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  1. Quello che non era arrivato il giorno della Resurrezione, è accaduto in quello della Liberazione. Varese è salva, Varese resta in Serie A, Varese centra un obiettivo che sembrava tornato difficile dopo 28 gare in cui è accaduto di tutto. Varese trionfa, in un certo senso, prendendosi anche un po’ di lussi: quello di segnare 103 punti in una partita, quello di segnare da tre punti con il 56%, quello di mandare a referto sette uomini in doppia cifra. Quello di inguaiare una avversaria storica, la Fortitudo Bologna, ancor più sull’orlo del baratro dopo il 101-92 incassato in una Masnago che riassapora la gioia di fare festa. Ci voleva, una serata del genere, addirittura con un finale “tranquillo” dopo che per quasi mezz’ora il testa-a-testa era stato snervante. Canestro da una parte, prodezza dall’altra, rimbalzo d’attacco di qua, assist di là senza che nessuna delle due contendenti riuscisse a forzare un vantaggio solido. Poi però la partita della Openjobmetis è sbocciata definitivamente: in occasione di un paio d’incertezze biancoblu, la squadra di Seravalli ha capito di poter scappare trovando mani bollenti tra i suoi tiratori. Keene, certo (26 punti), Woldetensae pure, i baltici ovviamente e addirittura De Nicolao che nella serata più importante chiude con 3 su 3 dall’arco. Il segnale che per Bologna la spallata era troppo forte, e così nei minuti finali i biancorossi sono volati sino al +17 imbucando il pallone da ogni punto del campo. Ma anche Reyes merita una sottolineatura: il giocatore “meno amato” dell’era Roijakkers si prende una rivincita con una gara da urlo, 15 punti e 26 di valutazione. E anche chi non ha fatto canestro – i soli Caruso e Librizzi – hanno trovato il modo di dare il proprio contributo alla causa. Vittoria corale se ce n’è una. Intorno, dicevamo, si scatenava la festa salvezza con ben oltre 4mila tifosi bollenti e impegnati in un duello “vocale” (ma anche molto corretto) con i tanti fans arrivati dalla città emiliana. Tanti, tantissimi i bambini e i ragazzi delle scuole e dei centri minibasket sugli spalti, cornice ancora più bella anche per questo in chiave futura. Un domani che ora Luis Scola e i suoi collaboratori potranno prendere di petto fin da subito, senza patemi d’animo particolari dovuti alle ultime due giornate di campionato. Partite molto molto difficili – a Brescia e in casa con Sassari – ma da giocare liberi di testa e di cuore: chissà mai che arrivi qualche altra soddisfazione (e un piazzamento da spendere sul tavolo europeo). Intanto però, è tempo di tirare il fiato, rilassarsi, gioire e prendere appunti, per non ripetere un domani una stagione totalmente folle come questa. PALLA A DUE Quintetto rivoluzionato per Alberto Seravalli che tiene seduti De Nicolao e Sorokas, dando a Keene la regia, a Wolde e Reyes il quintetto e a Vene il compito di marcare il gigante Groselle, una mossa che ha ricordato quella di Brindisi su Perkins. La Effe è senza l’infortunato Feldeine e si presenta in campo con quattro stranieri accanto ad Aradori, accompagnata da circa 300 tifosi (3 i pullman della “Fossa”). Masnago caldissima, cornice d’altri tempi, ma tutto nel segno della correttezza. LA PARTITA Q1 – Naso avanti di Varese nelle prime battute ma Kigili subito agile a rientrare e passare davanti con un Charalampopoulos subito molto caldo (sarà una costante). Gli attacchi hanno la meglio sulle difese, Reyes si fa vedere, consueto buon avvio di Beane e punti distribuiti. Alla prima pausa è 24-25. Q2 – Nel secondo quarto la Fortitudo appare un po’ più concreta e in un paio di occasioni prova ad avere uno spunto migliore toccando il +5. Brava, nella circostanza, anche la OJM ad avere la pazienza di rientrare nonostante un terzo fallo di De Nicolao arrivato prestissimo (poco più di 13′). Piace Reyes sui due lati del parquet, piace ancora di più Keene che scalda la mano e piazza un controbreak con cui Varese torna a condurre. Un vantaggio che non dura perché proprio il play si palleggia sui piedi sull’ultimo possesso e permette il contropiede di Charalampopoulos per il 45-45. Q3 – Nel terzo periodo arriva anche la raffica firmata da Woldetensae, zero punti