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Giuliano "the King" Palma


EmaZ
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Oggi vorrei approfondire con voi la figura di Giuliano Palma.. un artista a me molto caro

Giuliano "King" Palma

Da sempre inconfondibile voce nonché membro fondatore dei Casino Royale e sempre accompagnato dal suo cane, un bull terrier di nome Marvin che lo ha seguito anche sulla copertina di The Album, disco d'esordio dei Bluebeaters. Negli ultimi anni ha prestato la sua voce ad artisti Hip-Hop come Neffa, DJ Gruff e La Pina, con la quale sta ultimando, in compagnia di Patrick Benifei, sotto il nome di Soul Kingdom, il suo ultimo lavoro. Il suo amore per il suono giamaicano dello ska e del rocksteady è comunque sempre stato vivissimo (" per quanto riguarda i miei idoli, scegliere mi crea sempre imbarazzo. In ambito giamaicano direi Ken Boothe, anche se in certi periodi esagero con Alton Ellis o, come nell'ultimo periodo, con Dennis Brown" - Rumore Paolo Ferrari Giugno 1999) ed è sfociato nelle apparizioni dal vivo dei suoi Bluebeaters durante questi ultimi 5 anni, fino alla realizzazione di THE ALBUM.

GIULIANO PALMA &

THE BLUEBEATERS

Nati quasi per gioco nel 1994, i Bluebeaters comprendono musicisti dei Casino Royale (Giuliano Palma, Ferdinando Masi, Patrick Benifei), degli Africa Unite (Bunna, Paolo Parpaglione, Cato senatore) e dei Fratelli di Soledad (Zorro). Non a caso formazioni che hanno sviluppato il seme nato sull'isola cara a James Bond, ma in direzioni differenti.

Quando si suona e si canta così il gioco diventa festa colletiva ad ogni concerto, ed i Bluebeaters si trovano oggi al centro di un vero e proprio "culto". Classici dello ska, del reggae e del rocksteady giamaicano, ma anche rivisitazioni in levare di gioielli più o meno noti del soul e del rithm'n'blues americani si susseguono con naturalezza in un'esplosione di rara potenza fisica.

Siamo nel 1999: la pasta è pronta, il suono si è irrobustito sui palchi, l'entusiasmo per l'ultimo tour invernale (20 date nei migliori club della penisola per un totale di 20.000 presenze!) è la giusta rampa di lancio. L'idea di fare un disco è ormai una necessità, sia per la band che per il pubblico. Due concerti live registrati come prove generali non soddisfano completamente, si decide invece di registrare "live", ma in studio: così, tra fine febbraio e marzo nasce "The Album". Il primo Cd di un gruppo italiano acquistabile esclusivamente su internet (all'indirizzo ufficiale della band, www.bluebeaters.com), dal quale è tratto il brano "Stop making love", che i Bluebeaters hanno deciso di offrire gratuitamente, e per intero, ai loro fans attraverso Vitaminic.

Grande classe e stile inconfondibile con il super gruppo formato da musicisti provenienti da Africa Unite e Casino Royale: Giuliano Palma & The Bluebeaters propongono concerti a a tutto Ska, RockSteady & Soul Beat. Giuliano Palma & The Bluebeaters sono il primo gruppo italiano ad aver affidato il loro album d'esordio, "The Album", che presentano in questo tour 2001, ad una vendita esclusivamente on line che ha riscosso un successo al di sopra di ogni aspettativa: oltre 12.000 copie !! alle quali è seguita una "nuova edizione" la cui vendita è poi proseguita servendosi dei classici canali di distribuzione discografica. Pur mantenendo lo spirito originario del disco (una raccolta di cover rielaborate in chiave Ska), rispetto alla prima versione, il nuovo "The Album" contiene due brani inediti, 2 cover di classici di GINO PAOLI, "Domani" e "Che cosa c'è", cantanti da Palma insieme al cantautore genovese.

