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  1. Non un rookie, non un giocatore che arrivi dalla D-League, militanza già comprovata in un campionato europeo, costo massimo (non comprensivo degli aggravi aziendali) intorno ai 120-130 mila euro, eventuale disponibilità a firmare contratto biennale (come da “cifra” dell’intero mercato biancorosso fino a questo momento). È questo l’identikit del playmaker titolare che la Pallacanestro Varese va cercando nell’orbe terracqueo cestistico. La firma di Nicola Natali, annunciata ieri, ha completato la panchina (fatto salvo l’eventuale “buco” che verrebbe creato dalla partenza di Norvel Pelle): ora si pensa al resto di un quintetto che conta a oggi Stan Okoye e Antabia Waller. Se Anosike ed Eyenga rimangono, per le posizioni di centro e ala piccola, delle strade concrete da percorrere, in quanto al regista si pescherà nell’ignoto, posto che con Eric Maynor una trattativa per il rinnovo non è stata praticamente nemmeno abbozzata: enorme la differenza tra le possibilità di offerta e i desideri insiti nella domanda, roba da 150 mila euro - almeno - di differenza. Sul taccuino di Claudio Coldebella ci sarebbero cinque profili sotto osservazione (“voci” dicono che con uno di questi la trattativa sarebbe già in fase assai avanzata, ma tali “spifferi” non hanno trovato conferma negli ambienti interni alla Pallacanestro Varese). Si tratterebbe di giocatori che non hanno militato nel campionato italiano durante l’ultima stagione, quanto invece in un altro del continente (e la firma di Waller - pescato in Montenegro - insegna che la ricerca non si limita e non si limiterà solo ai tornei più importanti). Alcuni “paletti” sono stati messi giustamente dallo staff tecnico: no a elementi in uscita dal college e no anche a chi proviene dalla lega di sviluppo della Nba e non ha collezionato altre esperienze professionistiche. Un minimo di affidabilità in un ruolo così delicato è considerata fondamentale. Altri sono, ovviamente, economici: l’offerta al candidato non supererà l’ammontare degli stipendi maggiori erogati ai componenti del roster 2016/2017. Le ristrettezze che stanno condizionando la campagna acquisti di piazza Monte Grappa, tuttavia, sono state prese anche come un’opportunità per seguire il sentiero dei contratti biennali, dotati di un’uscita a pagamento (irrisorio) dopo il primo anno solo a favore della società. Chiara ne è la ratio: se non posso prendere giocatori conosciuti e affermati, allora mi butto su atleti che ancora hanno dimostrato poco (e costano altrettanto) e tento di ”svilupparli” con il lavoro in palestra. Un percorso, insomma. Verificabile dopo 365 giorni: se la chance offerta e la mano dello staff tecnico sortiscono effetti e risultati, ti trovi in casa giocatori che valgono più di quello che hai speso per accaparrarteli, garantendoti un futuro; se così non accade, poco male: ogni scommessa persa varrebbe assai meno di 10mila euro. Posto che il playmaker sarà una delle pedine più pagate della prossima rosa (diverso da un Waller, da un giovane alla Tambone o da un outsider alla Okoye), anche con lui si cercherà un accordo che travalichi la singola stagione. Fabio Gandini
  2. Christian Eyenga e O.D. Anosike lasciano o raddoppiano il loro rapporto con Varese? Situazione ancora in stallo sui rinnovi di ala piccola e centro sui quali il club di piazza Monte Grappa vorrebbe costruire due terzi dell'asse portante della stagione 2017-18. La società biancorossa ha fatto le prime mosse con entrambi, ma sia pur con differenti gradi di evoluzione non sembrano in vista accordi imminenti. O quantomeno entro i termini del famoso "bonus" che l'ala congolese e il centro nigeriano si erano guadagnati sul campo con il brillante finale di stagione. Con O.D. Varese ha fatto un passo avanti che però non ha ancora convinto il centro nigeriano: la distanza tra le parti non è così elevata, resta però da capire se c'è disponibilità del giocatore ad avvicinarsi alla proposta del club biancorosso - e dunque, tra uno sforzo e l'altro c'è margine per chiudere in tempi non troppo lunghi - oppure se almeno per ora l'attuale richiesta non è trattabile. Iniziato anche il dialogo economico con Eyenga: anche in questo caso la proposta è stata considerata bassa, ma a differenza di Anosike l'ala congolese avrebbe possibilità di generare interessi da parte di club di Russia e Turchia, ad oggi le destinazioni economicamente più appetite nel panorama generale del basket europeo. Pertanto è alquanto improbabile che "Air Congo" - che nell'estate 2016 aveva "risposato" Varese il 14 agosto - possa accettare ad inizio mercato - tale è la situazione al 23 giugno - una offerta che considera inferiore alle sue aspettative di guadagno. Significa che né Eyenga né Anosike resteranno in biancorosso? Assolutamente no, ma è chiaro che il club di piazza Monte Grappa non può aspettare a tempo indeterminato i suoi obiettivi primari, e se entro fine mese non arriveranno segnali relativi alla disponibilità di intavolare una trattativa sulla base delle proposte attuali - con le parti interessate a fare un passo verso l'altra come accaduto in occasione del caso Ferrerò - bisognerà iniziare a considerare concretamente soluzioni alternative. Come d'altra parte stanno legittimamente facendo Eyenga ed Anosike nel cercare proposte più remunerative rispetto a quella già garantita da Varese. Un gioco delle parti che potrebbe continuare fino a quando gli atleti non decideranno che il club biancorosso è la loro opzione migliore, oppure fino a quando l'asse Coldebel-la-Bulgheroni-Caja non troverà profili alternativi ritenuti altrettanto validi nel rapporto qualità-prezzo. Ma per firmare i pezzi pregiati ci vorrà tempo: trovare oggi un giocatore di qualità - soprattutto in regia - è impresa quasi impossibile, nella mentalità degli statunitensi che per togliersi ora dal mercato richiedono prezzi fuori portata per le possibilità del club di piazza Monte Grappa. La stessa mentalità che porta Eyenga e Anosike a tenere "di riserva" le attuali proposte biancorosse; nel gioco delle parti la domanda chiave è fino a che punto "Air Congo" e O.D. sono davvero disposti a sacrificarsi pur di tenere fede alla loro grande voglia di restare a Varese espressa su queste colonne. Giuseppe Sciascia
  3. Altra ufficialità per la Pallacanestro Varese che firma con un biennale anche Nicola Natali, figlio d'arte, che dopo molti anni in A2 esordirà nella massima serie con la maglia biancorossa. Natali, che ha giocato le ultime 3 stagione a Casale Monferrato dove si è fatto molto apprezzare per grinta, intensità e come uomo chiave per lo spogliatoio, completa dunque gli italiani "da rotazione" della Varese 2017/2018 assieme al capitano Giancarlo Ferrero e a Matteo Tambone. Di seguito il comunicato della società: La Pallacanestro Openjobmetis Varese comunica di aver raggiunto un accordo con il giocatore Nicola Natali. Figlio d’arte, suo papà Gino è stato giocatore e dirigente, Natali ha firmato un contratto che lo legherà al club biancorosso per le prossime due stagioni sportive. Ecco le dichiarazione di coach Attilio Caja sulla firma di Nicola Natali: «Ci siamo assicurati un ragazzo che con il suo modo di giocare si è sempre fatto apprezzare in tutte le squadre in cui ha militato. Ha accettato la proposta di Varese rinunciando ad alcune chiamate importanti in Serie A2. Nicola ha una grande etica del lavoro, siamo sicuri che ci aiuterà tantissimo. È un giocatore che fa dell’intensità e dell’agonismo i suoi punti di forza e sa essere utile alla squadra dando il suo contributo sia in difesa sia in attacco con tante piccole cose tipo rimbalzi, palle recuperate e contropiedi». Ecco le dichiarazioni di Nicola Natali sulla firma con la Pallacanestro Varese: «È un grandissimo onore aver firmato a Varese, una piazza storica del nostro basket. La Serie A rappresenta un’esperienza completamente nuova ma sono pronto a mettermi in gioco. Con il lavoro quotidiano in palestra cercherò di aiutare la squadra a prepararsi al meglio in vista delle partite. E con il lavoro duro cercherò di guadagnarmi anche solo un minuto di gioco per poter contribuire alle prestazioni dei miei compagni. Non vedo l’ora di arrivare in città e di imparare da coach Caja, uno dei grandi maestri della pallacanestro italiana, e di entrare al palazzetto di Masnago per la prima volta. Sarà un’emozione unica. Sono carico e pronto a mettermi in gioco con la maglia della Pallacanestro Varese». La Scheda: Data di nascita: 1 settembre 1988 Luogo di nascita: Firenze Altezza: 202 cm Ruolo: ala La Carriera: Classe 1988, Nicola Natali cresce nel vivaio di Montecatini. Nel 2005 viene promosso in prima squadra giocando quattro stagioni tra Legadue e Serie A Dilettanti. Passa quindi a Trento dove rimane per due stagioni. Nel 2011 torna nuovamente in Legadue vestendo la canotta di Forlì dove viaggia a 5,3 punti e 3 rimbalzi in 19 minuti la prima stagione e 8,4 punti, 7,8 punti e 3,4 rimbalzi in 26 minuti l’anno successivo. Nell’estate del 2013 si accorda con Barcellona (DNA Gold), poi arriva la chiamata di Casale Monferrato con cui gioca le ultime tre stagioni guadagnandosi il posto in quintetto grazie alla sua grande applicazione difensiva, la fisicità e la propensione a rimbalzo. Chiude lo scorso campionato a 5,6 punti (57% da 2, 38% da 3) e 2,8 rimbalzi in regular season e 6,2 punti e 2,5 rimbalzi nelle 4 gare di playoff disputate dai piemontesi. Oltre alle convocazioni nelle formazioni Under 16 e Under 18, nel 2013 è stato convocato anche in Nazionale per i XVII Giochi del Mediterraneo.