nei primi 20′, 11 nella frazione successiva all’intervallo lungo. Neppure questo, però, basta a staccare una Kigili che risponde colpo su colpo, almeno fino al 28′ quando De Nicolao sigla il 68-66 con una tripla dall’angolo. Poi il play commette quarto fallo e manda Procida in lunetta: l’ex canturino però fa solo 1/3 e Varese capisce che, forse, la Effe non è così salda come si temeva. Negli ultimi 2′ Varese costruisce un +7 (76-69) che vale platino con prodezze di Wolde e del solito Keene. IL FINALE E qui, altro capolavoro Openjobmetis: con il primo possesso del quarto Reyes allunga a +9 e toglie un altro pezzetto di sicurezza alla Effe che a quel punto inizia a forzare al tiro e fatica a trovare punti. Masnago è un pandemonio ed esplode quando i biancorossi aprono le ali: segna da 3 Sorokas (dopo rimbalzo offensivo di Librizzi), segna di nuovo Keene da lontanissimo e in poche mosse il punteggio arriva addirittura a +17, massimo vantaggio (94-77). Non può finire così, perché gli ospiti hanno qualche colpo di coda ancora in serbo per riavvicinarsi ma il divario è troppo grande per creare brividi. E quando Beane inchioda una schiacciatona delle sue, per Varese è solo festa. Damiano Franzetti
  2. Trovare una logica in sì tante illogicità stasera è davvero un’impresa. Ci proviamo per induzione. 67 punti segnati sono la peggior prestazione offensiva della stagione, al pari di quella esperita a Cremona. Era il 18 ottobre 2020: dopo 4 mesi Varese ha riscoperto cosa voglia dire non avere un’alternativa offensiva a Luis Scola. Lo ha riscoperto contro la valenza in retroguardia più inaspettata delle tante ospitate qui a Masnago: quella di una Fortitudo considerata farfallona quasi per antonomasia. È stata una grande lezione di coach Luca Dalmonte: anche chi non è portato per difendere può cambiare, se vuole. Anzi: se riesce. Trentasei tiri da 3, 20 da due. Anche nella pallacanestro del ciapa e tira il dato evidenzia uno squilibrio non tollerabile, indice di una difficoltà estrema nel trovare soluzioni. Triplicato il Luis olimpionico, alla Effe è bastato osservare come la Openjobmetis riuscisse a complicarsi la vita da sola. Con passaggi molli e facilmente intercettabili (14 palle perse), con esitazioni incredibili, con la lentezza (salvo il primo quarto) della circolazione di palla. Poi hai voglia a non tirare da tre, via di fuga che i mali li nasconde solo quando le conclusioni entrano… Dai tre minuti scarsi di Ferrero ai 33 abbondanti di Douglas, oggi hanno toccato il parquet ben 10 atleti. Bologna nel frattempo ha giocato in otto… Si è abusato dei quintetti piccoli, si è cercato di cavalcare l’opzione Scola-Egbunu, si è provato a spostare Strautins da ala piccola ad ala forte, si sono rispolverati dalla naftalina il capitano e De Nicolao, appurato che per alcuni dei loro compagni non fosse giornata. Ebbene: nessun quintetto stasera ha dato l’impressione di poter essere meglio degli altri. E questo è tragico. I tre piccoli sono stati sovrastati dalla fisicità ospite, l’opzione Scola-Egbunu ha favorito il primo parziale a favore dei biancoblù, Strautins è ormai una causa persa ovunque lo si faccia giocare, il recupero tardivo dei due esodati non poteva che non produrre effetti: la frittata era già fatta. Insomma: dal particolare al generale, le difficoltà che sta incontrando Massimo Bulleri sono davvero enormi. Evidenti. Non più celabili. Le questioni tecniche sul piatto sono sempre le stesse (e oggi non stiamo trattando la difesa, nell’occasione non certo ermetica, infilzata a più non posso sotto canestro e nonostante la Lavoro Più abbia tirato con il 18% da tre… ). Gli acquisti in corsa, indispensabili a concedergli almeno una parte di “materiale” non scelto da altri, hanno cambiato poco o nulla: Beane, pur non malvagio, ha ingolfato il reparto guardie; Egbunu non è un giocatore pronto per giocare in Europa, tantomeno nella squadra più in difficoltà del campionato italiano. In tutto questo le rotazioni sono aumentate a dismisura e il coach toscano ha dato prova di saperne beneficiare finora solo nella battaglia contro Cremona. Per il resto grande confusione: alcuni elementi si sono persi per strada (Strautins sicuramente e De Nicolao in parte), Morse è stato accantonato e la scossa dalla panchina non arriva quasi mai. Una Varese che non riesce a risolvere i propri problemi non potrà mai salvarsi. Cambiare l’allenatore non è mai stata un’opzione contemplabile dalla società e non lo sarà mai più a questo punto. Ora ci sono due settimane per lavorare: la campanella dell’ultimo giro però è suonata stasera. Stasera che Varese è davvero sul fondo. Con le scuse - pure quelle sacrosante, quelle che derivano da 6 partite in 17 giorni - a sfumarsi e poi perdersi nella nebbia del burrone che c’è sotto di lei. Fabio Gandini
