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  1. «E’ una scelta esclusivamente di cuore». Gli occhi sono umidi, la voce è strozzata e lo sguardo vaga tra i seggiolini vuoti del PalA2A, incrociando gli stendardi appesi al soffitto e il parquet che ha calcato da capitano di quella che rimane una tra le più gloriose società del basket europeo. Daniele Cavaliero saluta Varese e torna nella sua Trieste: l’ufficialità nel primo pomeriggio di ieri, dopo una trattativa lampo seguita a un corteggiamento da parte della società giuliana manifestatosi nelle ultime settimane. Con la Openjobmetis fuori da ogni gioco playoff dopo la sconfitta subita a Venezia, l’ultimo tentativo in ordine di tempo dell’Alma di coach Dalmasson, da lunedì prossimo impegnata nei playoff di serie A2, non ha trovato ostacoli nei piani alti di piazza Monte Grappa. Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni hanno semplicemente voluto parlare con Daniele e con il suo agente, appurando così la volontà del giocatore di sposare un nuovo progetto (anche di vita: tornare a Trieste per Cavaliero significa avvicinarsi alla famiglia) e lasciandolo quindi libero di accettarlo. Il contratto biennale residuo tra Varese e il suo ex capitano è stato rescisso: il classe 1984 firmerà un accordo con Trieste valido per due anni, con l’opzione per un ulteriore prolungamento di un anno; la Openjobmetis, che ha fatto sapere di non aver ricevuto alcun “buyout” per liberare la guardia, risparmierà gli emolumenti a lui dovuti da qui al termine della corrente stagione. «Sensazioni contrastanti» Cavaliero verso le 15 di ieri pomeriggio si è recato al PalA2A per salutare i compagni, lo staff tecnico e tutte le persone che a vario titolo hanno fatto parte dei due anni in biancorosso. Inevitabile un pizzico di commozione e tanti sentimenti contrastanti: «Prima di Venezia ho sempre pensato che il mio posto sarebbe stato questo - racconta - almeno finché ci fosse stato in gioco qualcosa di importante, ovvero i playoff. Adesso seguo quello che ho dentro e la possibilità di tornare a giocare per la squadra della mia città». «È stato difficile salutare i miei compagni. Vivo due sensazioni contrastanti: la prima è l’esaltazione per il fatto di tornare a casa, di giocare subito i playoff, di fare qualcosa di speciale per Trieste; l’altra è il dispiacere di lasciare un posto che mi è entrato realmente dentro. Un posto che ho apprezzato anche e forse soprattutto perché abbiamo vissuto due stagioni complicate. E allora ti affezioni alla gente che combatte con te, che è all’inferno con te, soprattutto quando poi dall’inferno ci esci. Varese è speciale per me e lo rimarrà». Fare un bilancio della permanenza sotto al Sacro Monte è difficile mentre le emozioni pungono l’anima. Daniele, tuttavia non si sottrae e “parte” dalle Final Four dello scorso anno: «La soddisfazione più grande e il rimpianto maggiore sono entrambi Chalon- dice - C’è il rimpianto di non aver portato una coppa ai nostri tifosi ma anche il grande orgoglio di essere stati lì a giocarcela: si è perso, va bene, ma a quella partita bisognava pure arrivarci. Poi c’è l’orgoglio di aver giocato con persone che sono sicuro rimarranno come Giancarlo Ferrero, come Luca Campani, Kristjan Kangur, Massimo Bulleri e tutti i ragazzi di quest’anno. Ci sono stati momenti molto tesi, lo ammetto, sfociati però in relazioni di cui veramente mi vanto. Christian, Eric, Norvel, OD, Dominique: tutti hanno un posto dentro di me. In maniera diversa sono legato anche a entrambi gli allenatori che ho avuto: a Paolo che mi ha fatto venire qui e mi ha permesso di giocare e di tagliare un traguardo come le Final Four e ad Attilio, che è l’artefice di questa rinascita e che ringrazio». La chiosa dell’addio torna a quella che per due anni ha chiamato “casa”: «L’ultimo ringraziamento va alle persone di questo palazzetto: tutto è servito, ma nulla è stato indispensabile, salvo la forza di queste mura quando si accendono. Io qualche piccola esperienza l’ho avuta nella mia carriera e Masnago è lì sopra, con tutte le grandi tifoserie. Capisco che non sempre mi sono e ci siamo meritati l’affetto del pubblico e questo è un peccato perché