Search the Community

Showing results for tags 'giancarlo ferrero'.



More search options

  • Search By Tags

    Type tags separated by commas.
  • Search By Author

Content Type


Categories

  • News
  • News
  • News

Forums

  • Solo Basket
    • Varese e il campionato di Basket
    • Il basket dalla B in giù...passando dalle giovanili
    • Archivio articoli
  • Gruppo Vfb.it
    • Divertiti col gruppo di Vfb.it
    • FantaVFB
    • Il gioco dei pronostici

Calendars

  • Basket

Found 3 results

  1. Giancarlo Ferrero ancora in biancorosso? A oggi le chance di rivedere nell’organico 2017/2018 l’ala, capitano della Openjobmetis nelle ultime due partite della stagione appena conclusa, non paiono altissime: una sua conferma è al momento tutt’altro che scontata. Il dialogo tra i rappresentanti del giocatore classe 1988, che ha il contratto in scadenza al 30 giugno 2017, e la società di piazza Monte Grappa vive un momento di assoluta stasi, ben lontano dalla concretezza di una trattativa in fase avanzata o di un’offerta di una parte nei confronti dell’altra. Cosa accadrà nelle prossime settimane è difficile da prevedere, ma chi si aspettava che il rinnovo di uno degli idoli più “lampanti” del PalA2A, simbolo - per carattere, impegno e orgoglio - della rinascita di una squadra finita in fondo alla classifica, fosse una pura formalità si dovrà ricredere. Nell’immobilismo attuale pesano questioni tecniche o economiche? Impossibile rispondere a questa domanda: l’unico dato certo è che il destino dell’uomo di Bra (4,4 punti in 13,7 minuti con il 57,1% da 2 e il 38% da 3 il suo “score” in campionato, ma nelle 18 partite con Caja alla guida siamo a 6 punti in 17 minuti con il 54,3% da 2 e il 40,6% da 3) è diventato un punto interrogativo che fa compagnia ai tanti altri della tarda primavera varesina. Perché la verità è solo una: al 18 maggio notizie vere non ce ne sono. L’unico rumor che assomiglia a una certezza è la volontà di uscire dall’1+1 che lega Varese a Krjstian Kangur: piazza Monte Grappa sarebbe pronta a pagare entro il 30 di giugno una penale di 10mila euro e a rinunciare ai servigi dell’ala estone. Per il resto, fatti salvi alcuni colloqui esplorativi, il bollettino piange per assenza di (vera) carne al fuoco. Con Maynor, Johnson, Anosike ed Eyenga pensare di intavolare una proficua trattativa quando maggio campeggia ancora sui calendari è fantasioso: troppe le variabili in gioco per una società che non è in grado di presentare offerte economiche "a prova di no” e per dei giocatori che si guarderanno necessariamente in giro prima di valutare la permanenza. Diverso il discorso con Pelle e Avramovic, due pedine già dotate di contratto garantito per la prossima annata: per “Avra” il sì definitivo (al momento probabile) scaturirà da un’attenta valutazione tecnica ; nel caso del caraibico, invece, sarà decisiva l’assenza di offerte, nel complesso più vantaggiose, che lo convincerebbero a esercitare la clausola rescissoria a suo favore. Fabio Gandini
  2. Giocare in Serie A: fatto. Dimostrare di poter reggere il livello della Serie A: fatto. Giocare in quintetto in una squadra di Serie A: fatto. Essere il capitano di una squadra di Serie A: fatto. O quasi. Dopodomani la favola di Giancarlo Ferrero si comporrà di un nuovo capitolo: il ragazzino di Bra che sognava il grande basket davanti alla televisione calcherà il parquet di Masnago da capitano della Pallacanestro Varese. Fame, bravura, tenacia e destino si fondono insieme nella scalata alla vita di questo ragazzo sempre sorridente ed educato: prima di immaginare un’altra cima, prima di girare un’altra pagina, prima di scrivere un’altra riga, fermiamoci con lui e assaporiamo il qui e ora. Andrea Meneghin, Cecco Vescovi, Giacomo Galanda, Alessandro De Pol… Potremmo andare avanti ma ci fermiamo agli ultimi vent’anni e agli italiani. Capitan Giancarlo Ferrero, come ci si sente a essere parte di una lista del genere? E’ una grandissima emozione. Sapere che sarei diventato capitano dalle parole di Daniele (Cavaliero ndr), nel giorno del suo addio, mi ha fatto tanto piacere, anche perché lui non sarà mai solo un compagno di squadra quanto un amico ben oltre la pallacanestro. Per almeno due partite avrò dunque questo ruolo in un posto come Varese: se penso a dov’ero solo due anni fa, tutto ciò è proprio una bella storia. Questa investitura mi inorgoglisce e mi dà ancora più energia. Da piccolo, quando ha iniziato a giocare a basket, sognava qualcosa del genere? Sognavo di arrivare a giocare in Serie A e lo facevo guardando le partite di campionato sulla Rai il sabato o la domenica pomeriggio. Sognavo di giocare sui parquet più importanti e uno di questi era sicuramente quello di Masnago. Due anni fa ho avuto la chance di dimostrare di poter stare a questo livello e se mi guardo indietro penso di aver fatto un buon percorso: il bello, tuttavia, è poter alzare l’asticella sempre più in alto e quindi diventare capitano della Pallacanestro Varese è un nuovo traguardo raggiunto. Negli ultimi giorni le sono arrivati complimenti che ha particolarmente apprezzato? Mi hanno scritto tanti amici e mi ha fatto davvero piacere. Ma quello che ha detto Cavaliero ("Lascio Varese in buone mani" ndr) è stata la cosa più importante per me. E poi, ma non c’era bisogno di questa occasione per rendermene conto, è stato grande l’affetto dei tifosi biancorossi: loro mi fanno sentire speciale ogni domenica già alla presentazione, il loro calore nei miei confronti è senza soluzione di continuità. Cosa vuol dire essere il capitano di una squadra di basket al giorno d’oggi, con gli organici che cambiano ogni anno e colleghi che arrivano da ogni parte del mondo? Il capitano deve dare l’esempio: è una responsabilità sulle spalle non da poco. Significa essere una persona che, fin dal primo allenamento ad agosto, fa vedere ai compagni che c’è sempre, che è sempre puntuale, che si allena in un certo modo. Non contano tanto le parole che si dicono, contano i comportamenti. Giancarlo: mancano ancora due gare ma la Openjobmetis non ha ormai più nulla da chiedere a questa stagione. Qual è il suo bilancio? Siamo passati attraverso l’inferno e ne siamo venuti fuori. Alla grande. Siamo riusciti a riprenderci le vittorie che nella prima parte dell’annata ci sono scappate di mano, anche se magari ce le meritavamo, facendo un girone di ritorno di altissimo livello. Aver riportato l’entusiasmo intorno a noi penso sia una cosa che ci faccia onore: peccato solo che tutto stia per finire. Dal punto di vista strettamente personale devo ringraziare coach Caja: quando è arrivato mi ha dato grande fiducia, è sotto gli occhi di tutti. Mi ha messo in quintetto, ha sempre parlato bene di me e mi ha aiutato molto: a volte sono riuscito a fare quello che mi chiedeva, a volte avrei voluto fare di più. Il bilancio è comunque positivo: questo finale è stato entusiasmante. A proposito: come si è trovato a giocare da ala forte, un inedito finora per la sua carriera? E’ tutta una questione di spaziature e di abitudine. Ho sempre pensato che una delle mie forze fosse proprio quella di sapermi adattare alle situazioni: quando mi hanno messo a giocare da guardia ho cercato di sfruttare il vantaggio fisico, da “4” tattico i vantaggi sono stati altri. L’importante per me rimane trovare un modo per stare in campo. Ovunque. Da “dentro”, ci spiega cosa ha dato davvero coach Caja a questo gruppo? Ci ha dato innanzitutto una metodologia di allenamento che si è rivelata vincente nell’affrontare le partite, sia dal punto di vista fisico che mentale: non a caso con lui siamo riusciti a vincere parecchi match nel finale, proprio nel momento in cui gli altri calano (penso soprattutto alle rimonte con Avellino e Trento). Inoltre, sempre grazie a lui, abbiamo ritrovato l’entusiasmo. Il vero rammarico, però, è che la stagione 2016/2017 a consuntivo sia stata la