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  1. C'è Dominique Archie in cima alla lista dei sogni di Varese per il ruolo di ala forte. Il 30enne atleta di Capo d'Orlando, autore della sua miglior prestazione stagionale nel match disputato al PalA2A (26 punti con 10/13 al tiro e 8 rimbalzi in occasione della sconfitta 72-74 della sua Betaland) "rubando l'occhio" al consigliere biancorosso Toto Bulgheroni, ha ricevuto una chiamata dalla società di piazza Monte Grappa per valutarne le intenzioni per la prossima stagione. Solo un sondaggio esplorativo o qualcosa di più concreto, ferma restando l'impossibilità nell'attuale fase embrionale del mercato di formulare offerte che preludano ad accordi definitivi in tempi rapidi? Di certo Archie ha il profilo giusto per caratteristiche tecniche ed esperienza italiana per ricoprire un ruolo da protagonista nella Varese che Attilio Caja vuole costruire attorno ad alcune "punte" dal rendimento garantito. L'ala del 1987, che nella stagione appena conclusa ha totalizzato 13,7 punti e 5,5 rimbalzi col 54% da 2 e il 42% da 3, è un elemento duttile che garantisce atletismo e qualità balistiche, interpretando al meglio il ruolo del "numero 4" moderno che si completerebbe efficacemente con due lunghi interni come Anosike o Pelle (oppure Anosike e Pelle, anche se al momento l'ipotesi di riuscire a trattenere entrambi sembra abbastanza remota). Ora Varese sarebbe l'unico club sulle tracce di Archie oltre alla Betaland, che vorrebbe provare a confermarlo mettendo sul piatto la possibilità della partecipazione ad una coppa europea; i siciliani vorrebbero iscriversi alla Champions League passando attraverso i preliminari, dipenderà dalla scelta di Pistoia che si è piazzata davanti ai "Paladini". Però il giocatore statunitense, che Varese ha affrontato anche da avversario in Europa nel 2015-16 con la maglia di Ostenda, ha preferito rimandare qualsiasi decisione sul suo futuro alle prossime settimane. Al momento la priorità espressa da Archie è infatti quella di risolvere definitivamente il problema al ginocchio sinistro che gli aveva dato problemi durante la serie playoff contro Milano: l'atleta del 1987 era stato operato al menisco laterale a metà aprile, rientrando in gara-1 dei quarti ma accusando un nuovo infortunio che lo ha costretto a saltare il secondo e il terzo atto della serie con l'EA7. Se ne riparlerà eventualmente più avanti, verificando la situazione e le prospettive economiche - comunque al momento non fuori portata - per un giocatore che garantirebbe un deciso salto di qualità nel ruolo più scoperto della Varese 2016-17. L'idea generale sarebbe quella di individuare prima gli elementi di garanzia del quintetto - pescando preferibilmente sul mercato dei giocatori già rodati in Italia - e poi completare il roster lavorando nel "sottobosco" del mercato dei campionati europei emergenti; la strategia generale andrà comunque adeguata ai costanti sviluppi di un mercato che Varese da affrontare in maniera "duttile e flessibile" secondo le indicazioni di Attilio Caja. Giuseppe Sciascia
  2. Giancarlo Ferrero ancora in biancorosso? A oggi le chance di rivedere nell’organico 2017/2018 l’ala, capitano della Openjobmetis nelle ultime due partite della stagione appena conclusa, non paiono altissime: una sua conferma è al momento tutt’altro che scontata. Il dialogo tra i rappresentanti del giocatore classe 1988, che ha il contratto in scadenza al 30 giugno 2017, e la società di piazza Monte Grappa vive un momento di assoluta stasi, ben lontano dalla concretezza di una trattativa in fase avanzata o di un’offerta di una parte nei confronti dell’altra. Cosa accadrà nelle prossime settimane è difficile da prevedere, ma chi si aspettava che il rinnovo di uno degli idoli più “lampanti” del PalA2A, simbolo - per carattere, impegno e orgoglio - della rinascita di una squadra finita in fondo alla classifica, fosse una pura formalità si dovrà ricredere. Nell’immobilismo attuale pesano questioni tecniche o economiche? Impossibile rispondere a questa domanda: l’unico dato certo è che il destino dell’uomo di Bra (4,4 punti in 13,7 minuti con il 57,1% da 2 e il 38% da 3 il suo “score” in campionato, ma nelle 18 partite con Caja alla guida siamo a 6 punti in 17 minuti con il 54,3% da 2 e il 40,6% da 3) è diventato un punto interrogativo che fa compagnia ai tanti altri della tarda primavera varesina. Perché la verità è solo una: al 18 maggio notizie vere non ce ne sono. L’unico rumor che assomiglia a una certezza è la volontà di uscire dall’1+1 che lega Varese a Krjstian Kangur: piazza Monte Grappa sarebbe pronta a pagare entro il 30 di giugno una penale di 10mila euro e a rinunciare ai servigi dell’ala estone. Per il resto, fatti salvi alcuni colloqui esplorativi, il bollettino piange per assenza di (vera) carne al fuoco. Con Maynor, Johnson, Anosike ed Eyenga pensare di intavolare una proficua trattativa quando maggio campeggia ancora sui calendari è fantasioso: troppe le variabili in gioco per una società che non è in grado di presentare offerte economiche "a prova di no” e per dei giocatori che si guarderanno necessariamente in giro prima di valutare la permanenza. Diverso il discorso con Pelle e Avramovic, due pedine già dotate di contratto garantito per la prossima annata: per “Avra” il sì definitivo (al momento probabile) scaturirà da un’attenta valutazione tecnica ; nel caso del caraibico, invece, sarà decisiva l’assenza di offerte, nel complesso più vantaggiose, che lo convincerebbero a esercitare la clausola rescissoria a suo favore. Fabio Gandini
  3. Varese, in cerca di una scommessa ad alto potenziale offensivo per il 2017-18, mette Adam Smith sotto la lente di ingrandimento. Il 22enne re dei bomber dell'A2 (24,7 punti di media), che ha eliminato Legnano con la sua Roseto ora impegnata nei quarti playoff, è più di una suggestione per la società di piazza Monte Grappa, attenta al mercato del primo campionato dilettanti. Al momento non c'è una trattativa aperta, ma le referenze richieste ad ampio raggio sul conto del tiratore statunitense - sfruttando anche il rapporto stretto che esiste tra Attilio Caja e Roseto, dove firmò l'ultima salvezza in A nel 2004-05 - dimostrano che il club biancorosso ha inserito Smith nell'elenco dei "papabili" tra le alternative a Dominique Johnson nel ruolo di guardia titolare. Lo stesso coach pavese e il d.g. Claudio Coldebella lo avevano visionato dal vivo nella gara-1 della serie contro la TWS: la sua prova non fu certo memorabile (14 punti con 6/20 dal campo), ma sono molti gli addetti ai lavori che considerano Smith come un potenziale giocatore di serie A anche grazie alle ottime referenze "extra-campo" e alle doti balistiche in grado di reggere il salto comunque assai elevato in termini di atletismo e fisicità dal campionato dilettantistico con 2 stranieri a quello professionistico con 5 o 7 stranieri. Il tutto a costi compatibili con la costruzione di un roster che accanto ad alcune certezze (partendo dalla volontà di confermare Anosike) dovrà fisiologicamente affiancare alcune "scommesse ragionate" per far quadrare i conti. Per trattenere Dominique Johnson servirebbe investire un quarto del "monte-stipendi" totale sul quale si sta attualmente ragionando per costruire la squadra prossima ventura: decisamente troppo, in assoluto ma anche nell'ambito degli equilibri interni, in un ruolo dove comunque le risorse già allocate per Avramovic indurrebbero a destinare in altri spot gli investimenti più cospicui. Smith viene da una stagione da rookie nella quale viaggiava ad un salario cinque volte inferiore a quello di "Dom": il suo rendimento oltre ogni aspettativa ha acceso l'interesse da Francia e Germania, ma a cifre ragionevoli può essere un affare per Varese. Inoltre le sue caratteristiche - tiratore micidiale dal palleggio e temibile anche sugli scarichi: 51% da 2 e il 42% da 3 in stagione regolare - sembrerebbero essere complementari a quelle da "scorridore" del serbo del 1994, che ha chiuso il 2016-17 col 23% dall'arco. Nelle prossime settimane si capirà se le informazioni acquisite su Smith produrranno effetti concreti; di sicuro l'esterno da Georgia Tech possiede le giuste stimmate - allenabilità, voglia di emergere ed esperienza in Europa, meglio ancora se in Italia - che Claudio Coldebella sta cercando per mettere a disposizione di Attilio Caja un gruppo adatto al suo modo di lavorare in palestra. Giuseppe Sciascia
  4. Varese e Giancarlo Ferrero si studiano fino al termine della settimana prima di dirsi di sì. Il club biancorosso ha fatto la sua mossa, proponendo alla 28enne ala piemontese una estensione biennale del contratto in scadenza al 30 giugno. Trattativa dall'esito scontato rendendo tutti felici e contenti, a partire dalla tifoseria che ha eletto il mancino del 1988 come suo idolo? Visto il rapporto creatosi tra la città e il giocatore, l'happy ending auspicato da tutte le parti in causa pare la soluzione più probabile. Però sembra evidente come la società di piazza Monte Grappa voglia confermare il suo neo-capitano ed uomo-simbolo della gestione Caja sostanzialmente alle stesse cifre del biennale dell'estate 2015, quando lo aveva "ripescato" dall'A2 di Trapani. Ossia senza impegnare risorse elevatissime per un giocatore che nel 2016/'17 ha chiuso a 4.4 punti e 1.6 rimbalzi in 13.7 minuti (6.0 punti e 2.1 rimbalzi in 17.3 minuti nelle 17 gare con "Artiglio " in panchina). Questione di spending review, in attesa di capire con esattezza gli incastri del roster in embrione, e di conseguenza gli spazi per l'ala mancina: l'operazione in divenire con un'ala piccola pura come Niccolò De Vico sposterà stabilmente il giocatore di Bra nello spot di ala forte. Se Varese valuta sulla possibile aggiunta di un altro italiano nel settore lunghi, Ferrerò "rischia" di scivolare nuovamente in fondo alle rotazioni iniziali. Come d'altra parte è già accaduto nel 2015/'16 e nel 2016/'17, salvo poi guadagnarsi sul campo minuti e responsabilità nel corso della stagione grazie all'atteggiamento in allenamento e alla capacità di farsi trovare pronto alle chiamate di Moretti e Caja. Se Ferrero scioglierà le ultime riserve, sarà di fatto il secondo contratto garantito per la prossima stagione sportiva assieme a quello di Alexsa Avramovic: la corsia imboccata verso il 3+4+5 indirizza Varese verso la conferma dell'esterno serbo, che avrà un'altra chance per dimostrare il suo valore nel secondo anno di contratto garantito (con scatto salariale a salire). Visto il ruolo analogo - e il costo pressoché identico - rispetto a quello dell'ex capitano Daniele Cavaliero, Varese ha scommesso sul potenziale di crescita del 23 enne mancino nel ruolo di cambio della guardia (6,5 punti e 1,3 assist in 14.8 minuti nel 2016-17). In attesa di verificare le prospettive future del rapporto con Norvel Pelle, che nell'ambito dei nuovi regolamenti NBA con aumento dei salari minimi (da 543mila a 815mila dollari) e del numero di contratti (da 15 a 17) a disposizione delle 30 franchigie potrebbe strappare un posto garantito dopo le Summer Leagues di metà luglio ma entro il termine dell'1 agosto previsto dall'escape del suo contratto, sembra invece scontato che Varese eserciterà la clausola d'uscita dall'accordo con Kristjan Kangur. Il club biancorosso dovrà pagare 15mila euro di escape entro il 30 giugno per svincolare il 35enne atleta estone, che ha dimostrato nel 2016/'17 di non essere più sufficientemente competitivo per il ruolo - e il relativo costo - da titolare nello spot di ala forte. Giuseppe Sciascia