avremmo voluto fare di più. Grazie anche per le critiche, perché hanno reso tutto più interessante». Tre comunitari L’effetto più immediato della partenza di Daniele Cavaliero in direzione Trieste sono i gradi di capitano affidati a Giancarlo Ferrero, che “guiderà” la squadra nelle restanti partite contro Cremona e Torino ma che rimane in scadenza di contratto. Inevitabile pensare infatti anche al domani dopo la pagina chiusa ieri. La Varese proiettata verso la prossima stagione non ha al momento tra le sue fila alcun giocatore italiano: scritto di Ferrero e salutato Cavaliero, in scadenza ci sono anche Massimo Bulleri, Luca Campani e Matteo Canavesi. Si allontana l’ipotesi di seguire la strada del “5+5” (cinque stranieri e cinque italiani)? La società non ha ancora deciso e lo farà solo a bocce ferme. Rimane tuttavia un dato di fatto che non può non orientare, almeno a livello di pensiero, le strategie future: le uniche pedine dell’organico attuale sotto contratto anche per il 2017/2018 ora come ora sono tre comunitari o ad essi equiparati, ovvero Pelle, Kangur e Avramovic. Fabio Gandini
  2. L'Openjobmetis ammaina con due turni d'anticipo la bandiera del suo capitano. Ufficiale la separazione consensuale tra il club di piazza Monte Grappa e Daniele Cavaliero: come anticipato ieri su queste colonne, la guardia triestina ha scelto di tornare a casa, accettando il contratto fino al 2019 proposto dall'Alma. Ossia la società sorta nell'estate del 2004 sulle ceneri del fallimento della sua alma mater, lasciata esattamente 13 anni fa per un "pellegrinaggio" in serie A che ha toccato Milano, Roseto, Fortitudo Bologna, Montegranaro, Pesaro e Avellino prima di raggiungere Varese nell'estate 2015. Una scelta di cuore del 33enne triestino, nuovo simbolo di una società che punta al ritorno nella massima serie nei playoff di A2 al via nel weekend, oppure nelle prossime stagioni con l'aggiunta dell'esterno del 1984. La scelta di Cavaliero nasce anche da motivi personali legati al ritorno nella sua città natale, dove sta programmando l'apertura di un'attività assieme al neo-compagno di squadra Andrea Pecile. E di fronte alla richiesta del giocatore di voler tornare a casa rinunciando ai due anni residui di contratto - allungato la scorsa estate fino al 2019 - Varese non s'è messa di traverso, assecondandone la volontà attraverso la rescissione consensuale dell' accordo. In due stagioni la guardia del 1984 ha totalizzato 334 punti in 53 gare di campionato e 190 punti in 29 match europei tra FIBA Cup e Champions League. Ma il fatturato tra il 2015/' 16 e il 2016/' 17 è comunque calato da 8.0 punti in 25.5 minuti a 4.8 punti in 18.1 minuti; i 9 punti con 4 assist in 23' della sua ultima gara in biancorosso domenica a Venezia, davanti agli occhi del suo nuovo coach Eugenio Dalmasson, sono stati i suoi record nelle 16 partite dell'era Caja. Chiara, dunque, la scelta di Varese di non voler forzare la mano per trattenere un giocatore ritenuto non più insostituibile, quanto meno sul piano tecnico. La rescissione consensuale dal contratto di Cavaliero, contando le mensilità residue e i prossimi due anni garantiti, "disalloca" risorse per un totale di circa 350mila euro di costo-azienda tra stipendio netto e contributi, sia pur impoverendo ulteriormente un parco italiani che al momento non ha certezze per la stagione ventura. Anche se l'investitura a neo-capitano di Giancarlo Ferrerò rafforza i venti di rinnovo nei confronti dell'ala mancina che sin dal match contro Cremona indosserà idealmente la fascia lasciata libera dall'esterno del 1984. La partenza di Cavaliero sarà comunque l'unica a campionato in corso, con gli assalti senza esito di Virtus Bologna per Maynor e Treviso per Eyenga che evidenziano la volontà del club biancorosso di non smobilitare anche senza più obiettivi di classifica da perseguire. Nelle ultime due gaie lo spazio lasciato libero da Cavaliero tornerà a disposizione di Aleksa Avramovic, che avrà la chance di dimostrare a Caja la sua utilità per i progetti futuri nei quali - contratto garantito per il 2017/'18 alla mano - potrebbe ancora rientrare. Specie se Varese si orienterà verso il 3+4+5, come fa pensare il via libera a Cavaliero. Giuseppe Sciascia