  3. Sette giorni dopo la clamorosa e intensissima vittoria su Cremona, la Openjobmetis riveste i panni dimessi già mostrati prima del focolaio di Covid, quelli per intenderci indossati nelle sciagurate sconfitte interne con Reggio Emilia e Treviso. Il teatro è lo stesso di allora, l’Enerxenia Arena, dove questa volta passa la Fortitudo Lavoropiu in modo netto e meritato (67-79): se questa doveva essere una partita-salvezza, beh, basta valutare risultato e andamento per capire quale sia la squadra che rischia pericolosamente la retrocessione e quella che invece è destinata a mesi più sereni (ammesso che nella Bologna biancoblu si possa vivere tranquilli). La Openjobmetis infatti offre una ripresa a dir poco imbarazzante: dopo metà partita alla pari (ma con trend negativo nel secondo periodo), gli uomini di Bulleri restano senza uno straccio di idea nell’attaccare la difesa ospite, realizzano appena 8 punti nel terzo quarto – altra brutalità già vista – ed escono di fatto dalla lotta per la vittoria. Bologna, brava in fase difensiva, si accontenta così di qualche colpo di acceleratore tirando molto bene da dentro l’area e dalla media (sfiorato il 70% da 2) per intascare due punti utili per risalire la classifica. Il contrario di una Varese che torna ultimissima, a pari punti (10) con Cantù ma con doppio confronto negativo, e che appare tornata in grave difficoltà. Scelte incomprensibili nella selezione di tiro (36 tentativi da 3 punti, appena 20 da 2), forzature, palle perse ferali anche in uscita da timeout, scarichi prevedibili, nessuno in grado di mettersi in proprio per dare una sferzata. Chi ci ha provato, come Douglas e in parte Strautins, non ha cavato un ragno dal buco; Scola ha offerto un bello sprint iniziale ricadendo poi nell’antico problema della copertura dell’area mentre Beane non ha ripetuto le recenti prodezze. Bulleri, ancora una volta, non è mai riuscito a variare l’inerzia della gara arrivando anche a ingarbugliare i quintetti (a un certo punto ce n’è stato uno con quattro play-guardia insieme a Egbunu…) e a gettare nella mischia Ferrero e De Nicolao – dopo averli ignorati per 25′ – a partita ampiamente indirizzata. Insomma, confusione anche dalla tolda di comando ad aggiungersi a quella in campo dove tutto sommato il povero Egbunu è stato tra i meno peggio (4 punti, 3 stoppate, 7 rimbalzi). Ma non sembra questo il profilo di giocatore in grado di proteggere Scola – che tanto, da ala forte, può offrire solo qualche minuto – e di dare una svolta al campionato biancorosso, tornato gramo dopo gli exploit della scorsa settimana. Ora c’è la pausa per le nazionali: Varese potrà tirare il fiato – anche questa sera la differenza di energia con Bologna è parsa evidente – e provare a recuperare sia la condizione sia il discorso tattico. Però Bulleri deve cambiare marcia, e i giocatori pure, perché il campionato ripartirà con la sfida impari (ed esterna) con la Virtus di Teodosic e Belinelli. E in saccoccia c’è la misera di cinque vittorie. PALLA A DUE John Egbunu mantiene il proprio posto a referto ai danni di nuovo di Anthony Morse, con Bulleri che preferisce tenere a propria disposizione tutti gli esterni. Il quintetto è quello solito di questa parte di stagione mentre sul fronte opposto c’è l’atteso ex Adrian Banks tra i titolari accanto a Fantinelli. Sotto canestro il primo duello è tra Scola e Hunt. Prima del match si rivedono gli ultras biancorossi che si posizionano all’esterno del palazzetto per cantare qualche coro e accendere un paio di fumogeni, senza comunque creare problemi. LA PARTITA Q1 – Sembra una gran bella Openjobmetis quella