  5. È il rebus nel settore lunghi il primo nodo da sciogliere nelle strategie di composizione del roster 2017-18 della Pallacanestro Varese. Il club di piazza Monte Grappa sembra indirizzato verso una scelta obbligata tra O.D. Anosike e Norvel Pelle, non essendo nelle condizioni di trattenere entrambi i centri che nel 2016-17 hanno rispettivamente conquistato il titolo di miglior rimbalzista e miglior stoppatore della serie A. Non è tanto un problema economico, quanto di prospettive di impiego senza più la valvola di sfogo del doppio impegno tra campionato e coppa: un prospetto come Pelle ha mostrato un potenziale intrigante al suo esordio in un torneo competitivo come quello italiano (7,2 punti, 5,9 rimbalzi e 2,1 stoppate in 15,7 minuti), ma difficilmente accetterà di partire nuovamente da cambio. E se si puntasse sul caraibico da titolare, tutelandosi con un "alter ego" di esperienza? Dipende tutto dalle scelte del giocatore del 1993, il cui talento atletico ha comunque attratto l'attenzione di alcune big (Venezia e Sassari su tutte), e che con ogni probabilità si giocherà la carta NBA attraverso il circuito delle Summer Leagues estive dove Varese lo ha scovato nel 2016. In realtà Pelle è una risorsa che il club biancorosso può sfruttare in due modi: tecnica se decidesse di onorare il secondo anno di contratto e completare il suo apprendistato tecnico per poi spiccare il volo verso i vertici d'Europa; economica se l'atleta caraibico prenderà altre strade - dal sogno NBA alle coppe europee - portando nelle casse biancorosse un buyout prefissato da 75mila dollari per chi vorrà esercitare la clausola rescissoria (ma c'è anche la terza via della trattativa privata). A oggi la sensazione è che Anosike - in scadenza al 30 giugno, ma con in mano una proposta di rinnovo - abbia più chances di restare in biancorosso rispetto a Pelle, vincolato ma con escape solo a suo favore. Il fatto che Varese ragioni nell'ottica di ripartire soltanto da uno dei due trova comunque riscontri nelle riflessioni sulle disponibilità sul mercato dei lunghi italiani. Attilio Caja non aveva fatto mistero due mesi fa del suo gradimento nei confronti di Antonio Iannuzzi, il 26enne centrone che al debutto in serie A a Capo d'Orlando ha prodotto 8,5 punti e 4 rimbalzi di media: per il momento non si registrano sondaggi concreti, però il lungo del 1991, in scadenza di contratto in Sicilia, potrebbe rappresentare per stazza, caratteristiche tecniche e prospettive future un perfetto complemento di un "verticale" come Pelle. Anche se sul giocatore cresciuto a Siena potrebbe muoversi Avellino, la squadra della sua città natale in grado di mettere sul piatto risorse e vetrina europea. Qualche informazione invece è stata presa sul conto di Raphael Gaspardo, 24enne ala forte fresco di retrocessione con Cremona (5,7 punti e 2,6 rimbalzi di media). Il lungo di scuola Benetton Treviso, una sorta di moderno Tomas Ress che Caja aveva avuto nel gruppo della Nazionale Sperimentale con Iannuzzi, piace a molti club di medio livello, e potrebbe essere il complemento ideale dietro un uomo d'area come Anosike e un'ala forte capace di giocare anche minuti da pivot, ruolo sul quale Varese vuole puntare forte sul mercato estivo. Tutte ipotesi embrionali da verificare al cambio delle volontà dei "confermandi" per iniziare a mettere a fuoco gli incastri; ma gli italiani sono merce preziosa in ogni contesto; dovesse arrivarne un altro oltre a De Vico nel 3+4+5 che Caja, Coldebella e Bulgheroni considerano con maggior favore rispetto all'alternativa 5+5, spazio e risorse per Ferrero sarebbero fisiologicamente ridotti... Giuseppe Sciascia
  6. Siamo solo all’inizio e, si sa, le certezze di maggio possono essere i dubbi di luglio e viceversa. Con un budget in formazione (da risolvere le incognite legate a sponsor e “socio forte”) e senza aver ancora sciolto la prognosi sulla strada regolamentare da seguire (5+5 o 3+4+5), il borsino delle conferme è al momento poco più di un gioco, basato su voci e intenzioni ancora lontane dal divenire fatti. Tali doverose premesse, tuttavia, non ostano al tentativo di provare a descrivere lo stato dell’arte all’11 di maggio 2017. Johnson A dicembre 2016 ha firmato con la Openjobemtis un contratto a sei cifre per sei mesi di lavoro: è il “x2” che riduce al lumicino le speranze di trovare un nuovo accordo con lui… La guardia di Detroit pare oggettivamente fuori budget per le tasche biancorosse e verosimilmente non incontrerà problemi a ricevere offerte europee corrispondenti al suo status. Non ci si dimentichi, infatti, che solo un anno fa approdava all’Alba Berlino, club di Eurocup: l’habitat naturale per l’ambizioso Dominique rimane quello della seconda competizione continentale o similari (vedi Champions). Percentuali: 3% resta, 97% va. Anosike Dominique Johnson, del resto, non ha nemmeno mai nemmeno ipotizzato in dichiarazioni pubbliche la propria permanenza sotto al Sacro Monte, cosa che lo differenzia dall’Oderah Anosike degli ultimi tempi. Anche a margine dell’aperitivo di saluto al Twiggy, OD si è sbilanciato con un «Mi piacerebbe molto…», che lascia il tempo che trova nel mondo degli affari coniugati allo sport ma che può essere una buona base di partenza per sedersi intorno a un tavolo. Il feeling con coach Caja, che ha fatto di lui il primo della lista dei Resuscitati, la stima (ricambiata) con società e ambiente e qualche buona ragione (di cuore) extra campo sono motivazioni di rilievo, da verificare tuttavia alla prova di altre chance che contemplino la possibilità di giocare le coppe o di guadagnare più soldi (e la sua nuova agenzia pare proprio intenzionata a vagliare il mercato dell’est Europa). Un centro da doppia-doppia di media (quest’anno 9.8 punti e 11,2 rimbalzi) non si trova sotto una zucca e Anosike ha dimostrato di poter reggere la scena, a prezzo di qualche sacrificio, anche assortito a un play non proprio lui congeniale (Maynor, per il quale vale lo stesso discorso…). Piazza Monte Grappa lo sa bene e ci ragionerà: se trattativa dovesse essere, tuttavia, non sarà certo a maggio… Percentuali: 25% resta, 75% va. Maynor La storia sembra sul punto di ripetersi. Nel 2015 i 13,5 punti e i 7 assist di media gli permisero di spiccare il volo verso i dollari del Nižnij Novgorod, nel tentativo di riprendere il filo – anche economico – di un discorso interrotto dall’infortunio al legamento crociato anteriore destro. Due anni più tardi, un altro infortunio alle ginocchia più tardi, un nuovo “come back” biancorosso più tardi, chi si aspetta riconoscenza incondizionata dall’asso di Raeford sbaglia sentiero fin da principio: a 30 anni Maynor proverà di nuovo la scalata. Qui quasi tutti lo terrebbero, ma allo stesso tempo – vista la teorica ampia possibilità di scelta nel suo ruolo – nessuno si fascerebbe troppo la testa fosse costretto a rinunciarvi. Per ora è un no, poi magari ad agosto il buon Eric è ancora a spasso. E allora… Percentuali: 10% resta, 90% va. Avramovic Il giovane serbo ha un altro anno di contratto con Varese più l’opzione per un ulteriore prolungamento annuale. E si tratta di un contratto che non prevede uscite di alcun tipo nel corso dell’estate 2017. Premesso ciò, gli A4 con clausole e cifre sanno diventare carta straccia a stretto giro di posta se le intenzioni non collimano: vedi Cavaliero, appena partito per Trieste, pur con un biennale in saccoccia. Solo un anno fa Coldebella soffiò Avra a una nutrita concorrenza e a prezzo concorrenziale: quid oggi, dopo una stagione in cui il classe 1994 ha dimostrato di essere un talento anarchico bisognoso di lavorare (e tanto) per essere utile a qualsivoglia collettivo? In soldoni: con il 3+4+5 spazio per lui ci sarà, nell’ipotesi di un “5+5”, invece, giocarsi uno “straniero” con l’imberbe Avra sembra un azzardo. Davanti a offerte terze ci si ragionerà: l’ultima parola spetta a coach Caja. Percentuali: 65% resta, 35% va (fosse “5+5” cambia tutto: 10% resta, 90% va). Pelle Nel caso del caraibico, il legame con Varese è normato da contratto fino all’estate 2018 con diverse clausole d’uscita – esercitabili nei prossimi mesi - a beneficio del giocatore. E a pagamento: lasciasse le Prealpi per un club di Eurolega pagherebbe “x”, fosse richiesto dalla Nba pagherebbe “y” e così via. Da parte datoriale la volontà di trattenerlo c’è eccome, anche nell’ipotesi di un “5+5”: in Norvel si intuiscono margini di miglioramento ancora cospicui. Da parte sua… beh, lo si capirà a breve. Percentuali: 80% resta, 20% va. Campani Le parti saranno libere da vincoli reciproci il prossimo 30 giugno: il contratto di Luca è in scadenza e nel corso della stagione appena andata in archivio di rinnovo non si è mai parlato. Come starà il ragazzo finita la rieducazione che segue l’ennesimo intervento chirurgico? Quale potrà essere il livello di competizione che Campani sarà in grado di assecondare dopo anni di convivenza con ginocchia martoriate? Domande scomode, ma decisive nel valutare un’eventuale conferma. Un rinnovo, in ogni caso, poggerebbe su sostanze economiche ben diverse da quelle del 2015…. A oggi, anche per ragioni di gradimento tecnico dell’allenatore, scommetteremmo su un addio. Percentuali: 15% resta, 85% va. Kangur A luglio 2016 l’ala estone firmò con la