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  1. La Openjobmetis si scrolla di dosso la “bestia nera” Treviso, vincente nelle ultime due partite a Masnago con un successo sulla Nutribullet arrivato al termine dell’ennesima partita da infarto. Altro che brividi di Halloween, prima della sirena che ha certificato l’87-85 finale gli oltre 4mila di Masnago hanno sudato freddo a più riprese in una partita che ha riservato – tabellino alla mano – 15 sorpassi e controsorpassi e che ha tenuto tutti con il fiato sospeso sino all’ultimissimo secondo, quando Sokolowski da centro area ha sbagliato il tiro che avrebbe mandato il match al supplementare. Per la prima volta in cinque gare, quindi, la Openjobmetis non è riuscita a imporre il proprio gioco dalla palla a due, riuscendo però a impattare nel punteggio (20-20) l’ultimo parziale del match, quello più importante. Merito di Treviso, che ha tirato in modo sontuoso dall’arco (50% al 30′, 41 alla fine) a differenza di una Varese che da lontano non ha trovato le consuete certezze. Quello che i biancorossi non hanno incassato dall’arco però, è arrivato attaccando il ferro: 73% abbondante da 2 con un Jaron Johnson fantastico nel trovare varchi e tagliare in due la difesa ospite. L’ala americana, con una caviglia non al 100% è stato il trascinatore della squadra non solo con i punti (28) ma anche risultando il migliore per rimbalzi e assist: mica male per un mezzo zoppo. La sua prestazione, ma anche l’applicazione dei compagni, ha permesso a Brase di superare indenne l’assenza di Reyes fermato da un problema al polpaccio che, probabilmente, lo terrà fuori anche dalla partita di Scafati. Anche per questo, mettere due punti in tasca oggi era importante e alla fine Varese ci è riuscita. Detto di Johnson, che ha avuto il solo torto di fallire la tripla del +4 a mezzo minuto dalla fine (avrebbe forse chiuso i conti), vanno sottolineate altre situazioni: De Nicolao non farà canestro ma è stato determinante in difesa nel gestire la squadra anche per via dei cinque falli di Ross. Bravo ancora l’americanino ma per la seconda volta la sua partita finisce troppo presto. Chi non tradisce è Brown mentre Owens e Caruso continuano a darsi il cambio e a “spremere” giocate positive, l’uno volando e l’altro danzando sul perno. Devono migliorare a rimbalzo, come tutti (anche Treviso vince questo duello), ma c’è da dire che la OJM è sempre abile a prendersi altrove quel che lascia sotto i tabelloni: appena 8 le palle perse (tanto per fare un esempio), indice di grande attenzione e concentrazione collettiva. Con il secondo successo consecutivo (dopo il blitz di Reggio Emilia) per Varese c’è quindi la prima mini-striscia positiva di questo campionato. Ci voleva dopo le beffe delle scorse settimane, in un torneo dove a ogni giornata salta fuori qualche sorpresa: attenzione però a pensare che si possa vincere facilmente a Scafati dove la Givova dell’eterno Logan giocherà per la prima volta nel palasport di casa (le prime uscite erano avvenute a Napoli). Insomma, per la Banda Brase gli esami non finiscono mai. PALLA A DUE Justin Reyes non indossa neppure la divisa: il problema muscolare al polpaccio è più serio di quanto si sperasse e Matt Brase deve fare a meno del suo jolly dalla panchina. Il quintetto è ovviamente il solito mentre Marcelo Nicola (solita bordata di fischi per lui) tiene a sedere all’inizio i due acclamatissimi ex Banks e Sorokas. Tutto straniero lo starting five dei veneti, con Cooke opposto a Owens sotto canestro. Atmosfera di nuovo calda a Masnago dove si festeggiano Halloween (parecchi bambini travestiti) ma anche le 200 presenze in A con