Lucaweb Posted May 29, 2008 Posted May 29, 2008 (edited) Scritto da: Giancarlo Pigionatti E' un po' il Cavour del nostro basket, non foss'altro per la sua discendenza piemontese, guarda caso, nel paesino di Camillo Benso. Già, il nonno del tecnico della Pallacanestro Varese è italianissimo, ancorché emigrante in Argentina, sicché Magnano, tanto per fare chiarezza, si pronuncia come si scrive e non Mag-nano, come si sente dire da coloro che, per saperne più di altri, fanno i fenomeni inventandosi uno perfezionismo che è solo uno strafalcione. Magnano, da noi, ai tempi, era chi, girando, di strada in strada, richiamava l'attenzione delle massaie che avevano pentole da riparare. Ruben sorride e annuisce non sapendo se i suoi avi facessero qualche cosa di simile, sicuramente egli, in ben altro campo, fa le pentole ma, almeno per ora, non i coperchi... visti i risultati di Varese in trasferta. Magnano è un uomo vero, da non confondersi con la "brava persona", come ce ne sono tante: lo identifica una rara e rigorosa coerenza di principio Ma, si sa, un grande personaggio ha anche grandi difetti... L'equazione, per dilatazione del concetto, ci sta se giudichiamo Magnano come allenatore di una squadra con tutti i suoi limiti. Non vorremmo ripeterci per dire che non è un mago o che, al posto di Zorzi, vittorioso nella scorsa stagione cinque volte in sette gare alla guida della mediocre Reggio Calabria, egli forse le avrebbe perse tutte. Ma, ugualmente, per intenderci, Zorzi non avrebbe vinto le Olimpiadi, seppur con una signora squadra. Ruben ascolta e condivide la provocazione nella sua abituale umiltà. Insomma, per insistere, egli mai s'inventerebbe un zonone di quaranta minuti: sarebbe come pretendere che la Lecciso faccia la casalinga. Una cena con gli organizzatori del "Barila", all'" Alpino" di Cavagnano, è l'occasione di scambiare quattro chiacchiere amichevolissime, pure davanti a un bicchiere di un buon "rosso". Ruben è interessatissimo a questa piccola "Eurolega" per giovani, tant'è che fa notare al signor Barila, padre del compianto Graziano e a Giuseppe Livio, "anima del torneo", l'assenza della Nazionale Argentina Cadetti. «L'anno prossimo - aggiunge - vorrei i giovani argentini qui, in questo torneo». L'"uscita" di Magnano è tutta da interpretare: che abbia deciso di restare a Varese? Ruben non ha bisogno di lanciare messaggi, gli basterebbe mezzo sì per far felice il grande patron Gianfranco Castiglioni il quale, alla cena di Natale, non mancò di venerarlo come sua fidata "guida di Varese". Come la mettiamo, allora? «In sincerità, adesso, non so dire se rimarrò o se me ne andrò. La questione è esclusivamente familiare, quindi più morale che tecnica. Quando Varese mi chiamò - ricorda l'allenatore - impiegai tre giorni per decidere. Fu un convegno a quattro: era essenziale la condivisione di mia moglie e dei miei due figli. Ed ora, per un viaggio di solo ritorno, le loro vitali esigenze scavalcano ogni mia volontà professionale. Mia figlia Sofia si trova sola a Cordoba dove frequenta la facoltà di odontoiatrìa e, nei prossimi mesi, toccherà a mio figlio Francisco iscriversi all'università. Due figli al di là dell'Atlantico e i genitori qui: non mi sembra una buona idea. Ma si vedrà». Marcato a pressing, Ruben mostra qualche cedimento, sicuramente più dei suoi biancorossi in gara, anche se, bisogna riconoscerlo, non perde mai il controllo del suo ragionamento. Se dovessimo tuttavia dare retta alla nostra sensazione, avremmo ragione di credere che Magnano guiderà Varese anche nella prossima stagione. Il figlio, una guardietta degli junores della Pall. Varese, potrà iscriversi a tutte le facoltà italiane, anzi varesine, che vorrà. Si da pure il caso che la nostra città all'uomo Magnano piace moltissimo: la sua elegante residenza in viale Ippodromo e le gite al Sacro Monte, al Campo dei Fiori e a Luino, che egli reclamizza