società un 1+1, dotato di uscita a favore di entrambe le parti entro il 30 giungo 2017. Il 5+5 lo esclude di certo, per le stesse ragioni di Avramovic (e Kangur, a differenza del serbo, non si può certo definire un prospetto da crescere…). La strada opposta, invece, qualche margine di trattativa lo lascia aperto. Viene da una stagione faticosa in cui ha esplicitato tutti i limiti dovuti a età e fisico, nonostante la buona parentesi finale grazie a un minutaggio più consono: riprovarci (anche se scriviamo di una sorta di bandiera di questa città cestistica e di un uomo che ha sposato Varese anche fuori dal campo), parrebbe assecondare un’agonia… Le strade (del 3+4+5), tuttavia, sono infinite… Percentuali: 10% resta, 90% va. Canavesi In scadenza. Se l’allenatore che lo ha voluto (Moretti) non l’ha fatto giocare nemmeno una volta, cosa farà l’allenatore che se lo è trovato tra capo e collo (e non l’ho fatto giocare nemmeno una volta)? Grazie e arrivederci (a meno che non serva per completare il 5+5, sebbene non sicuramente alle cifre di quest’anno…). Percentuali: 5% resta, 95% va. Ferrero Anch’egli in scadenza, ma diverso da tutti gli altri. Perché viene da due campionati di crescita, perché può ricoprire entrambi gli spot di ala, perché gode della considerazione di Caja, perché è appena diventato capitano, perché cinque italiani li devi comunque prendere e uno lo hai già praticamente in casa. Lui e la società hanno iniziato a parlare, finalmente: il lieto fine è atteso. Percentuali: 90% resta, 10% va. Eyenga Un altro che a Varese ha trovato l’America e che – l’ha detto – rimarrebbe volentieri. L’Artiglio non solo sa come farlo giocare in attacco: sa convincerlo ad essere un fattore difensivo decisivo. Il però è legato al regista da mettergli vicino: con Maynor andrebbe a nozze, con altri chi lo sa. Ripartire da almeno un extracomunitario del roster 2016/2017 è una chance che l’asse tecnica biancorossa tenterà di cogliere: se non è Anosike, è lui… Percentuali: 50% resta, 50% va. Lo staff tecnico Caja uber alles, non così i suoi assistenti. Solo uno tra Stefano Vanoncini e Paolo Conti verrà confermato: di più se ne saprà nei prossimi giorni. La formula La verità è che una scelta non è ancora stata fatta: sarà l’evolversi del mercato a risolvere l’ambivalenza fra 5 e 7 stranieri. Il risparmio del 5+5 (due contratti in meno) fa gola, è indubbio, ma è impossibile non tenere almeno per un attimo conto che, al momento attuale, Varese ha sotto contratto solo 3 giocatori: tutti comunitari. I nuovi Il primo colpo potrebbe davvero essere Niccolò De Vico, ala di 2 metri esatti, classe 1994, passato e presente all’Angelico Biella da capitano. L’ambasciata biancorossa (Bulgheroni, Coldebella e Caja hanno assistito all’inizio dei playoff tra i piemontesi e Verona) non solo ha ricavato ottime impressioni dal giocatore (11,9 punti in 28,3 minuti di media a partita quest’anno), ma ha lasciato anche una buona dose di ottimismo sulla fattibilità della trattativa. Trattativa che potrebbe iniziare immediatamente: ieri Biella ha perso gara 5 ed è stata eliminata. Ma non è tutto. La linea della società, sposato Caja per un altro anno, è una, a maggior ragione se davvero si vorrà tentare il 5+5: mirare agli italiani con un range di età tra i 23 e i 25 anni, fornendo all’allenatore pavese elementi non tanto da svezzare, quanto pedine con cui provare il salto di qualità tramite il lavoro in palestra. Fabio Gandini
  7. Toto Bulgheroni è già al lavoro per costruire la Varese che verrà in attesa di confrontarsi - insieme al d.g. Claudio Coldebella - con Attilio Caja per discutere le strategie di un mercato che il consigliere del club biancorosso vorrebbe il più possibile all'insegna della continuità con l'ultima parte della stagione appena conclusa. «Il rinnovo di Attilio Caja è stata la prima importante mossa per il futuro - spiega - lo incontreremo presto per conoscere i suoi desiderata per la stagione 2017-18 ma l'idea è quella di ritoccare, e se possibile migliorare, l'ossatura che ha finito il campionato domenica. Logico che il coach voglia ripartire con qualche giocatore che ha conosciuto e apprezzato garantendo una base solida sulla quale costruire il roster del futuro: sarebbe un grosso van- taggio riuscire a conservare l'ossatura della squadra con lo stesso allenatore, che oltre ad essere un lavoratore indefesso in palestra possiede qualità eccezionali nella preparazione tattica delle partite». Quali sono le priorità relativamente alle conferme? «L'asse portante sarebbe quello del playmaker e dei lunghi, ma non sarà facile tenere Maynor che cercherebbe una ribalta più importante di Varese sia sul piano economico che su quello della visibilità nelle coppe. Si tratta di un giocatore di qualità che ha pro e contro: garantisce assist e leadership, dall'altra parte però ci sono anche le palle perse e la necessità di proteggerlo in difesa. La classe non si compra al mercato, però in quel ruolo si possono trovare alternative in grado di dare garanzie di maggior solidità». E le altre situazioni dei giocatori del quintetto base? «Mi auguro che gli agenti di Anosike assecondino la volontà del giocatore che ha espresso su La Prealpina la volontà di restare, così come mi auguro che Pelle capisca l'importanza di proseguire il percorso di crescita in una società come la nostra che con uno o due anni di lavoro potrà lanciarlo ad altissimo livello. Eyenga è ormai un veterano dell'Italia, qui si trova bene e soprattutto ha trovato un allenatore che sa esaltarne le doti di difensore e rimbalzista; Johnson infine è un attaccante di prim'ordine, ci piacerebbe tenerlo ma non sarà facile vista la sua caratura internazionale». Per la composizione del roster si punterà ancora sulla formula con 3 stranieri, 4 comunitari e 5 italiani? «E un nodo ancora da sciogliere, però i costi degli italiani sono elevati, e in caso di infortunio non c'è modo di rimediare; nel caso punteremmo su un sesto e un settimo straniero a costi inferiori sperando di pescare altri prospetti da far crescere come Pelle. Cercheremo qualche italiano giovane sul quale investire, siamo andati a vedere De Vico che è un ottimo prospetto con grande fisico e buon tiro, e mi auguro che un ragazzo di grande dedizione come Ferrero voglia rimanere. Partecipare alle coppe? E un argomento che non abbiamo affrontato, eventualmente ci sarebbe spazio solo in FIBA Cup, ma personalmente riterrei opportuno concentrarci solo sul campionato». Giuseppe Sciascia
  8. O.D. Anosike lancia un messaggio alla Pallacanestro Varese alla vigilia dell'ultimo impegno agonistico della stagione 2016-17. Il centro nigeriano esprime il desiderio di restare in maglia bianco-rossa e giocare ancora con Attilio Caja, l'artefice del suo salto di qualità nella seconda metà del campionato: «Restare a Varese non dipende da me: sicuramente io vorrei rimanere, non conosco le idee della società e di coach Caja, ma se mi rivorranno sicuramente troveremo un accordo. Mi sono trovato benissimo con Attilio: c'è stata una perfetta intesa reciproca fin al primo giorno, sa quel che so e quel che non so fare e mi ha dato grande fiducia. E questo per me è perfetto: il coach rispetta il mio lavoro e io rispetto il suo, sa che non sono un uomo da 30 punti e non me li chiede, puntando su difesa, rimbalzi e concentrazione, ossia quel che so fare meglio». Intanto la vittoria contro Cremona ha rappresentato un bel congedo dal pubblico... «Abbiamo voluto vincere per orgoglio personale e senso di professionalità, ma soprattutto per i nostri tifosi che ci hanno supportato con grande entusiasmo per tutta la stagione. Non avevamo nulla da chiedere in termini di classifica, ma abbiamo voluto onorare il lavoro compiuto tutti i giorni per dare la svolta alla stagione, e sono molto contento di aver regalato una vittoria al pubblico nell'ultimo impegno casalingo stagionale». 8 vittorie su 10 negli ultimi due mesi: un ruolino di marcia da playoff, peccato che la rimonta sia partita tardi... «Siamo molto contenti di quello che abbiamo ottenuto negli ultimi due mesi con coach Caja; dall'altra parte però c'è un pizzico di tristezza, perché abbiamo imboccato troppo tardi la giusta via per rimontare dall'ultimo posto fino ai playoff. Se avessimo iniziato prima questa serie positiva ce l'avremmo fatta, per cui c'è un misto tra soddisfazione per la fine della stagione e un po' di rammarico per il risultato finale. La squadra degli ultimi due mesi avrebbe meritato i playoff: rispetto all'inizio della stagione abbiamo cambiato un solo giocatore, anche se importante. Dopo la Coppa Italia abbiamo migliorato la chimica e la fiducia, e vogliamo continuare su questa strada anche domenica a Torino». E per il quarto anno consecutivo Anosike è il re dei rimbalzi della serie A... «Una bella cosa: prendere rimbalzi è la mia qualità migliore, ma è giusto ricordare che io non posso essere un fattore sotto i tabelloni se i miei compagni non sono aggressivi in difesa. E' un lavoro di squadra e io devo essere grato a loro per quello che fanno per permettermi di fare quello che mi riesce meglio». Come giudica il suo rapporto con la città? «Varese è una piazza che esprime una grande passione per il basket e dove i tifosi sono molto caldi e coinvolti. La squadra è partita lentamente e anche io ho fatto fatica a carburare. Poi con la concentrazione, il lavoro duro e il supporto di tutto l'ambiente ho invertito il trend del mio rendimento, e anche la squadra ha cambiato completamente volto: sono molto felice di entrambe le cose». Giuseppe Sciascia
