche che per affinità con Matt Brase, visto che il prodotto di Pepperdine University ha giocato l’ultima Summer League con i Portland Trail Blazers, da dove proviene il neo allenatore biancorosso. Ross arriverebbe a Varese dopo una buona prima stagione in Europa, giocata in Repubblica Ceca a Nymburk e chiusa con 9 punti e 6 assist di media. Dopo Ross, le mire biancorosse si concentreranno sulla guardia, la scelta ad oggi più difficile da compiere. La OJM è infatti a caccia di un giocatore versatile, capace di ricoprire sia il ruolo di 2 che di 3, per cui sono richieste determinate peculiarità: buona attitudine difensiva e ottimo senso del canestro. Un mix perfetto insomma, non facile da trovare sul mercato, a maggior ragione se non si hanno capacità economiche stratosferiche. Sistemato il pacchetto esterni, Varese dovrà chiudere il cerchio con un centro dinamico e verticale, capace di pendolare tra attacco e difesa con grande agilità ed un’ala grande, tenuto conto che con Vene in un mese e mezzo la situazione non è cambiata e la parti sono ancora molto distanti. Un quadro che ha dunque ancora bisogno di diverse pennellate per potersi completare, con l’idea di avere una Pallacanestro Varese giovane, veloce, affamata che vivrà molto sull’entusiasmo e le qualità dei giovani provenienti dall’America. Alessandro Burin
  22. Paolo Galbiati è il nuovo vice-allenatore della Pallacanestro Varese. La trattativa durava da un po’, non è mai stata improntata su un ruolo da head coach ma alla fine si è sviluppata per la “posizione” di primo assistente del nuovo tecnico, il 40enne americano Matt Brase. Galbiati in carriera vanta una, per certi versi, incredibile vittoria da esordiente in Coppa Italia con Torino, è milanese di Vimercate e ha 38 anni, quasi coetaneo di Brase. Arriva da un biennio a Cremona ma con la Vanoli è retrocesso al termine della scorsa stagione agonistica. Varese lo ha cercato perché voleva un allenatore con esperienza da “primo” in Serie A, preferendo un profilo giovane rispetto alla figura da “senior assistant” che in passato hanno adottato diverse altre squadre. Una mossa, quella del duo Scola-Arcieri che – lo diciamo in modo cristallino – è la prima che non ci convince della nuova gestione. Nulla di personale, ci mancherebbe, ma per diversi motivi ci sarebbe piaciuta una scelta differente. Innanzitutto Galbiati è appena retrocesso come abbiamo già detto, e lo ha fatto con largo anticipo rispetto alla fine del campionato. A Varese, in match decisivo, Roijakkers e i suoi giocatori fecero a fettine la Vanoli e nel dopo partita l’allenatore cremonese non nascose le critiche ai suoi giocatori, come anche fatto in altre circostanze. Insomma, ci saremmo (già allora, da avversari) attesi almeno un’autocritica o magari una dimissione anticipata, che forse anche a Cremona qualcuno si attendeva. C’è chi, in questi giorni, ha obiettato: “Però l’anno prima fece bene”. Nì, perché la versione precedente della Vanoli arrivò sì al decimo posto in Serie A ma chiuse la stagione a 22 punti, appena 2 in più della tanto vituperata e martoriata Openjobmetis di Bulleri. In pratica la differenza tra le due squadre fu la mancata vittoria di Varese con Treviso, due punti scippati dall’arbitro Paternicò per l’antisportivo a Scola. E ancora: mettere un vice ingombrante come Galbiati alle spalle di un esordiente assoluto per l’Italia ci pare un po’ pericoloso. Perché se Brase dovesse perdere qualche partita in avvio, sarebbe semplice – almeno per una parte dell’opinione pubblica – mugugnare e sottolineare che, al limite, un ricambio sarebbe già in casa. Ecco: non proprio la situazione migliore per un coach americano intento a ingranare in un mondo nuovo (parte dell’opinione pubblica che ciclicamente