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  1. L'Openjobmetis timbra la patente da grande al Taliercio. La truppa di Attilio Caja infligge il primo stop casalingo stagionale alla seconda forza Venezia, e regala una soddisfazione doppia a Rosario Rasizza nel "derby del lavoro interinale" contro l'Umana. Eloquente il tweet a fine gara del main sponsor biancorosso («Openjobmetis gioca una partita disUmana. Luigi Brugnaro, ti aspetto a Varese per tifare insieme. Questa volta forza Varese!») per celebrare il secondo "sacco di Mestre" nell'anno solare 2018: "Orgoglio Varese" è ormai (praticamente) realtà, nel frattempo sono il coach pavese e la sua banda di guastatori a rendere orgoglioso l'a.d. dell'azienda di Gallarate nella partita più sentita dell'anno. Un capolavoro tattico costruito da Caja sfruttando al meglio la pausa per mettere a punto il copione di una difesa perfetta per 30 minuti (rispettivamente 7 e 10 punti concessi nei quarti centrali). Sigillo consecutivo numero 5 pur senza capitan Ferrero e in attesa dell' upgrade Salumu, ripartendo di slancio dopo la pausa per la Coppa Italia che consolida il molo da attuale terza forza in classifica. L'impresa di Varese è ancor più clamorosa perché arriva in rimonta dopo un avvio choccante sotto la pioggia di triple iniziale dell'Umana. Ma la forza mentale e caratteriale del-l'OJM emerge proprio in queste circostanze: le scelte tattiche di "Artiglio" -proteggere il pitturato raddoppiando sempre i lunghi - inducono Venezia ad abusare delle triple, e dopo il 6/10 dei primi 10' il successivo 6/30 è la prima chiave del raid biancorosso. Così gli ospiti portano avanti le loro trame sincopate, eseguendo con pazienza dopo il gelido avvio dal perimetro. Varese controlla il duello dei cristalli pur contro un'avversaria più stazzata grazie ad un Cain insuperabile dentro la sua area colorata. Di conseguenza impone le sue cadenze alternando ripartenze fulminee sui recuperi a trame al limite dei 24 secondi. Giocate che le permettono di indirizzare la partita sui suoi binari più congeniali. Una lezione difensiva sul campo della miglior difesa del campionato, mai in grado di imporre i suoi vantaggi in termini di stazza e costretta a giocare con quintetti naniformi per trovare spazi nel micidiale viluppo creato dalla retroguardia OJM. Così la formazione di Caja conferma tutto lo spessore della sua coralità, imponendo anche al Taliercio la legge della sua granitica organizzazione sui due lati del campo: se la difesa costringe gli avversari a snaturarsi e l'attacco macina il suo basket controllato senza uscire dal copione, si può vincere sul campo dell'Umana anche in una serata povera di spunti balistici (5/22 da 3). Ora Varese vuol provare ad alimentare il "magic-moment" con la doppietta all'Enerxenia Arena contro Larnaca e Torino, ma il raid del Taliercio lancia un messaggio forte e chiaro al campionato: anche quest'anno la classe operaia dell'Openjobmetis vale il Paradiso chiamato playoff... Giuseppe Sciascia
  2. Varese risorge a Venezia. Dopo cinque stop consecutivi, la truppa di Attilio Caja sbanca con autorità il Taliercio e rompe un digiuno di 42 giorni (ultimo urrà il 10 dicembre 2017 contro Capo d'Orlando) abbandonando l'ultimo posto della classifica. La vittoria che non ti aspetti, frutto di una prestazione corale di altissimo livello sui due lati del campo di una squadra capace di applicare alla perfezione il piano gara preparato da Artiglio. Biancorossi tatticamente perfetti nell'imporre la propria superiorità fisica a rimbalzo (37-27 ma 22-11 a metà gara) e impostare una partita su ritmi cadenzatissimi che tolgono ai campioni in carica l'arma principale delle triple in transizione. Varese cavalca con lucidità i mis-match prodotti dai cambi difensivi dei padroni di casa, coinvolgendo nel pitturato un Cain sostanziosissimo (8/9 da 2 e 8 rimbalzi). Però l'eroe di giornata è Matteo Tambone che in attesa del rinforzo in arrivo - Tyler Larson è vicinissimo, ma c'è ancora da smussare l'ultimo spigolo della resistenza di Liegi - si scopre cecchino di lusso (5/10 al tiro di cui 4/7 da 3). L'esterno romano disputa una prova di grande sicurezza in regia, ruolo che potrebbe dividere dal derby del 29 gennaio con l'esterno in arrivo dal Belgio. Liberato dalle incombenze di costruire il gioco, anche Cameron Wells pare più a suo agio, nota positiva in chiave futura alla luce della scelta di sostituire Waller con un elemento maggiormente votato al playmaking. Nonostante l'ormai cronica mancanza della guardia titolare, Varese impone contro ogni pronostico la profondità delle sue rotazioni (40 punti dalla panchina!) ad una Reyer che nonostante i 12 giocatori 12 gettati nella mischia da coach De Raffaele non trova mai il bandolo della matassa. Merito comunque della gestione del match da parte degli ospiti, che costringono Venezia a pensare: senza più il collante Orelik e con Peric visibilmente condizionato dalla maschera sul naso rotto, la squadra di casa si incarta a ripetizione contro una difesa di granito che nega ripetutamente l'area sfidando i veneziani al tuo al bersaglio dall'arco (33 triple contro soli 20 tiri da 2). E i 63 punti complessivi col 36% dal campo più 17 perse fatturati dalla Reyer sono il dato saliente di una partita vinta col cuore ma anche con la testa; insomma esattamente quel che chiedeva Caja alla vigilia di un match nel quale Varese ha iniziato ad apprezzare anche l'apporto di Siim