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  1. Derby inedito quello che va in scena a Masnago il giorno di Natale tra una Varese sempre più consapevole del suo valore e una Cantù che sta cercando di trovare una minima stabilità prima societaria e poi sportiva per provare a salvare una stagione che si sta sviluppando con un sacco di incognite anche solo per il mantenimento del titolo sportivo. La partita rimane in bilico per poco più di 5 minuti poi una straripante Openjobmetis prende il largo e dopo aver realizzato 37 punti nel primo quarto chiudendo al primo mini intervallo con ben 19 punti, nel restante tempo, gioca come il gatto col topo finendo la gara 89 a 71. Ma veniamo alle valutazioni: Archie 6,5 : non riesce a dispensare un sorriso ai suoi tifosi che lo osannano all’uscita del Lino Oldrini neanche la notte di Natale ma quasi è diventata una piacevole abitudine e alla fine ci va bene così anche perché poi sul campo è sempre più un fattore anche se stasera ha giocato in pantofole. DE FONSECA Avramovic 7 : partenza in sordina per il serbo che però, come ormai ci ha abituato, aspetta pazientemente che sia la partita ad andare da lui e quando finalmente succede poi diventa imprendibile per tutti. FULMINE Gatto N.E. Iannuzzi 5,5 : poco più di 10 minuti di utilizzo senza per altro lasciare una traccia indelebile del suo passaggio sul campo. Sempre un tempo di gioco troppo ritardato per poter prendere vantaggio netto sul difensore che per questo il più delle volte riesce ad avere la meglio su di lui. MOVIOLA Natali 5,5 : anche oggi gli vengono concessi minuti per mettersi in evidenza ma il tiro dalla lunga non ne vuole sapere di entrare e anche in difesa fatica più del solito ad arginare il suo diretto avversario e per questo è costretto a commettere tanti falli. GRIPPATO Salumu 6 : pressappoco la stessa impressione data al Forum contro Milano, tanta applicazione difensiva anche efficacie e uno sblocco in attacco che tarda ad arrivare anche se 2 tiri sono sfortunati e vengono sputati dal ferro. ACERBO Scrubb 9 : nel primo quarto compie la partita perfetta, per il resto della contesa è comunque super in tutto quello fa, non sembra nemmeno sia di questo pianeta. EXTRATERRESTRE Verri N.E. Tambone 5,5 : continua un trend negativo che segue la prestazione non certo positiva del Forum di Assago anche se forse stasera fa un filo meglio di domenica. Sembra abbia perso un po’ di brillantezza atletica ma per fortuna ora compensano i suoi compagni che sono al top della condizione. SBIADITO Cain 7,5 : meno dominatore per quanto riguarda il numero di carambole raccolte ma non per questo non è autore di una partita da incorniciare visto che la presenza difensiva è sempre altissima (3 stoppate date ai canturini) e in fase offensiva per fermarlo devono usare spesso e volentieri le maniere forti. PITTORE Ferrero N.E. Moore 7 : è sempre l’americano di Varese che tende a non apparire particolarmente ma poi è sempre lucido e ficcante. Oltre ad essere una certezza per mettere in ritmo i suoi sa anche far male soprattutto quando si sente in fiduca e infila 3 bombe consecutive che mettono in ghiaccio il risultato. FREEZER
  2. Telegramma per Augusto Ossola (Paradiso, via della Ignis 10): Augusto. Stop. Cantù è stata distrutta. Stop. Ah, se ti serve per il tuo archivio, ti mandiamo anche il tabellino. Stop. Tipo: Okoye 22 punti e 18 rimbalzi. Stop. Diciotto, sì: hai capito bene. Stop. Cain 10 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Stop. Sì, ricordi bene: Cain è un centro. Stop. Waller ne ha messi 18, Ferrero 17. Stop. Han giocato tutti bene. Stop. Cantù non ci ha capito un’acca, davvero Augusto. Stop. Cata su: cantato. Stop. Ah, Augusto: Varese è una squadra. Vera. Stop. Fino agli angeli Un derby giocato così arriva fino agli angeli: la Openjobmetis Varese umilia la Red October Cantù con la forza di un collettivo superlativo, scrivendo la sua prima vittoria stagionale con un netto 95-64. E’ record nella storia della Pallacanestro Varese, che mai aveva battuto i cugini con così tanto scarto (nella storia ci sono stati due +30, nel 1959/60 e nel 1962/63). La squadra di Attilio Caja ci mette un quarto e mezzo ad avere ragione dei singoli avversari, poi sboccia, disintegrandoli con la difesa, la rabbia agonistica, la forza fisica, le triple (38% da 3), i rimbalzi (51-40). Dove la formazione di Sodini è invenzione estemporanea (di Burns o di Chappell, o di Culpepper, i più positivi tra gli ospiti), i padroni di casa sono mutuo soccorso cestistico che commuove (17-11 gli assist), in cui le prove di un clamoroso Stan Okoye, di un indiavolato Antabia Waller e di un grintoso Giancarlo Ferrero sono solo i fiori più profumati di un giardino rigoglioso (per dire: la regia di Wells, la difesa di Avramovic, le stoppate di Pelle). Il segreto? Forse anche un allenatore che è capace di incazzarsi per un errore dei suoi sul +32. Un uomo in missione: l’Artiglio di una squadra di Artigli. La cronaca Partiamo dalla prima sirena: come Varese riesca a tirare fuori il +4 del 10’ è un mistero se si guardano le sole cifre (3/11 da 2, con un paio di errori banali di Cain, e 3/9 da 3). Mistero che si svela se invece si va a pescare nel dna della squadra di Caja: lotta in difesa (anche se con le sbavature dei tagli letali sulla linea di fondo concessi agli esterni canturini), spirito di gruppo e… Waller, l’unico biancorosso per il momento davvero connesso quando si va nella metà campo d’attacco. Ad armarlo un paio di assist di Wells: con Antabia (e capitan Ferrero) i padroni di casa recuperano in un amen il -6 del 4’ e chiudono di slancio il periodo (20-16), anche perché inizia a svegliarsi un certo Stan.… Si potrebbe volare, ma la squadra di Caja è molto poco aquila e tanto piccione nel frangente: tipo che Pelle (due stoppatissime) e compagni riescono a intimidire i brianzoli dietro (difesa aggressiva, tanti errori al tiro per i cugini russi…), volando a +9 (25-16), ma poi sparacchiano l’impossibile dai 6,75 metri. Risparmiando così una Cantù sulle gambe e anzi consentendole di rientrare (25-24 al 15’). Mentre il livello tecnico del match scende come il termometro nei giorni della merla da una parte e dall’altra, la Openjobmetis ha però il merito di registrarsi e di ripartire, guidata da un trio brillante, peraltro già citato in questo pezzo: Waller-Okoye-Ferrero. Il primo è tutto dardi e linguaggio del corpo da leader offensivo, il secondo è rimbalzi, punti (già in doppia-doppia al 20’) corsa, intelligenza, cuore. Il terzo… beh il terzo è il capitano ed è nato pronto per partite così. Morale si vola (stavolta davvero come aquile) a +15 (46-31 al 18’), prima che due numeri di Burns e Smith riducano lo svantaggio al comunque corposo +13 della seconda sirena. «Per giudicare una squadra, guarda come rientra sul parquet dopo l’intervallo…» (cit. Andrea Meneghin). Vero, Menego. E il ritorno sul parquet della Openjobmetis produce un terzo quarto di pura poesia. La difesa (sì, sempre quella, devastante anche quando il divario fra le due squadre diventa esponenziale), annichilisce Culpepper e gli altri folletti senza costrutto con la maglia blu e diventa la bacchetta che dà il la a una sinfonia di corsa, schiacciate, triple. Il coro canta e la sua voce è generosa e bella: ancora Okoye, ancora Ferrero, ma anche Avramovic, Tambone e Hollis, bravi a rimpiazzare chi esce per troppi falli (Waller e Ferrero, con 4 dopo pochi minuti della terza frazione). Il vantaggio lievita, Masnago gode ed è tutta in piedi sul 68-42 del 28’ (sarà 70-45 al 30’: 22-10 di parziale). E l’ultimo quarto? Beh, l’ultimo quarto ci si diverte. Tutti. Tutti insieme. Okoye che arriva a cifre mai viste, Pelle che salta come un canguro felice (e già che c’è salta anche Caja, con i tifosi…), Waller che segna, “Avra” che scorrazza, il pubblico, noi che dovremmo scrivere e invece guardiamo estasiati. Tutti. Più 31. Cata su. Fabio Gandini
  3. La Pallacanestro Varese sceglie il modo più entusiasmante per inaugurare la casella delle vittorie nella stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja straccia una spenta Cantù nel derby numero 140 che entra nella storia anche a livello statistico (massimo di sempre il più 31 finale, cancellato il 102-72 dell'Ignis nel 1959-60). La sfida tra organizzazione e talento esalta il mix di concentrazione, applicazione e intensità profuso da Ferrero e soci. Dopo due mesi di stagione Varese è un collettivo perfetto per distribuzione dei ruoli e capacità di credere nella funzionalità del sistema già rodato in precampionato. E contro un'avversaria in evidente ritardo a causa dei problemi extratecnici del precampionato, la sinfonia biancorossa produce un derby a senso unico che regala una serata memorabile ad un PalA2A caldissimo a dispetto delle presenze limitate dalle disposizioni relative all'ordine pubblico. Dopo i 62 punti contro Venezia e i 73 di Milano, i biancorossi producono una serata scintillante (38% da 3 dopo il 3/16 iniziale e 50% da 2) tra ripartenze e soluzioni a metà campo. Altro che "squadra di terzini": Varese mostra di possedere anche qualità individuali importanti, prima di tutto col fuciliere Waller (16 punti all'intervallo), e poi con uno Stan Okoye che unisce una inesauribile energia su tutti i palloni ad una sontuosa prestazione balistica. Il terzo polo dell'attacco è capitan Ferrero, ormai una certezza per una squadra capace di trovare soluzioni ad alta percentuale per tutti gli effettivi nelle pieghe della sua rodata coralità. La fame di palloni vaganti messa in campo dalla formazione di Caja permette ai biancorossi di accendere spesso il motore del contropiede, e travolgere una Cantù totalmente in balia degli eventi quando le soluzioni individuali di Culpepper e Burns si schiantano contro il viluppo della retroguardia di casa. Nella sinfonia varesina ci sono note di merito anche per la coppia interna Cain-Pelle, con lo statunitense che si fa valere a rimbalzo e il caraibico che distribuisce "stopponi" che accendono il pubblico, e per un Tambone pimpante in regia che produce meglio rispetto ad un Wells comunque diligente (più 20 di plus/minus in 18' per il romano rispetto al più 8 in 22' per lo statunitense). L'eclatante scarto finale nella partita più sentita dai tifosi biancorossi consolida ulteriormente l'empatia già elevata tra la Varese operaia e il suo pubblico. Spazzati via i dubbi evidenziati dalla collezione di ferri dall'arco dell' esordio casalingo contro Venezia, il derby a senso unico nel quale la squadra di Caja ha saputo mettere in campo per 40' la "ferocia" richiesta dal coach pavese in sede di presentazione è il miglior biglietto da visita possibile per convincere l'ambiente della validità delle promesse effettuate due mesi fa da "Artiglio". Non a caso anche stavolta il più applaudito dalla Curva Nord - secondo, a distanza, arriva capitan Ferrero - perché riconosciuto unanimemente come la vera architrave del progetto Varese 2017-18. Caja ha scelto giocatori affamati che mettono in pratica il suo basket "iperorganizzato", rispettando le consegne del piano partita e mettendo energia in ogni aspetto del gioco. Contro una Cantù fragilissima è bastato per cancellare dal campo gli avversari a suon di corse, balzi e triple: esattamente quel che voleva il PalA2A per festeggiare la serata più bella dai tempi degli Indimenticabili di cinque anni fa. Giuseppe Sciascia