sostiene che “sarebbe meglio fare un anno di A2 piuttosto che una Serie A da salvezza risicata. Citofonare a Cantù per sapere quanto è bello il torneo cadetto…). Galbiati gode comunque di grande considerazione a livello nazionale, tanto da essere rimasto nello staff azzurro nonostante il cambio di guida tra Sacchetti e Pozzecco. Questo per dire che a livello tecnico il coach milanese ha indubbiamente qualità riconosciute e ciò è assolutamente positivo. Nella Openjobmetis prenderà anche incarichi relativi al “player development” (lo ha detto il gm Arcieri nel comunicato che ufficializza l’ingaggio), aspetto cui Scola tiene molto, come sappiamo. Proveremo quindi a dimenticarci che Cremona giocava meglio nella prima parte di stagione che nella seconda, lo scorso anno… il development insomma si è visto sino a un certo punto, diciamo così. (Sì, sappiamo anche che la Vanoli è stata particolarmente sfortunata tra infortuni e “rattoppi” deludenti a livello di giocatori. Le colpe sono di tutti, ci mancherebbe). Paolo Galbiati, comunque, entra a far parte dello staff (da cui ufficialmente non è ancora uscito Alberto Seravalli: si vocifera di un pasticcio in casa Virtus Bologna, con contatti tra le alte sfere dei due club per risolvere la cosa…). E da questo momento godrà del tifo di tutti, noi compresi. Però, ecco, qualcosa in merito ci sentivamo di dirla. GIOCATORI: COLBEY ROSS VICINISSIMO A livello di giocatori, sembra quasi chiusa in positivo la trattativa tra Varese e Colbey Ross, funambolico play americano che lo scorso anno vinse il campionato ceco e disputò la Champions con Nymburk. 23 anni, bravo in penetrazione e nel servire i compagni, risponde a quel profilo giovane che la Openjobmetis cercava, avendo già nel ruolo una certezza come Giovanni De Nicolao. Ross sta giocando la Summer League di Las Vegas, ha fatto buone cose ma ben difficilmente sarà considerato a livello NBA. Scola e Arcieri, che si trovano al torneo del Nevada, sono pronti per andare ai dettagli. Damiano Franzetti
  23. L’Openjobmetis prepara il trasferimento del quartier generale a Las Vegas per chiudere l’operazione head coach. Luis Scola e Mike Arcieri sono pronti a sbarcare nel Nevada per definire la guida tecnica della stagione 2022/23: i colloqui con Paolo Galbiati non si sono trasformati in proposte contrattuali per il tecnico ex Torino e Cremona. Che potrà tornare in corsa solo in caso di fumata nera nelle trattative in corso, da definire durante il viaggio negli Stati Uniti dell’a.d. e del g.m. biancorosso FILIERA ROCKETS Il nome più gettonato al momento sarebbe quello di Matt Brase, 40enne tecnico statunitense legato alla filiera degli Houston Rockets (arrivò nel 2012 nel personale tecnico facendo in tempo ad incrociare Luis Scola nella sua ultima stagione nel Texas). Il coach statunitense ha esperienze da capo allenatore in G-League nella squadra satellite dei Rio Grande Valley Vipers, è stato per due anni direttore del reparto “player development” dei Rockets, ed ha all’attivo due stagioni nello staff tecnico di Mike D’Antoni sulla panchina di Houston. Brase sarà a Las Vegas come membro dello staff tecnico dei Portland Trailblazers, dove ha lavorato nel gruppo degli assistenti di Chauncey Billups nella stagione 2021/22. Sarà lui il prescelto da Varese per guidare il nuovo corso griffato Luis Scola? Ovviamente la chiave di tutto riguarda la disponibilità a lasciare il mondo dorato della NBA (ai Traiblazers aveva specifiche mansioni su situazioni speciali legate all’attacco) da parte del 40enne tecnico statunitense, che aveva assaggiato il basket FIBA guidando nel 2018 la Nazionale di Haiti. L’OSSERVATO E tra l’altro nella squadra di Portland in campo a Las Vegas giocherà anche quel Colbey Ross, 