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  1. La seconda in classifica del girone di ritorno contro la seconda in classifica “reale”: «Vediamo quanto siamo distanti da loro: basta questo come stimolo» I playoff lasciamoli lì dove sono: non pensarci, in fondo, fino adesso ha portato fortuna. E poi, al “cartesiano” Attilio Caja, ciò che dipende anche da fattori esterni al “super io” biancorosso non interessa: così è stato nella rincorsa salvezza, così sarà in questo finale di campionato. “Prima” della classe Sulla strada di una Openjobmetis da 7 vittorie in 8 partite stavolta c’è un esame di quelli da 3 mesi di studio. Al Taliercio, contro la Venezia capace di bagnare il naso al resto della classe (fatta salva Milano), si va però con la salvezza già in tasca. Giusto allora fare un passo indietro: «Trento è valsa l’aritmetica certezza della nostra permanenza in serie A - esordisce il coach nella consueta conferenza stampa del venerdì - Io e i miei giocatori siamo molto contenti, soprattutto del fatto che la salvezza sia arrivata con tre giornate di anticipo, ma vogliamo continuare quest’onda lunga e scendere sul parquet per fare altre partite di livello». Il calendario, in tal senso, serve il piatto giusto: «La Reyer non solo occupa il secondo posto in Serie A, ma ha anche conquistato le final four di Champions League: sta dimostrando tutta la sua forza e non ha lasciato nulla d’intentato nemmeno sul mercato. E poi, tornando al campionato, avere davanti solo Milano, notoriamente fuori portata, significa essere fondamentalmente primi: merito di coach De Raffaele e della società». Insomma: «Sarà una partita dura, che dobbiamo prendere come una verifica: quanto siamo lontani da una squadra così? Penso sia questa la motivazione migliore per i miei giocatori, che anche durante gli allenamenti di questa settimana hanno dimostrato di essere presenti di testa, dopo un primo giorno di ripresa così così. Io sono molto curioso di vedere come andrà a finire contro l’Umana, spero che lo siano anche i ragazzi. Lo status Dall’altra parte del campo la Openjobmetis troverà un organico profondo, che al momento attuale sconta tuttavia delle assenze importanti sotto le plance: contro Varese marcheranno visita Batista (chiamato qualche settimana fa per sostituire Hagins) e Tomas Ress. «Se uno guarda a come gioca la formazione di De Raffaele - ridimensiona Caja - capisce che il “buco” è solo uno, quello di Batista. Loro partono con Ortner in quintetto: l’unico che manca è il suo cambio designato, perché Ress, comunque grande giocatore, entra in campo pochi minuti a gara». Probabile, piuttosto, qualche istante di Melvin Ejim da “5”: «A livello di accoppiamenti questa mossa potrebbe crearci qualche problema, perché Ejim da centro, oltre a dare tanta energia e a non subire a rimbalzo, possiede un’atipicità pericolosa. Avrei preferito giocare contro Ress...». Inevitabile, in un frangente in cui il traguardo vero è già stato conquistato e il resto sono sogni un po’ fumosi, ritornare sul discorso degli stimoli: «Lo sport è competizione sempre - sottolinea l’allenatore pavese - E già questo dovrebbe essere sufficiente: io sono 25 anni che vado in palestra ogni giorno, in primis per imparare e poi per dimostrare qualcosa. Ritengo che i miei giocatori debbano avere delle motivazioni anche individuali, forse persino superiori a quelle collettive: far bene contro la seconda in classifica può accrescere il tuo status, permettendoti magari di strappare un buon contratto per il prossimo anno». Fabio Gandini
  2. Il commento a fine primo quarto, a fine secondo quarto, a fine terzo quarto sempre lo stesso era: hai perso con Reggio Emilia, perderai con Trento, ringrazia di esserti salvato e non sfidare montagne troppo alte per te. Come puoi infatti persino permetterti anche solo di sognare i playoff se i confronti con chi la post season la farà davvero ti vedono sconfitto senza appello (ancorché lottando)? Ecco, meno male che i commenti si devono scrivere alla fine. I Resuscitabili di Attilio Caja non muoiono mai: a farne le spese una Dolomiti Energia convinta di aver già sbancato il Tempio e vittima di una rimonta clamorosa, entusiasmante, da campioni, che diventa la didascalia stagionale di questa squadra di ex morti (ora tostissimi viventi) e del loro allenatore. Dopo 35 minuti di sofferenza - contro una contendente attrezzata, di livello superiore, esperta, “sgamata” - Varese segna 23 punti (sì ventitre…) negli ultimi cinque minuti di gara, ispirata dalla classe di un Maynor fin lì stuprato da Craft (16 punti e 10 assist per il play ospite, 17 più 4 per il “varesino”), da un Johnson che trova i canestri giusti al momento giusto dopo aver mirato alle farfalle (19 ma 3/10 da 3) e da un Pelle di una maturità ed efficacia commoventi rispetto al recente passato (12 punti e 5 rimbalzi in soli 15’). Un trio che scrive un “come back” storico, prezioso, che mette la parola fine alla rincorsa salvezza (Cremona perde anche ad Avellino e non ci può più raggiungere) e lascia aperta una porta alla speranza del miracolo playoff: la Openjobmetis rosicchia due punti a Torino e soprattutto a Pistoia, che rimane a un teorico +4 su Cavaliero e compagni. La gara è tutta da raccontare. Inizio a spron battuto per entrambe le squadre, con Trento che ben presto si fa però preferire ai padroni di casa: un Maynor regolarmente presente nello starting five costruisce per Anosike ed Eyenga (9-6 al 3’), poi però commette due errori che favoriscono la corsa di Trento, con il neo arrivato Shields già in grande spolvero: al 5’ è 9-15 e Caja chiama il primo timeout. Dal quale la Openjobmetis esce con due dardi - del play di Raeford e di Kangur - che rimettono la sfida in parità (15-15), prima che una serie di errori di entrambe le squadre accompagnino la partita fino all’ultimo minuto, in cui due prodezze di Johnson e il libero di Sutton scrivono il 20-18 del 10’. Lo show ad altezze siderali di Pelle apre un quarto in cui il botta e risposta dura fino al 25-25 del 13’, punto in cui la Dolomiti Energia spariglia le carte profittando di palle perse e attacchi poco convinti dei biancorossi: 7-0 di parziale, firmato da Hogue, Gomes ma soprattutto da un ispiratissimo Flaccadori (25-32 al 15’). Maynor, in proprio, prova ad abbozzare una risalita, così la zona che l’Artiglio disegna per i suoi: Trento è però precisa (una sola palla persa nei primi 20’), veloce e fisica, e sfrutta ogni errore casalingo per scappare con Sutton prima a +9 (33-42), poi - sulla seconda sirena - fino a +10 (36-46). Piove, quindi grandina: al rientro in campo Johnson commette terzo e quarto fallo (Caja si gioca Avramovic) e Hogue segna di forza il +12 (38-50 al 22’), con Varese che continua a sbattere contro il muro dolomitico. I fischietti spezzettano la partita facendo infuriare Masnago, Varese è costretta a doversi sudare ogni singolo canestro, con gli estremi del divario che vanno dal -10 segnato da Craft (43-53) al -5 dei liberi di Pelle (50-55 al 28’) dopo la bomba di Cavaliero. Con le unghie e con i denti (e con un quintetto senza Maynor e Anosike, gravato anch’egli di 4 penalità) della difesa la Openjobmetis tuttavia risale, concedendo solo 11 punti in 10’ agli avversari dopo averne lasciati 28 nel secondo quarto: Eyenga prima e il pivot ex Pesaro poi insaccano il -3 (54-57) del 30’. Per recuperare una partita così, sempre sotto, sempre a rincorrere, con avversari tanto tignosi, devi scrivere un ultimo quarto da cineteca. E così sia, anche se Hollywood non è nulla al confronto del Sacro Monte. Il risveglio di Johnson (due bombe in fila) produce infatti il -2 (60-62 al 32’), ma Trento in un amen riscava un margine di 9 (con Craft e Sutton ancora sugli scudi). Sembra che in campo ci sia un gatto che si diverte a giocare con un topo: se i padroni di casa segnano, gli uomini di Buscaglia rispondono (65-72 al 36’). La favola però ha un finale diverso stavolta: i punti di Johnson, la grinta di Pelle, la classe di Maynor sono un uragano che si abbatte su chi crede di aver già vinto. Johnson, ancora lui, nel traffico segna il 76-76: guardi il tabellone e non ci credi. Nel finale punto a punto gli dei premiano la volontà biancorossa: Flaccadori prova l’ultimo ratto, ma Cavaliero non trema ai personali. Finisce 83-80. Fabio Gandini
  3. L'ottava meraviglia di Attilio Caj a regala all'Openjobmetis la certezza aritmetica della permanenza in serie A e alimenta il sogno playoff a tre turni dal termine della regular season. Varese respinge col vigore e l'energia della squadra di rango l'assalto della Dolomiti Energia, ribaltando con un imperioso 13-2 un match che sembrava segnato sul 67-74 del 37'. Una vittoria tutta sudore e grinta che simboleggia perfettamente gli ingredienti chiave della rimonta-salvezza di Cavaliero e soci. Vincenti le scelte tattiche finali del coach pavese, che imbriglia con la zona 2-3 l'agilità e l'energia a rimbalzo d'attacco della Dolomiti Energia e vara l'assetto giusto con un utilissimo Cavaliero a fianco del trascinatore Maynor, adeguandosi alla cavalleria leggera degli assaltatori trentini per evitare di sbattere contro il muro della miglior difesa del campionato (quarto periodo da 29 punti e 62% da 2 dopo gli affanni balistici dei primi 30'). Testa e cuore le armi vincenti per l'OJM, capace di adeguare il suo impatto fisico e atletico alle necessità di una partita da playoff per la durezza mentale mostrata da Trento fino al rush finale. Quando però Varese ha "sfregato" la lampada del suo Aladino: le magie nel traffico di Maynor, che ha dimenticato i dolori al collo per andare nel cuore dell'area a guadagnarsi i punti della rimonta (74 pari al 38') e poi del primo sorpasso (78-76 a meno 42"), hanno evidenziato nuovamente il mix di talento e personalità del regista ex NBA, vincitore al fotofinish nel duello con l'ottimo Craft. Una conferma ulteriore dello spessore caratteriale di una squadra capace di ribaltare con un finale allo stesso tempo lucido e graffiante una partita che l'aveva vista inseguire per 30 minuti abbondanti, pagando un passaggio a vuoto offensivo nel secondo quarto (25-32 al 16' dopo il 24-21 del 12') e un nuovo blackout in avvio della terza frazione (38-50 al 23', massimo vantaggio Aquila). Nonostante i gravi problemi di falli (4 per Johnson, Kangur, Anosrke e Pelle già in avvio della quarta frazione), Varese è sempre rimasta aggrappata alla partita con una fiammata di Johnson a ricucire sul 60-62 del 33'. Poi l'elettrizzante finale, con la zona a togliere efficacia ai fucilieri di Trento che avevano graffiato dall'arco con Sutton (63-72 al 36'), e un Maynor infallibile nella gestione degli ultimi possessi ad esaltare le doti acrobatiche di Pelle (impor-tantisismo il 2+1 in semigancio per il 72-74 del 38'). I risultati degli altri campi riaccendono la fiammella della speranza in chiave playoff: la sconfitta di Pistoia a Cantù riporta l'Openjobmetis a due punti dall'ottavo posto, anche se per alimentare concretamente i sogni servirà un'impresa domenica prossima sul campo della seconda forza Venezia. Serate adrenaliniche come quella di ieri alimentano ovviamente i rammarichi, partendo da quello di Attillo Caja sulla durata ormai limitata della stagione 2016/'17. Ma allo stesso tempo alimentano pure i desideri delia società di cercare di confermare lo zoccolo duro della rimonta-salvezza. Che intanto, con vittorie intrise di emozioni forti come quelle di ieri, alimenta l'entusiasmo dell'ambiente per l'attuale versione dell'OJM: un circolo virtuoso per convincere chi deve mettere benzina economica nel serbatoio a fare uno sforzo per non dover disperdere i protagonisti dei due mesi migliori dei 4 anni post-Indimenticabili... Giuseppe Sciascia