che si affaccia alla partita, ma il giudizio positivo sarà limitato al quarto di avvio. Scola colpisce a ripetizione e quando la difesa decide di triplicarlo apre il campo per i compagni. Varese tocca il +10 e sbaglia anche qualche tiro di troppo, così la Effe riesce a risalire restando tuttavia sotto nel punteggio (26-19 alla prima pausa). Q2 – Nel giro di qualche minuto però la Lavoropiu ristabilisce la parità e mette avanti la testa in qualche occasione; la OJM segna con il contagocce (appena 12 punti) complice il tremendo 0/8 dall’arco. Bologna avanza con gli italiani (Fantinelli, Aradori, Baldasso) e chiude in vantaggio a metà gara 38-39, anche perché Douglas scivola sull’ultimo tentativo. Q3 – L’equilibrio però va a farsi benedire fin dai primi possessi del terzo quarto: Bologna ritrova un po’ di mira da tre punti e trascinata da Banks (11 punti in 8’30”!) infila un parziale di 0-14 interrotto da una tripla di Strautins, a sua volta rimasta isolata. Un’altra bomba di Douglas nel finale di quarto e due punti di Scola da sotto canestro – dove Varese non va praticamente mai – concludono il calvario varesino: 46-61. IL FINALE Servirebbe, nei 2′ di intervallo, ritrovare tutto quanto si è perso per strada: precisione, idee, cattiveria agonistica, voglia. E invece Varese torna in campo con la stessa faccia e con le stesse, strampalate, geometrie. Gli unici sussulti arrivano dalle stoppate di Egbunu e da De Nicolao, buttato in campo alla speraindio (rubata, canestro, tripla) da un Bulleri in confusione. Nulla però di continuo, di preparato, di lineare: alla Effe basta proseguire sulla propria strada per tagliare il traguardo senza forzare, 67-79. Damiano Franzetti
  4. L'Openjobmetis imprime il marchio dell'Artiglio per travolgere la Fortitudo. La compagine di Caja festeggia il primo hurrà casalingo stagionale grazie all'identità consolidata basata su difesa e collettivo. I 4037 spettatori dell'Enerxenia Arena applaudono a scena aperta una Varese capace di tenere a stecchetto la Pompea (60 punti dopo gli 89 con i quali domenica scorsa aveva abbattuto i campioni in carica di Venezia) e di schiantarla a suon di triple (14/29 da 3) grazie ad una oliatissima manovra condotta con lucidità dal maestro di cerimonia Josh Mayo. Due le chiavi di volta del nettissimo successo con il quale Ferrero e soci riguadagnano completamente il credito dei tifosi dopo la falsa partenza contro Sassari (ma la classifica attuale attribuisce i giusti meriti alla Dinamo e stempera i demeriti biancorossi...). L'applicazione in retroguardia di tutti gli effettivi, con Simmons padrone dell' area in modalità Tyler Cain per il decisivo 44-30 a rimbalzo che permette all'OJM di imporre le sue cadenze sincopate. E la regia d'autore del suo playmaker, che capitalizza al meglio i possessi armando le mani torride degli uomini che vengono dal freddo. Vittoria griffata dalla coppia del Baltico Vene-Jakovics. terminali principi di Varese per capitalizzare la circolazione di palla che ha visto inedito protagonista offensiva l'ala estone. La marcia in più per i padroni di casa è arrivata dalla vitalità garantita dall'esterno lettone: sospensioni velenose ma anche assalti al ferro vincenti per il sostituto a tempo di Jason Clark. Che marchia a fuoco la partita sorreggendo Mayo e Vene nella quindicina di minuti a cavallo di secondo e terzo quarto durante i quali l'OJM è stata assoluta padrona del campo, toccando anche 29 lunghezze di margine. La scossa di energia pura garantita da Jakovics - bravissimo anche nel pressare la palla in alternativa con Mayo - è quella che coach Caja cercherebbe sempre dal suo sesto uomo; quella che al momento un Tepic strutturalmente più compassato e in chiara crisi di fiducia non riesce a garantire a Varese. Ora il turno di riposo imposto dal calendario consentirà ad Artiglio di inserire al meglio nei meccanismi Clark; ma sarà anche il momento di valutare se Jakovics potrà fare al caso dei biancorossi anche dopo il ritorno della guardia titolare, scalzando Tepic dal ruolo di sesto straniero. Nel frattempo però i 4 punti messi in cassaforte dall'OJM senza un giocatore cardine del progetto tecnico estivo sono un indicatore significativo della solidità dell'impianto di gioco della compagine di Caja. Ora il rodaggio delle prossime settimane con l'aggiunta di Clark servirà a Varese per prepararsi al meglio al ciclo di ferro Virtus Bologna, Brindisi, Milano, Brescia, Venezia e Reggio Emilia: sei partite durissime per capire a quale livello potrà competere la miglior difesa del campionato con un realizzatore in più... Giuseppe Sciascia