  4. Oggi bisogna vincere? Beh, sai che novità: non abbiamo ancora conosciuto una squadra che ogni maledetta domenica (salvo anticipi o posticipi, si intende...) scenda su parquet (o campo, o ghiaccio, o diamante: quel che volete) senza aver fisso nella capoccia l’obiettivo di cui sopra. Ridondante e fin banale dare al derby numero 140 della storia tra Varese e Cantù la didascalia dei “due punti obbligatori”: il campionato non finirà stasera, nemmeno se sotto la casella “lost” dovesse comparire il numero 3. Ben più importante per la Openjobmetis di Attilio Caja sarà testare le proprie qualità (e le proprie mancanze) al cospetto di un avversario diverso rispetto ai primi due incontrati sul cammino. Le sconfitte contro Venezia e Milano sono state due “prove provate” piuttosto scontate della non cittadinanza a certi livelli del collettivo biancorosso, sebbene il match del Forum sia rimasto incerto fino all’ultimo in gran parte per merito della confortante prestazione di Okoye e compagni. La Red October, squadra non certo paragonabile ai campioni d’Italia e ai favoriti d’obbligo della Serie A, rappresenta invece un ignoto termine di paragone: Varese è lì (ovvero se la può giocare?), è sotto (di tanto, di poco?), è più forte (tenderemmo ad escluderlo, almeno a un mero esame delle individualità: poi a basket si gioca in cinque e conta anche l’allenatore...)? E poi, fermandoci ai singoli: quanto i vari Waller, Cain, Okoye, Hollis possono ancora crescere rimpolpando così la somma totale (Wells non lo mettiamo nemmeno in coda: lui deve dare di più, se no son dolori veri...)? I secondi 40 minuti casalinghi della stagione daranno nuove risposte, in un rodaggio che non si esaurirà alle 23 odierne , ma che proseguirà per altre tot giornate e con altri tot avversari. Fino alle risposte definitive. I contendenti di turno sono una gran fregatura, peraltro: dopo un’estate come quella che la Brianza ha dato in pasto ai rotocalchi cestistici (Recalcati che litiga e se ne va, giocatori che si lamentano sui social, proprietario al mare etc etc), uno si sarebbe aspettato una squadra mal costruita e prona a immediate sbandate. E invece no... La guida Sodini (ritenuto, nonostante abbia esordito in massima serie solo domenica scorsa nel rotondo successo contro Cremona, più adatto di Kirill Bolshakov ad affrontare la stagione) ha una trazione anteriore naniforme ma piena di talento: Jaime Smith (play, 190 cm), Randy Culpepper (play-guardia, 182 cm) e Jeremy Chappell (guardia-ala, 191 cm) rendono centimetri ma anche chili al terzetto Wells-Waller-Okoye (che questa sia una probabile chiave tattica, a favore di Varese se ben sfruttata, del match?), ma hanno punti nelle mani, rapidità, tiro e imprevedibilità. Andiamo sotto canestro: Christian Burns, da 4, è giocatore multidimensionale (e con la lotta nel sangue) scoperto dal grande pubblico durante l’ottima scorsa stagione con Brescia: di fianco a lui ci sarà Crosariol, sempre schifato dai supposti palati fini di chi non si accorge che un centro di 210 che sa fare più o meno tutto è meglio averlo con la propria canotta che non con quella di un colore diverso. La rotazione di Sodini sarà a nove: spazio a Cournooh come cambio in regia, a Parrillo e Michael Qualls (aggiunto in corsa e tutt’altro che sprovveduto, sembra...) come back up degli ulteriori esterni e a Charles Thomas (lungo che sa anche tirare da fuori) sotto canestro. L’attacco di Cantù ha venti punti in più nelle mani rispetto a quello biancorosso (o almeno è quello che dicono le statistiche finora: 88,5 contro 67,5): la Openjobmetis dovrà compensare con le armi della difesa, della grinta, della determinazione e della tattica, proprio quelle chieste da Caja nell’anti-vigilia. Ma soprattutto: goditi il derby e il tuo palazzo, cara Varese. Fabio Gandini
  5. La Pallacanestro Varese va in cerca dei primi punti stagionali nell'edizione numero 140 della classicissima contro Cantù. Stasera al PalA2A (palla a due alle ore 20.45, diretta tv su Eurosport 2) la formazione di Attilio Caja ospiterà i "cugini" brianzoli con l'obiettivo di inaugurare la casella delle vittorie dopo i preventivabili stop nelle prime due uscite contro le big Venezia e Milano. Per Ferrero e compagni il campionato s'inizia dunque stasera, ossia dalla prima partita a pronostico aperto nella quale Varese dovrà mostrare concretamente l'efficacia del suo impianto di gioco basato su difesa e coralità. Organizzazione contro talento: così il derby di stasera è stato etichettato dopo gli esiti dell' ultimo turno, nel quale la "sporca dozzina" di Caja ha messo in difficoltà fino all'ultimo minuto la favorita EA7, mentre Cantù ha travolto Cremona in una partita da 97 punti e 27 assist. I brianzoli di Marco Sodini, con sei americani dal profilo spiccatamente offensivo contando come tale anche l'oriundo Burns, neo-italianizzato dopo aver vestito l'azzurro ad Eurobasket 2017, rappresentano il paradigma degli avversari ideali per testare le basi sulle quali è stata costruita la Varese operaia di Artiglio. Che infatti ha chiesto alla sua squadra di giocare una partita agonisticamente vibrante in tutti gli aspetti - non limitandosi soltanto alla difesa - per esaltare quel sistema collettivo ideale per ottimizzare le qualità d'insieme del gruppo, nascondendo i limiti individuali dei singoli. Per riuscirci servirà anche la spinta del PalA2A: il fattore campo in un derby ha un peso specifico rilevante, da capire se i vincoli relativi all'ordine pubblico che hanno avuto un effetto-freno sulle prevendite (solamente 1.000 biglietti staccati in anticipo, per chi acquisterà oggi varrà il vincolo del tagliando singolo esibendo la carta di identità, con divieto per i residenti in provincia di Como e l'obbligo di presentarsi alle casse prima delle ore 20) avranno anche oggi risultati negativi nell'ambito delle presenze sugli spalti. Per Varese sarà importante imprimere subito il marchio della sua coralità su una partita che potrebbe diventare complicata se gli attaccanti brianzoli prenderanno ritmo e fiducia. Cantù ha vissuto un precampionato travagliato per motivi societari, tra la corsa contro il tempo per evitare guai con la Com.Te.C. (alla fine si è trattato soltanto di una multa da 8mila euro) e le frizioni crescenti tra la piazza e la proprietà della famiglia Gerasimenko che ha indotto gli Eagles a disertare la trasferta di Masnago (solo 12 i tifosi ospiti nella "gabbia"). Il lavoro di normalizzazione effettuato in campo da Marco Sodini (promosso la settimana scorsa head coach dopo il passo indietro di Bolshakov) e fuori dal campo dal veteranissimo Toni Cappellari cerca di trovare la quadra in termini tecnici e organizzativi per esaltare il talento dei bomber Smith e Culpepper, le doti perimetrali di Chappell e l'impatto fisico del trio Thomas-Burns-Crosariol sotto le plance. Problemi extratecnici a parte, Cantù è una squadra da playoff e profonda in tutti i reparti: per batterla, Varese dovrà andare all'assalto con gambe, cuore e testa, capitalizzando l'effetto PalA2A con una prova lucida e grintosa. Una vittoria da inseguire con determinazione ma senza angoscia, confidando nella qualità dei due mesi di lavoro svolti per prepararsi al primo appuntamento da circoletto rosso con i due punti. Giuseppe Sciascia
  6. Rompere il ghiaccio in campionato facendo leva su una grande carica agonistica alimentata dalla spinta dei tifosi del PalA2A. Chiarissimo il piano preparato da Attilio Caja in vista del match di lunedì contro Cantù, il primo disputato con l'ausilio del fattore campo nella sua avventura sulla panchina di Varese. «Vogliamo ottenere al più presto la prima vittoria in campionato e il derby rappresenta una buona occasione: giocheremo in casa, davanti al nostro pubblico, e dobbiamo continuare sulla falsariga di quel che abbiamo messo in mostra domenica scorsa a Milano e proseguito con una buona settimana di allenamenti. Dopodiché dovremo fare i conti con gli avversari, squadra dal notevole talento in diverse individualità». Per limitare le qualità offensive dei tanti attaccanti brianzoli il tecnico pavese traccia una rotta ben precisa dal punto di vista dell'atteggiamento: «Dobbiamo fare di tutto per fare risultato, pertanto serviranno determinazione, aggressività e ferocia. Quando parlo di questo atteggiamento mi riferisco ad entrambi i lati del campo: abitualmente si pensa all'aggressività quando si difende, ma anche in attacco, a rimbalzo e sulla corsa, in tutte le parti del campo e in tutti i momenti della partita dovremo avere questo approccio perchè l'impegno lo richiede». E per dare la carica alla squadra, Artiglio ha chiesto ai superstiti della passata stagione (Avramovic, Pelle e Ferrero) di raccontare ai nuovi arrivati quel che accadde in occasione della partenza per Desio e al ritorno al PalA2A nel derby dello scorso marzo vietato ai tifosi di Varese: «Pensando alla sfida contro Cantù mi tornano in mente le immagini del derby della stagione passata, quando i ragazzi della Curva Nord ci diedero una carica incredibile alla partenza del pullman e ci festeggiarono al ritorno dopo il successo. Dal punto di vista emotivo fu il picco più elevato della stagione passata; mi piacerebbe che chi è rimasto riuscisse a trasmettere quelle emozioni in grado di dare una carica incredibile. Chi conosce il derby sa che cosa è in grado di dare l'atmosfera del contorno: se fai bene in questa partita, vieni ricordato dai tifosi». Il tecnico pavese focalizza infine gli obiettivi difensivi principali del match di lunedì sera: «Cantù è una squadra di talento che ha dichiarato di puntare ai playoff. Dovremo avere un impegno importante sul reparto esterni, con massima attenzione ai vari Smith, Culpepper e Chappell sia nel tuo da 3 punti che in penetrazione, e applicazione costante sotto canestro, dove Burns è in grande crescita e Crosariol è reduce da un grande campionato e quando si esprime al meglio può essere molto importante per i suoi». Giuseppe Sciascia