tra le sue mete di svago preferite, sono realtà che accarezza... E, come tecnico, apprezza parecchio la calda passione cestistica di Varese, nemmeno Masnago fosse il Maracanà. «Ma qui ogni partita dura quaranta minuti, anche per i tifosi. Felici o delusi, non si esagera mai. Non c'è esaltazione né esasperazione. Mi hanno contestato e mi contesteranno ancora ma, quando mi trovo in un supermercato o in un bar, la stessa gente è rispettosa, se non cortese con il sottoscritto. Questa è passione sana, anzi civiltà, che apprezzo molto. Come allenatore, pure con una lunga esperienza, posso dire che mai ho trovato un punto di riferimento così chiaro e sicuro nel presidente, sempre granitico nella sua fiducia, soprattutto quando un normale proprietario perderebbe la pazienza. Gianfranco Castiglioni non è tipo che si fa passare sopra dagli eventi, anzi chiede conto delle disfatte per conoscerne le ragioni, qualora servissero rimedi. Ma è persona serena, che da coraggio». Il professor Magnano -visto che lo è in educazione fisica - ammette d'avere nel presidente una "corazza" che pochi tecnici si possono permettere e ricorda che, l'anno scorso, parlando di un "asso" da ingaggiare, era uscito il nome di Oberto. «Nell'occasione mi affrettai a fargli notare che questo giocatore sarebbe costato un milione di dollari ma il presidente ribattè sostenendo che sarebbe stato meglio prendere uno super che tre... così così. In realtà, anche avendone la possibilità, i "grandi nomi", che circolano ogni estate sul mercato, scartano Varese perché non fa l'Eurolega e le Coppe». Sul conto di Howell egli ha solo certezze: «Rolando sa di possedere enormi mezzi atletici e lavora duramente per crescere, anche di pochissimo, ma ogni volta». Ma ci chiediamo se abbia... mano, viste le tonnellate di errori al tiro. «Non l'ha proprio ma la sua consapevolezza d'essere forte e veloce, quindi tanto lavoro cancelleranno questo suo difetto. Certo, se avesse Pozzecco al suo fianco, segnerebbe 20 punti sicuri a gara», spiega Magnano senza alcun riflesso imbarazzante per Collins che stima tantissimo quale cardine dei suoi giochi e per quell'equilibrio difensivo che, con Pozzecco, fa capire, probabilmente Varese non avrebbe mai come punto di forza. Il tecnico argentino, evidentemente, apprezza Gianmarco, anche con un simpatico "matto", per dire di quell'estro che posseggono i veri fuoriclasse, seppur scomodi e trasgressivi. Magnano lo incontrò, prima ancora delle Olimpiadi come azzurro, in Cile e a Cordoba nella tournée di Varese nell'estate dello scudetto e ancora ricorda un siparietto "da oggi le comiche" tra Pozzecco e il suo play (del Cordoba), un certo Festa che egli definisce, "ancor più matto, tant'è che, in un piccolo paradiso atlantico, dove s'assiste allo spettacolo d'una balena che si mostra con il suo piccolo, voleva tuffarsi per nuotare accanto al cetaceo". Probabilmente il destino giocò in anticipo, visto che Ruben, a 16 anni, raggiunse Buones Aires per assistere alla Coppa William Jones o Intercontinentale che dir si voglia, nella quale era in lizza proprio la Mobilgirgi di Varese: «Fu per me una grande emozione: ricordo ancora oggi e benissimo le prove dei Dino Meneghin, Bob Morse e di Zanatta. Chi mai avrebbe detto che, trent'anni dopo, avrei guidato Varese». Già, Varese. Ma come la mettiamo con i play off? «Ardui ma non impossibili da conquistare. L'estate scorsa, ragionando con Claudio Castiglioni e Oioli, ipotizzai i play off a 36 punti, nessuno di noi avrebbe mai immaginato un campionato così scosso al vertice. Ora bisognerà vincere per forza fuori casa: un problemone per noi, lo so. Se si tira belli e liberi ma non si fa canestro, vincere diventa un rebus. Noi però ci proveremo volendo il bene della proprietà, dei tifosi e della città». Giancarlo Pigionatti Edited May 31, 2008 by Lucaweb
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