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"La coppa Italia ci dirà quanto vale Varese"


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Scritto da: Giancarlo Pigionatti

Con ventidue aziende da mandare avanti, e in un giorno di lavoro, la pallacanestro trova un suo spazio speciale nelle attenzioni ma, soprattutto, nel cuore. Chiamalo, se vuoi, processo del lunedì, per dibattere sui temi di una gara attraverso stati d'animo e giudizi: così padre e figlio Castiglioni, come tanti tifosi legati alla squadra, dicono quel che pensano senza peli sulla lingua.

Gianfranco Castiglioni, grande patron della continuità di Varese, non sta a nascondere la sua insoddisfazione per una prova non affatto scintillante, pure contro un'avversaria modesta qual è Avellino.

«E' stata una brutta partita - spiega - o comunque diversa da come la si immaginava dopo lo spettacolo offerto a Teramo, laddove anche un presidente, he ha mille altri problemi e pensieri, può sentirsi fiero. Contro Avellino, nonostante tanta gente e molti ragazzi sugli spalti, e questo è un piacere che ci ricompensa oltre ogni sacrificio, non abbiamo provato le stesse sensazioni».

«Voglio dire che la squadra - prosegue Gianfranco Castiglioni - ha tirato a campare alla meno peggio, fortunatamente il signor Farabello, che non è tipo da tran tran, ha messo un po' di gusto al match».

A tanto padre fa eco, in un momento diverso della giornata, mentre in auto sta raggiungendo lo stabilimento di Spoleto, il vicepresidente il quale, già durante la partita aveva di che dire. Probabilmente s'aspettava una... "goleada", in altri termini un successo crepitante e non stiracchiato...

«Più che una valanga di canestri, mi attendevo un'esibizione autoritaria o meno stentata, anche se devo riconoscere che mai s'è temuto il peggio. Tuttavia gare, come quelle contro Udine o Roseto evocano sempre un certo timore, essendo stati tutti noi, e spesso, scottati in passato. Avellino, per trentacinque o più minuti, ci ha trattenuto l'urlo in gola e, in questo senso, non posso dire d'essere compiaciuto. Giocando con questo atteggiamento le buscheremmo a Reggio Calabria, anche se ogni gara, fortunatamente, fa storia a sé».

Il vicepresidente insiste sulla pretesa di maggior godibililà dello spettacolo, nell'annotare quasi 4000 spettatori per una partita non proprio stimolante per cartello: «Vorrei approfittare per ringraziare i varesini, in particolare i giovani che ci seguono con affetto».

Gianfranco Castiglioni, sempre molto concreto nelle sue rare osservazioni tecniche, non senza il dono di penetrare efficacemente nella realtà, non disdegna frecciatine al signor Magnano, il che, per un estimatore com'è il presidente nei suoi confronti, è tutto dire... «Ho visto un De Pol cotto e un Allegretti, che ha molti anni in meno, in panchina. Mi chiedo se bisogna essere dei fini intenditori per capire la ragione di queste mosse».

Polemica utile, indirizzo giusto. Ma il tecnico, lo si è osservalo sin dagli inizi, non esce mai dai suoi rigidi sistemi, ancorché Allegretti, meritevole di maggior credito, dopo la sua determinante presenza a Teramo, poteva essere anche utilizzato come "quattro", cercando nel ruolo un po' tutti - club e tecnico - quel valore in più che, ora come ora, non è rintracciabile fuori della squadra, cioè su un mercato che non offre occasioni reali di potenziamento. Tanto vale provarle tutte con quel che offre l'attuale campionario, anche per quel progetto che, partito con buone premesse, va sperimentato alla distanza nelle sue componenti, affinchè in futuro vi si possa mettere mano con scelte giuste e mirate. Allegretti, per il suo potenziale offensivo, di impatto sotto i tabelloni e di tiro, può essere sperimentato alla bisogna, giust'appunto per capire quale sia il suo apporto di continuità, ben sapendo del suo carattere, emotivamente, condizionabile.

E, in due parole, Gianfranco Castiglioni, restando in argomento, sibila: «Chi mi dice che Allegretti non sia un giocatore di grande avvenire? Se lo è, l'abbiamo in casa ma come facciamo a saperlo?»

Il giovane Castiglioni, fautore di questa squadra, già avanti con i pensieri, si sofferma su questo ma anche su altri temi, parlando per esempio di Garnett i cui colpi restano in canna o finiscono fuori bersaglio...

«Marlon, siamo d'accordo, non si discute, basterebbe contabilizzare la sua presenza, in termini di difesa e di squadra. Mi Viene allora da dire che per "bruciacchiare" la retina dal perimetro, deve prendersi molti più tiri, come gli accadeva a Messina, mentre da noi, con ben altra presenza nei nostri giochi, si adegua al servizio del collettivo. Tuttavia, domenica, ha tirato sette volte senza forzature con due sole triple. Vallo a capire».

Ora come ora non è un problema nemmeno Magnano che, spesso, abbiamo pizzicato come allenatore di sistema, nel senso che adegua i giocatori ai suo criteri e mai viceversa, non dovendo dimenticare che Varese è considerata da molti avversari una squadra "rognosa".

Claudio Castiglioni conclude con un attestato di stima per Farabello "un giocatore fatto per Varese, conoscendoci bene, come società e persone, anche al di fuori del campo" e per la squadra che egli s'aspetta puntuale all'appuntamento di Reggio Calabria: «Otto punti in cinque giornate -osserva guardando il calendario - sono possibilissimi, probabilmente li pretendiamo, restando entro i nostri valori reali».

Un po' più spiccio ed emblematico è suo papa Gianfranco il quale chiude ponendo una riflessione per l'immediato futuro: «A Forlì conosceremo la vera forza di questa Varese, proprio a confronto con le grandi, per un trofeo che pretende enormi motivazioni. L'obiettivo all'esordio è vincere o provare a vincere ma, se si perderà, vedremo in quale modo e con quali proporzioni. A quel punto avremo un'idea molto seria di ciascun giocatore e del collettivo, proprio per capire in chi credere e cosa fare per un futuro migliore».

Giancarlo Pigionatti

Edited by Lucaweb
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