  9. Giocare in Serie A: fatto. Dimostrare di poter reggere il livello della Serie A: fatto. Giocare in quintetto in una squadra di Serie A: fatto. Essere il capitano di una squadra di Serie A: fatto. O quasi. Dopodomani la favola di Giancarlo Ferrero si comporrà di un nuovo capitolo: il ragazzino di Bra che sognava il grande basket davanti alla televisione calcherà il parquet di Masnago da capitano della Pallacanestro Varese. Fame, bravura, tenacia e destino si fondono insieme nella scalata alla vita di questo ragazzo sempre sorridente ed educato: prima di immaginare un’altra cima, prima di girare un’altra pagina, prima di scrivere un’altra riga, fermiamoci con lui e assaporiamo il qui e ora. Andrea Meneghin, Cecco Vescovi, Giacomo Galanda, Alessandro De Pol… Potremmo andare avanti ma ci fermiamo agli ultimi vent’anni e agli italiani. Capitan Giancarlo Ferrero, come ci si sente a essere parte di una lista del genere? E’ una grandissima emozione. Sapere che sarei diventato capitano dalle parole di Daniele (Cavaliero ndr), nel giorno del suo addio, mi ha fatto tanto piacere, anche perché lui non sarà mai solo un compagno di squadra quanto un amico ben oltre la pallacanestro. Per almeno due partite avrò dunque questo ruolo in un posto come Varese: se penso a dov’ero solo due anni fa, tutto ciò è proprio una bella storia. Questa investitura mi inorgoglisce e mi dà ancora più energia. Da piccolo, quando ha iniziato a giocare a basket, sognava qualcosa del genere? Sognavo di arrivare a giocare in Serie A e lo facevo guardando le partite di campionato sulla Rai il sabato o la domenica pomeriggio. Sognavo di giocare sui parquet più importanti e uno di questi era sicuramente quello di Masnago. Due anni fa ho avuto la chance di dimostrare di poter stare a questo livello e se mi guardo indietro penso di aver fatto un buon percorso: il bello, tuttavia, è poter alzare l’asticella sempre più in alto e quindi diventare capitano della Pallacanestro Varese è un nuovo traguardo raggiunto. Negli ultimi giorni le sono arrivati complimenti che ha particolarmente apprezzato? Mi hanno scritto tanti amici e mi ha fatto davvero piacere. Ma quello che ha detto Cavaliero ("Lascio Varese in buone mani" ndr) è stata la cosa più importante per me. E poi, ma non c’era bisogno di questa occasione per rendermene conto, è stato grande l’affetto dei tifosi biancorossi: loro mi fanno sentire speciale ogni domenica già alla presentazione, il loro calore nei miei confronti è senza soluzione di continuità. Cosa vuol dire essere il capitano di una squadra di basket al giorno d’oggi, con gli organici che cambiano ogni anno e colleghi che arrivano da ogni parte del mondo? Il capitano deve dare l’esempio: è una responsabilità sulle spalle non da poco. Significa essere una persona che, fin dal primo allenamento ad agosto, fa vedere ai compagni che c’è sempre, che è sempre puntuale, che si allena in un certo modo. Non contano tanto le parole che si dicono, contano i comportamenti. Giancarlo: mancano ancora due gare ma la Openjobmetis non ha ormai più nulla da chiedere a questa stagione. Qual è il suo bilancio? Siamo passati attraverso l’inferno e ne siamo venuti fuori. Alla grande. Siamo riusciti a riprenderci le vittorie che nella prima parte dell’annata ci sono scappate di mano, anche se magari ce le meritavamo, facendo un girone di ritorno di altissimo livello. Aver riportato l’entusiasmo intorno a noi penso sia una cosa che ci faccia onore: peccato solo che tutto stia per finire. Dal punto di vista strettamente personale devo ringraziare coach Caja: quando è arrivato mi ha dato grande fiducia, è sotto gli occhi di tutti. Mi ha messo in quintetto, ha sempre parlato bene di me e mi ha aiutato molto: a volte sono riuscito a fare quello che mi chiedeva, a volte avrei voluto fare di più. Il bilancio è comunque positivo: questo finale è stato entusiasmante. A proposito: come si è trovato a giocare da ala forte, un inedito finora per la sua carriera? E’ tutta una questione di spaziature e di abitudine. Ho sempre pensato che una delle mie forze fosse proprio quella di sapermi adattare alle situazioni: quando mi hanno messo a giocare da guardia ho cercato di sfruttare il vantaggio fisico, da “4” tattico i vantaggi sono stati altri. L’importante per me rimane trovare un modo per stare in campo. Ovunque. Da “dentro”, ci spiega cosa ha dato davvero coach Caja a questo gruppo? Ci ha dato innanzitutto una metodologia di allenamento che si è rivelata vincente nell’affrontare le partite, sia dal punto di vista fisico che mentale: non a caso con lui siamo riusciti a vincere parecchi match nel finale, proprio nel momento in cui gli altri calano (penso soprattutto alle rimonte con Avellino e Trento). Inoltre, sempre grazie a lui, abbiamo ritrovato l’entusiasmo. Il vero rammarico, però, è che la stagione 2016/2017 a consuntivo sia stata la fotocopia di quella precedente: gran finale, ma a maggio si guarderanno gli altri in televisione. Dobbiamo prenderne atto: un campionato dura 30 partite e solo tutte insieme arrivano a dare un verdetto. Sull’intero anno non ci siamo meritati più di quello che stiamo infine ottenendo. Ferrero, sarà con noi anche l’anno prossimo? Qui sto bene e si vede, soprattutto per l’affetto che ricevo dalla gente. Penso sia giusto che la società faccia le sue valutazioni, io posso solo ripetere che a Varese sto benissimo. Anche perché questa città mi ha dato la possibilità di vincere una scommessa, in primis con me stesso: quella di dimostrare di essere un giocatore all’altezza. Altre certezze non ci sono al momento: spero che un giorno ci si sieda al tavolo e si possa costruire insieme un futuro che mi consenta di essere ancora un elemento importante di questa realtà. Fabio Gandini
  10. Eric Maynor? Non si muoverà da Varese, almeno fino a quando l’ultima palla stagionale verrà giocata dalla Openjobmetis di Attilio Caja. Dopo? Ogni scenario rimane aperto, anche quello di una conferma per il 2017/2018, sebbene qualsivoglia previsione sia al momento poco più che una chiacchiera. Il “caso” relativo al playmaker nativo di Raeford, North Carolina, è nato da alcune voci riportate dalla stampa vicina all’ambiente cestistico bolognese. Siti specializzati hanno infatti pubblicato durante il weekend pasquale la notizia di un tentativo da parte della Virtus Segafredo Bologna di accaparrarsi i servigi di Maynor in vista degli imminenti playoff di Serie A2, che la formazione allenata da Alessandro Ramagli affronterà con non nascoste ambizioni di promozione. Le Vu Nere cercherebbero un giocatore di livello per sostituire, o affiancare nell’ipotesi di una scelta italiana (fatti anche i nomi di Luca Vitali e di Stefano Gentile), Michael Umeh, uno dei leader della squadra bianconera con 17,4 punti di media segnati a partita. Nessuna trattativa Le loro mire parrebbero tuttavia non aver raggiunto piazza Monte Grappa: la società biancorossa - per bocca dei suoi principali rappresentanti - a ieri non aveva ricevuto alcuna offerta virtussina per Maynor, nè alcuna richiesta di trattativa da parte dell’agente dell’atleta americano, Luigi Bergamaschi. Del resto un “no” sarebbe stata (e sarà) la risposta a una cessione che Varese non prenderà in nessun caso in considerazione almeno finché la squadra scenderà sul parquet in questa stagione, nella quale lottare in primis per divertire i tifosi e poi per alimentare il “sogno impossibile” dei playoff rimane un imperativo condiviso da tutti a Masnago e dintorni. Differenti potrebbero essere i ragionamenti dopo il 7 maggio, data dell’ultima giornata di serie A, qualora - come molto è probabile che sia - la Openjobmetis dovesse concludere il campionato fuori dalle prime otto. I contratti annuali dei giocatori scadono al 30 giugno e, in presenza di richieste da parte di club di A2 o esteri per le rispettive post-season, un’eventuale via libera consentirebbe alla società di risparmiare gli emolumenti degli ultimi due mesi dell’accordo. Spiraglio per il futuro? Una chance che Varese non scarterebbe a priori per gli elementi del roster che non hanno il contratto garantito per il 2017/2018, soprattutto alla luce delle difficoltà a far quadrare i conti sopportate quest’anno. Una chance, però, che dovrà essere pesata con le strategie di mercato relative alla prossima stagione. Maynor, in tal senso, è un esempio che fa gioco. Il play non è vincolato alla Pallacanestro Varese per l’anno venturo, al pari di tutti gli altri stranieri biancorossi (esclusi Norvel Pelle, Aleksa Avramovic e Kristjan Kangur), di Giancarlo Ferrero, Massimo Bulleri e Luca Campani. La Varese che ripartirà da Attilio Caja (si chiarisca per l’ennesima volta che il coach pavese ha già il posto sicuro sulla panchina del futuro e che nessuno in piazza Monte Grappa intende esercitare la clausola contrattuale di uscita al 30 giugno. In settimana, piuttosto, potrebbe arrivare una conferma pubblica, come atto di riconoscenza), avesse anche una sola possibilità da giocarsi con l’ex Nba se la giocherà, tanto è marcata la considerazione dell’Artiglio nei confronti di colui al quale ha consegnato le chiavi della rimonta salvezza. Maynor a Varese sta bene, serba gratitudine nei confronti di chi per due volte lo ha rimesso in piedi e non è uomo che mette le condizioni economiche al primo posto di una decisione professionale. Quanto varranno questi “assets”, per lui e per il suo agente, davanti al gradimento di un basket europeo che negli ultimi mesi lo ha ri-ammirato leader e che potrebbe farsi avanti con proposte interessanti? Fabio Gandini
  11. Una nuova filosofia basata sugli italiani e sul vivaio per costruire un futuro sostenibile attraverso un'identità qualificante: questo è il "domani" di Varese. A prescindere dalle disponibilità per la stagione prossima ventura tra sponsor da rinnovare ed eventuale "socio forte" da aggiungere all'asse societario, torna di stretta attualità l'idea del passaggio al 5+5 per indirizzare il 2017-18 verso un progetto che coniughi sostenibilità economica e risultati del campo. Non è soltanto un discorso di taglio dei costi, ma un punto qualificante per proporre un progetto tecnico legato ad un marchio di fabbrica che caratterizzi nuovamente Varese dopo troppi anni di "porte girevoli" affidandosi a stranieri di passaggio. Già nel 2014-15 e nel 2015-16 la proprietà aveva espresso una preferenza per la formula con più italiani, salvo avallare poi le indicazioni dell'area tecnica che aveva optato per il 3+4+5: mercato iniziato troppo tardi due estati fa per trovare italiani validi, pregiudiziale per partecipare alla Champions League nel 2016. Ora però, nell'ottica della razionalizzazione dei costi, la scelta diventa quasi obbligata: si tratta di un risparmio in grado di assorbire due terzi del taglio del 15 per cento sulla quale sta lavorando il CdA di Pall. Varese (nel 2016-17 si era partiti con un budget da 4,4 milioni di euro, poi salito a 4,6 con le aggiunte Dom Johson e Caja; per il 2017-18 si vorrebbe ridurre a 4). Passare da 12 contratti professionistici a 9 più un prodotto del vivaio significa ridurre sensibilmente le tasse federali (40mila di luxury tax più 3 parametri da 12.500) oltre a due salari lordi in meno: il conto totale si avvicina ai 300mila euro, ai quali vanno aggiunti i