"E' una collaborazione nata per curiosità reciproca - dicono The Bluebeaters - alla richiesta da parte di Gino Paoli di fare un paio di brani, abbiamo risposto subito con entusiasmo proponendo "Domani", che lo stesso Paoli quasi non ricordava, e la più famosa "Che cosa c'è".

"La decisione di ristampare il disco e affidarlo ad una distribuzione ufficiale è motivata dalla possibilità di poter raggiungere un pubblico più vasto; e se questa è, secondo noi, una piccola vittoria della musica, significa che esistono altri mondi cosiddetti 'indipendenti' che possono alimentare il mercato della musica, seriamente minacciato da prodotti spesso poco credibili e genuini"- affermano i BLUEBEATERS.

Questo primo Cd contiene una sequenza mozzafiato di cover suonate rigorosamente live in studio in stile Ska Rock Steady; il risultato sono versioni trascinanti di successi come "See you tonight" di Gene Simmons dei Kiss, "Wonderful Life"di Black, "Believe" di Cher, "Stop Making Love" dei Four Tops, "World's Fair" dei maestri Skatalites, "Coming In from the Cold" di Bob Marley, una versione inglese di "Grande Grande Grande" di Mina e vecchi brani giamaicani Anni '60e hits Reggae Anni '70 rivitalizzati dalla "cura" The Bluebeaters, oltre ai già citati due pezzi di Gino Paoli.

Un concerto che sta registrando il tutto esaurito in ogni città, con schiere di fan trascinati dall'entusiasmo che dal palco gli 8 musicisti trasmettono a volontà: voglia di ballare, di divertirsi, di cantare in una grande festa Ska/Rocksteady con Giuliano Palma & The Bluebeaters Maestri di cerimonia.

Giuliano Palma

Chi intervista Giuliano “The King” Palma deve sapere che, prima o poi, dovrà fare i conti con l’esuberanza del suo fedele compagno, Marvin. L’imponente Bull Terrier ha cercato, durante il colloquio con l’ex Casino Royale, di attirare continuamente l’attenzione dell'intervistatore con zampate e sniffate e abbaiate varie. E' intervenuto più volte nel colloquio, quasi l'intervistato fosse lui. Era un obbligo ricordarlo anche perché, per la prima volta, appare come interprete nel brano “Best friends”, contenuto nel recente “Gran Premio”.

Con “G.P.” Giuliano ha inaugura una carriera da solista tanto attesa dopo il suo distacco dai Casino Royale avvenuto dopo la pubblicazione di “CRX” (1997) e dopo le fortunate esperienze con i Blubeaters. Ecco il resconto dell'intervista a tre: Rockol, Giuliano e Marvin.

Ci hai messo un bel po’ a dare vita un tuo progetto solista….

Giuliano Palma: In realtà, dopo i Casino Royale, i BlueBeaters mi hanno impegnato gran parte del tempo... Abbiamo prodotto un disco, un paio di tournée, e abbiamo girato i video: tutte cose che però non erano state previste. Ancora prima sono stato impegnato alla lavorazione dell’album della Pina con Patrick Benifei. C’erano diversi progetti in ballo e nei tempi morti mettevo le basi per questo progetto.

Marvin: Woof!

G.P.: Stai zitto, Marvin! Dovevo prepararmi mentalmente e fisicamente a questo nuovo lavoro.

Il disco si intitola “Gran Premio”. Nella foto di copertina sembri lanciare un urlo liberatorio: è stata così lunga e faticosa la gestazione di questo album?

G.P.:E’ sicuramente un urlo liberatorio perché l’idea di lavorare da solo l’ho accarezzata per anni senza mai realizzarla.

Marvin: Woof!