Sander Vene. L'ala estone ha dato grande sostanza su entrambi i lati del campo, fungendo da primo attivatore per Cain (5 assist) e da efficacissimo baluardo difensivo (4 recuperi) con chiusure puntuali nelle rotazioni. Dopo tante prestazioni ricche di spunti positive ma senza il corroborante supporto dei due punti, stavolta il clan biancorosso può festeggiare la meritata posta in palio caricata sul pullman di ritorno verso Varese. Solo il primo passo verso la salvezza, ma certamente lungo e ben disteso per una squadra che ha dimostrato con i fatti di essere perfettamente sintonizzata sulla lunghezza d'onda di coach Artiglio. Ora i due derby contro Milano e Cantù, sperando di sbrogliare l'ultimo nodo della matassa Larsen e di tornare al completo col quid in più di un elemento che dovrà aggiungere un pizzico di sale (leggi talento) per insaporire la pietanza dell'attacco varesino. Giuseppe Sciascia
  3. La Pallacanestro Varese va in cerca dell'impresa sul campo dei campioni in carica. Stasera a Mestre (palla a due alle ore 19) la compagine di Attilio Caja sarà ospite dell' Umana Venezia, provando a invertire il trend negativo delle cinque sconfitte consecutive che l'hanno fatta scivolare in fondo alla classifica. Sulla carta è una missione impossibile tra il valore della seconda forza Reyer e l'emergenza perdurante ormai da un mese nel ruolo di guardia. La prossima settimana porterà certamente un rinforzo e dal derby con Milano l'organico biancorosso tornerà numericamente al completo, mentre nel giro di tre - quattro giorni si sbroglierà anche la matassa Hollis (vicino l'accordo con Bergamo, a meno di rilanci in extremis di Orzinuovi; a Varese non importa la destinazione futura ma la chiusura del rapporto). Ma stasera al Taliercio i biancorossi avranno ancora risorse ridotte al cospetto di un'avversaria dall'organico profondissimo come l'Umana, a sua volta in affanno avendo perso Oreik mentre la sua alternativa Peric giocherà con una maschera protettiva a causa di una frattura al setto nasale riportata mercoledì. Venezia stasera e Milano lunedì prossimo sembrano impegni proibitivi per una Varese combattiva nonostante i rovesci in serie (sono otto nelle ultime nove gare). Per questo Attilio Caja ha ribadito la sua fiducia nelle capacità del gruppo di non perdersi d'animo e continuare a lottare anche dopo sconfitte pesanti da digerire come quella di domenica con Torino. Ma l'attuale versione di Varese, senza un americano per la quinta partita di fila e con un tasso tecnico oggettivamente limitato a dispetto dell'impegno profuso, può ragionevolmente pensare di sorprendere una Reyer che domenica scorsa ha violato con merito il Forum di Assago? La differenza in termine di potenziale tecnico e la difficoltà di Varese di esprimere anche in trasferta il basket graffiante e aggressivo della sua versione Masnago, non lasciano molto spazio alla speranza. Per ottenere l'agognata salvezza però la squadra di Caja dovrà prima o poi riuscire a violare quello zero nella casella delle vittorie esterne che l'ha accompagnata nelle sette trasferte del girone di andata. E se tutte le avversarie dei biancorossi sono riuscite prima o poi a piazzare un acuto a sorpresa, significa che Ferrerò e soci non potranno restare in Serie A soltanto a suon di scontri diretti. Certo il compito è improbo, contando il tasso di talento di una Reyer ricchissima di attaccanti anche senza più il suo ago della bilancia nello spot di ala forte. L'osservato speciale sarà ovviamente l'ex di turno Dominique Johnson, decisivo insieme a Caja nella missione salvezza nel 2016-17 con la vetrina di Varese che gli è valsa la chiamata di una big come Venezia; stavolta non arriverà un giocatore dallo stesso pedigree dell'ex Alba Berlino, che stasera sarà solo uno degli elementi da contenere per una difesa chiamata alla massima attenzione anche sul play Hajnes e sull'azzurro Tonut (assente all'andata). Varese dovrà giocare una partita di sacrificio e di attenzione difensiva per imporre la sua legge a rimbalzo contro la cavalleria leggera di un'Umana che ha lunghi pericolosi dal perimetro come Watt e Biligha. Ritmo, punteggio basso e un mix di intensità e lucidità sono le chiavi per sognare un'impresa contro ogni pronostico. Più del risultato finale conterà però l'atteggiamento: per salvarsi è obbligatorio lottare su ogni campo, anche quello sul quale in partenza non sembrano esserci chances. Giuseppe Sciascia
  4. Si spegne a Venezia il sogno proibito della rimonta playoff per l'Openjobmetis. La compagine di Attilio Caja cede soltanto nel finale sul campo della seconda forza della serie A, onorando comunque al meglio l'impegno contro una big come l'Umana. Anche al Taliercio i biancorossi mostrano la solidità di un impianto di gioco esaltato da un Maynor a lungo incontenibile (11/18 al tiro e 8 assist per il play statunitense). Alla fine, però, la cavalleria leggera della Reyer punisce Varese proprio nel reparto in cui i padroni di casa erano più in affanno viste le assenze sotto le plance di Batista, Hagins e Ress. La vittoria a sorpresa nel duello a rimbalzo degli orogranata (43-41 totale) impedisce agli ospiti di coronare i frutti del contropiede alimentato nella fase migliore di un match ricco di capovolgimenti di fronte. La zona 2-3 mantenuta a lungo da Attilio Caja per non subire il maggior dinamismo degli esterni di casa, travolgenti già in avvio (19-10 al 7' con Tonut già a quota 12) e di nuovo