possibili introiti dalla partecipazione al conseguimento del premio italiani (nel 2016-17 tutte e 6 le società che hanno scelto questa formula riceveranno una fetta tra le 4 per il minutaggio complessivo e le 4 per il minutaggio degli Under 25). E le difficoltà nel reperire elementi competitivi a costi accessibili sul mercato "tricolore"? Leggenda metropolitana facilmente smentibile: partendo da Cavaliero e (auspicabilmente) da Ferrero, non è certo impossibile pescare un cambio affidabile a costi simili - non certo proibitivi - del capitano, e scandagliare l'A2 in cerca di un investimento futuribile capitalizzando la conoscenza di Attilio Caja dei giocatori dai 22 ai 26 anni con cui ha lavorato con la Nazionale Sperimentale. Quattro italiani di rotazione in panchina, confermando il monte stipendi iniziale del 2016-17 di poco inferiore al milione di euro, significherebbe mettere sul piatto suppergiù 700mila da spalmare per il quintetto base: più o meno quanto costa lo starting five attuale dopo il cambio "Johnson per Johnson"... Ma costruire uno zoccolo duro di italiani che diano garanzie sul piano tecnico ma soprattutto umano è un valore aggiunto non misurabile soltanto soltanto nelle voci di bilancio. Così come non va valutato soltanto in termini di costi e ricavi l'opera di sviluppo del settore giovanile, sul quale nel corso degli anni sono progressivamente aumentati gli investimenti "di supporto" al di là della svolta tecnica legata ai ritorni di Giulio Besio e Gianfranco Pinelli. Un prospetto futuribile come il 16enne Matteo Parravicini - e come il leader del gruppo 2001 vicecampione d'Italia tanti altri elementi interessanti - può avere un futuro in serie A soltanto lavorando non solo sulla tecnica ma anche sul potenziamento fisico come accaduto nel 2016-17. L'altro valore aggiunto per costruire una Varese più efficace dovrà essere Claudio Coldebella: il d.g. biancorosso ha potuto incidere relativamente poco avendo sostanzialmente "ereditato" al suo arrivo uno staff già completo che operava con la serie A. Ora, dopo aver studiato per un anno intero il funzionamento del sistema Varese, potrà mettere in atto le sue idee per ottimizzare il potenziale disponibile. Giuseppe Sciascia
  12. L'Openjobmetis si avvicina a vele spiegate al traguardo salvezza, ma per programmare un 2017-18 che a meno di improbabili tracolli la vedrà nuovamente al via della serie A c'è bisogno di tempo. Il poker di vittorie post-Coppa Italia ha permesso alla squadra di anticipare i tempi della missione salvezza, passando il testimone alla società nella costruzione delle strategie future che passano da un paio di snodi vitali sul piano economico. Portafoglio contratti a parte, a oggi l'unica certezza inossidabile sembra legata alla posizione di Attilio Caja: l'architetto della ricostruzione di Varese sta guadagnandosi settimana dopo settimana una riconferma tanto meritata quanto inconfutabile. Chi si sentirebbe di mettere in discussione l'uomo della svolta, "scaricandolo" come già accaduto nel 2015? Il contratto già in esssere - l'OJM ha penale di uscita entro metà maggio - pare preludio ad una continuità auspicabilmente da estendere anche al parco-giocatori, alla luce dell'ottimo feeling che Artiglio ha sviluppato con alcuni giocatori cardine della rinascita (Maynor e Anosike su tutti). Ma per qualsiasi ragionamento futuro ci sarà da aspettare gli sviluppi della "campagna-conferme" delle sponsorizzazioni in scadenza e dell'apertura al "socio forte" deliberata dall'assemblea della scorsa settimana di "Varese nel Cuore". Gli scenari per il 2017-18 sono essenzialmente due: senza aggiunte all'attuale assetto societario e con la necessità di verificare l'interesse del main sponsor Openjobmetis a proseguire il rapporto, evidente la necessità di allestire un progetto economicamente meno impegnativo e più sostenibile. Dunque lo schema 5+5 - che rispetto al 3+4+5 con 12 professionisti della stagione attuale garantirebbe un risparmio di oltre 200mila euro - cercando qualche italiano emergente a supporto di Cavaliero e Ferrero (contratto in scadenza, ma la conferma di Caja e il feeling con la piazza lo rendono l'unico possibile rinnovo da mettere a fuoco in tempi rapidi) e scommettendo su Pelle come titolare sarebbe una strategia obbligata, con la salvezza come obiettivo primario e il sogno di fare jackpot con gli incastri per ripetere le imprese di Cremona 2015-16 e Capo d'Orlando 2016-17. Se invece dovessero arrivare uno o più "soci forti", allora le prospettive potrebbero non essere dissimili da quelle iniziali della stagione attuale, provando a convincere anche qualcuno dei big attuali a iniziare da Dominique Johnson (che però ha costi importantissimi e senza una vetrina europea - comunque solo FIBA Europe Cup nella migliore delle ipotesi - non prenderebbe in considerazione nessuna proposta). Due strade comunque divergenti, sia pur entrambe compatibili con la gestione Caja, che andranno percorse in un senso o nell'altro a seconda delle risorse disponibili. E mentre la squadra cercherà di onorare al meglio le 7 giornate ancora mancanti per chiudere il 2016-17, starà alla società operare affinchè entro il 7 maggio - data conclusiva della regular season - si possa stabilire con quale budget, e di conseguenza con quali strategie, costruire la prossima edizione di Varese. Giuseppe Sciascia
  13. Varese non va sul mercato, ma il mercato bussa alle porte di Varese. L'argomento non è stato oggetto di discussione nel CdA di Pallacanestro Varese, come ribadito dal delegato all'area tecnica Toto Bulgheroni: ieri mattina i vertici del club hanno "abbozzato" le prime ipotesi sulla stagione ventura, sebbene è evidente che nessuna decisione strategica potrà essere presa fino a quando il club di piazza Monte Grappa non avrà maturato sul campo il diritto di iscriversi alla serie A o alla A2. Nel pomeriggio però ci sarebbe stato un sondaggio da parte di Scafati, club attualmente al penultimo posto della classifica del girone Ovest dell'A2, sul conto di Aleksa Avramovic: il team campano, in cerca di un nuovo regista titolare con punti nelle mani dopo l'addio per motivi personali dell'israeliano Naimv, avrebbe chiesto a Varese la disponibilità dell'esterno serbo, passato dai 9.5 punti e 1.7 assist in 18.6 minuti dell'era Moretti ai 3.3 punti e 0.5 assist in 10.0 minuti nella gestione Caja. Opportunità da cogliere per trovare spazio da protagonista ad un capitale futuro del club (contratto fino al 2019) al momento però "disfunzionale" ad un sistema più rigido, reinvestendo le risorse liberate su un giocatore più adatto a giocare con e per Maynor, oppure una delle tante ipotesi destinate a non concretizzarsi in un mercato nel quale la media delle trattative condotte fino in fondo non supera il 20 percento rispetto a quelle abbozzate? La sensazione è che non se ne farà nulla, così come accaduto nelle scorse settimane quando la società biancorossa aveva respinto le richieste pervenute per Matteo Canavesi (Cento in B e Lucca in C); di mezzo ci sono un contratto pluriennale (ma si potrebbero girare in prestito i 4 mesi residui fino al 30 giugno) e lo scarsissimo appeal per la serie A2 da parte dell'agenzia di un giocatore che nell'attuale contratto con Varese ha escape per l'Eurolega. In soldoni, anche l'eventuale mercato in uscita sembra destinato a rimanere chiuso: il match contro Pistoia ha dimostrato che tutti i giocatori sono sintonizzati sulle necessità dello spirito operaio predicato da Attilio Caja, auspicando di non dover correre ai ripari in fretta e furia se l'OJM dovesse fallire i prossimi test dopo aver imboccato la strada giusta al primo bìvio. Intanto Carlo Recalcati torna vicinissimo a Cantù: dopo la prima fumata nera, il club brianzolo parrebbe deciso a proporre all'ex et. un contratto fino al 2018. In mattinata nuovo incontro per ratificare l'accordo. Giuseppe Sciascia
  14. Mercato sempre aperto? Gli occhi dei manager non si chiudono di certo. Ma da qui a ipotizzare concrete chance operative il passo è lungo e pieno di controindicazioni. Recte: di impossibilità. Oggettive, verrebbe da scrivere. La Openjobmetis Varese ultima in classifica si interroga al suo interno sulla scelta di ricorre a un correttivo nel roster in vista del rush finale verso la salvezza, traguardo da conquistare nelle ultime undici giornate di campionato partendo dalla posizione peggiore possibile: il fondo del gruppo. I conti Su un argomento tanto delicato occorre almeno un tentativo di fare chiarezza. L’area tecnica biancorossa è al momento vigile sui movimenti dei giocatori nei quattro angoli del globo cestistico, pienamente consapevole della “perfettibilità” (eufemismo...) dell’organico attuale. Un intervento sul mercato è chiesto a gran voce anche dai tifosi, oltre che dai risultati conseguiti finora, ma si scontra con una realtà “di cassa” che dovrebbe sconsigliare alla società ulteriori esborsi economici da qui al termine della stagione. Piazza Monte Grappa è stata chiara - anche su queste colonne - sulla situazione economico-finanziaria che si è trovata a gestire nella stagione corrente come eredità di quelle passate, situazione che sta richiedendo sforzi enormi di dirigenti e consorziati per trovare una definitiva risoluzione. Riservare risorse per il mercato - che al momento comunque non ci sono e si potrebbero trovare solo tramite un contributo “ad personam” di un consorziato, di uno sponsor o di un qualunque altro “benefattore” - significherebbe toglierne al risanamento dei conti. La coperta è corta: se metti da una parte, sei costretto a scoprirti dall’altra. Varese, questa Varese, può permettersi di farlo senza mettere in pericolo - per l’ennesimo anno - la sua sopravvivenza? La risposta del cda, che rispetto al passato è oggi pienamente operativo e decide a maggioranza, è stata finora un “no” secco e poco confutabile, almeno analizzando con razionalità i conti di cui sopra. Il campo Il campo e la sua parabola spingerebbero, è inutile nasconderlo, in una direzione diversa. E di questo ne è consapevole anche lo staff capitanato da coach Attilio Caja, che mai si sognerebbe di bloccare l’arrivo di un eventuale rinforzo. “L’Artiglio” è un “aziendalista”, ovvero una persona che non si mette a puntare i piedi nel momento in cui non viene accontentato nei suoi desiderata tecnici, conscio del fatto di essere arrivato ad allenare in una realtà costretta a fare sacrifici per chiudere con un passato economicamente sconsiderato. Da qui a far passare Caja come “colui che ferma il mercato”, però, ce ne passa. Potesse, il coach, attingerebbe a piene mani ai correttivi: sotto le plance, dove si è letteralmente inventato un Giancarlo Ferrero ala forte ed è costretto a rinunciare all’apporto di un Kangur impresentabile; o nello spot “3”, dove sarebbe utile un giocatore con tiro e punti nelle mani, spostando Eyenga in ala forte; o in guardia, mettendo tra Maynor e Johnson, che diventerebbe ala piccola, un atleta che possa essere loro complementare Ma non è lui a poter dare il via libera al “messia” della salvezza: lui, come sempre ha fatto, lavora con quello che ha. Morale? Si resta così, a meno di trovare lungo il cammino occasioni irripetibili (leggi un’entrata che possa essere coperta da una transazione favorevole con uno dei dodici attualmente nel roster: difficilissimo, alle porte di marzo...) o di cambiare l’intendimento del cda. In un contesto così complicato, a costare caro potrebbe essere stato un errore, tale ovviamente con il benedetto senno del poi: l’avvicendamento dei “Johnson” quindici giorni prima di esonerare Paolo Moretti, privando il subentrante dell’unica “mossa” a disposizione in virtù delle reali disponibilità economiche della Pallacanestro Varese. Fabio Gandini