  4. L'Openjobmetis lancia la sfida alla rivelazione Trento per ripartire di slancio dopo il passo falso di Reggio Emilia. Penultimo appuntamento casalingo stagionale stasera al PalA2A: la truppa di Attilio Caja recupera Eric Maynor con la volontà di festeggiare aritmeticamente lo scampato pericolo in chiave salvezza e alimentare le ultime speranze playoff contro una realtà di alto livello come la Dolomiti Energia. Sia pure non ancora al meglio, il play statunitense sarà a disposizione del coach per dare l'assalto alla miglior difesa della serie A: «Vogliamo chiudere il discorso salvezza davanti al nostro pubblico e ottenere un risultato di prestigio contro una squadra che disputerà i playoff come Trento» conferma il tecnico pavese, il quale sottolinea la necessità di giocare una grande partita dal punto di vista dell'intensità e dell'energia: «Affronteremo la squadra che è prima nei rimbalzi d'attacco e nei recuperi, e che concede meno punti di tutti: ci sarà bisogno di una partita molto attenta dal punto di vista mentale per limitare il loro atletismo». L'OJM punterà dunque sulle abituali armi della coralità e della solidità difensiva per evitare di farsi soffocare dall'energia del team di Buscaglia che all'andata mise alle corde Varese con la sua grande pressione sulla palla nella partita che segnò il destino di Paolo Moretti sulla panchina biancorossa. Trento è la miglior squadra del girone di ritorno (9 vittorie in 11 gare contro le 7 dell'OJM), ma due settimane fa ha perso due pilastri come il pivot titolare Baldi Rossi e il bomber Marble. Stasera debutterà l'ala danese Shields, pescato a Francoforte per aumentare il potenziale offensivo di una Dolomiti Energia la cui indole "operaia" è guidata dalla regia lineare del play Craft. A Cavaliero e soci servirà un miracolo per arrivare ai playoff, ma battere una squadra che sarà protagonista del tabellone per lo scudetto sarebbe un'ulteriore dimostrazione dei valori che l'attuale Varese è in grado di esprimere. E i biancorossi confidano nella spinta del fattore campo per regalarsi un'altra serata da squadra di alto rango. Anche stasera sono attesi circa 4.500 spettatori al PalA2A, contando nella massiccia presenza dei ragazzi del Trofeo Garbosi, ospiti del club biancorosso. All'intervallo sarà premiato Nicolò Martinenghi, il 18enne nuotatore azzatese fresco campione italiano dei 50 e 100 rana, che riceverà un pallone da basket e una maglia personalizzata. Giuseppe Sciascia
  5. Siamo agli sgoccioli della stagione ma la voglia di basket è ancora tanta, tantissima. Stasera al PalA2A si gioca Varese-Trento (20.30) e per i biancorossi di Caja è previsto un altro bagno di folla: la prevendita ha toccato quasi un migliaio di biglietti venduti, e anche per questo anticipo pasquale si supereranno le quattromila presenze nel Tempio. Per la Openjobmetis, probabilmente, questa è una partita da affrontare con meno pressione, piuttosto con la voglia e l'intenzione di migliorarsi ancora, di togliersi qualche soddisfazione in un'annata che ha visto la svolta solo un mese fa. C'è voglia di basket e di divertimento a Varese, e a questo punto spiace che la stagione sia prossima a concludersi. Può arrivare la salvezza aritmetica in caso di vittoria, o anche in caso di sconfitta se perdesse contemporaneamente anche Cremona, ma c'è anche un minuscolo ed impercettibile spiraglio da tenere ancora aperto per i playoff. Coach Attilio Caja ieri ha presentato in conferenza stampa la partita di oggi, così: «Questa partita arriva dopo che si è interrotta la nostra serie positiva di sei vittorie consecutive. C'è un po' di rammarico perché per trenta minuti a Reggio abbiamo fatto una buona partita, una partita da 6 in pagella, l'avessimo fatta da 8 avremmo avuto delle speranze di vittoria. Questo ci ha lasciato l'amaro in bocca ma la classifica è comunque positiva ora, quindi nulla di trascendentale. Vorremmo però riprendere quel momento magico perché è bello vincere, si crea una bella atmosfera che ti permette di andare in palestra con il sorriso e anche se lavori duro te ne accorgi di meno». La voglia di vittoria è tanta, traboccante: «Ci siamo allenati per riuscire a fare questo risultato senza dover guardare agli altri campi. Vogliamo un risultato di prestigioso contro una squadra che farà i playoff. Ci siamo già confrontati con Capo, siamo andati abbastanza bene con Reggio e vorremmo fare altrettanto con Trento, che nel girone di ritorno ha fatto grandissimi risultati. È una squadra che ha grandi statistiche, è prima per palle recuperate, per rimbalzi offensivi e subisce meno punti di tutti. Da parte nostra servirà una partita attenta, importante e positiva, da interpretare al meglio consapevoli del loro atletismo, molto pronunciato in fase difensiva. Dovremo farci trovare pronti al cospetto della loro aggressività e, siccome giochiamo in casa, fare altrettanto». Trento è una squadra alla terza partecipazione in Serie A, con assetti diversi ma sempre in grado di centrare i playoff. La versione che incontrerà Varese ha appena cambiato pelle: fuori Devyn Marble, a causa di un infortunio che ha chiuso anzitempo la sua stagione (lo stesso è accaduto a Baldi Rossi), dentro Shavon Shields, annunciato come buon attaccante e ottimo difensore. Caja, opportunamente stimolato, si sofferma però sulla storia recente dei trentini: «In questi anni la squadra di Buscaglia ha avuto situazioni diverse: ad esempio al primo anno aveva un accentratore come Tony Mitchell, ed una squadra che giocava solo per lui. L'anno scorso invece aveva a disposizione un reparto lunghi di livello assoluto con Pascolo, Wright e Baldi Rossi. Quest'anno hanno soluzioni più perimetrali però con una buona omogeneità. Cambiando i vari addendi però il risultato non è mai cambiato, hanno sempre fatto buone stagioni e sono sempre arrivati ai playoff». Capitolo Eric Maynor: «Eric sta meglio, si è allenato da martedì con la squadra. Non è al top della condizione ma è a disposizione, poi che sia al 70, 80 o 90% non lo so, non sta a me dirlo. Però va bene uguale». Contro due mastini come Craft e Forray, molto difensivi e molto fisici, non sarà facile per lui: «A livello di difesa - argomenta Caja - non è un discorso di uno contro uno. Maynor gioca tante situazioni di uno contro uno però non dipende solo dai suoi avversari diretti ma anche dei loro compagni. E anche da come i nostri riusciranno a metterlo nelle migliori condizioni per esaltare le sue doti da passatore». L'amarezza per la sconfitta di Reggio però è superata, ora c'è l'ostacolo Trento da superare: «Abbiamo lo stimolo a fare sempre meglio, ad alzare l'asticella. Non vogliamo fermarci». Caja chiude un cerchio con questa partita, un girone alla guida di Varese, ma non è tempo di bilanci: «Li faremo a fine stagione, mancano quattro partite, ci penseremo più avanti». Alberto Coriele
  6. Si dice che la miglior difesa sia l’attacco. Si dice. Il principio è stato pedissequamente messo in pratica dal duo Alessandro Frosini-Ivan Paterlini, rispettivamente ds e vicepresidente della Pallacanestro Reggiana, dopo la partita dell’altro ieri tra la Grissin Bon e la Openjobmetis, costituendo la classica goccia capace di far traboccare un vaso già pieno a seguito di quanto accaduto sul parquet. Parola ai due: «È stata una partita sporca - attacca l’ex lungo di Virtus e Fortitudo Bologna - Loro (Varese ndr) sono una squadra che ti mette le mani addosso...». «E’ stata una partita bellissima - corrobora Paterlini - Rovinata dalla troppa aggressività dei nostri avversari... Mi auguro poi che la commissione arbitrale riveda la gara e tragga le sue conclusioni per migliorare». Addirittura? Con buona pace della strana coppia (che dovrebbe mettersi d’accordo: partita sporca o bellissima?), i fatti - corroborati dalle immagini televisive - raccontano davvero un’altra storia, scritta dalla palese scorrettezza dei giocatori allenati da coach Max Menetti con la collaborazione di una terna arbitrale inqualificabile e disastrosa. La sceneggiata di Della Valle Cinque minuti e 40” sul cronometro del primo quarto. Dominique Johnson riceve palla da una rimessa in attacco, palleggia ma non fa i conti con le rapide mani di Amedeo Della Valle, che gli soffia la sfera e si appresta a correre verso il canestro avversario. La guardia biancorossa, vistosi “scippata” e nell’intento di evitare il contropiede, tira per un nanosecondo la canotta dell’avversario: fallo antisportivo. Sacrosanto, da regolamento. Della Valle, però, appena percepisce la “tiratina” stramazza a terra, accentuando il tutto con un innaturale movimento della testa, come se fosse stato colpito da un fulmine. Più che l’errore arbitrale, in questo caso emerge la vergognosa simulazione dell’azzurro di Ettore Messina, un atleta che dovrebbe smettere di rovinare la sua immagine con tali sceneggiate non nuove per il personaggio. La sberla di Polonara Quattro minuti e 40’’ sul cronometro del primo quarto. Al culmine di un’azione confusa, Pietro Aradori sbaglia un tiro vicino a canestro: Polonara e Kangur lottano a rimbalzo, l’ala di Ancona prende il tempo all’estone che lo trattiene per un braccio. Proprio mentre gli arbitri fischiano fallo, Polonara dà a Kangur un’autentica e violenta sberla sotto gli occhi dei direttori di gara, senza che il gesto (passibile sicuramente di antisportivo e ai limiti dell’espulsione diretta) venga sanzionato. Anzi: tecnico a Kangur che semplicemente accenna una reazione, venendo subito fermato da Avramovic, e a Caja, che protesta. La conseguenza sono quattro liberi a favore di Reggio che aiutano la formazione di casa a prendere il largo. «Squadra che ti mette le mani addosso...» Già... Il fallo cattivo di Reynolds Non è finita, a tal proposito. Cinque minuti e 12” sul cronometro dell’ultimo quarto. Eyenga attacca Della Valle spalle a canestro, si alza per tirare e subisce la manata di Reynolds arrivato in aiuto. L’americano colpisce fragorosamente il volto del congolese, in un gesto palesemente violento che sarebbe stato da punire con un altro antisportivo. Gli arbitri fischiano a malapena fallo. Il lungo reggiano va per scusarsi con Eyenga, che ovviamente non accetta: un intervento così sporco, sul +18 (69-51) Reggio Emilia, risulta assolutamente gratuito. Tre episodi che hanno favorito la Grissin Bon e che ridicolizzano plasticamente le parole spese dai dirigenti reggiani. Ma c’è dell’altro: il match di domenica è disseminato di continue proteste dei giocatori di Menetti davanti a ogni decisione arbitrale avversa. Nel campo si distinguono per bravura gli italiani De Nicolao, Aradori e Cervi, con l’importante cammeo di Kaukenas che poi risulterà l’unico a vedersi sanzionare un fallo tecnico. In poche righe ecco il campionario del brutto di essere Reggio, l’isola dei “panda” della pallacanestro italiana. Qualcosa di diverso per definizione, qualcosa cui tutto è concesso. Compresa - purtroppo - anche la possibilità di dire delle sesquipedali fregnacce. Fabio Gandini