G.P.:Far parte di un gruppo, anche se ti da delle soddisfazioni, ti costringe a mediare le tue idee e i tuoi gusti con altre persone. Così, con il tempo, si è sviluppata l’idea di vedere come sarebbe stato fare le cose con la mia testa. Nel mio caso, però, la scelta è stata condizionata anche da un diverso gusto artistico. I Casino Royale si eravano spostati verso sonorità molto elettroniche mentre io, come ho fatto con i BlueBeaters, volevo riaccarezzare il piacere di suonare strumenti vintage e acustici. Infine, per la produzione di “Gran Premio” non ero più protetto dall’appartenenza ad un gruppo, tutte le scelte ricadevano su di me e quando ho terminato ho sentito proprio il bisogno di lanciare un urlo.

Nei testi di questo disco fai un punto sulla tua vita, ricordi i Casino Royale (in “Musica di musica”), ringrazi i tuoi genitori e le persone che ti sono state vicine. Cosa ti ha spinto a fare questa retrospettiva?

G.P.:E’ vero, sono giunto ad una sorta giro di boa in cui ho raggiunto una tranquillità mentale che mi consente di guardare con più maturità al mio passato.

Desideravo parlare principalmente di me. Sentivo il bisogno di scrivere una serie di testi che mi descrivessero non come un brillante cantante, ma un essere umano con le stesse paranoie o dubbi di chiunque altro.

“Musica di musica”, inoltre, è una lista di cose mai dette. Mi sentivo in dovere di spiegare le scelte fatte sinora. Avevo la necessità di parlare sopratutto a chi si è sentito tradito dalla mia volontà di lasciare la band. Molti ancora mi fermano per chiedermi cos’è successo ai Casino Royale.

Facendo una breve lista delle tue produzioni, tra i lavori più importanti spiccano sicuramente i Casino Royale, i Messaggeri della Dopa (con Neffa), i Soul Kingdom e i BlueBeaters. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze e in che modo hanno influito sul tuo modo di fare musica?

G.P.:Ovviamente i Casino Royale non sono stati solamente una band, ma una vera e propria famiglia, amici fraterni con cui ho iniziato a suonare per gioco. Nessuno avrebbe pensato ad una carriera da musicisti: facevamo le cover dei gruppi che ci piacevano e, con il tempo, abbiamo trasformato questa passione in una professione.

L’esperienza con Casino Royale mi è servita moltissimo, mi è rimasta nel DNA e ha influito nel mio stile e nel modo di vedere la musica.

Per quanto riguarda le altre esperienze invece mi sono servite ad aggiustare il tiro e fare delle prove di confronto con l’esterno. Con Neffa in realtà si è trattato solo di un “featuring”: è stata una piacevole esperienza, una delle cose più importanti fatte oltre all’esterno della band. Con i Soul Kingdom e la Pina io e Patrick abbiamo prodotto tutte le basi lavorando solo sui campionatori e suonando solo qualche strumento, con un atteggiamento molto hip-hop. E’ stato molto divertente, ma sopratutto utile come esercizio di scrittura.

E i BlueBeaters?

G.P.:I Bluebeaters sono stati una piccola bomba che mi è scoppiata in mano. All’inizio era un progettino nato in sala prove per suonare con i miei amici di Torino; con il tempo si è rivelato un progetto molto divertente. Nei solchi di “G.P.” ci sono il reggae e lo ska e altre cose che fanno parte del background mio e dei Bluebeaters.

Chi è questo (o questa) O. Branzi che firma con te i brani?

G.P.:E’ la Pina: il suo nome di battesimo è Orsola. Ci conosciamo dall’86 e non è stato quindi un caso che chiedessi a lei di scrivere i testi del mio disco. Avendo un’amicizia così lunga alle spalle e tante passioni in comune le è stato molto facile capire i miei stati d’animo e tradurli in versi.

E’ un’abile scrittrice, lo fa da sempre, e i pensieri sviluppatisi nei periodi passati insieme le hanno fornito il materiale per le parole delle mie canzoni.