  15. L'Openjobmetis modifica da "se" a "chi" i suoi intenti riguardo all'opzione mercato. Sondaggi in corso da parte dell'area tecnica biancorossa in cerca di quell'uomo della svolta per il quale la proprietà sarebbe disposta a compiere un ulteriore sforzo per mettere in sicurezza la serie A, strategica per qualsiasi futuro il consorzio disegnerà negli Stati Generali del 16 marzo. I rinforzi delle dirette concorrenti rischiano di mutare gli equilibri di una lotta salvezza che sta cambiando volto dopo l'arrivo del califfo Johnson Odom a Cremona e le correzioni di Pesaro (dopo la guardia Hazell il club marchigiano cerca anche un nuovo playmaker). A questo punto Varese valuta l'ipotesi di rispondere a tono, dovendo però interrogarsi prima di tutto sull'area nella quale effettuare l'eventuale intervento. Rispetto all'era Moretti sono cambiate le priorità: se Maynor è l'insostituibile leader scelto da Attilio Caja per guidare la navicella biancorossa, e Anosike è passato da problema principale a insostituibile perno della difesa, in discussione ci sono tutti gli altri spot. Se aggiunta dovrà essere qual è l'emergenza maggiore alla quale fare fronte? Meglio aggiungere una guardia capace di costruire gioco per sgravare Maynor - a oggi unico giocatore in grado di innescare i compagni - dalle attenzioni feroci delle difese avversarie, come accaduto a Brindisi? Oppure la soluzione potrebbe essere quella di inserire un'ala piccola di raccordo, con capacità creative dal palleggio, per spostare un Eyenga pesce fuor d'acqua nei panni della prima punta del gioco a metà campo nel ruolo di ala forte più consono alle sue doti atletiche? O invece il problema maggiore è quello del "numero 4", dove la crisi di identità di Kangur ha rag-giunto livelli preoccupanti e la lungodegenza di Campani lascia nelle mani del pur ammirevole Ferrero l'intero peso del ruolo? Scelta complessa comunque legata a filo doppio a quel che il mercato proporrà più che alle scelte del club biancorosso. Si guarda al miglior giocatore disponibile più che al ruolo effettivo: nell'attuale situazione di classifica e di disponibilità economica, il margine di errore è azzerato, con la necessità di andare a colpo sicuro su un elemento che garantisca un salto di qualità e soprattutto un rendimento immediato. Solo a queste condizioni la proprietà si è detta disponibile ad allargare nuovamente i cordoni della borsa, affidando all'area tecnica la grossa responsabilità di scegliere bene, cogliendo al volo, eventuali occasioni che però a oggi sono ancora in fase di analisi. In soldoni: Varese è attenta a qualsiasi evoluzione nel settore guardie e ali, valutando però con priorità assoluta giocatori possibilmente già rodati in Italia, meglio ancora se direttamente conosciuti dallo stesso coach Attilio Caja. Profilo difficile da scovare in tempi rapidi, quantomeno in vista del prossimo impegno di lunedì 27 febbraio contro Pistoia. Per piegare i toscani si conterà sul fattore campo e sul recupero di Bulleri ed Anosike, unico a tornare negli Usa per un intervento dentistico programmato da mesi nei tre giorni di pausa concessi dal coach pavese. Nel frattempo il monitoraggio è costante, auspicando che sulle frequenze di "radiomercato" possa spuntare quella soluzione in grado di garantire all'Openjombetis di pareggiare l'impatto dei colpi recenti effettuati da Pesaro e Cremona. Giuseppe Sciascia
  16. Varese, il regno delle porte girevoli. O almeno così è stato negli ultimi 4 anni di serie: nessun club che ha militato continuativamente nel massimo campionato dal 2013-14 ha operato più correttivi della società di piazza Monte Grappa. Il conto complessivo parla di 12 giocatori e 3 allenatori "suppletivi" rispetto ai roster e agli staff tecnici allestiti con le risorse estive: partendo con l'obiettivo play off sin dal post-Indimenticabili, ricorrere al mercato di riparazione è stato necessario 4 volte su 4 (e non è detto che sia finita...) per mantenere la serie A. Il conto dei correttivi coinvolge Adrian Banks, Linton Johnson e Terrell Stoglin più Stefano Bizzozi nel 2013-14; Chris Eyenga, Eric Maynor, Johndre Jefferson, Antero Lehto più Attilio Caja nel 2014-15; Roko Ukic, Rihards Kuksiks, Kristjan Kangur e Chris Wright nel 2015-16: Dominique Johnson più Attilio Caja in versione 2.0 nella stagione corrente. Tutte entrate corrispondenti ad altrettante uscite (Coleman, Hassell e Clark nel 2013-14; Robinson, Jefferson e Deane nel 2014-15; Shepherd, Thompson e Molinaro nel 2015-16; Melvin Johnson nel 2016-17) con l'eccezione di Eyenga due anni fa e dell'extra da 50mila euro per due mesi di Roko Ukic, comunque ampiamente ripagato dal licenziamento di Faye per l'affaire-doping. Ma alla luce di questo poco invidiabile record, è facile risalire alla causa dell'attuale situazione debitoria che induce alla massima prudenza nel ragionare su ulteriori correttivi del roster attuale (ieri sera è scattato il rompete le righe, la squadra tornerà in palestra lunedì confidando di riattivare O.D. Anosike). Le spese extra - con entrate per uscite nel roster mai effettivamente a somme zero - sono state obbligate dalla necessità di scongiurare la retrocessione in A2 già rischiata nel 2015 e nel 2016. E i risultati deludenti delle ultime 4 stagioni sono stati frutto degli errori in sede di costruzione del roster; considerando inoltre come per una società retta da una "multiproprietà" come Varese, qualsiasi sforzo extra sia più delicato e problematico rispetto a club dove il proprietario unico può mettere mano al portafogli in qualsiasi momento. Ora toccherà all'area tecnica indicare alla proprietà se la contingenza della salvezza renderà necessario un eventuale e ulteriore sforzo extra, ma dall'estate 2017 è necessaria una svolta decisa in termini di programmazione e allocazione delle risorse. Negli ultimi tre anni Varese ha sfiorato il milione netto per gli stipendi netti e superato i 4 totali per l'intera gestione del club, chiudendo stabilmente nella metà bassa della classifica (decimo, undicesimo e nono posto dal 2013 al 2016), chiudendo alle spalle di squadre il cui monte stipendi superava di poco i 500mila euro (vedi i casi attuali di Capo d'Orlando e Pistoia). E c'è il caso Trento, da 3 stagioni consecutive tra le prime otto con 700mila circa di netto e meno di 3 milioni di budget; insomma conta più come di quanto si investe. E che meglio si spende in estate, anche se budget e monte stipendi dovessero ridursi rispetto all'ultimo triennio, e meno si dovrà spendere durante la stagione, evitando di alimentare il vortice delle porte girevoli per i correttivi e dei conseguenti ripianamenti dei soci... Giuseppe Sciascia
  17. L'Openjobmetis riapre le consultazioni sul mercato per valutare l'ultimo restyling nella pausa della serie A. Dopo il match di stasera in Polonia, Claudio Coldebella e Attilio Caja faranno il punto della situazione, ma l'area dell'eventuale intervento sembra essersi spostata dalla cabina di regia allo spot di ala forte. Il tecnico pavese sembra infatti orientato a dare ancora fiducia ad Eric Maynor, confidando che l'equazione "meno partite, più allenamenti" dia un risultato nettamente migliore rispetto ai primi quattro mesi del 2016/17. Al momento, dunque, la criticità maggiore sarebbe stata individuata nel ruolo di "numero 4", dove Kristjan Kangur sta producendo solo 4.9 punti e 3.3 rimbalzi, col 34% da 2 e il 23% da 3, in 26.7 minuti, e non ci sono ancora certezze sui tempi di recupero dell'unica alternativa di ruolo Luca Campani. L'ipotesi sarebbe quella di inserire un giocatore in grado di garantire atletismo e doti frontali accanto a "KK", ossi quel che in estate si cercava dal polacco Olek Czyz, poi finito in extremis a Caserta dopo due settimane di tira-e-molla risolte da Varese con la firma di un centro come Norvel Pelle anziché un "Kangur giovane" come l'ala forte del 1990. Ma ogni ipotesi "interventistica" deve passare al vaglio dello scoglio economico delle risorse (non più) disponibili, che bloccano al momento qualsiasi ipotesi relativa alla sostituzione di Eric Maynor, pur restando vigili sul mercato dei playmaker stranieri se dovesse riaprirsi l'ipotesi - attualmente comunque del tutto svanita dal radar - di un passo indietro dello statunitense. Bisogna anche fare i conti con i vincoli regolamentari: Varese ha già utilizzato 13 tesseramenti su 16 e 7 degli 8 visti disponibili, dunque se non si vuol chiudere definitivamente a metà stagione il mercato degli extracomunitari servirà cercare un cittadino UE o uno straniero già "vistato" in Italia. Tutti ragionamenti che portano a valutare con attenzione l'ipotesi Delroy James: la 29enne ala forte ha giocato un brutto girone d'andata a Reggio Emilia (5.1 punti e 3.5 rimbalzi in 18 minuti rispetto ai 10.9 punti e 7.6 rimbalzi fatturati dal 2013 al 2015 a Brindisi), ma garantirebbe atletismo e doti offensive frontali (più in 1 contro 1 che dall'arco: 27% da 3 in 83 gare di serie A). Ed essendo già in Italia non avrebbe costi extra (parametro per il tesseramento e voli aerei) che, oltre al discorso del visto da preservare, rendono più difficile il ricorso alla strategia extracomunitaria. E le risorse? Se dovesse arrivare James - o chi per lui - ci sarebbe uno straniero di troppo; ma al netto dei rumors relativi ad un Norvel Pelle cui la sua agenzia starebbe cercando alternative in Italia, questo è un tema ancora non affrontato. Fino a che non si deciderà se e dove intervenire. Giuseppe Sciascia