micidiali nell'usare spazi e circolazione di palla per il 43-29 del 15', paga dividendi fino a quando Venezia non affila le armi perimetrali (15/42 da 3 con un 4/9 nel decisivo quarto finale). L'OJM non corona un terzo quarto difensivamente solidissimo (5 punti in 7' dopo averne concessi 43 nei primi 15') che aveva acceso il motore del contropiede esaltando le doti da fuciliere di Dominique Johnson. Il rammarico principale è quello di non aver sferrato il colpo del k.o. ad una Reyer in grande affanno contro la zona: l'esaltante rimonta dal 51-42 dell'19' al 56-62 del 28', costruita a suon di transizioni ed esecuzioni lineari, si è fermata su quattro possessi a vuoto sul più 6 che avrebbero potuto alimentare l'inerzia ospite. Al contrario Venezia, giocando l'azzardo dei quintetti "nani-formi", ha trovato la chiave di sblocco della manovra con lo sgusciante Ejim e Peric a fare bottino da sotto e da fuori. E quando in panne c'è andato l'attacco dell'OJM, con Johnson privato delle munizioni (zero punti e 0/3 nel quarto periodo), è arrivato il sorpasso firmato da Haynes (72-67 al 34' con un 10-0 dopo il 62-67 del 30'). Varese ha reagito impattando di nuovo a quota 74, ma due triple di personalità e talento di Filloy hanno definitivamente spaccato la partita (82-74 al 38'). Si poteva fare meglio? Forse con qualche sbavatura difensiva iniziale in meno e una gestione offensiva più lucida a cavallo tra terzo e quarto periodo l'impresa non sarebbe stata fuori portata. Nel complesso, però, il paragone tra la sconfitta dell'andata (60-73 dopo essere stati a meno 27 al 28' ) dopo 4 giorni di cura-Caja e la partita di ieri, giocando alla pari e senza timori reverenziali sul campo della seconda forza della serie A (che domani partirà per Tenerife per le Final Four di Champions League), la dice lunga sui due volti diametralmente opposti della stagione di Varese. Di certo i playoff non sono sfumati a Venezia, ma in un girone d'andata all'insegna delle occasioni sprecate (vedi le amarissime sconfitte interne con Avellino, Brescia e Cantù) al di là della differente gestione tecnica. Ora vanno comunque onorate le ultime due tappe contro Cremona e Torino, sperando che la coppia Coldebella-Caja possa avere già in mano entro fine maggio le certezze economiche necessarie per costruire la Varese 2017/'18. Auspicando che le risorse disponibili consentano di non disperdere il capitale tecnico e umano costruito in questi ultimi mesi da grande... Giuseppe Sciascia
  5. Varese piegata a Venezia, Pistoia vince in casa contro Pesaro: l’aritmetica, con due giornate ancora in calendario, spegne il sogno della clamorosa rimonta playoff partendo dall’ultimo posto in classifica (sia i toscani che Capo d’Orlando, al momento ottava, sono avanti negli scontri diretti con la Openjobmetis). Non vogliamo sprecare più di una frase nel dare conto del verdetto che chiude, di fatto, il campionato della squadra di Attilio Caja: per un’impresa ai limiti dell’impossibile non ci possono essere grandi rimpianti, soprattutto se la memoria ti ricorda come (e dove) era messo questo gruppo mezzo girone fa. Più opportuno, semmai, è certificare l’ennesima grande dimostrazione di carattere di una squadra andata a un nonnulla dallo sbancare il parquet della seconda in classifica, un avversario forte, talentuoso, profondo, che fa partire dalla panchina gente come Ejim, Stone e McGee che sarebbero titolari ovunque. Al Taliercio l’Artiglio invita gli avversari al tiro al bersaglio (Venezia tira 42, sì quarantadue, volte da 3) e per poco non compie il ratto del secolo: con una zona senza quasi soluzione di continuità, Varese prima subisce la forza della Reyer che fra 5 giorni si giocherà (tanto per dire) la finale di Champions League, poi rientra e sorpassa con la classe offensiva delle sue guardie (da alta Eurolega la prestazione offensiva di Maynor, 27 punti e 8 assist, 31 di valutazione) e con gli importanti contributi da gregari di lusso di Pelle (6 punti, 6 rimbalzi e 3 stoppate), Kangur (6 punti e 4 rimbalzi) e Cavaliero (9 punti con tre triple pesantissime). Peccato per le chance sprecate negli ultimi 5’, con la benzina (soprattutto mentale) che finisce sul più bello, qualche errore di troppo e la tracotanza dei padroni di casa a punire ogni mancanza. Vince Venezia, non perde Varese: per una volta è giusto scrivere così. E se proprio vogliamo trattare di sogni, che dite di quello che materializza una ex ultima della classe che gioca a testa alta su un campo dove hanno vinto solo in 3? La verità è che finiscono oggi due mesi fantastici che hanno restituito il sorriso e l’orgoglio a chi ama il basket sotto al Sacro Monte: accontentiamoci. La cronaca racconta di una sfida che si trasforma subito in un grande duello tra Eric Maynor e Stefano Tonut, entrambi ispiratissimi. Se il play di Raeford è bravo a scardinare la prima linea reyerina e a segnare o servire “cioccolatini” per Anosike, il dirimpettaio classe ’93 fa ammattire tutta la difesa biancorossa, colpendo alternativamente da fuori e in penetrazione e segnando 12 punti in 5’. Sul 19-10 del 6’ Caja chiama timeout: ne esce una Varese capace di rispondere colpo su colpo in attacco (si segnalano i cesti di Johnson e Cavaliero) ma ancora inefficace in retroguardia, bagnata da una grandinata orogranata che sancisce il 29-23 del 10’. Si ritorna in campo e si ritorna - per un attimo - a uomo, con Pelle che sembra in grado di proteggere proficuamente