  7. Questa volta è difficile, lo ammettiamo. Eppure, ora che arrivata una sconfitta a spezzare la “monotonia” delle vittorie, trovare le parole dovrebbe essere facile. E invece no. Cosa scriviamo? Che l’assenza di Maynor ha spezzato un incantesimo? Fino al 35’ del match del Pala Bigi, fino al +18 (69-51) Reggio Emilia che sembrava aver mandato in archivio con ampio margine la contesa, il titolo era proprio questo: senza il suo leader Varese è tornata piccola piccola. Poi assisti a un recupero assurdo, che arriva a giocarsi addirittura il -2 con una manciata di secondi da giocare, e perdi di sole 5 lunghezze. E allora cambia tutto. E allora sarebbe bastato qualche errore in meno ai tiri liberi, qualche palla persa gratuita (15 in totale) risparmiata alle statistiche, qualche rimbalzo in più strappato agli avversari, qualche caldo cesto da tre punti in una giornata di mani polari... e staremmo commentando un’altra vittoria. La settima. Anche senza Eric da Raeford, North Carolina. Ci ripetiamo: cosa si scrive oggi? Metabolizzato il finale di cui sei appena stato spettatore, vai a guardare i risultati degli altri campi e scopri che Brindisi, pur a fatica, sta domando Pesaro. Se il Meo si prende i due punti, per l’Openjobmetis è salvezza aritmetica: hai di nuovo un titolo, perché qui nessuno deve scordarsi da dove questa squadra è partita, nessuno deve digerire il passato con sufficienza, nessuno deve prendere in giro tutta la sofferenza che ha provato. La salvezza si deve festeggiare, eccome se si deve. Invece no: M’baye sbaglia due liberi a tempo scaduto, la Consultinvest vince di uno e rimane viva. Come rimane viva Cremona, in virtù di quella maledetta debacle biancorossa al PalaRadi il 2 gennaio scorso. Appesa a un filo. Ma viva. Cosa scriviamo oggi? Di playoff ancora possibili nel combinato della sconfitta di Torino a Caserta e di quella appena raccontata di Brindisi (Pistoia, però, distrugge Capo nel posticipo e se ne va a +4)? No, perché ci scapperebbe qualche imprecazione a sottolineare come quella di ieri, per la Varese dell’Artiglio, sia stata una vera e propria occasione persa. Verità Il 73-68 che dopo tanto tempo nega il foglio rosa va allora narrato senza troppi voli pindarici e partendo dalla poche “verità” disponibili. La prima. In contumacia Maynor la Openjobmetis paga tantissimo a livello psicologico, consegnando agli avversari lo spuntatissimo attacco del primo quarto (e di tanti altri frangenti, a scrivere la verità: solo 45 punti segnati al 30’) che – di fatto – diventa un peso impossibile da smaltire (18-7, subito -11). La tecnica viene dopo, anche se conta: oggettive e palesi le difficoltà a liberare il perimetro senza le penetrazioni del regista Usa, consegnando alla squadra di Menetti la possibilità di restare incollata uomo su uomo e sfavorendo quantitativamente e qualitativamente la prova balistica di Johnson e compagni (1/10 da 3); oggettiva e palese la mancanza di rifornimento nel gioco sotto canestro e sugli scarichi (solo 7 assist di squadra) che lascia soprattutto Anosike e Pelle nudi con i loro limiti; oggettiva e palese la farraginosità nella costruzione delle azioni, testimoniata dalle 15 palle perse ma talvolta anche dall’imbarazzato immobilismo di giocatori abituati ad avere a fianco chi ci pensa per loro, morbo che né il relativo fiato di un comunque stoico Bulleri, né la timidezza iniziale di Avramovic hanno potuto curare. Torniamo alla psicologia: l’assenza di Maynor fa male anche alla difesa. Cosa, cosa? Sì, avete capito bene. Senza l’abituale fluidità offensiva, i pretoriani di Caja provano con abnegazione a resistere in retroguardia, allentando tuttavia la presa con il passare dei minuti quasi per una stanchezza derivante dal fatto di non veder premiati - davanti - i propri sforzi dietro. Contro la Grissin Bon si sono rivisti errori e superficialità (aiuti in ritardo, per esempio), sebbene saltuari, che non si vedevano da tempo, pur nel complesso di una prova difensiva soddisfacente. Negli occhi e nell’anima La seconda verità, giusto per restare sotto al proprio canestro, ha il volto catalettico ma ahinoi efficace di Riccardo Cervi: un’incognita irrisolta per Varese. Un’incognita decisiva, in negativo, per le sorti prealpine. Diciotto punti, 8 rimbalzi, 9/12 da due: i suoi 216 centimetri hanno segnato contro gli anticipi, hanno segnato nel petto contro petto, hanno segnato sempre. Se poi, in aggiunta, si concedono 10 rimbalzi anche a Reynolds, ecco spiegata la debacle nelle carambole e buona parte della sconfitta. C’è vita, triste, oltre Maynor. Giù troppo dura? No. Negli occhi e nell’anima rimangono le prove di cuore di Johnson (17 punti ma con 5/17 al tiro: puoi fare poco meglio se la palla va sempre, sempre, in mano a te…) ed Eyenga (16), così come la generosità dell’intero collettivo e la bravura nello sfruttare la rilassatezza di Reggio Emili negli ultimi cinque minuti, regalando a tutti un finale comunque da gustare. Un – breve - capitolo a parte lo meritano gli arbitri: Filippini, Weidmann, Calbucci. Una terna indisponente, prona agli errori, ricca di inutile superbia. Il doppio tecnico a Kangur e alla panchina varesina dopo un palese fallo di Polonara su Kangur nel primo quarto rimane una chicca dell’orrido. Così come i tanti fischi “ad minchiam”, onestamente da una parte e dall’altra del campo. Così come la cecità davanti agli atteggiamenti da “actor studio” di Della Valle e sodali, motivo per il quale rimane davvero sempre difficile amare la “nazionale” di Reggio Emilia. Fabio Gandini
  8. La rimonta playoff dell'Openjobmetis si ferma a Reggio Emilia. La truppa di Attilio Caja chiude a quota 6 la sua esaltante serie positiva: il primo stop post-Coppa Italia è figlio dell'assenza obbligata di Eric Maynor, impossibilitato a scendere in campo dai postumi del colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale (da passeggero) nel quale è stato coinvolto nella notte post-derby a Milano. Troppo asfittico l'attacco di Varese senza il suo "Aladino", genio della lampada in grado di creare tiri facili per i lunghi (solo 4 per un Anosike opaco) e tiri aperti per gli esterni (glaciale 1/10 da 3): fatali soprattutto i 4 punti segnati nei 9' iniziali di un primo quarto a fari spenti (2/12 al tiro e 6 perse) per un 18-4 che ha segnato il match. Poi Cavaliero e compagni si sono battuti con grinta, nonostante la costante sofferenza sotto canestro (36-33 per Reggio a rimbalzo dove i 214 centimetri di Cervi e i 207 di Reynolds hanno soverchiato Anosike). L'OJM ha provato a ricucire il gap (26-21 al 15', 33-27 al 18' e ancora 50-41 al 27') con qualche iniziativa di Eyenga e Johnson, finendo però al tappeto a causa delle pessime medie dall'arco (1/10 da 3 con l'unica tripla segnata a 3' dal termine). E alla fine Varese mastica amaro nei confronti di una terna arbitrale dal metro troppo ondivago, che contribuisce notevolmente nel rendere sporca e "cattiva" una partita "imbruttita" dalle interpretazioni dei direttori di gara, totalmente fuori fase in due episodi condizionanti per i biancorossi (manata di Polonara a Kangur a rimbalzo con l'estone sanguinante dietro l'orecchio "giudicata" con fallo al varesino più tecnico per proteste, e sanzione disciplinare costata il quarto fallo al 28' ad un Dom Johnson indispettito dai "trucchetti" da veterano di Kaukenas). Ma all'atto pratico la chiave di volta del match è stata l'assenza di Maynor: i 68 punti col 10% da 3 e i soli 7 assist -minimo stagionale - contro 15 perse fanno a pugni con i dati delle ultime 6 gare (82,7 punti col 36% da 3; 10,8 perse e 15,0 assist) con l'attivatore biancorosso sul ponte di comando. Peccato soprattutto per l'alchimia spezzata da un infortunio "extra-tecnico" come quello occorso a Maynor, auspicando quantomeno che il play del 1987-bloccatosi proprio dopo la sua prestazione più brillante al PalaDesio, dopo aver inseguito per 7 mesi la condizione fisica ottimale - possa tornare a disposizione di coach Caja per la sfida di sabato contro la Dolomiti Energia. Chiaro però che l'esame di maturità che la trasferta sul campo di una squadra di vertice come Reggio Emilia doveva rappresentare per l'OJM rigenerata dalla cura Caja assume una valenza relativa proprio alla luce dell'indisponibilità dell'elemento più insostituibile dello scacchiere biancorosso. Apprezzabile comunque il carattere che Varese ha messo in campo nel finale, risalendo dal 69-51 del 34' al 71-68 con 23" sul cronometro con Pelle ed Eyenga protagonisti di una rimonta eclatante ma tardiva. Il 2/2 di Aradori e la tripla fuori misura di Dom Johnson hanno definitvamente sancito la sconfitta biancorossa, pur con il merito di aver lottato fino alla fine a dispetto di una situazione compromessa. Nonostante i tonfi di Brindisi e Torino, ora l'ottavo posto nelle mani di Pistoia (che vanta un più 28 nel doppio confronto con ì biancorossi) scivola a 4 lunghezze, "azzerando" il margine di errore per una Openjobmetis alla quale servirà un poker secco con Trento, Venezia, Cremona e Torino combinato a risultati negativi delle dirette concorrenti. Ma servirà soprattutto ritrovare Maynor e la sua bacchetta magica... Giuseppe Sciascia
  9. L'Openjobmetis affronterà il suo esame di maturità sul campo di Reggio Emilia con la virtuale certezza di dover fare a meno di Eric Maynor. Stasera al PalaBigi (palla a due alle 18.15; diretta su Telesettelaghi) la compagine di Attilio Caja farà visita alla Grissin Bon forte dell'entusiasmo generato dalle 6 vittorie consecutive che hanno garantito in largo anticipo l'esito felice della missione-salvezza, aprendo uno spiraglio per una clamorosa rimonta playoff. A meno di sorprese nella rifinitura di stamattina Varese dovrà però rinunciare al suo play titolare: il colpo di frusta rimediato nell'incidente stradale occorso domenica notte a Milano non dovrebbe consentire a Maynor di scendere in campo stasera. Senza esito tutti i tentativi di recupero effettuati sin da giovedì: il regista statunitense non è praticamente andato oltre la parte di allenamento senza contatti, accusando fastidi ad ogni tentativo di "spingere". Se non ci saranno progressi evidenti in giornata, lo staff tecnico è orientato a preservare Eric dal rischio di peggiorare ulteriormente la situazione, nell'intento di riaverlo a pieni giri sabato prossimo contro Trento. Per l'OJM sarebbe chiaramente un'assenza pesantissima, dato che sulla carta il play ex NBA è l'elemento più insostituibile del sistema di gioco plasmato da Attilio Caja per esaltare le sue doti da "attivatore": i 14,9 punti e i 7,2 assist di media totalizzati nelle 6 vittorie consecutive in cui ha viaggiato a 32,4 minuti a partita illustrano in maniera più che eloquente il suo peso specifico nell'economia dello scacchiere bian-corosso. Per sopperire alla sua più che probabile defezione il tecnico pavese dovrà chiedere gli straor- dinari al 39enne Massimo Bulleri, che non sembra però in grado di offrire più di 15 minuti di qualità. In alternativa dovranno sacrificarsi in regia Dominique Johnson (al prezzo però di ridurre il suo fatturato balistico) e Daniele Cavaliero, oppure sarà l'occasione per concedere una prova di appello ad Aleksa Avramovic. L'esterno serbo ha giocato solo 3 minuti nelle ultime 6 gare dopo la bocciatura rimediata da "vice-Maynor" in assenza di Bulleri, stasera per necessità o per scelta ci saranno minuti anche per lui con la possibilità di dimostrare di poter essere ancora un capitale importante in ottica futura visto il contratto garantito per il 2017-18. Di certo Varese non dovrà aspettarsi sconti da una Grissin Bon tornata a pieno regime dopo 3 mesi di affanni legati agli infortuni. La squadra di Menetti, in serie positiva da 3 turni, punta a vincere per agganciare il terzo posto della regolar season facendo leva su un fattore campo bollente (PalaBigi esaurito in prevendita) e su un organico profondo in tutti i ruoli. Reggio Emilia è squadra votata all'attacco (terzo della serie A a 81,9 di media), con due fucilieri come Aradori (16,0 punti) e Della Valle (15,4 punti) e gli ex di turno De Nicolao e Polonara a recitare da protagonisti nel miglior pacchetto italiani della serie A. Varese ha un potenziale vantaggio a rimbalzo - la Grissin Bon è sedicesima a 33,0 di media - per provare a impostare la partita sui binari giusti dal punto di vista del ritmo. Certo senza Maynor una missione di per sé difficile rischia di diventare impossibile, ma l'OJM vuole provare a stupire anche stavolta. Giuseppe Sciascia