  4. Stagione 2017-18 all'insegna del realismo per una Pallacanestro Varese costretta a fare i conti con una spending review forzosa nell'estate in cui sono diversi i club ad alzare l'asticella del budget. Il taglio del 10% rispetto al 2016-17 porterà il totale delle spese biancorosse a 4,2 milioni di euro; il dato saliente resta però quello del monte-stipendi netti per i giocatori, che si aggirerà poco sopra gli 800mila euro, con un 20% di riduzione rispetto alla stagione passata nel totale contando l'innesto in corsa di Dominique Johnson. Risorse sufficienti a puntare ad una salvezza tranquilla, schierandosi nella metà bassa della classifica nella griglia di partenza di inizio stagione: se 12 mesi fa Varese vantava inizialmente l'ottavo monte-stipendi della serie A, quest'anno la promozione della Virtus Bologna - subito calda su big come Alessandro Gentile o Aradori e Marco Cusin - e il passo in avanti di Brescia fanno scivolare il club biancorosso nella graduatoria delle risorse investite. Nelle ultime tre stagioni del massimo campionato sei squadre - Milano, Venezia, Reggio Emilia, Avellino, Sassari e Trento - hanno sempre disputato i playoff; ora il salto di qualità di Torino - con Luca Banchi in panchina e la wild-card per l'Eurocup - e dell'ambiziosa matricola Segafredo sembrano assegnare già in partenza gli 8 posti disponibili per la post-season. Poi la realtà del campo dimostra che i soldi non fanno canestro e che conta sempre più come si investe di quanto si spende. I case history di successo nel rapporto qualità-prezzo sono la finale scudetto raggiunta da Trento con un budget simile a quello di Varese (4,4 milioni lordi e 850mila euro netti di monte stipendi; poi la Dolomiti Energia ha raggiunto le finali nazionali con Under 18 e Under 16 e ha foresteria per le giovanili con un allenatore professionista... ) e i playoff raggiunti da Capo d'Orlando e Pistoia, che avevano rispettivamente il penultimo e ultimo monte stipendi del 2016-17. Ma la Varese attuale, che scommette sulla fame di Antabia Waller e Stan Okoye in quintetto e di Matteo Tambone e Nicola Natali in panchina a supporto dei confermati Aleksa Avramovic e Giancarlo Ferrero, dovrà giocoforza partire con obiettivi limitati, preoccupandosi prima di tutto di tenere a distanza chi ha monte stipendi ancora più bassi del suo per garantirsi una stagione senza i patemi costanti vissuti dal 2013 in poi. Inutile sognare playoff per i quali servirebbero investimenti attualmente fuori portata alla luce di una situazione economica non brillante. Sotto questo profilo però l'aziendalismo di Attilio Caja è una risorsa preziosa nell'attuale congiuntura: il coach pavese sta costruendo una squadra da battaglia a immagine e somiglianza del suo basket pragmatico, con l'obiettivo di capitalizzare al massimo motivazioni e tasso agonistico e creare una Varese nella quale collettivo e "chimica" facciano la differenza. Ad oggi "Artiglio" può garantire serietà e lavoro quotidiano in palestra come ricetta per una salvezza tranquilla, sperando di azzeccare il jackpot su tutte le scommesse come unica chance per centrare i playoff. Che, sempre ad oggi, pur in attesa dei tre titolari in play, ala piccola e centro che daranno il senso definitivo alla Varese 2017-18, sono però un obiettivo irrealistico alla luce degli investimenti altrui. Giuseppe Sciascia
  5. Altro acquisto per Varese, che aggiunge al roster Matteo Tambone, reduce da un'ottima stagione a Ravenna dove ha giocato tre delle ultime quattro stagioni. Il play romano del 1994 ha firmato un biennale ed esordirà quindi in Serie A con la maglia biancorossa. Nel roster 2017/2018 sarà il cambio del play straniero che, con ogni probabilità, sarà il giocatore più talentuoso e "di peso" della prossima Varese. Di seguito il comunicato della società: La Pallacanestro Openjobmetis Varese comunica con soddisfazione di aver raggiunto un accordo con il giocatore Matteo Tambone. Nato a Graz il 14 maggio 1994, Tambone ha firmato un contratto che lo legherà al club biancorosso per le prossime due stagioni sportive. Atleta che fa leva su una grande intensità difensiva, Matteo, oltre ad avere un’ottima lettura di gioco, può contare su un buon tiro dal perimetro. Attilio Caja, allenatore Pallacanestro Openjobmetis Varese: «È un ragazzo che conosco dai tempi della Virtus Roma e che poi ho avuto modo di apprezzare anche nella Nazionale sperimentale. Ho seguito il suo percorso in Serie A2 prima a Treviglio quindi a Ravenna e ogni stagione si è migliorato e ha aggiunto qualcosa al suo repertorio. Quest’anno, come la sua squadra, ha giocato un ottimo campionato. Ora penso sia pronto e abbia tutte le carte in regola per fare il salto di categoria. Siamo convinti che Matteo abbia le caratteristiche giuste per dimostrarsi all’altezza della Serie A». Matteo Tambone, playmaker Pallacanestro Openjobmetis Varese: «Sono davvero felicissimo di aver firmato per la Pallacanestro Varese, un club leggendario con una storia incredibile che può contare su un pubblico sempre molto caldo. Ringrazio la società e il coach per avermi dato questa grande opportunità. La Serie A è sicuramente un campionato duro ma penso di essere pronto al salto di categoria. Da parte mia non mancherà mai l’impegno quando scenderò in campo con la maglia di Varese. Non vedo l’ora di arrivare in città, di ritrovare coach Caja che ho già avuto in Nazionale, e di iniziare ad allenarmi con i miei nuovi compagni». La Scheda: Data di nascita: 14 maggio 1994 Luogo di nascita: Graz (Austria) Altezza: 192 cm Ruolo: playmaker La Carriera: Classe 1994, Tambone cresce nelle giovanili della Virtus Roma che lo fa esordire in Serie A nella stagione 2012/13, campionato in cui la squadra capitolina arriva alla finale scudetto. L’anno successivo viene ceduto in prestito a Ravenna in DNA Silver dove, nel suo primo anno da senior, fa registrare 5,3 punti in 18,5 minuti di media tirando con il 45% da 2 e il 25% da 3 contribuendo al raggiungimento dei playoff. Gioca un altro anno a Ravenna migliorando le sue statistiche (8,3 punti, 2,6 rimbalzi in 21 minuti tirando con il 37% dall’arco) poi, nell’estate del 2015, si accorda con Treviglio (Serie A2) dove, in 30 partite, realizza quasi 10 punti di media, 2,9 rimbalzi e 2 assist. Terminata l’esperienza con la squadra bergamasca, la scorsa stagione ritorna a Ravenna in Serie A2 dove diventa il playmaker titolare e uno dei protagonisti della fantastica cavalcata dei giallorossi. Dopo aver chiuso la regular season al quarto posto a 10,8 punti, 3,2 rimbalzi e 2,1 assist in quasi 30 minuti di impiego, dimostra tutta la sua maturità ed affidabilità nei playoff. Con 12,7 punti (41% da 2, 33% da 3), 4,1 rimbalzi e 2,4 assist in 31 minuti, trascina infatti la squadra fino alla semifinale dopo aver battuto squadre molto quotate come Roma e Verona. Tambone nel 2015 ha giocato nella Nazionale sperimentale ed è stato convocato per l’All Star Game di Serie A2 come uno dei migliori Under 23 dell’intero campionato.
  6. Classe 1988, esperienza europea (ha giocato in Turchia, in Kosovo e in Montenegro), discreto tiratore e - da come lo descrive coach Attilio Caja - bravo sia con la palla in mano che nei movimenti senza di essa. La nuova guardia titolare della Pallacanestro Varese versione 2017/2018 è Antabia Waller, nell’ultima annata agonistica di casa al KK Mornar Bar , “bloccato” dalla società varesina con un biennale “chiuso”, ovvero senza uscita (nè per il giocatore, nè per la parte datoriale) durante l’estate 2018. Un colpo segnato di soppiatto dall’asse tecnica, che ha ottenuto il sì di Waller già da qualche giorno: ieri l’annuncio ufficiale, dopo l’incrocio di firme andato a buon fine. Chi è il sostituto di Dominique Johnson? Le parole di Caja servono a dare i primi indizi: «Antabia è un ragazzo che ci ha colpito per le sue qualità offensive e per la sua doppia dimensione: è in grado, infatti, di giocare bene con e senza palla in mano. Nella sua carriera ha disputato dei buoni campionati ben figurando anche contro squadre di alto livello, in particolare nella Lega Adriatica. Pensiamo possa avere la giusta mentalità per confrontarsi e competere nel campionato italiano. Abbiamo riscontrato in lui grande motivazione e grande voglia di mettersi in gioco». La carriera e i numeri completano il quadro, in attesa di vederlo evoluire su questi schermi. Waller, nativo di Manchester (Georgia), si forma cestisticamente nei college di Nothwest Florida State e Auburn, per poi approdare nel suo esordio da professionista subito nel Vecchio Continente: Bursa, Gaziantep e Manisa le sue esperienze turche, Prishtina e Bashkimi Prizren quelle kosovare, fino all’avvento durante il mercato estivo 2016 al Mornar Bar. Con i montenegrini ha disputato tre competizioni: il campionato nazionale (perso in finale contro il Boducnost: 11,3 punti e 2,8 rimbalzi le cifre del nostro), l’ABA League (Mornar ottavo su 14 squadre: 14,7 punti e 2,9 rimbalzi, con il 50% da 2 e il 34% da 3 e solo 1,3 palle perse in 27 minuti di utilizzo medio per Waller) e Champions League (la sua squadra è arrivata ultima nel girone D della regoular season e lui ha totalizzato 13,1 punti, 2,7 rimbalzi, 2,3 assist, con il 51% da 2 e il 37% da 3 in 24 minuti). Se Antabia crede in Varese, Varese crede in lui: quantomeno inusuale un’offerta biennale a un extracomunitario dell’età di Waller, firmato a cifre (a cinque zeri) leggermente inferiori di quelle apposte sui contratti principali (Maynor, Anosike, Eyenga) nella scorsa stagione. Piccoli sforzi economici verranno fatti solo per le eventuali conferme di Air Congo e soprattutto di OD: altrimenti il range degli stipendi da offrire seguirà l’annunciato taglio di circa 10% sul budget. In settimana un altro colpo: si chiude con il play di riserva (Tambone o Spanghero o Tavernelli)? Fabio Gandini