l’area, contribuendo con un paio di altisonanti schiacciate anche a tenere lì Varese nel punteggio (33-27 al 13’). Una prima svolta alla gara la dà un’azione da… 5 punti di Venezia: ennesima tripla di Filloy, fallo di Maynor (veniale) che si becca anche il tecnico e si imbufalisce con arbitri e avversario oriundo. Il tabellone segna 38-27, che diventa presto il massimo svantaggio ospite (43-29) con i canestri di Peric ed Ejim a seguito di una sontuosa circolazione di palla dei locali. La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece risale sulle ali di un Maynor (16 punti nei primi 20’) offensivamente inarrestabile (45-39 al 16’). Quando Venezia riprende a martellare (tripla di Stone 49-39), sono il preziosissimo contributo di Kangur e due bombe (una su “regalo” di Peric allo scadere) di Johnson a ridare una partita vera al Taliercio quando suona la seconda sirena (51-47 al 20’). La faccia biancorossa è quella giusta dopo il riposo lungo: Anosike e Johnson prima pareggiano poi sorpassano, mentre Caja toglie Eyenga che forza un po’ troppo. Varese, che risale a rimbalzo, trova ancora la strana coppia Maynor-Johnson a corroborare il vantaggio (56-62 al 26’), poi con i quintetti piccoli che si sfidano sul parquet (e la zona ancora schierata da ambo le parti) gli uomini di Caja perdono due occasioni buone per scappare e vengono puniti dalla bomba di Ejim (62-64 al 29’), prima che capitan Cavaliero fissi il 62-67 del 30’. Contro una contendente così sicura di sé, però non puoi mai abbassare la guardia. Peric e un Haynes scatenato anche in retroguardia (annullato Johnson nel frangente) piazzano un parziale di 10-0 a inizio ultimo quarto che rivolta ancora una volta le sorti del match (72-67 al 34’) e spezza le gambe ai biancorossi in trasferta. I quali provano anche a rientrare e a resistere per un po’ (tripla di Cavaliero e precisione in lunetta di Kangur e Pelle: 74-74 al 36’), ma poi - buttando al vento un paio di possessi in maniera frettolosa - subiscono un altro scossone Reyer. Decisivo. Filloy ed Ejim mettono i chiodi sulla bara: finisce 87-81. Fabio Gandini
  6. La seconda in classifica del girone di ritorno contro la seconda in classifica “reale”: «Vediamo quanto siamo distanti da loro: basta questo come stimolo» I playoff lasciamoli lì dove sono: non pensarci, in fondo, fino adesso ha portato fortuna. E poi, al “cartesiano” Attilio Caja, ciò che dipende anche da fattori esterni al “super io” biancorosso non interessa: così è stato nella rincorsa salvezza, così sarà in questo finale di campionato. “Prima” della classe Sulla strada di una Openjobmetis da 7 vittorie in 8 partite stavolta c’è un esame di quelli da 3 mesi di studio. Al Taliercio, contro la Venezia capace di bagnare il naso al resto della classe (fatta salva Milano), si va però con la salvezza già in tasca. Giusto allora fare un passo indietro: «Trento è valsa l’aritmetica certezza della nostra permanenza in serie A - esordisce il coach nella consueta conferenza stampa del venerdì - Io e i miei giocatori siamo molto contenti, soprattutto del fatto che la salvezza sia arrivata con tre giornate di anticipo, ma vogliamo continuare quest’onda lunga e scendere sul parquet per fare altre partite di livello». Il calendario, in tal senso, serve il piatto giusto: «La Reyer non solo occupa il secondo posto in Serie A, ma ha anche conquistato le final four di Champions League: sta dimostrando tutta la sua forza e non ha lasciato nulla d’intentato nemmeno sul mercato. E poi, tornando al campionato, avere davanti solo Milano, notoriamente fuori portata, significa essere fondamentalmente primi: merito di coach De Raffaele e della società». Insomma: «Sarà una partita dura, che dobbiamo prendere come una verifica: quanto siamo lontani da una squadra così? Penso sia questa la motivazione migliore per i miei giocatori, che anche durante gli allenamenti di questa settimana hanno dimostrato di essere presenti di testa, dopo un primo giorno di ripresa così così. Io sono molto curioso di vedere come andrà a finire contro l’Umana, spero che lo siano anche i ragazzi. Lo status Dall’altra parte del campo la Openjobmetis troverà un organico profondo, che al momento attuale sconta tuttavia delle assenze importanti sotto le plance: contro Varese marcheranno visita Batista (chiamato qualche settimana fa per sostituire Hagins) e Tomas Ress. «Se uno guarda a come gioca la formazione di De Raffaele - ridimensiona Caja - capisce che il “buco” è solo uno, quello di Batista. Loro partono con Ortner in quintetto: l’unico che manca è il suo cambio designato, perché Ress, comunque grande giocatore, entra in campo pochi minuti a gara». Probabile, piuttosto, qualche istante di Melvin Ejim da “5”: «A livello di accoppiamenti questa mossa potrebbe crearci qualche problema, perché Ejim da centro, oltre a dare tanta energia e a non subire a rimbalzo, possiede un’atipicità pericolosa. Avrei preferito giocare contro Ress...». Inevitabile, in un frangente in cui il traguardo vero è già stato conquistato e il resto sono sogni un po’ fumosi, ritornare sul discorso degli stimoli: «Lo sport è competizione sempre - sottolinea l’allenatore pavese - E già questo dovrebbe essere sufficiente: io sono 25 anni che vado in palestra ogni giorno, in primis per imparare e poi per dimostrare qualcosa. Ritengo che i miei giocatori debbano avere delle motivazioni anche individuali, forse persino superiori a quelle collettive: far bene contro la seconda in classifica può accrescere il tuo status, permettendoti magari di strappare un buon contratto per il prossimo anno». Fabio Gandini