  10. Dopo la sesta vittoria in fila pensate che siano finiti gli aggettivi? Tranquilli, per questo capolavoro di derby li troviamo, eccome se li troviamo. Per questi dodici giocatori vestiti di rosso e per il loro condottiero tutto d’un pezzo in giacca e cravatta: per quelli che dopo 10 anni 10 sono stati capaci di espugnare la Brianza, riportando ai tifosi obbligati ingiustamente a rimanere a casa una gioia immensa. Impagabile. Agognata. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un maestro che ha insegnato a una squadra perdente, clamorosamente perdente, come si diventa spietata. Un maestro che legge le partite come nessuno, che motiva come nessuno, che dà disciplina come nessuno. Al Pala Desio vince la Openjobmetis di un leader ritornato a essere un giocatore che l’Italia cestistica intera ci invidia: si chiama Eric Maynor e ieri sera ha scherzato chiunque si parasse sulla sua strada (24 punti, 7 assist). Al Pala Desio vince la Openjobmetis unita, compatta, ricca che la cura dell’Artiglio ha restituito a chi la ama: nella giornata difficile di un Johnson “saldato” dagli avversari, esce un Eyenga attaccante (25 punti) mostruoso e inarrestabile, con vicino un Anosike professore sotto i tabelloni (10 punti, 13 rimbalzi e un JJ Johnson contenuto), e un Pelle maturo e utile (10 punti e 6 rimbalzi). Al Pala Desio vince la Openjobmetis che gioca bene a pallacanestro, che diverte, che si impone sui contendenti a rimbalzo, che dà il ritmo e ti obbliga a seguirla. Vince una magia di squadra che ti chiedi come abbia fatto a nascere dalle ceneri di un ultimo posto. Vince un sogno. Ora alla salvezza manca solo l’aritmetica (Cremona dovrebbe fare 5/5 per raggiungerci), il cielo (ovvero i playoff, dove faremmo la nostra porca figura con un esercito così) è a due punti (ma anche a tanti doppi confronti persi…). Vada come vada, l’importante è fermare il momento: una Varese così non si vedeva da anni. La cronaca. La dimensione interna dei padroni di casa fa il pieno nei primi minuti di gara: JJ Johnson segna e arma gli esterni per il primo strappo biancoblù, subito ricucito da un canestro e fallo di Eyenga in velocità. Se l’ala-centro americana di Cantù è e rimane un problema per la difesa biancorossa (10 punti nei primi sei minuti per lui), vero è che gli uomini di Caja in attacco riescono a leggere bene la difesa schierata e corrono appena ne hanno l’occasione. La summa è una partita veloce e divertente e un parziale di 8-15 da parte di Varese, nel quale si segnalano i cesti di Eyenga, Maynor e Pelle (15-23 al 7’). Recalcati ferma la partita e ne viene fuori una Mia più combattiva in difesa e concreta in attacco: Dowdell e Calathes ricuciono così il parziale (24-26 al 10’). Le bombe di Cournooh e Calathes inaugurano la seconda frazione e spingono avanti Cantù (33-28), mentre tra le file varesine si rivede Avramovic dopo tanti “n.e”. Ferrero scrive il 33-32, ma la serie firmata da Dowdell e Pilepic (in mezzo un tecnico rifilato a Caja per proteste) mette le ali alla squadra dell’ex ct italiano, che vola fino al +7 (42-35 al 15’). La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece reagisce: prima è Maynor a salire in cattedra (14 punti segnati al 19’), poi è la corsa libera di un clamoroso (anche in difesa) Eyenga a riassorbire il margine dei padroni di casa e a far rimettere la testa avanti agli ospiti (8-0 di parziale, 42-43 al 18’). Dopo il timeout di Recalcati è di nuovo il congolese a timbrare, prima di un canestro di Acker e del libero di Pelle a fissare il 44-46 di metà gara. Botta e risposta dopo la pausa lunga (46-48), poi Varese decide di girare il match dietro e di essere sinfonia davanti: la Mia si blocca contro la dura uomo di Caja, mentre dall’altra parte della luna sono i pregevoli assist di Johnson per Anosike, di Eyenga per lo stesso centro e di Maynor per Johnson a suonare una musica che vale 50-56 del 25’. Non è finita: Eyenga va a schiacciare il + 10 (50-60 al 26’), Maynor addirittura il +12 (50-62). Tutto troppo facile? Infatti: Darden, Calathes e Quaglia reagiscono e in un amen riaccendono il PalaDesio (58-63 al 29’). La folata biancorossa sul finire del terzo quarto è tuttavia perentoria e ha la faccia scanzonata di Eyenga: 6-0 e di nuovo +11 (58-69). Su questo slancio gli ospiti chiudono il match: Johnson trova una tripla mai trovata prima, Maynor insegna basket e incanta, Eyenga è in un’estasi che gli permette di fare quello che vuole, Anosike umilia Johnson e non gli fa più vedere la boccia. Devastanti. In sei minuti si vola a +16 (63-79) e non ci si volta più. Finisce 72-85, ribaltato anche il parziale dell’andata (-10). Fabio Gandini
  11. L'Openjobmetis si regala una sera da grande. La compagine di Attilio Caja allunga a quota 6 la striscia vincente, sfatando dopo 10 anni il tabù esterno nel derby contro Cantù. Pur senza il supporto dei tifosi (che hanno però caricato la squadra presentandosi alla partenza da Masnago), Varese ribadisce la sua stellare condizione psicofisica imponendo la legge del suo atletismo sul campo di una Mia schiacciata dal predominio fisico biancorosso. Se la sconfitta dell'andata aveva consacrato lo psicodramma di una squadra in crisi di identità, l'imperioso successo del PalaDesio legittima la "resurrezione" di quella che al momento attuale è senza tema di smentita la miglior Varese delle 4 stagioni post-Indimenticabili. L'OJM conduce il match con grande lucidità, punendo la cavalleria leggera di Cantù con soluzioni ad altissima percentuale (58% da 2 alla fine) nei secondi finali dell'azione, mentre in retroguardia - con Anosike e Pelle che riducono ai minimi termini lo spauracchio JaJuan Johnson - la graffiante aggressività biancorossa e decisiva per accendere il motore del contropiede e spaccare la partita dopo l'intervallo. Varese aveva già provato ad affondare i colpi nel primo quarto ( 15-23 all'8' dopo il 7-2 iniziale) con un Maynor cattedratico ad innescare Anosike ed un Eyenga incontenibile in penetrazione e irresistibile in difesa a spingere in campo aperto. Ma la pioggia di triple costruite dalla Mia a cavallo tra primo e secondo quarto aveva creato un contro-break pericoloso (33-28 al 14' e ancora 42-35 al 16'), col duello Dowdell-Maynor a scaldare le retine. Importante lo 0-10 nel finale del secondo quarto per ridare a Varese l'inerzia a metà gara. E poi la squadra di Caja ha calato la saracinesca, concedendo solo 17 punti in 15' a Cantù con Eyenga e Johnson a garantire benzina per le ripartenze di Maynor (anche 7 assist): partita spaccata in velocità dagli ospiti (48-59 al 27') e poi chiusa da una serie di giocate di classe pura del play ex Oklahoma City e dell'ala congolese (61-74 al 34'). L'OJM ha giocato una gara solida e matura, vincendo a mani basse il duello sotto i tabelloni (43-29 a rimbalzo e 50-28 nei punti in area), con una suddivisione delle responsabilità offensive e una condivisione dell'energia difensiva da squadra di alto livello. Dopo la pausa per la Coppa Italia, qualcosa è scattato dentro lo spogliatoio per dimostrare che la squadra non meritava l'ultimo posto: la Varese delle 6 vittorie consecutive vale ampiamente più dell'attuale undicesima piazza, anche se ora il calendario propone una vera e propria parete di sesto grado (Reggio Emilia, Trento e Venezia) che rende ancora molto difficile il sogno playoff. Però domenica al PalaBigi si potrà giocare a mente sgombra e senza più lo spettro della retrocessione, che per almeno 2 mesi è stata scomoda compagna di viaggio dell'ambiente biancorosso. Servivano 12 punti in 11 partite, e l'OJM trasformata da zucca in carrozza dalla bacchetta magica di Attilio Caja ha messo in cassaforte la quota necessaria in sole 6 gare. Ora è giusto provare ad alzare lo sguardo, senza aspettative eccessive ma con la giusta voglia di alimentare il più a lungo possibile un magic-moment esaltante come la città e l'ambiente non viveva da tanto (troppo) tempo. E per chi deve giocare ora la battaglia del grano per fare in modo che la Varese 2017-18 possa non essere troppo diversa da quella che ogni settimana risale una posizione in classifica, l'esaltante rimonta della truppa di Caja è un assist prezioso per cavalcare l'onda dell'entusiasmo. Giuseppe Sciascia
  12. E adesso sarebbe fin troppo semplice dire le cose che si dicono in questi casi. Che il derby senza tifosi è una porcheria, che la pallacanestro italiana non è ancora morta perché esistono queste sfide - e un po’ di sana rivalità campanilistica - a mantenerla in vita. La realtà è che non ci abbiamo creduto nemmeno per un istante: sapevamo già, ce lo sentivamo, che la trasferta a Cantù per i tifosi di Varese sarebbe stata vietata. Di questi tempi, eliminare il problema alla radice è più semplice che provare in qualche modo a risolverlo. Gli ultimi anni ci hanno raccontato di sfide che, quando sono state aperte alle tifoserie ospiti, si sono portate dietro strascichi di tensione e problemi: dai petardi fuori dal Pianella all’auto di Roberto Cimberio (con famiglia all’interno) presa a calci. Oggettivamente difficile pensare a una soluzione differente. Per cui, evitiamo questa pagliacciata dell’attesa, in futuro. Evitiamo le prevendite aperte su internet, evitiamo i biglietti liberamente acquistati che adesso dovranno essere rimborsati, evitiamo di aspettare fino al venerdì (due giorni prima di una partita calendarizzata da mesi), evitiamo di prendere in giro la gente e diciamolo chiaro e tondo. Varese e Cantù, d’ora in avanti, si giocherà senza i tifosi ospiti. Con buona pace del fatto che a Varese anni fa si siano spesi dei quattrini (li ha spesi la società) per costruire una gabbia a prova di kamikaze dove stipare i teppisti provenienti d’ogni parte del mondo. Con buona pace del fatto che domani sera non si giocherà al Pianella (vetusto, oggettivamente difficile da controllare, e finalmente pensionato) ma a Desio: un impianto moderno, dove gestire l’ordine pubblico dovrebbe essere teoricamente più semplice. Questo è lo sport di oggi: più brutto, e per mille motivi, rispetto a quello di vent’anni fa. E facciamo un sano mea culpa tutti quanti - dirigenti, tifosi, giornalisti, ultras, agenti, giocatori, allenatori - perché una fettina di colpa ce l’abbiamo. Non ci siamo accorti, probabilmente, che stavamo tirando un po’ troppo la corda. E ora, eccoci qua: un derby silenzioso e quindi un “non derby”. Facciamoci l’abitudine, perché il calore di certe sfide resterà sempre di più un ricordo lontano. E per un po’ si canterà ancora il “cata su”: ma a furia di cantarselo da soli, si smetterà di fare pure quello. Francesco Caielli