  5. Dopo tanti, troppi anni torna come avversaria di Varese a Masnago la Fortitudo Bologna che dopo diverse stagioni di purgatorio ritrova la massima serie presentandosi alla terza giornata ancora a puneteggio pieno, ma il rotorno sotto il Sacro Monte per la F è indigesto. Inizio abbastanza equilibrato tra le 2 squadre anche se Varese rimane sempre in vantaggio; vantaggio che diventa considerevole a metà incontro con un più 18 per i padroni di casa. Grazie al break del secondo quarto Ferrero e compagni riescono poi a controllare agevolmente l’andamento dell’incontro incrementando ulteriormente il divario non lasciando ai felsinei nessuna speranza di ricucire lo strappo che alla fine sarà di 23 punti. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli: Peak 5,5 : del quintetto base è quello che ad ora sembra non ancora completamente inserito nei meccanismi; fatica su entrambi i lati del campo in particolare in difesa dove complice qualche ingenuità sui falli (i 4 a suo carico ne condizionano le rotazioni) e qualche amnesia in marcatura su Aradori (4 volte lasciato libero di prendere la mira con metri di spazio e lui collassato in area) sono un peccato che oggi non è stato pagato ma che in futuro potrebbe costare caro. SMEMORANDA Tepic 5,5 : l’impegno e la volontà non mancano e poi finalmente questa sera riesce a mettere a segno i primi punti del campionato segnando una bomba allo scadere dei 24, ma onestamente è ancora troppo poco. S…BLOCCATO De Vita N.E. Jakovics 8 : oggetto misterioso dai più battezzato come il solito rimpiazzo a basso costo ma inadeguato al livello delle serie A italiana questa sera sorprende tutti con una prestazione fantastica. Tenacia in difesa l’aveva già mostrata ma la sua aggressività mette fuori partita Stipcevic ma il suo capolavoro lo scolpisce in attacco con una prestazione balistica grandiosa con 4 su 6 da 3 e 3 su 6 da 2. Si vuole giocare le sue carte per allungare il suo contratto che sta per scadere. MICHELANGELO Natali 6 : mette a referto solo 2 punti ma su una azione molto spettacolare, poi il solito lavoro sporco atto a far inceppare i meccanismi offensivi avversari con buoni risultati. GUASTATORE Vene 7,5 : insieme al lettone risulta il miglior marcatore della partita con 19 punti tra i più silenziosi che si ricordino. Oltre ad aver trovato la via del canestro con continuità recupera 5 rimbazi e distribuisce 3 assist e difende in modo irreprensibile insomma un giocatore totale. ONNIVORO Simmons 7 : parte fortissimo con intensità e precisione; unica pecca della sua partita la precisione del tiro dalla lunetta dove chiude con un 1 su 5. Potrebbe registrare la sua seconda doppia doppia consecutiva ma per un punto non ci riesce; in compenso domina i lunghi avversari recuperando 13 carambole il tutto impreziosito da 4 assist che sanno di pennellate artistiche, statistica inconsueta per lui. PITTORE Seck N.E. Mayo 7 : non replica la prestazione monstre di una settimana fa ma dirige l’orchestra in maniera diligente e sapiente. Se i suoi compagni lo seguono lui lascia volentieri le luci della ribalta ad altri e gestisce ritmi e giochi da vero guru del parquet. RICCARDO MUTI Tambone 6 : nuovamente schierato nel quintetto base come guardia mostra i suoi lati migliori con la squadra che attacca mentre difensivamente spesso viene ripreso in maniera vivace da Caja. In attacco seleziona accuratamente le conclusioni e per questo le sue percentuali ne giovano. PRECISETTI Gandini 6 : impiegato solo 5 minuti ma nonostante ciò si rende utile recuperando 4 rimbalzi e facendo riposare Simmons. DUTTILE Ferrero 6 : vuoi per la ottima prestazione di Vene, vuoi per qualche conclusione pregevole ma sfortunata, il suo impiego è inferiore al solito ma comunque sufficiente. CENTELLINATO
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