Varese di Giancarlo Ferrero. LA PARTITA Q1 – Avvio contratto di Varese: Owens è subito pronto ma le mani degli esterni sono fredde e Treviso breakka subito sino al 2-9 ma poi trova la reazione dei padroni di casa che ci mettono ben poco a pareggiare con Ross e Johnson. Qui si inizia a correre affiancati: la OJM prova un “allunghino” con Caruso e Jaron ma il primo parziale si chiude 24-23. Q2 – Varese ci riprova in avvio di secondo periodo toccando per un attimo il +6, ma Banks e Iroegbu hanno altri programmi e ricuciono subito. Capita l’antifona, è la Nutribullet a provare l’allungo nel finale della frazione con i punti di Jantunen e Cooke: bravo Librizzi (tripla appena entrato) a contenere i danni ma la sirena suona sul 41-46 ospite. Q3 – Ross comincia con brio la terza frazione ma Treviso riesce per qualche minuto a tenere i biancorossi a distanza, almeno fino a quando Jaron Johnson decide di accendere i razzi. L’ala segna 12 punti nel quarto trovando a più riprese il corridoio giusto per battere la difesa e depositare a canestro. Sulla sua spinta Varese ritrova il vantaggio e potrebbe allungare nel finale ma Denik sbaglia l’entrata del +6 a 5” dalla fine mentre Iroegbu segna sul ribaltamento con l’aiuto del ferro: 67-65. IL FINALE Si gioca un “supplementare di 10’” per assegnare la vittoria: colpiscono Sorokas e Ross, poi anche Brown da 3 punti ma Banks non ha perso l’antico talento e replica un paio di volte. Caruso continua a farsi notare in attacco ma non basta, con Brase che deve incassare il quinto fallo di Ross ed è costretto a riproporre un Woldetensae in serata piuttosto buia. Da Brown (tripla) e Johnson arrivano i punti del pareggio e sorpasso cui risponde subito Sorokas dall’arco. Owens, 2/2 ai liberi, crea un piccolissimo solco che si rivelerà decisivo, 86-85, poi Johnson ha il tiro della staffa ma prende il ferro. La Nutri ha però finito i Bullets: due errori di fila e fallo su De Nicolao a 24” dalla fine. Girandola di timeout, 1 su 2 del playmaker (sorvoliamo sul fallo ciclopico su Johnson a rimbalzo, non fischiato) e ultimo pallone per i veneti. Ci prova Zanelli, lo chiudono in tre (decisivo Wolde, qui): rimessa con 2”2. Palla sotto a Sokolowski, la difesa si chiude a morsa con Wolde protagonista e il tiretto del polacco è impreciso. Owens vola a rimbalzo: a Varese il dolcetto, a Treviso lo scherzetto, 87-85. Damiano Franzetti
  2. Probabilmente, quella contro Treviso è stata fino a qui, la partita giocata peggio dai ragazzi allenati da Matt Brase. Forse il motivo è da ricercare nell’assenza di Reyes. Infatti è mancata in modo lampante la sua presenza a rimbalzo e la sua esplosività, tanto da mettere in evidenza le difficoltà di Varese a controllare le carambole sotto i cristalli. Ma se con Trento la fortuna ha premiato questi ultimi, contro i veneti la dea bendata ha voluto restituire quello che aveva tolto ai padroni di casa la volta scorsa. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli: Ross 6,5 : buona prestazione in regia per Colbey e ottime scelte di tiro. Peccato sia stato “spento” da alcuni fischi poco generosi con lui, perché con lui sul ponte di comando, la sensazione è che la nave sarebbe arrivata in porto con meno rischi. CAPITAN UNCINO Woldetensae 5 : altro passo indietro di Tomas che spara a salve per tutto l’incontro e fatica anche in fase di contenimento, salvo nel finale, dove viene ributtato nella mischia quasi per caso, visti i 5 falli di Ross e li si ricorda di saper difendere e dà il suo contributo nel far commettere degli errori ai trevigiani. SFIDUCIATO De Nicolao 6 : questa volta il coach gli da un minutaggio più alto, causa anche i