fotocopia di quella precedente: gran finale, ma a maggio si guarderanno gli altri in televisione. Dobbiamo prenderne atto: un campionato dura 30 partite e solo tutte insieme arrivano a dare un verdetto. Sull’intero anno non ci siamo meritati più di quello che stiamo infine ottenendo. Ferrero, sarà con noi anche l’anno prossimo? Qui sto bene e si vede, soprattutto per l’affetto che ricevo dalla gente. Penso sia giusto che la società faccia le sue valutazioni, io posso solo ripetere che a Varese sto benissimo. Anche perché questa città mi ha dato la possibilità di vincere una scommessa, in primis con me stesso: quella di dimostrare di essere un giocatore all’altezza. Altre certezze non ci sono al momento: spero che un giorno ci si sieda al tavolo e si possa costruire insieme un futuro che mi consenta di essere ancora un elemento importante di questa realtà. Fabio Gandini
  3. La classe operaia di Giancarlo Ferrero non varrà il paradiso, ma sarà utile per provare ad allontanare l'Openjobmetis dall'inferno della zona retrocessione. La 28enne ala piemontese, simbolo dell'identità corale e da battaglia che Attilio Caja sta provando ad instillare nel gruppo, farà di tutto per ripagare della fiducia il tecnico che lo ha rilanciato, considerandolo alla stregua di un acquisto. «Mi sento onorato delle parole di stima del coach: fa piacere godere di questa considerazione. Ma, oltre all'orgoglio personale, questo mi dà ancora più carica nel ripagare la fiducia. Di certo non mi sento un acquisto: sono una persona che lavora e prova sempre a dare il massimo, a volte ci riesco ed altre no. Ma se tutti abbiamo questo spirito, ed a giudicare dalla vittoria di martedì lo possediamo, usciremo insieme dai guai». Quindi la cura Caja inizia a dare frutti? «A Radom abbiamo fatto quel che ci chiede il coach: essere aggressivi in difesa, giocare l'uno per l'altro passandoci la palla e farci trovare pronti quando si esce dalla panchina. L'esultanza successiva alla vittoria dimostra che c'era forte bisogno di tornare al successo: l'atteggiamento in campo e l'atmosfera in spogliatoio dimostra che la squadra è viva, adesso dobbiamo proseguire su questa strada». Il successo in Polonia ha confermato un trend positivo evidenziato in ognuna delle partite precedenti... «A Cremona eravamo ancora a meno 3 fino a 4' dalla fine, con Torino è andata ancora peggio dopo 30 minuti di buona fattura. Non tutto era da buttare, avevamo fatto cose buone senza essere lucidi e cinici per approfittare dell'inerzia positiva quando l'avevamo in mano. A poco a poco stiamo imparando a mettere in pratica i dettami di Caja, ma c'è ancora tanto da fare: serve un'altra buona partita mercoledì in Champions League e poi muovere la classifica in campionato perché abbiamo assoluto bisogno di punti». Si vede in campo una Varese diversa anche sul piano tecnico-tattico. «Queste regole offensive e difensive servono ad aiutarci quando le cose non vanno bene, sono dei punti di riferimento che servono a darci sicurezza. Il trend positivo e la disponibilità di tutti a sposare il sistema ci fa capire che dobbiamo continuare a credere in quel che stiamo facendo. Anche in occasione delle sconfitte l'analisi con i video delle buone cose fatte di squadra ci ha aiutato a capire che quel che mettevamo in campo dava frutti; logico che una vittoria sia la miglior dimostrazione della validità del percorso intrapreso». Dunque, quale la ricetta per uscire dalla zona retrocessione? «L'unico modo per invertire la rotta è sposare ulteriormente l'identità corale che porta vantaggi per tutti perché permette a ciascuno di noi di trarre benefici dal sistema. Per tutti noi è un grosso dispiacere vivere momenti come questo dopo aver iniziato la stagione con ben altre ambizioni. Ma ormai i rimpianti sono inutili, dobbiamo rimboccarci le maniche e affrontare con la mentalità di martedì le quindici partite che ci aspettano nel girone di ritorno». Giuseppe Sciascia