Lucaweb Posted November 9, 2011 Posted November 9, 2011 VARESE Il basket è uno sport nel quale ogni ruolo è anche qualcos’altro. Il centro è un operaio, la guardia un musicista, l’ala grande è un muratore dalle mani grandi mentre l’ala piccola è un pittore. Il playmaker, è un poeta. E allora quando è il play a farti vincere le partite, ecco che queste vittorie diventano opere meravigliose tutte da leggere e tutte da sognare. E allora è bello parlare di Stipcevic con uno che nella sua carriera ha scritto, da playmaker, le poesie più belle. Aldo Ossola, il Giacomo Leopardi dei canestri. <<Da che mondo e mondo - ci racconta – una squadra forte ha un grande play e un grande pivot. Al giorno d’oggi è difficile trovare i pivot forti perché quei pochi che ci sono costano un sacco di soldi>>. E allora? E allora è bello riscoprire il valore del playmaker, ruolo che oggi è ancora più importante rispetto al passato. Prendete la Milano dello scorso anno: aveva grandi nomi e giocatori fortissimi, ma non vinceva perché non aveva il play. Senza un play forte, non si va da nessuna parte: è sempre stato così. Già, lei ne sa qualcosa... Ai miei tempi c’eravamo io e Dino che ci intendevamo a meraviglia, poi è arrivata Milano con D’Antoni e lo stesso Meneghin. Ora le cose sono un po’ cambiate. In che senso? Ai nostri tempi ci veniva chiesto di far giocare la squadra: a far canestro ci pensavano gli altri, specie nella mia Ignis che aveva gente capace di tirare. Oggi no: da D’Antoni in poi, il playmaker deve anche saper fare canestro. Stipcevic sta vivendo un grandissimo momento: se lo aspettava? Lo vedevo giocare lo scorso anno, e mi piaceva: ora è migliorato molto, mi dicono che stia facendo cose importanti. Ne sono felice, anche se non l’ho ancora visto giocare. Piuttosto, ditemi un po’ di questa squadra. Noi? Sì: com’è questo Hurtt? Ha la stoffa, se Varese continuerà a vincere potrà anche permettersi di aspettarlo. Secondo me hanno fatto bene a prenderlo: ormai conviene portare a casa ragazzi usciti dall’università pieni di voglia, piuttosto che puntare su ex professionisti bolsi che vengono qui a svernare. Ancora sui play: Rannikko è diventato capitano della squadra. Lei che lo ha preceduto, approva? Teemu è un giocatore con il cervello: è una qualità che ogni tanto serve e che purtroppo scarseggia. La Pallacanestro Varese ha un capitano straniero: lesa maestà? Straniero o italiano che sia, l’importante è che il capitano della Pallacanestro Varese sia attaccato a questa squadra e a questi colori. Purtroppo, non possiamo più fare gli schizzinosi. Già: è la globalizzazione. Sì, la maledetta globalizzazione che ci ha portato alla crisi che stiamo vivendo ora. Tornando al basket, in un’epoca nella quale una squadra inizia il campionato con dieci giocatori e lo termina avendone cambiati almeno cinque o sei, ben venga Rannikko capitano. E poi... E poi? E poi è giusto che il capitano sia un playmaker, e allora dobbiamo dire che da questo punto di vista in Italia siamo messi maluccio. Di play forti davvero non ne vedo, e questo è il vero problema della nostra nazionale. Quindi, viva Rannikko: play, cervello, capitano. Francesco Caielli
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