  7. La ricerca della felicità spesso e volentieri implica l’esercizio della memoria. E non è tanto una questione di confronti con il presente (anche perché la Varese di quest’anno non ha ancora un vero presente da mettere sulla bilancia): è che pescare nei ricordi positivi aiuta a sperare, è una guida calorosa verso l’ignoto, rasserena l’orizzonte almeno nei nostri sogni. Attilio Caja, uomo attento al magistero del vissuto, lo sa. E nel presentare il 140° derby della storia tra Varese e Cantù (i prealpini comandano 84 a 55) l’Artiglio pesca a piene mani dalle emozioni del 2 aprile 2017: il suo primo derby, la prima vittoria dopo 10 anni lontano dal Sacro Monte contro i brianzoli, uno dei momenti più alti della storia minima della scorsa stagione. Felicità, appunto: «Quelle emozioni sono la prima cosa che mi viene in mente: la partenza da Masnago, con i tifosi numerosissimi e capaci di darci una carica incredibile. e poi il ritorno, sempre con i supporter festanti ad aspettarci. Sono le mie due fotografie di Varese-Cantù. Emotivamente quello è stato il punto più alto della scorsa stagione Ho parlato con i giocatori che sono rimasti e spero possano trasmettere a chi è arrivato questo ricordo: certe cose sono capaci di dare una marcia in più». La sua Openjobmetis ne avrà bisogno e l’allenatore pavese non si nasconde: «Dovremo fare risultato, ad ogni costo. Dovremo giocare con ferocia, decisione, determinazione, sia in attacco che in difesa. Perché l’essere “duri” non riguarda solo la difesa: è qualcosa che concerne anche l’attacco, i rimbalzi, la corsa. Dopo le due gare contro Venezia e Milano dobbiamo trovare la prima vittoria e giocare davanti al nostro pubblico è un motivo in più per lottare». Davanti ci sarà una Red October che a dispetto di un’estate da rotocalco del basket (e sempre per “disgrazie”…) ha dimostrato di sapere il fatto suo una volta scesa sul parquet. Questione di talento: «Cantù ne ha tanto a livello individuale - continua il coach - e ha pertanto legittime aspirazioni di arrivare ai playoff. Noi quindi non potremo prescindere dal controllare le loro bocche da fuoco e i loro rimbalzasti: i nostri avversari non sono infatti solo perimetro e i vari Smith, Culpepper e Chappel, ma anche forza sotto canestro. Cito in tal senso Burns, è cresciuto molto, e poi Crosariol, autore di un ottimo campionato lo scorso anno». Si riparte da un altro derby, quello sfuggito per un soffio al Forum di Assago: zero punti in classifica, ma anche tante sensazioni positive: «A quel match ruberei l’atteggiamento, la faccia tosta che abbiamo avuto, l’aggressività profusa in casa della squadra più titolata del nostro campionato. Al Forum abbiamo giocato senza fare passi indietro, mettendoci gambe e braccia e non facendoci intimorire dal loro atletismo». Servirà ripetersi, stavolta contro un contendente più “normale”. Pressione? «Non ho la presunzione di conoscere ancora così bene i miei giocatori per sapere se sentiranno la pressione. In realtà penso che la pressione ci sia da quando abbiamo iniziato la stagione, anzi dal primo giorno di mercato: se devi salvarti è così. Questa partita in più ha solo una rivalità storica. Io garantisco solo le cose che posso controllare, come l’impegno fisico e mentale di chi va in campo: sotto questo aspetto i miei ragazzi sono stati, anche questa settimana, ancora una volta encomiabili». Fabio Gandini
  8. L’Openjobmetis non sa più vincere al PalA2A. Il derby della svolta finisce nelle mani di Cantù, che interrompe una serie di 5 sconfitte in fila e trascina la formazione di Paolo Moretti in piena bagarre salvezza (stasera i biancorossi avranno una sola squadra alle spalle vista la sfida sul fondo tra Cremona e Pesaro). Terzo stop casalingo consecutivo per una Varese che regala inspiegabilmente 20’ abbondanti ad una Red October tonificata dal cambio di allenatore. Un mix disastroso di ritardi difensivi sui cambi costanti puniti dal pick&roll insistito sull’asse Waters (determinante unendo 11 assist ai 25 punti)-Johnson, ed attacco incapace di trovare alternative al solo Maynor, protagonista di un notevole “one- man-show” supportato solo a tratti da Avramovic nella serata più nera di un inguardabile Eyenga. Così Varese concede di tutto e di più ai brianzoli, che macinano contropiede e triple in serie per tutto il primo tempo (38-58 con un clamoroso 59% al tiro), sprofondando fino al meno 25 del 22’ prima di una reazione guidata da Maynor (già a quota 28 all’ultimo intervallo) e supportata da Avramovic e Bulleri. L’Openjobmetis cancella il gap con un terzo quarto furente (parziale di 31-8 per il 69-71 del 30’), ma nell’ultimo quarto - complice il calo di Eric - emergono i soliti balbettii a difesa schierata (5/19 dal campo nei 10’ finali e 42% complessivo contro il 50% di Cantù), e l’asse Waters-Johnson piazza l’affondo decisivo (76-83 al 37’). Una gara dai due volti nella quale la truppa di Moretti ha pagato un atteggiamento mentale totalmente inadeguato alla luce dell’importanza della posta in palio. E questo al di là dei problemi tecnici conclamati e ripetuti, vedi l’asfissia progressiva dell’attacco a metà campo - già fatale nelle precedenti 4 sconfitte casalinghe prima dell’acuto anti-Oldenburg - e l’irresolubilità del problema difensivo di limitare i penetratori avversari con l’asse Maynor-Anosike che non può funzionare e Cavaliero troppo spesso “messo alla gogna” nel chiedergli sforzi superiori alle sue forze. Una battuta d’arresto indigesta per le ricadute sulla classifica, ma soprattutto sul morale dell’ambiente. Una contestazione dai toni non arroventati all’uscita dal campo - ma alla fine gli Arditi “piantonano” l’uscita degli spogliatoi e i giocatori se ne vanno tra gli insulti - che rappresenta però lo specchio di una situazione davvero critica e preoccupante. Se dopo aver perso in casa contro la pericolante Brescia, Varese si arrende anche contro una Red October ridotta all’osso in termini di rotazioni (sette uomini compreso l’acciaccato Callahan, in arrivo il lungo nigeriano Ofoegbu dal Balikesir), la classifica inizia a far paura alla vigilia del trittico Reggio Emilia-Trento-Venezia di fine 2016. Basterà il cambio annunciato sul perimetro con Melvin Johnson ormai ai saluti e Dominque Johnson sull’uscio (previo accordo definitivo con l’Alba Berlino, che intanto ha ingaggiato Carl English e sta trattano la transazione col tiratore del 1987?). Oppure la società, dopo una sconfitta dolorosissima proprio perché inattesa nella forma e nella sostanza, è pronta a valutare decisioni forti, mettendo in discussione anche la guida tecnica di Paolo Moretti? Martedì si torna in campo a Villeurbanne ma oggi sarà una giornata caldissima su tutti i fronti: serve una presa di posizione forte: o rafforzando un coach che i tifosi (Curva Nord a parte) mettono in discussione, oppure far partire la svolta dalla panchina attraverso il “pronto soccorso” di Attilio Caja. Giuseppe Sciascia
  9. È il derby della svolta per una Openjobmetis chiamata a sfatare anche nel campionato di serie A il tabù del PalA2A. Stasera a Masnago (palla a due alle ore 20.30; diretta tv su Milanow) la compagine di Paolo Moretti ospiterà la storica rivale Cantù nell'edizione numero 136 della sfida più sentita tra le regine della provincia lombarda. Sarà una versione ridotta sia dentro che fuori del campo, tra la precaria situazione di classifica di entrambe le protagoniste e il divieto di trasferta per i tifosi ospiti - con i biglietti venduti solamente ai residenti in provincia di Varese - a rendere meno stimolante il colpo d'occhio in tribuna. D'altro canto, la posta in palio ha un valore molto più elevato dei semplici due punti: per Cavaliero e compagni è un crocevia fondamentale che, a seconda dell'esito del match, darà una direzione totalmente diversa alla stagione. Il valore particolare del derby, alla luce della storica rivalità con i "cugini" brianzoli, rende oltremodo significativo il risultato di una sfida che arriva in un momento clou per entrambe. L'Openjobmetis ha assoluto bisogno di punti per "dar da mangiare" ad una classifica asfittica, ma soprattutto ha necessità di confermare gli spunti positivi intravisti mercoledì contro l'Oldenburg. Battere la Red October sarebbe il modo migliore per spazzare il cielo dalle nubi del novembre nero e fare il pieno di fiducia per inaugurare un mese ricchissimo di insidie (Reggio Emilia, Klaipeda e Venezia in casa; Villeurbanne, Trento e Salonicco in trasferta). Al contrario, un'eventuale sconfitta farebbe deflagrare una crisi in grado di mettere in discussione tutto e tutti, allenatore compreso. Alla luce dei riscontri opposti delle ultime gare, però, Varese sembra partire con i favori del pronostico: la vittoria contro i tedeschi in Champions League ha rigenerato l'ambiente biancorosso e il rientro di Melvin Johnson aumenterà le risorse a disposizione di coach Moretti. Al contrario, Cantù ha vissuto una settimana difficilissima, con la separazione - più o meno consensuale - da Rimas Kurtinaitis e la promozione di Kirill Bolshakov (allenatore a livello giovanile del patron Dmitry Gerasimenko e uomo di fiducia del magnate ucraino) per provare a dare una scossa dopo cinque sconfitte consecutive che l'hanno fatta scivolare all'ultimo posto, ben lontana dalle ambizioni playoff della nuova proprietà. La Red October si presenterà al Pa-1A2A con un ruolino di marcia tutt'altro che invidiabile: non ha mai vinto in trasferta e vanta la seconda peggior difesa del campionato (84.4 punti di media). Inoltre il roster è decisamente corto: sotto canestro c'è un elemento di assoluta qualità come Jajuan Johnson (tre anni fa a Pistoia con coach Moretti), ma dopo la partenza del pivot titolare Lawal al suo fianco ci sarà il solo Craig Callahan (biancorosso nel 2014/15). Anche se il nuovo coach Bolshakov potrà schierare come "4 tattico" il veterano Darden, inseguito a lungo da Varese in estate prima di puntare sul cavallo di ritorno Eyenga. Ma il duello chiave sarà quello di centrocampo, dove la coppia Waters-Pilepic non dà grandi garanzie ai brianzoli, e Moretti attende ulteriori conferme da Eric Maynor, che senza più l'ombra del taglio pare aver ritrovato la fiducia necessaria per guidare con sufficiente affidabilità l'attacco biancorosso. Però il derby della svolta si vince soprattutto sul piano dell'atteggiamento: servirà ripetere la prova difensiva di mercoledì per evitare la reazione di una Red October ferita e tenere il piede affondato sull'acceleratore per regalare al PalA2A la vittoria più attesa dopo oltre 40 giorni di digiuno in campionato. Giuseppe Sciascia