  7. Mercato italiano in dirittura d'arrivo per Varese con Matteo Tambone che dovrebbe comunicare oggi a Ravenna la decisione di sposare la causa biancorossa, e Nicola Natali favorito per il ruolo di cambio delle ali a completare il parco degli atleti "tricolori". La 29enne ala toscana sarebbe il nome nuovo per il club di piazza Monte Grappa nell'ultimo spot mancante per i 5 atleti di formazione dello schema 3+4+5. Sfumata l'ipotesi Masciadri, Varese valuta con interesse il prodotto del vivaio di Montecatini che da 3 stagioni gioca nella vicina Casale Monferrato (5,6 punti e 2,8 rimbalzi nel 2016-17). Si tratta del figlio di Gino, ex giocatore di serie A negli anni 70, ma soprattutto storico g.m. di Roma e Milano nel periodo in cui Attilio Caja sedeva sulle panchine di Virtus e Olimpia. Sarebbe un giocatore di complemento in grado di entrare nelle rotazioni delle ali insieme al coetaneo Giancarlo Ferrero. Negli anni di militanza tra la vecchia A Dilettanti e l'attuale A2 (Montecatini, Trento, Forlì e Barcellona Pozzo di Gotto le tappe precedenti l'ultima esperienza a Casale Monferrato), Natali si è costruito una solida dimensione perimetrale sulla base di una buona attitudine al rimbalzo e all'energia difensiva con cui tiene il campo. Certo non si tratta un nome di prima fascia, né d'altra parte servirebbe un investimento clamoroso per un elemento che nelle gerarchie iniziali partirebbe da decimo uomo, pur con la chance di ritagliarsi qualche minuto se dimostrerà a coach Caja di meritarsi degli spazi di gioco. Natali è però un elemento solido - soprattutto in difesa - e a suo favore gioca l'interesse di voler dimostrare di poter valere la serie A per la prima volta in carriera. A meno che le sirene dell'Eurobasket Roma-club di A2 che lo segue con attenzione - abbiano lo stesso esito di quelle di Ravenna nei confronti di Masciadri; in questa occasione però potrebbe essere la volta buona per trovare la quadra sugli atleti di passaporto italiano. Se entro qualche giorno arriveranno due fumate bianche, Varese potrà concentrarsi sulla scelta dei quattro stranieri mancanti (contando anche il cambio del pivot, anche se Norvel Pelle fa ancora parte del roster). Giuseppe Sciascia
  8. Arriva il secondo titolare per la Pallacanestro Varese: sarà Antabia "Taj" Waller la guardia del quintetto biancorosso 2017-18. Il 29enne esterno di 191 centimetri per 88 chili, prodotto dell'università di Auburn, è stato scovato nel sottobosco dei campionati europei attraverso il casting video delle ultime settimane: nel 2016-17 l'atleta statunitense ha giocato in Lega Adriatica nelle file dei montenegrini del KK Mornar Bar (14,7 punti e 2,9 rimbalzi di media; 11,7 più 2.2 assist col 37% da 3 nelle 14 gare disputate in Champions League FIBA). Si tratta di un elemento mai visto in Italia (due stagioni in Turchia e due in Balkan League tra Pristhina e Bakshimi Prizen oltre all'annata scorsa in Serbia) che si dividerà i minuti nello spot di "numero 2" con Aleksa Avramovic. Di fatto è il sostituto di Dominique Johnson nello scacchiere tattico parametrato tra la Varese dello scorso anno e quella in fase di costruzione. Evidente la differenza di spessore tra il profilo del fuciliere di Detroit e quella dell'atleta del 1988, anche se il club di piazza Monte Grappa crede nelle sue potenzialità e lo ha dunque firmato con un biennale "modalità Ferrero" (ossia con escape a pagamento nell'estate 2018). Waller è principalmente un tiratore (212 triple e solo 69 tentativi da 2 nella sua ultima stagione NCAA) che nella sua carriera in Europa ha espanso le sue doti realizzative con la palla in mano. Di fatto però la sua qualità migliore è la sospensione, sia piedi per terra che dal palleggio. L'esterno del 1988 mitragliere e Avramovic incursore: sulla carta potrebbe essere un'accoppiata ben assortita; di certo la Varese 2017-18 si affiderà ad una sorta di guardia a due teste, come peraltro ampiamente annunciato nel momento in cui il mancino serbo è stato il primo confermato in ordine cronologico del mercato estivo. Lo stesso Attilio Caja aveva chiarito che la spina dorsale del roster sarebbe stato costruito sull'asse playmaker, ala piccola e centro: ampliando il concetto, nel ruolo in cui dalla panchina uscirà il cambio con lo stipendio più elevato è stato inserito un elemento di raccordo come Waller, con caratteristiche diverse ma compiti tutto sommato simili a quello del primo acquisto Stan Okoye. La scelta obbligata di ripartire da Avramovic, in virtù di un contratto garantito con scatto salariale importante (più del 40% rispetto al 2016-17), ha praticamente abortito sul nascere l'ipotesi del 5+5 rispetto al 3+4+5. Toccherà all'ex MVP del campionato serbo 2015-16 dimostrare di valere la stima che Claudio Coldebella aveva mostrato nei suoi confronti con la firma di un biennale senza uscite con opzione per il 2018-19, e riguadagnarsi la considerazione di Attilio Caja - che fino alla cessione di Cavaliero lo aveva retrocesso a sesto esterno, preferendogli Bulleri come cambio del playmaker - nel ruolo più adatto alle sue doti di scorridore con poca visione del gioco di cambio di guardia e ala piccola. Pertanto Waller, occasione a prezzi accessibili che Varese ha cavalcato intravvedendo un potenziale interessante ovviamente da verificare al cambio del basket italiano, è la guardia che il club biancorosso ha scelto da mettere in concorrenza con Avramovic. Però i pezzi forti arriveranno più avanti, a partire dal playmaker titolare che sempre nelle parole di coach Caja dovrà dare la sua impronta alla squadra. Anche perché, confidando sempre nell'esito positivo delle trattative con Eyenga e Anosike, servirà comunque un altro realizzatore di vaglia considerando le specializzazioni - difesa e rimbalzi - dell'ala congolese e del pivot nigeriano. Giuseppe Sciascia
  9. A sorpresa la Pallacanestro Varese ha ingaggiato la sua nuova guardia titolare: è Antabia Waller, americano di 191 cm classe '88, proveniente dal KK Mornar, con cui ha disputato nel 2016/2017 il girone di Champions League e la Lega Adriatica. Waller ha firmato un contratto biennale. Di seguito il comunicato della società: La Pallacanestro Openjobmetis Varese è felice di annunciare l’avvenuto ingaggio del giocatore Antabia Waller. Guardia americana classe 1988, Waller ha firmato un contratto di due anni che lo legherà al club biancorosso fino al termine della stagione sportiva 2018/2019. Alla sua prima esperienza nel campionato italiano, Waller è un giocatore completo: solido difensore ed efficace attaccante, può essere pericoloso sia dal perimetro sia in avvicinamento al canestro. Attilio Caja, allenatore Pallacanestro Openjobmetis Varese: «Antabia è un ragazzo che ci ha colpito per le sue qualità offensive e per la sua doppia dimensione: è in grado, infatti, di giocare bene con e senza palla in mano. Nella sua carriera ha disputato dei buoni campionati ben figurando anche contro squadre di alto livello, in particolare nella Lega Adriatica. Pensiamo possa avere la giusta mentalità per confrontarsi e competere nel campionato italiano. Abbiamo riscontrato in lui grande motivazione e grande voglia di mettersi in gioco». La Scheda: Data di nascita: 11 luglio 1988 Luogo di nascita: Manchester (Georgia, USA) Altezza: 191 cm Ruolo: guardia La Carriera: Nato l’11 luglio 1988 a Manchester (Georgia), Antabia “Tay” Waller si forma cestisticamente nei college di Nothwest Florida State e Auburn (15,3 punti e 3,8 rimbalzi di media con oltre il 40% dal campo). Approdato in Europa nel 2010/11 al termine degli anni accademici, fa il suo esordio tra i professionisti con la canotta del Bursa totalizzando 13,3 punti, 4,8 rimbalzi e 2,2 assist. Gioca nel campionato turco per altri due anni con Gaziantepspor e Vestelspor Manisa, poi si accorda con il Sigal Prishtina con cui vince Kosovo Superleague e Coppa nazionale a 12,7 punti, 4,7 rimbalzi, 3,4 assist di media. Con la squadra della capitale gioca anche la Balkan League, competizione internazionale riservata ai team dell’area del Balcani, viaggiando a 11,6 punti e 3,2 rimbalzi. Chiusa l’esperienza in Kosovo nel 2015/16 tra le fila del Bashkimi Prizren, la scorsa estate viene ingaggiato dal KK Mornar Bar, team montenegrino con cui Waller conferma, in tre competizioni differenti, le sue doti di tiratore e la sua costanza offensiva: 11,3 punti e 2,8 rimbalzi in campionato, 14,7 punti e 2,9 rimbalzi nella Lega Adriatica e 13,1 punti, 2,7 rimbalzi, 2,3 assist con il 51% da 2 e il 37% da 3 in 16 partite di FIBA Basketball Champions League.