  7. Yakhouba Diawara ha le idee chiare sulle prospettive dell'Openjobmetis alla vigilia della trasferta di Venezia. L'ala francese capocannoniere della serie A a 26,3 punti di media esprime senza mezzi termini la voglia di riscatto del gruppo biancorosso dopo il primo stop casalingo stagionale contro la Grissin Bon: «Dopo la sconfitta contro Reggio Emilia abbiamo tanta voglia di riscatto: ci aspetta una partita difficile, però ci siamo allenati molto bene in settimana e siamo pronti a giocare una gara ricca di intensità: lo stop di sabato sera ci ha lasciato l'amaro in bocca, vogliamo tramutare la delusione in rabbia agonistica». Per l'ala del 1982 sarà la più classica delle partite dell'ex, tornando per la prima volta da avversario al Taliercio, il suo campo di casa nella stagione 2012/2013 (lo scorso anno Kuba ha giocato in Francia al Gravelines): «Nel complesso è stata una stagione positiva perché abbiamo raggiunto i playoff, però nel corso dell'annata abbiamo attraversato una lunghissima serie di alti e bassi. E poi abbiamo incontrato subito la Cimberio, per cui la nostra avventura si è chiusa presto. Non c'è più lo stesso allenatore ma sono rimasto in ottimi rapporti con lo staff e con l'ambiente; ho tantissimi bei ricordi, ma ora penso a Varese e a giocare la miglior partita possibile domani sera». Altro spunto importante per l'atleta francese è legato alla presenza di Carlo Recalcati sulla panchina dell'Umana: fu l'ex CT azzurro a volere Kuba a Varese nell'estate 2011 dopo la retrocessione in LegAdue con Brindisi, e a rilanciarlo alla grande verso il lucroso contratto strappato a Venezia. «Carlo è un allenatore per il quale nutro grande rispetto, lo avevo già incrociato due anni fa giocando a Venezia quando lui allenava Montegranaro;, mi aveva aiutato tanto nell'inserirmi al meglio sul piano tecnico a Varese, sarà bello rivedere una persona che considero tra i migliori tecnici in circolazione». E in vista della probabile defezione di Kangur - ieri ancora out e con ogni probabilità indisponibile per domani - Diawara è pronto a caricarsi ulteriori responsabilità: «Non sarà un problema giocare tanti minuti anche domani; certo non è una buona notizia, si tratta di un ottimo giocatore ma tornerà in campo Callahan e nel nostro organico ci sono comunque tanti elementi in grado di farsi valere. Certo ognuno di noi dovrà dare qualcosa in più per nascondere l' assenza di Kristjan: solo dando il 110 per cento si potrà uscire dal campo a testa alta. Sabato scorso la sensazione è che siamo stati noi a fare un regalo alla Grissin Bon, ma ormai le cose sono andate così. Guardiamo avanti verso la partita di Venezia, dove ci attende un compito impegnativo ma stimolante: la squadra è molto unita ed è decisa a provare a riprendersi subito i due punti persi sabato scorso». Giuseppe Sciascia
  8. [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(0,123,186)]SCEKIC 6,5 - [/color]Fatica a tenere il ritmo forsennato del secondo quarto col suo ingresso forzoso sul secondo fallo di Johnson che contribuisce al controbreak della Reyer. Nel quarto periodo presidia l’area con tutto il mestiere del suo bagaglio di esperienzae in mezzo alla zona è un baluardo.[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(0,123,186)]SAKOTA 5 - [/color]Tre minuti senza incidere, poi sacrificato sull’altare delle scelte difensive per accoppiarsi ai quintetti piccoli dell’Umana. [color=rgb(0,123,186)]BANKS 8 - [/color]Primo tempo di impressionante onnipotenza balistica e dinamica (25 con 34 di valutazione in soli 18’ con 7/8 al tiro e 5 falli subiti), poi Venezia gli prende le misure e nella ripresa “deraglia” qualche volta di troppo (zero con 0/4 al tiro). [color=rgb(0,123,186)]RUSH 7 - [/color]Prezioso per vigore ed energia nelle rotazioni con più spazio agli esterni, abbina anche una serata offensivamente incisiva (3/4 in 17’) a tanta sostanza in retroguardia. [color=rgb(0,123,186)]CLARK 7 - [/color]Partenza lenta al tiro (5 con 1/5 dal campo a metà gara), poi carbura alla distanza attaccando i “babies” proposti sulle sue piste da Markovski; si vede poco ma si sente tanto in un paio di circostanze del terzo periodo, alla fine 5/10 al tiro e 3 assist. [color=rgb(0,123,186)]DE NICOLAO 6,5 - [/color]Fuori giri contro il pressing veneziano del secondo quarto, bravo nel rush finale a scegliere i ritmi giusti per gestire il vantaggio. [color=rgb(0,123,186)]JOHNSON 7 - [/color]Presenza poco visibile in termini statistici, ma oltremodo efficace sul piano dell’impatto difensivo; chiusure, rimbalzi, dinamicità e capacità di muoversi negli spazi (6 punti ma 4 assist) permettono alla Cimberio di aprire il gas per il contropiede dei primi 15’. E nel terzo quarto chiude nuovamente l’area, poi i falli lo disinnescano presto. Ma il più è fatto. [color=rgb(0,123,186)]ERE 7,5 - [/color]Sale in cattedra in una ripresa da 15 punti e 6/9 dal campo, "scivolando" con grande efficacia tra ala piccola ed ala forte; firma tutte le giocate importanti nel momento peggiore e mette tanta energia difensiva nella fase calda. [color=rgb(0,123,186)]POLONARA 7 - [/color]Avvio spumeggiante (9 nel primo quarto), poi non trova più praterie in campo aperto ma lavora bene dentro l’area contribuendo a disinnescare il temuto Smith. [color=rgb(0,123,186)]VENEZIA: [/color]Peric 6; Giachetti 5; Rosselli 6,5; Linhart 6,5; Taylor 6; Smith 5,5; Akele 6; Crosariol 5,5.[/size][/font][/color]