  10. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Cecco Vescovi non imita Matteo Renzi. Dopo l'esaltante vittoria nel derby inaugurale contro Cantù coronando l'esordio casalingo e il ritorno del Poz, il GM biancorosso (foto Blitz) non vuole prendersi rivincite contro gufi e rosiconi che avevano già bocciato la nuova Openjobmetis senza neppure averla vista all'opera al completo: «Una partita speciale per molti motivi, con una regia da premio Oscar che ha creato tutte le premesse per vivere una domenica da ricordare a lungo. Gufi e rosiconi? Non ci faccio caso perché ci saranno sempre, ma non voglio comunque esaltarmi troppo dopo una sola giornata e con 8 mesi di cammino davanti a noi. Adesso dovremo essere bravi ad archiviare le bellissime emozioni dell'esordio ed a guardare avanti verso la prossima tappa a Pesaro, preparandoci bene ad una trasferta che potrebbe darci una ulteriore spinta verso l'alto». Dunque più di un precampionato in maschera per assenze ed infortuni contava la fiducia di GM e coach alla vigilia del match: «L'elevata qualità degli allenamenti dell'ultima settimana ci aveva dato sicurezza: eravamo certi che nella versione completa la squadra non sarebbe stata quella del precampionato. Prima della partita io e Gianmarco eravamo fiduciosi. La risposta del campo ha confermato le premesse sulle quali avevamo costruito la squadra in estate, certo molto merito va a Pozzecco che ha saputo trasmettere il suo entusiasmo e la sua voglia di vincere al gruppo». Ed ora la spinta emotiva del bagno di folla di Masnago può davvero dare la carica al gruppo: «Avevo detto ai ragazzi che quella con Cantù era una gara che poteva darci una grande spinta in caso di vittoria. E la serata di domenica, che ha ripagato l'entusiasmo e il calore con cui ci hanno seguito i nostri tifosi, può garantirci un eccellente abbrivio per mettere le basi per un avvio di stagione brillante. A patto di riuscire a riprodurre la stessa intensità e la stessa energia decisive nel derby: questa squadra non può prescindere dall'aggressività im difesa per sfruttare al meglio le sue caratteristiche». E proprio questa sarà la chiave per dare continuità a una Varese che secondo Vescovi può comunque crescere ancora molto: «La carica emotiva di domenica era legata a una partita particolare, ma sono convinto che con la giusta concentrazione e il giusto approccio saremo in grado di mettere in campo la stessa energia anche a Pesaro. Motivazioni ed atteggiamento dovranno essere ancora determinanti; e poi sono convinto che ci siano ancora ampi margini di miglioramento. Ad iniziare da Rautins, un giocatore dal grande talento offensivo reduce da un lungo stop e da un precampionato travagliato. Lo stesso Deane, comunque brillante come sesto uomo domenica, è con noi da neppure 20 giorni e può crescere in termini di condizione. Infine Casella ed Okoye: contro Cantù non sono entrati ma in una stagione lunga ci sara spazio anche per loro, e dovranno essere bravi a farsi trovare pronti come è stato il caso di Balanzoni».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
  11. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Il ciclone emotivo dell’Openjobmetis manda in delirio Masnago. E’ nel segno di tre grandi ritorni che Varese trionfa nel derby d’esordio, e fa respirare a un PalaWhirlpool rovente quelle emozioni sopite dal plumbeo 2013-2014. Non solo Pozzecco, ma anche Diawara e Kangur: l’ ”I’m back” estivo è l’hashtag virale di una serata in cui i protagonisti sono i volti già noti al popolo biancorosso. "Coach Poz” debutta in serie A con la vittoria più attesa da lui e dai tifosi: aveva [/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]ragione chi si fidava delle sue sensazioni positive dopo una sola settimana di allenamenti al completo, senza badare a un precampionato balbettante perché stabilmente mascherato. Il tecnico di Varese punta su emozioni e motivazioni più che su schemi e tattica, anche se poi la sua squadra gioca un basket reattivo e fluido che strappa applausi scroscianti ai tifosi, desiderosi di riscoprire un clima da battaglia che lo scorso anno era stabilmente mancato all’appello. La Varese dell’esordio vince le scommesse fondanti del suo “progetto squadra”: reattività, atletismo e atipicità prevalgono sulla maggior stazza di Cantù.[/size][/font][/color][b] [/b][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]E proprio i due “cavalli di ritorno” discussi da chi avrebbe preferito scommesse meno prevedibili, dimostrano la bontà delle scelte del Poz. Fidandosi di veterani per i quali contano l’affetto di un ambiente che li ha già visti rendere "al top", e la chance di tornare protagonisti più che il rendimento recente e l’anagrafe, il tecnico triestino dimostra già di aver schiacciato i tasti giusti con persone – prima ancora che giocatori – di qualità come l’esplosivo francese e il glaciale estone. E alla fine “coach Poz” sfrutta appieno il mestiere dei sui cinque Over 32 nel gestire meglio l’aspetto emotivo di un derby d’esordio così carico di significati per sé e per la gente di Varese. Una vittoria figlia di una prestazione che concretizza sul campo l’intera gamma delle premesse fondanti della nuovissima Openjobmetis garantisce un enorme capitale di credibilità in grado di cancellare in un sol colpo tutti i dubbi del precampionato. Non senza sbavature e aspetti da "limare", con un gioco a metà campo che ancora va cesellato nella gestione dei possessi (ottimo Deane da sesto uomo con uno scartamento comunque non elevatissimo, da disciplinare qualche scorribanda di Robinson, poco incisivo al tiro Rautins che comunque si rende utile da "collante"). Ma il popolo di Masnago apprezza l’energia e l’intensità che la squadra è in grado di mettere in campo per 40 minuti filati, e a fianco dei veterani sugli scudi è il giovane Jacopo Balanzoni il simbolo della Varese "operaia" capace di strappare applausi convinti al PalaWhirlpool. Il mancino del 1993 mette a frutto due anni di lavoro oscuro e ripaga "coach Poz" della fiducia guadagnata in un precampionato dove gli infortuni di Daniel e Callahan (ieri sera col bis per il lungo italo- americano) lo avevano messo alla prova del campo. Il lungo "fatto in casa" (tecnicamente prodotto Campus) mette in campo quella "garra" e quell’energia difensiva che sono alla base del credo di "coach Poz": e Varese vola via anche grazie alla sua tenacia, marchio di fabbrica di una squadra che sbaglia per eccesso di foga e di generosità, ma non si risparmia mai per 40 minuti filati seguendo l’esempio del suo "tarantolatissimo" allenatore sulla linea laterale. Dunque la nuova Varese ha già fatto breccia nel cuore di Masnago, ma la stagione 2014/2015 non si chiude con la vittoria nel derby di ieri. La "sporca dozzina" del Poz fa rotta verso Pesaro con l’obiettivo di replicare anche in formato esportazione l’approccio senza sbavature dell’esordio: fare bottino al BPA Palas prima dei test verità contro Reggio Emilia e Venezia darebbe continuità al botto inaugurale. Ma intanto il canto di Masnago - per il ritorno del Poz e per il derby vinto col più tradizionale dei "Cata Sù" - dimostra che nel suo fortino l’Openjobmetis già plasmata dal suo nuovo coach darà battaglia a chiunque...[/size][/font][/color]
  12. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]L’era Pozzecco inizia col botto. L’Openjobmetis spazza via le incertezze di un precampionato “mascherato” e regala la vittoria più attesa ad un PalaWhirlpool già innamorato della rinnovatissima squadra biancorossa. I 4838 spettatori di Masnago festeggiano l’atteso ritorno dell’ex Mosca Atomica, che incanala nel binario giusto il “ciclone emotivo” dei tifosi; ma altrettanto esplosivi sono i ritorni di Kuba Diawara, MVP assoluto con un cocktail di giocate di potenza e tecnica (11/20 al tiro e 5 assist) ad esaltare la coralità della manovra (56% da 2 e 38% da 3). Mentre l’altro volto già noto Kristjan Kangur è il pilastro della difesa (7 rimbalzi e 4 assist) e il micidiale “convertitore” (4/5 da 3) di una circolazione di palla da 19 assist. Ma una citazione d’obbligo la merita anche Jacopo Balanzoni, chiamato in causa a sorpresa per i falli di Daniel e l’infortunio di Callahan: in 8’ di sacrificio difensivo ci mette cuore ed anima e contribuisce a fare diga contro le “montagne” canturine. E Masnago va in solluchero per il cuore di un gruppo che ha dentro quel quid di atletismo, energia e carattere in grado di fare innamorare il PalaWhirlpool. In avvio Varese fatica a trovare chiavi interne con Daniel che pasticcia vicino a canestro e Cantù sorpassa con la sua trazione posteriore (8-10 al 5’), ma il time-out di “coach Poz” sortisce effetti e la difesa biancorossa continua a graffiare propiziando l’11-0 in 4’ che permette al treccioluto pivot di far deflagrare i suoi mezzi atletici (19-10 all’8’). L’asse Gentile-Buva sblocca la Vitasnella, ma le giocate di potenza e tecnica di Diawara (10 in fila per il francese) tengono al comando l’Openjobmetis (27-20 al 13’) che corre con grande ardore sui due lati del campo. Pandemonio a Masnago sulla rubata con schiacciata di Callahan e coach Poz a gasare la gente; 8 punti distillati dal talento di Deane fissano il massimo vantaggio varesino sul 36-24 del 16’. Poi però il meccanismo mostra qualche sbavatura, tra una fluidità corale ancora da affinare e troppi liberi sbagliati (7 all’intervallo): la squassante potenza di Jones (11 alla pausa con 3 schiacciate) e qualche guizzo di Feldeine consentono a Cantù di contenere i danni sul 42-38 del 20’. Dopo l’intervallo Varese spara a salve dall’arco, ma continua a dare il 100 per cento nella sua metà campo: una tripla di Feldeine scardina l’unico giro di zona chiamato dal Poz (44-41 al 23’), prezioso il dardo frontale di Callahan appena prima del problema muscolare che lo toglie di scena appena dopo il terzo fallo di Daniel, che induce coach Poz a gettare nella mischia anche Balanzoni. Che gioca minuti di sacrificio puro su Williams, mentre Diawara trova altre due giocate di forza fisica ed esplosiva e la tripla dall’angolo di Kangur sulla rubata del mancino del 1993 fa schizzare in piedi tutta Masnago per il 57-45 del 26’. Sacripanti gioca la carta della zona 2-3 e Varese sbatte contro il ferro, ma un tecnico “non forzato” (punito il vice Oldoini per essersi alzato con l’head coach in piedi…) regala 4 punti pesanti con la tripla di Diawara che rompe l’incantesimo (61-50 al 28’). Il francese è incontenibile, Balanzoni fa il lavoro sporco, la trazione posteriore Robinson-Deane costruisce geometrie e Kangur cesella per il 73-58 del 33’. Cantù prova quantomeno a contenere i danni con le iniziative personali di Johnson Odom (22 nella ripresa): troppo poco e troppo tardi, con “KK” e Kuba che suggellano il loro ritorno a Masnago da trionfatori con la tripla del massimo vantaggio (80-64 al 37’). Grande emozione per il ritorno del Poz, ma grande emozione anche per la squadra emozionante costruita dal Poz.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(37,39,37)] Giuseppe Sciascia[/color][/size][/font][/color]
