Lucaweb Posted July 18, 2008 Posted July 18, 2008 di Francesco Caielli Valerio Bianchini non ha più un filo di voce. Piccolo e minuto circondato dai corpulenti giocatori biancorossi, dopo due ore passate a correre dietro agli schemi e rimbalzare per il campo come la pallina di un flipper, il Vate è esausto: pare quasi che l´abbia fatto lui, l´allenamento. Dopo una settimana alla guida della Cimberio - in mezzo la dolorosa sconfitta di Cantù - Bianchini sembra sempre a suo agio nel suo ruolo di capo allenatore: urla, salta, corregge e incita. Dopo due anni lontano dalle panchine, si può davvero dire che il mostro sacro degli allenatori italiani è tornato: per stupire ancora tutti, vincendo in un´impresa che vista da fuori sembra cosa riservata ai folli, salvando Varese e insieme il basket italiano. "Sono tornato - sussurra - ed è come se non me ne fossi mai andato. Non fosse per la mia voce: forse le mie corde vocali non erano più abituate a tanto urlare". Dica la verità: a Cantù si aspettava di vincere? Mi aspettavo di giocare una grande partita, perché nei pochi giorni che ho avuto a disposizione avevo intravisto una squadra con molte qualità. E c´è stata una grande partita? Per due quarti abbiamo giocato bene, anzi: discretamente. Poi siamo scomparsi letteralmente dal campo, in un modo improvviso e, lo ammetto, un po´ inaspettato. Cosa è successo? Abbiamo finito l´ossigeno, e negli ultimi sette minuti di partita vagavamo per il campo. Questa squadra ha due problemi: è indietro di condizione, e non difende. Ha detto niente... Ragazzi, parliamoci chiaro: se questa fosse stata una squadra in salute, sana e completa in tutti i reparti, non mi avrebbero chiamato per sistemare le cose. E´ come se uno chiamasse l´ambulanza per soccorrere una persona sana: non esiste. Se sono qui, è perché ci sono dei problemi da risolvere. Come? Innanzitutto con degli innesti mirati: nelle prossime ore arriverà un playmaker perché abbiamo assoluto bisogno di un uomo in grado di fare ordine e di unire tutti i pezzi della squadra. E´ un po´ come un puzzle: appena si apre la scatola i pezzi sono tutti sparpagliati e pare impossibile riordinarli e incastrarli per comporre l´immagine finale. Poi, piano piano, ogni pezzo trova la sua collocazione e le cose si fanno sempre più chiare e nitide: noi adesso siamo un puzzle appena aperto, ci manca l´uomo in grado di unire i pezzi. Arriverà. Basterà prendere un play per risolvere le cose? No, perché non arriverà Michael Jordan: bisognerà lavorare sui nostri problemi per risolverli, cosa che stiamo facendo. Come? Abbiamo impostato un piano di preparazione atletica nuovo, per dare lucidità e tenuta fisica alla squadra. E poi stiamo imparando a difendere: la mattina lavoro con gli esterni per capire come evitare le penetrazioni avversarie, e poi con i lunghi per impostare gli aiuti. La sera uniamo le cose e vediamo il risultato. Le mancava la panchina? Da morire: non si vedeva a Cantù? Ero emozionatissimo. Ma quante partite ha diretto in carriera? Non lo so, ho smesso di contarle da tempo. Però posso dire che presi il mio primo stipendio da allenatore nel 1966, dalla Madre Superiora della parrocchia di Villasanta: un personaggio stupendo, il miglior general manager che abbia mai avuto. Allenavo la loro squadra femminile. Quarant´anni di panchina: ma riesce ancora ad emozionarsi, scendendo in campo? Eccome. Il basket è come l´amicizia, come il sentimento, come l´amore. Anzi, il basket è come il sesso: è sempre meglio farlo, piuttosto che ricordarsi com´era bello quando lo si faceva. E ogni volta è la stessa emozione, perché proprio come nel sesso la pallacanestro azzera il tempo e risveglia gli istinti primordiali. Salire in pullman per andare in trasferta, il discorso prepartita, l´odore dell´olio per i massaggi, il riscaldamento, i tifosi: riti, gesti, emozioni che non invecchiano. Varese è ultima in classifica, lei nella sua carriera ha vinto tutto. I maligni dicono: ma chi glielo ha fatto fare? Li sento, questi maligni, li sento eccome. E´ un po´ quello che succede quando una persona già in là con gli anni si innamora e si fidanza con una ragazza giovane e bellissima. Gli altri scrollano la testa e dicono: <Che vergogna, chi glielo fa fare, perché non se ne sta a casa>. Ma lo dicono per invidia, perché quella ragazza la vorrebbero per loro. E Varese è una bella ragazza? La più bella di tutte: e salvarla sarà un nostro dovere, oltre che un mio onore. La Varese dei canestri è un patrimonio del nostro paese, come un monumento, come il Colosseo: dobbiamo proteggerla e cercare di renderla sempre più bella. Perché è una delle cose che ci rende orgogliosi di essere italiani.
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