problemi di falli di Ross. Permangono limiti evidenti in fase realizzativa (troppe penetrazioni si sono fermate sul ferro) e il libero sbagliato nel finale poteva costare la partita. Poi si fa perdonare in fase difensiva dove impiega un po’ a prendere le misure ma poi zittisce i suoi diretti avversari. MUSERUOLA Librizzi 6,5 : minutaggio ristretto ma solita applicazione difensiva e bomba presa e realizzata senza far tremare la mano. MICROONDE Virginio N.E. Ferrero 6,5 : causa assenza forzata di Reyes guadagna minuti sul parquet e conferma ancora una volta che non può essere lasciato libero di tirare. Infatti anche sta volta subisce fallo su una conclusione dalla lunga distanza e poi è bravo a convertire i 3 liberi. PERICOLO COSTANTE Brown 7,5 : sembra sempre sornione, evidentemente non ama troppo avere le luci dei riflettori puntate su di lui. Ma stranamente poi la partita va sempre verso di lui e Markel, la partita se la vuole prendere. In difesa è un manuale perfetto, in attacco può ed è letale e non gli pesa prendersi responsabilità. ICEMAN Caruso 7 : Willy è un balsamo per gli occhi. Ad ogni uscita mostra nuovi movimenti tecnici e dimostra di saper far valere il suo corpaccione anche contro centroni americani. Forse per fare il salto definitivo deve far crescere la sua cazzimma ma già ora dimostra una base solidissima. BELLAAAAAAAA… Owens 6,5 : ogni partita che passa si vede qualche piccolo passo in avanti. La sua presenza a difesa del pitturato si fa sentire anche se qualche mancata lettura su tagli ed aiuti è ancora evidente, ma la voglia non manca e nemmeno i mezzi atletici. FARFALLINA Johnson 8 : con quel tiro preso nel finale, in fotocopia con quello fatale contro Trento, ha fatto gelare il sangue a tutto Masnago, ma per grandi tratti è stato assoluto mattatore di serata in particolare con le sue scorribande in avvicinamento al ferro. Per fortuna era in condizioni precarie. LAZZARO
  3. Lo scorso anno, di questi tempi, la Openjobmetis strappava una insperata vittoria-salvezza sul campo di Treviso, con un’impresa che rivitalizzò la classifica e l’ambiente biancorosso. Oggi i veneti hanno restituito lo sgarbo (80-89) in un contesto simile: la classica scossa data dal cambio di allenatore premia la Nutribullet e complica il cammino di Varese, corsara lontano dalla Enerxenia Arena ma non così brillante tra le mura amiche. Non così brillante ma soprattutto stanca e poco paziente, una lettura che dà anche coach Roijakkers al termine di un match che, dopo quasi mezz’ora di rincorsa, sembrava essersi tinto di biancorosso. E invece, proprio quando Varese ha operato il sorpasso e fatto sperare in un finale galoppante, Vene e compagni sono andati in riserva d’energia e di lucidità. A quel punto l’attacco si è affidato a conclusioni precipitose, forzate, sbilenche e le percentuali sono crollate, permettendo agli ospiti di piazzare l’allungo (con 7 punti in fila di Bortolani) dal quale la OJM non si è più ripresa. Un inciampo doloroso, che ovviamente non cancella quanto di buono fatto fino a questo momento ma che rende più difficile sia la rincorsa a una salvezza ampiamente anticipata sia – a maggior ragione – quella alla zona playoff. Per il primo obiettivo tra tre giorni ci sarà una seconda occasione, perché a Masnago arriverà un’Allianz Trieste che è tornata al successo contro Reggio dopo due supplementari. Sarà dura, ugualmente, perché si arriverà alla partita nelle stesse condizioni di oggi, ma a questo punto è necessario strappare un successo per mettersi tranquilli. Ritrovando fluidità in attacco, perché è vero che Varese ha distribuito 22 assist, ma è altrettanto vero che molti