  13. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Riaprono le volte del tempio di Masnago per l'attesissimo esordio casalingo dell'Openjobmetis. Stasera al PalaWhirlpol (palla a due alle 20.30; diretta su RaiSport2) la rinnovatissima Varese sfiderà la storica rivale Cantù in un derby stracarico di motivi di interesse. A partire dal ciclone emotivo generato dal debutto ufficiale di Gianmarco Pozzecco sulla panchina biancorossa: a giudicare dalla risposta eclatante degli abbonamenti dopo il suo richiamo con lo slogan I'm back, si tratta di un evento sufficiente a creare un'atmosfera particolare. Ad aggiungere pepe ad una pietanza davvero saporita c'è anche la sfida numero 134 contro la Vitasnella, forse quella più sentita di tutto il campionato dal pubblico di Masnago. E poi c'è comunque l'attesa per la prima uscita casalinga stagionale di un gruppo totalmente rinnovato L'elenco degli esordienti è lunghissimo, comprendendo non solo i 10 volti nuovi della squadra (Kangur e Diawara però sono già noti in città) ma anche il nuovo presidente Stefano Coppa e il nuovo main sponsor Openjobmetis. E ciascuno di loro vorrebbe ovviamente festeggiare l'inizio del nuovo corso battendo Cantù; sarebbe il modo migliore per spazzare i dubbi generati da un precampionato balbettante a causa di tanti acciacchi, che impedisce allo stesso coach Poz di capire con esattezza quanto valga la sua Varese. La settimana di buoni allenamenti a ranghi completi (recuperato anche Callahan, che giovedì e venerdì ha lavorato con prudenza per qualche noia muscolare) ha però rasserenato il nuovo tecnico biancorosso, chiamato a gestire al meglio la sua emozione per il ritorno a Masnago e ad incanalare nel modo giusto le sensazioni di una sera speciale per caricare a dovere la squadra. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] Nel percorso delle amichevoli di settembre ci sono già due precedenti tra Varese e Cantù: in entrambi i casi ha vinto la Vitasnella, sfruttando la verve della sua frizzante trazione posteriore Johnson-Odom-Feldeine. Ma a Pavia non c'era ancora Deane, ed a Jesolo Rautins era ai box mentre Kangur aveva un braccio inutilizzabile. Certo il ruolino di marcia di avvicinamento alla stagione delle due rivali odierne è diametralmente opposto: Varese ha vinto pochissimo (1 su 9 contro squadre di A), mentre Cantù invece è parsa già in gran spolvero (8 su 10 battendo anche la corazzata Milano nella finale del Lombardia). Ma l'atmosfera che si respirerà in una Masnago ai limiti del tutto esaurito non sarà certo quella ovattata dei tornei precampionato. E allora Varese dovrà sfruttare la spinta della sua gente per dimostrare sin da stasera di valere Coppa Italia e playoff, ossia i traguardi stagionali ai quali ambisce ai nastri di partenza con l'obiettivo di ripagare i tifosi per la fiducia in campagna-abbonamenti e maturare i premi a risultato inseriti negli accordi con gli sponsor. Il derby inaugurale è già uno snodo importantissimo: battere Cantù darebbe una immediata patente di credibilità al nuovo corso tecnico e societario, oltre che una sferzata di entusiasmo ad un ambiente desideroso di vivere un'annata ricca di emozioni dopo le delusioni della stagione passata. Giuseppe Sciascia [/size][/font][/color]
  14. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Grande orgoglio e tanto cuore non bastano a battere una crisi di qualità. Spiace ammettere una resa così mortificante, nonostante una condotta ammirevole e da applausi scroscianti almeno sino ai minuti finali, quando la più attrezzata e sicura Cantù, uscendo alla distanza, ha spento una possibile risurrezione biancorossa. Questa è la realtà d'una Cimberio che si porta sul groppone quindici sconfitte in venti gare ufficiali, comprese le qualificazioni all'Eurolega e la partecipazione all'Eurocup, quindi prigioniera dei propri limiti, diventati insicurezze e oppressioni tremende. Un bell'atto di dolore, recitato in umiltà, diventa necessario per capacitarsi della situazione e trovare veri propositi di cambiamento, anche possibili dopo un derby vissuto con un contegno esemplare, soprattutto in difesa, laddove sono in discussione voglia di lottare e di vincere. Nulla da eccepire, dunque, sull'impatto di Frates (foto Blitz) e dei suoi uomini - apprezzati da tutti gli spalti - a una sfida molto ardua, ben conoscendo le maggiori risorse fisiche e tecniche di Cantù, come dimostra il suo cammino in campionato e in Europa. Già, si può essere soddisfatti anche perdendo, così è stato, purtroppo il veleno sta nella coda o meglio nei trascorsi d'una coppa da "terzo mondo" e in trasferte di campionato gravate da questa sconfitta attraverso una classifica che sfiora i bassifondi e che disorienta una piazza non più abituata a quelle situazioni da limbo vissute in continuazione tra un piazzamento stracciato ma utile ai playoff e un anonimato lapidario per le proprie aspettative. Altro che terza e quarta fila, almeno nella peggiore delle ipotesi, come da griglia di partenza o pronostico che dir si voglia: Varese sta scemando oltre la nona posizione, il che significa pur qualcosa sulle sue condizioni di perdente. Roba da stridore di denti, sicuramente in netto contrasto con un recente passato, decisamente splendido e opposto, dovendo convenire molto banalmente che non tutte le ciambelle escono con il buco. Basti pensare a Banks il quale, pur attraverso alcune battute a vuoto, incarna - con i suoi trascinanti guizzi - un valore che, a squadra allestita d'estate, non figurava tra i calcoli potenziali di una Cimberio, evidentemente mal pensata. Tutte cose che sappiamo, obietterà giustamente qualcuno, inutile girare il coltello nella piaga. Ora, però, bisogna cambiare andazzo. Domenica s'è avuta una vogliosa dimostrazione di cambiamento da parte di tutta la squadra le cui aspirazioni sono quelle di primeggiare e non di opporsi a qualcuno, che sta dentro casa, se poi non vi riesce - risultando non trascendentale o poco competitiva - bisogna ricercare in profondità i motivi che la condizionano per eliminarne eventuali tare. Come lo sono, ora più che mai, sfiducia, angoscia e oppressione che terribilmente la condizionano, basti ripensare al finale del derby per certificare insicurezza, se non paura nelle file biancorosse, seppur a corto di un fromboliere di razza. Ognuno, da tempo, ha una propria sentenza sollecitando un intervento: l'allenatore, si sa, si trova nell'immaginario popolare in cima alla lista ma quali responsabilità gli si possono rimproverare se, per esempio, un egregio Hassell sparacchia ai cristalli un paio di buoni palloni e se Rush in contropiede s'infrange sull'avversario? Che fare allora? Le risposte certe non sono semplici da trovare. Probabilmente questa squadra, una volta rasserenata, potrà rendere di più, soprattutto a Masnago. Resta da capire quando e come riuscirà a cambiare spessore. [/size][/font][/color]
  15. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][font=verdana]La Cimberio sfoglia la margherita sul mercato all'indomani della sconfitta nel derby con Cantù. Salda più che mai la posizione di Fabrizio Frates (a maggior ragione dopo l'impegno profuso dalla squadra in una gara condotta per 36' abbondanti), la società ragiona sui correttivi da apportare ad un organico che ha ribadito i suoi limiti di coesione nel finale a fari spenti della gara di domenica.[/font][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]Perché il record complessivo di 5 vittorie e 16 sconfitte, con l'avventura in Eurocup chiusa da tempo e il secondo obiettivo delle Final Eight di Coppa Italia riacciuffabile solo con una serie di 4 vittorie nelle ultime 5 partite dell'andata (che con il trend attuale sembra una possibilità più aritmetica che reale), proclama in maniera evidente come il cambio Coleman-Banks non sia bastato a dare la svolta. Ma dove metter le mani per imprimere la svolta e rimettere in carreggiata Varese nella corsa ai playoff, soprattutto alla luce della necessità di fare mercato a costo zero? Gli squilibri più evidenti sono sull'asse play-pivot: che Clark ed Hassell (foto Blitz in alto) non fossero Green e Dunston era chiaro sin dall'avvio e lo s'è detto mille volte, ma così come l'asse degli Indimenticabili era un plus per tutti i compagni, la coppia attuale è un minus per acclarata incompatibilità tecnica sui due lati del campo. Però è difficile anche scegliere su quale fronte intervenire ed anche tra la dirigenza ci sono idee contrastanti se sia meglio cambiare in regia per aggiungere leadership, personalità e capacità di far funzionare meglio il gioco d'insieme, oppure sotto canestro per aumentare il tasso atletico di un reparto lunghi davvero modesto alla voce energia e impatto difensivo. Poi, a ben vedere, ci sarebbe anche il problema di una panchina che non garantisce supporto ai titolari, fatto salvo per De Nicolao: Sakota è in un tunnel fatto di sfiducia e improduttività perimetrale, Rush non incide per limiti evidenti di tecnica e personalità e Scekic ha un'autonomia fisica ridottissima che acuisce i problemi di rendimento di Hassell. Ma per usare le (sante) parole pronunciate due settimane fa da Renzo Cimberio su queste colonne, chi paga per cambiare mezza squadra?. Dunque, serve un ordine di priorità degli interventi, lavorando su una modifica strutturale che coinvolga almeno un giocatore del quintetto tra play e pivot. E verificare l'impatto che questa modifica avrà sul rendimento dell'altro titolare in discussione. Ma, con ogni probabilità, più che una scelta tecnica in favore di Clark (quindi cercando un lungo stoppatore e rimbalzista che ne nasconda i palesi limiti difensivi) oppure di Hassell (cercando un play con visione di gioco e timing nel passaggio in grado di sfruttarne le sue doti offensive), saranno le disponibilità del mercato a fare la differenza nella scelta della società sull'intervento da compiere per primo. Al momento non ci sono soluzioni pronte all'uso, né in regia né sotto i tabelloni: da verificare se dopo la conclusione della prima fase delle coppe europee aumenterà la disponibilità di giocatori, altrimenti bisognerà pescare tra gli scontenti o i malpagati. Difficilmente ci saranno novità prima del gennaio 2014, ma di sicuro la società è decisa a intervenire per provare a invertire il trend attuale e provare a salvare la stagione. Auspicando che come nel febbraio 2011 - quando l'arrivo di Rok Stipcevic portò la Cimberio dal terz'ultimo al settimo posto finale - dalle porte girevoli del mercato di riparazione esca l'uomo giusto da mettere al posto giusto per sistemare gli incastri di una squadra sbagliata.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size][/size][/font][/color]
  16. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][font=verdana]È un derby dai sapori aspri quello in programma stasera a Masnago tra Varese e Cantù. L'edizione numero 132 della sfida più sentita tra le due storiche protagoniste della provincia lombarda (palla a due alle ore 18.15 con diretta tv su Telesettelaghi) propone contenuti ben più significativi rispetto ai due punti assegnati della classifica. Ed in particolare la classicissima contro i brianzoli ha un peso specifico enorme in casa Cimberio, dove le dieci sconfitte subite nelle ultime undici gare tra campionato ed Eurocup hanno creato un clima di tensione e negatività attorno alla squadra sfociato nella contestazione della Curva Nord nei confronti del coach Fabrizio Frates.[/font][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]La società continua a ribadire la fiducia nei confronti del tecnico milanese, confermata con forza anche davanti alla squadra da un Cecco Vescovi furente dopo la pesante sconfitta contro Valencia. Ed è proprio ai giocatori che il presidente biancorosso chiede di cambiare faccia ed atteggiamento per svoltare tutti insieme: il match più sentito dai tifosi biancorossi offre l'occasione per riscattarsi e compattare l'ambiente, in attesa che si trovino i giusti correttivi per correggere gli errori più vistosi nella composizione del roster attuale.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Ma il messaggio della dirigenza, a ribadire anche all'interno che l'allenatore non si tocca, dev'essere un monito anche nei confronti del gruppo: il derby contro Cantù si può vincere o perdere, ma più che altro conta mettere in campo tutte le risorse fisiche e mentali disponibili: qualsiasi segnale di ammutinamento non sarà né tollerato né assecondato.