  3. Dopo due stagioni il capitano Daniele Cavaliero lascia la Pallacanestro Varese, cui era legato da un contratto fino al termine del 2018/2019, e torna a Trieste, la squadra dover era cresciuto e che l'ha fortemente voluto come rinforzo per gli imminenti playoff di A2. Contestualmente la fascia di capitano passa ora a Giancarlo Ferrero. Questo il comunicato di Pallacanestro Varese: La Pallacanestro Openjobmetis Varese e Daniele Cavaliero hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto che legava l’atleta di Oggiono al club biancorosso. L’accordo è stato preso su espressa richiesta del giocatore che così potrà tornare alla Pallacanestro Trieste, squadra nella quale è cresciuto. La Pallacanestro Openjobmetis Varese, ringraziando Daniele per l’impegno profuso con la maglia di Varese e comprendendo le ragioni della sua richiesta, augura al giocatore le migliori fortune per il prosieguo della sua carriera. Queste invece le parole di Cavaliero: «Quelle che vivo in queste ore sono sensazioni contrastanti, diverse tra di loro. Da una parte l’emozione di poter tornare a vestire la maglia della mia città, Trieste, dall’altra invece il grande dispiacere di lasciare una città che in questi due anni ho imparato ad amare. E questo grazie ai momenti belli e soprattutto a quelli più difficili: è in queste situazioni, infatti, che si scoprono le persone vere che tengono a questo club. E qui a Varese ce ne sono tante. Il dispiacere di lasciare una società come la Pallacanestro Varese è enorme, ma si tratta di una scelta di cuore. Lasciare una città e la gente a cui mi sono affezionato è molto più difficile che scrivere queste parole. Vi lascio però in buone mani perché, conoscendo la caratura dell’uomo e del professionista, Giancarlo Ferrero sarà un grande capitano per questo club. Varese per me rimarrà sempre un posto speciale. Un grazie di cuore a Toto Bulgheroni, Claudio Coldebella, agli sponsor e ai consorziati di Varese nel Cuore, ai miei compagni, ai ragazzi dello staff e a tutti quelli che lavorano in sede».
  4. Daniele Cavaliero ha riscoperto il piacere di essere protagonista in occasione della vittoria dell'OJM contro Trento. Ma il capitano biancorosso sottolinea soprattutto la capacità di Varese di esprimere il basket auspicato in sede di costruzione della squadra, pur dopo un lungo e tortuoso percorso. «C'è una cosa che ricordo sempre e ogni tanto ribadisco ai compagni: ora siamo la squadra che tutti si aspettavano ad inizio stagione, però per arrivarci siamo dovuti passare attraverso l'inferno, il purgatorio e tutti i gironi danteschi possibili e immaginabili. Ora siamo pronti per combattere ogni difficoltà e lo abbiamo dimostrato sabato quando ci siamo rifiutati di lasciare i due punti a Trento, reagendo con carattere e personalità e prendendoci i due punti grazie alla spinta del pubblico. La mia prova? Sono contento quando la squadra vince, però riuscire a metterci lo zampino è la cosa più bella: in fondo si gioca per questo». Ora Varese esprime una qualità di gioco totalmente diversa rispetto a quella dell' andata... «Coach Caja sottolinea sempre le differenze tra noi e l'avversario di turno - spiega Cavaliero - sia in termini di punti in classifica che nelle statistiche principali di squadra. poi ci sprona: "Loro fanno benissimo questo e quest'altro, però non ci hanno ancora visto adesso e noi vogliamo dimostrargli quanto valiamo". Lo facciamo per noi stessi volendo redimerci dai problemi dei mesi scorsi, e poi per le persone che lavorano per questa società che abbiamo fatto dannare con i nostri risultati. Infine per chi viene a vederci e ci ha sempre creduto, o non ci ha creduto per due terzi di stagione e deve ricredersi ora». È cambiato il rendimento sul campo ma è cambiato anche l'umore dello spogliatoio: «Non è facile trovare un ambiente dove c'è il feeling che respiriamo noi: peccato sia accaduto tardi, però vogliamo finire nel miglior modo possibile. La cosa più bella è che anche nella fase più critica nessuno ha pensato a sé stesso, ma ciascuno di noi ha fatto qualcosa per la squadra. La realtà è che non si può pensare che basta un click per far funzionare