canestri realizzati sono comunque stati opera di qualche magia – le triple di Keene, qualche guizzo di Vene, qualche decollo di Beane. I 43 tiri pesanti tentati (solo 13 andati a segno) sono il metro di giudizio di una partita nata e morta storta, nonostante la reazione e qualche momento di brillantezza al centro. La OJM però ha patito troppo Sims (che era in rotta con Menetti e stavolta è stato determinante), classico pivot che gioca “sopra al ferro” dove l’eroico Sorokas non può arrivare. E in attacco Varese ha avuto troppo poco da De Nicolao e Woldetensae, le due guardie del quintetto: ci avevano abituato ai miracoli, stavolta sono tornati sulla terra e tutta la squadra ne ha risentito. PALLA A DUE Gara alle insegna delle novità a Masnago. C’è il nuovo allenatore sulla panchina di Treviso, Marcelo Nicola (beccato a più riprese dal pubblico biancorosso), c’è – appunto – il pubblico con affluenza normale dopo oltre due anni segnati dal covid (bandierone a coprire la curva, autorità – sindaco e prefetto – bambini delle scuole). C’è pure una variazione nel quintetto base di Roijakkers. Tra De Nicolao e Beane prende infatti posto Woldetensae per via della caviglia malconcia di Librizzi, comunque arruolato. Nicola piazza due italiani in quintetto, Bortolani e Akele, con l’ex Dimsa, dando poi fiducia a Sims – che era in rotta con Menetti – sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – Non è la solita Openjobmetis quella che approccia la partita: pigra in attacco dove sbaglia tanto da 3 (dopo il primo centro di Vene), molle in difesa. La Nutribullet ne approfitta sia attaccando l’area con Sims che può giocare sopra al ferro, sia cercando canestri rapidi dopo i rimbalzi in difesa. Gli ospiti (8 punti Bortolani) aprono un break che tocca gli 11 punti per poi assestarsi sul 16-26 al suono della prima sirena. Q2 – A rivitalizzare l’attacco ci pensa allora Keene: il texano scalda la mano, infila tre triple (e Vene lo imita) riportando in scia una Openjobmetis che – non troppo rapidamente – comincia anche ad applicarsi in difesa. La risalita si ferma sul -1 perché Sorokas fa 1 su 2 ai liberi nel momento del possibile pareggio, la Nutribullet respira e chiude a +4 (44-48) con bel canestro di Bortolani, nonostante uno sprazzo importante anche di Beane sui due lati del rettangolo. Q3 – Dagli spogliatoi Varese è brava a riportare in campo le buone sensazioni del secondo periodo: i biancorossi capiscono che il riaggancio è fattibile. Ci pensa Beane impattando il punteggio e recuperando il pallone che porta al sorpasso firmato da Reyes usato a intermittenza da Roijakkers. Treviso è brava a reggere l’urto: va sotto ma non crolla perché Sokolowski, Imbrò e compagnia cantante trovano comunque le repliche ai canestri di Vene e Sorokas. Ancora Reyes trova il +6, massimo vantaggio ma negli ultimi possessi i veneti riducono lo svantaggio alle briciole, 67-65. IL FINALE Nelle prime battute dell’ultimo quarto c’è ancora la sensazione che Varese possa ripartire a razzo (rara tripla di Woldetensae, canestro di Reyes da sotto) ma poco dopo Bortolani cancella ogni illusione. L’esterno ex Legnano elimina per falli Beane e con una tripletta dall’arco segna 7 punti in fila che sparigliano il punteggio in via definitiva. La OJM ci mette lunghi minuti a ripartire, conditi da forzature e scelte macchinose che permettono ai biancoazzurri di gestire con attenzione il vantaggio. Russell, in particolare, non sbaglia le mosse in regia e quando il solito Sorokas rompe il digiuno biancorosso, la partita è segnata irrimediabilmente: 80-89. Damiano Franzetti