  10. Kevin Dillard e Varese, questo matrimonio s'avrà da fare? Il playmaker statunitense e la società di piazza Monte Grappa, già annusatisi in due occasioni negli scorsi 12 mesi, potrebbero ritrovarsi nell'estate 2017. Al momento attuale non c'è nulla di concreto, se non il fatto che l'atleta del 1989 sia un pallino del d.g. Claudio Coldebella fin dalla scorsa estate quando Varese lo avvicinò con decisione prima di puntare Eric Maynor. L'ostacolo insormontabile riguardava la convocazione con l'Albania alle qualificazioni per Eurobasket 2017 che avrebbe ritardato il suo arrivo in città fino ai primi di settembre in combinazione con la necessità di avere la squadra al completo al raduno del 12 agosto in vista delle qualificazioni alla Champions League II discorso si chiuse ancor pri- ma della firma di Dillard per il Pinar Karsiyaka per una cifra irraggiungibile rispetto alle disponibilità biancorosse. Dillard tornò d'attualità per poche ore nel gennaio di quest'anno, quando il confronto tra gli Arditi e la squadra dopo la sconfitta di Cremona aveva indotto Eric Maynor a manifestare propositi di addio poi "evaporati" rapidamente: Varese lo aveva sondato qualora ci fosse stata necessità di intervento sul mercato, ma il giocatore del 1989 - che aveva lasciato da 3 settimane la Turchia per cattivi rapporti con il coach del Pinar, sostituito dall'ex bianco-rosso Mike Green - aveva appena fumato un lucrosissimo contratto da 30mila dollari al mese in Nuova Zelanda. Ora però ci sono alcune convergenze parallele che potrebbero rendere praticabile una pista al momento non approfondita per costi ancora superiori al budget che Varese vuole investire sul playmaker titolale (più o meno la stessa cifra del Maynor versione 2016-17). Ma il desiderio di Dillard di tornare in Italia, dove aveva esordito nella sua carriera professionistica nel 2012-13 a Casale Monferrato (15,6 punti e 3,9 assist nella vecchia LegAdue), e la sua voglia di stabilità dopo tre stagioni con la valigia sempre in mano (9 squadre e 8 nazioni diverse dal 2014-15 al 2016-17) potrebbero far coincidere il suo profilo con quello del regista con qualità realizzative e doti di leadership al quale Attilio Caja vuole affidare le chiavi della squadra. Perché quando Dillard ha avuto in mano il pallino del gioco senza fare da tampone, ha dimostrato di avere qualità offensive (top-scorer del 2015-16 in Grecia all'Apollon Patrasso con 18,6 punti di media; 18,1 punti più 4,8 assist nelle 9 gare disputate in Australia tra Pinar e l'ultima tappa in Israele al Maccabi Ashdod). Solo una delle tante ipotesi di inizio mercato destinate poi a svanire di fronte alle evoluzioni delle trattative, come nel caso di David Lighty - possibile alternativa di Eyenga già accasatosi al Villeurbanne, con Varese che continua ad aspettare con concreta fiducia le decisioni di Air Congo - oppure sarà un'ipotesi concreta che potrebbe emergere al termine del video casting effettuato in queste settimane dallo staff tecnico? Oggi Varese non ha ancora possibilità di sferrare un colpo al di là delle trattative sui rinnovi, ma se fra un mese entrambe le parti saranno ancora libere... Giuseppe Sciascia
  11. Suonano forti le sirene di Sassari per Norvel Pelle. Il lungo nativo di Antigua sarebbe un obiettivo primario del Banco Sardegna per il ruolo del cambio del pivot titolare. La società del presidente Sardara ha preso informazioni ad ampio raggio sul 24enne centro che nel 2016-17 ha totalizzato 7,2 punti, 5,6 rimbalzi e 2,1 stoppate in 15,7 minuti: la possibilità di giocare per i playoff ed affacciarsi nuovamente in Europa attraverso la partecipazione alla FIBA Champions League potrebbe far gola all'atleta del 1993, in attesa di una proposta formale da parte della Dinamo. Pelle potrebbe lasciare Varese - che ne detiene i diritti contrattuali per il 2017-18 - grazie ad una clausola rescissoria contenuta nel suo contratto, dietro il versamento di un buyout da 75mila dollari (sarebbero 50 in caso di contratto garantito NBA, per il caraibico previsti comunque mini-camp e possibilità nelle Summer Leagues del mese di luglio) da parte di un club che disputa una competizione internazionale quale appunto è Sassari. Al momento è certo solo l'interesse forte della Dinamo per Pelle, mentre in piazza Monte Grappa non risultano movimenti particolari, che alla luce delle clausole del contratto - esercitabili fino all'1 agosto - avverranno solo in caso di accettazione del caraibico dell'eventuale proposta ufficiale del Banco Sardegna. Comunque finisca la vicenda, per Varese è la più classica delle "Win-Win situation": Attilio Caja ha più volte espresso il suo gradimento per la permanenza del lungo del 1993, ma se arrivassero offerte più allettanti secondo l'atleta e i suoi rappresentanti, il club biancorosso riceverebbe un gruzzoletto da reinvestire sul mercato sommato al salario "disinvestito" dall'eventuale partenza di Pelle, per un totale di 165mila dollari. Tra le altre cose, significherebbe la possibilità di investire su un cambio del pivot - auspicabilmente Anosike - più "risparmioso" e poter allocare ulteriori risorse sui 4 titolari ancora mancanti all'appello. Tra i nomi valutati da Varese per rimpiazzare l'eventuale partenza del centro caraibico spicca quello di Taylor Smith. Il 26enne centro statunitense è reduce da due brillanti stagioni in A2 a Ravenna, dove giocava a fianco di Matteo Tambone (altra ipotesi concreta al vaglio della società di piazza Monte Grappa per il ruolo di cambio del playmaker). Si tratta di un elemento dal grande potenziale atletico a dispetto della stazza ridotta (2 metri per 98 chili): l'atleta del 1991 è stato miglior stoppatore del primo campionato dilettantistico sia nel 2015-16 che nel 2016-17 (2.8 a partita oltre a 14.5 punti e 9.6 rimbalzi) e nel suo anno da senior al college è stato leader assoluto di tutta la nazione per percentuale di realizzazione col 69,4%. Al momento solo idee in libertà, mentre è ufficiale la firma di Dominique Johnson nella lega estiva cinese CBA: per due mesi a Lhasa l'ex biancorosso guadagnerà 150mila dollari, più di quanto incassato in 6 mesi a Varese... Giuseppe Sciascia
  12. Un dragone dell’economia mondiale strizza l’occhio alla Pallacanestro Varese. Con un progetto, che sta viaggiando tra uffici, strette di mano e affinità, di intenti e vedute, di voglia e interesse. Tra incontri e confronti, prospettive e possibilità. Un progetto che affonda (e si lega con un filo lungo... decenni) nella storia di una leggenda del basket d’Italia e d’Europa: chi la conosce la rispetta, la ama, la venera; chi non la conosce la ascolta, si incuriosisce e ne viene tentato e coinvolto. Lancio e rilancio Non c’è solo Openjobmetis nell’orizzonte del club biancorosso sul fronte sponsor. È noto che la società stia trattando la riconferma per il quarto anno con l’azienda di Gallarate (le cifre sul contratto non dovrebbero discostarsi molto dai contributi degli anni scorsi, ma il closing, come sempre, ha tempi lunghi) e con gli altri nomi del suo bouquet di attuali sostenitori. C’è però anche una strada verso una meta esotica e suggestiva, che cambierebbe molte carte in tavola, nel presente e nel futuro. Dopo un primo contatto interlocutorio, i successivi hanno fatto crescere sempre più l’interesse: giusto il tempo - appunto - di conoscere, incuriosirsi ed esserne tentato. La situazione è in movimento. Ha potenzialità, ma siamo ancora nel campo dei preliminari, dell’interesse reciproco, del desiderio, della progettazione. Ma soprattutto nel campo del sogno. Un sogno per due: per chi investe e per chi riceve. Un sogno di lancio e di rilancio; di visibilità da acquisire e di prestigio da riconquistare; di voglia di diventare grandi (anche qui) e di possibilità di tornare grandi (qui). Il filo è tirato Condizioni? Non molte, non problematiche; di certo non insormontabili. Insieme alla volontà, indispensabile in ogni accordo, una in particolare: la visibilità europea, sulla maglia di Varese. Come? Attraverso la partecipazione a una coppa, da protagonisti. I contatti sono aperti, caldi. Si muovono su un asse che arriva fino all’Olanda, dove il vertice europeo del colosso mondiale dirige gli affari e guida le scelte di marketing e sponsorizzazione. Un colosso che vede nello sport - non solo la pallacanestro, ma anche e soprattutto nel grande calcio - un palcoscenico importante; e nelle società gloriose in cerca di rilancio dopo un passato (molto recente o meno recente) il veicolo perfetto per il suo brand. Incontri ce ne sono già stati e ce ne saranno ancora. Il filo è tirato: chi offre non vede l’ora di parlarne ancora. Per poter entrare nella Storia. Gabriele Galassi
  13. Eyenga e Anosike sì, Maynor e Johnson no. La Pallacanestro Varese tiene aperti i canali soltanto per due dei quattro titolari del 2016-17 per gli spot spot mancanti al completamento del quintetto base. E per i due atleti provenienti dall'Africa - almeno relativamente alla nazionalità sportiva - confida di partire poco sopra al 50 per cento di possibilità di centrare l'obiettivo dei rinnovi per dare continuità alla chimica determinante per il brillante rush finale post Coppa Italia. La positiva esperienza spagnola nei playoff disputati con Malaga non sembra aver modificato gli intendimenti espressi da Christian Eyenga su queste colonne relativi alla massima disponibilità a discutere il ritorno a Varese. Se "Air Congo" vuole restare biancorosso e la società di piazza Monte Grappa vuole confermarlo, cosa ostacola il matrimonio tra le parti? Ad oggi lo scoglio è economico: ancora non si parla di proposta formale, con le parti che si "annusano" a vicenda - Eyenga partirebbe dal salario base del 2016-17, la società ha annunciato spending review sul monte stipendi tagliando però principalmente i costi degli italiani - in attesa che ci siano le condizioni per mettere per iscritto un'offerta, legate a filo doppio al discorso main sponsor da rinnovare. Con Anosike il discorso è leggermente più avanzato e le chances sono leggermente più elevate: qualche cifra è stata abbozzata, e con ogni probabilità dai primi di luglio si proverà ad entrare nel merito del discorso. Tutto ciò ovviamente in assenza di offerte irrinunciabili: sia l'ala congolese che il centro nigeriano apprezzano Varese e stimano Attilio Caja, ma è evidente che una proposta economica molto superiore a quella che il club biancorosso potrà mettere sul piatto muterebbe completamente gli scenari attuali. Ma ad oggi né Eyenga né Anosike hanno trovato alternative più lucrose all'estero, mentre in Italia non sembra esserci rischio di concorrenza né per l'ala piccola né per il pivot. Chi invece è già fuori dal radar di Varese sono Eric Maynor e Dominique Johnson: scontato il no della guardia di Detroit che cerca stipendi e vetrine incompatibili con le possibilità biancorosse (leggi l'opzione Avellino), anche il playmaker statunitense ha lasciato cadere qualsiasi discorso visto che l'attuale aspettativa salariale per il 2017-18 è almeno il doppio rispetto ai 105mila dollari dell'ingaggio della stagione passata. Per questo lo scouting della società di piazza Monte Grappa è concentrato principalmente su figure di registi capaci di produrre punti ma anche gioco. Si scandaglia il mercato dei campionati esteri con lo staff tecnico che valuta l'aspetto tecnico e Claudio Coldebella che si occupa degli aspetti economici; ma a meno di clamorose occasioni in cui collimino costi e caratteristiche, per i colpi grossi sul perimetro servirà aspettare ancora almeno un mese. Giuseppe Sciascia