  9. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(37,39,37)]Due imprese esterne per girare una stagione nata sotto una cattiva stella. Se il colpaccio di Reggio Emilia era stato un segnale importante, quello del Taliercio può davvero simboleggiare la svolta verso la metà alta della classifica per una Cimberio capace di cambiare decisamente volto rispetto alla squadra senza continuità né coesione difensiva del girone d’andata. Nell’equilibrio assoluto di una classifica che racchiude 8 squadre in 4 punti tra il sesto e il tredicesimo[/color][/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3] [color=rgb(37,39,37)] posto, il doppio 2-0 negli scontri diretti con Grissin Bon ed Umana vale tantissimo per rinvigorire le ambizioni playoff della squadra di Frates. Che sembra finalmente aver trovato la quadratura del cerchio per coniugare il suo indiscusso potenziale offensivo con una tenuta difensiva quantomeno sufficiente, senza chiedere sempre miracoli balistici ai suoi fucilieri. L’effetto Linton Johnson, già positivo all’esordio contro Milano, ha pagato dividendi elevati contro una Reyer “acefala” vista l’emergenza in regia. Ma un lungo atletico sia nella corsa che nel salto, capace di coprire gli spazi in difesa e dare equilibrio alla manovra senza aver bisogno del pallone in attacco – ossia l’esatto contrario del suo predecessore Hassell – era esattamente quel che serviva alla Cimberio per raccogliere concretamente gli sforzi profusi nell’ultimo mese e mezzo. E se il primo rinforzo Banks aveva sbloccato l’impasse tecnico dell’attacco, togliendo pressione ad un play “spurio” come Clark con la sua capacità di costruttore del gioco a sgravare di responsabilità l’ex Venezia, la seconda correzione in corsa nel reparto lunghi sembra aver garantito ai biancorossi la necessaria “quadratura del cerchio” per coniugare l’indiscusso potenziale offensivo del gruppo con una tenuta difensiva sufficiente a non dipendere ogni volta dai miracoli balistici dei suoi fucilieri. La Varese del Taliercio, capace di sprigionare 15 minuti di strapotere atletico e sfrontatezza sulla base di una retroguardia reattiva in grado di esaltare i suoi “scorridori”, e poi di respingere l’assalto della Reyer con la concretezza e la lucidità dei suoi veterani è squadra in grado di ambire legittimamente ad un piazzamento playoff al termine della stagione regolare. Soprattutto alla luce della “rifioritura” di Ebi Ere, che in settimana aveva mandato un messaggio forte e chiaro ai compagni chiedendo di alzare l’asticella dell’energia difensiva: missione compiuta anche grazie alle bordate dell’ala nigeriana, da sempre cartina di tornasole per il livello di coralità della manovra varesina. La volata playoff sarà ancora lunga ed impervia, anche perchè così come si è rinforzata la Cimberio anche le avversarie giocheranno le loro carte (nella pausa per la Coppa Italia dovrebbero muoversi Bologna ed Avellino). E il rammarico per le occasioni perse nel girone d’andata, costate l’accesso alle Final Eight e un girone di ritorno in salita, è legittimo. Ma se la risposta del gruppo dopo la settimana di veleni e polemiche post-sconfitta casalinga contro Roma è quella di Reggio Emilia e Venezia, allora è giusto dare fiducia a questa squadra - e ovviamente a questo allenatore - per il rush finale delle 12 partite che mancano alla "dead-line" dell’ 11 maggio. Se la sera del 12 gennaio i playoff sembravano una chimera, anche se la classifica ancora[/color][color=rgb(37,39,37)] non dà ragione alla rimonta biancorossa, le due vittorie "a domicilio" di altrettante avversarie dirette hanno ribaltato completamente la situazione...[/color][/size][/font][/color]
  10. [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][color=rgb(37,39,37)]MESTRE – Espone nuovamente la bandiera corsara una Cimberio capace di bissare il colpaccio di Reggio Emilia, sbancando con autorità anche il campo dell’Umana. Secondo hurrà esterno consecutivo per la squadra di Frates, che rientra a pieno titolo nella corsa playoff intascando un altro 2-0 pesantissimo nei confronti di una diretta rivale come Venezia. Una conferma importante per le rinnovate ambizioni di post-season della Varese "riveduta e corretta" con le aggiunte di Banks e Johnson, ma anche più quadrata nelle esecuzioni difensive e nell’atteggiamento difensivo. I biancorossi impongono il loro dinamismo con un avvio a tutto gas (28-45 al 15’) firmato dalle folate di un Adrian Banks stellare nel primo tempo (25 punti già a metà gara). Poi quando la Reyer abbassa il quintetto e si riavvicina con le triple di Taylor e Rosselli, prima l’ex di turno Clark e poi capitan Ere (decisivo nella ripresa con 15 punti e tanta sostanza da "4 tattico") rilanciano l’azione di una Cimberio scintillante (54% da 2 e da 3) ma anche sostanziosa. Leggi l’efficace zona 2-3 con cui Frates protegge l’area nel finale, sfruttando il sacrificio dell’acciaccato Scekic (in campo 14’ nonostante una settimana di stop) e la verve di Rush (miglior partita dell’anno per lo svedese) per chiudere i conti. Due imprese esterne consecutive che ridanno fiducia all’ambiente biancorosso in vista della pausa per la Coppa Italia: il ciclo Avellino-Sassari-Brindisi fa meno paura ad una Cimberio che sembra aver trovato la giusta alchimia tecnica e mentale per inseguire i playoff. Vista l’emergenza