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Posted (edited)

Scritto da: Francesco Caielli

VARESE Dejuan Collins, professione playmaker, è il cervello pensante di questa Whirlpool.

Lui è l'uomo cercato e trovato per condurre la squadra, creare il gioco, innescare i polpacci esplosivi di Rolando Howell e il tiro mortifero di Marlon Garnett. Negli occhi di tutti è rimasta la prestazione mostruosa offerta contro la Fortitudo, in cui ha preso per mano la squadra e l'ha condotta verso una vittoria esaltante, o l'esordio in campionato ad Avellino, quando le sue accelerazioni hanno girato la partita. I suoi detrattori lo accusano di tenere troppo la palla, di frenare il gioco d'attacco. Per tutti gli allenatori avversari è l'uomo da temere, quello da far marcare al miglior difensore della propria squadra.

Ma cosa pensa Dejuan di questa Whirlpool?

Siamo una squadra molto competitiva - attacca Collins nel suo particolarissimo slang americano - sia a livello di singoli, che a livello di collettivo. E questa credo sia la nostra forza, la nostra arma in più. Lavorando insieme possiamo crescere tanto come gruppo, senza badare alle individualità o al talento personale.

Dopo 6 partite Collins è soddisfatto di quanto mostrato finora ai tifosi di Varese?

Ho fatto delle belle partite, non mi nascondo. In altre gare ho sfoderato prestazioni magari meno appariscenti, nelle quali ho avuto qualche difficoltà in più a concretizzare. Posso soltanto migliorare, questo è certo. Per natura non sono mai soddisfatto.

Domani arriva Biella. Guai a sottovalutarla, vero?

È una squadra molto solida, li abbiamo visti e sappiamo che non sarà facile. Hanno giocatori che possono offrire molte soluzioni offensive, e sanno anche fare spettacolo. Sarà una bella partita, non c'è dubbio. Certo, giocare qui a Varese, con questo ambiente, con questo pubblico, sarà difficile per tutti. I nostri tifosi sono speciali. Sono arrabbiati e ci trasmettono la loro rabbia. I nostri avversari devono faticare il doppio, lottare contro due nemici. Non voglio fare pronostici, perché non è mai bello. Ma vincere in questo Palazzetto sarà difficile per tutti.

Dopo qualche mese a Varese, che cosa pensa della città?

Inizialmente ero un po' spaesato. Venivo da Berlino, che è completamente diversa. Molto più grande, più dispersiva. Varese no. Qui c'è pace, tranquillità. È ottima sia per me che per la mia famiglia.

Dove può arrivare Varese?

Non ci diamo obiettivi, non ci pensiamo, cerchiamo di affrontare le partite che arrivano una alla volta.

Certo, tutti abbiamo in mente i playoff, naturale traguardo soprattutto per noi americani. E quando si arriva ai playoff non si sta lì per caso, a fare presenza. Sì gioca per vincere.

L'importante è raggiungere la post season. E poi, via alle danze. I playoff sono una stagione a parte, in cui ogni gara potrebbe essere l'ultima, e bisogna giocare duro. Ecco, noi vogliamo essere una squadra di duri.

Francesco Caielli

Edited by Lucaweb
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