  14. Weekend di contatti a tutto tondo per Claudio Coldebella all'Eurocamp di Treviso. Il d.g. biancorosso è stato uno dei pochi dirigenti di serie A già "operativi" alla kermesse della Ghirada che ha raccolto i principali addetti ai lavori di tutta Europa (al momento però l'unico affare fatto è la firma a Cantù di JaimeSmith, guardia dal KhimikYuzny). Informazioni raccolte su quell'ampio ventaglio di giocatori che potrebbero interessare Varese nella caccia ai 4 titolari stranieri mancanti: l'area principale di interesse a oggi è quella nei ruoli di playmaker e guardia, in attesa che prendano quota le trattative per i rinnovi di Christian Eyenga e O.D. Anosike. Il centro di passaporto nigeriano sta proseguendo le esplorazioni tra Russia e Turchia, campionati per i quali aveva assunto un nuovo agente per le trattative "extra-italiane". Se però non ci saranno soluzioni più remunerative per un giocatore che in A è una certezza (4 volte consecutive miglior rimbalzista del campionato) ma all'estero non ha mai sfondato (tagliato da Vitoria e Aek Atene nella prima metà del 2014-15), Varese ha buone carte da giocare per strappare il suo sì. Per Eyenga bisognerà invece attendere di capire se i suoi brillanti playoff con Malaga gli abbiano riaperto un mercato in Spagna. Intanto però il club biancorosso osserva profili sul perimetro: si studiano caratteristiche e costi di giocatori che hanno fatto bene all'estero, mentre nel gruppo dell'usato sicuro dall'Italia emerge il profilo di Ronald Moore, consacrato dal secondo playoff consecutivo con Pistoia come elemento affidabile (11,4 punti e 5,4 assist) . Il play ex Caserta ha costi abbordabili e la garanzia di un rendimento lineare, ma per il momento Varese preferisce proseguire il giro di orizzonti attraverso il lavoro di scouting dello staff tecnico e il "setaccio" per costi e disponibilità portato avanti da Coldebella (per ora fuori portata Kevin Dillard, play realizzatore già sondato nell'estate 2016 e lo scorso gennaio, che vuole tornare in Australia dopo i 30mila dollari al mese percepiti nel finale del 2016-17). Sul fronte italiano nessuna novità: il primo abboccamento con Marco Spanghero - alternativa a Matteo Tambone nel ruolo di cambio del play - non ha avuto esito positivo, costi e futuribilità favoriscono il 23enne romano rispetto al 26enne triestino che è reduce da una esperienza negativa a Brindisi con la formula 3+4+5 e preferirebbe una collocazione in un club con lo schema 5-5. Giuseppe Sciascia
  15. Ha terminato il campionato da capitano ed ora si sta lavorando per la sua permanenza. Giancarlo Ferrero, dopo due stagioni con la maglia della Pallacanestro Varese, sembrava nelle settimane scorse molto lontano dal poter rimanere in bianco-rosso anche per la prossima: con la società, distanza economica tra domanda e offerta e diversi silenzi. Poi, però, si è andati oltre, non ci si è fermati al muro contro muro: le due parti hanno continuato a parlare. Forse anche sorprendentemente. Di più: si sono viste a quattr'occhi, nei giorni scorsi. Simboleggiando la volontà di trovare un accordo, spingendo in una comune direzione pur viaggiando ancora su binari diversi. A quando l'ultima parola? E, soprattutto, quale sarà questa ultima parola? Nel fine settimana si attendono novità. La permanenza dell'ala nativa di Bra aggiungerebbe un nuovo tassello al roster 2017/2018, che per il momento conta dell'unico movimento di mercato che ha riportato alla corte di Caja Stanley Okoye, tornato a vestirsi di biancorosso dopo due stagioni a girovagare in A2 tra Matera, Trapani ed Udine, e delle conferme di Aleksa Avramovic e Norvel Pelle. Comunque vada con Ferrerò, l'attenzione si sposterà anche su eventuali altre conferme di giocatori del vecchio roster, vagliando costantemente le volontà degli stessi. E, d'altro canto, continuerà ad essere focalizzata su eventuali affari da cogliere al volo, in un momento del "gioco" in cui certe strade sono assai ripide, praticamente impossibili, da percorrere. Alberto Coriele
  16. Tornano a suonare le sirene di Avellino per Dominique Johnson. Il top-scorer dell' Openjobmetis versione 2016-17 (17,6 punti più 3,0 rimbalzi e 1,9 assist; settimo assoluto tra i marcatori della serie A) è nuovamente considerato tra gli obiettivi primari della formazione irpina, appena eliminata dalle semifinali play off. Al momento la Sidigas è impegnata principalmente sul mercato degli italiani - tra conferme e new entries - e sulla verifica della possibilità di trattenere la stella Joe Ragland; dunque si tratta soltanto di una intenzione, sia pure non supportata per ora da proposte formali. Di certo però Johnson piaceva, e molto, allo staff di Avellino già nell'estate 2016: il club irpino lo seguì a lungo nel mese di luglio, senza però riuscire a chiudere definitivamente l'accordo, e l'atleta di Detroit optò in extremis per il lucrosissimo biennale da 30mila dollari al mese sottopostogli dall'Alba Berlino. Il resto è storia nota a Varese, così come era noto già ai primi di maggio che l'unico minimo spiraglio per provare a trattenere il giocatore di gran lunga più pagato del 2016-17, arrivato a condizioni di favore dopo la transazione con i tedeschi, sarebbe passato tramite la mancanza di alternative allettanti per Johnson, e un ulteriore "abboccamento" a fine luglio dopo le Summer Leagues. Ciò non significa che Johnson finirà certamente ad Avellino, ma il profilo della Sidigas - per possibilità economiche e vetrina internazionale in Champions League - collima perfettamente con le aspettative di salario ed ambizioni dell'atleta del 1987. D'altra parte però i due giocatori sui quali Varese ha concentrato la sua "ragionevole fiducia" di continuità sono Christian Eyenga e O.D. Anosike, auspicando che entro fine mese si potrà capire con esattezza se c'è margine per concretizzare le trattative, oppure si dovrà guardare altrove. Nel frattempo lo staff tecnico sta iniziando a valutare profili in tutti e 4 i ruoli vacanti nel settore stranieri. Come già illustrato su queste colonne da Attilio Caja, l'uomo-chiave sarà il playmaker, non dando definitivamente per perso Maynor - che ha nel tecnico pavese il suo maggior estimatore - ma spaziando anche su elementi con doti realizzative più spiccate rispetto all'attivatore ex Oklahoma City. Per questo l'eventuale perdita di Dominique Johnson preoccupa relativamente: la scelta della guardia titolare - che non dovrà comunque "coprire" eccessivamente Aleksa Avramovic - sarà fatta in funzione del tipo di regista che sarà incastrato nel puzzle, e se arriverà una "scoring point guard" probabilmente si punterà su un elemento di raccordo anziché su un terminale come l'esterno del 1987. Tutti incastri da verificare più avanti, mentre al momento lo snodo più vicino sembra quello legato alla decisione di Giancarlo Ferrero: il dialogo tra le parti è ripreso su toni costruttivi, la risposta definitiva dell'ala del 1988 è attesa in tempi relativamente rapidi ma ci sono segnali di un lento ma costante riavvicinamento che fanno ben sperare nel-l'esito positivo della "telenovela". Intanto Claudio Coldebella prepara la sua missione all'Eurocamp di Treviso in programma da oggi a domenica alla Ghirada: l'anno scorso si chiuse in quella sede l'operazione Avramovic, quest'anno il d.g. biancorosso non avrebbe obiettivi primari ma sfrutterà l'occasione per incontrare tutti i principali operatori di mercato. Giuseppe Sciascia
  17. La Pallacanestro Varese lavora sottotraccia sul mercato in attesa di notizie definitive sui confermameli stranieri e italiani. Il d.g. Claudio Coldebella è tornato operativo dopo la mini "licenza matrimoniale" del weekend (viaggio lampo a Treviso per convolare a nozze con la compagna Milena), ma ancora nulla di concreto bolle in pentola per quanto riguarda i rinnovi auspicati, a partire da quelli di Chris Eyenga (discorso affrontabile in settimana dopo la chiusura dell'avventura playoff a Malaga) e O.D. Anosike. Solo sondaggi esplorativi anche sul mercato tricolore in attesa che si sblocchi la querelle Ferrerò, rimasta sostanzialmente allo stesso punto di 10 giorni fa: offerta annuale con leggero ritocco al rialzo del salario 2016-17 con l'ala del 1988 che ha preso atto riservandosi di valutare alternative prima di dare una risposta definitiva. Dalla quale dipenderanno le strategie per gli spot di cambi italiani di ala piccola e ala forte: se arrivasse la fumata nera con il mancino di Bra si cercherebbe probabilmente un giocatore di buon profilo che possa dare minuti sia da "3" che da "4". Ma non sembra esserci particolare fretta di affondare il colpo su nessuna pista, anzi l'ipotesi più accreditata - a meno di altri casi Okoye nel far collimare voglia di emergere e costi accessibili - è quella di attendere le "rimanenze" di luglio per presentarsi come alternativa più allettante rispetto alle attuali sirene economiche delle big di A2. Per quanto riguarda lo spot di cambio degli esterni per completare il "pacchetto" con play e guardia titolari e Alexsa Avramovic dalla panchina a cambiare guardia e ala piccola in una formula con 3 piccoli già usata nel 2016-17 da Artiglio c'è qualche pista aperta in più, a partire da quella che porta a Matteo Tambone. Varese ha chiesto informazioni sul 23enne play-guardia cresciuto alla Virtus Roma ma nelle ultime 4 stagioni in A2 con una crescita costante tra Treviglio e Ravenna (11,3 punti e 2,2 assist nel 2016-17 raggiungendo le semifinali playoff); l'atleta del 1994 - che avrebbe comunque qualche alternativa in A - è sotto contratto per il 2017-18 con l'Acmar, ma può uscire in caso di chiamata in serie A entro il 30 giugno a cifre abbordabilissime (3mila euro). Si tratta di un altro ex allievo di Attilio Caja in Nazionale Sperimentale, che ha buona complessione fisica (192 centimetri per 87 chili) e ottime doti balistiche pur con un tasso atletico da mettere alla prova degli sprinter statunitensi sul perimetro della serie A. Tra i profili valutati per il play di riserva ci sarebbe anche l'ex legnanese Riccardo Tavernelli, già insieme al neo assistant coach Matteo Jemoli a Trapani nel 2016-17; ma il regista cresciuto a Desio ha già sirene economiche importanti da Latina, alle quali non sarebbe facile rinunciare per giocarsi una chance in serie A. Mentre Tambone potrebbe essere più disposto ad accettare un salario compatibile con le intenzioni di spesa di Varese per provare a mettersi alla prova nella massima serie. Anche per il ruolo da quarto esterno però non c'è fretta, cercando il giusto incastro tra ambizioni e costi tra i giocatori emergenti in A2. Giuseppe Sciascia