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Dunque l'auspicio è che gli stimoli del derby possano consentire al gruppo biancorosso di superare i suoi limiti ed interpretare la partita con la giusta tensione agonistica. Certo, per la Cimberio la posta vale doppio: una vittoria in un match vissuto in maniera così viscerale dai tifosi riporterebbe l'entusiasmo anche in tribuna e consentirebbe ai biancorossi di rimanere in carreggiata nella corsa per le Final Eight di Coppa Italia. Ma Cantù non è certo un'avversaria morbida come il fanalino di coda Pesaro, unica squadra battuta da Varese negli ultimi 40 giorni: la compagine di Pino Sacripanti ha già in tasca il pass per le Last 32 di Eurocup e in campionato fila con il vento in poppa dietro le tre capoliste pur avendo dato qualche segnale di stanchezza nelle ultime settimane. Il punto di forza della Vitasnella è la qualità di un reparto esterni dal notevole potenziale balistico (prima nel tiro da 2 col 58% e terza da 3 col 40,6%): il razzente play Ragland (16,0 punti e 4,6 assist) sarà una minaccia costante per la difesa di Varese, mentre l'azzurro Aradori (14,3 punti col 47% da 3) è ormai una certezza, e la guardia Jenkins (14,4 punti) pescata in LegAdue a Brescia è perfetto raccordo tra i due terminali principi. Dalla panchina, poi, esce un elemento di qualità come Stefano Gentile (10,0 punti col 46% da 3).[/font][/size] [size=3][font=verdana]Sotto canestro, invece, la certezza Leunen (8,2 punti e 5,8 rimbalzi) è affiancato dal massiccio Cusin (7,4 punti e 5,8 rimbalzi) e dal piccolo ma esplosivo Uter (8,8 punti in 17,2 minuti), mentre l'ala Jones (3,8 punti col 40% da 3), pescato in Nuova Zelanda, sa sorprendere dall'arco.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Insomma una squadra dal buon talento atletico e dal notevole potenziale offensivo (82,7 di media, quarto attacco della serie A), proprio le caratteristiche che Varese ha dimostrato maggiormente di soffrire. Ma stavolta la tecnica deve lasciare spazio alle motivazioni: alla Cimberio serve giocare una partita gagliarda per dimostrare di aver voltato pagina e riconquistare Masnago con la forza del suo impegno e della sua grinta.[/font][/size] [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size][/size][/font][/color]
  17. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][font=verdana]Vigilia carica di attesa per il derby numero 132 tra Varese e Cantù. Dopo 10 sconfitte nelle ultime 11 gare, la Cimberio è chiamata ad una prova d'orgoglio nella sfida più sentita contro l'altra storica rappresentante della provincia lombarda. Ma è anche la sfida che inaugura la versione 2.0 della presidenza di Cecco Vescovi (foto Blitz in alto): una conferma al timone per certi versi obtorto collo, ma che alla luce della compattezza granitica espressa dall'assemblea del consorzio nei confronti del presidente uscente rinnovato per acclamazione è un segnale di unità dell'ambiente alla vigilia di una partita delicata per molti motivi.[/font][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]SOCIETÀ COESA - La totale fiducia che Varese nel Cuore ha espresso nei confronti di Vescovi e dell'attuale governance rende più forte anche la posizione di Fabrizio Frates: nonostante la contestazione della Curva Nord la società continua ad esprimere completa fiducia nei confronti dell'operato del tecnico brianzolo. Qualche settimana fa su queste colonne era stato lo stesso neopresidente ad assumersi le colpe degli errori estivi; evidentemente Vescovi - e con lui gli altri membri del CdA - ritiene che il coach milanese non sia stato messo nelle condizioni migliori per poter operare alla luce di alcuni evidenti errori nelle scelte di mercato. E per questo motivo la dirigenza, con onestà intellettuale e correttezza, non ritiene giusto fare di Frates il capro espiatorio di una situazione complessa ma non irrimediabile.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]PARTITA CHIAVE - A confermare che Varese non è attiva sul mercato degli allenatori arrivano i costanti no, grazie che la dirigenza biancorossa oppone alle reiterate offerte di tecnici liberi dopo ogni sconfitta in campionato ed Eurocup.[/font][/size] [size=3][font=verdana]E se dovesse arrivare uno stop pesante anche nel derby di domani, magari come nel 2004, quando il -35 casalingo contro Cantù costò la panchina a Giulio Cadeo? Al momento la società non prende in considerazione l'eventualità, però anche i messaggi recapitati in spogliatoio - e ribaditi via social network da Banks ed Ere, i più amati dal pubblico che contesta il coach - sono chiarissimi: l'allenatore non dev'essere un alibi per giustificare il rendimento insufficente di troppi elementi. Compresi alcuni degli Indimenticabili.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][size=3][font=verdana]RANGHI QUASI COMPLETI - La riattivazione di ieri ha consentito a Frates di lavorare a pieno regime: tornati in palestra Rush e De Nicolao (out contro Valencia per influenza e lieve contrattura alla schiena), mentre per Scekic - ex di turno, avendo militato in Brianza dal maggio 2011 al giugno 2013 - si è trattato soltanto di riposo precauzionale. La stessa cosa che ha indotto lo staff tecnico a concedere un giorno di riposo a Keydren Clark, dolorante al ginocchio destro: oggi, però, il play bulgaro tornerà in palestra per la rifinitura. Ma proprio l'ex Umana - atteso da un compito difficile contro il razzente Ragland - sarà l'osservato speciale, restando il primo indiziato per l'ulteriore correttivo di mercato dopo il cambio Banks-Coleman. A meno di colpi di scena, sembra però improbabile che qualsiasi mossa di mercato possa arrivare prima dell'inizio del 2014: la squadra storta ed in affanno di queste ultime settimane riuscirà a conquistare quel minimo sindacale di vittorie per evitare di acuire tensioni e contestazioni rimanendo in linea di galleggiamento per l'obiettivo playoff?[/font][/size] [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size][/size][/font][/color]
  18. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Tutti in riga e sotto a chi tocca. Stavolta è Cantù, una candidata allo scudetto, a battere il musone contro l'imbattibilità di questa Cimberio, tambureggiante proprio quando avrebbe dovuto contorcersi di paura in un finale che, invece, ne ha esaltato scioltezza e sicurezza regalandole anche un po' di maturità in più, da grande squadra.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Il campionato è solo agli inizi, quindi ancora tutto da scoprire nella definizione dei suoi valori ma, nel frattempo, Varese acchiappa consensi a catinelle e ben oltre i propri confini d'una Masnago in calore.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]In una pallacanestro stravolta nelle sue gerarchie e di un livello abbastanza pianificato, i biancorossi più talentuosi danno persino l'impressione di essere inarrestabili nell'uno contro uno e nel bel mezzo di difese che si credono tutte d'un pezzo.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ere a parte - un cannone come cestista, e lo si sapeva al di là alcune sue pause stagionali -, svetta un Dunston il cui respiro sotto i canestri avversari si trasforma spesso in uragano. Se ci avessero detto d'aspettarlo anche per anni, sicuri di una simile rivelazione, non avremmo ossessionato alcuno con l'ormai trita e ritrita storia di un pivot che qui a Varese, e da tempo, sembrava bandito da ogni convenzione, compresa quella di Ginevra.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Finalmente ce lo godiamo e ce lo teniamo stretto, anche se, avanti così, sarà difficile non farselo scappare per effetto di aste, senza meriti, dei più potenti.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Dunston, non proprio intimidatorio in difesa, come fa capire di riflesso la buona prova del "canturino" Cusin, in attacco però spopola con canestri di grande fattura o meglio architettura, improbabile per chi di mestiere fa il pivot. Se gli manca quella spanna in altezza non se ne accorge nessuno, anzi sì intendendo i suoi avversari grossi e forzuti ma "uccellati" dai suoi movimenti che si traducono in soluzioni vincenti.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Non è male ripetersi dovendo ricordare le felici intuizioni della società biancorossa nel mettere a segno un vero colpaccio, tipo casinò sbancato, in un mercato frequentato da tutti, quindi anche da quei club che si credevano ben riforniti sotto canestro o da quei dirigenti che, pur fidandosi presuntuosamente del proprio fiuto, non hanno filato - e nemmeno di striscio - uno come lui.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Dunston in questa squadra, molto disinvolta nelle sue individualità d'assalto, fa un'enorme impressione persino fra gli stessi tecnici, a cominciare dal varesino Meo Sacchetti che guida Sassari, l'altra bella faccia del primato, per una sera a casa, passando per il palasport in cui fra tre turni affronterà la Cimberio e che a tarda sera, in pizzeria, confessava la sua sincera ammirazione per l'americano.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Già, con un trascinatore del genere là sotto, dove osare a volte diventa un'avventura, e con uno all'esterno come Ere che vola come un caccia nel cuore delle batterie avversarie, questi biancorossi danno proprio la sensazione di non temere confronti. Non solo ma a volte sembrano pescare in un acquario, tant'è la leggerezza delle proprie segnature.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Che bella sera quella di lunedì in un palazzo grondante di entusiasmi alla massima capienza, come da anni non si vedeva, soprattutto ci piace sottolineare i comportamenti e gli stati d'animo di un pubblico felice e orgoglioso ma senza esaltazioni d'occasione pur di fronte a un derby finalmente vinto e a un primato che potrebbe ubriacare chiunque. La sfida è appena cominciata per una piazza che, vieppiù matura, non s'aggrappa a facili e illusori sogni per credere invece e fortemente nella propria squadra, da accompagnare verso frontiere dimenticate da un pezzo.[/font][/size][/size][/font][/color]