  4. Riducendo il tutto ai minimi termini - evitando uno spreco di parole che stasera fanno male, malissimo, che si debba scriverle o leggerle o ascoltarle - tutto si dovrebbe risolvere in una scelta di campo: o pro, o contro. O pro o contro quello che finora è stato fatto da società e squadra nel costruire e gestire questa disgraziata stagione. Sulla pelle di una Varese che rischia seriamente di retrocedere, mandando in fumo il lavoro che viene fatto fuori dal campo da chi da anni mantiene difficoltosamente in vita una gloriosa storia lunga 75 anni (il Consorzio), da chi ogni anno si inventa qualcosa per cambiare il presente (il Trust), dai tifosi che non voltano la faccia nemmeno dopo un’indigestione di bocconi amari, la scelta necessaria - l’unica in grado di salvare il salvabile - è essere contro. Contro gli errori fatti e perseverati, contro le giustificazioni che anche involontariamente, e inconsciamente li coprono. Contro sé stessi, contro la propria buona fede, contro la difficoltà che tutti noi proviamo nel mettere in fila due semplici vocaboli: ho sbagliato. Contro il facile e pericoloso gioco, per esempio, di incolpare - spinti dalla rabbia, dal livore che solo i derubati provano in cuor loro - gli arbitri per la sconfitta, guardando malauguratamente il dito e non la luna, pensando di coprire le proprie magagne di mesi con un errore - pur marchiano - di una frazione di secondo. L’antisportivo fischiato a Scola su Mekowulu è discutibile, per alcuni incredibile, reo di inutile protagonismo, imbarazzante nel senso di opportunità, ai limiti dell’inesistente se si guarda alla normalità di migliaia di finali di partita, di certo assassino a conti fatti: prima di esso, però, abbiamo visto tutti perché è arrivata la nona sconfitta nelle ultime dieci partite. Se prendi un 26-1 di parziale significa che non esisti come squadra. Non importa se poi reagisci, recuperi, rischi di vincere. Quello arrivato oggi da una Treviso già tramortita sotto 15 punti di scarto, banale nel suo approccio alla gara, modesta, è suonato come una sveglia potente, è traboccato come una goccia in un bicchiere già pieno di mille inadeguatezze che è quasi superfluo ri-elencare: l’inadeguatezza difensiva, l’inadeguatezza sotto canestro, l’errore nell’aggiungere una guardia invece di un lungo, la confusione di ruoli e di responsabilità fra gli esterni, la loro inutile sovrabbondanza. Oggi è arrivata la dimostrazione che il conducente non riesce a tenere il pullman in strada. Tutta colpa sua? No, le giustificazioni sono mille e la stima verso Bulleri è doverosa (e quanto speriamo che prima o poi ci schiaffi sotto il naso questo pezzo). Il problema è che qui ci stiamo schiantando. Che arrivi un suo passo indietro o che la società decida di sostituirlo, poco cambia: un allenatore che perde 9 partite su dieci va messo seriamente in discussione. Non perché i giornalisti siano stronzi o perché i tifosi si lamentano: semplicemente perché bisogna evitare il dramma incalcolabile dell’A2 finché si è ancora in tempo. E insieme a questa mossa ne andrebbero fatte altre due, sempre che si riesca a disincagliarsi dalle sabbie mobili economiche, contrattuali e di opportunità: l’aggiunta di un lungo muscolare e lo sfoltimento di un esterno. Queste sono soluzioni - banali, banalissime - che vorrebbero trovare luce nel buio, dinamismo nell’assenza di moto, futuro in un presente che pare annunciare solo morte agonistica. La prima di esse non verrà presa in considerazione almeno per il momento: lo ha fatto capire a chiare lettere la società già mezz’ora dopo la debacle contro la De Longhi (così come si esclude - oggi, domani, sempre - un ritorno dell’Artiglio per motivi etici). Rispettiamo la decisione, ma abbiamo paura. E come noi migliaia di tifosi. C’è un peccato originale da cui tutto è iniziato? È l’esonero di Caja? È l’acquisto di Scola? È una squadra fatta costruire da uno e fatta allenare da un altro? Vi diamo una notizia: non è importante trovarlo adesso. Adesso bisogna solo agire, bandendo ogni scusa. Bisogna essere contro sé stessi e non pro. Fabio Gandini