  18. Punti fermi Okoye, Avramovic, Pelle e il “3+4+5”. Caso Ferrero da risolvere. Proposte, forse sarebbe meglio scrivere “auto-proposte” recapitate per mano degli agenti, da vagliare. In sintesi potrebbe essere questa la presentazione della settimana che si apre in casa biancorossa, la quinta dalla fine dei giochi sul campo. Le valutazioni di Ferrero Dopo il primo acuto che ha portato alla corte di Caja l’ala americana di passaporto nigeriano nella scorsa stagione a Udine, il mercato di Varese vive la dimensione dell’attenzione e dell’attesa. Si scandagliano tutte le piste e si ascoltano tutti gli interlocutori, in modo da essere pronti a piazzare il colpo al coincidere di tutte le condizioni utili, soprattutto quelle economiche. Ciò che non sembra più in discussione è la formula dalla quale ripartire. Nel caso specifico il “3+4+5” (3 extracomunitari, 4 comunitari o equiparati e 5 italiani) non è solo una regola da seguire, dettata evidentemente dai punti fermi di cui sopra (appunto Pelle, Avramovic e il nuovo acquisto Okoye), ma anche il modello della gerarchia con cui verrà costruita la squadra allenata dall’Artiglio. I sette non italiani saranno con ogni probabilità i primi sette giocatori delle rotazioni, elementi sui quali concentrare la quasi totalità del “grano” disponibile nelle casse societarie, stimato in calo di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Basta “dodici giocatori dodici”, e anche dieci sono troppi: ne servono otto. E se i primi sette avranno documenti d’identità stranieri, è evidente che dei cinque atleti nostrani che entreranno nel roster solo uno (al massimo due) rivestirà una certa importanza tecnica con consistenti minuti in campo e stipendio proporzionato. Chi sarà? La domanda apre la parentesi su Giancarlo Ferrero, il capitano con il quale si sta trattando la conferma. Le parti si sono parlate, ora le carte sul tavolo sono chiare: il silenzio degli ultimi giorni sta evidentemente facendo da sottofondo alle valutazioni da parte dell’ala di Bra, idonee a capire se accettare o meno una proposta societaria comunque migliore di quella di qualche settimana fa. L’ex in città “Caldi”, per il resto, sembrano essere solo i telefoni. Non certo le trattative vere e proprie. Chi è sul mercato ci tiene a farlo sapere tramite i propri rappresentanti (è il caso del forse ex Orlandina Dominique Archie, per esempio), gioco ormai assodato in un mondo in cui l’offerta viene molto spesso prima della domanda. Poi ci sono le voci, talune suggestive e montate da circostanze extra cestistiche, che però difficilmente si trasformeranno in realtà (anche se sanno far parlare…). È il caso di Andrea De Nicolao, biancorosso per due stagioni tra il 2012 e il 2014, in uscita da Reggio Emilia. Il play nei giorni scorsi è stato in città, dove vive la famiglia della sua fidanzata e dove lo stesso De Nicolao ha comprato casa: “dicunt” che abbia trovato anche il tempo di fare due chiacchiere con qualcuno vicino a piazza Monte Grappa. Che Varese possa essere destinazione gradita al regista per tutto ciò che concerne la vita fuori dal parquet è plausibile, ma non si vada oltre con la fantasia. Almeno per il momento: la distanza tra ciò che potrebbe offrire la società a un giocatore che non entrerebbe nel quintetto base e le cifre (sei) sulle quali ha viaggiato il contratto di De Nicolao nella sua parentesi reggiana è enorme. Fabio Gandini
  19. La campagna abbonamenti di primavera è piaciuta ai tifosi della Pallacanestro Varese. In attesa che il mercato porti ulteriori novità - vedi i piccoli ma costanti segnali di riavvicinamento con Giancarlo Ferrero, preferito a qualsiasi alternativa dalla A2 senza esperienza di A - la chiusura a quota 865 della prima fase della vendita delle tessere stagionali della stagione 2017-18 è stata una piacevole sorpresa per tutto l'ambiente biancorosso. Non c'era un obiettivo minimo prefissato per la novità assoluta dell'anticipo a fine maggio della prima tranche della campagna abbonamenti, ma il dato finale ha superato qualsiasi aspettativa, come conferma l'a.d. biancorosso Fabrizio Fiorini ( «è andata molto meglio del previsto, anche se per correttezza è giusto riconoscere il merito a Claudio Coldebella, che ha insistito molto per questa iniziativa superando anche i miei dubbi iniziali - spiega il membro del CdA della Pall.Varese - È andata bene anche per merito dei ragazzi che hanno lavorato in sala "Giancarlo Gualco", e siamo contenti del dato parziale. I conti si faranno a settembre, ma abbiamo capito quanto è solido lo zoccolo duro di tifosi che si abbonano alla Pallacanestro Varese a prescindere dal nome dei giocatori». Riscontri positivi anche per quanto riguarda le adesioni a "Il Basket Siamo Noi" con 49 nuovi soci in 6 giorni che hanno portato a 450 il totale dei membri del Trust dei tifosi agevolato da sconti tra il 15 e il 20 per cento il tutti i settori. Il dato parziale al termine della prima fase - dal 13 al 22 di luglio secondo periodo con prelazione per i vecchi abbonati, dal 7 al 16 settembre l'ultimo step - rappresenta il 30% delle tessere staccate al termine della stagione 2016-17 (2876 il numero complessivo dei fedelissimi). «Chi ha acquistato la tessera ora ha una passione incondizionata per la Pallacanestro Varese: tengo a ringraziare tutti per la fiducia dimostrata nei nostri confronti - sostiene Fiorini - Se avessimo imprenditori disposti a investire ciecamente su noi come hanno fatto i tifosi saremmo già a posto. In realtà sapevamo di poter contare su una massa critica di tifosi appassionatissimi, questa prima fase ci ha permesso di capire quanti sono. Li ringraziamo, consapevoli che ora tocca a noi ripagare la fiducia nei nostri confronti». Di fatto la fiducia espressa riguarda l'operato della società e la presenza di Attilio Caja, non a caso divenuto il frontman della campagna 2017-18 premiando i primi abbonati della nuova stagione: «E stata una scelta simbolica rispetto a quello che è considerato da tutti come il punto di riferimento al quale i tifosi danno fiducia, soprattutto per la cultura del lavoro che ha portato in dote: l'entusiasmo della gente fa piacere ma responsabilizza tutti noi - afferma Fiorini - Su tutto il resto non siamo in ritardo: la situazione di squadra e sponsor ha tempistiche in linea con quelle delle stagioni precedenti. L'auspicio per il futuro è che l'anno prossimo di questi tempi si possa parlare nuovamente di basket giocato, senza doverci occupare già dai primi di maggio di budget e mercato...». Giuseppe Sciascia
  20. La stima di Attilio Caja, che lo ha voluto vicino nella stagione della sua “ripartenza” con Varese. L’abbraccio di quella che sempre ha chiamato e sempre chiamerà casa, di vita e di pallacanestro, una casa fatta di volti che in due anni sono mancati - tanto - e oggi rispondono con un sorriso quando lo rivedono bazzicare i corridoi di Masnago. Un bagaglio che dalla Sicilia è tornato pieno, umanamente e professionalmente, un bagaglio dal quale attingere a due mani nel ruolo di assistente in massima Serie. Matteo Jemoli di nuovo a Varese è una bella storia. Una favola che avrebbe fatto commuovere anche nonno Carmelo (Ereddia, il “re della scintilla” che ha segnato con le sue intuizioni il motociclismo mondiale), forse uno di quelli che più aveva sofferto la partenza del nipote per Trapani. La vita è una macchina senza retromarcia, ma per fortuna esistono delle certezze: «Mi proteggerà da lassù. E io mi impegnerò per lui». La domanda più scontata Jemoli: che sensazione prova ora che è tornato dove è cresciuto, sia come uomo che come allenatore? Sono contento, è bello essere di nuovo a casa, così come è stato bello rivedere tante persone che non vedevo più o meno da due anni. Per questo devo ringraziare il club ed Attilio Caja, che mi hanno voluto. Non posso che essere contento di iniziare questa stagione con loro. Cos’è questo ritorno, peraltro in un ruolo più importante rispetto a due anni fa? È una rivincita? È la prosecuzione di un sogno? È semplicemente un percorso: ho ancora tanto da imparare e la strada è lunga. Se si lavora, se ci sono impegno, passione e voglia di fare, ad un obiettivo ci si arriva, pur mettendoci più tempo. E non bisogna avere paura di sbagliare: a non fare non si sbaglia mai, ma se uno fa, si sbatte e lavora la meritocrazia poi lo premia. Quando è partito, si sarebbe mai immaginato di “rivedere” la panchina di Varese? Onestamente no: avevo in mente di fare il vice a Trapani e basta. Nel nostro lavoro non puoi avere grandi traguardi perché non si sa mai... Invece è successo e ora sono la persona più felice del mondo. Coach Ugo Ducarello come ha preso la sua partenza? In una recente intervista aveva speso parole stupende per lei: «Come io ho avuto la possibilità di allenare a casa mia, è giusto che Matteo possa coronare il suo sogno di fare il vice a Varese». Ovviamente da un lato è stato contento, perché ho avuto l’opportunità di allenare a casa e soprattutto in Serie