23enne playmaker quest’anno a Nymburk (14,0 punti e 3,5 assist), che potrebbe rientrare nel “parco-osservati” dall’OJM per sostituire Marcus Keene. Curiosità: Brase è il nipote di Lute Olson, storico coach che guidò gli Stati Uniti alla vittoria dei Mondiali del 1986 e per 25 anni allenatore dell’università di Arizona (dove il papabile per la panchina OJM ha giocato dal 2003 al 2005) che portò al titolo NCAA nel 1997. Sarà lui il tecnico d’Oltreoceano al quale Luis Scola affiderà la panchina del nuovo corso “americaneggiante” della sua OJM? FIDUCIA E ADDII Dipenderà ovviamente dalla volontà del 40enne tecnico statunitense, ma in casa biancorossa c’è fiducia sulla possibilità di tornare da Las Vegas con una firma in tasca (e nel caso peggiore ci sarebbero altre due ipotesi americane al vaglio). Intanto però sono state archiviate le pratiche Johan Roijakkers ed Adriano Vertemati: accordo definitivo tra l’OJM ed il tecnico olandese per ricomporre amichevolmente la vertenza legale iniziata col licenziamento per giusta causa (ritirato ieri con relativa risoluzione consensuale tra le parti). Accordo transattivo anche con il coach di Cornaredo, chiusi definitivamente entrambi i capitoli degli esoneri passati. Ora lo staff tecnico è totalmente da ricostruire anche a libro paga, sarà Matt Brase a riempire la prima casella? Giuseppe Sciascia
  24. Alberto Seravalli lascia Varese e si accasa alla Virtus Bologna. In attesa della scelta del nuovo allenatore (Paolo Galbiati, col quale ci sono stati due colloqui nelle ultime 72 ore, o una ulteriore pista straniera?), l’OJM perde anche l’unico membro dell’area tecnica visto che Matteo Jemoli non sarà più assistant coach ma passerà nel ruolo di assistente general manager. Il futuro del coach ferrarese che aveva concluso ad interim la stagione 2021/22 come capo allenatore dopo l’esonero di Johan Roijakkers sarà in Eurolega, entrando a far parte dello staff tecnico di Sergio Scariolo in sostituzione di Andrea Gavrilovic. La permanenza di Seravalli a Varese pareva una certezza assoluta, ma i tempi per il rinnovo del contratto – dopo tre colloqui anche per rivestire il ruolo di capo allenatore, preferendo poi puntare su profili stranieri prima dei recentissimi abboccamenti con Galbiati – sono andati molto per le lunghe. Dalla prima proposta di 1+1 con uscita gratuita per il club a metà giugno alla seconda biennale di qualche giorno fa, c’era una intesa di massima ma non la firma in calce al contratto da parte del coach. In questo limbo è giunta la chiamata della Segafredo, che Seravalli ha accettato al volo. E allora lo staff tecnico Openjobmetis sarà da rifare ex novo. Giuseppe Sciascia
  25. Giovanni De Nicolao sarà il playmaker titolare dell’Openjobmetis versione 2022/23. Il regista di Vigodarzere non lascia né raddoppia: vestirà ancora la maglia biancorossa col contratto in essere che lo legherà anche per la prossima stagione a Varese. A poche ore dalla deadline dell’escape in favore del giocatore, la decisione è presa: De Nik JR. non eserciterà l’uscita a pagamento entro la mezzanotte di oggi, 30 giugno 2022, e resterà al servizio della squadra - in attesa di definire l’identità del nuovo coach - nel ruolo da titolare che aveva già rivestito nella gestione di Johan Roijakkers. Per l’OJM è uno snodo importante: consente in pratica di considerare chiuso il mercato degli italiani dopo il rinnovo a lungo termine con Matteo Librizzi. Dopo il no della FIBA alla Wild Card per la BCL, la scelta del format 5+5, con la conferma di De Nicolao nel ruolo chiave in regia, lascia a Varese lo spazio tecnico e salariale per poter definire le quattro posizioni mancanti sul mercato straniero. Giuseppe Sciascia
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