in regia con Vitali fermato dalla bronchite e il neoacquisto Aaron Johnson non tesserato in tempo Markovski dà spazio in quintetto al baby Akele ed al neoacquisto Crosariol. Varese apre subito il fuoco dall’arco con 3 triple in 100 secondi (Polonara-Clark-Ere e 3-9 al 2’); l’ex di turno salta il 18enne esterno di casa coinvolgendo subito Johnson (4 in fila per l’ex Sassari e 5-13 al 3’). La duttilità di Smith (8 nei primi 4’30”) è l’unico spunto offensivo efficace per l’Umana, ma tiene comunque in partita i padroni di casa (11-17 al 5’) contro una Cimberio pimpantissima in campo aperto con Polonara (7 nei primi 5’). Venezia gioca la carta Giachetti per far quadrare i conti in regia, ma l’energia difensiva di De Nicolao suona ulteriormente la carica per i biancorossi con 7 punti consecutivi di Banks che lanciano ulteriormente una Varese frizzante e reattiva (58% al tiro nel primo quarto). Due liberi di Polonara valgono il doppiaggio sul 13-26 del 9’, e il clamoroso più 16 del primo intervallo fissato da 3 liberi di Banks (già 12 alla prima sirena) fotografa il predominio assoluto ospite. Il quintetto senza lunghi di ruolo apre meglio l’area per l’Umana, ma il precoce secondo fallo di Smith toglie anche questa carta a Markovski e la zona 3-2 dei padroni di casa non cambia l’inerzia con Rush e Banks a bucarla dagli angoli (23-39 al 13’).Venezia torna a uomo ma Banks continua a furoreggiare in lungo e in largo (clamoroso il bottino a metà gara: 25 punti con 7/8 al tiro e 9/10 ai liberi in 17’) e Varese dilaga fino al 28-45 del 15’. In campo anche l’acciaccato Scekic per dare riposo a Johnson e giro di zona ospite contro i 4 piccoli della Reyer; assetto più dinamico uguale attacco più “arioso” con Taylor e Linhart che graffiano dall’arco (35-47 al 17’). E con Rosselli a dare ordine in regia Venezia si sblocca in attacco e dimezza il gap con Linhart protagonista: senza Johnson la difesa ospite è in grande affanno e i padroni di casa riaprono il match, e le fiondate di Taylor (16 a metà gara) riportano la Reyer fino al 49-51 del 19’. La pausa lunga però fa bene alla Cimberio, col ritorno del pivot ex Sassari a blindare l’area e un dardo di Ere allo scadere dei 24 secondi a riaprire la forbice[/color][/size][/font][/color] [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][color=rgb(37,39,37)](49-58 al 22’); quintetto “naniforme” per l’Umana con Taylor e Rosselli affondano il colpo in penetrazione, ma 6 punti in fila di Clark danno ossigeno alla Cimberio (57-64 al 26’). 4 piccoli anche per gli ospiti ed Ere graffia subito dall’arco, ma col dinamico Peric da “finto pivot” i padroni di casa tengono la scia (64-69 al 29’). E il quarto fallo di Johnson sull’ultimo possesso del terzo quarto non è una buona notizia per Frates; ma il capitano si prende responsabilità pesanti e con 5 punti filati apre un break pesante (64-77 al 32’ con tripla di Clark). Il time-out di Markovski ridà ordine alla Reyer (68-77 al 35’) col quarto fallo di Polonara che induce il coach milanese a proporre la zona 2-3; utilità difensiva dalla panchina per la Cimberio con Scekic e Rush che fanno tanta legna. Così l’attacco dell’Umana si spegne, e Varese controlla con autorità (68-83 al 37’). E i playoff, che tre settimane fa sembravano una chimera, sono davvero un obiettivo concreto.[/color][/size][/font][/color]
  11. [font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Come un serio ripasso prima degli esami. Ai quali Vitucci e i suoi uomini, ammessi a pieni voti e con lode, sono preparatissimi, avendo solo l'incognita di una pressione diversa rispetto a quella di tante prove durante l'anno.[/size][/font] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Gli esami non sono una lotteria, i primi della classe, ferrati in tutte le materie, non possono temerli se non emotivamente per loro natura, potendo essi rimettere in discussione ogni valutazione sin lì accertata.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]È il caso di una Cimberio costretta a dimostrare di nuovo, attraverso spasmodiche e stressanti aspettative, tutte quelle virtù spiattellate sul parquet per mesi e mesi, a differenza di altre squadre che, spesso trovate impreparate, cercano di riparare in un colpo solo e sul più bello.In questi giorni, dopo il primato legittimato, si sono un po' riannodati i fili dei ricordi attraverso le "pole" conquistate dalla DiVarese, giunta poi, e per due volte, terza, fermata in semifinale dalla Tracer Milano di Dan Peterson e dalla Scavolini di Valerio Bianchini che a Masnago macchiò il suo "grisbi" con uno scippo di Cook il quale, con un piede abbondantemente al di là della linea di fondo, depredò Thompson di un pallone che valeva oro.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ebbene, fra questa e quella squadra non è proponibile alcun paragone, se non impertinente, anche a volerlo confezionare per comparazioni di segno più o meno, essendo troppo diverse le storie, come possono testimoniare Cecco Vescovi e Massimo Ferraiuolo, allora intrepidi alfieri in campo e ora come illuminato presidente l'uno e valente dirigente l'altro.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Quella squadra era il risultato di un'identità societaria che affondava le sue radici nel tempo attraverso la scoperta di giovani, fatti crescere (come sovviene il ricordo di Stefano Rusconi che, ceduto poi alla Benetton, rese un'immensa fortuna al club) e maturare in campionati minori ma d'eccellenza con la maglia della gloriosa concittadina Robur, come accadde per Caneva, altro elemento di spicco.