una squadra: anche quando le cose vengono fatte nel modo giusto come ritengo la società avesse fatto la scorsa estate, le cose possono non andare subito bene. Si cresce anche attraverso i problemi che fanno vedere il reale carattere delle persone». Domenica si va a Venezia, la prima avversaria dell'era Caja. Un bel test per dimostrare quanto è cambiata Varese. «All'andata il coach era arrivato da 4 giorni e non poteva fare miracoli - sottolinea - ci massacrarono nel primo quarto dal perimetro. Da allora è cambiato tutto: abbiamo assimilato il sistema di Attilio ed è cambiato il nostro approccio. Purtroppo mancano solo 3 partite e il futuro non è più nelle nostre mani, i playoff sembrano una chimera ma abbiamo il dovere di crederci, dovremo dare tutto e giocare una grande partita. Le sirene dall'A2? Quando e se ci sarà qualcosa di concreto, e qualora alla società potesse essere utile, lo si prenderà in considerazione, altrimenti sono solo rumors». Giuseppe Sciascia
  5. Daniele Cavaliero non si accontenta dell'impresa del PalaDelMauro. Dopo aver consumato la vendetta dell'ex contro la Sidigas, il capitano dell'Openjobmetis vuole ripetersi anche domenica contro Pesaro, di cui ha vestito la maglia nel 2011/'12. «Con tutto il rispetto che nutro per Avellino e Pesaro, dovrò dare assolutamente un altro dispiacere alla seconda mia ex squadra in sette giorni: la vittoria del PalaDelMauro è stata importantissima ma lo scontro diretto che ci aspetta domenica lo è altrettanto. Contro la Consultinvest dobbiamo vincere per forza, per non vanificare l'impresa dell'altro ieri». Una vittoria che dà ragione alla cultura del lavoro con cui Attilio Caja ha dato un'identità difensiva alla squadra... «Di lavoro quotidiano che stiamo facendo è di alto livello e sono felicissimo che stia finalmente pagando: i rimorsi arrivano se hai la sensazione che non stai facendo il meglio, però adesso arriviamo stanchissimi alla fine di ogni allenamento perché l'impegno è massimo. Si erano già visti spunti positivi contro Sassari e Milano, poi avevamo preso un po' di paura a Brindisi perché è stata l'unica partita nella quale abbiamo giocato senza lottare, come ci chiede di fare sempre coach Caja. Contando su un'identità da battaglia e sulla difesa si può invece sopperire alle serate di scarsa vena al tiro». Dunque, ora Varese ha trovato la quadratura del cerchio per sfruttare appieno il suo potenziale? «Merito all'allenatore e allo staff che dando regole importanti sono riusciti a far capire che cosa serviva a questa squadra per tirar fuori le sue potenzialità. Il talento l'abbiamo sempre avuto ma non riuscivamo a concretizzarlo: ora il sistema di gioco e le regole danno la possibilità agli elementi di maggior classe di rendere al meglio. Ma l'aspetto fondamentale è che ora tutti sono in grado di dare una mano facendo una cosa utile per la squadra». Come accaduto nel 2015/'16, la sensazione è che la pausa per la Coppa Italia abbia fatto bene alla squadra. «L'anno scorso la vittoria dopo la pausa a Torino fu il segnale della svolta, spero proprio che il match di Avellino abbia lo stesso impatto sulla nostra stagione: ci sono effettivamente delle similitudini, l'auspicio è che come accaduto 12 mesi fa si vada a tavoletta fino al 7 maggio. Già a Caserta e contro Pistoia avevamo mostrato progressi importanti: lunedì scorso era una partita complicata perché non potevamo sbagliare, ora il colpo di domenica dimostra che giocando di squadra non esistono partite perse in partenza». E dopo due vittorie in fila, due giorni di pausa come premio in vista dello spareggi con Pesaro... «Dobbiamo cancellare dalla mente ma tenere nel cuore quel che è accaduto nelle ultime due settimane: serve continuare a lavorare con la stessa voglia di presentarci al massimo della preparazione tattica, fisica e mentale contro Pesaro. Dobbiamo rimanere umili e tenere la testa bassa, evitando di pensare che una volta capito come si fa, da oggi in poi non ci saranno più problemi. Davanti al nostro pubblico dovremo mettere in campo un atteggiamento grintoso sin dall'avvio che accenda i tifosi e ci permetta di sfruttare il grande vantaggio del fattore campo». Giuseppe Sciascia