  19. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Tripudio: è quello a cui si assiste a fine partita, quando la Cimberio sfila, come sempre, a salutare i suoi tifosi.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Un tripudio decisamente speciale, perchè la vittoria piega l'odiatissima Cantù (e forse quando alla fine del primo quarto di gioco l'intero palazzetto si scatena in un "chi non salta canturino è" emerge anche qualcosa di extracestistico e di recente nei confronti di tutto ciò che ci ricollega a Como...) e perchè consente a Varese di mantenere la vetta della classifica in compagnia di Sassari (Meo Sacchetti è lì a osservare da vicino la Cimberio).[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Meglio però continuare a non "allargarsi" e limitarsi a gioire di un successo che comunque dice qualcosa in più, naturalmente di molto positivo, nei confronti della formazione di Frank Vitucci. Se serviva un esamone per promuovere la Cimberio alla qualifica di "aspirante grande", beh, il verdetto c'è ed è netto.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Si potrà osservare che Cantù era reduce dalla fatiche dell'Eurolega (venerdì sera aveva piegato il Khimki festeggiando il primo successo europeo della stagione), che indubbiamente si fanno sentire, ma sarebbe ingeneroso togliere meriti a questa Cimberio sin qui inarrestabile e protagonista di un filotto giunto ormai a livelli del tutto inconsueti (11 vittorie nel precampionato prima delle 5 in campionato e 16 partite senza macchia rappresentano qualcosa di davvero speciale).[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Una Cimberio sempre simile a se stessa, che sa trovare di volta in volta le risorse qua e là, con le accelerazioni inarrestabili di Banks, con le raffiche di Ere, con la solidità di Dunston e con il fosforo di Green, stavolta vera costante nei 29 minuti in cui l'americano rimane in campo (che belle le vendette sportive consumate sul campo!).[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]La Cimberio è una squadra in cui ogni giocatore può fare e fa ciò che gli riesce meglio e questa varietà di soluzioni rappresenta la vera chiave di volta, almeno in attacco: gli avversari che difendono non sanno mai se l'insidia arriverà dall'uno contro uno di Banks o dall'assist di Green per Dunston, dal tiro dall'arco di Ere o di Sakota o dalla penetrazione di De Nicolao.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Allora Frank Vitucci, pur senza considerare acquisite tutte queste belle qualità che vanno sempre "oliate" e coltivate, dovrà cercare di concentrarsi su qualche difetto che questa squadra ancora lamenta (e ci mancherebbe che non fosse così in un gruppo di atleti che non avevano mai giocato insieme prima di tre mesi fa).[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Quello che maggiormente si nota e che avevamo rilevato già nella partita di Casalecchio con la Virtus Bologna è la difficoltà di allestire una efficace difesa di squadra. La Virtus aveva rimontato puntando tutto sulle penetrazioni che avevano avuto successo proprio per l'assenza di aiuti difensivi da parte di Varese. [/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ieri sera a mettere in difficoltà la retroguardia varesina è stato Marco Cusin, che non è di sicuro Dwight Howard ma che sa far valere molto bene la sua statura e la sua non apparente fisicità; Cusin ha tenuto sotto pressione Dunston e anche nel finale ha realizzato un canestro, dopo un bel rimbalzone offensivo, che ha tenuto accesa la partita sino allo scippo finale di Green ai danni di Tabo.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Un altro limite della squadra ci pare l'utilizzo offensivo di Dunston, che tocca solo "ultime palle" e che viene poco coinvolto nella manovra offensiva; la sfera circola prevalentemente per linee esterne (e non potrebbe essere altrimenti con tanti primi attori ai quali piace "sentire" spesso la sfera), così il centro viene spesso ignorato.[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ma non vorremmo che, risolti questi e altri problemini a cui ancora Frank Vitucci dovrà lavorare, questa squadra smarrisse la sua caratteristica più positiva: quella spensieratezza e quella "leggerezza" che ancora emergono quando attacca il canestro avversario.[/font][/size][/size][/font][/color]
  20. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Forza immaginifica dello sport e, a Varese, potenza assoluta della Pallacanestro, capace in questi tempi difficili, problematici, ricchi spesso solo di sguardi che passano dal torvo al rassegnato, di congiungere i cuori. Legarli insieme, con qualche corda segreta, ovviamente biancorossa, e spingerli a razzo verso l'alto. Da oltre una dozzina d'anni non sentivamo sotto pelle un'atmosfera del genere e, manco a dirlo, era da quel magico 1999 che non sentivamo, dentro alla pazzesca bolgia di Masnago, “quel” coro celestiale: "E se ne va, la capolista se ne va…". O.K.: adesso fermate l'esaltazione e, come dice un campione di realismo di nome Frank Vitucci: "Restiamo tutti quanti coi piedi per terra". Però, insomma, ‘sto momento di goduria generalizzata va vissuto e assaporato fino in fondo. Gioia arrivata proprio sul rettilineo di una gara dura, intensissima, a tratti anche sporca, ma di quella cattiveria agonistica tipica delle squadre che piuttosto che perdere si farebbero ammazzare. Una partita che una Varese ondeggiante domina spesso, ma senza mai riuscire ad ucciderla. Sceneggiatura giusta, del resto, tra due squadra che oggi si equivalgono (un bel complimento per la Cimberio…) e perfetta contro una Cantù che, ovviamente, da squadra di altissimo rango ed esperta, non permette a Varese di scappare via costringendola alla cadenza di un basket fisico, molto “pensato”, classico da Eurolega. Ma Varese, come già visto contro Siena, sa adattarsi, piegarsi camaleonticamente alle esigenze tattiche e, qui sta il bello, a vincere. La partita inizia con quintetti noti: Green, Banks, Ere, Sakota, Dunston contro Mazzarino, Smith, Markoishvili, Leunen, Cusin e Cantù che vuole andare subito dentro l'area alla ricerca di Cusin mentre Varese replica con Banks che vuole speculare atleticamente e fisicamente contro Mazzarino e Sakota per il 9-6 al 4'.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Coach Trinchieri, complici i falli di Manuchar e Smith cambia presto gli assetti, ma sul 15-10 sono Mazzarino, con la solita tripla, e Cusin, gioco da 3 punti, a buttare avanti Cantù: 15-16 all'8'. Con la crescita di Ebi Ere e l'ingresso in campo della coppia De Nicolao-Polonara la Cimberio sferza Cantù producendo, a cavallo dei quarti, un break importante (16-6) ed il primo vantaggio consistente: 31-22. Quando coach Trinchieri contabilizza, appunto, 31 punti subiti in 11' chiama time-out e mette un potente freno al ritmo di gara. Varese, senza l'arma della velocità, accusa il colpo. La qualità delle sue esecuzioni offensive cala sensibilmente (dal 53% del primo quarto al 33% della pausa) e dal +8 (36-28 al 13'), subisce uno 0-10 che riapre la gara: 39-38. Però, nel momento critico, Varese non si fa acciuffare e cercando Dunston vicino al ferro prima allontana la minaccia (45-40 all'intervallo lungo), poi con una schiacciata di Brian allunga di nuovo verso un gap in doppia cifra: 51-40 al 22'. Cantù rientra ancora grazie alla splendida agilità di Brooks e alle martellate di Markoishvili che, implacabile, firma il -6 al 30': 65-59. Uno dei rari colpi di Leunen, l'uomo in meno, ieri, della Chebolletta e le conclusioni di Brooks, Tyus e Smith riaprono definitivamente il match:69-67 al 35'. Così, in un clima ultratensivo, a decidere sono le giocate sull'asse Green-Dunston con Mike che 7 assist, 9 falli subiti e 7 recuperate, compresa quella fondamentale scippata dalle mani di Brooks, è un gigante di una gara che, con le squadre paralizzate dall'arco (0/9 il totale di entrambe) diventa una guerra di trincea. Guerra nella quale, fuori Cusin per 4 falli si erge, straordinaria, la figura di Dunston che, insieme al leggiadro Banks porta i casa i punti che sprangano il match: 75-71. Un +4 che rimane tale fino al termine ed esalta tutto la gente di Masnago. Essersi tolti di mezzo il “tabù” significa molto per un popolo autorizzato a sognare ad occhi aperti. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Massimo Turconi [/font][/size][/size][/font][/color]
  21. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Arriva finalmente a quota zero il conto alla rovescia per il "superderby" tra Cimberio Varese e Chebolletta Cantù. Questa sera a Masnago (palla a due alle 20,30; diretta su RaiSport2) la versione numero 130 della sfida più sentita dal pubblico biancorosso vivrà una edizione speciale: il primato in classifica della truppa di Frank Vitucci - chiamata però a rispondere al "balzo in avanti" di Sassari a Pesaro - permette a Varese di affrontare il derby davanti ai "cugini" brianzoli per la prima volta dopo 5 anni. [/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]L’atmosfera che si respira in città è davvero elettrica, al punto che dopo 4 anni dallo "spareggio-promozione" contro Veroli tornerà il "soldout" per i 5107 posti della capienza ufficiale del PalaWhirlpool (ieri sera circa 300 i biglietti ancora disponibili, le prevendite saranno comunque aperte per l’intera giornata odierna fino alle 19,30). E al clima di per sè particolare legato alla storica tradizione che permea la rivalità con Cantù si aggiunge il peso della posta in palio: dopo 5 giornate la classifica ha un valore relativo, ma dalla sfida contro un’avversaria di Eurolega come la Chebolletta la Cimberio si aspetta risposte "pesanti" per verificare la consistenza delle sue ambizioni. [/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]E’ lo stesso Frank Vitucci a sottolineare l’importanza del derby di stasera, considerato «Un mezzo esame di laurea" dal coach veneziano: Varese è decisa a verificare la sua serie aperta di 15 vittorie consecutive - imbattuta già in precampionato ed a "forza 4" con i due punti in palio - al cambio della solidità dell’impianto di gioco della squadra di Andrea Trinchieri, di sicuro la più in forma delle tre "big" di Eurolega. Un derby che mette di fronte anche due filosofie abbastanza antitetiche dal punto di vista del gioco: la Cimberio dovrà giocare all’arrembaggio per esaltare le qualità "corsaiole" dei suoi molti scorridori, primo tra tutti quel Mike Green che Cantù decise di sostituire dopo la finale scudetto del 2010/2011 e certamente avrà voglia di giocare la più classica delle gare dell’ex. [/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Al contrario la Chebolletta "periziata" contro il Khimki ha già sposato il basket intenso e "cerebrale" che negli scorsi anni ha regalato grandi soddisfazioni in Brianza; e proprio questo tipo di pallacanestro - improntata a ruvidità e ritmi bassi - è quella che strutturalmente la Cimberio digerisce peggio per complessione fisica ed attitudine mentale. Dunque la truppa di Vitucci dovrà giocare un match di grande spessore agonistico per mandare fuori giri gli avversari ed "incendiare" con la sua energia il pubblico di Masnago: dopo tanti anni Varese è tornata a divertirsi e sognare, superare l’ultimo esame di un ottobre potenzialmente terribile e poi diventato bellissimo sarebbe un trampolino di lancio eccitante...[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Giuseppe Sciascia[/font][/size][/size][/font][/color]