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Con due soli stranieri prevaleva l'italianità, attraverso una varesinità ampliata a personaggi nostrani come, ad esempio, il milanese Boselli e il canturino Cattini, naturalmente arricchita da un "asso" qual era Meo Sacchetti, vero uomo-mercato di quei tempi, "acquistato" grazie all'aiuto dello sponsor nell'assecondare i bei progetti di Toto Bulgheroni, da sempre innamorato della pallacanestro e della squadra della sua città.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Il quale, va detto, è rimasto un immancabile tifoso dal cuore puro, anche quando - dopo la sua era culminata nello scudetto della Stella - avrebbe potuto disquisire polemicamente di fronte a risultati deludenti dei suoi successori, non appartenendogli evidentemente e in alcun modo quella grettezza della quale, invece, sono piene le fosse, il che fa onore a un così illustre varesino. [/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Questa Cimberio rappresenta invece lo straordinario capolavoro di una rivoluzione d'estate, coraggiosa e totale, mirata e illuminata, quindi stupefacente nel segno dei tempi, d'una pallacanestro via-vai, aperta agli stranieri, pertanto molto mutata nelle sue identità. Eccoci all'ultima gara di una "regular season" già definita per Green e soci che, in una specie di warm-up, aspettando la gara vera, affrontano Venezia dovendole innanzitutto grande rispetto per effetto del suo organico, potenzialmente molto competitivo, ancorché contraddittorio per rendimento.[/font][/size] [size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Paragonare in piccolo, almeno sin qui, l'Umana all'EA7 non ci sembra un azzardo fantasioso dando la squadra di Mazzon l'impressione di una porta girevole oltre la quale andare o tornare, avendo dato spesso la sensazione di un'identità mai compiuta.A Masnago si impose Venezia, ma non fu vera gloria mancando Ere e Banks, però ora la Cimberio, al completo, pur in una gara nulla per la classifica, può riportare gli avversari in terra, proprio per non dover dar loro coraggio onde evitare complicazioni nei playoff.[/font][/size]
  12. Una partita senza quel pathos legato alla classifica tra due squadre che si misureranno in un antipasto dei quarti playoff al via da venerdì prossimo. Per Frank Vitucci (foto Blitz) la trasferta di domani a Venezia che chiude la regular season della Cimberio (già certa del primato in classifica e dell'incrocio con l'Umana ottava classificata) è una sorta di "gara zero": «Sarà una partita un po' strana per entrambe le squadre: potremmo definirla "gara zero" in attesa dell'inizio della serie playoff, ma in attesa delle sfide che conteranno veramente cercheremo di giocare una partita comunque seria per mantenere la giusta mentalità e provare delle cose in funzione di quelle che saranno le partite importanti. Di sicuro non voglio un approccio balneare per il rispetto che dobbiamo al nostro pubblico». Il tecnico della Cimberio vuole vedere una squadra concentrata anche in occasione di una trasferta priva di stimoli di classifica: «Difficile individuare particolari chiavi tattiche, più probabile che conteranno gli scontri individuali: la gara di domani servirà per annusarsi e prendere le misure. Visto che parliamo di Venezia viene facile dire che sarà una partita in maschera, però noi giochiamo sempre per vincere e dopo aver eguagliato a quota 23 il record di vittorie nei campionati a 16 squadre ci teniamo a ritoccarlo a quota 24…». Ancora da valutare l'utilizzo di Polonara, comunque tornato a lavorare in allenamento con la squadra, così come l'europeo che resterà in tribuna (se l'ala di Ancona non sarà al meglio potrebbe toccare a Sakota, altrimenti l'indiziato dovrebbe essere Rush): «Achille sta benino ma non ancora benissimo, cercheremo di capire tra oggi e domani quanto ci potrebbe dare ma soprattutto quanto varrà la pena di chiedergli in partita. Certo dovendo fare le scelte sugli europei il rischio è quello di essere ancora sbilenchi nel reparto lunghi; deciderò comunque all'ultimo chi resterà in tribuna». Il tecnico biancorosso divide intanto i meriti con squadra e staff per il recente premio di "coach of the year": «Ringrazio quelli che mi hanno votato ma soprattutto i miei giocatori perché è merito loro se stiamo esprimendo un basket così brillate. Qualsiasi allenatore se non ha materiale e uomini di valore fa fatica, ma in generale i riconoscimenti individuali e le buone statistiche personali sono frutto della compartecipazione, di un lavoro corale. E comunque è un premio che divido volentieri con il mio staff». Di sicuro però al venezianissimo Vitucci, promosso in serie A1 con la Reyer nella stagione 1995/96 appena prima della chiusura dell'attività del club, non mancheranno le motivazioni in occasione del ritorno a casa: «La cosa curiosa per me è che sarà la prima volta che torno a giocare al "Taliercio" da quel 2 giugno 1996; rispetto ad allora la squadra di casa ha cambiato le panchine, dunque andrò nuovamente su quella che allora era la mia. Certo da allora la nuova società ha migliorato molto e abbellito la struttura; ma almeno all'inizio ci sarà un pizzico di emozione. Meglio però rompere il ghiaccio in gara-zero: così nei playoff sarò pronto…». Giuseppe Sciascia
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