  5. La Openjobmetis perde di nuovo, lo fa ancora in casa e contro una avversaria non certo stratosferica, la Treviso operaia di Menetti che però sta centrando tutti i successi che le servono per stare tranquilla. A Varese invece, di tranquillità, non ce ne può essere tanto meno dopo l’incredibile ko per 79-80 contro i veneti: la classifica è sempre più drammatica, nonostante manchi oltre mezzo campionato, perché l’elenco delle occasioni perse è sempre più lungo e quella di oggi è davvero di quelle storiche. Nel dopo partita, comunque, il dg Andrea Conti ha escluso che coach Massimo Bulleri rischi il posto e con ancora maggiore forza ha detto che Attilio Caja non verrà richiamato sulla panchina biancorossa, non per motivi tecnici ma etici ai quali la società non intende soprassedere. Quindi nessun cambio all’orizzonte, anche se è fuor di dubbio che in queste circostanze anche l’allenatore abbia una bella fetta di responsabilità. Ma vediamo di inquadrare le due situazioni che hanno portato a questa sconfitta assurda: il crollo nel terzo periodo e il fischio “assassino” di fine partita che ha dato a Treviso i palloni del sorpasso conclusivo. TERZO QUARTO: VARESE CROLLA Ci eravamo indignati per il parziale di 8-24 patito contro Reggio Emilia nel terzo quarto di gara, ma non potevamo pensare (due settimane fa) di vedere qualcosa di ancor più brutto. Questa volta la Openjobmetis rientra negli spogliatoi con 15 punti di vantaggio (erano stati anche 17) ma alla ripresa del gioco subisce un parziale di 0-18 che permette a Treviso di sorpassare. La “striscia” si allunga sino all’1-24 (libero a segno di Jakovics) prima che qualcuno, Ruzzier, ci metta una specie di pezza. Al di là di quanto accaduto dopo (Varese è tornata in partita e ha sfiorato il successo) siamo di fronte all’ennesimo approccio fallimentare dopo la pausa lunga, un costante già vista in numerose occasioni. In quei minuti la squadra smette di giocare, perde palloni banali, fatica a tirare e quando arriva alla conclusione lo fa senza convinzione. Collassando anche in difesa, allo stesso tempo. Bulleri ha chiamato due timeout (questa volta non ha sbagliato i tempi) senza minimamente incidere al rientro sul parquet: non un’azione disegnata per un canestro sicuro, non una alzata di voce forte per rompere l’apatia. IL FISCHIO DECISIVO Prima di commentare questa parte è necessaria una avvertenza: siamo tutti, tutti, tutti d’accordo che la colpa della sconfitta va addebitata alla Openjobmetis per quello sciagurato e lungo passaggio a vuoto del terzo quarto. Detto e ribadito questo concetto, ci troviamo a descrivere un epilogo segnato in modo clamoroso da un fischio “assassino”, quello dell’arbitro Carmelo Paternicò sul fallo di Scola su Mekowulu a 18” dalla fine. Un fallo come mille altri (poco prima la stessa cosa era stata fatta da Treviso per mandare in lunetta Douglas), una scelta logica perché Varese aveva 3 punti di vantaggio e la palla era finita al pivot avversario. Certo, Scola è intervenuto in modo deciso ma comunque sugli avambracci del pivot nigeriano (insomma, non gli ha dato un pugno o una spinta a caso…) ma per l’ineffabile Paternicò – che bontà sua è andato pure all’instant replay… – quell’intervento andava sanzionato con l’antisportivo. A