  13. Attilio Caja chiede l'ultimo colpo di reni alla sua Openjobmetis per raggiungere la fatidica "quota 22" indicata come traguardo salvezza. Riuscirci nel derby contro Cantù sarebbe una doppia soddisfazione per il tecnico pavese: «Siamo sul rettilineo finale ma dobbiamo ancora tagliare il traguardo: contro Capo d'Orlando abbiamo fatto un altro passo importante verso la salvezza, raccogliendo l'entusiasmo di un pubblico che ci ha gratificato tantissimo nel premiare i nostri sforzi. Adesso manca lo sforzo finale, e sarebbe bellissimo coronare la missione salvezza nel derby: è la prima opportunità per chiudere i conti, ma basta ricordare che Varese non vince a Cantù da 10 anni per evidenziare le difficoltà di questo impegno». Artiglio" sottolinea le qualità della Mia e le abituali necessità per allungare a quota 6 la striscia vincente: «Cantù era considerata come una pretendente per i playoff con talenti come Johnson, Darden e Dowdell e tanti giocatori interessanti come Cournooh, Acker e Pilepic. È una squadra temibile con ottime individualità, ma non cambierei nessun giocatore della Mia con quelli della mia squadra attuale, e lo considero un complimento per i miei. Siamo fiduciosi e consapevoli delle nostre possibilità per giocare una partita di grande impatto. Peccato per la mancanza dei tifosi ospiti: noi in campo e i tifosi fuori avrebbero garantito una cornice emotiva in grado di esaltare l'evento». Sul fronte opposto Carlo Recalcati chiede ai suoi una prestazione difensiva importante per compensare il gap atletico: «Varese ha raggiunto la miglior condizione nell'ultimo periodo, dovremo essere pronti a giocare una gara di grande energia. Ci sono tutti i presupposti perché sia una bella partita; al momento il gap atletico è a noi sfavorevole, dovremo compensare con una difesa aggressiva che ci permetta di giocare in campo aperto». Di sicuro Varese avrà la spinta motivazionale supplementare di voler riscattare lo stop dell'andata: «Ci teniamo in particolare per i tifosi, che ci hanno sempre seguito con calore ed affetto. L'impegno sarà massimo come al solito ma riuscire a dar loro una gioia che manca da 10 anni sarà un ulteriore stimolo mentale. Cantù aveva fatto bene al PalA2A e sarebbe bello per noi pareggiare i conti» spiega Attilio Caja, che vivrà il primo derby con i brianzoli sulla panchina biancorossa contro un veterano di lunghissimo corso come Carlo Recalcati, bandiera di Cantù da giocatore (vi ha militato dal 1962 al 1979) che ha guidato Varese dal 1997 al 1999 e dal 2010 al 2012: «Avrò disputato una settantina di derby e la bilancia pende dalla parte di Cantù, ma non dimenticherò mai lo scudetto della Stella, così come non dimenticherò che Varese è la società che mi ha lanciato come allenatore ad altissimo livello». Giuseppe Sciascia
  14. Non usa mezze misure Attilio Caja, ed è un bene che si sia espresso in questi termini. Un derby senza tifosi è un mezzo derby, e la scelta di vietare ai tifosi varesini la possibilità di assistere dal vivo è stata tardiva e discutibile: «Peccato per questo divieto, che mi sembra una scelta di comodo, senza senso. Evidentemente per qualcuno è meglio lavarsi le mani. Ci si toglie una responsabilità, ma se tutti facessero così nel proprio lavoro e non si prendessero mai responsabilità, non andremmo da nessuna parte. C’è grande rammarico, perché sarebbe stata una bella pagina di sport. Noi abbiamo un pubblico caloroso, ma da quello che ho visto in questi due anni è un pubblico civile e partecipe. Credo inoltre che giocando a Desio, in un palazzetto grande e con una capienza notevole, le problematiche potevano diminuire. Prendiamo atto con rammarico, perché sarebbe stata una bellissima cornice. Questo è il bello dello sport in Italia, togliere queste rivalità che sono il sale dello sport è un vero peccato. Ho visto spesso dal vivo il derby Roma-Lazio con le curve piene, e vederlo con le curve vuote è invece più triste». Archiviata non senza rammarico la notizia del divieto, il discorso si sposta sul piano tecnico: «La vittoria contro Capo d’Orlando ci ha gratificati del lavoro fatto ed è stato un altro passo verso il nostro obiettivo, la salvezza. Siamo sul rettilineo finale, dobbiamo solo tagliare il traguardo e la prima opportunità per farlo è il derby. È da 10 anni che Varese non lo vince in trasferta, e solo questo dato dimostra quanto sia difficile. Cantù ha grande talento ed è cresciuta molto: Johnson non si discute, poi c’è Darden che all’andata aveva fatto molto bene, Cournooh si è inserito alla grande e sta tirando con medie altissime, anche Acker è in crescita. Poi hanno altri giocatori come Pilepic, di cui Pozzecco mi ha parlato bene, Dowdell che è un grande uomo squadra oppure Callahan che conosco molto bene e Calathes. Noi li rispettiamo ma siamo fiduciosi in ciò che possiamo fare. Non invidio nessuno perché nonostante il talento di Cantù io sono contento dei miei giocatori enon li cambierei con nessuno». Per Caja, oltretutto, è il primo derby con Cantù da inquilino della panchina di Varese: «Ne ho fatti tanti ma contro Cantù, sulla panchina di Varese, è il primo. Loro avevano fatto bene qua, sarebbe bello recuperare quantomeno per fare 1-1». Alberto Coriele
  15. E ora che guardare indietro fa meno paura, ora che i fantasmi sono spariti, ora che i magoni sono dimenticati, ora che l’adrenalina ti ha messo le ali, l’unico limite diventa il cielo. Pazza idea di fare i playoff con lui, Attilio Caja. Anzi con loro, lui e il suo esercito spartano (fu Armata Brancaleone), protagonisti di una della metamorfosi più improbabili della storia del basket: là dove c’era la sconfitta, ora ci sono i sogni. Pazza idea di fare i playoff con Varese. Quando un obiettivo sembra conquistato (e lo è, quasi...) bisogna porsene subito un altro, ancorché difficile se non impossibile: è il sale della vita. Facciamo due conti, prima di raccontare la quinta perla che Varese costruisce ai danni della Capo d’Orlando (74-72 il finale) quarta in classifica. Cremona perde al fotofinish contro Sassari in casa, Pesaro rimane al palo a Trento: l’ultima piazza ora dista 8 punti dai 20 della Openjobmetis, con sei giornate ancora da giocare. Ragionevolmente parrebbe mancare una sola vittoria alla sicurezza. Giriamoci e guardiamo avanti, perché non è più peccato farlo: la settima e l’ottava piazza - in attesa di Reggio Emilia-Brescia di oggi - sono a quota 24, ma tra i biancorossi e la realizzazione di un autentico miracolo c’è una pletora di squadre (Cantù, Brescia, Pistoia, Brindisi e Torino) da superare. Servirebbe allungare il filotto e di molto, servirebbe fare la voce grossa negli scontri diretti (Cantù, Reggio Emilia e Torino), servirebbe un’impresa. Il solo poterla immaginare ad alta voce senza benedire la legge Basaglia che ha chiuso i manicomi in Italia, rende l’idea del percorso fatto dall’Artiglio e dai suoi insospettabili giocatori. Quattro problemi Capo d’Orlando, un problema in quattro parti. La prima: la forza intrinseca della sporca (è il caso di scriverlo) dozzina di Di Carlo. La bidimensionalità di Archie (26 punti con solo tre errori al tiro...) e l’imprevedibilità di Diener sono conferme della vigilia, le mani addosso, la garra, la “tignosità” difensiva e vocale (a portare gli arbitri dalla propria parte) sono una sorpresa. La seconda: la giornata no in attacco dei padroni di casa. Dopo la scorpacciata di Brescia (51% da tre), Varese torna a percentuali “morettiane” (22%) dall’arco e si intestardisce in area (40%), con il suo principale cannoniere Johnson francobollato da Tepic & company, un Maynor prima impreciso poi stordito dal colpo subito nei pressi dell’intervallo e un Eyenga con il motore offensivo spesso e volentieri fuori giri. La terza: i “grigi”. Quelli di giornata sono della peggior categoria possibile tra le tante contemplate dal mondo arbitrale: quella dei protagonisti a tutti i costi. I tre direttori di gara (Mazzoni, Quarta, Bettini) perdono subito il contatto con la realtà di una partita maschia, “cannano” due/tre fischi letali e favoriscono un nervosismo che si traduce in rissa, per la quale fanno le spese Cavaliero e Stojanovic, entrambi espulsi. Non contente, le grandi “A” appioppano tecnici a destra e a manca, fanno perdere il paradiso a Caja e a tre quarti del palazzetto e non riesco a trovare un’uniformità di giudizio nei fischi. Rovinando il match. La quarta: i falli dei lunghi. All’inizio del seconde tempo Pelle commette la quarta penalità, Anosike passa 20 minuti a doversi gestire con tre e Caja è costretto ad andare per molti tratti con il quintetto piccolo (Kangur e Ferrero), tirando il collo all’estone e privandosi - gioco forza - di armi decisive nel recente passato. Una soluzione di gruppo La risposta del gruppo è da campioni, ispirata da un’Artiglio “talebano” nel suo credo (Avramovic non si alza dalla panchina nemmeno stavolta, nonostante la mancanza in itinere del capitano). Come al solito, ha ragione lui. La Varese che non riesce a segnare dall’arco e che un po’ si specchia nella propria ritrovata bravura (tiri costruiti ariosamente ma con qualche fronzolo di troppo) tiene un vantaggio costante grazie a una retroguardia assatanata (11 recuperi e 5 punti concessi a Capo nei primi otto minuti dell’ultimo quarto), nella quale si segnala il sacrificio dello stopper Eyenga, soprattutto su Diener. Dall’altra parte della luna, invece, a decidere sono l’intelligenza del Johnson “spuntato”, che trova buone penetrazioni e poche forzature (15 punti e 7/7 ai liberi), la clamorosa prestazione a rimbalzo di Kangur (10 carambole da chi, un mese fa, non riusciva più a saltare la Gazzetta), l’entusiasmante cammeo di Bulleri (9 punti e un paio di canestri salvifici) e un Ferrero nato pronto da 11 punti in soli 16 minuti di permanenza sul parquet. Una menzione la merita anche Anosike (12 punti e 9 rimbalzi in 18 minuti), che nel “ciapa no” dell’ultimo quarto - e contro un bruttissimo cliente come Delas - segna cesti di lotta e di governo, importanti come una bombola d’ossigeno sull’Everest. Quindi? Quindi prima si respira e poi si sogna. Regalandosi una serata in cui cullarsi al pensiero che una squadra che vince cinque partite di fila, in cinque modi diversi (l’ultima di nervi, con la faccia brutta e cattiva) e contro cinque avversari che non le hanno regalato nulla, ora appartenga più al cielo che agli inferi. Comunque vada a finire. Fabio Gandini
