Lucaweb Posted January 10, 2012 Posted January 10, 2012 Ormai, a certe estati abbastanza movimentate Meo Sacchetti ha fatto l'abitudine. Consapevole che, poi, una volta superati i ''tormenti'' estivi, è più bello ripartire. Nel luglio scorso, per un paio di settimane, l'allenatore della Dinamo Sassari ha temuto il ripetersi dell'amara esperienza vissuta qualche anno fa a Capo d'Orlando. Questa volta, invece, la vicenda sarda si è conclusa per il meglio con il passaggio di proprietà - Stefano Sardara nuovo presidente al posto di Luciano Mele - e Meo si è rimesso al lavoro per allestire una squadra che, sostenuta da un pubblico stupendo, scatena l'entusiasmo isolano e raccoglie consensi. «E' vero - conferma Sacchetti - mi sono messo alle spalle un'altra estate problematica della mia carriera perchè, in un certo periodo, si erano aperti scenari addirittura drammatici. Poi, fortunatamente, tutto si è risolto per il meglio con un nuovo assetto societario e l'intervento di istituzioni che mostrando notevole sensibilità ci hanno dato una mano. Il resto l'ha fatto la nostra gente che, vedi i 3400 abbonati, ci sostiene con molta partecipazione e grande affetto. Da parte nostra cerchiamo di lavorare nel miglior modo possibile e con grande umiltà, durante la settimana e in partita cerchiamo di rendere quanto stiamo ricevendo». - Qual è il bilancio della ''restituzione''? «Direi che, ad eccezione dei cattivi approcci di Avellino e Bologna, la squadra sta facendo il suo dovere. Certo, abbiamo davanti a noi ancora tanti progressi, ma il piccolo bilancio a un quarto del percorso è moderatamente positivo». - Banco di Sardegna ''Diener-dipendente'': è proprio così? «Sapevamo che il nostro gruppo sarebbe stato legato a filo doppio alle prestazioni dei due cugini ma abbiamo corso volentieri il rischio. Oggi siamo contentissimi della scelta, anche perché il vero potenziale della mia squadra, dopo il cambio dell'americano - Hunter al posto di Benson - è ancora da esplorare. Con Steven, pur mantenendo brillantezza e alti ritmi, abbiamo un giocatore interno molto solido e prezioso per le sue qualità. Accanto a lui c'è un USA come Hosley che ha grandissime doti atletiche e offre tantissimo in difesa. Insomma: per certi versi siamo ancora una squadra-laboratorio che deve solo avere il tempo necessario per crescere». - Dinamo che lotta per quale traguardo? «E' troppo presto per guardare dentro le carte di un campionato con valori indistinti. Per ora, considerando l'estremo equilibrio,direi che il nostro obbiettivo non può che essere la salvezza. L'idea comune è quella di mettere i piedi al caldo il più rapidamente possibile e stare a vedere quello che succede». - Un suo parere, ovviamente interessato, sulla Cimberio... «Una squadra molto concreta, con una precisa identità che in campo sa sempre cosa fare. Un nucleo base formato da giocatori molto esperti, che comunicano bene fra loro e sanno adattarsi a ogni situazione tattica. Gruppo che si identifica nella coppia di playmaker e, in particolare, in Stipcevic che sta producendo un campionato stupefacente. Dopo l'assaggio dello scorso anno, il croato sta mettendo in mostra tutte le sue doti e una leadership ''nascosta'' ma alla fine ben presente in tutte le voci statistiche e nelle giocate decisive». - Quindi, piano tattico sardo incentrato su Stipcevic? «No, non sarà così. Chiaro, su Rok cercheremo di drizzare le antenne e stare sempre molto attenti, ma Varese è soprattutto una squadra che, come dicevo prima, possiede tante alternative e può vincere le partite con protagonisti ogni volta diversi. Per quanto ci riguarda dovremo giocare la nostra pallacanestro fatta di velocità, soluzioni in campo aperto e buone letture nella metà campo per coinvolgere al massimo Hunter la cui presenza può diventare una chiave di svolta nel match». Massimo Turconi
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