Il disco si conclude con la cover di “Stay free” dei Clash, canzone prelevata dall’album “Giv’em enough rope”, 1978. Perché proprio questo brano?

G.P.:La scelta è ricaduta su “Stay free” per un motivo principalmente simbolico. I Clash sono stati l’ispirazione principale per me e i miei amici (non solo i Casino Royale). Quella canzone è un messaggio per questo gruppo di amici: “Stay free” era la nostra canzone, chi sta all’esterno forse non può capire, ma quelli della mia cricca, ora sparsi per l’Italia, quando sentiranno questa canzone avranno di sicuro un colpo al cuore.

Io stesso avrò un nodo in gola ogni volta che la interpreterò dal vivo.

E’ per questo che hai scelto di rifarla in versione acustico-live?

G.P.:Ho voluto dargli una dimensione da festicciola perché dopo l’esperienza con i BlueBeaters non volevo che una cover diventasse l’episodio principale del disco, doveva essere un momento a parte. Ho voluto fare così una versione molto acustica come se l’avessi suonata tra i miei amici.

A proposito di amici. Il quadrupede che mi sta annusando i pantaloni partecipa come cantante nel brano “Best friends”. Come è nata questa collaborazione”?

G.P.:Io non posso vivere senza i cani; Marvin mi segue ovunque e mi sono sentito in dovere di donargli un suo momento di notorietà.

Marvin: Woof!

G.P.:Una notte, mentre eravamo in studio a registrare le voci, Marvin e Cora (il cane della Pina) sono entrati abbaiando. Ho notato che i suoni che emettevano avevano una sorta di cadenza ritmica e così ho provato a inserirli su un loop.Il pezzo poi si è scritto da solo.

Il disco rispecchia le tue aspettative iniziali?

G.P.:Più o meno sì, anche se inizialmente avevo qualche dubbio da verificare riguardo la mancanza di una mia band. In realtà, un po’ alla volta, ho reclutato i musicisti che hanno suonato poi nel disco.

In preproduzione avevo fatto un lavoro di programmazione al computer, ma in studio volevo suonare molti strumenti acustici come i pianoforti, le tastiere Wurltizer, Rhodes e il clavinet. Volevo un suono molto frusciante.

In studio le canzoni hanno preso però una loro dimensione speciale, un po’ elettronica e un po’ no. Non avevo intenzione di ripudiare il mio passato, mi piace ancora molto lavorare con i campionatori, ma volevo creare un perfetto mix tra le due metodiche di lavoro.

Da dove viene il nomignolo “The King”?

G.P.:Arriva dalla famiglia Casino Royale. Era uno sketch che facevamo al tempo con gli amici. Se Claudio Villa era il “reuccio” della canzone italiana io ero chiamato il King. Era un modo di incensare ironicamente la mia voce, che con il tempo è rimasto.

I Casino Royale, anche se attraverso un percorso più macchinoso, potevano diventare quello che sono ora i Subsonica, ti dispiace che le cose non si siano evolute?

G.P.:E’ una cosa a cui non ho mai pensato, anche se altri mi hanno citato questo confronto. Sicuramente i Casino Royale hanno fatto da apripista ad una serie di gruppi alternativi e sicuramente ci sta che i Subsonica abbiano il ruolo che poteva essere nostro. Ma non sto troppo a pensarci., sennò non potrei essere qui ora a presentare il mio disco. Probabilmente doveva andare così.

Concludendo. In “Stay free” gli amici si ritrovano. i Casino Royale lo faranno mai?

G.P.:Mai dire mai. I Casino Royale, in realtà, non hanno emanato comunicati ufficiali di scissione.

So che loro stanno per mettere in cantiere un nuovo disco, ma per quanto mi riguarda non mi vedo assieme a loro in un prossimo futuro, ma visto che una volta non mi sarei mai immaginato un futuro al di fuori dei Casino Royale le cose possono sempre cambiare.

Vedremo.

Marvin: Woof!

Edited by EmaZ
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