  16. L'Openjobmetis supera a pieni voti anche l'esame di maturità contro Capo d'Orlando. La compagine di Attilio Caja allunga a quota 5 la sua serie positiva (record personale per il tecnico pavese sulla panchina biancorossa), fermando a quota 4 la striscia della quarta forza Betaland, e compie un passo decisivo verso la salvezza visti gli 8 punti di margine a 6 giornate dal termine nei confronti dell'ultima della classe Cremona. Vittoria tanto sofferta quanto significativa per una Varese capace di indossare la tuta blu in un match dai toni agonistici oltremodo vibranti, tra la doppia espulsione per Cavaliero e Stojanovic - mani al collo del capitano al serbo dopo uno spintone con ceffone a rimbalzo; gli arbitri hanno ricorso all'instant replay per decidere la sanzione - e mille contatti ruvidi tollerati sotto entrambi i canestri. La quinta meraviglia dell' OJM arriva in modalità sudore e lacrime in difesa, nascondendo una serata opaca dall'arco (4/18 da 3) e un complessivo 36% dal campo in una gara ruvida e sporca dopo il brillante 65% da 2 del primo affondo (35-25 al 16' prima della scaramuccia costata l'uscita anticipata del capitano). Per tre volte i biancorossi hanno provato la fuga (60-49 al 28' e ancora 69-58 al 34'), capitalizzando il predominio a rimbalzo (41-34 con 17 secondi tiri) e la capacità di creare tiri comunque equilibrati. Ma Capo d'Orlando non si è mai data per vinta, rientrando sempre in scia della squadra di Caja con un finale palpitante risolto dall'ennesima palla rubata dalla difesa di casa (11 recuperi contro 9 perse e 18 "turnovers" per la Betaland) e trasformato nel canestro della staffa da Eyenga (74-70 a meno 3"). Vittoria da squadra vera, capace di nascondere una serata non scintillante in attacco e i problemi di falli dei lunghi (4 per Pelle al 21' e Anosike al 29') con la disponibilità a sacrificarsi di tutti gli effettivi per la causa comune. Nelle pieghe del match è stato fondamentale l'apporto dei veterani Kangur e Bulleri: l'estone -schierato anche da pivot vista l'emergenza - è stato un muro invalicabile in ogni situazione difensiva, mentre il 39enne playmaker di Cecina - preferito da guardia ad un Avramovic ormai "inchiodato" alla panchina per la quinta partita in fila - ha dato punti e verve all'attacco, nascondendo lo 0/7 dal campo di Maynor. Alla fine il punto esclamativo lo ha messo ancora "Dom" Johnson con il 2+1 del 72-67 a meno 1' prodotto eseguendo alla perfezione lo schema chiamato da Caja nel time-out precedente, e tuffandosi sul pallone vagante poi trasformato in contropiede da Eyenga sull'ultimo assalto a meno 2 della Betaland. Alla fine entusiasmo alle stelle per la sinfonia intonata dalla difesa tutta cuore e intensità di Varese al termine di un match da play off per fisicità e livello emotivo di partecipazione in tribuna. La "cinquina" calata contro Capo d'Orlando esorcizza in maniera stabile e definitivo lo spettro della retrocessione: col tonfo di Milano a Pistoia, oggi è l'OJM a vantare la striscia positiva più lunga di tutta la serie A. E i 4500 spettatori in tribuna applaudono a scena aperta l'ulteriore capitolo della "resurrezione" biancorossa griffata da Attilio Caja: Varese è tornata ad amare una squadra che ha saputo ricompattarsi attorno a un'identità forte, e ora spera di vivere altre domeniche esaltanti come quella di ieri. C'è ancora margine per sognare una clamorosa rimonta playoff? Il calendario dice no viste le 4 trasferte nelle ultime 6 gare, partendo dalle due consecutive a Cantù e Reggio Emilia. Ma il derby di domenica a Desio può essere un ulteriore trampolino di lancio verso un finale di stagione intrigante. Giuseppe Sciascia
  17. «Dopo la partita di domenica scorsa, l’asticella si alza ancora. Ancora di più». Non fa una grinza e non si tratta solo della qualità degli avversari: il percorso è sempre stato, è e sarà varesino. Contro i propri limiti più che contro l’altro da sè. Pistoia è valsa l’abbaglio di una speranza, Avellino a piazzare il colpo che scompagina le carte, Pesaro a mettere a segno un punto importante nella battaglia salvezza, Brescia a corroborare il concetto di rinascita con una partita di purissima sostanza. Cosa sarà Capo d’Orlando? Se lo chiede anche coach Attilio Caja, nella lunga vigilia che precede l’appuntamento con i siciliani di Di Carlo. Quarti in classifica: «Dopo una vittoria importantissima come quella contro la Leonessa - esordisce il coach in conferenza stampa - ci aspetta un impegno davvero tosto. Capo è 4° in classifica e lo è dopo 23 partite: non c’è nulla di casuale nella posizione che occupa. È una squadra di qualità e sta facendo davvero bene». La disamina degli avversari è lunga e articolata: «Si parta da un grande giocatore come Drake Diener, che a Capo d’Orlando - come, del resto, ovunque abbia giocato - si è dimostrato capace di innalzare il livello dei compagni. Vicino a lui c’è una seconda punta come Dominique Archie, altra costante di una formazione che ha cambiato volto. Archie è molto versatile, ha una doppia dimensione: interna, perchè può far male in avvicinamento a canestro, ed esterna, con un tiro da fuori che dovremo obbligatoriamente tenere d’occhio. Accanto a loro c’è un gruppo di giocatori emergenti e molto interessanti». Quali? «In primis Ivanovic, il sostituto di Fitipaldo, che sta dimostrando di avere grandi qualità offensive e fiuto per il canestro: è un realizzatore e sa tirare anche da molto lontano. Poi c’è Tepic, che non è un terminale d’attacco vero e proprio ma è molto bravo a coinvolgere i compagni. Non dimentico nemmeno atleti come Laquintana, Delas, Stojanovic e Iannuzzi, tutte pedine che sono state in grado di crescere molto nell’arco della stagione». Su Iannuzzi, l’Artiglio spende qualche parola di più: «Lo allenai 5 anni fa nella nazionale sperimentale e mi stupì del fatto che non avesse ancora avuto la possibilità di giocare in serie A. Proprio 2 anni fa, quando ero qui a Varese, parlai di lui con Max Ferraiuolo: “Vai a vederlo ad Omegna - gli dissi - perchè è molto interessante e ne vale la pena». Il coach non lo dice, ma se pochi mesi dopo fosse stato confermato sulla panchina biancorossa, l’ala classe 1991 (208 cm) avrebbe potuto essere uno degli obiettivi di mercato. Tornando al qui e ora, la somma fa un avversario difficile, «da affrontare con una grande attenzione difensiva, rimanendo sempre concentrati su tutte le loro molte opzioni. Dall'altra parte del campo, invece, dovremo essere pronti ad attaccare le diverse difese che ci troveremo davanti». Fabio Gandini
  18. Quattro perle, un unico - vero - filo conduttore: la difesa. Il resto sono modi diversi di vincere, protagonisti che si alternano sul palco, un’affidabilità di fondo di alcune pedine e la fragorosa sorpresa di altre. La somma fa una crescita collettiva che le cifre certificano in maniera evidente: nelle ultime partite Varese ha tirato con il 55,7% da 2, il 41,5% da 3, ha segnato 84,3 punti di media, preso 37,1 rimbalzi, smazzato 16,3 assist, perso 11,5 palloni, conseguito un 94,3 medio di valutazione e subito 75 punti a gara. Prima la situazione era questa: i punti segnati erano 75,6, frutto di un 48% al tiro da 2 e di un 32,9% in quello da 3, corredati dallo stesso numero di rimbalzi (37,1), da 13,2 assist, da 15,6 palle perse, da un misero 73,7 di valutazione media e soprattutto da 81,7 punti subiti ad allacciata di scarpe. Un’altra vita, in un solo mese fa. Riviviamo le 4 vittorie che l’hanno cambiata Pistoia Quello contro Pistoia è un successo sudato al cospetto dei propri fantasmi: la Openjobmetis, prima di entrare in campo nel posticipo del lunedì, è ultimissima, staccata da Pesaro e Cremona. Sul parquet regna la paura, fino al tiro di Johnson che frustra ogni ulteriore tentativo di recupero di una The Flexx risalita fino al -4. Il gioco ne risente: Varese tira con il 26% da 3, segna solo 75 punti, perde 14 palloni ed è vittima di alcuni fuori giri offensivi personali di Eyenga e Maynor. Però difende - a uomo, in modo generoso, cambiando su tutti i blocchi, “volando” sugli aiuti - costruendo in tal modo il suo vantaggio e mantenendolo fino alla sirena. Individualmente spiccano i 15 rimbalzi di Anosike, i 7 assist di Maynor e i 23 cristallini punti del Dominique ex Alba Berlino. Avellino In Campania si va con speranze relative: i segnali di vita mostrati contro i prodi di Esposito confortano, ma non parrebbero sufficienti a spaventare la seconda in classifica. Invece la Openjobmetis riesce a sorprendere, partendo ancora una volta da una retroguardia avvincente. Stavolta è la tattica a farla da padrone: si va a zona e c’è tanta attenzione nelle transizioni difensive. Per la squadra di Sacripanti la trappola è servita: nel secondo tempo la Sidigas segna 26 punti in 20 minuti, subendo un parziale di 3-17 che cambia volto al match. L’attacco è corsa quando possibile e un uso magistrale dei giochi a due, con Maynor (16 punti e soprattutto 9 assist) che innesca la prova offensiva di Anosike (19 punti). Johnson, per una domenica, è spuntato dall’arco: ci pensano i suoi compagni, trovando un clamoroso 60% da 2, conseguito - tra l’altro - contro il centro più ingombrante e temibile della serie A (Fesenko). Pesaro Si ritorna al PalA2A ed arriva la vittoria della consapevolezza. Sudata ma alla fine assai convincente. Chi si aspetta la zona ad asfissiare gli avversari, trova invece una “uomo” che si esalta nelle prestazioni personali di Johnson ed Eyenga e che riduce Pesaro al lumicino nella ripresa: 9 punti concessi nel terzo quarto, 18 nell’ultimo, dopo averne subiti 51 nel primo tempo. Dall’altra parte della luna l’attacco funziona a meraviglia, sull’arco, all’interno di esso, a difesa schierata e in transizione: Varese tira ancora con il 60% da 2, ma stavolta ci aggiunge il 41% da tre e l’incredibile dato di solo 6 perse. Per Johnson sono altri 20, Maynor scrive 15+8 assist, Anosike ne fa 18, Eyenga 15 senza forzature. E mentre il mostruoso Ferrero ritorna semi-normale (ma il suo lo fa sempre in maniera encomiabile) si rivede Kangur, che suona la carica per tutti nel momento della rimonta. Brescia Per il ratto di Montichiari non servono tante parole: il ricordo è ancora fresco. E’ un successo che riassume tutti gli altri, come se Varese, dopo aver studiato, fosse riuscita a superare un esame complesso e multidisciplinare. C’è la zona che si alterna sapientemente alla uomo, c’è la difesa dedicata ad anestetizzare i pick and roll di Vitali con cambi rigorosi e ben portati, c’è l’attacco a due punte (Johnson e Maynor) con tanti piccoli ma importanti cammei a dare supporto. E c’è la solidità mentale acquisita che permette ai biancorossi di scappare prima e di non farsi recuperare del tutto in un palazzetto caldissimo poi. Da sottolineare a dovere, oltre alle “evidenti” 18 “bombe” di una squadra in stato di grazia, anche i 17 assist e i 39 rimbalzi, a vincere - ancora una volta - il duello sotto le plance. Quattro vittorie, quattro grandi Varese: la squadra di Attilio Caja, ora, sa fare (quasi) tutto. Fabio Gandini
  19. L’ultimo dei miracolati di Attilio Caja (vi ricordate il Johnson dell’inizio?) ha la mano torrida, la faccia di bronzo e la tendenza a mettersi in posa dopo aver bucato le retine avversarie, soprattutto quando conta. Si chiama Dominique Johnson e ne ha fatti trenta. Sì trenta. Dietro di lui una squadra vera, che segna, difende, soffre: una squadra di architetti, di scultori, di muratori (non conta chi sei o cosa fai: conta dove arrivi e dove gli altri arrivano grazie a te) che costruisce una casa coi fiocchi. Il capo-cantiere? Già lui: quello che ha preso un gruppo di uomini a terra e li ha portati a vivere una sera così. Si chiama Attilio Caja e queste gioie sono in primis le sue. Altro da scrivere? Sì: Varese batte Brescia dopo una partita vibrante, si allontana ancora di più dal fondo della classifica (+6, perdono sia Cremona che Pesaro) e dimostra al mondo di essere rinata. È la quarta vittoria di fila ed una goduria immensa. La cronaca È un florilegio di triple l’inizio di gara, con un Maynor ispirato da una parte e un Moore in evidenza dall’altra. La difesa della Leonessa, che passa spesso e volentieri a zona, è dura nonché sporca e provoca qualche palla persa di troppo tra i biancorossi, soprattutto in avvicinamento a canestro. È così che Brescia prova a scappare, prima con un altro bel canestro della sua guardia americana (14-10 al 6’), poi con un parziale tutto di Burns (20-15 al 7’). Varese non demorde e colpisce dall’arco con Cavaliero e Kangur, prima che il dardo di Moss “scriva” il 23-21 del 10’. L’inizio del secondo periodo è tutto di Kangur, che pareggia di tocco e trova - due minuti più tardi, ovvero dopo alcune buone difese da entrambe le parti - il vantaggio ospite ancora da sotto (23-27 al 13’). Caja si mette a zona e blocca le bocche da fuoco bresciane dopo il bombardamento del primo quarto, ma la Openjobmetis spreca