A. Però anche un po’ dispiaciuto, perché in questi due anni abbiamo lavorato diciotto ore al giorno fianco a fianco, ed oltre al rapporto capo-vice, c’è sempre stato come sfondo un rapporto umano di amicizia che rimarrà sempre. Lo ringrazio per le parole di qualche giorno fa, per me è un sogno, è vero, perché lavorare per la società in cui sei cresciuto è uno stimolo che ti aiuta a dare qualcosina in più, a sentirti ancora più responsabile rispetto al normale lavoro che faresti in qualsiasi altra società. C’è una componente emotiva importante nell’essere tornato qui.. Quanto pensa di essere cresciuto professionalmente in questi due anni a Trapani? Quando sei il vice, sul campo fai sempre qualcosa di più. Ugo mi lasciava molto spazio nel lavoro individuale durante gli allenamenti, ma anche nella preparazione delle partita, nei cinque contro cinque e nelle fasi dei match. Quando ho potuto dare un suggerimento che pensavo fosse d’aiuto, l’ho sempre fatto senza problemi. Oltre al campo, quella in Sicilia è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere come persona, perché per la prima volta sono andato a vivere da solo e molto lontano da casa. Ci racconti un po’ di Trapani. La città è bella specialmente durante i mesi estivi, da maggio ad ottobre. C’è tanto turismo, il centro è molto vivo. Poi basta spostarsi un poco e si va in posti splendidi come San Vito lo Capo. Durante l’inverno, invece, il lavoro ti costringe al tragitto obbligato palazzetto-casa. Ho trovato una città molto ospitale ed appassionata, con un buon seguito da parte dei tifosi. Si vive bene in generale, poi quando si vince ancora meglio. Farà parte dello staff di coach Caja insieme a Raimondo Diamante e a Massimo Bulleri: cosa ci può dire di loro? Conosco Raimondo, perché ha fatto le giovanili qui ed è di Varese: lo ritrovo con grande piacere. Ovviamente con Attilio avevo già lavorato tre anni fa ed è sicuramente bello ritrovarsi. Poi certo, lavorare con il Bullo sarà particolare: da atleta ed ex giocatore ci potrà dare qualche feedback che, grazie alla sua grande esperienza, sarà sicuramente utile. La fiducia che ha Caja nei suoi confronti, ormai da tempo, si è materializzata in questa chiamata. La proposta è arrivata di recente e mi fa molto piacere la stima che Attilio ha verso di me. Dovrò essere bravo a confermare questa fiducia e a meritarmela giorno dopo giorno sul campo. Che tipo di squadra le piacerebbe allenare nella prossima stagione? Sicuramente stiamo cercando dei giocatori che abbiano voglia, aggressività, desiderio di dimostrare qualcosa. Un esempio in questo senso è Stan Okoye, il primo acquisto ufficializzato, un ragazzo che porta energia e voglia di “sbattersi” in difesa o di fare un passaggio in più. Cerchiamo questo tipo di attitudine. Il suo è un percorso in costante ascesa: nell’anno che ha finito con noi a Trapani si è dimostrato capace di portare energia, difesa e rimbalzi. Ora ha migliorato anche il tiro (ad Udine ha tirato con oltre il 40% da fuori ndr). Poi è un ragazzo che non si tira mai indietro, si allena sempre al massimo e nel contesto di squadra servono uomini così. Pensa che non avere un impegno europeo, a differenza delle ultime due stagioni, possa giovare al gruppo che verrà costruito? No, io sono dell’idea che più giochi e meglio è. Più partite giochi, indipendentemente dalla coppa a cui prendi parte, e più cose hai da migliorare e da vedere. Giocare aiuta sempre. Alberto Coriele e Fabio Gandini
  21. Mercato degli italiani in stallo per una Pallacanestro Varese che prova a cercare i giusti incastri tra costi e futuribilità per i tre atleti di formazione "tricolore" che completeranno il roster del 2017-18 nel caso di conferma della formula 3+4+5. L'attuale blocco della situazione Niccolò De Vico, che fino a qualche giorno fa sembrava la trattativa più calda, evidenzia la scelta strategica del club di piazza Monte Grappa di voler chiudere trattative soltanto ai prezzi giudicati congrui per giocatori della panchina. Che al momento ha già due "occupanti" importanti come Aleksa Avramovic e Norvel Pelle, ossia due stranieri ad oggi ancora non pronti per il ruolo di titolare al quale sarebbero "forzati" dalla scelta dello schema con 5 stranieri e 5 italiani. A meno di affiancarli ad una guardia e un centro "tricolore" da 20-25 minuti a partita, per i quali necessiterebbe però un sostanzioso impegno economico. E se il caraibico ha comunque possibili "amatori" all'estero (inviti in arrivo per mini-camp NBA), sembra difficile esplorare la possibilità di trovare collocazione altrove alla guardia serba che ha contratto garantito senza uscite per il 2017-18. Dunque gli italiani negli spot di cambio di playmaker e guardia, dell'ala piccola e dell'ala forte dovranno essere elementi con qualità future interessanti ma non eccessivamente "ingombranti" in termini di ingaggio. L'operazione De Vico avrebbe potuto rappresentare effettivamente la prima mossa verso il cambio di rotta per il 5+5; l'ipotesi non è ancora tramontata, con Claudio Coldebella che valuta disponibilità e costi sul mercato italiano per mettere sul piatto tutte le opzioni possibili e poi imboccare con decisione una delle due alternative concesse dal regolamento FIP. Nell'ipotesi più plausibile però Varese valuta De Vico come potenziale ottavo uomo, mentre Pesaro - una delle alternative più concrete per la 23enne ala di Biella che ha molti amatori in A - lo lancerebbe addirittura in quintetto base (ma la proposta ufficiale non sarà formalizzata prima della scelta del nuovo coach che dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni). Dunque Varese guarda altrove, senza escludere un ritorno di fiamma con Giancarlo Ferrero: la proposta attualmente sul piatto per l'atleta del 1988 - che potrebbe tornare d'attualità sia come cambio dell'ala piccola che dell'ala forte - è un annuale con piccolo ritocco al rialzo rispetto al 2016-17. A oggi Varese è l'unica ad aver sottoposto una proposta scritta al mancino piemontese. Che non l'ha rifiutata, ma nel frattempo attende che si concretizzino eventuali alternative per ora solo "vagheggiate" in un mercato ancora in stato embrionale: una chance possibile è Avellino che lo considera come sesto esterno nell'ottica del doppio impegno campionato-Champions League. Nel frattempo il club biancorosso ha preso qualche informazione su Giampaolo Ricci, 27enne ala forte prodotto del vivaio Stella Azzurra Roma che nel 2016-17 ha giocato in A2 a Tortona (10,7 punti e 6,2 rimbalzi). Per ora però non ci sono evoluzioni concrete. Di certo la società di piazza Monte Grappa non ha fretta di stringere sul fronte degli italiani: eventuali firme in tempi rapidi si materializzeranno solo nel caso in cui - come accaduto per Stan Okoye - gli elementi valutati nel "sottobosco" dell' A2 accettino un ingaggio inferiore pur di giocarsi una chance in serie A. Giuseppe Sciascia
  22. Massimo Bulleri è pronto ad affrontare il primo giorno della sua nuova vita sportiva. Il nuovo assistant coach di Attilio Caja prepara la prima riunione dello staff tecnico della Pallacanestro Varese, in programma domani mattina assieme al coach pavese ed ai colleghi Matteo Jemoli e Raimondo Diamante, con la curiosità di chi si affaccia per la prima volta ad un mondo nuovo e comunque affascinante. «Dopo aver preparato per 30 anni la borsa da gioco devo prima di tutto capire quali sono i materiali indispensabili per l'attività da allenatore. E sarà strano imboccare la seconda porta di ingresso agli spogliatoi riservata ai coach anziché la prima per i giocatori.... In realtà il passaggio da giocatore ad allenatore nella stessa società è estremamente gratificante, emozionante e motivante: in 20 anni di carriera ricordo pochissime persone che hanno finito la carriera in pantaloni corti e hanno indossato subito quelli lunghi, tra loro ricordo il nostro attuale d.g. Claudio Coldebella a Milano. Mi ritengo estremamente fortunato per questa opportunità che mi ha offerto Varese: per me è un libro del tutto nuovo, scopriremo nel tempo se avrò capacità di scrivere solo qualche riga o delle pagine, di sicuro l'entusiasmo è alle stelle per scoprire un mestiere per me del tutto nuovo». A differenza di tanti ex giocatori che hanno iniziato subito da capi allenatori, lei ha scelto di iniziare da apprendista di un tecnico esperto. «Mi affaccio a questa avventura con la massima umiltà: serviranno non due ma 22 orecchie e non due ma 222 occhi per assimilare il più possibile nel minor tempo possibile. Perché ho iniziato da assistente? È la cosa che reputo giusta per me, pur col massimo rispetto e ammirazione per chi è partito subito da capo allenatore, e la possibilità di imparare da un tecnico di estrema esperienza e grande affidabilità come Attilio Caja è stato uno stimolo in più». Da nemico a idolo di Varese in pochi mesi, e ora si troverà ad allenare probabilmente qualche compagno del 2016-17... «Mi capita spesso di pensare a quella famosa mattina dell'agosto 2016 quando ricevetti la chiamata di Claudio Coldebella per venire ad allenarmi a Varese: sorrido ripensando all'accoglienza che avevo sempre ricevuto a Masnago e a questi 10 mesi bellissimi che si sono evoluti in una nuova possibilità lavorativa. Allenare gli ex compagni? Sarà sicuramente strano, ma è tra le piccole cose che potrò mettere a disposizione del coach vista la conoscenza diretta di ragazzi con i quali potrò dialogare direttamente». Che tipo di obiettivo si prefigge nella sua carriera da allenatore? «Mi piacerebbe rivestire ad un ruolo importante nel settore senior, ma se per arrivarci mi capiterà di insegnare ai giovani lo farò volentieri. La realtà è che sono all'inizio di un percorso a tappe estremamente difficile: per raggiungere certi traguardi bisognerà vedere quanto lo desidero e quanti sacrifici sono disposto a fare, al di là delle capacità. Però sono estremamente contento di intraprendere il cammino con grande curiosità e voglia di iniziare». C'è qualcuno dei suoi allenatori nella sua ultra-ventennale carriera da coach a cui si ispirerà? «Tutti i miei allenatori mi hanno lasciato qualcosa in maniera diversa e con tempi diversi; nei trascorsi da giocatore sicuramente Ettore Messina ha influito più di chiunque altro, ma non so ancora a chi voglio assomigliare. La cosa importante è riuscire ad assimilare il più possibile da Attilio Caja, capendo in che modo gli posso essere utile; da entrambe le parti c'è stima e rispetto, partiamo da questo rapporto esistente in vista delle considerazioni più pratiche nell'imparare il mestiere del coach». Giuseppe Sciascia