quel punto Mekowulu ha segnato i liberi, Treviso ha avuto un possesso in omaggio e Sokolowski con 4” da giocare ha infilato il +1. Ebbene, parliamo dello stesso arbitro che in precedenza aveva dato antisportivo a Jakovics a fine primo quarto (Varese non era in bonus, normale fallo speso su Logan in palleggio) e dello stesso arbitro che ha sanzionato nell’ultimo quarto un passi a Scola sulla ricezione in post basso e due falli in attacco a Douglas e Ruzzier che stavano proteggendo la palla. La sensazione è che certi fischi, a palazzetto pieno, non sarebbero mai arrivati. E che Varese, probabilmente, ha anche pochissimo peso politico visto che è stata trattata a pesci in faccia, in casa. Tornando alle mancanze biancorosse, perché non sottolineare anche che l’ultimo pallone è stato gestito molto male, pur uscendo da un timeout? La palla è finita a Douglas per un tiro da 3 punti marcato quando, sotto di uno, si poteva ipotizzare una penetrazione per prendere un fallo (magari con quello Strautins rimasto in campo appena 21′ mentre gli avversari banchettavano a rimbalzo d’attacco…) o comunque provare un tiro a più alta percentuale. Mettiamo pure questo sulla pagella della squadra e dell’allenatore, allungando la lista dei rimpianti. Ora Varese è proprio ultima, perché la Fortitudo (come Cantù sabato sera) ha vinto e si è portata a quota 8. Con 6 punti c’è solo Trieste che però ha due gare da recuperare e – udite udite – sarà la prossima avversaria della Openjobmetis domenica 3 gennaio. Si giocherà nella città giuliana con la tensione ai massimi. E sotto pressione Varese quest’anno ha sempre combinato guai. Auguri. LA PARTITA Primo quarto che va a strappi: Varese inizia meglio con due lampi clamorosi di Strautins (schiacciate a difesa schierata) e con Scola a colpire dall’arco contro un Mekowulu troppo pigro. Avanti 17-7 la Openjobmetis però si ferma e lascia un parziale a Logan e soci che riapre subito il discorso. Con Morse in campo la difesa di Bulleri torna a produrre e quando Douglas dà un colpo di gas è ancora parziale biancorosso, 29-16. Nel secondo periodo le mani sono un po’ meno calde ma Varese riesce a tenere sempre a distanza gli ospiti nonostante qualche difficoltà nell’attaccare la zona proposta da Menetti. Bulleri dà tanta fiducia a Morse che non si vede in attacco ma è utile a copertura. Qualche colpo di Beane garantisce punti anche se De Vico, a fil di sirena, spreca una tripla da libero per migliorare il margine: 45-30. Nel terzo periodo, lo abbiamo già descritto, succede l’incredibile: Varese sbaglia tutto quello che può sbagliare e Treviso ne approfitta segnando 18 punti consecutivi per il 45-48. A quel punto Jakovics infila un libero ma il parziale si allarga a 1-24 per la De’Longhi prima che Ruzzier trovi i canestri che tengono un minimo a galla i biancorossi (53-58 al 30′). IL FINALE L’ultimo periodo è punto a punto: Beane fa buona guardia su Logan e Ruzzier trova gloria al tiro ma non basta perché Treviso domina a rimbalzo d’attacco contro tutte le configurazioni del quintetto di Bulleri. Le giocate di Akele ridanno il vantaggio agli ospiti fino a quando Ruz pesca Scola sul perimetro per la tripla del 72-70. Il quinto fallo del play biancorosso permette a Treviso di pareggiare e sorpassare con la bomba di Logan: stessa prodezza per De Vico dalla parte opposta (dopo tanti errori al tiro dell’ala) mentre Douglas dalla lunetta fa 4-4 e riporta avanti Varese di 3. Quasi fatta ma la giocata decisiva è dell’arbitro con l’antisportivo a Scola che frutta quattro punti ai veneti: finisce 79-80. Damiano Franzetti
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