  18. Firma sì, tesseramento ancora no. Dominique Johnson arriverà oggi a Varese, ma per il suo debutto in maglia biancorossa bisognerà attendere almeno una settimana. Impossibile superare gli scogli della burocrazia per consentire all'atleta statunitense di ritirare già oggi il visto necessario per poter esordire domenica contro Reggio Emilia. Il primo appuntamento disponibile presso il consolato italiano di Franco-forte non avverrà prima di lunedì: tempistiche ineludibili nonostantegli sforzi effettuati per bruciare le tappe dell'operazione, col rischio concreto che Johnson debba saltare anche il match di Champions League di mercoledì prossimo contro il Klaipeda per i termini alquanto lunghi (3 giorni lavorativi) richiesti dalla FIBA per perfezionare il tesseramento. Nel frattempo però la società di piazza Monte Grappa ha deciso di anticipare i tempi: Johnson si aggregherà già oggi pomeriggio al gruppo di Paolo Moretti, lavorando per inserirsi subito negli schemi e mantenere la condizione atletica dopo qualche giorno di inattività in seguito dal divorzio dall'Alba Berlino (ultima uscita mercoledì scorso in Eurocup), poi lunedì ripartirà per la Germania per espletare le formalità burocratiche. Nel frattempo toccherà ancora a Melvin Johnson, che domenica andrà a referto contro Reggio Emilia. Giuseppe Sciascia
  19. L'Openjobmetis mantiene la rotta già tracciata prima del tonfo casalingo nel derby contro Cantù. Completata l'operazione Dominique Johnson, già in itinere dallo scorso weekend, nel momento in cui l'Alba Berlino ha trovato il sostituto della guardia statunitense scelta da Varese per sostituire il suo omonimo Melvin Johnson. Ma al momento non sono previste altre operazioni, e nessuna valutazione è in corso sulla posizione di Paolo Moretti: nonostante il ruolino di marcia a dir poco "zoppicante" degli ultimi 40 giorni (10 sconfitte in 12 partite, 5 su 6 in casa) il coach toscano non è in discussione. Ed anzi è stata proprio la sua decisione di dare fiducia ad Eric Maynor (che nelle ultime tre gare è parso tonificato dalle maggiori certezze garantite sulla sua posizione) e cercare un rinforzo sul perimetro a dettare l'agenda alla società sulla strategia di mercato da seguire. Dunque il tesoretto deliberato dal CdA per potenziare il roster è stato investito interamente su Johnson; ma basterà l'aggiunta di una punta di sicuro valore per far ripartire la peggiore Openjobmetis del post-LegAdue (3-7 ad un terzo di regular season è il secondo peggior record degli ultimi 15 anni dopo il 2-8 della Cimberio di Mrsic poi retrocessa nel 2007-08)? Il 29enne fuciliere statunitense potrà certamente sopperire ai problemi offensivi -Varese è dodicesima nei punti segnati a 77,3 e tredicesima nelle percentuali dall'arco al 32,3% - soprattutto per quanto riguarda il gioco a metà campo, essendo un finalizzatore provetto in grado di costruirsi un tiro da sé. Ossia quel che mancava per non dipendere troppo dalle invenzioni di Maynor (troppo spesso in riserva di energie nel quarto periodo) o dalle accelerazioni di Eyenga (troppo spesso in affanno quando non può sfruttare la sua potenza atletica). Ma i problemi in difesa, fatali ben più dell'asfissia del quarto periodo nel derby contro Cantù? Ancora una volta, contro un esterno pericoloso in penetrazione e un lungo agile, la retroguardia biancorossa ha fatto acqua, dimostrando che la coppia Maynor-Anosike è strutturalmente incompatibile nella protezione del "pitturato". E i cambi sui giochi a due, che danno cattiva copertura sul perimetro e su eventuali secondi tiri, rendono ancora più evidenti gli affanni di Kangur, quintessenza del giocatore di squadra il cui rendimento decisamente negativo è la cartina di tornasole di una squadra che non vince per cattive alchimie tecniche di chi l'ha assemblata e non per cattiva volontà di chi va in campo. Gli errori estivi sono evidenti da due mesi, ma solo ora - dopo una catena di sconfitte preoccupante che ha ingenerato una spirale di negatività assai complicata da invertire -si è riusciti a intervenire con un innesto di innegabile qualità, che non risolve però l'equivoco più evidente sull'asse portante play-pivot. La sconfitta con Cantù ha azzerato il credito dell'ambiente nei confronti della squadra: nelle prossime gare casalinghe con Reggio Emilia e Klaipeda servirà una netta inversione di tendenza, altrimenti rischia davvero di crollare tutto addosso a chi ha costruito questa impalcatura di squadra pericolante... Giuseppe Sciascia
  20. Società sul mercato, squadra in palestra. Tutte le componenti dell' Openjobmetis sono al lavoro per uscire dalla crisi di risultati che ha progressivamente fatto scivolare la formazione biancorossa al penultimo posto in Italia ed all'ultimo del suo girone di Champions League. Per risolvere i problemi tecnici riscontrati dall'attacco di Varese nelle ultime settimane c'è un solo e unico modo: «Serve uno che la butti dentro con continuità», per usare le parole dirette del presidente di "Varese nel Cuore", Alberto Castelli. Identikit perfettamente calzante a quello di Dominique Johnson, ma la trattativa a tre con l'Alba Berlino non è facile né immediata. Ed anche se i tedeschi sarebbero già in cerca di un'ala piccola al suo posto, l'atleta del 1987 è tornato tra i sei stranieri a referto dopo il taglio di Paul Carter (però solo 5' nel match di domenica a Giessen). In soldoni: il tiratore statunitense è ai margini ma non ancora fuori dai giochi in Germania, e - a meno di colpi di scena dell' ultima ora - andrà domani a Mosca con i compagni per il match di Eurocup sul campo del Khimki. Anche qualora si dovesse trovare la quadra in extremis, la burocrazia (leggi procedura per il visto) rende assai improbabile che egli possa arrivare in tempo per giocare il derby di sabato contro Cantù. Nel frattempo la squadra di Paolo Moretti lavora in palestra per preparare i prossimi due delicati impegni casalinghi contro Oldenburg e Cantù. Nei quali sarà indispensabile tramutare concretamente i piccoli passi avanti sul piano del gioco visti a sprazzi a Capo d'Orlando (miglior intesa per l'asse Maynor-Anosike ed Eyenga incisivo in campo aperto) per invertire il trend fortemente negativo dei risultati (9 sconfitte nelle ultime 10 giornate) che rischia di far deflagrare la crisi di ulteriori stop casalinghi: l'ultimo hurrà al PalA2A è datato 23 ottobre. In particolare, il derby di sabato potrebbe diventare cruciale anche per la posizione del coach. Oggi la "vulgata" dei tifosi critica il tecnico aretino per i cambi a raffica e la mancanza di continuità nei minutaggi e negli assetti, ma si tratta di tentativi di risolvere l'impasse tecnico cercando di miscelare diversamente le forze disponibili: scelte alternative rispetto alle gerarchie iniziali che però soltanto a Pesaro hanno pagato i dividendi auspicati. Resta il fatto che cambiando solo l'ordine di introduzione degli ingredienti, la pietanza si è rivelata comunque indigesta, rendendo palese la necessità di modificare la ricetta attraverso un correttivo. Altrettanto evidente che se la squadra colleziona sconfitte seriali per ragioni figlie di errori evidenti in sede di costruzione del roster, gli squilibri attuali resterebbero tali anche con una conduzione tecnica diversa da quella di Moretti. Ma è chiaro che una eventuale e non certo auspicabile sconfitta contro Cantù - vista la delicata posizione in classifica di entrambe e il valore assoluto del derby nell'immaginario collettivo dei tifosi - costringerebbe la società a mettere tutto e tutti in discussione. Allenatore compreso. Giuseppe Sciascia
  21. È Dominique Johnson l'uomo della svolta individuato dall'Openjobmetis. La 29enne guardia ala statunitense in uscita dall'Alba Berlino, solo omonimo del biancorosso Melvin che con ogni probabilità gli farà posto in caso di esito positivo della trattativa, sarebbe la prima scelta della società di Piazza Monte Grappa nella sua ricerca di una "prima punta" in grado di sbloccare l'impasse offensivo. L'atleta del 1987, esterno di 195 centimetri per 95 kg, ha doti realizzative di primissimo ordine: uscito nel 2010 da Azusa Pacific, piccolissimo college di terza divisione universitaria (sulla sua storia di successo cestistico partendo dal "sottobosco" è stato prodotto anche un documentario), dopo aver inseguito il sogno NBA in tre stagioni di D-League è sbarcato in Europa, dove ha fatto sfoggio delle sue qualità offensive: i 23 punti di media col 51% da 3 fatturati nei primi mesi del 2014/2015 in Polonia con il Siarka Tarnobreg gli sono valsi l'attenzione degli israeliani del Maccabi Rishon (14,4 punti col 45% da 3). Nel 2015/2016 il salto di qualità con la firma di un contratto importante con i turchi del Banvit, dove è stato l'undicesimo marcatore dell'Eurocup (14,6 punti e 2 assist) sfidando anche Milano nelle Last 32. Nella scorsa estate il tiratore statunitense è stato vicinissimo ad Avellino, salvo poi preferire la proposta dell'Alba Berlino, in cui però sembra non avere legato granchè con il coach (9,2 punti e 2,1 assist in 27,6 minuti in 10 gare della Bundesliga; in Eurocup 14,6 punti col 40% da 3). La colonia italiana in Germania conferma l'impasse tra l'atleta del 1987 e il club, che non l'ha convocato per la partita di mercoledì in Eurocup contro Bilbao e considera in esubero come settimo straniero (in Bundesliga massimo 6 su 12 a referto) dopo il rientro degli infortunati Miller e Gaffney. A Varese piacerebbe molto inserire un attaccante come Dominique Johnson, il quale possiede le caratteristiche adatte per provare a sbloccare il principale problema della produttività offensiva a difesa schierata. L'atleta del 1987 è una guardia pura, capace di creare dal palleggio, anche se la qualità principale è il tiro da fuori; inoltre il giocatore nato a Detroit è abituato ad avere responsabilità da terminale principe, avendole gestite nella stragrande maggioranza delle squadre in cui ha giocato. Lo scoglio da superare è di natura economica, ma la possibilità di trovare un ruolo da protagonista in Italia per superare l'attuale situazione all'Alba parrebbe allettare lo statunitense. L'obiettivo dell'Openjobmetis è provare ad affondare il colpo entro il weekend definendo l'operazione all'inizio della prossima settimana: se si troverà una quadra e qualora dovesse esserci una fumata bianca, il fatto che il giocatore sia già a Berlino ridurrebbe i tempi di attesa per il rilascio del visto, consentendo eventualmente al nuovo acquisto di sbarcare a Varese in tempo per debuttare nel derby di sabato prossimo a Masnago contro Cantù. Giuseppe Sciascia