  23. Altro importante incontro venerdì tra il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli e l’imprenditore angerese Gianfranco Ponti, propedeutico all’entrata di quest’ultimo nelle fila dei proprietari della Pallacanestro Varese. La strada di quello che passerà alle cronache come il più significativo cambiamento societario degli ultimi sette anni è lunga e ricca di necessari passaggi formali. Oggi il “campo” è ancora occupato da consulenti e commercialisti: sarà probabilmente luglio il mese della definitività dell’operazione. Il quadro in cui le parti si stanno muovendo è tuttavia già abbastanza chiaro, tanto da poter essere ipotizzato in alcuni dettagli. Ponti parteciperà alle quote societarie nella misura del 20%, tramite un aumento di capitale che verrà indetto da Piazza Monte Grappa. L’operazione serve a far sì che il contributo economico dell’imprenditore di Angera confluisca direttamente in società, in “azienda” come si suol dire, dotando così la Pallacanestro Varese di una base finanziaria più solida. Contestualmente, o comunque in tempi successivamente brevi, Ponti entrerà a far parte anche del consiglio d’amministrazione della realtà biancorossa, dove avrà la delega al settore giovanile, partizione sulla quale si concentrerà la missione del nuovo socio e che ogni anno grava sui conti per una cifra vicina ai 200 mila euro. Da ultimo, ma di primaria importanza, “la road map” delle scadenze prevede che l’accordo tra Ponti e il cda del Consorzio, prima di essere ratificato, venga sottoposto all’assemblea di Varese nel Cuore, per cercarne la formale approvazione (abbastanza scontata, visto il mandato al “socio forte” dato dalla stessa nel marzo scorso): è possibile che il consesso dei piccoli proprietari venga indetto per la fine del mese di giugno, così da procedere poi al già citato aumento di capitale. Come proseguirà il rapporto in un secondo momento è ora allo studio, sia negli aspetti economici che in quelli operativi. Di certo l’impegno di Gianfranco Ponti “a capo” del settore giovanile biancorosso non impedirà allo stesso di portare avanti l’avventura Ignis Varese 1960, un anno di vita alle spalle e l’intenzione di ingrandirsi, come dimostra la leva 2017 recentemente promossa. All’orizzonte, poi, c’è e prosegue il sentiero che porterà alla costruzione di una casa per la stessa Ignis, una struttura per il basket che manca da tempo immemore, alla città del basket. Fabio Gandini
  24. Certezze? L'unica disponibile al momento ha letteralmente aperto le porte del Tempio ai fedeli, dando il via ufficiale alla campagna abbonamenti 2017/2018 e alla relativa stagione. La precoce e inedita "raccolta del tifo", partita con addosso il profumo e le incognite di maggio, ha avuto in Attilio Caja una sorta di "front-man" d'eccezione, con il coach pavese disponibile e sorridente nell'accogliere la prima ventina di supporter allo scoccare delle 16 al PalA2A. Sono stati lui, la sua etica del lavoro e il credito accumulato con i fatti nei suoi sei mesi biancorossi (quattro in questa stagione e due nel 2015) le buone ragioni che hanno convinto ieri 159 persone a chiudere gli occhi e a dire "sì" a Varese sulla fiducia (il dato della prima giornata supera quello del luglio 2016: allora furono 124). Lui e quell'amore verso la causa che in taluni sgorga sempre senza bisogno di condizioni, colpi di mercato e prospettive: semplicemente c'è e non si riesce a tenerlo dentro. Retorica? No. Basta chiedere a Edoardo Scola da Rozzano, fuori dall'ingresso del parterre fin dalle 9.30 del mattino, primo abbonato in assoluto per il secondo anno di fila: «Venire subito è davvero un gesto d'amore verso Varese e verso il basket - dichiara dopo aver sottoscritto la tessera di Galleria - Sono e sarò sempre orgogliosissimo di questi colori, anche se si dovesse ripartire da zero. E poi c'è Caja, che - come due stagioni fa -anche in quella appena trascorsa ha dimostrato di essere un allenatore su cui si può contare». Alla domanda su chi tra i "Resuscitabili" vorrebbe rivedere ancora con la canotta varesina, Edoardo risponde pronto: «Ferrero e Pelle. Il primo perché è un capitano tutto cuore, il secondo perché a mio parere ha avuto una crescita stratosferica dopo un inizio un po' difficile». Norvel il caraibico è la speranza anche di Claudio Colombo, secondo nella classifica della fede e al quinto anno consecutivo di abbonamento: «Speriamo non ce lo portino via - dice dopo le foto di rito - In realtà vorrei semplicemente rivedere un gruppo convincente come quella del girone di ritorno 2017, che grazie a Caja ha trovato una quadra. So, però, che non abbiamo un budget illimitato...». Al tavolo che ha i volti familiari degli "eterni" Raffaella Demattè e Luca Maffioli come biglietto da visita, si siede anche Michele Rossi da Morazzone, terzo come nel 2016: «Io vengo sempre il primo giorno - ci confessa - Perché è un atto di fede... E poi non rinuncerei per nulla al mondo alle partite al palazzetto nel fine settimana». Michele è stato anche il primo a rinnovare la tessera de "Il Basket siamo Noi", usufruendo così degli sconti riservati a tutti coloro che confermeranno l'appartenenza al Trust o decideranno di iniziare a farvi parte. Per tutto il pomeriggio, dandosi il cambio, una delegazione dei soci fondatori della grande famiglia del BSN (il presidente Luca Villa, Paola Guarneri, Antonio Caputo, Renato Vagaggini e Umberto Argieri) ha tenuto vivo il banchetto dedicato proprio fuori dalla sala Gualco, mettendosi a disposizione di chiunque volesse aderire all'avventura (alla fine si sono registrati 32 abbonamenti alla Pali. Va tramite il Trust, con 11 rinnovi cartacei e 7 nuovi associati): «Io ho sempre creduto al Supporter Trust - afferma Rossi - tanto da essere stato il primo a entrare nell'associazione dopo i fondatori l'anno scorso. Spero che il numero dei soci possa crescere, in modo da dare un aiuto consistente alla società come avviene in Spagna tramite iniziative analoghe». Scrivevamo di fede, giusto? Beh che dire di quella di chi ieri si è abbonato pur "abitando" ancora in un pancione? Fosse per la futura mamma Paola Arosio, la prima "quota rosa" del 2017, nipote del mitico e intramontabile ex segretario Augusto Ossola, il nascituro avrebbe il suo posto sui seggiolini del Lino Oldrini fin dai primi vagiti: «Sono contenta che abbiano aperto la campagna abbonamenti ora - confida - perché a luglio sarò alle prese con la nascita di mio figlio e non sa- rei potuta venire. Chissà che a ottobre non riesca davvero a portarlo già al palazzetto...». La prima ora di abbonamenti scorre dunque così, tra due chiacchiere, qualche bella storia e i sorrisi di Attilio Caja. Ovvero la certezza di cui sopra che, a sua volta, di certezza ne ha un'altra: «È tanto che faccio questo lavoro e mai mi era capitato di vedere persone in fila al 25 di maggio per fare un abbonamento. Ritengo che questa sia l'ennesima prova di cosa rappresenti Varese nella pallacanestro italiana. Qui c'è gente che spende tempo e risorse per starci vicino: non dovremo mai scordarcelo». Fabio Gandini
  25. Okoye come titolare nello spot di ala forte per attirare qualche big tra conferme e nuovi arrivi. La 26enne ala nigeriana è vicina all'accordo con la società di piazza Monte Grappa, decisa a scommettere sul suo ritorno da protagonista in A dopo due stagioni di "apprendistato" in A2 per favorire incastri tecnici ed economici tesi a provare a trattenere le "punte" del 2016-17. Ancora mancano le firme in calce al contratto "1+1" che il club biancorosso ha sottoposto all'atleta del 1991, ma il suo "no" ad una proposta ben più lucrativa da Udine (il club di A2 dove ha militato nella stagione appena conclusa) è stato colto da Varese come segnale positivo nell'ottica del desiderio di Okoye di mettersi in gioco per cogliere al volo la chance di tornare in serie A a scapito della questione economica. Il laureato del Virginia Military Institute è un giocatore che gode di grande considerazione da parte di Attilio Caja: il coach pavese si era interessato a lui già a febbraio durante la pausa per la Coppa Italia, ma Udine - in lotta per i playoff di A2 grazie ai 17,5 punti e 8,6 rimbalzi del nigeriano - aveva escluso la possibilità di liberarlo. Ora l'idea è quella di affidargli i gradi da titolare nello spot di ala forte, dove prenderebbe il posto dell'ex compagno di due anni fa Kristjan Kangur: i progressi esponenziali nel tiro da fuori (40% su 5,3 tentativi ad Udine rispetto alle 12 triple totali tentate due anni fa a Varese) ne fanno un efficace uomo di raccordo nella squadra che il coach pavese vuole costruire sull'asse portante nei ruoli di play, ala piccola e centro. E una questione di filosofia tecnica, mutuando il concetto di atletismo ed aggressività che ha esaltato la stagione di Trento dopo l'arrivo di un altro "numero 4" potente e risicato come Dominique Sutton, ma anche di incastri economici. Alla metà esatta del costo di Dominique Archie, Varese vuole assicurarsi un giocatore con potenziale di crescita e già rodato nel "sistema-Caja", allocando una quantità limitata di risorse per provare a convincere a rimanere in biancorosso i vari pezzi pregiati del 2016-17. A partire da Christian Eyenga, che sta inseguendo il sogno di conquistarsi il posto in Eurolega a Malaga (stasera gara-2 dei play off con l'Unicaja), ma che tiene ancora aperte le porte per la permanenza a Varese a meno di proposte irrinunciabili sul piano tecnico o economico. E poi c'è sempre O.D. Anosike, con il quale prosegue il dialogo per provare a convincerlo a restare in biancorosso anche per il 2017-18. Sia nel primo caso che nel secondo - ma in ultima istanza anche per Eric Maynor, che però non sarà raggiungibile prima di fine luglio - la società di piazza Monte Grappa non ha gettato la spugna; anzi l'operazione Okoye significa che Varese ci crede. Chi invece sembra sempre più lontano è Giancarlo Ferrerò: il leggero ritocco al rialzo alla proposta annuale della società non avrebbe convinto il mancino di Bra. Ma con un numero 4 sotto i due metri come Okoye, la necessità tecnica sarebbe quella di un cambio italiano di maggior stazza rispetto all'atleta del 1988. Giuseppe Sciascia