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  • Un treno mai arrivato

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    9 Febbraio 2004
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    Scritto da Luca Romano
     

    9 feb.) Mesi ne sono passati, pazienza altrettanta, anche al di l� di quella concessa a molti altri.
    Talento indiscutibile e dai gesti tecnici pregevoli non ha impiegato molto a divenire "oggetto misterioso" per la sua resa a dir poco sotto le attese.

    E s� che il pubblico varesino dopo un inizio campionato abbagliante come quello offerto da Tyrone, gli ha sempre perdonato molto, di fatto aspettandolo sempre alla prossima partita.

    Tuttavia "sotto traccia" le domande iniziavano a prendere corpo rispetto ad un rendimento pieno di punti di domanda.

    Dopo gli acuti durati tre partite nelle quali Tyrone appariva sbarcato da una navicella marziana, il seguito era pi� simile ad un calvario anche e soprattutto per chi si era innamorato dei gesti tecnico-atletici delle prime giornate, che rendevano tutto talmente facile da non apparire vero. Eppure a ben guardare alcuni segnali erano gi� visibili per uno che declassato dal campionato pi� bello del mondo approdava in Grecia senza peraltro riuscire ad "attraccare".

    Quel mancato "approdo" poteva gi� essere letto come campanello d'allarme?

    Probabilmente s� se � vero che la scottatura era dietro l'angolo. Del Tyrone delle prime giornate se ne era gi� persa traccia.

    Al posto di quel "marziano" rimaneva un altro giocatore, svogliato, meno tonico, abulico ed estraneo al gioco di squadra, ai compagni, all'allenatore.

    E dire che i tentativi di "rianimazione" del buon Giulio (Cadeo) devono essere stati numerosi.
    Sempre a mascherare le insufficienze di Tyrone nei dopo partita arrampicandosi sugli specchi pur di minimizzare i problemi dell'ex NBA. Potevano essere i problemi di un americano aduso ad un gioco diverso rispetto a quello pi� familiare. Scusa plausibile, ma non per molto sostenibile soprattutto considerando che lui stesso dichiarava che esisteva un solo basket quand'anche fosse
    giocato in America, Grecia o Italia.

    E allora i conti non tornavano, come ovviamente non tornano adesso, lasciando la parola al campo da gioco che forniva e fornisce sempre la stessa risposta pur dando credito ai tentativi d'inversione di tendenza ricercati dall'una e dall'altra parte.

    La "favola" quindi continua oggi: l'attesa di Nesby � come quella di un treno che non arriva mai, ma che si spera sempre in ritardo.

    Difficile adesso fare previsioni o forse fin troppo facile.

    Il paziente Cadeo pare aver smarrito la sua proverbiale calma nel momento in cui non trova pi� parole per giustificare lo "stilista", ma soprattutto si fa "beccare" in pesanti diverbi, lui cos� moderato e pacato.

    Il peso della faccenda non sappiamo se potr� protrarsi ancora per molto anche per salvaguardare un'integrit� e un'armonia che lo spogliatoio ha finalmente raggiunto dopo anni bui.

    Soluzioni possibili?

    Giudicate voi, nel momento in cui ci si stufer� di regalare un americano ad ogni partita.
    L.R.
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