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«Un'altra DiVarese, altro finale. Io sogno perché non costa nulla»


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[font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Sarà che all'orizzonte si profila un'altra giornata a suo modo storica, con la partita di domani a Biella che verrà ricordata come quella del grande esodo (più di ottocento i tifosi varesini al seguito). Sarà che questa Cimberio continua a strizzare l'occhio al passato, rinverdendo vecchie emozioni e bruciando record. Sarà che nella foto che c'è qui di fianco c'è tanta di quella storia e tanta di quella poesia - Zanatta, Sacchetti, Augusto Ossola - che non potevamo far finta di nulla «Io, il Meo e Marino siamo amici: amici da sempre»: a parlare è Augusto Ossola, storico dirigente biancorosso e soprattutto cantore principe dell'epopea della Grande Varese. «Ci siamo trovati - racconta - tutti e tre prima del derby con Cantù, Marino come al solito ha fatto una battutaccia sulla mia veneranda età: siamo scoppiati a ridere, e il vostro fotografo ha immortalato la scena».[/size][/font]

[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Un grande fattore in comune[/font][/size]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Tre volti che parlano di passato: «Io, insieme a quei due, ho passato parecchi anni: e che anni. Penso ai tempi della DiVarese, con Sacchetti che arrivò a Varese nel 1985 per restare qui sette stagioni: annate strepitose, il basket più bello e divertente che si fosse mai visto, la gente che impazziva». E ormai sono in tanti a dire che questa Cimberio e quella DiVarese si assomigliano un sacco: «La penso anch'io così: le analogie sono tante, ma dipendono tutte da un grande fattore comune. Questa squadra, esattamente come quella di allora, costruisce le sue fortune nelle quattro mura dello spogliatoio: gruppi solidissimi, gruppi di amici, ragazzi che si divertono dentro e fuori dal campo. La DiVa era così, e mi sembra così anche questa Cimberio». Ma non è tutto, le analogie tra le due squadre continuano: «L'allenatore: e non parlo di bravura o di qualità, ma dell'unione perfetta tra squadra e coach. I giocatori della DiVarese erano una cosa sola con il loro allenatore, prima Sales e poi Isaac: tanto che anche il coach era diventato un idolo osannato dai tifosi. Vitucci mi pare sia sulla stessa strada: i suoi giocatori lo seguono, riconoscono il suo ruolo e la solidità del gruppo parte dalla sua testa, dal coach». -[/font][/size]

[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Gli scherzi e i cicli della storia[/font][/size]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Ancora sui parallelismi tra oggi e allora, tra Cimberio e DiVarese: «Prima del derby con Cantù - continua Ossola - riflettevo su una cosa: tre grandi giocatori di quella squadra oggi sono affermati interpreti del basket di casa nostra. Sacchetti allenatore amatissimo a Sassari, Vescovi grande presidente, Ferraiuolo preziosissimo nel suo ruolo di manager: io credo che questo non sia accaduto per caso». Non lo crede nessuno: «Giambattista Vico diceva che la storia è ciclica: io aggiungo che a volte, la storia, aggiunge degli effetti strani e imprevedibili. Vederli tutti insieme, lunedì scorso, è stato un re- gaio per chi li ha amati da giocatori». Eppure quella squadra mitica non riuscì a vincere nulla: «Allora c'erano due squadroni come Milano e Pesaro, noi arrivavamo sempre dietro per un soffio. A volte perché gli altri erano stati più forti, altre volte perché più fortunati, altre volte per sbaglio: penso al piede sulla riga di Cook in duella semifinale con Pesaro, per esempio».[/font][/size]

[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Manca Ere, c'è Banks. E così via[/font][/size]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif]Questa è un'altra DiVarese che cambierà il finale? «Sono passati solo due mesi, però sognare non costa nulla Ci sono tutte le condizioni per arrivare in fondo: un grande allenatore, non a caso è stato il coach dell'anno, e una squadra che lo segue». E le individualità: «Dunston è un grande, ma a fare la differenza è il fatto che questa è una squadra dalle mille risorse: manca Ere, c'è Banks. Manca Sakota e c'è Polonara». Domani, a Biella: «Varese potrà anche perdere, ma non prenderà sottogamba l'impegno. Me lo sento: andranno là per vincere».[/font][/size]

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