parecchie occasioni di corroborare il vantaggio sul lato opposto del campo. Dal 13’ al 16’ non si segna, poi Moss risponde a un Pelle vigoroso a rimbalzo e preciso in lunetta (29-31 al 17’), quindi i canestri in successione ancora di Kangur, di Johnson e di Eyenga firmano il primo vero parziale del match (0-8, 31-39 al 18’). Di nuovo Moss prova a rispondere, ma è ancora Johnson sulla sirena a segnare da fuori e a fissare il 34-42 del 20’ (con il secondo quarto che si chiude con un eloquente 11-21 biancorosso). Si ritorna in campo e Dominique J. ricomincia da dove aveva finito: le sue due bombe a stretto giro di posta ampliano il margine di Varese (37-50 al 22’). La 3-2 ospite viene bucata da Landry, un tecnico a Johnson e il 4° fallo di Ferrero danno fiducia ai padroni di casa, ma ancora Johnson insieme a Maynor favoriscono un nuovo vantaggio in doppia cifra (44-55 al 25’). L’ex Alba Berlino è un’ira di Dio e ne mette altri 8 di fila che spingono la Openjobmetis fino al +18 (48-65 al 28’), prima che una sospensione di 15 minuti per un guasto al tabellone dei 24” raffreddi un po’ Varese e permetta alla squadra di Diana di ricucire parte del margine con Burns e Bushati (54-67 al 30’). Solo un antipasto di ciò che succede nel periodo finale: un 2+1 di Vitali e due triple di Burns e Bushati riportano Brescia addirittura a -5 (62-67 al 33’). Il colpo è duro e gli uomini di Caja tremano (66-69 al 35’), ma sanno che c’è solo un giocatore che può farcela a questo punto. Sì, è proprio lui, Johnson: altre due triple, ossigeno puro, per il 70-78 del 38’. Landry e Bushati non si arrendono, ma l’allungo è decisivo: Anosike e Maynor non sbagliano ai personali e dopo l’ultima preghiera di Moss è infine lui - sì, certo, chi volete che sia? - Re Johnson, a mettere la parola fine. Fabio Gandini
  20. L'Openjobmetis cala il poker sul campo di Brescia e certifica la sua definitiva uscita dalla zona calda. La truppa di Attilio Caja sbanca il PalaGeorge con una prestazione balistica di assoluto rilievo (18/35 da 3 di cui 8/14 del micidiale cecchino Dominique Johnson) e allunga a quota 6 il margine sulla zona retrocessione, oggi equidistante dai playoff. Obiettivo totalmente fuori portata per le occasioni sprecate in serie all'andata; ma oggi Varese merita ben altra posizione in classifica rispetto alla tredicesima attuale (sorpassata anche Caserta grazie al 2-0 negli scontri diretti). L'impresa a Montichiari 30 anni dopo l'ultimo hurrà esterno a Brescia (peraltro lontana dalla A per 28 anni...) è il segnale della consacrazione per la ritrovata solidità di Cavaliero e compagni. Un Maynor rifiorito sui livelli (offensivi) del 2014/15, che apre il fuoco in avvio e poi si dedica a ispirare i compagni, un Johnson letteralmente infuocato che propizia il maxi-break (dal 29-31 del 16' al 48-65 del 28') segnando 19 punti da sotto e da fuori, e un Kangur che lascia solo le briciole al capocannoniere Landry (8 punti sotto media e 2/8 dal campo). Il quarto successo in fila di Varese - non si vedeva una serie così lunga dalla Cimberio di Frank Vitucci - porta la firma dei due veterani in discussione fino al mese scorso, e dell'aggiunta in corsa che sta progressivamente dimostrando di valere fino all'ultimo centesimo lo sforzo - importantissimo - compiuto dal club di piazza Monte Grappa per sostituire il suo omonimo Melvin. Ma anche stavolta è il collettivo ad aver timbrato nel modo più efficace il cartellino per disinnescare i punti forti della Germani, primo tra tutti Luca Vitali che le scelte difensive di Caja (ottimo lavoro corale con i cambi sul pick&roll) hanno saputo limitare in maniera costante. Varese ha sofferto inizialmente la verve di Moore (20-15 al 7'), ma capitalizzando sin dall'avvio la circolazione di palla ben diretta da Maynor è stata agganciata a suon di triple (23-20 con 6/9 da 3 nei primi 10'). Poi, quando la difesa biancorossa - con Pelle a dare tanta sostanza interna - è salita di tono, l'OJM ha preso in mano il pallino del gioco (23-27 al 15') e ha piazzato un affondo bruciante quando il pistolero Johnson ha cominciato la sua micidiale sparatoria (34-42 al 20' con un dardo sulla sirena e poi la fuga progressiva fino al più 17 del 28'). Oltre al grande orgoglio di Brescia, a frenare la corsa a perdifiato di Varese ha contribuito anche uno stop di 10 minuti per un guasto tecnico al cronometro: una pausa che ha "raffreddato" la squadra di Caja e permesso di reagire alla Germani che, sospinta dalle triple di Bushati, è rientrata in scia fino al 66-69 del 35'. Provvidenziale un dardo di Maynor prima delle due magie di Johnson per il 70-78 del 38'; padroni di casa mai domi limando fino al 75-78 del 39', ma un libero di Anosike e un errore frontale dall'arco di Vitali hanno lanciato la fuga vincente dell'OJM, con un rimbalzo d'attacco convertito dal centro nigeriano a far tirare un sospirone di sollievo al centinaio abbondante di tifosi al seguito. Alla fine scambio di applausi tra giocatori e Curva Nord per una vittoria che proietta la squadra di Caja a 4 soli punti della quota salvezza "certi- ficata" dagli addetti ai lavori; ora il calendario si fa difficile (domenica arriva la rivelazione Capo d'Orlando, poi due trasferte a Cantù e Reggio Emilia). Ma, con questo piglio e questo Johnson, Varese inizia a far paura a tutti. Peccato che per i playoff sia tardi, ma meglio tardi che mai. Giuseppe Sciascia
  21. «Giochiamo contro una squadra a tre punte, piena di giocatori di energia e capace di condizionare gli avversari con la sua difesa. Ma non dovremo snaturarci: facciamo la nostra pallacanestro, usiamo le nostre armi». Bello avere un’identità, finalmente. Dopo mesi di sofferenze, dopo che tirare fuori il sangue dalle rape sembrava impresa più facile che dare un senso a questa Openjobmetis 2016/2017. Ed è altrettanto bello saper di potere fare affidamento su di essa nel presentarsi al cospetto di un nuovo, difficile impegno, giocandosi le proprie chance e non partendo necessariamente battuti. C’è Brescia-Varese all’orizzonte: Attilio Caja, come ogni venerdì, mette le carte in tavola. Cercando un collegamento tra ciò che è stato e ciò che sarà: «Della vittoria contro Pesaro va rimarcato il modo - esordisce il coach pavese - I ragazzi sono stati encomiabili nel voler recuperare il risultato e c’è stata da parte di tutti una carica incredibile e un grande spirito. E’ stata un’ottima giornata: le restanti otto partite dovranno seguire questa traccia e ho cercato di sensibilizzare la squadra in proposito. So che domenica ci saranno anche tanti nostri tifosi a Brescia: a loro voglio dire grazie, perché ci stanno dando tanta fiducia e noi vogliamo continuare a contraccambiarla». Il focus sugli avversari: «Non mi faccio ingannare dalle ultime battute d’arresto, la Leonessa nasconde tante insidie. Lo dice ciò che ha fatto nel girone d’andata e quello che ancora sta facendo: se ha perso qualche gara è perchè gli avversari hanno prodotto delle grandi prestazioni e sono stati più bravi, come accaduto con Brindisi. Brescia ha tre punte principali. La prima è Luca Vitali, un playmaker che nel nostro campionato è dominante, un giocatore che sa far rendere al meglio i compagni ma sa anche mettersi in proprio quando c’è bisogno. La seconda è Moss: grande esperienza, un vincente, un atleta che può ricoprire al meglio tutti i ruoli della difesa e trovare punti in modi diversi in attacco. Poi c’è Landry: lo considero fra i tre più forti della serie A. È un “4” con movimenti perimetrali, in grado di colpirti sia avvicinandosi al canestro che da fuori». Il contorno non è da meno: «Penso a Moore, a Burns, a Berggren. Sanno tutti dare una grande energia, fatta apposta per una squadra che corre, prende i rimbalzi e segna molto sugli scarichi. Brescia, oltretutto, è anche una formazione molto tattica: usa la zona “match up”, una zona che ti costringe a riflettere, un’arma che le ha dato tanto nel girone d’andata». E qui sta il punto: «Noi non dovremo comunque snaturarci. Giochiamo la nostra pallacanestro, andiamo in contropiede, pensiamo alla nostra di difesa. E poi stiamo molto attenti a rimbalzo, perché abbiamo dimostrato di poter cambiare le partite proprio con i rimbalzi. Facendolo contro Brescia, riusciremmo anche a spuntare una delle loro armi migliori». Fabio Gandini
  22. Dubbi e certezze. Dubbi: nessuno pensi che la corsa sia finita qui. Perchè ne manca di sofferenza a “far felici” le budella la domenica pomeriggio prima di alzare la bandiera della salvezza. Soprattutto in un campionato, vittima di un livello appiattito verso il basso, in cui non esiste alcunché di scontato. Certezze: la Openjobmetis Varese, all’alba del mese di marzo, ha finalmente trovato un’anima, collettiva come somma di quelle individuali, su cui contare. Non puoi prevedere il momento in cui un insieme di singoli diventa una squadra: ci sono assemblaggi tecnici e umani che ci mettono mezza giornata di ritiro per diventarlo e ce ne sono altri sui quali nemmeno la colla sa far presa. Di certo, quando la metamorfosi si compie, te ne accorgi: vinci contro Pistoia la partita della paura, da ultimissimo (non ultimo) in classifica; poi vai a vincere ad Avellino, contro la seconda della classifica di cui sopra, resistendo ai ritorni di un organico con tecnica e talento superiori; infine batti Pesaro nel match più importante della stagione, in recupero e contro un’avversaria mezza disperata e disastrata e quindi difficilissima da affrontare. Avere un’anima significa non mollare quando sei sotto, significa difendere insieme al compagno quando l’uno non può fare a meno dell’altro, significa essere in grado di tirare fuori una coscienza di gruppo capace di sopperire a qualunque mancanza: di talento, nelle percentuali di tiro, nell’esecuzione dei giochi. Significa svoltare. Più forti delle difficoltà Varese ha la meglio su Pesaro dilagando nel finale (finisce 93-78 con dieci punti a referto nell’ultimo minuto) e si scopre finalmente dentro, per la felicità di un palazzetto pieno (4474 paganti) e di chi la speranza non l’ha mai persa. Ora la graduatoria, si parta da qui, fa meno paura: il confronto diretto con i marchigiani è sul 2-0 e Cremona perde in casa contro Capo d’Orlando, combinazione che regala ai biancorossi il +4 sull’ultimo posto e sulla stessa Consultinvest. Poco sopra, Cantù vince a Caserta, va a 18 (+2 su Varese) e inguaia gli stessi campani nella lotta per evitare la retrocessione. Sì è ancora lunga, ma in compagnia si sta decisamente meglio. Avere ragione di Ceron e compagni non è stato per nulla facile, e non solo per la prevedibile scossa data dal cambio di allenatore avvenuto in settimana (via Bucchi, dentro Leka). Tanti e tanto grandi sono i grattacapi, anche tattici, per i biancorossi, tali da farli sudare per 35 minuti abbondanti, tali da scrivere un +9 Pesaro all’intervallo e un +11 nel terzo quarto. La marcatura di Jones (25 punti e 10 rimbalzi) in primis: Caja prova a chiedere gli anticipi, ma questi vengono facilmente elusi e gli aiuti - talvolta in ritardo - servono a poco. I rimbalzi, poi: Varese soffre maledettamente la presenza fisica degli uomini di Leka e concede quei secondi tiri sui quali gli ospiti costruiscono il loro allungo. Il pick and roll, infine: la bidimensionalità dello stesso Jones diventa un problema enorme per Anosike, costretto a uscire dall’area troppo spesso per i suoi gusti. Maestro Artiglio Se a tutto questo si aggiungono diversi passaggi a vuoto, quantomeno in retroguardia, nei primi venti minuti, ecco sviscerato il