  22. Il Khimki "blinda" Jacob Pullen dopo I 23 punti in 20' del match di ieri contro Fuenlabrada, il Maccabi Kyriat Gan cede il suo bomber Tyshawn Taylor solo dietro pingue buyout, e la caccia di Varese ad un playmaker realizzatore che possa sbloccare l'impasse offensivo dovrà seguire altre strade. E l'ipotesi Johnson Odom? Sassari è attivissima sul fronte nuovo playmaker, ma pare che l'ex canturino abbia proposte lucrose dall'estero; ma in ogni caso, fino a quando la Dinamo non avrà scelto il suo sostituto, il giocatore del 1990 non sarà effettivamente disponibile. Nel frattempo però lo stop fino al 2017 di Luca Campani ha aperto una falla nella rotazione dei lunghi: a oggi Kristjan Kangur è l'unica ala forte di ruolo, situazione che "cozza" con la necessità di non sovraccaricare la sua schiena (martedì ad Usak riposo precauzionale per tutta la ripresa dopo un irrigidimento muscolare). Ma sostituire un italiano infortunato è praticamente impossibile vista la totale indisponibilità di free aaent: se si deci- desse di aggiungere un 'ala forte per puntellare il reparto lunghi, servirebbe sacrificare uno dei 7 stranieri. Ossia rinunciare ad uno dei due pivot puri tra Anosike e Pelle, spostando Kangur nella rotazione dei centri, per tornare all'assetto più "canonico " ipotizzato quando si puntava su Olek Czyz. Oppure sacrificare Melvin Johnson, affidando stabilmente il ruolo di guardia a Aleksa Avramovic e Daniele Cavaliero e dando minuti fissi a Bulleri e Ferrero. O infine puntare su un'ala-guardia realizzatrice - ipotesi già esplorata con Drew Crawford, nel frattempo proposto anche il 28enne nazionale portoricano John Holland - spostando Eyenga da "4 tattico " per esaltarne le capacità in 1 contro 1 e nasconderne i limiti balistici. Totale generale: Maynor fatica a far gioco ed è una tassa difensiva, Johnson è uno specialista tiratore che non attacca il ferro, Eyenga è un contropiedista non pericoloso da fuori in una squadra che cammina, lo spot di ala forte è numericamente "deficitario", e i due centri non sono pericolosi spalle a canestro. I problemi sono in tutti e 5 i ruoli: buon lavoro (ma anche buona fortuna...) a Bulgheroni, Coldebella e Moretti che nel summit di oggi dovranno individuare con quale ordine di priorità provare a risolverli attraverso il mercato... Giuseppe Sciascia
  23. L'Openjobmetis attende buone notizie da Mosca per provare a sbloccare il suo impasse tecnico. Occhi puntati oggi sulla partita di Eurocup tra Khimki e Fuenlabrada: solo nel pomeriggio si capirà effettivamente se il club russo non è più interessato ai servigi di Jacob Pullen, 27enne playmaker statunitense dotato di nazionalità sportiva georgiana che potrebbe dare la svolta all'asfittico attacco varesino. Il regista ben noto in Italia (15.8 punti e 3.0 assist in 70 gare tra Biella, Virtus Bologna e Brindisi) aveva firmato a fine settembre un gettone mensile col club russo, che a fine ottobre gli aveva prolungato il contratto Fino al termine della stagione. Poi però, rientrati gli infortunati e aggiunto il rookie Markel Brown, nel roster del Khimki c'è sovraffollamento nel suo ruolo, e il giocatore che viaggia a attualmente 12.2 punti e 3.4 assist in 18.8 minuti in Eurocup rischia di essere chiuso. Varese è attenta alle evoluzioni della situazione: la cartina di tornasole sarà il suo minutaggio odierno (6' mercoledì scorso contro il Lietuvos Rytas, ma 20' domenica in VTB League in assenza di Brown) per capire se varrà la pena attendere un giocatore che avrebbe le "atout" tecniche giuste per le necessità della truppa di Moretti. Oppure alla luce dell'emergenza bisognerà sondare altre piste: da Sassari il pressing per sostituire Darius Johnson Odom si fa sempre più forte (ieri la Dinamo avrebbe fatto un'offerta "robusta" all'ex NBA Nate Robinson, che però ha preso tempo aspettando alternative tra i "pro" e in Cina). Ma finché il Banco Sardegna non troverà un sostituto, il giocatore non sarà disponibile, ed è certo che sull'atleta del 1990 (15.8 punti e 4.4 assist in Italia) ci sarà folta concorrenza anche a li vello europeo. Tra le alternative valutate ci sarebbe anche Tyshawn Taylor, 26enne esterno molto quotato al college (seconda scelta NBA nel draft 2012 col numero 41, 61 partite con Brooklin), che dopo un avvio di carriera travagliato sta brillando in Israele (top-scorer a 20.0 punti di media più 4.1 assist): l'atleta del 1990 può liberarsi dal contratto con il Maccabi Kyriat Gan, ma si tratta comunque di una guardia-play che presupporrebbe affidarsi in regia alla coppia Avramovic-Bulleri. Oppure sacrificare Melvin Johnson e non Maynor affiancandogli una "stampella" con doti di incursore. Giuseppe Sciascia
  24. Il tesoretto c'è, il rinforzo ancora no. La caccia è aperta, ma il mercato offre poco, anzi pochissimo, e per ora non si registrano piste calde sul fronte nuovo playmaker. Mentre la formazione di Paolo Moretti continuerà oggi in Turchia a cercare lo sblocco dell' impasse offensivo delle ultime settimane con il medesimo roster delle 7 sconfitte subite nelle ultime 8 gare, la società si muove per trovare il correttivo necessario per invertire un trend negativo nel quale rischia di essere stritolato lo stesso stesso coach toscano. Ad oggi, però, l'unica certezza è la disponibilità della dirigenza ad allargare i cordoni della borsa per un intervento che possa risolvere l'attuale crisi di risultati: si parla di uno stanziamento extra attorno ai 100mila euro (contando però che qualsiasi nuovo arrivo comporta 12.500 euro di tassa se non già tesserato in Italia, più la transazione del contratto dell'eventuale esubero) messo a disposizione dell' area tecnica per sistemare il roster con un esterno realizzatore di provata qualità. Uno sforzo importante per dare una sterzata ad una situazione diventata critica col passare delle settimane, che rischia di compromettere i primi due obiettivi stagionali - passaggio del turno in Champions League e Final Eight di Coppa Italia - e rendere complessa la rincorsa ai playoff dopo tre annate consecutivi in cui Varese è rimasta a guardare. Le ultime due partite hanno spostato l'attenzione della società dal ruolo di guardia a quello di playmaker: per accendere un attacco privo di un leader tecnico e caratteriale si cerca un giocatore capace di mettersi in proprio e fare reparto da sé con la palla in mano. Ma giocando due volte la settimana l'Openjobmetis avrebbe inoltre bisogno di un giocatore rodato e pronto all'uso, non potendosi permettere altre scommesse su elementi da tirare a lucido dopo quella persa sul recupero di Eric Maynor (anche se giocare due volte la settimana offre sempre prove d'appello, e il match di stasera in Turchia sarà un bel test anche per l'orgoglio dell'ex Oklahoma City). Esclusi dunque elementi dal pedigree NBA importante ma inattivi da diversi mesi, come Sebastian Telfair prima e Nate Robinson ora, così come l'ex romano Jordan Taylor - già tastato a giugno - che non sarà pronto prima di qualche settimana dopo i problemi fisici accusati nella scorsa annata all'Alba Berlino. L'ideale sarebbe trovare un giocatore tagliato - in Italia o all'estero - che sposi la causa di Varese per una sorta di "mutuo soccorso" verso il riscatto. Per questo il d.g. Claudio Coldebella è attento ad ogni evoluzione esterna: difficile ad esempio imbarcare il futuro esubero canturino Dominic Waters (a gettone fino al 10 gennaio causa infortunio di Zabian Dowdell) che non si libererà prima di tre settimane e non calza a perfezione alle esigenze biancorosse. Si monitora la situazione di Sassari, che ha messo in discussione Darius Johnson Odom e cercherebbe un play puro (ma per l'ex canturino o per Lacey?), ma anche in questo caso c'è incertezza sui tempi di maturazione della situazione. Nel frattempo si valutano eventuali esuberi da Euro-cup ed Eurolega: la società è pronta ad agire in attesa dell'occasione giusta per investire il tesoretto, serve anche un po' di fortuna per pescare dal mazzo il jolly giusto al momento giusto, come accaduto nel 2011 con Rok Stipcevic e nello scorso mese di febbraio con Chris Wright. Giuseppe Sciascia
  25. Caccia aperta ad un playmaker con punti nelle mani per una Openjobmetis che cerca la svolta con un giocatore in grado di mettersi in proprio per sbloccare il suo impasse offensivo. Troppo evidente tra mercoledì e sabato la difficoltàdi Eric Maynor nel dare la sua impronta in regia a un attacco la cui premessa iniziale era legata alla capacità dell'ex Oklahoma City di "accendere" una squadra senza punte designate con le sue capacità di attivatore. Ed invece, contro Rosa Radom e Brescia ha prodotto 62 e 68 punti con una disarmante sterilità frutto di una desolante staticità. Per questo, dopo aver sondato senza esito un lungo attaccante come Alex Kirk (l'ex Pistoia è fuori rosa in Cina, ma il suo club lo tiene sotto contratto), l'ipotesi della guardia-ala Drew Crafword, valutato con attenzione dopo la vittoria di Pesaro quando l'ipotesi "interventistica" era quella di inserire un esterno pericoloso in penetrazione, è stata al momento accantonata, concentrando nuovamente l'attenzione sul mercato dei "solutori solitari" nello spot di playmaker. Che al momento offre poco o nulla: l'interessante nazionale messicano Paul Stoll, miglior assistman della VTB League 2015-16 con Saratov, è un giocatore "di squadra" non del tutto adatto alla bisogna. Si confida che qualcosa possa uscire in settimana da club che giocano le coppe ECA, ma anche nella migliore delle ipotesi non ci saranno innesti prima delle prossime due gare casalinghe (mercoledì 30 contro Oldenburg e sabato 3 dicembre contro Cantù). E domani in Turchia Varese giocherà con lo stesso roster sul campo dell'Usak Sportif per l'ultimissima chance di playoff in Champions League . Intanto la classifica di serie A è sempre più corta: nonostante la sconfitta Varese è ancora ottava...