  22. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Vissuta sugli spalti, questa è un'altra storia. Da più di mezzo secolo, attraverso intere generazioni, l'antagonismo tra Varese e Cantù s'è nutrito e si nutre di feroci sfide e rivalse. E sembra tutta un'altra storia, per aspettative e premesse, questo derby che segue i sei vinti in fila, e con indiscutibile superiorità, proprio dai brianzoli. [/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Già, stavolta la Cimberio sembra avere ben altre prospettive di riuscirvi e senza dover ricorrere a macumbe o a qualsivoglia stregone, potendo semplicemente esprimere un proprio competitivo potenziale, capace di reggere, nel suo caldo guscio di cemento, a quello avversario, fors'anche un po' stanco per le fatiche di Coppa. Dunston (foto Blitz in alto) e compagnia, sin qui travolgenti a canestro, non ci stanno a subire sudditanze, muniti di ben altro armamenti rispetto ai loro predecessori, soprattutto alcuni di loro non hanno proprio nulla da invidiare ad avversari di spessore o ritenuti tali. [/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Semmai Cantù ne ha una sfilza, potendo schierare dieci uomini dieci d'un certo valore, tant'è che, per spiegarci con secchezza britannica, si può ritenere la squadra di Trinchieri (foto Blitz in basso) come la più seria candidata allo scudetto, sembrandoci oggi, per stazza tecnica e fisica, più compiuta delle altre cosiddette grandi, basti pensare a un'Armani "contraddittoria" e a una Montepaschi rimaneggiata da crucci aziendali. E' un'ipotesi ammissibile come lo è oggi quella di una Cimberio da semifinale scudetto, potendo diventare tale traguardo un'aspirazione praticabile da una formazione dotata di elementi che sfogliano il breviario di uno spirito cestistico ben intonato alla consapevolezza delle proprie qualità, non precludendosi nulla i "nostri" americani (esperti e d'avventura), a caccia di grandi affermazioni professionali. Ed essendoci pure il nome, come garantisce l'era di Varese, il campionato potrebbe anche riscoprire una protagonista dal passato illustre a beneficio di un ravvivato interesse collettivo per una pallacanestro sin qui finita nel mortorio di stagioni dominate dai soliti poteri forti. [/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]È un augurio che, s'intende, vale anche per Sassari e per un equilibrio che susciti incertezza e spettacolo, anche se, in verità, siamo agli inizi per auspici in libera uscita dovendo aspettare il tempo di verifiche più credibili, possibili soltanto attraverso il passare delle giornate e il crescere di altre squadre, peraltro partite tardi (peggio per loro), quindi battute tutte dalla lungimiranza della società biancorossa. Il cui merito, di scelte felici, s'è subito tradotto nei risultati, fors'anche più di quelli, in realtà, sperati ma che, venendo il bello, si rafforzano nella convinzione di ripetersi sullo slancio di un passo gioioso e ben oltre l'ostacolo. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Dunque, il passato è passato, il futuro non è ancora arrivato e il presente è tutto da vivere intensamente e appassionatamente. Come accadrà domani sera in una Masnago da pienone, stretta al fianco della sua amata squadra in una sfida che vale il primato e un bell' inedito racconto. [/font][/size][/size][/font][/color]
  23. [font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Derby numero 130 tra Varese e Cantù ma derby numero 1 per Frank Vitucci, che attende con curiosità di vivere da protagonsita sul parquet di Masnago una delle rivalità più sentite del panorama tricolore nella serata in cui la Cimberio vuol chiudere la serie negativa di sei sconfitte consecutive contro i brianzoli e lo stesso coach biancorosso vuole fermare a quota 6 la sua serie di sconfitte con il tecnico avversario Andrea Trinchieri: «Il derby tra Varese e Cantù è una delle sfide più storiche del basket italiano; ne ho sempre sentito parlare ma da fuori non si percepisce il vero clima che si respira attorno alla partita di lunedì. E' chiaro che si tratta di una gara estremamente sentita da entrambi i club e le rispettive tifoserie; personalmente sono molto curioso di viverlo da protagonista sperando di fare risultato…». [/size][/font] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Una sfida al vertice che la Cimberio vive da capolista dopo che negli ultimi anni ha sempre dovuto inseguire i brianzoli, ma il primato in classifica è vissuto come uno stimolo positivo e non dà alla testa del gruppo: «Il primato in classifica e l'entusiasmo del pubblico sono stimoli positivi e non motivi di pressione: la squadra ha il piccolo merito di aver acceso il pubblico creando un clima che probabilmente in occasione del derby sarebbe stato analogo, ma sta dando una spinta supplementare all'ambiente in un circolo virtuoso che dà carica reciproca. I tifosi rispondono agli stimoli della squadra e danno ulteriore energia ai ragazzi, che sentono il fattore ambientale ma sono consapevoli che c'è ancora molto da fare». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Il coach veneziano sottolinea comunque il valore dell'avversaria e la necessità di giocare una partita al massimo della concentrazione evitando i passaggi a vuoto delle ultime due uscite: «Cantù ha perso solo allo scadere a Sassari dopo aver conquistato la SuperCoppa e superato con autorità i preliminari di Eurolega: con Milano è la squadra più quotata del lotto e, al di là dell'atmosfera del derby, ci aspetta una partita molto difficile contro una squadra che ha fisicità e panchina lunga. Sarà una gara dispendiosa e impegnativa: mentalmente siamo pronti, fisicamente abbiamo ancora qualche acciacco ma vedremo di sistemarlo per lunedì». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]E contro una Cantù dalla doppia dimensione tecnica con l'aggiunta degli atleti Smith, Brooks e Tyus ad aggiungere vigore a una squadra che negli ultimi anni aveva fatto della qualità delle esecuzioni la sua arma vincente servirà una Cimberio aggressiva come al solito in difesa ma più lucida nelle scelte di gioco in fase offensiva: «Servirà ancor più attenzione del solito nella gestione dei possessi offensivi: dovremo avere molta pazienza nelle scelte e lavorare bene in difesa e rimbalzo con i cosiddetti “intangibles” che saranno importantissimi. Possibili chiave tattiche? Potrebbero essere più di una perché tutti i settori, dalla regia a quello dei lunghi, saranno determinanti in una gara così importante. Noi chiaramente dovremo spingere sulle soluzioni che sappiamo interpretare meglio, ma certamente serve crescere in altri aspetti a partire dal gioco a metà campo. Stavolta più che un test di maturità ci aspetta un mezzo esame di laurea…». [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Giuseppe Sciascia [/font][/size]
  24. [color=#000000][font=Verdana][size=1][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]La palla a spicchi non è mai uscita dalle mani di Pierluigi Marzorati. E non uscirà mai. “Pierlo”, 60 anni compiuti da poco e portati con la leggerezza di quando volava da un canestro all'altro con terzi tempi degni un grande triplista, è sempre nel mondo della pallacanestro. Per ragioni professionali: da architetto di vaglia è uno dei massimi esperti europei nell'impiantistica. Per altri incarichi: da presidente del Comitato regionale del Coni porta avanti con entusiasmo il Progetto di Alfabetizzazione Motoria. Per ragioni di cuore, perché la sua Cantù è sempre lì. Annidata, coccolata, affettuosamente accarezzata da uno dei suoi “figli” più importanti e prestigiosi.[/size][/font][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Marzorati, 2 scudetti, 12 coppe alzate al cielo con le varie maglie della Pallacanestro Cantù e 278 presenze in Nazionale, record difficilmente superabile, è l'anello di congiunzione tra il grande passato costruito da Allievi e il vitalissimo presente proposto con forza dalla famiglia Cremascoli. Quindi, ha il curriculum perfetto per parlare di Cantù e intavolare i temi del derby di lunedì a Masnago.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Mi chiedete di argomentare dei biancoblù ma - dice Marzorati - in realtà bisognerebbe discutere a lungo di una Varese che, tra la sorpresa generale, si è issata presto e bene in vetta. La Cimberio che ho ammirato in tv contro la Virtus Bologna mi è sembrata tonica, equilibrata, con gerarchie definite e un livello di atletismo notevolissimo. Il suo cammino è forse sorprendente, perché da un gruppo rinnovato per nove decimi ci si aspettava una partenza meno sprint. Evidentemente Vitucci ha trovato subito i meccanismi adeguati al suo gruppo che, di contro, finora ha risposto in modo perfetto a tutte le sollecitazioni».[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Allora continuiamo con la radiografia di Varese: quali caratteristiche l'hanno più colpita?[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Servirebbero ore per citarle tutte. Si parte dal recupero di un giocatore tatticamente importante come Sakota, alla “vetrina” offerta a Banks e Dunston, alle qualità della coppia Green-Ere e al lancio definitivo di italiani sempre più presenti come De Nicolao e Polonara. In breve: un mix davvero intrigante e saporito che, di più, ha davanti margini di miglioramento molto ampi».[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]E la sua Cantù?[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Un team rinnovato nei ruoli chiave, con giocatori che devono ancora conoscersi e, soprattutto, abituarsi a reggere il peso del doppio impegno in campionato ed Eurolega. Finora abbiamo giocato alla pari contro chiunque e perso solo negli ultimi possessi, pagando lo stato di forma approssimativo di Leunen, a mio parere la pietra angolare del gioco, e altri giocatori. Ma talento ed esperienza ci sono e non ho dubbi sul fatto che saremo protagonisti della stagione».[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Provi a giocare la partita di lunedì sullo scacchiere tattico.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Gara facile: corsa, velocità, alto numero di possessi di Varese contro il basket controllato e di sistema di Cantù. Con la speranza che noi, dopo il match contro il Khimky, si possa arrivare al match di Masnago ancora con benzina ed energie da spendere».[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Uno sguardo al passato e ai suoi derby da giocatore.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Il più importante è quello vinto nel 1975 che ci consegnò lo scudetto, il mio primo titolo tricolore e, per questo motivo, indimenticabile. Però, devo anche aggiungere che in quegli anni, contro quella Varese, si vinceva pochino».[/font][/size][/size][/font][/color] [color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]L'avversario varesino di una vita?[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Facilissimo rispondere: Aldo Ossola. Aldino, per cui nutro enorme rispetto, ed io eravamo giocatori di stile opposto, ma nel corso dei tantissimi duelli disputati ho sempre cercato di imparare qualcosa da lui e di rubargli almeno un grammo del suo impareggiabile modo di essere regista».[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Infine, chi vincerà lunedì?[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]«Varese, prima in classifica e in grande forma, quindi - sorride beffardo Pierlo - favorita, no?».[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Massimo Turconi[/font][/size][/size][/font][/color]
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