resoconto completo di tutte le difficoltà. Dalle quali Cavaliero e sodali escono di squadra nel secondo tempo. Dopo aver subito 29 punti nel secondo quarto (51 al 20’), la pressione sulla palla confonde le idee ai registi Consultinvest e instrada una rimonta più difensiva che offensiva: 18 punti concessi nella terza frazione, addirittura 9 nell’ultima. L’attacco, per nulla disprezzabile nemmeno nei venti minuti inaugurali (60% da 2 e 41% da tre le cifre finali, con l’incredibile dato di sole 6 palle perse), da una retroguardia del genere trova linfa vitale e velocità, sorpassando i marchigiani e completando l’opera nel finale. Un’opera a tante mani. Quelle di Johnson (20 punti, 50% da tre), killer nei momenti decisivi davanti e autore di frangenti monumentali dietro. Quelle di Eyenga, messo sul secondo osservato speciale dei biancorossi rivieraschi, Thornton: il congolese, ben gestito da Caja con i falli, lo cancella dal campo. E fa il suo in attacco (15 punti). Quelle di Anosike, che - in un match difensivamente complicato per lui - tira fuori una prova da 18+11 (recuperando a rimbalzo nel finale) e da 8/8 (!) ai tiri liberi. Quelle di un Kangur in netta ripresa, ieri assai più efficace di Ferrero nel secondo tempo per la conformazione fisica dei contendenti. Quelle di Maynor, infine, comandante in capo con le stellette al petto della classe e del talento: 15 punti, 8 assist, i canestri giusti, una leadership offensiva imprescindibile. Una squadra, insomma. Che in due mesi ha preso il posto del deserto grazie al lavoro (lungo, faticoso, duro) dell’Artiglio da Pavia. Se oggi Varese ha un’anima - là dove c’erano solo egoismi, confusione, incapacità di credere in se stessi e nei compagni - lo deve soprattutto a lui. Fabio Gandini
  23. L'Openjobmetis abbatte Pesaro con un quarto periodo arrembante e torna a godersi gli applausi scroscianti del PalA2A. La compagine di Attilio Caja ribalta con 15 minuti ad altissimo coefficiente di intensità difensiva (9 punti concessi nel quarto periodo) un match che aveva preso una brutta piega (50-61 al 25') e allunga a quota 3 una serie positiva che allontana finalmente i biancorossi dalla zona retrocessione. Il 2-0 negli scontri diretti con Pesaro è un punto fermo d'importanza capitale nella volata per evitare l'ultimo posto, ora distante 4 lunghezze visto il contemporaneo scivolone casalingo di Cremona contro Capo d'Orlando. Il primo spareggio salvezza contro la Consultinvest evidenzia nel modo più convincente gli effetti ormai stabili della cura-Caja: la matrice della vittoria biancorossa porta la firma della difesa e della coralità, sia pure con modalità differenti rispetto alla partenza rombante contro Pistoia e al largo uso della zona decisivo ad Avellino. Stavolta l'OJM graffia quando trova le contro- misure - prima con Pelle e Kangur, poi con un sontuoso Anosike - contro il poliedrico talento di Jones. E gira il senso del match quando Eyenga calza gli stivali delle sette leghe, monetizzando ripetutamente in contropiede il predominio a rimbalzo dei secondi 20' (12-21 a metà gara per Pesaro ma 23-15 dopo la pausa lunga). Bravi i biancorossi a non disunirsi sotto la pioggia di canestri pescati da situazioni casuali del secondo quarto (33-42 al 16' e 42-51 al 20' con tripla allo scadere di Thornton). Ed a trovare la prima fiammata a suon di giocate di energia e reattività in grado di accendere il PalA2A che ha risposto alla grande all'appello del match-chiave (record stagionale i 4.474 paganti). Johnson e Pelle i protagonisti del break per il primo sorpasso (63-62 al 29' con un 13-1 in 3'), poi Maynor sale in cattedra segnando e facendo segnare (Anosike in primis, ma anche Eyenga). Quarto periodo da 26-9 per Varese capace di strappare applausi a scena aperta ai tifosi con una serie di iniziative vincenti del play ex Oklahoma City per il decisivo affondo dal 74-73 del 34' all'87-77 del 38'. Alla fine entusiasmo alle stelle a Masnago, come non capitava ormai da tantissimo tempo. E meritati cori personalizzati della Curva Nord per Attilio Caja. Il compito di far diventare... tondo un insieme di singoli "quadrati" - per propensione individuale e attitudine difensiva - sembrava impossibile. Ma dopo due mesi e mezzo di lavoro certosino per ottimizzare le risorse disponibili, l'Openjobmetis delle ultime tre settimane è diventata una squadra vera. Con i suoi pregi e i suoi limiti, ma sicuramente con un'identità corale ben radicata che non è abituale vedere in un gruppo nel quale gli stranieri occupano i ruoli chiave. L'ultimo e decisivo tassello inserito nel mosaico è Christian Eyenga, che si è tolto di dosso i panni della prima punta sposando il ruolo di leader difensivo già cucitogli addosso due anni fa da "Artiglio". La strada per la salvezza è ancora lunga con 5 trasferte nelle ultime 8 gare, ma il passo avanti di ieri è fondamentale per alimentare la fiducia dell'ambiente. Ed ora la palla passa alla società in vista degli Stati Generali del consorzio: ieri Gianfranco Ponti era in parterre in qualità di semplice tifoso, qualsiasi evoluzione passa dallo snodo determinante di giovedì. Ma con tre vittorie e mezza salvezza in tasca qualsiasi ragionamento sul futuro format della società si affronterà con molta più serenità. Giuseppe Sciascia
  24. Attilio Caja non cambia la ricetta vincente per l'Openjobmetis a dispetto del peso specifico della posta in palio. La chiave tattica della sfida di domani contro Pesaro sarà la stessa che ha permesso a Varese di conquistare la prima mini-striscia vincente della stagione 2016-17: difesa, coralità e concentrazione sono le priorità richiamate dal coach pavese alla vigilia del primo spareggio-salvezza al PalA2A. «La settimana di lavoro è stata estremamente positiva per arrivare al meglio al match contro Pesaro: siamo consapevoli dell'importanza dell'impegno, trattandosi di uno scontro diretto casalingo. Il copione però non cambia: dovremo giocare una gara consistente sulla falsariga delle ultime due, soprattutto dal punto di vista difensivo, e dovremo avere un approccio difensivo molto importante per limitare il talento offensivo di una squadra che può contare su giocatori come Thornton e Jones». Il tecnico di Varese prova a ipotizzare le possibili evoluzioni tecnico-tattiche in casa pesarese dopo la recentissima svolta in panchina con l'avvicendamento di Piero Bucchi con Spiro Leka: «Le ragioni del cambio le conoscono solo loro dall'interno; sul piano tattico c'è la possibilità che il nuovo coach rimetta in gioco Zavackas o Gazzotti da ala forte dopo che nell'ultimo periodo avevano utilizzato molto due lunghi veri come Jones e Nnoko, e ci prepareremo all'eventuale utilizzo della zona da parte loro. Ma in ogni caso dovremo essere pronti per disputare una partita importante a livello fisico, mettendo grande energia a rimbalzo per impostare un match all'insegna del ritmo. Insomma quel che serve ad una squadra come la mia, che basandosi su una forte impronta difensiva dovrà cercare il più possibile la transizione per far muovere gli avversari e disputare una partita dai contenuti agonistici vibranti». In ogni caso il tecnico pavese evita di pensare troppo alle eventuali novità in casa Consultinvest, preferendo lavorare sulle certezze progressivamente acquisite da Varese: «Dobbiamo concentrarci sulle nostre cose, proseguendo con fiducia sul percorso che stiamo portando avanti da due mesi e mezzo: pensare a quel che fanno gli altri rischia di disperdere energie nervose, guardiamo alle cose concrete cercando di aumentare ulteriormente la continuità difensiva messa in campo a buoni livelli contro Pistoia ed Avellino». E Caja auspica di riuscire a "fare filotto" per alimentare ulteriormente la spirale positiva della fiducia cresciuta dopo le vittorie contro Pistoia e Avellino: «La squadra ha ancora margini di crescita sul piano della fluidità offensiva, ma se domani riusciremo a fare risultato sarà un segnale molto impor- tante: battere Pesaro non significherebbe aver risolto definitivamente i nostri problemi, ma aumentare a quota 3 la striscia aumenterebbe a dismisura la fiducia e la consapevolezza nell'efficacia del sistema. In ogni serie positiva la vittoria successiva vale di più di quella precedente, vogliamo concretizzare e non vanificare quanto di buono fatto nelle ultime settimane». Giuseppe Sciascia
  25. L'Openjobmetis teme l'effetto-scossa in casa Consultinvest dopo la clamorosa svolta sulla panchina marchigiana con la risoluzione consensuale ufficializzata mercoledì con Piero Bucchi e la promozione a capo allenatore dell'assistente Spiro Leka. Il precedente che fa paura a Varese è quello del derby del 2 dicembre contro Cantù: l'allora Red October si presentò al PalA2A in piena crisi dopo le dimissioni di Rimas Kurtinaitis e la promozione ad interim di Kyrill Bolshakov. Ma la scossa per l'addio di un allenatore che evidentemente era poco gradito dal gruppo diede una carica inattesa ai canturini che sbancando Masnago misero in seria difficoltà la posizione di Paolo Moretti (bocciato nel CdA dell'8 dicembre l'avvicendamento con Caja dopo la sconfitta di Villeurbanne, l'operazione slittò di 15 giorni alla mattina del 23). Allo stesso modo l'effetto-scossa, sia pure più "dilatato" nei tempi, fu fatale a Cremona: Paolo Lepore, subentrato il 19 dicembre a Cesare Pancotto, vinse infatti il 2 gennaio la sua prima partita casalinga da head coach contro il suo ex capo allenatore Attilio Caja. Più che altro Varese teme l'imprevedibilità di sfidare una squadra che alla prima uscita col nuovo allenatore non dà punti di riferimento nella preparazione tattica della partita. Di certo l'Openjobmetis, che ha lavorato anche ieri a ranghi completi, avrà due certezze importanti sulle quali fare affidamento per disinnescare l'effetto-scossa. Il primo è il pubblico: le prevendite stanno andando a gonfie vele, sfiorando i mille biglietti già venduti (contando la quota abbonati si viaggia già attorno alle 3800 presenze garantite) a due giorni dalla chiusura. Il secondo è legato all'identità ben definita che la compagine biancorossa ha ormai messo a punto in due mesi e mezzo di "cura-Caja", rispetto ad una Consultinvest che ha inserito da due sole settimane la guardia titolare Hazell, si presenterà domenica a Masnago con la nuova gestione Leka-Cioppi e si accinge da martedì prossimo a inserire il secondo rinforzo Rotnei Clarke per l'attuale play titolare Ryan Harrow. L'auspicio è che il tagliando effettuato da Varese nella pausa per la Coppa Italia abbia lo stesso impatto positivo delle tre precedenti stagioni: il rush finale positivo dopo due terzi di stagione balbettanti è ormai un copione consolidato in casa biancorossa. Si iniziò nel 2013-14, con Stefano Bizzozi subentrato a Fabrizio Frates che chiuse con 5 vittorie su 10 partite dopo le 8 nelle prime 20 del coach milanese. Nel 2014-15 Attilio Caja vinse 6 delle ultime 11 gare traghettando l'OJM alla salvezza dopo il 6-13 del suo predecessore Gianmarco Pozzecco. Lo scorso anno niente svolta in panchina ma in cabina di regina: con Chris Wright sul ponte di comando Varese vinse 7 delle ultime 11 gare dopo il 7-12 totalizzato al pit stop per le Final Eight. Ora la truppa di Caja ha inaugurato il rush finale con 2 vittorie consecutive: fare tris domenica con Pesaro significherebbe accelerare in maniera potenzialmente decisiva verso la salvezza dopo il record di 5 vittorie e 14 sconfitte - il peggiore delle ultime 7 stagioni - con cui si era giunti alla pausa per la Coppa Italia. Giuseppe Sciascia